Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Notifica della multa: il termine dei 90 giorni

    Quando una multa non viene contestata immediatamente, la legge impone tempi precisi per la notifica. L’articolo 201 del Codice della Strada stabilisce che il verbale va notificato entro 90 giorni: oltre questo termine la sanzione perde efficacia.

    Contestazione immediata e notifica differita

    La violazione può essere contestata immediatamente (verbale consegnato sul posto) oppure, quando ciò non è possibile, notificata successivamente. È il caso tipico delle rilevazioni automatiche, come gli autovelox senza fermo del veicolo.

    Per la notifica differita la legge fissa un limite temporale preciso a tutela del cittadino.

    Il termine dei 90 giorni

    Il verbale non contestato immediatamente deve essere notificato entro 90 giorni dall’accertamento per i residenti in Italia. È un termine pensato per evitare che il cittadino riceva contestazioni a grande distanza di tempo.

    La data che conta è quella della notifica: occorre verificarla con attenzione sull’avviso o sulla busta.

    Da quando decorrono i 90 giorni

    Il termine decorre dall’accertamento della violazione, cioè dal momento in cui l’amministrazione dispone degli elementi per identificare il responsabile. Non sempre coincide con il giorno del fatto.

    Per le rilevazioni automatiche, l’accertamento è collegato all’acquisizione dei dati necessari all’individuazione del trasgressore o del proprietario.

    Cosa accade se si supera il termine

    Se la notifica avviene oltre i 90 giorni, la multa è nulla. Il superamento del termine è quindi un vizio che può portare all’annullamento della sanzione in sede di ricorso.

    È uno dei motivi più ricorrenti e più efficaci, perché riguarda un dato oggettivo: il confronto fra data dell’accertamento e data della notifica.

    Come verificare la notifica

    Per controllare la regolarità conviene individuare sul verbale la data dell’accertamento e confrontarla con la data di notifica riportata sull’avviso di ricevimento o sulla relata. Se l’intervallo supera i 90 giorni, c’è un possibile vizio.

    Conservare la busta e l’avviso è importante, perché fanno fede della data effettiva di consegna.

    Esempio concreto

    Caia transita davanti a un autovelox il 10 marzo. L’amministrazione le notifica il verbale il 20 luglio, quando sono trascorsi più di 90 giorni dall’accertamento. Caia può proporre ricorso facendo valere la tardività della notifica, che rende la multa nulla, allegando la busta con la data di consegna.

    Notifica e modalità di consegna

    La notifica può avvenire a mezzo posta o con altre modalità previste dalla legge. Fa fede la data risultante dall’avviso di ricevimento o dalla relata di notifica, non quella in cui il destinatario apre materialmente la busta.

    In caso di assenza, possono operare meccanismi di consegna e deposito che la legge disciplina espressamente. È quindi opportuno conservare ogni documento ricevuto, perché consente di ricostruire con esattezza la data che fa decorrere i termini per il ricorso e di verificare il rispetto del limite dei 90 giorni.

    Dove far valere il vizio

    La tardiva notifica si fa valere con ricorso al prefetto (entro 60 giorni dalla notifica) o al giudice di pace (entro 30 giorni). In entrambi i casi è fondamentale documentare le due date.

    Trattandosi di un vizio oggettivo, è spesso uno dei motivi più solidi su cui fondare la contestazione.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Entro quanto deve essere notificata una multa?

    Quando la violazione non è contestata immediatamente, il verbale deve essere notificato entro 90 giorni dall’accertamento per i residenti in Italia. Oltre il termine la multa è nulla.

    Da quando si contano i 90 giorni?

    Dall’accertamento della violazione, cioè da quando l’amministrazione dispone degli elementi per identificare il responsabile, non necessariamente dal giorno del fatto.

    La notifica tardiva annulla la multa?

    Sì, il superamento dei 90 giorni rende la multa nulla. È un vizio oggettivo che può essere fatto valere con ricorso al prefetto o al giudice di pace, documentando le date.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • Art. 138 L. 633/1941

    Art. 138 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Il concessionario è obbligato: 1) a rappresentare l'opera senza apportarvi aggiunte, tagli o variazioni non consentite dall'autore, e previo annuncio al pubblico, nelle forme d'uso, del titolo dell'opera, del nome dell'autore e del nome dell'eventuale traduttore o riduttore; 2) a lasciare invigilare la rappresentazione dall'autore; 3) a non mutare, senza gravi motivi, i principali interpreti dell'opera e i direttori dell'orchestra e dei cori, se furono designati d'accordo con l'autore.

    Fonte: Normattiva.it.

  • CCNL Pompe Funebri: Orario

    CCNL Pompe Funebri (Servizi Funebri)

    In sintesi

    Orario CCNL Pompe Funebri: 38h/sett standard, ma servizio H24 7/7 con reperibilità rotante. Straordinari frequenti per chiamate al di fuori orario.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Federcofit (Federazione Cooperative e Imprese Funebri Italiane) · ANIDIF · CGIL · CISL · UIL
    Ultimo rinnovo
    20 maggio 2025 (ipotesi di accordo), per il quadriennio 2025-2028, sottoscritta da FE.N.I.O.F. con l’assistenza di Confcommercio e da Filt-CGIL, Fit-CISL e Uiltrasporti (il precedente era dell’8 febbraio 2022)
    Vigenza
    1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2028. Aumento strutturale di 200 euro al 4° livello in quattro tranche (agosto 2025, agosto 2026, settembre 2027, ottobre 2028); contributo al Fondo EST +3 euro al mese dal 1° luglio 2025; indennità domenicale da 4,65 a 6,15 euro. Le imprese funebri pubbliche e i servizi cimiteriali seguono un contratto distinto, la cui ipotesi di rinnovo 2025-2027 è stata siglata con Utilitalia il 7 luglio 2026
    Platea
    ~20.000 (necrofori, addetti onoranze funebri, autisti carri funebri, addetti cremazione, cimiteriali, addetti tanatoprassi)

    Tabella riepilogativa

    Orario
    Voce Dettaglio
    Orario base Vedi sezione
    Reperibilità H24 Vedi sezione
    Chiamata notturna Vedi sezione
    Festivi Vedi sezione
    Riposi compensativi Vedi sezione

    Orario base

    38h/sett su 5 giorni.

    Reperibilità H24

    Squadre rotanti. Arrivo entro 1-2 ore da chiamata.

    Chiamata notturna

    Notturna +50% + €50 indennità chiamata.

    Festivi

    +60% sul lavoro festivo.

    Riposi compensativi

    Per chi lavora festivi: riposo compensativo settimana.

    Casi pratici

    Tizio – necroforo Orario
    Tizio (necroforo liv 3) applica regole CCNL su orario.
    Caia – addetta onoranze Orario
    Caia (addetta onoranze liv 4) gestisce orario a contatto famiglie.
    Sempronio – tanatopratico Orario
    Sempronio (tanatopratico liv 6) coordina orario con specializzazione.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive, indennita H24 e minimi per figura, Preavviso, Ferie, Maternità, Tredicesima e premi e Malattia e infortunio.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Pompe Funebri (Servizi Funebri). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 220 TUEL – Obblighi del tesoriere per le delegazioni di pagamento

    Art. 220 TUEL – Articolo 220

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. A seguito della notifica degli atti di delegazione di pagamento di cui all’articolo 206 il tesoriere è tenuto a versare l’importo dovuto ai creditori alle scadenze prescritte, con comminatoria dell’indennità di mora in caso di ritardato pagamento.

  • Spese mediche per familiare non a carico con patologia esente: 730/2026

    In sintesi

    • Massimale di 6.197,48 euro: le spese sanitarie che puoi indicare nel rigo E2 per un familiare non fiscalmente a carico con patologia esente non possono superare questo importo.
    • Solo la quota non ‘capiente’ nell’imposta del familiare: puoi detrarre queste spese solo per la parte che non è già stata recuperata dal familiare nella propria dichiarazione, perché la sua imposta era insufficiente.
    • Il familiare deve avere una patologia che dà diritto all’esenzione dal ticket: si tratta di malattie e condizioni per le quali il SSN riconosce l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (ticket).
    • Detrazione del 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro, calcolata insieme alle spese sanitarie ordinarie del rigo E1.
    • Come conoscere la quota ‘capiente’: il dato si ricava dal prospetto di liquidazione 730-3 del familiare (o dal quadro RN del Modello Redditi Persone Fisiche).

    Quando un familiare 'non a carico' può farti risparmiare IRPEF

    Nella dichiarazione dei redditi esiste una regola di solidarietà familiare poco conosciuta: se hai pagato spese mediche per un parente che non è fiscalmente a carico tuo, e quel parente ha una malattia grave con esenzione dal ticket, puoi recuperare una parte di quell’esborso nella tua dichiarazione. Non si tratta della detrazione ordinaria per familiari a carico (che richiede che il familiare abbia un reddito bassissimo), ma di una norma specifica pensata per le patologie esenti.

    La logica è questa: il familiare malato ha già cercato di detrarre quelle stesse spese nel suo 730. Ma se la sua imposta dovuta era bassa o nulla – magari è un pensionato con pochi redditi – non è riuscito a recuperare tutta la detrazione spettante perché l’imposta non bastava (si dice che la detrazione ‘non ha trovato capienza’). Quella quota di detrazione ‘persa’ può essere trasferita a te, che hai sostenuto la spesa.

    L’importo che puoi indicare nel tuo rigo E2 è limitato a un massimale di 6.197,48 euro di spese mediche, e corrisponde alla parte che il familiare non ha potuto recuperare nel proprio 730. La detrazione spettante è il 19% sull’importo che, sommato alle tue spese sanitarie ordinarie in E1, supera la franchigia complessiva di 129,11 euro.

    Riepilogo detrazione spese mediche familiari non a carico (rigo E2)
    Voce Dettaglio
    Rigo del 730 E2
    Massimale di spesa indicabile 6.197,48 euro
    Aliquota di detrazione 19%
    Franchigia (parte a carico) 129,11 euro (calcolata insieme alle spese E1)
    Condizione del familiare Patologia con esenzione dal ticket SSN
    Come trovare la quota non capiente Prospetto 730-3 del familiare o quadro RN del suo Mod. Redditi

    Esempio pratico

    • Caio ha una madre anziana non fiscalmente a carico (ha una pensione di 14.000 euro). La madre ha un tumore che dà diritto all’esenzione dal ticket. Nel 2025 Caio ha pagato 5.000 euro di cure oncologiche per la madre. La madre ha indicato queste spese nel suo 730, ma la sua imposta era solo 800 euro e la detrazione spettante era 19% × (5.000 – 129,11) = 925,33 euro: ne ha recuperata 800 euro e l’eccedenza di 125,33 euro non ha trovato capienza. Il prospetto 730-3 della madre riporta la quota non capiente. Caio può indicare nel suo rigo E2 l’importo corrispondente (fino al massimale di 6.197,48 euro) e detrarvi il 19% nella propria dichiarazione.

    Documenti necessari

    • Prospetto di liquidazione 730-3 del familiare, con indicazione della quota di detrazione non capiente (oppure quadro RN del Modello Redditi Persone Fisiche del familiare)
    • Fatture e ricevute delle spese mediche sostenute per il familiare
    • Documentazione medica che attesti la patologia esente (certificato di esenzione ticket, tessera di esenzione sanitaria)
    • Documentazione del rapporto di parentela (atto di nascita o stato di famiglia, se non risulta già)

    Caso 1: genitore con patologia esente e pensione bassa

    Scenario. Tizio ha un padre con insufficienza renale cronica, patologia che dà diritto all’esenzione ticket. Il padre ha una pensione di 10.000 euro e imposta dovuta di 600 euro. Nel 2025 Tizio ha pagato 4.000 euro di esami e cure per il padre.

    Come si applica. Il padre indica le 4.000 euro di spese nel suo rigo E1 (colonna 1, patologie esenti). La detrazione spettante sarebbe 19% × (4.000 – 129,11) = 735,33 euro, ma l’imposta del padre è solo 600 euro: la quota non capiente è 735,33 – 600 = 135,33 euro. Questa informazione compare nel prospetto 730-3 del padre. Tizio può indicare nel suo rigo E2 le spese corrispondenti a quella quota non capiente e detrarne il 19% nella propria dichiarazione.

    In pratica

    • Il padre deve prima presentare il suo 730 e indicare le spese in E1 colonna 1.
    • Solo dopo si può sapere quanta quota è risultata non capiente nel 730-3 del padre.
    • Tizio indicherà nel suo rigo E2 l’importo comunicato dal prospetto 730-3 del padre, nel limite di 6.197,48 euro.

    Caso 2: spese per il coniuge non a carico con malattia cronica

    Scenario. Sempronio e sua moglie non sono fiscalmente l’uno a carico dell’altra: hanno entrambi redditi propri. La moglie ha una malattia cronica esente (diabete mellito). Nel 2025 Sempronio ha pagato 3.500 euro di spese mediche per la moglie.

    Come si applica. La moglie ha inserito le 3.500 euro di spese nel suo 730 (rigo E1, colonna 1), ma la sua imposta netta era solo 400 euro: la quota non capiente è emersa nel prospetto 730-3. Sempronio può indicare nel suo rigo E2 la quota non capiente (nel limite di 6.197,48 euro) e detrarne il 19%. La franchigia di 129,11 euro si calcola sul totale delle spese di Sempronio tra E1 ed E2.

    In pratica

    • Il coniuge non fiscalmente a carico può comunque generare il diritto al rigo E2 se ha una patologia esente.
    • Verificare che la malattia rientri effettivamente nell’elenco delle patologie esenti del Ministero della Salute (banca dati su salute.gov.it).
    • La quota non capiente è un dato oggettivo: viene indicata dall’assistenza fiscale nel 730-3 della moglie.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è il massimale di spese che posso indicare nel rigo E2?

    Le spese sanitarie per familiari non a carico con patologie esenti che puoi indicare nel rigo E2 non possono superare 6.197,48 euro.

    Come faccio a sapere quanta quota è 'non capiente' nel 730 del mio familiare?

    Il dato si ricava dal prospetto di liquidazione 730-3 che il CAF o il sostituto d’imposta consegna al familiare dopo la liquidazione del suo 730. Se il familiare usa il Modello Redditi Persone Fisiche, il dato è nel quadro RN.

    Cosa si intende per 'patologia esente'?

    Si tratta di malattie e condizioni patologiche per le quali il Servizio Sanitario Nazionale riconosce l’esenzione dal pagamento del ticket sanitario. L’elenco completo è consultabile nella banca dati del Ministero della Salute sul sito salute.gov.it.

    Il familiare deve essere un parente stretto?

    Le istruzioni fanno riferimento ai ‘familiari’: per la detrazione ordinaria E1 si intendono i familiari fiscalmente a carico, ma per E2 la norma si applica ai familiari non a carico con patologie esenti. Rientrano coniuge, figli, genitori e altri soggetti indicati nelle istruzioni AdE.

    Posso indicare in E2 anche spese sanitarie normali, non legate alla patologia esente?

    No. Il rigo E2 è riservato alle spese sanitarie relative alla patologia che dà diritto all’esenzione ticket. Le altre spese mediche sostenute per un familiare non a carico non sono detraibili in questo rigo.

    Come si calcola la franchigia di 129,11 euro?

    La franchigia si applica al totale delle spese sanitarie indicate sia in E1 (spese proprie e dei familiari a carico) sia in E2. Il 19% si calcola solo sulla parte che supera complessivamente 129,11 euro.

    Vedi anche: Detrazione spese mediche, Spese mediche all’estero, Spese mediche specialistiche, Franchigia spese sanitarie, Spese mediche oltre 15.493 euro e Spese mediche per patologie esenti.

  • Art. 232 CPI – Limiti al diritto esclusivo sul marchio rinomato

    Art. 232 CPI – Limiti al diritto esclusivo sul marchio rinomato

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Il diritto di fare uso esclusivo di un marchio registrato prima della data di entrata in vigore del decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 480 , e che goda di rinomanza, non consente al titolare di opporsi all’ulteriore uso nel commercio di un segno identico o simile al marchio per prodotti o servizi non affini a quelli per cui esso è stato registrato. Nota all’art. 232: – Per il decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 480 , si veda la nota all’art. 231.

  • Detrazione 19% spese istruzione e università: guida 730/2026

    In sintesi

    • Scuole non universitarie (codice 12): detrazione del 19% su spese di frequenza di scuole dell’infanzia, primo ciclo e secondaria di secondo grado, fino a 1.000 euro per alunno per anno.
    • Università (codice 13): detrazione del 19% su tasse e contributi per corsi universitari, di perfezionamento e specializzazione presso atenei pubblici o privati, italiani o stranieri.
    • Università non statali: le spese sono detraibili solo entro i limiti stabiliti annualmente per facoltà dal decreto del Ministero dell’Istruzione, tenendo conto delle tasse medie delle università statali.
    • Studenti fuori sede (codice 18): canoni di locazione per studenti universitari iscritti in un ateneo distante almeno 100 km e in una provincia diversa, fino a 2.633 euro.
    • Spese ammesse (codice 12): mensa scolastica, pre e post scuola, gite scolastiche, assicurazione, trasporto scolastico, corsi integrativi deliberati dagli organi d’istituto.
    • Pagamento tracciabile: obbligatorio per le detrazioni del 19%; conservare ricevuta bancomat, estratto conto o annotazione del fornitore sulla fattura.

    Come funziona la detrazione del 19% sulle spese di istruzione

    Nel quadro E del modello 730/2026 – sezione I, righi da E8 a E10 – si indicano le spese di istruzione che danno diritto a una detrazione del 19 per cento. Le spese rientrano in due categorie principali: quelle scolastiche non universitarie (codice 12) e quelle universitarie (codice 13). In entrambi i casi la detrazione si applica sull’importo effettivamente pagato, nel rispetto dei massimali previsti dalle istruzioni AdE, ed è calcolata automaticamente dal CAF, dal professionista o dal sostituto d’imposta.

    Per le spese scolastiche non universitarie – frequenza di scuole dell’infanzia, del primo ciclo di istruzione (elementari e medie) e della scuola secondaria di secondo grado appartenenti al sistema nazionale di istruzione (legge 62/2000) – il massimale è di 1.000 euro per alunno per anno. Se la spesa riguarda più di un figlio o studente, va compilato un rigo separato per ciascuno. Tra le spese ammesse rientrano, oltre alle rette di iscrizione, anche la mensa scolastica, il servizio di pre e post scuola, le gite, l’assicurazione della scuola, il trasporto scolastico e i contributi per corsi integrativi deliberati dagli organi d’istituto, come i corsi di lingua e di teatro. Questa detrazione non è cumulabile con quella per erogazioni liberali agli istituti scolastici (codice 31).

    Per le spese universitarie (codice 13) non è previsto un tetto fisso per le università statali italiane: la detrazione spetta sull’intero importo delle tasse e dei contributi versati. Per le università non statali italiane e per quelle straniere, invece, le spese sono detraibili solo entro i limiti stabiliti annualmente con decreto del Ministero dell’Istruzione per ciascuna facoltà, calcolati in base agli importi medi delle tasse dovute agli atenei statali. Il codice 13 si applica anche ai corsi di perfezionamento e di specializzazione universitaria, compresa l’iscrizione fuori corso, ed è esteso ai corsi tenuti da istituti privati italiani o stranieri. Gli studenti universitari iscritti a un ateneo distante almeno 100 km dal comune di residenza – e in ogni caso in una provincia diversa oppure in un Paese UE o SEE – possono detrarre anche i canoni di locazione (codice 18) fino a 2.633 euro per anno.

    Massimali e regole per la detrazione spese istruzione (730/2026)
    Tipologia di spesa Codice Massimale detraibile
    Scuole infanzia, primarie, medie e superiori (sistema nazionale) 12 1.000 euro per alunno/anno
    Università statali italiane 13 Intero importo delle tasse versate
    Università non statali e straniere 13 Limite per facoltà fissato annualmente dal decreto MIUR
    Canone di locazione studenti fuori sede (almeno 100 km + altra provincia) 18 2.633 euro per anno
    Aliquota di detrazione su tutte le tipologie – 19%

    Esempio pratico

    • Caio ha un figlio alle scuole medie e una figlia iscritta all’università statale. Per il figlio ha pagato nel 2025: retta 400 euro, mensa 350 euro, gita 80 euro, corso di teatro 200 euro, totale 1.030 euro. Il massimale è 1.000 euro, quindi in dichiarazione indica 1.000 euro e ottiene una detrazione di 190 euro (19% di 1.000). Per la figlia universitaria ha versato 1.200 euro di tasse all’ateneo statale: non c’è massimale, la detrazione è 228 euro (19% di 1.200). Per ciascuno va compilato un rigo separato da E8 a E10.

    Documenti necessari

    • Ricevute di pagamento delle rette scolastiche e universitarie (fatture, bollettini, ricevute del gestore)
    • Documenti attestanti le spese accessorie (mensa, trasporto, gite, assicurazione, corsi integrativi)
    • Estratto conto bancario o ricevuta del mezzo di pagamento tracciabile
    • Contratto di locazione e quietanze per studenti fuori sede (codice 18)
    • Certificazione Unica del datore di lavoro (punti da 341 a 352, codici onere 12, 13 o 18, se il datore ha considerato la spesa nelle ritenute)

    Caso 1 – Figlio iscritto a università non statale

    Scenario. Tizio ha un figlio iscritto al secondo anno di Giurisprudenza in un ateneo privato. Ha pagato 3.800 euro di tasse nell’anno 2025. L’ateneo statale dello stesso comune applica tasse medie per la stessa facoltà pari a 2.500 euro, secondo il decreto ministeriale vigente.

    Come si applica. Le spese per università non statali sono detraibili solo entro il limite stabilito dal decreto del Ministero dell’Istruzione per la facoltà di riferimento. In questo caso il limite è 2.500 euro: Tizio indica nel rigo da E8 a E10 (codice 13) l’importo di 2.500 euro, non i 3.800 euro effettivamente pagati. La detrazione spettante è il 19% di 2.500 euro, pari a 475 euro.

    In pratica

    • Verificare il limite previsto per la facoltà del figlio nel decreto ministeriale annuale prima di inserire la spesa nel 730.
    • Indicare nel rigo da E8 a E10 il minore tra la spesa effettivamente sostenuta e il limite ministeriale per quella facoltà.

    Caso 2 – Studente universitario fuori sede con contratto di locazione

    Scenario. Sempronio è iscritto al terzo anno di Ingegneria in un ateneo che si trova a 150 km dal comune di residenza dei suoi genitori e in una provincia diversa. Nel 2025 ha pagato un canone mensile di 350 euro (4.200 euro annui) per un appartamento in affitto vicino all’università.

    Come si applica. Sempronio ha diritto alla detrazione del 19% sui canoni di locazione (codice 18), ma solo entro il massimale di 2.633 euro. Indica nel rigo da E8 a E10 l’importo di 2.633 euro (e non i 4.200 effettivamente pagati). La detrazione spettante è il 19% di 2.633 euro, pari a circa 500 euro. Il contratto può essere stipulato con enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari legalmente riconosciuti, enti senza fini di lucro e cooperative.

    In pratica

    • La detrazione per il canone fuori sede (codice 18) si cumula con quella per le tasse universitarie (codice 13): vanno compilati due righi separati.
    • La detrazione spetta anche se le spese sono sostenute dai genitori per un figlio fiscalmente a carico.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quali scuole danno diritto alla detrazione del 19% nel 730/2026?

    Le spese di frequenza di scuole dell’infanzia, elementari, medie e superiori che appartengono al sistema nazionale di istruzione (legge 62/2000). Il massimale è 1.000 euro per alunno per anno.

    Fino a che importo si detrae per le spese universitarie?

    Per le università statali italiane non c’è un tetto: si detrae il 19% sull’intero importo delle tasse versate. Per le università non statali italiane e straniere il limite è stabilito annualmente per facoltà dal decreto del Ministero dell’Istruzione, in base alle tasse medie degli atenei statali.

    Si può detrarre la mensa scolastica?

    Sì. Le istruzioni AdE includono espressamente tra le spese ammesse la mensa scolastica, il servizio di pre e post scuola, i corsi integrativi deliberati dagli organi d’istituto, le gite, l’assicurazione della scuola e il trasporto scolastico.

    Lo studente fuori sede può detrarre l'affitto?

    Sì, con il codice 18, se l’università è in un comune distante almeno 100 km dal comune di residenza dello studente e in una provincia diversa (oppure in un Paese UE/SEE). Il massimale è 2.633 euro. La detrazione spetta anche ai genitori per il figlio fiscalmente a carico.

    Le spese di istruzione devono essere pagate con bonifico o bancomat?

    Sì. Dal 2020 la detrazione del 19% è condizionata all’utilizzo di un mezzo di pagamento tracciabile (bancomat, carta di credito, bonifico, PagoPA). La prova si conserva tramite ricevuta o estratto conto, oppure con l’annotazione del fornitore sulla fattura.

    Si possono detrarre le spese di istruzione per un figlio non fiscalmente a carico?

    No. Per le spese di istruzione non universitaria e universitaria la detrazione spetta solo se le spese sono sostenute nell’interesse del contribuente stesso o di familiari fiscalmente a carico.

    Vedi anche: Università non statali, Aumento stipendio personale tecnico-amministrativo università 2022-2024, Aumento stipendi Università, AFAM ed enti di ricerca 2022-2024, Spese istruzione scolastica figli, Donazioni a università ed enti di ricerca e Alloggi per studenti universitari.

  • Art. 344-quater D.Lgs. 209/2005 – (Misure transitorie inerenti l’informativa e il processo di controllo prudenziale)

    Art. 344-quater D.Lgs. 209/2005 – (Misure transitorie inerenti l’informativa e il processo di controllo prudenziale)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Fino al 31 dicembre 2019, il termine per la presentazione da parte dell'impresa dell'informativa annuale all'IVASS ai fini della verifica delle condizioni di esercizio di cui all'articolo 47-quater, diminuisce di due settimane per ogni esercizio finanziario, a cominciare da 20 settimane dopo la chiusura di esercizio dell'impresa in relazione all'esercizio avente fine il 31 dicembre 2016 fino al più tardi a 14 settimane dopo la chiusura di esercizio dell'impresa in relazione all'esercizio finanziario avente fine il 31 dicembre 2019.

    2. Fino al 31 dicembre 2019, il termine per la presentazione da parte dell'impresa della relazione sulla solvibilità e sulla condizione finanziaria: di cui all'articolo 47-septies diminuisce di due settimane per ogni esercizio finanziario, a cominciare al più tardi da 20 settimane dopo la chiusura di esercizio dell'impresa in relazione all'esercizio avente fine il 31 dicembre 2016, fino al più tardi a 14 settimane dopo la chiusura dell'esercizio avente fine il 31 dicembre 2019.

    3. Fino al 31 dicembre 2019, il termine per la presentazione da parte dell'impresa dell'informativa trimestrale all'IVASS ai fini della verifica delle condizioni di esercizio di cui all'articolo 47-quater, su base trimestrale, diminuisce di una settimana per ogni esercizio finanziario, a cominciare al più tardi da otto settimane per ogni trimestre a partire dalla chiusura del primo trimestre 2016 fino al più tardi a cinque settimane dopo la chiusura del primo trimestre 2019.

    4. I termini previsti dai commi 1 e 3, aumentati di ulteriori sei settimane, si applicano all'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, con riferimento agli obblighi di informativa all'IVASS ai fini della verifica degli adempimenti sulla vigilanza sul gruppo di cui all'articolo 216-octies.

    5. I termini previsti dal comma 2, aumentati di ulteriori sei settimane, si applicano all'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, con riferimento alla relazione relativa alla solvibilità di gruppo e alla condizione finanziaria di cui all'articolo 216-novies.

  • Art. 96 L. 633/1941

    Art. 96 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell'articolo seguente.

    Dopo la morte della persona ritrattata si applicano le disposizioni del 2°, 3° e 4° comma dell'art.

    93.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 237 octies Cod. Amb. – (Condizioni di esercizio degli impianti di incenerimento e coincenerimento)

    Art. 237 Octies Cod. Amb. – (Condizioni di esercizio degli impianti di incenerimento e coincenerimento)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Nell’esercizio dell’impianto di incenerimento o di coincenerimento devono essere adottate tutte le misure affinchè le attrezzature utilizzate per la ricezione, gli stoccaggi, i pretrattamenti e la movimentazione dei rifiuti, nonché per la movimentazione o lo stoccaggio dei residui prodotti, siano progettate e gestite in modo da ridurre le emissioni e gli odori, secondo le migliori tecniche disponibili.

    2. Gli impianti di incenerimento devono essere gestiti in modo da ottenere il più completo livello di incenerimento possibile, adottando, se necessario, adeguate tecniche di pretrattamento dei rifiuti. Le scorie e le ceneri pesanti prodotte dal processo di incenerimento non possono presentare un tenore di incombusti totali, misurato come carbonio organico totale, di seguito denominato TOC, superiore al 3 per cento in peso, o una perdita per ignizione superiore al 5 per cento in peso sul secco.

    3. Gli impianti di incenerimento devono essere progettati, costruiti, equipaggiati e gestiti in modo tale che, dopo l’ultima immissione di aria di combustione, i gas prodotti dal processo di incenerimento siano portati, in modo controllato ed omogeneo, anche nelle condizioni più sfavorevoli, ad una temperatura di almeno 850° C per almeno due secondi. Tale temperatura è misurata in prossimità della parete interna della camera di combustione, o in un altro punto rappresentativo della camera di combustione indicato dall’autorità competente.

    4. Gli impianti di coincenerimento devono essere progettati, costruiti, equipaggiati e gestiti in modo tale che i gas prodotti dal coincenerimento dei rifiuti siano portati, in modo controllato ed omogeneo, anche nelle condizioni più sfavorevoli previste, ad una temperatura di almeno 850°C per almeno due secondi.

    5. Se vengono inceneriti e coinceneriti rifiuti pericolosi contenenti oltre l’1 per cento di sostanze organiche alogenate, espresse in cloro, la temperatura necessaria per osservare il disposto del secondo e terzo comma è pari ad almeno 1100°C per almeno due secondi.

    6. Ciascuna linea dell’impianto di incenerimento deve essere dotata di almeno un bruciatore ausiliario da utilizzare, nelle fasi di avviamento e di arresto dell’impianto, per garantire l’innalzamento ed il mantenimento della temperatura minima stabilita ai sensi dei commi 3 e 5 e all’articolo 237-nonies, durante tali operazioni e fintantochè vi siano rifiuti nella camera di combustione. Tale bruciatore deve entrare in funzione automaticamente in modo da evitare, anche nelle condizioni più sfavorevoli, che la temperatura dei gas di combustione, dopo l’ultima immissione di aria di combustione, scenda al di sotto delle temperature minima stabilite ai commi 3 e 5 e all’articolo 237-nonies, fino a quando vi è combustione di rifiuto. Il bruciatore ausiliario non deve essere alimentato con combustibili che possano causare emissioni superiori a quelle derivanti dalla combustione di gasolio, gas liquefatto e gas naturale.

    7. Prima dell’inizio delle operazioni di incenerimento o coincenerimento, l’autorità competente verifica che l’impianto sia conforme alle prescrizioni alle quali è stato subordinato il rilascio dell’autorizzazione. I costi di tale verifica sono a carico del titolare dell’impianto. L’esito della verifica non comporta in alcun modo una minore responsabilità per il gestore.

    8. Qualora l’autorità competente non provvede alla verifica di cui al comma precedente entro trenta giorni dalla ricezione della relativa richiesta, il titolare può dare incarico ad un soggetto abilitato di accertare che l’impianto soddisfa le condizioni e le prescrizioni alle quali è stato subordinato il rilascio dell’autorizzazione. L’esito dell’accertamento è fatto pervenire all’autorità competente e, se positivo, trascorsi quindici giorni, consente l’attivazione dell’impianto.

    9. Al fine di ridurre l’impatto dei trasporti di rifiuti destinati agli impianti di incenerimento in fase progettuale può essere prevista la realizzazione di appositi collegamenti ferroviari con oneri a carico dei soggetti gestori di impianti. L’approvazione di tale elemento progettuale nell’ambito della procedura di autorizzazione, costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico comunale e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori.

    10. La dismissione degli impianti deve avvenire nelle condizioni di massima sicurezza ed il sito deve essere bonificato e ripristinato ai sensi della normativa vigente.

    11. Gli impianti di incenerimento e di coincenerimento sono dotati di un sistema automatico per impedire l’alimentazione di rifiuti in camera di combustione nei seguenti casi: a) all’avviamento, finchè non sia raggiunta la temperatura minima stabilita ai commi 3, 4 e 5 e la temperatura prescritta ai sensi dell’articolo 237-nonies; b) qualora la temperatura nella camera di combustione scenda al di sotto di quella minima stabilita ai sensi dei commi 3, 4 e 5, oppure della temperatura prescritta ai sensi dell’articolo 237-nonies; c) qualora le misurazioni in continuo degli inquinanti negli effluenti indichino il superamento di uno qualsiasi dei valori limite di emissione, a causa del cattivo funzionamento o di un guasto dei dispositivi di depurazione degli scarichi gassosi.

    12. Il calore generato durante il processo di incenerimento o coincenerimento è recuperato per quanto tecnicamente possibile.

    13. I rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo sono introdotti direttamente nel forno di incenerimento senza prima essere mescolati con altre categorie di rifiuti e senza manipolazione diretta.

    14. La gestione operativa degli impianti di incenerimento o di coincenerimento dei rifiuti deve essere affidata a persone fisiche tecnicamente competenti.

  • Art. 219 TUEL – Mandati non estinti al termine dell’esercizio

    Art. 219 TUEL – Articolo 219

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. I mandati interamente o parzialmente non estinti alla data del 31 dicembre sono eseguiti mediante commutazione in assegni postali localizzati o con altri mezzi equipollenti offerti dal sistema bancario o postale.

  • Art. 311-quater D.Lgs. 209/2005 – (Accertamento unitario per violazioni della stessa indole)

    Art. 311-quater D.Lgs. 209/2005 – (Accertamento unitario per violazioni della stessa indole)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Per l'inosservanza degli articoli 125, comma 5-bis, 127, comma 3, limitatamente al certificato di assicurazione, 134, ad eccezione del comma 2, 146, 148, 149, 150, 152, comma 5, e 183, o delle relative norme di attuazione, ÌIVASS provvede all'accertamento unitario delle violazioni della stessa indole, come definite all' articolo 8-bis, della legge n. 689 del 1981, effettuato con riferimento ad un determinato arco temporale, e alla contestazione degli addebiti con un unico atto da notificare entro il termine di cui all'articolo 311-septies. Nel caso di verifiche a distanza l'arco temporale di riferimento e il termine entro il quale si considera concluso l'accertamento delle violazioni rilevate non possono eccedere i dodici mesi. Con regolamento dell'IVASS è stabilito il termine entro il quale si considera concluso l'accertamento delle violazioni rilevate in sede di verifiche ispettive.

    2. L'IVASS, qualora l'impresa in sede difensiva fornisca adeguata dimostrazione del fatto che le violazioni contestate ai sensi del comma 1 sono dipese dalla medesima disfunzione della propria organizzazione, comunica alla stessa il termine perentorio, non superiore a centottanta giorni, entro il quale effettuare gli interventi necessari per eliminare la disfunzione. L'IVASS, ricevuta la comunicazione relativa all'adozione delle misure correttive, verifica che siano state adottate le misure stesse e ne comunica gli esiti all'impresa.

    3. Nel caso in cui le misure correttive adottate ai sensi del comma 2 siano risultate idonee ad eliminare la disfunzione, la misura della sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall'articolo 310, comma 1, determinata secondo i criteri di cui all'articolo 311-quinquies, è ridotta da un terzo a due terzi, fatto salvo il minimo edittale. Eventuali rilievi formulati dall'IVASS sulle misure correttive adottate non precludono l'applicazione della riduzione, ma sono valutati in sede di determinazione della sanzione.

    4. L'impresa può presentare osservazioni in ordine agli eventuali rilievi dell'IVASS sulle misure correttive adottate nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della relativa comunicazione.

    5. La riduzione di cui al comma 3 non è applicata:

    a) nel caso in cui l'impresa non abbia adottato gli interventi correttivi;

    b) nel caso in cui gli interventi adottati siano risultati inidonei ad eliminare la disfunzione;

    c) nel caso in cui l'impresa ne abbia già usufruito per violazioni della stessa indole sulla base di provvedimento esecutivo emesso nei tre anni precedenti.

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