Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Familiari a carico nel 730/2026: regole, limiti e detrazioni

    In sintesi

    • Limite generale: è considerato fiscalmente a carico chi nel 2025 ha avuto un reddito complessivo uguale o inferiore a 2.840,51 euro al lordo degli oneri deducibili.
    • Figli under 24: il limite è elevato a 4.000 euro per i figli di età non superiore a 24 anni.
    • Novità 2025 sui figli: la detrazione IRPEF per figli a carico spetta ora solo ai figli di età da 21 a 29 anni (inclusi i 29) e ai figli di 30 anni o più con disabilità (L. 104/1992); soppressa per i figli over 30 senza disabilità.
    • Ascendenti a carico: dal 2025 la detrazione per altri familiari (diversi dal coniuge e dai figli) spetta solo per gli ascendenti che convivano con il contribuente.
    • Ripartizione tra genitori: la detrazione per figli a carico si divide al 50% tra i genitori non separati; i genitori possono accordarsi per attribuire il 100% a quello con reddito più elevato.
    • Figli under 21: per i figli di età inferiore a 21 anni la detrazione IRPEF è stata sostituita dall’Assegno Unico Universale erogato dall’INPS.

    Chi è considerato familiare fiscalmente a carico nel 2025

    Nel prospetto dei familiari a carico del Modello 730/2026 si indicano i dati dei familiari che nel 2025 sono stati fiscalmente a carico del contribuente. Queste informazioni servono al soggetto che presta l’assistenza fiscale per calcolare le detrazioni IRPEF spettanti, che variano in base al reddito del dichiarante e al grado di parentela.

    Sono considerati fiscalmente a carico i familiari che nel 2025 hanno posseduto un reddito complessivo uguale o inferiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili. Per i figli di età non superiore a 24 anni il limite è elevato a 4.000 euro. Nel computo di questi limiti rientrano anche somme non incluse nel reddito complessivo ai fini IRPEF, tra cui il reddito di fabbricati soggetto a cedolare secca, le retribuzioni corrisposte da enti internazionali e la quota esente dei redditi di lavoro dipendente in zone di frontiera, nonché i redditi soggetti ad imposta sostitutiva per il regime forfetario o di vantaggio.

    Il 2025 ha introdotto importanti modifiche alle detrazioni per familiari a carico. La detrazione IRPEF per figli è ora riconosciuta ai contribuenti con figli di età pari o superiore a 21 anni ma inferiore a 30 anni, nonché per i figli di età pari o superiore a 30 anni con disabilità accertata ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Per i figli con disabilità di età pari o superiore a 21 anni, le detrazioni sono cumulabili con l’Assegno Unico Universale eventualmente percepito.

    Ulteriore novità dal 2025: le detrazioni per altri familiari diversi dal coniuge e dai figli (es. genitori, ascendenti) spettano ora esclusivamente per gli ascendenti che convivano con il contribuente. Non spettano più a generi, nuore, suoceri, fratelli, sorelle o discendenti dei figli, sebbene per questi soggetti il contribuente possa comunque fruire delle deduzioni o detrazioni per le spese sostenute nel loro interesse se conviventi o percettori di assegni alimentari.

    Familiari a carico nel 730/2026: limiti di reddito e condizioni 2025
    Familiare Limite di reddito (lordo oneri deducibili) Condizione / Novità 2025
    Coniuge non legalmente separato 2.840,51 euro Nessuna modifica rispetto all'anno precedente
    Figli (età da 21 a 29 anni inclusi) 2.840,51 euro Novità 2025: detrazione IRPEF introdotta per questa fascia di età
    Figli (età non superiore a 24 anni) 4.000 euro Limite elevato; requisito età sufficiente anche per una sola parte dell'anno
    Figli con disabilità (L. 104/1992) di 21 anni o più 2.840,51 euro Nessun limite di età superiore; cumulabile con Assegno Unico Universale
    Figli under 21 N/A Dal 1° marzo 2022 detrazione sostituita dall'Assegno Unico (INPS)
    Figli di 30 anni o più senza disabilità N/A Novità 2025: detrazione IRPEF abolita per questa categoria
    Ascendenti (es. genitori) conviventi 2.840,51 euro Novità 2025: detrazione spetta solo se convivono con il contribuente
    Altri familiari (generi, nuore, fratelli, ecc.) N/A Dal 2025 non spetta la detrazione per carichi di famiglia

    Esempio pratico

    • Caio, contribuente con reddito di 35.000 euro, ha due figli: il primo ha 23 anni e un reddito di 3.800 euro; il secondo ha 26 anni e un reddito nullo. Il primo figlio (23 anni, reddito 3.800 euro) è a carico perché under 24 con reddito non superiore a 4.000 euro. Il secondo figlio (26 anni, reddito 0) è a carico perché ha un’eta’ compresa tra 21 e 29 anni con reddito non superiore a 2.840,51 euro. Caio può indicare entrambi nel prospetto familiari a carico e richiedere la detrazione al 50% per ciascuno, oppure accordarsi con l’altro genitore per attribuire il 100% al genitore con reddito più elevato.

    Documenti necessari

    • Codice fiscale di ciascun familiare a carico (obbligatorio anche se non si fruisce della detrazione)
    • Certificazione del reddito complessivo del familiare per l’anno 2025 (CU, dichiarazione dei redditi o autocertificazione)
    • Documentazione attestante la convivenza, per gli ascendenti a carico
    • Eventuale provvedimento dell’Autorita’ giudiziaria in caso di separazione, per la corretta ripartizione della detrazione per figli
    • Documentazione della disabilità ai sensi dell’art. 3 della L. 104/1992 per i figli con disabilità di età pari o superiore a 21 anni

    Caso 1: Tizio, genitore separato con figlio di 25 anni

    Scenario. Tizio è legalmente separato. Ha un figlio di 25 anni con reddito di 2.000 euro che non lavora stabilmente. L’ex coniuge è l’affidatario esclusivo. Tizio si chiede se può detrarre il figlio.

    Come si applica. Il figlio ha 25 anni (età compresa tra 21 e 29) e reddito di 2.000 euro (sotto 2.840,51 euro): è fiscalmente a carico. In caso di separazione legale, in mancanza di accordo tra i genitori la detrazione spetta al 100% al genitore affidatario oppure al 50% ciascuno in caso di affidamento congiunto. I genitori possono accordarsi diversamente e attribuire il 100% al genitore con reddito complessivo più elevato, per evitare che la detrazione vada perduta in caso di reddito insufficiente dell’altro genitore. Tizio deve indicare in colonna 7 la percentuale concordata (50 o 0 o 100).

    In pratica

    • In caso di affidamento esclusivo, la detrazione spetta al 100% al genitore affidatario; in affidamento congiunto al 50% ciascuno, salvo diverso accordo.
    • I genitori possono accordarsi per attribuire il 100% al genitore con reddito più elevato, ottimizzando il beneficio fiscale.
    • Indicare nel prospetto familiari a carico il codice fiscale del figlio e la percentuale di detrazione spettante.

    Caso 2: Sempronio, figlio under 24 con reddito elevato

    Scenario. Sempronio ha un figlio di 22 anni che studia all’universita’ e ha percepito nel 2025 un reddito da borse di studio e piccoli lavoretti per un totale di 3.600 euro. Sempronio si chiede se il figlio è ancora a carico.

    Come si applica. Il figlio ha 22 anni (età non superiore a 24 anni) e reddito complessivo di 3.600 euro. Il limite per i figli under 24 è 4.000 euro al lordo degli oneri deducibili. Poiché 3.600 euro è inferiore a 4.000 euro, il figlio è considerato fiscalmente a carico per tutto il 2025 (il requisito dell’eta’ è rispettato anche se sussiste per una sola parte dell’anno). Sempronio può indicare il figlio nel prospetto e richiedere la detrazione spettante.

    In pratica

    • Il limite di 4.000 euro vale per i figli di età non superiore a 24 anni; il requisito è rispettato anche se l’eta’ limite è raggiunta nel corso dell’anno.
    • Nel limite di reddito rientrano anche somme non tassate IRPEF, come redditi in regime forfetario o cedolare secca su locazioni.
    • Indicare nel prospetto familiari il numero di mesi a carico (12 se per tutto l’anno) e la percentuale di detrazione (50 se ripartita con l’altro genitore).

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è il limite di reddito per avere un familiare a carico nel 730 2026?

    Il limite generale è 2.840,51 euro di reddito complessivo al lordo degli oneri deducibili. Per i figli di età non superiore a 24 anni il limite è elevato a 4.000 euro.

    I figli under 21 vanno indicati nel prospetto familiari a carico del 730?

    Sì, i dati dei figli di età inferiore a 21 anni vanno comunque indicati nel prospetto, anche se non si ha diritto alla detrazione IRPEF (sostituita dall’Assegno Unico INPS), perché questi dati servono per riconoscere altre agevolazioni previste per i figli a carico.

    Posso mettere mia madre a carico nel 730 2026?

    Dal 2025 la detrazione per altri familiari (diversi dal coniuge e dai figli) spetta solo per gli ascendenti, come i genitori, che convivano con il contribuente. Se tua madre non convive con te, non potrai fruire della detrazione per carichi di famiglia, anche se le corrisponi un assegno alimentare.

    Come si ripartisce la detrazione per figli a carico tra i genitori?

    Se i genitori non sono separati, la detrazione si divide al 50% ciascuno. I genitori possono però accordarsi per attribuire il 100% a quello con reddito complessivo più elevato. In caso di separazione, in mancanza di accordo spetta al 100% al genitore affidatario, o al 50% in affidamento congiunto.

    Un figlio con reddito da regime forfetario può essere a carico?

    Sì, ma il reddito in regime forfetario rientra nel computo del limite di 2.840,51 euro (o 4.000 euro per under 24), anche se non è compreso nel reddito complessivo ai fini IRPEF. È uno degli elementi che va verificato con attenzione.

    La detrazione per figli a carico è compatibile con l'Assegno Unico Universale?

    Per i figli con disabilità di età pari o superiore a 21 anni sì. Le detrazioni fiscali di cui all’articolo 12 del TUIR sono cumulabili con l’Assegno Unico Universale eventualmente percepito. Per i figli senza disabilità di età inferiore a 21 anni, invece, la detrazione IRPEF è stata sostituita integralmente dall’Assegno Unico.

    Le detrazioni per familiari a carico spettano anche ai cittadini stranieri?

    No. Dal 2025, le detrazioni per carichi di famiglia non spettano ai contribuenti che non sono cittadini italiani o di uno Stato membro dell’Unione europea o di uno Stato aderente allo Spazio economico europeo, in relazione ai familiari residenti all’estero.

    Vedi anche: Previdenza complementare per familiari a carico, Genitori a carico e Coniuge a carico.

  • Art. 240 Cod. Amb. – definizioni

    Art. 240 Cod. Amb. – definizioni

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Ai fini dell’applicazione del presente titolo, si definiscono: a) sito: l’area o porzione di territorio, geograficamente definita e determinata, intesa nelle diverse matrici ambientali (suolo , materiali di riporto , sottosuolo ed acque sotterranee) e comprensiva delle eventuali strutture edilizie e impiantistiche presenti; b) concentrazioni soglia di contaminazione (CSC): i livelli di contaminazione delle matrici ambientali che costituiscono valori al di sopra dei quali è necessaria la caratterizzazione del sito e l’analisi di rischio sito specifica, come individuati nell’Allegato 5 alla parte quarta del presente decreto. Nel caso in cui il sito potenzialmente contaminato sia ubicato in un’area interessata da fenomeni antropici o naturali che abbiano determinato il superamento di una o più concentrazioni soglia di contaminazione, queste ultime si assumono pari al valore di fondo esistente per tutti i parametri superati; c) concentrazioni soglia di rischio (CSR): i livelli di contaminazione delle matrici ambientali, da determinare caso per caso con l’applicazione della procedura di analisi di rischio sito specifica secondo i principi illustrati nell’Allegato 1 alla parte quarta del presente decreto e sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, il cui superamento richiede la messa in sicurezza e la bonifica. I livelli di concentrazione così definiti costituiscono i livelli di accettabilità per il sito; d) sito potenzialmente contaminato: un sito nel quale uno o più valori di concentrazione delle sostanze inquinanti rilevati nelle matrici ambientali risultino superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC), in attesa di espletare le operazioni di caratterizzazione e di analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica, che ne permettano di determinare lo stato o meno di contaminazione sulla base delle concentrazioni soglia di rischio (CSR); e) sito contaminato: un sito nel quale i valori delle concentrazioni soglia di rischio (CSR), determinati con l’applicazione della procedura di analisi di rischio di cui all’Allegato 1 alla parte quarta del presente decreto sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, risultano superati; f) sito non contaminato: un sito nel quale la contaminazione rilevata nelle matrice ambientali risulti inferiore ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC) oppure, se superiore, risulti comunque inferiore ai valori di concentrazione soglia di rischio (CSR) determinate a seguito dell’analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica; g) sito con attività in esercizio: un sito nel quale risultano in esercizio attività produttive sia industriali che commerciali nonché le aree pertinenziali e quelle adibite ad attività accessorie economiche, ivi comprese le attività di mantenimento e tutela del patrimonio ai fini della successiva ripresa delle attività; h) sito dismesso: un sito in cui sono cessate le attività produttive; i) misure di prevenzione: le iniziative per contrastare un evento, un atto o un’omissione che ha creato una minaccia imminente per la salute o per l’ambiente, intesa come rischio sufficientemente probabile che si verifichi un danno sotto il profilo sanitario o ambientale in un futuro prossimo, al fine di impedire o minimizzare il realizzarsi di tale minaccia; l) misure di riparazione: qualsiasi azione o combinazione di azioni, tra cui misure di attenuazione o provvisorie dirette a riparare, risanare o sostituire risorse naturali e/o servizi naturali danneggiati, oppure a fornire un’alternativa equivalente a tali risorse o servizi; m) messa in sicurezza d’emergenza: ogni intervento immediato o a breve termine, da mettere in opera nelle condizioni di emergenza di cui alla lettera t) in caso di eventi di contaminazione repentini di qualsiasi natura, atto a contenere la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione, impedirne il contatto con altre matrici presenti nel sito e a rimuoverle, in attesa di eventuali ulteriori interventi di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente; n) messa in sicurezza operativa: l’insieme degli interventi eseguiti in un sito con attività in esercizio atti a garantire un adeguato livello di sicurezza per le persone e per l’ambiente, in attesa di ulteriori interventi di messa in sicurezza permanente o bonifica da realizzarsi alla cessazione dell’attività. Essi comprendono altresì gli interventi di contenimento della contaminazione da mettere in atto in via transitoria fino all’esecuzione della bonifica o della messa in sicurezza permanente, al fine di evitare la diffusione della contaminazione all’interno della stessa matrice o tra matrici differenti. In tali casi devono essere predisposti idonei piani di monitoraggio e controllo che consentano di verificare l’efficacia delle soluzioni adottate; o) messa in sicurezza permanente: l’insieme degli interventi atti a isolare in modo definitivo le fonti inquinanti rispetto alle matrici ambientali circostanti e a garantire un elevato e definitivo livello di sicurezza per le persone e per l’ambiente. In tali casi devono essere previsti piani di monitoraggio e controllo e limitazioni d’uso rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici; p) bonifica: l’insieme degli interventi atti ad eliminare le fonti di inquinamento e le sostanze inquinanti o a ridurre le concentrazioni delle stesse presenti nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee ad un livello uguale o inferiore ai valori delle concentrazioni soglia di rischio (CSR); q) ripristino e ripristino ambientale: gli interventi di riqualificazione ambientale e paesaggistica, anche costituenti complemento degli interventi di bonifica o messa in sicurezza permanente, che consentono di recuperare il sito alla effettiva e definitiva fruibilità per la destinazione d’uso conforme agli strumenti urbanistici; r) inquinamento diffuso: la contaminazione o le alterazioni chimiche, fisiche o biologiche delle matrici ambientali determinate da fonti diffuse e non imputabili ad una singola origine; s) analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica: analisi sito specifica degli effetti sulla salute umana derivanti dall’esposizione prolungata all’azione delle sostanze presenti nelle matrici ambientali contaminate, condotta con i criteri indicati nell’Allegato 1 alla parte quarta del presente decreto; t) condizioni di emergenza: gli eventi al verificarsi dei quali è necessaria l’esecuzione di interventi di emergenza, quali ad esempio: 1) concentrazioni attuali o potenziali dei vapori in spazi confinati prossime ai livelli di esplosività o idonee a causare effetti nocivi acuti alla salute; 2) presenza di quantità significative di prodotto in fase separata sul suolo o in corsi di acqua superficiali o nella falda; 3) contaminazione di pozzi ad utilizzo idropotabile o per scopi agricoli; 4) pericolo di incendi ed esplosioni.

  • Art. 239 Cod. Amb. – principi e campo di applicazione

    Art. 239 Cod. Amb. – principi e campo di applicazione

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Il presente titolo disciplina gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati e definisce le procedure, i criteri e le modalità per lo svolgimento delle operazioni necessarie per l’eliminazione delle sorgenti dell’inquinamento e comunque per la riduzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti, in armonia con i principi e le norme comunitari, con particolare riferimento al principio “chi inquina paga”.

    2. Ferma restando la disciplina dettata dal titolo I della parte quarta del presente decreto, le disposizioni del presente titolo non si applicano: a) all’abbandono dei rifiuti disciplinato dalla parte quarta del presente decreto. In tal caso qualora, a seguito della rimozione, avvio a recupero, smaltimento dei rifiuti abbandonati o depositati in modo incontrollato, si accerti il superamento dei valori di attenzione, si dovrà procedere alla caratterizzazione dell’area ai fini degli eventuali interventi di bonifica e ripristino ambientale da effettuare ai sensi del presente titolo; b) agli interventi di bonifica disciplinati da leggi speciali, se non nei limiti di quanto espressamente richiamato dalle medesime o di quanto dalle stesse non disciplinato.

    3. Gli interventi di bonifica e ripristino ambientale per le aree caratterizzate da inquinamento diffuso sono disciplinati dalle regioni con appositi piani, fatte salve le competenze e le procedure previste per i siti oggetto di bonifica di interesse nazionale e comunque nel rispetto dei criteri generali di cui al presente titolo.

  • Art. 240 TUEL – Responsabilità dell’organo di revisione

    Art. 240 TUEL – Articolo 240

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. I revisori rispondono della veridicità delle loro attestazioni e adempiono ai loro doveri con la diligenza del mandatario. Devono inoltre conservare la riservatezza sui fatti e documenti di cui hanno conoscenza per ragione dei loro ufficio.

  • CCNL Aeroportuali e Handling: welfare, PrevAer e sanità integrativa

    CCNL Servizi Aeroportuali e Handling

    Welfare, PrevAer e sanità integrativa nel CCNL Aeroportuali e Handling

    Il sistema di welfare del CCNL Trasporto Aereo per il personale di terra: il fondo pensione complementare PrevAer, la polizza sanitaria integrativa, il welfare aziendale di secondo livello e le novità del rinnovo 2025 sulla sanità settoriale.

    In sintesi

    Il CCNL Trasporto Aereo prevede PrevAer come fondo pensione complementare negoziale (COVIP n. 127): contributo datoriale al 3% per i gestori (dal 2026) e al 2,5% per gli handlers (dal 2025). Il rinnovo 2023 handlers ha introdotto la polizza sanitaria a carico datore (120 €/anno). Il rinnovo 2025 della Parte Generale si impegna a istituire un fondo sanitario settoriale. Le une tantum dei due rinnovi possono essere convertite in welfare aziendale.

    Dati contrattuali

    Fondo pensione complementare
    PrevAer – COVIP n. 127 – istituito nel 2000
    Contributo datoriale Gestori (dal 2026)
    3% mensile su paga base + contingenza + scatti
    Contributo datoriale Handlers (dal 2025)
    2,5% mensile (incrementato di +0,5% con rinnovo 2023)
    Polizza sanitaria Handlers
    120 €/anno a carico datore (dal 2025)
    Polizza sanitaria Gestori
    Incremento contributo aziendale (rinnovo 2025)
    Fondo sanitario settoriale
    In fase di istituzione – impegno Parte Generale 7 febbraio 2025

    Tabella riepilogativa: welfare e contribuzioni

    Welfare e previdenza complementare – CCNL Trasporto Aereo: confronto Gestori e Handlers
    Voce Gestori Aeroportuali Handlers
    Fondo pensione PrevAer – contributo datoriale 3% (dal 1° gen 2026) PrevAer – contributo datoriale 2,5% (dal 1° gen 2025)
    Polizza sanitaria Incremento aziendale (rinnovo 2025 – importo da definire in accordo) 120 €/anno a carico datore (dal 2025)
    Una tantum welfare-convertibile 500 € + 1.300 € (rinnovo 2025) – non convertibili espressamente 1.000 € o 1.150 € in welfare (rinnovo 2023)
    Banca delle ore solidale Prevista per accordo aziendale (Parte Gen. 2025) Prevista per accordo aziendale (Parte Gen. 2025)
    Smart working Su accordo individuale (Parte Gen. 2025) Su accordo individuale (Parte Gen. 2025)

    Le condizioni di contribuzione a PrevAer e le prestazioni della polizza sanitaria possono essere migliorate dalla contrattazione aziendale. Verificare l’accordo aziendale applicato e il regolamento di PrevAer disponibile su prevaer.it.

    PrevAer: il fondo pensione complementare del settore

    PrevAer è il fondo pensione complementare negoziale dei lavoratori del trasporto aereo e delle attività aeroportuali. È stato costituito nel giugno 2000 come associazione riconosciuta senza fini di lucro, gestisce il risparmio previdenziale dei lavoratori iscritti e opera nel rigoroso regime di vigilanza della COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), dove è registrato con il numero 127.

    Il fondo opera secondo il principio della capitalizzazione individuale: ogni lavoratore ha una propria posizione individuale, alimentata dai contributi propri e del datore. Al momento del pensionamento (pensione di vecchiaia o anticipata INPS) la posizione maturata può essere convertita in:

    • una rendita vitalizia mensile (erogata dal fondo per tutta la vita dell’iscritto);
    • un capitale (per la quota non eccedente il 50% della posizione maturata, salvo eccezioni);
    • una combinazione di rendita e capitale.

    PrevAer investe in linee di investimento differenziate per profilo di rischio (garantita, obbligazionaria, bilanciata, azionaria): l’iscritto può scegliere la linea più adatta alla propria età e propensione al rischio.

    Come funziona il contributo datoriale

    Il contributo datoriale a PrevAer è un importo aggiuntivo alla retribuzione che il datore versa direttamente al fondo. Non è tassato in busta paga per il lavoratore (fino al limite deducibile di 5.164,57 € annui) e non è soggetto a contribuzione previdenziale ordinaria. Per il lavoratore che aderisce a PrevAer e versa anche il proprio contributo minimo, il rendimento dell’adesione è amplificato dal contributo datoriale.

    Esempio pratico: nella Sezione Handlers il contributo a PrevAer è del 2,5% a carico dell’azienda e dell’1% a carico del lavoratore (art. H37). Su una base contributiva di 1.800 € mensili (cifra di esempio, non un minimo del CCNL) il contributo datoriale è 1.800 × 2,5% = 45 € al mese, cioè 540 € l’anno, deducibile per il lavoratore nei limiti di legge.

    La polizza sanitaria integrativa

    Il rinnovo della sezione Handlers del 25 ottobre 2023 ha introdotto per la prima volta nel settore handling una polizza sanitaria integrativa a carico del datore di lavoro, con un premio minimo di 120 € annui. Si tratta di una copertura assicurativa sanitaria che integra il SSN per spese mediche specialistiche, ricoveri, cure odontoiatriche o fisioterapeutiche.

    Il rinnovo dei gestori aeroportuali del 4 giugno 2025 ha previsto un incremento del contributo aziendale sulla polizza sanitaria già esistente per i gestori, rafforzando la protezione sanitaria del personale. La Parte Generale del 7 febbraio 2025 ha inoltre impegnato le parti a istituire un fondo sanitario settoriale dedicato, destinato a tutta la platea del CCNL Trasporto Aereo (circa 50.000 lavoratori), che garantirebbe prestazioni sanitarie omogenee a tutti i dipendenti del settore indipendentemente dalla sezione contrattuale applicata.

    Welfare aziendale di secondo livello

    Il welfare aziendale (flexible benefit, buoni pasto, abbonamenti, rimborsi) è regolato principalmente dalla contrattazione di secondo livello (accordi aziendali). Il CCNL prevede alcune basi su cui costruire il welfare: la possibilità di destinare la una tantum (handlers: 1.000 € elevabili a 1.150 € in welfare), la banca delle ore solidale, lo smart working individuale e la flessibilità oraria per genitori.

    La normativa fiscale (art. 51 TUIR) prevede l’esenzione fiscale e contributiva per i benefit aziendali entro il limite di 1.000 € annui (elevato a 2.000 € con figli a carico). I flexible benefit non sostituiscono la retribuzione contrattuale ma si sommano ad essa.

    Casi pratici

    Tizio – Adesione a PrevAer: quanto conviene?
    Tizio, handler al 4° livello con 28 anni, valuta se aderire a PrevAer. Versando il contributo minimo proprio dell’1% (17,05 €/mese), ottiene in cambio il contributo datoriale del 2,5% (42,62 €/mese). La sua posizione PrevAer si accresce di 59,67 €/mese (17,05 + 42,62) oltre ai rendimenti del fondo. In 35 anni (fino ai 63 anni) la posizione potenziale (con rivalutazione media del 3% annuo) supererebbe i 40.000 €, convertibili in una rendita mensile integrativa. Tizio aderisce.
    Caia – Polizza sanitaria: a cosa serve e come si usa
    Caia, agente di scalo, ha la polizza sanitaria a carico del datore (120 €/anno di premio). Si rompe un dente e ha bisogno di un intervento odontoiatrico. Con la polizza sanitaria integrata ottiene il rimborso parziale della spesa: a seconda della copertura contrattuale potrebbe ricevere il 70-80% delle spese fino a un massimale annuo. Per sapere come fruire della copertura contatta l’ufficio HR dell’azienda che gestisce la polizza.
    Sempronio – Una tantum: cash o welfare?
    Sempronio riceve la comunicazione del rinnovo handlers 2023 con l’offerta di 1.000 € cash o 1.150 € in welfare aziendale. Ha due figli in asilo nido: i 1.150 € in welfare possono coprire quasi interamente 2 mesi di retta. Fiscalmente i flexible benefit (rimborso asilo) sono esenti IRPEF e contributi fino a 2.000 € per chi ha figli a carico. Sempronio sceglie il welfare: riceve 150 € in più e paga zero imposte sull’intero importo.

    Domande frequenti

    Cos’è PrevAer e chi può iscriversi?
    PrevAer è il fondo pensione complementare negoziale per i lavoratori del trasporto aereo e delle attività aeroportuali (COVIP n. 127, istituito nel 2000). Vi aderiscono i dipendenti delle aziende che applicano il CCNL Trasporto Aereo: handlers, gestori aeroportuali, personale di terra di compagnie aeree, catering, cargo, ATM.
    Quanto contribuisce il datore a PrevAer?
    Per i gestori aeroportuali il contributo datoriale è del 3% mensile (dal 1° gennaio 2026). Per gli handlers è del 2,5% mensile (dal 1° gennaio 2025). La base di calcolo è paga base + contingenza + scatti di anzianità.
    Il CCNL aeroportuali prevede una polizza sanitaria?
    Sì. Il rinnovo handlers 2023 ha introdotto una polizza sanitaria a carico datore con premio minimo di 120 €/anno. Il rinnovo gestori 2025 ha rafforzato il contributo aziendale alla polizza sanitaria. La Parte Generale 2025 si impegna a istituire un fondo sanitario settoriale per tutta la platea del CCNL.
    Se non aderisco a PrevAer entro 6 mesi, cosa succede?
    Per il silenzio-assenso (D.Lgs. 252/2005), in mancanza di scelta entro 6 mesi dall’assunzione, il TFR futuro confluisce automaticamente a PrevAer (per aziende con più di 50 dipendenti). Il lavoratore perderebbe anche il contributo datoriale se non aderisce.
    I contributi a PrevAer sono deducibili dalle tasse?
    Sì. I contributi versati a PrevAer (propri e del datore) sono deducibili dal reddito imponibile IRPEF fino al limite di 5.164,57 € annui. Questa deducibilità rende la previdenza complementare particolarmente conveniente sul piano fiscale.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi 2025, preavviso, modulo telematico, giusta causa, preavviso, licenziamento e dimissioni, ferie, permessi e ROL, maternità, paternità e congedi parentali e tredicesima, quattordicesima e premi.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo della Parte Generale CCNL Trasporto Aereo del 7 febbraio 2025, al rinnovo della Parte Specifica Gestori del 4 giugno 2025 e al rinnovo Handlers del 25 ottobre 2023. PrevAer è il fondo pensione complementare del settore (www.prevaer.it, COVIP n. 127): per informazioni sulle linee di investimento, le prestazioni e l’adesione consultare direttamente il fondo. Per situazioni specifiche consultare Filt-Cgil, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo (o Fit-Cisl per gli handlers), un consulente del lavoro o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 44 TUPI: Nuove forme di partecipazione alla organizzazione del lavoro

    Art. 44 TUPI: Nuove forme di partecipazione alla organizzazione del lavoro

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Nuove forme di partecipazione alla organizzazione del lavoro ( Art.48 del d.lgs n.29 del 1993 , come sostituito dall'art.l6 del d.lgs n.470 del 1993 ) 1.

    In attuazione dell' articolo 2, comma 1 lettera a), della legge 23 ottobre 1992, n. 421 , la contrattazione collettiva nazionale definisce nuove forme di partecipazione delle rappresentanze del personale ai fini dell'organizzazione del lavoro nelle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2.

    Sono abrogate le norme che prevedono ogni forma di rappresentanza, anche elettiva, del personale nei consigli di amministrazione delle predette amministrazioni pubbliche, nonché nelle commissioni di concorso.

    La contrattazione collettiva nazionale indicherà forme e procedure di partecipazione che sostituiranno commissioni del personale e organismi di gestione, comunque denominati.

    Nota all'art. 44: – Per il testo vigente dell' art. 2, comma 1, lettera a) della legge 23 ottobre 1992, n. 421 , vedi nelle note alle premesse.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 239 TUEL – Funzioni dell’organo di revisione

    Art. 239 TUEL – Articolo 239

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. 1. L’organo di revisione svolge le seguenti funzioni: a) attività di collaborazione con l’organo consiliare secondo le disposizioni dello statuto e del regolamento; b) pareri, con le modalità stabilite dal regolamento, in materia di: 1) strumenti di programmazione economico-finanziaria; 2) proposta di bilancio di previsione verifica degli equilibri e variazioni di bilancio escluse quelle attribuite alla competenza della giunta, del responsabile finanziario e dei dirigenti, a meno che il parere dei revisori sia espressamente previsto dalle norme o dai principi contabili, fermo restando la necessità dell’organo di revisione di verificare, in sede di esame del rendiconto della gestione, dandone conto nella propria relazione, l’esistenza dei presupposti che hanno dato luogo alle variazioni di bilancio approvate nel corso dell’esercizio, comprese quelle approvate nel corso dell’esercizio provvisorio. ; 83 3) modalità di gestione dei servizi e proposte di costituzione o di partecipazione ad organismi esterni; 4) proposte di ricorso all’indebitamento; 5) proposte di utilizzo di strumenti di finanza innovativa, nel rispetto della disciplina statale vigente in materia; 6) proposte di riconoscimento di debiti fuori bilancio e transazioni; 7) proposte di regolamento di contabilità, economato-provveditorato, patrimonio e di applicazione dei tributi locali; c) vigilanza sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione relativamente all’acquisizione delle entrate, all’effettuazione delle spese, all’attività contrattuale, all’amministrazione dei beni, alla completezza della documentazione, agli adempimenti fiscali ed alla tenuta della contabilità; l’organo di revisione svolge tali funzioni anche con tecniche motivate di campionamento. d) relazione sulla proposta di deliberazione consiliare di approvazione del rendiconto della gestione e sullo schema di rendiconto entro il termine, previsto dal regolamento di contabilità e comunque non inferiore a 20 giorni decorrente dalla trasmissione della stessa proposta approvata dall’organo esecutivo. La relazione dedica un’apposita sezione all’eventuale rendiconto consolidato di cui all’art. 11, commi 8 e 9, e contiene l’attestazione sulla corrispondenza del rendiconto alle risultanze della gestione nonché rilievi, considerazioni e proposte tendenti a conseguire efficienza, produttività ed economicità della gestione; 83 d-bis) relazione sulla proposta di deliberazione consiliare di approvazione del bilancio consolidato di cui all’art. 233-bis e sullo schema di bilancio consolidato, entro il termine previsto dal regolamento di contabilità e comunque non inferiore a 20 giorni, decorrente dalla trasmissione della stessa proposta approvata dall’organo esecutivo; 83 e) referto all’organo consiliare su gravi irregolarità di gestione con contestuale denuncia ai competenti organi giurisdizionali ove si configurino ipotesi di responsabilità; f) verifiche di cassa di cui all’articolo 223.

    1-bis. Nei pareri di cui alla lettera b) del comma 1 è espresso un motivato giudizio di congruità, di coerenza e di attendibilità contabile delle previsioni di bilancio e dei programmi e progetti, anche tenuto conto dell’attestazione del responsabile del servizio finanziario ai sensi dell’articolo 153, delle variazioni rispetto all’anno precedente, dell’applicazione dei parametri di deficitarietà strutturale e di ogni altro elemento utile. Nei pareri sono suggerite all’organo consiliare le misure atte ad assicurare l’attendibilità delle impostazioni. I pareri sono obbligatori. L’organo consiliare è tenuto ad adottare i provvedimenti conseguenti o a motivare adeguatamente la mancata adozione delle misure proposte dall’organo di revisione.

    2. 2. Al fine di garantire l’adempimento delle funzioni di cui al precedente comma, l’organo di revisione ha diritto di accesso agli atti e documenti dell’ente e può partecipare all’assemblea dell’organo consiliare per l’approvazione del bilancio di previsione e del rendiconto di gestione. Può altresì partecipare alle altre assemblee dell’organo consiliare e, se previsto dallo statuto dell’ente, alle riunioni dell’organo esecutivo. Per consentire la partecipazione alle predette assemblee all’organo di revisione sono comunicati i relativi ordini del giorno. Inoltre all’organo di revisione sono trasmessi: a) da parte della Corte dei conti i rilievi e le decisioni assunti a tutela della sana gestione finanziaria dell’ente; b) da parte del responsabile del servizio finanziario le attestazioni di assenza di copertura finanziaria in ordine alle delibere di impegni di spesa.

    3. L’organo di revisione è dotato, a cura dell’ente locale, dei mezzi necessari per lo svolgimento dei propri compiti, secondo quanto stabilito dallo statuto e dai regolamenti.

    4. L’organo della revisione può incaricare della collaborazione nella propria funzione, sotto la propria responsabilità uno o più soggetti aventi i requisiti di cui all’articolo 234, comma 2. I relativi compensi rimangono a carico dell’organo di revisione.

    5. I singoli componenti dell’organo di revisione collegiale hanno diritto di eseguire ispezioni e controlli individuali.

    6. Lo statuto dell’ente locale può prevedere ampliamenti delle funzioni affidate ai revisori.

  • Autovelox: quando la multa è contestabile

    Le multe da autovelox sono tra le più frequenti e anche tra le più contestabili, perché la loro validità dipende da requisiti precisi: segnalazione, omologazione e taratura dello strumento. L’articolo 142 del Codice della Strada e la giurisprudenza costituzionale fissano le condizioni che rendono legittimo l’accertamento.

    La segnalazione preventiva della postazione

    Le postazioni di controllo della velocità devono essere preventivamente segnalate e rese ben visibili, in modo che il conducente sia informato della presenza del rilevatore. La mancata o inadeguata segnalazione è uno dei vizi più ricorrenti.

    La segnalazione deve essere posta a una distanza adeguata e con cartelli leggibili: se manca, la multa può essere contestata.

    Omologazione e approvazione dello strumento

    Gli apparecchi devono essere approvati o omologati secondo le procedure previste. Uno strumento privo dei requisiti formali non offre garanzie sull’attendibilità della misurazione e l’accertamento può risultare illegittimo.

    È quindi legittimo chiedere quale strumento sia stato usato e se disponga dei provvedimenti di approvazione o omologazione.

    La taratura periodica obbligatoria

    Con la sentenza n. 113 del 2015, la Corte costituzionale ha stabilito che gli strumenti di misura della velocità devono essere sottoposti a verifiche periodiche di taratura. Uno strumento non tarato non garantisce l’esattezza del dato rilevato.

    La mancanza della taratura periodica è oggi uno dei motivi più solidi per contestare una multa da autovelox.

    Il margine di tolleranza del 5%

    Alla velocità rilevata si applica un margine di tolleranza del 5%, con un minimo di 5 km/h. Significa che la velocità effettivamente contestata è inferiore a quella grezza misurata dallo strumento.

    Verificare il corretto calcolo della tolleranza è utile soprattutto quando la velocità rilevata è di poco superiore al limite.

    Come verificare la regolarità

    Per valutare una contestazione conviene controllare: la presenza e la posizione della segnaletica, gli estremi dell’omologazione dello strumento, l’ultima taratura e il corretto calcolo della tolleranza.

    Questi elementi possono essere richiesti all’amministrazione e, se non risultano in regola, costituiscono motivi di ricorso al prefetto o al giudice di pace.

    Esempio concreto

    Tizio riceve una multa per aver superato il limite di 50 km/h, con velocità contestata di 58. Controlla la segnaletica e scopre che non c’era alcun cartello di preavviso dell’autovelox; chiede inoltre la documentazione di taratura dello strumento, che non risulta aggiornata. Con questi elementi Tizio può proporre ricorso, facendo valere sia la mancata segnalazione sia l’assenza di taratura periodica.

    Autovelox fissi, mobili e centri abitati

    Le regole su segnalazione e visibilità valgono per le diverse tipologie di controllo: postazioni fisse, apparecchi mobili e rilevatori collocati nei centri abitati. In ambito urbano la collocazione delle postazioni è soggetta a una regolamentazione specifica, volta a garantire trasparenza e sicurezza.

    Il conducente deve poter percepire in anticipo la presenza del controllo: una segnalazione tardiva o nascosta vanifica la funzione di prevenzione e diventa un elemento di contestazione. Verificare la coerenza fra tipo di postazione, segnaletica e limite in vigore nel tratto è quindi parte essenziale dell’analisi.

    Dove far valere i vizi

    I vizi dell’accertamento autovelox si fanno valere con ricorso al prefetto (entro 60 giorni, gratuito) o con ricorso al giudice di pace (entro 30 giorni, con contributo unificato). Il giudice di pace è spesso preferibile quando si vuole un esame tecnico della documentazione.

    In entrambi i casi è utile allegare ogni elemento che dimostri l’irregolarità della postazione o dello strumento. Nessun esito è garantito: la valutazione spetta all’autorità competente, ma in genere più i vizi sono documentati e oggettivi, più la contestazione risulta solida.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Gli autovelox devono sempre essere segnalati?

    Sì, le postazioni di controllo della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili. La mancata o inadeguata segnalazione è uno dei vizi più frequenti e può rendere contestabile la multa.

    La taratura dell’autovelox è obbligatoria?

    Sì. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 113 del 2015, ha imposto la verifica periodica di taratura degli strumenti. Uno strumento non tarato non garantisce l’esattezza del dato e l’accertamento può essere contestato.

    Esiste un margine di tolleranza sulla velocità?

    Sì, si applica un margine del 5% con un minimo di 5 km/h. La velocità contestata è quindi inferiore a quella grezza misurata dallo strumento.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • Art. 238 Cod. Amb. – Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani

    Art. 238 Cod. Amb. – Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Chiunque possegga o detenga a qualsiasi titolo locali, o aree scoperte ad uso privato o pubblico non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale, che producano rifiuti urbani, è tenuto al pagamento di una tariffa. La tariffa costituisce il corrispettivo per lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e ricomprende anche i costi indicati dall’articolo 15 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n.

    36. La tariffa di cui all’ articolo 49 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 , è soppressa a decorrere dall’entrata in vigore del presente articolo, salvo quanto previsto dal comma

    11. 2. La tariffa per la gestione dei rifiuti è commisurata alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte, sulla base di parametri, determinati con il regolamento di cui al comma 6, che tengano anche conto di indici reddituali articolati per fasce di utenza e territoriali.

    3. La tariffa è determinata, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 6, dalle Autorità d’ambito ed è applicata e riscossa dai soggetti affidatari del servizio di gestione integrata sulla base dei criteri fissati dal regolamento di cui al comma

    6. Nella determinazione della tariffa è prevista la copertura anche di costi accessori relativi alla gestione dei rifiuti urbani quali, ad esempio, le spese di spazzamento delle strade. Qualora detti costi vengano coperti con la tariffa ciò deve essere evidenziato nei piani finanziari e nei bilanci dei soggetti affidatari del servizio.

    4. La tariffa è composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti, nonché da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio.

    5. Le Autorità d’ambito approvano e presentano all’Autorità di cui all’articolo 207 il piano finanziario e la relativa relazione redatta dal soggetto affidatario del servizio di gestione integrata. Entro quattro anni dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 6, dovrà essere gradualmente assicurata l’integrale copertura dei costi.

    6. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle attività produttive, sentiti la Conferenza Stato regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le rappresentanze qualificate degli interessi economici e sociali presenti nel Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali (CESPA) e i soggetti interessati, disciplina, con apposito regolamento da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto e nel rispetto delle disposizioni di cui al presente articolo, i criteri generali sulla base dei quali vengono definite le componenti dei costi e viene determinata la tariffa, anche con riferimento alle agevolazioni di cui al comma 7, garantendo comunque l’assenza di oneri per le autorità interessate.

    7. Nella determinazione della tariffa possono essere previste agevolazioni per le utenze domestiche e per quelle adibite ad uso stagionale o non continuativo, debitamente documentato ed accertato, che tengano anche conto di indici reddituali articolati per fasce di utenza e territoriali. In questo caso, nel piano finanziario devono essere indicate le risorse necessarie per garantire l’integrale copertura dei minori introiti derivanti dalle agevolazioni, secondo i criteri fissati dal regolamento di cui al comma

    6. 8. Il regolamento di cui al comma 6 tiene conto anche degli obiettivi di miglioramento della produttività e della qualità del servizio fornito e del tasso di inflazione programmato.

    9. L’eventuale modulazione della tariffa tiene conto degli investimenti effettuati dai comuni o dai gestori che risultino utili ai fini dell’organizzazione del servizio.

    10. Le utenze non domestiche che producono rifiuti urbani di cui all’articolo 183, comma 1, lettera b-ter), numero 2., che li conferiscono , in tutto o in parte, al di fuori del servizio pubblico e dimostrano di averli avviati al riciclo o al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di riciclo o recupero dei rifiuti stessi sono escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti; le medesime utenze effettuano la scelta di servirsi del gestore del servizio pubblico o del ricorso al mercato per un periodo non inferiore a due anni.

    11. Sino alla emanazione del regolamento di cui al comma 6 e fino al compimento degli adempimenti per l’applicazione della tariffa continuano ad applicarsi le discipline regolamentari vigenti.

    12. La riscossione volontaria e coattiva della tariffa può essere effettuata secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 , mediante convenzione con l’Agenzia delle entrate.

  • Eredità con debiti: come proteggersi

    Un’eredità non porta solo beni: spesso porta anche debiti. Sapere come si ripartiscono e come ci si protegge è essenziale per non trovarsi a pagare con il proprio patrimonio. In questa guida vediamo la regola della ripartizione dei debiti tra coeredi, il rischio dell’accettazione pura e gli strumenti per mettersi al riparo.

    I debiti fanno parte dell’eredità

    Accettando l’eredità si subentra nella posizione del defunto: si acquistano i suoi beni, ma si assumono anche i suoi debiti. Patrimonio attivo e passivo passano insieme.

    Per questo, prima di accettare, è prudente farsi un’idea della situazione: se i debiti superano i beni, accettare senza cautele può rivelarsi un errore costoso.

    La ripartizione tra i coeredi

    Quando gli eredi sono più di uno, l’articolo 752 del Codice civile stabilisce che i coeredi contribuiscono ai debiti ereditari in proporzione alle proprie quote, salvo che il testatore abbia disposto diversamente.

    Chi ha una quota maggiore sopporta una parte maggiore dei debiti; chi ha una quota minore contribuisce in misura ridotta. La proporzione segue quella delle quote ereditarie.

    Il rischio dell’accettazione pura e semplice

    Chi accetta l’eredità puramente e semplicemente confonde il proprio patrimonio con quello del defunto. La conseguenza è che risponde dei debiti ereditari anche oltre il valore dell’eredità (ultra vires): se i beni non bastano, paga con i propri.

    È il rischio principale di un’accettazione affrettata: si possono ereditare debiti che intaccano risparmi e beni personali.

    Proteggersi con il beneficio d’inventario

    Lo strumento di protezione per eccellenza è l’accettazione con beneficio d’inventario (art. 484). Tiene separati i due patrimoni e limita la responsabilità dell’erede al valore dei beni ricevuti.

    In questo modo, se i debiti superano l’attivo, l’erede non rischia nulla del proprio: paga solo fino a concorrenza di quanto ha ereditato.

    Proteggersi con la rinuncia

    Quando l’eredità è chiaramente passiva, l’alternativa è la rinuncia (art. 519). Chi rinuncia è considerato come se non fosse mai stato chiamato e non risponde dei debiti.

    È la scelta radicale: si perde ogni diritto sui beni, ma ci si libera completamente dei debiti. Va fatta con dichiarazione al notaio o in tribunale.

    Come scegliere tra le opzioni

    La decisione dipende dal rapporto tra attivo e passivo:

    • se i beni superano nettamente i debiti, si può anche accettare puramente e semplicemente;
    • se la situazione è incerta o i debiti potrebbero essere rilevanti, conviene il beneficio d’inventario;
    • se i debiti superano sicuramente i beni, la rinuncia è la scelta più sicura.

    Nel dubbio, il beneficio d’inventario è la via prudente: consente di incassare l’eventuale attivo netto senza esporre il proprio patrimonio.

    Un esempio concreto

    Caio e Caia ereditano dal padre in parti uguali. L’asse comprende beni per 80.000 euro e debiti per 120.000 euro. Se entrambi accettassero puramente e semplicemente, ciascuno risponderebbe della metà dei debiti, 60.000 euro, anche con i propri risparmi. Accettando invece con beneficio d’inventario, ciascuno risponde solo nei limiti del valore ricevuto. Valutando che l’eredità è in perdita, possono anche scegliere di rinunciare e liberarsi del tutto dei debiti.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Se accetto l’eredità, pago i debiti anche con i miei beni?

    Dipende da come accetti. Con l’accettazione pura e semplice rispondi dei debiti anche oltre il valore dell’eredità, quindi con il tuo patrimonio. Con il beneficio d’inventario rispondi solo entro il valore dei beni ricevuti.

    Come si dividono i debiti tra più eredi?

    Secondo l’articolo 752 i coeredi contribuiscono ai debiti in proporzione alle proprie quote, salvo diversa disposizione del testatore.

    Conviene rinunciare se ci sono troppi debiti?

    Se i debiti superano sicuramente i beni, la rinuncia è la soluzione più sicura: chi rinuncia non risponde dei debiti. Se la situazione è incerta, è preferibile il beneficio d’inventario.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • Art. 238 TUEL – Limiti all’affidamento di incarichi

    Art. 238 TUEL – Articolo 238

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Salvo diversa disposizione del regolamento di contabilità dell’ente locale ciascun revisore non può assumere complessivamente più di otto incarichi tra i quali non più di quattro incarichi in comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, non più di tre in comuni con popolazione compresa tra i 5.000 ed i 99.999 abitanti e non più di uno in comune con popolazione pari o superiore a 100.000 abitanti. Le province sono equiparate ai comuni con popolazione pari o superiore a 100.000 abitanti e le comunità montane ai comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti.

    2. L’affidamento dell’incarico di revisione è subordinato alla dichiarazione, resa nelle forme di cui alla legge 4 gennaio 1968, n. 15 , e successive modifiche ed integrazioni, con la quale il soggetto attesta il rispetto dei limiti di cui al comma 1.

  • Part-time e lavoro a orario ridotto nel CCNL Spedizionieri e Corrieri

    CCNL Spedizionieri e Corrieri

    Part-time e lavoro a orario ridotto nel CCNL Spedizionieri e Corrieri

    Il contratto a tempo parziale consente di ridurre l’orario rispetto al tempo pieno mantenendo tutte le tutele del lavoro subordinato, riproporzionate alla durata della prestazione. Forma scritta, lavoro supplementare, trasformazione e diritto di precedenza ne sono i punti chiave, regolati dal D.Lgs. 81/2015 e dal CCNL di settore.

    In sintesi

    Il contratto part-time richiede forma scritta con indicazione di durata e collocazione dell’orario. Il lavoro supplementare e le clausole elastiche operano nei limiti di legge e di CCNL; il trattamento è riproporzionato; la trasformazione FT/PT è volontaria e opera il diritto di precedenza al tempo pieno (D.Lgs. 81/2015).

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Associazione datoriale di categoria · CGIL · CISL · UIL di categoria
    Istituti trattati
    Forme del part-time · Lavoro supplementare · Trasformazione e diritto di precedenza
    Riferimenti
    D.Lgs. 81/2015, artt. 4-12 (disciplina del part-time) · D.Lgs. 66/2003 (riposi) · CCNL per limiti, maggiorazioni e clausole
    Fonte
    Testo del CCNL depositato presso il CNEL

    Le forme del part-time

    Il tempo parziale può articolarsi in tre forme, a seconda di come la riduzione dell’orario si distribuisce nel tempo. La distinzione rileva soprattutto per l’applicazione del lavoro supplementare e delle clausole elastiche.

    Le tre forme di part-time
    Forma Come si articola l’orario Esempio
    Orizzontale Riduzione dell’orario giornaliero, su tutti i giorni lavorativi 4 ore al giorno, dal lunedì al venerdì
    Verticale Orario pieno ma solo in alcuni giorni, settimane o mesi Tre giornate intere a settimana
    Misto Combinazione di orizzontale e verticale Alcuni giorni pieni e altri a orario ridotto
    Il contratto part-time deve essere stipulato per iscritto e indicare durata e collocazione dell’orario (D.Lgs. 81/2015). Gli importi di maggiorazione del lavoro supplementare e le condizioni delle clausole elastiche sono fissati dal CCNL: per i valori esatti si rinvia al testo contrattuale vigente.

    Lavoro supplementare e clausole elastiche

    Anche dove il part-time è meno diffuso, la sua gestione passa per due istituti che la legge disegna e il CCNL completa.

    Lavoro supplementare

    È la prestazione resa oltre l’orario part-time concordato, entro il limite del tempo pieno. Il D.Lgs. 81/2015 ne ammette il ricorso e rimette al CCNL la disciplina di numero massimo, causali e maggiorazione. È cosa diversa dallo straordinario, che presuppone il superamento del tempo pieno.

    Clausole elastiche

    Permettono di variare la collocazione dell’orario o di aumentarne la durata; richiedono patto scritto, preavviso di due giorni lavorativi e compensazioni stabilite dal CCNL. Il rifiuto di sottoscriverle non può giustificare il licenziamento.

    Tutele per categorie protette

    Studenti, lavoratori con patologie oncologiche, genitori di figli piccoli e titolari di permessi L. 104 godono di facoltà rafforzate di revoca o non adesione alle clausole elastiche e, in alcuni casi, di un diritto alla trasformazione del rapporto.

    Trattamento e principio di non discriminazione

    Il lavoratore part-time non può ricevere un trattamento meno favorevole rispetto al collega a tempo pieno comparabile: ha gli stessi diritti, riproporzionati alla minore durata della prestazione (art. 7, D.Lgs. 81/2015). Sono riproporzionati, tra l’altro, la retribuzione, le ferie, le mensilità aggiuntive e il TFR; restano invece pieni i diritti non frazionabili (ad esempio le tutele in materia di salute e sicurezza). Anche l’anzianità di servizio si calcola per intero, come per un rapporto a tempo pieno.

    Trasformazione del rapporto e diritto di precedenza

    Il passaggio da tempo pieno a part-time, e viceversa, è volontario: richiede l’accordo delle parti e la forma scritta. Il rifiuto del lavoratore di trasformare il rapporto non costituisce giustificato motivo di licenziamento.

    La legge tutela inoltre alcune situazioni: chi è affetto da patologie oncologiche o gravi, i genitori di figli piccoli e chi assiste familiari con L. 104 hanno priorità o un vero e proprio diritto alla trasformazione in part-time. Specularmente, il lavoratore che ha trasformato il rapporto in part-time gode di un diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo pieno per mansioni equivalenti, secondo i criteri del CCNL.

    Casi pratici

    Tizio — trasformazione da tempo pieno a part-time
    Tizio chiede di passare al part-time. La trasformazione non è un atto unilaterale: richiede l’accordo delle parti e la forma scritta. Il suo rifiuto di trasformare il rapporto, o quello del datore, non può di per sé giustificare un licenziamento. Se in futuro vorrà tornare al tempo pieno, avrà un diritto di precedenza sulle assunzioni a tempo pieno per mansioni equivalenti.
    Caia — ferie e tredicesima nel part-time
    Caia è part-time verticale (lavora solo il mattino). Ferie, tredicesima e TFR le spettano riproporzionati alla durata effettiva della prestazione, secondo il principio di non discriminazione: non un trattamento diverso, ma proporzionato. La maturazione segue le regole del CCNL applicate alla quota di orario svolto.

    Domande frequenti

    Il contratto part-time deve essere scritto?
    Sì. La forma scritta è richiesta e il contratto deve indicare la durata della prestazione e la collocazione dell’orario. La sua assenza può essere fatta valere dal lavoratore per ottenere l’accertamento del rapporto e, a certe condizioni, il riconoscimento di un orario pieno.
    Che differenza c’è tra lavoro supplementare e straordinario?
    Il lavoro supplementare è quello reso dal part-time oltre l’orario concordato ma entro il tempo pieno; lo straordinario presuppone invece il superamento dell’orario a tempo pieno. Hanno discipline e maggiorazioni diverse, fissate dal CCNL.
    Ferie e tredicesima del part-time sono dimezzate?
    Non dimezzate, ma riproporzionate alla durata della prestazione, in applicazione del principio di non discriminazione. L’anzianità di servizio, invece, si computa per intero.
    Da part-time ho diritto a tornare a tempo pieno?
    Hai un diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo pieno per mansioni equivalenti, secondo i criteri del D.Lgs. 81/2015 e del CCNL. La trasformazione vera e propria richiede comunque l’accordo tra le parti.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi 2025-2026, preavviso, modulo telematico, giusta causa, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità, paternità e congedi e tredicesima, quattordicesima e premi.

    Contenuto divulgativo aggiornato alle regole generali di legge (D.Lgs. 81/2015). Per limiti del lavoro supplementare, maggiorazioni e condizioni delle clausole elastiche si rinvia sempre al testo del CCNL vigente.

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