Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
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Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
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Art. 153 D.Lgs. 209/2005 – Danneggiati residenti nel territorio della Repubblica
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. I soggetti residenti nel territorio della Repubblica, che sono danneggiati da sinistri della circolazione stradale provocati da veicoli stazionanti abitualmente e assicurati in un altro Stato membro e accaduti in uno degli Stati aderenti al sistema della carta verde, hanno diritto di richiedere il risarcimento del danno oltre che al responsabile del sinistro anche all'impresa di assicurazione con la quale è assicurato il veicolo che ha causato il sinistro ovvero anche al suo mandatario designato nel territorio della Repubblica.
2. In caso di mancata designazione del mandatario da parte dell'impresa di assicurazione con la quale è assicurato il veicolo che ha causato il sinistro e nei casi di inadempimento a quanto disposto dall'articolo 152, comma 5, il danneggiato può rivolgersi all'Organismo di indennizzo italiano secondo quanto previsto all'articolo 298.
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia
1. La misura degli importi del diritto di copia e del diritto di certificato è adeguata ogni tre anni, in relazione alla variazione, accertata dall'ISTAT, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati verificatasi nel triennio precedente, con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze.
Chi può detrarre: chi acquista o riceve in assegnazione un’unità abitativa che fa parte di un fabbricato interamente ristrutturato dall’impresa di costruzione.
Base di calcolo: non l’intera spesa, ma il 25% del prezzo di vendita o di assegnazione risultante nell’atto.
Aliquota: 50% della base forfettaria (o 36% se non è abitazione principale, dal 2025), con limite complessivo di spesa di 96.000 euro.
Rateizzazione:10 rate annuali di pari importo.
Condizione temporale: l’impresa deve cedere l’immobile entro 18 mesi dal termine dei lavori di ristrutturazione.
Dove si indica: nei righi da E41 a E43 del quadro E, inserendo il codice 4 nella colonna 4 (Interventi particolari).
Come funziona la detrazione per chi compra da un'impresa che ha ristrutturato
Se hai acquistato un appartamento in un edificio che un’impresa di costruzione o ristrutturazione ha recuperato integralmente, hai diritto a una detrazione d’imposta anche senza aver speso nulla direttamente in lavori edili. Il legislatore ha previsto questa agevolazione per incentivare il recupero del patrimonio edilizio esistente, premiando anche chi sceglie di acquistare un immobile già ristrutturato.
Il meccanismo è forfettario: non si tiene conto del costo reale dei lavori, ma si prende il 25% del prezzo di acquisto indicato nell’atto notarile di compravendita. Su questa cifra si applica poi la percentuale di detrazione. In sostanza, la norma presume che un quarto del prezzo che hai pagato corrisponda al valore dei lavori di ristrutturazione incorporati nell’immobile.
C’è una condizione di tempo da rispettare: l’impresa deve aver venduto o assegnato l’immobile entro 18 mesi dalla fine dei lavori. Se l’acquisto avviene dopo questo termine, la detrazione non spetta.
Nel quadro E del 730 va indicato il codice fiscale dell’impresa che ha ristrutturato nella colonna 3, e il codice 4 nella colonna 4 (Interventi particolari). In colonna 9 non si indica il prezzo pieno dell’immobile, ma già solo il 25% di quel prezzo, che rappresenta la base su cui si calcola la detrazione.
Come si calcola la detrazione
Elemento
Valore / Regola
Base forfettaria
25% del prezzo di acquisto nell'atto notarile
Aliquota 2025 – abitazione principale (proprietario o diritto reale)
50% della base forfettaria
Aliquota 2025 – altri casi
36% della base forfettaria
Limite massimo base forfettaria detraibile
96.000 euro
Rateizzazione
10 rate annuali di pari importo
Termine cessione da parte dell'impresa
Entro 18 mesi dalla fine lavori
Esempio pratico
Tizio acquista nel 2025 un appartamento ristrutturato da un’impresa a 200.000 euro. La base forfettaria è 200.000 x 25% = 50.000 euro. Se l’appartamento diventa la sua abitazione principale, la detrazione è 50.000 x 50% = 25.000 euro totali, divisi in 10 rate da 2.500 euro/anno. Se invece non fosse la sua abitazione principale, la detrazione scenderebbe a 50.000 x 36% = 18.000 euro, sempre in 10 rate.
Documenti necessari
Atto pubblico di compravendita con il prezzo di acquisto dell’immobile
Codice fiscale dell’impresa di costruzione o ristrutturazione che ha effettuato i lavori
Documentazione che attesta la data di fine lavori e il rispetto del termine dei 18 mesi per la cessione
Dati catastali dell’immobile acquistato (sezione III-B del quadro E)
Ricevuta del bonifico o altra prova di pagamento tracciabile
Caso 1 – Acquisto come abitazione principale nel 2025
Scenario. Caio acquista nel febbraio 2025 un appartamento in un palazzo interamente ristrutturato da un’impresa. L’impresa ha terminato i lavori a settembre 2024 e vende l’immobile entro i 18 mesi previsti. Prezzo nell’atto: 240.000 euro.
Come si applica. Base forfettaria: 240.000 x 25% = 60.000 euro. Poiché Caio destina l’appartamento ad abitazione principale e ne è proprietario, si applica il 50%: 60.000 x 50% = 30.000 euro di detrazione totale. In 10 rate da 3.000 euro/anno.
In pratica
In colonna 9 del rigo E41 si indica 60.000 euro (il 25% del prezzo), non 240.000
In colonna 4 va inserito il codice 4 (Interventi particolari)
In colonna 3 va il codice fiscale dell’impresa che ha ristrutturato
Caso 2 – Acquisto di immobile ceduto oltre i 18 mesi
Scenario. Sempronio acquista un appartamento in un edificio ristrutturato, ma dalla fine dei lavori sono già passati due anni. L’impresa ha venduto l’immobile oltre il termine dei 18 mesi.
Come si applica. La detrazione non spetta. La condizione che l’impresa ceda l’immobile entro 18 mesi dalla fine dei lavori è essenziale. Sempronio deve verificare la data di ultimazione dei lavori nell’atto o nella documentazione tecnica dell’impresa: se il termine è scaduto, l’agevolazione non è applicabile.
In pratica
Prima del rogito, chiedere all’impresa la data di fine lavori certificata
Calcolare se dall’ultimazione alla data di acquisto prevista passano meno di 18 mesi
Se il termine è già scaduto, non è possibile recuperare l’agevolazione in alcun modo
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Quanto si detrae comprando un immobile ristrutturato dall'impresa?
Si detrae il 50% (o il 36% se non è abitazione principale) applicato al 25% del prezzo di acquisto. In pratica si recupera il 12,5% del prezzo pagato se si tratta di abitazione principale, ripartito in 10 anni.
Perché si usa il 25% del prezzo e non la spesa reale dei lavori?
Perché non potresti conoscere quanto l’impresa ha speso per ristrutturare. Il legislatore ha scelto una percentuale forfettaria del prezzo di acquisto come stima convenzionale del valore dei lavori incorporati nell’immobile.
Entro quando l'impresa deve vendermi l'immobile perché io abbia diritto alla detrazione?
Entro 18 mesi dalla fine dei lavori di ristrutturazione. Se acquisti dopo questo termine, la detrazione non spetta.
Devo indicare qualcosa di particolare nel 730?
Sì. Nei righi da E41 a E43 del quadro E va indicato il codice 4 in colonna 4 (Interventi particolari), il codice fiscale dell’impresa in colonna 3, e in colonna 9 il 25% del prezzo di acquisto (non il prezzo pieno).
La detrazione spetta anche per acquisti in cooperativa?
Sì. La norma si applica anche all’assegnazione di unità immobiliari da parte di cooperative edilizie che hanno ristrutturato l’intero fabbricato, alle stesse condizioni previste per l’acquisto dall’impresa di costruzione.
Posso cumulare questa detrazione con quella per l'IVA agevolata (rigo E59)?
No. Se hai detratto il 50% dell’IVA pagata al costruttore tramite il rigo E59, quella quota di IVA deve essere esclusa dal prezzo su cui calcoli la base forfettaria del 25%. Non puoi applicare due agevolazioni sullo stesso importo.
Art. 152 D.Lgs. 209/2005 – Mandatario per la liquidazione dei sinistri
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. L'impresa di assicurazione comunica tempestivamente ai centri di informazione di tutti gli Stati membri il nome e l'indirizzo del proprio mandatario per la liquidazione dei sinistri designato in ciascuno Stato membro.
2. Il mandatario risiede o è stabilito nel territorio dello Stato membro per il quale è designato e si rivolge agli aventi diritto al risarcimento nella o nelle lingue ufficiali dello Stato membro di residenza degli stessi.
3. Il mandatario, che può operare per conto di una o più imprese di assicurazione, acquisisce tutte le informazioni necessarie ai fini della liquidazione dei sinistri e adotta tutte le misure necessarie per gestire la liquidazione stessa.
4. La nomina del mandatario non esclude la facoltà per il danneggiato di rivolgere la richiesta di risarcimento direttamente al responsabile del sinistro ovvero anche all'impresa di assicurazione con la quale è assicurato il veicolo il cui uso ha provocato il sinistro.
5. L'impresa di assicurazione del responsabile del sinistro o il suo mandatario, entro tre mesi dalla ricezione della richiesta di risarcimento, comunica agli aventi diritto un'offerta di risarcimento motivata ovvero indica i motivi per i quali non ritiene di fare offerta.
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia
1. 1. Sino all'emanazione del regolamento previsto all'articolo 40, il diritto di certificato è così regolato: a) per ogni certificato richiesto dalle parti, compreso il certificato del casellario giudiziale, quello dei carichi pendenti e quello delle sanzioni amministrative dipendenti da reato, è dovuto un diritto pari a euro 3,10; (15) (40a) (45) (58) 75 b) per il certificato del casellario giudiziale, per quello dei carichi pendenti e per quello delle sanzioni amministrative dipendenti da reato, se si richiede il rilascio immediato e si ottiene il certificato nel medesimo giorno della richiesta, è dovuto un ulteriore diritto di euro 3,10.(15) (40a) (45) (58) 75
Aliquota agevolata del 12,5%: gli interessi dei titoli di Stato, dei buoni del Tesoro (BOT, BTP, CCT) e dei titoli equiparati beneficiano di un’imposta sostitutiva con aliquota ridotta rispetto a quella ordinaria del 26% applicata ad altri strumenti finanziari.
Buoni fruttiferi postali inclusi: i buoni fruttiferi postali emessi da Cassa Depositi e Prestiti rientrano nella categoria dei titoli equiparati ai titoli di Stato e godono dello stesso trattamento agevolato.
Ritenuta trattenuta dall’emittente: di norma la Posta o la banca applica la ritenuta agevolata al momento del rimborso o della cedola, senza che il titolare debba fare nulla nella dichiarazione.
Quando va dichiarato: se l’imposta sostitutiva non è stata applicata dall’intermediario, gli interessi vanno indicati nel quadro M del modello 730 (rigo M32) o nel modello Redditi PF.
Plusvalenze da cessione: se vendi un titolo di Stato prima della scadenza e realizzi una plusvalenza, questa è invece soggetta all’aliquota del 26% (quadro T del 730 o RT del Redditi PF).
Regime fiscale dei titoli di Stato e dei buoni postali
I buoni fruttiferi postali, i BOT, i BTP, i CCT e in generale i titoli di Stato italiani godono di un trattamento fiscale più favorevole rispetto alla maggior parte degli altri investimenti finanziari. Mentre gli interessi di un conto deposito o di una normale obbligazione aziendale vengono tassati al 26%, su questi strumenti si applica un’aliquota inferiore, disciplinata dal decreto legislativo n. 239 del 1996.
Nella pratica, il meccanismo funziona in modo analogo agli altri strumenti: la Posta o la banca calcola l’imposta sugli interessi (o sulla differenza tra prezzo di rimborso e prezzo di acquisto, per i titoli zero coupon) e la trattiene prima di versarti il netto. Puoi quindi incassare il buono o ricevere la cedola sapendo già che la tassazione è assolta.
Esistono però casi in cui l’imposta non viene applicata automaticamente dall’intermediario. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per il modello 730/2026 indicano che, in queste situazioni, il contribuente deve dichiarare gli interessi nel rigo M32 del quadro M, indicando l’ammontare del reddito e l’aliquota applicabile. Per queste fattispecie, la normativa non consente di optare per la tassazione ordinaria.
Tassazione interessi su titoli di Stato e strumenti equiparati
Strumento
Aliquota imposta sostitutiva
Come si paga
BOT, BTP, CCT e titoli di Stato italiani
12,5% (agevolata)
Ritenuta alla fonte dall'intermediario
Buoni fruttiferi postali (Cassa Depositi e Prestiti)
12,5% (agevolata)
Ritenuta alla fonte da Poste Italiane
Obbligazioni di emittenti privati (es. obbligazioni bancarie)
26%
Ritenuta alla fonte dall'intermediario
Plusvalenza da cessione di titoli di Stato
26%
Imposta sostitutiva via dichiarazione (quadro T)
Esempio pratico
Tizio possiede un BTP con valore nominale 10.000 euro e cedola annua del 4%. A ogni scadenza cedolare incassa 400 euro lordi di interessi. Poste o la banca applica il 12,5% di imposta sostitutiva agevolata: 50 euro di tasse. Tizio riceve 350 euro netti e non deve indicare nulla nel 730. Se invece Tizio avesse un’obbligazione bancaria con la stessa cedola, l’imposta sarebbe del 26%, pari a 104 euro, con un netto di soli 296 euro.
Documenti necessari
Certificazione della banca o di Poste Italiane relativa agli interessi percepiti e alla ritenuta applicata nel 2025
Documento di acquisto (ricevuta, contratto di sottoscrizione) del buono o del titolo di Stato
Estratto conto del deposito titoli con l’evidenza delle cedole incassate
Per titoli venduti prima della scadenza: rendiconto dell’operazione di cessione con il corrispettivo incassato
Caso 1: buono fruttifero postale riscosso a scadenza
Scenario. Caio ha sottoscritto un buono fruttifero postale ordinario anni fa e nel 2025 lo riscuote alla scadenza. La differenza tra il valore di rimborso e il capitale versato è di 2.000 euro.
Come si applica. Poste Italiane applica automaticamente l’imposta sostitutiva agevolata sulla differenza di 2.000 euro. Caio riceve il netto senza dover compilare alcun rigo aggiuntivo nel modello 730. L’imposta è definitiva: quella somma non entra nel reddito complessivo IRPEF.
In pratica
Nessuna compilazione del 730 per gli interessi già tassati alla fonte.
Conserva la ricevuta di rimborso del buono come documentazione.
L’aliquota agevolata si applica automaticamente: non devi fare richieste.
Caso 2: interessi da titoli di Stato non assoggettati a ritenuta
Scenario. Sempronio detiene titoli di Stato italiani attraverso un conto titoli estero. L’intermediario straniero non ha applicato la ritenuta italiana sulle cedole del 2025, pari a 800 euro.
Come si applica. Sempronio deve indicare quegli 800 euro nel rigo M32 del quadro M del modello 730, specificando l’ammontare e l’aliquota agevolata applicabile. Non può optare per la tassazione ordinaria in sostituzione dell’imposta sostitutiva su questi proventi. Deve anche verificare l’obbligo di compilare il quadro W per il monitoraggio del conto titoli estero.
In pratica
Compila il rigo M32 del quadro M con i proventi non tassati alla fonte.
Per i titoli di Stato si applica l’aliquota agevolata, non quella ordinaria del 26%.
Non puoi optare per la tassazione ordinaria su questi redditi: la norma lo esclude espressamente.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
I buoni fruttiferi postali sono tassati come le obbligazioni bancarie?
No. I buoni fruttiferi postali emessi da Cassa Depositi e Prestiti beneficiano dell’aliquota agevolata prevista per i titoli di Stato, diversa dall’aliquota ordinaria applicata alle obbligazioni di emittenti privati.
Devo dichiarare gli interessi del BTP nel 730?
Di norma no, se la banca o l’intermediario ha già applicato la ritenuta alla fonte. In quel caso l’imposta è assolta e non è necessario inserire nulla nel 730.
Se vendo un BTP prima della scadenza e guadagno sulla differenza di prezzo, come vengo tassato?
La plusvalenza da cessione di titoli di Stato è soggetta all’imposta sostitutiva del 26%, non all’aliquota agevolata. Devi indicarla nel quadro T del modello 730 o nel quadro RT del modello Redditi PF.
Cosa indica il rigo M32 del quadro M?
Il rigo M32 serve a dichiarare gli interessi e i proventi di obbligazioni e titoli, pubblici e privati, ai quali non sia stata applicata dall’intermediario l’imposta sostitutiva prevista dalla normativa. Si indica l’importo e l’aliquota applicabile.
Posso scegliere la tassazione ordinaria IRPEF invece dell'imposta sostitutiva sui titoli di Stato?
No. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate precisano che per i redditi indicati nel rigo M32 non è ammessa l’opzione per la tassazione ordinaria.
A cosa serve l’affrancamento: se hai titoli o quote acquistati anni fa a un prezzo basso e oggi valgono molto di più, venderli ti costerebbe una grossa imposta sulla plusvalenza. L’affrancamento ti permette di ‘aggiornare’ il costo fiscale al valore attuale, pagando subito un’imposta sostitutiva agevolata.
Aliquota dell’imposta sostitutiva: per le partecipazioni non quotate (qualificate e non qualificate) possedute al 1° gennaio 2025, l’imposta sostitutiva è del 18%, da versare entro il 30 novembre 2025.
Anche per titoli quotati: per i titoli, le quote o i diritti negoziati nei mercati regolamentati posseduti al 1° gennaio 2025, si può usare il valore normale di dicembre 2023 come nuovo costo fiscale, applicando la stessa imposta sostitutiva del 18%.
Perizia giurata di stima: per le partecipazioni non quotate è obbligatoria una perizia giurata redatta da un professionista abilitato, che deve essere completata entro il 30 novembre 2025.
No minusvalenze dall’affrancamento: se dopo aver rivalutato vendi a un prezzo inferiore al valore rivalutato, quella differenza negativa non genera minusvalenze fiscalmente rilevanti.
Dove indicarlo: i dati della rivalutazione vanno inseriti nella Sezione IX del quadro RT del Redditi PF 2026 (righi RT116 e RT117) oppure, per chi usa il 730, nella Sezione V del quadro T.
Che cos'è l'affrancamento e perché conviene valutarlo
Immagina di aver acquistato nel 2010 delle quote di una società non quotata per 10.000 euro. Oggi quelle quote valgono 80.000 euro. Se le vendi, la plusvalenza di 70.000 euro è soggetta a imposta sostitutiva del 26%, pari a 18.200 euro. L’affrancamento è uno strumento che ti consente di ‘azzerare’ questa plusvalenza latente, pagando oggi un’imposta piu’ bassa – il 18% – sul valore attuale rivalutato, cosi’ da ridurre o eliminare l’imposta futura quando vendi davvero.
Il meccanismo concreto è questo: fai redigere una perizia giurata di stima da un professionista (commercialista, revisore o perito iscritto all’albo), che certifica il valore delle tue partecipazioni al 1° gennaio 2025. Poi paghi il 18% su quel valore come imposta sostitutiva. Da quel momento, il tuo ‘costo fiscale’ di acquisto diventa il valore rivalutato: quando in futuro venderai, la plusvalenza si calcolera’ sulla differenza tra prezzo di vendita e valore rivalutato, e non piu’ sul costo storico di acquisto.
Per i titoli quotati in borsa c’è una semplificazione: non serve la perizia. Puoi usare come valore di riferimento il valore normale del titolo nel mese di dicembre 2023, cioè la media dei prezzi di borsa di quel mese. Anche in questo caso paghi il 18% su quel valore e aggiorni il tuo costo fiscale.
Attenzione a due regole importanti. Prima: il versamento dell’imposta sostitutiva del 18% andava effettuato entro il 30 novembre 2025 (in unica soluzione o a rate – massimo tre rate annuali, con interessi del 3% annuo sulle rate successive alla prima). Seconda: una volta che hai rivalutato, se poi vendi a un prezzo inferiore al valore rivalutato quella differenza non è una minusvalenza deducibile. Il valore rivalutato è un ‘pavimento’, non un punto di partenza da cui calcolare perdite.
Affrancamento partecipazioni e titoli – dati chiave dal Redditi PF 2026
Elemento
Dettaglio
Data di possesso rilevante
1° gennaio 2025
Aliquota imposta sostitutiva (partecipazioni qualificate e non qualificate)
18%
Scadenza versamento (prima rata o unica soluzione)
30 novembre 2025
Numero massimo di rate
3 rate annuali di pari importo
Interessi sulle rate successive alla prima
3% annuo, da versare con la rata
Requisito per partecipazioni non quotate
Perizia giurata di stima entro il 30 novembre 2025
Alternativa per titoli quotati
Valore normale mese dicembre 2023 (senza perizia)
Minusvalenze deducibili dopo rivalutazione
No – il confronto col valore di perizia non genera minusvalenze
Dove dichiarare (Redditi PF)
Sezione IX quadro RT – righi RT116 e RT117
Dove dichiarare (730)
Sezione V quadro T – dati rivalutazione
Esempio pratico
Tizio possiede il 10% di una SRL non quotata, acquistato nel 2015 per 15.000 euro. Al 1° gennaio 2025 fa redigere una perizia giurata che certifica un valore delle sue quote di 60.000 euro. L’imposta sostitutiva è 60.000 x 18% = 10.800 euro. Tizio sceglie di pagare in tre rate: la prima di 3.600 euro entro il 30 novembre 2025, la seconda di 3.600 euro + interessi (3% su 3.600 = 108 euro) nel 2026, la terza di 3.600 euro + interessi (3% su 7.200 = 216 euro) nel 2027. Quando in futuro venderà le quote, la plusvalenza sarà calcolata sulla differenza tra il prezzo di vendita e 60.000 euro – non più su 15.000 euro. Se vende a 70.000 euro, la plusvalenza tassata sarà solo 10.000 euro (e non 55.000 euro come sarebbe stato senza affrancamento).
Documenti necessari
Perizia giurata di stima redatta da professionista abilitato (per partecipazioni non quotate), datata entro il 30 novembre 2025
Ricevuta di pagamento dell’imposta sostitutiva (modello F24) con codice tributo 1100
In caso di rateizzazione: documentazione di ciascuna rata pagata con gli interessi
Per titoli quotati: documentazione del valore normale di dicembre 2023 (prospetto prezzi di borsa)
Atto o documentazione di acquisto originale per confronto col valore rivalutato
Se hai effettuato più rivalutazioni sullo stesso bene: documentazione delle precedenti perizie e versamenti (per lo scomputo)
Tizio rivaluta quote di SRL con perizia giurata
Scenario. Tizio possiede il 15% di una SRL artigiana acquistato nel 2008 per 8.000 euro. Al 1° gennaio 2025 le quote sono stimate da perizia a 50.000 euro. Tizio paga il 18% in unica soluzione entro il 30 novembre 2025.
Come si applica. L’imposta sostitutiva è 50.000 x 18% = 9.000 euro, versata con F24 codice tributo 1100. Nella dichiarazione Redditi PF 2026 indica nella Sezione IX, rigo RT116, il valore rivalutato (50.000 euro) e l’imposta sostitutiva (9.000 euro). Se aveva già fatto una precedente rivalutazione sulle stesse quote, può scomputare quella vecchia imposta. Se in futuro vende le quote a 65.000 euro, la plusvalenza tassata al 26% sarà solo 15.000 euro (65.000 – 50.000).
In pratica
Conserva la perizia giurata per sempre: è la prova del valore rivalutato e ti serve ogni volta che vendi.
Compila correttamente i righi RT116/RT117: indica il valore rivalutato dalla perizia, l’imposta dovuta e quella eventualmente già versata in rivalutazioni precedenti.
Se hai pagato a rate, indica nella colonna 5 che hai scelto la rateizzazione.
Caio affranca azioni quotate usando il valore di dicembre 2023
Scenario. Caio ha acquistato 1.000 azioni di una società quotata a Milano nel 2018 a 5 euro l’una (costo totale 5.000 euro). Il valore normale di dicembre 2023 è 12 euro per azione (valore normale 12.000 euro). Caio vuole aggiornare il costo fiscale.
Come si applica. Non servendo perizia per titoli quotati, Caio calcola l’imposta sostitutiva su 12.000 euro: 12.000 x 18% = 2.160 euro, versati entro il 30 novembre 2025. Nella dichiarazione Redditi PF 2026 indica il valore normale di riferimento e l’imposta. Da ora il suo costo fiscale è 12.000 euro. Se vende nel 2026 a 15 euro per azione (15.000 euro totali), la plusvalenza tassata sarà solo 3.000 euro (15.000 – 12.000), con imposta del 26% pari a 780 euro – invece dei 2.600 euro che avrebbe pagato senza affrancamento.
In pratica
Il valore normale di dicembre 2023 va documentato: conserva lo storico prezzi di borsa per quel mese.
Occhio alla regola anti-minusvalenza: se le azioni scendono sotto 12 euro e le vendi, quella perdita non è deducibile.
Valuta se conviene affrancare: se il titolo ha guadagnato poco, il risparmio futuro potrebbe non compensare l’esborso immediato del 18%.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Posso affrancare solo una parte delle mie quote, non tutte?
Sì, le istruzioni AdE prevedono la possibilità di rivalutazione parziale. Tuttavia, anche in caso di rivalutazione parziale, il confronto tra il corrispettivo di vendita e il valore di perizia non può dar luogo a minusvalenze fiscalmente rilevanti.
Ho già rivalutato le stesse quote nel 2022. Posso farlo di nuovo nel 2025?
Sì. Puoi effettuare una nuova rivalutazione. L’imposta già versata in occasione della precedente rivalutazione può essere scomputata dall’imposta dovuta sulla nuova, sempreché non tu abbia già presentato istanza di rimborso per quella precedente.
Con quale codice tributo si versa l'imposta sostitutiva sull'affrancamento?
Le istruzioni ufficiali indicano il codice tributo 1100 per le plusvalenze di natura finanziaria del quadro RT. Per le rivalutazioni di partecipazioni il codice è indicato nelle istruzioni del Redditi PF 2026; verifica sempre il codice aggiornato prima di compilare il modello F24.
Se la perizia è tardiva, perdo il diritto all'affrancamento?
Sì. La perizia giurata di stima deve essere redatta entro il 30 novembre 2025 – la stessa scadenza del versamento. Una perizia successiva non consente di beneficiare dell’agevolazione.
L'affrancamento conviene sempre?
Non necessariamente. Conviene se il risparmio futuro (differenza tra imposta al 26% sulla plusvalenza ‘storica’ e imposta al 18% sul valore rivalutato) supera il costo immediato dell’affrancamento piu’ le spese di perizia. Se hai intenzione di tenere le quote a lungo o di donarle, il calcolo cambia ulteriormente.
Non tutti i contribuenti sono tenuti ad applicare gli ISA: esistono cause di esclusione tassative
Chi inizia o cessa l’attività nel periodo d’imposta è escluso dagli ISA per quell’anno
I contribuenti in regime forfettario o dei minimi non applicano gli ISA
Il superamento di 5.164.569 euro di ricavi o compensi determina l’esclusione (codice 3)
Nei modelli Redditi 2026 i codici di esclusione sono 1-7 e 11-14; il codice va nella casella del primo rigo dei quadri RE, RF o RG
La compilazione avviene tramite modello ISA allegato alla dichiarazione e software ministeriale ‘Il tuo ISA’
I dati aggiuntivi consentono di rappresentare meglio situazioni atipiche e migliorare il profilo
Chi è escluso dagli ISA e come si procede per chi deve applicarli
Gli ISA – Indici Sintetici di Affidabilità fiscale, previsti dall’art. 9-bis del D.L. 50/2017 – non si applicano in modo universale a tutte le imprese e ai lavoratori autonomi. L’ordinamento prevede specifiche cause di esclusione che esonerano il contribuente dall’obbligo di compilare il modello e dal calcolo del punteggio. Conoscere queste cause è il primo passo: compilare un ISA quando non si è tenuti, o non compilarlo quando invece si dovrebbe, sono entrambi errori con conseguenze diverse.
Per chi ricade nell’ambito applicativo, la compilazione non è un mero adempimento formale: i dati inseriti determinano il punteggio, che a sua volta incide sull’accesso al regime premiale e sull’esposizione ai controlli. Una compilazione accurata, che rifletta correttamente la realtà dell’attività, è nell’interesse del contribuente.
Questo articolo illustra le principali cause di esclusione e il percorso operativo per la compilazione, dal modello ISA in dichiarazione all’uso del software ministeriale, fino alla possibilità di integrare i dati con informazioni aggiuntive.
Cause di esclusione dagli ISA: codici dei modelli Redditi PF, SP e SC 2026
Codice
Causa di esclusione
Note
1
Inizio dell’attività nel corso del periodo d’imposta
2
Cessazione dell’attività nel corso del periodo d’imposta
3
Ricavi (art. 85, comma 1, esclusi lett. c, d, e) o compensi (art. 54 TUIR) superiori a 5.164.569 euro
I decreti di approvazione possono richiedere di sommare o sottrarre altre componenti
4
Periodo di non normale svolgimento dell’attività
Casistica nelle Istruzioni parte generale ISA
5
Determinazione del reddito con criteri «forfetari»
Diverso dal regime forfetario, che non compila la casella
6
Categoria reddituale diversa da quella del modello ISA
Chi svolge in forma d’impresa le attività degli ISA EK02U, EK04U, EK05U, EK18U, EK22U compila comunque il modello
7
Due o più attività d’impresa in ISA diversi, con ricavi delle attività secondarie oltre il 30% del totale
Il modello ISA va comunque compilato
11
Cooperative, società consortili e consorzi che operano solo a favore di soci o utenti
12
Cooperative di taxi (49.33.10) e noleggio con conducente (49.33.20), ISA DG72U
13
Corporazioni dei piloti di porto (ISA EG77U)
14
Partecipanti a un gruppo IVA
Il modello ISA va comunque compilato
Il regime forfetario (L. 190/2014) e il regime di vantaggio (art. 27 DL 98/2011) sono esclusi dagli ISA senza codice: chi li adotta dichiara il reddito nel quadro LM e non compila la casella delle cause di esclusione nei quadri RE, RF o RG.
Esempio pratico
Caio avvia una piccola impresa di riparazione elettronica nel mese di aprile. Per il primo anno d’imposta – quello di avvio – non è tenuto a compilare l’ISA: la causa di esclusione per inizio attività lo esenta dall’adempimento. Nella dichiarazione indicherà il codice 1 nella casella delle cause di esclusione del primo rigo del quadro (in contabilità ordinaria il rigo RF1, colonna 2). Dall’anno successivo, se l’attività prosegue normalmente e i ricavi non superano la soglia di esclusione, dovrà invece compilare il proprio ISA, inserendo i dati contabili ed extracontabili richiesti e verificando il punteggio con il software ministeriale prima di trasmettere la dichiarazione.
Documenti necessari
Art. 9-bis, D.L. 50/2017 – norma istitutiva degli ISA, cause di esclusione e obblighi di compilazione
Decreto ministeriale annuale di approvazione degli ISA – elenca gli indici approvati per ciascun codice attività e le soglie di ricavi
Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate – istruzioni per la compilazione del modello ISA e dei dati aggiuntivi
Software ‘Il tuo ISA’ – applicazione ministeriale per il calcolo del punteggio, disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate
Istruzioni ai modelli dichiarativi (Redditi PF, SC, SP) – indicano dove e come allegare il modello ISA alla dichiarazione
Caso 1 – Il contribuente che non sa se è escluso
Scenario. Alfa Srl svolge un’attività di trasporto merci conto terzi. Nel corso dell’anno ha subito una sospensione dell’attività di tre mesi a causa di un sinistro che ha reso inagibile il magazzino. L’amministratore si chiede se debba compilare l’ISA o se possa invocare una causa di esclusione.
Come si applica. La sospensione prolungata e documentabile può configurare un ‘periodo di non normale svolgimento dell’attività’, che è una delle cause di esclusione previste dalla normativa. In questo caso Alfa Srl dovrebbe verificare, con il supporto del proprio consulente, se la situazione concreta rientri tra le ipotesi di esclusione ammesse per il periodo d’imposta di riferimento. Se l’esclusione è applicabile, nel modello si indica il relativo codice; se invece si decide di compilare l’ISA nonostante la situazione anomala, è possibile integrare la compilazione con dati aggiuntivi che spiegano le circostanze straordinarie.
In pratica
Documentare sempre le cause straordinarie che hanno inciso sull’attività: sono la base per invocare l’esclusione o per integrare i dati ISA
Non indicare un codice di esclusione senza verificare che la situazione rientri effettivamente nelle fattispecie previste dalla normativa vigente
In caso di dubbio, confrontarsi con il commercialista prima della trasmissione della dichiarazione: correggere a posteriori è più complesso
Caso 2 – Il professionista che compila l'ISA per la prima volta
Scenario. Tizio è un avvocato che ha esercitato la professione per tutto l’anno in regime ordinario. I suoi compensi rientrano nella soglia di applicazione dell’ISA previsto per la propria categoria. È la prima volta che compila il modello ISA e non sa da dove iniziare.
Come si applica. Tizio deve individuare il codice ISA corrispondente alla propria attività (sulla base del codice ATECO dichiarato) e scaricare il software ‘Il tuo ISA’ dal sito dell’Agenzia delle Entrate. Il software guida la compilazione del modello: richiede dati contabili (compensi, spese, costi del personale), dati strutturali (anni di esercizio, collaboratori) e dati extracontabili (ore dedicate all’attività, tipologia di clientela). Una volta inseriti tutti i dati, il software calcola il punteggio e indica se si accede al regime premiale. Il modello compilato va quindi allegato alla dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF nel caso di Tizio).
In pratica
Verificare il corretto codice ATECO prima di selezionare l’ISA da compilare: un codice errato porta a un indice non rappresentativo
Inserire con cura i dati extracontabili richiesti dal software: sono spesso determinanti per il punteggio finale e vengono trascurati
Non attendere l’ultimo giorno per il calcolo: se il punteggio è basso, c’è ancora tempo per verificare eventuali dati mancanti o errati prima della trasmissione
Dove si indica il codice di esclusione ISA
Il codice va nella casella posta nel primo rigo del quadro del reddito: RE per i professionisti, RF per la contabilità ordinaria, RG per la semplificata. Chi invece applica gli ISA barra la casella nel rigo «Tipo di dichiarazione» del frontespizio e allega il modello ISA.
Codici 6, 7 e 14: esclusi ma con il modello ISA da compilare
Tre cause escludono dal punteggio ma non dalla compilazione. Con il codice 7 (più attività in ISA diversi, secondarie oltre il 30% dei ricavi) e con il codice 14 (gruppo IVA) il modello ISA va comunque compilato. Con il codice 6 lo compila comunque chi svolge in forma d’impresa le attività degli studi di ingegneria (EK02U), legali (EK04U), dei commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro (EK05U), di architettura (EK18U) e veterinari (EK22U): è il caso del professionista che opera in regime d’impresa.
Codici 8, 9, 10, 15 e 16
Negli elenchi delle istruzioni Redditi PF, SP e SC 2026 questi numeri non compaiono: si passa dal codice 7 al codice 11 e l’elenco si chiude con il 14. Chi trova un codice diverso in un vecchio modello o in un software deve verificarlo sulle istruzioni dell’anno in corso e sui decreti di approvazione degli indici.
ISA e concordato preventivo biennale
Le istruzioni 2026 precisano che i modelli ISA vanno presentati anche da chi ha aderito alla proposta di concordato preventivo biennale. Per le scadenze di versamento dei soggetti ISA nel 2026 vedi proroga versamenti ISA 2026; per l’istituto, concordato preventivo biennale.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Sono esclusi, con i codici delle istruzioni 2026: inizio (1) o cessazione (2) dell’attività nell’anno; ricavi o compensi oltre 5.164.569 euro (3); periodo di non normale svolgimento (4); reddito con criteri forfetari (5); categoria reddituale diversa (6); più attività in ISA diversi oltre il 30% (7); alcune cooperative, consorzi, piloti di porto e gruppi IVA (11-14). Il regime forfetario e quello di vantaggio sono esclusi senza codice.
Cosa si intende per ‘periodo di non normale svolgimento dell’attività’?
È la causa di esclusione con codice 4. Riguarda i periodi in cui l’attività non si è svolta in condizioni normali; le ipotesi sono descritte nelle Istruzioni parte generale ISA, a cui rinviano le istruzioni dei modelli Redditi 2026, e la situazione va documentata.
I contribuenti in regime forfettario devono compilare gli ISA?
No. I contribuenti in regime forfettario e quelli in regime dei minimi sono esclusi dagli ISA: applicano regole proprie per la determinazione del reddito e non sono soggetti a questo strumento di misurazione dell’affidabilità fiscale.
Dove si compila il modello ISA?
Se applichi gli ISA, barri la casella nel frontespizio e alleghi il modello ISA alla dichiarazione (Redditi PF, SP o SC). Se sei escluso, indichi il codice nella casella del primo rigo dei quadri RE, RF o RG. La compilazione pratica avviene con il software ‘Il tuo ISA’ dell’Agenzia delle Entrate.
Cosa sono i dati aggiuntivi nel contesto ISA?
Sono informazioni che il contribuente può facoltativamente fornire per rappresentare meglio la propria situazione rispetto agli indicatori standard. Servono a segnalare circostanze particolari – come eventi straordinari, cambiamenti di attività o situazioni di mercato atipiche – che potrebbero influire negativamente sul punteggio se non considerate.
Cosa succede se si indica erroneamente una causa di esclusione?
Indicare un codice di esclusione non spettante equivale a omettere la compilazione dell’ISA quando invece sarebbe obbligatoria. Questa irregolarità può essere rilevata in sede di controllo e comportare conseguenze sulla posizione dichiarativa. È sempre consigliabile verificare con il proprio consulente la correttezza dell’esonero prima di trasmettere la dichiarazione.
La soglia di ricavi che determina l’esclusione è la stessa per tutte le attività?
Sì: il codice 3 scatta con ricavi o compensi dichiarati superiori a 5.164.569 euro. I decreti di approvazione dei singoli indici possono però stabilire che ai ricavi o compensi si sommino o sottraggano altre componenti per verificare la soglia.
Chi aderisce al concordato preventivo biennale deve presentare gli ISA?
Sì. Le istruzioni dei modelli Redditi 2026 precisano che i modelli ISA devono essere presentati anche dai contribuenti che hanno aderito alla proposta di concordato preventivo biennale.
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia
1. Il diritto dovuto per le copie ai sensi dell' articolo 164, del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271 , e dell' articolo 137, del regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368 e successive modificazioni, è triplicato.
2. Se il diritto di copia non è pagato spontaneamente dall'impugnante, il funzionario addetto all'ufficio procede alla riscossione mediante iscrizione a ruolo, secondo le disposizioni della parte VII, e relative norme transitorie, in solido nei confronti dell'impugnante e del difensore.
Art. 113 D.Lgs. 175/2024 – Rimessione alla corte di giustizia tributaria di primo grado
Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)
1. La corte di giustizia tributaria di secondo grado rimette la causa alla corte di giustizia tributaria di primo grado che ha emesso la sentenza impugnata nei seguenti casi: a) quando dichiara la competenza declinata o la giurisdizione negata dal primo giudice; b) quando riconosce che nel giudizio di primo grado il contraddittorio non è stato regolarmente costituito o integrato; c) quando riconosce che la sentenza impugnata, erroneamente giudicando, ha dichiarato estinto il processo in sede di reclamo contro il provvedimento presidenziale; d) quando riconosce che il collegio della corte di giustizia tributaria di primo grado non era legittimamente composto; e) quando manca la sottoscrizione della sentenza da parte del giudice di primo grado.
2. Al di fuori dei casi previsti al comma 1 la corte di giustizia tributaria di secondo grado decide nel merito previamente ordinando, ove occorra, la rinnovazione di atti nulli compiuti in primo grado.
3. Dopo che la sentenza di rimessione della causa al primo grado è formalmente passata in giudicato, la segreteria della corte di giustizia tributaria di secondo grado, nei successivi trenta giorni, trasmette d'ufficio il fascicolo del processo alla segreteria della corte di giustizia tributaria di primo grado, senza necessità di riassunzione ad istanza di parte.
Tassazione separata: il TFR non si somma agli altri redditi ma viene tassato con un’aliquota media calcolata su base pluriennale.
Il datore di lavoro trattiene subito un’imposta provvisoria; l’Agenzia delle Entrate effettua poi la riliquidazione definitiva.
Nel 730 il TFR non si indica: se lo paga un sostituto d’imposta, l’imposta è già stata trattenuta. Se lo paga chi non è sostituto d’imposta (per esempio un datore di lavoro domestico), va dichiarato nel quadro RM del modello Redditi PF 2026, presentato insieme al 730.
Acconto del 20%: sui redditi a tassazione separata non soggetti a ritenuta alla fonte è dovuto un acconto pari al 20 per cento.
Opzione per la tassazione ordinaria: per alcune indennità simili (agenti, notai) è possibile scegliere la tassazione ordinaria barrando l’apposita casella nel modello.
Cos'è la tassazione separata e perché si applica al TFR
Quando finisce un rapporto di lavoro, il datore di lavoro ti liquida il TFR (Trattamento di Fine Rapporto), cioè la somma accumulata anno dopo anno durante la tua carriera. Si tratta di una cifra che si è formata nel corso di più anni, quindi tassarla con le normali aliquote IRPEF sarebbe ingiusto: rischieresti di pagare molto di più solo perché ricevi tutto in una volta.
Per questo esiste la tassazione separata (art. 17 e art. 19 del TUIR): il TFR non si somma agli altri redditi dell’anno. Il datore di lavoro applica un’aliquota calcolata sul «reddito di riferimento», cioè sul TFR diviso per gli anni di servizio e moltiplicato per dodici; poi l’Agenzia delle Entrate ricalcola l’imposta con l’aliquota media dei cinque anni precedenti. In questo modo l’imposta è più equilibrata.
Il tuo datore di lavoro trattiene subito una ritenuta provvisoria. In un secondo momento – di solito a distanza di anni – l’Agenzia delle Entrate ricalcola l’imposta in via definitiva (è la cosiddetta ‘riliquidazione’) e ti chiede l’eventuale conguaglio oppure ti rimborsa la differenza se hai pagato troppo.
Tassazione separata: regole principali per il TFR
Voce
Regola
Modalità di tassazione
Aliquota media pluriennale, non le aliquote IRPEF progressive ordinarie
Soggetto che calcola l'imposta provvisoria
Il datore di lavoro (sostituto d'imposta)
Riliquidazione definitiva
L'Agenzia delle Entrate ricalcola e chiede conguaglio o rimborsa
Acconto dovuto (se no ritenuta)
20 per cento del reddito soggetto a tassazione separata
Dove si indica nel 730
Da nessuna parte. Se il TFR è pagato da chi non è sostituto d’imposta: quadro RM del modello Redditi PF 2026, insieme al 730
Opzione tassazione ordinaria
Possibile per alcune indennità assimilate (es. agenti, notai), NON per il TFR standard
Esempio pratico
Esempio: Tizio lascia il lavoro nel 2025 e riceve un TFR di 30.000 euro. Il datore di lavoro trattiene una ritenuta provvisoria con l’aliquota che corrisponde al reddito di riferimento (il TFR diviso per gli anni di servizio, per dodici): poniamo il 25%. Tizio paga quindi 7.500 euro in via provvisoria. Qualche anno dopo l’Agenzia delle Entrate riliquida con l’aliquota media dei cinque anni precedenti: se risulta il 22%, Tizio riceve un rimborso di 900 euro (3% × 30.000). Il TFR non compare nel 730 di Tizio perché il sostituto ha già operato la ritenuta; la riliquidazione avviene d’ufficio.
Documenti necessari
Certificazione Unica 2026 (punti relativi alle indennità di fine rapporto)
Busta paga finale o prospetto di liquidazione del TFR rilasciato dal datore di lavoro
Eventuale comunicazione di riliquidazione dell’Agenzia delle Entrate
Modello F24 per il versamento dell’acconto del 20% (se il TFR non è soggetto a ritenuta alla fonte)
Come si calcola la tassazione separata del TFR: aliquota del datore e aliquota media
I due passaggi della tassazione del TFR (art. 19 TUIR)
Passaggio
Chi
Come
1. Imposta provvisoria
Datore di lavoro (sostituto d’imposta)
Divide il TFR (al netto delle rivalutazioni già tassate con l’imposta sostitutiva) per gli anni e le frazioni di anno di servizio, moltiplica per dodici e applica al TFR l’aliquota IRPEF corrispondente a quel «reddito di riferimento»
2. Riliquidazione
Agenzia delle Entrate
Ricalcola l’imposta con l’aliquota media di tassazione dei cinque anni precedenti quello in cui è maturato il diritto al TFR; chiede la differenza o rimborsa
Anni senza reddito
Agenzia delle Entrate
La media si calcola solo sugli anni con reddito imponibile; se non ce ne sono, si applica l’aliquota del primo scaglione
Tassazione ordinaria
Agenzia delle Entrate
Per TFR, arretrati e indennità dei co.co.co. l’Agenzia fa concorrere il reddito a quello complessivo dell’anno se è più favorevole (art. 17, comma 3)
Per gli altri redditi a tassazione separata, come gli arretrati di lavoro dipendente, la regola è diversa: si applica l’aliquota che corrisponde alla metà del reddito complessivo netto del biennio precedente (art. 21 TUIR). Le rivalutazioni annuali del fondo TFR sono tassate a parte, con un’imposta sostitutiva, e per questo vengono escluse dalla base del punto 1.
La comunicazione dell’Agenzia sul TFR: entro quando si paga
Quando la riliquidazione dà un’imposta maggiore, l’Agenzia delle Entrate invia una comunicazione con raccomandata con ricevuta di ritorno o, in alcuni casi, via PEC. Si paga entro 30 giorni dal ricevimento senza sanzioni e senza interessi; il termine è sospeso dal 1° agosto al 4 settembre. Nel modello F24 il codice tributo per il TFR è 9526 (9527 per gli arretrati). Se non si paga, la somma viene iscritta a ruolo con sanzioni e interessi. Se invece la riliquidazione è a favore del contribuente, l’Agenzia rimborsa la differenza.
Acconto del 20% sui redditi a tassazione separata nel 730
Sui redditi a tassazione separata che vanno indicati in dichiarazione e non hanno subito ritenuta alla fonte è dovuto un acconto del 20% (istruzioni 730/2026, quadro M). Nel 730 riguarda per esempio gli arretrati di lavoro dipendente del rigo M6 percepiti senza ritenuta, le indennità dei co.co.co. del rigo M7 e i rimborsi di spese detratte negli anni precedenti del rigo M3, come le spese mediche rimborsate dall’assicurazione: per questo la voce può comparire nel precompilato anche se il TFR non c’entra.
Con il 730 con sostituto, l’acconto viene trattenuto in busta paga o sulla pensione e si può rateizzare insieme a saldo e acconti IRPEF.
Con il 730 senza sostituto si versa con l’F24, codice tributo 4200.
Il TFR pagato dal datore sostituto d’imposta non genera alcun acconto: l’imposta è già stata trattenuta.
Tizio: TFR erogato dal datore di lavoro privato
Scenario. Tizio lavora per un’azienda privata. A dicembre 2025 viene licenziato e riceve il TFR direttamente dall’azienda.
Come si applica. Il datore di lavoro trattiene la ritenuta provvisoria e la versa all’erario. Tizio non deve fare nulla nel 730: il TFR non va indicato nel quadro C né nel quadro M perché la ritenuta è già stata applicata. Attenderà la comunicazione dell’Agenzia delle Entrate per la riliquidazione.
In pratica
Il TFR con ritenuta già applicata non compare nel 730.
L’Agenzia delle Entrate invia la riliquidazione definitiva autonomamente, anche a distanza di anni.
Se risulta un conguaglio a debito, Tizio riceverà un avviso di pagamento; se a credito, un rimborso.
Caio: indennità di cessazione rapporto di collaborazione coordinata
Scenario. Caio ha lavorato per anni come collaboratore coordinato e continuativo. Al termine del rapporto percepisce un’indennità per la cessazione, il cui diritto risulta da atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto.
Come si applica. Questa indennità è soggetta a tassazione separata e va indicata nel quadro M, rigo M7. Caio deve riportare l’anno in cui è sorto il diritto alla percezione, l’importo percepito nell’anno e il totale maturato. L’imposta va versata con codice tributo 4200 nel modello F24.
In pratica
Indicare il rigo M7 del quadro M con l’anno di insorgenza del diritto e gli importi.
Versare l’eventuale imposta con codice tributo 4200.
L’Agenzia delle Entrate applica la tassazione ordinaria se risulta più favorevole.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
No. Se il TFR è pagato da un datore di lavoro sostituto d’imposta, l’imposta è già stata trattenuta e non si indica nel 730. Se è pagato da chi non è sostituto d’imposta, come un datore di lavoro domestico, va dichiarato nel quadro RM del modello Redditi PF 2026, da presentare insieme al 730.
Cos’è la riliquidazione del TFR?
È il ricalcolo definitivo dell’imposta che l’Agenzia delle Entrate effettua dopo aver incassato l’imposta provvisoria dal datore di lavoro. Può dare origine a un rimborso (se hai pagato troppo) o a un conguaglio (se hai pagato poco).
Su quali anni si calcola l’aliquota media del TFR?
Sui cinque anni precedenti quello in cui è maturato il diritto al TFR (art. 19 TUIR). Se in alcuni anni non c’è stato reddito imponibile, la media si fa sugli altri; se non c’è stato in nessuno, si applica l’aliquota del primo scaglione. Per gli arretrati di stipendio, invece, conta la metà del reddito del biennio precedente (art. 21).
Quanto dura la riliquidazione?
I tempi possono essere lunghi, anche di diversi anni. L’Agenzia delle Entrate elabora la riliquidazione sulla base dei dati fiscali del contribuente relativi agli anni di maturazione del TFR.
Entro quando si paga la comunicazione dell’Agenzia sul TFR?
Entro 30 giorni dal ricevimento, senza sanzioni né interessi; il termine è sospeso dal 1° agosto al 4 settembre. Nell’F24 si usa il codice tributo 9526. Se non si paga, la somma viene iscritta a ruolo con sanzioni e interessi.
Posso scegliere la tassazione ordinaria per il TFR?
No, per il TFR non c’è un’opzione da esercitare: è l’Agenzia delle Entrate ad applicare la tassazione ordinaria se è più favorevole, come per arretrati e indennità dei co.co.co. (art. 17, comma 3, TUIR). L’opzione si esercita invece in dichiarazione per altre indennità, come quelle per la cessazione dei rapporti di agenzia o delle funzioni notarili (rigo M1, colonna 7).
Cos’è l’acconto del 20% sulla tassazione separata?
Sui redditi soggetti a tassazione separata indicati in dichiarazione che non hanno subito ritenuta alla fonte è dovuto un acconto pari al 20 per cento. Nel 730 con sostituto viene trattenuto in busta paga o sulla pensione; nel 730 senza sostituto si versa con l’F24, codice tributo 4200.
Perché nel 730 precompilato c’è un acconto del 20% su redditi a tassazione separata?
Perché nel quadro M sono stati riportati redditi a tassazione separata senza ritenuta: per esempio arretrati di lavoro dipendente (rigo M6) o spese detratte negli anni precedenti e poi rimborsate, come le spese mediche rimborsate dall’assicurazione (rigo M3). Su questi redditi l’acconto del 20% è dovuto.
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.