Art. 101 D.Lgs. 175/2024 – Conciliazione proposta dalla corte di giustizia tributaria
Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)
1. La corte di giustizia tributaria, ove possibile, può formulare alle parti una proposta conciliativa, avuto riguardo all'oggetto del giudizio e ai precedenti giurisprudenziali.
2. La proposta può essere formulata in udienza o fuori udienza. Se è formulata fuori udienza, è comunicata alle parti. Se è formulata in udienza, è comunicata alle parti non comparse con la fissazione di una nuova udienza.
3. La causa, se richiesto da una delle parti, può essere rinviata alla successiva udienza per il perfezionamento dell'accordo conciliativo. Ove l'accordo non si perfezioni, si procede nella stessa udienza alla trattazione della causa.
4. La conciliazione si perfeziona con la redazione del processo verbale, nel quale sono indicati le somme dovute nonché i termini e le modalità di pagamento. Il processo verbale costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute all'ente impositore e per il pagamento delle somme dovute al contribuente.
5. Il giudice dichiara con sentenza l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
6. La proposta di conciliazione non può costituire motivo di ricusazione o astensione del giudice.
Chi compila il quadro RF: imprenditori individuali e soci di società di persone in regime di contabilità ordinaria, obbligati o per scelta, i cui ricavi superano le soglie dell’art. 18 DPR 600/1973.
Punto di partenza: l’utile (o la perdita) civilistico – il risultato del conto economico redatto secondo le norme del Codice civile. Da lì si applicano le variazioni fiscali per arrivare al reddito imponibile IRPEF.
Variazioni in aumento (RF31): importi che il Fisco non riconosce come costo (spese non inerenti, ammortamenti eccedenti, compensi ai familiari oltre i limiti, ecc.) e che vengono aggiunti all’utile civile.
Variazioni in diminuzione (RF44): importi che il Fisco riconosce in deduzione anche se non imputati a conto economico (es. deduzione ACE, proventi esenti da IRPEF, quote di rivalutazione già tassate).
Reddito d’impresa (RF63): utile civile + variazioni in aumento – variazioni in diminuzione. È la base su cui si calcola l’IRPEF.
Noleggio occasionale di imbarcazioni: i proventi del noleggio assoggettati a imposta sostitutiva del 20 per cento vanno indicati in RF44, mentre i relativi costi con codice 29 in RF31, per depurare l’utile di bilancio da queste partite.
Perché il risultato di bilancio non è uguale al reddito imponibile
Chi tiene la contabilità ordinaria redige ogni anno un bilancio secondo le norme del Codice civile: un conto economico con ricavi e costi, che porta a un utile o a una perdita. Peccato che il Fisco non accetti quel risultato così com’è. Le regole fiscali sono diverse da quelle contabili: alcuni costi che il bilancio ammette non sono deducibili (o lo sono solo in parte), e alcuni benefici fiscali non passano dal conto economico. Il quadro RF serve proprio per fare questa ‘riconciliazione’: si parte dall’utile di bilancio e si aggiungono o sottraggono le differenze, arrivando al reddito d’impresa imponibile.
Il meccanismo delle variazioni in aumento e in diminuzione è il cuore del quadro RF. Le variazioni in aumento (colonna ‘RF31’ nel modello) aumentano il reddito: tipicamente sono i costi non deducibili che il Fisco non riconosce, come le quote di ammortamento eccedenti i coefficienti ministeriali, le spese di rappresentanza oltre i limiti, o i compensi ai familiari superiori al valore di mercato. Le variazioni in diminuzione (colonna ‘RF44’) invece abbassano il reddito: possono essere agevolazioni fiscali come la deduzione per gli investimenti, o proventi già tassati separatamente.
Il risultato finale – reddito di impresa o perdita – confluisce nel quadro RN per il calcolo dell’IRPEF personale dell’imprenditore individuale. Per le società di persone in contabilità ordinaria, il reddito viene prima determinato nella dichiarazione della società (Modello Redditi SP) e poi ripartito tra i soci, che lo dichiarano nel proprio quadro RH.
Schema delle variazioni nel quadro RF
Tipo
Esempi frequenti
Effetto sul reddito
Variazione in aumento (RF31)
Quote di ammortamento oltre i limiti fiscali, spese auto eccedenti, spese di rappresentanza fuori soglia, compensi soci non deducibili
Aumentano il reddito imponibile rispetto all'utile civile
Variazione in aumento (RF31, cod. 29)
Costi relativi al noleggio occasionale di imbarcazioni assoggettato a imposta sostitutiva 20%
Neutralizzano il costo già a conto economico per la parte tassata separatamente
Variazione in diminuzione (RF44)
Proventi del noleggio occasionale imbarcazioni (imposta sostitutiva 20%), deduzione ACE, dividendi esenti al 95%
Riducono il reddito imponibile
Perdite pregresse (RF61)
Perdite di esercizi precedenti riportate (in misura limitata all'80% del reddito, o integralmente nei casi speciali)
Riducono il reddito dell'anno
Esempio pratico
Tizio è un imprenditore individuale in contabilità ordinaria. Il conto economico 2025 mostra un utile netto di 75.000 euro. Variazioni in aumento: ammortamenti eccedenti i coefficienti fiscali per 3.000 euro; spese auto non deducibili per 2.500 euro (quota personale). Totale variazioni in aumento: 5.500 euro. Variazioni in diminuzione: nessuna nell’anno. Perdite pregresse utilizzabili (80% del reddito): 0 (nessuna perdita precedente). Reddito d’impresa RF63: 75.000 + 5.500 = 80.500 euro. Questo importo va nel quadro RN per il calcolo dell’IRPEF.
Documenti necessari
Bilancio d’esercizio 2025 (conto economico e stato patrimoniale) redatto secondo le norme del Codice civile
Libro giornale e libro degli inventari aggiornati al 31 dicembre 2025
Registro dei beni ammortizzabili con i coefficienti applicati
Prospetto riepilogativo degli acconti versati con F24 (per il confronto con l’imposta dovuta)
Documentazione di spese con deducibilità parziale (auto, telefono, spese di rappresentanza)
Eventuale dichiarazione IVA 2025 per la riconciliazione dei ricavi
L'imprenditore con costi auto a uso promiscuo
Scenario. Caio è titolare di una ditta individuale di consulenza tecnica in contabilità ordinaria. Ha un’auto aziendale usata anche per scopi personali. Il costo totale dell’auto (ammortamento + carburante + manutenzione) è di 8.000 euro. Caio si chiede quanta parte è deducibile.
Come si applica. Le spese relative ad auto a uso promiscuo sono deducibili solo nella misura consentita dal TUIR (art. 164). Ipotizzando che la normativa vigente per il 2025 consenta la deducibilità parziale (la percentuale dipende dalla tipologia di veicolo e dall’uso), la quota non deducibile costituirà una variazione in aumento nel rigo RF31. Se per esempio solo il 20% è deducibile, la variazione in aumento sarà di 8.000 × 80% = 6.400 euro. Questo importo si somma all’utile civile, aumentando il reddito imponibile. Caio deve conservare tutta la documentazione delle spese auto (fatture carburante, manutenzione, estratto conto leasing o valore ammortamento) per giustificare l’importo indicato.
In pratica
Il costo dell’auto a uso promiscuo è parzialmente deducibile: la quota non deducibile è una variazione in aumento nel quadro RF.
L’importo deducibile varia in base alla tipologia del veicolo e alle norme TUIR vigenti per il 2025.
Conserva tutte le fatture e la documentazione delle spese auto per eventuali controlli.
Il noleggio occasionale di imbarcazione: imposta sostitutiva e quadro RF
Scenario. Sempronio è un imprenditore individuale in contabilità ordinaria che possiede un’imbarcazione iscritta tra i beni d’impresa. Nel 2025 ha noleggiato occasionalmente la barca per 42 giorni complessivi e ha incassato proventi di 9.000 euro. Ha optato per l’imposta sostitutiva del 20 per cento.
Come si applica. Poiché l’imbarcazione è tra i beni d’impresa e Sempronio ha scelto l’imposta sostitutiva del 20 per cento, deve depurare il suo utile di bilancio dai proventi e dai costi relativi al noleggio, per evitare di tassarli due volte. Nel quadro RF, nel rigo RF31 con il codice 29, indica la somma dei costi sostenuti per il noleggio (ad esempio 2.000 euro di carburante e manutenzione riferibili ai giorni di noleggio). Nel rigo RF44 indica i proventi del noleggio di 9.000 euro. Parallelamente, nel quadro RM del Fascicolo 2, ha già indicato i 9.000 euro di proventi e calcolato l’imposta sostitutiva: 9.000 × 20% = 1.800 euro.
In pratica
Imbarcazione tra i beni d’impresa con noleggio occasionale e imposta sostitutiva 20%: i proventi (RF44) e i costi collegati (RF31, cod. 29) si neutralizzano nel quadro RF.
L’imposta sostitutiva del 20% si calcola e si versa separatamente nel quadro RM.
L’acconto IRPEF 2026 si calcola senza tenere conto dell’imposta sostitutiva sul noleggio.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Qual è la differenza tra utile civile e reddito fiscale?
L’utile civile è il risultato del bilancio redatto secondo il Codice civile: ricavi meno tutti i costi imputati a conto economico. Il reddito fiscale è il risultato dopo aver applicato le regole del TUIR: alcuni costi vengono ridotti o eliminati (variazioni in aumento), altri benefici fiscali vengono aggiunti (variazioni in diminuzione). La differenza tra i due è esattamente ciò che si ‘riempie’ nel quadro RF.
Chi è obbligato alla contabilità ordinaria?
Sono obbligati alla contabilità ordinaria gli imprenditori i cui ricavi nell’anno precedente superano le soglie dell’art. 18 del DPR 600/1973 (diverse per prestazioni di servizi e per altre attività). Chiunque rientri entro tali soglie può scegliere la contabilità semplificata, ma può anche optare volontariamente per quella ordinaria.
Cosa sono le perdite riportabili in misura piena?
In via ordinaria, le perdite d’impresa degli esercizi precedenti possono abbattere il reddito degli anni successivi solo fino all’80 per cento del reddito stesso. Tuttavia, per le perdite dei primi tre periodi di imposta (se l’impresa è nata da zero) e in altri casi particolari indicati dall’art. 84 comma 2 del TUIR, le perdite sono riportabili in misura piena (100%), senza il limite dell’80 per cento.
Come si indica in RF44 il provento del noleggio imbarcazioni?
Il rigo RF44 raccoglie le variazioni in diminuzione. Per il noleggio occasionale di imbarcazioni con imposta sostitutiva al 20 per cento, si inserisce l’ammontare dei proventi del noleggio in RF44, in modo che non concorra al reddito d’impresa ordinario (sarebbe altrimenti tassato due volte: una con l’imposta sostitutiva e una con l’IRPEF ordinaria).
Il socio di snc in contabilità ordinaria compila il quadro RF?
No, non direttamente. La snc presenta il proprio Modello Redditi SP con il quadro RF, dove determina il reddito d’impresa della società. Poi lo attribuisce ai soci in base alle quote di partecipazione. Ciascun socio persona fisica non compila il quadro RF nella propria dichiarazione, ma il quadro RH, dove riporta la quota di reddito imputatagli dalla snc.
Se sono in perdita nel quadro RF, devo comunque presentare la dichiarazione?
Sì. La perdita d’impresa va dichiarata nel quadro RF anche se non genera imposta da pagare. La perdita viene poi riportata nel quadro RN e nel prospetto RS per tenere traccia delle perdite utilizzabili negli anni successivi. Presentare la dichiarazione anche in perdita è fondamentale per ‘cristallizzare’ il diritto a usare quella perdita in futuro.
Due fasi diverse: nella fase di accumulo si deduce il versato; nella fase di erogazione si paga l’imposta sulla prestazione ricevuta.
Prestazioni maturate fino al 31/12/2006: i trattamenti periodici integrativi dei fondi pensione sono redditi assimilati al lavoro dipendente e vanno nel quadro C, sezione I.
RITA (rendita integrativa temporanea anticipata): chi anticipa la pensione complementare può scegliere la tassazione ordinaria; in quel caso indica il reddito nel quadro C con il codice ’11’ nei casi particolari.
Riscatto volontario maturato 2001-2006: l’ammontare imponibile è reddito assimilato al lavoro dipendente e va anch’esso nel quadro C.
Certificazione Unica: le prestazioni erogate dal fondo pensione sono certificate dalla CU 2026, che riporta l’importo imponibile già calcolato.
Codice tipo reddito: in colonna 1 dei righi C1-C3 si usa il codice ‘2’ per i trattamenti pensionistici integrativi.
Fondo pensione: cosa succede quando inizi a riscuotere
La pensione complementare, quella che costruisci versando nel fondo pensione o nel piano individuale pensionistico (PIP), ha due momenti fiscali ben distinti. Durante gli anni in cui versi i contributi – la cosiddetta fase di accumulo – hai un vantaggio: puoi dedurre dal reddito quanto hai versato, entro i limiti previsti dalla legge. Ma quando arriva il momento di ricevere le prestazioni – la fase di erogazione – quel denaro torna a essere reddito tassabile.
Le istruzioni del 730/2026 precisano che le prestazioni maturate fino al 31 dicembre 2006 erogate dai fondi pensione come trattamenti periodici integrativi sono redditi assimilati al lavoro dipendente. Vanno indicati nella sezione I del quadro C, esattamente come uno stipendio o una pensione INPS, usando il codice ‘2’ in colonna 1.
Esiste poi uno strumento chiamato RITA (rendita integrativa temporanea anticipata): permette a chi è prossimo alla pensione di anticipare l’erogazione del fondo pensione come rendita. Normalmente la RITA è tassata in modo separato, ma chi lo preferisce può optare per la tassazione ordinaria: in quel caso la dichiara nel quadro C con uno specifico codice nei casi particolari.
Prestazioni fondi pensione e quadro C 730/2026
Tipologia prestazione
Dove si dichiara / codice
Trattamenti periodici fondi pensione (quota maturata fino al 31/12/2006)
Quadro C, sezione I, codice '2' in colonna 1
Riscatto volontario 2001-2006 (non da pensionamento)
Quadro C, sezione I, codice '2' in colonna 1
RITA con opzione tassazione ordinaria
Quadro C, sezione I, codice '2' col. 1 + codice '11' in Casi particolari
Rigo C9, colonna 2 (importo da annotazione CU con codice AX)
Giorni per RITA (tassazione ordinaria)
Rigo C5, colonna 1 (da annotazione CU con codice AX)
Esempio pratico
Tizio, 63 anni, ha aderito a un fondo pensione negli anni ’90. Nel 2025 riceve dal fondo una rendita integrativa periodica relativa alla quota accumulata fino al 31 dicembre 2006, pari a 4.800 euro lordi annui. La CU 2026 del fondo certifica questo importo. Tizio lo riporta nei righi C1-C3 del 730, codice ‘2’ in colonna 1, e l’importo lordo in colonna 3. L’assistenza fiscale calcola l’IRPEF con le aliquote ordinarie sull’importo imponibile certificato dal fondo. Caio invece ha scelto la RITA e opta per la tassazione ordinaria: usa il codice ’11’ nei casi particolari e riporta l’importo indicato nelle annotazioni della CU con il codice AX.
Documenti necessari
Certificazione Unica 2026 rilasciata dal fondo pensione (punto 1 o 2, o annotazioni con codice AX per la RITA)
Documentazione del fondo pensione relativa all’estratto posizione e all’erogazione
Comunicazione del fondo sulle ritenute operate
Modulo di opzione per la tassazione ordinaria della RITA (se applicabile)
Rendita periodica dal fondo pensione (quota pre-2007)
Scenario. Sempronio è andato in pensione nel 2024 e da gennaio 2025 riceve dal suo fondo pensione un trattamento integrativo periodico di 400 euro al mese, relativo alla quota accumulata fino al 31 dicembre 2006. Il fondo ha rilasciato la CU 2026 con l’importo al punto 1.
Come si applica. I 4.800 euro annui (400 euro x 12) sono redditi assimilati al lavoro dipendente. Sempronio li inserisce nel rigo C1 del 730: codice ‘2’ in colonna 1, codice ‘1’ (tempo indeterminato) in colonna 2, 4.800 euro in colonna 3. Questi si sommano all’eventuale pensione INPS (codice ‘1’) per determinare il reddito complessivo. La detrazione spettante per questo tipo di reddito sarà calcolata dall’assistente fiscale.
In pratica
Il fondo pensione rilascia la CU 2026 proprio come fa il datore di lavoro: controlla che ti sia arrivata.
Se hai sia pensione INPS sia rendita dal fondo pensione, compilerai due righi distinti nel quadro C.
La quota maturata dopo il 2006 segue regole diverse (tassazione alla fonte operata dal fondo): controlla le annotazioni della CU.
RITA con opzione per tassazione ordinaria
Scenario. Caio, 62 anni, ha maturato i requisiti per la RITA e nel 2025 ha percepito rendite integrative temporanee anticipate per 6.000 euro. Il fondo ha applicato l’imposta sostitutiva, ma Caio ritiene più conveniente la tassazione ordinaria.
Come si applica. Caio deve indicare nella casella ‘Casi particolari’ del quadro C il codice ’11’. Nel rigo corrispondente (colonna 1 con codice ‘2’) riporta l’importo risultante dalle annotazioni della CU 2026 con il codice AX. Nel rigo C5, colonna 1, indica i giorni relativi alla RITA (anch’essi dall’annotazione AX). Nel rigo C9, colonna 2, riporta l’imposta sostitutiva già trattenuta dal fondo, che verrà conteggiata come acconto IRPEF.
In pratica
La tassazione ordinaria della RITA conviene se hai un reddito complessivo basso: le aliquote IRPEF possono essere inferiori all’imposta sostitutiva applicata dal fondo.
Senza il codice ’11’ nei casi particolari, il sistema non sa che stai optando per la tassazione ordinaria: non dimenticarlo.
Le annotazioni della CU con codice AX contengono tutti i dati necessari (importo, giorni, ritenute): recupera la CU prima di compilare.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Devo dichiarare la pensione complementare nel 730?
Dipende dal tipo di prestazione e dalla sua origine. Le rendite periodiche relative alla quota maturata fino al 31/12/2006 vanno dichiarate nel quadro C come redditi assimilati al lavoro dipendente. La quota maturata dopo il 2006 è in genere tassata direttamente dal fondo con imposta sostitutiva e non compare nel 730 come reddito imponibile.
Cosa cambia tra fase di accumulo e fase di erogazione?
Nella fase di accumulo deduci dal reddito i contributi versati (entro i limiti di legge) e paghi meno IRPEF oggi. Nella fase di erogazione ricevi le prestazioni e paghi l’imposta su quanto riscuoti. Le due fasi sono specularmente opposte: il vantaggio fiscale dell’accumulo si ‘restituisce’ all’atto del godimento.
Il riscatto del fondo pensione va dichiarato?
Il riscatto volontario (quello che non dipende da pensionamento o perdita del lavoro involontaria) relativo alla quota maturata tra il 1° gennaio 2001 e il 31 dicembre 2006 è reddito assimilato al lavoro dipendente: va nel quadro C. Per le quote maturate dopo il 2006, il fondo applica una tassazione alla fonte con aliquota agevolata.
La RITA si dichiara sempre nel 730?
Non necessariamente. Di norma il fondo applica un’imposta sostitutiva sulla RITA e la tassazione avviene alla fonte. La dichiarazione nel 730 con codice ’11’ serve solo se il contribuente sceglie volontariamente la tassazione ordinaria, ritenendola più conveniente.
Dove trovo i dati della pensione complementare nella CU 2026?
Il fondo pensione rilascia la CU 2026 come qualsiasi datore di lavoro. L’importo della rendita periodica è in genere al punto 1 o 2. Per la RITA in tassazione ordinaria, i dati si trovano nelle annotazioni con il codice AX. Conserva tutte le CU ricevute anche dai fondi pensione.
Scadenza ordinaria: 30 settembre 2026 per il modello 730 e per il modello REDDITI PF presentato telematicamente.
Dichiarazione tardiva (entro 90 giorni): presentata dopo il 30 settembre ma entro la finestra successiva, è irregolare ma produce effetti fiscali; è possibile sanare con il ravvedimento operoso.
Dichiarazione omessa: quella presentata oltre 90 giorni dalla scadenza, o mai presentata; comporta sanzioni più gravi.
Ravvedimento operoso: pagando tributo dovuto, interessi legali giornalieri e sanzione ridotta puoi regolarizzare spontaneamente la tua posizione.
Integrazione a proprio favore: se hai dimenticato spese detraibili, puoi presentare un 730 integrativo entro il 26 ottobre (poiché il 25 è domenica) per recuperare il credito.
Cosa cambia tra presentazione in ritardo e dichiarazione omessa
Ogni anno il 30 settembre è il termine ultimo per presentare il modello 730 o il modello REDDITI PF (per i soggetti che lo usano al posto del 730). Se superi questa data, la situazione non è identica a seconda di quanto tempo passa: la legge distingue tra chi si affretta comunque a presentare (tardiva) e chi non presenta affatto o lo fa troppo tardi (omessa).
La dichiarazione tardiva è quella consegnata dopo la scadenza del 30 settembre ma entro un termine ‘tollerato’ dalla normativa. Anche se irregolare, il Fisco la considera una dichiarazione valida che ha prodotto effetti. Puoi sanare la situazione con il ravvedimento operoso: paghi il tributo, gli interessi al tasso legale calcolati giornalmente, e la sanzione in misura ridotta prevista dall’art. 13 del D.Lgs. n. 472 del 1997.
La dichiarazione omessa è invece quella che non è stata presentata entro i 90 giorni successivi alla scadenza originaria. Qui le sanzioni sono più pesanti e l’Agenzia delle Entrate può ricostruire d’ufficio i tuoi redditi. Se hai un debito fiscale e non hai presentato nulla, è urgente regolarizzarti prima che arrivi un accertamento.
Dichiarazione tardiva vs omessa: differenze principali
Situazione
Quando ricade in questo caso
Effetti fiscali
Dichiarazione nei termini
Entro il 30 settembre 2026
Regolare, nessuna sanzione
Dichiarazione tardiva
Dopo il 30 settembre, entro 90 giorni (indicativamente entro fine dicembre 2026)
Valida ma irregolare; sanabile con ravvedimento operoso
Dichiarazione omessa
Oltre i 90 giorni dalla scadenza o mai presentata
Non produce effetti; sanzioni pesanti; accertamento d'ufficio possibile
730 integrativo a favore del contribuente
Entro il 26 ottobre 2026 (poiché il 25 ottobre è domenica)
Recupera crediti o oneri non indicati nel 730 originario
Esempio pratico
Sempronio ha dimenticato di presentare il 730 entro il 30 settembre 2026. Si ricorda della scadenza il 10 ottobre. Poiché sono passati solo 10 giorni e non 90, la sua dichiarazione rientra nella categoria ‘tardiva’: presentandola ora e pagando con ravvedimento operoso il tributo dovuto, gli interessi legali maturati giornalmente e la sanzione ridotta ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 472 del 1997, regolarizza la propria posizione senza conseguenze gravi. Se invece avesse aspettato fino a gennaio 2027, sarebbe caduto nell’omessa.
Documenti necessari
Certificazione Unica 2026 rilasciata dal datore di lavoro
Documentazione delle spese detraibili eventualmente non incluse
Modello F24 per il pagamento del tributo, degli interessi e della sanzione ridotta (ravvedimento)
Modello 730 o REDDITI PF 2026 da presentare in ritardo
Ricevuta di trasmissione della dichiarazione
Caso 1 – Tizio presenta in ritardo ma entro 90 giorni
Scenario. Tizio non ha presentato il 730 entro il 30 settembre 2026 perché era fuori per lavoro. Si ricorda a metà ottobre e vuole sistemare la situazione.
Come si applica. Essendo ancora entro i 90 giorni dalla scadenza, la dichiarazione che Tizio presenta ora è tardiva ma valida. Con il ravvedimento operoso, Tizio versa il tributo eventualmente dovuto, gli interessi calcolati al tasso legale con maturazione giornaliera, e la sanzione ridotta ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 472 del 1997. La sanzione diminuisce più si agisce in fretta rispetto alla scadenza.
In pratica
Presenta il 730 o il REDDITI PF il prima possibile dopo la scadenza.
Calcola interessi e sanzione ridotta con il tuo Caf o commercialista.
Paga tutto insieme con modello F24 prima o contestualmente alla presentazione.
Caso 2 – Caio si accorge di aver dimenticato spese detraibili
Scenario. Caio ha già presentato il 730 nei termini, ma a ottobre si accorge di non aver incluso alcune spese che gli spettano, per cui potrebbe avere un credito più alto.
Come si applica. Se l’integrazione comporta un maggior credito o un minor debito, Caio può presentare un 730 integrativo (con il codice 1 nella casella apposita) entro il 26 ottobre 2026 (dato che il 25 è domenica). Il 730 integrativo deve essere presentato a un Caf o professionista abilitato. In alternativa, può usare il modello REDDITI PF 2026 come dichiarazione integrativa entro il 2 novembre 2026 (il 31 ottobre è sabato).
In pratica
Raccogli la documentazione delle spese dimenticate.
Porta tutto al Caf entro il 26 ottobre: presenterà il 730 integrativo per te.
Non dovrai pagare sanzioni: stai solo correggendo in tuo favore.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Il 30 settembre 2026. I termini che cadono di sabato o festivo sono prorogati al primo giorno feriale successivo.
Entro quando posso presentare senza che sia considerata 'omessa'?
Indicativamente entro 90 giorni dalla scadenza del 30 settembre 2026. Oltre quel termine la dichiarazione è considerata omessa e non produce effetti fiscali.
Cos'è il ravvedimento operoso?
È uno strumento che consente di regolarizzare spontaneamente una violazione fiscale pagando tributo dovuto, interessi legali giornalieri e una sanzione ridotta rispetto a quella ordinaria, come previsto dall’art. 13 del D.Lgs. n. 472 del 1997.
Posso correggere il 730 se ho fatto un errore a mio sfavore?
Sì. Se la modifica porta a un maggior debito, devi usare il modello REDDITI PF 2026 come dichiarazione integrativa, con ravvedimento operoso se già scaduta la scadenza ordinaria.
Posso correggere il 730 se ho dimenticato spese che mi spettano?
Sì, con un 730 integrativo entro il 26 ottobre 2026 (poiché il 25 è domenica), oppure con il modello REDDITI PF 2026 come integrativa entro il 2 novembre 2026 (il 31 ottobre è sabato).
Cosa rischio se non presento la dichiarazione affatto?
L’Agenzia delle Entrate può accertare d’ufficio i tuoi redditi e applicare sanzioni più pesanti rispetto al ravvedimento spontaneo. Prima regolarizzi, minore è la sanzione.
Ogni rapporto di lavoro genera una CU separata: se avete cambiato datore di lavoro o avuto due impieghi contemporanei nel 2025, avete più di una Certificazione Unica.
Il 730 somma tutti i redditi e ricalcola l’imposta sull’intero ammontare, tenendo conto dell’aliquota IRPEF applicabile al totale.
Conguaglio a debito: se i singoli datori hanno applicato ritenute troppo basse (perché calcolate su un reddito parziale), il 730 fa emergere una differenza da pagare.
Conguaglio a credito: se le ritenute complessive sono state superiori all’imposta dovuta, il 730 genera un rimborso.
Dati del sostituto per il conguaglio: nel frontespizio va indicato il datore di lavoro o ente attuale (o comunque quello scelto) che effettuerà la trattenuta o il rimborso.
Non dimenticate la CU dell’ex datore di lavoro: va inclusa nella dichiarazione insieme a quella del datore attuale.
Perché due CU possono cambiare il risultato della dichiarazione
Avere due o più Certificazioni Uniche non significa fare qualcosa di strano: capita ogni volta che si cambia lavoro durante l’anno, si ha un secondo impiego, si percepisce una pensione e si lavora contemporaneamente, o si ricevono compensi da più soggetti che operano come sostituti d’imposta (cioè che trattengono le tasse direttamente dalla busta paga o dal compenso).
Il problema nasce perché ogni datore di lavoro calcola le ritenute guardando solo il reddito che paga lui, come se fosse l’unico. Se nel 2025 avete guadagnato 15.000 euro con il primo datore e 10.000 con il secondo, ognuno ha tassato il proprio pezzo applicando le aliquote IRPEF su quella cifra senza sapere dell’altro. Ma l’IRPEF è un’imposta progressiva: più il reddito totale è alto, più alta è l’aliquota che si applica. Sommando i 25.000 euro totali, l’imposta dovuta può essere diversa (spesso superiore) rispetto alla somma delle due ritenute.
Il Modello 730 risolve esattamente questo: raccoglie tutti i redditi, li somma, ricalcola l’imposta sull’importo complessivo e confronta il risultato con le ritenute già versate. La differenza positiva è il conguaglio a debito (dovete pagare ancora); quella negativa è il conguaglio a credito (avete diritto a un rimborso).
Nella pratica, chi presenta il 730 deve inserire i dati di tutte le CU ricevute, non solo dell’ultima. Nel frontespizio va indicato il datore di lavoro attuale (o quello scelto) che effettuerà le operazioni di conguaglio: sarà lui a trattenere in busta paga o a rimborsare l’importo risultante dalla liquidazione.
Schema del conguaglio con due CU
Voce
Importo (esempio)
Reddito CU primo datore (gennaio-giugno)
15.000 euro
Reddito CU secondo datore (luglio-dicembre)
10.000 euro
Reddito complessivo da dichiarare nel 730
25.000 euro
Ritenute già versate (somma delle due CU)
X euro
Imposta ricalcolata sul totale 25.000 euro
Y euro
Conguaglio = Y meno X (a debito se positivo, a credito se negativo)
Differenza
Esempio pratico
Esempio: Tizio ha lavorato da gennaio a giugno 2025 per la ditta Alfa (reddito 12.000 euro, ritenute 1.800 euro) e da luglio a dicembre per la ditta Beta (reddito 13.000 euro, ritenute 1.950 euro). Ciascuna azienda ha tassato solo il proprio pezzo. Nel 730, Tizio dichiara il reddito complessivo di 25.000 euro. L’imposta ricalcolata su 25.000 euro risulta superiore alla somma delle due ritenute (1.800 + 1.950 = 3.750 euro) perché su 25.000 euro si applica un’aliquota media più alta. La differenza emerge come conguaglio a debito, che verrà trattenuta in busta paga da Beta a partire da luglio 2026. Se Tizio avesse anche detrazioni (spese mediche, interessi sul mutuo), queste riducono l’imposta finale e possono trasformare il debito in credito o ridurne l’importo.
Documenti necessari
Tutte le Certificazioni Uniche (CU) 2026 ricevute dai diversi sostituti d’imposta
Documentazione delle spese detraibili sostenute nel 2025 (scontrini, fatture, ricevute)
Eventuale CU rilasciata prima della fine del rapporto (CU 2025 anticipata), se il sostituto l’ha emessa prima di dicembre
Dati del sostituto d’imposta attuale per le operazioni di conguaglio
Documentazione di eventuali acconti già versati con modello F24
Cambio di lavoro a metà anno: conguaglio a debito in busta paga
Scenario. Caio ha lavorato sei mesi per un primo datore di lavoro, poi ne ha trovato uno nuovo. Entrambi gli hanno rilasciato una CU. Quando porta il 730 al Caf, il commercialista gli dice che c’è un conguaglio a debito.
Come si applica. Questo accade perché ogni datore ha applicato le aliquote IRPEF al solo reddito che lui ha corrisposto. Il reddito totale annuo, sommando le due CU, ricade in uno scaglione più alto, e l’imposta ricalcolata è superiore alla somma delle ritenute già operate. Il conguaglio a debito viene trattenuto in busta paga dal nuovo datore di lavoro (il sostituto indicato nel frontespizio) a partire dalla prima retribuzione utile successiva al ricevimento del prospetto di liquidazione, generalmente da luglio. Caio può chiedere la rateizzazione se l’importo è elevato.
In pratica
Portate al Caf tutte le CU ricevute nel 2025, non solo l’ultima.
Il conguaglio a debito sarà trattenuto direttamente in busta paga a partire da luglio.
Potete chiedere la rateizzazione dell’importo dovuto.
Le detrazioni (spese mediche, mutuo, ecc.) riducono il conguaglio a debito.
Pensione e lavoro part-time: due CU e un possibile credito
Scenario. Sempronia è in pensione e nel 2025 ha anche lavorato part-time per qualche mese come collaboratrice. Ha ricevuto due CU: una dall’INPS e una dal datore di lavoro. Si aspetta un rimborso.
Come si applica. La situazione è del tutto normale e gestibile con il Modello 730. L’INPS e il datore di lavoro hanno tassato separatamente i rispettivi redditi. Nel 730 i due importi vengono sommati. Se l’imposta complessiva risulta inferiore alla somma delle ritenute già operate (situazione possibile quando uno dei due redditi è basso e beneficia di detrazioni che il singolo sostituto non ha potuto applicare per intero), emerge un credito. Il rimborso viene erogato dall’ente pensionistico (l’INPS o la cassa pensionistica) a partire dal secondo mese successivo al ricevimento del prospetto di liquidazione, in genere da agosto o settembre.
In pratica
Indicate nel frontespizio l’ente pensionistico come sostituto per il conguaglio.
Il rimborso arriverà sulla pensione a partire da agosto o settembre.
Includete entrambe le CU nella dichiarazione.
Verificate che tutte le detrazioni spettanti siano inserite: riducono l’imposta finale.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Sì, assolutamente. La dichiarazione deve includere tutti i redditi percepiti nel 2025. Se omettete una CU, dichiarate un reddito inferiore al reale e rischiate sanzioni in caso di controllo.
Come faccio a sapere se avrò un conguaglio a debito o a credito?
Non è possibile saperlo in anticipo con certezza: dipende dalla somma dei redditi, dalle aliquote applicate dai singoli sostituti e dalle detrazioni spettanti. Il Caf o il 730 precompilato calcolano automaticamente il risultato nel prospetto di liquidazione (modello 730-3) che riceverete prima della presentazione.
Quando viene trattenuto il conguaglio a debito?
Il datore di lavoro o l’ente pensionistico effettua la trattenuta a partire dalla prima retribuzione utile successiva al momento in cui ha ricevuto il prospetto di liquidazione, generalmente dal mese di luglio. Per i pensionati, da agosto o settembre.
Posso rateizzare il conguaglio a debito?
Sì. Se il conguaglio a debito riguarda l’IRPEF e le altre imposte risultanti dal 730, potete chiedere la rateizzazione. Le rate mensili vengono trattenute in busta paga con una maggiorazione per interessi.
Il sostituto d'imposta non esegue il rimborso se l'importo è piccolo: perché?
Le istruzioni prevedono che il sostituto d’imposta non esegua il versamento del debito o il rimborso del credito di ogni singola imposta o addizionale se l’importo risultante dalla dichiarazione è uguale o inferiore a 12 euro.
Se non ho più un sostituto d'imposta al momento della presentazione, come avviene il conguaglio?
In assenza di un sostituto d’imposta, presentate il 730 con la modalità ‘senza sostituto’: indicate la lettera ‘A’ nell’apposita casella del frontespizio. Se emerge un credito, il rimborso arriva direttamente dall’Agenzia delle Entrate a partire da dicembre. Se emerge un debito, pagate tramite modello F24.
L’imposta sostitutiva forfettaria del regime neoresidenti (art. 24-bis TUIR) passa da 200.000 a 300.000 euro l’anno.
Per ciascun familiare (art. 433 c.c.) che estende l’opzione, la sostitutiva passa da 25.000 a 50.000 euro.
Il regime resta opzionale: forfettizza i redditi prodotti all’estero, mentre i redditi italiani restano tassati con IRPEF ordinaria.
È pensato per gli high net worth individuals con rilevanti redditi esteri, in concorrenza con regimi analoghi (Portogallo, Spagna, Grecia).
La convenienza dipende dall’ammontare dei redditi esteri: sopra una certa soglia il forfait resta vantaggioso anche a 300.000 euro.
Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026
Il comma 25 della Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) modifica l’art. 24-bis, comma 2, del TUIR (D.P.R. 917/1986): l’imposta sostitutiva forfettaria annua del regime dei neoresidenti sale da 200.000 a 300.000 euro, e da 25.000 a 50.000 euro per ciascun familiare che estende a sé l’opzione.
Come funziona il regime dei neoresidenti dopo la modifica
L’art. 24-bis del TUIR, introdotto dalla Legge di Bilancio 2017 (art. 1, c. 152, L. 232/2016), consente a chi trasferisce la residenza fiscale in Italia di optare per un’imposta sostitutiva forfettaria sui redditi prodotti all’estero, in alternativa alla tassazione ordinaria mondiale (worldwide).
Il neoresidente che opta paga comunque l’IRPEF ordinaria sui redditi prodotti in Italia (lavoro, immobili italiani, dividendi e plusvalenze qualificate italiane) e, in più, l’imposta sostitutiva forfettaria annua sui redditi esteri, a prescindere dal loro ammontare.
Il comma 25 della Legge di Bilancio 2026 alza l’asticella di questo forfait: da 200.000 a 300.000 euro l’anno per il contribuente e da 25.000 a 50.000 euro per ciascun familiare che aderisce. La logica del regime non cambia; cambia il prezzo d’ingresso.
Quando il forfait a 300.000 euro resta conveniente
Calcolare l’IRPEF ordinaria che si pagherebbe su quegli stessi redditi esteri in regime worldwide.
Confrontare quel valore con la sostitutiva forfettaria di 300.000 euro: il forfait conviene quando l’IRPEF teorica supera 300.000 euro.
Considerare i familiari: ogni adesione costa 50.000 euro, ma forfettizza separatamente i loro redditi esteri.
Valutare i profili non fiscali (esenzione da monitoraggio RW sui patrimoni esteri, esclusione da IVIE/IVAFE) che accompagnano il regime.
Caso 1 – Tizio, manager con 4 milioni di redditi esteri
Scenario. Tizio trasferisce la residenza in Italia e ha circa 4 milioni di euro l’anno di dividendi e plusvalenze estere. Si chiede se, con la sostitutiva salita a 300.000 euro, il regime convenga ancora.
Come si legge in pratica. In regime ordinario quei 4 milioni sarebbero tassati con aliquote marginali elevate, generando un’imposta ben superiore a 300.000 euro. La sostitutiva forfettaria a 300.000 euro resta quindi conveniente: Tizio paga 300.000 euro fissi sui redditi esteri, qualunque ne sia l’importo, oltre all’IRPEF ordinaria sugli eventuali redditi italiani.
In pratica
Redditi esteri forfettizzati a 300.000 euro l’anno.
IRPEF ordinaria solo sui redditi prodotti in Italia.
Convenienza tanto maggiore quanto più alti sono i redditi esteri.
Caso 2 – Caio valuta la soglia di indifferenza
Scenario. Caio ha redditi esteri più contenuti e vuole capire sotto quale livello il forfait non conviene più.
Come si legge in pratica. Il punto di indifferenza si raggiunge quando l’IRPEF ordinaria teorica sui redditi esteri eguaglia i 300.000 euro di forfait. Sotto quella soglia, pagare l’IRPEF ordinaria sui redditi esteri costa meno del forfait; sopra, conviene il regime sostitutivo. Il calcolo va fatto in concreto, perché dipende dalla composizione dei redditi e dalle relative aliquote.
Regola pratica
Forfait conveniente quando IRPEF teorica sui redditi esteri > 300.000 euro.
Sotto la soglia, può convenire la tassazione ordinaria.
Il confronto va personalizzato sulla composizione dei redditi.
Caso 3 – Sempronio estende l'opzione alla famiglia
Scenario. Sempronio aderisce al regime e vuole includere coniuge e due figli maggiorenni, anch’essi con redditi esteri. Quanto costa l’estensione?
Come si legge in pratica. Ogni familiare ex art. 433 c.c. che estende a sé l’opzione paga una sostitutiva di 50.000 euro l’anno (era 25.000). Per tre familiari l’onere aggiuntivo è quindi di 150.000 euro l’anno, che forfettizza i rispettivi redditi esteri. Anche qui la convenienza dipende dall’entità dei redditi esteri di ciascuno.
Costo estensione
50.000 euro l’anno per ogni familiare aderente (era 25.000).
Tre familiari: +150.000 euro l’anno.
Forfettizza separatamente i redditi esteri di ciascuno.
Quando conviene una verifica
La scelta del regime neoresidenti richiede una pianificazione fiscale dedicata: conviene il parere di un fiscalista esperto di fiscalità internazionale: trova un fiscalista esperto.
Con il comma 25 della Legge di Bilancio 2026, l’imposta sostitutiva forfettaria annua dell’art. 24-bis TUIR sale da 200.000 a 300.000 euro, e da 25.000 a 50.000 euro per ciascun familiare che estende l’opzione.
Cosa copre il forfait di 300.000 euro?
Il forfait sostituisce l’imposizione ordinaria sui redditi prodotti all’estero, a prescindere dal loro ammontare. I redditi prodotti in Italia restano tassati con IRPEF ordinaria.
Quando conviene aderire?
Il regime conviene quando l’IRPEF ordinaria teorica sui redditi esteri supererebbe i 300.000 euro di forfait. La valutazione va fatta caso per caso sulla composizione dei redditi.
Quanto costa includere i familiari?
Ogni familiare ex art. 433 c.c. che estende a sé l’opzione paga 50.000 euro l’anno (in luogo dei precedenti 25.000).
Chi era già nel regime mantiene la vecchia imposta?
La decorrenza delle nuove soglie è regolata dal comma 26 della stessa legge, che àncora l’applicazione alla data di trasferimento della residenza in Italia. Chi ha trasferito la residenza prima del 1° gennaio 2026 segue regole diverse: va verificata la posizione specifica.
L’IRAP è un’imposta reale che colpisce il valore della produzione netta, non il reddito del singolo
Il gettito è destinato alle Regioni, storicamente impiegato per il finanziamento della sanità pubblica
Sono soggetti passivi le società, gli enti, le PA e i professionisti con autonoma organizzazione
La base imponibile esclude gli interessi passivi e, in linea generale, il costo del lavoro
L’aliquota ordinaria è fissata per legge statale, ma le Regioni possono variarne la misura
La dichiarazione IRAP è autonoma e separata dalla dichiarazione dei redditi
Che cos'è l'IRAP e a cosa serve
L’IRAP, acronimo di Imposta Regionale sulle Attività Produttive, è stata introdotta dal D.Lgs. 446/1997 con l’obiettivo di creare una fonte di finanziamento stabile per le Regioni, in particolare per la copertura della spesa sanitaria. A differenza dell’IRPEF o dell’IRES, che guardano al reddito del contribuente, l’IRAP è un’imposta di tipo reale: il suo presupposto non è la capacità contributiva della persona, ma il valore aggiunto che un’attività economica genera in un determinato territorio regionale.
In termini pratici, ciò significa che un’impresa o un professionista possono essere chiamati a versare l’IRAP anche in anni in cui registrano una perdita fiscale ai fini delle imposte sui redditi, perché la base imponibile IRAP si calcola con criteri propri, diversi da quelli che regolano IRPEF e IRES. Questo aspetto ha reso l’imposta spesso oggetto di dibattito, poiché incide sul valore della produzione lorda piuttosto che sull’utile netto.
Il gettito dell’IRAP è destinato alle Regioni nel cui territorio il valore è stato prodotto, e le Regioni stesse hanno una limitata autonomia nel modulare l’aliquota entro i margini stabiliti dalla legge statale. Comprendere come funziona questa imposta è essenziale per chiunque eserciti un’attività d’impresa o professionale in Italia.
Caratteristiche principali dell'IRAP
Elemento
Contenuto
Fonte normativa
D.Lgs. 446/1997
Natura dell'imposta
Reale (non personale)
Presupposto
Esercizio abituale di attività organizzata nel territorio regionale
Base imponibile
Valore della produzione netta (con regole specifiche per categoria)
Aliquota
Ordinaria fissata per legge, variabile per Regione entro i limiti di legge
Beneficiario del gettito
Regioni (destinato prevalentemente al finanziamento della sanità)
Dichiarazione
Modello IRAP autonomo, separato dal modello Redditi
Versamento
F24 con saldo e acconti, alle stesse scadenze delle imposte sui redditi
Esempio pratico
Alfa Srl produce e vende componentistica meccanica. Nell’anno d’imposta registra ricavi per un certo importo e sostiene costi di acquisto di materie prime, ammortamenti e spese per servizi. Ai fini IRAP, la società calcola il valore della produzione netta escludendo dalla base gli interessi passivi sui finanziamenti bancari e non deducendo il costo del personale dipendente (salvo le specifiche deduzioni previste per i dipendenti a tempo indeterminato). Il risultato è la base su cui si applica l’aliquota ordinaria regionale. Alfa Srl presenta la dichiarazione IRAP con modello autonomo e versa l’imposta tramite F24, ripartendo il carico tra le Regioni in cui ha impiegato il personale, se opera in più territori.
Documenti necessari
D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 – legge istitutiva dell’IRAP
Modello IRAP e relative istruzioni ministeriali (aggiornati annualmente dall’Agenzia delle Entrate)
Legge regionale vigente nella Regione di competenza per la misura dell’aliquota applicabile
Circolari dell’Agenzia delle Entrate in materia di base imponibile e deduzioni IRAP
Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate sulla ripartizione della base imponibile tra più Regioni
Caso 1 – Società di capitali operante in un'unica Regione
Scenario. Alfa Srl ha sede e svolge tutta la propria attività in un’unica Regione. Deve determinare la base imponibile IRAP e capire quale aliquota applicare.
Come si applica. Per le società di capitali l’IRAP è sempre dovuta: il requisito dell’autonoma organizzazione si considera integrato per definizione. La base imponibile è il valore della produzione netta, determinato partendo dalla differenza tra componenti positivi e negativi secondo le regole proprie dell’imposta. Poiché l’attività si svolge interamente in un’unica Regione, non è necessaria alcuna ripartizione: la totalità della base è tassata con l’aliquota della Regione di appartenenza, nella misura fissata dalla legge regionale vigente (verificare la delibera/legge regionale aggiornata).
In pratica
Calcolare il valore della produzione netta secondo le regole IRAP, non quelle IRES
Verificare le deduzioni applicabili, in particolare per i dipendenti a tempo indeterminato
Applicare l’aliquota vigente nella Regione e presentare il modello IRAP entro i termini
Caso 2 – Società operante in più Regioni
Scenario. Alfa Srl ha la sede principale in una Regione e uno stabilimento produttivo in un’altra. Come deve ripartire la base imponibile IRAP?
Come si applica. Quando un soggetto passivo IRAP svolge la propria attività in più Regioni, la base imponibile complessiva deve essere ripartita tra le Regioni interessate. La regola generale prevede che la ripartizione avvenga in proporzione alle retribuzioni corrisposte al personale impiegato in ciascuna Regione nel periodo d’imposta. Per ogni quota di base così determinata si applica l’aliquota della Regione di competenza, che potrebbe essere diversa. Questo implica che Alfa Srl presenterà un’unica dichiarazione IRAP ma calcolerà distinte quote di imposta per ciascuna Regione, versandole con i relativi codici tributo.
In pratica
Raccogliere i dati sulle retribuzioni del personale distinte per Regione di impiego
Calcolare la quota di base imponibile attribuibile a ciascuna Regione in proporzione
Applicare l’aliquota di ciascuna Regione sulla rispettiva quota e versare con F24
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
L’IRPEF è un’imposta personale sul reddito del contribuente; l’IRAP è un’imposta reale sul valore della produzione netta generato da un’attività economica. Il gettito IRPEF va allo Stato, quello IRAP alle Regioni.
A chi va il gettito dell'IRAP?
Il gettito è destinato alle Regioni nel cui territorio è stato prodotto il valore, e storicamente è impiegato in prevalenza per finanziare la spesa sanitaria regionale.
L'IRAP sostituisce altre imposte?
No, l’IRAP si aggiunge alle imposte sui redditi (IRPEF o IRES). Il soggetto passivo versa sia le imposte sui redditi sia l’IRAP, calcolate su basi imponibili distinte e con aliquote diverse.
Cos'è il valore della produzione netta?
È la base imponibile IRAP: in linea generale corrisponde alla differenza tra i ricavi e alcuni costi dell’attività, con esclusione degli interessi passivi e, in via di principio, del costo del lavoro (salvo le deduzioni specifiche previste dalla legge).
Le Regioni possono fissare l'aliquota IRAP liberamente?
No. Esiste un’aliquota ordinaria fissata dalla legge statale. Le Regioni possono variarne la misura entro i margini previsti dalla legge e prevedere aliquote differenziate per settore (ad esempio per banche e assicurazioni). Per la misura esatta occorre consultare la legge regionale vigente.
Come si versa l'IRAP?
L’IRAP si versa tramite modello F24, con saldo e acconti. Le scadenze seguono di norma quelle delle imposte sui redditi. L’imposta è dichiarata con il modello IRAP, che è una dichiarazione autonoma e separata dal modello Redditi.
Cosa succede se si opera in più Regioni?
Se l’attività è svolta in più Regioni, la base imponibile complessiva va ripartita tra esse, di norma in proporzione alle retribuzioni del personale impiegato in ciascun territorio. Per ogni quota si applica l’aliquota della Regione corrispondente.
Detrazione del 19% sulle spese per psicologo e psicoterapeuta: rientrano tra le spese sanitarie del rigo E1
Franchigia di 129,11 euro: la detrazione si calcola solo sulla parte di spesa che supera questa soglia
Pagamento tracciabile obbligatorio: bonifico, carta di credito o bancomat (no contanti), salvo strutture pubbliche o accreditate SSN
Spese per familiari a carico incluse: puoi detrarre anche le sedute pagate per il coniuge o i figli fiscalmente a carico
Documentazione necessaria: fattura o ricevuta fiscale con codice fiscale del paziente e dati del professionista
Psicologo e psicoterapia: come funziona la detrazione
Le spese sostenute nel 2025 per sedute di psicologo o per un percorso di psicoterapia danno diritto a una detrazione del 19% nell’ambito del Modello 730/2026. Si tratta di prestazioni sanitarie a tutti gli effetti, quindi rientrano nel rigo E1 del quadro E dedicato alle spese sanitarie.
Come per tutte le spese mediche, però, non si detrae l’intera somma spesa. Esiste una franchigia, cioè una quota che resta sempre a tuo carico: la detrazione del 19% si applica solo sulla parte che supera 129,11 euro. Se hai speso meno di questa cifra nell’anno, non hai diritto ad alcuna detrazione.
Una condizione fondamentale dal 2020: le spese devono essere pagate con strumenti tracciabili (bonifico, carta, bancomat). I pagamenti in contanti non danno diritto alla detrazione, tranne nel caso di prestazioni rese direttamente da strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale.
Puoi sommare insieme le spese psicologiche tue e quelle dei familiari che dipendono da te fiscalmente, così da superare più facilmente la soglia dei 129,11 euro e ottenere una detrazione maggiore.
Riepilogo detrazione spese psicologo
Voce
Importo / regola
Aliquota di detrazione
19%
Franchigia (parte non detraibile)
129,11 euro
Base di calcolo della detrazione
Spesa totale meno 129,11 euro
Pagamento ammesso
Tracciabile (bonifico, carta, bancomat)
Rateizzazione opzionale
4 rate annuali se spese sanitarie totali superano 15.493,71 euro
Esempio pratico
Esempio: Tizio ha sostenuto nel 2025 spese per sedute dallo psicologo pari a 800 euro, pagate tutte con bonifico. La base di calcolo è 800 – 129,11 = 670,89 euro. La detrazione spettante è il 19% di 670,89 euro, cioè circa 127,47 euro in meno di imposta da pagare.
Documenti necessari
Fattura o ricevuta fiscale dello psicologo/psicoterapeuta con codice fiscale del paziente
Estratto conto o ricevuta di pagamento tracciabile (bonifico, carta, bancomat)
Certificazione Unica del datore di lavoro se le spese risultano già indicate al punto 341-352
Eventuale documentazione del rimborso se la cassa sanitaria ha già rimborsato parte della spesa
Tizio paga le sedute di psicoterapia per se stesso
Scenario. Tizio ha seguito un percorso di psicoterapia nel 2025, pagando 1.200 euro in totale con bonifico bancario alla psicoterapeuta privata.
Come si applica. Le spese rientrano nel rigo E1 come spese sanitarie. La detrazione del 19% si calcola su 1.200 – 129,11 = 1.070,89 euro. Tizio recupera circa 203,47 euro in meno di tasse.
In pratica
Conserva tutte le fatture con il tuo codice fiscale e i dati della psicoterapeuta
Verifica che ogni pagamento sia avvenuto tramite bonifico o carta: i pagamenti in contanti non valgono
Inserisci il totale nel rigo E1 del quadro E: il CAF o il sostituto calcola automaticamente la detrazione al netto della franchigia
Caio paga la psicoterapia della figlia fiscalmente a carico
Scenario. La figlia di Caio, 19 anni, ha seguito un percorso di sostegno psicologico nel 2025. Caio ha pagato 600 euro con carta di credito. La figlia è fiscalmente a carico di Caio.
Come si applica. Caio può detrarre queste spese nel proprio 730 al rigo E1, insieme alle proprie spese sanitarie. Il documento di spesa può essere intestato alla figlia o a Caio stesso. La detrazione del 19% si applica sull’importo che supera la franchigia di 129,11 euro, considerando tutte le spese sanitarie del rigo E1 sommate.
In pratica
La fattura può essere intestata alla figlia a carico: la detrazione spetta comunque a Caio
Se entrambi i genitori sostengono parte della spesa, ciascuno detrae la propria quota: annotare la percentuale di ripartizione sul documento
Se uno dei genitori è fiscalmente a carico dell’altro, chi sostiene la spesa può detrarre l’intero importo
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Sì. Le prestazioni rese da uno psicologo o psicoterapeuta iscritto all’albo sono considerate prestazioni sanitarie e danno diritto alla detrazione del 19% nel rigo E1 del 730.
Quanto si recupera concretamente?
Si recupera il 19% della spesa che supera la franchigia di 129,11 euro. Per esempio, su 500 euro di spese il beneficio è 19% × (500 – 129,11) = circa 70,47 euro.
Posso detrarre le spese pagate in contanti?
No. Dal 2020 le spese sanitarie per prestazioni private devono essere pagate con strumenti tracciabili (bonifico, carta, bancomat). Il pagamento in contanti esclude la detrazione, tranne per strutture pubbliche o accreditate SSN.
Quale documento devo conservare?
La fattura o ricevuta fiscale emessa dal professionista, con il tuo codice fiscale e i dati dello psicologo. Conserva anche la prova del pagamento tracciabile (estratto conto o ricevuta di bonifico).
Posso detrarre anche le spese per la psicoterapia di mio figlio?
Sì, se il figlio è fiscalmente a carico. Le spese vanno inserite nel rigo E1 insieme alle tue spese sanitarie. Il documento può essere intestato al figlio: la detrazione spetta comunque al genitore che ha sostenuto la spesa.
Se la spesa è stata rimborsata dall'assicurazione, posso comunque detrarre?
Dipende. Se il rimborso proviene da un’assicurazione sanitaria i cui premi non ti hanno dato diritto a detrazione, puoi comunque detrarre la spesa. Se invece i premi erano detraibili, la spesa rimborsata non può essere detratta.
Art. 87 D.Lgs. 175/2024 – Richiesta di copie e notificazione della sentenza
Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)
1. Ciascuna parte può richiedere alla segreteria copie autentiche della sentenza e la segreteria è tenuta a rilasciarle entro cinque giorni dalla richiesta, previa corresponsione delle spese.
2. Le parti hanno l'onere di provvedere direttamente alla notificazione della sentenza alle altre parti a norma dell'articolo 60, depositando, nei successivi trenta giorni, l'originale o copia autentica dell'originale notificato, ovvero copia autentica della sentenza consegnata o spedita per posta, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale unitamente all'avviso di ricevimento nella segreteria, che ne rilascia ricevuta e l'inserisce nel fascicolo d'ufficio.
3. Se nessuna delle parti provvede alla notificazione della sentenza, si applica l'articolo 327, primo comma, del codice di procedura civile. Tale disposizione non si applica se la parte non costituita dimostri di non avere avuto conoscenza del processo per nullità della notificazione del ricorso e della comunicazione dell'avviso di fissazione d'udienza.
Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)
1. Ciascun elettore può esprimere il voto per non più di sei candidati. Le schede devono essere preventivamente controfirmate dai componenti dell'ufficio elettorale ed essere riconsegnate chiuse dall'elettore.
2. Il voto, personale, diretto e segreto, viene espresso presso la sede della corte di giustizia tributaria presso la quale è espletata la funzione giurisdizionale.
3. Gli uffici elettorali locali presiedono alle operazioni di voto che si svolgono presso di esse e provvedono allo scrutinio di tutte le schede elettorali, previa apertura delle urne e conteggio delle schede, determinando il totale dei voti validi e il totale delle preferenze per ciascun candidato. Le operazioni di scrutinio hanno inizio il giorno successivo a quello di voto e di esse, come pure delle contestazioni decise ai sensi del comma 4, si deve dare atto nel processo verbale delle operazioni.
4. L'ufficio elettorale regionale decide a maggioranza sulle contestazioni sorte durante le operazioni di voto nonché su quelle relative alla validità delle schede, dandone atto nel processo verbale delle operazioni.
5. Al termine delle operazioni elettorali il verbale di scrutinio è trasmesso all'ufficio elettorale centrale che provvede alla proclamazione degli eletti.
Limite di reddito: il coniuge è fiscalmente a carico se nel 2025 ha avuto un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili.
Nel limite contano anche redditi ‘nascosti’: vanno inclusi il reddito da cedolare secca, redditi di lavoro in zone di frontiera esenti e redditi in regime forfetario.
La detrazione varia con il reddito del dichiarante: non è una cifra fissa; viene calcolata dal CAF o dal professionista in base al reddito complessivo del contribuente.
Unioni civili equiparate: le stesse regole si applicano alle parti di un’unione civile registrata.
Matrimonio o separazione a metà anno: la detrazione spetta solo per i mesi in cui il coniuge è stato effettivamente a carico.
Coniuge separato o divorziato: dal 2025 il coniuge legalmente separato non può più essere indicato come familiare a carico.
Chi è il coniuge fiscalmente a carico e perché conta nel 730
Quando si parla di ‘coniuge a carico’ in termini fiscali, si intende il marito o la moglie (o il partner di un’unione civile) che durante il 2025 ha guadagnato poco: al massimo 2.840,51 euro di reddito complessivo, calcolato al lordo degli oneri deducibili. Se il tuo coniuge è rimasto sotto questa soglia, hai diritto a una detrazione IRPEF sulla tua imposta.
Attenzione: nel calcolo di quel limite di 2.840,51 euro non si guarda solo il reddito da lavoro o da pensione. Vanno conteggiate anche alcune entrate che normalmente non entrano nel reddito complessivo dichiarato: i canoni da affitto tassati con cedolare secca, i redditi da attività in regime forfetario, i redditi da lavoro in zone di frontiera che godono di un’esenzione parziale, e le mance dei lavoratori del settore turistico tassate con imposta sostitutiva. Se la somma di tutto supera 2.840,51 euro, il coniuge non è a carico e la detrazione non spetta.
La detrazione per coniuge a carico non ha un importo fisso: dipende dal tuo reddito complessivo e viene calcolata automaticamente dal CAF o dal professionista che elabora il tuo 730. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate prevedono che la detrazione si riduca progressivamente all’aumentare del reddito (vedi la tabella 3 in Appendice alle istruzioni ufficiali). Il calcolo viene fatto per te: devi solo compilare correttamente il prospetto familiari a carico.
Dal 2025 una novità restringe la platea: il coniuge legalmente ed effettivamente separato non può più essere indicato come familiare a carico, anche se convive con te o riceve assegni alimentari non derivanti da provvedimento del giudice. Puoi però continuare a detrarre le spese sostenute nell’interesse del coniuge separato, anche se non hai più diritto alla detrazione per carichi di famiglia.
Condizioni per la detrazione del coniuge a carico
Condizione
Detrazione spettante
Reddito coniuge <= 2.840,51 euro, coniugati o unione civile non separati
Sì, proporzionale al reddito del dichiarante
Reddito coniuge > 2.840,51 euro
No
Matrimonio o separazione legale a metà anno
Sì, solo per i mesi a carico (es. 7 mesi se matrimonio a giugno)
Coniuge legalmente separato (dal 2025)
No (novità 2025)
Partner di unione civile registrata
Sì, stesse regole del coniuge
Esempio pratico
Tizio lavora come dipendente con un reddito di 28.000 euro. Sua moglie nel 2025 ha percepito solo 1.200 euro da un lavoro occasionale: è sotto la soglia di 2.840,51 euro. Tizio indica la moglie come coniuge a carico per tutti e 12 i mesi. Il CAF calcola la detrazione spettante in base al suo reddito complessivo. Se invece la moglie avesse guadagnato 3.000 euro (anche se solo 500 euro in cedolare secca e 2.500 da lavoro), la soglia sarebbe superata e Tizio non potrebbe indicarla come coniuge a carico.
Documenti necessari
Certificazione Unica del coniuge (per verificare il suo reddito da lavoro o pensione)
Eventuale documentazione dei redditi del coniuge in regime forfetario o da cedolare secca
Stato di famiglia o documento che attesti la convivenza, se richiesto dal CAF
Codice fiscale del coniuge (da indicare nel prospetto anche se non è a carico)
Moglie casalinga con piccolo reddito da affitto
Scenario. Caio ha la moglie che non lavora ma affitta una camera a 200 euro al mese con cedolare secca (2.400 euro annui). La moglie non ha altri redditi.
Come si applica. Anche se il reddito da cedolare secca non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF, va comunque contato nel limite di 2.840,51 euro per la verifica del carico familiare. 2.400 euro è sotto la soglia, quindi la moglie è fiscalmente a carico e Caio può detrarre.
In pratica
Barrare la casella ‘C’ nel prospetto familiari a carico e indicare il codice fiscale della moglie.
Indicare ’12’ nella colonna ‘mesi a carico’ (a carico per tutto il 2025).
Il CAF calcola automaticamente la detrazione spettante in base al reddito di Caio.
Matrimonio celebrato a settembre
Scenario. Sempronio si è sposato a settembre 2025. La moglie ha un reddito annuo di zero euro ed è a carico dal mese di matrimonio in poi.
Come si applica. La detrazione per coniuge a carico spetta solo per i mesi in cui esiste il vincolo matrimoniale. Il matrimonio celebrato a settembre dà diritto alla detrazione per 4 mesi (settembre, ottobre, novembre, dicembre).
In pratica
Indicare il codice fiscale della moglie nella casella ‘C’ del prospetto familiari.
Nella colonna ‘mesi a carico’ scrivere ‘4’ (i mesi da settembre a dicembre).
Il CAF o il professionista calcola la detrazione proporzionata ai 4 mesi.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Qual è il limite di reddito per avere il coniuge a carico nel 730/2026?
Il limite è 2.840,51 euro di reddito complessivo nel 2025, calcolato al lordo degli oneri deducibili. In questo limite rientrano anche redditi normalmente esclusi dal reddito complessivo, come quelli da cedolare secca o da regime forfetario.
Il coniuge che fa la partita IVA a regime forfetario è a carico?
Solo se il suo reddito complessivo, incluso quello forfetario, non supera 2.840,51 euro. Il reddito forfetario, pur non confluendo nel reddito complessivo IRPEF, va conteggiato ai fini del limite per la verifica del carico familiare.
Se ci siamo separati legalmente nel 2025, posso ancora indicare il coniuge a carico?
No. Dal 2025, il coniuge legalmente ed effettivamente separato non può essere indicato come familiare a carico, nemmeno per i mesi precedenti alla separazione se questa è diventata legalmente efficace nel corso dell’anno. Puoi però continuare a detrarre le spese sostenute per lui o lei.
La detrazione per coniuge a carico si calcola su un importo fisso?
No, non è un importo fisso. Varia in base al tuo reddito complessivo secondo tabelle dell’Agenzia delle Entrate. Più alto è il tuo reddito, più tende a ridursi. Il CAF o il professionista la calcola automaticamente.
Devo indicare il codice fiscale del coniuge anche se non è a carico?
Sì. Le istruzioni del 730 prevedono che il codice fiscale del coniuge sia indicato nel prospetto familiari a carico anche quando non è fiscalmente a carico.
Il coniuge in cassa integrazione è a carico?
Dipende dall’importo percepito. L’indennità di cassa integrazione è reddito di lavoro dipendente e si somma agli altri redditi. Se la somma totale non supera 2.840,51 euro, il coniuge è a carico.
Regola fondamentale: la retta di RSA non si detrae/deduce per intero. Solo la parte relativa a spese mediche e paramediche di assistenza specifica è agevolabile.
La parte medica va in E25 (deduzione dal reddito, senza franchigia), se la persona ospitata ha una disabilità riconosciuta.
La parte per addetti all’assistenza personale (badanti, assistenti non qualificati) può invece rientrare nel rigo E8/E9 codice 15, con detrazione 19% fino a 2.100 euro, solo se il reddito non supera 40.000 euro.
La parte alberghiera (vitto, alloggio, pulizie) non è né detraibile né deducibile.
Documentazione critica: l’istituto deve indicare separatamente la quota medica/paramedica nella sua documentazione.
Familiari non a carico: per E25 la deduzione spetta anche se il parente in RSA non è fiscalmente a carico.
Retta RSA: tre componenti, tre trattamenti fiscali diversi
Mettere un genitore o un familiare in una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) o casa di riposo comporta costi elevati. L’errore più comune in dichiarazione è credere che l’intera retta sia deducibile o detraibile. Non è così: la retta è composta da parti diverse, ciascuna con un trattamento fiscale distinto.
La componente sanitaria – le spese per assistenza infermieristica, riabilitativa e medica generica – può essere dedotta dal reddito nel rigo E25, senza franchigia, se la persona ospitata ha una disabilità riconosciuta. Questa deduzione abbassa direttamente il reddito imponibile e può valere centinaia o migliaia di euro di risparmio fiscale a seconda dell’aliquota.
La componente per assistenza personale – pagata a figure che aiutano nelle attività quotidiane (lavarsi, vestirsi, mangiare) senza qualifica specifica – può invece rientrare nella detrazione del 19% al rigo E8/E9 con codice 15 (spese per addetti all’assistenza personale), ma solo se il tuo reddito complessivo non supera 40.000 euro e fino a un massimale di 2.100 euro.
La componente alberghiera – vitto, alloggio, pulizie, servizi non sanitari – non è agevolabile in alcun modo. Non si detrae e non si deduce. Per questo è essenziale che la RSA fornisca una documentazione che distingua chiaramente le diverse componenti della retta: senza questa distinzione, nessuna parte della retta può essere portata in detrazione o deduzione.
Come si tratta fiscalmente la retta RSA
Componente della retta
Trattamento fiscale
Rigo / massimale
Spese mediche generiche e assistenza specifica (infermieri, OTA, educatori, riabilitatori)
Deduzione integrale dal reddito (nessuna franchigia)
E25 – nessun massimale specifico
Assistenza personale (aiuto nelle attività quotidiane, non autosufficienza)
Detrazione 19% se reddito ≤ 40.000 euro
E8-E10 codice 15 – max 2.100 euro
Componente alberghiera (vitto, alloggio, pulizie)
Non agevolabile
Non indicare in dichiarazione
Esempio pratico
Tizio paga la retta della casa di riposo per sua madre (invalidità al 100%, non fiscalmente a carico di Tizio). La retta mensile è 3.000 euro, per un totale annuo di 36.000 euro. La RSA certifica: 700 euro/mese di componente medica e infermieristica (E25), 400 euro/mese per l’assistenza personale nelle attività quotidiane (codice 15, se Tizio ha reddito ≤ 40.000 euro), 1.900 euro/mese di quota alberghiera (non agevolabile). Tizio può dedurre 8.400 euro (700 × 12) nel rigo E25. Per il codice 15, indica al massimo 2.100 euro (tetto annuo) nel rigo E8, e ottiene una detrazione del 19%, pari a 399 euro. La quota alberghiera (22.800 euro) non produce alcun beneficio fiscale.
Documenti necessari
Documentazione rilasciata dalla RSA o casa di riposo con indicazione separata della componente medica/paramedica di assistenza specifica
Certificazione di invalidità o disabilità del familiare ospitato (Commissione L. 104/1992 o altra commissione pubblica)
Certificazione medica attestante la non autosufficienza (per la detrazione codice 15 sugli addetti all’assistenza personale)
Ricevute o estratti conto attestanti i pagamenti effettuati (tracciabilità obbligatoria per le detrazioni 19%)
Genitore con invalidità in RSA: reddito del figlio sotto 40.000 euro
Scenario. Sempronio ha il padre in una RSA. La struttura certifica annualmente: 9.600 euro di assistenza medica e infermieristica, 4.800 euro di assistenza personale nelle attività quotidiane, 15.600 euro di quota alberghiera. Il padre ha una pensione di 1.200 euro/mese e non è fiscalmente a carico. Sempronio ha un reddito di 35.000 euro.
Come si applica. Nel rigo E25 Sempronio indica 9.600 euro (componente medica): deduzione integrale dal reddito. Nel rigo E8 codice 15 indica 2.100 euro (tetto massimo, benché la spesa fosse 4.800 euro): detrazione 19% = 399 euro. I 15.600 euro alberghieri non vanno dichiarati. Totale beneficio: riduzione del reddito imponibile di 9.600 euro più 399 euro di detrazione.
In pratica
La deduzione E25 spetta anche se il genitore non è fiscalmente a carico: basta il rapporto di parentela.
Il codice 15 (assistenza personale) ha un tetto di 2.100 euro complessivo e si applica solo se il tuo reddito è ≤ 40.000 euro.
Anziano non disabile in casa di riposo
Scenario. Caia ha la madre in una casa di riposo per anziani autosufficienti. La madre non ha alcun riconoscimento di invalidità o disabilità. La retta è di 2.000 euro al mese.
Come si applica. Senza una certificazione di disabilità o non autosufficienza, non è possibile utilizzare il rigo E25 né il codice 15, perché entrambe le agevolazioni richiedono uno stato di disabilità o non autosufficienza documentato. La retta non produce alcun beneficio fiscale in dichiarazione dei redditi. Se in futuro la madre ottiene un riconoscimento di invalidità o di non autosufficienza (certificazione medica), la situazione cambia.
In pratica
Senza certificazione di disabilità o non autosufficienza, nessuna parte della retta RSA è detraibile o deducibile.
Se la situazione sanitaria del familiare cambia, è opportuno avviare il procedimento di riconoscimento dell’invalidità.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Posso portare in detrazione tutta la retta della RSA?
No. Solo la componente medica e paramedica di assistenza specifica, che deve essere indicata separatamente dall’istituto nella documentazione. La quota alberghiera (vitto, alloggio, pulizie) non è agevolabile.
Dove si indica la parte medica della retta in dichiarazione?
Nel rigo E25 del quadro E (sezione II, deduzioni dal reddito). È una deduzione, non una detrazione: riduce il reddito imponibile senza franchigia.
C'è un massimale per la deduzione E25?
Le istruzioni ufficiali non indicano un massimale specifico per le spese mediche e di assistenza specifica in E25: si deducono per l’intero importo certificato dalla struttura.
La detrazione spetta anche se il familiare in RSA non è a mio carico?
Per il rigo E25 sì: la deduzione spetta anche per familiari non a carico (coniuge, figli, genitori, fratelli, suoceri, generi, nuore, nonni). Per il codice 15 (assistenza personale), la norma prevede che spetti anche per i familiari, ma verifica con il CAF la documentazione richiesta.
La RSA deve rilasciare una documentazione specifica?
Sì, è essenziale. La struttura deve indicare separatamente la quota medica/paramedica dalla quota alberghiera. Senza questa distinzione documentale, non è possibile portare nulla in deduzione nel rigo E25.
Cosa cambia tra E25 e il codice 15 del rigo E8?
Sono due agevolazioni diverse: E25 riguarda le spese mediche e di assistenza specifica qualificata (deduzione senza franchigia). Il codice 15 riguarda le spese per addetti all’assistenza personale nelle attività quotidiane (detrazione 19%, massimale 2.100 euro, solo se reddito ≤ 40.000 euro).
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