Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 33 L. 633/1941

    Art. 33 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    In difetto di particolari convenzioni tra i collaboratori, rispetto alle opere liriche, alle operette, ai melologhi, alle composizioni musicali con parole, ai balli e balletti musicali, si applicano le disposizioni dei tre successivi articoli.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 237 quinquies Cod. Amb. – (Domanda di autorizzazione)

    Art. 237 Quinquies Cod. Amb. – (Domanda di autorizzazione)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. La realizzazione e l’esercizio degli impianti di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti rientranti nell’ambito di applicazione del presente titolo devono essere autorizzati ai sensi delle seguenti disposizioni: a) per gli impianti non sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale ai sensi dell’articolo 6, comma 13, si applica l’articolo 208; b) per gli impianti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale ai sensi dell’articolo 6, comma 13 del presente decreto legislativo si applicano le disposizioni del Titolo III-bis della Parte Seconda.

    2. La domanda per il rilascio dell’autorizzazione deve contenere in particolare una descrizione delle misure previste per garantire che siano rispettate le seguenti prescrizioni: a) l’impianto è progettato e attrezzato e sarà gestito e sottoposto a manutenzione in maniera conforme ai requisiti del presente titolo, tenendo conto delle categorie di rifiuti da incenerire o da coincenerire; b) il calore generato durante il processo di incenerimento e di coincenerimento è recuperato, per quanto praticabile, attraverso la produzione di calore, vapore o energia; c) i residui sono ridotti al minimo in quantità e nocività e riciclati ove opportuno; d) lo smaltimento dei residui che non possono essere evitati, limitati o riciclati sarà effettuato nel rispetto della Parte IV; e) le tecniche di misurazione proposte per le emissioni negli effluenti gassosi e nelle acque di scarico sono conformi ai requisiti dell’Allegato 1, lettera C, e dell’Allegato 2, lettera C, al presente Titolo.

    3. Per gli impianti di produzione di energia elettrica tramite coincenerimento, per cui il produttore fornisca documentazione atta a dimostrare che la producibilità imputabile a fonti rinnovabili, per il quinquennio successivo alla data prevista di entrata in esercizio dell’impianto, sia superiore al 50 per cento della producibilità complessiva di energia elettrica, si applica il procedimento di cui all’ articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 .

  • Art. 216 TUEL – Condizioni di legittimità dei pagamenti effettuali dal tesoriere

    Art. 216 TUEL – Articolo 216

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. COMMA ABROGATO DAL D.L. 26 OTTOBRE 2019, N. 124 , CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 19 DICEMBRE 2019, N. 157 .

    2. Nessun mandato di pagamento può essere estinto dal tesoriere se privo della codifica,compresa la codifica SIOPE di cui all’ art. 14 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 . Il tesoriere non gestisce i codici della transazione elementare di cui agli articoli da 5 a 7, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , inseriti nei campi liberi del mandato a disposizione dell’ente.

    3. COMMA ABROGATO DAL D.L. 26 OTTOBRE 2019, N. 124 , CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 19 DICEMBRE 2019, N. 157 .

  • Art. 237 quater Cod. Amb. – (Ambito di applicazione ed esclusioni)

    Art. 237 Quater Cod. Amb. – (Ambito di applicazione ed esclusioni)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Il presente titolo si applica agli impianti di incenerimento e agli impianti di coincenerimento dei rifiuti solidi o liquidi.

    2. Sono esclusi dall’ambito di applicazione del presente titolo: a) gli impianti di gassificazione o di pirolisi, se i gas prodotti da siffatto trattamento termico dei rifiuti sono purificati in misura tale da non costituire più rifiuti prima del loro incenerimento e da poter provocare emissioni non superiori a quelle derivanti dalla combustione di gas naturale; b) gli impianti che trattano unicamente i seguenti rifiuti: 1) rifiuti di cui all’articolo 237-ter, comma 1, lettera s), numero 2); 2) rifiuti radioattivi; 3) rifiuti animali, come regolati dal regolamento (CE) n. 1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 ottobre 2009 , recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano; 4) rifiuti derivanti dalla prospezione e dallo sfruttamento delle risorse petrolifere e di gas nelle installazioni offshore e inceneriti a bordo di queste ultime; c) impianti sperimentali utilizzati a fini di ricerca, sviluppo e sperimentazione per migliorare il processo di incenerimento che trattano meno di 50 t di rifiuti all’anno.

  • Art. 215 TUEL – Procedure per la registrazione delle entrate

    Art. 215 TUEL – Articolo 215

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Il regolamento di contabilità dell’ente stabilisce le procedure per la fornitura dei modelli e per la registrazione delle entrate; disciplina, altresì le modalità per la comunicazione delle operazioni di riscossione eseguite, nonché la relativa prova documentale.

    1-bis. Il tesoriere non gestisce i codici della transazione elementare di cui agli articoli da 5 a 7, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , inseriti nei campi liberi dell’ordinativo a disposizione dell’ente.

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  • Deduzione previdenza complementare 730/2026: limite e guida

    In sintesi

    • Limite ordinario (rigo E27): contributi versati a fondi pensione negoziali, individuali e sottoconti PEPP deducibili fino a 5.164,57 euro complessivi per anno (redditi 2025). Dal periodo d’imposta 2026, quindi dal 730/2027, il limite sale a 5.300 euro.
    • Prima occupazione dopo il 1°/1/2007 (rigo E28): stessa soglia base di 5.164,57 euro nei primi 5 anni; dal 6° al 25° anno incremento fino a 2.582,29 euro aggiuntivi l’anno sulla differenza tra 25.822,85 euro e i contributi versati nei primi 5 anni.
    • Fondi in squilibrio (rigo E29): per i fondi con squilibrio finanziario accertato e piano di riequilibrio approvato non si applica alcun limite: si deduce l’intero importo versato.
    • Familiari a carico (rigo E30): i contributi versati per familiari fiscalmente a carico sono deducibili per la parte non già dedotta dal familiare stesso.
    • Come si compila: il datore di lavoro può aver già dedotto parte dei contributi dall’imponibile (punto 412 CU); la parte non dedotta va indicata in colonna 2 del rigo E27.
    • Dipendenti pubblici: dal 2018 anche i dipendenti pubblici compilano il rigo E27 per tutti i contributi versati ai fondi pensione, inclusi i fondi negoziali riservati.

    Come funziona la deduzione dei contributi alla previdenza complementare

    I contributi versati a forme pensionistiche complementari – fondi negoziali, fondi aperti, piani individuali pensionistici (PIP) e sottoconti italiani di prodotti pensionistici individuali paneuropei (PEPP) – sono deducibili dal reddito complessivo del contribuente. La deduzione riduce la base imponibile IRPEF e, di conseguenza, l’imposta dovuta. Le istruzioni del modello 730/2026 collocano queste deduzioni nella sezione II del quadro E, righi da E27 a E30.

    Il limite di deducibilità ordinario è di 5.164,57 euro complessivi per anno d’imposta. In questo importo si computano sia i versamenti effettuati direttamente dal contribuente sia quelli a carico del datore di lavoro. Il contribuente non è tenuto a compilare i righi da E27 a E30 se non ha contributi per previdenza complementare da far valere in dichiarazione: questa situazione si verifica quando, in assenza di ulteriori versamenti non dedotti, non è indicato alcun importo al punto 413 della Certificazione Unica 2026.

    Dal 2018 anche i dipendenti pubblici compilano il rigo E27 per tutti i contributi versati ai fondi pensione, compresi quelli negoziali riservati a questa categoria. Se il contribuente ha aderito a più di un fondo pensione o a sottoconti PEPP con diversi limiti di deducibilità, deve compilare più righi. Il vantaggio fiscale è immediato: ogni euro dedotto riduce la base imponibile IRPEF, con un risparmio d’imposta che dipende dallo scaglione di reddito applicabile. Per i redditi 2025 le aliquote sono il 23% fino a 28.000 euro, il 35% da 28.000 a 50.000 euro e il 43% oltre: 1.000 euro dedotti fanno risparmiare 230, 350 o 430 euro di IRPEF, più le addizionali.

    Limiti di deduzione previdenza complementare (730/2026)
    Categoria / Rigo Limite di deduzione
    Contributi ordinari – fondi negoziali, individuali, PEPP (E27) 5.164,57 euro complessivi
    Prima occupazione dopo 1°/1/2007 – nei primi 5 anni (E28) 5.164,57 euro
    Prima occupazione – incremento dal 6° al 25° anno (E28) 5.164,57 euro + differenza tra 25.822,85 e contributi versati nei primi 5 anni, massimo incremento 2.582,29 euro/anno
    Fondi in squilibrio finanziario approvati dal Ministero (E29) Nessun limite: deducibile l'intero importo versato
    Contributi per familiari a carico (E30) Per la parte non dedotta dal familiare

    Limite di deducibilità 2026: da 5.164,57 a 5.300 euro

    La legge di bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199) ha modificato l’art. 8 del D.Lgs. 252/2005: «a decorrere dal periodo d’imposta 2026» il limite di deducibilità è innalzato a 5.300 euro. Il nuovo tetto riguarda quindi i contributi versati nel 2026, che si dichiarano nel 730/2027. Nel 730/2026, per i contributi del 2025, resta il limite di 5.164,57 euro.

    Limite di deducibilità per anno
    Contributi versati nel Dichiarazione Limite ordinario
    2025 730/2026 o Redditi PF 2026 5.164,57 euro
    2026 730/2027 o Redditi PF 2027 5.300 euro

    La stessa legge ha riscritto anche la regola per i lavoratori di prima occupazione: dal sesto anno si possono dedurre, oltre il limite, i contributi deducibili e non versati nei primi cinque anni, per un importo annuo non superiore alla metà del limite ordinario (2.650 euro con il limite di 5.300). Per la decorrenza di questa parte la norma rinvia al 1° luglio 2026: come si applicherà ai versamenti del 2026 lo diranno le istruzioni del 730/2027.

    Punti 411, 412 e 413 della Certificazione Unica: come si riportano nel 730

    Se versi al fondo pensione tramite il datore di lavoro, i dati da copiare sono nella CU 2026. Il codice del punto 411 dice quale rigo usare; il punto 412 sono i contributi che il datore ha già escluso dall’imponibile in busta paga, il punto 413 quelli che non ha dedotto e che puoi dedurre tu in dichiarazione.

    Dalla CU 2026 ai righi E27-E30
    Dato della CU Dove va nel 730/2026
    Punto 411 codice 1 (deducibilità ordinaria) Rigo E27
    Punto 411 codice 2 (fondi in squilibrio finanziario) Rigo E29
    Punto 411 codice 3 (prima occupazione dopo il 2007) Rigo E28
    Punto 412 (contributi già dedotti dal datore) Colonna 1 del rigo (per E28: punti 412 + 417)
    Punto 413 (contributi non dedotti dal datore) Colonna 2 del rigo, insieme ai versamenti fatti direttamente al fondo o al PIP
    Punti 421, 422 e 423 (familiari a carico) Rigo E30: 422 in colonna 1, 423 in colonna 2; dai righi E27 si tolgono i rispettivi importi

    Se al punto 413 non c’è nulla e non hai fatto versamenti diretti, non devi compilare i righi da E27 a E30. La colonna 1 serve a chi presta l’assistenza fiscale per verificare il limite: i contributi già dedotti dal datore contano nei 5.164,57 euro, così come quelli versati da più datori di lavoro nello stesso anno.

    Esempio pratico

    • Tizio è un lavoratore dipendente del settore privato con reddito 35.000 euro. Nel 2025 versa 3.000 euro al fondo pensione negoziale di categoria, di cui 1.500 euro trattenuti dal datore di lavoro (punto 412 CU) e 1.500 euro versati direttamente. Il datore ha già dedotto dall’imponibile 1.500 euro (colonna 1 di E27). Tizio indica in colonna 2 di E27 i restanti 1.500 euro. Il totale dedotto in dichiarazione è 1.500 euro, che porta il reddito imponibile a 33.500 euro. Il risparmio IRPEF è pari all’aliquota marginale moltiplicata per 1.500 euro: con un reddito nella fascia 28.000-50.000 euro, il 35%, cioè 525 euro.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica del datore di lavoro (punti 411, 412, 413 per i contributi ai fondi pensione)
    • Estratti conto o quietanze del fondo pensione o della forma pensionistica individuale (PIP, fondo aperto)
    • Documentazione dei versamenti ai sottoconti italiani di PEPP
    • Eventuale documentazione relativa ai contributi versati per familiari fiscalmente a carico (punto 421 e seguenti CU)

    Caso 1 – Lavoratore di prima occupazione post-2007 nel periodo di incentivo

    Scenario. Caio ha iniziato a lavorare il 1° marzo 2008 e ha aderito da subito al fondo pensione negoziale. Nei suoi primi 5 anni di partecipazione (2008-2012) ha versato in totale 18.000 euro di contributi. Dal 2013 (6° anno) può usufruire dell’incentivo aggiuntivo. Nel 2025 vuole capire di quanto può incrementare il suo limite.

    Come si applica. La differenza positiva tra 25.822,85 euro e i contributi effettivamente versati nei primi 5 anni è 25.822,85 – 18.000 = 7.822,85 euro. Questo è un plafond complessivo da usare nei 20 anni successivi al quinto (2013-2032), e in ciascun anno l’incremento non può superare 2.582,29 euro. Se Caio non lo ha mai usato, nel 2025 può dedurre fino a 5.164,57 + 2.582,29 = 7.746,86 euro, a condizione di aver versato almeno quell’importo; se negli anni dal 2013 al 2024 ha già dedotto contributi oltre il limite ordinario, l’incremento si riduce del plafond già consumato.

    In pratica

    • Verificare al punto 411 della Certificazione Unica il codice: ‘3’ indica il regime della prima occupazione post-2007 con possibilità di incentivo.
    • Il limite incrementato si calcola anno per anno: non è automatico, dipende dai contributi effettivamente versati nei primi 5 anni.

    Caso 2 – Contributi versati per un figlio fiscalmente a carico

    Scenario. Sempronio ha un figlio di 22 anni, fiscalmente a carico, che nel 2025 non lavora e non ha redditi. Sempronio ha versato per suo conto 2.000 euro a un fondo pensione aperto. Il figlio non ha avuto la possibilità di dedurre nulla per assenza di reddito.

    Come si applica. I contributi versati per familiari fiscalmente a carico sono deducibili per la parte da questi ultimi non dedotta. Poiché il figlio non ha reddito e non ha dedotto nulla, Sempronio può dedurre i 2.000 euro nel proprio rigo E30 del 730, sempre entro il limite complessivo di 5.164,57 euro, che comprende anche i contributi versati per sé stesso. Sono a carico i familiari con reddito complessivo fino a 2.840,51 euro, e i figli fino a 24 anni con reddito fino a 4.000 euro. Se il figlio avesse già dedotto in parte i contributi tramite il proprio 730, Sempronio avrebbe potuto dedurre solo il residuo non dedotto dal figlio.

    In pratica

    • Indicare i contributi per i familiari a carico nel rigo E30, non nel rigo E27.
    • Se i contributi per familiari a carico sono stati versati tramite il datore di lavoro di Sempronio, i dati di riferimento sono i punti 421, 422 e 423 della Certificazione Unica 2026.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è il limite di deduzione per i contributi al fondo pensione nel 730/2026?

    Per i contributi versati nel 2025 il limite è di 5.164,57 euro complessivi. In questo importo si computano i versamenti sia del lavoratore sia del datore di lavoro. Dal periodo d’imposta 2026 (730/2027) il limite sale a 5.300 euro. I contributi che superano la soglia non sono deducibili e vanno comunicati al fondo, che non li tasserà al momento della prestazione.

    Che differenza c’è tra detrazione e deduzione dei contributi previdenziali?

    La deduzione riduce il reddito complessivo su cui si calcola l’IRPEF: ogni euro dedotto abbassa la base imponibile. La detrazione, invece, si sottrae direttamente dall’imposta calcolata. Per la previdenza complementare si applica la deduzione, con vantaggio tanto maggiore quanto più alto è lo scaglione IRPEF del contribuente.

    Devo compilare i righi E27-E30 se il datore di lavoro ha già gestito tutto?

    Non necessariamente. Se al punto 413 della Certificazione Unica 2026 non è indicato alcun importo non dedotto dal sostituto, e non si hanno versamenti aggiuntivi non dedotti, non è obbligatorio compilare quei righi.

    I contributi versati a un PIP (piano individuale pensionistico) rientrano nel limite di 5.164,57 euro?

    Sì. Le istruzioni AdE precisano che il limite di 5.164,57 euro comprende i versamenti a fondi negoziali, fondi aperti, PIP e sottoconti italiani di PEPP. Il tetto è complessivo: se si aderisce a più fondi, la somma di tutti i contributi non può superare la soglia (salvo il regime della prima occupazione o i fondi in squilibrio).

    Cosa succede se verso più di 5.164,57 euro al fondo pensione?

    La parte eccedente il limite non è deducibile nel periodo d’imposta. È necessario comunicare al fondo pensione l’importo dei contributi non dedotti entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di versamento, così che al momento dell’erogazione della prestazione quella parte non venga assoggettata nuovamente a tassazione.

    I dipendenti pubblici possono dedurre i contributi al fondo pensione?

    Sì. Dal 2018 anche i dipendenti pubblici compilano il rigo E27 per tutti i contributi versati ai fondi pensione, inclusi i fondi negoziali loro riservati, entro il limite ordinario di 5.164,57 euro.

    Dal 2026 quanto si può dedurre per il fondo pensione?

    La legge di bilancio 2026 ha portato il limite a 5.300 euro a decorrere dal periodo d’imposta 2026: vale per i contributi versati nel 2026, da indicare nel 730/2027. Per i contributi del 2025, nel 730/2026, il limite resta 5.164,57 euro.

    Che differenza c’è tra il punto 412 della CU e la colonna 1 del rigo E27?

    Sono lo stesso dato: il punto 412 riporta i contributi che il datore di lavoro ha già escluso dall’imponibile, e va copiato nella colonna 1 del rigo E27 (meno l’eventuale punto 422 per i familiari a carico). Nella colonna 2 va invece il punto 413, cioè i contributi non dedotti, più i versamenti fatti direttamente al fondo.

    Vedi anche: Previdenza complementare, Contributi colf e badanti, Contributi volontari e riscatto laurea, Pensione complementare e Contributi colf e badanti deducibili.

  • Art. 237 ter Cod. Amb. – Definizioni

    Art. 237 Ter Cod. Amb. – Definizioni

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Ai fini dell’applicazione del presente titolo si definiscono: a) ‘rifiuti urbani mistì: i rifiuti di cui all’articolo 184, comma 2, del presente decreto legislativo, ad esclusione di quelli individuati al sottocapitolo 20.01, che sono oggetto di raccolta differenziata, e al sottocapitolo 20.02 di cui all’Allegato D alla Parte Quarta; b) ‘impianto di incenerimentò: qualsiasi unità e attrezzatura tecnica, fissa o mobile, destinata al trattamento termico di rifiuti con o senza recupero del calore prodotto dalla combustione, attraverso l’incenerimento mediante ossidazione dei rifiuti, nonché altri processi di trattamento termico, quali ad esempio la pirolisi, la gassificazione ed il processo al plasma, a condizione che le sostanze risultanti dal trattamento siano successivamente incenerite. Nella nozione di impianto di incenerimento si intendono compresi: il sito e tutte le linee di incenerimento, nonché i luoghi di ricezione dei rifiuti in ingresso allo stabilimento, i luoghi di stoccaggio, le installazioni di pretrattamento in loco, i sistemi di alimentazione in rifiuti, in combustibile ausiliario e in aria di combustione, le caldaie, le installazioni di trattamento degli scarichi gassosi, le installazioni di trattamento o stoccaggio in loco dei residui e delle acque reflue, i camini, i dispositivi ed i sistemi di controllo delle operazioni di incenerimento, di registrazione e monitoraggio delle condizioni di incenerimento. Se per il trattamento termico dei rifiuti sono utilizzati processi diversi dall’ossidazione, quali ad esempio la pirolisi, la gassificazione o il processo al plasma, l’impianto di incenerimento dei rifiuti include sia il processo di trattamento termico che il successivo processo di incenerimento; c) ‘impianto di coincenerimentò: qualsiasi unità tecnica, fissa o mobile, la cui funzione principale consiste nella produzione di energia o di materiali e che utilizza rifiuti come combustibile normale o accessorio o in cui i rifiuti sono sottoposti a trattamento termico ai fini dello smaltimento, mediante ossidazione dei rifiuti, nonché altri processi di trattamento termico, quali ad esempio la pirolisi, la gassificazione ed il processo al plasma, a condizione che le sostanze risultanti dal trattamento siano successivamente incenerite. Nella nozione di impianto di coincenerimento si intendono compresi: il sito e l’intero impianto, compresi le linee di coincenerimento, la ricezione dei rifiuti in ingresso allo stabilimento e lo stoccaggio, le installazioni di pretrattamento in loco, i sistemi di alimentazione dei rifiuti, del combustibile ausiliario e dell’aria di combustione, i generatori di calore, le apparecchiature di trattamento, movimentazione e stoccaggio in loco delle acque reflue e dei rifiuti risultanti dal processo di coincenerimento, le installazioni di trattamento degli scarichi gassosi , i camini, i dispositivi ed i sistemi di controllo delle varie operazioni e di registrazione e monitoraggio delle condizioni di coincenerimento. Se per il trattamento termico dei rifiuti sono utilizzati processi diversi dall’ossidazione, quali ad esempio la pirolisi, la gassificazione o il processo al plasma, l’impianto di coincenerimento dei rifiuti include sia il processo di trattamento termico che il successivo processo di coincenerimento. Se il coincenerimento dei rifiuti avviene in modo che la funzione principale dell’impianto non consista nella produzione di energia o di materiali, bensì nel trattamento termico ai fini dello smaltimento dei rifiuti, l’impianto è considerato un impianto di incenerimento dei rifiuti ai sensi della lettera b); d) ‘impianto di incenerimento e coincenerimento esistentè: un impianto autorizzato prima del 28 dicembre 2002, purché lo stesso sia stato messo in funzione entro il 28 dicembre 2003; ovvero un impianto per il quale la domanda di autorizzazione sia stata richiesta all’autorità competente entro il 28 dicembre 2002, purché lo stesso sia stato messo in funzione entro il 28 dicembre 2004; e) ‘impianto di incenerimento e coincenerimento nuovò: impianto diverso da quello ricadente nella definizione di impianto esistente; f) ‘modifica sostanzialè: una modifica delle caratteristiche o del funzionamento ovvero un potenziamento di un’installazione o di un impianto di combustione, di un impianto di incenerimento dei rifiuti o di un impianto di coincenerimento dei rifiuti che potrebbe avere effetti negativi e significativi per la salute umana e per l’ambiente; g) ‘caminò: una struttura contenente una o più canne di scarico che forniscono un condotto attraverso il quale lo scarico gassoso viene disperso nell’atmosfera; h) ‘capacità nominalè: la somma delle capacità di incenerimento dei forni che costituiscono un impianto di incenerimento o coincenerimento dei rifiuti, quali dichiarate dal costruttore e confermate dal gestore, espressa in quantità di rifiuti che può essere incenerita in un’ora, rapportata al potere calorifico dichiarato dei rifiuti; l) ‘carico termico nominalè: la somma delle capacità di incenerimento dei forni che costituiscono l’impianto, quali dichiarate dal costruttore e confermate dal gestore, espressa come prodotto tra la quantità oraria di rifiuti inceneriti ed il potere calorifico dichiarato dei rifiuti; m) ‘ore operativè: il tempo, espresso in ore, durante cui un impianto di combustione, in tutto o in parte, è in funzione e scarica emissioni nell’atmosfera, esclusi i periodi di avvio o di arresto; n) ‘emissioné: lo scarico diretto o indiretto, da fonti puntiformi o diffuse dell’installazione, di sostanze, vibrazioni, calore o rumore nell’aria, nell’acqua o nel suolo; o) ‘valori limite di emissioné: la massa, espressa in rapporto a determinati parametri specifici, la concentrazione oppure il livello di un’emissione che non devono essere superati in uno o più periodi di tempo; p) ‘diossine e furanì: tutte le dibenzo-p-diossine e i dibenzofurani policlorurati di cui alla nota 1 alla lettera a), del punto 4, al paragrafo A dell’Allegato 1; q) ‘gestorè: la persona fisica o giuridica di cui all’articolo 5, comma 1, lettera r-bis); r) ‘residuò: qualsiasi materiale liquido o solido, comprese le scorie e le ceneri pesanti, le ceneri volanti e la polvere di caldaia, i prodotti solidi di reazione derivanti dal trattamento del gas, i fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue, i catalizzatori esauriti e il carbone attivo esaurito, definito come rifiuto all’articolo 183, comma 1, lettera a), generato dal processo di incenerimento o di coincenerimento, dal trattamento degli effluenti gassosi o delle acque reflue o da altri processi all’interno dell’impianto di incenerimento o di coincenerimento; s) ‘biomassà: per biomassa si intendono: 1) prodotti costituiti di materia vegetale di provenienza agricola o forestale, utilizzabili come combustibile per recuperarne il contenuto energetico; 2) i rifiuti seguenti: 2.1) rifiuti vegetali derivanti da attività agricole e forestali; 2.2) rifiuti vegetali derivanti dalle industrie alimentari di trasformazione, se l’energia termica generata è recuperata; 2.3) rifiuti vegetali fibrosi della produzione di pasta di carta grezza e di produzione di carta dalla pasta, se sono coinceneriti sul luogo di produzione e se l’energia termica generata è recuperata; 2.4) rifiuti di sughero; 2.5) rifiuti di legno, ad eccezione di quelli che possono contenere composti organici alogenati o metalli pesanti, ottenuti a seguito di un trattamento o di rivestimento inclusi in particolare i rifiuti di legno di questo genere derivanti dai rifiuti edilizi e di demolizione; t) ‘autorizzazioné: la decisione o più decisioni scritte, emanate dall’autorità competente ai fini di autorizzare la realizzazione e l’esercizio degli impianti di cui alle lettere b) e c), in conformità a quanto previsto nel presente titolo.

  • Regime forfettario 2026: requisiti, coefficienti e quadro LM

    In sintesi

    • Limite ricavi/compensi 85.000 euro: soglia da verificare nell’anno precedente, ragguagliata ad anno; se nel corso dell’anno si superano i 100.000 euro si decade dal regime con effetto immediato per l’intero anno.
    • Imposta sostitutiva 15% in luogo di IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP; ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività per le start-up che soddisfano le condizioni di novità.
    • Coefficienti di redditività per gruppo ATECO: si va dal 40% per commercio al dettaglio e attività di alloggio/ristorazione all’86% per costruzioni e attività immobiliari.
    • Cause di esclusione: tra le principali, partecipazione a società di persone o controllo di SRL con attività riconducibile, redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro (limite elevato per il 2025 e 2026), prevalenza fatturato verso il proprio datore di lavoro.
    • Quadro LM, Sezione III: il reddito imponibile si calcola moltiplicando i ricavi/compensi percepiti per il coefficiente di redditività del codice ATECO 2007; dal risultato si deducono i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori.
    • Esonero ISA e ritenute: i contribuenti in regime forfettario sono esclusi dagli indici sintetici di affidabilità fiscale e non operano ritenute alla fonte (salvo art. 23 e 24 DPR 600/1973).

    Come funziona il regime forfettario nel modello Redditi PF 2026

    Il regime forfettario (art. 1, commi 54-89, legge n. 190/2014, come modificato dalla legge n. 197/2022) è il regime naturale per i contribuenti persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni con ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro nell’anno precedente. Nel modello Redditi PF 2026 (periodo d’imposta 2025) il regime si dichiara compilando la Sezione III del quadro LM.

    Il reddito imponibile si determina applicando all’ammontare dei ricavi o compensi percepiti – secondo il principio di cassa – il coefficiente di redditività corrispondente al gruppo di settore ATECO 2007 dell’attività svolta. Dal reddito così ottenuto si deducono integralmente i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati nell’anno; sull’importo residuo si applica l’imposta sostitutiva del 15% (oppure del 5% per le nuove attività nei primi cinque periodi d’imposta, a condizione che il contribuente non abbia esercitato attività artistica, professionale o d’impresa nei tre anni precedenti e che la nuova attività non sia mera prosecuzione di quella precedente).

    La soglia di 85.000 euro è verificata sull’anno precedente; tuttavia, se nel corso dell’anno d’imposta i ricavi o compensi percepiti superano i 100.000 euro, il regime cessa di avere applicazione con effetto dall’intero anno stesso e il contribuente determina il reddito con le modalità ordinarie per tutto l’anno. Il contribuente attesta il possesso dei requisiti barrando la casella di rigo LM21, colonna 1; se è il primo anno di regime, attesta altresì l’assenza delle cause ostative (colonna 2); se intende applicare l’aliquota ridotta del 5%, barra la casella di colonna 3.

    Coefficienti di redditività per gruppo ATECO 2007 (allegato 4, legge n. 190/2014)
    Gruppo di settore Codici ATECO 2007 Coefficiente
    Industrie alimentari e delle bevande 10-11 40%
    Commercio all'ingrosso e al dettaglio 45, da 46.2 a 46.9, da 47.1 a 47.7, 47.9 40%
    Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande 47.81 40%
    Commercio ambulante di altri prodotti 47.82-47.89 54%
    Costruzioni e attività immobiliari 41-42-43, 68 86%
    Intermediari del commercio 46.1 62%
    Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione 55-56 40%
    Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi 64-65-66, 69-75, 85, 86-88 78%
    Altre attività economiche Tutti gli altri codici (es. 01-03, 05-33, 35-39, 49-53, 58-63, 77-82, 84, 90-99) 67%

    Esempio pratico

    • Tizio esercita attività di consulenza informatica (codice ATECO 62.01, gruppo ‘Attività professionali’), coefficiente di redditività 78%. Nel 2025 ha percepito compensi per 60.000 euro e ha versato contributi INPS Gestione Separata per 15.000 euro. Reddito lordo: 60.000 × 78% = 46.800 euro. Reddito netto dopo deduzione contributi: 46.800 – 15.000 = 31.800 euro (rigo LM36). Imposta sostitutiva al 15%: 31.800 × 15% = 4.770 euro (rigo LM39). Se Tizio fosse al primo anno di attività (start-up) con aliquota 5%: 31.800 × 5% = 1.590 euro.

    Documenti necessari

    • Modello Redditi PF 2026, Fascicolo 3 (quadro LM, Sezione III)
    • Certificazione Unica 2026 dell’eventuale datore di lavoro precedente (per verifica soglia reddito da lavoro dipendente)
    • Registro cronologico/fatturato: elenco ricavi e compensi percepiti nel 2025 con data di incasso
    • Ricevute di versamento contributi previdenziali INPS o Cassa professionale (anno 2025)
    • Codice ATECO 2007 dell’attività (dal certificato di attribuzione partita IVA o dalla visura camerale)

    Libero professionista con doppio reddito: accesso al regime

    Scenario. Caio è un avvocato (ATECO 69.10, coefficiente 78%) che nel 2024 ha incassato compensi per 70.000 euro. Parallelamente ha un contratto part-time come dipendente da cui ha percepito nel 2024 un reddito di 32.000 euro.

    Come si applica. Il limite ricavi/compensi dell’attività professionale (70.000 euro) è sotto la soglia di 85.000 euro: requisito soddisfatto. Tuttavia occorre verificare la causa ostativa sui redditi da lavoro dipendente: per il 2025 e 2026 il limite è elevato a 35.000 euro (art. 1, comma 27, legge n. 199/2025). Caio ha percepito 32.000 euro da lavoro dipendente, importo inferiore a 35.000 euro: la causa ostativa non scatta. Caio può quindi applicare il regime forfettario nel 2025. Attenzione: se il rapporto di lavoro subordinato fosse ancora in essere, occorre anche verificare che i compensi professionali non siano stati fatturati prevalentemente al medesimo datore di lavoro.

    In pratica

    • Ricavi professionali 2024 ≤ 85.000 euro: OK per accesso al regime.
    • Reddito da lavoro dipendente 2024 = 32.000 euro, sotto la soglia di 35.000 euro vigente per il 2025 e 2026: nessuna causa ostativa.
    • Reddito imponibile 2025: 70.000 × 78% meno contributi Cassa Forense; imposta sostitutiva 15% sull’importo netto.

    Artigiano edile che supera 100.000 euro a fine anno

    Scenario. Sempronio è un artigiano edile (ATECO 43.21, gruppo ‘Costruzioni’, coefficiente 86%) che nel 2024 aveva ricavi per 80.000 euro e ha regolarmente applicato il regime forfettario nel 2025. A dicembre 2025 incassa una commessa straordinaria e chiude l’anno con ricavi percepiti pari a 105.000 euro.

    Come si applica. Poiché i ricavi percepiti nel corso del 2025 superano 100.000 euro, Sempronio decade dal regime forfettario con effetto per l’intero anno 2025 (non dal periodo successivo). Deve determinare il reddito d’impresa 2025 con le modalità ordinarie, non forfettariamente. Nel quadro LM non compilerà la Sezione III: i dati andranno nei quadri ordinari (RF o RG a seconda del regime contabile adottato). Gli acconti versati con codici tributo 1790 e 1791 (regime forfettario) saranno riportati nel quadro RN. Per il 2026 Sempronio potrà rientrare nel regime forfettario solo se i ricavi 2025 rientreranno entro 85.000 euro – ma avendo superato 100.000 euro, dovrà attendere di verificare i ricavi del nuovo anno con il metodo ordinario.

    In pratica

    • Superamento di 100.000 euro nell’anno: decadenza immediata per l’intero anno, non solo per i mesi successivi.
    • Il reddito va ricalcolato con metodo ordinario per tutto il 2025: comporta recupero IVA non addebitata, costi deducibili analitici, eventuale adeguamento contabilità.
    • Per rientrare nel regime l’anno successivo occorre che i ricavi del nuovo anno (non quello in cui si è superata la soglia) non eccedano 85.000 euro.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è il limite di ricavi per restare nel regime forfettario nel 2025?

    Il limite da verificare nell’anno precedente (2024) è 85.000 euro di ricavi o compensi, ragguagliati ad anno. Se nel corso del 2025 si superano i 100.000 euro, si decade dal regime con effetto dall’intero anno 2025.

    Qual è la differenza tra l'aliquota del 15% e quella del 5%?

    L’aliquota ordinaria è il 15%. Per il periodo d’imposta in cui si inizia l’attività e per i quattro anni successivi (cinque anni in totale) si applica l’aliquota ridotta del 5%, a condizione che non si siano svolte attività d’impresa o professionali nei tre anni precedenti e che la nuova attività non sia mera prosecuzione di quella precedente.

    Un dipendente con stipendio di 33.000 euro può aprire la partita IVA in forfettario nel 2025?

    Sì. Per il 2025 e il 2026 il limite per il reddito da lavoro dipendente è elevato a 35.000 euro (rispetto al limite ordinario di 30.000 euro). Un reddito da dipendente di 33.000 euro è sotto tale soglia, quindi la causa ostativa non scatta; occorre però che il rapporto di lavoro non sia ancora in essere o, se lo è, che non si fatturi prevalentemente verso il proprio datore di lavoro.

    Come si calcola il reddito imponibile nel regime forfettario?

    Si moltiplica l’ammontare dei ricavi o compensi percepiti (principio di cassa) per il coefficiente di redditività del proprio gruppo ATECO. Dal risultato si deducono integralmente i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati nell’anno. L’importo netto costituisce la base imponibile su cui si applica l’imposta sostitutiva.

    Quali cause di esclusione impediscono l'accesso al regime?

    Tra le principali: utilizzo di regimi speciali IVA, residenza fuori dall’UE/SEE senza produrre almeno il 75% del reddito in Italia, svolgimento prevalente di cessioni di fabbricati o terreni edificabili, partecipazione a società di persone o controllo (diretto o indiretto) di SRL che svolgano attività riconducibile a quella del contribuente, fatturazione prevalente nei confronti del proprio datore di lavoro attuale o degli ultimi due anni, redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro (per il 2025 e 2026).

    Come si compila il quadro LM per il regime forfettario?

    Nella Sezione III del quadro LM: si barra la casella LM21 (col. 1) per attestare i requisiti; in LM22 (o righi fino a LM27 per più attività) si indicano codice ATECO, coefficiente, ricavi/compensi e reddito forfettario calcolato; in LM34 il reddito lordo totale; in LM35 i contributi previdenziali; in LM36 il reddito netto; in LM38 il reddito al netto delle perdite pregresse; in LM39 l’imposta sostitutiva (15% o 5%).

    Il reddito forfettario conta ai fini ISEE o delle detrazioni per familiari a carico?

    Sì. Pur non concorrendo al reddito complessivo IRPEF, il reddito assoggettato al regime forfettario rileva ai fini della soglia per essere considerato a carico per il riconoscimento delle detrazioni per carichi di famiglia (art. 12, comma 2, TUIR) e, più in generale, per il riconoscimento di deduzioni, detrazioni o benefici collegati al possesso di requisiti reddituali, inclusi quelli di natura non tributaria come l’ISEE.

    Vedi anche: Associazioni e legge 398, Uscita dal forfettario, Bollo in fattura del forfettario, Spettacoli e intrattenimenti, Regime IVA editoria e Regime IVA agricoltura.

  • Art. 214 TUEL – Operazioni di riscossione

    Art. 214 TUEL – Articolo 214

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Per ogni somma riscossa il tesoriere rilascia quietanza, numerata in ordine cronologico per esercizio finanziario.

  • Mi trasferisco in Italia nel 2026: quale aliquota neoresidenti si applica? caso pratico

    In sintesi

    • La decorrenza è ancorata alla residenza ex art. 43 c.c. (dimora abituale), non alla mera iscrizione anagrafica.
    • Il dies a quo è il 1° gennaio 2026: conta la data di trasferimento della residenza.
    • Chi ha acquisito la residenza in Italia prima di tale data resta nella disciplina previgente.
    • Chi la acquisisce dal 1° gennaio 2026 rientra nel nuovo regime (sostitutiva a 300.000 euro).
    • La residenza civilistica richiede dimora effettiva e abituale: l’iscrizione anagrafica da sola non basta.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 26 della Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) stabilisce che le nuove regole del regime neoresidenti (comma 25) si applicano ai soggetti che trasferiscono in Italia la residenza ai sensi dell’art. 43 c.c. a decorrere dal 1° gennaio 2026, data di entrata in vigore della legge.

    Approfondimento normativo completo: Comma 26 LB 2026: decorrenza nuovo regime impatriati dalla data legge.

    Perché la data di trasferimento è decisiva

    Il comma 26 detta la regola di diritto intertemporale: stabilisce a chi si applicano le nuove soglie introdotte dal comma 25. Il criterio non è la data dell’opzione né l’anno d’imposta, ma il momento in cui il contribuente trasferisce in Italia la residenza ai sensi dell’art. 43 del codice civile.

    L’art. 43 c.c. distingue il domicilio (sede principale di affari e interessi) dalla residenza (dimora abituale). Il comma 26 fa riferimento alla residenza: rileva quindi la dimora effettiva e abituale nel territorio dello Stato, con un elemento oggettivo (permanenza fisica reiterata) e uno soggettivo (intenzione di stabilirsi durevolmente). La sola iscrizione all’anagrafe non è sufficiente.

    Il dies a quo è il 1° gennaio 2026: chi ha acquisito la residenza prima continua ad applicare la disciplina previgente; chi la acquisisce a partire da quella data è assoggettato al nuovo regime.

    Cosa verificare per individuare il regime applicabile

    • La data effettiva di trasferimento della residenza ex art. 43 c.c., documentabile (contratti, utenze, presenza fisica).
    • Che la dimora sia abituale e non occasionale: l’iscrizione anagrafica da sola non determina la residenza civilistica.
    • Se la residenza è stata acquisita prima o dal 1° gennaio 2026, perché cambia il regime applicabile.
    • Il rispetto dei requisiti generali dell’art. 24-bis TUIR (non essere stati residenti in Italia per un numero minimo di periodi d’imposta precedenti).

    Caso 1 – Tizio si trasferisce a gennaio 2026

    Scenario. Tizio sposta dimora e centro di vita in Italia dal 15 gennaio 2026. Vuole sapere quale soglia di imposta sostitutiva gli si applica.

    Come si legge in pratica. Avendo acquisito la residenza ex art. 43 c.c. dopo il 1° gennaio 2026, Tizio rientra nel nuovo regime: l’imposta sostitutiva forfettaria è di 300.000 euro l’anno (50.000 per familiare). Si applicano cioè le soglie introdotte dal comma 25.

    In pratica

    • Residenza acquisita dal 1° gennaio 2026: nuovo regime.
    • Sostitutiva di 300.000 euro l’anno.
    • 50.000 euro per ciascun familiare aderente.

    Caso 2 – Caia era già residente da dicembre 2025

    Scenario. Caia ha trasferito la dimora abituale in Italia a dicembre 2025 e ha esercitato l’opzione. Teme che dal 2026 le venga chiesta la nuova soglia di 300.000 euro.

    Come si legge in pratica. Avendo acquisito la residenza prima del 1° gennaio 2026, Caia resta nella disciplina previgente: per la sua posizione continua a valere l’imposta sostitutiva nella misura applicabile al momento dell’accesso al regime. Il comma 26 esclude infatti l’applicazione retroattiva delle nuove soglie a chi era già residente.

    Attenzione

    • Residenza acquisita prima del 1° gennaio 2026: regime previgente.
    • Le nuove soglie non si applicano retroattivamente.
    • Va comunque verificata la corretta data di acquisizione della residenza.

    Caso 3 – Sempronio iscritto all'anagrafe ma all'estero

    Scenario. Sempronio si è iscritto all’anagrafe italiana a fine 2025, ma di fatto ha continuato a vivere all’estero, rientrando stabilmente solo nel 2026.

    Come si legge in pratica. Ciò che conta è la residenza ex art. 43 c.c., cioè la dimora abituale effettiva, non la sola iscrizione anagrafica. Se la dimora abituale si è radicata solo nel 2026, è a quella data che va riferito il trasferimento della residenza: Sempronio rientrerebbe nel nuovo regime. La prova della residenza effettiva è centrale e va documentata.

    Punto chiave

    • Rileva la dimora abituale effettiva, non l’iscrizione anagrafica.
    • La data di trasferimento va provata in concreto.
    • Posizioni dubbie vanno valutate con un professionista.

    Quando conviene una verifica

    La corretta individuazione della residenza fiscale e del regime applicabile è delicata: meglio affidarsi a un esperto di fiscalità internazionale: trova un fiscalista esperto.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Da quando si applica il nuovo regime neoresidenti?

    Il comma 26 della Legge di Bilancio 2026 stabilisce che le nuove regole (comma 25) si applicano a chi trasferisce in Italia la residenza ex art. 43 c.c. a decorrere dal 1° gennaio 2026.

    Conta l'iscrizione all'anagrafe o la residenza effettiva?

    Conta la residenza ex art. 43 c.c., cioè la dimora abituale effettiva. La sola iscrizione anagrafica non è sufficiente a determinare la residenza civilistica.

    Chi si è trasferito nel 2025 deve pagare 300.000 euro?

    No. Chi ha acquisito la residenza prima del 1° gennaio 2026 resta nella disciplina previgente; le nuove soglie non si applicano retroattivamente.

    Cosa significa residenza ex art. 43 del codice civile?

    È il luogo di dimora abituale, caratterizzato dalla permanenza fisica reiterata (elemento oggettivo) e dall’intenzione di stabilirsi durevolmente (elemento soggettivo).

    Come si prova la data di trasferimento della residenza?

    Attraverso elementi concreti e documentabili (contratti di locazione o acquisto, utenze, presenza fisica, centro degli interessi familiari e personali), non con la sola iscrizione anagrafica.

  • Detrazione spese badante 730/2026: limite di reddito e massimale

    In sintesi

    • Detrazione del 19% sulle spese per addetti all’assistenza di persone non autosufficienti.
    • Spetta solo se il reddito complessivo non supera 40.000 euro (includendo i redditi da cedolare secca).
    • Massimale di spesa: 2.100 euro per contribuente, indipendentemente dal numero di persone assistite.
    • La non autosufficienza deve essere certificata da un medico: non basta la necessità pratica.
    • Spetta anche per le spese sostenute per familiari non a carico, a differenza di molte altre detrazioni.
    • La detrazione massima concreta è 399 euro (19% di 2.100 euro).

    Chi ha diritto alla detrazione per le spese di assistenza

    Se hai sostenuto spese per pagare una badante o un altro addetto all’assistenza di una persona non autosufficiente – che sia un tuo familiare o te stesso – puoi detrarre il 19% di quella spesa nel 730. La detrazione, però, ha due condizioni precise: il tuo reddito complessivo non deve superare i 40.000 euro, e la spesa detraibile è limitata a 2.100 euro in totale.

    Chi è considerato non autosufficiente? Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate fanno riferimento a persone che non sono in grado di svolgere autonomamente atti quotidiani fondamentali: alimentarsi, provvedere all’igiene personale, deambulare, vestirsi, espletare le funzioni fisiologiche. Rientra in questa definizione anche chi necessita di sorveglianza continuativa. La condizione deve risultare da una certificazione medica: non basta la necessità pratica o la semplice anzianità.

    Una caratteristica importante di questa detrazione è che spetta anche per le spese sostenute per familiari non a carico. Questo significa che puoi detrarre le spese per assistere un genitore anziano anche se lui ha un proprio reddito e non risulta fiscalmente a tuo carico.

    Il limite di 2.100 euro è riferito al singolo contribuente che presenta la dichiarazione, a prescindere da quante persone ha assistito. Se hai pagato una badante sia per te stesso che per un genitore, la spesa complessiva detraibile non supera comunque 2.100 euro. Anche se più familiari si dividono le spese per assistere la stessa persona, il tetto di 2.100 euro va ripartito tra tutti loro.

    Riepilogo detrazione spese badante e assistenza
    Voce Importo / regola
    Aliquota di detrazione 19%
    Massimale di spesa detraibile 2.100 euro (per contribuente, non per assistito)
    Detrazione massima ottenibile 399 euro
    Limite di reddito del contribuente Reddito complessivo non superiore a 40.000 euro
    Certificazione richiesta Certificato medico che attesta la non autosufficienza
    Rigo nel 730 Da E8 a E10, codice onere 15

    Esempio pratico

    • Tizio ha un reddito complessivo di 32.000 euro. Ha pagato nel 2025 una badante per la madre non autosufficiente (certificazione medica presente) per un totale di 3.500 euro. Il massimale è 2.100 euro: Tizio inserisce 2.100 euro nel 730. La detrazione spettante è il 19% di 2.100 euro = 399 euro di imposta in meno. Se il suo reddito fosse stato 42.000 euro, non avrebbe avuto diritto ad alcuna detrazione.

    Documenti necessari

    • Certificazione medica che attesta la condizione di non autosufficienza della persona assistita
    • Ricevuta firmata rilasciata dall’addetto all’assistenza, con nome, cognome e codice fiscale dell’assistito e di chi ha pagato
    • Se la spesa riguarda un familiare: indicazione degli estremi anagrafici e del codice fiscale del familiare assistito nella ricevuta
    • Documentazione attestante il reddito complessivo del contribuente (busta paga, CU), per verificare il rispetto del limite di 40.000 euro
    • Estratto conto o ricevuta di pagamento tracciabile

    Assistenza al genitore non a carico

    Scenario. Caio, con reddito di 35.000 euro, ha pagato una badante per il padre anziano (non a suo carico fiscale perché il padre percepisce la pensione). La spesa annuale è stata di 4.800 euro, certificazione medica presente.

    Come si applica. La detrazione spetta anche per i familiari non a carico. Il reddito di Caio è sotto il limite di 40.000 euro. Il massimale è 2.100 euro. Caio indica 2.100 euro nel rigo E8/E9/E10 con codice 15. Detrazione: 19% × 2.100 = 399 euro.

    In pratica

    • Spetta anche se il genitore non è fiscalmente a carico
    • Spesa ammessa: 2.100 euro (massimale, non l’intera spesa di 4.800 euro)
    • Detrazione ottenuta: 399 euro

    Più familiari si dividono le spese di assistenza

    Scenario. Sempronia e sua sorella si dividono equamente le spese per una badante che assiste la madre non autosufficiente. Spesa totale 2025: 4.000 euro, 2.000 euro a testa. Entrambe hanno reddito sotto 40.000 euro.

    Come si applica. Il limite di 2.100 euro va ripartito tra coloro che hanno sostenuto la spesa. In questo caso ciascuna ha pagato 2.000 euro, che è sotto il massimale individuale di 2.100 euro. Sempronia indica 2.000 euro nel suo 730, la sorella fa lo stesso nel suo. Ognuna ottiene una detrazione di 19% × 2.000 = 380 euro.

    In pratica

    • Il tetto di 2.100 euro si applica a ciascun contribuente separatamente
    • Ciascuna può detrarre la propria quota di spesa (2.000 euro), che è sotto il massimale
    • Detrazione per ciascuna: 19% × 2.000 = 380 euro

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quale reddito non devo superare per avere la detrazione?

    Il tuo reddito complessivo non deve essere superiore a 40.000 euro. In questo limite rientra anche il reddito dei fabbricati assoggettato a cedolare secca.

    Qual è la spesa massima detraibile per le spese di assistenza?

    2.100 euro per contribuente, indipendentemente dal numero di persone assistite. La detrazione massima è quindi 399 euro (19% di 2.100).

    Posso detrarre le spese per un genitore che ha una propria pensione e non è mio fiscalmente a carico?

    Sì. Questa detrazione è una delle poche che spettano anche per le spese sostenute per familiari non a carico.

    Basta che la persona sia anziana o ci vuole un certificato medico?

    Occorre un certificato medico che attesti la non autosufficienza. La semplice età avanzata non è sufficiente; devono emergere le difficoltà nello svolgere autonomamente gli atti della vita quotidiana.

    Quali documenti servono per la ricevuta della badante?

    La ricevuta firmata dalla badante deve riportare il nome, cognome e codice fiscale sia di chi paga sia di chi presta l’assistenza. Se la spesa riguarda un familiare, vanno indicati anche i suoi dati anagrafici e codice fiscale.

    Se ho sostenuto spese sia per me che per un familiare, il massimale raddoppia?

    No. Il limite di 2.100 euro si riferisce al singolo contribuente, a prescindere da quante persone ha assistito. Il totale inserito nel rigo non può superare 2.100 euro.

    Vedi anche: Contributi colf e badanti e Contributi colf e badanti deducibili.

  • Art. 237 bis Cod. Amb. – (Finalità e oggetto)

    Art. 237 Bis Cod. Amb. – (Finalità e oggetto)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Il presente titolo definisce le misure e le procedure atte a prevenire oppure, qualora non sia possibile, a ridurre gli effetti negativi delle attività di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti, ed in particolare le emissioni delle suddette attività nell’aria, nel suolo, nelle acque superficiali e sotterranee, al fine di conseguire un elevato livello di protezione dell’ambiente e di tutela della salute umana.

    2. Ai fini di cui al comma 1, il presente titolo disciplina: a) i valori limite di emissione degli impianti di incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti; b) i metodi di campionamento, di analisi e di valutazione degli inquinanti derivanti dagli impianti di incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti; c) i criteri e le norme tecniche generali riguardanti le caratteristiche costruttive e funzionali, nonché le condizioni di esercizio degli impianti di incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti, con particolare riferimento all’esigenza di assicurare un’elevata protezione dell’ambiente contro le emissioni causate dall’incenerimento e dal coincenerimento dei rifiuti.

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