Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 237 quindecies Cod. Amb. – (Controllo e sorveglianza delle emissioni nei corpi idrici)

    Art. 237 Quindecies Cod. Amb. – (Controllo e sorveglianza delle emissioni nei corpi idrici)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Fermo restando quanto previsto all’articolo 237-terdecies, ai fini della sorveglianza su parametri, condizioni e concentrazioni di massa inerenti al processo di incenerimento o di coincenerimento sono utilizzate tecniche di misurazione e sono installate le relative attrezzature.

    2. Le misurazioni delle emissioni negli ambienti idrici effettuate al punto di scarico delle acque reflue, devono essere eseguite in conformità a quanto previsto all’Allegato 1, paragrafo E, punto

    1. 3. I valori limite di emissione si considerano rispettati se conformi a quanto previsto all’Allegato 1, paragrafo E, punto

    2. 4. Tutti i risultati delle misurazioni sono registrati, elaborati e presentati all’autorità competente in modo da consentirle di verificare l’osservanza delle condizioni di funzionamento previste e dei valori limite di emissione stabiliti nell’autorizzazione, secondo le procedure fissate dall’autorità che ha rilasciato la stessa.

    5. Qualora dalle misurazioni eseguite risulti che i valori limite di emissione negli ambienti idrici sono superati si provvede ad informare tempestivamente l’autorità competente e l’agenzia regionale o provinciale per la protezione dell’ambiente, fermo restando quanto previsto all’articolo 237-septiesdecies.

    6. La corretta installazione ed il funzionamento dei dispositivi automatici di misurazione degli scarichi idrici sono sottoposti a controllo da parte dell’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione. La taratura di detti dispositivi deve essere verificata, con metodo parallelo di riferimento, con cadenza almeno triennale.

    7. Il campionamento, la conservazione, il trasporto e le determinazioni analitiche, ai fini dei controlli e della sorveglianza, devono essere eseguiti secondo le metodiche APAT.

  • Assegno unico 2026: va rifatta la domanda? cosa controllare, con esempio

    In sintesi

    • La domanda di assegno unico già accolta non va rifatta: resta attiva finché non interviene una revoca, una rinuncia o una decadenza
    • Va invece presentata la DSU 2026: presentata entro il 30 giugno 2026 (termine ormai scaduto) l’INPS ricalcola gli importi con gli arretrati da marzo; senza ISEE aggiornato, da marzo si riceve l’importo minimo di 58,30 euro per figlio minorenne
    • Nel 2026 conviene rifare l’ISEE anche a chi lo aveva alto: la franchigia casa a 91.500 euro (comma 208 LB 2026) può abbassarlo e far salire l’assegno
    • La domanda va aggiornata (non rifatta) per i nuovi nati, i cambi di IBAN e le variazioni del nucleo
    • Una domanda nuova serve solo a chi non l’ha mai presentata o l’ha vista decadere: l’assegno spetta a tutti, senza tetto ISEE

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 208 della L. 199/2025 non introduce una soglia ISEE di accesso all’assegno unico: innalza a 91.500 euro la franchigia sull’abitazione principale nel calcolo del patrimonio ISEE (120.000 nei capoluoghi di città metropolitane, +2.500 euro per figlio oltre il primo) e rafforza la scala di equivalenza per i nuclei con due o più figli. Per gennaio e febbraio 2026 l’INPS ha usato l’ISEE valido al 31 dicembre 2025; il nuovo indicatore produce effetti da marzo.

    Approfondimento normativo completo: Comma 208 LB26: ISEE prestazioni familiari, franchigia casa a 91.500 euro.

    Domanda e DSU: cosa va davvero rinnovato nel 2026

    La confusione più frequente riguarda la differenza tra domanda e DSU. La domanda di assegno unico, una volta accolta, non scade: l’INPS continua a pagare senza bisogno di ripresentarla ogni anno. La DSU (la dichiarazione da cui nasce l’ISEE), invece, scade il 31 dicembre di ogni anno: senza una DSU 2026, da marzo l’assegno scende automaticamente all’importo minimo, pari nel 2026 a 58,30 euro al mese per ciascun figlio minorenne (circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026).

    La regola d’oro era una sola: presentare la nuova DSU entro il 30 giugno 2026 (termine ormai scaduto; chi non l’ha ancora fatta deve presentarla subito). Per la DSU presentata nei termini l’INPS ricalcola gli importi sulla base del nuovo ISEE e riconosce gli arretrati da marzo; presentandola dopo, il ricalcolo vale solo dalle mensilità successive. Per il 2026 gli importi sono stati rivalutati dell’1,4%: la quota base per figlio minorenne va da 203,80 euro al mese (ISEE fino a circa 17.444 euro) a 58,30 euro (ISEE da 46.582,71 euro in su, o assente).

    Il 2026 aggiunge un motivo in più per rifare l’ISEE, anche per chi negli anni scorsi lo aveva alto e si accontentava del minimo: con la franchigia sull’abitazione principale portata a 91.500 euro e la scala di equivalenza rafforzata per i nuclei con più figli, l’ISEE ricalcolato può risultare sensibilmente più basso, facendo salire l’assegno di fascia. Attenzione all’equivoco circolato su questa norma: 91.500 euro non è un tetto ISEE oltre il quale l’assegno si perde — l’assegno unico è universale e spetta a prescindere dall’ISEE.

    La domanda va invece aggiornata quando cambia qualcosa: nascita di un figlio (si aggiunge alla domanda esistente, non se ne fa una nuova), variazione dell’IBAN, figlio che compie 18 anni (servono i requisiti di studio, tirocinio o lavoro con reddito limitato per la fascia 18-21), variazioni di affido o del nucleo. Una domanda davvero nuova serve solo a chi non l’ha mai presentata o a chi è decaduto (per esempio per rinuncia o per revoca).

    Checklist assegno unico 2026

    • Domanda già accolta: non rifarla, verificare solo che risulti attiva sul portale INPS;
    • Presentare la DSU 2026 (entro il 30 giugno 2026 dava gli arretrati da marzo; termine scaduto);
    • Aggiornare la domanda per nuovi nati, IBAN, figli che compiono 18 anni;
    • Chi non ha mai fatto domanda: presentarla comunque, l’assegno spetta anche con ISEE alto o assente (importo minimo);
    • Famiglie proprietarie della casa: il nuovo ISEE con franchigia a 91.500 euro può far salire l’importo.

    Caso 1: domanda attiva dal 2023, nessuna novità nel nucleo

    Scenario. Tizio e Caia percepiscono l’assegno unico per due figli di 5 e 9 anni dal 2023. Nessuna variazione nel nucleo. Si chiedono se a inizio 2026 debbano rifare la domanda.

    Come si legge in pratica. Nessuna nuova domanda: quella accolta resta valida. L’unico adempimento è la DSU 2026, che andava presentata entro il 30 giugno 2026 per non perdere gli arretrati da marzo (termine scaduto). Essendo proprietari dell’abitazione, il nuovo calcolo con franchigia a 91.500 euro può abbassare l’ISEE rispetto al 2025: se scende di fascia, l’importo mensile sale per entrambi i figli.

    Riepilogo Caso 1

    • Domanda: già attiva, non va ripresentata
    • DSU 2026: entro il 30 giugno 2026 per gli arretrati da marzo (termine scaduto)
    • Gennaio-febbraio 2026: pagati sull’ISEE valido al 31/12/2025
    • Franchigia casa: possibile ISEE più basso e assegno più alto
    • Nessun altro adempimento richiesto

    Caso 2: nuovo nato a gennaio 2026

    Scenario. Sempronia percepisce l’assegno per la figlia di 4 anni. A gennaio 2026 nasce il secondo figlio. Cosa deve fare?

    Come si legge in pratica. Non serve una nuova domanda: il nuovo nato si aggiunge alla domanda esistente e, se la variazione avviene entro 120 giorni dalla nascita, l’assegno decorre dal settimo mese di gravidanza (art. 4 D.Lgs. 230/2021). Con due figli scatta anche la maggiorazione della scala di equivalenza (0,1) nel nuovo ISEE e la franchigia casa aumenta di 2.500 euro. Da verificare inoltre il bonus nuovi nati da 1.000 euro (ISEE fino a 40.000, art. 1, co. 206, L. 207/2024) e, quando il bambino andrà al nido, il bonus potenziato da 3.600 euro per i nati dal 2024.

    Riepilogo Caso 2

    • Nuovo nato: si aggiunge alla domanda esistente (entro 120 giorni dalla nascita)
    • DSU 2026: da aggiornare con il nuovo componente
    • Scala di equivalenza e franchigia casa: entrambe migliorano con il secondo figlio
    • Bonus nuovi nati 1.000 euro: da richiedere se ISEE fino a 40.000
    • Prospettiva nido: bonus 3.600 euro per i nati dal 2024 con ISEE fino a 40.000

    Caso 3: ISEE 96.000 euro, mai presentata domanda

    Scenario. Caio e il coniuge, professionisti con due figli minorenni, hanno un ISEE 2026 di 96.000 euro. Non hanno mai chiesto l’assegno unico convinti di esserne esclusi.

    Come si legge in pratica. L’esclusione non esiste: l’assegno unico non ha un tetto ISEE di accesso. Oltre la soglia tabellare di 46.582,71 euro (o senza ISEE) spetta l’importo minimo: 58,30 euro al mese per ciascun figlio minorenne nel 2026, cioè circa 1.400 euro l’anno per due figli. Conviene presentare la domanda subito: la prestazione non è retroattiva oltre le regole ordinarie di decorrenza. Il valore di 91.500 euro del comma 208 non c’entra con l’accesso: è la franchigia sull’abitazione nel calcolo ISEE, che semmai può avvicinare la famiglia alla soglia tabellare.

    Riepilogo Caso 3

    • ISEE 96.000 euro: oltre la soglia tabellare (46.582,71), ma nessuna esclusione
    • Assegno: importo minimo, 58,30 euro/mese per figlio minorenne
    • Due figli: circa 116,60 euro al mese, circa 1.400 euro l’anno
    • Domanda: da presentare subito, la decorrenza segue la domanda
    • 91.500 euro: franchigia casa nel calcolo ISEE, non soglia di accesso

    Quando conviene una verifica

    Un CAF o un patronato può verificare lo stato della domanda sul portale INPS, elaborare la DSU 2026 con le nuove regole e stimare l’importo spettante con le tabelle della circolare INPS 7/2026.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    La domanda di assegno unico va rifatta ogni anno?

    No. La domanda accolta resta attiva senza bisogno di ripresentarla. Va rifatta solo se è decaduta, revocata o mai presentata. Ogni anno va invece rinnovata la DSU per l’ISEE.

    Cosa succede se non presento l’ISEE 2026?

    L’assegno continua ad arrivare, ma da marzo scende all’importo minimo: 58,30 euro al mese per ciascun figlio minorenne. Con la DSU presentata entro il 30 giugno 2026 (termine scaduto) l’INPS ricalcola e paga gli arretrati da marzo.

    Con un ISEE sopra 91.500 euro perdo l’assegno unico?

    No, per due ragioni: l’assegno unico non ha alcun tetto ISEE (oltre 46.582,71 euro spetta il minimo), e i 91.500 euro del comma 208 LB 2026 non sono una soglia di accesso ma la franchigia sull’abitazione principale nel calcolo del patrimonio ISEE.

    È nato un figlio: devo fare una nuova domanda?

    No: il nuovo nato si aggiunge alla domanda già attiva, preferibilmente entro 120 giorni dalla nascita per non perdere le mensilità spettanti. Va poi aggiornata anche la DSU.

    Mio figlio compie 18 anni nel 2026: l’assegno continua?

    Può continuare fino ai 21 anni se il figlio studia, svolge un tirocinio o un lavoro con reddito limitato, è disoccupato registrato o svolge il servizio civile. La condizione va dichiarata aggiornando la domanda; per i figli con disabilità non c’è limite di età.

    Da leggere insieme

  • Art. 226 TUEL – Conto del tesoriere

    Art. 226 TUEL – Articolo 226

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Entro il termine di 30 giorni dalla chiusura dell’esercizio finanziario, il tesoriere, ai sensi dell’articolo 93, rende all’ente locale il conto della propria gestione di cassa il quale lo trasmette alla competente sezione giurisdizionale della Corte dei conti entro 60 giorni dall’approvazione del rendiconto.

    2. 2. Il conto del tesoriere è redatto su modello di cui all’allegato n. 17 al decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 . Il tesoriere allega al conto la seguente documentazione: a) LETTERA ABROGATA DAL D.L. 26 OTTOBRE 2019, N. 124 , CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 19 DICEMBRE 2019, N. 157 ; b) gli ordinativi di riscossione e di pagamento; c) la parte delle quietanze originali rilasciate a fronte degli ordinativi di riscossione e di pagamento o, in sostituzione, i documenti informatici contenenti gli estremi delle medesime. d) eventuali altri documenti richiesti dalla Corte dei conti.

  • Art. 237 quaterdecies Cod. Amb. – (Campionamento ed analisi delle emissioni in atmosfera degli impianti di incenerimento e di coincenerimento)

    Art. 237 Quaterdecies Cod. Amb. – (Campionamento ed analisi delle emissioni in atmosfera degli impianti di incenerimento e di coincenerimento)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. I metodi di campionamento, analisi e valutazione delle emissioni in atmosfera, nonché le procedure di acquisizione, validazione, elaborazione ed archiviazione dei dati, sono fissati ed aggiornati ai sensi della lettera C dell’Allegato 1 e della lettera C dell’Allegato 2 al presente Titolo, per quanto non previsto all’Allegato VI alla Parte Quinta.

    2. I valori limite di emissione degli impianti di incenerimento e coincenerimento si intendono rispettati se conformi rispettivamente a quanto previsto all’Allegato 1, paragrafo C, punto 1, e all’Allegato 2, paragrafo C, punto

    1. 3. Negli impianti di incenerimento e in quelli di coincenerimento devono essere misurate e registrate in continuo nell’effluente gassoso le concentrazioni di CO, NOx, SO2, polveri totali, TOC, HCl, HF e NH3. L’autorità competente può autorizzare che le misurazioni in continuo siano sostituite da misurazioni periodiche di HCl, HF ed SO2, se il gestore dimostra che le emissioni di tali inquinanti non possono in nessun caso essere superiori ai valori limite di emissione stabiliti. La misurazione in continuo di acido fluoridrico (HF) può essere sostituita da misurazioni periodiche se l’impianto adotta sistemi di trattamento dell’acido cloridrico (HCl) nell’effluente gassoso che garantiscano il rispetto del valore limite di emissione relativo a tale sostanza.

    4. L’autorità competente può decidere di non imporre misurazioni in continuo per NOx e può prescrivere le misurazioni periodiche stabilite al comma 5, negli impianti esistenti di incenerimento o coincenerimento dei rifiuti aventi capacità nominale inferiore a 6t/ora se il gestore può dimostare, sulla base di informazioni relative alla qualità dei rifiuti in questione, delle tecnologie utilizzate e dei risultati del monitoraggio delle emissioni, che in nessuna circostanza le emissioni di NOx possono essere superiori al valore limite di emissione prescritto.

    5. Devono inoltre essere misurati e registrati in continuo il tenore volumetrico di ossigeno, la temperatura, la pressione, il tenore di vapore acqueo e la portata volumetrica nell’effluente gassoso. La misurazione in continuo del tenore di vapore acqueo non è richiesta se l’effluente gassoso campionato viene essiccato prima dell’analisi.

    6. Deve essere inoltre misurata e registrata in continuo la temperatura dei gas vicino alla parete interna o in altro punto rappresentativo della camera di combustione, secondo quanto autorizzato dall’autorità competente.

    7. Devono essere misurate con cadenza almeno quadrimestrale le sostanze di cui all’Allegato 1, paragrafo A, punti 3 e 4, nonché gli altri inquinanti, di cui al precedente comma 2, per i quali l’autorità competente abbia prescritto misurazioni periodiche; per i primi dodici mesi di funzionamento dell’impianto, le predette sostanze devono essere misurate almeno ogni tre mesi.

    8. All’atto della messa in esercizio dell’impianto, e successivamente su motivata richiesta dell’autorità competente, devono essere controllati nelle più gravose condizioni di funzionamento i seguenti parametri relativi ai gas prodotti, individuati agli articoli 237-octies e 237-nonies: a) tempo di permanenza; b) temperatura minima; c) tenore di ossigeno.

    9. Gli impianti di coincenerimento devono assicurare inoltre la misurazione e registrazione della quantità di rifiuti e di combustibile alimentato a ciascun forno o altra apparecchiatura.

    10. Tutti i risultati delle misurazioni sono registrati, elaborati e presentati all’autorità competente in modo da consentirle di verificare l’osservanza delle condizioni di funzionamento previste e dei valori limite di emissione stabiliti nell’autorizzazione, secondo le procedure fissate dall’autorità che ha rilasciato la stessa.

    11. Qualora dalle misurazioni eseguite risulti che i valori limite di emissione in atmosfera stabiliti dal presente articolo sono superati, il gestore provvede a informarne senza indugio l’autorità competente e l’agenzia regionale o provinciale per la protezione dell’ambiente, fermo restando quanto previsto all’articolo 237-octiesdecies.

    12. La corretta installazione ed il funzionamento dei dispositivi automatici di misurazione delle emissioni gassose sono sottoposti a controllo da parte dell’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione. La taratura di detti dispositivi deve essere verificata, con metodo parallelo di riferimento, con cadenza almeno triennale.

  • Articolo 16 TU Giustizia Tributaria: Giuramento

    Art. 16 D.Lgs. 175/2024 – Giuramento

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. I componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, prima dell'immissione nelle loro funzioni, prestano giuramento, pronunziando e sottoscrivendo la formula: «Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservare lealmente le leggi dello Stato e di adempiere con coscienza ai doveri inerenti al mio ufficio».

    2. I presidenti delle corti di giustizia tributaria di secondo grado prestano giuramento dinanzi al presidente del Consiglio di presidenza.

    3. I presidenti delle corti di giustizia tributaria di primo grado prestano giuramento dinanzi al presidente della corte di giustizia tributaria di secondo grado nella cui circoscrizione ha sede la corte di giustizia tributaria cui sono destinati.

    4. I presidenti di sezione e gli altri componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado prestano giuramento dinanzi al presidente della corte di giustizia tributaria cui sono destinati.

    5. I verbali di giuramento sono conservati presso l'ufficio cui appartiene l'organo dinanzi al quale esso è stato prestato.

  • Art. 225 TUEL – Obblighi di documentazione e conservazione

    Art. 225 TUEL – Articolo 225

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. 1. Il tesoriere è tenuto, nel corso dell’esercizio, ai seguenti adempimenti: a) aggiornamento e conservazione del giornale di cassa; b) conservazione del verbale di verifica di cassa di cui agli articoli 223 e 224; c) conservazione per almeno cinque anni delle rilevazioni … di cassa previste dalla legge. 83

    2. Le modalità e la periodicità di trasmissione della documentazione di cui al comma 1 sono fissate nella convenzione.

  • Art. 237 terdecies Cod. Amb. – Scarico di acque reflue

    Art. 237 Terdecies Cod. Amb. – Scarico di acque reflue

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Lo scarico di acque reflue provenienti dalla depurazione degli effluenti gassosi evacuate da un impianto di incenerimento o di coincenerimento è limitata per quanto possibile e comunque disciplinato dall’autorizzazione di cui all’articolo

    237-sexies. 2. Le acque reflue provenienti dalla depurazione degli effluenti gassosi evacuate da un impianto di incenerimento o di coincenerimento sono soggette all’autorizzazione rilasciata dall’autorità competente ai sensi del Titolo III-bis.

    3. La domanda di autorizzazione, ove preveda lo scarico di acque reflue provenienti dalla depurazione di effluenti gassosi, deve essere accompagnata dall’indicazione delle caratteristiche quantitative e qualitative dello scarico; della quantità di acqua da prelevare nell’anno solare, del corpo ricettore e del punto previsto per il prelievo al fine del controllo, dalla descrizione del sistema complessivo di scarico, ivi comprese le operazioni ad esso funzionalmente connesse, dell’eventuale sistema di misurazione del flusso degli scarichi ove richiesto, dall’indicazione dei mezzi tecnici impiegati nel processo produttivo e nei sistemi di scarico, nonché dall’indicazione dei sistemi di depurazione utilizzati per conseguire il rispetto dei valori limite di emissione di cui al comma

    3. 4. L’autorizzazione di cui all’articolo 237-sexies, con riferimento allo scarico di acque reflue provenienti dalla depurazione di effluenti gassosi, stabilisce: a) i valori limite di emissione per gli inquinanti di cui al punto D dell’Allegato I al presente Titolo; b) i parametri di controllo operativo per le acque reflue almeno relativamente al pH, alla temperatura e alla portata; c) le prescrizioni riguardanti le misurazioni ai fini della sorveglianza degli scarichi come frequenza delle misurazioni della massa degli inquinanti delle acque reflue trattate, nonché la localizzazione dei punti di campionamento o di misurazione; d) prescrizioni tecniche in funzione del raggiungimento dell’obiettivo di qualità dei corpi idrici ricettori individuati ai sensi dell’articolo 76 e successivi; e) le eventuali ulteriori prescrizioni volte a garantire che gli scarichi siano effettuati in conformità alle disposizioni del presente decreto e senza pregiudizio per il corpo recettore, per la salute pubblica e l’ambiente.

    5. Lo scarico in acque superficiali di acque reflue provenienti dalla depurazione degli effluenti gassosi deve rispettare almeno i valori di emissioni previsti all’Allegato 1, paragrafo D. È vietato lo scarico sul suolo, sottosuolo e nelle acque sotterranee.

    6. Le acque reflue provenienti dalla depurazione degli scarichi gassosi devono essere separate dalle acque di raffreddamento e dalle acque di prima pioggia rispettando i valori limite di emissione di cui alla Tabella 5 dell’Allegato V alla Parte Terza, a piè di impianto di trattamento.

    7. Qualora le acque reflue provenienti dalla depurazione dei gas di scarico siano trattate congiuntamente ad acque reflue provenienti da altre fonti, le misurazioni devono essere effettuate: a) sul flusso delle acque reflue provenienti dai processi di depurazione degli effluenti gassosi prima dell’immissione nell’impianto di trattamento collettivo delle acque reflue; b) sugli altri flussi di acque reflue prima dell’immissione nell’impianto di trattamento collettivo delle acque reflue; c) dopo il trattamento, al punto di scarico finale delle acque reflue.

    8. Al fine di verificare l’osservanza dei valori limite di emissione stabiliti all’Allegato I, paragrafo D, per il flusso di acque reflue provenienti dal processo di depurazione degli effluenti gassosi, sono effettuati gli opportuni calcoli di bilancio di massa per stabilire i livelli di emissione che, nello scarico finale delle acque reflue, possono essere attribuiti alla depurazione degli effluenti gassosi dell’impianto di incenerimento o coincenerimento.

    9. I valori limite di emissione si applicano nel punto in cui le acque reflue, provenienti dalla depurazione degli scarichi gassosi sono evacuate dall’impianto di incenerimento dei rifiuti o dall’impianto di incenerimento dei rifiuti o dall’impianto di coincenerimento dei rifiuti.

    10. I valori limite non possono essere in alcun caso conseguiti mediante diluizione delle acque reflue.

    11. Fermo restando il divieto di scarico o di immissione diretta di acque meteoriche nelle acque sotterranee, ai fini della prevenzione di rischi idraulici ed ambientali, le acque meteoriche di dilavamento, le acque di prima pioggia e di lavaggio, le acque contaminate derivanti da spandimenti o da operazioni di estinzione di incendi delle aree esterne devono essere convogliate ed opportunamente trattate, ai sensi della Parte III del presente decreto legislativo.

    12. Devono essere adottate le misure necessarie volte all’eliminazione ed alla riduzione dei consumi, nonché ad incrementare il riciclo ed il riutilizzo di acqua reflua o già usata nel ciclo produttivo come l’acqua di raffreddamento, anche mediante le migliori tecnologie disponibili ai sensi della Parte Terza.

    13. Qualora le acque reflue provenienti dalla depurazione degli scarichi gassosi siano trattate al di fuori dell’impianto di incenerimento dei rifiuti o dell’impianto di coincenerimento dei rifiuti in un impianto di trattamento destinato esclusivamente al trattamento di questo tipo di acque reflue, i valori limite di emissione di cui alla tabella dell’Allegato 1, lettera D, si applicano al punto in cui le acque reflue fuoriescono dall’impianto di trattamento.

    14. Il sito dell’impianto di incenerimento dei rifiuti e il sito dell’impianto di coincenerimento dei rifiuti, ivi comprese le aree di stoccaggio dei rifiuti, è progettato e gestito in modo da evitare l’immissione non autorizzata e accidentale di qualsiasi inquinante nel suolo, nelle acque superficiali e nelle acque sotterranee.

    15. È prevista una capacità di stoccaggio per le acque piovane contaminate che defluiscano dal sito dell’impianto di incenerimento dei rifiuti o dal sito dell’impianto di coincenerimento o per l’acqua contaminata derivante da spandimenti o da operazioni di estinzione di incendi. La capacità di stoccaggio deve essere sufficiente per garantire che tali acque possano, se necessario, essere analizzate e, se necessario, trattate prima dello scarico.

  • Art. 224 TUEL – Verifiche straordinarie di cassa

    Art. 224 TUEL – Articolo 224

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Si provvede a verifica straordinaria di cassa a seguito del mutamento della persona del sindaco, del presidente della provincia, del sindaco metropolitano e del presidente della comunità montana. Alle operazioni di verifica intervengono gli amministratori che cessano dalla carica e coloro che la assumono, nonché il segretario, il responsabile del servizio finanziario e l’organo di revisione dell’ente.

    1-bis. Il regolamento di contabilità dell’ente disciplina le modalità di svolgimento della verifica straordinaria di cassa.

    83

  • Detrazione interessi mutuo prima casa nel 730/2026

    In sintesi

    • Aliquota e massimale: detrazione del 19% su un importo massimo di 4.000,00 euro di interessi passivi e oneri accessori per i mutui sull’abitazione principale.
    • Abitazione principale: quella in cui il contribuente o i suoi familiari dimorano abitualmente; l’immobile deve essere adibito a tale uso entro un anno dall’acquisto.
    • Oneri accessori detraibili: oltre agli interessi, rientrano spese di istruttoria, perizia tecnica, onorario notarile per il contratto di mutuo (non per la compravendita) e imposta sostitutiva.
    • Contitolarità del mutuo: il massimale di 4.000,00 euro è complessivo; in caso di cointestazione al 50%, ciascun cointestatario può indicare al massimo 2.000,00 euro.
    • Costruzione prima casa: detrazione ammessa per mutui ipotecari contratti per costruire o ristrutturare l’abitazione principale, con massimale di 2.582,28 euro.
    • Riordino detrazioni: i mutui stipulati dal 1° gennaio 2025 rientrano nel computo del massimale per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro.

    Come si detrae il 19% degli interessi sul mutuo per la prima casa

    Gli interessi passivi, gli oneri accessori e le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione pagati nel 2025 per mutui ipotecari sull’abitazione principale vanno indicati nel rigo E7 del quadro E del modello 730/2026. La detrazione spetta nella misura del 19 per cento su un importo massimo di 4.000,00 euro. Il massimale è riferito all’ammontare complessivo degli interessi e oneri, a prescindere dal numero di contratti di mutuo.

    Per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente o i suoi familiari – coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado – dimorano abitualmente. Non è quindi necessario che il contribuente vi abiti di persona: è sufficiente che vi dimori un familiare. La condizione è che l’immobile sia adibito ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto e che l’acquisto sia avvenuto nell’anno antecedente o successivo alla stipula del mutuo.

    Nella colonna 1 del rigo E7 va indicato il codice corrispondente alla data di stipula del mutuo: codice 7 per i contratti stipulati fino al 31 dicembre 2021, codice 48 per quelli stipulati dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2024, codice 57 per quelli stipulati dal 1° gennaio 2025. I mutui stipulati prima del 1° gennaio 2001 beneficiano della detrazione a condizione che l’unità immobiliare fosse già adibita ad abitazione principale entro sei mesi dall’acquisto (o entro l’8 giugno 1994 per i mutui stipulati nel 1993).

    Massimali e codici per gli interessi su mutui ipotecari (730/2026)
    Tipo di mutuo / Rigo Massimale Codice rigo E7 / E8-E10
    Acquisto abitazione principale (stipula fino al 31/12/2021) 4.000,00 euro codice 7, rigo E7
    Acquisto abitazione principale (stipula 01/01/2022 – 31/12/2024) 4.000,00 euro codice 48, rigo E7
    Acquisto abitazione principale (stipula dal 01/01/2025) 4.000,00 euro codice 57, rigo E7
    Costruzione/ristrutturazione abitazione principale (stipula fino al 31/12/2021) 2.582,28 euro codice 10, righi E8-E10
    Costruzione/ristrutturazione abitazione principale (stipula 01/01/2022 – 31/12/2024) 2.582,28 euro codice 46, righi E8-E10
    Costruzione/ristrutturazione abitazione principale (stipula dal 01/01/2025) 2.582,28 euro codice 55, righi E8-E10

    Esempio pratico

    • Tizio ha acquistato la sua prima casa nel 2023 con un mutuo ipotecario cointestato al 50% con la moglie Caia (anch’essa contribuente non a carico). Nel 2025 hanno pagato complessivamente 5.600 euro di interessi passivi e 400 euro di oneri accessori (istruttoria, perizia, imposta sostitutiva), per un totale di 6.000 euro. Il massimale complessivo è 4.000,00 euro: ciascun coniuge può indicare al massimo 2.000,00 euro nel rigo E7 (codice 48). La detrazione per ciascuno sarà: 2.000 x 19% = 380 euro, per un risparmio familiare complessivo di 760 euro.

    Documenti necessari

    • Contratto di mutuo ipotecario (atto notarile)
    • Certificazione bancaria degli interessi passivi pagati nel 2025 (rilasciata dalla banca mutuante)
    • Fattura del notaio per la stipula del contratto di mutuo (esclusa quella per la compravendita)
    • Certificazione Unica del datore di lavoro se gli interessi sono indicati ai punti da 341 a 352 (codice onere 7, 48 o 57)
    • Documentazione attestante la destinazione dell’immobile ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto (es. variazione anagrafica)

    Caso 1 – Mutuo eccedente il prezzo di acquisto

    Scenario. Caio ha acquistato un appartamento per 180.000 euro e ha stipulato un mutuo ipotecario da 210.000 euro. Nel 2025 ha pagato 3.800 euro di interessi passivi.

    Come si applica. Quando il mutuo eccede il costo sostenuto per l’acquisto, la detrazione spetta solo sugli interessi relativi alla parte del mutuo che copre il costo di acquisizione (comprensivo di spese notarili e oneri accessori per l’acquisto). Se il prezzo dell’immobile più gli oneri accessori dell’acquisto ammontano a 190.000 euro, la quota detraibile degli interessi si calcola con la formula: (190.000 x 3.800) / 210.000 = circa 3.438 euro. Su questo importo si applica il 19%, nel rispetto del massimale di 4.000,00 euro.

    In pratica

    • Conservare il rogito notarile con il prezzo di acquisto e la documentazione delle spese accessorie (onorario notarile per la compravendita, imposte di registro): servirà per calcolare la quota proporzionale degli interessi detraibili.
    • Il CAF o il professionista abilitato applica la formula di proporzionamento; il contribuente deve fornire sia il capitale mutuato sia il costo totale di acquisizione dell’immobile.

    Caso 2 – Mutuo per la costruzione dell'abitazione principale

    Scenario. Sempronio è proprietario di un terreno e nel 2024 ha stipulato un mutuo ipotecario da 150.000 euro per costruire la propria abitazione principale. I lavori sono iniziati nel 2024 e nel 2025 ha pagato 4.100 euro di interessi passivi.

    Come si applica. Per i mutui stipulati per costruire l’abitazione principale la detrazione è ammessa a condizione che la stipula del mutuo avvenga nei sei mesi antecedenti o nei diciotto mesi successivi all’inizio dei lavori. Il massimale applicabile è 2.582,28 euro (e non 4.000,00 euro, che riguarda l’acquisto). Poiché il mutuo è stato stipulato nel 2024 (codice 46), Sempronio indica 2.582,28 euro nei righi da E8 a E10 con codice 46. La detrazione è: 2.582,28 x 19% = 490,63 euro.

    In pratica

    • Il massimale per la costruzione (2.582,28 euro) è distinto e inferiore a quello per l’acquisto (4.000,00 euro): i due benefici non si sommano, vanno indicati in righi separati con codici diversi.
    • Verificare che la stipula del mutuo sia avvenuta nei sei mesi prima o nei diciotto mesi dopo l’inizio lavori: questa condizione è controllabile dall’Agenzia delle Entrate anche dopo la presentazione della dichiarazione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è il massimale detraibile sugli interessi del mutuo per la prima casa?

    Il massimale è 4.000,00 euro complessivi di interessi passivi e oneri accessori. In caso di mutuo cointestato in parti uguali tra coniugi non a carico l’uno dell’altro, ciascuno può indicare al massimo 2.000,00 euro.

    Quali oneri accessori rientrano nella detrazione oltre agli interessi?

    Sono detraibili le spese di istruttoria, l’onorario notarile per il contratto di mutuo (non per la compravendita), le spese di perizia tecnica, l’imposta sostitutiva sul capitale prestato, l’imposta per l’iscrizione e la cancellazione dell’ipoteca e la penale per anticipata estinzione.

    La detrazione spetta se nell'immobile non abito io ma mio figlio?

    Sì. Per abitazione principale si intende quella in cui dimorano abitualmente il contribuente o i suoi familiari (coniuge, parenti entro il terzo grado, affini entro il secondo grado). La detrazione spetta anche se è il figlio a dimorarvi, purché l’immobile sia adibito a tale uso entro un anno dall’acquisto.

    Ho rinegoziato il mutuo con una banca diversa: perdo la detrazione?

    No. In caso di surrogazione o rinegoziazione il diritto alla detrazione non viene meno. Tuttavia, l’importo detraibile non può essere superiore a quello che risulterebbe con riferimento alla quota residua di capitale del vecchio mutuo, maggiorata delle spese e degli oneri accessori correlati all’estinzione e all’accensione del nuovo contratto.

    La detrazione si azzera se trasferisco la residenza per motivi di lavoro?

    No. Se il contribuente trasferisce la propria dimora abituale dall’immobile per motivi di lavoro, il diritto alla detrazione si conserva. La detrazione decade invece, a partire dall’anno successivo, se l’immobile cessa di essere abitazione principale per altri motivi; tuttavia, se il contribuente vi ritorna, può fruire nuovamente della detrazione sulle rate pagate da quel momento.

    I mutui stipulati dal 1° gennaio 2025 rientrano nel 'riordino delle detrazioni'?

    Sì. Per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro, i mutui stipulati dal 1° gennaio 2025 rientrano nel computo del massimale complessivo degli oneri detraibili previsto dall’art. 16-ter del TUIR. I mutui stipulati fino al 31 dicembre 2024 restano invece esclusi da tale riordino.

    Vedi anche: Più mutui contemporanei, Detrazione contributi società di mutuo soccorso, Mutuo cointestato e detrazione interessi, Detrazione 19% oneri e Mutuo fondiario e ipoteca.

  • CCNL Pompe Funebri: TFR

    CCNL Pompe Funebri (Servizi Funebri)

    In sintesi

    TFR CCNL Pompe Funebri: standard, fondo pensione Cooperlavoro.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Federcofit (Federazione Cooperative e Imprese Funebri Italiane) · ANIDIF · CGIL · CISL · UIL
    Ultimo rinnovo
    20 maggio 2025 (ipotesi di accordo), per il quadriennio 2025-2028, sottoscritta da FE.N.I.O.F. con l’assistenza di Confcommercio e da Filt-CGIL, Fit-CISL e Uiltrasporti (il precedente era dell’8 febbraio 2022)
    Vigenza
    1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2028. Aumento strutturale di 200 euro al 4° livello in quattro tranche (agosto 2025, agosto 2026, settembre 2027, ottobre 2028); contributo al Fondo EST +3 euro al mese dal 1° luglio 2025; indennità domenicale da 4,65 a 6,15 euro. Le imprese funebri pubbliche e i servizi cimiteriali seguono un contratto distinto, la cui ipotesi di rinnovo 2025-2027 è stata siglata con Utilitalia il 7 luglio 2026
    Platea
    ~20.000 (necrofori, addetti onoranze funebri, autisti carri funebri, addetti cremazione, cimiteriali, addetti tanatoprassi)

    Tabella riepilogativa

    TFR
    Voce Dettaglio
    Calcolo Vedi sezione
    Rivalutazione Vedi sezione
    Anticipazioni Vedi sezione
    Cooperlavoro Vedi sezione
    Cessazione Vedi sezione

    Calcolo

    TFR annuo = Retribuzione / 13,5.

    Rivalutazione

    75% ISTAT + 1,5%.

    Anticipazioni

    70% dopo 8 anni.

    Cooperlavoro

    Fondo pensione 1,55% + 1,55% + TFR.

    Cessazione

    30 gg pagamento.

    Casi pratici

    Tizio – necroforo TFR
    Tizio (necroforo liv 3) applica regole CCNL su tfr.
    Caia – addetta onoranze TFR
    Caia (addetta onoranze liv 4) gestisce tfr a contatto famiglie.
    Sempronio – tanatopratico TFR
    Sempronio (tanatopratico liv 6) coordina tfr con specializzazione.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive, indennita H24 e minimi per figura, Preavviso, Ferie, Maternità, Tredicesima e premi e Malattia e infortunio.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Pompe Funebri (Servizi Funebri). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 236 CPI – Decadenza per uso ingannevole

    Art. 236 CPI – Decadenza per uso ingannevole

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Le norme del decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 480 , che disciplinano la decadenza del marchio per uso ingannevole dello stesso si applicano ai marchi già concessi alla data di entrata in vigore del medesimo decreto legislativo, in relazione ad un uso ingannevole posto in essere dopo la sua entrata in vigore. Nota all’art. 236: – Per il decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 480 , si veda la nota all’art. 231.

  • Art. 237 duodecies Cod. Amb. – (Emissione in atmosfera)

    Art. 237 Duodecies Cod. Amb. – (Emissione in atmosfera)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Gli effluenti gassosi degli impianti di incenerimento e coincenerimento devono essere emessi in modo controllato attraverso un camino di altezza adeguata e con velocità e contenuto entalpico tale da favorire una buona dispersione degli effluenti al fine di salvaguardare la salute umana e l’ambiente, con particolare riferimento alla normativa relativa alla qualità dell’aria.

    2. Gli impianti di incenerimento dei rifiuti e gli impianti di coincenerimento sono progettati, costruiti, equipaggiati e gestiti in modo che le emissioni nell’atmosfera non superano i valori limite di emissione di cui rispettivamente all’Allegato I, paragrafo A, e all’Allegato 2, paragrafo A, al presente Titolo.

    3. Qualora il calore liberato dal coincenerimento di rifiuti pericolosi sia superiore al 40 per cento del calore totale liberato nell’impianto, o qualora l’impianto coincenerisca rifiuti urbani misti non trattati, i valori limite di emissione sono quelli fissati all’Allegato 1, paragrafo A, al presente Titolo e conseguentemente non si applica la formula di miscelazione di cui all’Allegato 2, paragrafo A.

    4. I risultati delle misurazioni effettuate per verificare l’osservanza dei valori limite di emissione di cui al comma 1, sono normalizzati alle condizioni descritte all’Allegato 1, lettera B, al presente Titolo. Il controllo delle emissioni è effettuato conformemente al punto C dell’Allegato 1 e punto C dell’Allegato

    2. 5. I risultati delle misurazioni effettuate per verificare l’osservanza dei valori limite di emissione di cui al comma 2, sono normalizzati alle condizioni descritte all’Allegato 2, lettera B, al presente Titolo.

    6. L’installazione e il funzionamento dei sistemi di misurazione automatici sono sottoposti a controllo e test annuale di verifica come prescritto al punto C dell’Allegato 1 e al punto C dell’Allegato 2 al presente Titolo.

    7. Nel caso di coincerimento dei rifiuti urbani misti non trattati, i valori limite di emissione sono quelli fissati all’Allegato 1, paragrafo A.

    8. In sede di autorizzazione, l’autorità competente valuta la possibilità di concedere specifiche deroghe previste agli Allegati 1 e 2, nel rispetto delle norme di qualità ambientale, e, ove ne ricorra la fattispecie, delle disposizioni del Titolo III-bis della Parte seconda.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.