Indice
  1. La guida
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti

La guida

Alla morte di un lavoratore o di un pensionato, i familiari possono avere diritto alla pensione ai superstiti. Prende due nomi a seconda della situazione: reversibilità se la persona era già pensionata, pensione indiretta se stava ancora lavorando. Questa guida spiega presupposti, beneficiari e ordine, percentuali, riduzioni per reddito, ripartizione tra più aventi diritto, decorrenza, casi particolari ed errori frequenti.

Reversibilità o indiretta

La distinzione è semplice:

  • pensione di reversibilità: spetta quando il defunto era già titolare di pensione;
  • pensione indiretta: spetta quando il defunto lavorava ancora ma aveva maturato i requisiti contributivi minimi (in genere 15 anni di contributi, oppure 5 anni di cui almeno 3 nel quinquennio precedente la morte).

In entrambi i casi la prestazione è calcolata in percentuale sulla pensione del defunto (o su quella che gli sarebbe spettata). La pensione ai superstiti ha natura previdenziale e solidaristica: serve a garantire continuità di sostegno ai familiari che facevano affidamento sul reddito del defunto.

Chi sono i beneficiari (ordine e condizioni)

Hanno diritto, secondo un ordine e a determinate condizioni:

  • il coniuge o la parte dell’unione civile (anche separato; il divorziato può avervi diritto se titolare di assegno divorzile e non risposato);
  • i figli minorenni alla data del decesso; i figli inabili al lavoro e a carico, a qualunque età; i figli studenti a carico che non lavorano, fino a 21 anni per scuole e corsi professionali e, per l’università, per la durata legale del corso e non oltre i 26 anni. Il figlio studente non perde il diritto se lavora con un reddito annuo inferiore al trattamento minimo maggiorato del 30%, cioè 10.340,27 euro nel 2026, riparametrato al periodo di lavoro (INPS, circolare n. 153/2025, allegato 2);
  • in mancanza di coniuge e figli, i genitori a carico over 65 e, in subordine, fratelli/sorelle inabili e a carico.

Le categorie successive subentrano solo in assenza di quelle precedenti. La condizione di “vivenza a carico” per figli maggiorenni inabili, genitori e fratelli è un requisito centrale e va documentata.

Le percentuali

La pensione ai superstiti è una quota di quella del defunto. Le aliquote tipiche sono:

Beneficiari Quota
Coniuge solo 60%
Coniuge + 1 figlio 80%
Coniuge + 2 o più figli 100%
Un figlio solo 70%
Due figli soli 80%
Tre o più figli soli 100%
Un genitore (senza coniuge né figli aventi diritto) 15%
Due genitori 30%
Fratelli o sorelle 15% ciascuno: 30% per due, 45% per tre, 60% per quattro, 75% per cinque, 90% per sei, 100% per sette o più

Le aliquote sono quelle indicate dall’INPS nella scheda sulla pensione ai superstiti (aggiornata al 12 giugno 2026).

La riduzione per i redditi del superstite

La pensione del superstite (coniuge, genitori, fratelli e sorelle) è cumulabile con i suoi redditi entro i limiti della Tabella F della L. 335/1995 (art. 1, comma 41). Oltre 3 volte il trattamento minimo annuo la pensione si riduce del 25%, oltre 4 volte del 40%, oltre 5 volte del 50%. Per il 2026 l’INPS indica questi limiti, calcolati sul trattamento minimo di 611,85 euro al mese (circolare n. 153 del 19 dicembre 2025, allegato 2, valori provvisori):

Reddito del superstite nel 2026 Riduzione della pensione
fino a 23.862,15 euro nessuna
oltre 23.862,15 e fino a 31.816,20 euro 25%
oltre 31.816,20 e fino a 39.770,25 euro 40%
oltre 39.770,25 euro 50%

La riduzione non si applica se il beneficiario fa parte di un nucleo con figli minori, studenti o inabili. Due limiti ulteriori: la somma tra reddito e pensione ridotta non può essere inferiore a quella che spetterebbe con un reddito pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente (art. 1, comma 41, L. 335/1995) e, dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 162/2022, la decurtazione effettiva non può superare l’importo dei redditi aggiuntivi del superstite.

Coniuge divorziato e ripartizione tra più aventi diritto

Il coniuge divorziato ha diritto alla pensione ai superstiti se ricorrono tre condizioni: è titolare di assegno divorzile periodico, non si è risposato e il rapporto di lavoro da cui deriva la pensione è sorto prima della sentenza di divorzio. Quando concorrono ex coniuge divorzato e coniuge superstite, la prestazione si ripartisce. La Corte costituzionale, sentenza n. 419/1999, ha chiarito che il criterio della durata dei rispettivi rapporti matrimoniali (previsto dall’art. 9 della legge sul divorzio, L. 898/1970) ha valore preponderante ma non esclusivo: il giudice deve tenerne conto, ma la sua valutazione non si riduce a un calcolo aritmetico e può considerare, come correttivo, le finalità solidaristiche della reversibilità e i requisiti su cui si fonda il diritto dell’ex coniuge, come l’assegno di divorzio. Se il pensionato si era risposato dopo il divorzio, le quote del coniuge superstite e dell’ex coniuge sono stabilite con sentenza dal tribunale.

Domanda e decorrenza

La pensione ai superstiti va richiesta all’INPS (online, patronato o contact center) e decorre, di regola, dal primo giorno del mese successivo alla morte. Occorre allegare il certificato di morte, la documentazione dello stato di famiglia e, ove richiesto, la prova della vivenza a carico. Per il quadro previdenziale generale si vedano le guide su pensione di vecchiaia e cumulo e totalizzazione.

Casi particolari

  • Nuove nozze del coniuge superstite: il diritto alla pensione viene meno, ma spetta un assegno una tantum pari a due annualità della quota in pagamento, compresa la tredicesima, nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio (art. 3 D.Lgs. 39/1945, la cosiddetta “doppia annualità”);
  • figlio che perde i requisiti (compie l’età, termina gli studi, cessa l’inabilità): la sua quota si estingue e si rideterminano le altre;
  • cumulo con contributi sparsi: la pensione indiretta può valorizzare i periodi in più gestioni tramite cumulo;
  • convivente di fatto: l’elenco INPS dei beneficiari comprende il coniuge e la parte dell’unione civile; il convivente di fatto non vi compare (vedi la guida Convivente e pensione di reversibilità).

Spunti pratici

Cosa fare:

  • presenta domanda all’INPS appena possibile: la prestazione decorre dal mese successivo alla morte;
  • verifica la quota in base ai beneficiari (coniuge, figli) e le eventuali riduzioni per reddito;
  • se sei divorziato con assegno divorzile e non risposato, valuta il tuo diritto e l’eventuale ripartizione;
  • documenta la vivenza a carico per i beneficiari diversi dal coniuge.

Errori da evitare:

  • dare per scontata la riduzione: non si applica se nel nucleo ci sono figli minori, studenti o inabili;
  • confondere reversibilità (defunto pensionato) e indiretta (defunto ancora lavoratore);
  • trascurare i requisiti contributivi della pensione indiretta (15 anni, o 5 di cui 3 nell’ultimo quinquennio);
  • ignorare l’effetto delle nuove nozze sul diritto alla quota.

Checklist

  • il defunto era pensionato (reversibilità) o lavoratore con requisiti (indiretta)?
  • chi sono i beneficiari nell’ordine di legge?
  • quale quota spetta e scattano riduzioni per reddito?
  • c’è un ex coniuge divorziato avente diritto alla ripartizione?
  • ho la documentazione per la domanda INPS?

Esempio pratico

Alla morte di Tizio, già pensionato, la moglie Caia ottiene la pensione di reversibilità pari al 60% della pensione del marito; se con lei convivesse un figlio minore, la quota salirebbe all’80% e non opererebbe alcuna riduzione per redditi. Se invece Tizio fosse deceduto mentre lavorava ancora, con 16 anni di contributi, Caia avrebbe diritto alla pensione indiretta, calcolata sulla pensione che a Tizio sarebbe spettata. Se Tizio avesse anche un’ex moglie, Sempronia, titolare di assegno divorzile e non risposata, la quota andrebbe ripartita tra Caia e Sempronia tenendo conto in via preponderante della durata dei due matrimoni, ma valutando anche gli altri elementi indicati dalla Corte costituzionale (sent. n. 419/1999).

Un esempio sulle riduzioni: se Caia, rimasta sola senza figli aventi diritto, nel 2026 ha un reddito proprio di 28.000 euro, si colloca nella fascia oltre 23.862,15 e fino a 31.816,20 euro e la sua quota del 60% si riduce del 25%, salvo i due limiti indicati sopra, che possono rendere la riduzione effettiva più bassa. Se invece nel nucleo ci fosse un figlio minore, la riduzione non si applicherebbe.

Risorse correlate

Vedi anche: Convivente e pensione di reversibilità, Assegno ordinario di invalidita e pensione di inabilita INPS, Pensione anticipata e Quota 103, Pensione di vecchiaia, L’aumento dello stipendio pubblico oltre la busta paga e Pensione di invalidità e indennità di accompagnamento.

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Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.

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In sintesi

  • La pensione ai superstiti spetta ai familiari del lavoratore o pensionato deceduto: si chiama reversibilità se il defunto era già pensionato, pensione indiretta se lavorava ancora ma aveva i requisiti contributivi minimi.
  • Beneficiari in ordine di legge: coniuge o parte dell'unione civile e figli (fino a 18 anni, studenti fino a 21 o 26 anni, inabili a qualunque età); in mancanza, genitori over 65 e fratelli o sorelle inabili, se a carico.
  • Le quote: 60% al coniuge solo, 80% con un figlio, 100% con due o più figli; 15% a ciascun genitore o fratello (art. 22 L. 903/1965).
  • Con redditi propri oltre 3, 4 o 5 volte il trattamento minimo annuo la pensione si riduce del 25%, 40% o 50%, salvo figli minori, studenti o inabili nel nucleo (art. 1, comma 41, L. 335/1995).
  • L'ex coniuge divorziato con assegno riconosciuto e non risposato può avere diritto alla reversibilità o a una quota decisa dal tribunale (art. 9 L. 898/1970).
Indice dei contenuti

La pensione ai superstiti e una delle prestazioni previdenziali piu importanti del nostro sistema, perche realizza una funzione di solidarieta familiare: alla morte del lavoratore o del pensionato, garantisce continuita di sostegno a chi faceva affidamento sul suo reddito. Conviene distinguere subito i due volti della stessa prestazione e poi seguire il percorso logico che porta dall individuazione dei beneficiari al calcolo dell importo.

Reversibilita e indiretta: due nomi, una logica

La reversibilita spetta quando il defunto era gia titolare di pensione: il trattamento si trasferisce ai superstiti in quota percentuale. La pensione indiretta spetta invece quando il defunto stava ancora lavorando ma aveva maturato i requisiti contributivi minimi (in via generale quindici anni di contributi, oppure cinque anni di cui almeno tre nel quinquennio precedente la morte). In entrambi i casi si calcola una percentuale sulla pensione gia in pagamento o su quella che sarebbe spettata.

Chi sono i beneficiari e in quale ordine

La legge individua i beneficiari secondo un ordine. In prima battuta il coniuge o la parte dell unione civile, anche se separato; il coniuge divorziato puo avervi diritto se titolare di assegno divorzile e non passato a nuove nozze. Vi sono poi i figli che, al momento della morte del genitore, siano minorenni, oppure studenti entro determinati limiti di eta, oppure inabili e a carico. In mancanza di coniuge e figli, possono subentrare i genitori a carico e, in ultima istanza, i fratelli e le sorelle a carico, sempre alle condizioni di legge.

Le percentuali e la ripartizione

L importo e una percentuale della pensione del defunto, che cresce in funzione del numero degli aventi diritto: la quota e piu bassa per il solo coniuge e aumenta con la presenza dei figli, fino a un tetto complessivo. Quando i beneficiari sono piu d uno, la prestazione si ripartisce secondo le aliquote stabilite. Il principio e quello di adeguare il sostegno al numero di persone effettivamente a carico del nucleo.

Le riduzioni per reddito del superstite

Sui trattamenti di reversibilita puo operare una riduzione quando il superstite possiede redditi propri oltre certe soglie, secondo scaglioni crescenti. Si tratta di un meccanismo che attenua la prestazione in presenza di una situazione economica del beneficiario gia consolidata. La riduzione, di regola, non si applica quando nel nucleo vi sono figli minori, studenti o inabili, a tutela delle situazioni piu fragili.

Decorrenza, domanda e casi particolari

Il diritto decorre, in linea generale, dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso e si attiva con domanda all ente previdenziale, corredata della documentazione sullo stato di famiglia e sui requisiti. Esistono poi situazioni particolari: la posizione del divorziato in concorso con il coniuge superstite, il trattamento dei figli che perdono i requisiti (ad esempio compiendo l eta o interrompendo gli studi).

Gli errori piu frequenti

Gli equivoci ricorrenti riguardano la convinzione che la reversibilita spetti sempre per intero (mentre e una percentuale), che il nuovo matrimonio del coniuge non incida (mentre puo comportare la perdita del diritto con liquidazione di una quota), e che i figli maggiorenni che lavorano conservino comunque il diritto (mentre occorre il requisito dello studio o dell inabilita e dello stato di carico). Verificare per tempo i requisiti evita rinunce o domande infondate.

Casi pratici

Caso 1: coniuge e due figli minori

Tizio, pensionato, muore lasciando la moglie e due figli minorenni. Alla famiglia spetta la reversibilita in percentuale crescente per la presenza dei figli; poiche nel nucleo vi sono minori, non si applica la riduzione per i redditi della moglie. La prestazione si ripartisce tra i tre beneficiari secondo le aliquote di legge.

Caso 2: lavoratore con quindici anni di contributi

Caia muore mentre lavora ancora, avendo maturato i contributi minimi richiesti. Al marito superstite spetta la pensione indiretta, calcolata sulla pensione che sarebbe spettata a Caia.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra reversibilità e pensione indiretta?

La reversibilità spetta quando il defunto era già pensionato; la pensione indiretta quando lavorava ancora ma aveva i requisiti di assicurazione e contribuzione minimi. Entrambe si calcolano in percentuale sulla pensione già liquidata o su quella che sarebbe spettata al defunto (art. 13 L. 218/1952, come sostituito dall'art. 22 L. 903/1965).

Il coniuge divorziato ha diritto alla reversibilità?

Sì, se non si è risposato, è titolare dell'assegno divorzile riconosciuto dal tribunale e il rapporto da cui deriva la pensione è anteriore alla sentenza di divorzio (art. 9, comma 2, L. 898/1970). Se c'è anche un coniuge superstite con i requisiti, è il tribunale ad attribuire all'ex coniuge una quota, tenendo conto della durata del rapporto (art. 9, comma 3).

Quanto spetta al coniuge superstite?

Al coniuge solo spetta il 60% della pensione del defunto; con un figlio avente diritto si sale all'80%, con due o più figli al 100% (20% per ciascun figlio in aggiunta al 60% del coniuge, art. 22 L. 903/1965). In ogni caso la pensione ai superstiti non può superare l'intero importo della pensione del defunto.

La reversibilità può essere ridotta se ho altri redditi?

Sì. Se il superstite ha redditi propri, la pensione si riduce del 25% oltre 3 volte il trattamento minimo annuo, del 40% oltre 4 volte e del 50% oltre 5 volte (art. 1, comma 41, L. 335/1995 e Tabella F). Per il 2026 l'INPS indica in via provvisoria le soglie di 23.862,15, 31.816,20 e 39.770,25 euro (circolare n. 153/2025, allegato 2). La riduzione non si applica se nel nucleo ci sono figli minori, studenti o inabili.

Da quando si percepisce la pensione ai superstiti?

In linea generale dal primo giorno del mese successivo al decesso, previa domanda all'ente previdenziale con la documentazione richiesta.

Fino a che età i figli hanno diritto alla pensione ai superstiti?

Di regola fino a 18 anni. Per i figli a carico che non prestano lavoro retribuito il limite sale a 21 anni se frequentano una scuola media professionale e, per l'università, per tutta la durata del corso legale ma non oltre i 26 anni. I figli inabili al lavoro e a carico del genitore hanno diritto a qualunque età (art. 22 L. 903/1965).

Il figlio studente che lavora perde la pensione ai superstiti?

Non necessariamente. Nelle tabelle del rinnovo 2026 l'INPS richiama la propria circolare n. 185/2015: per figli studenti e universitari non fa perdere il diritto un'attività con reddito annuo inferiore al trattamento minimo maggiorato del 30%, pari a 10.340,27 euro per il 2026 (valore provvisorio, circolare n. 153/2025, allegato 2). Per i figli inabili valgono regole diverse.

Quando la pensione ai superstiti spetta a genitori, fratelli e sorelle?

Solo se mancano coniuge e figli aventi diritto. Spetta ai genitori con più di 65 anni non titolari di pensione e a carico del defunto; in mancanza anche dei genitori, ai fratelli celibi e alle sorelle nubili non titolari di pensione, permanentemente inabili al lavoro e a carico. La quota è del 15% per ciascuno (art. 22 L. 903/1965).

Ultimo aggiornamento redazionale: 20 giugno 2026
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