Indice
Testo dell'articoloVigente
Art. 2 Cont. Trib. – Oggetto della giurisdizione tributaria
D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 – testo aggiornato
1. Appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunque denominati, compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il Servizio sanitario nazionale, le sovrimposte e le addizionali, le relative sanzioni nonchè gli interessi e ogni altro accessorio. Restano escluse dalla giurisdizione tributaria soltanto le controversie riguardanti gli atti della esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento e, ove previsto, dell’avviso di cui all’articolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, per le quali continuano ad applicarsi le disposizioni del medesimo decreto del Presidente della Repubblica.
2. Appartengono altresí alla giurisdizione tributaria le controversie promosse dai singoli possessori concernenti l’intestazione, la delimitazione, la figura, l’estensione, il classamento dei terreni e la ripartizione dell’estimo fra i compossessori a titolo di promiscuità di una stessa particella, nonché le controversie concernenti la consistenza, il classamento delle singole unità immobiliari urbane e l’at- tribuzione della rendita catastale. Appartengono alla giurisdizione tributaria anche le controversie […] attinenti l’imposta o il canone comunale sulla pubblicità e il diritto sulle pubbliche affissioni.
3. Il giudice tributario risolve in via incidentale ogni questione da cui dipende la decisione delle controversie rientranti nella propria giurisdizione, fatta eccezione per le questioni in materia di querela di falso e sullo stato o la capacità delle persone, diversa dalla capacità di stare in giudizio.
Serve un parere sul tuo caso concreto?
Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.
In sintesi
Indice dei contenuti
L'articolo 2 disegna i confini della giurisdizione tributaria: una clausola generale ("tutti i tributi di ogni genere e specie") più una clausola di esclusione (atti dell'esecuzione post-cartella). È uno degli articoli più dibattuti del decreto, perché il riparto con il giudice ordinario è terreno di continue dispute, risolte spesso dalle Sezioni Unite della Cassazione.
La nozione di tributo: chi decide
Il punto cruciale è capire cosa è tributo. La Corte costituzionale (sent. 64/2008) ha individuato tre indici: (i) doverosità della prestazione, (ii) collegamento a una pubblica spesa, (iii) imposizione coattiva senza nesso sinallagmatico. Quando la natura tributaria è dubbia (es. canoni, contributi, diritti) il giudice deve qualificare l'atto e attribuirsi o declinare la giurisdizione di conseguenza. Sono pacificamente tributi: IRPEF, IRES, IVA, IRAP, registro, IMU, TARI, bolli, accise, dazi.
L'esclusione dell'esecuzione forzata
Una volta notificata la cartella, gli atti successivi (pignoramento, fermo amministrativo "pre-esecutivo" diverso da quello catastale, opposizioni all'esecuzione ex art. 615 c.p.c.) competono al giudice ordinario. Attenzione però: il fermo dei beni mobili registrati (art. 86 DPR 602/1973) e l'iscrizione di ipoteca (art. 77 DPR 602/1973), pur essendo misure cautelari riscossive, sono espressamente attribuite alla giurisdizione tributaria dall'art. 19 lett. e-bis ed e-ter del D.Lgs. 546/1992. Le Sezioni Unite hanno avallato questa scelta legislativa.
La materia catastale
Il comma 2 attribuisce alla giurisdizione tributaria le controversie catastali (intestazione, classamento, rendita, estimo) pur essendo materia tecnica. È una scelta legata al fatto che la rendita è presupposto di numerosi tributi (IMU, registro, successioni). Sono di competenza dei tribunali ordinari, invece, le controversie sui confini civili o sui diritti reali.
Cognizione incidentale e questioni pregiudiziali
Il comma 3 attribuisce al giudice tributario una cognizione piena incidenter tantum sulle questioni pregiudiziali (es. validità di un contratto, esistenza di un rapporto societario), salvo due eccezioni: la querela di falso (riservata al giudice ordinario) e le questioni di stato e capacità delle persone (escluse anch'esse). La capacità di stare in giudizio, invece, può essere risolta in proprio dal giudice tributario.
Casi pratici frequenti
Per il professionista, gli errori tipici da evitare sono: (1) impugnare in tribunale ordinario un fermo amministrativo (va in CT); (2) impugnare in CT un pignoramento esattoriale (va in tribunale ordinario); (3) confondere TOSAP/canone unico patrimoniale (oggi natura non sempre tributaria) con la TARI (tributo). In caso di dubbio sulla natura dell'atto, conviene proporre ricorso in entrambe le sedi entro i termini, evitando preclusioni.
Massime di Cassazione
Cass. , sent. n. /
Cass. , sent. n. /
Cass. , sent. n. /
Pronunce della Corte Costituzionale
Corte Cost., sent. n. /
Prassi dell'Agenzia delle Entrate
Circolare AE
L'Agenzia ricostruisce il perimetro della giurisdizione tributaria a seguito degli interventi della Consulta, ribadendo che la natura tributaria del prelievo si ricava dalla doverosita' della prestazione, dal collegamento con la spesa pubblica e dall'assenza di sinallagma con il servizio reso.
Casi pratici
Caso 1: Tizio e l'avviso di accertamento IRPEF
Tizio riceve un avviso di accertamento IRPEF dall'Agenzia delle Entrate per 15.000 euro relativi al 2023. Vuole impugnarlo ma non sa quale giudice sia competente. Trattandosi di tributo erariale con sanzioni e interessi, la controversia rientra nella giurisdizione tributaria generale ex art. 2: dovra' rivolgersi alla Corte di giustizia tributaria di primo grado entro 60 giorni dalla notifica.
Caso 2: Caio e la cartella COSAP del Comune
Caio gestisce un bar con dehors su suolo pubblico e riceve dal Comune una cartella per il canone COSAP non pagato di 2.800 euro. Si chiede se debba ricorrere al giudice tributario o a quello ordinario. Pur trattandosi di canone (non tributo in senso stretto), la giurisprudenza estende la giurisdizione tributaria al COSAP per affinita' funzionale con la TOSAP: ricorso alla Corte tributaria competente.
Caso 3: Sempronio e il pignoramento esattoriale
Sempronio subisce un pignoramento presso terzi dall'Agente della riscossione sul conto corrente per cartelle già definitive. Vuole contestare il pignoramento stesso (non i tributi sottostanti). Qui scatta il limite dell'art. 2: gli atti dell'esecuzione forzata esulano dalla giurisdizione tributaria e sono devoluti al giudice ordinario ex artt. 57 ss. D.P.R. 602/1973. Dovra' rivolgersi al Tribunale civile.
Caso 4: Commento applicativo
I tre casi mostrano la regola di riparto: il giudice tributario conosce di tutti i tributi (Tizio, IRPEF), delle entrate parafiscali assimilate per natura (Caio, COSAP) e degli atti impositivi/riscossivi a monte; cede invece il passo al giudice ordinario per gli atti puramente esecutivi (Sempronio, pignoramento). La linea di confine corre sulla natura dell'atto impugnato, non sul soggetto che lo emette: il discrimine e' tra fase impositiva/riscossiva e fase esecutiva vera e propria.
Domande frequenti
Posso impugnare un pignoramento dell'Agente della riscossione davanti alla corte tributaria?
No. Una volta notificata la cartella di pagamento, gli atti dell'esecuzione forzata (pignoramento mobiliare, immobiliare, presso terzi) competono al giudice ordinario tramite opposizione ex artt. 615 e 617 c.p.c. La corte tributaria conserva giurisdizione solo se si fa valere la mancata notifica della cartella sottostante.
Il fermo amministrativo dell'auto va impugnato in corte tributaria o davanti al giudice di pace?
Se il fermo è iscritto ai sensi dell'art. 86 DPR 602/1973 per crediti tributari, va impugnato davanti alla corte di giustizia tributaria entro 60 giorni (art. 19 lett. e-ter, D.Lgs. 546/1992). Se il fermo deriva da crediti extra-tributari (multe, contributi previdenziali esclusi), va davanti al giudice ordinario competente per la pretesa sottostante.
La controversia sul classamento catastale della mia casa va in corte tributaria?
Sì. Le controversie su rendita catastale, classamento, categoria e consistenza delle unità immobiliari urbane appartengono alla giurisdizione tributaria (art. 2, comma 2). Il ricorso va proposto contro l'avviso di rettifica notificato dall'Agenzia delle entrate - Territorio entro 60 giorni dalla notifica.
Cosa succede se sbaglio giurisdizione?
Il giudice adito dichiara con sentenza il difetto di giurisdizione e indica quello competente. È prevista la translatio iudicii (art. 59 L. 69/2009): il processo prosegue davanti al giudice corretto se il ricorso è riassunto entro 3 mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, salvi gli effetti sostanziali e processuali della domanda originaria, inclusa la tempestività del ricorso.
Il giudice tributario può decidere se un contratto è valido?
Solo in via incidentale, cioè per decidere la controversia tributaria di cui è investito (art. 2, comma 3). La pronuncia non fa giudicato fuori dal processo tributario. Se invece la validità del contratto è oggetto principale della lite (es. azione di nullità), va davanti al giudice ordinario. Sempre escluse: querela di falso e questioni di stato e capacità.