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Maternità CCNL Pompe Funebri: 5 mesi 100%, esonero contatto salme/biologici in gravidanza, paternità 10gg.
Tabella riepilogativa
| Voce | Dettaglio |
|---|---|
| Maternità 5 mesi | Vedi sezione |
| Esonero rischi | Vedi sezione |
| Paternità | Vedi sezione |
| Congedo parentale | Vedi sezione |
| Allattamento | Vedi sezione |
Maternità 5 mesi
5 mesi al 100%.
Esonero rischi
Esonero contatto salme/rischi biologici. Spostamento mansione ufficio/amministrazione.
Paternità
10 gg al 100%.
Congedo parentale
9 mesi coppia.
Allattamento
2h/giorno fino 1 anno + esonero notturno/reperibilità.
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Domande frequenti
Domanda 1 Maternità?
Domanda 2 Maternità?
Domanda 3 Maternità?
Domanda 4 Maternità?
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Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Pompe Funebri (Servizi Funebri). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
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Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.
In sintesi
Indice dei contenuti
La tutela della maternità è uno dei capitoli più importanti del diritto del lavoro, e nel settore dei servizi funebri assume sfumature particolari per via dei rischi specifici dell’attività. La normativa generale a tutela della maternità e della paternità si combina con le previsioni del contratto collettivo per garantire alla lavoratrice in gravidanza e dopo il parto sia la protezione della salute sia la conservazione del posto e della retribuzione. Conoscere questi diritti — il congedo obbligatorio, l’esonero dalle mansioni a rischio, il congedo di paternità, il congedo parentale e i riposi per allattamento — permette alla necrofóra o all’addetta alle onoranze di affrontare la gravidanza con serenità.
Il congedo di maternità obbligatorio
Il congedo di maternità obbligatorio è il periodo di astensione dal lavoro intorno al parto, durante il quale la lavoratrice non lavora e percepisce, in linea generale, un’indennità che copre la quasi totalità della retribuzione. La durata complessiva è, di norma, di cinque mesi, ripartiti tra il periodo precedente e quello successivo alla data presunta del parto. La normativa consente anche una certa flessibilità nella collocazione di questi mesi, entro le condizioni previste e con le opportune certificazioni mediche. È un diritto irrinunciabile, pensato per proteggere la salute della madre e del bambino nel momento più delicato.
L’esonero dalle mansioni a rischio
Durante la gravidanza, e per un periodo dopo il parto, la lavoratrice ha diritto a non essere adibita a mansioni pericolose, faticose o insalubri. Nel settore funebre questo si traduce, in modo molto concreto, nell’esonero dal contatto con le salme e dall’esposizione a rischi biologici, oltre che dalla movimentazione di carichi e da altre lavorazioni gravose. In questi casi la lavoratrice deve essere, ove possibile, spostata ad altra mansione compatibile — per esempio attività d’ufficio o amministrative — senza perdita della retribuzione. Quando lo spostamento non è possibile, la normativa prevede meccanismi di astensione anticipata dal lavoro a tutela della salute.
Il congedo di paternità
La tutela non riguarda solo la madre: anche il padre ha diritto a un congedo di paternità dedicato, da fruire intorno alla nascita del figlio, retribuito in linea generale in misura piena. È un diritto autonomo, che si aggiunge alle altre tutele e che riconosce il ruolo di entrambi i genitori nei primi giorni di vita del bambino. Il padre, inoltre, può in determinati casi fruire del congedo riservato alla madre quando quest’ultima non possa utilizzarlo. La logica complessiva è quella di una genitorialità condivisa, in cui le tutele non gravano soltanto sulla madre ma coinvolgono anche il padre.
Il congedo parentale
Terminato il congedo obbligatorio, i genitori possono fruire del congedo parentale, un periodo di astensione facoltativa nei primi anni di vita del bambino. È uno strumento di conciliazione tra lavoro e cura, che può essere ripartito tra i due genitori entro i limiti complessivi previsti dalla normativa. Per una parte del congedo parentale spetta, in linea generale, un’indennità, mentre ulteriori periodi possono essere fruiti a condizioni diverse. La possibilità di distribuire il congedo nel tempo e tra i genitori lo rende uno strumento flessibile, utile per organizzare la gestione familiare nei primi anni, che sono i più impegnativi.
I riposi per allattamento
Nel primo anno di vita del bambino, la lavoratrice ha diritto a permessi giornalieri retribuiti, comunemente chiamati riposi per allattamento, che le consentono di assentarsi per una o due frazioni della giornata a seconda dell’orario di lavoro. In presenza di determinate condizioni, questi riposi possono spettare anche al padre. Si tratta di una tutela pensata per i primissimi mesi, in cui le esigenze di cura del neonato sono più intense. Come per gli altri istituti, conviene comunicare per tempo e per iscritto al datore la volontà di fruirne, così da organizzare l’orario senza incomprensioni.
L’indennità durante il congedo
Un punto che genera molte domande riguarda quanto si percepisce durante il congedo di maternità obbligatorio. In linea generale, nel periodo di astensione obbligatoria spetta un’indennità che copre la gran parte della retribuzione, erogata secondo le regole previste e, di norma, anticipata dal datore di lavoro per conto dell’ente previdenziale. Il contratto collettivo può, in alcuni casi, prevedere integrazioni che avvicinano ulteriormente l’importo alla retribuzione piena. È una tutela pensata per fare in modo che la madre non subisca un grave sacrificio economico proprio nel momento più delicato. Conviene verificare in busta paga come viene esposta l’indennità e controllare che il periodo sia stato conteggiato correttamente, soprattutto ai fini della maturazione di ferie, mensilità aggiuntive e anzianità, che durante il congedo obbligatorio in genere proseguono.
I controlli prenatali e i permessi
Tra le tutele meno conosciute c’è il diritto della lavoratrice in gravidanza ad assentarsi dal lavoro, senza perdita di retribuzione, per l’effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici e visite mediche specialistiche, quando questi debbano essere eseguiti durante l’orario di lavoro. È una tutela importante, perché consente di seguire la gravidanza con i controlli necessari senza dover scegliere tra salute e stipendio. Per fruirne occorre, di regola, presentare al datore la documentazione che attesta le visite. Si tratta di un diritto che si affianca al congedo e all’esonero dalle mansioni a rischio, completando il quadro di protezione della salute della madre e del nascituro nei mesi della gravidanza.
Divieto di licenziamento e tutela del posto
Un pilastro dell’intero sistema è la speciale protezione contro il licenziamento durante la gravidanza e nel primo periodo di vita del bambino: in linea generale il licenziamento intimato in questo arco di tempo è nullo, salvo ipotesi eccezionali tassativamente previste. Allo stesso modo, al termine dei congedi la lavoratrice ha diritto a rientrare nella stessa mansione o in una equivalente, conservando il posto. È bene conoscere queste tutele perché rappresentano la garanzia che la scelta di avere un figlio non si traduca nella perdita del lavoro. Anche le dimissioni presentate nel periodo protetto sono soggette a una speciale procedura di convalida, proprio per evitare che siano frutto di pressioni. In caso di dubbi o pressioni, conviene rivolgersi tempestivamente a un patronato o a un sindacato.
Domande frequenti
Quanto dura il congedo di maternità obbligatorio?
In linea generale cinque mesi, ripartiti tra il periodo precedente e quello successivo alla data presunta del parto, con un’indennità che copre la quasi totalità della retribuzione. La normativa consente una certa flessibilità nella collocazione dei mesi, con le opportune certificazioni.
In gravidanza posso essere esonerata dal contatto con le salme?
Sì. Durante la gravidanza hai diritto a non essere adibita a mansioni a rischio: nel settore funebre questo significa esonero dal contatto con salme e da rischi biologici, con spostamento ad altra mansione compatibile senza perdita di retribuzione, ove possibile.
Anche il padre ha diritto a un congedo?
Sì: il padre ha diritto a un congedo di paternità dedicato intorno alla nascita, retribuito in misura piena in linea generale. In determinati casi può inoltre fruire del congedo riservato alla madre quando questa non possa utilizzarlo.
Cos’è il congedo parentale?
È un periodo di astensione facoltativa nei primi anni di vita del bambino, ripartibile tra i due genitori entro i limiti previsti. Per una parte spetta, in linea generale, un’indennità; serve a conciliare lavoro e cura del figlio.
Posso essere licenziata durante la maternità?
In linea generale no: il licenziamento durante la gravidanza e nel primo periodo di vita del bambino è nullo, salvo ipotesi eccezionali tassativamente previste. Al termine dei congedi hai diritto a rientrare nella stessa mansione o in una equivalente.