Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 242 Cod. Amb. – procedure operative ed amministrative

    Art. 242 Cod. Amb. – procedure operative ed amministrative

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare il sito, il responsabile dell’inquinamento mette in opera entro ventiquattro ore le misure necessarie di prevenzione e ne dà immediata comunicazione ai sensi e con le modalità di cui all’articolo 304, comma

    2. La medesima procedura si applica all’atto di individuazione di contaminazioni storiche che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione.

    2. Il responsabile dell’inquinamento, attuate le necessarie misure di prevenzione, svolge, nelle zone interessate dalla contaminazione, un’indagine preliminare sui parametri oggetto dell’inquinamento e, ove accerti che il livello delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) non sia stato superato, provvede al ripristino della zona contaminata, dandone notizia, con apposita autocertificazione, al comune ed alla provincia competenti per territorio entro quarantotto ore dalla comunicazione. L’autocertificazione conclude il procedimento di notifica di cui al presente articolo, ferme restando le attività di verifica e di controllo da parte dell’autorità competente da effettuarsi nei successivi quindici giorni. Nel caso in cui l’inquinamento non sia riconducibile ad un singolo evento, i parametri da valutare devono essere individuati, caso per caso, sulla base della storia del sito e delle attività ivi svolte nel tempo.

    3. Qualora l’indagine preliminare di cui al comma 2 accerti l’avvenuto superamento delle CSC anche per un solo parametro, il responsabile dell’inquinamento ne dà immediata notizia al comune ed alle province competenti per territorio con la descrizione delle misure di prevenzione e di messa in sicurezza di emergenza adottate. Nei successivi trenta giorni, presenta alle predette amministrazioni, nonché alla regione territorialmente competente il piano di caratterizzazione con i requisiti di cui all’Allegato 2 alla parte quarta del presente decreto. Entro i trenta giorni successivi la regione, convocata la conferenza di servizi, autorizza il piano di caratterizzazione con eventuali prescrizioni integrative. L’autorizzazione regionale costituisce assenso per tutte le opere connesse alla caratterizzazione, sostituendosi ad ogni altra autorizzazione, concessione, concerto, intesa, nulla osta da parte della pubblica amministrazione.

    4. Sulla base delle risultanze della caratterizzazione, al sito è applicata la procedura di analisi del rischio sito specifica per la determinazione delle concentrazioni soglia di rischio (CSR). I criteri per l’applicazione della procedura di analisi di rischio sono stabiliti con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico e della salute entro il 30 giugno

    2008. Nelle more dell’emanazione del predetto decreto, i criteri per l’applicazione della procedura di analisi di rischio sono riportati nell’Allegato 1 alla parte quarta del presente decreto. Entro sei mesi dall’approvazione del piano di caratterizzazione, il soggetto responsabile presenta alla regione i risultati dell’analisi di rischio. La conferenza di servizi convocata dalla regione, a seguito dell’istruttoria svolta in contraddittorio con il soggetto responsabile, cui è dato un preavviso di almeno venti giorni, approva il documento di analisi di rischio entro i sessanta giorni dalla ricezione dello stesso. Tale documento è inviato ai componenti della conferenza di servizi almeno venti giorni prima della data fissata per la conferenza e, in caso di decisione a maggioranza, la delibera di adozione fornisce una adeguata ed analitica motivazione rispetto alle opinioni d issenzienti espresse nel corso della conferenza.

    5. Qualora gli esiti della procedura dell’analisi di rischio dimostrino che la concentrazione dei contaminanti presenti nel sito è inferiore alle concentrazioni soglia di rischio, la conferenza dei servizi, con l’approvazione del documento dell’analisi del rischio, dichiara concluso positivamente il procedimento. In tal caso la conferenza di servizi può prescrivere lo svolgimento di un programma di monitoraggio sul sito circa la stabilizzazione della situazione riscontrata in relazione agli esiti dell’analisi di rischio e all’attuale destinazione d’uso del sito. A tal fine, il soggetto responsabile, entro sessanta giorni dall’approvazione di cui sopra, invia alla provincia ed alla regione competenti per territorio un piano di monitoraggio nel quale sono individuati: a) i parametri da sottoporre a controllo; b) la frequenza e la durata del monitoraggio.

    6. La regione, sentita la provincia, approva il piano di monitoraggio entro trenta giorni dal ricevimento dello stesso. L’anzidetto termine può essere sospeso una sola volta, qualora l’autorità competente ravvisi la necessità di richiedere, mediante atto adeguatamente motivato, integrazioni documentali o approfondimenti del progetto, assegnando un congruo termine per l’adempimento. In questo caso il termine per l’approvazione decorre dalla ricezione del progetto integrato. Alla scadenza del periodo di monitoraggio il soggetto responsabile ne dà comunicazione alla regione ed alla provincia, inviando una relazione tecnica riassuntiva degli esiti del monitoraggio svolto. Nel caso in cui le attività di monitoraggio rilevino il superamento di uno o più delle concentrazioni soglia di rischio, il soggetto responsabile dovrà avviare la procedura di bonifica di cui al comma

    7. 7. Qualora gli esiti della procedura dell’analisi di rischio dimostrino che la concentrazione dei contaminanti presenti nel sito è superiore ai valori di concentrazione soglia di rischio (CSR), il soggetto responsabile sottopone alla regione, nei successivi sei mesi dall’approvazione del documento di analisi di rischio, il progetto operativo degli interventi di bonifica o di messa in sicurezza, operativa o permanente, e, ove necessario, le ulteriori misure di riparazione e di ripristino ambientale, al fine di minimizzare e ricondurre ad accettabilità il rischio derivante dallo stato di contaminazione presente nel sito. Per la selezione delle tecnologie di bonifica in situ più idonee, la regione può autorizzare l’applicazione a scala pilota, in campo, di tecnologie di bonifica innovative, anche finalizzata all’individuazione dei parametri di progetto necessari per l’applicazione a piena scala, a condizione che tale applicazione avvenga in condizioni di sicurezza con riguardo ai rischi sanitari e ambientali. Nel caso di interventi di bonifica o di messa in sicurezza di cui al primo periodo, che presentino particolari complessità a causa della natura della contaminazione, degli interventi, delle dotazioni impiantistiche necessarie o dell’estensione dell’area interessata dagli interventi medesimi, il progetto può essere articolato per fasi progettuali distinte al fine di rendere possibile la realizzazione degli interventi per singole aree o per fasi temporali successive.Nell’ambito dell’articolazione temporale potrà essere valutata l’adozione di tecnologie innovative, di dimostrata efficienza ed efficacia, a costi sopportabili, resesi disponibili a seguito dello sviluppo tecnico-scientifico del settore La regione, acquisito il parere del comune e della provincia interessati mediante apposita conferenza di servizi e sentito il soggetto responsabile, approva il progetto, con eventuali prescrizioni ed integrazioni entro sessanta giorni dal suo ricevimento. Tale termine può essere sospeso una sola volta, qualora la regione ravvisi la necessità di richiedere, mediante atto adeguatamente motivato, integrazioni documentali o approfondimenti al progetto, assegnando un congruo termine per l’adempimento. In questa ipotesi il termine per l’approvazione del progetto decorre dalla presentazione del progetto integrato. Ai soli fini della realizzazione e dell’esercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie all’attuazione del progetto operativo e per il tempo strettamente necessario all’attuazione medesima, l’autorizzazione regionale di cui al presente comma sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente compresi, in particolare, quelli relativi alla valutazione di impatto ambientale, ove necessaria, alla gestione delle terre e rocce da scavo all’interno dell’area oggetto dell’intervento ed allo scarico delle acque emunte dalle falde. L’autorizzazione costituisce, altresì, variante urbanistica e comporta dichiarazione di pubblica utilità, di urgenza ed indifferibilità dei lavori. Con il pr ovvedimento di approvazione del progetto sono stabiliti anche i tempi di esecuzione, indicando altresì le eventuali prescrizioni necessarie per l’esecuzione dei lavori, le verifiche intermedie per la valutazione dell’efficacia delle tecnologie di bonifica adottate e le attività di verifica in corso d’opera necessarie per la certificazione di cui all’articolo 248, comma 2, con oneri a carico del proponente, ed è fissata l’entità delle garanzie finanziarie, in misura non superiore al cinquanta per cento del costo stimato dell’intervento, che devono essere prestate in favore della regione per la corretta esecuzione ed il completamento degli interventi medesimi.

    7-bis. Qualora gli obiettivi individuati per la bonifica del suolo, sottosuolo e materiali di riporto siano raggiunti anticipatamente rispetto a quelli previsti per la falda, è possibile procedere alla certificazione di avvenuta bonifica di cui all’articolo 248 limitatamente alle predette matrici ambientali, anche a stralcio in relazione alle singole aree catastalmente individuate, fermo restando l’obbligo di raggiungere tutti gli obiettivi di bonifica su tutte le matrici interessate da contaminazione. In tal caso è necessario dimostrare e garantire nel tempo che le contaminazioni ancora presenti nelle acque sotterranee fino alla loro completa rimozione non comportino un rischio per i fruitori dell’area, né una modifica del modello concettuale tale da comportare un peggioramento della qualità ambientale per le altre matrici secondo le specifiche destinazioni d’uso. Le garanzie finanziarie di cui al comma 7 sono comunque prestate per l’intero intervento e sono svincolate solo al raggiungimento di tutti gli obiettivi di bonifica.

    8. I criteri per la selezione e l’esecuzione degli interventi di bonifica e ripristino ambientale, di messa in sicurezza operativa o permanente, nonché per l’individuazione delle migliori tecniche di intervento a costi sostenibili (B.A.T.N.E.E.C. – Best Available Technology Not Entailing Excessive Costs) ai sensi delle normative comunitarie sono riportati nell’Allegato 3 alla parte quarta del presente decreto.

    9. La messa in sicurezza operativa, riguardante i siti contaminati , garantisce una adeguata sicurezza sanitaria ed ambientale ed impedisce un’ulteriore propagazione dei contaminanti. I progetti di messa in sicurezza operativa sono accompagnati da accurati piani di monitoraggio dell’efficacia delle misure adottate ed indicano se all’atto della cessazione dell’attività si renderà necessario un intervento di bonifica o un intervento di messa in sicurezza permanente.Possono essere altresì autorizzati interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e di messa in sicurezza degli impianti e delle reti tecnologiche, purché non compromettano la possibilità di effettuare o completare gli interventi di bonifica che siano condotti adottando appropriate misure di prevenzione dei rischi.

    10. Nel caso di caratterizzazione, bonifica, messa in sicurezza e ripristino ambientale di siti con attività in esercizio, la regione, fatto salvo l’obbligo di garantire la tutela della salute pubblica e dell’ambiente, in sede di approvazione del progetto assicura che i suddetti interventi siano articolati in modo tale da risultare compatibili con la prosecuzione della attività.

    11. Nel caso di eventi avvenuti anteriormente all’entrata in vigore della parte quarta del presente decreto che si manifestino successivamente a tale data in assenza di rischio immediato per l’ambiente e per la salute pubblica, il soggetto interessato comunica alla regione, alla provincia e al comune competenti l’esistenza di una potenziale contaminazione unitamente al piano di caratterizzazione del sito, al fine di determinarne l’entità e l’estensione con riferimento ai parametri indicati nelle CSC ed applica le procedure di cui ai commi 4 e seguenti.

    12. Le indagini ed attività istruttorie sono svolte dalla provincia, che si avvale della competenza tecnica dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente e si coordina con le altre amministrazioni.

    13. La procedura di approvazione della caratterizzazione e del progetto di bonifica si svolge in Conferenza di servizi convocata dalla regione e costituita dalle amministrazioni ordinariamente competenti a rilasciare i permessi, autorizzazioni e concessioni per la realizzazione degli interventi compresi nel piano e nel progetto. La relativa documentazione è inviata ai componenti della conferenza di servizi almeno venti giorni prima della data fissata per la discussione e, in caso di decisione a maggioranza, la delibera di adozione deve fornire una adeguata ed analitica motivazione rispetto alle opinioni dissenzienti espresse nel corso della conferenza. PERIODO SOPPRESSO DAL D.L. 31 MAGGIO 2021, N. 77 , CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 29 LUGLIO 2021, N. 108 . PERIODO SOPPRESSO DAL D.L. 31 MAGGIO 2021, N. 77 , CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 29 LUGLIO 2021, N. 108 . I permessi, le autorizzazioni e le concessioni acquisiti nell’ambito della conferenza di servizi di cui al presente comma sono efficaci per un periodo pari a quello previsto nel progetto approvato per la realizzazione degli interventi, fatto salvo il caso di mutamento del contesto ambientale di riferimento o di modifiche progettuali che richiedano una nuova valutazione.

    13-bis. Per la rete di distribuzione carburanti si applicano le procedure semplificate di cui all’articolo 252, comma

    4. 13-ter. Qualora la procedura interessi un sito in cui, per fenomeni di origine naturale o antropica, le concentrazioni rilevate superino le CSC di cui alle tabelle 1 e 2 dell’allegato 5 al titolo V della parte quarta, il proponente può presentare all’ARPA territorialmente competente un piano di indagine per definire i valori di fondo da assumere. Tale piano, condiviso con l’ARPA territorialmente competente, è realizzato dal proponente con oneri a proprio carico, in contraddittorio con la medesima ARPA, entro sessanta giorni dalla data di presentazione dello stesso. Il piano di indagine può fare riferimento anche ai dati pubblicati e validati dall’ARPA territorialmente competente relativi all’area oggetto di indagine. Sulla base delle risultanze del piano di indagine, nonché di altri dati disponibili per l’area oggetto di indagine, l’ARPA territorialmente competente definisce i valori di fondo. È fatta comunque salva la facoltà dell’ARPA territorialmente competente di esprimersi sulla compatibilità delle concentrazioni rilevate nel sito con le condizioni geologiche, idrogeologiche e antropiche del contesto territoriale in cui esso è inserito. In tale caso le concentrazioni riscontrate nel sito sono ricondotte ai valori di fondo.

  • Art. 165 D.Lgs. 42/2004 – Violazione di disposizioni in materia di circolazione internazionale

    Art. 165 D.Lgs. 42/2004 – Violazione di disposizioni in materia di circolazione internazionale

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Fuori dei casi di concorso nel delitto previsto dall'articolo 174, comma 1, chiunque trasferisce all'estero le cose o i beni indicati nell'articolo 10, in violazione delle disposizioni di cui alle sezioni I e II del Capo V del Titolo I della Parte seconda, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 77,50 a euro 465.

  • Art. 243 TUEL – Controlli per gli enti locali strutturalmente deficitari, enti locali dissestati ed altri enti

    Art. 243 TUEL – Articolo 243

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Gli enti locali strutturalmente deficitari, individuati ai sensi dell’articolo 242, sono soggetti al controllo centrale sulle dotazioni organiche e sulle assunzioni di personale da parie della Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali. Il controllo è esercitato prioritariamente in relazione alla verifica sulla compatibilità finanziaria.

    2. 2. Gli enti locali strutturalmente deficitari sono soggetti ai controlli centrali in materia di copertura del costo di alcuni servizi. Tali controlli verificano mediante un’apposita certificazione che: a) il costo complessivo della gestione dei servizi a domanda individuale, riferito ai dati della competenza, sia stato coperto con i relativi proventi tariffari e contributi finalizzati in misura non inferiore al 36 per cento, a tale fine sono esclusi i costi di gestione degli asili nido ; b) il costo complessivo della gestione del servizio di acquedotto, riferito ai dati della competenza, sia stato coperto con la relativa tariffa in misura non inferiore all’80 per cento; c) il costo complessivo della gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni ed equiparati, riferito ai dati della competenza, sia stato coperto con la relativa tariffa almeno nella misura prevista dalla legislazione vigente.

    3. I costi complessivi di gestione dei servizi di cui al comma 2 devono comunque comprendere gli oneri diretti e indiretti di personale, le spese per l’acquisto di beni e servizi, le spese per i trasferimenti e per gli oneri di ammortamento degli impianti e delle attrezzature. Per le quote di ammortamento si applicano i coefficienti indicati nel decreto del Ministro delle finanze in data 31 dicembre 1988 e successive modifiche o integrazioni. I coefficienti si assumono ridotti del 50 per cento per i beni ammortizzabili acquisiti nell’anno di riferimento. Nei casi in cui detti servizi sono forniti da organismi di gestione degli enti locali, nei costi complessivi di gestione sono considerati gli oneri finanziari dovuti agli enti proprietari di cui all’ articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica 4 ottobre 1986, n. 902 , da versare dagli organismi di gestione agli enti proprietari entro l’esercizio successivo a quello della riscossione delle tariffe e della erogazione in conto esercizio. I costi complessivi di gestione del servizio di cui al comma 2, lettera c), sono rilevati secondo le disposizioni vigenti in materia.

    3-bis. “I contratti di servizio, stipulati dagli enti locali con le società controllate, con esclusione di quelle quotate in borsa, devono contenere apposite clausole volte a prevedere, ove si verifichino condizioni di deficitarietà strutturale, la riduzione delle spese di personale delle società medesime, anche in applicazione di quanto previsto dall’ articolo 18, comma 2-bis, del decreto-legge n. 112 del 2008 , convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008 .

    4. Con decreto del Ministro dell’interno, sentita la Conferenza Stato-città e autonomie locali, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, sono determinati i tempi e le modalità per la presentazione e il controllo della certificazione di cui al comma 2.

    5. Alle province ed ai comuni in condizioni strutturalmente deficitarie che, pur essendo a ciò tenuti, non rispettano i livelli minimi di copertura dei costi di gestione di cui al comma 2 o che non danno dimostrazione di tale rispetto trasmettendo la prevista certificazione, è applicata una sanzione pari all’1 per cento delle entrate correnti risultanti dal rendiconto della gestione del penultimo esercizio finanziario precedente a quello in cui viene rilevato il mancato rispetto dei predetti limiti minimi di copertura. Ove non risulti inviato alla banca dati delle amministrazioni pubbliche di cui all’ articolo 13 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 , il rendiconto della gestione del penultimo anno precedente, si fa riferimento all’ultimo rendiconto presente nella stessa banca dati o, in caso di ulteriore indisponibilità, nella banca dati dei certificati di bilancio del Ministero dell’interno. La sanzione si applica sulle risorse attribuite dal Ministero dell’interno a titolo di trasferimenti erariali e di federalismo fiscale; in caso di incapienza l’ente locale è tenuto a versare all’entrata del bilancio dello Stato le somme residue.

    5-bis. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano a decorrere dalle sanzioni da applicare per il mancato rispetto dei limiti di copertura dei costi di gestione dell’esercizio 2011.

    6. 6. Sono soggetti, in via provvisoria, ai controlli centrali di cui al comma 2, sino all’adempimento: a) gli enti locali per i quali non sia intervenuta nei termini di legge la deliberazione del rendiconto della gestione; b) gli enti locali che non inviino il rendiconto della gestione alla banca dati delle amministrazioni pubbliche entro 30 giorni dal termine previsto per la deliberazione.

    7. Gli enti locali che hanno deliberato lo stato di dissesto finanziario sono soggetti, per la durata del risanamento, ai controlli di cui al comma 1, sono tenuti alla presentazione della certificazione di cui al comma 2 e sono tenuti per i servizi a domanda individuale al rispetto, per il medesimo periodo, del livello minimo di copertura dei costi di gestione di cui al comma 2, lettera a).

  • Art. 3 L. 633/1941 – Opere collettive

    Testo della norma consultabile sul portale ufficiale Normattiva. Di seguito la lettura divulgativa a cura della redazione.

  • Valore doganale delle merci: come si determina

    In sintesi

    • Base del dazio: il valore doganale è la cifra su cui si applica l’aliquota della Tariffa Doganale Comune per calcolare quanto si paga all’importazione.
    • Valore di transazione: di norma coincide con il prezzo effettivamente pagato o da pagare per la merce al venditore estero.
    • Componente CIF: al prezzo della merce si aggiungono le spese di trasporto e assicurazione fino al punto di ingresso nel territorio doganale dell’UE.
    • Tariffa Doganale Comune: l’aliquota del dazio dipende dal codice di classificazione della merce (Nomenclatura Combinata a 8 cifre, estesa a 10 nel TARIC) e dall’origine del prodotto.
    • Origine preferenziale: se la merce proviene da un Paese con cui l’UE ha un accordo commerciale, il dazio può essere ridotto o azzerato, a condizione di documentare l’origine.
    • Franchigie per privati: le spedizioni da Paesi extra-UE sono esenti da dazi fino a 150 euro di valore intrinseco; i regali tra privati sono esenti fino a 45 euro.

    Cos'è il valore doganale e perché conta

    Quando un’azienda o un privato importa merci da un Paese fuori dall’Unione Europea, la dogana applica un dazio, cioè una tassa che spetta all’UE come ‘risorsa propria’. Questo dazio non si calcola su un importo stabilito arbitrariamente, ma su una base precisa: il valore doganale della merce.

    Capire come si forma il valore doganale è quindi il punto di partenza per stimare il costo reale di un’importazione. Un errore nel calcolo – o una dichiarazione incompleta – può portare a recuperi e sanzioni da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

    La regola generale dice che il valore doganale corrisponde al valore di transazione, cioè al prezzo che è stato pagato o che dovrà essere pagato per la merce, aumentato delle spese di trasporto e assicurazione sino al punto di ingresso nell’UE. Questo metodo di calcolo è noto come valore CIF (Cost, Insurance, Freight), dalla frontiera doganale europea.

    Non è detto però che il valore di fattura coincida sempre con il valore doganale. Ci sono casi in cui la dogana può contestare il prezzo dichiarato – per esempio se tra acquirente e venditore esiste un rapporto di collegamento che potrebbe aver influenzato il prezzo – e ricorre ad altri metodi di determinazione previsti dalla normativa.

    Elementi che compongono il valore doganale (metodo CIF)
    Componente Incluso nel valore doganale?
    Prezzo pagato al fornitore estero (valore di transazione) Sì – è la base di partenza
    Trasporto dalla sede del venditore fino alla frontiera UE Sì – si aggiunge al prezzo
    Assicurazione sul trasporto fino alla frontiera UE Sì – si aggiunge al prezzo
    Dazio doganale stesso No – è calcolato sul valore doganale
    IVA all'importazione No – è separata e calcolata su valore doganale + dazio
    Spese di sdoganamento interne al territorio UE No – successive all'importazione

    Esempio pratico

    • Alfa Srl importa dalla Cina 500 unità di un componente elettronico al prezzo di 10.000 euro. Il trasporto via mare fino al porto di Genova (frontiera doganale UE) costa 800 euro e l’assicurazione 120 euro. Il valore doganale è quindi 10.000 + 800 + 120 = 10.920 euro. Se il codice TARIC del prodotto prevede un’aliquota del 5%, il dazio ammonta a 10.920 × 5% = 546 euro. L’IVA all’importazione (22%) si calcola poi su 10.920 + 546 = 11.466 euro, pari a circa 2.522 euro.

    Documenti necessari

    • Fattura commerciale del fornitore estero (con prezzo, quantità, descrizione merce)
    • Polizza di carico o lettera di vettura (Bill of Lading, CMR, AWB) con costi di trasporto
    • Polizza assicurativa o attestato del premio assicurativo
    • Lista di imballaggio (packing list)
    • Certificato di origine o dichiarazione di origine su fattura (per eventuale dazio preferenziale)
    • Informazione Tariffaria Vincolante (ITV) se richiesta per la classificazione del prodotto

    Caso 1 – Tizio importa abbigliamento da un Paese senza accordo preferenziale

    Scenario. Tizio è titolare di un negozio di abbigliamento e acquista capi da un fornitore turco. Il valore della merce è 8.000 euro; il trasporto via autocarro fino alla frontiera italiana (Ventimiglia) costa 600 euro; l’assicurazione è 80 euro. La Turchia, per quella categoria merceologica, non beneficia di un accordo di preferenza tariffaria con l’UE.

    Come si applica. Il valore doganale è 8.000 + 600 + 80 = 8.680 euro. L’aliquota del dazio applicabile al codice TARIC dei capi (ipotizziamo 12%) produce un dazio di circa 1.042 euro. Tizio deve presentare la dichiarazione doganale di importazione con la fattura, il documento di trasporto e la polizza assicurativa. Non potendo esibire un certificato EUR.1 o dichiarazione di origine valida per la Turchia su quella merce, non ottiene riduzioni.

    In pratica

    • Il prezzo in fattura non è il valore doganale: occorre aggiungere trasporto e assicurazione fino alla frontiera UE.
    • Senza prova dell’origine preferenziale si paga il dazio ordinario previsto dal TARIC.
    • Conservare tutti i documenti di trasporto e assicurazione: sono obbligatori in caso di controllo.

    Caso 2 – Caio importa ricambi industriali con Informazione Tariffaria Vincolante

    Scenario. Caio gestisce un’impresa di manutenzione industriale e importa regolarmente ricambi meccanici dagli Stati Uniti. In passato ha avuto un rilievo doganale perché aveva classificato i pezzi sotto un codice TARIC con aliquota inferiore a quella corretta. Per evitare altri problemi, decide di richiedere un’Informazione Tariffaria Vincolante (ITV) all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli prima della prossima spedizione.

    Come si applica. L’ITV è un atto amministrativo che certifica il codice di classificazione TARIC applicabile a quel prodotto, valido in tutta l’UE per un periodo definito. Una volta ottenuta, Caio dichiara il codice ITV nelle successive importazioni: se la dogana contesta, l’ITV fa testo. Il valore doganale si calcola nel modo consueto (prezzo + trasporto + assicurazione fino alla frontiera UE). Grazie all’ITV, il codice è certo e Caio può calcolare in anticipo il costo esatto del dazio.

    In pratica

    • Se il prodotto è difficile da classificare, l’ITV è lo strumento ufficiale per avere certezza: vale in tutta l’UE.
    • Una classificazione errata espone a recupero del dazio non pagato e a sanzioni amministrative.
    • L’ITV si richiede all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli prima di effettuare l’importazione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cosa si intende per valore doganale?

    È la base imponibile su cui si calcola il dazio all’importazione. Di norma coincide con il prezzo pagato al fornitore estero, aumentato delle spese di trasporto e assicurazione fino alla frontiera doganale dell’UE (valore CIF).

    Il prezzo in fattura è sempre uguale al valore doganale?

    Non sempre. Al prezzo di fattura vanno aggiunte le spese di trasporto e assicurazione fino alla frontiera UE. Inoltre, se la dogana ritiene che il prezzo dichiarato non rispecchi il valore reale di mercato – per esempio perché acquirente e venditore sono collegati – può rettificarlo.

    Cosa sono i dazi antidumping?

    Sono dazi aggiuntivi applicati a specifiche merci provenienti da determinati Paesi quando la Commissione Europea accerta che vengono vendute a prezzi artificialmente bassi danneggiando i produttori UE. Si sommano al dazio ordinario previsto dal TARIC.

    Qual è la franchigia dai dazi per le spedizioni ricevute da privati?

    Le spedizioni da Paesi extra-UE sono esenti da dazi fino a un valore intrinseco di 150 euro. Se si tratta di un regalo tra privati, la franchigia scende a 45 euro. Sopra tali soglie si pagano i dazi previsti dal TARIC e, di norma, anche l’IVA all’importazione.

    Cos'è l'Informazione Tariffaria Vincolante (ITV) e quando conviene richiederla?

    È un provvedimento ufficiale dell’Agenzia delle Dogane che certifica il codice di classificazione TARIC di un prodotto. È vincolante in tutta l’UE e tutela l’importatore in caso di contestazione. Conviene richiederla quando il prodotto è complesso o difficile da classificare, o quando si effettuano importazioni ripetute dello stesso articolo.

    Come si dimostra l'origine preferenziale per pagare meno dazi?

    Con documenti specifici: il certificato EUR.1 rilasciato dall’autorità doganale del Paese esportatore, la dichiarazione di origine su fattura oppure, per gli esportatori registrati, tramite il sistema REX. La documentazione deve accompagnare la dichiarazione doganale di importazione.

    Vedi anche: Classificazione doganale delle merci, Sdoganamento, Dichiarazione doganale, IVA all’importazione, Base imponibile IVA e Art. 5 IRAP.

  • Art. 241 bis Cod. Amb. – Aree Militari

    Art. 241 Bis Cod. Amb. – Aree Militari

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Ai fini dell’individuazione delle misure di prevenzione, messa in sicurezza e bonifica, e dell’istruttoria dei relativi progetti, da realizzare nelle aree del demanio destinate ad uso esclusivo delle Forze armate per attività connesse alla difesa nazionale, si applicano le concentrazioni di soglia di contaminazione previste nella tabella 1, colonne A e B, dell’allegato 5 al titolo V della parte quarta del presente decreto, individuate tenuto conto delle diverse destinazioni e delle attività effettivamente condotte all’interno delle aree militari.

    2. Gli obiettivi di intervento nelle aree di cui al comma 1 sono determinanti mediante applicazione di idonea analisi di rischio sito specifica che deve tenere conto dell’effettivo utilizzo e delle caratteristiche ambientali di dette aree o di porzioni di esse e delle aree limitrofe, al fine di prevenire, ridurre o eliminare i rischi per la salute dovuti alla potenziale esposizione a sostanze inquinanti e la diffusione della contaminazione nelle matrici ambientali.

    3. Resta fermo che in caso di declassificazione del sito da uso militare a destinazione residenziale dovranno essere applicati i limiti di concentrazione di soglia di contaminazione di cui alla Tabella 1, colonna a), dell’Allegato 5, alla Parte IV, Titolo V del presente decreto.

    4. Le concentrazioni soglia di contaminazione delle sostanze specifiche delle attività militari non incluse nella Tabella l dell’Allegato 5, alla Parte IV, Titolo V del presente decreto sono definite dall’Istituto Superiore di Sanità sulla base delle informazioni tecniche fornite dal Ministero della difesa.

    4-bis. Il comandante di ciascun poligono militare delle Forze armate adotta un piano di monitoraggio permanente sulle componenti di tutte le matrici ambientali in relazione alle attività svolte nel poligono, assumendo altresì le iniziative necessarie per l’estensione del monitoraggio, a cura degli organi competenti, anche alle aree limitrofe al poligono. Relativamente ai poligoni temporanei o semi-permanenti il predetto piano è limitato al periodo di utilizzo da parte delle Forze armate.

    4-ter. Il comandante di ciascun poligono militare delle Forze armate predispone semestralmente, per ciascuna tipologia di esercitazione o sperimentazione da eseguire nell’area del poligono, un documento indicante le attività previste, le modalità operative di tempo e di luogo e gli altri elementi rilevanti ai fini della tutela dell’ambiente e della salute.

    4-quater. Il comandante del poligono militare delle Forze armate trasmette il documento di cui al comma 4-ter alla regione in cui ha sede il poligono. Lo stesso documento è messo a disposizione dell’ARPA e dei comuni competenti per territorio.

    4-quinquies. Le regioni in cui hanno sede poligoni militari delle Forze armate istituiscono un Osservatorio ambientale regionale sui poligoni militari, nell’ambito dei sistemi informativi ambientali regionali afferenti alla rete informativa nazionale ambientale (SINANET) di cui all’ articolo 11 della legge 28 giugno 2016, n. 132 . Il comandante del poligono militare, entro trenta giorni dal termine del periodo esercitativo, trasmette all’Osservatorio le risultanze del piano di monitoraggio ambientale di cui al comma

    4-bis. Le forme di collaborazione tra gli Osservatori ambientali regionali e il Ministero della difesa sono disciplinate da appositi protocolli.

    4-sexies. Con le modalità previste dall’articolo 184, comma 5-bis, sono disciplinate, nel rispetto dei principi di cui alla parte sesta, titolo II, del presente decreto, le procedure applicabili al verificarsi, nei poligoni militari delle Forze armate, di un evento in relazione al quale esiste il pericolo imminente di un danno ambientale.

    4-septies. Con decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro della salute, è stabilito il periodo massimo di utilizzo annuale dei poligoni militari delle Forze armate per le esercitazioni e le sperimentazioni.

    4-octies. Ferme restando le competenze di cui all’ articolo 9 del decreto del Ministro della difesa 22 ottobre 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 15 aprile 2010 , l’ISPRA provvede alle attività di vigilanza sul rispetto della normativa sui rifiuti avvalendosi delle ARPA … .

    4-novies. COMMA ABROGATO DALLA L. 27 DICEMBRE 2019, N. 160 .

    5. Per le attività di progettazione e realizzazione degli interventi, di cui al presente articolo, il Ministero della difesa si può avvalere, con apposite convenzioni, di organismi strumentali dell’Amministrazione centrale che operano nel settore e definisce con propria determinazione le relative modalità di attuazione.

  • Art. 49 TUPI: Interpretazione autentica dei contratti collettivi

    Art. 49 TUPI: Interpretazione autentica dei contratti collettivi

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    (Interpretazione autentica dei contratti collettivi).

    Quando insorgano controversie sull'interpretazione dei contratti collettivi, le parti che li hanno sottoscritti si incontrano per definire consensualmente il significato delle clausole controverse.

    L'eventuale accordo di interpretazione autentica, stipulato con le procedure di cui all'articolo 47, sostituisce la clausola in questione sin dall'inizio della vigenza del contratto.

    Qualora tale accordo non comporti oneri aggiuntivi e non vi sia divergenza sulla valutazione degli stessi, il parere del Presidente del Consiglio dei Ministri è espresso tramite il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 241 Cod. Amb. – regolamento aree agricole

    Art. 241 Cod. Amb. – regolamento aree agricole

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Il regolamento relativo agli interventi di bonifica, ripristino ambientale e di messa in sicurezza, d’emergenza, operativa e permanente, delle aree destinate alla produzione agricola e all’allevamento in conformità alla disciplina urbanistica è adottato con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con i Ministri delle attività produttive, della salute e delle politiche agricole e forestali. (25a)

  • Art. 242 TUEL – Individuazione degli enti locali strutturalmente deficitari e relativi controlli

    Art. 242 TUEL – Articolo 242

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    3. Le norme di cui al presente capo si applicano a comuni, province e comunità montane.

  • Art. 241 TUEL – Compenso dei revisori

    Art. 241 TUEL – Articolo 241

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro del bilancio e della programmazione economica vengono fissati i limiti massimi del compenso base spettante ai revisori, da aggiornarsi triennalmente. Il compenso base è determinato in relazione alla classe demografica ed alle spese di funzionamento e di investimento dell’ente locale.

    2. Il compenso di cui al comma 1 può essere aumentato dall’ente locale fino al limite massimo del 20 per cento in relazione alle ulteriori funzioni assegnate rispetto a quelle indicate nell’articolo 239.

    3. Il compenso di cui al comma 1 può essere aumentato dall’ente locale quando i revisori esercitano le proprie funzioni anche nei confronti delle istituzioni dell’ente sino al 10 per cento per ogni istituzione e per un massimo complessivo non superiore al 30 per cento.

    4. Quando la funzione di revisione economico-finanziaria è esercitata dal collegio dei revisori il compenso determinato ai sensi de commi 1, 2 e 3 è aumentato per il presidente del collegio stesso del 50 per cento.

    5. Per la determinazione del compenso base di cui al comma 1 spettante al revisore della comunità montana ed al revisore dell’unione di comuni si fa riferimento, per quanto attiene alla classe demografica, rispettivamente, al comune totalmente montano più popoloso facente parte della comunità stessa ed al comune più popoloso facente parte dell’unione.

    6. Per la determinazione del compenso base di cui al comma 1 spettante ai revisori della città metropolitana si fa riferimento, per quanto attiene alla classe demografica, al comune capoluogo.

    6-bis. L’importo annuo del rimborso delle spese di viaggio e per vitto e alloggio, ove dovuto, ai componenti dell’organo di revisione non può essere superiore al 50 per cento del compenso annuo attribuito ai componenti stessi, al netto degli oneri fiscali e contributivi

    7. L’ente locale stabilisce il compenso spettante ai revisori con la stessa delibera di nomina.

  • Detrazione 19% canoni di leasing abitazione principale: guida 2026

    In sintesi

    • Aliquota: 19% sui canoni di leasing e relativi oneri accessori pagati nel 2025
    • Contratti ammessi: contratti di locazione finanziaria stipulati dal 1° gennaio 2016 fino al 31 dicembre 2020
    • Limite di reddito per accedere: reddito complessivo non superiore a 55.000 euro alla data di stipula del contratto
    • Massimale canoni annui: 8.000 euro se under 35 anni alla data di stipula; 4.000 euro se 35 anni o più
    • Massimale prezzo di riscatto: 20.000 euro se under 35; 10.000 euro se 35 anni o più
    • Condizione: non essere titolari di diritti di proprietà su immobili a destinazione abitativa alla data della stipula

    Come funziona la detrazione per chi compra casa in leasing

    Il leasing immobiliare è un modo alternativo al mutuo per acquistare la propria abitazione: anziché prendere un finanziamento dalla banca, si stipula un contratto con una società finanziaria che acquista l’immobile e te lo ‘affitta’ a rate. Al termine del contratto puoi acquistare la proprietà pagando un prezzo di riscatto concordato.

    Per incentivare questa formula, la legge riconosce una detrazione del 19% sui canoni pagati ogni anno, con massimali diversi a seconda dell’età che avevi quando hai firmato il contratto. L’agevolazione riguarda i contratti stipulati tra il 1° gennaio 2016 e il 31 dicembre 2020: se il tuo contratto è in quella finestra temporale, puoi continuare a fruire della detrazione finché paghi i canoni.

    Attenzione: la detrazione si applica alle stesse condizioni previste per gli interessi sui mutui ipotecari per l’abitazione principale. L’immobile deve essere adibito ad abitazione principale entro un anno dalla consegna e alla data della stipula non devi essere titolare di diritti di proprietà su altri immobili residenziali. Il reddito complessivo alla data di stipula non deve aver superato 55.000 euro.

    Massimali detrazione leasing abitazione principale
    Voce Under 35 anni 35 anni o più
    Aliquota detrazione 19% 19%
    Massimale canoni annui detraibili 8.000 euro 4.000 euro
    Massimale prezzo di riscatto detraibile 20.000 euro 10.000 euro
    Limite reddito alla stipula 55.000 euro 55.000 euro

    Esempio pratico

    • Esempio: Tizio ha firmato un contratto di leasing immobiliare nel 2018, quando aveva 32 anni e un reddito di 42.000 euro. Nel 2025 paga canoni per 7.500 euro. Essendo sotto i 35 anni alla stipula, il massimale è 8.000 euro: può detrarre l’intera somma di 7.500 euro. Detrazione: 7.500 × 19% = 1.425 euro di imposta in meno. Se nello stesso anno esercita il riscatto pagando 18.000 euro, può detrarre anche quella cifra (sotto il tetto di 20.000), ottenendo un ulteriore risparmio di 18.000 × 19% = 3.420 euro.

    Documenti necessari

    • Contratto di locazione finanziaria (leasing immobiliare) con data di stipula
    • Piano di ammortamento o prospetto canoni che attesti gli importi pagati nel 2025
    • Ricevute o estratto conto che documenti il pagamento effettivo dei canoni
    • Eventuale atto di riscatto con indicazione del prezzo pagato
    • Dichiarazione o autocertificazione di non titolarità di diritti proprietari su altri immobili residenziali alla data di stipula

    Under 35 con leasing ancora in corso

    Scenario. Caio ha stipulato un contratto di leasing per la sua prima casa nel marzo 2019, quando aveva 29 anni. Il suo reddito all’epoca era 38.000 euro. Nel 2025 paga canoni annui per 7.200 euro. Non è proprietario di altri immobili residenziali.

    Come si applica. Il contratto rientra nella finestra ammessa (2016-2020). Caio aveva meno di 35 anni alla stipula: il massimale è 8.000 euro. La spesa di 7.200 euro è sotto il tetto, quindi è interamente detraibile. Detrazione: 7.200 × 19% = 1.368 euro.

    In pratica

    • Indica la data di stipula del contratto nella colonna 1 del rigo E14 del modello 730
    • Inserisci nella colonna 3 i canoni pagati nel 2025, nel limite di 8.000 euro
    • Conserva il piano di ammortamento e le ricevute di pagamento

    Over 35 con riscatto esercitato nello stesso anno

    Scenario. Sempronia ha stipulato il leasing nel 2018 a 38 anni. Nel 2025 paga gli ultimi canoni (3.000 euro) e acquista la proprietà dell’immobile esercitando il riscatto per 8.500 euro.

    Come si applica. Sempronia aveva 35 anni o più alla stipula: il massimale dei canoni è 4.000 euro (i 3.000 pagati rientrano per intero), quello del prezzo di riscatto è 10.000 euro (8.500 euro rientrano per intero). Può detrarre sia i canoni sia il riscatto: (3.000 + 8.500) × 19% = 2.185 euro di risparmio fiscale complessivo.

    In pratica

    • Compila sia la colonna 3 (canoni) sia la colonna 4 (prezzo di riscatto) del rigo E14
    • I due massimali – canoni e riscatto – si applicano separatamente, non si sommano tra loro
    • Ricorda che la condizione di ‘non proprietario di altri immobili’ si valuta alla data di stipula originaria, non al 2025

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quand'è stato stipulato il contratto conta davvero?

    Sì, è determinante. La detrazione riguarda solo i contratti di locazione finanziaria stipulati dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2020. Un contratto precedente o successivo non dà diritto a questa agevolazione.

    Cosa si intende per 'reddito complessivo alla data di stipula'?

    È il reddito complessivo che hai dichiarato nell’anno in cui hai firmato il contratto. Non si considera il reddito attuale, ma quello del momento della stipula.

    Posso detrarre i canoni se l'immobile non è ancora la mia abitazione principale?

    La detrazione spetta a condizione che l’unità immobiliare sia adibita ad abitazione principale entro un anno dalla consegna da parte della società di leasing. Le stesse condizioni valgono per la detrazione degli interessi sui mutui ipotecari per l’acquisto della prima casa.

    I massimali di canoni e riscatto si sommano?

    No. I due tetti si applicano in modo separato: fino a 8.000 euro (o 4.000) di canoni e fino a 20.000 euro (o 10.000) di prezzo di riscatto. Si possono detrarre entrambi nello stesso anno se l’esercizio del riscatto avviene nel 2025.

    Cosa succede se il reddito attuale supera i 120.000 euro?

    La detrazione del 19% si riduce progressivamente per i redditi superiori a 120.000 euro e si azzera a 240.000 euro. Questa regola generale si applica anche alla detrazione per i canoni di leasing.

    Devo presentare documenti particolari al CAF?

    Devi conservare il contratto di leasing, il piano di ammortamento e le ricevute di pagamento. In caso di controllo, questi documenti dimostrano l’importo effettivamente pagato e la data di stipula del contratto.

    Vedi anche: Detrazioni canoni di locazione, IMU prima casa, Detrazione interessi mutuo costruzione, Abitazione principale, Diritto di abitazione coniuge superstite e Detrazione assicurazione calamità su casa.

  • Detrazioni inquilini nel 730/2026: guida ai contratti di locazione

    In sintesi

    • Dove: Sezione V del quadro E del 730/2026, rigo E71 (codici 1, 2 e 4) e rigo E72 (lavoratori dipendenti trasferiti).
    • Contratto ordinario (codice 1): 300 euro con reddito complessivo fino a 15.493,71 euro, 150 euro fino a 30.987,41 euro.
    • Canone concordato (codice 2): 495,80 euro fino a 15.493,71 euro di reddito, 247,90 euro fino a 30.987,41 euro.
    • Giovani 20-31 anni (codice 4): 20% del canone, minimo 991,60 e massimo 2.000 euro, per i primi 4 anni, solo con reddito complessivo fino a 15.493,71 euro.
    • Lavoratori trasferiti (E72): 991,60 euro fino a 15.493,71 euro di reddito, 495,80 euro fino a 30.987,41 euro, per i primi 3 anni.
    • Oltre 30.987,41 euro di reddito nessuna detrazione; nel reddito si conta anche quello degli immobili affittati con cedolare secca.
    • Non cumulabili, ma rimborsabili: se la detrazione supera l’imposta, la parte che avanza viene riconosciuta come credito.

    Quali detrazioni spettano agli inquilini nel 730/2026

    La Sezione V del quadro E del modello 730/2026 – righi E71 ed E72 – raccoglie le detrazioni previste per gli inquilini che stipulano contratti di locazione di immobili adibiti ad abitazione principale. Le detrazioni sono graduate in relazione al reddito complessivo del contribuente (aumentato del reddito dei fabbricati locati assoggettati a cedolare secca) e sono calcolate automaticamente dal CAF, dal professionista o dal sostituto d’imposta sulla base degli importi indicati nella tabella 2 delle istruzioni AdE. Un elemento importante: se la detrazione supera l’imposta lorda diminuita delle detrazioni per carichi di famiglia e delle altre detrazioni per tipologia di reddito, il contribuente riceve in rimborso la parte eccedente.

    Le detrazioni per inquilini sono quattro e non sono cumulabili tra loro: il contribuente sceglie quella a lui più favorevole. L’unica eccezione è il caso in cui, nel corso dell’anno, il contribuente si trovi in situazioni diverse (ad esempio cambia contratto o trasferisce la residenza a metà anno): in quel caso può beneficiare di più detrazioni per i rispettivi periodi, a condizione che la somma dei giorni non superi 365. Per indicare più tipologie nel rigo E71 è necessario compilare un modulo aggiuntivo per ogni codice diverso.

    Una regola di carattere generale vale per tutte le tipologie: non possono beneficiare delle detrazioni i contribuenti le cui spese per canoni di locazione siano state rimborsate e/o erogate dal datore di lavoro (indicate nella sezione ‘Rimborsi’ della Certificazione Unica con i codici onere 96 e 97). Fanno eccezione le situazioni in cui il rimborso del datore non copra l’intero canone: in tal caso la detrazione forfetaria spetta se l’importo del canone pagato dall’inquilino eccede la quota rimborsata, restando a suo carico una parte del canone.

    Detrazioni per inquilini nel 730/2026: importi e limiti di reddito (tabella 2 delle istruzioni)
    Tipologia Rigo e codice Reddito fino a 15.493,71 euro Reddito da 15.493,71 a 30.987,41 euro
    Contratto ordinario (L. 431/1998) E71, codice 1 300 euro 150 euro
    Canone concordato (art. 2, comma 3, e art. 4, commi 2 e 3, L. 431/1998) E71, codice 2 495,80 euro 247,90 euro
    Giovani tra 20 e 31 anni non compiuti, primi 4 anni del contratto E71, codice 4 20% del canone, minimo 991,60 e massimo 2.000 euro Non spetta
    Lavoratori dipendenti trasferiti oltre 100 km e fuori regione, primi 3 anni E72 991,60 euro 495,80 euro

    Oltre 30.987,41 euro di reddito complessivo nessuna di queste detrazioni spetta. Il reddito si misura comprendendo quello dei fabbricati affittati con cedolare secca. Gli importi si riducono in proporzione ai giorni in cui l’immobile è stato abitazione principale e alla quota del contratto intestata a te.

    Esempio pratico

    • Caio ha 27 anni e nel 2025 ha stipulato il suo primo contratto di locazione ai sensi della L. 431/1998 per un appartamento in cui ha fissato la residenza (diverso dall’abitazione dei genitori). Il canone annuo è di 8.400 euro e il suo reddito complessivo 2025 è di 14.000 euro. Con il codice 4 la detrazione è il 20% di 8.400 euro = 1.680 euro, compresa tra il minimo di 991,60 euro e il massimo di 2.000 euro. Se il canone fosse stato di 3.000 euro, il 20% (600 euro) sarebbe salito al minimo di 991,60 euro. Se invece Caio avesse avuto un reddito di 20.000 euro, il codice 4 non sarebbe spettato: avrebbe potuto usare solo il codice 1, pari a 150 euro.

    Documenti necessari

    • Contratto di locazione registrato (o codice identificativo del contratto per registrazioni telematiche)
    • Ricevute di pagamento del canone (bonifici, ricevute del locatore)
    • Certificazione Unica del datore di lavoro (per verificare se siano presenti rimborsi canone ai codici onere 96 o 97)
    • Per codice 4 (giovani): documento d’identità attestante l’età al momento della stipula del contratto
    • Per rigo E72 (lavoratori trasferiti): documentazione del trasferimento di residenza e del contratto di lavoro

    Come si compila il rigo E71 del 730

    • Colonna 1 (tipologia): il codice 1, 2 o 4. Per due tipologie nello stesso anno (per esempio cambio di contratto) si compila un quadro aggiuntivo per ogni codice, numerando la casella «Mod. N.».
    • Colonna 2 (giorni): i giorni in cui l’immobile è stato la tua abitazione principale. La somma dei giorni dei righi E71 ed E72 non può superare 365.
    • Colonna 3 (percentuale): 100 se il contratto è intestato solo a te, 50 se è cointestato a due persone.
    • Colonna 4 (canone): il canone annuo, da compilare solo con il codice 4.

    Il rigo E72 ha solo due colonne: giorni e percentuale. La detrazione la calcola chi presta l’assistenza fiscale (CAF, professionista o sostituto d’imposta) con la tabella 2 delle istruzioni.

    Contratto cointestato o due coinquilini: come si divide la detrazione

    Se il contratto è intestato a due persone che lo usano entrambe come abitazione principale, ognuna indica 50 in colonna 3 e la detrazione si divide a metà. Ognuno verifica il limite di reddito sul proprio reddito complessivo: può succedere che a uno spetti e all’altro no. Se nel contratto c’è un solo intestatario, la detrazione spetta solo a lui, anche se l’affitto è pagato in parte dall’altro.

    Canone concordato: quando serve l’attestazione

    Il codice 2 richiede un contratto stipulato secondo gli accordi territoriali tra le associazioni dei proprietari e degli inquilini. Se il contratto è «non assistito», cioè firmato senza l’assistenza delle associazioni, occorre verificare la necessità dell’attestazione delle organizzazioni firmatarie dell’accordo (circolare n. 7/E del 2018). Dal 2022 un’attestazione già rilasciata vale anche per i contratti successivi con lo stesso contenuto, se non cambiano l’accordo territoriale o le caratteristiche dell’immobile (art. 7 del D.L. n. 73 del 2022). Per il proprietario lo stesso contratto può dare la cedolare secca al 10%: vedi la guida alla cedolare secca sul canone concordato.

    Inquilino incapiente: la detrazione diventa credito

    A differenza delle altre detrazioni, quelle per l’affitto non si perdono se l’imposta è bassa. Se la detrazione supera l’IRPEF lorda, diminuita delle detrazioni per familiari a carico e per tipo di reddito, chi presta l’assistenza fiscale riconosce la differenza come credito, che arriva con il rimborso del 730. Per questo conviene presentare il 730 anche a chi non è obbligato.

    Caso 1 – Giovane under 31 con contratto a canone concordato

    Scenario. Tizio ha 29 anni e vive in una città universitaria. Nel 2024 ha stipulato un contratto a canone concordato (L. 431/1998, art. 2 c.3) per un bilocale in cui ha la residenza. Il canone annuo è di 5.400 euro. Si chiede se nel 730/2026 (anno d’imposta 2025) può usare il codice 4 oppure il codice 2.

    Come si applica. Le detrazioni non sono cumulabili: Tizio sceglie la più favorevole tra il codice 4 (giovani) e il codice 2 (canone concordato), a parità di periodo. Il suo reddito complessivo 2025 è di 12.000 euro, sotto la soglia di 15.493,71 euro richiesta per il codice 4. Con il codice 4 ottiene il 20% di 5.400 euro = 1.080 euro; con il codice 2 otterrebbe 495,80 euro. Indica quindi il codice 4. Il contratto è del 2024: il 2025 è il secondo dei quattro anni agevolati. Se il suo reddito avesse superato 15.493,71 euro, il codice 4 non sarebbe spettato e avrebbe indicato il codice 2 (247,90 euro fino a 30.987,41 euro di reddito).

    In pratica

    • Calcolare la detrazione spettante per entrambi i codici (4 e 2) prima di scegliere: il CAF o il professionista possono effettuare la simulazione.
    • Indicare nel rigo E71 un solo codice: quello che produce la detrazione più alta. Non è possibile sommare le due detrazioni per lo stesso periodo.

    Caso 2 – Lavoratore dipendente trasferito per motivi di lavoro

    Scenario. Sempronio nel 2023 ha accettato un nuovo impiego in una città a 180 km dalla sua precedente residenza e fuori dalla propria regione. Ha trasferito la residenza nel comune di lavoro e ha stipulato un contratto di locazione ordinario. Nel 730/2026 (anno d’imposta 2025) si trova al terzo anno dal trasferimento.

    Come si applica. Sempronio compila il rigo E72 (lavoratori dipendenti trasferiti). La detrazione spetta per i primi 3 anni dal trasferimento: 2023, 2024 e 2025 (l’anno d’imposta del 730/2026). Il requisito della distanza è soddisfatto (180 km > 100 km e fuori regione). Sempronio deve essere ancora lavoratore dipendente nel 2025: se cessasse tale qualifica, perderebbe il diritto alla detrazione dall’anno successivo. Nella colonna 1 indica i giorni di abitazione principale nel nuovo comune (fino a 365), nella colonna 2 la percentuale di competenza (100% se contratto intestato a lui solo).

    In pratica

    • Il 2025 è l’ultimo anno utile per la detrazione E72 (terzo anno dal trasferimento del 2023): dal 2026 non spetterà più.
    • La qualifica di lavoratore dipendente deve permanere nell’anno per cui si chiede la detrazione; i redditi assimilati al lavoro dipendente non danno diritto all’agevolazione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quanto spetta di detrazione agli inquilini nel 730/2026?

    Con un contratto ordinario 300 euro se il reddito complessivo non supera 15.493,71 euro e 150 euro fino a 30.987,41 euro. Con un canone concordato 495,80 euro e 247,90 euro con gli stessi limiti. Oltre 30.987,41 euro di reddito non spetta nulla.

    Qual è la detrazione per i giovani under 31 che affittano casa?

    Il 20% del canone annuo, con un minimo di 991,60 euro e un massimo di 2.000 euro, per i primi 4 anni del contratto. Spetta ai giovani tra 20 e 31 anni non compiuti con reddito complessivo fino a 15.493,71 euro, per un immobile diverso dall’abitazione principale dei genitori.

    Le detrazioni per inquilini si cumulano tra loro?

    No. Per lo stesso periodo si sceglie la più favorevole tra codici 1, 2, 4 e rigo E72. Se nell’anno cambiano le situazioni (per esempio un nuovo contratto), si possono usare più detrazioni per i rispettivi periodi, purché la somma dei giorni non superi 365.

    Se il contratto è cointestato, come si divide la detrazione?

    Ognuno dei due intestatari indica 50 in colonna 3 del rigo E71 e riceve metà della detrazione, verificando il limite di reddito sul proprio reddito complessivo.

    Se la mia IRPEF è troppo bassa perdo la detrazione per l’affitto?

    No. Se la detrazione supera l’imposta lorda (al netto delle detrazioni per familiari e per tipo di reddito), la parte che avanza viene riconosciuta come credito con il 730.

    Il rimborso del canone da parte del datore di lavoro esclude la detrazione?

    Sì, se il datore rimborsa le spese di affitto indicate nella CU con i codici onere 96 e 97. Le detrazioni forfetarie spettano solo se il canone pagato dal lavoratore supera l’importo rimborsato, cioè se una parte resta a suo carico.

    La detrazione per lavoratori trasferiti (E72) spetta anche ai collaboratori?

    No. Spetta solo ai lavoratori dipendenti che hanno trasferito la residenza nel comune di lavoro o in uno limitrofo, a non meno di 100 km dal precedente e fuori dalla propria regione. I titolari di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente sono esclusi.

    Se compio 31 anni durante l’anno posso usare il codice 4?

    Sì, per l’anno in cui compi 31 anni il requisito è soddisfatto, perché basta che l’età ricorra per una parte dell’anno; dall’anno successivo no. Fa eccezione chi compie 31 anni il 1° gennaio: per quell’anno la detrazione non spetta.

    Vedi anche: Risoluzione e proroga dell’affitto, Registrare un contratto di affitto, IVA sulle locazioni, Locazione immobili commerciali e strumentali, Detrazione affitto lavoratori trasferiti e Spese agenzia immobiliare.

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