Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
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Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Divorzio – Glossario giuridico

    Divorzio: istituto giuridico che pronuncia lo scioglimento del matrimonio civile o la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, ponendo fine al rapporto coniugale.

    Significato giuridico

    Il divorzio e disciplinato dalla l. 1 dicembre 1970 n. 898, piu volte modificata. Il presupposto principale (per la maggioranza dei casi) e la separazione personale ininterrotta per almeno sei mesi (separazione consensuale) o dodici mesi (separazione giudiziale), termini ridotti dalla l. 55/2015 cd. divorzio breve. Esistono presupposti diretti senza previa separazione (es. condanna penale a pena grave del coniuge, mancata consumazione del matrimonio, art. 3 l. 898/1970). Si distinguono divorzio congiunto (accordo dei coniugi su tutte le condizioni) e divorzio contenzioso. Effetti principali: scioglimento del vincolo matrimoniale, cessazione degli obblighi reciproci, possibilita di contrarre nuovo matrimonio, eventuale assegno divorzile a favore del coniuge piu debole, perdita dei diritti successori. La riforma Cartabia (d.lgs. 149/2022) ha unificato il rito.

    Esempio pratico

    Tizio e Caia, separati consensualmente da 8 mesi, presentano domanda congiunta di divorzio. Concordano: assegno divorzile a Caia di 600 euro/mese (lei guadagna meno e ha rinunciato alla carriera per la famiglia), assegnazione della casa coniugale a Caia (resta con i figli), affidamento condiviso. Il tribunale, con sentenza, pronuncia il divorzio. Da quel momento Tizio e Caia possono risposarsi.

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dalla separazione personale, che non scioglie il vincolo. Diverge dall’annullamento del matrimonio (artt. 117 ss. c.c.), che dichiara invalido ab origine il matrimonio per vizi del consenso o impedimenti. Lo scioglimento dell’unione civile (l. 76/2016) e procedurale piu semplice: dichiarazione all’ufficiale stato civile + 3 mesi, senza giudizio.

    Riferimenti normativi

    • l. 1 dicembre 1970 n. 898 – disciplina del divorzio
    • art. 3 l. 898/1970 – presupposti del divorzio
    • art. 5 l. 898/1970 – assegno divorzile
    • l. 55/2015 – divorzio breve (riduzione termini separazione)
    • d.lgs. 149/2022 (Cartabia) – rito unico
  • Assegno divorzile – Glossario giuridico

    Assegno divorzile: contribuzione periodica disposta dal giudice del divorzio a favore del coniuge richiedente, quando questi non disponga di mezzi adeguati e non possa procurarseli per ragioni oggettive.

    Significato giuridico

    L’assegno divorzile e disciplinato dall’art. 5 co. 6 l. 898/1970. La giurisprudenza recente, con la sentenza delle Sezioni Unite Cass. 11 luglio 2018 n. 18287, ha definito la sua duplice natura: assistenziale (garantire mezzi adeguati al coniuge che ne sia privo) e compensativo-perequativa (riequilibrare la perdita di chances professionali o reddituali subita durante il matrimonio per le scelte di organizzazione familiare). I parametri di valutazione sono: condizioni dei coniugi, ragioni della decisione, contributo personale ed economico dato da ciascun coniuge alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio, durata del matrimonio, eta del richiedente. Il superato criterio del tenore di vita matrimoniale e stato sostituito dalla valutazione concreta dei contributi e delle rinunce. L’assegno e rivisitabile per giustificati motivi sopravvenuti.

    Esempio pratico

    Caia ha rinunciato alla carriera durante il matrimonio per occuparsi dei figli, mentre Tizio ha proseguito la propria attivita imprenditoriale, accumulando significativo patrimonio. Dopo 20 anni, divorziano. Caia, ora cinquantenne, ha modeste opportunita di reinserimento lavorativo. Il giudice riconosce assegno divorzile di 1.500 euro/mese: 800 per la funzione assistenziale (Caia non ha mezzi adeguati), 700 per la funzione compensativa (Caia ha contribuito al benessere familiare rinunciando alla propria carriera).

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dall’assegno di mantenimento in separazione (art. 156 c.c.), che ha presupposti diversi (non addebitato + impossibilita di mantenere il tenore di vita) e cessa con il divorzio. Diverge dall’assegno di mantenimento dei figli (art. 337-ter c.c.), che ha funzione diversa (tutela del minore) e dura fino all’indipendenza economica del figlio. L’assegno divorzile non spetta automaticamente: occorre prova dei presupposti.

    Riferimenti normativi

    • art. 5 co. 6 l. 898/1970 – disciplina dell’assegno divorzile
    • art. 9 l. 898/1970 – revisione dell’assegno per sopravvenute giustificate ragioni
    • Cass. SU 11 luglio 2018 n. 18287 – natura assistenziale e compensativo-perequativa
  • Assegno di mantenimento – Glossario giuridico

    Assegno di mantenimento: somma periodica che un soggetto e obbligato a corrispondere a un altro per assicurarne il sostentamento, in virtu di rapporti familiari o di scelte separative.

    Significato giuridico

    L’assegno di mantenimento ha diverse declinazioni nell’ordinamento. Mantenimento del coniuge in separazione (art. 156 c.c.): spetta al coniuge non addebitato che non abbia mezzi adeguati per mantenere il tenore di vita matrimoniale; si distingue dagli alimenti (art. 433 c.c.), che operano in stato di bisogno con misura minima. Mantenimento dei figli (artt. 337-ter, 337-septies c.c.): spetta ai figli minori e ai maggiorenni non economicamente autosufficienti, calcolato in proporzione al reddito di ciascun genitore e alle esigenze dei figli; e dovuto anche se il figlio non vive con il genitore obbligato. La misura tiene conto di: esigenze attuali del figlio, tenore di vita goduto in costanza di convivenza, tempi di permanenza presso ciascun genitore, risorse economiche di entrambi i genitori, valenza economica dei compiti domestici. L’assegno e generalmente soggetto a rivalutazione ISTAT annuale.

    Esempio pratico

    Tizio e Caia si separano con due figli minori di 8 e 12 anni affidati condivisamente, prevalentemente collocati presso Caia. Tizio guadagna 3.500 euro mensili netti, Caia 1.500. Il giudice fissa assegno di Tizio per il mantenimento dei figli a 800 euro/mese (400 per ciascuno), oltre al pagamento al 50% delle spese straordinarie (sanitarie, scolastiche, sportive). Assegno per Caia: 500 euro/mese, in quanto non in grado di mantenere autonomamente il tenore di vita matrimoniale.

    Differenze con istituti simili

    L’assegno di mantenimento al coniuge in separazione cessa con il divorzio e puo essere sostituito dall’assegno divorzile (art. 5 l. 898/1970), che ha presupposti diversi (giurisprudenza Cass. SU 18287/2018). Gli alimenti (art. 433 c.c.) presuppongono stato di bisogno e si limitano allo stretto necessario per vivere. Il mantenimento del figlio maggiorenne (art. 337-septies c.c.) cessa quando il figlio raggiunge autonomia economica, anche prima dei 30 anni se non e diligente nello studio o nel cercare lavoro.

    Riferimenti normativi

    • art. 156 c.c. – mantenimento coniuge in separazione
    • art. 337-ter c.c. – mantenimento figli minori
    • art. 337-septies c.c. – mantenimento figli maggiorenni non autosufficienti
    • art. 433 c.c. – obbligo degli alimenti
  • Affidamento condiviso – Glossario giuridico

    Affidamento condiviso: regime ordinario di affidamento dei figli minori in caso di separazione, divorzio o cessazione della convivenza, fondato sul principio della bigenitorialita.

    Significato giuridico

    L’affidamento condiviso e stato introdotto come regime ordinario dalla l. 8 febbraio 2006 n. 54, oggi codificata negli artt. 337-bis ss. c.c. Entrambi i genitori esercitano congiuntamente la responsabilita genitoriale. Le decisioni di maggior interesse (istruzione, salute, residenza abituale) sono prese di comune accordo; le decisioni quotidiane sono assunte separatamente da ciascun genitore con cui il figlio si trova. Il giudice stabilisce la collocazione prevalente presso un genitore (la cd. residenza abituale del minore), i tempi di permanenza presso l’altro, le modalita di contribuzione economica. L’affidamento esclusivo e oggi residuale: viene disposto solo quando l’affidamento condiviso sia contrario all’interesse del minore (es. condotta gravemente pregiudizievole del genitore, conflittualita ingestibile). Il principio guida e sempre il superiore interesse del minore (art. 3 Convenzione ONU 1989).

    Esempio pratico

    Tizio e Caia si separano. Il giudice dispone affidamento condiviso dei due figli di 8 e 12 anni: collocazione prevalente presso Caia (con cui vivono durante la settimana), permanenza con Tizio nei weekend alternati, mercoledi pomeriggio-sera, meta delle vacanze scolastiche. La scelta della scuola e del medico curante sono prese congiuntamente; ciascun genitore decide su pasti, regole quotidiane quando i bambini sono presso di lui. Il giudice fissa un assegno di mantenimento a carico di Tizio.

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dall’affidamento esclusivo (art. 337-quater c.c.), oggi residuale, in cui un solo genitore esercita la responsabilita genitoriale. Diverge dall’affidamento super-esclusivo, ulteriore variante in cui anche le decisioni di maggior interesse sono assunte da un solo genitore. La collocazione prevalente non equivale ad affidamento esclusivo: e solo l’indicazione del luogo dove il minore vive principalmente, restando attive la responsabilita genitoriale di entrambi.

    Riferimenti normativi

    • art. 337-ter c.c. – affidamento condiviso, modalita e contenuti
    • art. 337-quater c.c. – affidamento esclusivo
    • l. 8 febbraio 2006 n. 54 – introduzione dell’affidamento condiviso
    • art. 3 Convenzione ONU sui diritti del fanciullo 1989 – superiore interesse del minore
  • Affidamento esclusivo – Glossario giuridico

    Affidamento esclusivo: regime di affidamento dei figli minori in cui la responsabilita genitoriale e attribuita a un solo genitore, disposto in via eccezionale rispetto all’affidamento condiviso.

    Significato giuridico

    L’affidamento esclusivo e disciplinato dall’art. 337-quater c.c. Il giudice puo disporlo quando ritenga, con provvedimento motivato, che l’affidamento condiviso sia contrario all’interesse del minore. La giurisprudenza richiede la sussistenza di gravi ragioni: condotta pregiudizievole del genitore (alcolismo, tossicodipendenza, condanne per maltrattamenti), totale disinteresse per la prole, conflittualita grave e ingestibile, manipolazione del minore. Il genitore non affidatario conserva comunque il diritto-dovere di vigilare sull’istruzione e l’educazione del figlio, e puo ricorrere al giudice se ritiene assunte decisioni pregiudizievoli (art. 337-quater co. 3). E previsto un regime ancora piu restrittivo, il cd. affidamento super-esclusivo, in cui anche le decisioni di maggior interesse sono assunte dal solo genitore affidatario; questa forma e disposta solo in casi gravissimi.

    Esempio pratico

    Tizio, padre dei due figli minori, ha gravi problemi di tossicodipendenza con condotte aggressive accertate dai servizi sociali. Il giudice dispone l’affidamento esclusivo dei minori alla madre Caia, con visite paterne in luogo protetto (Spazio Neutro) sotto la vigilanza di operatori. Tizio conserva il diritto di essere informato delle decisioni rilevanti riguardanti i figli ma non partecipa attivamente alla loro presa.

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dall’affidamento condiviso (art. 337-ter c.c.), regime ordinario di affidamento. Diverge dall’affidamento super-esclusivo, in cui anche le decisioni di maggior interesse sono assunte dal solo genitore. Si distingue dall’affidamento ai servizi sociali o dalla messa in adozione, misure di tutela del minore disposte quando entrambi i genitori siano inidonei o assenti. La decadenza dalla responsabilita genitoriale (art. 330 c.c.) e misura ulteriormente piu grave dell’affidamento esclusivo.

    Riferimenti normativi

    • art. 337-quater c.c. – affidamento esclusivo a un solo genitore
    • art. 337-ter c.c. – affidamento condiviso (regime ordinario)
    • art. 330 c.c. – decadenza dalla responsabilita genitoriale
    • art. 333 c.c. – condotta pregiudizievole del genitore
  • Responsabilita genitoriale – Glossario giuridico

    Responsabilita genitoriale: complesso di diritti e doveri spettanti ai genitori nei confronti dei figli minori, finalizzato a garantirne la crescita, l’educazione, l’istruzione e l’assistenza morale e materiale.

    Significato giuridico

    La responsabilita genitoriale e disciplinata dagli artt. 316 ss. c.c., riformulati dalla l. 219/2012 (filiazione) e dal d.lgs. 154/2013. Sostituisce la previgente nozione di potesta dei genitori (ex art. 316 c.c.), riflettendo il passaggio da una concezione autoritativa a una funzionale, centrata sul superiore interesse del minore. E esercitata congiuntamente da entrambi i genitori, anche in caso di separazione. I contenuti comprendono: mantenimento, istruzione, educazione, assistenza morale, rispetto delle inclinazioni naturali, scelta della residenza abituale del minore, rappresentanza legale per gli atti di ordinaria amministrazione. Il giudice puo pronunciare la decadenza dalla responsabilita genitoriale (art. 330 c.c.) o l’allontanamento del figlio (art. 333 c.c.) in caso di condotta gravemente pregiudizievole.

    Esempio pratico

    Tizio e Caia, genitori del piccolo Mario, decidono insieme su scuola, attivita sportive, medico curante. Tizio firma le autorizzazioni per le gite scolastiche; Caia accompagna Mario alle visite pediatriche; entrambi partecipano ai colloqui scolastici. Se Caia trasferisce unilateralmente la residenza del figlio in altra citta senza accordo, Tizio puo ricorrere al giudice per ottenere la rettifica della scelta. La responsabilita genitoriale dura fino al compimento dei 18 anni di Mario.

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dalla patria potesta, terminologia abrogata che evocava una posizione autoritativa; oggi sostituita da responsabilita genitoriale che enfatizza il dovere verso il minore. Diverge dalla tutela (art. 343 c.c.), che opera in mancanza di genitori (defunti, decaduti) o di altra rappresentanza legale. Si distingue dalla curatela del minore emancipato (art. 392 c.c.) e dall’amministrazione di sostegno (art. 404 c.c.) per maggiorenni con limitata autonomia.

    Riferimenti normativi

    • art. 316 c.c. – responsabilita genitoriale (esercizio congiunto)
    • art. 315-bis c.c. – diritti e doveri del figlio
    • art. 330 c.c. – decadenza dalla responsabilita genitoriale
    • art. 333 c.c. – condotta pregiudizievole del genitore
    • l. 219/2012 – riforma filiazione
  • Adozione – Glossario giuridico

    Adozione: istituto giuridico mediante il quale un minore acquisisce lo stato di figlio degli adottanti, con effetti analoghi a quelli della filiazione naturale e cessazione dei legami giuridici con la famiglia di origine.

    Significato giuridico

    L’adozione e disciplinata principalmente dalla l. 4 maggio 1983 n. 184, piu volte modificata. Si distinguono: adozione legittimante (artt. 6 ss. l. 184/1983), riservata a minori in stato di abbandono dichiarato dal tribunale per i minorenni, che produce piena assimilazione del minore alla famiglia adottiva e cessazione dei legami con la famiglia di origine; adozione in casi particolari (artt. 44 ss. l. 184/1983), in situazioni speciali (es. minore orfano di entrambi i genitori unito da rapporto stabile con l’adottante, figli del coniuge, minori con disabilita), in cui i rapporti con la famiglia di origine permangono; adozione internazionale, di minore straniero residente all’estero, secondo la Convenzione dell’Aja 1993. Requisiti adottanti: coppia coniugata da almeno tre anni (o da meno con periodi di convivenza valutati), differenza eta non inferiore a 18 e non superiore a 45 anni rispetto al minore (con possibili deroghe).

    Esempio pratico

    I coniugi Tizio e Caia, dopo aver ottenuto l’idoneita dal tribunale per i minorenni, vengono abbinati a un bambino di 4 anni dichiarato in stato di abbandono. Dopo un periodo di affidamento preadottivo positivo, il tribunale pronuncia sentenza di adozione legittimante. Il bambino diventa figlio di Tizio e Caia a tutti gli effetti, assume il loro cognome, eredita da loro come figlio naturale, perde ogni legame giuridico con la famiglia biologica.

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dall’affidamento familiare (artt. 2 ss. l. 184/1983), misura temporanea per minori in difficolta che non incide sullo stato giuridico. Diverge dalla kafala islamica, istituto di tutela di minori conosciuto in diritti di matrice islamica, non assimilabile pienamente all’adozione italiana. La stepchild adoption (adozione del figlio del partner) e attualmente possibile in casi particolari (art. 44 lett. b l. 184/1983); in coppie dello stesso sesso e ammessa giurisprudenzialmente sotto specifiche condizioni.

    Riferimenti normativi

    • l. 4 maggio 1983 n. 184 – Diritto del minore ad una famiglia
    • artt. 6 ss. l. 184/1983 – adozione legittimante
    • art. 44 l. 184/1983 – adozione in casi particolari
    • l. 31 dicembre 1998 n. 476 – adozione internazionale (Convenzione Aja)
  • Separazione dei beni – Glossario giuridico

    Separazione dei beni: regime patrimoniale convenzionale della famiglia in cui ciascun coniuge mantiene la titolarita esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio, nonche l’amministrazione e il godimento dei propri.

    Significato giuridico

    La separazione dei beni e disciplinata dall’art. 162 c.c. ed e regime alternativo alla comunione legale, scelto convenzionalmente dai coniugi. Puo essere stipulata: al momento della celebrazione del matrimonio (con semplice dichiarazione resa al celebrante), in atto pubblico notarile successivo al matrimonio (con possibile passaggio dalla comunione alla separazione), prima del matrimonio in convenzione matrimoniale. Ciascun coniuge: mantiene la titolarita dei beni gia posseduti e di quelli acquistati durante il matrimonio (a proprio nome), amministra autonomamente il proprio patrimonio, ne dispone liberamente. Le eventuali contestazioni sulla titolarita si risolvono in base ai titoli (atti di compravendita, ricevute, ecc.) e, in difetto, applicando i criteri di prova. Il regime e particolarmente diffuso quando vi siano significative differenze patrimoniali tra i coniugi o esercizio di attivita imprenditoriale di uno dei due.

    Esempio pratico

    Tizio, imprenditore con patrimonio significativo, sposa Caia. All’atto del matrimonio dichiarano l’opzione per la separazione dei beni. Durante il matrimonio, Tizio acquista un magazzino: e suo esclusivo. Caia eredita un appartamento: e solo suo. In caso di separazione, ognuno mantiene cio che ha intestato. Se l’attivita di Tizio dovesse fallire, i creditori potranno aggredire solo i beni di Tizio, non quelli di Caia.

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dalla comunione legale (artt. 177 ss. c.c.), regime ordinario in cui i beni acquistati durante il matrimonio sono di entrambi. Diverge dal fondo patrimoniale (art. 167 c.c.), che e vincolo di destinazione su beni determinati per fronteggiare i bisogni della famiglia. La separazione dei beni puo coesistere con la stipula di patti convenzionali ulteriori (es. acquisto in comproprieta di specifici beni con quote diverse).

    Riferimenti normativi

    • art. 162 c.c. – separazione dei beni e convenzioni matrimoniali
    • art. 215 c.c. – separazione dei beni nel codice civile
    • art. 216 c.c. – godimento e amministrazione dei beni
    • art. 217 c.c. – prova della proprieta dei beni
  • Fondo patrimoniale – Glossario giuridico

    Fondo patrimoniale: vincolo di destinazione costituito dai coniugi (o da uno solo, o da terzo) su beni immobili, mobili registrati o titoli di credito per fronteggiare i bisogni della famiglia.

    Significato giuridico

    Il fondo patrimoniale e disciplinato dagli artt. 167 ss. c.c. Si costituisce con atto pubblico notarile (o con testamento se costituito da terzo). I beni del fondo sono destinati al soddisfacimento dei bisogni della famiglia (educazione e istruzione dei figli, alloggio, salute, ecc.). I frutti dei beni sono utilizzati per i bisogni familiari. I beni del fondo sono soggetti a un regime particolare: non possono essere alienati o ipotecati senza l’autorizzazione del giudice (art. 169 c.c.), e non possono essere aggrediti dai creditori per debiti contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia (art. 170 c.c.), purche il creditore conoscesse o potesse conoscere l’estraneita dello scopo. La giurisprudenza interpreta restrittivamente l’opponibilita ai creditori, esigendo prova rigorosa dell’estraneita del debito ai bisogni della famiglia. Il fondo cessa con lo scioglimento del matrimonio, salvo presenza di figli minori (continua fino al raggiungimento della maggiore eta dell’ultimo figlio).

    Esempio pratico

    Tizio, imprenditore, e Caia costituiscono fondo patrimoniale sulla casa coniugale di proprieta di Tizio. Se Tizio dovesse contrarre debiti per la propria attivita imprenditoriale (estranea ai bisogni della famiglia), i creditori non potrebbero aggredire la casa, purche dimostrino di conoscere lo scopo estraneo. Se invece Tizio chiede un mutuo per ampliare la casa o per spese sanitarie dei figli, il bene puo essere ipotecato/aggredito (debito per bisogni familiari).

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dal trust, istituto di common law (recepito in Italia con la Convenzione dell’Aja 1985, l. 364/1989), che presenta maggiore flessibilita strutturale ma costi e complessita superiori. Diverge dalla separazione dei beni (art. 162 c.c.), che incide sulla titolarita degli acquisti, mentre il fondo crea un vincolo di destinazione. Si distingue dalla donazione modale (art. 793 c.c.) per la natura del vincolo e dai vincoli di destinazione ex art. 2645-ter c.c. per i requisiti di forma e di pubblicita.

    Riferimenti normativi

    • art. 167 c.c. – costituzione del fondo patrimoniale
    • art. 169 c.c. – alienazione dei beni del fondo
    • art. 170 c.c. – opponibilita ai creditori
    • art. 171 c.c. – cessazione del fondo
  • Catasto – Glossario giuridico

    Catasto: inventario pubblico tenuto dall’Agenzia delle Entrate (oggi Agenzia delle Entrate-Riscossione) che rappresenta i beni immobili presenti nel territorio nazionale con funzione fiscale, tecnica e descrittiva.

    Significato giuridico

    Il catasto si distingue in catasto terreni (qualita di coltura, classe, redditi dominicali e agrari) e catasto fabbricati (categoria, classe, consistenza, rendita catastale). E gestito secondo principi tecnici complessi: ogni immobile e identificato da foglio, mappale e subalterno. Il catasto ha funzione principalmente fiscale (base imponibile per IMU, TASI, TARI, ICI storica, IRPEF su redditi fondiari) ma non ha valore probatorio della proprieta: i diritti reali sui beni immobili sono provati dai titoli (atti notarili) trascritti nei registri immobiliari (Conservatoria), non dalle risultanze catastali. Il principio di tassativita catastale resta limitato all’ambito fiscale.

    Esempio pratico

    Tizio acquista un appartamento. Per registrare la compravendita servono i dati catastali precisi (foglio 12, mappale 345, subalterno 7). La rendita catastale, ricavabile dalla visura, determina l’IMU annuale dovuta. Se Tizio fa lavori di ristrutturazione che modificano la consistenza (es. accorpa due unita), deve aggiornare la planimetria catastale (variazione DOCFA). La voltura catastale segue la trascrizione dell’atto presso la Conservatoria.

    Differenze con istituti simili

    Si distingue nettamente dai registri immobiliari tenuti dalla Conservatoria, ove si trascrivono atti che provano la titolarita dei diritti reali. La visura catastale e diversa dalla visura ipotecaria (registri immobiliari, mostra atti trascritti, ipoteche, pignoramenti). La rendita catastale e il valore presunto annuo dell’immobile a fini fiscali, calcolato secondo coefficienti, e si distingue dal valore di mercato. Il catasto edilizio urbano e diverso dal catasto terreni.

    Riferimenti normativi

    • RDL 652/1939 – istituzione del catasto urbano
    • DPR 1142/1949 – regolamento catasto fabbricati
    • dpr 138/1998 – categorie catastali
    • art. 1 dpr 917/1986 (TUIR) – redditi fondiari basati su catasto
  • Matrimonio – Glossario giuridico

    Matrimonio: atto giuridico solenne con cui due persone si uniscono in comunione di vita, dando origine al rapporto coniugale disciplinato dal codice civile con specifici diritti e doveri reciproci.

    Significato giuridico

    Il matrimonio e disciplinato dagli artt. 79 ss. del codice civile (atto) e dagli artt. 143 ss. c.c. (rapporto). I requisiti soggettivi sono: capacita matrimoniale (maggiore eta, salvo dispense, art. 84 c.c.), liberta di stato (assenza di vincoli matrimoniali precedenti, art. 86 c.c.), assenza di rapporti di parentela o affinita nei gradi vietati (artt. 87-88 c.c.), assenza di impedimenti (es. interdizione per infermita di mente). Le forme di celebrazione ammesse sono il matrimonio civile davanti all’ufficiale di stato civile e il matrimonio concordatario celebrato secondo il rito cattolico con effetti civili. I doveri reciproci dei coniugi (art. 143 c.c.) comprendono fedelta, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia, coabitazione. Il regime patrimoniale legale e la comunione dei beni (art. 159 c.c.), salvo opzione per la separazione (art. 162 c.c.).

    Esempio pratico

    Tizio e Caia decidono di sposarsi. Compiono le pubblicazioni di matrimonio presso il Comune di residenza (art. 93 c.c.). Celebrato il matrimonio civile, acquisiscono lo status di coniugi: sono tenuti reciprocamente alla fedelta, all’assistenza, alla collaborazione. Se non scelgono diversamente, si applica il regime di comunione dei beni: i beni acquistati durante il matrimonio appartengono ad entrambi al 50% (salvo i beni personali ex art. 179 c.c.).

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dalla unione civile (l. 76/2016) tra persone dello stesso sesso, che produce effetti analoghi ma non identici. Diverge dalla convivenza di fatto (l. 76/2016), che e situazione fattuale priva del carattere solenne dell’atto matrimoniale, anche se produce alcuni effetti giuridici minori. Il matrimonio concordatario richiede la trascrizione nei registri di stato civile per produrre effetti civili (art. 8 l. 121/1985 Concordato).

    Riferimenti normativi

    • art. 29 Cost. – matrimonio fondato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi
    • artt. 79-86 c.c. – promessa di matrimonio e requisiti
    • art. 143 c.c. – diritti e doveri reciproci dei coniugi
    • l. 76/2016 – unioni civili e convivenze di fatto
  • Unione civile – Glossario giuridico

    Unione civile: formazione sociale specifica, introdotta dalla l. 76/2016, costituita tra due persone maggiorenni dello stesso sesso mediante dichiarazione davanti all’ufficiale dello stato civile alla presenza di due testimoni.

    Significato giuridico

    L’unione civile e disciplinata dalla l. 20 maggio 2016 n. 76 (cd. legge Cirinna). Si costituisce con dichiarazione formale davanti all’ufficiale dello stato civile, alla presenza di due testimoni; viene registrata nell’archivio dello stato civile. Le parti acquisiscono uno status giuridico assimilabile a quello dei coniugi: obbligo reciproco di assistenza morale e materiale, contribuzione ai bisogni comuni in relazione alle sostanze e alla capacita lavorativa, scelta della residenza comune. Tuttavia non e previsto il dovere di fedelta (escluso dal testo finale di legge per scelta politica). Il regime patrimoniale legale e la comunione dei beni, salva diversa convenzione. Lo scioglimento avviene per dichiarazione unilaterale resa davanti all’ufficiale dello stato civile (senza necessita di separazione preventiva) e si perfeziona dopo tre mesi.

    Esempio pratico

    Tizio e Caio, conviventi da anni, decidono di formalizzare la loro relazione. Si recano dall’ufficiale dello stato civile del Comune con due testimoni e rendono la dichiarazione formale. Acquisiscono i diritti previsti: reciproco mantenimento, regime di comunione dei beni, diritti successori analoghi a quelli del coniuge, possibilita di adozione del cognome comune. Se in futuro decidono di sciogliere l’unione, basta la dichiarazione di uno dei due all’ufficiale dello stato civile, senza giudizio di separazione.

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dal matrimonio per: assenza del dovere di fedelta, procedura di scioglimento semplificata, riservatezza alle persone dello stesso sesso (le coppie di sesso diverso possono solo sposarsi). Si distingue dalla convivenza di fatto (anch’essa l. 76/2016) per la formalita dell’atto costitutivo e i maggiori diritti reciproci. Le coppie eterosessuali possono accedere alla convivenza di fatto registrata ma non all’unione civile.

    Riferimenti normativi

    • l. 20 maggio 2016 n. 76 – Regolamentazione unioni civili e convivenze di fatto
    • art. 1 co. 1 l. 76/2016 – definizione di unione civile
    • art. 1 co. 11 l. 76/2016 – obblighi reciproci delle parti
    • art. 1 co. 24-25 l. 76/2016 – scioglimento dell’unione
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