- Il divorzio si può chiedere dopo sei mesi dalla separazione consensuale o dodici mesi da quella giudiziale.
- I termini decorrono dalla comparizione dei coniugi davanti al presidente del tribunale.
- Con il divorzio il vincolo si scioglie: l’assegno può ridursi e si perdono i diritti successori reciproci.
- La riforma del processo consente, in caso di accordo, di cumulare separazione e divorzio in un unico procedimento.
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La separazione non è la fine del matrimonio: per scioglierlo davvero serve il divorzio. Tra i due passaggi deve però trascorrere un periodo minimo, introdotto dal cosiddetto “divorzio breve”. Vediamo quanto tempo serve, come si presenta la domanda di divorzio e cosa cambia concretamente rispetto alla separazione, dagli assegni all’eredità.
I termini: sei o dodici mesi
Per chiedere il divorzio deve essere decorso un periodo di separazione ininterrotta: sei mesi se la separazione era consensuale, dodici mesi se era giudiziale. Il termine decorre dalla comparizione dei coniugi davanti al presidente nel procedimento di separazione. È la regola introdotta dalla legge sul “divorzio breve”, che ha drasticamente ridotto i tre anni richiesti in passato.
Come si chiede il divorzio
Decorso il termine, il divorzio si può chiedere nelle stesse forme della separazione:
- domanda congiunta in tribunale, se c’è accordo;
- negoziazione assistita dagli avvocati;
- davanti all’ufficiale di stato civile, nei casi semplici (senza figli minori, non autosufficienti o disabili e senza trasferimenti patrimoniali);
- ricorso giudiziale, se manca l’accordo.
Cosa cambia sugli assegni
È uno degli effetti più concreti. Con il divorzio il vincolo coniugale si scioglie: il riferimento al tenore di vita matrimoniale, che vale nella separazione, non opera più. L’assegno divorzile segue i criteri assistenziali e compensativi delle Sezioni Unite del 2018 e, rispetto al mantenimento da separazione, può ridursi o venire meno. Il mantenimento dei figli, invece, prosegue con le stesse logiche.
Cosa cambia su eredità e cognome
Con il divorzio gli ex coniugi non sono più eredi l’uno dell’altro: cessano i diritti successori reciproci che il coniuge separato (senza addebito) ancora conserva. La moglie perde l’uso del cognome del marito, salvo autorizzazione del giudice quando vi sia un interesse meritevole (per esempio per identità professionale). Restano invece tutelati alcuni diritti specifici, come la quota del TFR e l’eventuale reversibilità a favore dell’ex coniuge titolare di assegno.
Il cumulo separazione-divorzio
La riforma del processo per la famiglia (a regime dal 2023) consente, quando c’è accordo, di proporre nello stesso procedimento la domanda di separazione e quella di divorzio: il giudice pronuncia prima la separazione e poi il divorzio, una volta maturato il termine. È una semplificazione importante che accorcia i tempi complessivi per le coppie consensuali.
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Domande frequenti
Quanto tempo deve passare dalla separazione al divorzio?
Sei mesi se la separazione era consensuale, dodici mesi se era giudiziale, a decorrere dalla comparizione dei coniugi davanti al presidente.
Cosa cambia con il divorzio rispetto alla separazione?
Il matrimonio si scioglie: cessano i diritti successori reciproci, la moglie perde di regola il cognome del marito e l’assegno non è più legato al tenore di vita matrimoniale, potendo ridursi.
Posso fare separazione e divorzio insieme?
Sì, in presenza di accordo la riforma consente di cumulare le due domande nello stesso procedimento: il giudice pronuncia prima la separazione e poi il divorzio al maturare del termine.
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