Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Redditi dei figli minori nel 730: usufrutto legale e dichiarazione

    In sintesi

    • Usufrutto legale: i genitori che esercitano la responsabilità genitoriale hanno l’usufrutto legale sui beni del figlio minore; i redditi prodotti da quei beni vanno inclusi nella dichiarazione dei genitori.
    • Redditi inclusi nella dichiarazione dei genitori: tutti i redditi che derivano dai beni soggetti a usufrutto legale, ad esempio canoni da immobili intestati al minore, interessi su depositi, ecc.
    • Redditi esclusi dall’usufrutto legale: beni acquistati dal figlio con i proventi del proprio lavoro, beni lasciati o donati per intraprendere una professione, pensioni di reversibilità, beni ereditati contro la volontà di entrambi i genitori.
    • Dichiarazione separata per il minore: i redditi del figlio non soggetti a usufrutto legale devono essere dichiarati a nome del minore, da uno dei genitori, con modello 730 separato.
    • Chi firma la dichiarazione del minore: nel frontespizio del 730 presentato per il minore va barrata la casella ‘Minore’; il genitore indica il proprio codice fiscale come rappresentante.
    • Non si cumulano mai: i redditi del genitore e quelli del minore non si sommano mai in un’unica dichiarazione; o il reddito del minore finisce nel 730 del genitore (usufrutto legale) oppure in un 730 separato intestato al minore.

    Usufrutto legale: quando i redditi del figlio vanno nella dichiarazione del genitore

    Se hai un figlio minore che possiede beni (ad esempio un appartamento ereditato dai nonni, un conto corrente con interessi), il fisco prevede che i redditi prodotti da quei beni vengano dichiarati da te, genitore, nella tua dichiarazione dei redditi. Questa regola si chiama ‘usufrutto legale’: i genitori che esercitano la responsabilita’ genitoriale hanno il diritto di godere dei beni del figlio minore e quindi ne dichiarano i frutti.

    Non tutti i beni del minore rientrano nell’usufrutto legale. La legge esclude alcune categorie specifiche: i beni che il figlio ha acquistato con i proventi del suo lavoro, quelli lasciati o donati con la condizione esplicita che i genitori non ne abbiano l’usufrutto, le pensioni di reversibilità e i beni pervenuti per eredità o donazione accettata contro la volontà di entrambi i genitori.

    I redditi dei beni esclusi dall’usufrutto legale devono essere dichiarati a nome del figlio minore, non nel 730 del genitore. In pratica si presenta un modello 730 separato per il minore: il genitore lo compila e firma come rappresentante legale, indicando nel frontespizio i dati del minore come contribuente e i propri come rappresentante.

    Redditi del figlio minore: dove vanno dichiarati
    Tipo di reddito/bene del minore Soggetto all'usufrutto legale? Dove si dichiara
    Appartamento ereditato dai nonni con accordo dei genitori Sì 730 del genitore (quadro B)
    Conto corrente con interessi intestato al minore Sì 730 del genitore (quadro D)
    Redditi da lavoro del figlio minore (es. attore, modello) No 730 separato intestato al minore
    Pensione di reversibilità No 730 separato intestato al minore
    Beni donati con esclusione esplicita dell'usufrutto No 730 separato intestato al minore

    Esempio pratico

    • Caio e sua moglie hanno un figlio di 10 anni, Sempronio, che ha ereditato dalla nonna un appartamento con rendita catastale di 800 euro, affittato a 7.200 euro annui. L’eredita’ è stata accettata nell’interesse del figlio con il consenso di entrambi i genitori. I redditi di Sempronio da questo immobile rientrano nell’usufrutto legale di Caio e sua moglie: i 7.200 euro di canone (o la quota del 95% in tassazione ordinaria) vanno dichiarati nel quadro B di uno dei due genitori. I redditi del figlio non si sommano a quelli del genitore: vengono aggiunti al reddito complessivo del genitore dichiarante. Se Sempronio avesse anche una pensione di reversibilità, questa non sarebbe soggetta a usufrutto legale e andrebbe in un 730 separato presentato a nome di Sempronio.

    Documenti necessari

    • Documentazione dell’atto da cui derivano i beni del minore (atto di successione, donazione, ecc.)
    • Codice fiscale del figlio minore
    • Rendita catastale o altri dati reddituali dei beni del minore soggetti a usufrutto legale
    • Eventuale documentazione che esclude l’usufrutto legale (clausola nella donazione, ecc.)

    Immobile ereditato dal figlio: reddito nella dichiarazione del genitore

    Scenario. Tizio ha una figlia di 8 anni che ha ereditato un appartamento dalla bisnonna. L’eredita’ è stata accettata nell’interesse della minore con il consenso di Tizio e di sua moglie. L’appartamento è affittato a 600 euro al mese (7.200 euro annui).

    Come si applica. L’immobile è soggetto all’usufrutto legale di Tizio e di sua moglie. Il canone di locazione (7.200 euro) va dichiarato nel quadro B del 730 di uno dei due genitori, indicando la quota di pertinenza (se entrambi esercitano la responsabilita’ genitoriale, può essere ripartita). Tizio indica la rendita catastale dell’immobile e il canone (95% in tassazione ordinaria) come se fosse un suo immobile locato. La figlia non presenta alcuna dichiarazione separata per questi redditi.

    In pratica

    • Includere nel proprio quadro B la rendita e il canone dell’immobile del minore soggetto a usufrutto.
    • I redditi da usufrutto legale si aggiungono al reddito complessivo del genitore.
    • Non presentare una dichiarazione separata per questi redditi a nome del figlio.

    Figlio attore minorenne: 730 separato a suo nome

    Scenario. Sempronia ha un figlio di 15 anni che lavora come attore e ha guadagnato 9.000 euro nel 2025 dal proprio lavoro. Questi proventi non sono soggetti all’usufrutto legale dei genitori.

    Come si applica. I redditi da lavoro del figlio minore non rientrano nell’usufrutto legale. Sempronia deve presentare un modello 730 separato a nome del figlio: nel frontespizio barra la casella ‘Minore’ e indica il codice fiscale del figlio come contribuente, il proprio come rappresentante. Nel 730 del figlio vengono dichiarati i 9.000 euro di reddito da lavoro. Sempronia e suo marito non includono questi redditi nel proprio 730; i redditi del padre e quelli del figlio non si sommano mai.

    In pratica

    • Redditi da lavoro del figlio: non soggetti a usufrutto legale, 730 separato intestato al minore.
    • Nel frontespizio del 730 del minore: casella ‘Minore’ barrata, codice fiscale del figlio come contribuente.
    • Il genitore firma come rappresentante legale, non come contribuente.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo dichiarare i redditi del mio figlio minore nel mio 730?

    Dipende. Se derivano da beni soggetti all’usufrutto legale (la maggior parte dei beni ereditati o ricevuti in donazione con accordo dei genitori), sì: li includi nel tuo 730. Se invece derivano dal lavoro del figlio o da beni esplicitamente esclusi dall’usufrutto, no: presenti un 730 separato a nome del figlio.

    Come si presenta il 730 per un figlio minore?

    Compili il modello 730 con i dati del figlio come contribuente e barri la casella ‘Minore’ nel frontespizio. Scrivi il tuo codice fiscale come rappresentante legale. Il modello va presentato al CAF o al professionista.

    Le pensioni di reversibilità del figlio vanno nel mio 730?

    No. Le pensioni di reversibilità sono escluse per legge dall’usufrutto legale, indipendentemente dall’eta’ del figlio. Devono essere dichiarate in un 730 separato intestato al minore.

    Se entrambi i genitori esercitano la responsabilità genitoriale, chi dichiara i redditi del minore?

    L’usufrutto legale spetta ad entrambi in comune. I redditi possono essere inclusi nel 730 di uno solo dei due genitori, che li aggiunge al proprio reddito complessivo, oppure ripartiti tra i due dichiaranti in proporzione alla quota di usufrutto.

    Un bene donato al figlio con clausola 'senza usufrutto dei genitori' va nella mia dichiarazione?

    No. Se il donante ha espressamente escluso l’usufrutto legale nella donazione, i redditi di quel bene spettano al figlio e vanno dichiarati in un 730 separato intestato al minore. La condizione non ha effetto, però, per i beni spettanti al figlio a titolo di legittima.

    I redditi del figlio soggetti a usufrutto legale si sommano ai miei ai fini delle detrazioni?

    Sì. Vengono aggiunti al tuo reddito complessivo e incidono sul calcolo di detrazioni e agevolazioni collegate al reddito. È importante quindi tenerne conto quando si verifica la spettanza di benefici con soglie di reddito.

    Vedi anche: Pegno, usufrutto e sequestro di quote di SRL e Usufrutto e nuda proprieta.

  • Art. 220-quater D.Lgs. 209/2005 – (Vigilanza sul sottogruppo nazionale con società controllante di Stato terzo)

    Art. 220-quater D.Lgs. 209/2005 – (Vigilanza sul sottogruppo nazionale con società controllante di Stato terzo)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Se l'ultima società controllante di cui all'articolo 210, comma 2, è controllata da un'altra impresa di assicurazione o di riassicurazione o da un'altra società di partecipazione assicurativa o di partecipazione finanziaria mista con sede in uno Stato terzo, l'IVASS applica al sottogruppo nazionale con a capo l'ultima società controllante italiana le disposizioni sulla vigilanza di gruppo di cui al presente codice, secondo quanto previsto dal presente Capo.

    2. L'IVASS può stabilire se e quali disposizioni sulla vigilanza di gruppo di cui al presente codice non applicare al sottogruppo nazionale, valutando anche se le società appartenenti al sottogruppo nazionale siano soggette da parte dell'autorità di vigilanza dello Stato terzo a disposizioni di vigilanza sul gruppo equivalenti a quelle esercitate sulle imprese di assicurazione e di riassicurazione italiane

  • Art. 220-ter D.Lgs. 209/2005 – (Disciplina applicabile al sottogruppo nazionale con società controllante di Stato membro)

    Art. 220-ter D.Lgs. 209/2005 – (Disciplina applicabile al sottogruppo nazionale con società controllante di Stato membro)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. La scelta del metodo di calcolo della solvibilità di gruppo di cui all'articolo 216-sexies, comma 1, lettera a) e b), effettuata dall'autorità di vigilanza sul gruppo a capo del quale vi è un'ultima società controllante con sede in un altro Stato membro, è riconosciuta come determinante e applicata dall'IVASS.

    2. L'autorizzazione a calcolare il Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo e il Requisito Patrimoniale di Solvibilità delle imprese di assicurazione e di riassicurazione del gruppo sulla base di un modello interno, rilasciata dall'autorità di vigilanza sul gruppo a capo del quale vi è una ultima società controllante con sede in un altro Stato membro, è riconosciuta come determinante e applicata dall'IVASS.

    3. Nel caso di cui al comma 2, se l'IVASS ritiene che il profilo di rischio della società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 3, si discosti significativamente dal modello interno approvato a livello comunitario, l'IVASS, può decidere, fino a quando tale società non risolve adeguatamente le riserve dell'Autorità, di imporre una maggiorazione del Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo risultante dall'applicazione del predetto modello, o, in circostanze eccezionali in cui la maggiorazione del Requisito Patrimoniale non sarebbe opportuna, di imporre alla società medesima di calcolare il suo Requisito Patrimoniale di solvibilità di gruppo sulla base della formula standard.

    4. L'IVASS indica le ragioni della decisione adottata, ai sensi del comma 3, sia alla società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, che all'autorità di vigilanza sul gruppo. L'IVASS informa il Collegio delle autorità di vigilanza ai sensi degli articoli 207-bis e 207-septies, comma 1, lettera b).

    5. L'ultima società controllante italiana a capo del sottogruppo nazionale può presentare la richiesta di autorizzazione all'applicazione delle disposizioni sulla vigilanza di gruppo con gestione centralizzata dei rischi ai sensi dell'articolo 217-ter, in relazione alle proprie imprese di assicurazione o riassicurazione controllate, solo se l'IVASS ha deciso di non applicare al sottogruppo nazionale tutte o parte delle disposizioni sulla vigilanza sulla solvibilità di gruppo di cui al presente codice ai sensi dell'articolo 220-bis, comma 3.

    6. L'IVASS non applica o cessa di applicare gli strumenti di cui al Capo III del presente Titolo nel caso in cui l'ultima società controllante con sede in un altro Stato membro abbia ottenuto l'autorizzazione ad applicare le disposizioni sulla vigilanza di gruppo con gestione centralizzata del rischio per l'ultima impresa controllante a capo del sottogruppo nazionale

  • Art. 220-bis D.Lgs. 209/2005 – (Vigilanza sul sottogruppo nazionale con società controllante di Stato membro)

    Art. 220-bis D.Lgs. 209/2005 – (Vigilanza sul sottogruppo nazionale con società controllante di Stato membro)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Se l'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, è controllata da un'altra impresa di assicurazione o di riassicurazione o da un'altra società di partecipazione assicurativa o di partecipazione finanziaria mista con sede in un altro Stato membro, l'IVASS applica al sottogruppo nazionale con a capo livello l'ultima società controllante italiana le disposizioni sulla vigilanza di gruppo di cui al presente codice, secondo quanto previsto dal presente Capo e fatti salvi gli accordi eventualmente conclusi ai sensi del comma 4.

    2. La vigilanza sul sottogruppo di cui al comma 1 è in ogni caso esercitata dall'IVASS, previa consultazione dell'ultima società controllante dello Stato membro e dell'autorità di vigilanza a livello di gruppo. A tali soggetti l'IVASS riferisce le ragioni della decisione di esercitare la vigilanza sul sottogruppo e informa il Collegio delle Autorità di vigilanza ai sensi degli articoli 207-bis e 207-septies, comma 1, lettera b).

    3. L'IVASS può stabilire se e quali disposizioni sulla vigilanza di gruppo di cui al presente codice non applicare al sottogruppo nazionale, anche in base agli accordi di coordinamento conclusi con le autorità degli altri Stati membri.

    4. Nel caso in cui sussista un sottogruppo nazionale in un altro Stato membro, l'IVASS può concludere accordi di coordinamento con l'autorità di vigilanza dello Stato membro in cui ha sede il sottogruppo al fine di stabilire le modalità di esercizio della vigilanza. L'IVASS può esercitare la vigilanza sul sottogruppo nazionale italiano di cui al comma 1 secondo quanto previsto dall'accordo di coordinamento concluso con l'autorità di vigilanza dello Stato membro includendo nell'area di vigilanza anche il sottogruppo dell'altro Stato. In tal caso, l'IVASS spiega le ragioni dell'accordo concluso all'ultima società controllante del gruppo con sede in un altro Stato membro di cui al comma 1 e all'autorità di vigilanza sul gruppo. L'IVASS informa il collegio delle autorità di vigilanza ai sensi degli articoli 207-bis e 207-septies, comma 1, lettera b

  • Art. 220 cod. ass. – Accordi per la concessione di esoneri (abrogato)

    Art. 220 cod. ass. – Accordi per la concessione di esoneri

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 12 maggio 2015, n. 74. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Se un’impresa di assicurazione o di riassicurazione di cui all’articolo 210, comma 1, è controllata da un’altra impresa di assicurazione o da un’impresa di riassicurazione o da un’impresa di partecipazione assicurativa aventi sede legale in un altro Stato membro, l’ISVAP può esonerare l’impresa di cui all’articolo 210, comma 1, dall’obbligo di calcolare la situazione di solvibilità corretta, se l’Istituto ha concordato con le autorità di vigilanza competenti degli Stati membri interessati di attribuire l’esercizio della vigilanza supplementare all’autorità di vigilanza dell’altro Stato membro.

    2. Se un’impresa di assicurazione o di riassicurazione di cui all’articolo 210, comma 2, e un’altra impresa di assicurazione o di riassicurazione con sede legale in un altro Stato membro sono controllate dalla stessa impresa di partecipazione assicurativa [o dalla stessa impresa di partecipazione finanziaria mista] o dalla stessa impresa di assicurazione o di riassicurazione avente sede legale in uno Stato terzo, l’ISVAP può esonerare l’impresa di assicurazione o di riassicurazione di cui all’articolo 210, comma 2, dall’obbligo di effettuare la verifica della solvibilità della controllante, se l’Istituto ha concordato con le autorità degli altri Stati membri interessati di attribuire l’esercizio della vigilanza supplementare all’autorità di vigilanza dell’altro Stato membro

  • Art. 219 cod. ass. – Calcolo della situazione di solvibilità corretta (abrogato)

    Art. 219 cod. ass. – Calcolo della situazione di solvibilità corretta

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 12 maggio 2015, n. 74. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    L’ISVAP disciplina con regolamento: a) i metodi di calcolo della solvibilità corretta, i criteri di valutazione delle attività e delle passività, i termini e le modalità delle comunicazioni da effettuare periodicamente, i casi di esonero dall’obbligo di calcolo della solvibilità corretta per le imprese di assicurazione o di riassicurazione controllate o partecipate; b) il modello del prospetto dimostrativo della situazione di solvibilità corretta, i criteri applicativi del calcolo della solvibilità corretta, l’eliminazione del doppio o plurimo computo degli elementi costitutivi del margine di solvibilità, il trattamento, il trasferimento ed i limiti di utilizzo degli elementi costitutivi del margine di solvibilità, l’eliminazione della costituzione di capitale frutto di operazioni interne al gruppo; c) il trattamento delle imprese di partecipazione assicurativa intermedie, [delle imprese di partecipazione finanziaria mista intermedie] delle imprese di assicurazione controllate o partecipate aventi sede legale in uno Stato terzo, delle imprese di riassicurazione controllate o partecipate aventi sede legale in uno Stato terzo ai fini dell’inclusione nel calcolo della situazione di solvibilità corretta, determinando agli stessi fini gli effetti derivanti dall’indisponibilità delle informazioni relativamente ad imprese controllate o partecipate aventi sede legale in un altro Stato; d) il modello del prospetto dimostrativo della situazione di solvibilità della società che controlla l’impresa di assicurazione o di riassicurazione, i criteri e le modalità di verifica della solvibilità della medesima società, i principi generali, i metodi di calcolo, il trattamento dell’impresa controllante ai fini del margine di solvibilità teorico ed i casi di esonero dall’obbligo di verifica della solvibilità dell’impresa controllante; e) le modalità tecniche per il calcolo della situazione di solvibilità corretta, garantendo la permanenza della sostanziale equivalenza tra i metodi di calcolo

  • Art. 218 cod. ass. – Verifica della solvibilità dell’impresa controllante (abrogato)

    Art. 218 cod. ass. – Verifica della solvibilità dell’impresa controllante

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 12 maggio 2015, n. 74. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Le imprese di assicurazione o di riassicurazione di cui all’articolo 210, comma 2, effettuano una verifica della solvibilità dell’impresa controllante secondo le disposizioni stabilite dall’ISVAP con regolamento.

    2. Se un’impresa di partecipazione assicurativa [un’impresa di partecipazione finanziaria mista o] , un’impresa di assicurazione o di riassicurazione con sede legale in uno Stato terzo è a sua volta controllata da una o più imprese di partecipazione assicurativa [di partecipazione finanziaria mista] , di assicurazione o di riassicurazione aventi sede legale in uno Stato terzo, la verifica della solvibilità della controllante può essere effettuata solo a livello dell’ultima impresa controllante che sia un’impresa di partecipazione assicurativa [un’impresa di partecipazione finanziaria mista] o un’impresa di assicurazione o di riassicurazione avente sede legale in uno Stato terzo.

    3. L’ISVAP può richiedere, in casi eccezionali, che la verifica di cui al comma 1 sia effettuata a tutti i livelli o a determinati livelli intermedi.

    4. Nella verifica di cui al comma 1, vanno incluse tutte le imprese controllate o partecipate dall’impresa di partecipazione assicurativa, [dall’impresa di partecipazione finanziaria mista] dall’impresa di assicurazione o di riassicurazione avente sede legale in uno Stato terzo.

    5. Le imprese di assicurazione o di riassicurazione di cui all’articolo 210, comma 2, trasmettono all’ISVAP, unitamente al bilancio di esercizio, un prospetto dimostrativo della situazione di solvibilità della controllante secondo il modello di cui all’articolo 219, comma 1, lettera d)

  • Ricorso al prefetto contro la multa: termini e rischi

    Il ricorso al prefetto, disciplinato dall’articolo 203 del Codice della Strada, è la via amministrativa per contestare una multa senza affrontare spese. È gratuito e accessibile, ma comporta un rischio preciso: in caso di rigetto l’importo richiesto può raddoppiare rispetto alla sanzione iniziale.

    Che cos’è il ricorso al prefetto

    È un rimedio amministrativo: il cittadino chiede al prefetto di annullare il verbale ritenuto illegittimo o infondato. Si propone in forma scritta, allegando il verbale e i documenti utili a sostenere la propria posizione.

    A differenza del giudice di pace, qui non c’è un processo vero e proprio: la valutazione resta nell’ambito della pubblica amministrazione.

    Il termine di 60 giorni

    Il ricorso va presentato entro 60 giorni dalla contestazione immediata (se la multa è stata consegnata sul posto) oppure dalla notifica del verbale. È un termine perentorio: oltre questa scadenza il ricorso è inammissibile e la sanzione diventa definitiva.

    Conviene quindi annotare subito la data di notifica e non rinviare la decisione.

    Come si presenta

    Il ricorso può essere presentato direttamente al prefetto o tramite l’ufficio o comando che ha accertato la violazione, che lo trasmette con i propri rilievi. È utile indicare con precisione gli elementi contestati e, se si vuole, chiedere di essere sentiti personalmente.

    La procedura è gratuita: non sono previsti contributo unificato né spese di iscrizione a ruolo.

    L’ordinanza-ingiunzione e il rischio raddoppio

    Se il prefetto ritiene fondato il verbale, rigetta il ricorso ed emette un’ordinanza-ingiunzione di pagamento. L’importo richiesto è di norma pari al doppio del minimo edittale previsto per quella violazione.

    Questo significa che, in caso di rigetto, si può finire per pagare più della multa originaria. È il principale rischio da valutare prima di scegliere questa strada.

    Cosa fare se il prefetto respinge

    Ricevuta l’ordinanza-ingiunzione, restano due possibilità: pagare l’importo indicato oppure ricorrere al giudice di pace entro 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza.

    Il giudice di pace potrà esaminare nuovamente la vicenda con un contraddittorio più ampio. È quindi possibile, dopo il rigetto del prefetto, spostare la difesa in sede giudiziaria.

    Esempio concreto

    Tizio riceve una multa con minimo edittale di 80 euro. Presenta ricorso al prefetto senza spese, convinto di un errore sulla targa. Se il prefetto accoglie, la multa è annullata. Se invece respinge, l’ordinanza-ingiunzione gli chiederà di norma 160 euro, cioè il doppio del minimo. A quel punto Tizio dovrà decidere se pagare o rivolgersi al giudice di pace entro 30 giorni.

    Quando conviene il prefetto

    Il ricorso al prefetto è indicato quando il vizio è chiaro e documentabile per iscritto e si vuole evitare ogni spesa iniziale. È meno indicato quando il margine di incertezza è alto, perché in caso di rigetto si rischia il raddoppio dell’importo.

    Chi teme questo esito può preferire da subito il giudice di pace, sostenendo il contributo unificato ma evitando l’ordinanza-ingiunzione maggiorata.

    Cosa scrivere nel ricorso

    Un ricorso efficace indica con precisione gli estremi del verbale (numero, data, autorità che lo ha emesso), i dati del ricorrente e i motivi per cui si ritiene illegittima la sanzione. Conviene esporre i motivi in modo ordinato, allegando i documenti che li sostengono.

    È utile precisare se si chiede di essere sentiti personalmente e indicare un recapito per le comunicazioni. Un ricorso chiaro e documentato facilita la valutazione e riduce il rischio di rigetti per genericità.

    Ricordare infine che il prefetto può chiedere chiarimenti o integrazioni: rispondere nei tempi indicati è importante per non pregiudicare l’esito.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Quanto costa il ricorso al prefetto?

    Il ricorso al prefetto è gratuito: non sono previsti contributo unificato né spese di iscrizione. Il rischio economico è il rigetto, che comporta un’ordinanza-ingiunzione di norma pari al doppio del minimo edittale.

    Entro quanto devo presentare il ricorso al prefetto?

    Entro 60 giorni dalla contestazione immediata o dalla notifica del verbale. È un termine perentorio: oltre la scadenza il ricorso è inammissibile.

    Se il prefetto respinge posso ancora difendermi?

    Sì. Contro l’ordinanza-ingiunzione puoi proporre ricorso al giudice di pace entro 30 giorni dalla sua notifica.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • Art. 217-septies D.Lgs. 209/2005 – (Gestione centralizzata del rischio: imprese di assicurazione o riassicurazione controllate da una società di partecipazione assicurativa o da una società di partecipazione finanziaria mista)

    Art. 217-septies D.Lgs. 209/2005 – (Gestione centralizzata del rischio: imprese di assicurazione o riassicurazione controllate da una società di partecipazione assicurativa o da una società di partecipazione finanziaria mista)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Gli articoli 217-bis, 217-ter, 217-quater, 217-quinquies, 217-sexies si applicano alle imprese di assicurazione e di riassicurazione controllate da una società di partecipazione assicurativa o una società di partecipazione finanziaria mista

  • CCNL Edilizia Cooperative: welfare, Cassa Edile, Sanedil e Prevedi

    CCNL Edilizia (Cooperative)

    CCNL Edilizia Cooperative: welfare, Cassa Edile, Sanedil e fondo pensione

    Nessun altro CCNL ha un sistema di welfare bilaterale paragonabile all’edilizia: la Cassa Edile non è solo un ente di gestione amministrativa, ma il cuore di un ecosistema che comprende sanità integrativa, previdenza complementare, formazione e sicurezza.

    In sintesi

    Il CCNL Edilizia Cooperative ha uno dei sistemi di welfare bilaterale più articolati d’Italia: la Cassa Edile gestisce ferie, tredicesima, APE ed EVR; Sanedil eroga prestazioni sanitarie integrative; Previdenza Cooperativa è il fondo pensione complementare; Formedil finanzia la formazione professionale e la sicurezza. Il rinnovo 2025 ha introdotto il modello DUE per la trasparenza contributiva.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie (datoriali)
    Legacoop Produzione e Servizi · Confcooperative Lavoro e Servizi · AGCI Produzione e Lavoro
    Parti firmatarie (sindacali)
    FENEAL-UIL · FILCA-CISL · FILLEA-CGIL
    Ultimo rinnovo
    21 febbraio 2025
    Vigenza
    1° febbraio 2025 – 30 giugno 2028
    Organo di coordinamento Casse Edili
    CNCE (Commissione Nazionale Paritetica per le Casse Edili)

    Tabella riepilogativa

    Sistema bilaterale edile – Principali enti e funzioni
    Ente Funzione Finanziamento A chi si applica
    Cassa Edile territoriale Ferie, gratifica natalizia, APE, EVR, coordinamento bilaterale 18,50% retribuzione + contribuzione (variabile per provincia) Operai e apprendisti
    Sanedil Sanità integrativa (visite, esami, odontoiatria) A carico del datore: 0,60% per gli operai (su almeno 120 ore al mese), 0,26% per gli impiegati Operai, apprendisti, impiegati
    Previdenza Cooperativa (ex Cooperlavoro) Previdenza complementare Contributo mensile della cooperativa da 10 a 25 €; TFR e contributo proprio per chi aderisce in modo esplicito Tutti i dipendenti, iscritti in automatico
    Formedil / Scuola Edile Formazione professionale e sicurezza Quota contribuzione alla Cassa Edile Apprendisti e lavoratori del settore
    FNAPE APE (Anzianità Professionale Edile) Contribuzione tramite Casse Edili Operai con 2.100+ ore nel biennio

    La Cassa Edile: architettura e funzionamento

    La Cassa Edile territoriale è l’istituzione centrale del settore. Ogni provincia (o aggregazione di province) ha la propria Cassa Edile, istituita e governata pariteticamente da associazioni datoriali e sindacali del settore. La loro rete nazionale è coordinata dalla CNCE (Commissione Nazionale Paritetica per le Casse Edili).

    Le cooperative edili sono obbligate ad iscrivere alla Cassa Edile tutti gli operai e apprendisti occupati nel territorio di competenza. Gli obblighi di iscrizione si estendono anche alle cooperative che operano fuori dalla propria sede per lavori in trasferta.

    Ogni mese la cooperativa invia alla Cassa Edile una denuncia mensile (dal 1° ottobre 2025 nel nuovo formato DUE) riportando ore lavorate, retribuzioni e cantieri per ciascun operaio. La Cassa calcola e addebita i contributi dovuti.

    Sanedil: la sanità integrativa edile

    Sanedil è il fondo sanitario integrativo del settore edile, alimentato da un contributo a carico esclusivo del datore di lavoro pari allo 0,60% della retribuzione per gli operai, calcolato su almeno 120 ore al mese e versato tramite la Cassa Edile, e allo 0,26% per gli impiegati.

    Le prestazioni Sanedil comprendono tipicamente:

    • Visite specialistiche e esami diagnostici non prontamente erogabili dal SSN;
    • Rimborso spese odontoiatriche (conservativa, protesi);
    • Rimborso spese oculistiche (occhiali, lenti a contatto);
    • Integrazione per ricoveri ospedalieri;
    • Prestazioni di prevenzione e medicina preventiva.

    Le prestazioni specifiche e i massimali variano in base al territorio e agli accordi locali integrativi. L’iscrizione è automatica: il lavoratore deve solo utilizzare i canali previsti (portale online o strutture convenzionate) per accedere ai rimborsi.

    Previdenza Cooperativa: il fondo pensione

    Il fondo pensione negoziale delle cooperative edili è Previdenza Cooperativa, nato nel 2018 dalla fusione di Cooperlavoro, Filcoop e Previcooper e iscritto all’Albo COVIP. Chi lavora in una cooperativa che applica il CCNL Edilizia Cooperativa è iscritto automaticamente: la cooperativa versa ogni mese un contributo a suo carico, da 10 a 25 € secondo qualifica e livello.

    Il lavoratore può diventare aderente esplicito e versare anche:

    • il TFR futuro, che va al fondo invece di restare in cooperativa;
    • un contributo proprio, che dà diritto al contributo aggiuntivo della cooperativa nella misura fissata dagli accordi.

    Al pensionamento il montante si riceve come rendita o, fino al 50%, come capitale. La tassazione è del 15%, ridotta di 0,30 punti per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino al 9%.

    Formedil e le Scuole Edili

    Il Formedil è l’ente bilaterale nazionale per la formazione e la sicurezza in edilizia. Le Scuole Edili provinciali, collegate al Formedil, erogano:

    • Corsi di formazione sulla sicurezza obbligatoria (16 ore per i nuovi ingressi, 8 ore annue di aggiornamento);
    • Corsi di qualificazione professionale per operai (muratori, carpentieri, gruisti, posatori);
    • Corsi per abilitazioni specifiche (lavori in quota, ponteggiatori, operatori macchine);
    • Attività di orientamento e formazione continua.

    Il finanziamento avviene tramite una quota della contribuzione versata alla Cassa Edile. Per le cooperative, la partecipazione al sistema Formedil è parte integrante dell’applicazione del CCNL.

    La novità 2025: il modello DUE e la trasparenza contributiva

    Una delle novità più significative del rinnovo del 21 febbraio 2025 è l’introduzione del Modello DUE (Denuncia Unica Edile), operativo dal 1° ottobre 2025. Sostituisce le precedenti denunce mensili con un sistema telematico standardizzato a livello nazionale, con campi obbligatori per cantiere e lavoratore che non possono essere omessi («campi bloccanti»). L’obiettivo è eliminare le «sottodenunce» (dichiarazioni incomplete per ridurre gli obblighi contributivi) e uniformare le procedure di tutte le Casse Edili.

    Casi pratici

    Tizio – Operaio con accesso a Sanedil
    Tizio ha lavorato regolarmente per la cooperativa per 8 mesi, con almeno 120 ore al mese. Il datore ha versato lo 0,60% ogni mese a Sanedil tramite la Cassa Edile. Tizio deve sottoporsi a una visita oculistica: tramite il portale Sanedil prenota una visita in una struttura convenzionata e ottiene il rimborso delle spese entro i massimali previsti per la sua provincia. Per l’odontoiatria, Sanedil rimborsa fino a un certo importo per i trattamenti documentati.
    Caia – Impiegata iscritta a Previdenza Cooperativa
    Caia viene assunta dalla cooperativa ed è iscritta in automatico a Previdenza Cooperativa: ogni mese la cooperativa versa per lei il contributo contrattuale. Caia decide di aderire in modo esplicito, versando anche il TFR futuro e un contributo proprio, così da ricevere il contributo aggiuntivo della cooperativa. Dopo 30 anni nel fondo, la tassazione sulla sua pensione integrativa scende dal 15% al 10,5%.
    Sempronio – APE dopo sei anni nel settore
    Sempronio ha lavorato per diverse cooperative negli ultimi 6 anni, sempre denunciato regolarmente alle Casse Edili. La CNCE, attraverso il FNAPE, aggrega le ore di tutte le cooperative. Avendo superato le 2.100 ore computabili nel biennio, Sempronio matura l’APE, che gli viene pagata una volta l’anno tramite la Cassa Edile di competenza, non in busta paga.

    Domande frequenti

    Cos’è la Cassa Edile e perché è obbligatoria?
    La Cassa Edile è un ente bilaterale che gestisce ferie, tredicesima, APE, EVR e finanzia Sanedil e Formedil. È obbligatoria per tutte le cooperative che applicano il CCNL Edilizia. Ogni province ha la propria Cassa Edile, coordinate dalla CNCE a livello nazionale.
    Come funziona Sanedil (sanità integrativa)?
    Sanedil è il fondo sanitario integrativo edile. Il contributo è a carico esclusivo del datore: 0,60% della retribuzione per gli operai (su almeno 120 ore al mese), 0,26% per gli impiegati. L’iscrizione è automatica. Offre rimborsi per visite specialistiche, odontoiatria, oculistica e ricoveri ospedalieri.
    Cos’è l’APE e come si calcola?
    L’APE (Anzianità Professionale Edile) è il sostituto degli scatti di anzianità. Matura quando il lavoratore accumula almeno 2.100 ore computabili in un biennio. Viene pagata una volta l’anno tramite la Cassa Edile.
    Cosa cambia con il nuovo modello DUE del 2025?
    Dal 1° ottobre 2025 il DUE (Denuncia Unica Edile) sostituisce le denunce mensili con un sistema telematico standardizzato a livello nazionale, con campi obbligatori per cantiere e lavoratore che non possono essere omessi. Obiettivo: eliminare le sottodenunce e uniformare le procedure di tutte le Casse Edili.
    Qual è il fondo pensione delle cooperative edili?
    Previdenza Cooperativa (ex Cooperlavoro). Tutti i dipendenti sono iscritti in automatico con un contributo mensile della cooperativa da 10 a 25 €; chi vuole versa anche il TFR e un contributo proprio. Al pensionamento il montante si riceve come rendita o, fino al 50%, come capitale, con tassazione dal 15% fino al 9%.

    Fonti: Previdenza Cooperativa, contribuzione · Fondo Sanedil · Testo unico CCNL edilizia industria e cooperative (Feneal Uil): Sanedil e denuncia unica edile. Dati verificati su queste fonti a ottobre 2026.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi salariali 2025, preavviso, modulo telematico, giusta causa, preavviso di licenziamento e dimissioni, ferie, permessi e ROL per operai e impiegati, maternità, paternità e congedi parentali e tredicesima, gratifica natalizia e EVR.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Edilizia (Industria e Cooperative) del 21 febbraio 2025. Per informazioni aggiornate su Sanedil consultare sanedil.it; per il fondo pensione consultare previdenzacooperativa.it; per la Cassa Edile di competenza consultare il sito della Cassa Edile provinciale o la CNCE. Per situazioni specifiche consultare un consulente del lavoro, FENEAL-UIL, FILCA-CISL o FILLEA-CGIL.

  • Art. 217-sexies D.Lgs. 209/2005 – (Gestione centralizzata del rischio: fine delle deroghe per l’impresa controllata)

    Art. 217-sexies D.Lgs. 209/2005 – (Gestione centralizzata del rischio: fine delle deroghe per l’impresa controllata)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. 1. Le disposizioni, di cui agli articoli 217-quater e 217-quinquies cessano di essere applicabili quando: a) la condizione di cui all'articolo 217-bis, comma 1, lettera a), non è più soddisfatta; b) la condizione di cui all'articolo 217-bis, comma 1, lettera b), non è più soddisfatta e l'ultima impresa di assicurazione o riassicurazione controllante non ne ripristina l'osservanza entro un termine adeguato; c) le condizioni di cui all'articolo 217-bis, comma 1, lettere c) e d), non sono più soddisfatte.

    2. Nel caso di cui al comma 1, lettera a), se l'autorità di vigilanza del gruppo decide, previa consultazione del collegio delle autorità di vigilanza, di non includere più l'impresa di assicurazione o riassicurazione controllata nella vigilanza sul gruppo, ne informa immediatamente l'autorità di vigilanza interessata e l'ultima impresa controllante.

    3. Ai fini dell'articolo 217-bis, comma 1, lettere b), c) e d), l'ultima impresa di assicurazione o riassicurazione controllante ha la responsabilità di assicurare che le condizioni siano soddisfatte su base continuativa. In caso di inosservanza, l'impresa controllante informa immediatamente l'autorità di vigilanza sul gruppo e l'autorità di vigilanza dell'impresa di assicurazione o riassicurazione controllata interessata. L'impresa controllante presenta un piano mirante a ripristinare l'osservanza entro un termine adeguato.

    4. Fatto salvo il comma 3, l'autorità di vigilanza sul gruppo verifica con cadenza almeno annuale che le condizioni di cui all'articolo 217-bis, comma 1, lettere b), c) e d), continuino ad essere soddisfatte. L'autorità di vigilanza sul gruppo procede a tale verifica, anche su richiesta dell'autorità di vigilanza interessata, quando quest'ultima abbia serie riserve in merito al rispetto continuativo di tali condizioni. Se la verifica evidenzia carenze nell'osservanza di tali condizioni, l'autorità di vigilanza sul gruppo impone all'impresa controllante di presentare un piano mirante a ripristinare l'osservanza entro un termine adeguato.

    5. Se l'autorità di vigilanza sul gruppo ritiene, previa consultazione del collegio delle autorità di vigilanza, che il piano di cui ai commi 3 e 4 è inadeguato o non è stato attuato entro i termini concordati, conclude che le condizioni di cui all'articolo 217-bis, comma 1, lettere b), c) e d), non sono più soddisfatte e ne informa immediatamente l'autorità di vigilanza interessata.

    6. Il regime di vigilanza sulla solvibilità di gruppo con gestione centralizzata del rischio, di cui agli articoli 217-quater e 217-quinquies, si applica nuovamente se l'impresa controllante presenta una nuova domanda e ottiene l'autorizzazione secondo la procedura di cui all'articolo 217-ter

  • Art. 217-quinquies D.Lgs. 209/2005 – (Gestione centralizzata del rischio: inosservanza del Requisito Patrimoniale di Solvibilità e del Requisito Patrimoniale Minimo)

    Art. 217-quinquies D.Lgs. 209/2005 – (Gestione centralizzata del rischio: inosservanza del Requisito Patrimoniale di Solvibilità e del Requisito Patrimoniale Minimo)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. In caso di inosservanza del Requisito Patrimoniale di Solvibilità e fatto salvo l'articolo 222, l'autorità di vigilanza che ha autorizzato l'impresa di assicurazione o riassicurazione controllata trasmette senza indugio al collegio delle autorità di vigilanza il piano di risanamento presentato dall'impresa controllata per ristabilire, entro sei mesi dal rilevamento dell'inosservanza del Requisito Patrimoniale di Solvibilità, il livello di fondi propri ammissibili o ridurre il proprio profilo di rischio al fine di garantire il rispetto del Requisito Patrimoniale di Solvibilità.

    2. Il collegio delle autorità di vigilanza si adopera al massimo per pervenire ad un accordo sulla proposta dell'autorità di vigilanza in merito all'approvazione del piano di risanamento entro quattro mesi dalla data in cui è stata rilevata l'inosservanza del Requisito Patrimoniale di Solvibilità. In mancanza di tale accordo, l'autorità di vigilanza che ha autorizzato l'impresa controllata decide se approvare il piano di risanamento, tenendo in debita considerazione i pareri e le riserve delle altre autorità di vigilanza nell'ambito del collegio delle autorità di vigilanza.

    3. Se l'autorità di vigilanza che ha autorizzato l'impresa controllata individua, a norma dell'articolo 220-bis, un deterioramento delle condizioni finanziarie, informa tempestivamente il collegio delle autorità di vigilanza in merito alle misure da adottare. Se non ricorre una situazione di emergenza, tali misure sono discusse dal collegio delle autorità di vigilanza. Il collegio delle autorità di vigilanza si adopera al massimo per pervenire ad un accordo sulle misure proposte da adottare entro un mese dalla notifica. In mancanza di tale accordo, l'autorità di vigilanza che ha autorizzato l'impresa controllata decide se approvare le misure proposte, tenendo in debito conto i pareri e le riserve delle altre autorità di vigilanza nell'ambito del collegio delle autorità di vigilanza.

    4. In caso d'inosservanza del Requisito Patrimoniale Minimo e fatto salvo l'articolo 222-bis, l'autorità di vigilanza che ha autorizzato l'impresa di assicurazione o riassicurazione controllata trasmette senza indugio al collegio delle autorità di vigilanza il piano di finanziamento a breve termine presentato dall'impresa controllata per ristabilire, entro tre mesi dalla data in cui è stata rilevata l'inosservanza del Requisito Patrimoniale Minimo, il livello di fondi propri ammissibili a copertura del Requisito Patrimoniale Minimo o per ridurre il suo profilo di rischio al fine di garantire il rispetto del Requisito Patrimoniale Minimo. Il collegio delle autorità di vigilanza è altresì informato circa le eventuali misure adottate per garantire il rispetto del Requisito Patrimoniale Minimo a livello di impresa controllata.

    5. 5. L'Autorità di vigilanza sull'impresa controllata e l'autorità di vigilanza sul gruppo possono rinviare la questione all'AEAP e richiederne l'assistenza conformemente all' articolo 19 del regolamento (UE) n. 1094/2010 in caso di disaccordo: a) sull'approvazione del piano di risanamento, anche in relazione ad un'eventuale estensione del periodo ammesso per il risanamento, entro il periodo di quattro mesi di cui al comma 2; o b) sull'approvazione delle misure proposte entro il periodo di un mese di cui al comma 3.

    6. Nelle ipotesi di cui al comma 5 l'AEAP assume la decisione entro un mese da tale rinvio.

    7. 7. La questione non è rinviata all'AEAP: a) dopo la scadenza del periodo di quattro mesi o di un mese di cui ai commi 2 e 3; b) dopo il raggiungimento di un accordo nell'ambito del collegio ai sensi dei commi 2 o 3; c) nelle situazioni di emergenza di cui al comma 3.

    8. Il periodo di quattro mesi e di un mese di cui ai commi 2 e 3 sono considerati periodi di conciliazione ai sensi dell' articolo 19, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1094/2010. L'autorità di vigilanza che ha autorizzato l'impresa di assicurazione e riassicurazione controllata posticipa la sua decisione in attesa di una decisione eventualmente adottata dall'AEAP conformemente all'articolo 19, paragrafo 3, di tale regolamento e adegua la propria decisione a quella dell'AEAP. Tale decisione è riconosciuta come determinante e applicata dalle autorità di vigilanza interessate. La decisione è pienamente motivata ed è trasmessa all'impresa controllata e al collegio delle autorità di vigilanza

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