Oltre all’IRPEF statale, in busta paga si pagano le addizionali regionale e comunale: imposte locali che finanziano Regioni e Comuni. Molti lavoratori si chiedono perché compaiano l’anno dopo, perché varino da città a città e come mai a volte aumentino la trattenuta per mesi. Questa guida spiega che cosa sono, come si calcolano e con quali tempi si pagano, con un taglio pratico.
Che cosa sono le addizionali IRPEF
Le addizionali IRPEF sono tributi locali che si aggiungono all’imposta sul reddito statale. Si distinguono in:
- addizionale regionale, a favore della Regione di residenza;
- addizionale comunale, a favore del Comune di residenza.
Servono a finanziare le funzioni di Regioni e Comuni (tra cui, per la regionale, la spesa sanitaria). Si pagano in base alla residenza anagrafica al 1º gennaio dell’anno di riferimento, non in base al luogo di lavoro.
Aliquote variabili e base di calcolo
Le aliquote non sono uniformi: ogni Regione e ogni Comune le fissa entro i limiti stabiliti dalla legge. L’addizionale regionale parte da un’aliquota di base che le Regioni possono maggiorare; l’addizionale comunale è decisa dal singolo Comune, che può anche prevedere soglie di esenzione per i redditi bassi.
La base di calcolo è il reddito imponibile IRPEF. Per questo motivo due lavoratori con lo stesso stipendio ma residenti in comuni diversi possono pagare addizionali differenti. Per conoscere le aliquote esatte occorre fare riferimento alle delibere della propria Regione e del proprio Comune.
Perché si pagano a saldo (e con acconto)
Le addizionali funzionano in modo diverso dall’IRPEF mensile. L’addizionale dovuta su un certo anno si determina a fine anno, sul reddito effettivo, e si versa l’anno successivo:
- l’addizionale regionale si paga a saldo nell’anno seguente;
- l’addizionale comunale si paga a saldo nell’anno seguente e, in più, con un acconto versato nello stesso anno di competenza (calcolato sul reddito dell’anno prima).
Questo spiega perché in busta paga le addizionali compaiono con uno sfasamento temporale rispetto allo stipendio cui si riferiscono.
Come compaiono in busta paga
Il datore di lavoro, come sostituto d’imposta, trattiene le addizionali rateizzandole: di regola in più rate mensili, da gennaio a novembre dell’anno successivo a quello di competenza. Per questo, in quei mesi, la trattenuta complessiva può risultare più alta.
In caso di cessazione del rapporto in corso d’anno, le addizionali residue non ancora trattenute vengono prelevate in un’unica soluzione sull’ultima busta paga, insieme al conguaglio. Chi cambia lavoro può quindi trovare trattenute concentrate nell’ultima retribuzione.
Casi pratici
Caso 1 — sfasamento. Un dipendente nota che da gennaio la trattenuta aumenta: sono le addizionali sull’anno precedente, rateizzate fino a novembre.
Caso 2 — cambio lavoro. Una lavoratrice si dimette a giugno: sull’ultima busta paga le vengono trattenute in un’unica soluzione le addizionali residue non ancora versate.
Domande frequenti
Perché pago addizionali diverse da un mio collega?
Perché le aliquote di Regione e Comune variano da territorio a territorio, entro i limiti di legge, e contano in base alla residenza al 1º gennaio. Due lavoratori con lo stesso stipendio ma residenze diverse possono pagare addizionali diverse.
Perché le addizionali arrivano l'anno dopo?
Perché si calcolano a fine anno sul reddito effettivo e si versano l’anno successivo: la regionale a saldo, la comunale a saldo più un acconto. In busta paga sono trattenute in più rate, di norma da gennaio a novembre.
Su cosa si calcolano le addizionali?
Sul reddito imponibile IRPEF. Alcuni Comuni prevedono soglie di esenzione per i redditi bassi. Le aliquote esatte sono nelle delibere della Regione e del Comune di residenza.
Se cambio lavoro pago tutto subito?
Alla cessazione del rapporto le addizionali residue non ancora trattenute vengono prelevate in un’unica soluzione sull’ultima busta paga, insieme al conguaglio fiscale di fine rapporto.
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