Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 51 D.Lgs. 81/2015 – Rinvio ai contratti collettivi

    Art. 51 D.Lgs. 81/2015 – Rinvio ai contratti collettivi

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. Salvo diversa previsione, ai fini del presente decreto, per contratti collettivi si intendono i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria.

  • Art. 50 D.Lgs. 81/2015 – Coordinamento informativo a fini previdenziali (abrogato)

    Art. 50 D.Lgs. 81/2015 – Coordinamento informativo a fini previdenziali

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.L. 17 marzo 2017, n. 25, convertito senza modificazioni dalla L. 20 aprile 2017, n. 49. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Al fine di verificare, mediante apposita banca dati informativa, l’andamento delle prestazioni di carattere previdenziale e delle relative entrate contributive, conseguenti allo sviluppo delle attività di lavoro accessorio disciplinate dal presente decreto, anche al fine di formulare proposte per adeguamenti normativi delle disposizioni di contenuto economico di cui all’articolo 49, l’INPS e l’INAIL stipulano apposita convenzione con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali

  • Art. 27 L. 91/1992

    Art. 27 L. 91/1992

    Legge 5 febbraio 1992, n. 91 – Nuove norme sulla cittadinanza

    1. La presente legge entra in vigore sei mesi dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Data a Roma, addì 5 febbraio 1992 COSSIGA ANDREOTTI, Presidente del Consiglio dei Ministri DE MICHELIS, Ministro degli affari esteri Visto, il Guardasigilli: MARTELLI articolo precedente

  • Gli integratori alimentari si possono detrarre?

    In sintesi

    • Gli integratori alimentari non sono farmaci: in linea generale non si detraggono nel Modello 730.
    • La detrazione del 19% spetta sui medicinali, cioè prodotti con codice alfanumerico di farmaco sulla confezione.
    • Per i farmaci è obbligatorio lo scontrino parlante con codice fiscale, natura/quantità e codice alfanumerico.
    • La franchigia è di €129,11: la detrazione si calcola solo sulla parte di spesa che supera questa soglia.
    • Alcune spese sanitarie correlate a patologie documentate dal medico possono avere trattamento diverso: verifica caso per caso.
    • Il pagamento in contanti è ammesso per i medicinali, ma non per le prestazioni sanitarie rese da privati.

    Perché gli integratori di solito non si detraggono

    Ogni anno molti contribuenti si chiedono se possano inserire nel 730 la spesa per vitamine, probiotici, proteine in polvere, omega-3 e altri integratori acquistati in farmacia o in erboristeria. La risposta, nella quasi totalità dei casi, è no: gli integratori alimentari non danno diritto alla detrazione del 19% prevista per le spese sanitarie.

    Il motivo è preciso: le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per il Modello 730/2026 ammettono la detrazione sull’acquisto di medicinali, documentato da scontrino parlante o fattura in cui devono essere specificati la natura e la quantità dei prodotti acquistati, il codice alfanumerico (identificativo della qualità del farmaco) posto sulla confezione del medicinale e il codice fiscale del destinatario. Gli integratori alimentari non sono classificati come medicinali: non hanno un codice alfanumerico di farmaco sulla confezione e rientrano nella categoria degli alimenti, non in quella dei prodotti medicinali. Di conseguenza manca il presupposto normativo per la detrazione.

    Esiste però una distinzione importante che vale la pena conoscere. Alcuni prodotti venduti in farmacia hanno una forma simile a quella degli integratori ma sono classificati come farmaci: in quel caso la confezione riporta il codice alfanumerico, lo scontrino parlante può essere emesso correttamente e la spesa è detraibile. Se hai dubbi su un prodotto specifico, chiedi al farmacista se è classificato come medicinale o come integratore alimentare: la distinzione è stampata sulla confezione e nella banca dati dell’AIFA.

    Farmaci vs integratori: riepilogo del trattamento fiscale
    Prodotto Classificazione Detraibile 19% Documento richiesto
    Farmaco con codice alfanumerico (es. antidolorifici, antibiotici) Medicinale Sì (sopra franchigia €129,11) Scontrino parlante o fattura
    Integratore alimentare (vitamine, probiotici, omega-3) Alimento No, in linea generale Non rilevante
    Farmaco da banco (OTC) con codice alfanumerico Medicinale Sì (sopra franchigia €129,11) Scontrino parlante o fattura
    Prodotto erboristico / fitoterapico senza codice farmaco Alimento/integratore No Non rilevante

    Esempio pratico

    • Caio spende durante il 2025 €180 in integratori di vitamina D e magnesio acquistati in farmacia, e €220 in farmaci veri e propri (antinfiammatori, antibiotici) per i quali ottiene lo scontrino parlante. Nel 730/2026 può indicare solo i €220 di farmaci nel rigo E1. La detrazione si calcola sulla parte che supera la franchigia di €129,11: €220 – €129,11 = €90,89, per un risparmio fiscale del 19% pari a circa €17,27. I €180 di integratori non entrano nel conteggio e non abbattono l’imposta.

    Documenti necessari

    • Scontrino parlante per i medicinali (codice fiscale + natura/quantità + codice alfanumerico del farmaco)
    • Fattura del farmacista o del medico, in alternativa allo scontrino
    • Documentazione medica (utile in caso di contestazione, per dimostrare la natura terapeutica di un prodotto specifico)

    Caso 1: Tizio compra vitamina D su consiglio del medico

    Scenario. Il medico di Tizio riscontra una carenza di vitamina D e gli consiglia di acquistare un integratore specifico in farmacia. Tizio spende €35 e vuole detrarre la somma nel 730.

    Come si applica. Il consiglio del medico non basta a rendere detraibile un integratore alimentare. Ciò che conta è la classificazione del prodotto: se sulla confezione non compare un codice alfanumerico di farmaco e il prodotto non è registrato come medicinale, la spesa non è detraibile. Tizio dovrebbe verificare con il farmacista se esiste un’alternativa classificata come farmaco per lo stesso principio attivo. In quel caso, con lo scontrino parlante, la spesa sarebbe detraibile. In caso contrario, la spesa rimane fuori dalla dichiarazione.

    In pratica

    • Chiedi al farmacista se il prodotto consigliato è classificato come medicinale o come integratore.
    • Controlla la confezione: se non ha un codice alfanumerico di farmaco, non è detraibile.
    • Una prescrizione medica non trasforma automaticamente un integratore in un medicinale detraibile.

    Caso 2: Sempronia acquista proteine e integratori per sport

    Scenario. Sempronia segue un programma di allenamento e acquista proteine in polvere, aminoacidi ramificati e multivitaminici per un totale di €200 nel 2025. Si chiede se può detrarre queste spese come spese sanitarie.

    Come si applica. No. I prodotti sportivi come proteine, aminoacidi e multivitaminici non sono medicinali: non hanno codice alfanumerico di farmaco e non rientrano tra le spese sanitarie detraibili. Non è rilevante che siano acquistati in farmacia invece che in un negozio sportivo: la classificazione del prodotto non cambia in base al canale di vendita. Le spese per integratori sportivi non vanno indicate nel rigo E1 del 730.

    In pratica

    • Prodotti sportivi (proteine, aminoacidi, creatina) non sono spese sanitarie: non si detraggono.
    • Il luogo di acquisto (farmacia, parafarmacia, negozio) non influisce sulla detraibilità.
    • Indica nel 730 solo farmaci con codice alfanumerico, certificati da scontrino parlante.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso detrarre gli integratori di vitamina C o D acquistati in farmacia?

    In linea generale no, perché gli integratori non sono classificati come medicinali e non hanno il codice alfanumerico di farmaco. Se esiste una versione dello stesso principio attivo registrata come farmaco (con tanto di codice alfanumerico sulla confezione), quella versione è detraibile: chiedi al farmacista.

    Cosa succede se il mio medico mi prescrive un integratore?

    La prescrizione medica non cambia la classificazione fiscale del prodotto. Se l’integratore non è un medicinale, non è detraibile anche se prescritto. La detrazione dipende dalla classificazione del prodotto, non dall’indicazione del medico.

    Gli integratori per celiaci si possono detrarre?

    Gli alimenti senza glutine acquistati da persone con celiachia certificata seguono regole specifiche, diverse da quelle degli integratori ordinari. Consulta l’articolo dedicato alla celiachia per i dettagli su questa agevolazione.

    Cosa si può detrarre in farmacia oltre ai farmaci?

    In farmacia si possono acquistare prodotti detraibili diversi dai farmaci, come i dispositivi medici (ad esempio bende, siringhe, misuratori di pressione con marcatura CE di dispositivo medico). Anche in quel caso è necessario lo scontrino o la fattura con la natura del prodotto, e si applica la franchigia di €129,11 sul totale annuo delle spese sanitarie.

    Qual è la franchigia per le spese sanitarie?

    La franchigia è di €129,11: la detrazione del 19% si applica solo sulla parte di spesa che supera questa soglia. La franchigia è unica per tutto l’anno e si calcola sul totale delle spese sanitarie (farmaci, visite, ecc.), non separatamente per ogni tipo di spesa.

    Come faccio a sapere se un prodotto è un farmaco o un integratore?

    Guarda la confezione: se è un medicinale, riporta un codice alfanumerico (il cosiddetto ‘codice ministeriale’) e la dicitura ‘medicinale’. Se è un integratore, in genere riporta ‘integratore alimentare’ o ‘complemento alimentare’. In caso di dubbio chiedi al farmacista o consulta il sito dell’AIFA.

  • Art. 49 D.Lgs. 81/2015 – Disciplina del lavoro accessorio (abrogato)

    Art. 49 D.Lgs. 81/2015 – Disciplina del lavoro accessorio

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.L. 17 marzo 2017, n. 25, convertito senza modificazioni dalla L. 20 aprile 2017, n. 49. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Per ricorrere a prestazioni di lavoro accessorio, i committenti imprenditori o professionisti acquistano esclusivamente attraverso modalità telematiche uno o più carnet di buoni orari, numerati progressivamente e datati, per prestazioni di lavoro accessorio il cui valore nominale è fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per le diverse attività lavorative e delle risultanze istruttorie del confronto con le parti sociali.

    I committenti non imprenditori o professionisti possono acquistare i buoni anche presso le rivendite autorizzate.

    2. In attesa della emanazione del decreto di cui al comma 1, e fatte salve le prestazioni rese nel settore agricolo, il valore nominale del buono orario è fissato in 10 euro e nel settore agricolo è pari all’importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuata dal contratto collettivo stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

    3. I committenti imprenditori non agricoli o professionisti che ricorrono a prestazioni di lavoro accessorio sono tenuti, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione, a comunicare alla sede territoriale competente dell’Ispettorato nazionale del lavoro, mediante sms o posta elettronica, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, indicando, altresì, il luogo, il giorno e l’ora di inizio e di fine della prestazione.

    I committenti imprenditori agricoli sono tenuti a comunicare, nello stesso termine e con le stesse modalità di cui al primo periodo, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore a tre giorni.

    Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali possono essere individuate modalità applicative della disposizione di cui al primo periodo nonché ulteriori modalità di comunicazione in funzione dello sviluppo delle tecnologie.

    In caso di violazione degli obblighi di cui al presente comma si applica la sanzione amministrativa da euro 400 ad euro 2.400 in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione.

    Non si applica la procedura di diffida di cui all’ articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124 .

    4. Il prestatore di lavoro accessorio percepisce il proprio compenso dal concessionario di cui al comma 7, successivamente all’accreditamento dei buoni da parte del beneficiario della prestazione di lavoro accessorio.

    Il compenso è esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accessorio.

    5. Fermo restando quanto disposto dal comma 6, il concessionario provvede al pagamento delle spettanze alla persona che presenta i buoni, effettuando altresì il versamento per suo conto dei contributi previdenziali all’INPS, alla gestione separata di cui all’ articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335 , in misura pari al 13 per cento del valore nominale del buono, e per fini assicurativi contro gli infortuni all’INAIL, in misura pari al 7 per cento del valore nominale del buono, e trattiene l’importo autorizzato dal decreto di cui al comma 1, a titolo di rimborso spese.

    La percentuale relativa al versamento dei contributi previdenziali può essere rideterminata con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, in funzione degli incrementi delle aliquote contributive per gli iscritti alla gestione separata dell’INPS.

    6. In considerazione delle particolari e oggettive condizioni sociali di specifiche categorie di soggetti correlate allo stato di disabilità, di detenzione, di tossicodipendenza o di fruizione di ammortizzatori sociali per i quali è prevista una contribuzione figurativa, utilizzati nell’ambito di progetti promossi da pubbliche amministrazioni, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con decreto, può stabilire specifiche condizioni, modalità e importi dei buoni orari.

    7. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali individua con decreto il concessionario del servizio e regolamenta i criteri e le modalità per il versamento dei contributi di cui al comma 5 e delle relative coperture assicurative e previdenziali.

    In attesa del decreto ministeriale i concessionari del servizio sono individuati nell’INPS e nelle agenzie per il lavoro di cui agli articoli 4, comma 1, lettere a) e c) e 6, commi 1 , 2 e 3, del decreto legislativo n. 276 del 2003 .

    8. Fino al 31 dicembre 2015 resta ferma la previgente disciplina per l’utilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio già richiesti alla data di entrata in vigore del presente decreto

  • Art. 48 D.Lgs. 81/2015 – Definizione e campo di applicazione (abrogato)

    Art. 48 D.Lgs. 81/2015 – Definizione e campo di applicazione

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.L. 17 marzo 2017, n. 25, convertito senza modificazioni dalla L. 20 aprile 2017, n. 49. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attività lavorative che non danno luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori a 7.000 euro nel corso di un anno civile, annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati.

    Fermo restando il limite complessivo di 7.000 euro, nei confronti dei committenti imprenditori o professionisti, le attività lavorative possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro, rivalutati annualmente ai sensi del presente comma.

    2. Prestazioni di lavoro accessorio possono essere altresì rese, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, nel limite complessivo di 3.000 euro di compenso per anno civile, rivalutati ai sensi del comma 1, da percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito.

    L’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio.

    3. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano in agricoltura: a) alle attività lavorative di natura occasionale rese nell’ambito delle attività agricole di carattere stagionale effettuate da pensionati e da giovani con meno di venticinque anni di età se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università; b) alle attività agricole svolte a favore di soggetti di cui all’ articolo 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 , che non possono, tuttavia, essere svolte da soggetti iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

    4. Il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio da parte di un committente pubblico è consentito nel rispetto dei vincoli previsti dalla vigente disciplina in materia di contenimento delle spese di personale e, ove previsto, dal patto di stabilità interno.

    5. I compensi percepiti dal lavoratore secondo le modalità di cui all’articolo 49 sono computati ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.

    6. È vietato il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi, fatte salve le specifiche ipotesi individuate con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentite le parti sociali, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

    7. Resta fermo quanto disposto dall’ articolo 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001

  • Art. 47-octies D.Lgs. 81/2015 – Osservatorio per i rider

    Art. 47-octies D.Lgs. 81/2015 – Osservatorio per i rider

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. È istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un Osservatorio permanente per le attività di consegna di beni per conto altrui, presieduto da un rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e composto da tre esperti e da rappresentanti delle associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale nonché da rappresentanti delle istituzioni locali.

    2. L’Osservatorio ha il compito di monitorare il fenomeno delle attività di consegna di beni per conto altrui e di elaborare proposte normative.

  • Art. 47-septies D.Lgs. 81/2015 – Copertura assicurativa obbligatoria rider

    Art. 47-septies D.Lgs. 81/2015 – Copertura assicurativa obbligatoria rider

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. I lavoratori di cui all’articolo 47-bis sono obbligatoriamente assicurati contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, e successive modificazioni. Ai fini dell’applicazione del suddetto decreto, i soggetti tenuti agli adempimenti relativi all’assicurazione sono individuati nei committenti di cui all’articolo 47-bis.

    2. I lavoratori di cui all’articolo 47-bis sono altresì assicurati contro le malattie in caso di durata dell’incapacità al lavoro superiore a sessanta giorni, la cui disciplina è demandata ai contratti collettivi di lavoro.

  • Art. 47-sexies D.Lgs. 81/2015 – Protezione dati personali rider

    Art. 47-sexies D.Lgs. 81/2015 – Protezione dati personali rider

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. I lavoratori di cui all’articolo 47-bis hanno diritto alla protezione dei dati personali in conformità alle disposizioni del regolamento (UE) 2016/679 e del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e successive modificazioni.

    2. I sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati deputati a fornire indicazioni o a prendere decisioni rilevanti ai fini della determinazione del compenso nonché dell’erogazione, della gestione, della limitazione o della cessazione del servizio devono essere trasparenti, non discriminatori e verificabili.

  • Art. 47-quinquies D.Lgs. 81/2015 – Divieto di discriminazione rider

    Art. 47-quinquies D.Lgs. 81/2015 – Divieto di discriminazione rider

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. I lavoratori di cui all’articolo 47-bis non possono essere discriminati. È in particolare fatto divieto di qualsiasi discriminazione basata sulla loro appartenenza a una categoria protetta, che sia svolta o meno tramite piattaforme digitali.

  • Pensionati esteri al Sud: regime al 7% nel 730/2026

    In sintesi

    • Il regime consente ai pensionati di fonte estera che trasferiscono la residenza in comuni del Mezzogiorno di pagare un’imposta sostitutiva del 7% su tutti i redditi prodotti all’estero.
    • I comuni ammessi devono avere una popolazione non superiore a 20.000 abitanti e trovarsi nelle regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia.
    • Per accedere al regime occorre non essere stati fiscalmente residenti in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti a quello in cui l’opzione diventa efficace.
    • Il trasferimento di residenza deve avvenire da Paesi con i quali l’Italia ha accordi di cooperazione amministrativa in materia fiscale.
    • L’agevolazione dura complessivamente dieci anni: il periodo di trasferimento più i nove periodi d’imposta successivi.
    • L’opzione si esercita nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui si trasferisce la residenza, compilando la sezione apposita del quadro M (rigo M51).

    Come funziona il regime agevolato per i pensionati esteri

    Dal 1° gennaio 2019 esiste in Italia un regime fiscale pensato apposta per attrarre chi percepisce una pensione dall’estero e vuole trascorrere gli anni della pensione nel Sud Italia. La regola di base è semplice: invece di applicare le normali aliquote IRPEF progressive su tutti i redditi esteri, il pensionato paga un’imposta sostitutiva unica del 7%, calcolata in modo forfettario sull’insieme dei redditi prodotti fuori dall’Italia.

    Il regime è disciplinato dall’articolo 24-ter del TUIR ed è stato introdotto con l’obiettivo di spingere lo sviluppo demografico ed economico dei piccoli comuni del Mezzogiorno. Non si tratta di un’esenzione, ma di una tassazione agevolata e semplificata: si paga il 7% su tutto ciò che si produce all’estero, senza dover applicare le aliquote ordinarie (che nel 2025 arrivano fino al 43%) né calcolare detrazioni e deduzioni.

    L’opzione si esercita direttamente nella dichiarazione dei redditi, compilando il rigo M51 del quadro M del Modello 730 (o del Modello Redditi PF), e rimane valida per dieci anni complessivi. Chi sceglie di revocarla può farlo in qualsiasi anno, con effetto dall’anno in cui esercita la revoca.

    Requisiti e caratteristiche del regime al 7%
    Elemento Dettaglio
    Aliquota 7% forfettaria su tutti i redditi di qualunque categoria prodotti all'estero
    Tipo di reddito agevolato Redditi di qualunque categoria prodotti all'estero (pensione estera e altri redditi esteri)
    Regioni ammesse Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise, Puglia
    Dimensione del comune Popolazione non superiore a 20.000 abitanti
    Requisito di non residenza pregressa Non residenti in Italia nei 5 periodi d'imposta precedenti l'opzione
    Paese di provenienza Paese con accordo di cooperazione amministrativa in vigore con l'Italia
    Durata dell'agevolazione Il periodo di trasferimento + i 9 periodi d'imposta successivi (10 anni totali)

    Esempio pratico

    • Tizio, pensionato tedesco, si trasferisce nel 2025 in un comune calabrese di 15.000 abitanti. Non ha mai risieduto in Italia prima. La sua pensione tedesca ammonta a 30.000 euro annui; ha inoltre un affitto in Germania da cui ricava 8.000 euro. Con il regime ordinario pagherebbe l’IRPEF su entrambi i redditi esteri in base agli scaglioni progressivi. Con il regime al 7%, invece, applica il 7% sull’intero reddito estero di 38.000 euro, pagando 2.660 euro di imposta sostitutiva. La scelta va esercitata nel 730/2026 compilando il rigo M51 e indicando il comune di residenza.

    Documenti necessari

    • Documentazione attestante la residenza nel comune del Mezzogiorno (certificato di residenza anagrafica)
    • Certificazione dei redditi da pensione estera (equivalente della Certificazione Unica, rilasciata dall’ente previdenziale estero)
    • Documentazione degli altri redditi prodotti all’estero (dichiarazioni fiscali estere, estratti conto, contratti di locazione estera)
    • Eventuali certificazioni delle imposte pagate all’estero sulle giurisdizioni per cui non si esercita l’opzione
    • Certificato storico di residenza o documentazione equivalente attestante la non residenza in Italia nei 5 anni precedenti

    Pensionato che trasferisce la residenza nel primo anno di opzione

    Scenario. Caio, pensionato britannico, si trasferisce nel 2025 in un comune siciliano di 12.000 abitanti. Non ha mai risieduto in Italia. Percepisce una pensione dal Regno Unito e affitta un appartamento a Londra.

    Come si applica. Caio può esercitare l’opzione per il regime al 7% compilando il rigo M51 nel 730/2026. Indica come anno di primo esercizio il 2025. Nella colonna 4 dichiara di non essere stato residente in Italia nei cinque anni precedenti. Nel rigo M54 indica l’ammontare della pensione estera e degli altri redditi prodotti all’estero. Questi redditi non vanno inseriti negli altri quadri della dichiarazione: sono tassati solo tramite l’imposta sostitutiva al 7%.

    In pratica

    • I redditi esteri coperti dall’opzione non si sommano al reddito complessivo IRPEF italiano.
    • Il regime copre sia la pensione estera sia gli altri redditi prodotti all’estero.
    • L’opzione ha effetto dall’anno del trasferimento e dura fino al decimo anno.

    Pensionato che vuole escludere alcuni Paesi dall'opzione

    Scenario. Sempronio, pensionato svizzero, si trasferisce in un comune pugliese. Ha redditi da pensione svizzera e dividendi da una società francese. Preferisce non includere la Francia nell’opzione per poter usufruire del credito d’imposta ordinario sui dividendi francesi.

    Come si applica. Sempronio può esercitare l’opzione escludendo la Francia. Nel rigo M53 indica la Svizzera come giurisdizione di ultima residenza; nella sezione ‘Giurisdizioni non ricomprese nell’opzione’ indica il codice della Francia. Per i dividendi francesi si applicano le regole ordinarie IRPEF, con eventuale credito per le imposte pagate in Francia. Per i redditi svizzeri (pensione) si applica invece il 7% sostitutivo. Il credito d’imposta per i redditi esteri ordinari non è compensabile con l’imposta sostitutiva forfettaria.

    In pratica

    • È possibile escludere uno o più Paesi dall’opzione, anche in anni successivi al primo.
    • I redditi dei Paesi esclusi seguono le regole IRPEF ordinarie con eventuale credito per imposte estere.
    • Il credito per imposte estere dei Paesi esclusi non si compensa con l’imposta sostitutiva del 7%.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Il regime al 7% vale anche per redditi prodotti in Italia?

    No. L’imposta sostitutiva del 7% si applica solo ai redditi di qualunque categoria prodotti all’estero. I redditi prodotti in Italia continuano a essere tassati con le regole IRPEF ordinarie.

    Cosa succede se cambio comune restando nel Mezzogiorno?

    Il regime continua ad applicarsi purché il nuovo comune soddisfi i requisiti (regioni ammesse e popolazione non superiore a 20.000 abitanti). Se ci si trasferisce in un comune che non rispetta questi requisiti, l’opzione cessa di essere efficace.

    Posso revocare l'opzione prima dei dieci anni?

    Sì. La revoca si esercita barrando la colonna 6 del rigo M51 nella dichiarazione dei redditi dell’anno per il quale si intende cessare il regime. La revoca è efficace a partire dall’anno in cui viene esercitata.

    Il regime al 7% si applica anche ai familiari che si trasferiscono con il pensionato?

    Le istruzioni al quadro M rimandano all’Appendice per i dettagli sui familiari. Il regime principale riguarda il titolare della pensione estera; per l’estensione ai familiari conviventi occorre verificare le condizioni specifiche indicate nelle istruzioni per il Modello Redditi PF.

    Devo continuare a presentare la dichiarazione nel Paese di origine?

    Gli obblighi dichiarativi nel Paese estero dipendono dalla legislazione di quel Paese e dalle convenzioni contro le doppie imposizioni applicabili. Il regime italiano al 7% non sostituisce eventuali obblighi fiscali esteri: occorre verificare caso per caso con un professionista.

  • Art. 47-quater D.Lgs. 81/2015 – Compenso dei rider

    Art. 47-quater D.Lgs. 81/2015 – Compenso dei rider

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. I lavoratori di cui all’articolo 47-bis hanno diritto ad un compenso minimo orario parametrato ai minimi tabellari stabiliti da contratti collettivi nazionali di settori affini o equivalenti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. In assenza di contratti collettivi applicabili, i lavoratori di cui all’articolo 47-bis hanno diritto ad una indennità integrativa non inferiore al 10 per cento per il lavoro svolto di notte, durante le festività o in condizioni meteorologiche sfavorevoli.

    2. Non è ammessa la determinazione del compenso in base alle consegne effettuate.

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