Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Università non statali nel 730: detrazione e limiti di spesa

    In sintesi

    • La detrazione del 19% spetta per le spese universitarie sostenute nel 2025 sia presso università statali che non statali.
    • Per le università non statali la spesa detraibile non può superare il limite fissato annualmente dal decreto del Ministero dell’Istruzione (MUR), diverso per facoltà e zona geografica.
    • Il limite MUR tiene conto degli importi medi delle tasse e contributi delle università statali: l’idea è di non superare quello che si pagherebbe in un ateneo pubblico.
    • Le spese possono riguardare anche più anni accademici, compresa l’iscrizione fuori corso.
    • La detrazione spetta anche per università straniere e corsi di perfezionamento o specializzazione, nei medesimi limiti.
    • Il pagamento deve avvenire con strumenti tracciabili (bonifico, carta, ecc.) per avere diritto alla detrazione del 19%.

    Chi studia in un ateneo privato può detrarre le tasse universitarie

    Se stai frequentando un’università privata, o se stai pagando le tasse universitarie per un figlio fiscalmente a carico iscritto a un ateneo non statale, puoi inserire queste spese nel 730 e ottenere una detrazione del 19%. La stessa regola vale per i corsi di perfezionamento e specializzazione universitaria, anche se tenuti da istituti stranieri.

    Il punto cruciale per le università non statali è il tetto di spesa. Non puoi detrarre qualunque importo tu abbia pagato: esiste un limite massimo fissato ogni anno con un decreto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MUR). Questo limite varia in base alla facoltà (area disciplinare) e alla zona geografica dove si trova l’ateneo. L’obiettivo è fare in modo che la detrazione non superi quella che avresti ottenuto frequentando un ateneo statale nella stessa area.

    In pratica: se le tasse dell’università privata sono più alte del tetto MUR, puoi detrarre solo fino a quel tetto. Se invece sono più basse, detrai l’importo effettivamente pagato. Il Caf o il professionista che ti assiste nella compilazione del 730 ti aiuterà a verificare qual è il limite applicabile al tuo caso specifico.

    Regole principali per la detrazione delle spese universitarie
    Aspetto Regola
    Aliquota di detrazione 19% delle spese sostenute
    Università statali italiane Detraibi l'intero importo pagato
    Università non statali italiane e straniere Detraibili fino al limite fissato dal decreto MUR annuale (per facoltà e zona geografica)
    Criteri del limite MUR Importi medi delle tasse e contributi delle università statali della stessa area
    Anni accademici coperti Spese riferite a più anni, anche fuori corso
    Corsi coperti Laurea triennale, magistrale, perfezionamento, specializzazione universitaria
    Pagamento Tracciabile (bonifico, carta, ecc.)

    Esempio pratico

    • Tizio è iscritto alla facoltà di Economia di un’università non statale nel Nord Italia. Ha pagato nel 2025 tasse e contributi per 3.200 euro. Il decreto MUR per quell’area disciplinare e quella zona geografica fissa il limite a 2.800 euro. Tizio può indicare nel 730 solo 2.800 euro (il tetto MUR), non i 3.200 euro effettivamente pagati. La detrazione sarà del 19% su 2.800 euro, pari a 532 euro di riduzione dell’imposta. Se invece le tasse fossero state 2.500 euro, Tizio indicherebbe 2.500 euro e detrarrebbe il 19% di 2.500 = 475 euro.

    Documenti necessari

    • Ricevute di pagamento delle tasse universitarie intestate allo studente o al genitore che le ha pagate
    • Estratto conto o prova del pagamento tracciabile (bonifico, carta di debito o credito)
    • Certificato di iscrizione all’università (per documentare l’anno accademico e il corso)
    • Decreto MUR annuale con i limiti per area disciplinare e zona geografica (reperibile sul sito del Ministero)
    • Certificazione Unica (se il datore di lavoro ha già considerato la spesa)

    Caio paga le tasse universitarie della figlia iscritta a Medicina in un ateneo privato

    Scenario. La figlia di Caio, fiscalmente a carico, è iscritta al secondo anno di Medicina e Chirurgia in un’università non statale del Centro Italia. Caio ha pagato nel 2025 tasse universitarie per 4.000 euro.

    Come si applica. Caio può detrarre le spese universitarie della figlia perché è fiscalmente a carico. Tuttavia, deve verificare il limite stabilito dal decreto MUR per l’area medico-sanitaria e la zona geografica Centro. Se il tetto MUR è, ad esempio, 3.500 euro, Caio potrà inserire nel 730 solo 3.500 euro e ottenere il 19% di quella somma come detrazione. La spesa effettiva di 4.000 euro eccede il tetto e la parte eccedente non è detraibile.

    In pratica

    • Verifica sempre il decreto MUR valido per l’anno d’imposta: il limite cambia ogni anno e dipende dall’area disciplinare e dalla zona geografica.
    • Le spese vanno intestate al genitore che le ha pagate oppure allo studente fiscalmente a carico: entrambe le situazioni sono ammesse.
    • Se il documento di spesa è intestato alla figlia, Caio può comunque detrarre la spesa se la figlia è a suo carico.

    Sempronia frequenta un master universitario all'estero

    Scenario. Sempronia si è iscritta a un corso di specializzazione presso un’università straniera nell’Unione europea. Ha pagato le tasse di iscrizione per 5.000 euro nel 2025.

    Come si applica. Le istruzioni includono tra le spese detraibili anche i corsi universitari tenuti da istituti privati stranieri, purché le spese non superino i limiti del decreto MUR per la facoltà corrispondente. Sempronio quindi confronta quanto pagato con il tetto MUR applicabile all’area disciplinare del suo master: la parte eccedente non è detraibile. La detrazione del 19% si applica sull’importo ammissibile.

    In pratica

    • Anche i corsi di perfezionamento e specializzazione tenuti da università straniere rientrano nella detrazione.
    • Il limite MUR si applica allo stesso modo per le università straniere: non si può detrarre di più solo perché l’ateneo è fuori Italia.
    • Conserva tutti i documenti di pagamento in originale: potranno essere richiesti in caso di controllo.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso detrarre l'intera retta di un'università privata italiana?

    Solo fino al limite fissato annualmente dal decreto del MUR per la tua area disciplinare e zona geografica. Se hai pagato di più, la parte eccedente non è detraibile.

    Come trovo il limite MUR per la mia università?

    Il decreto MUR viene pubblicato ogni anno sul sito del Ministero. Riporta i massimali per area disciplinare (es. umanistica, scientifica, medica, ingegneristica) e zona geografica (Nord, Centro, Sud e Isole). Il Caf o il commercialista che segue la tua dichiarazione può aiutarti a trovare il valore corretto.

    La detrazione spetta anche se sto ancora pagando tasse di anni accademici precedenti?

    Si. Le istruzioni precisano che le spese possono riferirsi anche a più anni, compresa l’iscrizione fuori corso.

    Posso detrarre le spese universitarie per un figlio non più a carico?

    No. La detrazione per le spese del figlio spetta solo se quest’ultimo è fiscalmente a carico nel periodo d’imposta in cui la spesa è stata sostenuta.

    Il pagamento in contanti è ammesso per avere la detrazione?

    No. Dall’anno d’imposta 2020 la detrazione del 19% richiede il pagamento con strumenti tracciabili (carte, bonifici, MAV, PagoPA). Il pagamento in contanti fa perdere il diritto alla detrazione.

    Rientrano le spese per i libri universitari o solo le tasse?

    Le istruzioni parlano di ‘spese di istruzione sostenute per la frequenza di corsi di istruzione universitaria’, che in genere comprendono tasse e contributi di iscrizione. Le spese per libri e materiale didattico non rientrano in questa voce.

    Vedi anche: Detrazione 19% spese istruzione e università, Aumento stipendio personale tecnico-amministrativo università 2022-2024, Aumento stipendi Università, AFAM ed enti di ricerca 2022-2024, Spese istruzione scolastica figli, Donazioni a università ed enti di ricerca e Alloggi per studenti universitari.

  • Art. 267 D.P.R. 115/2002 – Diritto di copia senza certificazione di conformita

    Art. 267 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Per il rilascio di copie di documenti senza certificazione di conformità, è dovuto il diritto forfettizzato nella misura stabilita dalla tabella, contenuta nell'allegato n. 6 del presente testo unico.

  • Art. 147 D.Lgs. 209/2005 – Stato di bisogno del danneggiato

    Art. 147 D.Lgs. 209/2005 – Stato di bisogno del danneggiato

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Nel corso del giudizio di primo grado, gli aventi diritto al risarcimento che, a causa del sinistro, vengano a trovarsi in stato di bisogno, possono chiedere che sia loro assegnata una somma da imputarsi nella liquidazione definitiva del danno.

    2. Il giudice civile o penale, sentite le parti, qualora da un sommario accertamento risultino gravi elementi di responsabilità a carico del conducente, con ordinanza immediatamente esecutiva provvede all'assegnazione della somma ai sensi del comma 1, nei limiti dei quattro quinti della presumibile entità del risarcimento che sarà liquidato con la sentenza. Se la causa civile è sospesa ai sensi dell' articolo 75, comma 3, del codice di procedura penale , l'istanza è proposta al presidente del tribunale dinanzi al quale è pendente la causa.

    3. L'istanza può essere riproposta nel corso del giudizio.

    4. L'ordinanza è irrevocabile fino alla decisione del merito.

  • Detrazione agenzia immobiliare acquisto casa: come funziona nel 730

    In sintesi

    • Aliquota: detrazione del 19% sui compensi pagati all’agenzia immobiliare.
    • Massimale di spesa: il tetto è 1.000 euro (su cui si calcola il 19%: al massimo 190 euro di risparmio fiscale).
    • Solo per l’abitazione principale: la detrazione riguarda esclusivamente l’acquisto dell’immobile da adibire ad abitazione principale.
    • In comproprietà: il limite di 1.000 euro va ripartito tra i comproprietari in base alla percentuale di proprietà.
    • Pagamento tracciabile obbligatorio: dal 2020 la provvigione deve essere pagata con strumenti tracciabili (bonifico, carta, ecc.).
    • Dove si indica nel 730: righi da E8 a E10, codice 17.

    Quando puoi detrarre la provvigione dell'agenzia

    Quando si compra casa tramite un’agenzia immobiliare, si paga una provvigione, cioè il compenso per il servizio di intermediazione. Se l’immobile acquistato diventa la tua abitazione principale, quella spesa può essere parzialmente recuperata tramite la dichiarazione dei redditi.

    La detrazione è pari al 19% della provvigione pagata, ma solo fino a un massimale di spesa di 1.000 euro. Questo significa che il risparmio fiscale massimo è di 190 euro (il 19% di 1.000 euro). Se hai pagato 3.000 euro di provvigione, puoi detrarre solo il 19% di 1.000 euro, non il 19% di 3.000 euro.

    Questa detrazione riguarda esclusivamente l’acquisto dell’abitazione principale, ossia la casa dove tu o i tuoi familiari abitate abitualmente. Non spetta per l’acquisto di una seconda casa, di un immobile da affittare o da tenere a disposizione. Attenzione a non confonderla con la detrazione per le spese di mediazione su un contratto di affitto (per la quale valgono regole diverse).

    Rientra tra le detrazioni soggette al ‘riordino’ per i contribuenti con reddito superiore a 75.000 euro, e tra quelle che si riducono progressivamente per chi supera i 120.000 euro di reddito complessivo (fino ad azzerarsi a 240.000 euro).

    Detrazione intermediazione immobiliare: riepilogo
    Voce Dettaglio
    Aliquota di detrazione 19%
    Massimale di spesa detraibile 1.000 euro
    Risparmio fiscale massimo 190 euro (19% di 1.000 euro)
    Immobile ammesso Solo abitazione principale
    Pagamento Con strumento tracciabile (dal 2020)
    Rigo 730 Da E8 a E10, codice 17

    Esempio pratico

    • Tizio acquista nel 2025 un appartamento da adibire ad abitazione principale e paga all’agenzia immobiliare una provvigione di 4.500 euro, pagata tramite bonifico bancario. Nel 730/2026 indica nel rigo E8 il codice 17 e l’importo di 1.000 euro (il tetto massimo). La detrazione spettante è il 19% di 1.000 euro = 190 euro. I restanti 3.500 euro di provvigione non danno diritto ad alcuna detrazione ulteriore. Se invece la provvigione fosse stata solo 700 euro, Tizio indicherebbe 700 euro e la detrazione sarebbe il 19% di 700 euro = 133 euro.

    Documenti necessari

    • Fattura dell’agenzia immobiliare con indicazione del servizio di mediazione
    • Ricevuta di pagamento tracciabile (es. estratto conto con il bonifico)
    • Atto notarile di compravendita con indicazione dell’uso come abitazione principale
    • Codice fiscale dell’agenzia immobiliare (presente in fattura)

    Acquisto in comproprietà al 50%

    Scenario. Caio e Sempronia comprano insieme un appartamento come abitazione principale, ciascuno al 50%. Pagano all’agenzia 2.000 euro di provvigione, con un bonifico intestato a entrambi.

    Come si applica. Il massimale di 1.000 euro si riferisce all’intera provvigione pagata per quella compravendita, non a ciascun comproprietario separatamente. I 1.000 euro vanno quindi ripartiti tra Caio e Sempronia in base alla quota di proprietà: 500 euro ciascuno. Caio indicherà 500 euro nel suo 730 (codice 17) e la sua detrazione sarà il 19% di 500 euro = 95 euro. Lo stesso per Sempronia. La somma dei due massimali resta 1.000 euro.

    In pratica

    • Il tetto di 1.000 euro non si moltiplica per il numero di acquirenti: si ripartisce tra loro in base alle quote di proprietà.
    • Ogni comproprietario indica nel proprio 730 la propria quota dell’importo (codice 17, righi E8-E10).
    • La provvigione deve essere pagata con strumento tracciabile e documentata da fattura.

    Acquisto di seconda casa: nessuna detrazione

    Scenario. Tizio possiede già un’abitazione principale. Compra un secondo appartamento al mare tramite agenzia, pagando 1.500 euro di provvigione.

    Come si applica. La detrazione con codice 17 spetta solo per l’acquisto dell’immobile destinato ad abitazione principale. Poiché il secondo appartamento non è l’abitazione principale di Tizio (quella è la prima casa), la provvigione pagata per quell’acquisto non dà diritto ad alcuna detrazione. Tizio non compila il rigo E8/E9/E10 con il codice 17 per questa spesa.

    In pratica

    • Se l’immobile acquistato non viene adibito ad abitazione principale, la provvigione all’agenzia non è detraibile.
    • Non confondere con la detrazione per i canoni di locazione da studenti universitari (codice 18) o altre spese di intermediazione su contratti di affitto.
    • La destinazione ad abitazione principale deve concretizzarsi: l’immobile deve essere effettivamente la residenza del contribuente o dei suoi familiari.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quanto si detrae sulla provvigione dell'agenzia?

    Il 19% della spesa pagata, calcolato su un massimo di 1.000 euro. Il risparmio fiscale massimo è quindi di 190 euro.

    La detrazione si applica a qualsiasi acquisto?

    No. Vale solo per l’acquisto dell’immobile destinato ad abitazione principale. Per le seconde case o altri immobili non spetta.

    Posso pagare la provvigione in contanti?

    Dal 2020 le detrazioni del 19% si applicano solo se la spesa è stata pagata con strumenti tracciabili (bonifico, carta di debito o credito, ecc.). Il pagamento in contanti esclude la detrazione.

    Se compro con mio marito, ognuno di noi può detrarre 1.000 euro?

    No. Il tetto di 1.000 euro riguarda la singola operazione di compravendita e va ripartito tra i comproprietari in base alle quote di proprietà.

    Dove si indica nel modello 730?

    Nei righi da E8 a E10, indicando nella colonna 1 il codice ’17’ e nella colonna 2 la spesa sostenuta (massimo 1.000 euro).

    La detrazione si applica anche all'IVA sulla provvigione?

    La norma prevede la detrazione sui compensi pagati all’intermediario. Conserva la fattura completa: il documento deve attestare il servizio di mediazione e l’importo pagato.

  • Art. 266 D.P.R. 115/2002 – Raccordo

    Art. 266 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Sino all'emanazione del regolamento previsto dall'articolo 40 si applicano le norme di questo capo.

  • Art. 146 D.Lgs. 209/2005 – Diritto di accesso agli atti

    Art. 146 D.Lgs. 209/2005 – Diritto di accesso agli atti

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Fermo restando quanto previsto per l'accesso ai singoli dati personali dal codice in materia di protezione dei dati personali , le imprese di assicurazione esercenti l'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti sono tenute a consentire ai contraenti ed ai danneggiati il diritto di accesso agli atti a conclusione dei procedimenti di valutazione, constatazione e liquidazione dei danni che li riguardano.

    2. L'esercizio del diritto di accesso non è consentito quando abbia ad oggetto atti relativi ad accertamenti che evidenziano indizi o prove di comportamenti fraudolenti. È invece sospeso in pendenza di controversia giudiziaria tra l'impresa e il richiedente, fermi restando i poteri attribuiti dalla legge all'autorità giudiziaria.

    3. Se, entro sessanta giorni dalla richiesta scritta, l'assicurato o il danneggiato non è messo in condizione di prendere visione degli atti richiesti ed estrarne copia a sue spese, può inoltrare reclamo all' IVASS anche al fine di veder garantito il proprio diritto.

    4. Il Ministro dello sviluppo economico , di concerto con il Ministro della giustizia, con regolamento adottato su proposta dell' IVASS , individua la tipologia degli atti soggetti e di quelli esclusi dall'accesso e determina gli obblighi delle imprese, gli oneri a carico dei richiedenti, nonché i termini e le altre condizioni per l'esercizio del diritto di cui al comma 1.

  • Art. 265 D.P.R. 115/2002 – Contributo unificato

    Art. 265 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Per i processi civili e amministrativi già iscritti a ruolo o per i quali è stato depositato il ricorso alla data del 1 marzo 2002, una delle parti può avvalersi delle disposizioni della parte II, titolo I, effettuando apposita dichiarazione sul valore del processo e versando l'importo del contributo in ragione del cinquanta per cento.

    2. Non si fa luogo al rimborso o alla ripetizione di quanto già pagato a titolo di imposta di bollo, di tassa di iscrizione a ruolo, di diritti di cancelleria, di diritti di chiamata di causa e di tassa fissa.

    3. Se nessuna delle parti dei processi di cui al comma 1 si avvale della facoltà ivi prevista, valgono le disposizioni vigenti relative all'imposta di bollo.

    4. Nei processi civili di cui al comma 3, per i diritti di cancelleria si applica la tabella allegata alla legge 24 dicembre 1976, n. 900 , come sostituita dalla tabella A, allegata alla legge 6 aprile 1984, n. 57 e poi modificata dalla legge 21 febbraio 1989, n. 99 , e dalla legge 10 ottobre 1996, n. 525 , limitatamente al n. 3, n. 4, lettera a), n. 5, n. 6, n. 7 e n. 8.

    5. Nei processi civili e amministrativi di cui al comma 3, per i diritti di copia si applicano gli articoli 267, 268, 269, 270, 271, 272, 285 e 286.

    6. Il processo di cui all' articolo 3, della legge 24 marzo 2001, n. 89 , se iscritto a ruolo prima del 13 marzo 2002, è esente dall'imposta di bollo, dai diritti di cancelleria e dai diritti di chiamata di causa dell'ufficiale giudiziario.

    7. Per i processi iscritti a ruolo o per i quali è stato depositato il ricorso dal 1 marzo 2002 al giorno antecedente a quello di entrata in vigore della legge 10 maggio 2002, n. 91 , sono fatti salvi gli atti compiuti e non si fa luogo a rimborso, a ripetizioni o a integrazioni di quanto pagato.

  • Redditi da collaborazione coordinata (co.co.co.) nel 730/2026

    In sintesi

    • Redditi assimilati al lavoro dipendente: le somme percepite da collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co.) seguono le stesse regole fiscali degli stipendi, comprese le detrazioni.
    • Quadro C, Sezione I: i compensi co.co.co. si indicano nei righi da C1 a C3 con il codice ‘2’, insieme ai redditi di lavoro dipendente ordinari.
    • Certificazione Unica obbligatoria: chi ti ha pagato deve averti consegnato la CU 2026; i dati sono al punto 1 o 2 a seconda del tipo di contratto.
    • Collaborazioni escluse: gli incarichi che rientrano nell’oggetto proprio dell’attività professionale del collaboratore (per esempio un avvocato che ricopre un incarico collegato alla sua professione) non sono assimilati al lavoro dipendente ma sono redditi professionali.
    • Compensi da artisti o professionisti ai familiari: non vanno dichiarati i compensi da co.co.co. corrisposti da un artista o professionista al coniuge, ai figli affidati o affiliati minori o inabili e agli ascendenti.
    • Amministratori, sindaci e revisori: i compensi per queste cariche seguono la stessa strada dei co.co.co. e si indicano nella Sezione I del quadro C.

    Cosa sono le collaborazioni coordinate e continuative

    Una collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) è un rapporto di lavoro parasubordinato: non sei un dipendente, ma lavori in modo continuativo per un committente, senza vincolo di subordinazione e senza organizzare autonomamente i tuoi mezzi. Rientrano qui le collaborazioni a giornali, riviste e enciclopedie (esclusi i diritti d’autore), le partecipazioni a collegi e commissioni, e molte altre forme di collaborazione con società, associazioni ed enti.

    Dal punto di vista fiscale, le co.co.co. sono trattate come redditi assimilati al lavoro dipendente. Questo significa che il tuo committente deve applicare la ritenuta d’acconto IRPEF, rilasciarti la Certificazione Unica 2026 e che tu devi riportare il reddito nel Quadro C del Modello 730, Sezione I, esattamente come faresti per uno stipendio.

    Una precisazione importante: rientrano nei redditi assimilati anche le somme percepite in relazione a collaborazioni con società e associazioni sportive dilettantistiche (sia in forma subordinata che tramite co.co.co.), purché riguardino attività amministrativo-gestionali. Per le attività sportive vere e proprie ci sono regole specifiche con franchigie di esenzione.

    Co.co.co.: cosa indicare nel 730
    Dato Dove trovarlo nella CU 2026 Dove riportarlo nel 730
    Compenso lordo (contratto a tempo indeterminato) Punto 1 della CU Rigo C1-C3, col. 3; codice '2' in col. 1, '1' in col. 2
    Compenso lordo (contratto a tempo determinato) Punto 2 della CU Rigo C1-C3, col. 3; codice '2' in col. 1, '2' in col. 2
    Ritenute IRPEF subite Punto 21 della CU Rigo C9, colonna 1
    Addizionale regionale trattenuta Punto 22 della CU Rigo C10
    Giorni del periodo di collaborazione Punto 6 della CU Rigo C5, colonna 1

    Esempio pratico

    • Caio ha una co.co.co. con una società di consulenza per cui nel 2025 ha guadagnato 18.000 euro lordi. Il committente è sostituto d’imposta, ha trattenuto le ritenute IRPEF e ha rilasciato la CU 2026. Caio riporta 18.000 euro nel rigo C1 (colonna 3) del suo 730, indica ‘2’ in colonna 1 e ‘2’ in colonna 2 (contratto a tempo determinato, come risulta dalla CU). Le ritenute dal punto 21 della CU vanno nel rigo C9. Chi presta l’assistenza fiscale calcolera’ la detrazione spettante in base al periodo di collaborazione e al reddito complessivo.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dal committente
    • Contratto di collaborazione coordinata e continuativa
    • Documentazione delle ritenute versate (se il committente non è sostituto d’imposta)
    • Eventuali CU di più committenti, se si hanno avuto più rapporti di collaborazione nel 2025

    Tizio: collaboratore di una rivista scientifica

    Scenario. Tizio, fisico di professione, nel 2025 ha collaborato in modo continuativo con una rivista specializzata. Ha ricevuto 9.600 euro per la redazione di articoli tecnici (non come diritto d’autore, ma come prestazione di collaborazione coordinata). La rivista gli ha consegnato la CU.

    Come si applica. I 9.600 euro vanno nel Quadro C come redditi assimilati al lavoro dipendente. Non si tratta di diritti d’autore (che avrebbero una deduzione forfetaria del 25%), ma di compensi per collaborazione a una rivista, che la legge qualifica esplicitamente come co.co.co. Tizio usa il codice ‘2’ in colonna 1 del rigo C1 e riporta l’importo dalla CU.

    In pratica

    • Controlla la ‘causale’ indicata nella CU: se e’ la lettera ‘B’ significa diritti d’autore (Quadro D); se non c’è causale specifica per lavoro autonomo, il compenso per collaborazione a riviste va in Quadro C.
    • La distinzione tra compenso per collaborazione e diritto d’autore è importante: cambia il quadro e le eventuali deduzioni.

    Sempronia: collaboratrice di un'associazione sportiva dilettantistica

    Scenario. Sempronia gestisce l’amministrazione e la segreteria di un’associazione sportiva dilettantistica. Nel 2025 ha percepito 7.200 euro tramite un contratto di co.co.co. per attività amministrativo-gestionale.

    Come si applica. I compensi per attività amministrativo-gestionale in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche, anche tramite co.co.co., sono redditi assimilati al lavoro dipendente e vanno nel Quadro C. Sempronia li riporta nel rigo C1 con il codice ‘2’. Se invece avesse svolto attivita’ sportiva vera e propria (allenatore, istruttore), si applicherebbero le regole specifiche per i redditi dello sport dilettantistico con franchigie di esenzione.

    In pratica

    • Se svolgi sia attività sportiva che amministrativa per la stessa associazione, potresti avere due righe nella CU: verifica attentamente cosa certifica ciascun importo.
    • Per i redditi sportivi dilettantistici veri e propri il codice in colonna 1 è ‘8’, non ‘2’: e’ il CAF a gestire la differenza, ma e’ utile saperlo.

    Compensi da amministratore, sindaco o revisore: dove vanno nel 730

    Le istruzioni del 730/2026 mettono tra i redditi derivanti da collaborazione coordinata e continuativa anche i compensi percepiti per le cariche di amministratore, sindaco o revisore di società, associazioni e altri enti, con o senza personalità giuridica. Si dichiarano quindi nel quadro C, Sezione I, nei righi da C1 a C3, con il codice ‘2’ in colonna 1, riportando l’importo del punto 1 o 2 della Certificazione Unica 2026.

    Fa eccezione il caso in cui l’incarico rientri nell’oggetto proprio dell’attività professionale del contribuente, per previsione dell’ordinamento professionale o per connessione oggettiva con la professione (le istruzioni citano l’ingegnere che amministra una società edile), oppure nei compiti istituzionali del suo lavoro dipendente. In questi casi il compenso non è reddito da collaborazione: per i professionisti è reddito di lavoro autonomo e non si dichiara nel 730.

    Co.co.co. e altro lavoro nello stesso anno: più CU e giorni da indicare

    Se nel 2025 hai avuto più rapporti di lavoro dipendente o assimilato e hai chiesto all’ultimo datore di lavoro di tenere conto degli altri redditi, indichi i dati della Certificazione Unica rilasciata da quest’ultimo. Per i giorni del rigo C5, colonna 1, se ci sono più redditi si indica il totale dei giorni dei vari periodi, e i giorni compresi in periodi contemporanei si contano una volta sola. Una co.co.co. in parallelo a un lavoro dipendente non raddoppia quindi i giorni di detrazione.

    Se il committente non era tenuto a rilasciare la CU, i giorni vanno determinati da te: nel conteggio entrano festività, riposi settimanali e giorni non lavorativi, mentre si sottraggono i giorni per cui non spetta alcuna retribuzione.

    Co.co.co. nel Redditi PF 2026: il quadro RC

    Chi presenta il modello Redditi Persone Fisiche 2026 invece del 730 trova i compensi da collaborazione coordinata e continuativa nel quadro RC del Fascicolo 1, righi da RC1 a RC3, con lo stesso codice ‘2’ in colonna 1. Le ritenute IRPEF e l’addizionale regionale della CU (punti 21 e 22) vanno nel rigo RC10, rispettivamente in colonna 1 e 2, e i giorni nel rigo RC6.

    Tassazione e contributi INPS sono due cose diverse

    Questa pagina spiega come si dichiarano i compensi ai fini IRPEF. I contributi alla gestione separata INPS, chi li versa e con quale aliquota (35,03% nel 2026 per chi non ha altra copertura) sono nella guida contributi INPS dei co.co.co.: chi versa e quanto.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    La co.co.co. si dichiara sempre nel Quadro C?

    Sì, se rientra nei redditi assimilati al lavoro dipendente. Fanno eccezione le collaborazioni che rientrano nell’oggetto professionale del collaboratore (es. un avvocato che collabora come tale): in quel caso il compenso è reddito professionale e va nel Quadro RE del Modello Redditi, non nel 730.

    Se ho avuto più co.co.co. nello stesso anno come mi comporto?

    Compila un rigo distinto (C1, C2, C3) per ogni Certificazione Unica non conguagliata. Se hai più CU, segnalalo al CAF: potrebbe essere necessario usare più moduli del Quadro C.

    Spetta la detrazione per lavoro dipendente anche sui redditi co.co.co.?

    Sì, per i compensi indicati nella Sezione I del Quadro C spetta la detrazione d’imposta rapportata al periodo. L’importo dipende dal tuo reddito complessivo e viene calcolato da chi presta l’assistenza fiscale.

    I compensi co.co.co. corrisposti da un artista ai suoi familiari vanno dichiarati?

    No. La legge esclude dal reddito i compensi da co.co.co. corrisposti dall’artista o professionista al coniuge, ai figli affidati o affiliati minori di età o permanentemente inabili al lavoro e agli ascendenti. Questi compensi non vanno dichiarati da chi li riceve.

    Come si tratta una co.co.co. con una sola azienda per tutto l'anno?

    Se hai avuto un unico committente per tutto il 2025, avrai una sola CU. Riporti il reddito nel rigo C1, colonna 3, il numero di giorni (365 se hai lavorato tutto l’anno) nel rigo C5, colonna 1, e le ritenute nel rigo C9. Il CAF o il professionista faranno il resto.

    Il compenso da amministratore di una società va nel quadro C?

    Sì, di regola. Le istruzioni del 730/2026 includono tra i redditi da collaborazione coordinata e continuativa i compensi per cariche di amministratore, sindaco o revisore: vanno nella Sezione I del quadro C, righi da C1 a C3, con il codice ‘2’. Fa eccezione l’incarico che rientra nell’oggetto della professione del contribuente.

    In quale quadro del Redditi PF 2026 vanno i compensi co.co.co.?

    Nel quadro RC del Fascicolo 1, righi da RC1 a RC3, con il codice ‘2’ in colonna 1 e l’importo della CU in colonna 3. Le ritenute IRPEF e l’addizionale regionale vanno nel rigo RC10.

    Ho una co.co.co. e anche un lavoro dipendente: come compilo il quadro C?

    Indichi i redditi nei righi da C1 a C3 (un rigo per ogni CU non conguagliata) e, nel rigo C5, il totale dei giorni dei vari periodi, contando una sola volta i giorni in cui i rapporti si sovrappongono.

  • Art. 145-bis D.Lgs. 209/2005 – Valore probatorio delle cosiddette «scatole nere» e di altri dispositivi elettronici

    Art. 145-bis D.Lgs. 209/2005 – Valore probatorio delle cosiddette «scatole nere» e di altri dispositivi elettronici

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Quando uno dei veicoli coinvolti in un incidente risulta dotato di un dispositivo elettronico che presenta le caratteristiche tecniche e funzionali stabilite ai sensi dell'articolo 132-ter, comma 1, lettere b) e c), e fatti salvi, in quanto equiparabili, i dispositivi elettronici già in uso alla data di entrata in vigore delle citate disposizioni, le risultanze del dispositivo formano piena prova, nei procedimenti civili, dei fatti a cui esse si riferiscono, salvo che la parte contro la quale sono state prodotte dimostri il mancato funzionamento o la manomissione del predetto dispositivo. Le medesime risultanze sono rese fruibili alle parti.

    2. L'interoperabilità e la portabilità dei meccanismi elettronici che registrano l'attività del veicolo di cui all'articolo 132-ter, comma 1, lettera b), anche nei casi di sottoscrizione da parte dell'assicurato di un contratto di assicurazione con un'impresa assicuratrice diversa da quella che ha provveduto a installare i meccanismi elettronici, sono garantite da operatori, di seguito denominati «provider di telematica assicurativa», i cui dati identificativi sono comunicati all'IVASS da parte delle imprese di assicurazione che ne utilizzano i servizi. I dati sull'attività del veicolo sono gestiti in sicurezza dagli operatori del settore sulla base dello standard tecnologico comune indicato nell' articolo 32, comma 1-ter, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 , convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 , e successive modificazioni, e sono successivamente inviati alle rispettive imprese di assicurazione.

    3. Le modalità per assicurare l'interoperabilità dei meccanismi elettronici nonché delle apparecchiature di telecomunicazione a essi connesse e dei relativi sistemi di gestione dei dati, in caso di sottoscrizione da parte dell'assicurato di un contratto di assicurazione con un'impresa diversa da quella che ha provveduto a installare tale meccanismo, o di portabilità tra diversi provider di telematica assicurativa, sono determinate dal regolamento previsto dall' articolo 32, comma 1-bis, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 , convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 , e successive modificazioni. Gli operatori rispondono del funzionamento ai fini dell'interoperabilità.

    4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 21 MAGGIO 2018, N. 68 .

    5. I dati sono trattati dall'impresa di assicurazione nel rispetto delle disposizioni del codice in materia di protezione dei dati personali , di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 . L'impresa di assicurazione è titolare del trattamento dei dati ai sensi dell'articolo 28 del citato codice di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003 . Salvo consenso espresso dell'assicurato in relazione alla disponibilità di ulteriori servizi connessi con la mobilità del veicolo, è fatto divieto all'impresa di assicurazione, nonché ai soggetti a essa collegati, di utilizzare i dispositivi di cui al presente articolo al fine di raccogliere dati ulteriori rispetto a quelli destinati alla finalità di determinazione delle responsabilità in occasione dei sinistri e ai fini tariffari, o di rilevare la posizione e le condizioni del veicolo in maniera continuativa o comunque sproporzionata rispetto alla medesima finalità.

    6. È fatto divieto all'assicurato di disinstallare, manomettere o comunque rendere non funzionante il dispositivo installato. In caso di violazione del divieto di cui al periodo precedente da parte dell'assicurato, la riduzione del premio di cui all'articolo 132-ter non è applicata per la durata residua del contratto. L'assicurato che abbia goduto della riduzione di premio è tenuto alla restituzione dell'importo corrispondente alla riduzione accordata, fatte salve le eventuali sanzioni penali.

  • Art. 145 D.Lgs. 209/2005 – Proponibilità dell’azione di risarcimento

    Art. 145 D.Lgs. 209/2005 – Proponibilità dell’azione di risarcimento

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Nel caso si applichi la procedura di cui all'articolo 148, l'azione per il risarcimento dei danni causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, per i quali vi è obbligo di assicurazione, può essere proposta solo dopo che siano decorsi sessanta giorni, ovvero novanta in caso di danno alla persona, decorrenti da quello in cui il danneggiato abbia chiesto all'impresa di assicurazione il risarcimento del danno, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, anche se inviata per conoscenza, avendo osservato le modalità ed i contenuti previsti all'articolo 148.

    2. Nel caso in cui si applichi la procedura di cui all'articolo 149 l'azione per il risarcimento dei danni causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, per i quali vi è obbligo di assicurazione, può essere proposta solo dopo che siano decorsi sessanta giorni, ovvero novanta in caso di danno alla persona, decorrenti da quello in cui il danneggiato abbia chiesto alla propria impresa di assicurazione il risarcimento del danno, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, inviata per conoscenza all'impresa di assicurazione dell'altro veicolo coinvolto, avendo osservato le modalità ed i contenuti previsti dagli articoli 149 e 150.

  • Art. 264 D.P.R. 115/2002 – Modalità di pagamento

    Art. 264 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Sino all'emanazione del regolamento previsto dall'articolo 196, il pagamento è effettuato mediante l'applicazione di marche da bollo sull'originale.

    2. Il funzionario addetto all'ufficio annulla le marche, mediante timbro a secco dell'ufficio, e attesta l'avvenuto versamento sulla copia.

  • Indennità INPS di malattia e maternità nel 730: come dichiararle

    In sintesi

    • Sono reddito di lavoro dipendente: le indennità di malattia, maternità, allattamento e cassa integrazione erogate dall’INPS rientrano nel quadro C del modello 730, esattamente come lo stipendio.
    • La CU le riporta già: il datore di lavoro o l’INPS inseriscono questi importi nella Certificazione Unica 2026 (punto 1 o 2). Devi solo ricopiare il dato nel rigo C1.
    • Il conguaglio è normale: se hai avuto più periodi di lavoro o indennità da enti diversi, il 730 calcola l’imposta definitiva e ti dice se hai pagato troppo o troppo poco.
    • I giorni contano: nel rigo C5 devi indicare il numero totale di giorni di ‘lavoro dipendente’ del 2025, inclusi quelli coperti dall’indennità INPS.
    • Nessuna soglia di esenzione: a differenza di alcuni altri redditi, queste indennità sono interamente imponibili, senza franchigie.

    Perché le indennità INPS finiscono nella dichiarazione dei redditi

    Quando sei malato o in maternità e l’INPS ti paga l’indennità giornaliera, stai comunque percependo un reddito. La legge considera queste somme equiparate allo stipendio: si chiamano ‘somme da assoggettare a tassazione corrisposte ai lavoratori dipendenti da parte dell’INPS o di altri enti’ e rientrano fra i redditi di lavoro dipendente e assimilati del quadro C.

    In pratica questo significa che l’IRPEF si calcola anche su queste somme. Il punto positivo è che non devi fare nulla di complicato: il datore di lavoro o l’INPS stessi comunicano gli importi nella Certificazione Unica (la famosa ‘CU’ o ‘ex CUD’) e tu li riporti nel 730.

    Rientrano in questa categoria, tra le altre, l’indennità di malattia ordinaria, quella di maternità e paternità, l’indennità di allattamento, la cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria, l’indennità di mobilità e di disoccupazione. Anche le indennità per TBC, per donazione di sangue e per congedo matrimoniale seguono la stessa regola.

    Indennità INPS imponibili IRPEF: dove trovarle nella CU e nel 730
    Tipo di indennità Dove nella CU 2026 Rigo del 730
    Malattia, maternità, allattamento, CIG, disoccupazione Punto 1 (tempo indeterminato) o Punto 2 (tempo determinato) Rigo C1, colonna 3
    Numero giorni coperti dall'indennità Punto 6 della CU Rigo C5, colonna 1
    Ritenute IRPEF già versate Punto 21 della CU Rigo C9, colonna 1
    Addizionale regionale trattenuta Punto 22 della CU Rigo C10

    Esempio pratico

    • Tizio nel 2025 ha lavorato 8 mesi e ha ricevuto 4 mesi di indennità di malattia dall’INPS. La sua CU riporta al punto 1 un importo complessivo di 22.000 euro (stipendio + indennità sommati dal datore di lavoro che ha fatto il conguaglio) e al punto 6 indica 365 giorni. Tizio compila il rigo C1 con 22.000 euro e il rigo C5 con 365. Il CAF o il sostituto calcoleranno l’IRPEF su tutto l’importo, verificando se le ritenute già versate (punto 21 della CU) sono sufficienti o se c’è un conguaglio a debito o a credito.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dal datore di lavoro o dall’INPS
    • Eventuale CU rilasciata dall’INPS separatamente (se non conguagliata col datore di lavoro)
    • Buste paga dei mesi lavorati, per verifica
    • Modello 730 precompilato (già disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate)

    Caso 1 – Lavoratrice in maternità con conguaglio dell'ultimo datore di lavoro

    Scenario. Caia ha lavorato tutto l’anno ma ha usufruito di 5 mesi di congedo di maternità obbligatoria. L’INPS ha pagato direttamente l’indennità e il datore di lavoro ha fatto il conguaglio a fine anno, includendo tutto in un’unica CU.

    Come si applica. Poiché il datore ha conguagliato anche l’indennità INPS, la CU di Caia contiene già l’importo totale (stipendio + indennità) al punto 1, e riporta 365 giorni al punto 6. Caia compila un solo rigo C1 con il totale e un solo rigo C5 con 365 giorni. Il 730 calcolerà l’IRPEF su tutto e confronterà con le ritenute già operate.

    In pratica

    • Un’unica CU conguagliata semplifica tutto: compili un solo rigo C1.
    • Anche i giorni di maternità rientrano nel conteggio del rigo C5.
    • Se le ritenute nella CU sono state calcolate correttamente, il conguaglio sarà minimo o nullo.

    Caso 2 – Lavoratore con due CU diverse (datore di lavoro e INPS separati)

    Scenario. Sempronio ha cambiato lavoro a metà 2025. Durante i mesi di disoccupazione tra i due contratti ha percepito l’indennità NASpI dall’INPS. Riceve quindi due Certificazioni Uniche: una dal primo datore, una dall’INPS per la NASpI, entrambe non conguagliate.

    Come si applica. Sempronio deve compilare più righi nel quadro C: uno per il reddito del primo datore di lavoro, uno per il reddito del secondo datore, uno per la NASpI INPS. Nel rigo C5 somma i giorni di tutti i periodi, stando attento a non contare due volte eventuali giorni sovrapposti. Il 730 eseguirà il conguaglio finale dell’IRPEF su tutti gli importi sommati.

    In pratica

    • Hai più CU non conguagliate? Compila un rigo C1 per ciascuna.
    • La somma dei giorni nel rigo C5 non può superare 365.
    • Il conguaglio finale potrebbe far emergere un debito IRPEF, perché ogni sostituto ha tassato solo la propria quota.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    L'indennità di maternità è esente da IRPEF?

    No, l’indennità di maternità (e paternità) pagata dall’INPS è interamente imponibile ai fini IRPEF. Va dichiarata nel quadro C come reddito di lavoro dipendente assimilato.

    Come faccio a sapere a quanto ammonta la mia indennità di malattia?

    Controlla la Certificazione Unica 2026 che ti ha consegnato il datore di lavoro o l’INPS. Se il datore ha fatto il conguaglio, l’importo è già incluso nel punto 1 o 2 della CU. Se l’INPS ha rilasciato una CU separata, trovi l’importo nella CU dell’INPS.

    Devo compilare qualcosa di speciale nel 730 per la cassa integrazione?

    No, la cassa integrazione si riporta come qualsiasi altro reddito di lavoro dipendente, nel rigo C1. Non ci sono righi dedicati. L’importo lo trovi nella CU del datore di lavoro o dell’INPS, a seconda di chi ha pagato e se c’è stato conguaglio.

    Se il datore di lavoro non ha fatto il conguaglio con l'INPS, rischio di pagare più imposte?

    Sì. Se hai due CU separate non conguagliate, ogni sostituto ha calcolato le ritenute solo sul proprio importo, applicando le aliquote più basse. Sommando i redditi nel 730, l’IRPEF complessiva potrebbe risultare più alta. Il 730 calcola la differenza e la recupera come saldo a debito.

    L'indennità per congedo parentale (facoltativo) è tassata come quella di maternità obbligatoria?

    Sì, anche l’indennità per congedo parentale facoltativo è imponibile IRPEF e va dichiarata nello stesso modo, riportando l’importo indicato nella CU nel rigo C1.

    Cosa succede se l'INPS mi ha trattenuto già le ritenute IRPEF sull'indennità?

    Le ritenute già versate dall’INPS sono indicate nel punto 21 della CU e vanno riportate nel rigo C9 del 730. Chi presta l’assistenza fiscale le detrae dall’imposta calcolata: se hai pagato troppo, hai un rimborso; se hai pagato troppo poco, c’è un conguaglio a debito.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.