Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 216-quinquies D.Lgs. 209/2005 – (Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo consolidato)

    Art. 216-quinquies D.Lgs. 209/2005 – (Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo consolidato)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. L'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, assicura la costante disponibilità in seno al gruppo di fondi propri ammissibili che siano sempre almeno uguali al Requisito Patrimoniale di Solvibilità.

    2. 2. Il Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo consolidato è come minimo pari alla somma dei seguenti elementi: a) il Requisito Patrimoniale Minimo, di cui all'articolo 47-ter, dell'impresa di assicurazione o di riassicurazione controllante; b) la quota proporzionale del Requisito Patrimoniale Minimo delle imprese di assicurazione e di riassicurazione controllate o partecipate.

    3. L'importo minimo di cui al comma 2 è coperto da fondi propri di base ammissibili ai sensi dell'articolo 44-decies, comma 4. Al fine di determinare se tali fondi propri di base ammissibili consentono di coprire il Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo consolidato minimo, si applicano i principi di cui all'articolo 216-sexies, comma 1, lettere a), c), d) e) ed f). Si applica l'articolo 222-bis, commi 1 e 2. In tal caso le comunicazioni sono effettuate dall'ultima società controllante di cui al comma 2.

  • Art. 30 L. 633/1941

    Art. 30 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Quando le parti o i volumi di una stessa opera siano pubblicati separatamente, in tempi diversi, la durata dei diritti di utilizzazione economica, che sia fissata ad anni, decorre per ciascuna parte o per ciascun volume dall'anno della pubblicazione.

    Le frazioni di anno giovano all'autore.

    Se si tratta di opera collettiva periodica, quale la rivista o il giornale, la durata dei diritti è calcolata egualmente a partire dalla fine di ogni anno dalla pubblicazione dei singoli fascicoli o numeri.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 216-quater D.Lgs. 209/2005 – (Frequenza del calcolo)

    Art. 216-quater D.Lgs. 209/2005 – (Frequenza del calcolo)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. L'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, calcola e comunica all'IVASS la situazione di solvibilità di gruppo almeno una volta all'anno. Nel caso in cui la società controllante non è un'impresa di assicurazione o di riassicurazione, l'IVASS designa, previa consultazione delle altre autorità di vigilanza interessate e del gruppo, la società di partecipazione assicurativa, la società di partecipazione finanziaria mista o l'impresa di assicurazione o di riassicurazione del gruppo incaricata di trasmettere le informazioni relative alla solvibilità di gruppo.

    2. L'ultima società controllante italiana monitora su base continuativa il Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo. Se il profilo di rischio del gruppo si discosta significativamente dalle ipotesi sottese all'ultimo Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo comunicato, il Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo è ricalcolato immediatamente e comunicato all'IVASS. Quando vi siano elementi che suggeriscano che il profilo di rischio del gruppo è cambiato significativamente dalla data in cui è stato comunicato l'ultimo Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo, l'IVASS può chiedere che il Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo sia ricalcolato.

  • ISA: il regime premiale e i suoi benefici

    In sintesi

    • Il regime premiale ISA premia i contribuenti con punteggi elevati con protezioni concrete sui controlli fiscali
    • All’aumentare del punteggio si riducono le possibilità di accertamento basato su presunzioni semplici
    • I termini ordinari per l’accertamento possono essere ridotti al superamento di determinate soglie
    • L’esonero dal visto di conformità facilita compensazioni e rimborsi entro certi limiti
    • I contribuenti con punteggi sufficienti possono essere esclusi dalla disciplina delle società non operative
    • Un punteggio basso non è una sanzione automatica, ma aumenta l’esposizione ai controlli

    Dal punteggio ai benefici: come funziona il regime premiale ISA

    Gli ISA – Indici Sintetici di Affidabilità fiscale, istituiti dall’art. 9-bis del D.L. 50/2017 – assegnano a ogni contribuente un punteggio da 1 a 10 che sintetizza la propria affidabilità fiscale. Chi ha già letto la guida introduttiva conosce la logica di fondo; questo articolo si concentra su ciò che accade in concreto quando quel punteggio è elevato: il cosiddetto regime premiale.

    Il regime premiale non è un privilegio riservato a pochi: è la risposta dell’ordinamento alla necessità di concentrare i controlli sui contribuenti meno trasparenti, alleggerendo il carico su quelli che dimostrano coerenza fiscale. Capire quali benefici si attivano, e a quali condizioni qualitative, consente di valutare se e come la gestione contabile e dichiarativa incida sulla propria posizione.

    È importante chiarire subito un punto: un punteggio basso non equivale a una violazione fiscale e non comporta di per sé alcuna sanzione. Significa, però, che il contribuente può risultare più esposto a forme di controllo che, per chi ha punteggi elevati, sono escluse o limitate. Il divario tra le due posizioni è il cuore del regime premiale.

    Benefici del regime premiale ISA per soglia di punteggio (indicazioni qualitative)
    Beneficio Condizione qualitativa di accesso
    Esclusione/limitazione accertamenti da presunzioni semplici Superamento di una soglia di punteggio indicata annualmente dalla normativa vigente
    Riduzione dei termini per l'accertamento Punteggio elevato, secondo i parametri vigenti per il periodo d'imposta
    Esonero dal visto di conformità per compensazioni Punteggio sufficiente entro i limiti di importo previsti dalla normativa
    Esonero dal visto di conformità per rimborsi IVA Punteggio sufficiente entro i limiti di importo previsti dalla normativa
    Esclusione dalla disciplina delle società non operative Punteggio adeguato, verificare i parametri vigenti per il periodo d'imposta

    Esempio pratico

    • Alfa Srl opera nel settore della consulenza informatica e ogni anno compila con cura il modello ISA allegato alla dichiarazione dei redditi. Grazie alla coerenza tra ricavi dichiarati, costi sostenuti e redditività del settore, ottiene un punteggio elevato. In sede di dichiarazione, il software ministeriale conferma l’accesso al regime premiale: Alfa Srl potrà compensare crediti IVA fino alla soglia prevista senza apporre il visto di conformità del professionista, evitando un costo e una procedura aggiuntiva. Nello stesso anno, un concorrente con profilo simile ma dati contabili incoerenti ottiene un punteggio basso: non subirà sanzioni immediate, ma risulterà più esposto a controlli analitici e non beneficerà delle stesse protezioni.

    Documenti necessari

    • Art. 9-bis, D.L. 50/2017 – norma istitutiva degli ISA e del regime premiale
    • Decreto ministeriale annuale di approvazione degli ISA – definisce soglie e benefici per ciascun periodo d’imposta
    • Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate – indica annualmente i livelli di punteggio per l’accesso ai benefici premiali
    • Circolare dell’Agenzia delle Entrate sugli ISA – chiarimenti applicativi su esclusioni, accertamenti e visto di conformità
    • Normativa sulle società non operative (art. 30, L. 724/1994) – disciplina che può essere disapplicata in presenza di punteggio ISA adeguato

    Caso 1 – Il lavoratore autonomo con punteggio elevato

    Scenario. Tizio è un ingegnere che svolge attività di progettazione in forma individuale. Compila il proprio ISA indicando tutti i dati richiesti dal modello e, grazie alla coerenza tra compensi, ore lavorate e spese di studio, ottiene un punteggio che supera la soglia prevista per l’accesso al regime premiale.

    Come si applica. Tizio beneficia della limitazione degli accertamenti basati su presunzioni semplici: l’Amministrazione non potrà utilizzare determinati strumenti induttivi per rettificare il suo reddito. Potrà inoltre chiedere il rimborso IVA o effettuare compensazioni fino alla soglia normativa senza richiedere il visto di conformità al proprio commercialista, con un risparmio diretto. I termini entro cui l’ufficio può notificargli un avviso di accertamento risultano ridotti rispetto all’ordinario.

    In pratica

    • Verificare annualmente il punteggio ISA prima di presentare la dichiarazione, non dopo
    • Valutare con il professionista se i dati extra-contabili (ore lavorate, beni strumentali) siano stati inseriti correttamente
    • Conservare la documentazione che supporta i dati indicati nel modello ISA per l’intera durata dei termini di accertamento applicabili

    Caso 2 – La società con punteggio basso e rischio società di comodo

    Scenario. Beta Srl opera nel settore immobiliare e presenta ricavi dichiarati sistematicamente inferiori ai valori di coerenza del proprio ISA. Il punteggio risultante è basso. La società è già potenzialmente soggetta alla disciplina delle società non operative in base ai test ordinari sul volume dei ricavi.

    Come si applica. Non avendo raggiunto il punteggio ISA adeguato, Beta Srl non può accedere al beneficio dell’esclusione automatica dalla disciplina delle società di comodo. Dovrà quindi verificare la propria posizione rispetto ai test ordinari e, se necessario, presentare interpello disapplicativo o dimostrare l’esistenza di cause oggettive. In aggiunta, rimane esposta agli accertamenti basati su presunzioni semplici e non beneficia della riduzione dei termini.

    In pratica

    • Un punteggio basso non è una condanna: è un segnale che invita a verificare la coerenza dei dati dichiarati
    • Se il basso punteggio dipende da situazioni straordinarie (crisi di mercato, ristrutturazione), valutare la compilazione dei dati aggiuntivi per rappresentare correttamente la posizione
    • Affrontare per tempo il tema delle società non operative: la disapplicazione richiede un percorso documentale che non si improvvisa a ridosso della scadenza

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cosa si intende per regime premiale ISA?

    È l’insieme di benefici fiscali – limitazione degli accertamenti, riduzione dei termini, esonero dal visto di conformità, esclusione dalla disciplina delle società di comodo – che spettano ai contribuenti che raggiungono determinate soglie di punteggio ISA, stabilite annualmente dalla normativa vigente.

    Un punteggio ISA basso comporta sanzioni?

    No. Un punteggio basso non è di per sé una violazione né produce sanzioni automatiche. Significa però che il contribuente non accede ai benefici premiali e risulta più esposto a forme di controllo che, per chi ha punteggi elevati, sono escluse o limitate.

    Cosa si intende per esclusione degli accertamenti da presunzioni semplici?

    Le presunzioni semplici sono uno strumento attraverso cui l’Amministrazione può ricostruire induttivamente i ricavi o i compensi non dichiarati, senza prova diretta. Il regime premiale ISA limita o esclude l’utilizzo di questo strumento nei confronti dei contribuenti con punteggio elevato.

    L'esonero dal visto di conformità vale per qualsiasi importo?

    No. L’esonero si applica entro i limiti di importo stabiliti dalla normativa per il periodo d’imposta di riferimento, sia per le compensazioni in F24 sia per i rimborsi IVA. Oltre tali soglie il visto rimane obbligatorio. Verificare i parametri vigenti.

    Come si accede al beneficio sulla disciplina delle società non operative?

    Il contribuente che raggiunge il punteggio ISA adeguato può essere escluso automaticamente dall’applicazione della disciplina delle società non operative (di comodo) per il periodo d’imposta. La soglia esatta va verificata nei decreti e nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate relativi all’anno di riferimento.

    Il regime premiale si applica automaticamente o serve una richiesta?

    Il regime premiale si attiva in base al punteggio risultante dalla compilazione del modello ISA allegato alla dichiarazione dei redditi. Non è necessaria una richiesta separata: è il punteggio stesso, correttamente calcolato con il software ministeriale, a determinare l’accesso ai benefici.

    I benefici premiali valgono per tutti i tipi di accertamento?

    No. Il regime premiale limita specificamente gli accertamenti basati su presunzioni semplici e riduce i termini ordinari di decadenza. Non esclude tutti i tipi di accertamento: restano possibili, ad esempio, gli accertamenti fondati su prove dirette o su specifiche segnalazioni di irregolarità.

  • Art. 216-ter D.Lgs. 209/2005 – (Vigilanza sulla solvibilità di gruppo)

    Art. 216-ter D.Lgs. 209/2005 – (Vigilanza sulla solvibilità di gruppo)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Il calcolo della solvibilità di gruppo è effettuato secondo le disposizioni stabilite dall'IVASS con regolamento.

    2. 2. Il calcolo della solvibilità di gruppo è effettuato dall'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, a partire dal bilancio consolidato. La solvibilità di gruppo dell'impresa di assicurazione o di riassicurazione controllante è data dalla differenza tra: a) i fondi propri ammissibili a copertura del Requisito Patrimoniale di Solvibilità, calcolato sulla base dei dati consolidati; b) il Requisito Patrimoniale di Solvibilità a livello di gruppo calcolato sulla base dei dati consolidati.

    3. Il calcolo del Requisito Patrimoniale di Solvibilità a livello di gruppo e dei fondi propri ammissibili per la sua copertura calcolato sulla base dei conti consolidati di cui alle lettere a) e b), comma 2, è effettuato secondo le disposizioni di cui al Titolo III, Capo IV, Sezione I e II, e di cui al Titolo III, Capo IV-bis, Sezione I, II e III, e le disposizioni attuative dettate dall'IVASS con regolamento, ai sensi del comma 1.

    4. Se l'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, è una società di partecipazione assicurativa o una società di partecipazione finanziaria mista, la solvibilità di gruppo è calcolata a livello di detta società. Ai fini del calcolo, la società controllante è considerata alla stregua di un'impresa di assicurazione o riassicurazione per quanto riguarda il Requisito Patrimoniale di Solvibilità e i fondi propri ammissibili a copertura del Requisito Patrimoniale di Solvibilità.

    5. L'IVASS, previa consultazione delle Autorità di vigilanza interessate e del gruppo, può autorizzare l'applicazione ad un determinato gruppo del metodo della deduzione ed aggregazione di cui all'articolo 216-sexies, comma 1, lettera b), o della combinazione dello stesso con il metodo dei conti consolidati, qualora l'applicazione esclusiva del metodo dei conti consolidati risulti inappropriata.

  • Investimenti in startup e PMI innovative: detrazione nel 730

    In sintesi

    • Agevolazione per chi investe nel capitale sociale di startup innovative e PMI innovative: la normativa riconosce una detrazione IRPEF sull’investimento effettuato.
    • Rigo RP80 del Modello Redditi PF 2026 (Fascicolo 1): è il rigo destinato agli investimenti nel capitale di startup e PMI innovative per chi presenta il Modello Redditi. Chi usa il 730 standard potrebbe non poter utilizzare questo beneficio direttamente.
    • Condizione di mantenimento: la detrazione è subordinata al mantenimento dell’investimento per un periodo minimo previsto dalla normativa. Se si esce prima, scatta la decadenza.
    • Decadenza e recupero: se si verificano le condizioni di decadenza (articolo 6 comma 4 del DM 7 maggio 2019), l’investitore deve incrementare il reddito dell’anno per l’importo che non ha concorso alla formazione del reddito nei periodi precedenti e versare gli interessi legali sull’imposta non pagata.
    • Eccedenza non fruita: se alla data di decadenza c’è ancora una parte di agevolazione non ancora utilizzata, quella quota non più spettante va in diminuzione rispetto a quanto eventualmente ancora detraibile.
    • Attenzione al modello da usare: le specifiche tecniche dell’agevolazione sono trattate nel quadro RP del Modello Redditi PF. Verifica con il tuo Caf o professionista se puoi utilizzare il 730 o se devi presentare il Modello Redditi.

    Cosa significa investire in una startup o PMI innovativa ai fini fiscali

    Le startup innovative e le PMI innovative sono società iscritte in appositi registri camerali con caratteristiche specifiche (tecnologia, brevetti, spese in ricerca). Investire nel loro capitale, cioè diventare socio o aumentare la propria partecipazione, può dare diritto a un’agevolazione fiscale: la detrazione IRPEF sull’investimento effettuato.

    L’agevolazione è strutturata come un incentivo all’investimento produttivo: lo Stato ti rimborsa una parte delle tasse in proporzione a quanto hai messo nel capitale di queste società. In cambio, devi tenere l’investimento per un certo periodo minimo: se vendi o disinvesti prima, l’agevolazione decade e devi restituire il beneficio fiscale già fruito, maggiorato degli interessi.

    Dal punto di vista dichiarativo, gli investimenti in startup e PMI innovative confluiscono nel rigo RP80 del Modello Redditi PF 2026. Chi presenta il 730 dovrebbe verificare con il proprio Caf o professionista se la sua situazione consente di avvalersi di questo schema agevolato o se è necessario passare al Modello Redditi.

    Un aspetto particolarmente importante da conoscere è la disciplina della decadenza, descritta dall’articolo 6 comma 4 del decreto ministeriale 7 maggio 2019: se si verificano le condizioni di decadenza, l’investitore deve dichiarare nel quadro RL del Modello Redditi l’importo dell’agevolazione già fruita e versare anche gli interessi legali sull’imposta risparmata nei periodi precedenti.

    Schema dell'agevolazione per investimenti in startup e PMI innovative
    Voce Dettaglio
    Soggetti ammessi Startup innovative e PMI innovative iscritte nei registri camerali
    Tipo di investimento Investimento nel capitale sociale della società
    Rigo dichiarativo (Modello Redditi PF) RP80
    Condizione chiave Mantenimento dell'investimento per il periodo minimo
    Cosa succede se si decade Recupero dell'agevolazione fruita + interessi legali sull'imposta non versata
    Riferimento normativo della decadenza Art. 6 comma 4 del DM 7 maggio 2019
    Rigo per il recupero (Modello Redditi PF) RL34 (colonne 1, 2, 3)

    Esempio pratico

    • Tizio ha investito nel 2022 nel capitale di una startup innovativa e ha fruito dell’agevolazione per i periodi d’imposta successivi. Nel 2025 cede le sue quote prima del termine minimo: scatta la decadenza. Nel quadro RL34 del Modello Redditi PF 2026 deve indicare in colonna 1 l’importo dell’agevolazione fruita nei periodi precedenti, in colonna 2 gli interessi legali sull’imposta non versata per effetto di quell’agevolazione, e in colonna 3 l’eventuale eccedenza non ancora fruita che non spetta più. Gli interessi vanno calcolati dalla data in cui l’imposta avrebbe dovuto essere pagata.

    Documenti necessari

    • Documentazione della società che attesta la qualifica di startup innovativa o PMI innovativa (visura camerale con sezione speciale)
    • Contratto o atto di sottoscrizione dell’investimento nel capitale sociale
    • Attestazione dell’investimento rilasciata dalla società (spesso prevista dalla normativa specifica)
    • In caso di decadenza: documentazione dell’evento che ha causato la perdita del beneficio (es. atto di cessione delle quote)
    • Calcolo degli interessi legali sull’imposta non versata nei periodi in cui si è fruita l’agevolazione

    Investimento mantenuto: come si dichiara

    Scenario. Caio ha effettuato nel 2024 un investimento nel capitale di una PMI innovativa iscritta nella sezione speciale del registro delle imprese. Vuole sapere come trattare questa operazione nella dichiarazione dei redditi 2026 (anno d’imposta 2025) e se può usare il 730.

    Come si applica. L’agevolazione per gli investimenti in startup e PMI innovative va dichiarata nel rigo RP80 del Modello Redditi PF. Chi ha diritto alla detrazione e mantiene l’investimento per il periodo minimo non deve fare nulla di speciale nell’anno in cui mantiene la partecipazione, se l’agevolazione è già stata correttamente indicata nell’anno dell’investimento. Caio dovrà verificare con il Caf se la sua situazione è compatibile con il 730 o se deve usare il Modello Redditi, che è il modello specificamente previsto per questo tipo di agevolazione.

    In pratica

    • Conservare la documentazione della qualifica innovativa della società e dell’investimento effettuato.
    • Verificare se è necessario presentare il Modello Redditi PF invece del 730.
    • Mantenere l’investimento per il periodo minimo per non perdere l’agevolazione.

    Decadenza dall'agevolazione: cosa dichiarare

    Scenario. Sempronio aveva investito in una startup innovativa e fruito della relativa agevolazione. Nel 2025 vende le quote prima del termine minimo previsto. Si attiva la decadenza dall’agevolazione ai sensi dell’articolo 6 comma 4 del DM 7 maggio 2019.

    Come si applica. Sempronio è tenuto a compilare il quadro RL del Modello Redditi PF 2026, sezione IV, rigo RL34. Deve indicare: in colonna 1, l’ammontare dell’agevolazione fruita nei periodi precedenti che non spetta più; in colonna 2, gli interessi legali sull’imposta non versata per effetto di quell’agevolazione, calcolati dalla data in cui l’imposta avrebbe dovuto essere pagata; in colonna 3, l’eventuale eccedenza di agevolazione non ancora fruita e non piu’ spettante, che va computata in diminuzione di quanto indicato nel rigo RP34, colonna 3. L’importo degli interessi di colonna 2 costituisce una componente negativa nel calcolo dell’imposta.

    In pratica

    • In caso di decadenza, la dichiarazione deve essere obbligatoriamente il Modello Redditi PF, non il 730.
    • Indicare in RL34 colonna 1 l’agevolazione fruita e in colonna 2 gli interessi legali calcolati sulla relativa imposta.
    • L’eccedenza non fruita non più spettante va riportata in colonna 3 e abbatte quanto indicato in RP34 colonna 3.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso usare il Modello 730 per la detrazione sugli investimenti in startup innovative?

    La detrazione per investimenti in startup e PMI innovative è prevista al rigo RP80 del Modello Redditi PF. Chi usa il 730 dovrebbe verificare con il proprio Caf o consulente se la propria situazione è compatibile: in molti casi è necessario presentare il Modello Redditi per fruire correttamente di questa agevolazione.

    Cosa succede se vendo le quote della startup prima del tempo?

    Scatta la decadenza dall’agevolazione ai sensi dell’articolo 6 comma 4 del DM 7 maggio 2019. Devi dichiarare nel quadro RL34 del Modello Redditi PF l’importo dell’agevolazione fruita nei periodi precedenti (che va aggiunto al reddito dell’anno di decadenza) e versare gli interessi legali sull’imposta non pagata in quegli anni.

    Cosa sono gli interessi legali che devo versare in caso di decadenza?

    Sono gli interessi calcolati sull’imposta che non è stata pagata nei periodi in cui hai fruito dell’agevolazione, computati dalla data in cui quell’imposta avrebbe dovuto essere versata. Il loro importo va indicato in colonna 2 del rigo RL34 e costituisce una componente negativa nel calcolo dell’imposta dovuta.

    Come faccio a sapere se una società è una startup o PMI innovativa?

    Le startup innovative e le PMI innovative sono iscritte in apposite sezioni speciali del Registro delle Imprese. Puoi verificare la qualifica attraverso la visura camerale della società oppure sul portale del Registro delle Imprese. La qualifica deve essere in corso al momento dell’investimento.

    Se l'agevolazione decade ma non ho ancora usato tutta la parte spettante, cosa succede?

    L’eccedenza di agevolazione non ancora fruita e non più spettante deve essere indicata in colonna 3 del rigo RL34 del Modello Redditi PF 2026. Questo importo va computato in diminuzione di quanto eventualmente indicato nel rigo RP34, colonna 3, riducendo così le agevolazioni future.

  • Art. 122 D.Lgs. 141/2024 – Revisione delle scritture doganali

    Art. 122 D.Lgs. 141/2024 – Revisione delle scritture doganali

    Disposizioni nazionali complementari al codice doganale dell’Unione (D.Lgs. 26 settembre 2024, n. 141)

    1. Ai sensi dell’ articolo 17 del codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, con provvedimenti dell’Agenzia sono fissati i termini e le modalità per la telematizzazione delle procedure e degli istituti doganali, nonché per la digitalizzazione di documenti, supporti e registri cartacei ancora in uso, non contemplati nel programma di lavoro relativo allo sviluppo e all’utilizzazione dei sistemi elettronici previsti dal Codice, di cui alla decisione di esecuzione (UE) 2023/2879 della Commissione, del 15 dicembre 2023.

  • Art. 216 D.Lgs. 209/2005 – (Comunicazione delle operazioni infragruppo)

    Art. 216 D.Lgs. 209/2005 – (Comunicazione delle operazioni infragruppo)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. L'impresa di assicurazione o riassicurazione segnala all'IVASS, ad intervalli regolari e almeno una volta l'anno, ogni operazione infragruppo significativa effettuata ai sensi dell'articolo 215-quinquies, comma 1.

    2. L'impresa di assicurazione o di riassicurazione segnala all'IVASS con la massima tempestività le operazioni infragruppo molto significative.

    3. L'IVASS individua con regolamento, avuto riguardo alla tipologia e alla significatività delle operazioni, le operazioni da assoggettare a comunicazione fissando, altresì, le modalità e i termini per le comunicazioni stesse.

    4. Le comunicazioni di cui ai commi 1, 2 e 3 possono essere effettuate in modo centralizzato dall'ultima impresa di assicurazione o di riassicurazione controllante di cui all'articolo 210, comma 2. Nel caso in cui la società controllante non è un'impresa di assicurazione o di riassicurazione, l'IVASS designa, previa consultazione delle altre autorità di vigilanza interessate e del gruppo, la società di partecipazione assicurativa, la società di partecipazione finanziaria mista o l'impresa di assicurazione o di riassicurazione del gruppo che può trasmettere le informazioni in modo centralizzato.

    5. L'IVASS, previa consultazione delle altre autorità di vigilanza interessate e del gruppo, identifica inoltre il tipo di operazioni infragruppo che le imprese di assicurazione e di riassicurazione appartenenti ad un determinato gruppo devono segnalare in ogni circostanza. Nel definire il tipo di operazioni rilevanti, l'IVASS e le altre autorità di vigilanza interessate tengono conto delle società appartenenti a tale gruppo e della sua struttura di gestione dei rischi.

  • Borse di studio: esenti o tassabili nel 730/2026?

    In sintesi

    • Regola generale: le borse di studio, gli assegni, i premi e i sussidi per studio o addestramento professionale sono redditi assimilati al lavoro dipendente, se chi li riceve non è dipendente di chi li paga (art. 50, comma 1, lett. c, del TUIR).
    • Esenti solo per legge: una borsa è esente IRPEF solo se una norma lo dice. Le istruzioni del 730/2026 elencano le principali: borse regionali per il diritto allo studio universitario, borse universitarie per dottorato, specializzazione, perfezionamento e post-dottorato, borse per le scuole di specializzazione medica, Erasmus+, Fondazione Articolo 34, assegni di ricerca delle università e degli enti pubblici di ricerca.
    • Tassabili: tutte le altre, per esempio le borse di fondazioni o aziende private per master e corsi, quelle di enti bilaterali e i premi di studio senza una norma di esenzione.
    • Esente non vuol dire invisibile: la borsa esente non va nel 730 e non conta per il limite di reddito del figlio a carico; quella tassabile sì.
    • Borse dall’estero: chi è residente in Italia le dichiara, salvo esenzione; se le ha tassate anche lo Stato estero chiede il credito d’imposta.

    Borsa di studio e IRPEF: quando si paga e quando no

    Se hai ricevuto una borsa di studio nel 2025, la prima domanda è se va dichiarata. La risposta non dipende dall’importo né dal nome della borsa, ma dall’esistenza di una norma di esenzione. Le istruzioni del 730/2026 sono esplicite: le somme percepite come borsa di studio, assegno, premio o sussidio per fini di studio e di addestramento professionale, se erogate al di fuori di un rapporto di lavoro dipendente, sono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, «sempre che non sia prevista una specifica esenzione».

    Se la borsa è erogata dal tuo datore di lavoro, invece, è reddito di lavoro dipendente vero e proprio e la trovi già nella busta paga e nella Certificazione Unica.

    Quali borse di studio sono esenti IRPEF: l’elenco

    Borse di studio esenti IRPEF secondo le istruzioni del 730/2026 (Appendice, «Redditi esenti»)
    Borsa Norma
    Borse delle regioni (e delle province autonome di Trento e Bolzano) per il diritto allo studio universitario, per esempio quelle di DSU, ERSU o ADISU D.Lgs. n. 68 del 2012
    Borse delle università per corsi di perfezionamento, scuole di specializzazione, dottorato di ricerca, ricerca post-dottorato e perfezionamento all’estero L. n. 398 del 1989
    Borse per le scuole universitarie di specializzazione di medicina e chirurgia D.Lgs. n. 257 del 1991
    Borse di mobilità internazionale Erasmus+ per studenti universitari e AFAM, per l’intera durata del programma Reg. (UE) n. 1288/2013
    Borse del programma Socrates bandite dal 2000, con le somme aggiuntive dell’università, fino a 7.746,85 euro annui Decisione n. 819/95/CE
    Borse nazionali per il merito e la mobilità della Fondazione Articolo 34 L. n. 232 del 2016, art. 1, comma 285
    Assegni per la collaborazione ad attività di ricerca di università, osservatori, enti pubblici di ricerca, Enea e ASI Appendice istruzioni 730/2026
    Borse per vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, orfani e figli L. n. 407 del 1998

    Se la tua borsa non è in questo elenco, non è automaticamente tassabile: può esserci una norma speciale. Ma senza una norma precisa, citata nel bando o nella lettera di assegnazione, la regola è la tassazione.

    Borse di studio tassabili: master, fondazioni, aziende ed enti bilaterali

    Sono tassabili, come redditi assimilati, le borse che non rientrano in un’esenzione: quelle di fondazioni e associazioni private per master o corsi, le borse di enti bilaterali, le borse di ricerca di soggetti privati, i premi di studio per merito pagati da aziende ai figli dei dipendenti o a terzi. Chi le paga, se è sostituto d’imposta, applica la ritenuta e rilascia la Certificazione Unica con l’importo nel punto 1 o 2. Come si compila poi il 730 (righi C1 e C5, giorni, esonero) è spiegato nella guida su tirocinio, stage e borse di studio nel 730.

    Borsa esente e reddito di lavoro dipendente insieme

    Una borsa esente resta esente anche se nello stesso anno hai uno stipendio, un contratto di collaborazione o un altro reddito. Il reddito di lavoro si dichiara normalmente; la borsa esente non si somma e non cambia le aliquote né le detrazioni. Una borsa tassabile, invece, si somma agli altri redditi e può far salire l’aliquota.

    Borsa di studio e figlio fiscalmente a carico

    Un figlio resta a carico se il suo reddito complessivo non supera 4.000 euro fino a 24 anni, 2.840,51 euro dopo. Le borse esenti non sono reddito complessivo e non entrano nel conto: le istruzioni del 730 elencano le somme non imponibili da aggiungere per questa verifica (cedolare secca, regime forfetario, retribuzioni di organismi internazionali, quota esente dei frontalieri, mance tassate a parte) e le borse di studio non ci sono. Una borsa tassabile, invece, conta per intero: con 5.000 euro di borsa da una fondazione privata il figlio non è più a carico.

    Borse di studio dall’estero

    Chi è residente in Italia dichiara anche le borse pagate dall’estero, a meno che non ci sia un’esenzione specifica. Le istruzioni del 730/2026 portano l’esempio delle convenzioni con Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti: se lo studente residente in Italia soggiorna all’estero ed è pagato da un soggetto italiano, la borsa è tassata solo in Italia; se è pagato da un soggetto dello Stato estero, quello Stato può tassarla, ma lo studente la dichiara comunque in Italia e chiede il credito per l’imposta pagata all’estero. Le borse Erasmus+ restano esenti.

    Esempio pratico

    • Tizio riceve nel 2025 una borsa di 8.000 euro da una fondazione privata per un master universitario. Nessuna norma la rende esente: è reddito assimilato al lavoro dipendente, la fondazione applica la ritenuta e rilascia la Certificazione Unica. Tizio la riporta nel quadro C del 730/2026. Se invece avesse ricevuto la borsa regionale per il diritto allo studio o una borsa di dottorato universitaria, non avrebbe dovuto indicare nulla.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026, se la borsa è tassabile e l’ente è sostituto d’imposta
    • Bando, contratto o lettera di assegnazione della borsa, con la norma di riferimento
    • Per le borse esenti: il documento che indica la norma di esenzione, da conservare per eventuali controlli
    • Per le borse estere: attestazione delle somme ricevute e dell’eventuale imposta pagata all’estero

    Borsa di studio tassabile: come compilare il 730

    Scenario. Caio, 26 anni, ha ricevuto nel 2025 una borsa di 6.000 euro da una fondazione privata per un programma di ricerca applicata. Nessuna norma la esenta. La fondazione ha applicato le ritenute e rilasciato la Certificazione Unica.

    Come si applica. Caio riporta l’importo della CU in uno dei righi da C1 a C3 del 730/2026, con il codice 2 (redditi di lavoro dipendente e assimilati) nella colonna 1, e le ritenute nel rigo C9. Nel rigo C5 indica i giorni: per le borse di studio sono quelli del periodo di studio per cui la borsa è stata concessa. Se la borsa premia il rendimento scolastico o accademico la detrazione spetta per l’intero anno; se è legata alla frequenza di un corso, per il periodo di frequenza obbligatoria.

    In pratica

    • Prendi la Certificazione Unica e riporta reddito e ritenute nel quadro C.
    • I giorni del rigo C5 seguono il periodo di studio, non le date dei pagamenti.
    • L’imposta la calcola chi presta l’assistenza fiscale (CAF, professionista o sostituto).

    Borsa di studio esente: cosa fare

    Scenario. Sempronia, dottoranda, ha percepito nel 2025 la borsa di dottorato dell’università, esente per legge. Ha ricevuto l’importo senza ritenute IRPEF.

    Come si applica. La borsa esente non va nel 730. Se Sempronia non ha altri redditi, non è tenuta a presentare la dichiarazione: le istruzioni del 730/2026 indicano tra i casi di esonero chi possiede solo redditi esenti, come «alcune borse di studio». Conviene conservare il bando o il decreto che indica la norma di esenzione.

    In pratica

    • Non inserire la borsa esente nel quadro C: non è reddito imponibile.
    • Conserva la documentazione che indica la norma di esenzione.
    • Se hai dubbi, chiedi all’ente erogatore quale norma applica: l’assenza di ritenute da sola non prova l’esenzione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Le borse di studio vanno dichiarate nel 730?

    Solo quelle tassabili. Una borsa è esente se una norma lo prevede (per esempio borse regionali per il diritto allo studio universitario, borse universitarie di dottorato e specializzazione, Erasmus+): in quel caso non si dichiara. Senza una norma di esenzione è reddito assimilato al lavoro dipendente e va nel quadro C.

    Come faccio a sapere se la mia borsa di studio è esente?

    Cerca la norma nel bando o nella lettera di assegnazione e confrontala con l’elenco delle esenzioni nell’Appendice delle istruzioni del 730. L’assenza di ritenute o di Certificazione Unica da sola non prova l’esenzione: l’ente potrebbe non essere sostituto d’imposta.

    La borsa di dottorato è esente IRPEF?

    Sì, se è erogata dalle università in base alla legge n. 398 del 1989, come le borse per scuole di specializzazione, perfezionamento e ricerca post-dottorato.

    La borsa Erasmus va dichiarata?

    No. Le borse di mobilità internazionale Erasmus+ per studenti universitari e AFAM sono esenti per l’intera durata del programma.

    Una borsa esente si somma allo stipendio?

    No. La borsa esente non entra nel reddito complessivo anche se nello stesso anno hai redditi di lavoro dipendente o di collaborazione, che si dichiarano normalmente.

    Mio figlio con una borsa di studio resta a carico?

    Se la borsa è esente sì: non conta per il limite di 4.000 euro (fino a 24 anni) o 2.840,51 euro. Se è tassabile conta per intero e può far superare il limite.

    Una borsa per un master privato è tassabile?

    Di regola sì: le borse di fondazioni o aziende private non rientrano nelle esenzioni previste per le borse universitarie e regionali, salvo una norma specifica.

    Se ho ricevuto la borsa da un ente estero devo dichiararla in Italia?

    Sì, se sei residente in Italia e non c’è un’esenzione specifica. Se lo Stato estero l’ha tassata, in Italia chiedi il credito per l’imposta pagata all’estero.

  • Perdite fiscali SRL: come si riportano negli anni successivi

    In sintesi

    • Due regimi distinti: le perdite ordinarie si usano in misura limitata (art. 84, comma 1 TUIR); quelle dei primi tre esercizi in misura piena (art. 84, comma 2 TUIR).
    • Regola dell’80%: le perdite ‘ordinarie’ possono abbattere il reddito imponibile solo fino all’80% del reddito stesso; il 20% resta sempre tassato.
    • Nessun limite di tempo: le perdite si riportano in avanti senza scadenza, esercizio dopo esercizio, fino al loro completo utilizzo.
    • Perdite dei primi tre esercizi: quelle generate nei primi tre periodi d’imposta dalla costituzione si compensano per l’intero importo, senza il limite dell’80%, a condizione che si riferiscano a una nuova attività produttiva.
    • Prospetto RS e rigo RN4: le perdite residue vanno indicate nel quadro RS (rigo RS44 per quelle limitate, RS45 per quelle piene) del modello Redditi SC e si scalano dal reddito nel rigo RN4 (colonna 1 limitate, colonna 2 piene).
    • Limiti nei passaggi societari: fusioni, scissioni e altre operazioni straordinarie possono introdurre condizioni aggiuntive all’utilizzo delle perdite pregresse.

    Come funziona il riporto delle perdite fiscali in una SRL

    Quando una SRL (o più in generale una società di capitali) chiude l’esercizio con una perdita fiscale, quella perdita non va perduta per sempre. Il fisco italiano permette di ‘portarla avanti’ e di usarla per ridurre il reddito imponibile degli anni successivi. Questo meccanismo si chiama riporto in avanti delle perdite.

    Il principio di base è semplice: se quest’anno la società ha perso 100.000 euro e l’anno prossimo guadagna 200.000 euro, può abbattere in parte quei 200.000 usando la perdita pregressa, pagando l’IRES su una base ridotta. Quanto può abbattere dipende però dalla tipologia della perdita.

    Le istruzioni al modello Redditi SC 2026 distinguono due categorie di perdite: quelle ‘ordinarie’, soggette al limite dell’80%, e quelle generate nei primi tre esercizi della società, che si usano senza limiti di percentuale. In entrambi i casi, non c’è un orizzonte temporale entro cui la perdita deve essere utilizzata: il riporto è illimitato nel tempo.

    Regole di utilizzo delle perdite fiscali nelle società di capitali
    Tipo di perdita Limite di utilizzo annuo Orizzonte temporale
    Perdite ordinarie (art. 84, comma 1 TUIR) Max 80% del reddito imponibile dell'anno Illimitato (nessuna scadenza)
    Perdite dei primi 3 esercizi (art. 84, comma 2 TUIR) 100% del reddito imponibile (misura piena) Illimitato (nessuna scadenza)
    Perdite in liquidazione ordinaria Riportabili ai periodi successivi ai sensi dell'art. 182, comma 3 TUIR Carry back se liquidazione <= 5 esercizi

    Dove si indicano e dove si scalano le perdite nel modello Redditi SC

    Le istruzioni di Redditi SC 2026 dividono le perdite in due righe del prospetto «Perdite di impresa non compensate» del quadro RS:

    Perdite SRL nel modello Redditi SC 2026
    Rigo Cosa contiene Dove si usano
    RS44, colonna 6 Perdite non compensate utilizzabili in misura limitata (art. 84, comma 1), compresa quella dell’anno, da evidenziare in colonna 2 Rigo RN4, colonna 1, entro l’80% del reddito
    RS45, colonne 2 e 6 Perdite utilizzabili in misura piena (art. 84, comma 2) Rigo RN4, colonna 2, fino a tutto il reddito
    RN4, colonna 4 Totale delle perdite scalate nell’anno: quelle di periodo dal quadro RF (rigo RF60) e quelle pregresse delle colonne 1 e 2 –

    Le perdite formate durante la liquidazione ordinaria si indicano nello stesso prospetto; quelle residue alla chiusura di una liquidazione durata non più di cinque esercizi, utilizzabili in misura piena, vanno anche nella colonna 3A del rigo RN4 (art. 182, comma 3, TUIR).

    Quando le perdite non si possono più riportare: cambio di controllo e di attività

    L’art. 84, comma 3, TUIR blocca il riporto se la maggioranza dei diritti di voto nell’assemblea ordinaria passa a terzi e, insieme, cambia l’attività principale effettivamente esercitata, nel periodo del trasferimento o nei due anteriori o successivi. Il blocco non opera se la società supera il test di vitalità: ricavi dell’attività caratteristica e costo del personale dell’ultimo esercizio superiori al 40% della media dei due esercizi precedenti (comma 3-bis); in quel caso le perdite sono riportabili entro il valore del patrimonio netto (comma 3-ter). Per fusioni e scissioni valgono gli artt. 172 e 173: vedi perdite fiscali nella fusione e perdite fiscali nella scissione.

    La perdita della SRL e i soci

    La perdita fiscale resta alla società: i soci di una srl ordinaria non la usano nelle proprie dichiarazioni. Fa eccezione la srl che ha optato per la trasparenza fiscale (art. 116 TUIR): in quel caso la perdita è imputata ai soci persone fisiche, che la compensano solo con redditi d’impresa secondo l’art. 8, comma 3, TUIR.

    Esempio pratico

    • Alfa SRL ha chiuso il 2023 con una perdita fiscale ordinaria di 300.000 euro. Nel 2024 produce un reddito imponibile di 200.000 euro. Applicando la regola dell’80%, può abbattere al massimo 160.000 euro (80% di 200.000). Paga l’IRES su 40.000 euro. I restanti 140.000 euro di perdita (300.000 – 160.000) rimangono disponibili e vengono indicati nel prospetto RS del modello Redditi SC 2025. L’anno successivo Alfa SRL potrà usarli di nuovo, sempre nel limite dell’80% del reddito di quel periodo.

    Documenti necessari

    • Modello Redditi SC 2026 con quadro RS compilato (righi RS44 e RS45)
    • Bilancio civilistico degli esercizi in perdita
    • Dichiarazioni dei redditi degli anni precedenti che attestano la perdita residua
    • Verbali di approvazione del bilancio in perdita
    • Documentazione di eventuali operazioni straordinarie (fusioni, scissioni) che impattano le perdite

    Beta SpA: perdita ordinaria scalata sull'80%

    Scenario. Beta SpA ha accumulato negli anni 2021 e 2022 perdite fiscali ordinarie per complessivi 500.000 euro, correttamente indicate nel prospetto RS. Nel 2025 l’azienda torna in utile con un reddito imponibile di 400.000 euro.

    Come si applica. Le perdite di Beta SpA rientrano nel comma 1 dell’art. 84 TUIR (perdite ordinarie): possono abbattere il reddito solo fino all’80%. L’80% di 400.000 euro è 320.000 euro. Beta SpA porta quindi in deduzione 320.000 euro di perdite, paga l’IRES sui restanti 80.000 euro, e riporta ancora 180.000 euro (500.000 – 320.000) al periodo successivo nel rigo RS44.

    In pratica

    • Reddito imponibile 2025: 400.000 euro
    • Perdite utilizzabili: 320.000 euro (80% di 400.000)
    • IRES calcolata su: 80.000 euro
    • Perdite residue da riportare: 180.000 euro (rigo RS44)

    Alfa SRL al terzo anno di vita: perdite in misura piena

    Scenario. Alfa SRL è stata costituita nel 2023. Nel primo esercizio e nel secondo ha totalizzato perdite fiscali per 200.000 euro complessivi. Nel 2025 (terzo esercizio) produce un reddito di 150.000 euro.

    Come si applica. Le perdite maturate nei primi tre esercizi dalla costituzione rientrano nel comma 2 dell’art. 84 TUIR e sono utilizzabili in misura piena, cioè senza il tetto dell’80%, perché Alfa ha avviato una nuova attività produttiva (non è, ad esempio, la prosecuzione di un’attività già esercitata da altri). Alfa SRL può quindi dedurre l’intera perdita di 200.000 euro, ma il reddito è solo 150.000 euro: compensa tutto il reddito del 2025 e riporta ancora 50.000 euro di perdita al 2026 nel rigo RS45. Non paga IRES nel 2025.

    In pratica

    • Reddito imponibile 2025: 150.000 euro
    • Perdite dei primi 3 esercizi (misura piena): 200.000 euro
    • IRES dovuta: zero (perdita > reddito)
    • Perdite residue da riportare al 2026: 50.000 euro (rigo RS45)

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Per la regola generale dell’art. 84 vale anche per le altre società: riporto delle perdite fiscali (art. 84 TUIR): limite dell’80%; per la liquidazione: liquidazione e art. 182 TUIR.

    Domande frequenti

    Le perdite fiscali di una SRL scadono?

    No. Le perdite fiscali delle società di capitali non hanno un limite temporale di utilizzo: si riportano in avanti senza scadenza, anno dopo anno, fino all’esaurimento. Questo vale sia per le perdite ordinarie (art. 84, comma 1 TUIR) sia per quelle dei primi tre esercizi (art. 84, comma 2 TUIR).

    Cos’è il limite dell’80% per le perdite fiscali?

    Le perdite ordinarie possono abbattere il reddito imponibile dell’anno al massimo per l’80% del reddito stesso. Significa che almeno il 20% del reddito positivo resta sempre tassabile, indipendentemente da quante perdite pregresse esistano.

    Le perdite dei primi tre anni si usano diversamente?

    Sì. Le perdite generate nei primi tre periodi d’imposta dalla costituzione si compensano in misura piena, cioè possono azzerare completamente il reddito imponibile senza il vincolo dell’80%, a condizione che si riferiscano a una nuova attività produttiva. Si tratta di una norma agevolativa pensata per le imprese in fase di avvio.

    Dove si indicano le perdite nel modello Redditi SC?

    Nel quadro RS, prospetto ‘Perdite di impresa non compensate’: le perdite utilizzabili in misura limitata nel rigo RS44, quelle in misura piena (primi tre esercizi) nel rigo RS45. Nell’anno in cui si usano, le perdite pregresse si scalano nel rigo RN4: colonna 1 per quelle limitate, colonna 2 per quelle piene.

    Una fusione può bloccare il riporto delle perdite?

    Sì. Le istruzioni ricordano che fusioni, scissioni e altre operazioni straordinarie possono assoggettare le perdite pregresse a condizioni aggiuntive (artt. 84, 172, 173, 176 TUIR). L’eccezione vale quando le società coinvolte appartengono allo stesso gruppo di controllo ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 1 del codice civile.

    Se cambia il socio di maggioranza le perdite si perdono?

    Solo se, oltre al passaggio della maggioranza dei diritti di voto, cambia anche l’attività principale effettivamente esercitata, nel periodo del trasferimento o nei due anteriori o successivi (art. 84, comma 3, TUIR). Anche in quel caso le perdite restano riportabili, entro il patrimonio netto, se la società supera il test di vitalità del comma 3-bis.

    Cosa succede se la società entra in liquidazione?

    Le perdite formatesi durante la liquidazione ordinaria possono essere riportate ai periodi successivi. Se la liquidazione si conclude entro cinque esercizi (compreso quello di avvio), è anche possibile riportare all’indietro le perdite residue scomputandole dai redditi degli anni precedenti (carry back), ai sensi dell’art. 182, comma 3 TUIR.

  • Art. 215-quinquies D.Lgs. 209/2005 – (Operazioni infragruppo)

    Art. 215-quinquies D.Lgs. 209/2005 – (Operazioni infragruppo)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Le imprese di assicurazione e di riassicurazione italiane sono soggette alla vigilanza dell'IVASS sulle operazioni infragruppo, anche realizzate con l'impresa di partecipazione assicurativa mista.

    2. Le imprese di assicurazione e di riassicurazione si dotano, nell'ambito del sistema di governo societario, di adeguati meccanismi di segnalazione e contabili, per consentire l'accertamento, la quantificazione, il monitoraggio e il controllo delle operazioni di cui al comma 1, secondo le indicazioni eventualmente fornite dall'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2. L'IVASS verifica l'idoneità delle procedure e dispone prescrizioni generali in merito.

    3. L'IVASS esercita la vigilanza sulle operazioni di cui al comma 1 al fine di accertare che tali operazioni non producano effetti negativi sulla solvibilità del gruppo e per la solvibilità delle imprese di assicurazione o riassicurazione del gruppo, o possano arrecare pregiudizio agli interessi degli assicurati e degli altri aventi diritto a prestazioni assicurative o agli interessi delle imprese di assicurazione o riassicurazione coinvolte.

  • Art. 215-quater D.Lgs. 209/2005 – (Vigilanza sulla concentrazione di rischi)

    Art. 215-quater D.Lgs. 209/2005 – (Vigilanza sulla concentrazione di rischi)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Le concentrazioni dei rischi a livello di gruppo sono oggetto di vigilanza da parte dell'IVASS al fine di accertare che tali concentrazioni non producano effetti negativi sulla solvibilità del gruppo o possano arrecare pregiudizio agli interessi degli assicurati e degli altri aventi diritto a prestazioni assicurative o agli interessi delle imprese coinvolte.

    2. L'IVASS individua con regolamento, avuto riguardo alla significatività delle concentrazioni in relazione ai requisiti del capitale di solvibilità, alle riserve tecniche o entrambi, le concentrazioni di rischi da assoggettare a comunicazione a intervalli regolari e almeno una volta all'anno, fissando, altresì, le modalità e i termini per le comunicazioni stesse. L'IVASS esamina le concentrazioni dei rischi con particolare riferimento al possibile rischio di contagio nel gruppo, al rischio di conflitto di interessi e al livello o al volume dei rischi.

    3. L'IVASS, previa consultazione delle altre autorità di vigilanza interessate e del gruppo, identifica inoltre, il tipo di concentrazione di rischi che l'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, di un determinato gruppo deve segnalare in ogni circostanza. Nel definire il tipo di concentrazione di rischi e la soglia di significatività rilevante, l'IVASS e le altre autorità di vigilanza interessate tengono conto delle società appartenenti a tale gruppo e della sua struttura di gestione dei rischi.

    4. L'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, instaura, nell'ambito del sistema di governo societario di gruppo, adeguati meccanismi di segnalazione e contabili, ai sensi dell'articolo 215-bis, comma 3, lettera b), per consentire l'accertamento, la quantificazione, il monitoraggio e il controllo sulle concentrazioni dei rischi, nonché la tempestiva comunicazione delle informazioni rilevanti alla società di cui al presente comma. L'IVASS verifica l'idoneità delle procedure e dispone prescrizioni generali in merito.

    5. L'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, segnala all'IVASS, ogni significativa concentrazione di rischi a livello del gruppo. Nel caso in cui l'ultima società controllante non è un'impresa di assicurazione o di riassicurazione, l'IVASS designa, previa consultazione delle altre autorità di vigilanza interessate e del gruppo, la società di partecipazione assicurativa, la società di partecipazione finanziaria mista o l'impresa di assicurazione o di riassicurazione del gruppo incaricata di trasmettere le informazioni di cui al presente comma.

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