Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. 1. Con riferimento alla vigilanza sul gruppo, l'IVASS esercita le seguenti funzioni: a) effettua, secondo le modalità di cui all'articolo 47-quinquies il processo di revisione e valutazione prudenziale di cui all'articolo 216-decies e valuta la situazione finanziaria del gruppo; b) valuta l'osservanza da parte del gruppo delle disposizioni in materia di solvibilità, di concentrazione dei rischi e di operazioni infragruppo; c) valuta il sistema di governo societario del gruppo ed il possesso dei requisiti di cui all'articolo 76 da parte dei soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, di direzione e di controllo nelle società controllanti di cui all'articolo 210, comma 2, e dei soggetti in esse responsabili delle funzioni fondamentali.
Welfare aziendale e sanità integrativa nel CCNL Cooperative Agricole
Il sistema di welfare nel settore delle cooperative agricole si articola su più livelli: la previdenza obbligatoria INPS, l'eventuale previdenza complementare di settore, la sanità integrativa collettiva e le misure di welfare aziendale introdotte dalla contrattazione di secondo livello. Conoscere cosa prevede il proprio contratto consente al lavoratore di sfruttare appieno le tutele disponibili.
In sintesi
Il CCNL Cooperative Agricole (art. 12) prevede il fondo pensione nazionale Previdenza Cooperativa e due fondi sanitari integrativi: uno per gli impiegati e Filcoop Sanitario per gli operai, che dal 1° gennaio 2025 costa 100 euro annui (74 a carico dell'azienda, 26 del lavoratore). Il welfare aziendale (buoni pasto, borse di studio, servizi di assistenza) può essere introdotto dalla contrattazione di secondo livello. Le prestazioni dei fondi sono quelle dei loro regolamenti.
Dati contrattuali
Parti firmatarie (lavoratori)
FLAI-CGIL · FAI-CISL · UILA-UIL
Parti firmatarie (datori)
Alleanza delle Cooperative Italiane (Legacoop Agroalimentare · Confcooperative FedAgriPesca · AGCI Agrital)
Categorie
Operai e impiegati delle cooperative e consorzi agricoli
Ambito
Cooperative e consorzi agricoli, di trasformazione, allevamento e servizi
Vigenza
1° gennaio 2024 – 31 dicembre 2027 (rinnovo del 19 luglio 2024)
Il sistema di protezione sociale dei lavoratori delle cooperative agricole si sovrappone su tre strati:
Welfare pubblico obbligatorio: previdenza INPS (pensione di vecchiaia, invalidità, superstiti), assicurazione INAIL contro gli infortuni, malattia, maternità e disoccupazione agricola. Questo strato è garantito dalla legge per tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal CCNL.
Welfare contrattuale di settore: il fondo pensione Previdenza Cooperativa e i fondi sanitari integrativi (impiegati agricoli e Filcoop Sanitario per gli operai) previsti dall'art. 12 del CCNL, con contribuzione datoriale.
Welfare aziendale e territoriale: prestazioni extra-salariali (buoni pasto, rimborsi, polizze, servizi) introdotte dalla contrattazione di secondo livello (accordi aziendali o territoriali) o dall'iniziativa unilaterale della cooperativa, che beneficiano di agevolazioni fiscali ai sensi dell'art. 51 TUIR.
Il secondo strato è definito dal CCNL; la presenza e l'ampiezza del terzo dipendono dalla singola cooperativa e dagli accordi in vigore nel territorio: non esiste un «pacchetto welfare» uniforme per tutte le cooperative agricole italiane.
Sanità integrativa: i fondi del CCNL
I fondi di assistenza sanitaria integrativa (o fondi sanitari integrativi) integrano le prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale rimborsando spese mediche non coperte o coperte solo parzialmente dal SSN: visite specialistiche private, accertamenti diagnostici, cure odontoiatriche, ricoveri in strutture private convenzionate, protesi e ausili.
impiegati agricoli: fondo integrativo sanitario finanziato in parti uguali da datore e impiegato, 186 euro annui complessivi nel testo 2019-2023; possono iscriversi anche gli impiegati a tempo determinato con contratto superiore a sei mesi, con contributo rapportato ai mesi di durata;
operai: sono iscritti a Filcoop Sanitario, salvo rinuncia, tutti gli operai a tempo indeterminato. Fino al 2024 il contributo era di 52 euro annui al 50% tra azienda e lavoratore; dal 1° gennaio 2025 è di 100 euro annui, di cui 74 a carico dell'azienda e 26 del lavoratore. Per gli operai a tempo determinato iscritti (convenzioni e organici con almeno 151 giornate annue, tre anni consecutivi di anzianità, dal 2025 anche almeno 360 giornate effettive nel triennio precedente) il contributo è di 70 euro annui dal 2025 (52 azienda, 18 lavoratore).
Per le prestazioni, i massimali e le carenze valgono i regolamenti dei fondi. Il contributo versato dal datore:
il contributo datoriale non concorre al reddito imponibile del lavoratore entro i limiti di esenzione fiscale previsti dall'art. 51 TUIR;
il lavoratore può aggiungere un proprio contributo volontario per estendere le coperture;
la copertura vale per il lavoratore e, in alcuni fondi, anche per i familiari a carico, nei termini stabiliti dal regolamento del fondo.
Se la cooperativa non ha iscritto il lavoratore al fondo sanitario previsto dal CCNL pur essendo tenuta a farlo, il lavoratore può rivendicare l'inadempimento e chiedere il risarcimento del danno subito (rimborso delle spese mediche che avrebbe potuto ottenere dal fondo). Segnalare la situazione al sindacato di categoria.
Previdenza complementare nel settore agricolo
La previdenza complementare è disciplinata dal d.lgs. 252/2005 e si affianca alla pensione pubblica INPS. Il fondo pensione negoziale del CCNL (art. 12) è Previdenza Cooperativa, a contribuzione definita e capitalizzazione individuale; l'adesione è volontaria.
Per chi aderisce, dal 1° gennaio 2014 il datore versa l'1,5% della retribuzione utile per il calcolo del TFR e il lavoratore l'1%, oltre alla quota di TFR: il 2% della retribuzione utile per chi era già occupato al 28 aprile 1993, il 100% del TFR maturato per chi è entrato nel lavoro dopo. La contribuzione è dovuta anche in caso di malattia nel periodo di comporto, infortunio e maternità obbligatoria. Per gli impiegati il versamento del TFR si considera assolto con il versamento all'ENPAIA. Il lavoratore può fare versamenti volontari aggiuntivi fino al limite di deduzione. La quota a carico del datore è una retribuzione differita che il lavoratore perde se non aderisce.
Dal 1° luglio 2026 i lavoratori del settore privato alla prima assunzione aderiscono automaticamente alla forma pensionistica prevista dal contratto collettivo (qui Previdenza Cooperativa), con l'intero TFR e i contributi; entro 60 giorni possono rinunciare e scegliere un'altra forma oppure mantenere il TFR secondo l'art. 2120 c.c. (art. 8, commi 7-7-quater, D.Lgs. 252/2005, come modificato dalla L. 199/2025).
I principali vantaggi della previdenza complementare per il lavoratore agricolo:
Contributo datoriale dell'1,5% (perso in caso di mancata adesione);
Deducibilità fiscale dei contributi versati dal lavoratore, entro i limiti stabiliti dalla legge (art. 8 d.lgs. 252/2005);
Tassazione agevolata delle prestazioni pensionistiche al momento dell'erogazione;
Possibilità di anticipazioni per spese sanitarie o acquisto della prima casa (con regole diverse dall'anticipo del TFR).
Welfare aziendale: la contrattazione di secondo livello
Il welfare aziendale in senso stretto è l'insieme di prestazioni e servizi di utilità sociale che il datore eroga ai lavoratori al di fuori della retribuzione in senso tradizionale. L'art. 51 TUIR disciplina il regime fiscale di queste prestazioni, prevedendo l'esclusione dalla base imponibile IRPEF e dalla base contributiva per molte di esse, entro soglie annuali definite dalla normativa vigente.
Nelle cooperative agricole, le misure di welfare aziendale più frequentemente introdotte dalla contrattazione di secondo livello includono:
Buoni pasto o indennità di mensa: corrisposti ai lavoratori nei giorni di presenza, in forma cartacea o elettronica;
Rimborsi spese scolastiche e borse di studio: per i figli dei dipendenti, spesso agganciati a soglie di reddito o merito;
Polizze assicurative extra-INAIL: coperture vita, grandi rischi, long-term care per eventi non coperti dall'assicurazione obbligatoria;
Servizi di assistenza a familiari non autosufficienti: rimborsi per assistenza a anziani o disabili a carico;
Mobilità sostenibile: rimborso abbonamenti trasporti pubblici, contributo per biciclette o veicoli elettrici.
La presenza di queste misure dipende integralmente dagli accordi stipulati a livello aziendale o territoriale. In assenza di accordi, la cooperativa non è tenuta a erogare prestazioni di welfare beyond what is required by national collective bargaining.
Conversione del premio di risultato in welfare
Una tendenza diffusa nella contrattazione di secondo livello è quella di consentire al lavoratore di convertire il premio di risultato (o una parte di esso) in prestazioni di welfare fiscalmente vantaggiose (piattaforme voucher, rimborsi spese, contributi previdenziali). Questa opzione, introdotta dalla l. 208/2015 e successive modifiche, consente al lavoratore di ottimizzare il proprio trattamento fiscale. Verificare se l'accordo integrativo applicato dalla propria cooperativa preveda questa possibilità.
Casi pratici
Tizio — Operaio, mancata adesione al fondo pensione e perdita del contributo datoriale
Tizio è assunto a tempo indeterminato. Era in servizio prima del 2026 e non ha mai aderito a Previdenza Cooperativa: il TFR rimane in azienda. Viene poi a sapere che la cooperativa versa l'1,5% della retribuzione utile a favore degli aderenti, a fronte dell'1% a carico del lavoratore: un beneficio che ha perso per ogni anno trascorso senza adesione. Decide di aderire, ma le quote future (TFR, 1% a suo carico e 1,5% a carico della cooperativa) partiranno da quel momento. Chi invece viene assunto per la prima volta dal 1° luglio 2026 aderisce automaticamente, salvo rinuncia entro 60 giorni.
Caia — Impiegata, utilizzo del fondo sanitario per una visita specialistica
Caia, impiegata, è iscritta al fondo sanitario integrativo degli impiegati agricoli previsto dal CCNL. Necessita di una visita cardiologica specialistica in una struttura privata convenzionata con il fondo. Controlla sul portale del fondo la lista delle strutture accreditate, prenota la visita e al momento del pagamento presenta la tessera del fondo. Il fondo rimborsa la prestazione nei limiti del massimale annuale previsto dal proprio regolamento. Caia non deve presentare la ricevuta in busta paga e il rimborso non concorre al proprio reddito imponibile IRPEF, nei limiti di esenzione fiscale di legge.
Domande frequenti
I lavoratori delle cooperative agricole hanno accesso a un fondo sanitario integrativo?
Sì: l'art. 12 del CCNL prevede un fondo sanitario per gli impiegati agricoli e Filcoop Sanitario per gli operai a tempo indeterminato, iscritti salvo rinuncia. Per gli operai la contribuzione è di 100 euro annui dal 1° gennaio 2025 (74 a carico dell'azienda, 26 del lavoratore).
La previdenza complementare è obbligatoria per i lavoratori agricoli in cooperativa?
No, l'adesione a Previdenza Cooperativa è volontaria (art. 12 del CCNL), salvo il meccanismo automatico per chi è alla prima assunzione dal 1° luglio 2026. Il fondo del CCNL è Previdenza Cooperativa: per chi aderisce il datore versa l'1,5% e il lavoratore l'1% della retribuzione utile per il TFR. Non aderire significa rinunciare al contributo datoriale. Chi è alla prima assunzione dal 1° luglio 2026 aderisce automaticamente, salvo rinuncia entro 60 giorni.
Cos'è il welfare aziendale e come funziona nelle cooperative agricole?
Il welfare aziendale comprende prestazioni non monetarie (buoni pasto, rimborsi spese scolastiche, polizze assicurative, servizi di assistenza a familiari) che il datore eroga ai lavoratori, spesso con trattamento fiscale agevolato (art. 51 TUIR). Nelle cooperative agricole è solitamente disciplinato dalla contrattazione di secondo livello: non tutte le cooperative lo prevedono.
I contributi al fondo sanitario si sommano alla retribuzione?
I contributi versati dal datore al fondo sanitario integrativo non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente del lavoratore entro i limiti di esenzione fiscale stabiliti dall'art. 51 TUIR. La quota eccedente tali limiti è tassata come ordinaria retribuzione.
Cosa succede al fondo sanitario e alla previdenza complementare in caso di cessazione del rapporto?
In caso di cessazione del rapporto, la posizione maturata nel fondo pensione complementare è portabile (il lavoratore può trasferirla a un altro fondo o mantenerla quiescente). La copertura sanitaria integrativa cessa di norma con il rapporto di lavoro, salvo possibilità di prosecuzione volontaria previste dal regolamento del fondo.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e si fondano sul d.lgs. 252/2005, sull'art. 51 TUIR e sul CCNL per i dipendenti di cooperative e consorzi agricoli (art. 12 per fondi sanitari e previdenza complementare), rinnovato il 19 luglio 2024. Le prestazioni di welfare effettivamente disponibili dipendono dagli accordi integrativi in vigore presso la singola cooperativa: è consigliabile verificare con FLAI-CGIL, FAI-CISL, UILA-UIL o con il proprio datore di lavoro.
Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)
1. Il Consiglio di presidenza dura in carica per quattro anni.
2. I componenti del Consiglio di presidenza, che nel corso del quadriennio cessano per qualsiasi causa di farne parte o, se eletti in qualità di giudice o magistrato, conseguono la nomina a presidente, sono sostituiti per il restante periodo dal primo dei non eletti di corrispondente qualifica.
Art. 211 cod. ass. – Area della vigilanza supplementare
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 12 maggio 2015, n. 74. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.
Testo previgente
Sono incluse nell’area della vigilanza supplementare sull’impresa di assicurazione [o di riassicurazione] : a) le imprese controllate o partecipate dall’impresa di assicurazione [o di riassicurazione] di cui all’articolo 210; b) le imprese controllanti o partecipanti nell’impresa di assicurazione [o di riassicurazione] di cui all’articolo 210; c) le imprese controllate o partecipate da un’impresa controllante o partecipante in un’impresa di assicurazione [o di riassicurazione] di cui all’articolo 210 o le imprese che sono comunque con questa soggette a direzione unitaria ai sensi dell’articolo 96.
2. Ai fini del presente titolo, si intende per impresa controllante la società che esercita il controllo ai sensi dell’articolo 72, commi 1 e 2, lettere a) e b), e per impresa partecipante si intende la società che detiene, direttamente o indirettamente, diritti nel capitale di un’altra società, i quali realizzano una situazione di legame durevole con la società partecipata o che consentono l’esercizio di un’influenza notevole in virtù di particolari vincoli contrattuali. È altresì impresa partecipante l’impresa legata ad un’altra impresa quando sono sottoposte ad una direzione unitaria ovvero quando gli organi di amministrazione, direzione e controllo sono composti in maggioranza dalle stesse persone. È in ogni caso considerata partecipazione il possesso di almeno il venti per cento del capitale o dei diritti di voto di un’impresa.
Nei confronti delle imprese di cui all’articolo 210, comma 3, per l’individuazione dei rapporti di controllo e di partecipazione si fa riferimento allo stato patrimoniale della sede secondaria redatto secondo quanto previsto dal titolo VIII.
3. L’ISVAP può, in casi eccezionali, escludere dall’area della vigilanza supplementare le imprese di cui al comma 1, che hanno sede legale in uno Stato terzo, qualora sussistano ostacoli giuridici al trasferimento delle informazioni necessarie con gli effetti previsti dal provvedimento di cui all’articolo 219.
4. L’ISVAP può, con prudente apprezzamento, escludere dall’area della vigilanza supplementare un’impresa di cui al comma 1, quando l’impresa presenta un interesse trascurabile rispetto allo scopo della vigilanza supplementare oppure quando è inopportuno o fuorviante considerare la situazione finanziaria di tale impresa rispetto allo scopo della vigilanza supplementare
Art. 210-quater D.Lgs. 209/2005 – (Esclusione dall’area di vigilanza sul gruppo)
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 216-sexies, comma 1, lettera f), l'IVASS può escludere dall'area della vigilanza di gruppo di cui all'articolo 210 la società con sede legale in uno Stato terzo in cui sussistano ostacoli giuridici al trasferimento delle informazioni necessarie.
2. L'IVASS può escludere una società del gruppo dall'area della vigilanza di gruppo quando presenta un interesse trascurabile rispetto alle finalità della vigilanza sul gruppo oppure quando è inopportuno o fuorviante considerare tale società rispetto a detti obiettivi.
3. Le società dello stesso gruppo, che considerate individualmente potrebbero essere escluse ai sensi del comma 2, in quanto presentano un interesse trascurabile rispetto agli obiettivi della vigilanza di gruppo, devono essere comunque incluse se, collettivamente considerate, presentano un interesse non trascurabile.
4. Ai fini dell'esclusione di un'impresa di assicurazione o di riassicurazione ai sensi del comma 2, l'IVASS consulta le altre autorità di vigilanza interessate prima di adottare una decisione.
5. Nel caso in cui un'impresa di assicurazione o riassicurazione sia stata esclusa dalla vigilanza sul gruppo ai sensi del comma 2, l'autorità di vigilanza dello Stato membro in cui tale impresa è situata può chiedere all'ultima società controllante di cui all'articolo 210, comma 2, di fornire informazioni che possano facilitare la vigilanza dell'impresa interessata.
Art. 210-ter D.Lgs. 209/2005 – (Albo delle società capogruppo)
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. L'ultima società controllante italiana, di cui all'articolo 210, comma 2, è iscritta in un apposito albo delle società capogruppo italiane tenuto dall'IVASS.
2. La società capogruppo comunica all'IVASS l'elenco delle imprese di assicurazione o riassicurazione e le società strumentali, le società di partecipazione assicurativa e le società di partecipazione finanziaria mista controllate intermedie.
3. La società capogruppo comunica all'IVASS l'elenco delle imprese di assicurazione o riassicurazione e delle società strumentali partecipate, degli enti creditizi, delle imprese d'investimento e degli enti finanziari partecipati o controllati e delle altre società controllate e partecipate.
4. Le società di cui al comma 2 sono iscritte dall'IVASS nell'albo delle società capogruppo.
5. L'IVASS può procedere d'ufficio all'accertamento dell'esistenza del rapporto di controllo di cui al comma 2 e procedere all'iscrizione all'albo della società capogruppo.
6. La struttura del gruppo deve essere tale da assicurare la sana e prudente gestione del gruppo e non ostacolare l'esercizio dei poteri di vigilanza. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 79, nel caso in cui per effetto di una acquisizione la struttura del gruppo non soddisfa i requisiti di cui al presente comma, l'IVASS può esercitare i poteri di cui agli articoli 79, comma 3-bis, e 81.
7. L'IVASS accerta che lo statuto della società capogruppo non contrasti con la sana e prudente gestione del gruppo.
8. All'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, si applicano le disposizioni di cui al Titolo VII, Capo I e III.
9. Le società di cui ai commi 1 e 2 indicano negli atti e nella corrispondenza l'iscrizione nell'albo.
10. L'IVASS determina, con regolamento, gli adempimenti connessi alla tenuta e all'aggiornamento dell'albo.
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. L'IVASS può individuare, con provvedimenti di carattere generale o specifici, i casi in cui una o più disposizioni adottate ai sensi del presente Titolo, in particolare relative alla concentrazione dei rischi e alle operazioni infragruppo, non si applicano qualora l'ultima società controllante di cui all'articolo 210, comma 2, sia una impresa di assicurazione o riassicurazione, una società di partecipazione assicurativa o una società di partecipazione finanziaria mista soggetta alla vigilanza a livello di conglomerato finanziario ai sensi del decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 142.
2. L'IVASS può individuare, con provvedimenti di carattere generale o specifici, i casi in cui una o più disposizioni adottate ai sensi del presente Titolo non si applicano alla società di partecipazione finanziaria mista in quanto soggetta a disposizioni di vigilanza equivalenti, in particolare in termini di vigilanza basata sul rischio.
3. L'IVASS, in qualità di autorità di vigilanza sul gruppo, informa l'ABE e l'AEAP, delle decisioni adottate a norma dei commi 1 e 2.
4. Fatto salvo quanto previsto dal comma 1, le disposizioni di cui agli articoli 210-ter, comma 7, 212-bis, comma 1, lettera c), si applicano alla società di partecipazione finanziaria mista, qualora il settore di maggiori dimensioni all'interno del conglomerato finanziario sia quello assicurativo, determinato ai sensi del decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 142. I provvedimenti di cui agli articoli 79, comma 3-bis, e 81, commi 2 e 3, l'approvazione di cui all'articolo 196, l'autorizzazione di cui all'articolo 68 e la decadenza di cui all'articolo 76 sono adottati dall'IVASS d'intesa con Banca d'Italia.
5. I provvedimenti previsti dal titolo XVI, Capo I, II, IV e VII, nonché le misure di cui all'articolo 220-novies, nei confronti della società di partecipazione finanziaria mista sono adottati o proposti dall'IVASS d'intesa con Banca d'Italia.
Detrazione 19%: le spese per la procreazione medicalmente assistita rientrano tra le spese sanitarie e danno diritto alla detrazione IRPEF del 19%.
Franchigia: la detrazione si calcola sulla parte di spesa che supera 129,11 euro (la soglia minima che resta a carico del contribuente).
Strutture in Italia e all’estero: le spese sostenute presso strutture pubbliche o private, anche estere, possono essere detraibili se la spesa è documentata.
Pagamento tracciabile: per le strutture private non accreditate SSN il pagamento deve essere tracciabile (bonifico, carta); per medicinali e dispositivi medici non è richiesto.
Farmaci e ormoni: i medicinali acquistati per la stimolazione ovarica e la terapia ormonale collegata alla PMA sono spese sanitarie detraibili con scontrino parlante.
Rigo E1 del 730: tutte le spese vanno nel rigo E1, colonna 2, del Quadro E.
Come funziona la detrazione per le spese di procreazione medicalmente assistita
Le spese per la procreazione medicalmente assistita – che si tratti di inseminazione intrauterina, fecondazione in vitro (FIVET), ICSI o altre tecniche – rientrano a pieno titolo tra le spese sanitarie. Come tali, danno diritto alla detrazione IRPEF del 19% nella dichiarazione dei redditi. Sono incluse anche le spese per i farmaci necessari ai trattamenti, come quelli per la stimolazione ovarica o per la preparazione all’impianto.
La regola base è la stessa di qualsiasi altra spesa sanitaria: la detrazione del 19% si applica sulla parte di spesa che supera la franchigia di 129,11 euro. La franchigia non si paga per ogni voce separata, ma sul totale di tutte le spese sanitarie dell’anno: visite, farmaci, esami, trattamenti PMA vengono sommati, e la franchigia si sottrae una volta sola.
Un aspetto rilevante riguarda le strutture estere. Le istruzioni ufficiali AdE prevedono che le spese sanitarie sostenute all’estero possano essere detratte al pari di quelle sostenute in Italia, a condizione che siano adeguatamente documentate. Per le spese in valuta estera si usa il cambio del giorno in cui è avvenuto il pagamento oppure una media annua. È consigliabile conservare documentazione accurata: fatture, ricevute e, se necessario, traduzioni dei documenti.
Sul pagamento: per le prestazioni di strutture private non accreditate al Servizio sanitario nazionale è obbligatorio il pagamento tracciabile (bonifico, carta di debito, carta di credito, prepagata). Per i medicinali – inclusi quelli usati nella terapia ormonale – non è richiesta la tracciabilità del pagamento, ma serve lo scontrino parlante con natura del prodotto, codice alfanumerico e codice fiscale del paziente.
Farmaci per stimolazione ovarica e terapia ormonale
Sì
Scontrino parlante obbligatorio
Tariffe della struttura per il trattamento PMA
Sì
Rigo E1 col. 2, pagamento tracciabile se privata non SSN
Spese per crioconservazione di ovociti o embrioni
Sì (se collegata al trattamento medico)
Rigo E1 col. 2
Spese di vitto, alloggio o viaggio verso la clinica
No
Non sono spese sanitarie
Esempio pratico
Caio e sua moglie hanno affrontato un ciclo di FIVET nel 2025 presso una clinica privata non accreditata SSN, spendendo 4.500 euro per la procedura e 800 euro in farmaci (scontrini parlanti). Il totale delle spese sanitarie dell’anno, incluse altre visite, è di 5.600 euro. La franchigia di 129,11 euro si applica sul totale: 5.600 – 129,11 = 5.470,89 euro. Detrazione del 19%: circa 1.039 euro di risparmio IRPEF. Se le spese sono intestate alla moglie, lei le indica nel rigo E1 (o l’importo effettivamente sostenuto da ciascuno viene ripartito tra i coniugi).
Documenti necessari
Fattura o ricevuta fiscale della struttura medica che ha eseguito il trattamento PMA, con indicazione della prestazione
Ricevuta di pagamento tracciabile per prestazioni di strutture private non accreditate SSN (estratto conto, ricevuta bonifico, ricevuta carta)
Scontrini parlanti per i farmaci (con natura prodotto, codice alfanumerico e codice fiscale del paziente)
In caso di strutture estere: documentazione equivalente tradotta, con indicazione della natura sanitaria della prestazione
Prescrizioni mediche per i farmaci e per eventuali esami diagnostici
Ciclo PMA in clinica privata italiana, spese ripartite tra i coniugi
Scenario. Tizio e sua moglie hanno sostenuto nel 2025 spese per un ciclo di PMA in una clinica privata non accreditata SSN. Il totale è 5.000 euro, di cui 2.500 pagati da Tizio e 2.500 dalla moglie, entrambi con bonifico bancario. Ognuno dei due ha anche sostenuto 200 euro di altre spese sanitarie.
Come si applica. Ciascuno dei coniugi indica nel proprio rigo E1 le spese effettivamente sostenute: 2.500 + 200 = 2.700 euro. La franchigia di 129,11 euro si applica a ciascuno separatamente nella propria dichiarazione: 2.700 – 129,11 = 2.570,89 euro. Detrazione del 19% ciascuno: circa 488 euro. I pagamenti con bonifico soddisfano il requisito di tracciabilità.
In pratica
Ogni coniuge indica nel proprio rigo E1 le spese realmente pagate da lui/lei.
Conservare la documentazione che attesta la ripartizione della spesa.
Spese PMA sostenute in una struttura estera
Scenario. Sempronia ha scelto di effettuare un trattamento PMA in una clinica spagnola. Ha speso 6.000 euro, pagati con carta di credito. La clinica ha rilasciato fattura con descrizione delle prestazioni in spagnolo.
Come si applica. Le spese sanitarie all’estero sono detraibili come quelle in Italia. Occorre conservare la fattura originale (anche in lingua straniera) e la documentazione del pagamento. Conviene annotare il cambio euro/valuta del giorno del pagamento o usare il cambio medio annuo. L’importo in euro va indicato nel rigo E1, colonna 2. La franchigia di 129,11 euro si applica sul totale delle spese sanitarie dell’anno.
In pratica
Conservare la fattura estera e la prova del pagamento tracciabile.
Convertire l’importo in euro al cambio del giorno del pagamento o al cambio medio annuo.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Le spese PMA sostenute dal partner che non è la paziente sono detraibili?
Sì, se le spese sono state effettivamente sostenute da quel soggetto e sono documentate a suo nome. La spesa deve essere rimasta a carico di chi la detrae.
I farmaci per la stimolazione ovarica sono detraibili?
Sì. I medicinali acquistati per la terapia ormonale collegata alla PMA rientrano tra le spese sanitarie detraibili. Non è richiesto il pagamento tracciabile, ma serve lo scontrino parlante (con natura prodotto, codice alfanumerico e codice fiscale del paziente).
Quanto vale la franchigia?
La franchigia è di 129,11 euro. La detrazione del 19% si calcola solo sulla parte di spesa che supera questa soglia, considerando il totale di tutte le spese sanitarie dell’anno indicate nei righi E1 ed E2.
Posso detrarre le spese PMA sostenute all'estero?
Sì, le spese sanitarie estere sono detraibili come quelle italiane, a condizione che siano documentate. In caso di spese in valuta estera, l’importo va convertito in euro al cambio del giorno del pagamento o al cambio medio annuo.
Le spese di viaggio e soggiorno per raggiungere la clinica PMA sono detraibili?
No. Le spese di trasporto, alloggio e vitto non rientrano tra le spese sanitarie, anche se il viaggio è motivato dalla necessità di effettuare il trattamento.
Dove si indicano nel 730?
Le spese per la PMA vanno inserite nel rigo E1, colonna 2 del Quadro E, insieme alle altre spese sanitarie dell’anno.
Art. 27 D.Lgs. 175/2024 – Elezione del Consiglio di presidenza
Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)
1. Le elezioni del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria hanno luogo entro quattro mesi dallo scadere del precedente Consiglio. Esse sono indette con provvedimento del Presidente del Consiglio di presidenza, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale almeno quarantacinque giorni prima della data stabilita per le elezioni. Esse si svolgono in un giorno festivo dalle ore 9 alle ore 21.
2. Il Presidente del Consiglio di presidenza nomina, con propria delibera, l'ufficio centrale elettorale, che si insedia presso lo stesso Consiglio di presidenza, ed è costituito da un presidente di corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado, che lo presiede, e da due giudici tributari. Con la stessa delibera sono nominati, altresì, i tre giudici supplenti, che sostituiscono i componenti effettivi in caso di loro assenza o impedimento.
3. Le candidature devono essere presentate all'ufficio centrale elettorale, a mezzo plico raccomandato, almeno venticinque giorni prima delle elezioni mediante compilazione della apposita scheda di presentazione. Ciascun candidato è presentato da non meno di venti e da non oltre trenta giudici tributari. Le firme di presentazione possono essere apposte e depositate anche su più schede di presentazione, se i candidati raccolgono firme di presentazione in corti di giustizia tributaria diverse da quella di appartenenza.
4. Nessuno può presentare più di un candidato né essere, contemporaneamente, candidato e presentatore di se stesso. L'inosservanza delle disposizioni del presente comma determina la nullità di ogni firma di presentazione proposta dal medesimo soggetto.
5. Nei dieci giorni successivi alla scadenza del termine di cui al comma 3, l'ufficio elettorale centrale accerta che nei confronti del candidato non sussistono le cause di ineleggibilità di cui all'articolo 26. Lo stesso Ufficio verifica, altresì, il rispetto delle disposizioni di cui ai commi 3 e 4, esclude, con provvedimento motivato, le candidature non presentate dal prescritto numero di presentatori ovvero quelle dei candidati ineleggibili, e trasmette immediatamente le candidature ammesse al Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. L'elenco dei candidati è pubblicato sul sito istituzionale del Consiglio ed inviato dallo stesso per posta elettronica a tutti i componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado. Detto elenco è altresì affisso, a cura dei presidenti di corte di giustizia tributaria, presso ciascuna corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado.
6. Le operazioni elettorali si svolgono presso le sedi delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado e presso ciascuna di queste sedi è istituito l'ufficio elettorale locale, che assicura l'espletamento delle operazioni di voto, composto dal presidente della corte di giustizia tributaria o da un suo delegato, che lo presiede, e da due giudici tributari, nominati dal presidente delle rispettive corti di giustizia tributaria almeno venti giorni prima della data fissata per le elezioni. Sono nominati altresì tre supplenti, i quali sostituiscono i componenti effettivi in caso di loro assenza o impedimento. Non possono far parte degli uffici elettorali giudici tributari che abbiano riportato sanzioni disciplinari più gravi dell'ammonimento.
7. Gli uffici elettorali locali presiedono alle operazioni di voto che si svolgono presso di esse e provvedono allo scrutinio di tutte le schede elettorali, previa apertura delle urne e conteggio delle schede, determinando il totale dei voti validi e il totale delle preferenze per ciascun candidato. Le operazioni di scrutinio hanno inizio il giorno successivo a quello di voto e di esse, come pure delle contestazioni decise ai sensi dell'articolo 28, comma 4, si dà atto nel processo verbale.
8. Con regolamento del Consiglio di presidenza sono stabilite le disposizioni di attuazione del presente articolo.
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. 1. La vigilanza a livello di gruppo si applica, in base a quanto previsto dal presente Titolo e secondo le disposizioni stabilite da IVASS con regolamento: a) alle imprese di assicurazione o di riassicurazione con sede legale nel territorio della Repubblica che siano controllanti o partecipanti in almeno un'impresa di assicurazione o di riassicurazione, o in un'impresa di assicurazione o di riassicurazione avente sede legale in uno Stato terzo; b) alle imprese di assicurazione o di riassicurazione con sede legale nel territorio della Repubblica che siano controllate da una società di partecipazione assicurativa o da una società di partecipazione finanziaria mista con sede nel territorio della Repubblica o in un altro Stato membro; c) alle imprese di assicurazione o di riassicurazione con sede legale nel territorio della Repubblica che siano controllate da una società di partecipazione assicurativa, una società di partecipazione finanziaria mista o da un'impresa di assicurazione o di riassicurazione aventi sede legale in uno Stato terzo; d) alle imprese di assicurazione o di riassicurazione con sede legale nel territorio della Repubblica che siano controllate da una società di partecipazione assicurativa mista; e) alle imprese di assicurazione o di riassicurazione con sede legale nel territorio della Repubblica che controllano una società strumentale; f) alle imprese di assicurazione o di riassicurazione con sede legale nel territorio della Repubblica soggette a direzione unitaria ai sensi dell'articolo 96.
2. Fatto salvo quanto previsto dai Capi IV-bis e IV-ter, l'IVASS esercita la vigilanza sul gruppo a livello dell'ultima società controllante italiana, ovvero l'impresa di assicurazione o di riassicurazione, la società di partecipazione assicurativa o di partecipazione finanziaria mista con sede nel territorio della Repubblica che, nell'ambito del gruppo, non è a sua volta controllata da una impresa di assicurazione o di riassicurazione, da una società di partecipazione assicurativa o da una società di partecipazione finanziaria mista con sede nel territorio della Repubblica.
3. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 220-octies, comma 4, nel caso in cui non sussiste un'ultima società controllante italiana ai sensi del comma 2, l'IVASS determina le modalità applicative della vigilanza sul gruppo, inclusa l'individuazione della società responsabile degli adempimenti di cui al presente codice in luogo della ultima società controllante italiana.
4. Fatto salvo quanto previsto dal presente Titolo, le disposizioni in materia di vigilanza sulle imprese di assicurazione o di riassicurazione del presente codice continuano ad applicarsi alle stesse.
5. Ai fini del presente Titolo, le sedi secondarie nel territorio della Repubblica di imprese di assicurazione o riassicurazione con sede in uno Stato terzo sono considerate alla stregua di imprese di assicurazione o riassicurazione italiane.
L’esonero non esclude la scelta: anche se sei esonerato dalla presentazione del 730, puoi comunque presentarlo volontariamente per dichiarare spese, detrazioni o crediti.
Rimborso diretto sulla pensione: il rimborso IRPEF risultante dal 730 viene accreditato direttamente sulla pensione, di norma a partire da agosto o settembre.
Soglie di esonero per pensionati: sei esonerato se il reddito complessivo non supera 8.500 euro (pensione + altri redditi) o 7.500 euro se hai anche redditi da terreni fino a 185,92 euro.
Spese che conviene far emergere: spese sanitarie, interessi su mutui, spese funebri, contributi per colf e badanti, spese per istruzione dei figli a carico.
Vantaggi sui controlli: il 730 precompilato accettato senza modifiche non è soggetto a controlli documentali sugli oneri inseriti dall’Agenzia delle Entrate.
Il pensionato esonerato: rinunciare al 730 può costare
Molti pensionati pensano di non dover fare niente a livello fiscale perché l’ente pensionistico (INPS o altro) trattiene già le imposte direttamente sulla pensione. In effetti, in certi casi non c’è l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi. Ma ‘non obbligatorio’ non significa ‘conveniente da evitare’.
Il modello 730 è uno strumento che il pensionato può usare anche in assenza di obbligo per recuperare le spese che ha sostenuto nell’anno: visite mediche, farmaci, interessi sul mutuo della casa, contributi per la badante. Senza dichiarazione, queste spese rimangono nel cassetto e le detrazioni vanno perse.
Il vantaggio pratico è concreto: il rimborso che risulta dal 730 viene erogato direttamente sulla pensione, di solito a partire dal mese di agosto o settembre, senza dover aspettare rateizzazioni lunghe o moduli F24.
Limiti di reddito per l'esonero del pensionato (anno d'imposta 2025)
Tipo di reddito
Limite per l'esonero
Solo pensione (o pensione + altri redditi)
8.500 euro
Pensione + terreni + abitazione principale e pertinenze
7.500 euro (pensione) + 185,92 euro (terreni)
Redditi soggetti a ritenuta a titolo d'imposta o imposta sostitutiva
Nessun limite (esonerati in ogni caso)
Esempio pratico
Caio, pensionato, riceve 9.000 euro annui di pensione. Non è esonerato perché supera la soglia di 8.500 euro. Nel 2025 ha pagato 1.200 euro di spese sanitarie e 600 euro di interessi sul mutuo della casa. Presentando il 730, ottiene una detrazione del 19% sulle spese mediche (oltre la franchigia di 129,11 euro) e sul mutuo. Il rimborso verrà accreditato sulla pensione di settembre.
Documenti necessari
Certificazione Unica 2026 rilasciata dall’ente pensionistico (INPS o altro)
Scontrini e ricevute delle spese sanitarie sostenute nel 2025
Certificazione degli interessi passivi sul mutuo rilasciata dalla banca
Ricevute dei contributi versati per colf o badante
Dichiarazione dei redditi dell’anno precedente se si riportano crediti
Documentazione delle spese per istruzione dei figli a carico (se applicabile)
Caso 1: Il pensionato esonerato che presenta lo stesso il 730 per le spese mediche
Scenario. Sempronio riceve una pensione di 8.000 euro annui. Formalmente è sotto la soglia di 8.500 euro e non è obbligato a presentare il 730. Nel 2025 ha però sostenuto 900 euro di spese sanitarie.
Come si applica. Sempronio decide di presentare il 730 in forma volontaria, al CAF o tramite il 730 precompilato online. Dopo la franchigia di 129,11 euro, le spese detraibili sono circa 771 euro: con la detrazione del 19% ottiene un rimborso di circa 146 euro, che riceve sulla pensione di agosto o settembre. Se non avesse presentato il 730, avrebbe perso questo credito.
In pratica
L’esonero ti libera dall’obbligo, non dal diritto di presentare la dichiarazione.
Anche se il reddito è basso, le spese sanitarie possono comunque generare un rimborso concreto.
Il 730 precompilato, disponibile dal 30 aprile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, contiene già molte spese comunicate dai medici e dalle farmacie: verificalo prima di rinunciare.
Caso 2: Il pensionato con sostituto d'imposta che non ha effettuato il conguaglio corretto
Scenario. Tizio ha due pensioni: una principale INPS e una supplementare. L’INPS ha trattenuto le imposte solo sulla pensione principale, senza conguagliare le due. Il risultato netto è che Tizio ha pagato meno imposte del dovuto ma ha anche diritto a detrazioni non applicate.
Come si applica. Tizio deve presentare il 730 o il modello Redditi PF per regolarizzare la sua posizione. Presentando il 730 potrà fare emergere le detrazioni per coniuge a carico, per spese sanitarie e altri oneri, riducendo o azzerando il debito che altrimenti emergerebbe. Le addizionali non trattenute o trattenute in misura inferiore vanno in ogni caso dichiarate.
In pratica
Se hai due pensioni o una pensione e altri redditi, è quasi sempre conveniente presentare la dichiarazione per evitare sorprese.
Se le addizionali regionali e comunali non sono state trattenute correttamente, la dichiarazione va presentata in ogni caso.
Il pensionato può presentare il 730 anche senza sostituto d’imposta: il rimborso eventuale viene erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Un pensionato con sola pensione INPS deve fare il 730?
Non sempre. Se ha un unico ente pensionistico che ha effettuato il conguaglio, le detrazioni per familiari a carico sono corrette e non sono dovute addizionali, può essere esonerato. Ma se ha spese detraibili non considerate, conviene presentarlo lo stesso.
Quando arriva il rimborso del 730 per un pensionato?
Di norma a partire dal mese di agosto o settembre, sulla rata di pensione, dopo che l’ente pensionistico ha ricevuto il prospetto di liquidazione dal CAF o dal professionista.
Il pensionato può presentare il 730 precompilato da solo?
Sì. Dal 30 aprile il pensionato può accedere al proprio 730 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o Carta Nazionale dei Servizi, verificarlo e inviarlo direttamente se i dati sono corretti.
Se presento il 730 e risulta un debito, come pago?
Se hai il sostituto d’imposta (l’ente pensionistico), la somma viene trattenuta direttamente sulla pensione a partire dal mese successivo alla liquidazione. In alternativa, puoi presentare il 730 ‘senza sostituto’ e pagare con il modello F24.
Ho una pensione estera: posso usare il 730?
I contribuenti non residenti in Italia nel 2025 e/o nel 2026 non possono usare il modello 730 e devono presentare il modello Redditi PF. Se sei residente in Italia e percepisci una pensione estera, verifica caso per caso con un CAF.
Se sono esonerato ma presento il 730 lo stesso, rischio qualcosa?
No. La presentazione volontaria non comporta rischi: semplicemente fai emergere crediti o confermi la tua posizione fiscale. L’unico caso in cui non conviene presentarlo è se dal calcolo emerge un debito che non avresti altrimenti.
Art. 209 D.Lgs. 209/2005 – Comunicazioni alla Commissione europea sulle assicurazioni obbligatorie
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. L' IVASS comunica alla Commissione europea le assicurazioni di cui la legge italiana dispone l'obbligatorietà, indicando le disposizioni, legislative e di attuazione, vigenti per ciascuna di esse e specifica le informazioni che è necessario riportare nel documento che l'impresa di assicurazione consegna all'assicurato per l'attestazione dell'avvenuto assolvimento dell'obbligo.
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.