Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 142-bis D.Lgs. 209/2005 – Informazioni sulla copertura assicurativa

    Art. 142-bis D.Lgs. 209/2005 – (Informazioni sulla copertura assicurativa

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Il danneggiato ha diritto di ottenere dal Centro di informazione di cui all'articolo 154 le informazioni riguardanti la copertura assicurativa dei veicolo che ha causato il sinistro, il numero di polizza e la data di scadenza della stessa.

  • Assegno di inclusione 2026: sospensione e ripresa del beneficio, caso pratico

    In sintesi

    • Il comma 159 LB 2026 individua i nuclei destinatari delle regole D.L. 92/2025 sulla sospensione ADI
    • Il criterio temporale è il diciottesimo mese di percezione ADI calcolato prima della sospensione
    • La sospensione non azzera il conteggio: i mesi precedenti restano rilevanti
    • I nuclei fuori dalla finestra novembre 2025 seguono le regole generali dell’ADI
    • In vigore dal 1° gennaio 2026, senza ulteriori decreti attuativi per questo aspetto

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 159 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° gennaio 2026, stabilisce che le disposizioni dei commi 1 e 2 dell’art. 10-ter del D.L. 26 giugno 2025, n. 92 (conv. L. 113/2025) si applicano ai nuclei per cui il diciottesimo mese di percezione dell’assegno di inclusione, calcolato prima della sospensione, ricade nel mese di novembre 2025.

    Approfondimento normativo completo: Comma 159 LB26: assegno inclusione, regole D.L. 92/2025 per nucl.

    Sospensione e ripresa dell'assegno di inclusione: il quadro normativo dal 2026

    L’assegno di inclusione prevede un meccanismo di sospensione del beneficio al raggiungimento del diciottesimo mese di erogazione continuativa, decorso il quale il nucleo deve attendere un periodo prima di poter eventualmente riprendere la percezione. Il comma 159 della legge di bilancio 2026 non modifica questa struttura di base, ma chiarisce a quali nuclei si applicano le specifiche disposizioni introdotte dall’art. 10-ter, commi 1 e 2, del D.L. 26 giugno 2025, n. 92, convertito con modificazioni dalla legge 1° agosto 2025, n. 113.

    Il criterio adottato dalla norma è di natura strettamente temporale: la clausola di applicazione riguarda i nuclei familiari per cui il diciottesimo mese di percezione dell’ADI – da computarsi anteriormente all’eventuale sospensione – ricade nel mese di novembre 2025. Si tratta di un criterio di coordinamento che serve a identificare con precisione la platea di beneficiari cui il D.L. 92/2025 si applica per effetto del comma 159 LB 2026, senza che sia necessaria alcuna manifestazione di volontà da parte del beneficiario.

    La norma è entrata in vigore il 1° gennaio 2026 e non richiede decreti attuativi per la definizione della clausola di destinazione. I nuclei interessati devono tuttavia verificare la propria posizione presso l’INPS, anche perché la ricostruzione dei mesi di percezione anteriori alla sospensione richiede l’accesso ai dati storici delle erogazioni, che l’istituto gestisce in via esclusiva.

    Cosa verificare in caso di sospensione dell'ADI

    • Richiedere all’INPS l’estratto cronologico delle erogazioni ADI con indicazione del mese di competenza
    • Calcolare il diciottesimo mese di percezione escludendo i periodi di sospensione formale
    • Verificare se tale mese coincide con novembre 2025, per determinare se si applica il comma 159 LB 2026
    • Controllare se il nucleo ha già ricevuto comunicazioni INPS relative all’applicazione del D.L. 92/2025
    • In caso di risposta negativa da parte dell’INPS, valutare il ricorso a un patronato per l’assistenza procedurale

    Caso 1: Tizio, sospensione intervenuta dopo il diciottesimo mese a novembre 2025

    Scenario. Il nucleo di Tizio ha iniziato a percepire l’ADI nel giugno 2024. Il diciottesimo mese di erogazione cade nel novembre 2025. A dicembre 2025 il beneficio viene sospeso per il riesame della posizione reddituale. La sospensione è quindi successiva al diciottesimo mese, che resta ancorato a novembre 2025 come parametro rilevante ai fini del comma 159 LB 2026.

    Come si legge in pratica. Il nucleo di Tizio rientra nell’ambito del comma 159 LB 2026: il diciottesimo mese di percezione ADI, calcolato prima della sospensione, è novembre 2025. Le disposizioni dei commi 1 e 2 dell’art. 10-ter D.L. 92/2025 si applicano quindi al suo caso. La sospensione sopravvenuta a dicembre 2025 non modifica il parametro temporale già cristallizzato. Tizio dovrà verificare con l’INPS l’esito del riesame e le modalità di eventuale ripresa del beneficio secondo le regole del D.L. 92/2025.

    Riepilogo Caso 1

    • Inizio ADI: giugno 2024
    • Diciottesimo mese di percezione: novembre 2025
    • Sospensione: dicembre 2025, successiva al mese rilevante
    • Comma 159 LB 2026: applicabile
    • Regole applicabili: commi 1 e 2 art. 10-ter D.L. 92/2025

    Caso 2: Caia, sospensione intervenuta prima del diciottesimo mese

    Scenario. Il nucleo di Caia ha iniziato a percepire l’ADI nel gennaio 2024. A settembre 2025 il beneficio viene sospeso per un controllo documentale, quando il nucleo ha maturato quattordici mesi di percezione effettiva. La sospensione dura tre mesi. Il diciottesimo mese, calcolato ante sospensione e ripartendo dal quattordicesimo, si colloca in una data che deve essere determinata sommando i mesi effettivi, non necessariamente novembre 2025.

    Come si legge in pratica. Il nucleo di Caia non rientra nell’ambito del comma 159 LB 2026 se il diciottesimo mese di percezione, calcolato escludendo il periodo di sospensione, non è novembre 2025. La verifica richiede una ricostruzione accurata del conteggio con l’INPS. Se il risultato confermasse che il diciottesimo mese si colloca in una data diversa, al nucleo si applicheranno le regole generali dell’ADI e non il D.L. 92/2025 per effetto del comma 159. Caia deve richiedere all’INPS il prospetto delle erogazioni per chiarire la propria posizione.

    Riepilogo Caso 2

    • Inizio ADI: gennaio 2024
    • Sospensione: settembre 2025 (quattordicesimo mese)
    • Diciottesimo mese stimato ante sospensione: da verificare con l’INPS
    • Comma 159 LB 2026: non applicabile se il mese risultante differisce da novembre 2025
    • Azione necessaria: ricostruzione del conteggio presso l’INPS

    Caso 3: Sempronio, nucleo con più interruzioni e difficoltà di calcolo

    Scenario. Il nucleo di Sempronio ha percepito l’ADI con due interruzioni distinte: una nel febbraio 2025 di due mesi e una nel luglio 2025 di un mese. L’inizio dell’erogazione risale al gennaio 2024. Non è immediato stabilire quale sia il diciottesimo mese di percezione effettiva, escluse le sospensioni, e se esso coincida con novembre 2025.

    Come si legge in pratica. In presenza di più interruzioni, il comma 159 LB 2026 impone di sommare solo i mesi di effettiva erogazione per determinare il diciottesimo mese rilevante. Solo l’INPS, con i dati storici delle erogazioni, può determinare con certezza il mese rilevante nel caso di Sempronio. Se la somma dei mesi di effettiva percezione porta al diciottesimo mese in novembre 2025, il comma 159 si applica; in caso contrario, si applicano le regole generali. Sempronio dovrà richiedere un prospetto dettagliato delle erogazioni prima di qualsiasi valutazione definitiva.

    Riepilogo Caso 3

    • Inizio ADI: gennaio 2024
    • Interruzioni: febbraio 2025 (2 mesi) e luglio 2025 (1 mese) – totale 3 mesi esclusi
    • Diciottesimo mese effettivo: da verificare con prospetto INPS
    • Comma 159 LB 2026: applicabile solo se il mese risulta essere novembre 2025
    • Strumento necessario: prospetto analitico delle erogazioni ADI rilasciato dall’INPS

    Quando conviene una verifica

    Hai subito una sospensione dell’ADI e non sai come riprendere il beneficio? Un esperto può orientarti. Parla con un patronato.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Cosa cambia per l'assegno di inclusione con il comma 159 della legge di bilancio 2026?

    Il comma 159 LB 2026 non modifica la struttura dell’assegno di inclusione, ma individua la specifica platea di nuclei familiari cui si applicano le disposizioni dei commi 1 e 2 dell’art. 10-ter del D.L. 26 giugno 2025, n. 92 (conv. L. 113/2025). L’elemento discriminante è che il diciottesimo mese di percezione ADI, calcolato prima della sospensione, ricada nel mese di novembre 2025. Per i nuclei fuori da questa finestra, nulla cambia rispetto alle regole generali.

    Come si calcola il diciottesimo mese prima della sospensione?

    Si contano solo i mesi in cui l’assegno di inclusione è stato effettivamente erogato, escludendo i periodi di sospensione formale. Se un nucleo ha percepito l’ADI per quattordici mesi, poi è stato sospeso, il conteggio riprende dal quattordicesimo mese. Il diciottesimo mese risulta dalla somma dei mesi di effettiva percezione. È necessario richiedere all’INPS il prospetto storico delle erogazioni per effettuare questo calcolo con precisione.

    La sospensione dell'ADI fa perdere i mesi già maturati?

    No. Il comma 159 LB 2026 è esplicito nel riferirsi al diciottesimo mese calcolato «prima della sospensione». Ciò significa che i mesi di percezione maturati prima della sospensione restano validi ai fini del computo. La sospensione non azzera il conteggio, ma determina un’interruzione del periodo di erogazione che non viene inclusa nel calcolo dei diciotto mesi rilevanti.

    Chi comunica ai nuclei interessati l'applicazione del comma 159?

    L’INPS è il soggetto competente a gestire le erogazioni ADI e a identificare i nuclei cui si applicano le disposizioni del D.L. 92/2025 per effetto del comma 159 LB 2026. I nuclei interessati possono ricevere comunicazioni dall’istituto, ma è comunque opportuno verificare attivamente la propria posizione tramite il cassetto previdenziale INPS o rivolgendosi a un patronato.

    Cosa fare se l'INPS non ha ancora aggiornato la posizione del nucleo?

    In caso di mancato aggiornamento o di incertezza, è possibile presentare una domanda di riesame o un’istanza di chiarimento all’INPS, allegando il prospetto delle erogazioni ricevute. Un patronato riconosciuto può assistere nella predisposizione della documentazione e nel monitoraggio dell’iter. La norma è in vigore dal 1° gennaio 2026 e l’istituto è tenuto ad applicarla ai nuclei che rientrano nel criterio temporale stabilito dal comma 159.

  • Art. 258 D.P.R. 115/2002 – Modalità di pagamento

    Art. 258 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Sino all'emanazione del regolamento previsto dall'articolo 196, il pagamento è effettuato mediante l'applicazione di marche da bollo sull'atto introduttivo.

    2. Il funzionario addetto all'ufficio annulla le marche, mediante il timbro a secco dell'ufficio, e attesta l'avvenuto versamento sull'atto introduttivo.

    3. Le modalità di pagamento stabilite con il regolamento di cui all'articolo 196 valgono anche per il pagamento della tassa fissa.

  • Art. 142 D.Lgs. 209/2005 – Diritto di surroga dell’assicuratore sociale

    Art. 142 D.Lgs. 209/2005 – Diritto di surroga dell’assicuratore sociale

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Qualora il danneggiato sia assistito da assicurazione sociale, l'ente gestore dell'assicurazione sociale ha diritto di ottenere direttamente dall'impresa di assicurazione il rimborso delle spese sostenute per le prestazioni erogate al danneggiato ai sensi delle leggi e dei regolamenti che disciplinano detta assicurazione, semprechè non sia già stato pagato il risarcimento al danneggiato, con l'osservanza degli adempimenti prescritti nei commi 2 e 3.

    2. Prima di provvedere alla liquidazione del danno, l'impresa di assicurazione è tenuta a richiedere al danneggiato una dichiarazione attestante che lo stesso non ha diritto ad alcuna prestazione da parte di istituti che gestiscono assicurazioni sociali obbligatorie. Ove il danneggiato dichiari di avere diritto a tali prestazioni, l'impresa di assicurazione è tenuta a darne comunicazione al competente ente di assicurazione sociale e potrà procedere alla liquidazione del danno solo previo accantonamento di una somma idonea a coprire il credito dell'ente per le prestazioni erogate o da erogare. 52

    3. Trascorsi quarantacinque giorni dalla comunicazione di cui al comma 2 senza che l'ente di assicurazione sociale abbia dichiarato di volersi surrogare nei diritti del danneggiato, l'impresa di assicurazione potrà disporre la liquidazione definitiva in favore del danneggiato. L'ente di assicurazione sociale ha diritto di ripetere dal danneggiato le somme corrispondenti agli oneri sostenuti se il comportamento del danneggiato abbia pregiudicato l'azione di surrogazione.

    4. In ogni caso l'ente gestore dell'assicurazione sociale non può esercitare l'azione surrogatoria con pregiudizio del diritto dell'assistito al risarcimento dei danni alla persona non altrimenti risarciti.

  • Articolo 19 TU Giustizia Tributaria: Trattamento economico dei giudici tributari

    Art. 19 D.Lgs. 175/2024 – Trattamento economico dei giudici tributari

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Il Ministro dell'economia e delle finanze con proprio decreto determina il compenso fisso mensile spettante ai componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado presenti nel ruolo unico di cui all'articolo 2, comma 2.

    2. Con il decreto di cui al comma 1, oltre al compenso mensile viene determinato un compenso aggiuntivo per ogni ricorso definito, anche se riunito ad altri ricorsi, secondo criteri uniformi, che debbono tener conto delle funzioni e dell'apporto di attività di ciascuno alla trattazione della controversia, compresa la deliberazione e la redazione della sentenza, nonché, per i residenti in comuni diversi della stessa regione da quello in cui ha sede la corte di giustizia tributaria, delle spese sostenute per l'intervento alle sedute della corte. Il compenso è liquidato in relazione ad ogni provvedimento emesso.

    3. La liquidazione dei compensi e i relativi pagamenti sono disposti dal competente dirigente dell'ufficio di segreteria della Corte di giustizia tributaria individuato con il decreto di cui all'articolo 43, comma 1.

    4. I compensi di cui ai commi 1, 2 e 3 sono cumulabili con i trattamenti pensionistici e di quiescenza comunque denominati.

    5. I compensi di cui ai commi 1, 2 e 3 non possono superare in ogni caso l'importo di euro 72.000 lordi annui.

    6. Ai giudici che partecipano da remoto alla trattazione delle cause non spetta alcun trattamento di missione né alcun rimborso spese.

  • Art. 141 D.Lgs. 209/2005 – Risarcimento del terzo trasportato

    Art. 141 D.Lgs. 209/2005 – Risarcimento del terzo trasportato

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Salva l'ipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito, il danno subito dal terzo trasportato è risarcito dall'impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro entro il massimale minimo di legge, fermo restando quanto previsto all'articolo 140, a prescindere dall'accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro, fermo il diritto al risarcimento dell'eventuale maggior danno nei confronti dell'impresa di assicurazione del responsabile civile, se il veicolo di quest'ultimo è coperto per un massimale superiore a quello minimo.

    2. Per ottenere il risarcimento il terzo trasportato promuove nei confronti dell'impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro la procedura di risarcimento prevista dall'articolo 148.

    3. L'azione diretta avente ad oggetto il risarcimento è esercitata nei confronti dell'impresa di assicurazione del veicolo sul quale il danneggiato era a bordo al momento del sinistro nei termini di cui all'articolo 145. L'impresa di assicurazione del responsabile civile può intervenire nel giudizio e può estromettere l'impresa di assicurazione del veicolo, riconoscendo la responsabilità del proprio assicurato. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del capo IV.

    4. L'impresa di assicurazione che ha effettuato il pagamento ha diritto di rivalsa nei confronti dell'impresa di assicurazione del responsabile civile nei limiti ed alle condizioni previste dall'articolo 150.

  • Assegni periodici e rendite nel 730: quali si deducono e quali no

    In sintesi

    • Assegno al coniuge separato/divorziato: deducibile se disposto dal giudice e pagato periodicamente; non si deducono gli importi destinati al mantenimento dei figli.
    • Assegno alimentare ai familiari: deducibile nella misura in cui risulta da un provvedimento dell’autorità giudiziaria, per i familiari elencati dall’art. 433 del codice civile.
    • Rendite e vitalizi da testamento o donazione modale: deducibili se corrisposti in base a un testamento o a una donazione che prevede un obbligo periodico.
    • Non deducibile: la somma corrisposta in un’unica soluzione al coniuge separato e gli assegni destinati ai figli.
    • Obbligo di indicare il codice fiscale del coniuge: per l’assegno al coniuge bisogna compilare la colonna 1 del rigo E22 con il suo codice fiscale.
    • Dove si indicano: l’assegno al coniuge va nel rigo E22; le altre rendite e assegni alimentari ai familiari vanno nel rigo E26 con il codice ’21’.

    Assegni periodici e rendite: la differenza tra ciò che si deduce e ciò che non si deduce

    Quando ti separi o divorzi, spesso il giudice stabilisce che devi versare un assegno periodico al tuo ex coniuge. Questo assegno – a differenza di tanti altri costi della vita – riduce il reddito su cui paghi le tasse: si chiama ‘deduzione’. Ma attenzione: la regola vale solo per l’assegno destinato al coniuge, non per la parte che serve a mantenere i figli.

    Oltre all’assegno di separazione/divorzio, esistono altri pagamenti periodici che puoi dedurre: le rendite e i vitalizi stabiliti da un testamento o da una donazione che impone un obbligo periodico (cosiddetta ‘donazione modale’), e gli assegni alimentari verso certi familiari, ma solo se l’obbligo risulta da un provvedimento del giudice.

    Nel 730/2026, questi importi vanno dichiarati nel Quadro E, Sezione II: l’assegno al coniuge nel rigo E22, gli altri assegni e rendite nel rigo E26 con il codice ’21’. Non è necessario allegare i documenti alla dichiarazione, ma devi conservarli in caso di controllo.

    Assegni e rendite: deducibili o no nel 730/2026
    Tipo di pagamento Deducibile? Rigo nel 730
    Assegno periodico al coniuge separato/divorziato (disposto dal giudice) Sì, per intero (esclusa quota figli) E22 (con codice fiscale del coniuge)
    Quota per mantenimento figli inclusa nell'assegno No Non va indicata
    Somma corrisposta in unica soluzione al coniuge No Non va indicata
    Assegni alimentari a familiari ex art. 433 c.c. (da provvedimento giudiziario) Sì, nella misura risultante dal provvedimento E26, codice '21'
    Rendite e vitalizi da testamento o donazione modale Sì E26, codice '21'

    Esempio pratico

    • Tizio versa alla ex moglie un assegno mensile di 1.200 euro disposto dal tribunale, di cui 400 euro sono destinati al mantenimento del figlio. Nel 730/2026 Tizio indica nel rigo E22 l’importo annuo deducibile: 800 euro x 12 = 9.600 euro (solo la quota per la moglie). I 400 euro mensili per il figlio non vengono indicati: non sono deducibili. Se il provvedimento non distinguesse le due quote, per le istruzioni AdE metà dell’assegno totale si considera per il coniuge e metà per i figli.

    Documenti necessari

    • Sentenza o decreto del giudice che fissa l’assegno periodico al coniuge
    • Ricevute o estratti conto bancari che documentano i pagamenti effettuati nel 2025
    • Codice fiscale del coniuge destinatario dell’assegno
    • Provvedimento dell’autorità giudiziaria per gli assegni alimentari ai familiari
    • Atto testamentario o rogito notarile della donazione modale per le rendite da testamento

    Caso 1: separazione con assegno misto (coniuge e figli)

    Scenario. Caio è separato legalmente. Il giudice ha stabilito un assegno di 1.500 euro al mese: 900 euro per la moglie e 600 euro per i due figli. Il provvedimento distingue chiaramente le due quote.

    Come si applica. Nel 730/2026 Caio compila il rigo E22, colonna 1 con il codice fiscale della ex moglie e colonna 2 con 10.800 euro (900 x 12). I 7.200 euro per i figli (600 x 12) non vengono indicati da nessuna parte: non sono deducibili. Il reddito imponibile di Caio si riduce di 10.800 euro.

    In pratica

    • Se il provvedimento del giudice non distingue le quote, per legge metà dell’assegno totale si considera per il coniuge (deducibile) e metà per i figli (non deducibile).
    • Non sono deducibili le somme corrisposte in un’unica soluzione anche se il giudice le ha disposte.

    Caso 2: vitalizio da donazione modale a favore di un genitore

    Scenario. Sempronio ha ricevuto in donazione un immobile dal padre, con l’obbligo testamentario di versare 500 euro al mese alla madre come rendita vitalizia. Nel 2025 ha versato 6.000 euro.

    Come si applica. Sempronio compila il rigo E26, indicando in colonna 1 il codice ’21’ e in colonna 2 l’importo di 6.000 euro. Questo importo riduce il suo reddito complessivo: non c’è un massimale specifico per questa categoria, ma l’importo deve essere quello realmente corrisposto e documentabile.

    In pratica

    • Conserva l’atto di donazione (o il testamento) che fissa l’obbligo periodico: è la base giuridica della deduzione.
    • Tieni anche le ricevute o gli estratti conto che documentano ogni singolo versamento effettuato nel 2025.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso dedurre l'assegno al coniuge se siamo separati di fatto ma non legalmente?

    No. Per la deduzione è richiesta la separazione legale ed effettiva o il divorzio, con un provvedimento dell’autorità giudiziaria che fissi l’assegno. La separazione di fatto non è sufficiente.

    Devo indicare il codice fiscale del coniuge nel 730?

    Sì, è obbligatorio. Il codice fiscale del coniuge va nella colonna 1 del rigo E22. Senza di esso l’Agenzia delle Entrate non può verificare la coerenza tra ciò che tu deduci e ciò che il tuo ex dichiara come reddito assimilato.

    L'assegno al coniuge è tassato in capo a chi lo riceve?

    Sì: chi riceve l’assegno lo dichiara come reddito. Questo è il meccanismo simmetrico: chi paga deduce, chi riceve tassa. Per i figli vale il contrario: non è deducibile per chi paga e non è tassabile per chi riceve.

    E se ho versato un assegno alimentare a un fratello per decreto del giudice?

    È deducibile, a condizione che l’obbligo risulti da un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Va indicato nel rigo E26, codice ’21’. Senza provvedimento giudiziario, il pagamento volontario non è deducibile.

    Un vitalizio che percepisco da un contratto privato è deducibile se lo trasferisco ad altri?

    No. La deduzione riguarda solo ciò che tu paghi: le rendite e i vitalizi che corrisposti in esecuzione di un testamento o di una donazione modale. Se ricevi un vitalizio e lo giri a un’altra persona, la situazione è diversa e va valutata caso per caso.

    Quanto posso dedurre complessivamente per assegni e rendite?

    Non esiste un massimale specifico: si deduce l’importo effettivamente corrisposto, purché rientri nelle categorie previste (assegno al coniuge da provvedimento giudiziario, assegni alimentari ai familiari ex art. 433 c.c., rendite da testamento o donazione modale).

  • Stock option e RSU nel 730: quando e come si pagano le imposte

    In sintesi

    • Sono reddito di lavoro dipendente: il valore delle azioni o delle stock option assegnate dal datore di lavoro concorre alla formazione del reddito, come qualsiasi altro compenso in natura.
    • La tassazione scatta all’esercizio o all’assegnazione: per le stock option il momento rilevante è quando eserciti il diritto (cioè compri le azioni); per le RSU (azioni assegnate gratuitamente) è quando le ricevi effettivamente.
    • La base imponibile è la differenza: si tassa il valore normale delle azioni al momento dell’esercizio/assegnazione, meno l’eventuale prezzo pagato dal dipendente.
    • Il datore di lavoro fa da sostituto: di norma l’azienda calcola e trattiene le ritenute IRPEF al momento dell’esercizio o dell’assegnazione e riporta tutto nella CU.
    • Redditi in natura nella CU: le somme e i valori di questo tipo sono certificate nei punti della Certificazione Unica relativi alle erogazioni in natura (quadro C, sezione VIII del 730).

    Cosa sono stock option e RSU e perché si tassano come stipendio

    Molte aziende, soprattutto quelle tecnologiche e multinazionali, offrono ai dipendenti azioni della società o il diritto di acquistarle a un prezzo prefissato. Questi strumenti si chiamano stock option (diritto di acquisto) o RSU, acronimo inglese per ‘restricted stock unit’, cioè azioni assegnate gratuitamente ma con vincoli di tempo. In italiano la legge li considera ‘somme e valori in genere percepiti in relazione al rapporto di lavoro dipendente’.

    Il principio di base è semplice: se il tuo datore di lavoro ti dà qualcosa di valore, stai ricevendo un compenso. Che sia uno stipendio in euro o delle azioni, per il fisco fa lo stesso. La differenza rispetto allo stipendio è nel ‘quando’: la tassazione non avviene quando ti viene promessa l’azione, ma nel momento in cui la ricevi davvero o nel momento in cui eserciti il diritto di acquisto.

    Nella dichiarazione dei redditi questi importi finiscono nel quadro C, perché sono considerati redditi di lavoro dipendente o assimilati. Di solito l’azienda calcola già le ritenute in busta paga e riporta tutto nella Certificazione Unica: il tuo compito principale è verificare che i dati siano corretti e riportarli nel 730.

    Stock option e RSU: momento impositivo e base imponibile
    Strumento Quando scatta la tassazione Base imponibile (valore tassato)
    Stock option Al momento dell'esercizio del diritto di acquisto Valore normale delle azioni alla data di esercizio, meno il prezzo di esercizio pagato
    RSU (azioni assegnate gratuitamente) Al momento dell'assegnazione effettiva (vesting) Valore normale delle azioni alla data di assegnazione
    Azioni cedute a prezzo ridotto Al momento della cessione o assegnazione agevolata Differenza tra valore normale e prezzo pagato dal dipendente
    Provento da successiva vendita delle azioni Al momento della vendita Eventuale plusvalenza: reddito diverso (quadro RT, non quadro C)

    Esempio pratico

    • Tizio lavora in una societa tecnologica e nel 2025 riceve 100 RSU che maturano (fanno il cosiddetto ‘vesting’). Al giorno del vesting le azioni valgono 50 euro ciascuna. Il valore complessivo tassabile e 100 x 50 = 5.000 euro. L’azienda aggiunge questi 5.000 euro alla busta paga di Tizio, calcola le ritenute IRPEF sul totale e rilascia una CU che include gia l’importo. Nel 730, Tizio riporta semplicemente il reddito indicato al punto 1 della CU nel rigo C1. Se in seguito vende le azioni a 60 euro ciascuna, la plusvalenza di 10 euro per azione (1.000 euro totali) e un reddito diverso da indicare nel quadro RT, non nel quadro C.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dal datore di lavoro (contiene gia i valori tassati delle azioni)
    • Piano di stock option o RSU fornito dall’azienda (per verificare date di vesting e prezzi di esercizio)
    • Estratto conto del broker o della piattaforma azionaria, con il valore delle azioni alla data di esercizio/vesting
    • Eventuale documentazione per la tassazione della plusvalenza (quadro RT), se hai gia venduto le azioni
    • Buste paga dei mesi in cui e avvenuto l’esercizio o il vesting, per riscontro

    Caso 1 – Dipendente con stock option esercitate nel 2025

    Scenario. Caio ha stock option su azioni della sua azienda con prezzo di esercizio (strike price) di 10 euro per azione. Nel giugno 2025 esercita il diritto su 200 azioni, quando il valore di mercato e 35 euro per azione.

    Come si applica. La base imponibile e (35 – 10) x 200 = 5.000 euro. L’azienda aggiunge 5.000 euro al cedolino di Caio di giugno, trattiene l’IRPEF e riporta tutto nella CU. Nel 730, Caio riporta il reddito totale della CU nel rigo C1, senza dover fare calcoli aggiuntivi. L’importo delle azioni e gia incluso nel totale certificato dall’azienda.

    In pratica

    • Il prezzo di esercizio (strike price) abbassa la base imponibile: si tassa solo il guadagno effettivo.
    • L’azienda calcola e versa le ritenute: trovi tutto nella CU, non devi ricalcolare nulla.
    • Se vendi le azioni in seguito a un prezzo piu alto, la plusvalenza va nel quadro RT, non nel quadro C.

    Caso 2 – Lavoratrice con RSU assegnate gratuitamente

    Scenario. Sempronia lavora per una multinazionale che assegna ogni anno RSU ai dipendenti chiave. Nel 2025 maturano 50 RSU. Alla data di vesting il titolo quota 80 euro per azione.

    Come si applica. Il valore tassabile e 50 x 80 = 4.000 euro, interamente imponibile perche non c’e nessun prezzo da pagare. L’azienda include 4.000 euro nel reddito di Sempronia, applica le ritenute e rilascia la CU con il totale. Sempronia compila il rigo C1 del 730 con l’importo della CU. Non deve fare nient’altro per il 2025, a meno che non abbia anche venduto alcune azioni: in quel caso la plusvalenza va nel quadro RT.

    In pratica

    • Per le RSU non c’e prezzo di esercizio: si tassa l’intero valore delle azioni al momento del vesting.
    • Anche se non vendi subito le azioni, la tassazione come reddito di lavoro scatta gia al vesting.
    • Tieni il documento del broker con il valore al giorno del vesting: serve se in futuro vendi le azioni.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Le stock option si dichiarano sempre nel quadro C?

    Si, nella parte in cui si tassa il cosiddetto ‘beneficio in natura’, ovvero il vantaggio economico ricevuto dal datore di lavoro. Questo importo va nel quadro C come reddito di lavoro dipendente. L’eventuale plusvalenza derivante dalla successiva vendita delle azioni e invece un reddito diverso e va nel quadro RT.

    Se non ho ancora venduto le azioni, devo lo stesso dichiararle nel 730 dell'anno in cui le ho ricevute?

    Si. La tassazione come reddito di lavoro scatta al momento del vesting (per le RSU) o dell’esercizio (per le stock option), indipendentemente da quando venderai le azioni. Il fatto di tenerle in portafoglio non sposta il momento impositivo.

    Chi calcola l'imposta sulle stock option?

    Di norma il datore di lavoro (che per legge e sostituto d’imposta) calcola la base imponibile, applica le ritenute IRPEF e riporta tutto nella Certificazione Unica. Il dipendente riporta semplicemente il dato della CU nel rigo C1 del 730.

    Cosa succede se lavoro per un'azienda estera che non fa da sostituto d'imposta italiano?

    Se il datore non e tenuto a fare le ritenute in Italia, devi dichiarare tu stesso il reddito. Dovrai includere il valore delle azioni/stock option nel quadro C e calcolare le imposte. In questo caso e consigliabile rivolgersi a un CAF o a un consulente fiscale.

    La plusvalenza sulla vendita delle azioni si aggiunge al reddito di lavoro?

    No. La plusvalenza (cioe il guadagno realizzato vendendo le azioni a un prezzo superiore al valore tassato al momento del vesting o dell’esercizio) e un reddito diverso soggetto a un’imposta sostitutiva del 26%, che si dichiara nel quadro RT del modello 730 o Redditi PF, non nel quadro C.

  • Art. 256 D.P.R. 115/2002 – Ordine di pagamento emesso dal funzionario

    Art. 256 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Nel processo contabile il funzionario addetto all'ufficio che emette l'ordine di pagamento delle spese è individuato secondo il regolamento concernente la disciplina dell'autonomia finanziaria della Corte dei conti.

  • Art. 140 D.Lgs. 209/2005 – Pluralità di danneggiati e supero del massimale

    Art. 140 D.Lgs. 209/2005 – Pluralità di danneggiati e supero del massimale

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Qualora vi siano più persone danneggiate nello stesso sinistro e il risarcimento dovuto dal responsabile superi le somme assicurate, i diritti delle persone danneggiate nei confronti dell'impresa di assicurazione sono proporzionalmente ridotti fino alla concorrenza delle somme assicurate.

    2. L'impresa di assicurazione che, decorsi trenta giorni dall'incidente e ignorando l'esistenza di altre persone danneggiate, pur avendone ricercata l'identificazione con la normale diligenza, ha pagato ad alcuna di esse una somma superiore alla quota spettante, risponde verso le altre persone danneggiate nei limiti dell'eccedenza della somma assicurata rispetto alla somma versata.

    3. Nel caso di cui al comma 2, le altre persone danneggiate, il cui credito rimanesse insoddisfatto, hanno diritto di ripetere, da chi abbia ricevuto il risarcimento dall'impresa di assicurazione, quanto sarebbe loro spettato in applicazione del comma 1.

    4. Nei giudizi promossi fra l'impresa di assicurazione e le persone danneggiate sussiste litisconsorzio necessario, applicandosi l' articolo 102 del codice di procedura civile . L'impresa di assicurazione può effettuare il deposito di una somma, nei limiti del massimale, con effetto liberatorio nei confronti di tutte le persone aventi diritto al risarcimento, se il deposito è irrevocabile e vincolato a favore di tutti i danneggiati.

  • Figli maggiorenni studenti a carico: detrazione 730/2026

    Detrazione nel 730. Se sei uno studente fuori sede, o lo è un familiare a carico, verifica la detrazione del 19% sui canoni di locazione per studenti fuori sede.

    In sintesi

    • Limite di reddito per i figli fino a 24 anni: il figlio resta fiscalmente a carico se nel 2025 ha avuto un reddito complessivo uguale o inferiore a 4.000 euro, al lordo degli oneri deducibili.
    • Limite generale per gli altri familiari: per i familiari diversi dai figli fino a 24 anni il tetto e di 2.840,51 euro.
    • Eta ammessa: la detrazione per figli a carico spetta per i figli di eta pari o superiore a 21 anni e inferiore a 30 anni; per i figli con disabilita accertata ai sensi della legge 104/1992 non c’e limite di eta superiore.
    • Assegno Unico e sotto i 21 anni: dal 1 marzo 2022 le detrazioni per figli di eta inferiore a 21 anni sono state sostituite dall’Assegno Unico Universale erogato dall’INPS.
    • Ripartizione tra genitori: la detrazione va divisa al 50% tra i due genitori, oppure per accordo al 100% al genitore con reddito piu elevato.
    • Codice fiscale obbligatorio: anche se il figlio non da diritto alla detrazione, il codice fiscale va sempre indicato nel prospetto familiari a carico.

    Chi e il figlio fiscalmente a carico?

    Quando parli di ‘figlio a carico’ in dichiarazione dei redditi, non si tratta solo di vivere insieme: conta soprattutto il reddito che il figlio ha guadagnato durante l’anno. Se tuo figlio studia all’universita, fa qualche lavoretto saltuario o riceve una borsa di studio, potresti comunque mantenerlo fiscalmente a carico e beneficiare di una detrazione sull’IRPEF.

    Per i figli di eta non superiore a 24 anni il limite di reddito e piu alto: possono avere guadagnato fino a 4.000 euro lordi nel 2025 e restare comunque a tuo carico. Per tutti gli altri familiari, compreso il coniuge, il tetto e invece di 2.840,51 euro. Ricorda che in questo limite rientrano non solo i redditi da lavoro, ma anche alcune somme che non fanno parte del reddito complessivo, come i proventi da cedolare secca o i redditi da regime forfetario.

    Dal 2022 le detrazioni IRPEF per i figli sotto i 21 anni sono state abolite e sostituite dall’Assegno Unico Universale, che si chiede direttamente all’INPS. Pertanto, nel modello 730/2026, le detrazioni per figli a carico riguardano solo i figli di eta compresa tra i 21 e i 29 anni (o i figli con disabilita di ogni eta). Devi comunque indicare nel prospetto familiari i dati di tutti i figli, anche quelli sotto i 21 anni, perche alcune agevolazioni dipendono da quella informazione.

    Dal 2025 e confermata la stretta sull’eta massima: non spetta piu alcuna detrazione per i figli di 30 anni o piu senza disabilita. La detrazione e invece cumulabile con l’Assegno Unico per i figli con disabilita di eta pari o superiore a 21 anni.

    Limiti di reddito e eta per i figli a carico nel 730/2026
    Situazione del figlio Limite di reddito (lordo) Detrazione IRPEF spettante
    Figlio sotto i 21 anni 4.000 euro No (sostituita da Assegno Unico INPS)
    Figlio dai 21 ai 29 anni 4.000 euro Si (periodo: dal mese del 21 anno al mese prima del 30)
    Figlio di 30 anni o piu senza disabilita Non ammesso No (abolita dal 2025)
    Figlio con disabilita (legge 104) di 21 anni o piu 4.000 euro Si, senza limite di eta superiore

    Esempio pratico

    • Esempio: Tizio ha un figlio, Marco, di 23 anni che frequenta l’universita. Nel 2025 Marco ha svolto un tirocinio retribuito e guadagnato 3.200 euro lordi. Poiche 3.200 euro e inferiore al tetto di 4.000 euro, Marco resta fiscalmente a carico di Tizio per tutto il 2025. Tizio indica nel prospetto familiari a carico 12 mesi e la percentuale 100 (o 50 se c’e anche l’altro genitore). Se invece Marco avesse guadagnato 4.500 euro, non sarebbe piu a carico e Tizio perderebbe la detrazione.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dal datore di lavoro del figlio (se ha lavorato)
    • Documentazione del reddito del figlio: CU, ricevute collaborazioni, dichiarazione propria
    • Codice fiscale del figlio
    • Eventuale documentazione di disabilita ai sensi della legge 104/1992 (se applicabile)
    • Documentazione borsa di studio (per verificare se rientra nel reddito complessivo)

    Caso 1: figlia universitaria con reddito da tirocinio

    Scenario. Caio ha una figlia, Sara, di 22 anni, iscritta al terzo anno di giurisprudenza. Nel 2025 Sara ha fatto un tirocinio curriculare retribuito da 2.800 euro e non ha altri redditi.

    Come si applica. 2.800 euro e sotto la soglia di 4.000 euro prevista per i figli fino a 24 anni. Sara rimane fiscalmente a carico di Caio per tutto il 2025. Caio indica nel prospetto familiari 12 mesi a carico e, se il coniuge partecipa, il 50% di percentuale ciascuno.

    In pratica

    • Verificare il totale dei redditi lordi del figlio, inclusi quelli da cedolare secca e regime forfetario.
    • Il tirocinio curriculare retribuito genera reddito: va conteggiato nel limite di 4.000 euro.
    • Anche se Sara ha meno di 21 anni in parte dell’anno, il requisito dell’eta e rispettato se sussiste anche solo per un giorno dell’anno.

    Caso 2: figlio che compie 30 anni durante l'anno

    Scenario. Sempronio ha un figlio, Luca, che compie 30 anni a luglio 2025. Luca studia ancora e ha guadagnato 1.500 euro in tutto l’anno.

    Come si applica. La detrazione spetta solo per i mesi in cui il figlio aveva meno di 30 anni, cioe da gennaio a giugno 2025 (6 mesi). Da luglio in poi la detrazione non spetta piu perche Luca ha compiuto 30 anni (in assenza di disabilita). Sempronio compila la colonna relativa al numero di mesi con ‘6’ e l’apposita casella mesi ‘figli eta 21-30’ con ‘6’.

    In pratica

    • La detrazione si calcola mese per mese: scatta dal mese del 21 compleanno e si interrompe il mese prima del 30 compleanno.
    • Il codice fiscale di Luca va indicato nel prospetto familiari a carico anche per i mesi senza detrazione.
    • Se Luca avesse una disabilita accertata ex legge 104, la detrazione continuerebbe senza limiti di eta.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Fino a che reddito il figlio resta a carico?

    Fino a 4.000 euro lordi l’anno per i figli con meno di 24 anni; fino a 2.840,51 euro per i figli dai 24 anni in su. Il reddito si calcola al lordo degli oneri deducibili e include anche alcune somme non nel reddito complessivo (cedolare secca, forfetario, ecc.).

    Il figlio universitario che riceve una borsa di studio resta a carico?

    Dipende dall’importo totale dei suoi redditi nell’anno. Le borse di studio possono essere esenti da IRPEF, ma alcune rientrano nel limite di reddito per la carica fiscale. Controllare la natura della borsa e verificare il totale complessivo.

    Fino a che eta il figlio studente da diritto alla detrazione?

    Dal mese del compimento dei 21 anni fino al mese precedente il compimento dei 30 anni. Per i figli con disabilita riconosciuta ai sensi della legge 104/1992, non c’e limite di eta superiore.

    Cosa succede con l'Assegno Unico per i figli sotto i 21 anni?

    Dal 1 marzo 2022 le detrazioni IRPEF per i figli minori di 21 anni sono state sostituite dall’Assegno Unico Universale erogato dall’INPS su richiesta. Nel modello 730 non si indica piu la detrazione per questi figli, ma i loro dati vanno comunque inseriti nel prospetto familiari.

    Come si divide la detrazione tra i due genitori?

    Va divisa al 50% ciascuno. I genitori possono pero accordarsi per attribuirla per intero al genitore con reddito piu alto, cosi da non perderne una parte se l’altro ha un’imposta insufficiente.

    Il figlio deve indicare nel suo 730 di essere a carico?

    Si. Il figlio che e fiscalmente a carico barra la casella ‘Soggetto fiscalmente a carico di altri’ con il codice ‘2’ (se ha meno di 24 anni e reddito fino a 4.000 euro) o ‘1’ (per gli altri familiari a carico).

    Vedi anche: Mantenimento dei figli, Spese istruzione scolastica figli, Mensa scolastica e spese scuola, Figli a carico, Prima dichiarazione dei redditi e Detrazione 19% spese conservatorio e scuole AFAM.

  • Art. 139 D.Lgs. 209/2005 – Danno non patrimoniale per lesioni di lieve entità

    Art. 139 D.Lgs. 209/2005 – Danno non patrimoniale per lesioni di lieve entità

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. 1. Il risarcimento del danno biologico per lesioni di lieve entità, derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione di veicoli a motore e di natanti, è effettuato secondo i criteri e le misure seguenti: a) a titolo di danno biologico permanente, è liquidato per i postumi da lesioni pari o inferiori al 9 per cento un importo crescente in misura più che proporzionale in relazione a ogni punto percentuale di invalidità; tale importo è calcolato in base all'applicazione a ciascun punto percentuale di invalidità del relativo coefficiente secondo la correlazione stabilita dal comma 6. L'importo così determinato si riduce con il crescere dell'età del soggetto in ragione dello 0,5 per cento per ogni anno di età a partire dall'undicesimo anno di età. Il valore del primo punto è pari a 795,91 euro;(44) (50) (55) (65) (69) (73a) 78 b) a titolo di danno biologico temporaneo, è liquidato un importo di 39,37 euro per ogni giorno di inabilità assoluta; in caso di inabilità temporanea inferiore al 100 per cento, la liquidazione avviene in misura corrispondente alla percentuale di inabilità riconosciuta per ciascun giorno.(44) (50) (55) (65) (69) (73a) 78

    2. Ai fini di cui al comma 1, per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente all'integrità psico-fisica della persona, suscettibile di accertamento medico-legale, che esplica un'incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito. In ogni caso, le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, ovvero visivo, con riferimento alle lesioni, quali le cicatrici, oggettivamente riscontrabili senza l'ausilio di strumentazioni, non possono dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente.

    3. Qualora la menomazione accertata incida in maniera rilevante su specifici aspetti dinamico-relazionali personali documentati e obiettivamente accertati ovvero causi o abbia causato una sofferenza psico-fisica di particolare intensità, l'ammontare del risarcimento del danno, calcolato secondo quanto previsto dalla tabella di cui al comma 4, può essere aumentato dal giudice, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato, fino al 20 per cento. L'ammontare complessivo del risarcimento riconosciuto ai sensi del presente articolo è esaustivo del risarcimento del danno non patrimoniale conseguente a lesioni fisiche.

    4. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro della giustizia e con il Ministro dello sviluppo economico, si provvede alla predisposizione di una specifica tabella delle menomazioni dell'integrità psico-fisica comprese tra 1 e 9 punti di invalidità.

    5. Gli importi indicati nel comma 1 sono aggiornati annualmente con decreto del Ministro dello sviluppo economico, in misura corrispondente alla variazione dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertata dall'ISTAT.

    6. Ai fini del calcolo dell'importo di cui al comma 1, lettera a), per un punto percentuale di invalidità pari a 1 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1, per un punto percentuale di invalidità pari a 2 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,1, per un punto percentuale di invalidità pari a 3 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,2, per un punto percentuale di invalidità pari a 4 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,3, per un punto percentuale di invalidità pari a 5 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,5, per un punto percentuale di invalidità pari a 6 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,7, per un punto percentuale di invalidità pari a 7 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,9, per un punto percentuale di invalidità pari a 8 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 2,1 e per un punto percentuale di invalidità pari a 9 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 2,3.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.