Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 263 D.Lgs. 209/2005 – Esecuzione del concordato e chiusura della procedura

    Art. 263 D.Lgs. 209/2005 – Esecuzione del concordato e chiusura della procedura

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. I commissari, con l'assistenza del comitato di sorveglianza, sovrintendono all'esecuzione del concordato secondo le direttive che sono stabilite dall'IVASS in via generale con regolamento o che sono prescritte in via particolare con istruzioni specifiche.

    2. Eseguito il concordato, i commissari convocano l'assemblea dei soci perché sia deliberata la modifica dell'oggetto sociale in relazione alla revoca dell'autorizzazione all'attività assicurativa o riassicurativa. Nel caso in cui non abbia luogo la modifica dell'oggetto sociale, i commissari procedono agli adempimenti per la cancellazione della società e il deposito dei libri sociali previsti dalle disposizioni del codice civile in materia di scioglimento e liquidazione delle società di capitali.

    3. Si applicano gli articoli 250 e 251 del codice della crisi e dell'insolvenza . 45 56 60 64

  • Art. 262 D.Lgs. 209/2005 – Concordato

    Art. 262 D.Lgs. 209/2005 – Concordato

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. In qualsiasi stadio della procedura di liquidazione coatta, i commissari, con il parere del comitato di sorveglianza, ovvero l'impresa ai sensi dell'articolo 265, comma 2, del codice della crisi e dell'insolvenza , con il parere degli organi liquidatori, possono proporre un concordato al tribunale dove l'impresa ha il centro degli interessi principali . La proposta di concordato è autorizzata dall'IVASS. 45 56 60 64

    2. La proposta di concordato indica la percentuale offerta ai creditori chirografari, il tempo del pagamento e le eventuali garanzie.

    3. La proposta di concordato e il parere degli organi liquidatori sono depositati nella cancelleria del tribunale. L'IVASS può stabilire altre forme di pubblicità.

    4. Entro trenta giorni dal deposito, gli interessati possono proporre opposizione con ricorso depositato nella cancelleria, che viene comunicato ai commissari. In assenza di opposizioni il concordato diventa esecutivo.

    5. In caso di opposizione il tribunale decide con sentenza in camera di consiglio sulla proposta di concordato, tenendo conto del parere reso dall'IVASS. La sentenza è pubblicata mediante deposito in cancelleria e nelle altre forme stabilite dal tribunale. Del deposito viene data comunicazione ai commissari e agli opponenti con biglietto di cancelleria. Si applica l'articolo 254.

    6. Durante la procedura di concordato i commissari possono procedere a parziali distribuzioni dell'attivo ai sensi dell'articolo 260.

    7. Alla proposta di concordato e all'intervento nella procedura in qualità di assuntore del concordato medesimo è legittimata, previa autorizzazione del Ministro dello sviluppo economico, la CONSAP.

  • Art. 261 D.Lgs. 209/2005 – Adempimenti finali

    Art. 261 D.Lgs. 209/2005 – Adempimenti finali

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Liquidato l'attivo e prima dell'ultimo riparto ai creditori, i commissari sottopongono il bilancio finale di liquidazione, il rendiconto finanziario e il piano di riparto, accompagnati da una relazione propria e da quella del comitato di sorveglianza, all' IVASS , che ne autorizza il deposito presso la cancelleria del tribunale.

    2. Dell'avvenuto deposito è data notizia mediante pubblicazione nel Bollettino. L' IVASS può stabilire forme integrative di pubblicità.

    3. Nel termine di venti giorni dalla data di pubblicazione nel Bollettino, gli interessati possono proporre le loro contestazioni con ricorso al tribunale. Si applicano le disposizioni dell'articolo 254, commi 1 e 2.

    4. Decorso il termine indicato senza che siano state proposte contestazioni ovvero definite queste ultime con sentenza passata in giudicato, i commissari liquidatori provvedono al riparto finale in conformità di quanto previsto dall'articolo 260.

    5. Le somme che non possono essere distribuite vengono depositate nei modi stabiliti dall' IVASS per il successivo versamento agli aventi diritto, fatta salva la facoltà prevista dall'articolo 260, comma 4.

    6. Si applicano le disposizioni del codice civile in materia di liquidazione delle società di capitali relative alla cancellazione della società e al deposito dei libri sociali.

    7. La pendenza di ricorsi e giudizi, ivi compreso quello di accertamento dello stato di insolvenza, non preclude l'effettuazione degli adempimenti finali previsti ai commi da 1 a 6 e la chiusura della procedura di liquidazione coatta amministrativa. Tale chiusura è subordinata all'esecuzione di accantonamenti o all'acquisizione di garanzie ai sensi dell'articolo 260, commi 3 e 4.

    8. Successivamente alla chiusura della procedura di liquidazione coatta, i commissari liquidatori mantengono la legittimazione processuale, anche nei successivi stati e gradi dei giudizi in corso. Ai commissari liquidatori, nello svolgimento delle attività connesse ai giudizi, si applicano i commi 2 e 3 dell'articolo 233, il comma 8 dell'articolo 234 ed i commi 1, 3 e 7 dell'articolo 250.

    9. Nei casi di cessione ai sensi dell'articolo 257, commi 2 e 3, i commissari sono estromessi, su propria istanza, dai giudizi relativi ai rapporti oggetto della cessione nei quali sia subentrato il cessionario.

  • Art. 260 D.Lgs. 209/2005 – Ripartizione dell’attivo

    Art. 260 D.Lgs. 209/2005 – Ripartizione dell’attivo

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. I commissari procedono, secondo l'ordine stabilito dall'articolo 221 del codice della crisi e dell'insolvenza , alla ripartizione dell'attivo liquidato. Le indennità e i rimborsi spettanti agli organi della procedura di amministrazione straordinaria e ai commissari della gestione provvisoria che abbiano preceduto la liquidazione coatta amministrativa sono equiparate alle spese indicate nell'articolo 221, comma 1, lettera a), del codice della crisi e dell'insolvenza . 45 56 60 64

    2. I commissari, sentito il comitato di sorveglianza e previa autorizzazione dell'IVASS, possono distribuire acconti o eseguire riparti parziali, sia a favore di tutti gli aventi diritto sia a favore di talune categorie di essi, anche prima che siano realizzate tutte le attività e accertate tutte le passività.

    3. Nell'effettuare i riparti, i commissari, in presenza di pretese di creditori o di altri interessati per le quali non sia stata definita l'ammissione allo stato passivo, accantonano le somme corrispondenti ai riparti non effettuati a favore di ciascuno di detti soggetti, al fine della distribuzione agli stessi nel caso di riconoscimento dei diritti o, in caso contrario, della loro liberazione a favore degli altri aventi diritto.

    4. Nei casi previsti dal comma 3, i commissari, con il parere favorevole del comitato di sorveglianza e previa autorizzazione dell'IVASS, possono acquisire idonee garanzie in sostituzione degli accantonamenti.

    5. La presentazione oltre i termini dei reclami e delle domande previste dall'articolo 252, commi 5 e 6, fa concorrere solo agli eventuali riparti successivi, nei limiti in cui le pretese sono accolte dai commissari o, dopo il deposito dello stato passivo, dal giudice in sede di opposizione.

    6. Coloro che hanno proposto insinuazione tardiva, ai sensi dell'articolo 256, concorrono solo ai riparti eseguiti dopo la presentazione del ricorso.

  • Utili SRL distribuiti ai soci: come si tassano nel 2026

    In sintesi

    • Ritenuta del 26 per cento a titolo definitivo: sugli utili distribuiti da SRL a soci persone fisiche (partecipazioni non qualificate e, per gli utili formati dal 2018, anche qualificate) la società applica una ritenuta del 26 per cento che chiude il conto: il socio non deve dichiarare nulla.
    • Partecipazioni qualificate formate da utili post 2017: dal 1° gennaio 2018 anche queste sono soggette alla ritenuta del 26 per cento a titolo d’imposta, quindi non si dichiarano nella dichiarazione personale.
    • Quando si dichiara: devi inserire gli utili nella dichiarazione (quadro RL o RM) solo se la ritenuta non è stata applicata, o se si tratta di utili da paesi a fiscalità privilegiata, o se si rientra nel regime transitorio degli utili qualificati formati fino al 2017, che vale solo per le distribuzioni deliberate entro il 31 dicembre 2022. In questi casi si usa il rigo D1 del 730 o il rigo RL1 del modello Redditi.
    • Certificazione degli utili: la SRL deve rilasciarti una certificazione con tutti i dati necessari. È il documento base da conservare.
    • Utili in natura: anche i beni o servizi ricevuti al posto del denaro contano come utili e seguono le stesse regole fiscali.

    Come funziona la tassazione degli utili distribuiti da una SRL

    Quando sei socio di una SRL e l’assemblea delibera di distribuire gli utili, ricevi un dividendo. La domanda più comune è: devo dichiararlo nella mia dichiarazione personale? La risposta, nel caso più frequente, è no. La SRL funge da sostituto d’imposta e trattiene direttamente una ritenuta del 26 per cento prima di pagarti. Questo 26 per cento è definitivo: non devi fare altro.

    Dal 1° gennaio 2018 questa regola si applica sia alle partecipazioni non qualificate sia a quelle qualificate, purché gli utili si siano formati dopo l’esercizio in corso al 31 dicembre 2017. Per i dividendi più vecchi, cioè da utili prodotti fino al 2017, la disciplina transitoria vale solo se la distribuzione è stata deliberata entro il 31 dicembre 2022: per le delibere successive si applica in ogni caso la ritenuta del 26 per cento (vedi la sezione sul regime transitorio).

    Esistono però casi in cui devi intervenire nella tua dichiarazione. Il più comune riguarda le partecipazioni in società a fiscalità privilegiata (paesi con bassa tassazione). In quel caso gli utili entrano nel reddito complessivo per l’intero importo. Un altro caso è quello in cui l’intermediario o la società non ha applicato la ritenuta: devi allora dichiarare tu stesso il reddito nel quadro RL.

    Tassazione degli utili SRL a seconda del tipo di partecipazione
    Tipo di partecipazione / utili Trattamento fiscale Obbligo dichiarativo
    Non qualificata, utili formati dopo il 2017 (società in paese non privilegiato) Ritenuta 26% a titolo definitivo applicata dalla SRL No, se la ritenuta è già stata trattenuta
    Qualificata, utili formati dopo il 2017 (società in paese non privilegiato) Ritenuta 26% a titolo definitivo No, se la ritenuta è già stata trattenuta
    Partecipazione in società a fiscalità privilegiata (non quotata) Concorrono al reddito complessivo per l'intero importo, ritenuta a titolo di acconto Sì, nel quadro RL
    Utili da paesi non privilegiati percepiti senza ritenuta (es. tramite intermediario estero) Imposta sostitutiva nel quadro RM, stessa aliquota della ritenuta italiana Sì, nel quadro RM

    Esempio pratico

    • Caio possiede il 10 per cento di una SRL italiana (partecipazione non qualificata). Nel 2025 la società distribuisce utili formati nel 2024: a Caio spettano 10.000 euro. La SRL trattiene il 26 per cento (2.600 euro) e versa a Caio 7.400 euro netti. Caio non deve fare nulla nella dichiarazione: la ritenuta è definitiva. Lo può verificare dalla certificazione degli utili rilasciata dalla SRL.

    Documenti necessari

    • Certificazione degli utili e dei proventi equiparati rilasciata dalla SRL (mod. CUPE o certificazione equivalente)
    • Delibera assembleare di distribuzione degli utili
    • Documentazione eventuale su utili da paesi a fiscalità privilegiata
    • Estratto conto bancario con il versamento del dividendo netto

    Socio con partecipazione ordinaria: ritenuta definitiva, nulla da dichiarare

    Scenario. Tizio è socio al 15 per cento di una SRL italiana. Nel 2025 riceve 8.000 euro di dividendi. La SRL ha trattenuto il 26 per cento (2.080 euro) e gli ha versato 5.920 euro netti. La SRL gli consegna la certificazione CUPE.

    Come si applica. Tizio non deve inserire nulla nella propria dichiarazione dei redditi. La ritenuta del 26 per cento applicata dalla SRL è a titolo definitivo: chiude il conto fiscale sul dividendo. Deve però conservare la certificazione CUPE per almeno cinque anni in caso di controlli.

    In pratica

    • Verifica che la SRL abbia rilasciato la certificazione CUPE entro il 31 marzo 2026.
    • Non inserire questi dividendi nel 730 o nel quadro RL: sono già tassati definitivamente.
    • Conserva la certificazione.

    Utili da società in paese a fiscalità privilegiata: obbligo dichiarativo

    Scenario. Sempronio possiede quote di una SRL con sede in un paese a fiscalità privilegiata, non quotata sui mercati regolamentati. Nel 2025 riceve utili di 5.000 euro su cui non è stata applicata la ritenuta definitiva.

    Come si applica. In questo caso le istruzioni AdE prevedono che gli utili concorrano alla formazione del reddito complessivo per l’intero ammontare. La ritenuta eventualmente applicata è a titolo di acconto, non definitiva. Sempronio deve indicare i 5.000 euro nel rigo D1 del 730/2026 oppure nel rigo RL1 del modello Redditi PF 2026, specificando il codice corrispondente al tipo di partecipazione. Dovrà pagare l’IRPEF su questi utili.

    In pratica

    • Utili da paesi a fiscalità privilegiata vanno nel rigo D1 del 730 o nel rigo RL1 del modello Redditi.
    • Concorrono al reddito per l’intero importo: si applica l’IRPEF ordinaria.
    • Verifica se il paese è incluso nella lista degli Stati a regime fiscale privilegiato.

    Utili qualificati formati fino al 2017: il regime transitorio e il rigo D1 del 730

    Dal 1° gennaio 2018 anche gli utili da partecipazioni qualificate, se formati dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017, subiscono la ritenuta del 26% a titolo d’imposta (art. 1, commi 1003-1006, L. 205/2017). Per gli utili qualificati prodotti fino al 2017 resta il vecchio sistema, ma solo per le distribuzioni deliberate entro il 31 dicembre 2022, anche se pagate dopo. In quel caso gli utili si dichiarano e concorrono al reddito complessivo per una percentuale che dipende dall’anno di formazione.

    Utili da dichiarare: codice e quota imponibile (rigo D1 del 730, rigo RL1 del Redditi PF)
    Utili formati Codice Quota che concorre al reddito
    Fino all’esercizio in corso al 31/12/2007 1 40%
    Dal 2008 all’esercizio in corso al 31/12/2016 5 49,72%
    Esercizio in corso al 31/12/2017 9 58,14%
    Società in Stati a fiscalità privilegiata (qualificate, o non qualificate non quotate) 2 o 3 100%

    Gli utili da dichiarare vanno nel rigo D1 del 730/2026 o nel rigo RL1 del modello Redditi PF 2026, con la ritenuta d’acconto indicata nella certificazione degli utili. Se una delibera di distribuzione è successiva al 2022, anche gli utili qualificati formati fino al 2017 subiscono la ritenuta del 26% e non si dichiarano.

    Chi paga il 26%: la ritenuta non è un costo della SRL

    La ritenuta del 26% è un’imposta del socio. La SRL la applica «con obbligo di rivalsa», cioè la trattiene dal dividendo, e la versa come sostituto d’imposta (art. 27, comma 1, D.P.R. 600/1973). La stessa ritenuta si applica agli utili «in qualunque forma corrisposti». Per gli utili in natura il socio deve versare alla società l’importo corrispondente alla ritenuta.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Se la SRL ha già trattenuto il 26 per cento, devo comunque inserire i dividendi nel 730?

    No. Se la ritenuta del 26 per cento è stata applicata dalla SRL a titolo definitivo, il reddito è già tassato e non va indicato nel 730 o nel modello Redditi. Puoi verificarlo dalla certificazione CUPE rilasciata dalla società.

    Cosa è la certificazione CUPE e quando devo riceverla?

    È la certificazione degli utili e dei proventi equiparati che le società devono rilasciare ai soci. Serve a documentare quanto hai percepito e la ritenuta applicata. Di solito viene consegnata entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di distribuzione.

    Cosa cambia se ho una partecipazione qualificata in una SRL?

    Dal 1° gennaio 2018, anche sugli utili da partecipazioni qualificate formatisi con utili prodotti a partire dall’esercizio successivo al 31 dicembre 2017 si applica la ritenuta del 26 per cento a titolo definitivo. Per gli utili prodotti fino al 2017 la disciplina transitoria (in dichiarazione concorre il 40%, il 49,72% o il 58,14% dell’utile, secondo l’anno di formazione) vale solo se la distribuzione è stata deliberata entro il 31 dicembre 2022.

    Gli utili in natura (beni invece di denaro) come si tassano?

    Seguono le stesse regole degli utili in denaro. Il valore normale dei beni ricevuti dai soci conta come utile e viene assoggettato alle stesse ritenute.

    Devo dichiarare i dividendi esteri percepiti direttamente senza intermediario italiano?

    Sì. Se hai percepito utili di fonte estera senza il tramite di un intermediario residente in Italia, devi dichiararli nel quadro RM (imposta sostitutiva) o nel quadro RL, a seconda della fattispecie.

    Gli utili di una SRL si possono dichiarare nel 730?

    Sì, quando vanno dichiarati: nel rigo D1 del 730/2026, con gli stessi codici del rigo RL1 del modello Redditi. Succede per gli utili qualificati formati fino al 2017 con distribuzione deliberata entro il 31 dicembre 2022 e per gli utili da società di Stati a fiscalità privilegiata. Gli utili su cui la SRL ha applicato la ritenuta del 26% a titolo d’imposta non si dichiarano.

    La ritenuta del 26% sugli utili è un costo della società?

    No. È un’imposta del socio: la SRL la trattiene sul dividendo con obbligo di rivalsa, cioè la sottrae dall’importo pagato al socio, e la versa come sostituto d’imposta (art. 27 del D.P.R. 600/1973). Per la società l’utile distribuito resta una destinazione dell’utile, non un costo.

  • Art. 259 D.Lgs. 209/2005 – Ulteriori disposizioni per il trattamento dei crediti derivanti da contratti di riassicurazione

    Art. 259 D.Lgs. 209/2005 – Ulteriori disposizioni per il trattamento dei crediti derivanti da contratti di riassicurazione

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. In caso di liquidazione coatta amministrativa del riassicurato si applica l' articolo 1930 del codice civile .

    2. In caso di liquidazione coatta amministrativa dell'impresa del riassicuratore o del riassicurato si applica l' articolo 1931 del codice civile .

  • Art. 258 D.Lgs. 209/2005 – Trattamento dei crediti derivanti da contratti di assicurazione o da contratti di riassicurazione

    Art. 258 D.Lgs. 209/2005 – Trattamento dei crediti derivanti da contratti di assicurazione o da contratti di riassicurazione

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Gli attivi a copertura delle riserve tecniche dei rami vita e dei rami danni, che alla data del provvedimento di liquidazione coatta risultano iscritti nell'apposito registro, sono riservati in via prioritaria al soddisfacimento delle obbligazioni derivanti dai contratti ai quali essi si riferiscono.

    2. Dalla pubblicazione del provvedimento di liquidazione, o dalla notifica all'impresa di assicurazione o di riassicurazione se anteriore, la composizione degli attivi indicati nel registro ed il registro medesimo non possono essere modificati dai commissari, ad eccezione della correzione di meri errori materiali, senza l'autorizzazione dell'IVASS. I commissari includono nel registro, in deroga al vincolo di immodificabilità, i proventi finanziari maturati sugli attivi, nonché l'importo dei premi incassati nel periodo compreso fra l'apertura della liquidazione e il pagamento dei crediti di assicurazione e di riassicurazione o, nel caso di trasferimento del portafoglio, fino alla data del trasferimento stesso. Se il ricavato della liquidazione degli attivi è inferiore alla valutazione indicata nel registro, i commissari sono tenuti a darne giustificazione all'IVASS.

    3. 3. Sugli attivi a copertura delle riserve tecniche dei rami vita si soddisfano con priorità rispetto agli altri titolari di crediti sorti anteriormente al provvedimento di liquidazione, ancorché assistiti da privilegio o ipoteca: a) gli aventi diritto ai capitali o indennizzi per polizze scadute o sinistrate entro il sessantesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del provvedimento di liquidazione e gli aventi diritto a rendite maturate entro lo stesso termine; b) i titolari di crediti derivanti da operazioni di capitalizzazione; c) gli aventi diritto alle somme dovute per riscatti; d) i titolari dei contratti in corso alla data di cui alla lettera a), in proporzione dell'ammontare delle riserve matematiche; e) i titolari dei contratti che non prevedono la costituzione di riserve matematiche, proporzionalmente alla frazione di premio corrispondente al rischio non corso. Se gli attivi a copertura delle riserve tecniche dei rami vita risultano insufficienti per soddisfare i crediti indicati in precedenza, quelli di cui alle lettere a), b), c), e d) sono preferiti ai crediti di cui alla lettera e).

    4. 4. Sugli attivi a copertura delle riserve tecniche dei rami danni si soddisfano, con priorità rispetto agli altri titolari di crediti sorti anteriormente al provvedimento di liquidazione, ancorché assistiti da privilegio o ipoteca: a) gli aventi diritto a capitali o indennizzi per sinistri verificatisi entro il sessantesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del provvedimento di liquidazione; b) i titolari dei contratti in corso alla data di cui alla lettera a), in proporzione alla frazione del premio corrispondente al rischio non ancora corso. Se gli attivi a copertura delle riserve tecniche dei rami danni risultano insufficienti per soddisfare tutti i crediti indicati in precedenza, quelli di cui alla lettera a) sono preferiti ai crediti di cui alla lettera b).

    4-bis. Gli impegni risultanti dalla partecipazione ad un contratto di coassicurazione comunitaria sono soddisfatti alla stessa stregua degli impegni risultanti dagli altri contratti di assicurazione senza distinzione di nazionalità per quanto riguarda gli aventi diritto alle prestazione assicurative.

    5. Se gli attivi a copertura delle riserve tecniche relative ai contratti di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti risultano insufficienti per soddisfare tutti i crediti indicati nel comma 4, si applicano le disposizioni previste dal capo I del titolo XVII.

    6. Al pagamento dei crediti di cui ai commi 3 e 4 va anteposto il pagamento delle spese di cui all'articolo 221, comma 1, lettera a), del codice della crisi e dell'insolvenza . Le medesime spese gravano proporzionalmente sulle attività di ogni specie ancorché assistite da privilegio o ipoteca. 45 56 60 64

    6-bis. In caso di liquidazione coatta amministrativa dell'impresa di riassicurazione, gli impegni derivanti dai contratti conclusi da una succursale o in regime di libera prestazione di servizi sono adempiuti alla stregua degli impegni derivanti dagli altri contratti di riassicurazione.

  • Art. 257 D.Lgs. 209/2005 – Liquidazione dell’attivo

    Art. 257 D.Lgs. 209/2005 – Liquidazione dell’attivo

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. I commissari hanno tutti i poteri occorrenti per realizzare l'attivo, salve le limitazioni stabilite dall'autorità che vigila sulla liquidazione. Per gli atti previsti dall'articolo 132 del codice della crisi e dell'insolvenza , in deroga a quanto disposto dall'articolo 307, comma 2, del medesimo codice , i commissari acquisiscono preventivamente il parere del comitato di sorveglianza e provvedono nel rispetto delle direttive che sono stabilite dall'IVASS in via generale con regolamento o che sono prescritte in via particolare con istruzioni specifiche. 45 56 60 64

    2. I commissari, con il parere favorevole del comitato di sorveglianza e previa autorizzazione dell'IVASS, possono cedere le attività e le passività, l'azienda, rami d'azienda, nonché beni e rapporti giuridici individuabili in blocco. La cessione può avvenire in qualsiasi stadio della procedura, anche prima del deposito dello stato passivo. Il cessionario risponde comunque delle sole passività risultanti dall'atto di cessione.

    3. I commissari possono trasferire il portafoglio, nella sua totalità o per singoli rami e senza che il trasferimento sia causa di scioglimento dei contratti di assicurazione ceduti, ad altra impresa che disponga di adeguate risorse patrimoniali entro sessanta giorni dalla pubblicazione del provvedimento di liquidazione mediante convenzione approvata dall'IVASS e pubblicata nel Bollettino. I rischi sono assunti dall'impresa cessionaria alla scadenza del termine di sessanta giorni.

    4. Per tutto il periodo di tempo relativo ai premi pagati i contratti di assicurazione in corso non possono essere disdettati dall'impresa cessionaria a pena di nullità della disdetta.

    5. Anche ai fini dell'eventuale esecuzione di riparti agli aventi diritto, i commissari possono contrarre mutui, effettuare altre operazioni finanziarie passive e costituire in garanzia attività aziendali, secondo le prescrizioni e le cautele disposte dal comitato di sorveglianza e previa autorizzazione dell'IVASS.

  • Art. 256 D.Lgs. 209/2005 – Insinuazioni tardive

    Art. 256 D.Lgs. 209/2005 – Insinuazioni tardive

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Dopo il deposito dello stato passivo e fino a quando non siano esauriti tutti i riparti, i creditori e i titolari di diritti reali sui beni in possesso dell'impresa, che non abbiano ricevuto la comunicazione ai sensi dell'articolo 252, comma 1, e non risultino inclusi nello stato passivo, possono chiedere di far valere i loro diritti secondo quanto previsto dagli articoli 206 e 207 del codice della crisi e dell'insolvenza . 45 56 60 64

    2. Tali soggetti sopportano le spese conseguenti al ritardo della domanda, salvo che il ritardo stesso non sia ad essi imputabile. Si applica il disposto dell'articolo 260, comma 5.

  • Vendita oro e metalli preziosi: come si tassa nel 730

    In sintesi

    • Reddito diverso di natura finanziaria: la plusvalenza sulla vendita di oro e altri metalli preziosi «allo stato grezzo o monetato» (lingotti, monete d’oro, oro da investimento) è tassata dall’art. 67, comma 1, lettera c-ter), del TUIR.
    • Imposta sostitutiva del 26% sulla differenza tra prezzo di vendita e costo d’acquisto, per le vendite fatte dal 1° luglio 2014.
    • Senza ricevuta d’acquisto: per le vendite dal 1° gennaio 2024 la plusvalenza è pari all’intero corrispettivo; fino al 2023 era il 25% del corrispettivo.
    • Dove si dichiara: nel quadro T del 730, sezione II, rigo T11 (corrispettivo in colonna 1, costo in colonna 2), oppure nel quadro RT del modello Redditi PF, sezione II-A.
    • Come si paga: con il 730 l’imposta rientra nel conguaglio fatto dal sostituto d’imposta; con F24 si usa il codice tributo 1100.
    • Eredità e regali: per l’oro ereditato il costo è il valore della dichiarazione di successione; per quello ricevuto in donazione, il costo del donante.

    Plusvalenza oro: quando la vendita è tassata

    La vendita di oro da investimento, lingotti o monete d’oro non è libera da imposte: il guadagno, cioè la differenza tra quanto incassi e quanto avevi pagato, è un reddito diverso di natura finanziaria e va dichiarato. L’art. 67, comma 1, lettera c-ter), del TUIR tassa le plusvalenze realizzate con la cessione a titolo oneroso «di metalli preziosi, semprechè siano allo stato grezzo o monetato». Non esiste una soglia minima: anche la vendita di pochi grammi genera una plusvalenza da dichiarare.

    La regola vale per tutti i metalli preziosi in quella forma: oro, argento e altri metalli preziosi in lingotti, placchette o monete. Sulla plusvalenza si paga un’imposta sostitutiva del 26%; non si somma agli altri redditi e non cambia l’aliquota IRPEF.

    Come si calcola la plusvalenza sull’oro

    La plusvalenza è la differenza tra il corrispettivo incassato e il costo d’acquisto, aumentato degli oneri inerenti (per esempio commissioni e imposta di successione o donazione), senza gli interessi passivi (art. 68, comma 6, TUIR). Il costo va documentato: fattura, ricevuta del banco metalli, contratto o estratto conto.

    Se manca la documentazione del costo, per le cessioni fatte dal 1° gennaio 2024 la plusvalenza è pari all’intero corrispettivo (art. 68, comma 7, lettera d, TUIR, e istruzioni del 730/2026). Per le vendite fino al 31 dicembre 2023 valeva invece il criterio forfettario del 25% del corrispettivo (nel 730 si indicava come costo il 75% del corrispettivo).

    Plusvalenza da cessione di oro e metalli preziosi: base imponibile e aliquota
    Situazione Base imponibile Aliquota
    Hai la documentazione del costo d’acquisto Corrispettivo incassato meno costo documentato 26%
    Manca la documentazione, vendita dal 1/1/2024 Intero corrispettivo della cessione 26%
    Manca la documentazione, vendita fino al 31/12/2023 25% del corrispettivo 26% (20% o 12,50% per le vendite più vecchie)
    Oro ereditato Corrispettivo meno valore definito o dichiarato nella successione 26%
    Oro ricevuto in donazione Corrispettivo meno costo sostenuto dal donante 26%
    Vendite realizzate dal 1/1/2012 al 30/6/2014 Stessi criteri 20%
    Vendite realizzate fino al 31/12/2011 Corrispettivi e costi al 62,50% 12,50%

    Le aliquote del 20% e del 12,50% dipendono dalla data della vendita, non da quella dell’acquisto: chi vende nel 2025 oro comprato negli anni Novanta paga il 26% sulla plusvalenza.

    Vendita oro nel 730: quadro T, rigo T11

    Nel 730/2026 (redditi 2025) la vendita si indica nel quadro T, sezione II (plusvalenze assoggettate a imposta sostitutiva del 26%): nel rigo T11, colonna 1 il totale dei corrispettivi, nella colonna 2 il costo fiscalmente riconosciuto. Le istruzioni precisano che, per i metalli preziosi senza documentazione del costo venduti dal 1° gennaio 2024, la plusvalenza è pari al corrispettivo. Nel modello Redditi PF lo stesso dato va nel quadro RT, sezione II-A.

    Il quadro T non si compila se l’oro è stato venduto tramite una banca o un intermediario in regime di risparmio amministrato, che ha già trattenuto e versato l’imposta.

    Plusvalenza oro: F24 e codice tributo 1100

    Con il 730 presentato tramite il sostituto d’imposta, un Caf o un professionista abilitato, l’imposta sostitutiva entra nel prospetto di liquidazione e viene trattenuta in busta paga o sulla pensione insieme alle altre imposte: non serve un F24 separato. L’F24 con il codice tributo 1100 serve quando si paga direttamente, per esempio con il modello Redditi PF o con il 730 senza sostituto d’imposta.

    Gioielli, oro usato e compro oro

    La lettera c-ter) parla di metalli preziosi «allo stato grezzo o monetato»: lingotti, placchette, monete d’oro come sterline e marenghi. Gioielli e oggetti d’oro lavorato non sono citati da questa norma; per la vendita occasionale dei gioielli di famiglia a un compro oro non si applica quindi l’imposta del 26% prevista per l’oro da investimento. Chi compra e rivende oro abitualmente svolge invece un’attività commerciale, con regole diverse.

    Minusvalenze: compensazione con azioni e altri strumenti

    Le plusvalenze sui metalli preziosi si sommano alle minusvalenze delle lettere c), c-bis) e c-ter) e ai redditi e alle perdite delle lettere c-quater) e c-quinquies) dell’art. 67 (art. 68, comma 5, TUIR): una minusvalenza su azioni può quindi compensare la plusvalenza sull’oro, e viceversa. L’eccedenza di minusvalenze si riporta nei quattro periodi d’imposta successivi, purché indicata nella dichiarazione dell’anno in cui è stata realizzata (nel 730, righi T101 e T102). Approfondisci nella guida sulle minusvalenze finanziarie e la loro compensazione.

    Rivalutazione dell’oro nel 2026: non è legge

    Nel 2025 si è discusso di una rideterminazione agevolata del valore dell’oro senza documentazione d’acquisto. Nel testo della legge di bilancio 2026 (legge 199/2025) questa misura non c’è: oggi, per le vendite senza documentazione, la plusvalenza resta pari all’intero corrispettivo.

    Esempio pratico

    • Tizio ha venduto nel 2025 un lingotto d’oro per 8.000 euro ma non trova la fattura d’acquisto. Poiché la vendita è avvenuta dal 1° gennaio 2024 in poi, la plusvalenza è pari all’intero corrispettivo: 8.000 euro, con un’imposta del 26% di 2.080 euro. Se avesse conservato la fattura con un costo di 5.000 euro, la plusvalenza sarebbe stata di 3.000 euro e l’imposta di 780 euro.

    Documenti necessari

    • Fattura o ricevuta d’acquisto del metallo prezioso (per documentare il costo)
    • Documento di vendita con il prezzo incassato
    • Per l’oro ereditato: dichiarazione di successione con il valore dichiarato
    • Per l’oro ricevuto in donazione: documentazione del costo sostenuto dal donante
    • Estratto conto dell’intermediario, se la vendita è avvenuta tramite banca o dealer

    Caio vende monete d’oro con fattura d’acquisto

    Scenario. Caio ha acquistato nel 2020 dieci monete d’oro pagando in totale 6.000 euro, fattura alla mano. Nel 2025 le rivende a un commerciante numismatico per 9.500 euro.

    Come si applica. La plusvalenza è 9.500 meno 6.000, cioè 3.500 euro; l’imposta sostitutiva del 26% è di 910 euro. Caio indica 9.500 euro nella colonna 1 del rigo T11 e 6.000 euro nella colonna 2. Se presenta il 730 con sostituto d’imposta, i 910 euro gli vengono trattenuti in busta paga.

    In pratica

    • Conserva la fattura d’acquisto: è la prova del costo.
    • Corrispettivo e costo vanno nel rigo T11 del quadro T, sezione II.
    • Con il 730 l’imposta si paga in busta paga; con F24 si usa il codice tributo 1100.

    Sempronia vende lingotti d’argento senza documentazione

    Scenario. Sempronia ha comprato anni fa alcuni lingotti d’argento pagandoli in contanti e non ha più alcuna ricevuta. Li vende nel 2025 per 4.000 euro.

    Come si applica. Poiché la vendita avviene dal 1° gennaio 2024 e manca la documentazione del costo, la plusvalenza coincide con l’intero corrispettivo: 4.000 euro, con un’imposta di 1.040 euro. Se li avesse venduti nel 2023, la plusvalenza forfettaria sarebbe stata il 25% di 4.000 euro, cioè 1.000 euro, con un’imposta di 260 euro.

    In pratica

    • Dal 1° gennaio 2024 senza ricevuta paghi il 26% sull’intero incasso.
    • Se i lingotti fossero stati ereditati, il costo sarebbe il valore indicato nella dichiarazione di successione.
    • Se l’acquisto era avvenuto tramite banca, chiedi all’intermediario la documentazione del costo.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come si tassa la plusvalenza sulla vendita di oro?

    Con un’imposta sostitutiva del 26% sulla differenza tra prezzo di vendita e costo d’acquisto documentato. Se il costo non è documentato, per le vendite dal 1° gennaio 2024 la plusvalenza è pari all’intero corrispettivo.

    Devo dichiarare anche la vendita di pochi grammi d’oro?

    Sì, se si tratta di oro allo stato grezzo o monetato (lingotti, monete): non esiste una soglia di esenzione e qualsiasi plusvalenza va dichiarata, indipendentemente dall’importo.

    Dove si indica la vendita di oro nel 730?

    Nel quadro T, sezione II, rigo T11: colonna 1 il corrispettivo, colonna 2 il costo. Nel modello Redditi PF va nel quadro RT, sezione II-A.

    Se vendo una moneta d’oro e presento il 730, devo fare anche un F24?

    No, se presenti il 730 con sostituto d’imposta: l’imposta sostitutiva viene trattenuta in busta paga o sulla pensione. L’F24 con codice tributo 1100 serve quando si paga direttamente, per esempio con il modello Redditi PF.

    Ho venduto oro comprato prima del 2012: pago il 12,50%?

    No. Il 12,50% vale per le plusvalenze realizzate, cioè per le vendite, fino al 31 dicembre 2011. Per le vendite dal 1° luglio 2014 si paga il 26%, qualunque sia l’anno d’acquisto.

    Quanto pago se vendo oro ereditato dai genitori?

    Il costo è il valore definito o dichiarato nella dichiarazione di successione; si paga il 26% sulla differenza tra prezzo di vendita e quel valore. Per l’oro ricevuto in donazione il costo è quello sostenuto dal donante.

    La vendita di gioielli usati a un compro oro va dichiarata?

    La norma sulle plusvalenze riguarda i metalli preziosi allo stato grezzo o monetato (lingotti, monete), non i gioielli o gli oggetti d’oro lavorato: alla vendita occasionale dei gioielli di famiglia non si applica l’imposta del 26% prevista per l’oro da investimento.

    Posso compensare la plusvalenza sull’oro con minusvalenze su azioni?

    Sì. L’art. 68, comma 5, TUIR somma le plusvalenze sui metalli preziosi alle minusvalenze su azioni e altri strumenti delle lettere c), c-bis), c-ter) e c-quater) dell’art. 67. Le minusvalenze non usate si riportano nei quattro anni successivi, se indicate in dichiarazione.

    Da leggere insieme

  • Art. 255 D.Lgs. 209/2005 – Appello

    Art. 255 D.Lgs. 209/2005 – Appello

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Contro la sentenza del tribunale che decide sulle cause di opposizione può essere proposto appello, anche dai commissari, entro il termine di quindici giorni dalla data di notificazione della stessa, osservandosi per il giudizio di appello le disposizioni previste dal codice della crisi e dell'insolvenza e dal codice di procedura civile . 45 56 60 64

  • Art. 254 D.Lgs. 209/2005 – Opposizione allo stato passivo ed impugnazione dei crediti ammessi

    Art. 254 D.Lgs. 209/2005 – Opposizione allo stato passivo ed impugnazione dei crediti ammessi

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Possono proporre opposizione allo stato passivo, i creditori esclusi o ammessi con riserva, entro quindici giorni dal ricevimento della comunicazione prevista dall'articolo 252, comma 9.

    2. L'opposizione è disciplinata dagli articoli 206 e 207 del codice della crisi e dell'insolvenza . 45 56 60 64

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