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Ultimo aggiornamento: 11 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Art. 342 c.p.c. – Forma dell’appello

In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

L’appello si propone con citazione contenente le indicazioni prescritte dall’art. 163. L’appello deve essere motivato. La motivazione dell’appello deve contenere, a pena di ammissibilità:

l’indicazione delle parti del provvedimento che si intende appellare e delle modifiche che vengono richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado;

l’indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata [2].

Tra il giorno della citazione e quello della prima udienza di trattazione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli previsti dall’articolo 163-bis.

Articolo così sostituito dall’art. 50, L. 26 novembre 1990, n. 353.

[1] Comma così sostituito dall’art. 54, D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con L. 7 agosto 2012, n. 134. Le disposizioni del presente articolo si applicano ai giudizi di appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del decreto.

Contenuto elaborato con il supporto di sistemi di intelligenza artificiale e revisionato dalla Redazione di La Legge in Chiaro sotto la responsabilità editoriale del Dott. Andrea Marton, Tax Advisor — Consulente Fiscale. Fonti verificate: Normattiva, Italgiure, Corte Costituzionale, Agenzia delle Entrate.

In sintesi

  • Appello è proposto con atto di citazione conforme all'art. 163 c.p.c.
  • Motivazione obbligatoria, con indicazione delle parti della sentenza impugnate
  • Indicazione delle circostanze che giustificano la violazione di legge denunciata
  • Termini liberi minimi tra citazione e prima udienza di trattazione

L'appello si propone con citazione contenente indicazioni fissate dalla legge; deve essere motivato e indicare le parti impugnate e le modifiche richieste.

Ratio

L'articolo regola la forma dell'appello: come deve essere proposto per essere ammissibile. La ratio è duplice: (a) garantire l'ordine processuale e la correttezza delle forme; (b) assicurare che il ricorrente non agisca al buio, ma esponga chiaramente le ragioni della sua impugnazione. La motivazione obbligatoria è una salvaguardia contro il ricorso strumentale o dilatatorio: chi ricorre deve provare di avere argomentazioni concrete. La legge 353/1990 ha irrigidito i requisiti di motivazione per scoraggiare ricorsi non meritevoli.

Analisi

Il primo comma rimanda all'art. 163 c.p.c., che fissa le indicazioni obbligatorie: parti (attore e convenuto), giudice adito, conclusioni, firma dell'avvocato. L'appello non è un ricorso libero, ma un atto processuale strutturato. Il secondo comma impone la motivazione: «l'appello deve essere motivato». La motivazione non è generica, ma deve contenere due elementi tassativi: (a) «l'indicazione delle parti del provvedimento che si intende appellare» — cioè, quei capi della sentenza, quel dispositivo specifico che è ritenuto errato; (b) «l'indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge» — non solo dire «il giudice ha sbagliato», ma spiegare come e perché, quale norma è stata violata e quale fatto la contraddice. Il terzo comma aggiunge il requisito temporale: tra la citazione di appello e la prima udienza di trattazione devono intercorrere «termini liberi» non minori di quelli dell'art. 163-bis (40 giorni di cui all'art. 163-bis, secondo modifiche).

Quando si applica

Caso: Tizio ricorre contro una sentenza che lo condanna. Non può fare un ricorso generico («ritengo che il tribunale ha sbagliato»): deve indicare esattamente quale capo della sentenza impugna (la condanna al pagamento, la liquidazione dei danni, il capo sulle spese), deve indicare quale norma il giudice ha violato (es., «la norma sul contratto di cui all'art. 1176 c.c., perché il giudice ha considerato la prestazione impossibile quando invece era possibile»), deve fornire i fatti concreti che provano la violazione.

Connessioni

L'articolo si innesta sull'art. 163 c.p.c. (requisiti della citazione), art. 163-bis c.p.c. (termini liberi), art. 366 c.p.c. (ricorso in Cassazione con requisiti simili). Rimanda a principi generali di motivazione delle sentenze (art. 133 c.p.c.) e a disposizioni sulla ricevibilità delle impugnazioni (artt. 360 ss. c.p.c.). È correlato a norme sulla decadenza da appello per mancata motivazione (art. 366 bis c.p.c., per la Cassazione; per l'appello, la mancanza di motivazione rende il ricorso inammissibile).

Domande frequenti

Come devo presentare il mio appello?

L'appello si presenta con una citazione (un atto processuale formale) che contiene i dati delle parti, del giudice e le tue conclusioni. La forma deve rispettare l'art. 163 c.p.c.

Cosa significa che l'appello deve essere 'motivato'?

La motivazione significa che devi spiegare nel dettaglio perché ritieni che la sentenza sia sbagliata. Non basta dire 'non mi piace', devi indicare quale capo impugni, quale norma è stata violata, e perché.

Se non motivo bene il mio appello, cosa succede?

Se la motivazione è insufficiente o generica, il tuo appello è inammissibile e viene rigettato dal giudice senza nemmeno entrare nel merito della tua impugnazione.

Devo specificare quale capo della sentenza impugno?

Sì, è obbligatorio. Non puoi impugnare la sentenza nel complesso; devi indicare esattamente quali capi (quale condanna, quale dichiarazione, quali danni) intendi contestare.

Quanto tempo devo aspettare tra la citazione di appello e la prima udienza?

Deve intercorrere un intervallo minimo di termini liberi non inferiore a quelli previsti dall'art. 163-bis c.p.c. (normalmente 40 giorni), per garantire tempo sufficiente alla preparazione della difesa.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-11
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