Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
CCNL Editoria Libraria

TFR e fine rapporto nel CCNL Editoria Libraria

Il Trattamento di Fine Rapporto è la forma di retribuzione differita più importante nel diritto del lavoro italiano: si accumula anno dopo anno e viene corrisposto al termine del rapporto, qualunque ne sia la causa. Per i dipendenti delle case editrici librarie è disciplinato dall’art. 2120 c.c. e, per la sua destinazione, anche dalla l. 252/2005 sulla previdenza complementare.

In sintesi

Il TFR matura ogni anno nella misura del 6,91% della retribuzione lorda utile (retribuzione annua divisa per 13,5) e viene rivalutato al 31 dicembre di ogni anno. Alla cessazione del rapporto è liquidato integralmente con tassazione separata. Per le aziende con almeno 50 dipendenti il TFR non versato a un fondo pensione va al Fondo di Tesoreria INPS. Il lavoratore può chiedere un anticipo fino al 70% del TFR maturato alle condizioni dell’art. 2120 c.c.

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Dati contrattuali

Parti firmatarie (lavoratori)
SLC-CGIL · FISTEL-CISL · UILCOM-UIL
Parti firmatarie (datori)
Associazioni degli editori di libri
Categorie
Impiegati, quadri e redattori delle case editrici librarie
Ambito
Dipendenti delle aziende che producono e commercializzano libri
Vigenza
Rinnovo periodico; per le decorrenze esatte si rinvia al testo vigente
Fonte
Testo del CCNL depositato presso il CNEL

La natura giuridica del TFR: retribuzione differita

Il TFR non è un’indennità liquidata a titolo di benevolenza né un trattamento legato alla causa di cessazione del rapporto. L’art. 2120 c.c. lo qualifica come retribuzione differita: una quota della retribuzione annua che il lavoratore non percepisce mensilmente ma accumula presso il datore (o presso il Fondo di Tesoreria INPS) e che riceve in un’unica soluzione alla fine del rapporto.

Questa qualificazione ha conseguenze pratiche rilevanti:

  • Il TFR matura anche durante periodi di sospensione del rapporto (malattia, maternità, infortunio, Cassa Integrazione Guadagni), poiché la retribuzione contrattuale di riferimento non si riduce per effetto delle assenze;
  • Il TFR è credito del lavoratore e, in caso di fallimento del datore, è assistito da privilegio speciale (art. 2751-bis c.c.) e dal Fondo di Garanzia INPS (l. 297/1982);
  • Il TFR non può essere rinunciato anticipatamente salvo nei casi e nei modi previsti dalla legge (anticipo ex art. 2120 c.c.).

Il meccanismo di calcolo

Il calcolo del TFR annuo segue la formula stabilita dall’art. 2120, 2° comma, c.c.:

  • Quota annua = retribuzione lorda annua utile / 13,5 = 6,91% della retribuzione lorda utile;
  • Si sottrae dalla retribuzione lorda utile la quota del contributo previdenziale a carico del lavoratore (0,50% dell’imponibile previdenziale);
  • La retribuzione utile comprende tutte le voci retributive corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro a titolo non occasionale, incluse la tredicesima e — se prevista dal CCNL — la quattordicesima mensilità e i premi di produttività di carattere continuativo.

La quota TFR accantonata viene rivalutata ogni 31 dicembre applicando un tasso composto:

  • 1,5% fisso;
  • più il 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo ISTAT per le famiglie di operai e impiegati (indice FOI) dell’anno precedente.

La rivalutazione è soggetta a un’imposta sostitutiva dell’11% annuo, trattenuta dal datore e versata al fisco in acconto e saldo. Il lavoratore non deve preoccuparsi di questo adempimento: è a carico esclusivo del datore.

Destinazione del TFR: azienda, Fondo INPS o previdenza complementare

Dal 1° gennaio 2007 (d.lgs. 252/2005 e l. 296/2006) il lavoratore di nuova assunzione deve compiere una scelta esplicita entro i primi sei mesi di lavoro:

  1. Destinazione alla previdenza complementare: il TFR viene versato a un fondo pensione negoziale (di categoria o territoriale), a un fondo aperto o a un piano individuale pensionistico (PIP). Nel settore dell’editoria e dei media esistono fondi di previdenza complementare di settore; il CCNL può indicare il fondo negoziale di riferimento.
  2. Mantenimento presso il datore o trasferimento al Fondo di Tesoreria INPS: se il lavoratore non sceglie o sceglie esplicitamente di non versare a un fondo pensione, il TFR viene:
    • mantenuto in azienda (per le imprese con meno di 50 dipendenti);
    • versato al Fondo di Tesoreria INPS (per le imprese con almeno 50 dipendenti), che provvede alla rivalutazione e alla liquidazione finale.

    Il silenzio del lavoratore equivale a destinazione tacita alla previdenza complementare secondo le regole di default (silenzio-assenso relativo), salvo la prima alternativa non sia espressamente rifiutata.

    Vantaggi della previdenza complementare per il TFR

    La destinazione del TFR a un fondo pensione offre in genere una fiscalità più favorevole alla liquidazione finale (aliquota al 15%, riducibile fino al 9% con anzianità superiore a trentacinque anni nel fondo) rispetto alla tassazione separata ordinaria. La scelta è irreversibile per la quota già versata al fondo. Il CCNL di settore può prevedere un contributo aggiuntivo a carico del datore per i lavoratori che aderiscono alla previdenza complementare di settore.

    L’anticipo del TFR

    L’art. 2120, 6° comma, c.c. consente al lavoratore con almeno otto anni di servizio continuativo presso lo stesso datore di richiedere, una sola volta nel corso del rapporto, un anticipo del TFR maturato. Le condizioni sono:

    • Importo massimo: 70% del TFR maturato alla data della richiesta;
    • Causali ammesse: (a) spese sanitarie per terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalla competente struttura pubblica; (b) acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato con atto notarile; (c) spese durante i congedi per formazione o parentali di lunga durata.

    Il datore può soddisfare le richieste entro il limite del 10% degli aventi diritto e comunque del 4% del numero totale dei dipendenti. Il CCNL di settore può ampliare le causali o ridurre il requisito di anzianità minima per l’accesso all’anticipo.

    La liquidazione al termine del rapporto

    Alla cessazione del rapporto per qualsiasi causa, il datore è tenuto a liquidare:

    • il TFR maturato fino alla data di cessazione (compresa la quota dell’anno in corso, rivalutata pro rata temporis);
    • le ferie e i permessi maturati e non goduti;
    • il rateo di tredicesima (e di quattordicesima, se prevista) maturato nell’anno;
    • l’indennità sostitutiva del preavviso, se il datore ha comunicato il recesso in tronco.

    La liquidazione è esigibile immediatamente alla cessazione del rapporto. Ritardi nel pagamento espongono il datore a interessi legali ex art. 1284 c.c. e, nelle situazioni più gravi, a sanzioni amministrative per violazione delle norme sui tempi di pagamento della retribuzione.

    Tassazione separata del TFR

    Il TFR è soggetto a tassazione separata (art. 17 e 19 TUIR). Il meccanismo è il seguente:

    1. Il datore (sostituto d’imposta) applica una ritenuta provvisoria calcolata utilizzando l’aliquota media IRPEF dell’anno in cui è maturata la quota di TFR;
    2. Entro quattro anni dalla cessazione del rapporto, l’Agenzia delle Entrate effettua il conguaglio definitivo, calcolando l’imposta sull’aliquota media IRPEF corrispondente al reddito complessivo medio degli ultimi cinque anni. Se risulta un credito, viene rimborsato al lavoratore; se risulta un debito, viene richiesto un versamento integrativo.

    Per il TFR già versato a fondi pensione la tassazione è diversa e mediamente più favorevole, come illustrato nel paragrafo dedicato alla previdenza complementare.

    Casi pratici

    Tizia — Redattrice, cessazione dopo dodici anni: anticipo e liquidazione
    Tizia lavora da dodici anni come redattrice per una casa editrice di saggistica. Al decimo anno di servizio ha richiesto un anticipo del TFR pari al 70% di quanto maturato a quella data, destinandolo all’acquisto della prima casa. Al termine del rapporto (dimissioni volontarie) riceve la liquidazione dell’intero TFR residuo: vale a dire il TFR maturato nei due anni successivi all’anticipo, più la quota non anticipata rivalutata secondo il tasso ex art. 2120 c.c. dalla data dell’anticipo. Sul totale il datore applica la ritenuta a titolo di tassazione separata provvisoria; il conguaglio definitivo avverrà entro quattro anni per opera dell’Agenzia delle Entrate.
    Caio — Impiegato, scelta della previdenza complementare e contributo datoriale
    Caio viene assunto come impiegato in una casa editrice con più di cinquanta dipendenti. Nei primi sei mesi sceglie di destinare il proprio TFR al fondo pensione negoziale di settore indicato dal CCNL. Il datore, come previsto dal contratto, versa a sua volta un contributo aggiuntivo a carico aziendale al medesimo fondo, incrementando la posizione pensionistica di Caio. Il TFR non fluisce al Fondo di Tesoreria INPS: viene accreditato direttamente al fondo pensione. Alla fine del rapporto (dopo molti anni di servizio) Caio beneficia di un’aliquota fiscale ridotta sulla rendita pensionistica o sul capitale, a condizione di aver maturato il requisito di anzianità minima nel fondo.

    Quanto TFR hai maturato?

    Calcola il TFR netto: accantonamento annuo, rivalutazione ISTAT e tassazione separata, partendo dalla retribuzione del tuo CCNL.

    Apri il calcolatore del TFR →

    Domande frequenti

    Come si calcola il TFR annuo per un dipendente di una casa editrice?
    Il TFR annuo si calcola dividendo la retribuzione lorda annua utile (comprensiva di tredicesima e quattordicesima, al netto dei soli contributi previdenziali a carico del lavoratore) per 13,5. Corrisponde al 6,91% della retribuzione lorda utile. La quota accantonata viene rivalutata ogni anno al 31 dicembre con un tasso fisso dell’1,5% più il 75% dell’inflazione ISTAT.
    Il TFR viene versato all’INPS o rimane in azienda?
    Dipende dalle dimensioni dell’azienda. Per le aziende con almeno 50 dipendenti, il TFR non destinato dal lavoratore alla previdenza complementare viene versato al Fondo di Tesoreria INPS. Per le aziende con meno di 50 dipendenti, il TFR rimane in azienda salvo diversa scelta del lavoratore.
    Si può richiedere un anticipo del TFR prima della cessazione del rapporto?
    Sì. Il lavoratore con almeno otto anni di anzianità aziendale può richiedere un anticipo del TFR, una sola volta, fino al 70% del maturato, per spese sanitarie gravi, acquisto della prima casa o congedi. Il CCNL di settore può prevedere condizioni più favorevoli.
    Il TFR spetta anche in caso di dimissioni volontarie?
    Sì. Il TFR matura in ogni caso, a prescindere dalla causa di cessazione del rapporto. È retribuzione differita già guadagnata e non può essere trattenuta dal datore.
    Come viene tassato il TFR al momento della liquidazione?
    Il TFR è soggetto a tassazione separata (artt. 17 e 19 TUIR). Il datore applica una ritenuta provvisoria; l’Agenzia delle Entrate effettua il conguaglio definitivo entro quattro anni dalla cessazione del rapporto. Per il TFR già versato a fondi pensione la fiscalità è di norma più favorevole.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi contrattuali, come darle, preavviso e telematiche, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità e congedi parentali e tredicesima, quattordicesima e premi.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e si fondano sull’art. 2120 c.c., sul d.lgs. 252/2005 e sulle norme di riferimento per la previdenza complementare e la tassazione del TFR (artt. 17 e 19 TUIR). Per i valori dell’indice di rivalutazione ISTAT e per le soglie fiscali aggiornate si rinvia alle comunicazioni annuali dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate. Per situazioni specifiche è consigliabile rivolgersi alle organizzazioni sindacali firmatarie (SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL) o a un consulente del lavoro.

In sintesi

  • Il TFR dei dipendenti dell'editoria libraria e disciplinato dall'art. 2120 c.c. come retribuzione differita: matura anno per anno e si liquida alla cessazione, qualunque ne sia la causa.
  • La quota annua si ottiene dividendo la retribuzione utile per il coefficiente fissato dall'art. 2120 c.c. (un tredicesimo e mezzo della retribuzione annua).
  • Il montante accantonato e rivalutato ogni anno secondo l'indice di legge (componente fissa piu una quota dell'indice ISTAT dei prezzi).
  • Il lavoratore puo destinare il TFR a un fondo pensione (l. 252/2005) oppure mantenerlo in azienda; nelle imprese maggiori il non versato confluisce nel Fondo di Tesoreria INPS.
  • E ammesso l'anticipo del TFR maturato nei limiti e alle condizioni dell'art. 2120 c.c.; il credito e tutelato dal privilegio e dal Fondo di Garanzia INPS.
Indice dei contenuti

Il Trattamento di Fine Rapporto e la voce piu identitaria della retribuzione differita italiana: non un premio legato al modo in cui finisce il rapporto, ma una quota di salario che il lavoratore accantona di anno in anno e incassa al termine. Per i dipendenti delle case editrici librarie la cornice e quella generale dell'art. 2120 c.c., integrata dalla disciplina sulla previdenza complementare per la parte relativa alla destinazione del montante.

La natura di retribuzione differita

Qualificare il TFR come retribuzione differita non e un'etichetta neutra. Significa che esso matura anche nei periodi di sospensione del rapporto - malattia, maternita, infortunio, integrazione salariale - perche la retribuzione contrattuale di riferimento non si azzera per effetto dell'assenza. Significa inoltre che si tratta di un credito del lavoratore, assistito in caso di insolvenza del datore da un privilegio e dall'intervento del Fondo di Garanzia INPS. Da qui l'indisponibilita anticipata, salvo gli anticipi tipizzati dalla legge.

Il meccanismo di calcolo

La logica dell'art. 2120 c.c. e semplice nella struttura: ogni anno si accantona una quota pari alla retribuzione utile divisa per un tredicesimo e mezzo. Dalla quota si detrae una piccola percentuale destinata alla rivalutazione, secondo il criterio di legge. La nozione di retribuzione utile e essa stessa rilevante, perche comprende tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto con i criteri di onnicomprensivita, salvo le esclusioni espresse. Per gli importi puntuali si rinvia sempre alle tabelle e ai conteggi sul cedolino.

La rivalutazione annuale del montante

Il capitale gia accantonato non resta fermo: al 31 dicembre di ogni anno viene rivalutato applicando una componente fissa stabilita dalla legge e una quota dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo. E un meccanismo che protegge in parte il valore reale dell'accantonamento dall'erosione inflattiva, pur non garantendone l'integrale conservazione. La rivalutazione e soggetta a imposta sostitutiva secondo le regole fiscali vigenti.

La destinazione: azienda o fondo pensione

Il lavoratore puo scegliere se lasciare il TFR in azienda o conferirlo a una forma pensionistica complementare ai sensi della l. 252/2005. La scelta, una volta operata, segue regole precise di reversibilita e produce effetti sulla tassazione finale, generalmente piu favorevole per il TFR conferito a previdenza complementare. Nelle aziende che superano la soglia dimensionale di legge, il TFR non destinato a fondo confluisce nel Fondo di Tesoreria gestito dall'INPS, pur restando un debito sostanziale verso il lavoratore.

L'anticipazione del TFR

L'art. 2120 c.c. consente, a determinate condizioni di anzianita e nei limiti quantitativi previsti, di chiedere un anticipo del TFR maturato per causali tipiche come le spese sanitarie straordinarie o l'acquisto della prima casa per se o per i figli. Si tratta di una facolta contingentata: il datore puo soddisfare le richieste entro un tetto annuo riferito agli aventi diritto. La contrattazione collettiva puo ampliare le ipotesi, e per questo conviene verificare il testo del CCNL vigente.

La liquidazione alla cessazione

Alla fine del rapporto, qualunque sia la causa - dimissioni, licenziamento, pensionamento, scadenza del termine - il TFR e liquidato integralmente con tassazione separata, secondo un'aliquota media commisurata agli anni di servizio. In caso di decesso del lavoratore, le quote spettano agli aventi diritto indicati dalla legge. La tempestivita della liquidazione e un obbligo del datore, la cui inerzia genera interessi e rivalutazione a favore del lavoratore.

Domande frequenti

Come si calcola il TFR nell'editoria libraria?

Secondo l'art. 2120 c.c. si accantona ogni anno una quota pari alla retribuzione utile divisa per un tredicesimo e mezzo, al netto della quota destinata alla rivalutazione. Per gli importi puntuali si fa riferimento alle voci del cedolino e alle tabelle applicabili.

Il TFR matura anche durante la malattia o la maternita?

Si. Essendo retribuzione differita, il TFR matura anche nei periodi di sospensione del rapporto come malattia, maternita, infortunio e integrazione salariale, perche la retribuzione contrattuale di riferimento non si riduce per effetto dell'assenza.

Posso chiedere un anticipo del TFR?

Si, alle condizioni dell'art. 2120 c.c.: occorre una determinata anzianita e una causale tipica, come spese sanitarie straordinarie o acquisto della prima casa. L'anticipo e contingentato entro limiti quantitativi e puo essere ampliato dalla contrattazione collettiva.

Conviene lasciare il TFR in azienda o destinarlo a un fondo pensione?

Dipende dalla situazione individuale. La l. 252/2005 consente di conferire il TFR a una forma pensionistica complementare, scelta che incide sulla tassazione finale, generalmente piu favorevole. La decisione va valutata caso per caso, anche per la sua reversibilita.

Cosa succede al TFR se l'azienda fallisce?

Il TFR e un credito del lavoratore assistito da privilegio e garantito dal Fondo di Garanzia INPS istituito dalla l. 297/1982, che interviene in caso di insolvenza del datore per assicurarne il pagamento.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-06-21
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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