- Regola competenze dello Stato in materia di rifiuti nel quadro del riparto Stato-Regioni
- Si fonda sull'art. 117, comma 2, lett. s) Cost.
- Attua i principi di sussidiarietà e leale collaborazione
- Distingue tra livelli statale, regionale, provinciale e comunale
- Si coordina con il Programma nazionale e i piani regionali
Testo dell'articoloVigente
Art. 195 Cod. Amb. — Competenze dello Stato
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 — testo aggiornato
1. Ferme restando le ulteriori competenze statali previste da speciali disposizioni, anche contenute nella parte quarta del presente decreto, spettano allo Stato: a) le funzioni di indirizzo e coordinamento necessarie all’attuazione della parte quarta del presente decreto, da esercitare ai sensi dell’ articolo 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59 , nei limiti di quanto stabilito dall’ articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131 ; b) la definizione dei criteri generali e delle metodologie per la gestione integrata dei rifiuti,; b-bis) la definizione di linee guida, sentita la Conferenza unificata di cui all’ articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , sui contenuti minimi delle autorizzazioni rilasciate ai sensi degli artt. 208, 215 e 216; b-ter) la definizione di linee guida, sentita la Conferenza Unificata di cui all’ articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , per le attività di recupero energetico dei rifiuti; c) l’individuazione delle iniziative e delle misure per prevenire e limitare, anche mediante il ricorso a forme di deposito cauzionale sui beni immessi al consumo, la produzione dei rifiuti, nonché per ridurne la pericolosità; d) l’individuazione dei flussi omogenei di produzione dei rifiuti con più elevato impatto ambientale, che presentano le maggiori difficoltà di smaltimento o particolari possibilità di recupero sia per le sostanze impiegate nei prodotti base sia per la quantità complessiva dei rifiuti medesimi; e) l’adozione di criteri generali per la redazione di piani di settore per la riduzione, il riciclaggio, il recupero e l’ottimizzazione dei flussi di rifiuti; f) l’individuazione, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle regioni, degli impianti di recupero e di smaltimento di preminente interesse nazionale da realizzare per la modernizzazione e lo sviluppo del paese; l’individuazione è operata, sentita la Conferenza unificata di cui all’ articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , a mezzo di un programma, adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, e inserito nel Documento di programmazione economico-finanziaria, con indicazione degli stanziamenti necessari per la loro realizzazione. Nell’individuare le infrastrutture e gli insediamenti strategici di cui al presente comma il Governo procede secondo finalità di riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale. Il Governo indica nel disegno di legge finanziaria ai sensi dell’ articolo 11, comma 3, lettera i-ter), della legge 5 agosto 1978, n. 468 , le risorse necessarie, anche ai fini del l’erogazione dei contributi compensativi a favore degli enti locali, che integrano i finanziamenti pubblici, comunitari e privati allo scopo disponibili; g) la definizione, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle regioni, di un piano nazionale di comunicazione e di conoscenza ambientale. La definizione è operata, sentita la Conferenza unificata di cui all’ articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , a mezzo di un Programma, formulato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, inserito nel Documento di programmazione economico-finanziaria, con indicazione degli stanziamenti necessari per la realizzazione; h) l’indicazione delle misure atte ad incoraggiare la razionalizzazione della raccolta, della cernita e del riciclaggio dei rifiuti; i) l’individuazione delle iniziative e delle azioni, anche economiche, per favorire il riciclaggio e il recupero di dai rifiuti, nonché per promuovere il mercato dei materiali recuperati dai rifiuti ed il loro impiego da parte delle pubbliche amministrazioni e dei soggetti economici, anche ai sensi dell’ articolo 52, comma 56, lettera a), della legge 28 dicembre 2001, n. 448 , e del decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio 8 maggio 2003, n. 203 ; l) l’individuazione di obiettivi di qualità dei servizi di gestione dei rifiuti; m) la determinazione di criteri generali, differenziati per i rifiuti urbani e per i rifiuti speciali, ai fini della elaborazione dei piani regionali di cui all’articolo 199 con particolare riferimento alla determinazione, d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’ articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , delle linee guida per la individuazione degli Ambiti territoriali ottimali, da costituirsi ai sensi dell’articolo 200, e per il coordinamento dei piani stessi; n) la determinazione, relativamente all’assegnazione della concessione del servizio per la gestione integrata dei rifiuti, d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’ articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , delle linee guida per la definizione delle gare d’appalto, ed in particolare dei requisiti di ammissione delle imprese, e dei relativi capitolati, anche con riferimento agli elementi economici relativi agli impianti esistenti; o) la determinazione, d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’ articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , delle linee guida inerenti le forme ed i modi della cooperazione fra gli enti locali, anche con riferimento alla riscossione della tariffa sui rifiuti urbani ricadenti nel medesimo ambito territoriale ottimale, secondo criteri di trasparenza, efficienza, efficacia ed economicità; p) l’indicazione dei criteri generali relativi alle caratteristiche delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti; q) l’indicazione dei criteri generali , ivi inclusa l’emanazione di specifiche linee guida, per l’organizzazione e l’attuazione della raccolta differenziata dei rifiuti urbani; r) la determinazione, d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’ articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , delle linee guida, dei criteri generali e degli standard di bonifica dei siti inquinati, nonché la determinazione dei criteri per individuare gli interventi di bonifica che, in relazione al rilievo dell’impatto sull’ambiente connesso all’estensione dell’area interessata, alla quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, rivestono interesse nazionale; s) la determinazione delle metodologie di calcolo e la definizione di materiale riciclato per l’attuazione dell’articolo 196, comma 1, lettera p); t) l’adeguamento della parte quarta del presente decreto alle direttive, alle decisioni ed ai regolamenti dell’Unione europea.
2. Sono inoltre di competenza dello Stato: a) l’indicazione dei criteri e delle modalità di adozione, secondo principi di unitarietà, compiutezza e coordinamento, delle norme tecniche per la gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi e di specifiche tipologie di rifiuti, con riferimento anche ai relativi sistemi di accreditamento e di certificazione ai sensi dell’articolo 177, comma 6 ; b) l’adozione delle norme e delle condizioni per l’applicazione delle procedure semplificate di cui agli articoli 214, 215 e 216, ivi comprese le linee guida contenenti la specificazione della relazione da allegare alla comunicazione prevista da tali articoli; c) la determinazione dei limiti di accettabilità e delle caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche di talune sostanze contenute nei rifiuti in relazione a specifiche utilizzazioni degli stessi; d) la determinazione e la disciplina delle attività di recupero dei prodotti di amianto e dei beni e dei prodotti contenenti amianto, mediante decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro della salute e con il Ministro delle attività produttive; e) LETTERA ABROGATA DAL D.LGS. 3 SETTEMBRE 2020, N. 116 ; f) la definizione dei metodi, delle procedure e degli standard per il campionamento e l’analisi dei rifiuti; g) la determinazione dei requisiti e delle capacità tecniche e finanziarie per l’esercizio delle attività di gestione dei rifiuti, ivi compresi i criteri generali per la determinazione delle garanzie finanziarie in favore delle regioni, con particolare riferimento a quelle dei soggetti obbligati all’iscrizione all’Albo di cui all’articolo 212, secondo la modalità di cui al comma 9 dello stesso articolo; h) la definizione del modello e dei contenuti del formulario di cui all’articolo 193 e la regolamentazione del trasporto dei rifiuti; i) l’individuazione delle tipologie di rifiuti che per comprovate ragioni tecniche, ambientali ed economiche possono essere smaltiti direttamente in discarica; l) l’adozione di un modello uniforme del registro di cui all’articolo 190 e la definizione delle modalità di tenuta dello stesso, nonché l’individuazione degli eventuali documenti sostitutivi del registro stesso; m) l’individuazione dei rifiuti elettrici ed elettronici, di cui all’articolo 227, comma 1, lettera a); n) l’aggiornamento degli Allegati alla parte quarta del presente decreto; o) l’adozione delle norme tecniche, delle modalità e delle condizioni di utilizzo del prodotto ottenuto mediante compostaggio, con particolare riferimento all’utilizzo agronomico come fertilizzante, ai sensi del decreto legislativo 29 aprile 2010, n. 75 , e del prodotto di qualità ottenuto mediante compostaggio da rifiuti organici selezionati alla fonte con raccolta differenziata; p) l’autorizzazione allo smaltimento di rifiuti nelle acque marine, in conformità alle disposizioni stabilite dalle norme comunitarie e dalle convenzioni internazionali vigenti in materia, rilasciata dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, su proposta dell’autorità marittima nella cui zona di competenza si trova il porto più vicino al luogo dove deve essere effettuato lo smaltimento ovvero si trova il porto da cui parte la nave con il carico di rifiuti da smaltire; q) l’individuazione della misura delle sostanze assorbenti e neutralizzanti, previamente testate da università o istituti specializzati, di cui devono dotarsi gli impianti destinati allo stoccaggio, ricarica, manutenzione, deposito e sostituzione di accumulatori, al fine di prevenire l’inquinamento del suolo, del sottosuolo e di evitare danni alla salute e all’ambiente derivanti dalla fuoriuscita di acido, tenuto conto della dimensione degli impianti, del numero degli accumulatori e del rischio di sversamento connesso alla tipologia dell’attività esercitata; r) l’individuazione e la disciplina, nel rispetto delle norme comunitarie ed anche in deroga alle disposizioni della parte quarta del presente decreto, di forme di semplificazione degli adempimenti amministrativi per la raccolta e il trasporto di specifiche tipologie di rifiuti destinati al recupero e conferiti direttamente dagli utenti finali dei beni che originano i rifiuti ai produttori, ai distributori, a coloro che svolgono attività di installazione e manutenzione presso le utenze domestiche dei beni stessi o ad impianti autorizzati alle operazioni di recupero di cui alle voci R2, R3, R4, R5, R6 e R9 dell’Allegato C alla parte quarta del presente decreto, da adottarsi con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente disciplina; s) la riorganizzazione del Catasto dei rifiuti; t) predisposizione di linee guida per l’individuazione di una codifica omogenea per le operazioni di recupero e smaltimento da inserire nei provvedimenti autorizzativi da parte delle autorità competenti, anche in conformità a quanto disciplinato in materia dalla direttiva 2008/12/CE , e sue modificazioni; u) individuazione dei contenuti tecnici minimi da inserire nei provvedimenti autorizzativi di cui agli articoli 208, 209, 211; v) predisposizione di linee guida per l’individuazione delle procedure analitiche, dei criteri e delle metodologie per la classificazione dei rifiuti pericolosi ai sensi dell’allegato D della parta quarta del presente decreto.
3. Salvo che non sia diversamente disposto dalla parte quarta del presente decreto, le funzioni di cui al comma 1 sono esercitate ai sensi della legge 23 agosto 1988, n. 400 , su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri delle attività produttive, della salute e dell’interno, sentite la Conferenza unificata di cui all’ articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
4. Salvo che non sia diversamente disposto dalla parte quarta del presente decreto, le norme regolamentari e tecniche di cui al comma 2 sono adottate, ai sensi dell’ articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , con decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri delle attività produttive, della salute e dell’interno, nonché, quando le predette norme riguardino i rifiuti agricoli ed il trasporto dei rifiuti, di concerto, rispettivamente, con i Ministri delle politiche agricole e forestali e delle infrastrutture e dei trasporti.
5. Fatto salvo quanto previsto dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 , ai fini della sorveglianza e dell’accertamento degli illeciti in violazione della normativa in materia di rifiuti nonché della repressione dei traffici illeciti e degli smaltimenti illegali dei rifiuti provvedono il Comando carabinieri tutela ambiente (C.C.T.A.) e il Corpo delle Capitanerie di porto; può altresì intervenire il Corpo forestale dello Stato e possono concorrere la Guardia di finanza e la Polizia di Stato.
5-bis. Nelle more dell’esercizio da parte dello Stato delle competenze di cui al comma 2, lettere a) e g), le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano possono disciplinare comunque tali aspetti, con l’obbligo di adeguamento alle sopravvenute norme nazionali entro 6 mesi.
Stesso numero, altri codici
- Art. 195 D.Lgs. 209/2005 — Imprese di riassicurazione italiane
- Art. 195 Codice Civile: Prelevamento dei beni mobili
- Articolo 195 Codice della Crisi d'Impresa e dell’Insolvenza
- Art. 195 C.d.S.: Applicazione delle sanzioni amministrative pecu
- Articolo 195 Codice di Procedura Civile: Processo verbale e relazione
- Articolo 195 Codice di Procedura Penale: Testimonianza indiretta
Commento
L'architettura delle competenze in materia di rifiuti risponde al riparto costituzionale ex art. 117, comma 2, lett. s) Cost., che attribuisce la materia ambientale alla competenza esclusiva statale. La Corte costituzionale ha tuttavia riconosciuto la natura trasversale della materia, imponendo modelli di leale collaborazione con Regioni, Province e Comuni. La disposizione in esame definisce il riparto operativo tra i livelli di governo.
Quadro costituzionale del riparto
La norma in tema di competenze dello Stato in materia di rifiuti attua il riparto di competenze in materia di gestione dei rifiuti. funzioni statali di indirizzo, coordinamento e definizione dei criteri generali della gestione dei rifiuti. L'art. 117, comma 2, lett. s) Cost. attribuisce la materia ambientale alla competenza esclusiva statale, ma la Corte costituzionale ha più volte ribadito la natura trasversale della materia, che si interseca con materie di competenza concorrente (governo del territorio, tutela della salute, valorizzazione dei beni culturali) e residuale (servizi pubblici locali). Il riparto operativo è quindi articolato su più livelli, con strumenti di leale collaborazione.
Funzioni statali, regionali e locali
Allo Stato spettano funzioni di indirizzo e coordinamento, definizione dei criteri generali, individuazione delle metodologie di calcolo degli obiettivi, vigilanza sull'attuazione della disciplina europea (con il coordinamento tecnico di ISPRA). Alle Regioni spettano la pianificazione (piano regionale di gestione dei rifiuti, strumento fondamentale per individuare il fabbisogno impiantistico e la localizzazione degli impianti) e le autorizzazioni di rilevanza regionale. Alle Province (e a Province autonome e Città metropolitane) spettano funzioni di controllo e di iscrizione a registri. Ai Comuni spetta la gestione operativa dei rifiuti urbani, con regolamento comunale che ne disciplina raccolta, recupero e smaltimento.
Pianificazione e Programma nazionale
Il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti (art. 198-bis) fissa indirizzi e criteri generali per la pianificazione regionale, in coerenza con il diritto europeo e con gli obiettivi quantitativi comunitari. Il piano regionale, a sua volta, individua il fabbisogno impiantistico, le aree idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti, gli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio. In linea generale, la giurisprudenza amministrativa ha sindacato la localizzazione degli impianti sotto il profilo dell'adeguatezza istruttoria e della motivazione, valorizzando la partecipazione delle comunità locali interessate.
Strumenti di leale collaborazione
La natura trasversale della materia impone strumenti di coordinamento: intese in sede di Conferenza Stato-Regioni, accordi di programma per la chiusura del ciclo, conferenze di servizi per l'autorizzazione di impianti, regolamentazione integrata dei servizi pubblici locali. La Corte costituzionale, in linea generale, ha sanzionato sia gli interventi statali che comprimessero eccessivamente la potestà regionale in materie connesse, sia gli interventi regionali che ostacolassero la realizzazione di impianti di rilievo nazionale, valorizzando il modello collaborativo.
Profili applicativi e controversie
Sul piano operativo, la corretta individuazione dell'autorità competente è il primo adempimento. Errori possono comportare la trasmissione d'ufficio dell'istanza al soggetto effettivamente competente, con slittamento dei termini. Le controversie sul riparto approdano spesso alla Corte costituzionale in sede di conflitti di attribuzione. Sul piano del controllo, ARPA, ISPRA, Carabinieri Tutela Ambiente e Guardia di Finanza coordinano l'attività di vigilanza, con flussi informativi che alimentano il Catasto rifiuti e il sistema MUD (Modello Unico di Dichiarazione ambientale).
Domande frequenti
Come si individua l'autorità competente per i procedimenti dell'articolo 195?
Occorre considerare il livello di governo coinvolto e la tipologia di attività: lo Stato definisce indirizzi e Programma nazionale; le Regioni adottano il piano regionale e le autorizzazioni di rilievo regionale; le Province esercitano controlli; i Comuni gestiscono i rifiuti urbani con regolamento e affidamenti.
Cosa accade se istanza è presentata all'autorità sbagliata?
L'autorità ricevente la trasmette d'ufficio a quella competente, con eventuale slittamento dei termini procedimentali. La giurisprudenza, in linea generale, riconosce un margine di sanatoria per gli errori incolpevoli del proponente.
Quale ruolo hanno ARPA, ISPRA e Carabinieri Tutela Ambiente?
ARPA svolge controlli operativi sul territorio; ISPRA cura il coordinamento tecnico nazionale e la reportistica; Carabinieri Tutela Ambiente e Guardia di Finanza contrastano gli illeciti penali. Il MASE coordina l'azione complessiva e cura i rapporti con la Commissione UE.
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