Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Lezioni private e ripetizioni: come dichiararle nel 730

    In sintesi

    • Chi può usare la sostitutiva: solo i docenti titolari di cattedra nelle scuole di ogni ordine e grado.
    • Aliquota agevolata: 15% sul totale dei compensi da lezioni private (imposta sostitutiva, rigo RM37 del Modello Redditi PF).
    • Alternativa possibile: si può optare per la tassazione ordinaria barrando la casella apposita; in quel caso i compensi vanno nel rigo RL15 con codice 6.
    • Acconto dovuto: se l’imposta sostitutiva supera 51,65 euro, scatta l’obbligo di versare un acconto pari al 100% dell’imposta.
    • Modello da usare: il Modello 730 non basta per la sostitutiva sulle ripetizioni; serve il Modello Redditi PF (quadro RM37).
    • Ritenuta del sostituto: chi commissiona le ripetizioni non applica ritenute se il docente ha optato per la sostitutiva.

    Come funziona l'imposta sostitutiva sulle lezioni private

    Se sei un insegnante con cattedra in una scuola – elementare, media o superiore – e dai ripetizioni private, la legge prevede un regime fiscale agevolato: invece di pagare l’IRPEF ordinaria, puoi versare una imposta sostitutiva del 15% sul totale dei compensi percepiti.

    Questo regime si chiama ‘sostitutiva’ proprio perché sostituisce l’IRPEF e le addizionali regionali e comunali. Il vantaggio è evidente: se la tua aliquota marginale IRPEF è, per esempio, al 35%, con la sostitutiva paghi molto meno.

    La scelta non è obbligatoria: puoi decidere di restare in tassazione ordinaria, dichiarando i compensi come redditi di lavoro autonomo occasionale nel quadro RL15 (o D5 del 730). La sostitutiva si applica solo se non eserciti la scelta contraria. Se hai dei dubbi su quale regime convenga nel tuo caso, parlane con un commercialista: dipende da quante detrazioni o deduzioni riesci a portare in compensazione.

    Regimi fiscali per i docenti con ripetizioni
    Regime Aliquota / Modalità Modello da usare
    Imposta sostitutiva (default) 15% sul totale compensi Redditi PF, rigo RM37
    Tassazione ordinaria (opzione) Aliquote IRPEF progressive Redditi PF rigo RL15, codice 6; o 730 rigo D5 codice 2
    Acconto sostitutiva (se imp. > 51,65 euro) 100% dell'imposta dovuta F24 codici tributo 1854 e 1855

    Esempio pratico

    • Tizio, docente di liceo, ha guadagnato 3.000 euro con ripetizioni nel 2025. Sceglie la sostitutiva al 15%: paga 450 euro di imposta (3.000 x 15%). Se avesse optato per la tassazione ordinaria e avesse un reddito complessivo che lo colloca nell’aliquota del 35%, avrebbe pagato 1.050 euro sulla stessa somma. La sostitutiva gli fa risparmiare 600 euro.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata da chi ha erogato i compensi (causale M o O)
    • Registro dei compensi percepiti (prospetto da compilare e conservare)
    • Modello F24 degli acconti versati negli anni precedenti (codici tributo 1854 e 1855)
    • Contratti o ricevute delle singole prestazioni
    • Documento che attesta la qualifica di docente titolare di cattedra

    Tizio: docente di medie con molte ripetizioni

    Scenario. Tizio insegna matematica alle scuole medie e nel 2025 ha guadagnato 8.000 euro dando ripetizioni a studenti privati. Nessuno di questi genitori gli ha rilasciato una Certificazione Unica.

    Come si applica. Poiché Tizio è un docente titolare di cattedra, può applicare la sostitutiva del 15%. Deve compilare il rigo RM37 del Modello Redditi PF indicando 8.000 euro in colonna 1. L’imposta sarà 1.200 euro (8.000 x 15%). Poiché supera 51,65 euro, dovrà versare anche un acconto del 100%, cioè altri 1.200 euro per il 2026. Attenzione: il rigo RM37 non è presente nel Modello 730, quindi Tizio deve usare il Modello Redditi PF anche se per tutto il resto userebbe il 730.

    In pratica

    • Usa il Modello Redditi PF, rigo RM37, per la sostitutiva al 15%.
    • Se l’imposta supera 51,65 euro, versa l’acconto con F24 (codici 1854 e 1855).
    • Non dichiarare questi compensi nel quadro D del 730 se scegli la sostitutiva.

    Caio: docente universitario che preferisce la tassazione ordinaria

    Scenario. Caio insegna all’università e nel 2025 ha incassato 1.800 euro da tre lezioni private. Ha molte detrazioni IRPEF (spese mediche, ristrutturazione) e ritiene che la tassazione ordinaria possa costargli meno.

    Come si applica. Caio può optare per la tassazione ordinaria barrando la casella 6 del rigo RM37. In quel caso indica i 1.800 euro nel rigo RL15, colonna 2, con il codice 6 in colonna 1 ‘altri dati’. I compensi si sommano al reddito complessivo e vengono tassati alle aliquote IRPEF progressive. Le detrazioni che ha maturato si applicano sull’imposta complessiva, potenzialmente riducendola sotto il 15% effettivo.

    In pratica

    • Per optare per la tassazione ordinaria, barra la casella 6 nel rigo RM37 del Modello Redditi PF.
    • Indica i compensi nel rigo RL15 con il codice 6 in ‘altri dati’.
    • Le detrazioni IRPEF si applicano normalmente e possono rendere conveniente la scelta ordinaria.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi può usare l'imposta sostitutiva del 15% sulle ripetizioni?

    Solo i docenti titolari di cattedra nelle scuole di ogni ordine e grado. Un insegnante precario senza cattedra titolare non rientra in questo regime agevolato.

    Posso dichiarare le ripetizioni con il Modello 730?

    No, se scegli la sostitutiva al 15% devi usare il Modello Redditi PF (rigo RM37). Il 730 prevede la compilazione del rigo D5 solo per la tassazione ordinaria. Puoi però presentare il 730 per tutto il resto e il Redditi PF per il quadro RM37.

    Quando devo versare l'acconto sull'imposta sostitutiva?

    Se l’imposta calcolata (15% dei compensi) supera 51,65 euro, devi versare un acconto pari al 100% di quell’importo. Se inferiore a 257,52 euro, si versa in unica rata entro il 30 novembre 2026; se uguale o superiore, in due rate (40% entro il 30 giugno o 30 luglio 2026 con maggiorazione dello 0,40%, 60% entro il 30 novembre 2026).

    Cosa succede se non sono titolare di cattedra ma do ripetizioni?

    I compensi sono redditi di lavoro autonomo occasionale (redditi diversi). Vanno dichiarati nel rigo D5 del 730 o RL15 del Redditi PF. Non si applica la sostitutiva al 15%; il reddito concorre alla formazione del reddito complessivo e viene tassato con le aliquote IRPEF progressive.

    Come si calcolano le spese deducibili sulle ripetizioni?

    Le spese inerenti alla produzione del reddito possono essere dedotte. Il contribuente deve compilare e conservare un prospetto analitico con i compensi lordi, le spese per ogni prestazione e il reddito netto. Il prospetto va esibito su richiesta dell’Agenzia delle Entrate.

    I compensi da ripetizioni entrano nel calcolo dell'ISEE?

    Se si sceglie la sostitutiva del 15%, questi redditi non concorrono al reddito complessivo IRPEF. Tuttavia, per il calcolo dell’ISEE si considera il reddito complessivo ai fini IRPEF: verifica le specifiche regole ISEE con un CAF, poiché le modalità di calcolo possono variare.

  • Art. 47-ter D.Lgs. 81/2015 – Forma contrattuale e informazioni per i rider

    Art. 47-ter D.Lgs. 81/2015 – Forma contrattuale e informazioni per i rider

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. I contratti di cui all’articolo 47-bis, comma 1, sono stipulati in forma scritta, a pena di nullità.

    2. Prima della stipula del contratto, il datore di lavoro o il committente fornisce al lavoratore le informazioni di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152, e successive modificazioni. Il datore di lavoro o il committente, altresì, informa per iscritto il lavoratore con adeguato preavviso, comunque non inferiore a trenta giorni, delle regole di assegnazione delle prestazioni, anche attraverso piattaforme digitali, incluse quelle relative alla tipologia e all’ammontare, anche non determinato, delle commissioni trattenute.

  • Art. 47-bis D.Lgs. 81/2015 – Scopo, oggetto e ambito di applicazione (rider)

    Art. 47-bis D.Lgs. 81/2015 – Scopo, oggetto e ambito di applicazione (rider)

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. Le disposizioni del presente capo si applicano ai lavoratori che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore di cui all’articolo 47, comma 2, lettera a), del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, attraverso piattaforme anche digitali.

    2. Le disposizioni del presente capo si applicano sia nel caso in cui i lavoratori di cui al comma 1 siano assunti con contratto di lavoro subordinato sia nel caso in cui i medesimi svolgano attività lavorativa mediante contratto di lavoro autonomo, anche tramite intermediari, nonché in qualsiasi altra forma contrattuale.

  • PEX: quando le plusvalenze su partecipazioni sono quasi esenti

    In sintesi

    • Quasi tutta la plusvalenza è esente: grazie alla PEX (art. 87 TUIR), il 95% della plusvalenza da cessione di una partecipazione non concorre alla formazione del reddito IRES. Si tassa solo il 5% residuo.
    • Quattro requisiti cumulativi: holding period di almeno 12 mesi, classificazione in immobilizzazioni finanziarie nel primo bilancio, partecipata non residente in Paese a fiscalità privilegiata, partecipata che esercita attività commerciale.
    • Minusvalenze: nessuna deduzione: se la partecipazione è PEX-eligible, l’eventuale minusvalenza da cessione è indeducibile. Il regime è simmetrico.
    • Reddito minimo delle società di comodo: i dividendi e le plusvalenze PEX-esenti confluiscono tra le esclusioni dal reddito minimo (art. 30, comma 1, L. 724/1994), riducendo la base su cui si calcola il minimo da dichiarare.
    • Non è una scelta: la PEX si applica automaticamente se tutti i 4 requisiti sono soddisfatti. Non occorre optare.

    Che cos'è la PEX e perché esiste

    Immagina che una società italiana (la capogruppo) detenga una partecipazione in un’altra società e decida di venderla realizzando una plusvalenza – cioè un guadagno rispetto al costo di acquisto. Senza una norma speciale, questa plusvalenza sarebbe pienamente tassabile come reddito d’impresa, con IRES al 24%. Ma la società aveva già finanziato la partecipata con utili che erano già stati tassati in capo alla partecipata stessa. Tassare ancora sarebbe una forma di doppia imposizione.

    Per evitarla, l’art. 87 del TUIR introduce la Participation Exemption (PEX): se la partecipazione rispetta quattro requisiti, il 95% della plusvalenza è esente da IRES. Solo il 5% viene inserito nel reddito imponibile e tassato ordinariamente. In pratica, per ogni 100.000 euro di plusvalenza, solo 5.000 euro concorrono alla base imponibile IRES.

    La PEX è una delle norme più importanti della fiscalità d’impresa italiana per chi gestisce strutture di gruppo. Comprenderla bene permette di pianificare correttamente la cessione di partecipazioni e di evitare errori che costano caro – soprattutto sull’aspetto simmetrico: le minusvalenze su partecipazioni PEX-eligible sono completamente indeducibili.

    I 4 requisiti PEX – art. 87 TUIR
    Requisito Contenuto Attenzione
    Holding period Possesso ininterrotto dal primo giorno del dodicesimo mese precedente la cessione (12 mesi) Un solo giorno in meno e il requisito cade
    Classificazione in immobilizzazioni finanziarie Nel primo bilancio di possesso, la partecipazione deve essere classificata tra le immobilizzazioni finanziarie (non nell'attivo circolante) La classificazione iniziale è decisiva e difficile da modificare
    Residenza della partecipata La partecipata non deve essere residente in un Paese a fiscalità privilegiata (ex black list) Il requisito va verificato per tutto il periodo di possesso
    Attività commerciale La partecipata deve esercitare un'impresa commerciale (non una mera holding patrimoniale di soli immobili o beni non commerciali) Le società immobiliari di puro godimento raramente soddisfano questo requisito

    Esempio pratico

    • Alfa SRL acquista il 30% di Beta SRL nel gennaio 2022 per 200.000 euro, classificandola subito tra le immobilizzazioni finanziarie. Beta SRL è residente in Italia ed esercita attività commerciale. Nel marzo 2025 (dopo oltre 12 mesi di possesso) Alfa SRL cede la partecipazione per 500.000 euro. La plusvalenza è 300.000 euro. Con la PEX, il 95% = 285.000 euro è esente; solo il 5% = 15.000 euro entra nel reddito imponibile IRES di Alfa SRL. IRES dovuta sulla plusvalenza: 15.000 × 24% = 3.600 euro invece di 300.000 × 24% = 72.000 euro.

    Documenti necessari

    • Atto di acquisto della partecipazione (con data certa per il holding period)
    • Bilancio del primo esercizio di possesso con evidenza della classificazione in immobilizzazioni finanziarie
    • Documentazione sulla residenza fiscale della partecipata e sull’attività commerciale esercitata
    • Atto di cessione della partecipazione con indicazione del corrispettivo
    • Modello Redditi SC 2026 – quadro RF (variazioni in diminuzione per la quota esente)

    Caso 1 – Tizio cede una partecipazione con tutti i requisiti PEX: risparmio fiscale

    Scenario. Alfa SRL, amministrata da Tizio, ha detenuto per 3 anni il 40% di Gamma SRL (residente in Italia, attività commerciale, immobilizzazioni finanziarie dal primo bilancio). Vende la partecipazione realizzando una plusvalenza di 400.000 euro.

    Come si applica. Tutti e quattro i requisiti PEX sono soddisfatti. L’art. 87 TUIR si applica: il 95% di 400.000 euro = 380.000 euro è esente. Solo 20.000 euro (il 5%) concorrono al reddito imponibile IRES. Alfa SRL paga IRES su 20.000 × 24% = 4.800 euro. Senza PEX avrebbe pagato 400.000 × 24% = 96.000 euro. Risparmio effettivo: 91.200 euro.

    In pratica

    • Il risparmio PEX è tanto più significativo quanto più è alta la plusvalenza: la norma è stata progettata proprio per favorire le ristrutturazioni societarie e le cessioni di partecipazioni all’interno di gruppi.
    • La classificazione iniziale in immobilizzazioni finanziarie è il requisito più ‘sottovalutato’: se in sede di primo bilancio la partecipazione è finita nell’attivo circolante, il beneficio è perso.
    • La quota esente (95%) va indicata come variazione in diminuzione nel quadro RF del Modello Redditi SC.

    Caso 2 – Caio cede una partecipazione in perdita: minusvalenza indeducibile

    Scenario. Beta SRL, gestita da Caio, ha detenuto per 5 anni il 20% di una start-up italiana classificata in immobilizzazioni finanziarie. La start-up ha avuto difficoltà e la partecipazione viene ceduta a 30.000 euro, contro un costo di acquisto di 100.000 euro. Minusvalenza: 70.000 euro.

    Come si applica. La partecipazione soddisfa i requisiti PEX: holding period > 12 mesi, immobilizzazioni finanziarie, partecipata italiana con attività commerciale. Per effetto del principio di simmetria dell’art. 87 TUIR, la minusvalenza di 70.000 euro è completamente indeducibile. Non può essere portata in variazione in aumento né usata per compensare altri redditi.

    In pratica

    • La simmetria PEX è la trappola più frequente: chi pianifica la cessione di una partecipazione pensando di ‘recuperare’ la minusvalenza si trova invece a non poter dedurre nulla.
    • Se si prevede di realizzare una minusvalenza, conviene verificare se i requisiti PEX sono tutti soddisfatti: se manca anche solo uno (es. classificazione nell’attivo circolante), la minusvalenza potrebbe essere deducibile.
    • Beta SRL non ha alcuna variazione fiscale utile: la perdita di 70.000 euro è solo civilistica, non fiscale.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    La PEX si applica anche alle società di persone?

    No. La Participation Exemption dell’art. 87 TUIR si applica ai soggetti IRES (società di capitali, enti commerciali). Le società di persone (SNC, SAS) e i soggetti IRPEF seguono regole diverse per le plusvalenze da partecipazioni.

    Cosa succede se la partecipazione è detenuta da meno di 12 mesi?

    Se il periodo di possesso è inferiore a 12 mesi ininterrotti, il requisito del holding period non è soddisfatto e la plusvalenza è interamente tassabile come reddito d’impresa ordinario, senza alcuna esenzione.

    Come si calcola il 5% tassato se la plusvalenza è molto piccola?

    Il calcolo è sempre proporzionale: il 5% della plusvalenza realizzata, indipendentemente dall’importo. Non esiste una soglia minima al di sotto della quale si applica un regime diverso.

    La PEX vale anche per le partecipazioni in società estere?

    Sì, purché la partecipata non sia residente in un Paese a fiscalità privilegiata (individuato in base ai criteri dell’art. 47-bis TUIR). Se la partecipata è in un Paese black list, il requisito di residenza non è soddisfatto e la PEX non si applica.

    Le plusvalenze PEX esenti vanno dichiarate nel Modello Redditi?

    Sì: la plusvalenza totale va inclusa nel quadro RF tra i proventi, ma il 95% esente viene poi portato in variazione in diminuzione. Solo il 5% rimane nell’imponibile. È importante documentare correttamente l’operazione.

    Cosa significa 'attività commerciale' per la partecipata?

    La partecipata deve svolgere un’attività d’impresa commerciale ai sensi dell’art. 55 TUIR. Una holding che detiene solo immobili a uso personale o partecipazioni non qualificanti non soddisfa questo requisito. In caso di dubbio, è utile valutare l’interpello all’Agenzia delle Entrate.

    Vedi anche: Plusvalenze su partecipazioni qualificate, Plusvalenza sulla vendita di un immobile entro 5 anni, Vendere l’auto usata tra privati, Rateizzazione plusvalenze d’impresa, Plusvalenza su immobile ricevuto in donazione e Plusvalenza cessione azienda.

  • Art. 47 D.Lgs. 81/2015 – Disposizioni finali apprendistato

    Art. 47 D.Lgs. 81/2015 – Disposizioni finali apprendistato

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. Restano ferme le competenze delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano in materia di tutela e sicurezza del lavoro.

    2. Per quanto non espressamente previsto dal presente capo si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato compatibile con la natura del contratto di apprendistato.

    3. Per i datori di lavoro del settore agricolo le disposizioni in materia di apprendistato si applicano secondo quanto previsto dall’articolo 7 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e dai contratti collettivi nazionali di lavoro di settore stipulati dalle associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative.

  • Art. 46 D.Lgs. 81/2015 – Standard professionali e formativi

    Art. 46 D.Lgs. 81/2015 – Standard professionali e formativi

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, previa intesa in Conferenza unificata, di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sentite le associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, definisce le linee guida per gli standard formativi dell’apprendistato e le modalità di raccordo dei percorsi di apprendistato con il sistema scolastico, universitario e di istruzione e formazione professionale.

  • Piano Casa Italia 2026: cosa prevede per l’edilizia sociale, esempio

    In sintesi

    • Il Piano Casa Italia è ampliato con interventi per giovani, giovani coppie, genitori separati e persone anziane.
    • Per i giovani e le giovani coppie sono previsti alloggi di edilizia sociale a canone agevolato, anche con contratti di godimento in funzione della successiva alienazione (rent-to-buy).
    • Per gli anziani sono previsti alloggi a canone agevolato associati a contratti di permuta immobiliare e progetti di coabitazione.
    • Gli interventi dovranno integrarsi con i fondi strutturali europei della programmazione 2021-2027.
    • L’attuazione è condizionata al DPCM (da adottare di concerto tra Ministro delle Infrastrutture e MEF), non ancora pubblicato: nessuna domanda è al momento aperta.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 783 della L. 199/2025 modifica il Piano Casa Italia (art. 1, L. 207/2024) aggiungendo il coinvolgimento del MEF, definendo i fabbisogni sociali prioritari – giovani, giovani coppie, genitori separati e anziani – e coordinando gli interventi con i fondi strutturali europei 2021-2027. L’attuazione è subordinata al DPCM previsto, non ancora pubblicato.

    Approfondimento normativo completo: Comma 783 LB26: Piano casa Italia per giovani, anziani e genitor.

    Piano Casa Italia 2026: il quadro normativo e i destinatari

    Il comma 783 della Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) integra e amplia il Piano Casa Italia istituito dall’articolo 1 della legge n. 207/2024. La modifica più rilevante sul piano procedurale riguarda il coinvolgimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze nella fase di adozione del DPCM attuativo: il decreto dovrà essere emanato di concerto tra il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e il MEF, oltre che su proposta del primo. Al momento il decreto non è stato pubblicato: non esistono ancora criteri di accesso, bandi né importi individuali certi. Questa pagina sarà aggiornata quando il decreto sarà disponibile.

    Sul piano sostanziale, il nuovo comma 402-bis inserito nella L. n. 207/2024 definisce quattro categorie di fabbisogno sociale prioritario che il Piano deve affrontare. La prima riguarda la realizzazione e il recupero di alloggi di edilizia sociale a canone agevolato destinati a giovani, giovani coppie e genitori separati, anche attraverso contratti di godimento in funzione della successiva alienazione (il cosiddetto rent-to-buy, disciplinato dall’art. 23 del D.L. n. 133/2014). I genitori separati sono esplicitamente inclusi per garantire l’esercizio del diritto di visita ai figli, in collegamento con l’art. 337-ter del Codice Civile. La seconda categoria riguarda gli anziani: il Piano prevede la realizzazione e l’adeguamento di unità abitative a canone agevolato, anche associate a contratti di permuta immobiliare e a progetti di coabitazione, in coerenza con il D.Lgs. n. 29/2024.

    Il comma 403-bis, anch’esso introdotto dal comma 783, stabilisce che le iniziative finanziate nell’ambito del Piano Casa Italia devono essere individuate favorendo la complementarietà e l’integrazione con i fondi strutturali europei 2021-2027, ivi incluso il nuovo obiettivo specifico «promuovere l’accesso ad alloggi sostenibili e a prezzi accessibili» introdotto dal Regolamento UE n. 2025/1914. Questo approccio integrato mira a massimizzare l’impatto degli interventi evitando duplicazioni con le programmazioni regionali e nazionali già finanziate dai fondi FESR e Just Transition Fund.

    Cosa monitorare in attesa del decreto attuativo del Piano Casa Italia

    • Il DPCM attuativo (da adottare di concerto tra MIT e MEF): la sua pubblicazione avvierà ufficialmente il Piano e definirà criteri di accesso, importi e procedure.
    • I bandi delle aziende casa regionali (ATER, ACER e equivalenti regionali), che saranno i soggetti attuatori degli interventi sul territorio.
    • Le eventuali disposizioni regionali di coordinamento con i fondi strutturali europei 2021-2027 applicabili al territorio di interesse.
    • Le istruzioni operative per i contratti di rent-to-buy (art. 23 D.L. n. 133/2014) negli alloggi di edilizia sociale destinati ai giovani.
    • I chiarimenti ministeriali sui progetti di coabitazione per anziani, in raccordo con il D.Lgs. n. 29/2024 sulla non autosufficienza.

    Tizio, giovane fuori sede in cerca di affitto agevolato

    Scenario. Tizio ha 28 anni, lavora in una città diversa da quella di residenza dei genitori e non riesce a sostenere i canoni di mercato. Spera di accedere a un alloggio di edilizia sociale agevolato tramite il Piano Casa Italia.

    Come si legge in pratica. Il comma 783 inserisce i giovani tra i destinatari espliciti del Piano Casa Italia, prevedendo alloggi di edilizia sociale a canone agevolato, anche con contratti di godimento in funzione della successiva alienazione (rent-to-buy). Tuttavia, finché il DPCM attuativo non sarà pubblicato, non esistono criteri di accesso definiti né bandi aperti. Tizio dovrà monitorare il proprio comune e l’azienda casa regionale competente per l’avvio delle procedure.

    Cosa può fare Tizio oggi

    • Verificare le liste d’attesa ERP (edilizia residenziale pubblica) già attive presso il proprio comune.
    • Controllare l’offerta di alloggi a canone concordato già disponibile tramite le agenzie territoriali.
    • Tenersi aggiornato sulla pubblicazione del DPCM che darà attuazione al Piano Casa Italia.
    • Valutare eventuali bandi regionali già attivi che anticipino le finalità del Piano.
    • In assenza del decreto, non esistono importi individuali né quote di alloggi già assegnate al Piano.

    Caia, genitore separato e il diritto di visita ai figli

    Scenario. Caia è una madre separata con due figli minori in affido condiviso. Dopo la separazione, abita in un appartamento in affitto a prezzo di mercato che le lascia poco margine economico. Vorrebbe accedere a un alloggio di edilizia sociale.

    Come si legge in pratica. Il comma 783 include esplicitamente i genitori separati tra i destinatari del Piano Casa Italia, in connessione con l’art. 337-ter del Codice Civile che tutela il diritto di visita del genitore non collocatario. L’obiettivo è garantire che entrambi i genitori dispongano di un’abitazione adeguata. Anche in questo caso, l’accesso agli alloggi è condizionato all’adozione del DPCM attuativo, non ancora pubblicato. Caia potrà presentare domanda solo dopo l’apertura dei bandi.

    Il quadro per i genitori separati

    • I genitori separati sono esplicitamente inclusi tra i destinatari del Piano Casa Italia dalla L. 199/2025.
    • Il fondamento normativo è l’art. 337-ter del Codice Civile (tutela del diritto di visita).
    • L’accesso agli alloggi richiede l’adozione del DPCM attuativo, non ancora disponibile.
    • I canoni saranno agevolati rispetto al mercato libero, secondo criteri da definire con il decreto.
    • È possibile anche il contratto di godimento con opzione di acquisto (rent-to-buy) per gli alloggi destinati a questa categoria.

    Sempronio, pensionato anziano e il progetto di coabitazione

    Scenario. Sempronio ha 74 anni, vive solo in un appartamento di proprietà di quattro locali, troppo grande per le sue esigenze, e vorrebbe liberare risorse economiche mantenendo una sistemazione adeguata vicino ai servizi.

    Come si legge in pratica. Per le persone anziane, il comma 783 prevede la realizzazione e l’adeguamento di unità abitative a canone agevolato, anche associate a contratti di permuta immobiliare e a progetti di coabitazione, in coerenza con il D.Lgs. n. 29/2024 sulla non autosufficienza. Sempronio potrebbe in linea di principio cedere il proprio immobile di grandi dimensioni tramite permuta e ottenere in cambio un alloggio di edilizia sociale adeguato alle sue esigenze, con un canone agevolato. I criteri operativi e le aziende casa attuatrici saranno definiti solo con il DPCM.

    Le opzioni per gli anziani nel Piano Casa Italia

    • Il Piano prevede alloggi a canone agevolato specificamente per le persone anziane.
    • È contemplata la permuta immobiliare come strumento per liberare il patrimonio abitativo.
    • Sono previsti progetti di coabitazione, in coerenza con il D.Lgs. n. 29/2024 sulla non autosufficienza.
    • L’attuazione richiede il DPCM MIT-MEF, non ancora adottato.
    • I bandi saranno gestiti dalle aziende casa regionali (ATER, ACER e simili).

    Quando conviene una verifica

    Per valutare le opzioni abitative disponibili oggi nell’ambito dell’edilizia sociale o per prepararsi all’accesso al Piano Casa Italia non appena il decreto attuativo sarà pubblicato, è consigliabile confrontarsi con un professionista specializzato. Consulta un esperto di diritto immobiliare e locazioni.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Il Piano Casa Italia 2026 è già operativo? Posso fare domanda?

    No. Il comma 783 della L. 199/2025 definisce gli obiettivi e i destinatari del Piano Casa Italia, ma l’attuazione concreta è subordinata all’adozione del DPCM previsto dall’art. 1, comma 402, della L. n. 207/2024 (ora da adottare di concerto con il MEF). Finché questo decreto non sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, non esistono criteri di accesso, bandi aperti né importi individuali certi. Non è possibile presentare domanda.

    Quali categorie di persone sono destinatarie del Piano Casa Italia secondo la Legge di Bilancio 2026?

    Il nuovo comma 402-bis, introdotto dal comma 783 della L. 199/2025, individua quattro categorie prioritarie: giovani, giovani coppie, genitori separati (per garantire il diritto di visita ai figli) e persone anziane. Per queste ultime sono previsti anche contratti di permuta immobiliare e progetti di coabitazione, in coerenza con il D.Lgs. n. 29/2024 sulla non autosufficienza.

    Cosa si intende per rent-to-buy nell'ambito del Piano Casa Italia?

    Il comma 783 richiama i contratti di godimento in funzione della successiva alienazione disciplinati dall’art. 23 del D.L. n. 133/2014. Si tratta di contratti in cui il conduttore occupa l’immobile corrispondendo un canone, una quota del quale viene imputata al prezzo di acquisto nel momento in cui esercita l’opzione di riscatto. Nel contesto del Piano Casa Italia, questo strumento è previsto per gli alloggi di edilizia sociale destinati ai giovani e alle giovani coppie.

    Come si integra il Piano Casa Italia con i fondi europei?

    Il comma 403-bis, introdotto dal comma 783, prevede che le iniziative del Piano siano individuate favorendo la complementarietà con i programmi dei fondi strutturali europei 2021-2027, incluso il nuovo obiettivo specifico «promuovere l’accesso ad alloggi sostenibili e a prezzi accessibili» introdotto dal Regolamento UE n. 2025/1914. Questo meccanismo di coordinamento mira a evitare duplicazioni e a massimizzare l’utilizzo delle risorse europee già disponibili per le politiche abitative.

    Quale ruolo hanno le aziende casa regionali nell'attuazione del Piano?

    Le aziende casa regionali (ATER, ACER e i loro equivalenti nelle diverse regioni) sono i soggetti attuatori tradizionali dell’edilizia residenziale pubblica in Italia. Nel contesto del Piano Casa Italia, si prevede che siano loro a gestire i bandi, selezionare i beneficiari e realizzare gli interventi sul patrimonio abitativo. I criteri specifici di coinvolgimento e i meccanismi di finanziamento saranno definiti con il DPCM attuativo e con eventuali disposizioni regionali di coordinamento.

  • Redditi diversi nel quadro RL: quali sono e come si indicano

    In sintesi

    • Tre sezioni distinte: il quadro RL raccoglie redditi di capitale (sez. I), redditi diversi in senso stretto (sez. II) e redditi assimilati al lavoro autonomo come i diritti d’autore (sez. III).
    • Attività occasionale (rigo RL15): i compensi da lavoro autonomo non abituale vanno qui, al netto delle spese inerenti. Si applica il principio di cassa.
    • Affitto e usufrutto di aziende (rigo RL9): i proventi dall’affitto o dall’usufrutto dell’unica o di tutte le aziende possedute, percepiti da chi non esercita attività d’impresa, rientrano nel quadro RL come redditi diversi. Il rigo RL8 serve invece per la successiva vendita dell’azienda affittata.
    • Diritti d’autore per aventi causa (rigo RL13): chi ha acquisito a titolo oneroso i diritti di sfruttamento di opere dell’ingegno dichiara qui i relativi proventi, con deduzione forfettaria del 25%.
    • Cessione immobili nel quinquennio (rigo RL6): la plusvalenza sulla rivendita di un immobile acquistato da meno di 5 anni va indicata al rigo RL6, salvo che non si sia scelta l’imposta sostitutiva con il notaio.
    • Locazioni brevi (rigo RL10): i redditi da sublocazione o da locazione breve del comodatario vanno in questo quadro con eventuale opzione cedolare secca al 21% o al 26%.

    Che cosa sono i 'redditi diversi' e perché usare il quadro RL

    Il quadro RL del Modello Redditi PF 2026 è una specie di ‘cassetto’ per i redditi che non rientrano nelle categorie principali (lavoro dipendente, lavoro autonomo abituale, impresa, fabbricati, terreni). Ci finiscono situazioni molto diverse tra loro: hai venduto un appartamento acquistato tre anni fa? Hai percepito un compenso una tantum per una consulenza occasionale? Hai affittato l’unica azienda di famiglia? Hai dei diritti di sfruttamento su un’opera altrui? Tutte queste situazioni trovano posto nel quadro RL.

    Il quadro si articola in tre sezioni. La sezione I raccoglie certi redditi di capitale (utili qualificati, interessi non soggetti a ritenuta ecc.) che devono essere tassati ordinariamente. La sezione II contiene i veri ‘redditi diversi’ dell’art. 67 del TUIR: plusvalenze su immobili, affitto d’azienda, attività occasionale commerciale o di lavoro autonomo. La sezione III accoglie i redditi assimilati al lavoro autonomo come i proventi da sfruttamento di opere dell’ingegno da parte dell’autore.

    La regola cardine è il principio di cassa: si dichiarano le somme effettivamente percepite nel 2025. Se hai diritto a un compenso ma lo incasserai nel 2026, non va in questa dichiarazione. Allo stesso modo, le spese si deducono solo se effettivamente pagate nell’anno.

    Principali voci del quadro RL e dove si indicano
    Tipologia di reddito Rigo Note
    Utili da partecipazioni qualificate (casi particolari) RL1 Solo se non soggetti a ritenuta a titolo d'imposta
    Plusvalenza da lottizzazione terreni RL5 Corrispettivo meno spese di acquisto e costi inerenti
    Plusvalenza su immobile rivenduto entro 5 anni RL6 Salvo imposta sostitutiva applicata dal notaio
    Affitto o usufrutto dell'unica azienda posseduta RL9 Reddito diverso, non d'impresa
    Sublocazione o locazione breve (comodatario) RL10 Opzione cedolare secca 21% o 26%
    Diritti d'autore acquisiti a titolo oneroso RL13 Deduzione forfettaria del 25% delle spese
    Attività commerciale occasionale RL14 Corrispettivi meno spese documentate
    Lavoro autonomo occasionale RL15 Compensi meno spese; base per GS INPS se > 5.000 euro
    Obblighi di fare, non fare, permettere RL16 Compensi per prestazioni non abituali

    Esempio pratico

    • Tizio ha percepito nel 2025 un compenso di 3.500 euro per una consulenza occasionale (rigo RL15). Le spese documentate inerenti sono 200 euro (trasferte, materiali). Il reddito netto da dichiarare è 3.300 euro, che si somma agli altri redditi nel quadro RN. Poiché il totale dei redditi da lavoro autonomo non abituale non supera 5.000 euro, Tizio non deve versare contributi alla gestione separata INPS su questo compenso. Le ritenute d’acconto eventualmente subite (20%) vanno indicate al rigo RL20 e scomputate dall’IRPEF dovuta (il rigo RL18 è quello dei totali).

    Documenti necessari

    • Contratto o lettera d’incarico per la prestazione occasionale
    • Fatture o ricevute dei compensi percepiti nel 2025
    • Documentazione delle spese inerenti (scontrini, fatture)
    • Atto notarile o contratto di vendita per le plusvalenze immobiliari
    • Contratto di locazione o sublocazione per i redditi da RL9-RL10
    • Certificazione Unica 2026 se il committente ha operato ritenute

    Consulenza occasionale: lavoro autonomo non abituale

    Scenario. Caio è dipendente pubblico ma nel 2025 ha svolto una consulenza per una piccola impresa privata, percependo 8.000 euro. Non esercita attività professionale abituale.

    Come si applica. Caio indica gli 8.000 euro al rigo RL15. Può dedurre le spese documentate inerenti. Se il reddito che ne risulta (compensi meno spese) supera 5.000 euro, scatta l’obbligo contributivo verso la gestione separata INPS, che per il lavoro autonomo occasionale segue «le modalità ed i termini previsti per i collaboratori coordinati e continuativi» (art. 44, comma 2, D.L. 269/2003). Nel quadro RR, sezione II, questi redditi compaiono infatti tra quelli «denunciati con flusso uniemens» (codice 3), cioè comunicati all’INPS dal committente: non è un calcolo che Caio fa da solo in dichiarazione. Le eventuali ritenute d’acconto del 20% subite sono scomputate dall’imposta finale.

    In pratica

    • Chiedi sempre la ricevuta o emetti una ricevuta con ritenuta d’acconto del 20% quando svolgi prestazioni occasionali per committenti che applicano le ritenute.
    • Se il reddito da lavoro autonomo occasionale dell’anno (compensi meno spese) supera 5.000 euro, scatta l’iscrizione alla gestione separata INPS con la relativa contribuzione.

    Affitto dell'unica azienda di famiglia

    Scenario. Sempronio ha ereditato e poi concesso in affitto l’unica azienda agricola di famiglia a un conduttore, ricevendo nel 2025 un canone annuo di 15.000 euro. Non svolge attività d’impresa.

    Come si applica. Il canone di affitto dell’unica azienda, percepito da chi non esercita attività d’impresa, va indicato al rigo RL9 come reddito diverso. Dal canone si deducono solo le spese specificamente inerenti alla sua produzione. Il costo non ammortizzato dell’azienda non riguarda l’affitto: si indica al rigo RL8, colonna 2, se e quando l’azienda viene venduta. Il risultato netto si somma agli altri redditi per il calcolo dell’IRPEF.

    In pratica

    • Conserva il contratto d’affitto d’azienda registrato: è il documento principale in caso di controllo.
    • La tassazione dell’affitto d’azienda come reddito diverso è diversa da quella di un semplice affitto immobiliare: non puoi optare per la cedolare secca.

    Quadro RL Redditi PF 2026: le istruzioni rigo per rigo

    Le istruzioni del quadro RL stanno nel fascicolo 2 del modello Redditi Persone fisiche 2026. Il quadro ha tre sezioni: la I per i redditi di capitale che vanno dichiarati, la II per i redditi diversi dell’art. 67 del TUIR, la III per i redditi assimilati al lavoro autonomo dell’art. 53, comma 2. Questa è la mappa dei righi.

    Quadro RL 2026: cosa va in ciascun rigo
    Sezione Rigo Cosa si indica
    Sezione I-A RL1 Utili e proventi equiparati da indicare in dichiarazione (partecipazioni qualificate con utili fino al 2017, società in Stati a fiscalità privilegiata), con codice da 1 a 11 e quota imponibile del 40%, 49,72%, 58,14% o 100%
    Sezione I-A RL2 Altri redditi di capitale: interessi su prestiti tra privati, rendite perpetue, compensi per fideiussioni, proventi di OICR esteri non conformi
    Sezione I-B RL4 Redditi imputati da trust trasparenti o misti
    Sezione II-A RL5 Lottizzazione di terreni e vendita di terreni resi edificabili
    Sezione II-A RL6 Rivendita entro 5 anni di immobili non adibiti ad abitazione principale (col. 1-2); plusvalenze su immobili con interventi superbonus conclusi da non più di 10 anni (col. 3-4)
    Sezione II-A RL7 Cessione di partecipazioni effettuata entro il 28 gennaio 1991 (dopo si usa il quadro RT)
    Sezione II-A RL8 Vendita di aziende prima affittate o ricevute da familiari per successione o donazione
    Sezione II-A RL9 Affitto o usufrutto dell’unica o di tutte le aziende possedute
    Sezione II-A RL10 Sublocazione, usufrutto e altri diritti reali su immobili, noleggio di beni mobili; locazioni brevi del comodatario o del sublocatore (col. 3-8, con CIN)
    Sezione II-A RL11 Redditi fondiari non determinabili catastalmente (censi, decime, lastrici solari, aree urbane) e terreni affittati per usi non agricoli
    Sezione II-A RL12 Terreni e fabbricati situati all’estero; vincite estere senza ritenuta (col. 3)
    Sezione II-A RL13 Diritti d’autore e brevetti percepiti da eredi o da chi li ha acquistati (a titolo oneroso: riduzione forfetaria del 25%)
    Sezione II-A RL14 Attività commerciali non esercitate abitualmente
    Sezione II-A RL15 Lavoro autonomo occasionale, anche svolto all’estero; lezioni private dei docenti che optano per la tassazione ordinaria (codici 6 e 7)
    Sezione II-A RL16 Obblighi di fare, non fare o permettere
    Sezione II-A RL17 Attività agricole connesse svolte occasionalmente: reddito forfetario del 15% o del 25% dei corrispettivi
    Sezione II-A RL18-RL20 Totali, reddito netto (RL19, che va al rigo RN1 col. 5) e ritenute d’acconto (RL20)
    Sezione II-B RL21-RL24 Compensi di direttori e collaboratori tecnici di cori, bande e filodrammatiche dilettantistiche (esenti fino a 10.000 euro)
    Sezione III RL25 Diritti d’autore e invenzioni sfruttati dall’autore o inventore (deduzione forfetaria del 25%, del 40% sotto i 35 anni)
    Sezione III RL26 Levata dei protesti dei segretari comunali; indennità di giudici di pace e vice procuratori onorari
    Sezione III RL27 Associati in partecipazione con solo apporto di lavoro; utili di soci promotori e fondatori
    Sezione III RL30-RL33 Totale, deduzioni forfetarie, netto (RL32, che va al rigo RN1 col. 5) e ritenute (RL33)

    Per tutti i righi della sezione II valgono tre regole comuni: si dichiara per cassa (solo quanto incassato nel 2025, anche se il credito è più vecchio); le spese si deducono solo se specificamente inerenti e non possono superare i corrispettivi; per ogni operazione va compilato e conservato un prospetto con corrispettivi, spese e reddito, da esibire se l’Agenzia lo chiede.

    Novità del quadro RL nel modello 2026

    • Usufrutto e diritti reali sugli immobili: la concessione è reddito diverso (rigo RL10) se chi la concede conserva un diritto reale sull’immobile; se invece se ne spoglia del tutto, si tratta di plusvalenza da valutare con le regole del rigo RL6 (art. 1, comma 1-bis, D.L. 84/2025).
    • Terreni edificabili ricevuti per successione o donazione: per le cessioni dal 31 dicembre 2025, nel calcolo delle spese dei righi RL5 e RL6 il costo di partenza è il valore dichiarato in successione, o il costo del donante, aumentato dell’imposta pagata e degli altri costi inerenti.
    • Locazioni brevi: nel rigo RL10 va indicato il codice identificativo nazionale (CIN), obbligatorio dal 1° gennaio 2025.

    Dalla Certificazione Unica al quadro RL: le causali M, O, V1, L e B

    Chi riceve una Certificazione Unica per lavoro autonomo trova nel punto 1 una lettera, la «causale». Le istruzioni del modello Redditi PF 2026 contengono una tabella di raccordo che dice dove riportare ciascuna causale: nel quadro D se si usa il 730, nel quadro RL se si usa il modello Redditi.

    Causale della CU 2026, quadro D del 730 e quadro RL
    Causale CU 730/2026 Redditi PF 2026 Tipo di reddito
    M, M2, O D5 codice 2 RL15 Lavoro autonomo occasionale (O: senza obbligo di gestione separata)
    M1, O1 D5 codice 3 RL16 Obblighi di fare, non fare, permettere
    V1 D5 codice 1 RL14 Attività commerciali non abituali
    L, L1 D4 codice 6 RL13 Diritti d’autore percepiti da eredi o acquirenti dei diritti
    B D3 codice 1 RL25 Diritti d’autore e invenzioni dell’autore o inventore
    C, D D3 codice 3 RL27 Associazione in partecipazione con apporto di solo lavoro; utili dei soci promotori e fondatori
    E D3 codice 2 RL26 codice 1 Levata dei protesti dei segretari comunali
    F non previsto RL26 codice 2 Indennità di giudici onorari di pace e vice procuratori onorari
    N D4 codice 7 RL21 Compensi di cori, bande e filodrammatiche dilettantistiche

    Le ritenute indicate nella CU vanno al rigo RL20 per i redditi della sezione II e al rigo RL33 per quelli della sezione III.

    Redditi diversi: come si tassano e quando danno una detrazione

    I redditi diversi del quadro RL non hanno un’aliquota propria: il netto della sezione II (rigo RL19) e quello della sezione III (rigo RL32) si sommano agli altri redditi nel rigo RN1, colonna 5, e sono tassati con gli scaglioni IRPEF. Restano fuori dal cumulo solo i casi previsti, come le locazioni brevi con cedolare secca e gli immobili esteri del rigo RL12, colonna 1.

    La differenza tra i righi conta anche per le detrazioni. I redditi dei righi da RL5 a RL13 sono quelli che le istruzioni chiamano «redditi diversi per i quali non è prevista una detrazione». Per le attività occasionali (righi RL14, RL15 e RL16) e per i redditi della sezione III spetta invece la detrazione del rigo RN7, colonne 3 e 4, del quadro RN.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cosa si intende per 'lavoro autonomo occasionale' ai fini fiscali?

    Si tratta di una prestazione di lavoro intellettuale o manuale svolta senza carattere di abitualità e continuità, senza una struttura organizzativa. Se hai solo un incarico sporadico all’anno e non hai una partita IVA professionale, il tuo compenso va al rigo RL15.

    La plusvalenza sulla vendita della casa in cui abito è tassata?

    No, se l’immobile è stato adibito ad abitazione principale per la maggior parte del periodo tra acquisto e vendita, la plusvalenza è esente. Se invece è un immobile che non hai usato come abitazione principale, la plusvalenza va dichiarata al rigo RL6 se acquistato da meno di 5 anni.

    Chi ha scritto un libro: dove dichiara i proventi?

    L’autore che sfrutta economicamente la propria opera dell’ingegno dichiara i proventi nella sezione III (rigo RL25), con una deduzione forfettaria del 25% delle spese (o del 40% se di età inferiore a 35 anni). Chi ha invece acquistato a titolo oneroso i diritti da un autore usa il rigo RL13, con deduzione forfettaria del 25%.

    I redditi da locazione breve vanno sempre nel quadro RL?

    I redditi da locazione breve (contratti fino a 30 giorni) vanno nel quadro RL quando il locatario non è il proprietario ma un comodatario, oppure nel quadro RB per il proprietario. In entrambi i casi è possibile optare per la cedolare secca.

    Ho percepito un compenso per 'obblighi di non fare': dove lo dichiaro?

    I compensi ricevuti per assumere obblighi di fare, non fare o permettere (ad es. accordo di non concorrenza) vanno al rigo RL16 del quadro RL come redditi diversi.

    Nel quadro RL i redditi diversi fanno cumulo con gli altri redditi?

    Sì, nella regola generale. Il reddito netto della sezione II (rigo RL19) e quello della sezione III (rigo RL32) si sommano agli altri redditi nel rigo RN1, colonna 5, e vengono tassati con le aliquote IRPEF progressive. Fanno eccezione le locazioni brevi del comodatario o del sublocatore se si sceglie la cedolare secca (rigo RL10, colonna 3) e i redditi degli immobili esteri indicati al rigo RL12, colonna 1, che vanno al rigo RN50.

    Che differenza c’è tra il rigo RL10 e il rigo RL14?

    Il rigo RL10 accoglie i proventi dalla sublocazione di immobili, dall’usufrutto o da altri diritti reali di godimento e dal noleggio di beni mobili; il rigo RL14 i corrispettivi di attività commerciali svolte in modo non abituale. Entrambi concorrono al reddito complessivo al netto delle spese inerenti, ma solo i redditi dei righi RL14, RL15 e RL16 danno diritto alla detrazione del rigo RN7 del quadro RN; RL10 sta tra i redditi diversi «per i quali non è prevista una detrazione». Solo RL10 ammette la cedolare secca, per le locazioni brevi.

    Dove si indicano le ritenute d’acconto del quadro RL?

    Dipende dalla sezione: al rigo RL3, colonna 3, per i redditi di capitale; al rigo RL20 per i redditi diversi della sezione II (per esempio la ritenuta del 20% sulla prestazione occasionale); al rigo RL33 per i redditi della sezione III, come i diritti d’autore. Gli importi confluiscono poi nel rigo RN33, colonna 4.

    Da leggere insieme

  • Art. 45 D.Lgs. 81/2015 – Apprendistato alta formazione e ricerca

    Art. 45 D.Lgs. 81/2015 – Apprendistato alta formazione e ricerca

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. Possono essere assunti in apprendistato di alta formazione e di ricerca, per il conseguimento di titoli di studio universitari e della alta formazione, ivi compresi i dottorati di ricerca, diplomi relativi ai percorsi degli istituti tecnici superiori e per attività di ricerca, nonché per il praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche o per esperienze professionali, i soggetti di età compresa tra i diciotto anni e i ventinove anni.

    2. La regolamentazione dell’apprendistato di alta formazione e di ricerca è rimessa alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano, in accordo con le associazioni territoriali dei datori di lavoro e dei lavoratori, le università, gli istituti tecnici superiori e le altre istituzioni formative o di ricerca, anche pubbliche, nel rispetto dei seguenti criteri: durata del contratto non superiore a tre anni; previsione di un tutore aziendale con formazione e competenze adeguate.

    3. In assenza di regolamentazione regionale, l’attivazione dell’apprendistato per attività di ricerca, per il conseguimento di titoli di studio universitari e dell’alta formazione, ivi compresi i dottorati di ricerca, o per il praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche o per esperienze professionali, è rimessa ad apposite convenzioni stipulate dai singoli datori di lavoro o dalle loro associazioni con le università, gli istituti tecnici superiori e le istituzioni formative o di ricerca, anche pubbliche, ovvero con i rispettivi ordini o collegi professionali.

  • Art. 44 D.Lgs. 81/2015 – Apprendistato professionalizzante

    Art. 44 D.Lgs. 81/2015 – Apprendistato professionalizzante

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. L’apprendistato professionalizzante può essere instaurato con soggetti di età compresa tra i diciotto anni e i ventinove anni.

    2. La regolamentazione dell’apprendistato professionalizzante è rimessa ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale nonché, per i profili che attengono alla formazione, alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano, previo accordo in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

    3. La regolamentazione dei contratti collettivi deve prevedere:

    a) la durata del contratto che non può comunque essere superiore a tre anni ovvero cinque per le figure professionali dell’artigianato individuate dalla contrattazione collettiva di riferimento;

    b) la formazione aziendale e la relativa durata, anche tenuto conto delle competenze acquisite fuori dal contesto formale e informale, nonché le modalità di erogazione, che possono essere svolte nella impresa anche con modalità a distanza;

    c) le attribuzioni del tutor aziendale;

    d) il piano formativo individuale, anche in forma sintetica.

    4. La regolamentazione dell’offerta formativa pubblica connessa all’apprendistato professionalizzante è rimessa alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano, previo accordo in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, sentite le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, nel rispetto dei seguenti criteri:

    a) durata e modalità di erogazione della formazione per l’acquisizione delle competenze di base e trasversali;

    b) riconoscimento della formazione, eventualmente svolta presso altri datori di lavoro o in altri contesti di apprendimento anche non formale e informale.

    5. Per i datori di lavoro che svolgono la propria attività in cicli stagionali, i contratti collettivi di lavoro stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale possono prevedere specifiche modalità di svolgimento del contratto di apprendistato, anche a tempo determinato.

  • Forfettario 2026: coefficienti di redditività per codice ATECO

    In sintesi

    • Il coefficiente di redditività è la percentuale che si applica ai tuoi ricavi o compensi per calcolare il reddito imponibile sul quale paghi l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per le start-up).
    • Varia dal 40% all’86% a seconda del settore di attività: più basso per commercio e ristorazione (dove i costi sono alti), più alto per costruzioni e attività professionali.
    • Il coefficiente si legge ancora sul codice ATECO 2007: fino all’approvazione dei nuovi coefficienti basati sulla classificazione ATECO 2025, il reddito si calcola con la tabella dell’allegato 4 alla legge n. 190 del 2014, in base al codice ATECO 2007. Nel modello Redditi PF 2026 si indicano entrambi i codici: l’ATECO 2025 nel rigo LM21 e l’ATECO 2007 nel rigo LM22.
    • Attività prevalente conta: se svolgi più attività con codici ATECO diversi nello stesso gruppo, usi il coefficiente del gruppo e sommi tutti i compensi. Se le attività sono in gruppi diversi, compili righi separati (da LM22 a LM27).
    • Il coefficiente non è deducibile dai costi reali: nel forfettario non si deducono le spese effettive; il coefficiente le incorpora forfettariamente.

    Come funziona il coefficiente di redditività nel forfettario

    Se sei in regime forfettario, non dichiari i costi uno per uno. Il fisco ha già deciso, per ogni categoria di attività, quale percentuale dei tuoi ricavi rappresenta il tuo reddito netto. Questa percentuale si chiama coefficiente di redditività. La logica è semplice: un commerciante all’ingrosso ha costi molto alti (merce da acquistare, magazzino, ecc.), quindi il coefficiente è basso (40%); un avvocato o un medico ha costi fissi inferiori rispetto ai compensi, quindi il coefficiente è più alto (78%). Il gruppo si sceglie dalle prime due cifre del codice ATECO 2007, non dal tipo di attività che si percepisce come «professionale»: per esempio la consulenza informatica (divisione 62) sta nelle «altre attività economiche» al 67%, non al 78%.

    Il calcolo del reddito imponibile è: compensi/ricavi dell’anno x coefficiente di redditività = reddito imponibile. Su questo importo si applica poi l’imposta sostitutiva del 15% (oppure 5% se sei nei primi cinque anni di attività e rispetti le condizioni di legge). I contributi previdenziali versati si deducono interamente dal reddito imponibile, riducendo la base su cui si calcola l’imposta.

    Attenzione: per l’anno d’imposta 2025 si continuano a usare i codici ATECO 2007 e i relativi coefficienti previsti dall’allegato 4 alla legge n. 190 del 2014. I nuovi coefficienti basati sulla classificazione ATECO 2025 entreranno in vigore solo dopo l’approvazione di un apposito decreto (art. 1, decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 81).

    Coefficienti di redditività per gruppo ATECO 2007 (allegato 4, legge 190/2014)
    Gruppo di settore Codici ATECO 2007 Coefficiente
    Industrie alimentari e delle bevande 10-11 40%
    Commercio all'ingrosso e al dettaglio 45; da 46.2 a 46.9; da 47.1 a 47.7; 47.9 40%
    Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande 47.81 40%
    Commercio ambulante di altri prodotti 47.82 – 47.89 54%
    Costruzioni e attività immobiliari (41-42-43) – (68) 86%
    Intermediari del commercio 46.1 62%
    Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione 55-56 40%
    Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi (64-65-66)-(69-70-71-72-73-74-75)-(85)-(86-87-88) 78%
    Altre attività economiche (01-02-03)-(05..09)-(12..33)-(35)-(36..39)-(49..53)-(58..63)-(77..82)-(84)-(90..96)-(97-98)-(99) 67%

    Coefficiente di redditività per codice ATECO: esempi di attività

    Per trovare il coefficiente bastano le prime due cifre del codice ATECO 2007 (la «divisione»), salvo i casi in cui la tabella entra più nel dettaglio (46.1, 47.81, da 47.82 a 47.89). Alcuni esempi tra le ricerche più frequenti:

    Esempi di attività e coefficiente di redditività (tabella dell’allegato 4, legge 190/2014)
    Attività Divisione o codice ATECO 2007 Coefficiente
    Agente di commercio, procacciatore d’affari 46.1 62%
    Commercio online (e-commerce) 47.9 40%
    Commercio ambulante non alimentare (es. abbigliamento) da 47.82 a 47.89 54%
    Bed and breakfast, affittacamere, bar, ristoranti 55 e 56 40%
    Agente immobiliare, attività immobiliari 68 86%
    Impiantisti, installatori, edilizia 41, 42 e 43 86%
    Taxi, NCC e trasporti 49 67%
    Produzione video, cameraman 59 67%
    Sviluppo software, consulenza informatica, portali web 62 e 63 67%
    Agenzie di viaggio e servizi di prenotazione 79 67%
    Parrucchieri, estetisti e altri servizi alla persona 96 67%
    Avvocati, consulenti del lavoro, consulenti di direzione 69 e 70 78%
    Architetti, ingegneri, grafici e designer, traduttori 71 e 74 78%
    Medici, psicologi, fisioterapisti e altre professioni sanitarie 86 78%
    Educatori e assistenza sociale non residenziale 88 78%
    Insegnanti, formatori 85 78%
    Agenti e broker di assicurazioni 66 78%

    Il coefficiente dipende solo dal codice ATECO dell’attività, non dalla gestione INPS: un artigiano e un commerciante con lo stesso codice hanno lo stesso coefficiente. Se il codice ATECO 2025 attribuito alla tua partita IVA non ha un corrispondente evidente nella classificazione 2007, per individuare il codice 2007 corrispondente le istruzioni rinviano alla pagina dedicata del sito ISTAT.

    ATECO 2025 e forfettario: quale codice usare nella dichiarazione

    Dal 2025 è in vigore la classificazione ATECO 2025, ma i coefficienti di redditività non sono ancora stati riscritti sui nuovi codici. L’art. 1 del decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 81 stabilisce che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti, il reddito si continua a determinare con la tabella dell’allegato 4 alla legge 190/2014 e con il codice ATECO 2007. Le istruzioni del modello Redditi PF 2026 lo traducono così:

    • nel rigo LM21, colonna 4, va il codice ATECO 2025 dell’attività svolta;
    • nel rigo LM22, colonna 1, va il codice ATECO 2007 corrispondente, e nella colonna 2 il coefficiente di quel codice.

    Come si calcola il reddito forfettario: i righi del quadro LM

    Calcolo del reddito nel quadro LM, sezione III (modello Redditi PF 2026)
    Rigo Cosa si indica
    LM22, col. 3 Ricavi o compensi incassati nell’anno (principio di cassa)
    LM22, col. 5 Reddito dell’attività: ricavi per coefficiente
    da LM23 a LM27 Un rigo per ogni gruppo di attività diverso, ciascuno con il suo coefficiente
    LM34, col. 3 Reddito lordo: somma dei redditi dei righi da LM22 a LM27
    LM35 Contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno (col. 1) e quota che trova capienza nel reddito (col. 2)
    LM36 Reddito netto: LM34 meno LM35
    LM49 Contributi che non trovano capienza: si deducono dal reddito complessivo

    Se nello stesso anno incassi anche compensi per diritti d’autore legati all’attività, vanno nella colonna 4 del rigo LM22 e concorrono al reddito abbattuti del 25% (del 40% se hai meno di 35 anni). Fonte: istruzioni Redditi PF 2026, fascicolo 3, quadro LM, sezione III (pp. 43-47).

    Chi può applicare il forfettario nel 2026: le soglie

    • 85.000 euro di ricavi o compensi nell’anno precedente, ragguagliati ad anno: è il limite per entrare o restare nel regime.
    • 100.000 euro: se li superi in corso d’anno, il forfettario cessa dallo stesso anno e il reddito si determina in modo ordinario per l’intero anno.
    • 35.000 euro di redditi di lavoro dipendente o assimilati nell’anno precedente: per gli anni 2025 e 2026 è questo il limite oltre il quale non si accede (in generale è 30.000 euro); non conta se il rapporto di lavoro è cessato.
    • 20.000 euro lordi di spese per lavoro dipendente e collaboratori.

    Le cause di uscita sono spiegate in uscita dal regime forfettario; per la deduzione dei contributi nel rigo LM35 vedi forfettario e contributi INPS.

    Esempio pratico

    • Caio è un consulente informatico (ATECO 2007 62.01). La divisione 62 non è tra le attività professionali al 78%: rientra nelle «altre attività economiche», con coefficiente 67%. Nel 2025 ha incassato compensi per 40.000 euro. Reddito imponibile: 40.000 x 67% = 26.800 euro. Ha versato contributi INPS per 3.500 euro: li deduce interamente. Base per l’imposta sostitutiva: 26.800 – 3.500 = 23.300 euro. Imposta sostitutiva al 15%: 23.300 x 15% = 3.495 euro. Se Caio fosse nei primi cinque anni di attività e avesse i requisiti per l’aliquota ridotta al 5%, pagherebbe invece 23.300 x 5% = 1.165 euro. Con il 78% (per esempio un ingegnere, divisione 71) lo stesso incasso darebbe un reddito di 31.200 euro.

    Documenti necessari

    • Codice ATECO 2025 della partita IVA (visibile nel cassetto fiscale) e codice ATECO 2007 corrispondente, che serve per il coefficiente
    • Registro dei corrispettivi o fatture emesse per determinare il totale dei compensi percepiti nel 2025
    • Ricevute F24 dei contributi previdenziali versati nel 2025
    • Modello Redditi PF 2026, Fascicolo 3, quadro LM, Sezione III (righi LM21-LM39)

    Caso 1: Tizio gestisce un ristorante (ATECO 56)

    Scenario. Tizio è in regime forfettario e ha incassato nel 2025 ricavi per 55.000 euro dalla sua attività di ristorazione (ATECO 56.10).

    Come si applica. Il settore ‘Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione’ (codice 55-56) ha un coefficiente di redditività del 40%. Reddito imponibile: 55.000 x 40% = 22.000 euro. Deduce i contributi INPS versati (supponiamo 4.000 euro), ottenendo 18.000 euro di base imponibile. Imposta sostitutiva al 15%: 2.700 euro.

    In pratica

    • Attività di ristorazione (ATECO 55-56): coefficiente 40%. Con 55.000 euro di ricavi, il reddito imponibile lordo è 22.000 euro.
    • Ricorda che anche il limite di ricavi per restare nel forfettario (85.000 euro) si verifica sul totale incassato nell’anno precedente.

    Caso 2: Sempronio fa l'agente di commercio (ATECO 46.1)

    Scenario. Sempronio è agente di commercio monomandatario, ATECO 46.19, in regime forfettario. Nel 2025 ha incassato provvigioni per 30.000 euro.

    Come si applica. Gli intermediari del commercio (ATECO 46.1) hanno un coefficiente del 62%. Reddito imponibile: 30.000 x 62% = 18.600 euro. Dopo la deduzione dei contributi INPS (es. 2.800 euro), la base è 15.800 euro. Imposta sostitutiva al 15%: 2.370 euro.

    In pratica

    • Attenzione al codice ATECO corretto: 46.1 (intermediari del commercio, coeff. 62%) è diverso da 46.2-46.9 (commercio all’ingrosso, coeff. 40%).
    • Se svolgi più attività nello stesso gruppo, somma i compensi e usa il coefficiente del gruppo.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come trovo il mio coefficiente di redditività se non ricordo il codice ATECO?

    Il codice ATECO della partita IVA è nel cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate e nella dichiarazione di inizio attività. Dal 2025 è un codice ATECO 2025: per il coefficiente serve il codice ATECO 2007 corrispondente, che si individua con la pagina dedicata del sito ISTAT, come indicano le istruzioni. Con le prime due cifre del codice 2007 trovi il gruppo nella tabella dell’allegato 4 alla legge 190/2014.

    Il coefficiente di redditività cambia nel 2026 con ATECO 2025?

    Non ancora. Fino all’approvazione dei nuovi coefficienti costruiti sui codici ATECO 2025, il reddito si calcola con la tabella dell’allegato 4 alla legge 190/2014 e il codice ATECO 2007 (art. 1 del D.Lgs. 81/2025). Nel modello Redditi PF 2026 l’ATECO 2025 va nel rigo LM21 e l’ATECO 2007 nel rigo LM22.

    Qual è il coefficiente di redditività per l’informatica e lo sviluppo software?

    Il 67%. Le divisioni ATECO 2007 62 e 63 (software, consulenza informatica, portali web) rientrano nelle «altre attività economiche», non nelle attività professionali al 78%.

    Artigiani e commercianti hanno un coefficiente diverso?

    No. Il coefficiente dipende dal codice ATECO dell’attività, non dalla gestione INPS: per esempio un impiantista (divisione 43) applica l’86%, un parrucchiere (divisione 96) il 67%, un commerciante al dettaglio (47) il 40%.

    Se svolgo due attività con ATECO diversi, quale coefficiente uso?

    Se le attività rientrano nello stesso gruppo della tabella, usi il coefficiente del gruppo e sommi tutti i compensi in un unico rigo LM22, indicando il codice dell’attività prevalente. Se invece appartengono a gruppi diversi, compili un rigo separato (da LM22 a LM27) per ciascun gruppo, applicando il rispettivo coefficiente.

    I costi reali che ho sostenuto possono abbassare il reddito oltre il coefficiente?

    No. Nel forfettario i costi non si deducono analiticamente. L’unica deduzione aggiuntiva è quella dei contributi previdenziali obbligatori versati, nel rigo LM35. Il coefficiente è forfettario e comprende già la stima dei costi del settore.

    Cosa succede se supero 100.000 euro di ricavi in corso d’anno?

    Il regime forfettario cessa di avere applicazione dall’anno stesso in cui i ricavi o compensi percepiti superano 100.000 euro. Devi determinare il reddito con le modalità ordinarie per l’intero anno d’imposta.

    Vedi anche: Bollo in fattura del forfettario, Associazioni e legge 398, Forfettario o SRL, IRAP deducibile dall’IRES, Redditi occasionali senza partita IVA e Uscita dal forfettario.

  • Art. 43 D.Lgs. 81/2015 – Apprendistato per qualifica e diploma

    Art. 43 D.Lgs. 81/2015 – Apprendistato per qualifica e diploma

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. Il contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore è stipulato con giovani che abbiano compiuto quindici anni e fino al compimento del venticinquesimo anno di età.

    2. Il contratto è finalizzato al conseguimento di una qualifica di istruzione e formazione professionale, di un diploma professionale, di un diploma di istruzione secondaria superiore o di un certificato di specializzazione tecnica superiore.

    3. La durata del contratto è determinata in considerazione della qualifica o del diploma da conseguire e non può in ogni caso essere superiore a tre anni ovvero quattro anni nel caso del diploma quadriennale regionale.

    4. La regolamentazione dell’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore è rimessa alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano, previo accordo in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.