Art. 34 Cod. Consumo – Accertamento della vessatorietà delle clausole
In vigore dal 23 ottobre 2005 (D.Lgs. 206/2005)
*1. La vessatorietà’ di una clausola e’ valutata tenendo conto della natura del bene o del servizio oggetto del contratto e facendo riferimento alle circostanze esistenti al momento della sua conclusione ed alle altre clausole del contratto medesimo o di un altro collegato o da cui dipende.
*2. La valutazione del carattere vessatorio della clausola non attiene alla determinazione dell’oggetto del contratto, né all’adeguatezza del corrispettivo dei beni e dei servizi, purché tali elementi siano individuati in modo chiaro e comprensibile.
*3. Non sono vessatorie le clausole che riproducono disposizioni di legge ovvero che siano riproduttive di disposizioni o attuative di principi contenuti in convenzioni internazionali delle quali siano parti contraenti tutti gli Stati membri dell’Unione europea o l’Unione europea.
*4. Non sono vessatorie le clausole o gli elementi di clausola che siano stati oggetto di trattativa individuale.
*5. Nel contratto concluso mediante sottoscrizione di moduli o formulari predisposti per disciplinare in maniera uniforme determinati rapporti contrattuali, incombe sul professionista l’onere di provare che le clausole, o gli elementi di clausola, malgrado siano dal medesimo unilateralmente predisposti, siano stati oggetto di specifica trattativa con il consumatore.
In sintesi
La vessatorietà di una clausola va valutata considerando la natura del bene, le circostanze e le altre clausole contrattuali.
Ratio
L'articolo 34 del Codice del Consumo stabilisce il criterio di valutazione della vessatorietà, centrale nel diritto dei consumatori. La ratio è proteggere il consumatore da clausole unilaterali predisposte dal professionista che creano un significativo squilibrio nei diritti e obblighi contrattuali, indipendentemente dal fatto che il prezzo sia congruo.
La norma riflette la consapevolezza che il consumatore non negozia: deve accettare il contratto come presentato. La valutazione della vessatorietà è quindi volta a compensare questa asimmetria informativa e negoziale.
Analisi
Il comma 1 stabilisce un criterio multifattorico: la natura del bene (es. bene immobile vs. servizio digitale porta valutazioni diverse), il momento della conclusione (circostanze storiche, economiche), le altre clausole (sinergia del contratto globale).
Il comma 2 chiarisce che la valutazione di vessatorietà non riguarda il merito economico (se il prezzo è "giusto"), né l'oggetto del contratto. Ciò significa: se una clausola fissa il prezzo a 100 euro per un capo di abbigliamento, non è vessatoria per il fatto che il prezzo sia alto; è vessatoria se, ad es., permette al venditore di modificare il prezzo unilateralmente dopo firma.
I commi 3-5 forniscono esclusioni e prove contrarie: clausole che riproducono leggi non sono vessatorie; clausole negoziate individualmente sfuggono la presunzione di abusività; grava sul professionista l'onere di provare la trattativa.
Quando si applica
Si applica a tutti i contratti tra professionista e consumatore (vendita, locazione, servizi). Esempi di clausole vessatorie: "il venditore può annullare l'ordine senza preavviso"; "il cliente non può recedere se ha già ricevuto il bene"; "qualsiasi disputa è risolta in tribunale del professionista".
Non si applica: a clausole che semplicemente ridefiniscono l'oggetto del contratto (es. "la garanzia dura 2 anni") se chiaramente espresse; a clausole deducibili da leggi (es. "sono applicate le norme civilistiche sulla responsabilità").
Connessioni
L'art. 34 coordina strettamente con artt. 33 (liste di clausole presumibilmente vessatorie), 35 (chiarezza e interpretazione), 36 (nullità di protezione). Nel diritto civile, rinvia agli artt. 1469-bis e seguenti del Codice Civile (ora abrogati, ma interpretazione viva), e al principio di buona fede (art. 1375 CC).
A livello sovranazionale, implementa la Direttiva 93/13/CEE (Unfair Contract Terms Directive). L'Unione europea ha emesso linee guida (CJEU sentenze, es. Banco Español de Crédito c/ Calderón) sulla valutazione della vessatorietà.
Domande frequenti
Chi decide se una clausola è vessatoria, il giudice o l'azienda?
Formalmente, il giudice decide. Tuttavia, se l'azienda include clausole manifesto abusive, il consumatore o le associazioni di consumatori possono denunziare e chiedere azione inibitoria (art. 37). L'azienda è saggio che riveda autonomamente le proprie condizioni generali.
Se ho firmato un contratto con clausola vessatoria, posso chiudere il contratto senza penali?
Sì, se il giudice dichiara nulla la clausola. La nullità di protezione (art. 36) è parziale: il contratto rimane valido, ma la clausola abusiva cade e il consumatore recupera diritti. Es. se la clausola impediva recesso, il recesso diventa possibile.
Cosa significa 'trattativa individuale' nell'art. 34 comma 4?
Significa che il consumatore ha avuto occasione reale di modificare la clausola prima di sottoscrivere. Se una clausola è stata 'negoziata' anche se il consumatore non l'ha cambiata, il professionista può provare che vi è stata trattativa, e la presunzione di abusività cede.
L'azienda deve conservare prove di trattativa individuale?
Sì. L'art. 34 comma 5 grava sul professionista l'onere di provare la trattativa. Se non produce prove scritte (e-mail, registrazione, foglio di negoziazione firmato), si presume che la clausola sia predisposta unilateralmente.
Quale legge mi protegge dalla clausola vessatoria, il Codice Civile o il Codice del Consumo?
Il Codice del Consumo (artt. 33-36). Il Codice Civile rimanda al Codice del Consumo per i contratti consumatore-professionista. Se sei un consumatore (persona fisica che non agisce per scopi professionali), vale il CDC. Se sei un imprenditore, valgono le norme civilistiche generali (art. 1469-bis CC è ormai obsoleto).
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