Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 217-quater D.Lgs. 209/2005 – (Gestione centralizzata del rischio: determinazione del Requisito Patrimoniale di Solvibilità)

    Art. 217-quater D.Lgs. 209/2005 – (Gestione centralizzata del rischio: determinazione del Requisito Patrimoniale di Solvibilità)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 207-octies il Requisito Patrimoniale di Solvibilità dell'impresa di assicurazione o riassicurazione controllata di cui all'articolo articolo 217-bis è calcolato secondo quanto previsto dai commi 2, 4, 5 e 6 del presente articolo.

    2. 2. Nell'ipotesi in cui il Requisito Patrimoniale di Solvibilità dell'impresa di assicurazione o riassicurazione controllata è calcolato sulla base di un modello interno approvato a livello di gruppo conformemente all'articolo 207-octies e l'autorità di vigilanza che ha autorizzato l'impresa di assicurazione o riassicurazione controllata ritiene che il suo profilo di rischio si discosti significativamente dal predetto modello interno e fino a quando l'impresa non risolve adeguatamente le riserve dell'autorità di vigilanza, quest'ultima può, nei casi di cui all'articolo 47-sexies, proporre di: a) fissare una maggiorazione del Requisito Patrimoniale di Solvibilità di tale impresa controllata risultante dall'applicazione del predetto modello, o, b) in circostanze eccezionali in cui la maggiorazione di cui alla lettera a) non sarebbe appropriata, imporre all'impresa di calcolare il suo Requisito Patrimoniale di Solvibilità sulla base della formula standard.

    3. L'autorità di vigilanza discute le proposte di cui al comma 2 nell'ambito del collegio delle autorità di vigilanza e ne comunica le ragioni sia all'impresa di assicurazione o riassicurazione controllata sia al collegio delle autorità di vigilanza.

    4. 4. Nell'ipotesi in cui il Requisito Patrimoniale di Solvibilità dell'impresa di assicurazione o riassicurazione controllata è calcolato sulla base della formula standard e l'autorità di vigilanza che ha autorizzato l'impresa controllata ritiene che il suo profilo di rischio si discosti significativamente dalle ipotesi sottese alla formula, e fino a quando l'impresa non risolve adeguatamente le riserve dell'autorità di vigilanza, quest'ultima può proporre all'impresa: a) in circostanze eccezionali, di sostituire un sottoinsieme di parametri utilizzati nel calcolo della formula standard con parametri specifici a tale impresa nel calcolare i moduli del rischio di sottoscrizione per l'assicurazione vita, per l'assicurazione danni e per l'assicurazione malattia, a norma dell'articolo 45-terdecies, o, b) nei casi di cui all'articolo 47-sexies, di fissare una maggiorazione del Requisito Patrimoniale di Solvibilità dell'impresa controllata.

    5. L'autorità di vigilanza discute la proposta di cui al comma 4 nell'ambito del collegio delle autorità di vigilanza e ne comunica le ragioni sia all'impresa controllata sia al collegio delle autorità di vigilanza.

    6. Il collegio delle autorità di vigilanza si adopera al massimo per pervenire ad un accordo sulla proposta dell'autorità di vigilanza che ha autorizzato l'impresa di assicurazione o riassicurazione controllata o su eventuali altre misure. Tale accordo è riconosciuto come determinante e applicato dalle autorità di vigilanza interessate.

    7. In caso di disaccordo, entro il termine di un mese dalla proposta dell'autorità di vigilanza, una delle autorità interessate può rinviare la questione all'AEAP conformemente all' articolo 19 del regolamento (UE) n. 1094/2010, affinchè decida entro un mese da tale rinvio. La questione non può essere rinviata all'AEAP oltre tale termine di un mese o in seguito al raggiungimento di un accordo nell'ambito del collegio ai sensi del comma 3.

    8. L'autorità di vigilanza che ha autorizzato l'impresa di assicurazione o riassicurazione controllata posticipa la sua decisione in attesa di una decisione eventualmente adottata dall'AEAP conformemente all'articolo 19 del suddetto regolamento e adegua la propria decisione a quella dell'AEAP. Tale decisione è riconosciuta come determinante e applicata dalle autorità di vigilanza interessate. La decisione è pienamente motivata ed è trasmessa all'impresa controllata e al collegio delle autorità di vigilanza

  • Art. 217-ter D.Lgs. 209/2005 – Gestione centralizzata del rischio: procedura di autorizzazione

    Art. 217-ter D.Lgs. 209/2005 – Gestione centralizzata del rischio: procedura di autorizzazione

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. La richiesta di autorizzazione all'applicazione della vigilanza sulla solvibilità di gruppo con gestione centralizzata dei rischi è presentata all'autorità di vigilanza che ha autorizzato l'impresa di assicurazione o riassicurazione controllata. Tale autorità informa gli altri membri del collegio delle autorità di vigilanza e presenta loro immediatamente la domanda completa.

    2. Le autorità di vigilanza interessate collaborano nell'ambito del collegio sulla base di una piena cooperazione al fine di decidere se concedere o meno l'autorizzazione, stabilendo altresì a quali altri termini eventualmente subordinarla. Esse si adoperano al massimo per pervenire a una decisione congiunta sulla domanda entro tre mesi dalla data di ricezione della domanda completa da parte di tutte le autorità di vigilanza nell'ambito del collegio delle autorità di vigilanza.

    3. Se, nel termine di tre mesi di cui al comma 2, una qualunque delle autorità di vigilanza interessate rinvia la questione all'AEAP, conformemente all' articolo 19 del regolamento (UE) n. 1094/2010 , l'autorità di vigilanza sul gruppo posticipa la propria decisione in attesa della decisione eventualmente adottata dall'AEAP a norma dell' articolo 19, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1094/2010 e adegua la propria decisione a quella dell'AEAP.

    4. La decisione di cui al comma 3, adottata dall'AEAP entro un mese, è riconosciuta come determinante ed è applicata dalle autorità di vigilanza interessate. La questione non può essere rinviata all'AEAP dopo la scadenza del periodo di tre mesi o dopo che è stata raggiunta una decisione congiunta. L'autorità di vigilanza sul gruppo decide in via definitiva se l'AEAP non adotta la decisione di cui al comma 3 del presente articolo conformemente all' articolo 19, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1094/2010 . Il periodo di tre mesi è considerato la fase di conciliazione ai sensi dell'articolo 19, paragrafo 2, del predetto regolamento.

    5. Se le autorità di vigilanza interessate sono pervenute alla decisione congiunta di cui al comma 2, l'autorità di vigilanza che ha autorizzato l'impresa controllata trasmette all'impresa richiedente la decisione. La decisione congiunta è riconosciuta come determinante e applicata dalle autorità di vigilanza interessate.

    6. 6. In mancanza di una decisione congiunta delle autorità di vigilanza interessate entro il termine di tre mesi di cui al comma 2, l'autorità di vigilanza sul gruppo decide autonomamente in merito alla domanda, tenendo in debita considerazione: a) eventuali pareri e riserve delle autorità di vigilanza interessate; b) eventuali riserve delle altre autorità di vigilanza nell'ambito del collegio.

    7. La decisione di cui al comma 6 contiene la motivazione di ogni eventuale scostamento significativo dalle riserve espresse dalle altre autorità di vigilanza interessate. La decisione è trasmessa all'impresa richiedente e alle altre autorità di vigilanza interessate che la riconoscono come determinante e la applicano.

  • Art. 217-bis D.Lgs. 209/2005 – (Gestione centralizzata del rischio: condizioni per la vigilanza sulla solvibilità sul gruppo)

    Art. 217-bis D.Lgs. 209/2005 – (Gestione centralizzata del rischio: condizioni per la vigilanza sulla solvibilità sul gruppo)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Le previsioni di cui agli articoli 217-quater e 217-quinquies si applicano all'impresa di assicurazione o di riassicurazione controllata da un'impresa di assicurazione o di riassicurazione se sono soddisfatte congiuntamente le seguenti condizioni: a) l'impresa di assicurazione o riassicurazione controllata è inclusa nell'area di vigilanza sul gruppo esercitata dall'autorità di vigilanza dello Stato membro in cui ha sede l'ultima impresa di assicurazione o riassicurazione controllante; b) le procedure di gestione dei rischi e i meccanismi di controllo interno dell'ultima impresa di assicurazione o riassicurazione controllante coprono l'impresa di assicurazione o riassicurazione controllata, e le autorità di vigilanza interessate sono soddisfatte in merito alla gestione prudente dell'impresa controllata da parte dell'impresa controllante; c) l'ultima impresa di assicurazione o riassicurazione controllante, secondo quanto previsto dall'articolo 215-ter, commi 3 e 4, ha ricevuto parere favorevole in merito alla valutazione interna del rischio e della solvibilità del gruppo in modo centralizzato; d) l'ultima impresa di assicurazione o riassicurazione controllante, secondo quanto previsto dall'articolo 216-novies, commi 2 e 3, ha ricevuto parere favorevole in merito alla solvibilità e alla condizione finanziaria di gruppo in modo centralizzato; e) l'ultima impresa di assicurazione o riassicurazione controllante è autorizzata dall'autorità di vigilanza, conformemente alla procedura di cui all'articolo 217-ter, ad avvalersi della vigilanza sulla solvibilità di gruppo con gestione centralizzata dei rischi

  • Compensazione crediti 730 con F24: come funziona e quando serve il visto

    In sintesi

    • Quadro I del 730: chi ha un credito dal 730 può destinarlo, in tutto o in parte, al pagamento con F24 di altre imposte non comprese nel 730, per esempio l’IMU. La parte usata non viene più rimborsata in busta paga.
    • Quanto si può usare: l’importo effettivo e i codici tributo da scrivere nell’F24 sono nel prospetto 730-3, righi da 501 a 506 (da 551 a 556 per il coniuge).
    • Solo online: dal 1° luglio 2024 ogni F24 che contiene una compensazione, anche parziale e anche con saldo da pagare, va presentato con i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline, Entratel o un intermediario abilitato). Niente home banking, banca o posta.
    • Oltre 5.000 euro: per compensare un credito superiore a 5.000 euro serve il visto di conformità.
    • Coniugi: nel 730 congiunto ciascuno usa il proprio credito per le proprie imposte; il credito di un coniuge non paga le imposte dell’altro.
    • Visto infedele: se il visto del Caf o del professionista è sbagliato, paga il Caf o il professionista, salvo che l’errore sia stato causato da dolo o colpa grave del contribuente.

    Come si usa il credito del 730 per pagare altre imposte

    Se dalla dichiarazione emerge un credito IRPEF, ci sono due strade: farselo rimborsare dal sostituto d’imposta in busta paga o sulla pensione, oppure usarlo per pagare altre imposte con il modello F24. La seconda si chiama compensazione: invece di versare denaro, si usa il credito come pagamento.

    La scelta si fa nel quadro I del 730. Nel rigo I1, casella 1, si indica quanto si vuole pagare con il credito di IRPEF, addizionali e cedolare secca; in alternativa si barra la casella 2 per usare tutto il credito. Il rigo I2 riguarda i crediti delle imposte sostitutive (per esempio quella sulle mance). Il quadro I si può compilare anche nel 730 senza sostituto d’imposta.

    Se il credito supera l’importo indicato, la differenza viene rimborsata dal sostituto; se è inferiore, si compensa quello che c’è e si versa la differenza con lo stesso F24. L’importo che si può davvero compensare è quello del prospetto 730-3 consegnato da chi presta l’assistenza (righi da 501 a 506), che riporta anche codice tributo, anno, codice regione e codice comune da scrivere nell’F24.

    Compensazione del credito 730 con F24: le regole
    Aspetto Regola
    Dove si sceglie Quadro I del 730 (rigo I1 per IRPEF, addizionali e cedolare secca; rigo I2 per le imposte sostitutive)
    Cosa si può pagare Imposte non comprese nel 730 che si versano con F24, per esempio IMU
    Importo e codici da usare Prospetto 730-3, righi da 501 a 506 (551-556 per il coniuge)
    Come si presenta l’F24 Solo con i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, anche se resta un saldo da pagare
    Credito oltre 5.000 euro Serve il visto di conformità
    730 congiunto Ciascun coniuge usa il proprio credito per le proprie imposte
    Debiti di altre persone Non si possono pagare con il proprio credito (divieto di compensazione nell’accollo)
    730 integrativo Nel quadro I va indicato un importo non inferiore al credito già compensato; nel rigo F10 il credito già usato in F24

    Esempio pratico

    • Tizio ha un credito IRPEF di 400 euro dal 730/2026 e deve pagare 350 euro di IMU. Nel quadro I, rigo I1, indica 350 euro. Ricevuto il prospetto 730-3, compila l’F24 dell’IMU esponendo come credito l’IRPEF con il codice tributo e l’anno riportati nei righi 501-506, e lo invia con i servizi telematici dell’Agenzia: l’F24 è a saldo zero. I restanti 50 euro gli vengono rimborsati in busta paga.

    Documenti necessari

    • Prospetto di liquidazione 730-3 con il credito utilizzabile (righi da 501 a 506)
    • Accesso ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (SPID, CIE o CNS) oppure un intermediario abilitato che trasmetta l’F24
    • Importo e scadenza dell’imposta da pagare (per esempio l’IMU di giugno o di dicembre)
    • In caso di 730 integrativo: prospetto 730-3 originario e ricevute degli F24 già presentati

    Chi compensa il credito IRPEF con l’IMU

    Scenario. Caia ha un credito IRPEF di 600 euro dal 730/2026 e deve pagare l’IMU sulla seconda casa per 500 euro. Vuole evitare di versare i 500 euro.

    Come si applica. Caia indica 500 euro nel quadro I del 730 e presenta l’F24 dell’IMU a saldo zero con i servizi telematici dell’Agenzia, non in banca né alla posta. I restanti 100 euro le vengono rimborsati in busta paga dal sostituto d’imposta. Se compensasse più del credito risultante dal prospetto, la parte in eccesso sarebbe un versamento mancato, con sanzioni e interessi a suo carico.

    In pratica

    • L’F24 con compensazione si presenta solo con i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline, Entratel o intermediario abilitato), anche se resta qualcosa da pagare.
    • Il credito di Caia non può pagare l’IMU del marito: il credito di un coniuge non paga le imposte dell’altro.
    • Controlla l’importo nel prospetto 730-3 prima di compensare.

    Si può pagare l’IMU del coniuge o di un familiare con il proprio credito?

    No. Chi si accolla il debito d’imposta di un’altra persona può pagarlo, ma non usando in compensazione i propri crediti: i versamenti fatti così si considerano non avvenuti e sono sanzionati (art. 1 del DL 124/2019). Le istruzioni del 730 lo ribadiscono per il 730 congiunto: ciascun coniuge può usare il credito della propria dichiarazione solo per le imposte dovute da lui. Il coniuge che ha un debito IMU lo paga con il proprio credito, se ce l’ha, oppure in denaro.

    Credito del 730 oltre 5.000 euro: visto di conformità

    Per usare in compensazione un credito del 730 superiore a 5.000 euro serve il visto di conformità (art. 3 del DL 50/2017 e art. 1, comma 574, della legge 147/2013, richiamati dalle istruzioni del quadro I). Il 730 presentato tramite Caf o professionista abilitato ha già il visto; chi invia da solo il precompilato e ha un credito di quell’importo deve tenerne conto prima di compensare. Il rimborso in busta paga resta l’alternativa.

    Il visto di conformità del Caf

    Scenario. Sempronio si rivolge a un Caf per presentare il 730 con molte detrazioni: spese mediche, interessi sul mutuo, ristrutturazione edilizia. Il Caf verifica i documenti e appone il visto di conformità prima di trasmettere la dichiarazione.

    Come si applica. Il Caf controlla che i dati del 730 corrispondano ai documenti esibiti: fatture, scontrini, attestazioni del mutuo. Se il visto risulta infedele dopo i controlli formali dell’Agenzia, il Caf paga una somma pari al 30% della maggiore imposta riscontrata, sempre che l’errore non sia stato indotto da dolo o colpa grave del contribuente. Se l’infedeltà non è ancora stata contestata, il Caf può trasmettere una dichiarazione rettificativa e la somma dovuta si riduce come nel ravvedimento.

    In pratica

    • Il visto garantisce la corrispondenza tra dichiarazione e documenti: in caso di errore del Caf, la somma la paga il Caf.
    • Se il Caf sbaglia, non paghi tu quella somma, a meno che tu non l’abbia indotto in errore con dolo o colpa grave; l’imposta dovuta resta comunque a tuo carico.
    • Porta tutta la documentazione: il Caf ne conserva copia.

    Quando rivolgersi a un professionista

    Per un credito oltre 5.000 euro, per un 730 integrativo dopo aver già compensato o per F24 con più tributi conviene farsi assistere. Puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro. Se hai partita IVA o debiti iscritti a ruolo, le regole sono diverse: vedi la guida sulle soglie e i divieti di compensazione in F24 nel 2026.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso usare il credito del 730 per pagare l’IMU?

    Sì. Nel quadro I del 730 indichi quanto credito vuoi usare e poi presenti l’F24 dell’IMU esponendo il credito con i codici riportati nel prospetto 730-3 (righi 501-506). L’F24 va inviato con i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.

    Posso pagare l’IMU di mio marito o di mia moglie con il mio credito?

    No. Il credito di un coniuge non può pagare le imposte dell’altro, nemmeno nel 730 congiunto, e chi paga un debito d’imposta altrui non può usare i propri crediti in compensazione (art. 1 del DL 124/2019).

    Perché nel 730 non posso compensare tutto il credito?

    L’importo utilizzabile è quello del prospetto 730-3 e può essere diverso da quello indicato nel quadro I. Inoltre, per compensare un credito superiore a 5.000 euro serve il visto di conformità.

    Posso presentare l’F24 con compensazione in banca o alla posta?

    No. Dal 1° luglio 2024 ogni F24 con compensazione, anche parziale e anche con un saldo da pagare, si presenta solo con i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline, Entratel o un intermediario abilitato).

    Cosa si intende per compensazione orizzontale e verticale?

    La compensazione verticale avviene nello stesso tributo (credito IRPEF usato per un debito IRPEF); quella orizzontale tra tributi diversi (credito IRPEF usato per l’IMU). In entrambi i casi, se è esposta nell’F24, la delega va inviata con i servizi telematici dell’Agenzia.

    Quando è obbligatorio il visto di conformità?

    Il Caf o il professionista lo appone su ogni 730 che trasmette, dopo aver verificato i documenti. Per compensare in F24 un credito del 730 superiore a 5.000 euro il visto è necessario.

    Se il Caf sbaglia il visto, pago io la sanzione?

    No, in generale la somma pari al 30% della maggiore imposta la paga il Caf o il professionista che ha apposto il visto infedele, salvo dolo o colpa grave del contribuente. L’imposta dovuta resta però a carico del contribuente.

    Cosa succede se ho già usato parte del credito in F24 e poi presento un 730 integrativo?

    Nel quadro I del 730 integrativo devi indicare un importo non inferiore al credito già compensato e, nel rigo F10, il credito effettivamente usato in F24 fino alla presentazione dell’integrativo.

  • Art. 125 L. 633/1941

    Art. 125 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    L'autore è obbligato: 1) a consegnare l'opera nelle condizioni stabilite dal contratto e in forma che non ne renda troppo difficile o costosa la stampa; 2) a garantire il pacifico godimento dei diritti ceduti per tutta la durata del contratto.

    L'autore ha altresì l'obbligo e il diritto di correggere le bozze di stampa secondo le modalità fissate dall'uso.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 217 cod. ass. – Solvibilità corretta delle imprese di assicurazione (abrogato)

    Art. 217 cod. ass. – Solvibilità corretta delle imprese di assicurazione

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 12 maggio 2015, n. 74. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Le imprese di assicurazione [o di riassicurazione] di cui all’articolo 210, comma 1, calcolano la situazione di solvibilità corretta secondo le disposizioni stabilite dall’ISVAP con regolamento.

    2. Ai fini del calcolo della situazione di solvibilità corretta, fatta salva l’eliminazione della costituzione di capitale frutto di operazioni interne al gruppo, non si tiene conto delle imprese controllate ai sensi dell’ articolo 2359, primo comma, numero 3), del codice civile .

    3. Le imprese di assicurazione [o di riassicurazione] di cui all’articolo 210, comma 1, trasmettono all’ISVAP, unitamente al bilancio d’esercizio, un prospetto dimostrativo della situazione di solvibilità corretta alla data di chiusura dell’esercizio al quale il bilancio si riferisce secondo il modello di cui all’articolo 219, comma 1, lettera b)

  • Art. 216-decies D.Lgs. 209/2005 – (Processo di controllo prudenziale degli strumenti di vigilanza sul gruppo)

    Art. 216-decies D.Lgs. 209/2005 – (Processo di controllo prudenziale degli strumenti di vigilanza sul gruppo)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. L'adempimento degli obblighi in materia di sistema di governo societario, di valutazione interna del rischio e della solvibilità del gruppo, di concentrazione dei rischi e di operazioni infragruppo, di calcolo della solvibilità di gruppo di cui al presente Capo, sono soggetti al processo di controllo prudenziale da parte dell'IVASS.

  • Art. 216-novies D.Lgs. 209/2005 – (Informativa sulla solvibilità di gruppo, la condizione finanziaria e la struttura del gruppo)

    Art. 216-novies D.Lgs. 209/2005 – (Informativa sulla solvibilità di gruppo, la condizione finanziaria e la struttura del gruppo)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. L'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, pubblica una relazione annuale sulla solvibilità e sulla condizione finanziaria a livello di gruppo, secondo i principi di cui agli articoli 47-septies, 47-octies, 47-novies e 47-decies.

    2. 2. La società controllante può, con il parere favorevole dell'IVASS, presentare un'unica relazione sulla solvibilità e sulla condizione finanziaria contenente i seguenti elementi: a) le informazioni a livello del gruppo che devono essere pubblicate conformemente al comma 1; b) le informazioni relative a ciascuna delle imprese controllate del gruppo, informazioni che devono essere identificabili singolarmente e pubblicate conformemente agli articoli 47-septies, 47-octies, 47-novies e 47-decies.

    3. Ai fini dell'esercizio della facoltà di cui al comma 2, l'IVASS consulta i membri del collegio delle autorità di vigilanza, e tiene in debito conto i pareri e le riserve da loro espressi.

    4. Se la relazione di cui al comma 2 non contiene le informazioni che l'autorità di vigilanza che ha autorizzato una società controllata del gruppo impone a società analoghe di fornire, e se questa omissione è sostanziale, l'IVASS può richiedere alla società controllata interessata di pubblicare le informazioni complementari necessarie.

    5. L'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, pubblica annualmente a livello di gruppo, le informazioni sulla struttura giuridica e sulla struttura organizzativa e gestionale, comprendenti una descrizione di tutte le società controllate, le società partecipate e le sedi secondarie di rilievo appartenenti al gruppo.

  • Art. 216-octies D.Lgs. 209/2005 – (Informativa all’IVASS ai fini della verifica degli adempimenti sulla vigilanza sul gruppo)

    Art. 216-octies D.Lgs. 209/2005 – (Informativa all’IVASS ai fini della verifica degli adempimenti sulla vigilanza sul gruppo)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Al fine di consentire all'IVASS di effettuare il processo di controllo prudenziale a livello di gruppo, l'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, trasmette periodicamente all'IVASS le informazioni necessarie, tenuto conto degli obiettivi di vigilanza di cui al presente Titolo, stabilite con regolamento. Si applica l'articolo 190, commi 1-bis e 1-ter.

    2. L'IVASS può limitare le informazioni di vigilanza da presentare periodicamente con una frequenza inferiore a un anno a livello del gruppo se tutte le imprese di assicurazione e di riassicurazione all'interno del gruppo beneficiano della limitazione conformemente all'articolo 47-quater, comma 3, tenuto conto della natura, della portata e della complessità dei rischi inerenti all'attività del gruppo. L'IVASS può esonerare dalla presentazione di informazioni su base analitica a livello di gruppo se tutte le imprese di assicurazione e di riassicurazione all'interno del gruppo beneficiano dell'esenzione conformemente all'articolo 47-quater, comma 7, tenuto conto della natura, della portata e della complessità dei rischi inerenti all'attività del gruppo e dell'obiettivo della stabilità finanziaria.

  • Art. 216-septies D.Lgs. 209/2005 – Maggiorazione del Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo consolidato

    Art. 216-septies D.Lgs. 209/2005 – Maggiorazione del Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo consolidato

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. 1. L'IVASS, al fine di determinare se il Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo consolidato riflette adeguatamente il profilo di rischio del gruppo, tiene in particolare considerazione i casi in cui le circostanze di cui all'articolo 47-sexies, comma 1, lettere a), b) e c), potrebbero verificarsi a livello di gruppo, segnatamente qualora: a) un rischio specifico esistente a livello di gruppo non sia sufficientemente coperto dalla formula standard o dal modello interno utilizzati, in quanto difficile da quantificare; b) una maggiorazione del Requisito Patrimoniale di Solvibilità delle imprese di assicurazione o di riassicurazione partecipate o controllate sia imposta dall'IVASS o dalle autorità di vigilanza interessate, conformemente agli articoli 47-sexies e 207-octies, comma 7.

    2. Se il profilo di rischio del gruppo non è adeguatamente riflesso dal Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo consolidato, l'IVASS, anche a seguito del processo di controllo prudenziale degli strumenti di vigilanza sul gruppo, può imporre una maggiorazione del Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo consolidato. Si applica l'articolo 47-sexies.

  • Divorzio breve 2026: tempi, procedura e novità Cartabia

    Con il termine divorzio breve si indica la procedura introdotta dalla L. 55/2015 e rafforzata dalla riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022): bastano 6 mesi di separazione consensuale (12 in caso di separazione giudiziale) per chiedere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Il rito è unificato: separazione e divorzio possono essere chiesti anche contestualmente. La guida ricostruisce tempi, procedura, conseguenze patrimoniali e novità del 2026.

    Cosa stabilisce la legge in materia

    Il divorzio è la causa di scioglimento del matrimonio civile o di cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, disciplinato dalla L. 898/1970 (legge sul divorzio). L'art. 149 c.c. elenca le cause di scioglimento del matrimonio: morte di uno dei coniugi e divorzio. La L. 55/2015 ha riformato l’art. 3 della L. 898/1970, riducendo da tre anni a sei mesi il termine di separazione consensuale e a dodici mesi quello giudiziale necessari per chiedere il divorzio. La riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022) ha completato il quadro: rito unificato di separazione e divorzio, possibilità di cumulo delle domande, deposito telematico.

    La separazione è disciplinata dall’art. 150 c.c. (v. art. 150 c.c.) e dall’art. 151 c.c. (art. 151 c.c.). Il decreto di omologazione della consensuale fa decorrere il termine di sei mesi. Dopo la riforma Cartabia il giudizio segue il rito ex art. 706 c.p.c. e successivi: udienza unica di comparizione, comparizione personale dei coniugi, tentativo di conciliazione, possibilità di richiedere contestualmente la separazione e il divorzio (cumulo).

    Tempi del divorzio breve nel 2026

    Dopo la L. 55/2015 i tempi minimi per il divorzio sono:

    Divorzio consensuale: 6 mesi di separazione consensuale ininterrotta a decorrere dalla data della comparizione dei coniugi davanti al giudice (o dalla data di sottoscrizione dell’accordo nella negoziazione assistita, o dalla dichiarazione resa al sindaco nella separazione amministrativa). Il termine decorre anche se l’omologa giudiziale arriva successivamente. Dal momento della scadenza dei sei mesi, il ricorso congiunto di divorzio porta al provvedimento finale in 3-5 mesi.

    Divorzio giudiziale: 12 mesi di separazione (anche giudiziale) ininterrotta. La causa di divorzio contenziosa, sotto il rito unico Cartabia, dura mediamente 12-24 mesi in primo grado. Il giudice istruisce in un’unica fase la causa, con comparizione personale e tentativo obbligatorio di conciliazione. Sui provvedimenti urgenti e temporanei del giudice si vedano art. 708 c.p.c. e art. 709 c.p.c..

    Rito unico Cartabia e cumulo separazione-divorzio

    La grande innovazione del D.Lgs. 149/2022 è il cumulo delle domande di separazione e di divorzio in un unico procedimento. I coniugi possono depositare contestualmente sia la domanda di separazione sia quella di divorzio: il giudice pronuncia prima sulla separazione e, decorso il termine di legge (sei mesi se consensuale, dodici se giudiziale), pronuncia sul divorzio nello stesso processo. Il vantaggio è la drastica riduzione dei tempi complessivi: una coppia che concorda separazione e divorzio può ottenere entrambi i provvedimenti in meno di un anno. La materia richiama anche art. 711 c.p.c. e art. 710 c.p.c. per le modifiche delle condizioni.

    Restano alternative al tribunale: la negoziazione assistita da almeno un avvocato per parte (L. 162/2014), che si conclude con accordo trasmesso alla Procura per il nulla osta o l’autorizzazione (se vi sono figli minori); e il divorzio davanti all’ufficiale di stato civile, ammesso solo in assenza di figli minori, maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti e senza patti di trasferimento patrimoniale. Quest’ultima modalità è la più rapida (60-90 giorni) ed economica (sotto i 200 euro tra spese e onorario). Sulla forma del ricorso si vedano anche art. 707 c.p.c., art. 712 c.p.c. e art. 713 c.p.c..

    Effetti patrimoniali del divorzio

    La sentenza di divorzio scioglie definitivamente il matrimonio e fa venir meno gli obblighi di assistenza e fedeltà residui (di fatto già attenuati con la separazione). Il regime patrimoniale segue le regole dello scioglimento della comunione legale, che però è già intervenuto con la separazione ai sensi di art. 191 c.c.. Per la liquidazione della comunione valgono art. 192 c.c., art. 194 c.c., art. 195 c.c. e art. 198 c.c.. Sul regime patrimoniale generale dei coniugi si vedano art. 159 c.c. e art. 160 c.c..

    L’assegno divorzile ha natura assistenziale, perequativa e compensativa, secondo l’orientamento delle Sezioni Unite del 2018: il giudice valuta non solo la disparità reddituale ma anche il contributo dato dall’ex coniuge alla formazione del patrimonio familiare e i sacrifici professionali sostenuti durante il matrimonio. Per i figli, gli obblighi di mantenimento permangono identici a quelli della separazione (art. 156 c.c., art. 155 c.c.): la maggiore età non li interrompe automaticamente, se il figlio non è economicamente autosufficiente. Con il divorzio, l’ex coniuge perde il diritto all’eredità del partner ma può ottenere una quota del TFR e della pensione di reversibilità in caso di morte (rispettivamente artt. 12-bis e 9 della L. 898/1970).

    Articoli chiave da consultare

    Esempi pratici, conseguenze e costi 2026

    Tizio e Caia, sposati nel 2018 senza figli, ottengono il decreto di omologa di separazione consensuale a giugno 2025. A gennaio 2026, decorsi i sei mesi, depositano il ricorso congiunto di divorzio. Il giudice fissa l’udienza a marzo, verifica la persistenza del consenso e pronuncia la sentenza di divorzio ad aprile: tempo complessivo dal matrimonio al divorzio circa 7 anni, dal deposito della separazione al divorzio meno di 12 mesi. Costi totali tra separazione e divorzio: circa 200 euro vivi e 3.000-5.000 euro di onorari (per entrambi i procedimenti).

    Tizio e Sempronia, con due figli minori, applicano il cumulo delle domande introdotto dalla riforma Cartabia. Depositano in unico ricorso separazione e divorzio. Il tribunale pronuncia separazione consensuale a settembre 2025; a marzo 2026 (decorsi 6 mesi), nella stessa causa, pronuncia il divorzio. Risparmio di tempo e costi rispetto a due procedimenti separati. Caia e Mevio, infine, optano per la negoziazione assistita: i due avvocati negoziano l’accordo che, trasmesso alla Procura, ottiene l’autorizzazione in 60 giorni e produce gli stessi effetti della sentenza di divorzio.

    Domande frequenti

    Dopo quanto tempo posso divorziare?

    Dalla L. 55/2015 sono richiesti 6 mesi di separazione consensuale o 12 mesi di separazione giudiziale ininterrotti. Il termine decorre dalla data di comparizione dei coniugi davanti al giudice (o dalla sottoscrizione dell’accordo di negoziazione assistita / dichiarazione al sindaco). Con la riforma Cartabia è possibile cumulare nello stesso processo separazione e divorzio: tempo complessivo sotto i 12 mesi.

    Cosa cambia tra divorzio breve consensuale e giudiziale?

    Il divorzio consensuale è basato sull’accordo dei coniugi su tutte le condizioni: il giudice si limita a verificare l’equilibrio e la tutela dei figli. Tempi: 3-5 mesi dal deposito. Il divorzio giudiziale presuppone disaccordo su uno o più punti: il giudice istruisce la causa con audizioni e CTU economica/familiare. Tempi: 12-24 mesi in primo grado, con possibilità di appello e cassazione.

    Quanto costa il divorzio nel 2026?

    I costi vivi (contributo unificato, marche, diritti) ammontano a circa 100 euro per il divorzio consensuale. L’onorario dell’avvocato unico va da 1.500 a 4.000 euro. Per il giudiziale i costi salgono a 4.000-10.000 euro per parte. La negoziazione assistita è più economica (1.500-3.000 euro per parte), il divorzio davanti al sindaco è il più economico (200-400 euro).

    Posso chiedere subito il divorzio senza separazione?

    No, salvo casi tassativi: nullità del matrimonio dichiarata da sentenza, condanna penale per gravi reati (omicidio del coniuge o dei figli, violenza sessuale aggravata, ecc.), divorzio ottenuto all’estero da uno dei coniugi straniero, mancata consumazione del matrimonio. Negli altri casi è sempre richiesto il previo periodo di separazione di sei o dodici mesi.

    L’assegno divorzile è automatico?

    No, l’assegno divorzile non è automatico. Secondo l’orientamento delle Sezioni Unite del 2018 ha natura assistenziale, perequativa e compensativa: il giudice valuta i redditi attuali, l’apporto dato durante il matrimonio (anche in termini di cura della famiglia e rinuncia a opportunità professionali), la durata del matrimonio, l’età e lo stato di salute. Decade in caso di nuove nozze del beneficiario.

    Risorse correlate

    Approfondisci la disciplina del divorzio e della separazione: art. 150 c.c., art. 191 c.c., art. 156 c.c., art. 149 c.c.. Sul rito unico Cartabia vedi art. 706 c.p.c. e art. 711 c.p.c..

    Questa guida ha valore divulgativo e non costituisce consulenza legale. Per casi specifici è raccomandato il parere di un professionista abilitato.

  • Art. 216-sexies D.Lgs. 209/2005 – (Calcolo della situazione di solvibilità di gruppo)

    Art. 216-sexies D.Lgs. 209/2005 – (Calcolo della situazione di solvibilità di gruppo)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. 1. L'IVASS stabilisce con regolamento i criteri e le modalità del calcolo della solvibilità di gruppo ed in particolare: a) le disposizioni relative ai metodi di calcolo della solvibilità di gruppo, in particolare al metodo basato sul bilancio consolidato, alla frequenza del calcolo, all'inclusione della quota proporzionale, all'eliminazione del doppio computo di fondi propri ammissibili, all'eliminazione della creazione infragruppo di capitale, ai criteri di valutazione delle attività e delle passività, ai termini e le modalità delle comunicazioni da effettuare periodicamente; b) i presupposti e la procedura di autorizzazione per l'utilizzo del metodo della deduzione e dell'aggregazione; c) il trattamento delle imprese di assicurazione e di riassicurazione controllate o partecipate con sede in un altro Stato membro, in particolare prevedendo che l'IVASS possa tener conto, in relazione all'impresa controllata o partecipata, del Requisito Patrimoniale di Solvibilità e dei fondi propri ammissibili a copertura di tale requisito previsti da detto Stato membro; d) il trattamento degli enti creditizi, delle imprese di investimento e enti finanziari partecipati o controllati; e) il trattamento delle società di partecipazione assicurativa e di partecipazione finanziaria mista intermedie e delle imprese di assicurazione o di riassicurazione controllate o partecipate aventi sede legale in uno Stato terzo, ai fini dell'inclusione nel calcolo della solvibilità di gruppo; in particolare l'IVASS può prevedere che, nel caso in cui l'impresa di assicurazione o di riassicurazione controllata o partecipata avente sede legale in uno Stato terzo sia soggetta ad un regime di autorizzazione e a requisiti di solvibilità almeno equivalenti, il calcolo, effettuato secondo il metodo della deduzione e della aggregazione, tenga conto, per quanto riguarda l'impresa in questione, del Requisito Patrimoniale di Solvibilità e dei fondi propri ammissibili a copertura di tale requisito previsti dallo Stato terzo; f) le modalità di vigilanza della solvibilità di gruppo nel caso di indisponibilità delle informazioni relativamente ad una società partecipata o controllata avente sede in uno Stato membro o in uno Stato terzo.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.