Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Catasto – Glossario giuridico

    Catasto: inventario pubblico tenuto dall’Agenzia delle Entrate (oggi Agenzia delle Entrate-Riscossione) che rappresenta i beni immobili presenti nel territorio nazionale con funzione fiscale, tecnica e descrittiva.

    Significato giuridico

    Il catasto si distingue in catasto terreni (qualita di coltura, classe, redditi dominicali e agrari) e catasto fabbricati (categoria, classe, consistenza, rendita catastale). E gestito secondo principi tecnici complessi: ogni immobile e identificato da foglio, mappale e subalterno. Il catasto ha funzione principalmente fiscale (base imponibile per IMU, TASI, TARI, ICI storica, IRPEF su redditi fondiari) ma non ha valore probatorio della proprieta: i diritti reali sui beni immobili sono provati dai titoli (atti notarili) trascritti nei registri immobiliari (Conservatoria), non dalle risultanze catastali. Il principio di tassativita catastale resta limitato all’ambito fiscale.

    Esempio pratico

    Tizio acquista un appartamento. Per registrare la compravendita servono i dati catastali precisi (foglio 12, mappale 345, subalterno 7). La rendita catastale, ricavabile dalla visura, determina l’IMU annuale dovuta. Se Tizio fa lavori di ristrutturazione che modificano la consistenza (es. accorpa due unita), deve aggiornare la planimetria catastale (variazione DOCFA). La voltura catastale segue la trascrizione dell’atto presso la Conservatoria.

    Differenze con istituti simili

    Si distingue nettamente dai registri immobiliari tenuti dalla Conservatoria, ove si trascrivono atti che provano la titolarita dei diritti reali. La visura catastale e diversa dalla visura ipotecaria (registri immobiliari, mostra atti trascritti, ipoteche, pignoramenti). La rendita catastale e il valore presunto annuo dell’immobile a fini fiscali, calcolato secondo coefficienti, e si distingue dal valore di mercato. Il catasto edilizio urbano e diverso dal catasto terreni.

    Riferimenti normativi

    • RDL 652/1939 – istituzione del catasto urbano
    • DPR 1142/1949 – regolamento catasto fabbricati
    • dpr 138/1998 – categorie catastali
    • art. 1 dpr 917/1986 (TUIR) – redditi fondiari basati su catasto
  • Matrimonio – Glossario giuridico

    Matrimonio: atto giuridico solenne con cui due persone si uniscono in comunione di vita, dando origine al rapporto coniugale disciplinato dal codice civile con specifici diritti e doveri reciproci.

    Significato giuridico

    Il matrimonio e disciplinato dagli artt. 79 ss. del codice civile (atto) e dagli artt. 143 ss. c.c. (rapporto). I requisiti soggettivi sono: capacita matrimoniale (maggiore eta, salvo dispense, art. 84 c.c.), liberta di stato (assenza di vincoli matrimoniali precedenti, art. 86 c.c.), assenza di rapporti di parentela o affinita nei gradi vietati (artt. 87-88 c.c.), assenza di impedimenti (es. interdizione per infermita di mente). Le forme di celebrazione ammesse sono il matrimonio civile davanti all’ufficiale di stato civile e il matrimonio concordatario celebrato secondo il rito cattolico con effetti civili. I doveri reciproci dei coniugi (art. 143 c.c.) comprendono fedelta, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia, coabitazione. Il regime patrimoniale legale e la comunione dei beni (art. 159 c.c.), salvo opzione per la separazione (art. 162 c.c.).

    Esempio pratico

    Tizio e Caia decidono di sposarsi. Compiono le pubblicazioni di matrimonio presso il Comune di residenza (art. 93 c.c.). Celebrato il matrimonio civile, acquisiscono lo status di coniugi: sono tenuti reciprocamente alla fedelta, all’assistenza, alla collaborazione. Se non scelgono diversamente, si applica il regime di comunione dei beni: i beni acquistati durante il matrimonio appartengono ad entrambi al 50% (salvo i beni personali ex art. 179 c.c.).

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dalla unione civile (l. 76/2016) tra persone dello stesso sesso, che produce effetti analoghi ma non identici. Diverge dalla convivenza di fatto (l. 76/2016), che e situazione fattuale priva del carattere solenne dell’atto matrimoniale, anche se produce alcuni effetti giuridici minori. Il matrimonio concordatario richiede la trascrizione nei registri di stato civile per produrre effetti civili (art. 8 l. 121/1985 Concordato).

    Riferimenti normativi

    • art. 29 Cost. – matrimonio fondato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi
    • artt. 79-86 c.c. – promessa di matrimonio e requisiti
    • art. 143 c.c. – diritti e doveri reciproci dei coniugi
    • l. 76/2016 – unioni civili e convivenze di fatto
  • Unione civile – Glossario giuridico

    Unione civile: formazione sociale specifica, introdotta dalla l. 76/2016, costituita tra due persone maggiorenni dello stesso sesso mediante dichiarazione davanti all’ufficiale dello stato civile alla presenza di due testimoni.

    Significato giuridico

    L’unione civile e disciplinata dalla l. 20 maggio 2016 n. 76 (cd. legge Cirinna). Si costituisce con dichiarazione formale davanti all’ufficiale dello stato civile, alla presenza di due testimoni; viene registrata nell’archivio dello stato civile. Le parti acquisiscono uno status giuridico assimilabile a quello dei coniugi: obbligo reciproco di assistenza morale e materiale, contribuzione ai bisogni comuni in relazione alle sostanze e alla capacita lavorativa, scelta della residenza comune. Tuttavia non e previsto il dovere di fedelta (escluso dal testo finale di legge per scelta politica). Il regime patrimoniale legale e la comunione dei beni, salva diversa convenzione. Lo scioglimento avviene per dichiarazione unilaterale resa davanti all’ufficiale dello stato civile (senza necessita di separazione preventiva) e si perfeziona dopo tre mesi.

    Esempio pratico

    Tizio e Caio, conviventi da anni, decidono di formalizzare la loro relazione. Si recano dall’ufficiale dello stato civile del Comune con due testimoni e rendono la dichiarazione formale. Acquisiscono i diritti previsti: reciproco mantenimento, regime di comunione dei beni, diritti successori analoghi a quelli del coniuge, possibilita di adozione del cognome comune. Se in futuro decidono di sciogliere l’unione, basta la dichiarazione di uno dei due all’ufficiale dello stato civile, senza giudizio di separazione.

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dal matrimonio per: assenza del dovere di fedelta, procedura di scioglimento semplificata, riservatezza alle persone dello stesso sesso (le coppie di sesso diverso possono solo sposarsi). Si distingue dalla convivenza di fatto (anch’essa l. 76/2016) per la formalita dell’atto costitutivo e i maggiori diritti reciproci. Le coppie eterosessuali possono accedere alla convivenza di fatto registrata ma non all’unione civile.

    Riferimenti normativi

    • l. 20 maggio 2016 n. 76 – Regolamentazione unioni civili e convivenze di fatto
    • art. 1 co. 1 l. 76/2016 – definizione di unione civile
    • art. 1 co. 11 l. 76/2016 – obblighi reciproci delle parti
    • art. 1 co. 24-25 l. 76/2016 – scioglimento dell’unione
  • Separazione personale – Glossario giuridico

    Separazione personale: istituto che, sospendendo alcuni doveri coniugali (in particolare la coabitazione) e attenuandone altri, non scioglie il vincolo matrimoniale ma costituisce di regola il presupposto per il successivo divorzio.

    Significato giuridico

    La separazione personale e disciplinata dagli artt. 150 ss. del codice civile e dalla legge sul divorzio (l. 898/1970 e succ. mod.). Si distinguono due tipi: separazione consensuale (artt. 158 c.c. e 711 c.p.c.), basata sull’accordo dei coniugi su tutte le condizioni (affidamento figli, mantenimento, casa coniugale, beni); separazione giudiziale (art. 151 c.c.), pronunciata dal giudice in mancanza di accordo, su domanda di uno o entrambi i coniugi. Presupposto: intollerabilita della prosecuzione della convivenza o grave pregiudizio per la prole. La separazione puo essere con addebito a uno dei coniugi (responsabilita per violazione dei doveri coniugali), con perdita del diritto al mantenimento e ai diritti successori. La riforma Cartabia (d.lgs. 149/2022) ha unificato il rito di separazione e divorzio.

    Esempio pratico

    Tizio e Caia decidono di separarsi consensualmente. Trovano accordo su: affidamento condiviso dei due figli minori, contributo paterno al mantenimento dei figli di 800 euro/mese, assegnazione della casa familiare a Caia con cui restano i figli prevalentemente, divisione dei beni mobili. Depositano ricorso congiunto al tribunale, che omologa l’accordo. Trascorsi sei mesi possono presentare domanda di divorzio.

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dal divorzio che scioglie definitivamente il matrimonio, mentre la separazione lo sospende solo. Diverge dalla separazione di fatto (mero allontanamento senza atto formale), priva di effetti giuridici tipici, ma rilevante come presupposto per il divorzio diretto in alcuni casi. La negoziazione assistita (l. 162/2014) e la separazione in Comune (assenza di figli minori o non autosufficienti) sono procedure semplificate alternative alla separazione giudiziale.

    Riferimenti normativi

    • art. 150 c.c. – istituto della separazione personale
    • art. 151 c.c. – separazione giudiziale
    • art. 156 c.c. – assegno di mantenimento al coniuge
    • art. 158 c.c. – separazione consensuale
    • d.lgs. 149/2022 (Cartabia) – rito unico separazione e divorzio
  • Rappresentanza – Glossario giuridico

    Rappresentanza: istituto per cui un soggetto (rappresentante) compie atti giuridici in nome e per conto di un altro soggetto (rappresentato), i cui effetti si producono direttamente nella sfera giuridica di quest’ultimo (artt. 1387 ss. c.c.).

    Significato giuridico

    La rappresentanza richiede la spendita del nome del rappresentato: il rappresentante deve dichiarare ai terzi di agire non in proprio ma in nome del rappresentato (contemplatio domini). In assenza di tale dichiarazione, il contratto produce effetti nella sfera del rappresentante, non del rappresentato (salvi i casi di ratifica ex art. 1399 c.c.). La rappresentanza puo essere volontaria (conferita con procura) o legale (attribuita dalla legge: genitori per i figli minori, tutore per l’interdetto). Il rappresentante deve agire nei limiti dei poteri conferitigli: il contratto concluso in eccesso di mandato o senza poteri e inefficace nei confronti del rappresentato, salvo ratifica (art. 1398 c.c.). La giurisprudenza ha elaborato la tutela del terzo che faccia affidamento sull’apparenza dei poteri del rappresentante (rappresentanza apparente).

    Esempio pratico

    Caio e amministratore delegato di una societa e firma un contratto di fornitura dichiarando di agire in nome e per conto della societa. Gli effetti del contratto si producono nella sfera della societa, non di Caio personalmente: e la societa che diventa debitrice del prezzo e creditrice della fornitura.

    Differenze con istituti simili

    La rappresentanza si distingue dall’intermediazione: il mediatore mette in contatto le parti senza agire in nome di alcuna. Si distingue dalla sostituzione contrattuale (cessione del contratto, art. 1406 c.c.): nella cessione subentra un nuovo soggetto nel rapporto contrattuale gia perfezionato, nella rappresentanza il soggetto sostituito e il rappresentato sin dall’inizio. Si distingue dalla promessa del fatto del terzo (art. 1381 c.c.): chi promette il fatto del terzo non agisce in suo nome.

    Riferimenti normativi

    • art. 1388 c.c. – effetti del contratto concluso dal rappresentante
    • art. 1398 c.c. – contratto concluso dal falsus procurator
    • art. 1399 c.c. – ratifica
  • Usufrutto – Glossario giuridico

    Usufrutto: diritto reale di godimento su un bene altrui che attribuisce al titolare la facolta di trarne ogni utilita, salvo l’obbligo di rispettarne la destinazione economica.

    Significato giuridico

    L’usufrutto e disciplinato dagli artt. 978 ss. del codice civile. L’usufruttuario ha il diritto di godere del bene (uso, percezione dei frutti naturali e civili, locazione) come se ne fosse proprietario, ma deve restituirlo alla cessazione del diritto. Il nudo proprietario conserva la titolarita del bene, ma non puo goderne fino alla riunione dell’usufrutto con la nuda proprieta. L’usufrutto puo costituirsi per legge (es. usufrutto del genitore sui beni del minore), per contratto, per testamento o per usucapione. Ha durata massima vitalizia per le persone fisiche e trentennale per le persone giuridiche. L’usufruttuario sopporta le spese ordinarie di manutenzione, mentre quelle straordinarie restano a carico del nudo proprietario (art. 1004 e 1005 c.c.).

    Esempio pratico

    Tizio possiede una villa al mare e nel proprio testamento ne attribuisce la nuda proprieta al figlio Caio, riservandone l’usufrutto vitalizio alla moglie Sempronia. Alla morte di Tizio, Sempronia puo continuare ad abitare la villa, locarla a terzi e percepirne i canoni; Caio diventera pieno proprietario solo quando Sempronia morira. Sempronia paga le piccole riparazioni; un rifacimento del tetto spetta a Caio.

    Differenze con istituti simili

    L’usufrutto si distingue dal diritto di uso (art. 1021 c.c.), limitato ai bisogni propri e familiari, e dal diritto di abitazione (art. 1022 c.c.), che riguarda solo case di abitazione. Diversamente dalla locazione, l’usufrutto e un diritto reale (opponibile erga omnes) e non un diritto personale di godimento. Si distingue dalla nuda proprieta in quanto attribuisce il godimento del bene, mentre la nuda proprieta resta priva di facolta di godere fino all’estinzione dell’usufrutto.

    Riferimenti normativi

    • art. 978 c.c. – definizione di usufrutto
    • art. 979 c.c. – durata massima dell’usufrutto
    • art. 1004 c.c. – riparazioni ordinarie a carico dell’usufruttuario
    • art. 1005 c.c. – riparazioni straordinarie a carico del proprietario
  • Nuda proprieta – Glossario giuridico

    Nuda proprieta: titolarita di un bene il cui godimento e attribuito ad altri in virtu di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione).

    Significato giuridico

    La nuda proprieta deriva dallo scorporo della proprieta in due distinte posizioni giuridiche: la titolarita formale (nuda proprieta) e il godimento concreto (usufrutto). Il nudo proprietario conserva la titolarita del bene, puo disporne (venderlo, ipotecarlo, donarlo) ma non puo goderne fino alla cessazione del diritto reale del terzo. Alla scadenza dell’usufrutto, la nuda proprieta si riespande in piena proprieta automaticamente (consolidamento). Il valore economico della nuda proprieta e inferiore a quello della piena proprieta in proporzione alla durata residua dell’usufrutto: la legge fissa coefficienti tabellari per il calcolo fiscale (art. 46 dpr 131/1986, tariffa imposta registro).

    Esempio pratico

    Caio acquista per 100.000 euro la nuda proprieta di un appartamento il cui usufrutto vitalizio appartiene a Tizio, settantenne. Caio paga meno del valore pieno della casa (es. 60% del prezzo di mercato), ma non potra abitarci ne locarla finche vive Tizio. Alla morte di Tizio, Caio diventera pieno proprietario senza ulteriori adempimenti. Strumento spesso usato per pianificazione successoria.

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dalla piena proprieta per la temporanea privazione del godimento. Diversamente dal diritto di superficie (art. 952 c.c.), che separa la proprieta del suolo da quella delle costruzioni, la nuda proprieta riguarda l’intero bene. Diverge dal diritto di abitazione del coniuge superstite (art. 540 c.c.) per la natura del diritto sottostante: gli eredi sono nudi proprietari finche vive il coniuge titolare del diritto di abitazione.

    Riferimenti normativi

    • art. 832 c.c. – contenuto del diritto di proprieta
    • art. 978 c.c. – usufrutto (scorporo della proprieta)
    • art. 1014 c.c. – consolidamento della nuda proprieta con l’usufrutto
    • art. 46 dpr 131/1986 – calcolo fiscale della nuda proprieta
  • Dolo – Glossario giuridico

    Dolo: elemento soggettivo dell’illecito che consiste nella coscienza e volonta della condotta e dell’evento da essa derivante; nel diritto contrattuale indica anche il raggiro intenzionale che induce l’altra parte a concludere un contratto pregiudizievole.

    Significato giuridico

    Il termine dolo assume significati diversi a seconda dell’ambito in cui viene utilizzato. Nel diritto penale (art. 43 c.p.), il delitto doloso e quello in cui l’agente ha previsto e voluto l’evento come conseguenza della propria condotta. Nel diritto civile della responsabilita extracontrattuale (art. 2043 c.c.), il dolo aumenta la gravita dell’illecito e puo incidere sulla quantificazione del danno risarcibile. Come vizio del contratto (artt. 1439-1440 c.c.), il dolo e invece il raggiro – ovvero l’insieme di artifici e menzogne – con cui una parte induce l’altra a concludere un contratto che altrimenti non avrebbe concluso o avrebbe concluso a condizioni diverse. Il dolo determinante (art. 1439 c.c.) causa l’annullabilita del contratto; il dolo incidentale (art. 1440 c.c.) non determina l’annullamento ma obbliga al risarcimento del danno.

    Esempio pratico

    Tizio vende a Caio un’automobile che sa essere stata coinvolta in un grave incidente, presentandola come perfettamente integra e falsificando la documentazione per nascondere il sinistro. Caio firma il contratto convinto della perfetta condizione del mezzo. Tizio ha commesso dolo contrattuale determinante: Caio puo chiedere l’annullamento del contratto e il risarcimento del danno.

    Differenze con istituti simili

    Il dolo si distingue dalla colpa: la colpa e mancanza di attenzione o perizia senza volonta dell’evento; il dolo richiede la piena consapevolezza. Come vizio del consenso, il dolo si distingue dall’errore: nell’errore la falsa rappresentazione e spontanea, nel dolo e provocata dall’altra parte. Si distingue dalla violenza morale (art. 1434 c.c.): la violenza agisce mediante minaccia, il dolo mediante inganno.

    Riferimenti normativi

    • art. 43 c.p. – definizione di dolo penale
    • art. 1439 c.c. – dolo come vizio del contratto
    • art. 1440 c.c. – dolo incidentale
  • Forza maggiore – Glossario giuridico

    Forza maggiore: evento esterno, imprevedibile e irresistibile che rende impossibile l’adempimento della prestazione, esonerandone il debitore dalla responsabilita contrattuale.

    Significato giuridico

    La forza maggiore, pur non definita esplicitamente dal codice civile italiano (a differenza di altri ordinamenti come quello francese), e riconosciuta dalla giurisprudenza come causa di esclusione della responsabilita per inadempimento ai sensi dell’art. 1218 c.c. L’evento di forza maggiore deve presentare tre requisiti cumulativi: esteriorita rispetto alla sfera del debitore, imprevedibilita al momento della conclusione del contratto, irresistibilita (impossibilita di evitarlo anche adottando le cautele ordinarie). Tipici esempi: calamita naturali (terremoti, alluvioni), epidemie, atti di guerra, provvedimenti autoritativi che vietino la prestazione. La forza maggiore opera come causa di esonero dalla responsabilita e, se l’impossibilita e definitiva, come causa estintiva dell’obbligazione (art. 1256 c.c.), con conseguente liberazione del debitore e perdita del diritto alla controprestazione.

    Esempio pratico

    Tizio ha contrattato la fornitura di componenti elettronici prodotti in una determinata regione estera. Prima della consegna, un terremoto di eccezionale intensita distrugge lo stabilimento produttivo e rende impossibile la produzione per sei mesi. Tizio non risponde dell’inadempimento: l’evento e esterno, imprevedibile e irresistibile. Se l’impossibilita si prolunga, il contratto puo essere risolto per impossibilita sopravvenuta.

    Differenze con istituti simili

    La forza maggiore si distingue dal caso fortuito: il caso fortuito enfatizza l’imprevedibilita dell’evento, la forza maggiore ne sottolinea l’irresistibilita; nella pratica italiana i due concetti sono spesso usati in modo intercambiabile. Si distingue dall’eccessiva onerosita sopravvenuta (art. 1467 c.c.): questa non rende impossibile la prestazione, ma solo eccessivamente onerosa, e non esonera automaticamente dall’adempimento ma consente la risoluzione o la rinegoziazione.

    Riferimenti normativi

    • art. 1218 c.c. – responsabilita del debitore e impossibilita non imputabile
    • art. 1256 c.c. – impossibilita sopravvenuta dell’obbligazione
    • art. 1467 c.c. – risoluzione per eccessiva onerosita
  • Atto giuridico – Glossario giuridico

    Atto giuridico: comportamento umano volontario al quale l’ordinamento giuridico ricollega effetti giuridici, indipendentemente dal fatto che tali effetti siano voluti o meno dal soggetto agente.

    Significato giuridico

    La teoria generale del diritto distingue i fatti giuridici (eventi cui l’ordinamento connette effetti, indipendentemente dalla volonta dell’uomo) dagli atti giuridici (comportamenti umani volontari produttivi di effetti giuridici). All’interno degli atti giuridici si distinguono: gli atti giuridici in senso stretto (operazioni reali come l’occupazione, la trasformazione, il pagamento) e i negozi giuridici (dichiarazioni di volonta volte a produrre effetti specificamente voluti dalle parti). Per gli atti giuridici in senso stretto gli effetti giuridici sono predeterminati dalla legge, indipendentemente dalla volonta del soggetto di produrli: chi paga un debito altrui con animus solvendi acquista il diritto di regresso, anche se non lo sapeva. Gli atti giuridici possono essere unilaterali (promessa, recesso), bilaterali (contratto) o plurilaterali.

    Esempio pratico

    Caio preleva dal proprio conto corrente bancario una somma di denaro per pagare un fornitore. L’atto di pagamento e un atto giuridico: produce l’effetto estintivo dell’obbligazione (art. 1188 c.c.), indipendentemente dal fatto che Caio conosca le conseguenze giuridiche precise di questo comportamento.

    Differenze con istituti simili

    L’atto giuridico si distingue dal fatto giuridico: il fatto giuridico e qualsiasi evento (anche naturale, come la morte o il decorso del tempo) produttivo di effetti giuridici, non necessariamente connesso a un comportamento volontario umano. Si distingue dal negozio giuridico: quest’ultimo e una specie di atto giuridico in cui gli effetti sono espressamente voluti dalle parti e modellati sulla loro autonomia privata.

    Riferimenti normativi

    • art. 1325 c.c. – requisiti del contratto (specie di atto giuridico)
    • art. 1188 c.c. – pagamento al creditore (atto giuridico estintivo)
    • art. 923 c.c. – occupazione (atto giuridico reale)
  • Negozio giuridico – Glossario giuridico

    Negozio giuridico: manifestazione di volonta di uno o piu soggetti, diretta a produrre effetti giuridici specificamente voluti e riconosciuti dall’ordinamento; categoria generale che comprende i contratti, i testamenti e altri atti unilaterali.

    Significato giuridico

    La categoria del negozio giuridico, elaborata dalla dottrina tedesca dell’Ottocento e recepita dalla tradizione civilistica italiana, individua la classe degli atti giuridici in cui gli effetti prodotti corrispondono a quelli voluti dai soggetti che pongono in essere la dichiarazione di volonta. L’ordinamento li riconosce e li disciplina nell’ambito dell’autonomia privata (art. 1322 c.c. per i contratti). Il negozio giuridico puo essere: unilaterale (testamento, promessa al pubblico), bilaterale (contratto) o plurilaterale (contratto di societa). Elementi essenziali variano a seconda della specie: per i contratti l’art. 1325 c.c. richiede accordo, causa, oggetto e forma (quando prescritta). Il negozio giuridico puo essere affetto da invalidita (nullita, annullabilita) o da inefficacia, con effetti diversi sulla sua produttivita giuridica.

    Esempio pratico

    Tizio e Caio concludono un contratto di compravendita immobiliare: dichiarano la propria volonta di trasferire la proprieta di un appartamento verso un determinato prezzo. Si tratta di un negozio giuridico bilaterale: gli effetti prodotti (trasferimento della proprieta, obbligo di pagamento del prezzo) sono esattamente quelli che le parti volevano produrre, riconosciuti dall’ordinamento.

    Differenze con istituti simili

    Il negozio giuridico si distingue dall’atto giuridico in senso stretto: in quest’ultimo gli effetti sono predeterminati dalla legge indipendentemente dalla volonta specifica di produrli (es. il pagamento estingue il debito a prescindere dalla volonta di estinguerlo). Si distingue dal fatto giuridico in senso stretto (nascita, morte, decorso del tempo), che produce effetti per volonta della legge senza comportamento volontario del soggetto.

    Riferimenti normativi

    • art. 1321 c.c. – nozione di contratto (principale negozio bilaterale)
    • art. 1322 c.c. – autonomia contrattuale
    • art. 1325 c.c. – requisiti del contratto
  • Mala fede – Glossario giuridico

    Mala fede: consapevolezza di agire senza titolo o di ledere il diritto altrui; lo stato soggettivo opposto alla buona fede, che l’ordinamento sanziona con effetti sfavorevoli per chi ne e portatore.

    Significato giuridico

    La mala fede e rilevante in numerosi istituti del diritto civile. Nel possesso (art. 1147 c.c.), il possessore in mala fede e tenuto a restituire tutti i frutti percepiti e quelli che avrebbe potuto percepire, e risponde anche del perimento fortuito della cosa se il proprietario prova che essa sarebbe perita ugualmente presso di lui (art. 1148, comma 2, c.c.). L’usucapione abbreviata e preclusa al possessore in mala fede, il quale deve attendere i termini ordinari (20 anni per gli immobili). Nella simulazione, i terzi in mala fede che conoscevano il carattere simulato del contratto non possono far valere il contratto apparente in pregiudizio delle parti (art. 1415 c.c.). Nel diritto contrattuale, la mala fede nella fase precontrattuale integra la fattispecie della culpa in contrahendo (art. 1337 c.c.).

    Esempio pratico

    Tizio acquista un immobile da Caio sapendo che quest’ultimo non ne e il vero proprietario, poiche il reale titolare e Sempronio. Tizio e in mala fede: non puo invocare l’usucapione abbreviata, e se Sempronio rivendica il bene, Tizio deve restituire tutti i frutti percepiti durante il possesso, inclusi i canoni di locazione eventualmente incassati.

    Differenze con istituti simili

    La mala fede si distingue dalla colpa: la colpa e l’ignoranza causata da negligenza, imprudenza o imperizia (si ignora qualcosa che si sarebbe dovuto sapere); la mala fede e la piena consapevolezza. Si distingue dal dolo come vizio del contratto (art. 1439 c.c.): il dolo e una condotta attiva di inganno, la mala fede e uno stato mentale di conoscenza che puo anche essere passiva.

    Riferimenti normativi

    • art. 1147 c.c. – possessore in buona/mala fede
    • art. 1148 c.c. – obblighi restitutori del possessore in mala fede
    • art. 1415 c.c. – simulazione e terzi in mala fede
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.