Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Chi può presentare il 730 2026 e chi è esonerato dalla dichiarazione

    In sintesi

    • Possono usare il 730: lavoratori dipendenti, pensionati, titolari di redditi assimilati, soci di cooperative, sacerdoti, parlamentari e altre categorie specifiche.
    • Esonero senza limite di reddito: chi possiede solo redditi da lavoro dipendente o pensione da un unico sostituto, senza addizionali dovute, è esonerato dalla dichiarazione.
    • Esonero con limite di reddito: dipendente o assimilato con reddito fino a 8.500 euro, pensionato fino a 8.500 euro, pensionato con terreni fino a 7.500 euro (pensione) + 185,92 euro (terreni).
    • Condizione generale di esonero: imposta netta non superiore a 10,33 euro (dopo detrazioni e ritenute).
    • Non possono usare il 730: contribuenti con redditi d’impresa, partita IVA, non residenti in Italia nel 2025/2026, obbligati a presentare IVA o IRAP.
    • Conviene presentarlo anche in esonero: per dichiarare spese detraibili, fruire di deduzioni o recuperare crediti da dichiarazioni precedenti.

    Chi può e chi non può presentare il Modello 730/2026

    Il Modello 730/2026 riguarda i redditi percepiti nel 2025 e può essere utilizzato da una platea ampia di contribuenti. Tuttavia, non è uno strumento universale: alcune categorie sono obbligate a usare il Modello REDDITI Persone Fisiche, mentre altre sono del tutto esonerate dall’obbligo di presentare qualsiasi dichiarazione.

    Possono utilizzare il Modello 730 precompilato o ordinario i contribuenti che nel 2026 sono pensionati o lavoratori dipendenti (compresi i lavoratori italiani all’estero con retribuzione convenzionale), percettori di indennità sostitutive di reddito da lavoro dipendente (es. cassa integrazione, indennità di mobilità), soci di cooperative di produzione e lavoro, di servizi, agricole e di piccola pesca, sacerdoti della Chiesa cattolica, giudici costituzionali, parlamentari e altri titolari di cariche pubbliche elettive, persone impegnate in lavori socialmente utili, lavoratori a tempo determinato inferiore all’anno e personale scolastico a tempo determinato con contratto almeno settembre 2025-giugno 2026.

    Non possono invece presentare il 730 coloro che nel 2025 hanno percepito redditi d’impresa (anche in forma di partecipazione), redditi di lavoro autonomo che richiedono la partita IVA, redditi da ‘trust’ come beneficiari, o coloro che devono presentare dichiarazioni IVA, IRAP o Mod. 770. Sono esclusi anche i contribuenti non residenti in Italia nel 2025 e/o nel 2026.

    Il contribuente ha diritto a presentare il 730 anche in assenza di un sostituto d’imposta che possa effettuare il conguaglio (730 senza sostituto), sia nella versione precompilata che in quella ordinaria. In questo caso, in caso di credito il rimborso è erogato dall’Agenzia delle Entrate; in caso di debito il pagamento avviene tramite modello F24.

    Casi di esonero dalla dichiarazione dei redditi 2026
    Tipo di reddito Limite di reddito Condizioni
    Solo lavoro dipendente o pensione (unico sostituto) Nessuno Detrazioni per familiari spettanti, nessuna addizionale dovuta
    Terreni e/o fabbricati (incl. abitazione principale) 500 euro Nessuna condizione aggiuntiva
    Lavoro dipendente o assimilato + altre tipologie 8.500 euro Periodo di lavoro non inferiore a 365 giorni
    Pensione + altre tipologie di reddito 8.500 euro Periodo di pensione non inferiore a 365 giorni; detrazioni familiari spettanti
    Pensione + terreni + abitazione principale e pertinenze 7.500 euro (pensione) + 185,92 euro (terreni) Stesse condizioni del rigo precedente
    Redditi assimilati e altri senza rapporto al periodo di lavoro 5.500 euro Es. attività libero-professionale intramuraria SSN, occasionali
    Compensi da bande musicali e filodrammatiche dilettantistiche 30.658,28 euro Finalità dilettantistiche
    Compensi da attività sportive dilettantistiche o sportivi under 23 15.000 euro Settore dilettantismo o professionismo under 23
    Condizione generale Imposta netta non superiore a 10,33 euro Contribuente non obbligato alla tenuta scritture contabili

    Esempio pratico

    • Sempronio, pensionato, ha percepito nel 2025 una pensione di 8.200 euro e possiede un piccolo appezzamento di terreno con reddito di 120 euro. Il totale è inferiore a 7.500 euro (pensione) + 185,92 euro (terreni), quindi Sempronio è esonerato dalla dichiarazione. Tuttavia, avendo sostenuto spese mediche non presenti nel 730 precompilato, decide comunque di presentarlo per recuperare la detrazione spettante. La presentazione facoltativa in caso di esonero è espressamente consentita dalle istruzioni AdE.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dal sostituto d’imposta
    • Documentazione dei redditi percepiti (pensione, redditi fondiari, assegni periodici)
    • Attestazione delle detrazioni per familiari a carico già riconosciute dal sostituto
    • Documentazione degli oneri detraibili o deducibili eventualmente da dichiarare
    • Modello F24 per il pagamento di eventuali importi a debito (solo in caso di 730 senza sostituto)

    Caso 1: Tizio, dipendente con reddito basso e più fonti

    Scenario. Tizio lavora a tempo determinato per 9 mesi e ha percepito un reddito complessivo di 7.800 euro nel 2025, più un piccolo reddito da locazione breve. Si chiede se deve presentare la dichiarazione.

    Come si applica. Tizio non rientra nell’esonero semplice (unico sostituto), perché ha più fonti di reddito. Il reddito complessivo supera la soglia di esonero generale di 10,33 euro di imposta netta. Deve quindi presentare il 730 o il Modello REDDITI. Poiché è un lavoratore dipendente, può usare il 730; il reddito da locazione breve (fino a 4 appartamenti) va indicato nel Quadro B o D secondo la sua posizione.

    In pratica

    • Verificare se il reddito complessivo supera la soglia di esonero confrontando la propria situazione con le tabelle nelle istruzioni AdE.
    • In presenza di più fonti di reddito, presentare il 730 entro il 30 settembre rivolgendosi al CAF o al sostituto d’imposta.
    • Non confondere l’esonero dall’obbligo con la convenienza a presentare: anche in esonero si può dichiarare per recuperare spese detraibili.

    Caso 2: Caio, pensionato esonerato che sceglie comunque di dichiarare

    Scenario. Caio è pensionato con reddito di 7.400 euro e terreni per 150 euro. È esonerato dalla dichiarazione. Nel 2025 ha però sostenuto spese mediche per 1.200 euro non incluse nel precompilato.

    Come si applica. Caio rientra nell’esonero: pensione 7.400 euro (sotto 7.500) + terreni 150 euro (sotto 185,92). Non è obbligato a dichiarare. Tuttavia, le istruzioni AdE consentono espressamente di presentare la dichiarazione anche in caso di esonero per dichiarare spese sostenute o fruire di detrazioni. Presentando il 730, Caio potrà ottenere il rimborso dell’IRPEF sulle spese mediche, che verrà erogato dall’ente pensionistico ad agosto o settembre.

    In pratica

    • Anche se esonerato, presentare il 730 permette di recuperare detrazioni per spese sanitarie, ristrutturazioni, interessi sul mutuo e altri oneri.
    • Il rimborso per i pensionati viene erogato a partire da agosto o settembre dall’ente pensionistico.
    • Conservare la documentazione delle spese fino al 31 dicembre 2031.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Un lavoratore a tempo determinato può presentare il 730?

    Sì. I lavoratori con contratto a tempo determinato inferiore all’anno possono usare il 730 precompilato direttamente tramite il sito AdE, oppure rivolgersi al sostituto d’imposta se il rapporto dura almeno dal mese di presentazione al terzo mese successivo, o al CAF/professionista nelle stesse condizioni.

    Chi ha una partita IVA può usare il 730?

    No. Chi nel 2025 ha percepito redditi di lavoro autonomo per i quali è richiesta la partita IVA deve presentare il Modello REDDITI Persone Fisiche e non può utilizzare il Modello 730.

    Qual è il limite di reddito per essere esonerati dalla dichiarazione se si è solo pensionati?

    Un pensionato con unico sostituto d’imposta che ha effettuato il conguaglio, le detrazioni per familiari a carico spettanti e nessuna addizionale dovuta, è esonerato indipendentemente dall’importo della pensione. Se ha anche terreni e abitazione principale, il limite scende a 7.500 euro di pensione + 185,92 euro di reddito fondiario da terreni.

    Se sono esonerato, conviene comunque presentare il 730?

    Spesso sì. La presentazione facoltativa è espressamente prevista per dichiarare spese detraibili (mediche, ristrutturazioni, interessi sul mutuo), fruire di deduzioni o recuperare crediti da dichiarazioni precedenti. Il rimborso eventuale viene erogato direttamente.

    Un contribuente non residente in Italia nel 2025 può usare il 730?

    No. I contribuenti che nel 2025 e/o nel 2026 non sono residenti in Italia devono utilizzare esclusivamente il Modello REDDITI Persone Fisiche.

    Un produttore agricolo può usare il 730?

    Sì, se è esonerato dalla presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta (Mod. 770), IRAP e IVA. Questi soggetti rientrano tra le categorie abilitate all’uso del Modello 730.

  • Art. 234 TUEL – Organo di revisione economico-finanziario

    Art. 234 TUEL – Articolo 234

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. I consigli comunali, provinciali e delle città metropolitane eleggono con voto limitato a due componenti un collegio di revisori composto da tre membri.

    2. 2. I componenti del collegio dei revisori sono scelti: a) uno tra gli iscritti al registro dei revisori contabili, il quale svolge le funzioni di presidente del collegio; b) uno tra gli iscritti nell’albo dei dottori commercialisti; c) uno tra gli iscritti nell’albo dei ragionieri.

    3. Nei comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti, nelle unioni dei comuni , salvo quanto previsto dal comma 3-bis, e nelle comunità montane la revisione economico-finanziaria è affidata ad un solo revisore eletto dal consiglio comunale o dal consiglio dell’unione di comuni o dall’assemblea della comunità montana a maggioranza assoluta dei membri e scelto tra i soggetti di cui al comma 2.

    3-bis. Nelle unioni di comuni che esercitano in forma associata tutte le funzioni fondamentali dei comuni che ne fanno parte, la revisione economico-finanziaria è svolta da un collegio di revisori composto da tre membri, che svolge le medesime funzioni anche per i comuni che fanno parte dell’unione

    4. Gli enti locali comunicano ai propri tesorieri i nominativi dei soggetti cui è affidato l’incarico entro 20 giorni dall’avvenuta esecutività della delibera di nomina.

  • Detrazione attività sportiva ragazzi 730/2026: palestre e piscine

    In sintesi

    • Detrazione del 19% sulle spese per attività sportive dilettantistiche dei ragazzi.
    • Spetta per ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni (anche se il compleanno cade nel corso del 2025).
    • Il massimale è di 210 euro per ogni ragazzo, non per genitore.
    • Sono ammesse palestre, piscine, associazioni sportive e altre strutture per la pratica sportiva dilettantistica.
    • Se i genitori dividono la spesa, il limite di 210 euro vale comunque per il singolo ragazzo.
    • Il pagamento deve essere tracciabile e il documento deve riportare l’attività sportiva svolta.

    Come funziona la detrazione per lo sport dei ragazzi

    Se hai un figlio iscritto a calcio, nuoto, ginnastica, tennis o qualsiasi altra disciplina sportiva, le quote di iscrizione o abbonamento che hai pagato nel 2025 possono ridurre le tasse. La detrazione è del 19% e vale per i ragazzi tra i 5 e i 18 anni.

    La detrazione spetta per l’iscrizione annuale e per gli abbonamenti a associazioni sportive, palestre, piscine e altre strutture e impianti destinati alla pratica sportiva dilettantistica. Non riguarda, quindi, i costi delle attrezzature (scarpe, kit sportivo, ecc.), ma le quote versate alla struttura o all’associazione per la pratica dell’attività.

    Il massimale è di 210 euro per ragazzo. Questo significa che, anche se hai speso di più, puoi portare in detrazione al massimo 210 euro per ciascun figlio. Il 19% di 210 euro corrisponde a un risparmio fiscale massimo di 39,90 euro per ragazzo. Se hai due figli iscritti, il massimale si raddoppia: 210 euro per ciascuno.

    La fascia d’età va da 5 a 18 anni. Se il figlio compie 5 anni o 18 anni nel corso del 2025, la detrazione spetta per l’intero anno d’imposta, non solo per i mesi in cui aveva quell’età. Puoi detrarre anche se la spesa è stata sostenuta per un figlio fiscalmente a carico.

    Riepilogo detrazione attività sportive ragazzi
    Voce Regola
    Aliquota di detrazione 19%
    Massimale per ragazzo 210,00 euro
    Fascia d'età 5-18 anni (anche se compiuti nel 2025)
    Strutture ammesse Associazioni sportive, palestre, piscine, impianti dilettantistici
    Pagamento ammesso Solo tracciabile (bollettino, bonifico, carta, ecc.)
    Rigo nel 730 Da E8 a E10, codice 16 (un rigo per ragazzo)

    Esempio pratico

    • Caio ha due figli: uno di 8 anni e uno di 14 anni. Per il primo ha pagato 180 euro di iscrizione alla palestra; per il secondo 250 euro per l’abbonamento alla piscina. Per il primo figlio indica 180 euro (sotto il limite di 210). Per il secondo indica 210 euro (il massimale, poiché la spesa reale è superiore). Totale detraibile: 390 euro. Detrazione del 19%: 74,10 euro di risparmio fiscale.

    Documenti necessari

    • Bollettino bancario o postale, oppure fattura, ricevuta o quietanza di pagamento
    • Il documento deve indicare il nome e codice fiscale della struttura o associazione sportiva
    • Il documento deve riportare la causale del pagamento, l’attività sportiva svolta e i dati anagrafici del ragazzo
    • Deve essere indicato il codice fiscale di chi effettua il pagamento (il genitore)
    • Se la spesa è divisa tra i genitori, sul documento va annotata la quota di ciascuno

    Tizio paga l'iscrizione al corso di nuoto del figlio

    Scenario. Tizio ha un figlio di 10 anni iscritto a una piscina comunale. Ha pagato 160 euro di iscrizione annuale con bonifico bancario.

    Come si applica. Tizio può detrarre l’intera somma di 160 euro, perché è sotto il limite di 210 euro per ragazzo. La detrazione del 19% su 160 euro vale 30,40 euro di risparmio fiscale. Indica 160 euro nel rigo E8/E9/E10 con il codice 16.

    In pratica

    • Importo da indicare nel 730: 160 euro
    • Risparmio fiscale: 30,40 euro (19% di 160)
    • Documento fondamentale: ricevuta della piscina con nome del figlio e causale del pagamento

    I genitori dividono la quota della palestra della figlia

    Scenario. Caio e sua moglie hanno una figlia di 15 anni iscritta a una palestra. La quota annuale è 250 euro. Decidono di dividerla: 125 euro ciascuno, entrambi con carta di credito.

    Come si applica. La spesa totale è 250 euro, sopra il limite di 210 per ragazzo. Il massimale complessivo è 210 euro, da dividere tra i due genitori. Ciascuno può indicare al massimo 105 euro nel proprio 730 (metà di 210). La detrazione del 19% per ciascuno è 19,95 euro. Sul documento di spesa va annotata la quota di ciascun genitore.

    In pratica

    • Il limite di 210 euro vale per la figlia, non per ogni genitore
    • Ciascun genitore indica al massimo 105 euro (la propria metà del massimale)
    • Annotare sul documento la ripartizione della spesa tra i due genitori

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quanto si detrae per lo sport dei figli?

    La detrazione è il 19% della spesa sostenuta, fino a un massimale di 210 euro per ragazzo. Il risparmio fiscale massimo è quindi 39,90 euro per figlio.

    Fino a quanti anni spetta la detrazione per le attività sportive?

    Spetta per i ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni. Se il ragazzo compie 18 anni nel corso del 2025, la detrazione spetta per l’intero anno.

    Posso detrarre le spese per la palestra di mio figlio anche se non è fiscalmente a mio carico?

    No. La detrazione spetta solo se il ragazzo è fiscalmente a carico del contribuente.

    Rientrano le spese per attrezzatura sportiva (scarpe, kit, ecc.)?

    No. La detrazione riguarda solo le quote di iscrizione e abbonamento alla struttura o associazione sportiva, non le spese per abbigliamento o attrezzatura.

    Ho tre figli iscritti a sport diversi: posso detrarre per tutti e tre?

    Sì. Il massimale di 210 euro vale per ogni ragazzo. Se hai tre figli che soddisfano i requisiti di età, puoi detrarre fino a 210 euro per ciascuno, compilando un rigo separato nel 730 per ogni figlio.

    Il pagamento in contanti alla palestra dà diritto alla detrazione?

    No. Dal 2020 la detrazione del 19% richiede obbligatoriamente un pagamento tracciabile (bonifico, bollettino bancario o postale, carta di debito o credito, ecc.).

    Vedi anche: Palestra e abbonamenti sportivi degli adulti e Sport bonus e impianti sportivi pubblici.

  • Imposta di soggiorno 2026: cosa cambia e chi la paga, con esempio

    In sintesi

    • Le misure incrementali dell’imposta di soggiorno sono prorogate al 2026.
    • Il 70% del maggior gettito va agli impieghi ordinari previsti dall’art. 4, co. 1, D.Lgs. 23/2011.
    • Il 30% del maggior gettito va al Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità.
    • La destinazione del 30% riguarda anche i servizi di assistenza agli alunni con disabilità.
    • Decreto attuativo in attesa: definirà metodologia di calcolo del maggior gettito e modalità di riversamento.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 683 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° gennaio 2026, proroga per l’anno 2026 le misure incrementali dell’imposta di soggiorno già applicabili nel 2024 (art. 1, comma 492, L. 213/2023). Il maggior gettito derivante dall’incremento è destinato per il 70% agli impieghi ordinari e per il 30% al Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità e ai servizi di assistenza agli alunni con disabilità. Il decreto attuativo che definirà la metodologia di calcolo del maggior gettito è ancora in attesa di pubblicazione.

    Approfondimento normativo completo: Comma 683 LB26: imposta soggiorno proroga 2026 e quota disabilità.

    La proroga dell'imposta di soggiorno 2026 e la quota per la disabilità

    L’imposta di soggiorno è un tributo locale applicato dai comuni sulle presenze turistiche nelle strutture ricettive. Il comma 683 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) interviene su questo tributo con una proroga: le misure incrementali già autorizzate per il 2024 dalla legge di bilancio 2024 (art. 1, comma 492, L. 213/2023) possono essere applicate anche nell’anno 2026, nelle more della revisione complessiva della fiscalità collegata al soggiorno temporaneo in strutture ricettive.

    La principale novità rispetto alle precedenti proroghe riguarda la destinazione del maggior gettito: non tutte le entrate aggiuntive restano nella disponibilità del comune. Il comma 683 stabilisce una ripartizione obbligatoria: il 70% del maggior gettito derivante dall’incremento è destinato agli impieghi previsti dall’articolo 4, comma 1, ultimo periodo, del D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23, ovvero alle finalità ordinarie dell’imposta. Il restante 30% deve essere riversato al Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità, per i servizi di assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità e al fondo per l’assistenza ai minori.

    L’applicazione concreta della norma dipende però da un decreto attuativo ancora in attesa di pubblicazione. Tale decreto – presumibilmente adottato dal MEF di concerto con il Ministero del lavoro e l’Autorità delegata alla disabilità – dovrà definire la metodologia di calcolo del maggior gettito, la cadenza dei riversamenti dal comune al Fondo nazionale, gli obblighi di rendicontazione e le modalità di controllo. Fino alla pubblicazione del decreto, i comuni non dispongono delle istruzioni operative per determinare la quota da trasferire. Questa pagina sarà aggiornata quando il decreto verrà pubblicato.

    Cosa sapere sull'imposta di soggiorno 2026

    • Le misure incrementali dell’imposta di soggiorno già in uso nel 2024 si applicano anche nel 2026.
    • Il maggior gettito si ripartisce: 70% agli impieghi ordinari del comune, 30% al Fondo disabilità.
    • La quota del 30% finanzia assistenza agli alunni con disabilità e fondo per i minori.
    • Decreto attuativo necessario: senza di esso i comuni non possono calcolare né trasferire la quota.
    • La norma è in vigore dal 1° gennaio 2026; il regime base dell’imposta non è modificato.

    Caso 1: Tizio, turista che soggiorna in un hotel a Roma

    Scenario. Tizio trascorre tre notti in un hotel a quattro stelle a Roma a maggio 2026. L’hotel applica l’imposta di soggiorno secondo la delibera comunale vigente. Tizio vuole capire se il comma 683 LB 2026 comporta un aumento dell’importo che dovrà pagare rispetto all’anno precedente e a chi va il gettito.

    Come si legge in pratica. Il comma 683 non modifica direttamente l’aliquota o l’importo dell’imposta di soggiorno applicata dal singolo comune: si limita a prorogare la possibilità di applicare le misure incrementali già autorizzate per il 2024. Se il Comune di Roma ha già adottato tali misure incrementali, l’importo per Tizio potrebbe essere già comprensivo dell’incremento. L’impatto diretto sul turista dipende dalla delibera comunale. Dal gettito totale riscosso, il comune destinerà il 30% del maggior gettito al Fondo disabilità, quota che sarà versata secondo le modalità che il decreto attuativo definirà. Tizio non percepisce direttamente la distinzione tra le due quote, che è interna al meccanismo di riparto.

    Riepilogo Caso 1

    • Durata soggiorno: 3 notti in hotel 4 stelle a Roma.
    • Impatto diretto: dipende dalla delibera comunale, non dalla sola norma statale.
    • Quota gettito ordinario: 70% del maggior gettito rimane al comune per usi ordinari.
    • Quota disabilità: 30% del maggior gettito riversato al Fondo unico disabilità.
    • Decreto attuativo: necessario per definire il calcolo e il riversamento della quota.

    Caso 2: Caia, gestore di un B&B in un comune costiero

    Scenario. Caia gestisce un bed and breakfast in un comune costiero della Liguria che ha già applicato le misure incrementali nel 2024. Il comune intende prorogare le stesse misure nel 2026 grazie al comma 683 LB 2026. Caia deve sapere se ci sono nuovi obblighi di rendicontazione o versamento che la riguardano direttamente come gestore della struttura ricettiva.

    Come si legge in pratica. Gli obblighi di raccolta e versamento dell’imposta di soggiorno restano in capo al gestore della struttura ricettiva, che agisce come sostituto del comune. Caia continuerà a riscuotere l’imposta dagli ospiti e a versarla al comune nei termini previsti dalla delibera locale. La novità del riparto 70-30 introdotta dal comma 683 non modifica gli adempimenti del gestore verso il comune: è il comune stesso a dover separare e riversare la quota del 30% al Fondo disabilità, secondo le modalità che il decreto attuativo definirà. Caia non ha quindi obblighi aggiuntivi, ma dovrà verificare le istruzioni operative del proprio comune.

    Riepilogo Caso 2

    • Obblighi del gestore: invariati (riscossione e versamento al comune).
    • Riparto 70-30: adempimento a carico del comune, non del gestore.
    • Decreto attuativo: definirà le modalità di riversamento al Fondo disabilità.
    • Consiglio: verificare le istruzioni operative aggiornate del comune.
    • La proroga delle misure incrementali è automatica per legge, senza atti locali aggiuntivi obbligatori.

    Caso 3: Sempronio, assessore alle finanze di un comune turistico

    Scenario. Sempronio è assessore alle finanze di un comune montano con forte vocazione turistica che nel 2024 aveva applicato le misure incrementali dell’imposta di soggiorno. Il comma 683 LB 2026 proroga tale facoltà al 2026. Sempronio deve pianificare il bilancio previsionale e determinare le quote di gettito disponibili per il comune e quelle da riversare al Fondo disabilità.

    Come si legge in pratica. Ipotizzando un maggior gettito derivante dall’incremento pari a 100.000 euro nell’anno 2026, il riparto obbligatorio previsto dal comma 683 sarebbe: 70.000 euro da destinare agli impieghi ordinari del turismo locale (art. 4, co. 1, D.Lgs. 23/2011) e 30.000 euro da riversare al Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità e ai servizi di assistenza agli alunni con disabilità. Le modalità concrete di calcolo del maggior gettito, la cadenza dei riversamenti e la rendicontazione sono ancora da definire con decreto attuativo del MEF. Sempronio dovrà attendere il decreto prima di effettuare i trasferimenti.

    Riepilogo Caso 3

    • Maggior gettito ipotetico da incremento: 100.000 euro.
    • Quota ordinaria (70%): 70.000 euro per impieghi turistici previsti dal D.Lgs. 23/2011.
    • Quota disabilità (30%): 30.000 euro da riversare al Fondo unico disabilità.
    • Metodologia di calcolo: da definire con decreto attuativo MEF.
    • Senza decreto, i trasferimenti al Fondo non possono ancora essere effettuati.

    Quando conviene una verifica

    Per assistenza nella gestione dell’imposta di soggiorno e nella pianificazione del riparto del gettito: Consulta un esperto in fiscalità locale e tributi comunali.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Cosa proroga esattamente il comma 683 della legge di bilancio 2026 sull'imposta di soggiorno?

    Il comma 683 della L. 199/2025 proroga per l’anno 2026 le misure incrementali dell’imposta di soggiorno già applicabili in virtù dell’articolo 1, comma 492, della legge 30 dicembre 2023, n. 213 (legge di bilancio 2024). Si tratta di una proroga che consente ai comuni di continuare ad applicare gli incrementi già autorizzati, in attesa di una revisione organica della fiscalità collegata al soggiorno temporaneo, che la norma definisce come ancora in corso.

    Come viene ripartito il maggior gettito dell'imposta di soggiorno nel 2026?

    Il comma 683 introduce una ripartizione obbligatoria del maggior gettito derivante dall’incremento dell’imposta di soggiorno: il 70% è destinato agli impieghi previsti dall’art. 4, comma 1, ultimo periodo, del D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23 (finalità ordinarie del tributo); il restante 30% è destinato al Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità e ai servizi di assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità, nonché al fondo per l’assistenza ai minori di cui all’art. 1, comma 759, della legge 30 dicembre 2024, n. 207.

    Il decreto attuativo è indispensabile per applicare la norma sull'imposta di soggiorno 2026?

    La proroga delle misure incrementali è direttamente applicabile dal 1° gennaio 2026 per la parte sostanziale (possibilità per i comuni di mantenere gli incrementi già deliberati). Il decreto attuativo – presumibilmente del MEF di concerto con il Ministero del lavoro e l’Autorità delegata alla disabilità – è invece necessario per definire la metodologia di calcolo del maggior gettito, la cadenza dei riversamenti al Fondo disabilità, gli obblighi di rendicontazione e le modalità di controllo. Senza decreto, i comuni non possono ancora operare i trasferimenti al Fondo.

    Un comune che non aveva applicato le misure incrementali nel 2024 può applicarle nel 2026?

    Il comma 683 fa riferimento alle misure incrementali di cui all’art. 1, comma 492, della L. 213/2023, che costituiscono la base normativa. La disposizione consente di applicare tali misure anche nel 2026. Tuttavia, la norma non specifica se un comune che non abbia mai adottato la delibera incrementale possa farlo per la prima volta nel 2026 o se la proroga riguardi solo i comuni già deliberanti. Per chiarimenti su questo punto sarà opportuno attendere il decreto attuativo o le circolari ministeriali di indirizzo.

    Il turista è soggetto passivo dell'imposta di soggiorno o lo è la struttura ricettiva?

    Il soggetto passivo dell’imposta di soggiorno è il turista che usufruisce della struttura ricettiva. La struttura ricettiva agisce come sostituto del comune, raccogliendo il tributo al momento del pagamento e versandolo all’ente locale secondo le scadenze stabilite dalla delibera comunale. Il comma 683 non modifica questa impostazione; la struttura ricettiva continua a operare come intermediario obbligatorio, senza che la nuova quota destinata al Fondo disabilità comporti adempimenti aggiuntivi a carico dell’esercente.

  • Art. 237 duodevicies Cod. Amb. – Condizioni anomale di funzionamento

    Art. 237 Duodevicies Cod. Amb. – Condizioni anomale di funzionamento

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. L’autorità competente stabilisce nell’autorizzazione il periodo massimo di tempo durante il quale, a causa di disfunzionamenti, guasti o arresti tecnicamente inevitabili dei dispositivi di depurazione e di misurazione, le concentrazioni delle sostanze regolamentate presenti nelle emissioni in atmosfera e nelle acque reflue depurate possono superare i valori limite di emissione autorizzati.

    2. Nei casi di guasto, il gestore riduce o arresta l’attività appena possibile, finchè sia ristabilito il normale funzionamento.

    3. Fatto salvo l’articolo 237-octies, comma 11, lettera c), per nessun motivo, in caso di superamento dei valori limite di emissione, l’impianto di incenerimento o di coincenerimento o la linea di incenerimento può continuare ad incenerire rifiuti per più di quattro ore consecutive. La durata cumulativa del funzionamento in tali condizioni in un anno deve essere inferiore a sessanta ore. La durata di sessanta ore si applica alle linee dell’intero impianto che sono collegate allo stesso dispositivo di abbattimento degli inquinanti dei gas di combustione.

    4. Per gli impianti di incenerimento, nei casi di cui al comma 1 e di cui al comma 2 qualora il gestore decide di ridurre l’attività, il tenore totale di polvere delle emissioni nell’atmosfera non deve in nessun caso superare i 150 mg/m³, espressi come media su 30 minuti. Non possono essere superati i valori limite relativi alle emissioni nell’atmosfera di TOC e CO di cui all’Allegato 1, lettera A, punto 2 e 5, lettera b). Devono inoltre essere rispettate tutte le altre prescrizioni di cui agli articoli 237-octies e 237-nonies.

    5. Non appena si verificano le condizioni anomale di cui ai commi 1 e 2, il gestore ne dà comunicazione nel più breve tempo possibile all’autorità competente e all’autorità di controllo. Analoga comunicazione viene data non appena è ripristinata la completa funzionalità dell’impianto.

  • Art. 95 L. 633/1941

    Art. 95 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Le disposizioni degli articoli precedenti si applicano anche alle corrispondenze epistolari che costituiscono opere tutelate dal diritto di autore ed anche se cadute in dominio pubblico.

    Non si applicano agli atti e corrispondenze ufficiali o agli atti e corrispondenze che presentano interesse di Stato.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Affitti brevi 2026: cedolare 21% o 26% e ruolo degli intermediari

    In sintesi

    • Contratti fino a 30 giorni per finalità abitative e turistiche: disciplina introdotta dal 1° giugno 2017 per persone fisiche fuori dall’attività d’impresa.
    • Aliquota cedolare 21% per i redditi derivanti da una sola unità immobiliare scelta dal contribuente in sede di dichiarazione.
    • Aliquota cedolare 26% per i redditi derivanti dalla locazione breve di ogni ulteriore unità immobiliare oltre la prima.
    • Ritenuta del 21% a titolo d’acconto effettuata dagli intermediari (anche portali online) che intervengono nel pagamento o incassano i canoni.
    • Dal 2021: più di 4 appartamenti = attività d’impresa, con obbligo di dichiarare nel terzo fascicolo Redditi PF (non nel modello 730).
    • Codice Identificativo Nazionale (CIN) obbligatorio per immobili destinati a locazione breve o turistica (art. 13-ter D.L. 145/2023).

    Che cosa sono le locazioni brevi e come si tassano

    Le locazioni brevi sono contratti di locazione di immobili ad uso abitativo situati in Italia, stipulati da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, la cui durata non supera i 30 giorni per ogni singola pattuizione contrattuale. La disciplina fiscale specifica è stata introdotta a partire dal 1° giugno 2017 e si applica sia ai contratti diretti tra proprietario e conduttore, sia a quelli conclusi tramite intermediari immobiliari o portali online (Airbnb, Booking, ecc.).

    Il contratto di locazione breve può includere, unitamente alla messa a disposizione dell’immobile, la fornitura di biancheria, la pulizia dei locali, le utenze, il wi-fi e l’aria condizionata. Non è invece applicabile questa disciplina se vengono forniti servizi aggiuntivi non connessi alla finalità residenziale, come la colazione, la somministrazione di pasti, la messa a disposizione di auto a noleggio o di guide turistiche.

    Dal 2021, se vengono destinati alla locazione breve più di 4 appartamenti nel corso del medesimo anno d’imposta, l’attività si presume svolta nell’esercizio di impresa: in tal caso il reddito non può essere dichiarato con il modello 730, ma deve essere riportato nel terzo fascicolo del modello Redditi Persone Fisiche.

    Il regime fiscale applicabile è quello della cedolare secca, con due distinte aliquote che si differenziano in base al numero di immobili concessi in locazione breve nel medesimo anno. Il contribuente individua in sede di dichiarazione dei redditi l’unità a cui applicare l’aliquota ridotta del 21%, mentre a tutte le altre si applica l’aliquota del 26%.

    Aliquote cedolare secca per locazioni brevi
    Immobile Aliquota cedolare secca
    Prima unità immobiliare (a scelta del contribuente) 21%
    Seconda e successive unità immobiliari 26%
    Ritenuta a titolo d'acconto da parte dell'intermediario 21%

    Esempio pratico

    • Tizio possiede tre appartamenti a Firenze e nel 2025 li affitta tutti tramite un portale online per periodi inferiori a 30 giorni, ricavando: 8.000 euro dal primo immobile, 6.000 euro dal secondo e 4.000 euro dal terzo. In sede di dichiarazione sceglie di applicare l’aliquota del 21% all’immobile con il canone più alto (8.000 euro): imposta 1.680 euro. Sui restanti due applica il 26%: 1.560 euro sul secondo (6.000 x 26%) e 1.040 euro sul terzo (4.000 x 26%). Totale imposta sostitutiva: 4.280 euro. Il portale ha già trattenuto ritenute del 21% (a titolo d’acconto) da scomputare in dichiarazione nel quadro LC.

    Documenti necessari

    • Contratti di locazione breve o documentazione dei corrispettivi ricevuti
    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dall’intermediario (quadro ‘Certificazione Redditi – Locazioni brevi’, punti 19 e 20)
    • Codice Identificativo Nazionale (CIN) assegnato dal Ministero del Turismo
    • F24 con acconti cedolare secca versati (codici tributo 1840 e 1841, anno 2025)
    • Documentazione delle spese accessorie sostenute direttamente dal conduttore (da escludere dalla base imponibile)

    Caso 1 – Proprietario con un solo appartamento su portale online

    Scenario. Caio possiede un appartamento a Bologna e nel 2025 lo affitta tramite un portale online per più periodi brevi (tutti sotto i 30 giorni), incassando 5.200 euro lordi. Il portale ha effettuato una ritenuta del 21% (1.092 euro) al momento di riversargli le somme e gli ha rilasciato la Certificazione Unica 2026.

    Come si applica. Caio deve indicare nel quadro B (colonna 11, codice ‘2’) i dati dell’immobile e il canone lordo di 5.200 euro (100% del corrispettivo). Poiché possiede un solo immobile dato in locazione breve, l’aliquota applicabile è il 21%. L’imposta sostitutiva lorda è 1.092 euro. Nel quadro LC indica le ritenute già operate dall’intermediario (1.092 euro) e la differenza è zero: nessun importo a debito. Se il periodo di locazione è a cavallo di due anni, nel quadro B riporta solo i giorni relativi al 2025.

    In pratica

    • Il canone lordo include provvigioni trattenute dall’intermediario, ma esclude penali, caparre e depositi cauzionali.
    • La ritenuta del 21% operata dal portale è a titolo d’acconto: va scomputata dall’imposta cedolare nel quadro LC.
    • Se il corrispettivo è certificato nella CU 2026 con anno ‘2025’ (punto 4), va riportato nella dichiarazione relativa al 2025.

    Caso 2 – Comodatario che subloca a terzi

    Scenario. Sempronio utilizza gratuitamente un appartamento della sorella (comodato) e nel 2025 lo affitta come locazione breve a turisti, ricavando 3.500 euro. Il proprietario (la sorella) non percepisce alcun canone.

    Come si applica. Il reddito della sublocazione breve da parte del comodatario è tassato in capo a Sempronio come reddito diverso e deve essere dichiarato nel quadro D (non nel quadro B). La sorella, proprietaria, indica nel quadro B solo la rendita catastale dell’immobile concesso in comodato gratuito (codice utilizzo ‘9’). Se la sublocazione avviene tramite intermediario, la ritenuta del 21% è effettuata in capo a Sempronio; il corrispettivo si tassa nell’anno in cui è percepito, indipendentemente da quando il soggiorno ha avuto luogo.

    In pratica

    • Il comodatario che affitta brevemente dichiara il reddito nel quadro D come reddito diverso.
    • Il proprietario dell’immobile in comodato indica solo la rendita catastale nel quadro B (codice ‘9’).
    • Il reddito da sublocazione si tassa per cassa: nell’anno in cui il corrispettivo è incassato.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come si calcola il canone da dichiarare se la locazione va a cavallo di due anni?

    Si riporta solo il corrispettivo lordo proporzionale ai giorni di locazione effettivamente riferiti all’anno d’imposta. Ad esempio, se un contratto ha durata dal 24 dicembre 2025 al 7 gennaio 2026 per un totale di 980 euro, i giorni 2025 sono 8 su 14 totali: si dichiara (980 / 14) x 8 = 560 euro.

    Il portale online trattiene sempre la ritenuta?

    Solo se l’intermediario interviene anche nel pagamento o nell’incasso dei canoni. Se l’intermediario si limita a mettere in contatto le parti senza intervenire nei pagamenti, non trattiene alcuna ritenuta e non rilascia la Certificazione Unica.

    Posso scegliere liberamente quale immobile tassare al 21%?

    Sì: il contribuente individua in sede di dichiarazione dei redditi l’unità immobiliare a cui applicare l’aliquota agevolata del 21%. Non è richiesto un criterio prestabilito, ma la scelta deve essere coerente con i dati esposti nel quadro B.

    Cosa succede se affitto più di 4 appartamenti in breve locazione?

    Dal 2021 l’attività si considera svolta in regime d’impresa. In tal caso i redditi non possono essere dichiarati con il modello 730: occorre usare il terzo fascicolo del modello Redditi Persone Fisiche.

    Il reddito da locazione breve incide sull'ISEE?

    Sì. Il reddito fondiario assoggettato a cedolare secca viene aggiunto al reddito complessivo per determinare la spettanza di agevolazioni collegate al reddito, tra cui l’ISEE.

    Devo richiedere il CIN anche per una sola stanza?

    Sì. L’articolo 13-ter del D.L. 145/2023 prevede l’obbligo del Codice Identificativo Nazionale per qualsiasi unità immobiliare ad uso abitativo destinata a locazione breve, indipendentemente dalla dimensione o dal numero di pernottamenti.

    Vedi anche: Cedolare secca o IRPEF sull’affitto, Acconto cedolare secca, Cedolare secca sulle locazioni, Affitto d’azienda, Imposta di registro sull’affitto e Affitto di azienda o ramo.

  • Art. 233 bis TUEL – Articolo 233-bis

    Art. 233 Bis TUEL – Articolo 233-bis

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Il bilancio consolidato di gruppo è predisposto secondo le modalità previste dal decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , e successive modificazioni.

    2. Il bilancio consolidato è redatto secondo lo schema previsto dall’allegato n. 11 del decreto legislativo 23 giugno 2011. n. 118, e successive modificazioni.

    3. Gli enti locali con popolazione inferiore a 5.000 abitanti possono non predisporre il bilancio consolidato … .

  • Prescrizione o decadenza: quali sono le differenze

    Il tempo, in diritto, può cancellare una pretesa. Prescrizione e decadenza sono i due meccanismi che collegano la perdita di un diritto al suo mancato esercizio, ma seguono logiche differenti su termini, possibilità di fermare il decorso e modalità di rilievo nel processo. Conoscerne le differenze è essenziale per agire in tempo.

    Tabella riassuntiva del confronto

    Profilo Prescrizione Decadenza
    Norma di riferimento Artt. 2934 e 2946 c.c. Art. 2964 c.c.
    Fondamento Inerzia prolungata del titolare Mancato compimento di un atto nel termine
    Effetto Estingue il diritto Preclude l’esercizio del diritto
    Termine tipico Ordinario 10 anni, più brevi in casi specifici Termine perentorio fissato da legge o accordo
    Interruzione Ammessa Di regola non ammessa
    Sospensione Ammessa Di regola non ammessa
    Rilievo nel processo Va eccepita dalla parte, non d’ufficio Variabile secondo gli interessi tutelati
    Fonte Legale Legale o convenzionale
    Quando conviene invocarla Pretesa rimasta a lungo inattuata Atto non compiuto entro il termine fissato

    Le caratteristiche della prescrizione

    La prescrizione estingue il diritto quando il titolare non lo esercita per il tempo stabilito dalla legge. Il presupposto è l’inerzia: chi potrebbe far valere la propria pretesa resta a lungo passivo.

    • Il termine ordinario è di dieci anni (art. 2946 c.c.); per determinate situazioni la legge prevede termini più brevi.
    • Il decorso può essere interrotto, ad esempio con una richiesta che fa ripartire il conteggio, e sospeso in casi previsti.
    • La prescrizione deve essere eccepita dalla parte interessata: il giudice non può rilevarla d’ufficio.

    La ratio della prescrizione è dare certezza ai rapporti giuridici: dopo un lungo periodo di inattività non sarebbe ragionevole consentire l’esercizio di pretese ormai sopite, anche per la difficoltà di ricostruire fatti molto risalenti nel tempo.

    Esempio: Tizio vanta un credito verso Caio ma non lo richiede per oltre dieci anni; alla fine il diritto si prescrive, salvo atti che ne abbiano interrotto il decorso.

    Le caratteristiche della decadenza

    La decadenza comporta la perdita della possibilità di esercitare un diritto se entro un termine perentorio non si compie un determinato atto. Qui non rileva l’inerzia in sé, ma il mancato rispetto di una scadenza rigida.

    • Il termine è perentorio: trascorso, il diritto non può più essere esercitato.
    • Di regola la decadenza non ammette interruzione né sospensione.
    • Può essere legale, fissata dalla legge, oppure convenzionale, stabilita dalle parti.

    La decadenza risponde all’esigenza di definire rapidamente certe situazioni: per questo i termini sono rigidi e l’esercizio del diritto deve avvenire in modo tempestivo e in forme precise, senza i margini di flessibilità tipici della prescrizione.

    Esempio: Caia deve compiere un certo atto entro un termine perentorio; se lascia scadere il termine senza agire, decade dalla possibilità di esercitare il diritto.

    Quando si applica la prescrizione e quando la decadenza

    La prescrizione entra in gioco quando una pretesa resta inattuata per un periodo prolungato: protegge la certezza dei rapporti sanzionando l’inerzia del titolare che, pur potendo agire, non lo fa. Il suo fondamento è il decorso del tempo unito al silenzio di chi avrebbe potuto far valere il proprio diritto.

    La decadenza opera invece quando la legge o il contratto impongono di compiere un determinato atto entro una scadenza fissa: ciò che conta non è tanto l’inerzia complessiva, quanto il puntuale rispetto di un termine perentorio. Superata la scadenza, il diritto non può più essere esercitato, a prescindere dalle ragioni del ritardo.

    In pratica conviene chiedersi: il problema è l’inattività protratta nel tempo, oppure il mancato compimento di un atto entro una data precisa? Nel primo caso si ragiona in termini di prescrizione, con la possibilità di interrompere il termine; nel secondo di decadenza, dove la scadenza è di norma inderogabile.

    Interruzione, sospensione e rilievo: gli effetti pratici

    La differenza più insidiosa riguarda la possibilità di incidere sul decorso del tempo. Nella prescrizione un atto idoneo, come una richiesta formale rivolta al debitore, può interrompere il termine facendolo ripartire da capo; in casi previsti dalla legge il decorso può inoltre essere sospeso, cioè congelato per un certo periodo. Nella decadenza, invece, di regola non si ammettono né interruzione né sospensione: il termine perentorio è rigido e va rispettato compiendo l’atto richiesto.

    Diverso è anche il rilievo nel processo. La prescrizione deve essere eccepita dalla parte che ne ha interesse, perché il giudice non può rilevarla d’ufficio; la disciplina della decadenza varia invece in funzione degli interessi tutelati. Questa asimmetria significa che chi vuole avvalersi della prescrizione deve farla valere espressamente, mentre chi è esposto a una decadenza deve agire prima della scadenza.

    • Per la prescrizione conviene compiere per tempo atti idonei a interromperne il decorso e ricordarsi di eccepirla nel processo.
    • Per la decadenza occorre annotare con cura la scadenza, perché anche un solo giorno di ritardo può precludere definitivamente il diritto.
    • In presenza di termini convenzionali di decadenza, verificare che siano legittimi e chiaramente pattuiti.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Qual è il termine ordinario di prescrizione?

    Il termine ordinario è di dieci anni (art. 2946 c.c.). La legge prevede però termini più brevi per situazioni specifiche.

    La decadenza può essere interrotta?

    Di regola no. A differenza della prescrizione, la decadenza non ammette interruzione né sospensione: il termine perentorio va rispettato.

    Il giudice può rilevare d’ufficio la prescrizione?

    No. La prescrizione deve essere eccepita dalla parte interessata; il giudice non può rilevarla d’ufficio.

    Confronti e guide correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un professionista abilitato.

  • Contributo SSN nella RC auto: come detrarlo nel 730/2026

    In sintesi

    • Il contributo SSN è dentro la tua polizza RC auto: ogni anno, una quota del premio che paghi per assicurare l’auto viene trasferita al Servizio Sanitario Nazionale. Quella quota è una spesa sanitaria a tutti gli effetti.
    • Detrazione del 19%: la quota SSN rientra nel rigo E1 del 730 insieme alle altre spese sanitarie e si detrae al 19% sulla parte che supera la franchigia di 129,11 euro.
    • Come trovare l’importo: l’ammontare del contributo SSN pagato è indicato nel documento che la compagnia assicurativa ti rilascia al momento del pagamento della polizza (quietanza o attestato di pagamento).
    • Vale solo la quota SSN, non il premio intero: il premio RC auto nella sua totalità non è detraibile. Solo la parte etichettata come ‘contributo SSN’ va inclusa nelle spese sanitarie.
    • Pagamento tracciabile non richiesto per le spese sanitarie verso strutture pubbliche: il requisito del pagamento bancario o postale non si applica alle spese sanitarie verso strutture pubbliche o accreditate al SSN.

    Cos'è il contributo SSN e perché è detraibile

    Quando paghi la polizza RC auto – l’assicurazione obbligatoria per circolare in auto – una parte del premio non va all’assicurazione ma direttamente al Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Si tratta di una quota stabilita per legge, destinata a finanziare le cure per i feriti negli incidenti stradali. Quella quota è, a tutti gli effetti, un contributo al SSN che hai versato tu.

    Le spese sanitarie danno diritto alla detrazione del 19% nel rigo E1 del Quadro E. Il contributo SSN pagato con la polizza RC auto rientra in questa categoria: va sommato alle altre spese mediche che indichi nel rigo E1, e la detrazione si calcola sull’importo complessivo che supera la franchigia di 129,11 euro. In altre parole, i primi 129,11 euro di spese sanitarie totali restano sempre a tuo carico senza beneficio fiscale; il 19% si applica solo sull’eccedenza.

    L’importo preciso del contributo SSN incluso nella tua polizza lo trovi nella quietanza di pagamento o nell’attestato che la compagnia ti rilascia. Non è il premio totale RC auto: è solo la voce ‘contributo SSN’ che appare separatamente nel documento. Quel numero, e solo quello, va inserito nelle spese sanitarie del tuo 730.

    Come funziona la detrazione del contributo SSN
    Voce Dettaglio
    Aliquota di detrazione 19%
    Rigo del 730 E1, colonna 2 (spese sanitarie)
    Franchigia (quota a tuo carico) 129,11 euro (vale per il totale delle spese sanitarie E1)
    Documento necessario Quietanza RC auto con voce 'contributo SSN' in evidenza
    Importo detraibile Solo la quota SSN, non l'intero premio RC auto
    Pagamento tracciabile Non richiesto per spese sanitarie verso strutture pubbliche/accreditate SSN

    Esempio pratico

    • Tizio nel 2025 ha pagato 480 euro di polizza RC auto. Sulla quietanza compare la voce ‘contributo SSN: 48 euro’. Nel corso dell’anno ha anche pagato 200 euro di visite mediche private. In totale le sue spese sanitarie nel rigo E1 ammontano a 248 euro (200 + 48). La franchigia è 129,11 euro, quindi la detrazione del 19% si applica su 248 – 129,11 = 118,89 euro. La detrazione spettante è 19% × 118,89 = 22,59 euro. Senza il contributo SSN, la base di calcolo sarebbe stata solo 200 – 129,11 = 70,89 euro, con una detrazione di 13,47 euro: aggiungendo il contributo SSN, Tizio risparmia circa 9 euro in più di IRPEF.

    Documenti necessari

    • Quietanza di pagamento della polizza RC auto (deve riportare distintamente la voce ‘contributo SSN’)
    • Attestato di pagamento rilasciato dalla compagnia assicurativa
    • Eventuali altre ricevute di spese sanitarie dell’anno (per sommare correttamente al rigo E1)

    Caso 1: il contributo SSN fa superare la franchigia

    Scenario. Caio ha avuto poche spese mediche nel 2025: solo 100 euro di ticket al pronto soccorso. Il suo contributo SSN sulla polizza RC auto è 30 euro.

    Come si applica. Da solo, il ticket di 100 euro non supera la franchigia di 129,11 euro e non darebbe diritto ad alcuna detrazione. Aggiungendo il contributo SSN di 30 euro, il totale diventa 130 euro, che supera di 0,89 euro la franchigia. La detrazione spetta su 0,89 euro: un importo modesto, ma corretto da indicare. L’aggiunta del contributo SSN ha ‘sbloccato’ la detrazione.

    In pratica

    • Somma sempre il contributo SSN alle altre spese sanitarie in E1.
    • Anche piccoli importi contribuiscono a superare la franchigia di 129,11 euro.
    • Il totale a rigo E1 viene indicato per intero: il CAF calcola automaticamente la parte oltre la franchigia.

    Caso 2: chi ha molte spese sanitarie non si dimentichi del contributo SSN

    Scenario. Sempronio ha 900 euro di spese mediche nel 2025 e un contributo SSN di 40 euro sulla polizza RC auto.

    Come si applica. Sempronio indica in E1 il totale di 940 euro (900 + 40). La detrazione del 19% si calcola su 940 – 129,11 = 810,89 euro. La detrazione è 19% × 810,89 = 154,07 euro. Se avesse dimenticato il contributo SSN, avrebbe indicato solo 900 euro, con una detrazione di 19% × 770,89 = 146,47 euro. Dimenticarsi il contributo SSN gli sarebbe costato circa 7,60 euro di detrazione persa.

    In pratica

    • Prima di presentare il 730, rileggi la quietanza RC auto e cerca la riga ‘contributo SSN’.
    • Non confondere il contributo SSN con l’IVA o con il premio netto: sono voci diverse.
    • Il 730 precompilato dell’Agenzia delle Entrate potrebbe non includere questa voce automaticamente: verificala.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Dove trovo l'importo del contributo SSN della mia RC auto?

    È indicato sulla quietanza di pagamento o sull’attestato rilasciato dalla tua compagnia assicurativa. Cerca la voce ‘contributo SSN’ o ‘contributo al Servizio Sanitario Nazionale’: appare separata rispetto al premio puro e all’IVA.

    Posso detrarre l'intero premio RC auto come spesa sanitaria?

    No. Solo la quota etichettata come ‘contributo SSN’ è una spesa sanitaria detraibile. Il resto del premio (il costo vero della copertura assicurativa) non dà diritto ad alcuna detrazione.

    La franchigia di 129,11 euro si applica solo al contributo SSN o a tutte le spese sanitarie?

    Si applica al totale delle spese sanitarie indicate nel rigo E1. Il 19% scatta solo sull’importo complessivo che supera 129,11 euro. Il contributo SSN si somma alle altre spese mediche e contribuisce a raggiungere o superare quella soglia.

    Il 730 precompilato include già il contributo SSN?

    Non sempre. L’Agenzia delle Entrate riceve i dati dalle compagnie assicurative, ma è buona norma controllare il 730 precompilato e integrare la voce se mancante.

    Devo pagare il contributo SSN con un mezzo tracciabile per poterlo detrarre?

    Il requisito del pagamento tracciabile (bonifico, carta) non si applica alle spese sanitarie che riguardano strutture pubbliche o accreditate al SSN. Il contributo SSN nella polizza RC auto rientra in questa eccezione.

    Posso detrarre il contributo SSN anche se ho la polizza intestata alla moglie?

    Se il coniuge è fiscalmente a carico, puoi detrarre anche le spese sostenute nel suo interesse. Se invece non è a carico, la detrazione spetta a chi ha effettivamente pagato.

  • Divorzio congiunto: come funziona, tempi e costi

    Quando i coniugi sono d’accordo, il divorzio non deve necessariamente trasformarsi in una battaglia. Il divorzio congiunto – tecnicamente la domanda congiunta di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio – è la via più rapida, economica e meno conflittuale. Vediamo quando è possibile, come si svolge e quali alternative “fuori dal tribunale” esistono oggi.

    Quando è possibile

    Il divorzio congiunto presuppone che i coniugi abbiano raggiunto un accordo completo su tutte le condizioni: assegni eventuali per il coniuge e per i figli, affidamento e collocamento dei figli, assegnazione della casa, rapporti patrimoniali. Deve inoltre essere decorso il termine minimo di separazione previsto dal cosiddetto “divorzio breve”: sei mesi in caso di separazione consensuale e dodici mesi in caso di separazione giudiziale, calcolati dalla comparizione dei coniugi davanti al presidente.

    La procedura in tribunale

    Le parti, con un ricorso congiunto, sottopongono al tribunale le condizioni concordate. Il giudice verifica che gli accordi non siano contrari all’interesse dei figli e li recepisce nella sentenza. La procedura è semplificata: spesso è sufficiente un numero ridotto di udienze e, dopo la riforma del processo per la famiglia, il ricorso congiunto può essere definito in tempi rapidi. Un solo avvocato può assistere entrambi i coniugi.

    Le alternative: negoziazione assistita e Comune

    Dal 2014 esistono due strade alternative al tribunale:

    • la negoziazione assistita: i coniugi, ciascuno assistito dal proprio avvocato (la legge richiede almeno un avvocato per parte), sottoscrivono un accordo che, dopo il controllo della Procura, produce gli stessi effetti della sentenza;
    • il divorzio davanti all’ufficiale di stato civile del Comune: percorribile solo se non vi sono figli minori, maggiorenni non autosufficienti o disabili e se l’accordo non contiene trasferimenti patrimoniali.

    Tempi e costi

    Il divorzio congiunto in tribunale richiede in genere pochi mesi; la negoziazione assistita può chiudersi anche più rapidamente; il divorzio in Comune è il più veloce ma riservato ai casi più semplici. Sul fronte dei costi, incidono soprattutto gli onorari dell’avvocato (un solo legale riduce la spesa) e il contributo unificato; il divorzio in Comune prevede un diritto fisso contenuto. In ogni caso la via congiunta è sensibilmente meno onerosa di quella giudiziale.

    Divorzio congiunto e riforma del processo

    La riforma del processo per la famiglia (entrata a regime dal 2023) ha introdotto un rito unico e ha reso possibile, in presenza di accordo, presentare in un unico procedimento la domanda di separazione e quella di divorzio, da decidere quando maturano i termini. Questo accorcia ulteriormente i tempi per le coppie consensuali.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Quanto dura un divorzio congiunto?

    In tribunale di solito pochi mesi; la negoziazione assistita può chiudersi in tempi anche più brevi e il divorzio in Comune è il più rapido. Resta però il termine minimo di separazione (sei mesi se consensuale, dodici se giudiziale).

    Si può fare il divorzio con un solo avvocato?

    Nel divorzio congiunto in tribunale sì: un unico avvocato può assistere entrambi i coniugi, riducendo i costi. Nella negoziazione assistita, invece, ciascun coniuge deve avere il proprio avvocato (almeno uno per parte).

    Posso divorziare in Comune?

    Solo se non ci sono figli minori, maggiorenni non autosufficienti o disabili e se l’accordo non prevede trasferimenti patrimoniali. Negli altri casi serve la negoziazione assistita o il tribunale.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • Art. 237 septiesdecies Cod. Amb. – (Obblighi di comunicazione, informazione, accesso e partecipazione)

    Art. 237 Septiesdecies Cod. Amb. – (Obblighi di comunicazione, informazione, accesso e partecipazione)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, integra la relazione di cui all’articolo 29-terdecies, comma 2 con i dati concernenti l’applicazione del presente titolo, anche avvalendosi delle informazioni ricevute dai gestori degli impianti di incenerimento e coincenerimento di cui al successivo comma

    5. 2. Al fine di garantire al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare la base informativa necessaria all’attuazione del comma 1, le autorità competenti integrano la comunicazione periodica trasmessa ai sensi dell’articolo 29-terdecies, comma 1, con le informazioni relative all’applicazione del presente titolo, secondo le indicazioni fornite del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

    3. Le autorizzazioni alla realizzazione e all’esercizio degli impianti di incenerimento o di coincenerimento sono rilasciate solo dopo aver garantito l’accesso alle informazioni ai sensi di quanto disposto dalla normativa di settore.

    4. Fatto salvo il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195 , e, esclusi i casi in cui si applicano le disposizioni in materia di informazione del pubblico previste al Titolo III-bis della Parte Seconda, le domande di autorizzazione e rinnovo per impianti di incenerimento e di coincenerimento sono rese accessibili al pubblico in uno o più luoghi aperti al pubblico, e comunque presso la sede del comune territorialmente competente, per un periodo di tempo adeguato e comunque non inferiore a trenta giorni, affinchè chiunque possa esprimere le proprie osservazioni prima della decisione dell’autorità competente. La decisione dell’autorità competente, l’autorizzazione e qualsiasi suo successivo aggiornamento sono rese accessibili al pubblico con le medesime modalità.

    5. Per gli impianti di incenerimento e coincenerimento aventi una capacità nominale di due o più Mg l’ora, entro il 30 aprile dell’anno successivo, il gestore predispone una relazione annuale relativa al funzionamento ed alla sorveglianza dell’impianto che dovrà essere trasmessa all’autorità competente che la rende accessibile al pubblico con le modalità di cui al comma

    4. Tale relazione fornisce, come requisito minimo, informazioni in merito all’andamento del processo e delle emissioni nell’atmosfera e nell’acqua rispetto alle norme di emissione previste dal presente titolo.

    6. L’autorità competente redige un elenco, accessibile al pubblico, degli impianti di incenerimento e coincenerimento aventi una capacità nominale inferiore a due tonnellate l’ora.

    7. Copia delle autorizzazioni rilasciate, nonché della relazione di cui al comma 4 e degli elenchi di cui al comma 5 sono trasmesse, per le finalità di cui al comma 1 al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e all’ Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA).

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