Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Immobili storici e artistici nel 730: rendita ridotta e tassazione

    In sintesi

    • Rendita dimezzata: per gli immobili di interesse storico o artistico la rendita catastale va indicata nel quadro B nella misura ridotta del 50 per cento.
    • Canone locazione agevolato: se l’immobile vincolato è affittato, nella dichiarazione si riporta il 65% del canone annuo (codice 4 nella colonna 5 del quadro B).
    • Obbligo di dichiarazione: il vincolo non esenta dalla compilazione del quadro B; riduce solo la base su cui si calcola il reddito fondiario.
    • IMU e IRPEF: come per tutti i fabbricati non locati, se l’IMU è dovuta essa sostituisce l’IRPEF; il reddito resta comunque da indicare nel 730.
    • Riconoscimento del vincolo: serve il decreto di riconoscimento emesso ai sensi del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali).

    Come si dichiara un immobile storico o artistico nel modello 730

    Se possiedi una casa, un palazzo o qualsiasi altro fabbricato riconosciuto di interesse storico o artistico dallo Stato, le regole per la dichiarazione dei redditi cambiano rispetto a un immobile ordinario. Il punto di partenza è la rendita catastale, cioè il valore attribuito dal catasto all’immobile: per gli immobili vincolati questa rendita va dichiarata nella misura ridotta del 50 per cento.

    In pratica, nella colonna 1 del quadro B (quella dove si indica la rendita catastale) non devi scrivere il valore intero che trovi nelle visure catastali, ma la metà. Sarà poi chi presta l’assistenza fiscale a rivalutarla del 5 per cento, come avviene per tutti i fabbricati, ma partendo già dalla cifra dimezzata.

    Se invece l’immobile vincolato è concesso in affitto, entra in gioco un’ulteriore agevolazione sul canone. Il reddito imponibile non è il 95% del canone (come avviene normalmente con tassazione ordinaria), ma il 65%. Questo abbattimento riconosce i costi di manutenzione che questi immobili spesso richiedono per rispettare i vincoli imposti dal Ministero della Cultura.

    Riepilogo delle regole per gli immobili di interesse storico o artistico
    Situazione Come si dichiara nel quadro B
    Immobile non locato Rendita catastale ridotta al 50% in colonna 1
    Immobile locato (tassazione ordinaria) 65% del canone annuo in colonna 6 (codice 4 in colonna 5)
    Immobile non locato soggetto a IMU IMU sostituisce IRPEF; il reddito va comunque indicato nel quadro B
    Rivalutazione della rendita Il CAF o il professionista rivaluta del 5% il dato ridotto indicato dal contribuente

    Esempio pratico

    • Tizio possiede un appartamento in un palazzo vincolato con rendita catastale di 1.200 euro. Nel quadro B indica 600 euro (cioè 1.200 diviso 2). Il CAF rivaluta questa cifra del 5%, ottenendo 630 euro come base imponibile. Se invece Tizio affitta l’appartamento a 10.000 euro l’anno, nel quadro B deve riportare 6.500 euro (il 65% di 10.000), indicando il codice 4 nella colonna 5.

    Documenti necessari

    • Decreto ministeriale di riconoscimento dell’interesse storico o artistico (D.Lgs. n. 42/2004)
    • Visura catastale aggiornata con la rendita attribuita
    • Contratto di locazione (se l’immobile è affittato)
    • Certificazione Unica 2026 o documentazione del canone percepito

    Immobile vincolato tenuto a disposizione

    Scenario. Caio eredita un appartamento in un edificio storico vincolato e lo tiene vuoto, senza affittarlo.

    Come si applica. Caio compila il quadro B indicando nella colonna 1 la rendita catastale dimezzata. Nella colonna 2 (utilizzo) inserisce il codice ‘2’ (immobile a disposizione). Poiché l’IMU è dovuta su questo immobile, essa sostituisce l’IRPEF: il reddito va comunque dichiarato, ma non produrrà ulteriore imposta sul reddito.

    In pratica

    • Rendita catastale 800 euro → indica 400 euro nel quadro B.
    • L’IMU pagata al Comune copre l’imposta sui redditi: nessuna IRPEF aggiuntiva dovuta.
    • Il rigo del quadro B va comunque compilato anche se non si paga IRPEF.

    Immobile vincolato concesso in affitto

    Scenario. Sempronio affitta un palazzo storico vincolato a canone libero, ricavando 18.000 euro l’anno.

    Come si applica. Sempronio indica nella colonna 5 il codice 4 (immobile storico in locazione) e nella colonna 6 il 65% del canone, cioè 11.700 euro. Sceglie la tassazione ordinaria IRPEF. Non può applicare la cedolare secca perché la norma sulla cedolare non prevede questa percentuale ridotta del 65%: le due agevolazioni non si sommano.

    In pratica

    • Canone annuo 18.000 euro: in colonna 6 va indicato 11.700 (65% di 18.000).
    • L’abbattimento del 35% riconosce le spese di conservazione tipiche degli immobili vincolati.
    • La rendita catastale ridotta del 50% non va indicata separatamente per la parte locata.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come faccio a sapere se il mio immobile è di interesse storico o artistico?

    Lo stabilisce un decreto formale emesso dal Ministero della Cultura (o dalla Soprintendenza competente) ai sensi del D.Lgs. n. 42/2004. Se hai ricevuto questo provvedimento, l’immobile è vincolato; in mancanza, si applicano le regole ordinarie.

    Devo comunque compilare il quadro B se l'immobile storico è esente IMU?

    Sì, devi sempre compilare il quadro B. L’esenzione IMU non elimina l’obbligo dichiarativo: cambia solo il trattamento fiscale. Se l’IMU non è dovuta, il reddito fondiario concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF.

    Posso applicare la cedolare secca su un immobile storico affittato?

    La cedolare secca e la riduzione del 35% sul canone (codice 4) sono due regimi distinti. Per la cedolare secca il canone va indicato al 100%; la riduzione al 65% si applica solo in regime di tassazione ordinaria IRPEF.

    La riduzione del 50% sulla rendita si applica anche alle pertinenze dell'immobile storico?

    Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate indicano che la rendita ridotta al 50% riguarda l’immobile di interesse storico o artistico. Per le pertinenze iscritte con autonoma rendita catastale occorre valutare caso per caso il loro inserimento nel provvedimento di vincolo.

    Ho acquistato un immobile vincolato a metà anno. Come calcolo la rendita da dichiarare?

    Indichi la rendita ridotta del 50% nella colonna 1, e nella colonna 3 (periodo di possesso) riporti il numero di giorni effettivi di possesso nel 2025. Il CAF o il professionista calcolerà il reddito in proporzione.

  • Art. 255 D.P.R. 115/2002 – Procedure di anticipo e riscossione delle spese

    Art. 255 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Nel processo contabile di responsabilità e di conto le spese relative agli atti disposti dal magistrato sono anticipate dall'erario e sono riscosse, unitamente al credito principale, con le modalità di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 260 .

  • Assegno divorzile: come si calcola e i criteri della Cassazione

    L’assegno divorzile è una delle questioni più delicate del divorzio. Per anni si è ritenuto che servisse a garantire all’ex coniuge lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio; oggi non è più così. Le Sezioni Unite della Cassazione, con una pronuncia del 2018, hanno ridisegnato la sua funzione, rendendola assistenziale e al tempo stesso compensativa. Vediamo cosa significa in pratica e come il giudice arriva a stabilire se e quanto spetta.

    Che cos’è e a cosa serve

    L’assegno divorzile è la somma che un ex coniuge può essere tenuto a versare all’altro dopo lo scioglimento del matrimonio. È disciplinato dall’art. 5 della legge 898/1970. Diversamente dal mantenimento nella separazione, presuppone che il vincolo matrimoniale sia ormai sciolto: per questo i suoi criteri sono diversi e, in genere, meno generosi.

    La svolta delle Sezioni Unite del 2018

    Con la sentenza n. 18287 del 2018 le Sezioni Unite hanno superato sia il vecchio criterio del “tenore di vita” sia l’orientamento intermedio del 2017 incentrato solo sull’“indipendenza economica”. Hanno affermato che l’assegno ha natura assistenziale e, in pari misura, compensativa e perequativa: serve cioè non solo a sostenere chi non ha mezzi adeguati, ma anche a compensare il coniuge che ha sacrificato aspettative professionali e reddituali per dedicarsi alla famiglia. La valutazione deve essere complessiva, non basata su un singolo parametro.

    I criteri dell’art. 5

    Il giudice valuta in particolare:

    • le condizioni economiche dei due ex coniugi;
    • il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune e di quello dell’altro;
    • la durata del matrimonio;
    • le ragioni della decisione e l’età del richiedente;
    • le possibilità concrete di reperire un reddito adeguato, tenuto conto dell’età e del mercato del lavoro.

    Solo dall’insieme di questi elementi emerge se vi è uno squilibrio da riequilibrare e in quale misura.

    La differenza con il mantenimento nella separazione

    È un punto cruciale e spesso frainteso. Nella separazione il vincolo coniugale esiste ancora: l’assegno di mantenimento del coniuge (art. 156 del codice civile) tende a conservare un tenore di vita analogo a quello matrimoniale. Nel divorzio, sciolto il vincolo, quel parametro non vale più e si guarda all’autosufficienza e al riequilibrio dei sacrifici. Per questo, passando dalla separazione al divorzio, l’importo può ridursi.

    Un esempio concreto

    Caia e Tizio sono stati sposati venticinque anni; Caia ha lasciato il lavoro per crescere i figli e gestire la casa, mentre Tizio ha fatto carriera. Al divorzio, Caia ha 55 anni e scarse possibilità di reinserimento. Qui l’assegno può essere riconosciuto in misura significativa, proprio per la sua funzione compensativa del contributo dato e dei sacrifici professionali. Se invece il matrimonio fosse durato pochi anni, senza figli e con due coniugi entrambi occupati, è probabile che nessun assegno venga riconosciuto.

    Durata, revisione e cessazione

    L’assegno divorzile è di regola periodico, ma può essere corrisposto in un’unica soluzione (capitalizzato) se le parti concordano e il tribunale lo ritiene equo: in tal caso non si potrà più chiedere nulla in futuro. L’importo è rivedibile se cambiano le condizioni economiche, e cessa se l’ex coniuge beneficiario passa a nuove nozze; secondo la giurisprudenza può venire meno anche in caso di stabile convivenza con un nuovo partner.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    L’assegno divorzile garantisce il tenore di vita del matrimonio?

    No. Dal 2018 le Sezioni Unite hanno superato il criterio del tenore di vita: l’assegno ha funzione assistenziale e compensativa, valutata sulla base di redditi, durata del matrimonio e contributo dato alla famiglia.

    L’assegno divorzile spetta sempre?

    No, non è automatico. Spetta solo se un ex coniuge non dispone di mezzi adeguati e non è in grado di procurarseli per ragioni oggettive, oppure per riequilibrare i sacrifici fatti per la famiglia.

    Quando cessa l’assegno divorzile?

    Cessa se il beneficiario contrae nuove nozze; secondo la giurisprudenza può venir meno anche in caso di stabile convivenza con un nuovo partner. È inoltre rivedibile al mutare delle condizioni economiche.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • Art. 138 D.Lgs. 209/2005 – Danno non patrimoniale per lesioni di non lieve entità

    Art. 138 D.Lgs. 209/2005 – Danno non patrimoniale per lesioni di non lieve entità

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. 1. Al fine di garantire il diritto delle vittime dei sinistri a un pieno risarcimento del danno non patrimoniale effettivamente subito e di razionalizzare i costi gravanti sul sistema assicurativo e sui consumatori, con due distinti decreti del Presidente della Repubblica, da adottare entro il 1° maggio 2022 , previa deliberazione del Consiglio dei ministri, il primo, di cui alla lettera a), su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro della giustizia, e il secondo, di cui alla lettera b), su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro della giustizia, sentito l'IVASS , si provvede alla predisposizione di specifiche tabelle uniche per tutto il territorio della Repubblica: a) delle menomazioni all'integrità psico-fisica comprese tra dieci e cento punti; b) del valore pecuniario da attribuire a ogni singolo punto di invalidità comprensivo dei coefficienti di variazione corrispondenti all'età del soggetto leso.

    2. 2. Le tabelle uniche nazionali di cui al comma 1 sono redatte , tenuto conto dei criteri di valutazione del danno non patrimoniale ritenuti congrui dalla consolidata giurisprudenza di legittimità, secondo i seguenti principi e criteri: a) agli effetti delle tabelle , per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente all'integrità psico-fisica della persona, suscettibile di accertamento medico-legale, che esplica un'incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito; b) la tabella dei valori economici si fonda sul sistema a punto variabile in funzione dell'età e del grado di invalidità; c) il valore economico del punto è funzione crescente della percentuale di invalidità e l'incidenza della menomazione sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato cresce in modo più che proporzionale rispetto all'aumento percentuale assegnato ai postumi; d) il valore economico del punto è funzione decrescente dell'età del soggetto, sulla base delle tavole di mortalità elaborate dall'ISTAT, al tasso di rivalutazione pari all'interesse legale; e) al fine di considerare la componente del danno morale da lesione all'integrità fisica, la quota corrispondente al danno biologico stabilita in applicazione dei criteri di cui alle lettere da a) a d) è incrementata in via percentuale e progressiva per punto, individuando la percentuale di aumento di tali valori per la personalizzazione complessiva della liquidazione; f) il danno biologico temporaneo inferiore al 100 per cento è determinato in misura corrispondente alla percentuale di inabilità riconosciuta per ciascun giorno.

    3. Qualora la menomazione accertata incida in maniera rilevante su specifici aspetti dinamico-relazionali personali documentati e obiettivamente accertati, l'ammontare del risarcimento del danno, calcolato secondo quanto previsto dalla tabella unica nazionale di cui al comma 1, lettera b) , può essere aumentato dal giudice, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato, fino al 30 per cento.

    4. L'ammontare complessivo del risarcimento riconosciuto ai sensi del presente articolo è esaustivo del risarcimento del danno conseguente alle lesioni fisiche.

    5. Gli importi stabiliti nella tabella unica nazionale di cui al comma 1, lettera b), sono aggiornati annualmente, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, in misura corrispondente alla variazione dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertata dall'ISTAT. (43)

  • Delega al CAF o professionista per il 730/2026: guida

    In sintesi

    • Chi puo ricevere la delega: un CAF-dipendenti oppure un professionista abilitato (consulente del lavoro, dottore commercialista, esperto contabile, ragioniere o perito commerciale, associazioni professionali, societa tra professionisti).
    • Cosa autorizza la delega: permette al CAF o al professionista di accedere al tuo modello 730 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate per tuo conto.
    • Modello 730-1 in busta chiusa: insieme alla delega devi consegnare anche il modello 730-1 (scheda per la destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’IRPEF) in busta chiusa.
    • Visto di conformita: il CAF o il professionista verifica i dati e rilascia un visto di conformita, ossia una certificazione di correttezza della dichiarazione.
    • Scadenza: il 730 va presentato entro il 30 settembre; il CAF o il professionista ti consegna la copia elaborata entro precisi termini previsti dalla legge.
    • Responsabilita in caso di visto infedele: se il CAF o il professionista appone un visto non corretto, e tenuto a pagare il 30% della maggiore imposta accertata dall’Agenzia delle Entrate.

    Cosa significa delegare il 730 a un CAF o a un professionista

    Presentare il 730 tramite un CAF (Centro di Assistenza Fiscale) o un professionista abilitato e la scelta piu comune per chi preferisce non compilare da solo la dichiarazione dei redditi. Non si tratta solo di una comodita: il CAF o il professionista verificano i dati, controllano i documenti e si assumono una precisa responsabilita sul risultato. Capire come funziona questa delega ti aiuta a portare i documenti giusti e a sapere cosa aspettarti.

    La prima cosa da fare e consegnare una delega esplicita per l’accesso al tuo modello 730 precompilato. Senza questa autorizzazione, il CAF o il professionista non possono entrare nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate per visualizzare la tua dichiarazione. La delega e un documento formale che autorizza l’intermediario ad agire per tuo conto.

    Insieme alla delega, devi consegnare anche il modello 730-1 in busta chiusa. Questo modello contiene le tue scelte per destinare l’otto, il cinque e il due per mille dell’IRPEF. Va consegnato integro anche se non esprimi alcuna scelta: in quel caso basta indicare il codice fiscale e i dati anagrafici. Se presenti una dichiarazione congiunta con il coniuge (o il partner di unione civile), ciascuno inserisce il proprio 730-1 in una busta separata.

    Il CAF o il professionista ha l’obbligo di verificare che i dati indicati nel modello siano conformi ai documenti che gli hai esibito: spese detraibili, deduzioni, ritenute, rimborsi. Al termine rilascia il visto di conformita, che e una certificazione della correttezza dei dati. Questo visto tutela anche te: in caso di successivo controllo dell’Agenzia delle Entrate, la responsabilita ricade sull’intermediario se il visto era infedele, a meno che l’errore sia stato causato da documentazione falsa o scorretta da te fornita.

    Termini per la consegna della dichiarazione elaborata al contribuente
    Data di presentazione al CAF/professionista Termine per ricevere la copia elaborata
    Entro il 31 maggio Entro il 15 giugno
    Dal 1 al 20 giugno Entro il 29 giugno
    Dal 21 giugno al 15 luglio Entro il 23 luglio
    Dal 16 luglio al 31 agosto Entro il 15 settembre
    Dal 1 al 30 settembre Entro il 30 settembre

    Esempio pratico

    • Esempio: Caio si reca al CAF il 10 giugno e consegna la delega, il modello 730-1 in busta chiusa e i documenti (CU, scontrini spese sanitarie, fatture ristrutturazione). Il CAF accede alla sua precompilata, verifica i dati, aggiunge le spese non ancora presenti e gli consegna una copia della dichiarazione elaborata e il modello 730-3 entro il 29 giugno. Caio controlla il prospetto di liquidazione: se c’e un credito, lo ricevera in busta paga da luglio; se c’e un debito, verra trattenuto dalla retribuzione. I documenti originali rimangono a Caio, il CAF ne conserva una copia fino al 31 dicembre 2031.

    Documenti necessari

    • Delega per l’accesso al 730 precompilato (modulo fornito dal CAF o dal professionista)
    • Modello 730-1 in busta chiusa (scelta 8, 5 e 2 per mille IRPEF)
    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dal datore di lavoro o ente pensionistico
    • Scontrini, ricevute, fatture e quietanze per le spese detraibili o deducibili sostenute nel 2025
    • Attestati di versamento F24 per eventuali acconti pagati autonomamente
    • Documentazione degli oneri gia riconosciuti dal sostituto (se presenti ulteriori spese da aggiungere)

    Caso 1: contribuente che porta il 730 precompilato senza modifiche

    Scenario. Tizio lavora come dipendente. La sua precompilata contiene gia tutti i dati: reddito, ritenute e spese sanitarie. Non ha nulla da aggiungere o correggere e decide di consegnarla al CAF senza modifiche.

    Come si applica. In questo caso Tizio deve portare solo la delega e il modello 730-1. Non deve esibire la documentazione relativa agli oneri gia indicati nella precompilata dai soggetti terzi (farmacie, medici, ecc.), perche quei dati sono gia stati comunicati all’Agenzia delle Entrate. Deve pero portare i documenti che attestano le condizioni soggettive per eventuali agevolazioni (per esempio, la documentazione di un familiare a carico). Il CAF non effettua controlli formali sugli oneri gia presenti nella precompilata non modificata.

    In pratica

    • Se non modifichi la precompilata, non devi esibire le ricevute delle spese sanitarie gia presenti.
    • Devi comunque esibire i documenti che attestano i requisiti soggettivi: codice fiscale familiari a carico, documentazione disabilita, ecc.
    • I documenti originali restano tuoi; il CAF ne conserva copia per eventuali controlli futuri.

    Caso 2: contribuente che aggiunge spese non presenti nella precompilata

    Scenario. Sempronio nota che nella sua precompilata mancano le spese per un corso universitario del figlio pagato direttamente da lui. Vuole aggiungerle tramite il professionista.

    Come si applica. Aggiungere spese che incidono sull’imposta e una ‘modifica’. Sempronio deve portare al professionista tutta la documentazione relativa alle spese universitarie: ricevute di pagamento, fatture, attestati dell’universita. Il professionista verifica la conformita dei dati, aggiunge le spese nel modello, rilascia il visto di conformita e trasmette la dichiarazione. In caso di controllo successivo, l’Agenzia delle Entrate verifichera la documentazione presso il professionista, non direttamente da Sempronio.

    In pratica

    • Ogni spesa aggiunta rispetto alla precompilata richiede documentazione da esibire al CAF o professionista.
    • Il visto di conformita e la garanzia che la dichiarazione e stata verificata: tutelati sia te sia il professionista.
    • Se il professionista appone un visto infedele (senza colpa tua), la sanzione del 30% ricade su di lui, non su di te.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi sono i professionisti abilitati a ricevere il 730?

    Consulenti del lavoro, dottori commercialisti, esperti contabili, ragionieri e periti commerciali, associazioni professionali e societa tra professionisti. Oltre a questi, anche il proprio sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) se ha comunicato entro il 15 gennaio di prestare assistenza fiscale.

    Cosa contiene la delega per il CAF?

    La delega autorizza il CAF o il professionista ad accedere al tuo modello 730 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Senza di essa non possono visualizzare ne modificare la tua dichiarazione.

    Devo portare tutti i documenti al CAF anche se non modifico nulla?

    Se non apporti modifiche che incidono sull’imposta, non devi esibire la documentazione degli oneri gia presenti nella precompilata. Devi pero portare i documenti che attestano le condizioni soggettive per le agevolazioni (familiari a carico, disabilita, ecc.).

    Entro quando devo presentare il 730 al CAF?

    Entro il 30 settembre. E consigliabile non aspettare l’ultimo momento: il CAF deve avere il tempo di elaborare la dichiarazione e consegnarti la copia entro i termini previsti.

    Cosa succede se il CAF sbaglia nella mia dichiarazione?

    Se il CAF appone un visto di conformita infedele (non indotto da una tua condotta scorretta), e tenuto a pagare il 30% della maggiore imposta accertata dall’Agenzia delle Entrate. La sanzione, in alcuni casi, si riduce se il CAF trasmette una dichiarazione rettificativa.

    Quanto tempo devo conservare i documenti fiscali?

    I documenti relativi alla dichiarazione di quest’anno vanno conservati fino al 31 dicembre 2031, termine entro cui l’Agenzia delle Entrate puo richiederli. Non occorre conservare i documenti delle spese sanitarie gia presenti nella precompilata non modificata.

  • Art. 254 D.P.R. 115/2002 – Imposta di bollo

    Art. 254 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Restano invariate le disposizioni sull'imposta di bollo relative al processo contabile.

  • Art. 137 D.Lgs. 209/2005 – Danno patrimoniale

    Art. 137 D.Lgs. 209/2005 – Danno patrimoniale

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Nel caso di danno alla persona, quando agli effetti del risarcimento si debba considerare l'incidenza dell'inabilità temporanea o dell'invalidità permanente su un reddito di lavoro comunque qualificabile, tale reddito si determina, per il lavoro dipendente, sulla base del reddito di lavoro, maggiorato dei redditi esenti e al lordo delle detrazioni e delle ritenute di legge, che risulta il più elevato tra quelli degli ultimi tre anni e, per il lavoro autonomo, sulla base del reddito netto che risulta il più elevato tra quelli dichiarati dal danneggiato ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche negli ultimi tre anni ovvero, nei casi previsti dalla legge, dall'apposita certificazione rilasciata dal datore di lavoro ai sensi delle norme di legge.

    2. È in ogni caso ammessa la prova contraria, ma, quando dalla stessa risulti che il reddito sia superiore di oltre un quinto rispetto a quello risultante dagli atti indicati nel comma 1, il giudice ne fa segnalazione al competente ufficio dell'Agenzia delle entrate.

    3. In tutti gli altri casi il reddito che occorre considerare ai fini del risarcimento non può essere inferiore a tre volte l'ammontare annuo della pensione sociale.

  • Art. 253 D.P.R. 115/2002 – Determinazione dell’importo e pagamento

    Art. 253 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. L'importo del costo e le modalità di pagamento sono determinati dal Segretario generale della giustizia amministrativa, nell'ambito di eventuali direttive del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, in modo che l'importo sia più basso di quello previsto per il rilascio di copie autentiche e le modalità di pagamento siano conformi a quelle utilizzate per i diritti di copia.

  • Art. 136 D.Lgs. 209/2005

    Art. 136 D.Lgs. 209/2005

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Al fine di consentire lo svolgimento delle funzioni del Ministero dello sviluppo economico , l' IVASS è tenuto a comunicare al Ministero dati, informazioni e notizie relativi alle tariffe dell'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti.

    2. Per le finalità di cui al comma 1, è istituito presso il Ministero dello sviluppo economico un comitato di esperti in materia di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, con il compito di osservare l'andamento degli incrementi tariffari praticati dalle imprese di assicurazione operanti nel territorio della Repubblica, valutando in particolare le differenze tariffarie applicate sul territorio della Repubblica italiana e anche in quale misura si sia tenuto conto del comportamento degli assicurati che nel corso dell'anno non abbiano denunciato incidenti. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico , è disciplinata la costituzione e il funzionamento del comitato di esperti, fermo restando che ai predetti esperti non può essere attribuita alcuna indennità o emolumento comunque denominato.

    3. Al fine della diffusione di un'adeguata informazione agli utenti e della realizzazione di un sistema di monitoraggio permanente sui premi relativi all'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti è autorizzato a stipulare apposita convenzione con l'Istituto nazionale di statistica e a co-finanziare, secondo modalità e criteri stabiliti con decreto del Ministro dello sviluppo economico , programmi di informazione e orientamento rivolti agli utenti dei servizi assicurativi promossi dalle associazioni dei consumatori e degli utenti, a valere sulle disponibilità finanziarie assegnate al Consiglio stesso dalla legge istitutiva.

    3-bis. Il Ministero dello sviluppo economico utilizza il sistema tariffario completo in tutte le sue estensioni organizzato dall' IVASS , sulla base dei dati forniti dalle imprese di assicurazione, per realizzare un servizio informativo, anche tramite il proprio sito internet, che consente al consumatore di comparare le tariffe applicate dalle diverse imprese di assicurazione relativamente al proprio profilo individuale.

  • Art. 252 D.P.R. 115/2002 – Costo per il rilascio di copia conforme in casi particolari

    Art. 252 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Nel caso di appello con richiesta di sospensione della sentenza impugnata ovvero di impugnazione del provvedimento cautelare, per il rilascio di copia conforme dei documenti e degli atti prodotti la parte è obbligata al pagamento solo del costo materiale di riproduzione.

  • Art. 135 D.Lgs. 209/2005 – Banca dati sinistri e banche dati anagrafe testimoni e anagrafe danneggiati

    Art. 135 D.Lgs. 209/2005 – Banca dati sinistri e banche dati anagrafe testimoni e anagrafe danneggiati

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Allo scopo di rendere più efficace la prevenzione e il contrasto di comportamenti fraudolenti nel settore delle assicurazioni obbligatorie per i veicoli a motore immatricolati in Italia, sono istituite presso l'IVASS una banca dati dei sinistri ad essi relativi e due banche dati denominate 'anagrafe testimonì e 'anagrafe danneggiatì.

    2. Le imprese di assicurazione autorizzate in Italia all'esercizio dell'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore sono tenute a comunicare i dati riguardanti i sinistri gestiti, compresi i sinistri gestiti in qualità di impresa designata ai sensi dell'articolo 286, nonché i sinistri gestiti dall'Ufficio centrale italiano ai sensi dell'articolo 125, comma 5, e dell'articolo 296, secondo le modalità stabilite con regolamento adottato dall'IVASS. Al medesimo adempimento sono tenute le imprese aventi sede legale in uno Stato membro dell'Unione europea ammesse a operare in Italia in regime di libera prestazione dei servizi o in regime di stabilimento e abilitate all'esercizio dell'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore nel territorio della Repubblica

    3. Le procedure di organizzazione e di funzionamento, le modalità e le condizioni di accesso alle banche dati di cui al comma 1, da parte delle pubbliche amministrazioni, dell'autorità giudiziaria, delle forze di polizia, delle imprese di assicurazione e di soggetti terzi, nonché gli obblighi di consultazione delle banche dati da parte delle imprese di assicurazione in fase di liquidazione dei sinistri, sono stabiliti dall'IVASS, con regolamento, sentiti il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'interno, e, per i profili di tutela della riservatezza, il Garante per la protezione dei dati personali.

    3-bis. In caso di sinistri con soli danni a cose, l'identificazione di eventuali testimoni sul luogo di accadimento dell'incidente deve risultare dalla denuncia di sinistro o comunque dal primo atto formale del danneggiato nei confronti dell'impresa di assicurazione o, in mancanza, deve essere richiesta dall'impresa di assicurazione con espresso avviso all'assicurato delle conseguenze processuali della mancata risposta. In quest'ultimo caso, l'impresa di assicurazione deve effettuare la richiesta di indicazione dei testimoni con raccomandata con avviso di ricevimento entro il termine di sessanta giorni dalla denuncia del sinistro e la parte che riceve tale richiesta effettua la comunicazione dei testimoni, a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, entro il termine di sessanta giorni dalla ricezione della richiesta. L'impresa di assicurazione deve procedere a sua volta all'individuazione e alla comunicazione di eventuali ulteriori testimoni entro il termine di sessanta giorni. Fatte salve le risultanze contenute in verbali delle autorità di polizia intervenute sul luogo dell'incidente, l'identificazione dei testimoni avvenuta in un momento successivo comporta l'inammissibilità della prova testimoniale addotta.

    3-ter. In caso di giudizio, il giudice, sulla base della documentazione prodotta, non ammette le testimonianze che non risultino acquisite secondo le modalità previste dal comma 3-bis. Il giudice dispone l'audizione dei testimoni che non sono stati indicati nel rispetto del citato comma 3-bis nei soli casi in cui risulti comprovata l'oggettiva impossibilità della loro tempestiva identificazione.

    3-quater. Nelle controversie civili promosse per l'accertamento della responsabilità e per la quantificazione dei danni, il giudice, anche su documentata segnalazione delle parti che, a tale fine, possono richiedere i dati all'IVASS, trasmette un'informativa alla procura della Repubblica, per quanto di competenza, in relazione alla ricorrenza dei medesimi nominativi di testimoni presenti in più di tre sinistri negli ultimi cinque anni registrati nella banca dati dei sinistri di cui al comma 1. Il presente comma non si applica agli ufficiali e agli agenti delle autorità di polizia che sono chiamati a testimoniare

  • Art. 251 D.P.R. 115/2002 – Ordine di pagamento emesso dal funzionario

    Art. 251 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Nel processo amministrativo il funzionario addetto all'ufficio che emette l'ordine di pagamento delle spese è individuato secondo il regolamento concernente la disciplina dell'autonomia finanziaria del Consiglio di Stato ed i Tribunali amministrativi regionali.

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