Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Massime giurisprudenziali
  4. Pronunce Corte Costituzionale
  5. Prassi e linee guida
  6. Casi pratici
  7. Domande frequenti
  8. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 10 c.p.c. – Determinazione del valore

In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

Il valore della causa, ai fini della competenza, si determina dalla domanda a norma delle disposizioni seguenti.

A tale effetto le domande proposte nello stesso processo contro la medesima persona si sommano tra loro, e gli interessi scaduti, le spese e i danni, anteriori alla proposizione si sommano col capitale.

In sintesi

  • L'art. 10 c.p.c. stabilisce come si determina il valore della causa ai fini della competenza.
  • Il valore si desume dalla domanda, secondo le disposizioni successive (artt. 11-17 c.p.c.).
  • Le domande proposte nello stesso processo contro la medesima persona si sommano tra loro.
  • Si sommano al capitale gli interessi scaduti, le spese e i danni anteriori alla proposizione.
  • La regola incide sulla competenza per valore tra giudice di pace e tribunale.
Indice dei contenuti

L'art. 10 c.p.c. apre la disciplina della competenza per valore, indicando i criteri con cui si determina il valore della causa ai fini dell'individuazione del giudice competente. La norma stabilisce due regole fondamentali: il valore si determina dalla domanda, secondo le disposizioni successive, e le domande proposte nello stesso processo contro la medesima persona si sommano tra loro, sommandosi al capitale anche gli interessi scaduti, le spese e i danni anteriori alla proposizione. Si tratta di criteri che assicurano certezza nell'individuazione del giudice competente e prevengono manovre dirette ad alterare artificiosamente il valore della controversia.

La determinazione del valore dalla domanda

Il primo principio è che il valore della causa si determina dalla domanda. Ciò significa che il giudice guarda a quanto l'attore chiede, e non a quanto in concreto verrà eventualmente riconosciuto all'esito del giudizio. Il criterio della domanda assicura che la competenza sia individuabile fin dall'inizio del processo, sulla base del petitum, senza dover attendere l'esito dell'istruttoria. Il rinvio "alle disposizioni seguenti" richiama gli artt. 11 e seguenti c.p.c., che precisano i criteri per categorie particolari di cause, come le cause relative a somme di denaro o beni mobili, le cause relative a prestazioni periodiche, le cause relative a beni immobili e le controversie in materia di obbligazioni. L'art. 10 fissa dunque il principio generale, completato dalle regole speciali successive.

Il cumulo delle domande contro la medesima persona

Il secondo comma stabilisce che le domande proposte nello stesso processo contro la medesima persona si sommano tra loro. La regola del cumulo evita che il valore della controversia venga frazionato artificiosamente in piu domande di importo inferiore, così da radicare la competenza presso un giudice diverso da quello che sarebbe competente per il valore complessivo. Quando piu pretese sono fatte valere nello stesso processo contro lo stesso soggetto, il loro valore si somma e su tale somma si calcola la competenza. La regola opera in presenza dell'identità soggettiva passiva, cioè quando le domande sono rivolte contro la medesima persona, e nell'ambito del medesimo processo.

Gli accessori: interessi, spese e danni anteriori

La norma precisa quali poste si sommano al capitale ai fini del valore. Si sommano gli interessi scaduti, le spese e i danni anteriori alla proposizione della domanda. La scelta è coerente: si tratta di poste già maturate al momento dell'introduzione del giudizio, che concorrono a definire l'effettiva consistenza economica della pretesa. Non si computano, invece, gli interessi e gli accessori maturati dopo la proposizione, che dipendono dalla durata del processo e non sono determinabili a priori. La distinzione tra accessori anteriori, computabili, e accessori successivi, non computabili, garantisce che il valore della causa sia fissato in modo certo al momento dell'introduzione del giudizio.

Funzione di certezza e antielusiva

L'art. 10 assolve una duplice funzione. Sul piano della certezza, consente di individuare il giudice competente in base a criteri oggettivi e predeterminati, evitando incertezze sulla ripartizione di competenza per valore. Sul piano antielusivo, la regola del cumulo impedisce all'attore di scegliere il giudice frazionando la pretesa o omettendo accessori già maturati. La determinazione del valore incide infatti sulla ripartizione di competenza tra giudice di pace e tribunale, e una sua manipolazione altererebbe l'assetto legale delle competenze. La norma, fissando criteri rigidi, tutela il principio del giudice naturale precostituito per legge.

Coordinamento con le regole speciali

L'art. 10 va letto unitamente agli articoli successivi che disciplinano la determinazione del valore per categorie specifiche di controversie. Gli artt. 11-17 c.p.c. dettano criteri per le cause relative a somme di denaro, a beni mobili, a prestazioni alimentari o periodiche, a beni immobili e ad altre ipotesi particolari. In tale sistema, l'art. 10 funge da norma di apertura e di principio, mentre le disposizioni seguenti calibrano il criterio generale sulle caratteristiche delle diverse controversie. La lettura coordinata consente di individuare, per ciascun tipo di causa, il valore rilevante ai fini della competenza.

Il valore indeterminato o indeterminabile

Accanto alle cause di valore determinato, il sistema conosce ipotesi in cui il valore non è determinato o non è determinabile sulla base dei criteri legali. La disciplina della competenza per valore prevede regole apposite per tali situazioni, al fine di evitare che l'incertezza sul valore si traduca in incertezza sulla competenza. L'art. 10 e le norme collegate vanno quindi integrati con le previsioni che governano le cause di valore indeterminato, assicurando comunque l'individuazione di un giudice competente. La corretta qualificazione della causa come a valore determinato, determinabile o indeterminato costituisce un passaggio preliminare necessario per applicare i criteri di competenza e per impostare correttamente l'atto introduttivo.

Competenza per valore e rilievo della questione

La determinazione del valore della causa rileva non solo per individuare il giudice competente, ma anche per la disciplina del rilievo dell'incompetenza per valore. La questione di competenza può essere sollevata dalle parti e, nei limiti previsti, rilevata dal giudice, secondo le regole del codice di rito. Una determinazione del valore non conforme ai criteri dell'art. 10 può dare luogo a contestazioni e a pronunce sulla competenza, con possibile translatio del giudizio davanti al giudice competente. Per questo la corretta applicazione dei criteri di determinazione del valore, fin dalla redazione della domanda, contribuisce all'economia processuale e alla stabilità del giudizio, prevenendo questioni che ne ritarderebbero la definizione nel merito.

Rilievo pratico

Nella pratica, la corretta determinazione del valore della causa è il primo passo per individuare il giudice competente e per impostare correttamente l'atto introduttivo. L'attore deve indicare il valore della controversia tenendo conto del cumulo delle domande contro la stessa persona e degli accessori anteriori alla proposizione. Un'errata determinazione del valore può dare luogo a questioni di competenza, con possibili rilievi del convenuto o del giudice. L'art. 10 c.p.c., pur sintetico, fornisce dunque le coordinate essenziali per orientare tanto la redazione della domanda quanto la verifica della competenza per valore.

Domande frequenti

Come si determina il valore della causa?

Il valore si determina dalla domanda, cioè da quanto l'attore chiede, e non da quanto verrà eventualmente riconosciuto. Il criterio assicura che la competenza sia individuabile fin dall'inizio, secondo l'art. 10 e gli articoli successivi del c.p.c.

Le domande contro la stessa persona si sommano?

Sì. Le domande proposte nello stesso processo contro la medesima persona si sommano tra loro, e sul valore complessivo si calcola la competenza, per evitare il frazionamento artificioso della pretesa.

Interessi e spese rientrano nel valore della causa?

Si sommano al capitale gli interessi scaduti, le spese e i danni anteriori alla proposizione della domanda. Non si computano gli accessori maturati dopo, che dipendono dalla durata del processo.

Perche è importante determinare correttamente il valore?

Perche il valore incide sulla ripartizione di competenza per valore, ad esempio tra giudice di pace e tribunale. Una determinazione errata può generare questioni di competenza e rilievi del convenuto o del giudice.

L'art. 10 c.p.c. esaurisce la disciplina del valore?

No. L'art. 10 fissa il principio generale, completato dagli artt. 11-17 c.p.c., che dettano criteri specifici per le diverse categorie di controversie, come somme di denaro, beni mobili, prestazioni periodiche e beni immobili.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-06-20
Fonti consultate: 1 fonte verificate
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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