Autore: Andrea Marton

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Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 245 D.Lgs. 209/2005 – Liquidazione coatta amministrativa

    Art. 245 D.Lgs. 209/2005 – Liquidazione coatta amministrativa

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Il Ministro dello sviluppo economico, su proposta dell'IVASS, può disporre, con decreto, la revoca dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività in tutti i rami e la liquidazione coatta amministrativa, anche quando ne sia in corso l'amministrazione straordinaria ovvero la liquidazione secondo le norme ordinarie, qualora le irregolarità nell'amministrazione o le violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie ovvero le perdite previste siano di eccezionale gravità.

    2. La liquidazione coatta può essere proposta dall'IVASS, con il medesimo procedimento indicato nel comma 1, anche a seguito di istanza motivata degli organi amministrativi, dell'assemblea straordinaria, dei commissari straordinari o dei liquidatori ricorrendo i presupposti di cui al comma 1.

    3. Il decreto del Ministro dello sviluppo economico e la proposta dell'IVASS sono comunicati dai commissari liquidatori agli interessati, che ne facciano richiesta, non prima dell'insediamento.

    4. Dalla data di emanazione del decreto cessano le funzioni degli organi amministrativi e di controllo, nonché di ogni altro organo dell'impresa che sia ancora in carica. Cessano altresì le funzioni dell'assemblea dei soci, fatte salve le ipotesi previste dagli articoli 262, comma 1, e 263, comma 2.

    5. La liquidazione si compie sotto la vigilanza dell'IVASS, che si avvale, qualora l'impresa operi attraverso succursali stabilite in altri Stati membri, anche delle autorità di vigilanza di tali Stati. I provvedimenti e la procedura di liquidazione coatta amministrativa di imprese italiane si applicano e producono i loro effetti negli altri Stati membri.

    6. L'IVASS, qualora sia necessario od opportuno ai fini della liquidazione, può autorizzare i commissari liquidatori a proseguire operazioni specificamente individuate.

    7. Le imprese di assicurazione e di riassicurazione non sono soggette a procedure concorsuali diverse dalla liquidazione coatta prevista dalle norme del presente capo. Per quanto non espressamente previsto si applicano, se compatibili, le disposizioni del codice della crisi e dell'insolvenza . 45 56 60 64

  • Art. 244 D.Lgs. 209/2005 – Decadenza e revoca dell’autorizzazione rilasciata all’impresa di riassicurazione

    Art. 244 D.Lgs. 209/2005 – Decadenza e revoca dell’autorizzazione rilasciata all’impresa di riassicurazione

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. La decadenza dall'autorizzazione rilasciata all'impresa di riassicurazione è disposta nei casi previsti dall'articolo 240, comma 1. Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 240, commi 2, 3, 3-bis, 4, 5 e 6, e 241, commi 1, 2, 3 e 4, intendendosi i rinvii come riferiti alla corrispondente disciplina delle imprese di riassicurazione.

    2. La revoca dell'autorizzazione rilasciata all'impresa di riassicurazione è disposta nei casi previsti dall'articolo 242, comma 1. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 242, commi 3, 4, 5, 6 e 7 , intendendosi i rinvii come riferiti alla corrispondente disciplina delle imprese di riassicurazione.

    3. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche all'impresa di riassicurazione che ha sede legale in uno Stato terzo e che è autorizzata ad operare in stabilimento nel territorio della Repubblica, fermo restando che l'efficacia dei provvedimenti adottati è limitata alla medesima sede secondaria. Quando l'autorità di vigilanza dell'impresa di riassicurazione ha disposto la decadenza o la revoca dell'autorizzazione all'esercizio delle attività riassicurative, analogo provvedimento è adottato nei confronti della sede secondaria.

  • Art. 243 D.Lgs. 209/2005 – Revoca dell’autorizzazione rilasciata ad un’impresa di assicurazione di uno Stato terzo

    Art. 243 D.Lgs. 209/2005 – Revoca dell’autorizzazione rilasciata ad un’impresa di assicurazione di uno Stato terzo

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. La revoca dell'autorizzazione, rilasciata all'impresa di assicurazione che ha sede legale in uno Stato terzo per l'attività della sede secondaria nel territorio della Repubblica, è disposta, in conformità a quanto previsto dall'articolo 264, comma 1, nei casi e con le modalità e per gli effetti di cui all'articolo 242.

    2. La revoca è altresì disposta quando l'autorità di vigilanza dello Stato terzo ha adottato nei confronti dell'impresa un provvedimento di revoca dell'autorizzazione all'esercizio delle attività assicurative nei rami vita o nei rami danni ovvero quando le autorità dello Stato membro che controllano lo stato di solvibilità dell'impresa medesima per il complesso delle operazioni da essa effettuate nel territorio dell'Unione europea hanno adottato analogo provvedimento per deficienze nella costituzione del Requisito Patrimoniale di Solvibilità e del Requisito Patrimoniale Minimo . Nei casi previsti dal presente comma la revoca è disposta per il complesso dei rami esercitati.

    3. La revoca può altresì essere disposta quando le autorità di vigilanza dello Stato nel quale l'impresa ha sede legale hanno operato in violazione della condizione di parità e reciprocità di trattamento riservata alle imprese di assicurazione italiane ivi operanti, ovvero quando le medesime autorità hanno imposto restrizioni alla libera disponibilità dei beni posseduti in Italia dall'impresa o hanno ostacolato il trasferimento dei capitali necessari all'impresa di assicurazione per il normale esercizio dell'attività nel territorio della Repubblica.

    4. L' IVASS può tuttavia consentire che l'impresa ponga in liquidazione ordinaria, entro un termine perentorio, la sede secondaria nel territorio della Repubblica quando il provvedimento di revoca è adottato per i motivi indicati al comma precedente. Il Ministro dello sviluppo economico , su proposta dell' IVASS , dispone inoltre la liquidazione coatta della sede secondaria quando la nomina dei liquidatori non è iscritta nel registro delle imprese nel termine assegnato.

  • Art. 242 D.Lgs. 209/2005 – Revoca dell’autorizzazione rilasciata all’impresa di assicurazione

    Art. 242 D.Lgs. 209/2005 – Revoca dell’autorizzazione rilasciata all’impresa di assicurazione

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. 1. L'autorizzazione è revocata quando l'impresa di assicurazione: a) non si attiene, nell'esercizio dell'attività, ai limiti imposti nel provvedimento di autorizzazione o previsti nel programma di attività; b) non soddisfa più alle condizioni di accesso all'attività assicurativa; c) è gravemente inadempiente alle disposizioni del presente codice; d) non rispetta il Requisito Patrimoniale Minimo ed ha presentato, a giudizio dell'IVASS, un piano di finanziamento manifestamente inadeguato ovvero non ha rispettato il piano approvato entro tre mesi dalla rilevazione dell'inosservanza del Requisito Patrimoniale Minimo ovvero, nel caso in cui sia soggetta a vigilanza di gruppo, non ha realizzato entro i termini stabiliti le misure previste dall'articolo 227; e) viene assoggettata a liquidazione coatta ovvero è dichiarato lo stato di insolvenza dall'autorità giudiziaria. e-bis) non aderisce al Fondo di garanzia assicurativo dei rami vita o è esclusa da esso

    2. L'autorizzazione all'esercizio del ramo della responsabilità civile per i danni causati dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, fermo quanto previsto al comma 1, è altresì revocata nel caso di ripetuto o sistematico rifiuto od elusione all'obbligo a contrarre, di cui all'articolo 132, comma 1, o nel caso di ripetuta o sistematica violazione delle disposizioni sulle procedure di liquidazione dei sinistri di cui agli articoli 148 e 149.

    3. La revoca può riguardare tutti i rami esercitati dall'impresa di assicurazione o solo alcuni di essi. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 240, commi 4 e 5.

    4. La revoca dell'autorizzazione è disposta con decreto del Ministro dello sviluppo economico, su proposta dell'IVASS. Se la revoca riguarda tutti i rami esercitati, l'impresa è contestualmente posta in liquidazione coatta con il medesimo provvedimento e l'IVASS ne dispone la cancellazione dall'albo delle imprese di assicurazione. Il Ministro dello sviluppo economico, su proposta dell'IVASS, può tuttavia consentire che l'impresa si ponga in liquidazione ordinaria, entro un termine perentorio, quando il provvedimento di revoca sia stato adottato per i motivi indicati al comma 1, lettere a) e b).

    5. Il Ministro dello sviluppo economico, su proposta dell'IVASS, dispone inoltre la liquidazione coatta se l'impresa di assicurazione, nel caso di revoca limitata ad alcuni rami, non osserva le disposizioni di cui all'articolo 240, commi 4 e 5, ovvero quando la deliberazione di scioglimento e la nomina dei liquidatori non sono iscritte nel registro delle imprese nel termine assegnato ai sensi del comma 4.

    6. I decreti del Ministro dello sviluppo economico sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale, sono riprodotti nel Bollettino e sono comunicati dall'IVASS alle autorità di vigilanza degli altri Stati membri per l'adozione da parte di tali Autorità di misure idonee a impedire all'impresa di assicurazione di esercitare l'attività sul loro territorio.

    6-bis. L'IVASS comunica all'AEAP ogni caso di revoca di autorizzazione ai fini della pubblicazione nell'elenco dalla stessa tenuto.

  • Art. 241 D.Lgs. 209/2005 – Liquidazione ordinaria dell’impresa di assicurazione

    Art. 241 D.Lgs. 209/2005 – Liquidazione ordinaria dell’impresa di assicurazione

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. L'impresa di assicurazione informa tempestivamente l' IVASS del verificarsi di una causa di scioglimento della società. L' IVASS, verificata la sussistenza dei presupposti per la liquidazione ordinaria nei casi previsti all'articolo 240, comma 1, approva, con il provvedimento di decadenza dall'autorizzazione o con altro successivo, la nomina dei liquidatori prima dell'iscrizione nel registro delle imprese degli atti che deliberano o dichiarano lo scioglimento della società. Non si può dar corso all'iscrizione nel registro delle imprese degli atti che deliberano o dichiarano lo scioglimento della società se non consti l'accertamento di cui al presente comma.

    2. I liquidatori devono possedere i requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza stabiliti in attuazione dell'articolo 76. Qualora perdano i relativi requisiti, i liquidatori decadono dalla carica. Se l'assemblea non provvede alla loro sostituzione entro trenta giorni dalla conoscenza del sopravvenuto difetto dei requisiti, l'IVASS propone al Ministro dello sviluppo economico l'adozione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa.

    3. La liquidazione si svolge secondo le norme stabilite dal codice civile, ferme restando le disposizioni in materia di riserve tecniche e di attività a copertura previste nel titolo III. I liquidatori trasmettono all' IVASS il bilancio annuale redatto secondo le disposizioni previste nel titolo VIII. L'impresa rimane soggetta alla vigilanza dell' IVASS sino alla cancellazione della società dal registro delle imprese.

    4. Fermo restando quanto previsto all'articolo 245, se la procedura di liquidazione non si svolge con regolarità o con speditezza, l' IVASS, con provvedimento pubblicato sul Bollettino, può disporre la sostituzione dei liquidatori, nonché dei componenti degli organi di controllo. La sostituzione degli organi non comporta il mutamento della procedura di liquidazione.

    5. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche all'impresa di assicurazione che ha sede legale in uno Stato terzo e che è autorizzata ad operare in stabilimento nel territorio della Repubblica, fermo restando che l'efficacia dei provvedimenti adottati è limitata alla medesima sede secondaria.

  • Brevetti, marchi e opere ingegno nel 730: dove e come si tassano

    In sintesi

    • Chi deve dichiararlo: chiunque abbia percepito nel 2025 compensi, canoni o corrispettivi derivanti dall’utilizzo economico di brevetti, marchi, opere dell’ingegno, libri, articoli o know-how.
    • Due regimi diversi: se sei l’autore o inventore originale dichiari nel quadro D, rigo D3 (codice 1); se hai acquisito il diritto per successione o acquisto oneroso dichiari nel rigo D4 (codice 6).
    • Deduzione forfetaria per l’autore: l’importo percepito va ridotto del 25 per cento (riduzione forfetaria applicata da chi presta assistenza fiscale); se hai meno di 35 anni la riduzione sale al 40 per cento.
    • Erede o legatario: chi ha ricevuto il diritto a titolo gratuito (per successione o donazione) deve dichiarare l’intero importo percepito, senza alcuna deduzione.
    • Acquirente a titolo oneroso: chi ha comprato il diritto allo sfruttamento dichiari l’importo percepito ridotto forfetariamente del 25 per cento.
    • Certificazione Unica: i pagatori (editori, licenziatari, ecc.) che operano ritenute rilasciano la CU 2026 con causale B (autore) o L/L1 (aventi causa).

    Scritto un libro, depositato un brevetto? Ecco come dichiarare i proventi

    Hai scritto un libro e percepisci le royalty dall’editore? Hai depositato un brevetto e incassi canoni dal licenziatario? Oppure hai ereditato i diritti su un’opera o su un’invenzione industriale e ricevi somme a tale titolo? In tutti questi casi hai un reddito da dichiarare nel Modello 730, ma le regole cambiano a seconda di chi sei: l’autore originale, un erede, o qualcuno che ha acquistato il diritto sul mercato.

    Il fisco italiano distingue con precisione queste tre posizioni. L’autore o inventore beneficia di una riduzione forfetaria dell’imponibile: non paga le imposte sull’intero importo percepito, ma solo su una parte, perché la legge riconosce implicitamente i costi sostenuti per creare l’opera o l’invenzione. Chi ha invece acquisito il diritto gratuitamente (per eredità o donazione) non ha avuto costi di creazione, quindi dichiara l’importo per intero. Chi lo ha comprato sul mercato ha una riduzione forfetaria del 25 per cento.

    Queste somme si dichiarano nel quadro D del Modello 730, in righi diversi a seconda della propria posizione. Il soggetto che ha pagato i compensi (l’editore, l’azienda licenziataria, ecc.) di solito rilascia la Certificazione Unica 2026 con i dati già pronti. Vediamo come orientarsi.

    Brevetti e opere dell'ingegno nel 730: rigo e deduzione
    Posizione del dichiarante Rigo del 730 Imponibile da dichiarare
    Autore o inventore originale (over 35) D3, codice 1 Importo lordo (la riduzione del 25% la applica il CAF)
    Autore o inventore originale (under 35) D3, codice 1 Importo lordo (la riduzione del 40% la applica il CAF)
    Erede o legatario (acquisto gratuito) D4, codice 6 Intero importo percepito, senza deduzione
    Acquirente a titolo oneroso D4, codice 6 Importo lordo (la riduzione del 25% la applica il CAF)
    Causale CU autore/inventore B Rigo D3 codice 1
    Causale CU avente causa gratuito o oneroso L o L1 Rigo D4 codice 6

    Esempio pratico

    • Sempronia ha 42 anni ed è autrice di un manuale tecnico. Nel 2025 ha percepito dall’editore royalty lorde per 8.000 euro. Nella CU 2026 dell’editore compare la causale B. Sempronia dichiara i 8.000 euro nel rigo D3 del 730 con codice 1. Il CAF applica automaticamente la riduzione forfetaria del 25 per cento: l’imponibile diventa 6.000 euro. Se Sempronia avesse meno di 35 anni, la riduzione sarebbe del 40 per cento e l’imponibile scenderebbe a 4.800 euro.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dall’editore, dalla società licenziataria o da altro soggetto pagatore (causale B per autori, L o L1 per aventi causa)
    • Contratto di cessione dei diritti o di licenza d’uso, utile per verificare la natura del rapporto (autore originale, acquirente, erede)
    • Documentazione successoria (dichiarazione di successione) se i diritti sono stati ereditati
    • Atto di compravendita se i diritti sono stati acquistati a titolo oneroso
    • Eventuali ricevute o estratti conto dei pagamenti ricevuti nel 2025 in assenza di CU

    Tizio: autore di un software che riceve royalty

    Scenario. Tizio ha sviluppato un programma informatico e ha ceduto la licenza d’uso a una società. Nel 2025 ha incassato royalty per la concessione in uso del software. L’azienda ha rilasciato la CU 2026 con causale B.

    Come si applica. Tizio è l’autore originale: dichiara nel rigo D3 del quadro D, con codice 1 in colonna 1, l’importo lordo dei compensi percepiti. Non deve calcolare lui stesso la riduzione: ci pensa chi presta assistenza fiscale, applicando il 25 per cento di riduzione forfetaria (o il 40 per cento se Tizio avesse meno di 35 anni). Nella colonna 3 del rigo D3 riporta le ritenute indicate nella CU.

    In pratica

    • Usa la CU 2026 del soggetto pagatore con causale B
    • Compila il rigo D3 del quadro D con codice 1 in colonna 1
    • Indica l’importo lordo in colonna 2: la riduzione forfetaria la calcola il CAF
    • Riporta le ritenute subite in colonna 3

    Caio: ha ereditato i diritti su un brevetto

    Scenario. Caio ha ereditato dal padre i diritti su un brevetto industriale. Nel 2025 ha ricevuto canoni dalla società che usa il brevetto. Il pagatore ha rilasciato la CU 2026 con causale L (avente causa a titolo gratuito).

    Come si applica. Caio non è l’inventore originale: ha acquisito il diritto gratuitamente per successione. Deve dichiarare l’intero importo percepito nel rigo D4 del quadro D, con codice 6 in colonna 3. Non spetta alcuna deduzione forfetaria: l’imponibile è il 100 per cento di quanto incassato. Le ritenute subite si indicano in colonna 6.

    In pratica

    • Usa la CU 2026 con causale L (gratuita) o L1 (a titolo oneroso)
    • Compila il rigo D4 del quadro D con codice 6 in colonna 3
    • Se hai ricevuto il diritto per eredità (causale L): indica l’intero importo in colonna 4, nessuna deduzione
    • Se hai acquistato il diritto (causale L1): indica l’importo lordo in colonna 4 e la riduzione del 25% la applica il CAF

    Quando rivolgersi a un professionista

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    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    I compensi per diritto d'autore su articoli giornalistici vanno nel 730?

    Sì, se sono pagati come diritto d’autore (causale B nella CU) e non come compensi di collaborazione redazionale. In quel caso vanno nel rigo D3 con codice 1 e hai diritto alla riduzione forfetaria del 25 per cento (o 40 per cento se under 35).

    Devo indicare l'importo lordo o quello già ridotto nel 730?

    Devi indicare l’importo lordo percepito. La riduzione forfetaria (25 per cento o 40 per cento per gli under 35 che sono autori originali) viene calcolata e applicata automaticamente da chi presta assistenza fiscale.

    Come faccio a sapere se sono 'autore' o 'avente causa'?

    Sei l’autore originale se hai creato personalmente l’opera o depositato il brevetto. Sei avente causa se hai ricevuto il diritto per eredità (causale L nella CU) oppure lo hai comprato (causale L1). La causale indicata nella CU 2026 dal soggetto pagatore è il riferimento principale.

    Se non mi è stata rilasciata la CU, devo comunque dichiarare i proventi?

    Sì. Anche in assenza di CU, i proventi vanno dichiarati. Dovrai ricavare i dati dalle ricevute, dai contratti e dagli estratti conto dei pagamenti ricevuti nel 2025.

    Gli importi da opere dell'ingegno si sommano agli altri redditi per il calcolo dell'IRPEF?

    Sì, dopo l’applicazione della riduzione forfetaria, l’importo imponibile si somma agli altri redditi nel calcolo dell’IRPEF con aliquote progressive ordinarie.

  • Art. 220-septies D.Lgs. 209/2005 – (Sussistenza di un regime equivalente di vigilanza sul gruppo)

    Art. 220-septies D.Lgs. 209/2005 – (Sussistenza di un regime equivalente di vigilanza sul gruppo)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Nel caso in cui sia stata accertata la sussistenza di un regime di vigilanza sul gruppo equivalente, l'IVASS, tenendo conto degli orientamenti e delle decisioni assunte a livello comunitario, può non applicare le disposizioni sulla vigilanza di gruppo di cui al presente codice e basarsi sulla vigilanza esercitata dall'Autorità di vigilanza dello Stato terzo conformemente al presente Titolo, salvo che, nei casi di sussistenza di un regime di equivalenza temporanea, un'impresa di assicurazione o di riassicurazione con sede in Italia abbia un totale di bilancio superiore a quello della società controllante con sede in uno Stato terzo. In tal caso la funzione di autorità di vigilanza sul gruppo è esercitata dall'IVASS, ai sensi dell'articolo 212-bis.

  • Pensione di invalidità e indennità di accompagnamento: cosa è esente IRPEF nel 730

    In sintesi

    • Esenti IRPEF: le pensioni di invalidità civile, l’indennita’ di accompagnamento e gli assegni erogati dal Ministero dell’Interno a ciechi civili, sordi e invalidi civili non concorrono al reddito e non vanno dichiarati.
    • Rendite INAIL esenti: le rendite erogate dall’INAIL esclusivamente per invalidità permanente o per morte sono anch’esse esenti da IRPEF.
    • Non confondere con la pensione ordinaria: la pensione di vecchiaia o anzianità percepita da una persona disabile è pienamente tassabile e va dichiarata nel quadro C.
    • Effetto sulle detrazioni: i redditi esenti non rientrano nel reddito complessivo ai fini IRPEF, ma possono rilevare per ISEE e alcune agevolazioni.
    • Detrazioni per disabilità: spese sanitarie e per sussidi tecnici informatici per persone con disabilità danno diritto a detrazioni specifiche nel quadro E.

    Invalidità civile e IRPEF: le esenzioni che devi conoscere

    Se sei un invalido civile o hai un familiare che percepisce prestazioni per invalidità, la prima cosa da sapere è che non tutto quello che arriva dall’INPS o dal Ministero dell’Interno è tassabile. Anzi, la parte principale di quelle somme è esente da IRPEF e non deve comparire nel 730.

    Le istruzioni ufficiali al modello 730/2026 elencano espressamente tra i redditi esenti ‘pensioni, indennita’, comprese le indennita’ di accompagnamento e assegni erogati dal Ministero dell’Interno ai ciechi civili, ai sordi e agli invalidi civili’. Rientrano tra i redditi esenti anche ‘le rendite erogate dall’INAIL esclusivamente per invalidita’ permanente o per morte’. Questi redditi non entrano nel calcolo dell’IRPEF e non fanno scattare l’obbligo di presentare la dichiarazione se sono gli unici che si percepiscono.

    Attenzione però a non fare confusione: se la persona disabile riceve anche una pensione ordinaria di vecchiaia o di anzianità, oppure uno stipendio, quei redditi sono pienamente tassabili e devono essere dichiarati nel quadro C del 730. L’esenzione riguarda solo le prestazioni per invalidità civile, non l’insieme di tutti i redditi di una persona con disabilità.

    Prestazioni per invalidità e disabilità: IRPEF riepilogo
    Prestazione Trattamento IRPEF Va nel 730?
    Pensione di invalidità civile (INPS) Esente IRPEF No
    Indennità di accompagnamento (INPS/Ministero Interno) Esente IRPEF No
    Assegno mensile invalidi civili (Ministero Interno) Esente IRPEF No
    Rendita INAIL per invalidità permanente o morte Esente IRPEF No
    Pensione di vecchiaia/anzianità percepita da disabile Tassabile (reddito di pensione) Sì, quadro C
    Indennità di accompagnamento + pensione ordinaria Indennità esente; pensione tassabile Solo la pensione, quadro C

    Esempio pratico

    • Tizio è invalido civile al 100% e nel 2025 ha percepito: l’indennita’ di accompagnamento dall’INPS e una pensione di vecchiaia dall’INPS. L’indennita’ di accompagnamento è esente IRPEF e non va inserita nel 730. La pensione di vecchiaia invece è un reddito tassabile: Tizio la trova nel punto 3 della Certificazione Unica rilasciata dall’INPS e la inserisce nel quadro C, rigo C1, con il codice tipo ‘1’. Le detrazioni per reddito di pensione vengono poi calcolate automaticamente da chi presta l’assistenza fiscale.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 dell’INPS (per la pensione ordinaria tassabile)
    • Documentazione del verbale di invalidità civile (per eventuali verifiche)
    • Certificazione della commissione medica per il riconoscimento dell’indennita’ di accompagnamento
    • Eventuali comunicazioni del Ministero dell’Interno sulle prestazioni erogate

    Solo indennità di accompagnamento: nessuna dichiarazione

    Scenario. Caio, 80 anni, non lavora e nel 2025 ha percepito unicamente l’indennita’ di accompagnamento. Non ha altri redditi.

    Come si applica. L’indennita’ di accompagnamento è esente IRPEF ed è elencata tra i redditi che non obbligano alla presentazione del 730 quando sono gli unici percepiti. Caio non ha l’obbligo di presentare la dichiarazione. Non riceverà la Certificazione Unica per questo importo, perché il soggetto erogatore non opera ritenute su prestazioni esenti.

    In pratica

    • Non devi presentare il 730 se l’indennita’ di accompagnamento è il tuo unico reddito.
    • Conserva la documentazione del verbale di invalidità per eventuali controlli.
    • L’indennita’ può però rilevare ai fini del calcolo dell’ISEE.

    Invalido con pensione ordinaria: come compilare il 730

    Scenario. Sempronia, 70 anni, è invalida civile al 75%. Nel 2025 ha percepito la pensione di invalidità civile (esente) e una pensione di anzianità dall’INPS (tassabile). L’INPS le ha rilasciato la Certificazione Unica solo per la pensione di anzianità.

    Come si applica. Sempronia inserisce nel quadro C del 730 solo la pensione di anzianità, utilizzando l’importo indicato nel punto 3 della Certificazione Unica (codice tipo ‘1’, redditi di pensione). La pensione di invalidita’ civile non va inserita da nessuna parte: e’ esente. Sempronia ha diritto alle detrazioni per reddito di pensione, che verranno calcolate in automatico.

    In pratica

    • Inserisci nel 730 solo i redditi per cui hai ricevuto la Certificazione Unica (la pensione ordinaria).
    • La pensione di invalidità civile non va dichiarata: è esente.
    • Puoi anche detrarre le spese mediche e per sussidi tecnici legate alla tua condizione di invalidità nel quadro E.

    Quando rivolgersi a un professionista

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    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    L'indennita' di accompagnamento va dichiarata nel 730?

    No. L’indennita’ di accompagnamento erogata dal Ministero dell’Interno o dall’INPS a ciechi civili, sordi e invalidi civili è esente IRPEF. Non va inserita in nessun quadro del 730.

    La pensione di invalidità civile e la pensione di vecchiaia sono la stessa cosa?

    No. La pensione di invalidità civile è una prestazione assistenziale esente IRPEF. La pensione di vecchiaia o anzianità è un trattamento previdenziale pienamente tassabile. Molti disabili le percepiscono entrambe: solo la seconda va dichiarata.

    Se ho solo l'indennita' di accompagnamento, devo presentare il 730?

    No, se è il tuo unico reddito. Le istruzioni AdE al 730/2026 indicano che i redditi esenti, come l’indennita’ di accompagnamento agli invalidi civili, non obbligano alla presentazione della dichiarazione.

    Le rendite INAIL per infortuni sul lavoro sono tassabili?

    No. Le rendite erogate dall’INAIL esclusivamente per invalidità permanente o per morte sono esenti IRPEF, secondo le istruzioni al 730/2026.

    Posso detrarre le spese mediche per la mia disabilità?

    Sì. Le spese sanitarie e quelle per mezzi necessari all’accompagnamento, alla deambulazione, alla locomozione e al sollevamento danno diritto a detrazioni nel quadro E, indipendentemente dalla soglia di franchigia ordinaria prevista per le altre spese sanitarie.

    Vedi anche: Assegno ordinario di invalidita e pensione di inabilita INPS, Pensione ai superstiti, Pensione anticipata e Quota 103, Pensione di vecchiaia, L’aumento dello stipendio pubblico oltre la busta paga e Convivente e pensione di reversibilità.

  • Art. 220-sexies D.Lgs. 209/2005 – (Verifica dell’equivalenza: livelli)

    Art. 220-sexies D.Lgs. 209/2005 – (Verifica dell’equivalenza: livelli)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Se la società controllante di cui all'articolo 210, comma 1, lettera c), è una società controllata da un'altra società di partecipazione assicurativa o di partecipazione finanziaria mista con sede in uno Stato terzo o da un'altra impresa di assicurazione o di riassicurazione con sede in uno Stato terzo, l'IVASS effettua la verifica dell'equivalenza in merito alla sussistenza di un regime di vigilanza sul gruppo, di cui all'articolo 220-septies, a livello dell'ultima società controllante di Stato terzo.

    2. L'IVASS, nel caso in cui in base alla verifica di cui al comma 1 sia risultata insussistente l'equivalenza del regime di vigilanza sul gruppo, può effettuare una nuova verifica al livello inferiore della società di partecipazione assicurativa o di partecipazione finanziaria mista con sede in uno Stato terzo o dell'impresa di assicurazione o di riassicurazione con sede in uno Stato terzo, controllante ai sensi dell'articolo 210, comma 1, lettera c), che sia controllata ai sensi del comma 1. In tal caso l'IVASS indica le ragioni della propria decisione al gruppo.

    3. Si applica, in quanto compatibile, l'articolo 220-octies

  • Diritto di abitazione coniuge superstite: chi dichiara il reddito nel 730

    In sintesi

    • Diritto di abitazione automatico: il coniuge superstite acquista per legge (art. 540 del Codice Civile) il diritto di abitare la casa familiare e le sue pertinenze, a prescindere da cosa dice il testamento.
    • Chi dichiara il reddito: e il titolare del diritto reale di godimento (il coniuge superstite) a dover dichiarare il reddito del fabbricato, non il nudo proprietario (i figli o altri eredi).
    • Nuda proprieta esente da dichiarazione: chi ha solo la nuda proprieta dell’immobile non deve indicarlo nel quadro B del 730.
    • Effetto IRPEF: il coniuge superstite usa l’immobile come abitazione principale; spetta la deduzione dal reddito complessivo fino all’ammontare della rendita catastale della casa e delle pertinenze.
    • Effetto IMU: in generale l’IMU non e dovuta sull’abitazione principale (salvo le categorie di lusso A/1, A/8, A/9); se l’IMU non e dovuta, l’IRPEF si applica sul reddito fondiario con la relativa deduzione per abitazione principale.
    • Pertinenze incluse: il diritto di abitazione si estende anche alle pertinenze della casa familiare (box, cantina, ecc.).

    Chi deve dichiarare la casa familiare dopo la morte del coniuge

    Quando una persona perde il coniuge, il codice civile (art. 540) le riconosce automaticamente il diritto di abitare la casa in cui viveva la famiglia, insieme alle relative pertinenze. Questo diritto si chiama ‘diritto di abitazione’ ed e un diritto reale di godimento: significa che il coniuge superstite ha il pieno diritto di usare l’immobile come se fosse il proprietario ai fini della vita quotidiana.

    Dal punto di vista fiscale, la regola e chiara: il reddito fondiario dell’immobile va dichiarato da chi ha il diritto reale sull’immobile, cioe il coniuge superstite. Chi ha invece solo la nuda proprieta (ad esempio i figli eredi) non deve indicare quel fabbricato nel proprio 730.

    In concreto, il coniuge superstite inserisce l’immobile nel quadro B con il codice 1 (abitazione principale) e beneficia della deduzione dal reddito complessivo pari alla rendita catastale. Se pero l’immobile e una ‘abitazione di lusso’ (categorie catastali A/1, A/8, A/9) e soggetto a IMU, non spetta la deduzione e non si paga IRPEF su quel reddito.

    Diritto di abitazione: chi dichiara e quale trattamento fiscale si applica
    Soggetto Obbligo dichiarativo Trattamento IRPEF
    Coniuge superstite (titolare diritto di abitazione) SI – compila quadro B con codice utilizzo 1 (abitazione principale) Deduzione dal reddito complessivo fino alla rendita catastale; IRPEF non dovuta se IMU sostituisce
    Figli o altri eredi (nuda proprieta) NO – non devono dichiarare l'immobile Nessun reddito da indicare
    Immobile di lusso (A/1, A/8, A/9) con IMU dovuta SI – coniuge superstite compila quadro B con codice 2 nella colonna IMU IRPEF non dovuta: IMU sostituisce IRPEF; non spetta la deduzione abitazione principale

    Esempio pratico

    • Tizio muore nel 2025 lasciando la casa di famiglia (rendita catastale 900 euro, categoria A/2) alla moglie Caia e ai due figli. Per legge Caia acquisisce il diritto di abitazione. Nel 730 Caia indica l’immobile nel quadro B con codice 1: spetta la deduzione pari alla rendita catastale rivalutata (900 euro x 1,05 = 945 euro). I due figli, che hanno la nuda proprieta, non inseriscono nulla nel proprio 730 per quell’immobile.

    Documenti necessari

    • Certificato di morte del coniuge
    • Visura catastale dell’immobile con rendita catastale e categoria
    • Atto di successione o dichiarazione di successione
    • Eventuale testamento che conferma o integra le disposizioni di legge
    • Dati IMU del Comune per verificare se l’immobile e esente o assoggettato

    Coniuge superstite in casa normale: come compilare il 730

    Scenario. Sempronia rimane vedova nel 2024. La casa di famiglia e un appartamento categoria A/3 con rendita catastale di 600 euro. I figli adulti hanno la nuda proprieta. Sempronia abita stabilmente nell’immobile durante tutto il 2025.

    Come si applica. Sempronia compila il quadro B del 730 con codice utilizzo 1 (abitazione principale) e indica 365 giorni di possesso. L’IMU non e dovuta per l’abitazione principale di categoria A/3, quindi l’IRPEF si applica e spetta la deduzione. Il reddito dell’immobile entra nel reddito complessivo ma viene subito dedotto fino all’importo della rendita catastale rivalutata. Il risultato netto e zero: non paga piu IRPEF sull’immobile di quanto non pagasse prima. I figli non compilano nulla per quell’immobile.

    In pratica

    • Sempronia compila quadro B, codice utilizzo 1, rendita catastale 600 euro, 365 giorni, quota 100%.
    • I figli (nudi proprietari) non inseriscono l’immobile nel loro 730.
    • La deduzione per abitazione principale azzera l’IRPEF sulla rendita di quell’immobile.

    Villa di lusso: IMU e IRPEF si invertono

    Scenario. Caio lascia alla moglie il diritto di abitazione su una villa categoria A/8 (abitazione di lusso) del valore catastale elevato. I figli hanno la nuda proprieta. La moglie abita nella villa per l’intero anno 2025.

    Come si applica. Le abitazioni classificate A/8 sono soggette a IMU anche se adibite ad abitazione principale. In questo caso l’IMU sostituisce l’IRPEF: la moglie non paga IRPEF sulla rendita di quell’immobile, ma deve comunque inserirlo nel quadro B con il codice 2 nella colonna ‘Casi particolari IMU’. Non spetta la deduzione per abitazione principale. I figli (nudi proprietari) non compilano il quadro B per quell’immobile.

    In pratica

    • La moglie compila quadro B con codice utilizzo 1 e codice 2 nella colonna 12 (Casi particolari IMU).
    • Nessuna IRPEF dovuta sulla rendita: e sostituita dall’IMU.
    • Nessuna deduzione per abitazione principale in questo caso.
    • I figli non inseriscono l’immobile nel loro 730.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Il coniuge superstite deve dichiarare la casa nel 730?

    Si, il coniuge superstite titolare del diritto di abitazione e tenuto a dichiarare l’immobile nel quadro B del 730, indicando il codice 1 (abitazione principale). I figli o altri eredi che hanno solo la nuda proprieta non devono dichiararlo.

    I figli eredi con la nuda proprieta devono dichiarare la casa nel 730?

    No. Chi ha solo la nuda proprieta di un immobile non deve inserirlo nel quadro B. E solo il titolare di un diritto reale di godimento (come l’usufrutto o il diritto di abitazione) a dover dichiarare il reddito fondiario.

    Il coniuge superstite paga piu IRPEF dopo l'eredita?

    In genere no, per la casa di residenza. Il reddito dell’abitazione principale entra nel reddito complessivo ma viene subito dedotto fino alla rendita catastale. L’effetto netto sul carico fiscale e normalmente nullo, salvo per le abitazioni di lusso soggette a IMU.

    Cosa succede se il coniuge superstite va a vivere in una RSA o casa di cura?

    Il diritto di abitazione e la deduzione per abitazione principale spettano anche se il coniuge si trasferisce per ricovero permanente in istituti di ricovero o sanitari, a condizione che l’immobile non venga locato.

    Il diritto di abitazione vale anche per il box e la cantina?

    Si, il diritto di abitazione si estende anche alle pertinenze della casa familiare, come il box auto o la cantina. Anche queste vanno dichiarate nel quadro B dal coniuge superstite, non dai nudi proprietari.

    Il coniuge superstite paga l'IMU sulla casa in cui abita?

    In generale no, perche l’abitazione principale (categoria diversa da A/1, A/8 e A/9) e esente da IMU. Se invece la casa e classificata come abitazione di lusso (A/1, A/8 o A/9), l’IMU e dovuta e in quel caso l’IRPEF non si applica sulla rendita.

    Vedi anche: IMU prima casa, IMU dopo separazione o divorzio, Detrazione assicurazione calamità su casa, Detrazione interessi mutuo costruzione, Abitazione principale e Detrazione 19% canoni di leasing abitazione principale.

  • Detrazione contributi società di mutuo soccorso nel 730

    In sintesi

    • Aliquota: detrazione IRPEF del 19% sull’importo versato, calcolata da chi presta assistenza fiscale (CAF o sostituto).
    • Massimale: la detrazione si applica su un importo massimo di 1.300 euro per anno.
    • Cosa sono: contributi associativi versati a società che garantiscono sussidi in caso di malattia, invalidità al lavoro, vecchiaia o decesso del socio (ai sensi della legge 15 aprile 1886, n. 3818).
    • Solo la propria posizione: la detrazione spetta esclusivamente per i contributi versati a favore della propria posizione, non per quella di familiari.
    • Pagamento tracciabile obbligatorio: le erogazioni devono essere effettuate con versamento postale o bancario, carte di debito, credito o prepagate, oppure assegni bancari e circolari.
    • Rigo di riferimento: codice 22 nei righi da E8 a E10 del Quadro E del Modello 730 (nel Redditi PF: righi da RP8 a RP13, codice 22).
    • Figli e familiari a carico: i contributi versati per la posizione di un figlio o di un altro familiare non si detraggono, nemmeno se è fiscalmente a carico.

    Come funziona la detrazione per le società di mutuo soccorso

    Le società di mutuo soccorso sono enti che raccolgono contributi dai soci per garantire loro un aiuto concreto nei momenti di difficoltà: una malattia, l’incapacità di lavorare, la vecchiaia o la scomparsa dell’iscritto, che in quel caso apre un sussidio alla famiglia. La legge riconosce a queste realtà un ruolo solidaristico e per questo permette ai soci di detrarre una parte dei contributi versati.

    La detrazione IRPEF è pari al 19%, ma si applica solo sulla cifra effettivamente versata e fino a un massimo di 1.300 euro per anno. Questo significa che il risparmio fiscale massimo ottenibile è di 247 euro (cioè il 19% di 1.300 euro). Se hai versato meno di 1.300 euro, la detrazione si calcola sull’importo reale.

    Attenzione a un punto importante: l’agevolazione riguarda solo i contributi versati per la propria posizione. Non si può detrarre ciò che hai pagato per un familiare iscritto alla stessa società. È una deroga rispetto ad altre spese sanitarie, che invece si possono detrarre anche per i familiari a carico.

    Dal 2020 quasi tutte le detrazioni del 19% richiedono il pagamento tracciabile. Per i contributi alle società di mutuo soccorso la regola vale espressamente: devi pagare con bonifico, bollettino postale, carta di debito, carta di credito, carta prepagata o assegno. Il contante non consente di fruire della detrazione.

    Contributi società di mutuo soccorso: riepilogo agevolazione
    Voce Dettaglio
    Aliquota di detrazione 19% dell'importo versato
    Importo massimo su cui calcolare la detrazione 1.300 euro
    Risparmio IRPEF massimo ottenibile 247 euro (19% di 1.300)
    A favore di chi Solo della propria posizione associativa
    Modalità di pagamento richiesta Tracciabile (bonifico, carta, assegno)
    Rigo nel 730 Codice 22, righi da E8 a E10

    Esempio pratico

    • Tizio è socio di una società di mutuo soccorso e nel 2025 ha versato contributi per 900 euro. Siccome l’importo è inferiore al massimale di 1.300 euro, la detrazione si calcola sull’intero importo versato: 900 euro × 19% = 171 euro di risparmio IRPEF. Se invece avesse versato 1.500 euro, la base di calcolo sarebbe comunque ferma a 1.300 euro, con un risparmio massimo di 247 euro.

    Documenti necessari

    • Ricevuta o estratto conto del pagamento tracciabile (bonifico, carta di credito/debito, bollettino)
    • Attestazione della società di mutuo soccorso con indicazione dell’importo dei contributi versati nel 2025
    • Certificazione Unica 2026 (se il datore di lavoro ha già considerato la spesa, verificare il codice onere 22 nei punti da 341 a 352)
    • Copia del contratto o della tessera associativa (utile in caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate)

    Socio con versamento inferiore al massimale

    Scenario. Caio è iscritto a una società di mutuo soccorso che prevede un contributo annuo di 600 euro. Ha pagato con bonifico bancario.

    Come si applica. L’importo versato (600 euro) è sotto il tetto di 1.300 euro. La detrazione del 19% si calcola sull’intero importo versato: 600 × 19% = 114 euro di risparmio IRPEF. Caio deve indicare 600 euro nel rigo E8 (o E9/E10) con il codice 22.

    In pratica

    • Importo da indicare nel 730: 600 euro (codice 22).
    • Detrazione calcolata dal CAF: 114 euro.

    Socio che ha versato oltre il massimale

    Scenario. Sempronio appartiene a una cassa di mutuo soccorso professionale e nel 2025 ha versato 1.800 euro di contributi, pagati con carta di credito.

    Come si applica. Il massimale su cui si calcola la detrazione è 1.300 euro. Anche se la spesa reale è superiore, nel rigo del 730 va indicato al massimo 1.300 euro. La detrazione sarà: 1.300 × 19% = 247 euro. La differenza (500 euro) non dà diritto ad alcun beneficio aggiuntivo.

    In pratica

    • Importo da indicare nel 730: 1.300 euro (tetto massimo, codice 22).
    • Detrazione calcolata dal CAF: 247 euro.

    Contributi per figli e familiari a carico: si detraggono?

    No. Le istruzioni del 730/2026 e del Redditi PF 2026 dicono che danno diritto alla detrazione «soltanto i contributi versati con riferimento alla propria posizione». Se la società di mutuo soccorso iscrive anche il coniuge o i figli e addebita un contributo per ciascuno, la detrazione spetta a ogni socio per i contributi che riguardano la sua posizione: il genitore non può inserire nel proprio 730 i contributi del figlio, anche se il figlio è fiscalmente a carico. Il limite di 1.300 euro, inoltre, è riferito al singolo contribuente.

    Contributo associativo di base, aggiuntivo e altre voci: cosa si detrae

    La norma parla di «contributi associativi» versati dai soci a società di mutuo soccorso che operano esclusivamente nei settori indicati dall’art. 1 della legge 15 aprile 1886, n. 3818: sussidio in caso di malattia, impotenza al lavoro o vecchiaia e, in caso di decesso, aiuto alla famiglia. Le istruzioni non distinguono tra contributo di base e contributo aggiuntivo, né citano la quota di iscrizione: l’importo da indicare è quello che la società certifica come contributo associativo del socio. Il tetto di 1.300 euro vale per l’insieme dei contributi versati nell’anno. Se non sei sicuro di come la tua società classifichi ciascuna voce, chiedi l’attestazione del contributo detraibile prima di compilare il rigo.

    Dove si indicano: 730, Redditi PF e Certificazione Unica

    Dove inserire i contributi alle società di mutuo soccorso (codice 22)
    Dichiarazione Dove Importo massimo
    Modello 730/2026 (anno d’imposta 2025) Quadro E, righi da E8 a E10, codice 22 in colonna 1 1.300 euro
    Modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025) Quadro RP, righi da RP8 a RP13, codice 22 1.300 euro
    Certificazione Unica 2026 Sezione «Oneri detraibili», punti da 341 a 352, codice onere 22 L’importo va incluso nel rigo

    L’importo del rigo deve comprendere anche quello che compare nella Certificazione Unica con il codice onere 22. Per il contributo servono bonifico o bollettino postale, carte di debito, credito o prepagate, oppure assegni bancari e circolari.

    Spese sanitarie rimborsate dalla mutua: la regola proporzionale

    Se la società ti rimborsa spese sanitarie, quelle spese non sono rimaste a tuo carico. Le istruzioni però stabiliscono che, quando i contributi versati superano il limite di 1.300 euro, le spese sanitarie rimborsate si considerano rimaste a carico nella percentuale data dal rapporto tra i contributi eccedenti il limite e il totale dei contributi versati. La regola vale anche se i contributi non hanno una destinazione univoca al rimborso delle spese sanitarie.

    Esempio numerico

    • Tizio ha versato nel 2025 contributi per 1.500 euro. Gli eccedenti sono 200 euro (1.500 – 1.300), pari al 13,33% del totale versato. La società gli ha rimborsato 600 euro di spese sanitarie: 600 × 13,33% = 80 euro possono essere indicati tra le spese sanitarie detraibili, i restanti 520 euro no. Resta la detrazione del 19% su 1.300 euro per i contributi.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso detrarre i contributi versati per mio marito o mia moglie iscritti alla stessa società?

    No. La detrazione spetta esclusivamente per i contributi versati per la propria posizione associativa. Non è possibile detrarre le somme pagate per un familiare, nemmeno se è fiscalmente a carico.

    Quant'è il massimale di spesa su cui calcolare la detrazione?

    Il massimale è 1.300 euro per anno. La detrazione del 19% si applica su questo importo o su quello effettivamente versato se inferiore.

    Posso pagare in contanti e detrarre comunque?

    No. Le erogazioni alle società di mutuo soccorso devono essere effettuate con pagamenti tracciabili (bonifico, bollettino postale, carta di debito, carta di credito, carta prepagata o assegno). Il contante non permette la detrazione.

    Se la società mi rimborsa alcune spese sanitarie, posso detrarre le stesse spese nel 730?

    No. Le spese sanitarie rimborsate dalla società di mutuo soccorso non si indicano tra quelle detraibili, perché non sono rimaste a tuo carico. Fa eccezione la regola proporzionale: se i contributi versati superano 1.300 euro, le spese rimborsate si considerano rimaste a carico nella percentuale data dal rapporto tra contributi eccedenti e totale dei contributi versati.

    Dove trovo il codice 22 nel 730?

    Il codice 22 va indicato nella colonna 1 dei righi da E8 a E10 del Quadro E del 730, accanto all’importo versato nella colonna 2. Nel Modello Redditi PF 2026 si usano i righi da RP8 a RP13 del quadro RP, sempre con il codice 22.

    Posso detrarre i contributi alla mutua versati per i figli a carico?

    No. Danno diritto alla detrazione soltanto i contributi versati con riferimento alla propria posizione di socio. I contributi pagati per un figlio, anche se fiscalmente a carico, non si detraggono nel 730 del genitore.

    Il contributo associativo aggiuntivo della mutua è detraibile come quello di base?

    Le istruzioni parlano di contributi associativi versati dal socio, entro 1.300 euro, senza distinguere tra contributo di base e aggiuntivo. Conta come la società certifica le somme: chiedi l’attestazione dei contributi associativi detraibili prima di compilare il rigo.

    La detrazione rientra nel riordino delle detrazioni per redditi sopra 75.000 euro?

    Sì. I contributi alle società di mutuo soccorso (codice 22) rientrano tra gli oneri soggetti al riordino delle detrazioni previsto per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro.

    Vedi anche: Più mutui contemporanei, Mutuo cointestato e detrazione interessi, Detrazione interessi mutuo prima casa, Detrazione 19% oneri e Mutuo fondiario e ipoteca.

  • Art. 220-quinquies D.Lgs. 209/2005 – (Verifica dell’equivalenza del regime di vigilanza sul gruppo)

    Art. 220-quinquies D.Lgs. 209/2005 – (Verifica dell’equivalenza del regime di vigilanza sul gruppo)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Nel caso di cui all'articolo 210, comma 1, lettera c), l'IVASS verifica che le imprese di assicurazione e di riassicurazione controllate italiane siano soggette da parte dell'autorità di vigilanza dello Stato terzo a disposizioni di vigilanza sul gruppo equivalenti a quelle esercitate sulle imprese di assicurazione e di riassicurazione italiane ai sensi del presente codice.

    2. L'IVASS, procede alla verifica dell'equivalenza del regime ai sensi del comma 1, anche su richiesta della società controllante o dell'impresa di assicurazione o riassicurazione italiana controllata di cui all'articolo 210, comma 1, lettera c).

    3. L'IVASS è assistita dall'AEAP conformemente all' articolo 33, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1094/2010 e consulta le altre autorità di vigilanza interessate prima di adottare una decisione sull'equivalenza.

    4. L'IVASS può adottare, in relazione a un determinato Stato terzo, una decisione in contraddizione con altre precedentemente adottate nei confronti del medesimo Stato, laddove tale decisione sia necessaria per tenere conto di eventuali modifiche di rilievo al regime di vigilanza sulle imprese di assicurazione o riassicurazione previsto dal presente codice o dalla legislazione dello Stato terzo.

    5. Qualora le autorità di vigilanza siano in disaccordo con le decisioni adottate ai sensi dei commi 3 e 4, possono rinviare la questione all'AEAP conformemente all' articolo 19 del regolamento (UE) n. 1094/2010 entro tre mesi dalla comunicazione della decisione da parte dell'autorità di vigilanza incaricata del gruppo. In tal caso l'AEAP può agire conformemente ai poteri che le conferisce tale articolo.

    6. Ai fini della applicazione degli articoli 220-septies e 220-octies, rilevano anche le valutazioni sull'equivalenza, ancorché temporanea, assunte dalla Commissione europea

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.