Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Domande frequenti
  3. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

In sintesi

Che cosa è la ritenuta d'acconto

Immagina di lavorare come libero professionista e di emettere una fattura da 1.000 euro. Il tuo cliente non ti paga l’intero importo: ne trattiene una parte e la versa direttamente al fisco a tuo nome. Quella trattenuta si chiama ritenuta d’acconto – letteralmente un acconto sull’imposta che dovrai pagare a fine anno.

La parola ‘acconto’ è fondamentale: la ritenuta non chiude il conto con il fisco. È solo un pagamento anticipato. Quando compili la dichiarazione dei redditi, calcoli la tua IRPEF complessiva e poi sottrai le ritenute già subite durante l’anno. Se la ritenuta è stata superiore all’imposta dovuta, hai un credito; se è stata inferiore, paghi la differenza.

La ritenuta d’acconto si distingue dalla ritenuta a titolo d’imposta, che invece è definitiva: una volta trattenuta, quel reddito non entra nella dichiarazione e non si conguaglia (è il caso, ad esempio, della cedolare secca sugli affitti brevi al 21% quando il locatore ha scelto quell’opzione).

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Sapere quando si applica la ritenuta d’acconto, in quale misura e come recuperarla è essenziale per non lasciare soldi al fisco o, al contrario, per non avere sorprese nel saldo della dichiarazione.

Aliquote e ambiti di applicazione della ritenuta d'acconto
Tipo di reddito / soggetto Base imponibile Aliquota ritenuta
Compensi a professionisti e lavoratori autonomi Compenso imponibile (al netto rivalsa INPS) 20%
Compensi per prestazioni occasionali (redditi diversi) Compenso corrisposto 20%
Provvigioni agenti/rappresentanti (regola generale) 50% delle provvigioni 23% (aliquota 1° scaglione IRPEF)
Provvigioni agenti con dipendenti stabili (su dichiarazione) 20% delle provvigioni 23% (aliquota 1° scaglione IRPEF)
Corrispettivi per appalti di opere/servizi (condominio) Corrispettivi dovuti 4%

Esempio pratico

  • Caio è un consulente informatico. Emette una fattura da 2.000 euro a Tizio Srl, sua cliente. L’azienda trattiene 400 euro (20% di 2.000) e li versa con F24 (codice 1040) entro il 16 del mese successivo. Caio incassa 1.600 euro. A fine anno Caio ha percepito compensi netti totali per 16.000 euro (lordi 20.000) e ha subito ritenute per 4.000 euro. Nel modello Redditi calcola la propria IRPEF su 20.000 euro di reddito: ammonta a 4.600 euro. Detrae i 4.000 euro di ritenute già versate dai clienti sostituti e versa solo 600 euro come saldo.

Documenti necessari

  • Certificazione Unica (CU) rilasciata da ogni committente sostituto d’imposta
  • Fatture emesse con indicazione della ritenuta d’acconto applicata
  • Ricevute o estratto F24 del committente (per controllo incrociato)
  • Modello Redditi PF o 730, sezione redditi di lavoro autonomo/diversi
  • Documentazione della rivalsa INPS (4%) se applicata, per calcolo corretto della base imponibile

Caso 1 – Tizio, consulente con partita IVA

Scenario. Tizio è un ingegnere con partita IVA che svolge attività di consulenza tecnica. Lavora per tre aziende clienti, tutte sostituti d’imposta. Nel corso dell’anno emette fatture per un totale di 30.000 euro.

Come si applica. Ogni volta che Tizio emette una fattura, il cliente trattiene il 20% del compenso imponibile come ritenuta d’acconto. Nel corso dell’anno Tizio incassa 24.000 euro netti e subisce 6.000 euro di ritenute. A marzo dell’anno successivo riceve tre CU, una per ogni cliente, con i rispettivi importi. Nel modello Redditi dichiara 30.000 euro di reddito di lavoro autonomo, calcola l’IRPEF, detrae le 6.000 euro di ritenute già versate dai clienti e versa solo la differenza (o ottiene rimborso se l’IRPEF calcolata è inferiore).

In pratica

  • Tizio deve conservare tutte le CU ricevute e verificare che i totali corrispondano alle fatture emesse.
  • L’IVA in fattura non è soggetta a ritenuta: la ritenuta si calcola solo sul compenso.
  • Se un cliente non rilascia la CU nei tempi previsti, Tizio può rivolgersi all’Agenzia delle Entrate.

Caso 2 – Caio, prestazione occasionale

Scenario. Caio è un grafico che aiuta occasionalmente un’associazione culturale a realizzare materiali promozionali. In un anno riceve un compenso di 800 euro, senza partita IVA.

Come si applica. Anche se il compenso è modesto e l’attività è occasionale, l’associazione è comunque sostituto d’imposta e deve trattenere il 20% di ritenuta d’acconto (160 euro) prima di pagare Caio. Gli versa quindi 640 euro e gli rilascia una CU o un’attestazione. Caio dichiara gli 800 euro tra i redditi diversi nel modello Redditi (o 730) e detrae i 160 euro di ritenuta. Poiché l’importo è sotto i 5.000 euro annui, non scattano obblighi contributivi INPS sulla gestione separata.

In pratica

  • La soglia dei 5.000 euro riguarda i contributi INPS, non la ritenuta: quella si applica sempre dal primo euro.
  • Caio non ha partita IVA: emette una semplice ricevuta con la ritenuta indicata.
  • L’associazione versa la ritenuta con F24 e a marzo rilascia la CU a Caio.

Quando rivolgersi a un professionista

La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

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Domande frequenti

La ritenuta d'acconto si applica anche ai minimi e ai forfettari?

No. I contribuenti in regime forfettario non sono soggetti a ritenuta d’acconto sui propri compensi: devono indicarlo in fattura con un’apposita dicitura. Il committente non trattiene nulla e il forfettario non ha ritenute da scomputare in dichiarazione.

Cosa succede se il committente dimentica di trattenere la ritenuta?

L’obbligo di versare la ritenuta rimane in capo al committente sostituto d’imposta, indipendentemente dal fatto che l’abbia o meno trattenuta. Il percettore non è liberato dal pagamento dell’imposta, ma non è responsabile dell’omissione del sostituto.

Come si recupera la ritenuta d'acconto in dichiarazione?

Si inserisce il totale delle ritenute subite (dalla somma delle CU ricevute) nella sezione apposita del 730 o del modello Redditi PF. Quell’importo viene sottratto dall’IRPEF lorda calcolata sul reddito complessivo, determinando il saldo a debito o a credito.

La ritenuta d'acconto si applica anche ai non residenti?

Ai non residenti possono applicarsi ritenute a titolo d’imposta (e non d’acconto), con aliquote che variano in base alle convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate con il paese di residenza del percettore.

Qual è la differenza tra ritenuta d'acconto e ritenuta a titolo d'imposta?

La ritenuta d’acconto è un anticipo: il percettore la dichiara e la scomputa dall’IRPEF totale. La ritenuta a titolo d’imposta è definitiva: chiude il prelievo su quel reddito e il percettore non deve fare nulla in dichiarazione per quel reddito.

Devo conservare le CU anche se uso il 730 precompilato?

Sì. Le CU trasmesse dal sostituto all’Agenzia delle Entrate vengono precaricate nel 730 precompilato, ma è sempre opportuno conservarle per verificare la correttezza dei dati e risolvere eventuali discrepanze.

Vedi anche: Ritenuta d’acconto su provvigioni di agenti e rappresentanti, Ritenuta d’acconto di professionisti e autonomi al 20%, Ritenute d’acconto, IRAP: dichiarazione, acconti e come si versa, Ritenute non versate dal sostituto e Ritenute del condominio sugli appalti.

Domande frequenti

La ritenuta d'acconto si applica anche ai minimi e ai forfettari?

No. I contribuenti in regime forfettario non sono soggetti a ritenuta d'acconto sui propri compensi: devono indicarlo in fattura con un'apposita dicitura. Il committente non trattiene nulla e il forfettario non ha ritenute da scomputare in dichiarazione.

Cosa succede se il committente dimentica di trattenere la ritenuta?

L'obbligo di versare la ritenuta rimane in capo al committente sostituto d'imposta, indipendentemente dal fatto che l'abbia o meno trattenuta. Il percettore non è liberato dal pagamento dell'imposta, ma non è responsabile dell'omissione del sostituto.

Come si recupera la ritenuta d'acconto in dichiarazione?

Si inserisce il totale delle ritenute subite (dalla somma delle CU ricevute) nella sezione apposita del 730 o del modello Redditi PF. Quell'importo viene sottratto dall'IRPEF lorda calcolata sul reddito complessivo, determinando il saldo a debito o a credito.

La ritenuta d'acconto si applica anche ai non residenti?

Ai non residenti possono applicarsi ritenute a titolo d'imposta (e non d'acconto), con aliquote che variano in base alle convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate con il paese di residenza del percettore.

Qual è la differenza tra ritenuta d'acconto e ritenuta a titolo d'imposta?

La ritenuta d'acconto è un anticipo: il percettore la dichiara e la scomputa dall'IRPEF totale. La ritenuta a titolo d'imposta è definitiva: chiude il prelievo su quel reddito e il percettore non deve fare nulla in dichiarazione per quel reddito.

Devo conservare le CU anche se uso il 730 precompilato?

Sì. Le CU trasmesse dal sostituto all'Agenzia delle Entrate vengono precaricate nel 730 precompilato, ma è sempre opportuno conservarle per verificare la correttezza dei dati e risolvere eventuali discrepanze.

Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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