Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
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Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
Art. 144-bis D.Lgs. 209/2005 – (Tutela dei danneggiati nei sinistri in cui è coinvolto un rimorchio trainato da un veicolo)
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. 1. Nel caso di un sinistro causato da un insieme di veicoli consistente in un veicolo trainante e in un rimorchio, laddove il rimorchio disponga di un'assicurazione della responsabilità civile separata, il danneggiato può presentare la propria richiesta di indennizzo direttamente all'impresa di assicurazione che ha assicurato il rimorchio, ove: a) possa essere identificato il rimorchio, ma non possa essere identificato il veicolo trainante e b) la legge nazionale applicabile al sinistro preveda che l'assicuratore del rimorchio provveda all'indennizzo.
2. L'impresa di assicurazione del rimorchio che ha indennizzato il danneggiato esercita l'azione di regresso nei confronti dell'impresa che ha assicurato il veicolo trainante o del Fondo di garanzia per le vittime della strada o dell'equivalente organismo dello Stato membro la cui legge nazionale si applica nel caso di sinistro.
3. Nel caso di sinistro di cui al comma 1, l'assicuratore del rimorchio, laddove la legge nazionale applicabile al sinistro lo obblighi a fornire un indennizzo completo, informa il danneggiato, su richiesta di quest'ultimo e senza indebito ritardo:
a) dell'identità dell'assicuratore del veicolo trainante o
b) qualora l'assicuratore del rimorchio non sia in grado di identificare l'assicuratore del veicolo trainante, del meccanismo di indennizzo previsto dal Fondo di garanzia per le vittime della strada o dall'equivalente organismo di altro Stato membro.
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia
1. Sino all'emanazione del regolamento previsto dall'articolo 40, nel processo tributario di primo e di secondo grado i richiedenti corrispondono il diritto di copia nella misura stabilita con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze in base al costo del servizio.
Art. 144 D.Lgs. 209/2005 – Azione diretta del danneggiato
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. Il danneggiato per sinistro causato dalla circolazione di un veicolo o di un natante, per i quali vi è obbligo di assicurazione, ha azione diretta per il risarcimento del danno nei confronti dell'impresa di assicurazione del responsabile civile, entro i limiti delle somme per le quali è stata stipulata l'assicurazione.
2. Per l'intero massimale di polizza l'impresa di assicurazione non può opporre al danneggiato eccezioni derivanti dal contratto, né clausole che prevedano l'eventuale contributo dell'assicurato al risarcimento del danno. L'impresa di assicurazione ha tuttavia diritto di rivalsa verso l'assicurato nella misura in cui avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare o ridurre la propria prestazione.
3. Nel giudizio promosso contro l'impresa di assicurazione è chiamato anche il responsabile del danno.
4. L'azione diretta che spetta al danneggiato nei confronti dell'impresa di assicurazione è soggetta al termine di prescrizione cui sarebbe soggetta l'azione verso il responsabile.
Detrazione del 19% sulle rette pagate per la frequenza di asili nido pubblici o privati.
Massimale: 632 euro per ogni figlio fiscalmente a carico (non un limite unico per tutti i figli).
La spesa riguarda entrambi i genitori: la detrazione si divide in base a quanto ha pagato ciascuno.
Vale sia per gli asili nido pubblici che per quelli privati autorizzati.
Non è cumulabile con il bonus asili nido: se hai ricevuto il bonus nello stesso anno, quella spesa non è detraibile.
Il pagamento deve essere tracciabile: bancomat, carta, bonifico (no contanti).
Come funziona la detrazione per l'asilo nido
Se hai un figlio che frequenta l’asilo nido – pubblico o privato – puoi recuperare parte della retta pagata nella dichiarazione dei redditi. La detrazione è del 19% sulla spesa sostenuta, fino a un massimale di 632 euro per ogni figlio fiscalmente a carico.
Il massimale di 632 euro vale figlio per figlio, non in totale. Quindi se hai due figli in età da asilo nido, puoi detrarre fino a 632 euro per ciascuno: la detrazione massima complessiva sarebbe 2 × 19% × 632 = 240,16 euro.
Quando entrambi i genitori contribuiscono al pagamento della retta, la detrazione si divide tra loro in proporzione a quanto ha effettivamente pagato ciascuno. Se il documento di spesa è intestato al bambino o a uno solo dei genitori, è possibile annotare sul documento stesso la percentuale di ripartizione, per dimostrare chi ha sostenuto la spesa e in che misura.
Attenzione: se nel 2025 hai ricevuto il bonus asili nido (l’agevolazione gestita dall’INPS), le spese coperte da quel bonus non possono essere inserite in detrazione. Le due agevolazioni non si sommano sugli stessi importi.
Riepilogo detrazione rette asilo nido
Voce
Importo / regola
Aliquota di detrazione
19%
Massimale di spesa per figlio
632 euro annui per ogni figlio a carico
Detrazione massima per figlio
120,08 euro (19% di 632 euro)
Asili nido ammessi
Pubblici e privati (autorizzati)
Cumulabilità con bonus INPS
No: le spese coperte dal bonus non sono detraibili
Rigo nel 730
Da E8 a E10, codice onere 33
Esempio pratico
Caio e sua moglie hanno un figlio che frequenta un asilo nido privato. La retta annuale pagata è stata di 900 euro, di cui 500 euro pagati da Caio e 400 dalla moglie. Il massimale per figlio è 632 euro: Caio può detrarre il 19% di 500 euro = 95 euro; la moglie può detrarre il 19% di 400 euro = 76 euro. Totale recuperato dalla famiglia: 171 euro. Se avessero avuto anche un secondo figlio all’asilo, il calcolo si sarebbe ripetuto per lui con un nuovo tetto di 632 euro.
Documenti necessari
Ricevuta o fattura della retta rilasciata dall’asilo nido (pubblica o privata), intestata al genitore o al bambino
Prova del pagamento tracciabile (estratto conto, ricevuta bancomat o carta di credito)
Annotazione sulla ricevuta della percentuale di ripartizione tra i genitori, se la spesa è stata divisa
Documentazione relativa al bonus asili nido INPS ricevuto (per escludere quegli importi dalla detrazione)
Un solo genitore paga l'intera retta
Scenario. Sempronia è genitore unico e ha pagato da sola la retta dell’asilo nido del figlio: 800 euro in totale nel 2025.
Come si applica. Il massimale per figlio è 632 euro. Sempronia può indicare nel 730 la spesa di 632 euro (non 800, perché il limite è fissato a 632). La detrazione spettante è il 19% di 632 euro = 120,08 euro.
In pratica
Retta effettivamente pagata: 800 euro
Spesa ammessa in detrazione: 632 euro (massimale per figlio)
Detrazione: 19% × 632 = 120,08 euro
Due genitori con due figli all'asilo
Scenario. Tizio e sua moglie hanno due figli entrambi all’asilo nido. Per il primo figlio hanno pagato 700 euro, per il secondo 500 euro. La spesa è divisa al 50% tra i coniugi.
Come si applica. Il tetto è 632 euro per figlio. Per il primo figlio si detrae su 632 euro (70 euro eccedenti il massimale vengono ignorati); per il secondo si detrae sull’intera spesa di 500 euro. Tizio (50% della spesa) inserisce nel suo 730: 316 euro per il primo figlio + 250 euro per il secondo. Detrazione totale di Tizio: 19% × (316 + 250) = 19% × 566 = 107,54 euro. Stessa situazione per la moglie.
In pratica
Massimale per figlio: 632 euro (da dividere tra i genitori in base ai rispettivi pagamenti)
Il tetto si applica figlio per figlio, non in totale
Compilare un rigo separato nel 730 per ogni figlio (codice 33 ripetuto)
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. Nel caso di sinistro avvenuto tra veicoli a motore per i quali vi sia obbligo di assicurazione, i conducenti dei veicoli coinvolti o, se persone diverse, i rispettivi proprietari sono tenuti a denunciare il sinistro alla propria impresa di assicurazione, avvalendosi del modulo fornito dalla medesima, il cui modello è approvato dall' IVASS . In caso di mancata presentazione della denuncia di sinistro si applica l' articolo 1915 del codice civile per l'omesso avviso di sinistro.
2. Quando il modulo sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro si presume, salvo prova contraria da parte dell'impresa di assicurazione, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso.
Per gli incentivi agli impianti da fonti rinnovabili (in particolare fotovoltaico e accumulo) conta ora il completamento dei lavori, non più l’entrata in esercizio.
La registrazione come «impianto realizzato» nel sistema GAUDI di Terna fa prova dell’avvenuta installazione ai fini dei termini di legge.
La modifica supera il problema dei ritardi di allaccio imputabili al gestore di rete, ai collaudi o alle pratiche GSE.
Ne beneficiano gli impianti i cui lavori erano materialmente conclusi nei termini, ma entrati in esercizio in ritardo.
Per i requisiti operativi e i termini puntuali resta il rinvio alla disciplina dell’art. 5, c. 2-quater, D.L. 63/2024.
Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026
Il comma 16 della Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) modifica l’art. 5, comma 2-quater, del D.L. 63/2024: il riferimento all’«entrata in esercizio dopo il 31 dicembre 2025» è sostituito da quello al completamento dei lavori di installazione, e la registrazione come «impianto realizzato» nel sistema GAUDI (gestito da Terna) fa prova dell’avvenuta installazione.
Una semplificazione probatoria con effetti sostanziali
L’art. 5, comma 2-quater, del D.L. 63/2024 (convertito dalla L. 101/2024) disciplina l’accesso agli incentivi per gli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, con particolare riguardo al fotovoltaico e ai dispositivi di accumulo connessi. La formulazione previgente legava il beneficio alla data di entrata in esercizio dell’impianto.
Quel parametro era problematico: tra fine dei lavori e entrata in esercizio possono passare settimane o mesi per la connessione alla rete (e-distribuzione, Terna), per i collaudi e per le pratiche al GSE. Imprese con lavori conclusi nei termini rischiavano di perdere l’agevolazione per ritardi non dipendenti da loro.
Il comma 16 risolve il nodo su due fronti: sposta il riferimento temporale al completamento dei lavori di installazione e introduce una regola probatoria chiara: la registrazione come «impianto realizzato» nel sistema GAUDI – la piattaforma di Terna che censisce gli impianti connessi o connettibili – fa prova dell’avvenuta installazione ai fini dei termini.
Cosa verificare per dimostrare il diritto all'incentivo
La data di completamento dei lavori di installazione, ora rilevante in luogo dell’entrata in esercizio.
Lo stato della pratica nel sistema GAUDI di Terna e la qualificazione come «impianto realizzato».
La documentazione tecnica di cantiere (verbali, dichiarazioni di fine lavori) coerente con la data dichiarata.
Il rispetto degli altri requisiti dell’art. 5, c. 2-quater, D.L. 63/2024 per l’accesso all’incentivo.
Eventuali istruzioni operative del GSE sull’applicazione del nuovo criterio.
Caso 1 – Tizio, impresa con impianto allacciato in ritardo
Scenario. L’impresa di Tizio ha completato l’installazione di un impianto fotovoltaico a dicembre 2025, ma la connessione alla rete e l’entrata in esercizio sono slittate a febbraio 2026 per i tempi del gestore.
Come si legge in pratica. Con la regola previgente, legata all’entrata in esercizio, il ritardo avrebbe potuto pregiudicare il beneficio. Con il comma 16 conta il completamento dei lavori: se i lavori erano conclusi nei termini e l’impianto risulta «realizzato» in GAUDI, l’impresa può dimostrare il diritto all’incentivo nonostante l’allaccio successivo.
In pratica
Conta il completamento dei lavori, non l’entrata in esercizio.
La registrazione «impianto realizzato» in GAUDI fa prova.
Il ritardo di allaccio non pregiudica più il beneficio.
Caso 2 – Caio e la prova della data
Scenario. Caio ha completato l’impianto a fine 2025 ma teme di non riuscire a provare la data, perché l’entrata in esercizio è arrivata molto dopo.
Come si legge in pratica. Il comma 16 individua espressamente lo strumento di prova: la registrazione come «impianto realizzato» nel sistema GAUDI. Caio dovrà quindi curare che la posizione in GAUDI rifletta correttamente lo stato di impianto realizzato, affiancandola alla documentazione di fine lavori. È su questo, e non sulla data di allaccio, che si gioca la prova.
Documenti utili
Stato «impianto realizzato» nel sistema GAUDI.
Dichiarazione/verbale di fine lavori coerente.
Eventuale documentazione di cantiere a supporto.
Caso 3 – Sempronio con impianto e accumulo
Scenario. Sempronio ha installato un impianto fotovoltaico con sistema di accumulo. Si chiede se la nuova regola valga anche per la parte di accumulo.
Come si legge in pratica. L’art. 5, c. 2-quater, D.L. 63/2024 riguarda gli impianti FER e i dispositivi di accumulo connessi. La regola del comma 16 – completamento lavori e prova via GAUDI – si applica nell’ambito di quella disciplina. Per la perimetrazione di dettaglio e i requisiti specifici dell’accumulo è opportuno verificare le istruzioni operative del GSE.
Attenzione
La disciplina copre impianti FER e accumulo connesso.
Il criterio probatorio GAUDI opera in quell’ambito.
Dettagli e requisiti: verificare le istruzioni GSE.
Quando conviene una verifica
Per inquadrare correttamente l’accesso agli incentivi energetici e la pratica GSE conviene il supporto di un professionista: trova un esperto in incentivi energetici.
Cosa cambia con il comma 16 per gli incentivi al fotovoltaico?
Il riferimento temporale per l’accesso all’incentivo (art. 5, c. 2-quater, D.L. 63/2024) passa dall’entrata in esercizio al completamento dei lavori di installazione, con prova via sistema GAUDI.
Cos'è il sistema GAUDI?
È la piattaforma gestita da Terna che censisce gli impianti di produzione di energia elettrica connessi o connettibili alla rete. La registrazione come «impianto realizzato» fa prova dell’avvenuta installazione.
Se l'impianto è entrato in esercizio in ritardo perdo l'incentivo?
No, se i lavori erano completati nei termini: il comma 16 àncora il beneficio al completamento dei lavori, non all’entrata in esercizio, superando i ritardi di allaccio.
La regola vale anche per i sistemi di accumulo?
La disciplina dell’art. 5, c. 2-quater, D.L. 63/2024 riguarda gli impianti FER e i dispositivi di accumulo connessi; per i dettagli applicativi è bene verificare le istruzioni del GSE.
Come dimostro il completamento dei lavori?
Attraverso la registrazione come «impianto realizzato» nel sistema GAUDI, da affiancare alla documentazione tecnica di fine lavori.
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – Testo unico delle spese di giustizia
Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.L. 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla L. 15 luglio 2011, n. 111.
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. L'assicurazione obbligatoria per i veicoli a motore e i natanti copre i danni alle persone e i danni alle cose subiti da pedoni, ciclisti e altri utenti non motorizzati della strada i quali, in conseguenza di un incidente nel quale sia stato coinvolto un veicolo, hanno diritto alla riparazione del danno, nei limiti in cui sussista la responsabilità civile dei conducenti.
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia
1. Nei processi in materia pensionistica la pubblicazione dell'avviso di cui all' articolo 5, comma 3, della legge 21 luglio 2000, n. 205 , è gratuita.
Mutuo per l’abitazione principale: interessi detraibili al 19% su un massimo di 4.000 euro annui (rigo E7).
Mutuo per altri immobili: detraibili al 19% solo se il contratto è stato stipulato prima del 1993, su un massimo di 2.065,83 euro per intestatario (codice 8, righi E8-E10).
Il limite è complessivo: se hai più mutui per la casa principale, i 4.000 euro si riferiscono al totale degli interessi di tutti i contratti combinati.
Cointestazione: ogni cointestatario ha diritto alla propria quota, con il limite totale che si divide tra i cointestatari (es. 2.000 euro ciascuno per i coniugi).
Mutui post-1992 per immobili non principali: non danno diritto ad alcuna detrazione, salvo casi specifici (mutui 1997 per recupero edilizio, mutui per costruzione abitazione principale).
Il 19% si calcola sulla quota detraibile: la detrazione effettiva è il 19% dell’importo che rientra nel limite.
La regola fondamentale: abitazione principale vs altri immobili
Se hai acceso più mutui nello stesso anno – per esempio uno sulla casa dove abiti e un altro su un appartamento che hai comprato come investimento – le regole fiscali trattano i due casi in modo molto diverso. Non tutti gli interessi che paghi ti danno diritto alla detrazione del 19%.
Per il mutuo ipotecario sull’abitazione principale, cioè quella dove tu o i tuoi familiari abitate stabilmente, la detrazione spetta su un importo massimo di 4.000 euro di interessi passivi all’anno (comprensivo di oneri accessori e quote di rivalutazione). Se il mutuo è cointestato con qualcuno che non è fiscalmente a tuo carico, ciascuno detrae la propria quota: ad esempio, coniugi con quote uguali indicano al massimo 2.000 euro ciascuno.
Per i mutui sugli altri immobili, la situazione è più restrittiva: la detrazione spetta solo per mutui ipotecari stipulati prima del 1993, e il limite scende a 2.065,83 euro per intestatario. I mutui stipulati dal 1993 in poi per acquistare una seconda casa, un immobile in affitto o qualsiasi immobile che non sia l’abitazione principale non danno diritto alla detrazione.
Confronto detrazioni interessi mutuo per tipo di immobile
Tipo di mutuo
Limite massimo
Rigo 730
Nota
Mutuo ipotecario abitazione principale (stipulato fino al 31/12/2021)
4.000 euro totali
E7, cod. 7
Per immobile dove si dimora abitualmente
Mutuo ipotecario abitazione principale (stipulato 01/01/2022 – 31/12/2024)
4.000 euro totali
E7, cod. 48
Stesso limite, data stipula diversa
Mutuo ipotecario abitazione principale (stipulato dal 01/01/2025)
4.000 euro totali
E7, cod. 57
Incluso nel riordino detrazioni >75.000 euro
Mutuo ipotecario altri immobili (stipulato prima del 1993)
2.065,83 euro per intestatario
E8-E10, cod. 8
Solo per mutui pre-1993
Mutuo ipotecario altri immobili (stipulato dal 1993)
Nessuna detrazione
–
Non detraibile salvo eccezioni specifiche
Esempio pratico
Tizio e sua moglie Caia hanno un mutuo cointestato al 50% sull’appartamento dove vivono (stipulato nel 2019): nel 2025 pagano 5.200 euro di interessi. Il limite complessivo è 4.000 euro, quindi ciascuno può indicare al massimo 2.000 euro nel rigo E7. Tizio ha anche un mutuo stipulato nel 1991 su un appartamento che affitta: nel 2025 paga 1.800 euro di interessi. Questi vanno nei righi E8-E10 con codice 8 (mutuo pre-1993, immobile non principale): sono detraibili perché inferiori al limite di 2.065,83 euro. In totale, Tizio detrae il 19% su 2.000 + 1.800 = 3.800 euro.
Documenti necessari
Contratto di mutuo con data di stipula (fondamentale per stabilire il codice corretto)
Certificazione della banca con l’importo degli interessi passivi pagati nel 2025
Eventuale Certificazione Unica del datore di lavoro (punti da 341 a 352) se gli interessi sono già stati conteggiati
Atto di acquisto dell’immobile (per verificare che il mutuo copra il costo di acquisto)
In caso di cointestazione, accordo sulla ripartizione della quota tra i cointestatari
Due mutui: abitazione principale e immobile acquistato pre-1993
Scenario. Caio ha un mutuo sull’appartamento dove abita (stipulato nel 2015): paga 3.500 euro di interessi nel 2025. Ha anche un vecchio mutuo ipotecario stipulato nel 1992 su una piccola casa al mare: paga 1.200 euro di interessi.
Come si applica. Il mutuo sull’abitazione principale va nel rigo E7 con codice 7 (stipulato fino al 31/12/2021): 3.500 euro, entro il limite di 4.000 euro, interamente detraibili. Il mutuo del 1992 per la seconda casa va nei righi E8-E10 con codice 8: 1.200 euro, inferiore al limite di 2.065,83 euro, interamente detraibili. Caio otterrà la detrazione del 19% su entrambi gli importi.
Rigo E8-E10, codice 8: inserisci 1.200 euro (interessi mutuo pre-1993 altro immobile).
Conserva le certificazioni della banca per entrambi i mutui.
Mutuo post-1992 su immobile non principale: nessuna detrazione
Scenario. Sempronio nel 2025 paga 2.800 euro di interessi su un mutuo stipulato nel 2010 per acquistare un appartamento che affitta. Paga anche 2.200 euro di interessi sul mutuo per la sua abitazione principale (stipulato nel 2020).
Come si applica. I 2.800 euro di interessi sul mutuo per l’immobile locato (stipulato nel 2010, quindi dopo il 1992) non danno diritto ad alcuna detrazione: vanno esclusi. Solo i 2.200 euro del mutuo per l’abitazione principale possono essere indicati nel rigo E7 con codice 48, entro il limite di 4.000 euro.
I 2.800 euro del mutuo post-1992 sull’immobile locato non si indicano: non sono detraibili.
Verifica sempre la data di stipula prima di compilare.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Ho più mutui sull'abitazione principale: il limite di 4.000 euro vale per ciascuno o in totale?
Il limite di 4.000 euro si riferisce all’ammontare complessivo degli interessi di tutti i contratti di mutuo per l’abitazione principale messi insieme. Non è un limite per singolo contratto.
Quando spetta la detrazione per interessi su immobili diversi dall'abitazione principale?
Solo per mutui ipotecari stipulati prima del 1993, con un limite di 2.065,83 euro per intestatario. I mutui per altri immobili stipulati dal 1993 in poi non danno diritto alla detrazione.
Mio marito e io siamo cointestatari del mutuo: come dividiamo la detrazione?
Ciascuno detrae la propria quota di interessi. Se siete cointestatari al 50% su un mutuo con 4.000 euro di interessi totali, ciascuno di voi indica 2.000 euro nel rigo E7. Il limite complessivo di 4.000 euro si applica alla somma delle vostre quote.
Ho rinegoziato il mutuo con una banca diversa: perdo la detrazione?
No. In caso di rinegoziazione o surroga, la detrazione continua a spettare. La data di stipula che conta è quella del contratto originario (o del contratto di surrogazione/rinegoziazione, per stabilire il codice da usare). L’importo massimo detraibile non può però superare quello calcolato sul capitale residuo del vecchio mutuo.
Il mutuo per costruire o ristrutturare la mia abitazione principale segue le stesse regole?
No, segue regole diverse: va indicato con un codice specifico (10, 46 o 55 a seconda della data di stipula) nei righi E8-E10, con un limite massimo di 2.582,28 euro.
Gli interessi pagati per un mutuo agrario sono detraibili?
Si, ma il limite è diverso: la detrazione viene calcolata su un importo non superiore ai redditi dei terreni dichiarati, indipendentemente dalla data di stipula del mutuo.
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.