Testo dell'articoloVigente
Risposta in chiaro
L’art. 324 c.p.c. definisce la cosa giudicata formale: è passata in giudicato la sentenza non più soggetta a regolamento di competenza, appello, ricorso per cassazione o revocazione per i motivi 4 e 5 dell’art. 395. È il presupposto della cosa giudicata sostanziale (art. 2909 c.c.).
Art. 324 c.p.c. – Cosa giudicata formale
Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)
S’intende passata in giudicato la sentenza che non è più soggetta né a regolamento di competenza, né ad appello, né a ricorso per cassazione, né a revocazione per i motivi di cui ai numeri 4 e 5 dell’articolo 395.
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Vedi anche
→Cod. proc. civ. art. 323 - Articolo 323 Codice di Procedura Civile: Mezzi di impugnazione→Cod. proc. civ. art. 325 - Articolo 325 Codice di Procedura Civile: Termini per le impugnazi…→Art. 322 c.p.c.: Conciliazione in sede non contenziosa→Articolo 326 Codice di Procedura Civile: Decorrenza dei termini→Articolo 321 Codice di Procedura Civile: Decisione→Articolo 327 Codice di Procedura Civile: Decadenza dall’impugnazione→Articolo 320 Codice di Procedura Civile: Trattazione della causa→Art. 328 c.p.c.: Decorrenza dei termini contro gli eredi della parte defunta→Articolo 319 Codice di Procedura Civile: Costituzione delle parti→Art. 329 c.p.c.: Acquiescenza totale o parziale→Articolo 318 Codice di Procedura Civile: Contenuto della domanda→Art. 330 c.p.c.: Luogo di notificazione dell’impugnazione
Informazione giuridica di carattere generale. Il testo della norma riproduce la fonte ufficiale vigente; il commento che segue è redazionale e ha finalità divulgativa. Questo contenuto non sostituisce in alcun modo il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato o a un consulente iscritto all'albo.
In sintesi
Indice dei contenuti
Una sentenza è passata in giudicato quando non è più impugnabile: non ammette ricorsi, appelli, cassazione o regolamento di competenza.
Ratio
La norma disciplina il concetto di cosa giudicata formale, cardine del processo civile. La cosa giudicata rappresenta uno dei principi fondamentali dell'ordinamento processuale, perché consente alle parti di concludere una controversia e di conoscere, con certezza, la definizione del conflitto. La cosa giudicata formale è strettamente collegata alla certezza del diritto e alla sicurezza delle situazioni giuridiche.
Analisi
La sentenza è passata in giudicato quando non è più soggetta a tre categorie di rimedi: (1) il regolamento di competenza, strumento per correggere vizi di competenza territoriale o per materia; (2) l'appello, mezzo di impugnazione ordinario nei confronti della sentenza di primo grado; (3) il ricorso per cassazione, mezzo di impugnazione che permette di lamentare violazioni di legge. Inoltre, non può essere proposta revocazione per i soli motivi 4 e 5 dell'art. 395 (errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa e contrarietà a un precedente giudicato).
Quando si applica
La cosa giudicata formale si realizza nella pratica ordinaria quando scadono i termini per proporre le impugnazioni ordinarie: 30 giorni per l'appello e 60 per la cassazione, decorrenti dalla notificazione della sentenza (artt. 325 e 326); senza notificazione, sei mesi dalla pubblicazione (art. 327). Ad esempio, se una sentenza di primo grado è notificata il 10 maggio e nessuno appella entro 30 giorni, la sentenza passa in giudicato. Analogo discorso vale nei gradi successivi.
Connessioni
L'articolo è collegato agli artt. 325 (termini per le impugnazioni), 327 (decadenza), 395 (motivi di revocazione straordinaria) e 404 (opposizione di terzo). La cosa giudicata formale è il presupposto della cosa giudicata sostanziale (disciplinata da norme di diritto civile), che vincola i giudici in futuri processi tra le stesse parti.
Casi pratici
Caso 1: Tizio vince una causa civile contro Caio il 1° giugno
La sentenza viene notificata lo stesso giorno: da allora decorrono 30 giorni per appellare (art. 326 c.p.c.). Tizio non presenta appello entro il 30 giugno. La sentenza entra in giudicato il 1° luglio. Ora Tizio non può più impugnarla, nemmeno per cassazione, e la condanna diventa vincolante. Se più tardi Tizio scopre errori materiali nella sentenza, potrà far valere solo l'art. 395 per i pochi motivi rimasti ammissibili.
Caso 2: Sempronio viene condannato dal tribunale civile
Il suo avvocato fa ricorso per cassazione entro i 60 giorni. La Cassazione respinge il ricorso il 15 ottobre. A questo punto, la sentenza è passata in giudicato dal punto di vista formale e nulla può più cambiarla. Sempronio dovrà eseguire la condanna, salvo nei rarissimi casi di revocazione straordinaria (dolo o falsità di documenti).
Domande frequenti
Quando entra in giudicato una sentenza?
Una sentenza entra in giudicato quando scadono i termini per impugnarla senza che alcuna impugnazione sia stata proposta. Il termine è di 30 giorni per l'appello e di 60 giorni per il ricorso per cassazione, decorrenti dalla notificazione della sentenza (art. 326 c.p.c.); se la sentenza non è notificata, l'impugnazione non può proporsi dopo sei mesi dalla pubblicazione (art. 327 c.p.c.). Se nessuno ricorre entro questi termini, la sentenza diventa definitiva.
Posso ancora ricorrere per cassazione se la sentenza è passata in giudicato?
No. Una volta passata in giudicato, nessun ricorso è più ammesso, neppure per cassazione. Fanno eccezione rarissimi casi di revocazione straordinaria (motivi 1, 2, 3 e 6 dell'art. 395, ad esempio dolo della controparte o prove dichiarate false: art. 396 c.p.c.).
Se mi accorgo di un errore materiale nella sentenza, posso correggerlo dopo che è passata in giudicato?
Errori materiali (ad esempio, una data sbagliata nel dispositivo) possono essere corretti dal giudice che la ha pronunciata, con un ordine di rettifica. Ma se la sentenza è già passata in giudicato per il merito, non è possibile riaprire la discussione sulla questione decisa.
È possibile revocazione dopo la cosa giudicata?
La revocazione è ammessa solo nei casi previsti dall'art. 395, e dopo il passaggio in giudicato resta proponibile solo per i motivi dei numeri 1, 2, 3 e 6 (dolo di una parte, prove dichiarate false, documenti decisivi ritrovati, dolo del giudice: art. 396 c.p.c.). I motivi dei numeri 4 e 5 (errore di fatto e contrarietà a un precedente giudicato) non sono più proponibili.
Che differenza c'è tra cosa giudicata formale e cosa giudicata sostanziale?
La cosa giudicata formale è lo stato processualistico della sentenza quando non è più impugnabile. La cosa giudicata sostanziale è l'effetto che la sentenza produce nel rapporto sostanziale tra le parti: vincola i giudici in futuri processi sullo stesso oggetto e, in generale, la stessa questione non può più essere riproposta.