In sintesi
- L'art. 28 ha modificato l'art. 15 del D.P.R. 3/1957 (Testo unico sugli impiegati civili dello Stato), in tema di segreto d'ufficio e di obblighi del pubblico dipendente.
- Il dipendente pubblico è tenuto a mantenere il segreto d'ufficio sulle notizie di cui sia venuto a conoscenza per ragioni di servizio, salvo le ipotesi di obbligo di comunicazione previste dalla legge.
- Il segreto non opera rispetto all'esercizio del diritto di accesso ex L.241: l'ostensione dei documenti dovuta per legge è espressione di trasparenza e non viola il dovere di riservatezza.
- La violazione del segreto d'ufficio integra illecito disciplinare ed eventualmente penale (art. 326 c.p. rivelazione di segreti d'ufficio).
- L'art. 28 si lega ai principi di trasparenza, integrità e fedeltà della funzione pubblica disciplinati anche dal D.P.R. 62/2013 (codice di comportamento) e dal D.Lgs. 165/2001.
Testo dell'articoloVigente
1. L’articolo 15 del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, è sostituito dal seguente: ‘Art. 15. – (Segreto d’ufficio). – 1. L’impiegato deve mantenere il segreto d’ufficio.’
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all'Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Commento
L'art. 28 e il segreto d'ufficio dei dipendenti pubblici
L'art. 28 della L. 241/1990 ha modificato l'art. 15 del D.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3 (Testo unico sugli impiegati civili dello Stato), in materia di segreto d'ufficio. La norma novella ha riformulato i confini del dovere di riservatezza dei pubblici dipendenti, adattandolo al nuovo quadro di trasparenza introdotto dalla L.241. Prima della riforma, il segreto d'ufficio era ampio e generalizzato: il dipendente pubblico era tenuto al silenzio su quasi tutte le notizie acquisite nell'esercizio delle funzioni. L'art. 28 ha articolato il sistema, bilanciando segreto e accesso: il dovere di riservatezza non opera nei casi in cui la legge impone la trasparenza.
L'oggetto del segreto d'ufficio
Il segreto d'ufficio copre le notizie di cui il dipendente sia venuto a conoscenza per ragioni di servizio. La nozione è ampia: include informazioni sulle attività dell'ufficio, sui procedimenti in corso, sui dati personali dei cittadini interessati, sulle valutazioni interne, sui rapporti tra uffici. Il dovere opera nei confronti dei soggetti esterni all'amministrazione e, in casi specifici, anche all'interno della stessa amministrazione (separazione tra uffici per esigenze di riservatezza). La giurisprudenza prevalente ha chiarito che il segreto non opera per fatti notori, per informazioni già accessibili al pubblico, per dati che il dipendente sia tenuto a comunicare ad altre autorità (es. denuncia di reati, segnalazioni alla Corte dei conti, alle autorità di vigilanza).
Le eccezioni: obblighi di comunicazione e di trasparenza
Il segreto d'ufficio cede in numerose ipotesi. Innanzitutto, di fronte agli obblighi di comunicazione previsti dalla legge: denuncia di reati ex art. 331 c.p.p. (per il pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che venga a conoscenza di reati procedibili d'ufficio), segnalazioni alla Corte dei conti per danno erariale, comunicazioni alle autorità di vigilanza (Banca d'Italia, CONSOB, ANAC, IVASS), risposte a richieste delle commissioni parlamentari. In secondo luogo, di fronte all'esercizio del diritto di accesso ex L.241: l'ostensione dei documenti accessibili è doverosa e non integra violazione del segreto, ma sua corretta applicazione. In terzo luogo, di fronte agli obblighi di pubblicazione ex art. 26 L.241 e D.Lgs. 33/2013: ciò che è pubblicato non è segreto, e il dipendente non può eccepire riservatezza su informazioni che la legge impone di rendere pubbliche.
Le conseguenze della violazione
La violazione del segreto d'ufficio ha conseguenze su più piani. Sul piano disciplinare, configura illecito sanzionabile dai codici di comportamento (D.P.R. 62/2013) e dai contratti collettivi del pubblico impiego: dalle sanzioni più lievi (richiamo verbale, censura) a quelle più gravi (sospensione, licenziamento) a seconda della gravità della violazione. Sul piano penale, l'art. 326 c.p. (rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio) punisce il pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che riveli notizie d'ufficio destinate a rimanere segrete: pene da sei mesi a tre anni di reclusione, aggravate se la rivelazione ha causato danno o se è stata fatta per fini di lucro. Sul piano della responsabilità erariale, se la rivelazione ha causato danno alla PA, opera la giurisdizione contabile della Corte dei conti.
Coordinamento con il codice di comportamento e la cultura della legalità
L'art. 28 si inserisce in un più ampio sistema di doveri del pubblico dipendente, oggi disciplinato in modo organico. Il D.P.R. 62/2013 (codice di comportamento dei dipendenti pubblici) integra il segreto d'ufficio con doveri di riservatezza, imparzialità, integrità, lealtà. Il D.Lgs. 165/2001 (TUPI) detta i principi generali del rapporto di lavoro pubblico, inclusi i doveri di fedeltà. La L. 190/2012 (anticorruzione) ha rafforzato la cultura della legalità con specifici obblighi di rotazione, formazione, segnalazione di illeciti (whistleblowing, art. 54-bis D.Lgs. 165/2001 oggi rafforzato dal D.Lgs. 24/2023). Il dipendente pubblico è oggi titolare di un complesso quadro di doveri: tutela del segreto d'ufficio per ciò che è effettivamente riservato; ma anche obbligo di trasparenza per ciò che la legge impone di rendere accessibile; obbligo di segnalare violazioni e illeciti.
Sistematica e prospettive
L'art. 28 si lega all'art. 22 (definizioni accesso), all'art. 24 (esclusioni dall'accesso, anche per riservatezza), all'art. 26 (pubblicazione), al D.P.R. 3/1957 (TUI civili Stato), al D.Lgs. 165/2001 (organizzazione PA), al D.P.R. 62/2013 (codice di comportamento), all'art. 326 c.p. (rivelazione di segreti d'ufficio), all'art. 331 c.p.p. (denuncia di reati), al D.Lgs. 24/2023 (whistleblowing). Sul piano prospettico, il segreto d'ufficio sta evolvendo verso un modello più articolato: meno segretezza generalizzata, più riservatezza puntuale e proporzionata; più trasparenza by default per le informazioni di interesse pubblico; più tutela per chi segnala illeciti. L'art. 28 è dunque parte di un sistema in evoluzione, espressione di una cultura amministrativa moderna in cui l'integrità del dipendente pubblico si concilia con il principio di trasparenza che innerva il diritto amministrativo italiano, in coerenza con i principi costituzionali di buon andamento, imparzialità (art. 97 Cost.) e legalità.
Domande frequenti
Cosa dispone l'art. 28 L.241?
Modifica l'art. 15 del D.P.R. 3/1957 (TU impiegati civili Stato) sul segreto d'ufficio. Il dipendente pubblico è tenuto a mantenere il segreto sulle notizie di servizio, salvo gli obblighi di comunicazione previsti dalla legge e l'esercizio del diritto di accesso ex L.241.
Il segreto d'ufficio impedisce l'accesso ai documenti?
No. Il segreto d'ufficio non opera rispetto all'esercizio del diritto di accesso ex L.241. L'ostensione dei documenti accessibili è doverosa per il dipendente e non integra violazione del segreto, ma sua corretta applicazione nel rispetto della legge.
Quando il dipendente deve comunicare informazioni nonostante il segreto?
Negli obblighi di comunicazione previsti dalla legge: denuncia di reati ex art. 331 c.p.p., segnalazioni alla Corte dei conti per danno erariale, comunicazioni alle autorità di vigilanza, risposte a richieste parlamentari. Il segreto cede di fronte agli obblighi di legge.
Quali conseguenze ha la violazione del segreto d'ufficio?
Sul piano disciplinare illecito sanzionato dai codici di comportamento e dai contratti collettivi (sanzioni dal richiamo al licenziamento). Sul piano penale possibile reato ex art. 326 c.p. (rivelazione di segreti d'ufficio) con pene fino a 3 anni. Possibile responsabilità erariale per danno alla PA.
Il whistleblowing viola il segreto d'ufficio?
No. La segnalazione di illeciti ex D.Lgs. 24/2023 è obbligo del dipendente e prevale sul segreto. Il dipendente che segnala è protetto da ritorsioni. La cultura della legalità prevede che la denuncia di violazioni sia dovere, non violazione del dovere di riservatezza.
Vedi anche