Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Vincite a poker e scommesse online: come funziona la tassazione

    In sintesi

    • Piattaforme italiane autorizzate: le vincite da giochi e scommesse su operatori con licenza ADM (ex AAMS) sono soggette a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta: non vanno dichiarate nel 730.
    • Piattaforme estere senza licenza italiana: le vincite conseguite all’estero o tramite giochi online su piattaforme non autorizzate in Italia sono ‘altri redditi diversi’ da dichiarare nel quadro D (rigo D4, codice 9).
    • Codice 9 del rigo D4: le istruzioni AdE indicano esplicitamente il codice 9 per ‘altri redditi diversi sui quali non e stata applicata alcuna ritenuta, ad esempio vincite conseguite all’estero per effetto della partecipazione a giochi on line’.
    • Ritenuta a titolo d’imposta: quando applicata dall’operatore autorizzato, la ritenuta e definitiva – non si cumula con le altre entrate e non va nel calcolo dell’IRPEF ordinaria.
    • Nessuna deduzione: le perdite al gioco non sono deducibili fiscalmente.
    • Monitoraggio fiscale: somme rilevanti su conti di gioco esteri possono richiedere la compilazione del quadro W (monitoraggio attivita estere).

    Vincite al gioco: quando sono gia pagate e quando no

    Poker online, scommesse sportive, casinò digitali: se giochi su piattaforme autorizzate in Italia, la questione fiscale e spesso gia risolta dall’operatore. Ma se usi siti esteri, la situazione cambia.

    Le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate al modello 730/2026 chiariscono il caso delle vincite da giochi online: il codice 9 del rigo D4 e dedicato agli ‘altri redditi diversi sui quali non e stata applicata alcuna ritenuta, ad esempio vincite conseguite all’estero per effetto della partecipazione a giochi on line’. Quella precisazione ‘ad esempio’ indica che il codice copre le vincite estere in senso ampio.

    La logica e semplice: se l’operatore italiano ha gia trattenuto e versato l’imposta, tu non devi fare nient’altro. Se invece hai giocato su una piattaforma che non ha applicato ritenute (tipicamente estera o non autorizzata), quella vincita e tuo reddito da dichiarare.

    Vincite da gioco: ritenuta o dichiarazione?
    Tipo di operatore Trattamento fiscale Obbligo nel 730
    Operatore con licenza ADM (piattaforma italiana autorizzata) Ritenuta alla fonte a titolo d'imposta applicata dall'operatore Nessuno – ritenuta definitiva
    Piattaforma estera o non autorizzata in Italia Nessuna ritenuta applicata Si – rigo D4, codice 9, quadro D
    Vincite all'estero (casinò fisico o online estero) Nessuna ritenuta italiana Si – rigo D4, codice 9, quadro D
    Perdite di gioco Non deducibili Non indicare nel 730

    Esempio pratico

    • Tizio nel 2025 ha vinto 800 euro su un poker site autorizzato ADM: l’operatore ha gia applicato la ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, quindi Tizio non deve dichiarare nulla. Lo stesso anno Tizio ha vinto anche 1.200 euro su una piattaforma con sede a Malta non autorizzata in Italia, che non ha trattenuto nessuna imposta. Quei 1.200 euro sono ‘altri redditi diversi senza ritenuta’ e vanno indicati nel rigo D4, codice 9, colonna 4 del quadro D del suo 730.

    Documenti necessari

    • Estratto conto o riepilogo annuale della piattaforma di gioco (per documentare l’importo delle vincite)
    • Documentazione che attesti la residenza fiscale e la licenza dell’operatore
    • Eventuale certificazione delle ritenute operate da operatori italiani
    • Per conti di gioco esteri con saldo rilevante: documentazione per il quadro W (monitoraggio fiscale)

    Tizio gioca su un sito autorizzato ADM e vince un torneo

    Scenario. Tizio partecipa a un torneo di poker su una piattaforma italiana con regolare concessione ADM. Vince il premio finale di 3.000 euro.

    Come si applica. L’operatore autorizzato ADM applica la ritenuta alla fonte a titolo d’imposta sulla vincita. La ritenuta e definitiva: Tizio riceve un importo netto e non deve dichiarare nessuna voce aggiuntiva nel suo 730. La vincita non concorre alla formazione del reddito complessivo IRPEF.

    In pratica

    • Nessuna compilazione del quadro D nel 730.
    • Conservare il riepilogo della piattaforma con l’indicazione della ritenuta applicata.
    • Verificare sul sito dell’operatore o nella sezione ‘documenti fiscali’ del proprio account la ricevuta della ritenuta.

    Caio scommette su un sito straniero e vince 2.500 euro

    Scenario. Caio usa una piattaforma di scommesse sportive con sede a Gibilterra, che non ha licenza ADM italiana. Nel 2025 incassa vincite nette di 2.500 euro, senza nessuna ritenuta applicata.

    Come si applica. Quei 2.500 euro rientrano nella categoria ‘altri redditi diversi sui quali non e stata applicata alcuna ritenuta’, prevista esplicitamente dal codice 9 del rigo D4 del quadro D. Caio deve indicarli nella colonna 4 del rigo D4, con il codice 9 in colonna 3. Questi redditi concorrono al reddito complessivo IRPEF.

    In pratica

    • Compilare il rigo D4 con codice 9 in colonna 3 e l’importo lordo in colonna 4.
    • Conservare la documentazione della piattaforma (estratto conto, bonifici ricevuti) come prova.
    • Se il conto di gioco estero ha raggiunto importi rilevanti, valutare la compilazione del quadro W per il monitoraggio fiscale.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Se gioco su Sisal, Snai o Lottomatica devo dichiarare le vincite nel 730?

    No. Gli operatori con licenza ADM applicano la ritenuta alla fonte a titolo d’imposta: la tassazione e definitiva e non devi inserire nulla nel quadro D del 730.

    Cosa succede se gioco su un sito straniero senza licenza italiana?

    Le vincite sono ‘redditi diversi senza ritenuta’ e vanno dichiarate nel rigo D4, codice 9, del quadro D del 730. Concorrono al tuo reddito complessivo IRPEF.

    Posso dedurre le perdite al gioco dalle vincite?

    No. Le perdite di gioco non sono fiscalmente deducibili: non puoi ridurre l’importo delle vincite da dichiarare con le perdite subite.

    Come faccio a sapere se l'operatore e autorizzato in Italia?

    Gli operatori con licenza ADM sono elencati sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. In genere un sito autorizzato ha il logo ADM e il numero di concessione visibili.

    Devo compilare il quadro W se ho un conto su una piattaforma estera?

    Potenzialmente si, se il saldo del conto ha raggiunto importi rilevanti nel corso del 2025. Il quadro W serve per il monitoraggio delle attivita finanziarie detenute all’estero.

  • Art. 8 D.Lgs. 151/2001 – Esposizione a radiazioni ionizzanti

    Art. 8 D.Lgs. 151/2001 – Esposizione a radiazioni ionizzanti

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Le donne, durante la gravidanza, non possono svolgere attività in zone classificate o, comunque, essere adibite ad attività che potrebbero esporre il nascituro ad una dose che ecceda un millisievert durante il periodo della gravidanza.

    2. È fatto obbligo alle lavoratrici di comunicare al datore di lavoro il proprio stato di gravidanza, non appena accertato.

    3. È altresì vietato adibire le donne che allattano ad attività comportanti un rischio di contaminazione.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Art. 7 D.Lgs. 151/2001 – Lavori vietati in gravidanza e allattamento

    Art. 7 D.Lgs. 151/2001 – Lavori vietati in gravidanza e allattamento

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. È vietato adibire le lavoratrici al trasporto e al sollevamento di pesi, nonché ai lavori pericolosi, faticosi ed insalubri. I lavori pericolosi, faticosi ed insalubri sono indicati dall’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 25 novembre 1976, n. 1026, riportato nell’allegato A del presente testo unico. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri della sanità e per la solidarietà sociale, sentite le parti sociali, provvede ad aggiornare l’elenco di cui all’allegato A.

    2. Tra i lavori pericolosi, faticosi ed insalubri sono inclusi quelli che comportano il rischio di esposizione agli agenti ed alle condizioni di lavoro, indicati nell’elenco di cui all’allegato B.

    3. La lavoratrice è addetta ad altre mansioni per il periodo per il quale è previsto il divieto.

    4. La lavoratrice è, altresì, spostata ad altre mansioni nei casi in cui i servizi ispettivi del Ministero del lavoro, d’ufficio o su istanza della lavoratrice, accertino che le condizioni di lavoro o ambientali sono pregiudizievoli alla salute della donna.

    5. La lavoratrice adibita a mansioni inferiori a quelle abituali conserva la retribuzione corrispondente alle mansioni precedentemente svolte, nonché la qualifica originale. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 13 della legge 20 maggio 1970, n. 300, qualora la lavoratrice sia adibita a mansioni equivalenti o superiori.

    6. Quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni, il servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio, può disporre l’interdizione dal lavoro per tutto il periodo di cui al presente Capo, in attuazione di quanto previsto all’articolo 17.

    7. L’inosservanza delle disposizioni contenute nei commi 1, 2, 3 e 4 è punita con l’arresto fino a sei mesi.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Articolo 26 TU Giustizia Tributaria: Ineleggibilità

    Art. 26 D.Lgs. 175/2024 – Ineleggibilità

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Non possono essere eletti al Consiglio di presidenza, e sono altresì esclusi dal voto, i componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado sottoposti, a seguito di giudizio disciplinare, ad una sanzione più grave dell'ammonimento.

    2. Il componente di corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado sottoposto alla sanzione della censura è eleggibile dopo tre anni dalla data del relativo provvedimento, se non gli è stata applicata altra sanzione disciplinare.

  • Art. 6 D.Lgs. 151/2001 – Tutela della sicurezza e della salute

    Art. 6 D.Lgs. 151/2001 – Tutela della sicurezza e della salute

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Il presente Capo prescrive misure per la tutela della sicurezza e della salute delle lavoratrici durante il periodo di gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio, che hanno informato il datore di lavoro del proprio stato, conformemente alle disposizioni vigenti, fatto salvo quanto previsto dal comma 2 dell’articolo 8.

    2. La tutela si applica, altresì, alle lavoratrici che hanno ricevuto bambini in adozione o in affidamento, fino al compimento dei sette mesi di età.

    3. Salva l’ordinaria assistenza sanitaria e ospedaliera a carico del Servizio sanitario nazionale, le lavoratrici, durante la gravidanza, possono fruire presso le strutture sanitarie pubbliche o private accreditate, con esclusione dal costo delle prestazioni erogate, oltre che delle periodiche visite ostetrico-ginecologiche, delle prestazioni specialistiche per la tutela della maternità, in funzione preconcezionale e di prevenzione del rischio fetale, previste dal decreto del Ministro della sanità di cui all’articolo 1, comma 5, lettera a), del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124, purché prescritte secondo le modalità ivi indicate.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Spese per ricoveri e interventi chirurgici: detrazione 730

    In sintesi

    • Detrazione del 19% delle spese mediche sostenute, comprese quelle per ricoveri ospedalieri, degenze e interventi chirurgici, indicate nel rigo E1 del quadro E.
    • Franchigia di 129,11 euro: la detrazione si calcola solo sulla parte di spesa che supera questo importo. Sotto quella soglia non si recupera nulla.
    • Dalla retta di degenza e detraibile solo la quota medica e sanitaria: la parte relativa a comfort, vitto, pernottamento e servizi alberghieri non e detraibile.
    • Pagamento tracciabile obbligatorio (dal 2020): bonifico, carta, bancomat o altri mezzi tracciabili, pena perdita della detrazione. Unica eccezione: strutture pubbliche o private accreditate SSN.
    • Le spese per ricoveri sostenute nell’interesse di familiari fiscalmente a carico danno anch’esse diritto alla detrazione al dichiarante.
    • Se le spese sanitarie totali superano 15.493,71 euro, e possibile scegliere di rateizzare la detrazione in quattro quote annuali uguali.

    Cosa si puo detrarre per ricoveri e interventi chirurgici

    Quando si subisce un ricovero ospedaliero o un intervento chirurgico, le spese mediche sostenute sono in linea di massima detraibili al 19% nel modello 730. Pero non tutto quello che compare in una fattura di ospedale o di clinica privata e detraibile: la legge distingue tra la componente strettamente sanitaria e quella di ‘albergo’.

    La parte detraibile comprende le spese chirurgiche vere e proprie, le prestazioni specialistiche, le analisi, i farmaci somministrati durante il ricovero e le spese infermieristiche. E esclusa, invece, la quota della retta che remunera il comfort della stanza (singola o doppia), i pasti, i servizi televisivi e simili. Se la struttura non distingue queste voci nella fattura, conviene chiedere un documento che le separi.

    La detrazione spetta solo sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro. Questa franchigia e annuale e si applica sul totale delle spese sanitarie indicate nei righi E1, E2 ed E3. In pratica: se hai speso 500 euro in tutto l’anno per spese mediche, la detrazione del 19% si calcola su 500 – 129,11 = 370,89 euro, e vale circa 70 euro di rimborso.

    Dal 2020 e obbligatorio pagare con strumenti tracciabili (bonifico, carta, bancomat, assegno) per poter detrarre le spese sanitarie. Fanno eccezione le prestazioni rese da strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale, per le quali il pagamento in contanti e comunque accettato.

    Detrazione spese mediche da ricovero: riepilogo
    Voce Detraibile? Note
    Intervento chirurgico (onorario medico, sala operatoria) Si 19% sulla parte eccedente 129,11 euro
    Analisi, esami pre e post-operatori Si Inclusi nel rigo E1
    Farmaci somministrati durante il ricovero Si Con fattura o ricevuta separata
    Quota medica e infermieristica della retta di degenza Si Deve risultare separatamente dal documento
    Quota comfort (camera singola, TV, pasti) No Non ha natura sanitaria
    Prestazioni di strutture private non accreditate SSN Si, ma solo con pagamento tracciabile Dal 2020 obbligo tracciabilita
    Prestazioni di strutture pubbliche o accreditate SSN Si Anche con pagamento in contanti

    Esempio pratico

    • Tizio subisce un intervento di appendicectomia in una clinica privata accreditata. La fattura totale e di 3.200 euro, di cui 2.700 euro per onorari medici, sala operatoria e farmaci, e 500 euro per la camera singola di comfort. Tizio puo detrarre solo 2.700 euro (quota sanitaria). La franchigia di 129,11 euro si applica sul totale annuo delle sue spese sanitarie: se non ha altre spese nell’anno, la base imponibile della detrazione e 2.700 – 129,11 = 2.570,89 euro. La detrazione al 19% vale circa 488 euro.

    Documenti necessari

    • Fattura o ricevuta fiscale della struttura ospedaliera o della clinica (con separazione tra quota medica e quota comfort)
    • Ricevuta del pagamento tracciabile (estratto conto, ricevuta bonifico, scontrino POS)
    • Per i farmaci: scontrino farmaceutico parlante con codice fiscale e codice alfanumerico del medicinale
    • Eventuale documentazione del medico curante o dello specialista (per prestazioni non ospedaliere correlate)
    • Certificazione Unica 2026 se il datore di lavoro ha gia considerato parte delle spese nelle ritenute (punti 341-352)

    Ricovero in clinica privata accreditata SSN

    Scenario. Caio viene ricoverato per tre giorni in una clinica privata convenzionata con il SSN per un intervento programmato. La clinica emette fattura di 1.800 euro totali, di cui 1.500 euro per le prestazioni sanitarie e 300 euro per la camera singola a pagamento.

    Come si applica. Caio puo indicare 1.500 euro nel rigo E1 colonna 2. I 300 euro di camera singola non sono detraibili. Poiche la struttura e accreditata SSN, il pagamento in contanti e ammesso. La detrazione del 19% si calcolera sul totale delle spese sanitarie annue al netto della franchigia di 129,11 euro.

    In pratica

    • Richiedere alla clinica una fattura che separi la quota sanitaria da quella di comfort.
    • Inserire solo la quota sanitaria (1.500 euro) nel rigo E1.
    • La franchigia di 129,11 euro si applica sul totale annuo di tutte le spese mediche.

    Intervento chirurgico in struttura privata non convenzionata

    Scenario. Sempronia si opera in una struttura privata non accreditata al SSN. La fattura totale e di 4.500 euro, comprensiva di tutti i servizi senza distinzione. Ha pagato con bonifico bancario.

    Come si applica. Sempronia deve innanzitutto chiedere alla struttura di scomputare la quota comfort dalla fattura (o di rilasciare un documento integrativo). Solo la quota con natura sanitaria e detraibile. Il pagamento con bonifico soddisfa il requisito di tracciabilita. Se la struttura non distingue le voci, la detrazione puo essere a rischio in caso di controllo.

    In pratica

    • Chiedere sempre un documento che distingua quota medica e quota comfort.
    • Conservare la ricevuta del bonifico come prova del pagamento tracciabile.
    • In assenza di distinzione documentale, rischio di contestazione in caso di verifica fiscale.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    La franchigia di 129,11 euro vale per ogni ricovero o per l'anno?

    E annuale e si applica sul totale complessivo delle spese sanitarie indicate nei righi E1, E2 ed E3. Non si applica separatamente a ogni singola spesa o ricovero. Se in un anno hai piu spese mediche, si sommano tutte e poi si sottrae una sola volta 129,11 euro.

    Posso detrarre le spese mediche del mio coniuge o dei miei figli?

    Si, se il familiare e fiscalmente a carico puoi detrarre le sue spese mediche nel tuo rigo E1. Se il familiare non e a carico ma ha una patologia esente, esiste una procedura specifica (rigo E2) per recuperare la parte di detrazione che non trova capienza nell’imposta del familiare stesso.

    Cosa succede se l'assicurazione mi rimborsa parte delle spese?

    Le spese rimborsate dall’assicurazione non possono essere detratte, perche non sono rimaste a carico tuo. Puoi pero scegliere di detrarre l’intera spesa e poi dichiarare il rimborso quando lo ricevi (rigo M3 della dichiarazione di quell’anno).

    Le spese per anestesia e sala operatoria rientrano nella detrazione?

    Si. Le spese chirurgiche comprendono le prestazioni specialistiche correlate all’intervento, incluse anestesia, sala operatoria e assistenza post-operatoria immediata. Devono risultare da fattura o ricevuta con il dettaglio delle prestazioni.

    Posso rateizzare la detrazione se la spesa e molto alta?

    Si. Se le spese sanitarie totali indicate nei righi E1, E2 ed E3 superano 15.493,71 euro, puoi scegliere di ripartire la detrazione in quattro quote annuali uguali, barrando l’apposita casella nel modello 730. Sotto questa soglia la detrazione spetta per intero nell’anno.

    Le spese per il pronto soccorso sono detraibili?

    Si. Le spese sostenute al pronto soccorso (ticket, prestazioni specialistiche) rientrano tra le spese sanitarie ordinarie del rigo E1. Se la struttura e pubblica o accreditata SSN, non c’e obbligo di pagamento tracciabile.

    Vedi anche: Detrazione spese mediche, Spese mediche all’estero, Spese mediche specialistiche, Franchigia spese sanitarie, Spese mediche oltre 15.493 euro e Spese mediche per patologie esenti.

  • Art. 5 D.Lgs. 151/2001 – Anticipazione TFR per congedo

    Art. 5 D.Lgs. 151/2001 – Anticipazione TFR per congedo

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Durante i periodi di fruizione dei congedi di cui all’articolo 32, il trattamento di fine rapporto può essere anticipato ai fini del sostegno economico, ai sensi dell’articolo 7 della legge 8 marzo 2000, n. 53. Gli statuti delle forme pensionistiche complementari di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e successive modificazioni, possono prevedere la possibilità di conseguire tale anticipazione.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Affiliate marketing e 730: come dichiarare le commissioni 2026

    In sintesi

    • Compensi occasionali: se l’attivita’ è saltuaria e non organizzata, le commissioni rientrano tra i redditi da lavoro autonomo non esercitato abitualmente (rigo D5, codice 2).
    • Attività abituale: chi fa affiliate marketing in modo continuativo e organizzato deve aprire partita IVA (lavoro autonomo professionale o, in alcuni casi, impresa).
    • Ritenuta d’acconto del 20%: i committenti italiani applicano spesso una ritenuta del 20% sui compensi; la Certificazione Unica riporterà il codice M o O.
    • Regime forfetario disponibile: attività professionale con ricavi fino a 85.000 euro nell’anno precedente; coefficiente 78% per attività professionali, scientifiche e tecniche.
    • Spese deducibili: nel regime ordinario le spese strettamente inerenti l’attivita’ (hosting, domini, strumenti software) sono deducibili dal reddito.

    Affiliate marketing: quando è un reddito da dichiarare?

    L’affiliate marketing consiste nel promuovere prodotti o servizi altrui e ricevere una commissione per ogni vendita o azione generata tramite il proprio link. È un’attivita’ che può andare da pochi euro al mese fino a cifre importanti, e la sua qualificazione fiscale dipende da come è organizzata.

    Se promuovi qualche prodotto in modo del tutto saltuario, senza una struttura organizzata, i compensi rientrano tra i redditi da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, o in certi casi tra i redditi da attività commerciali non esercitate abitualmente. In entrambi i casi si tratta di redditi diversi da indicare nel quadro D del 730 (o nel quadro RL del modello Redditi PF).

    Se invece gestisci uno o più siti web, canali social o newsletter dedicati alla promozione, con aggiornamento continuativo e struttura organizzata, l’attivita’ è abituale. In questo caso la partita IVA è necessaria e si apre un discorso diverso: regime forfetario o regime ordinario, con dichiarazione nel modello Redditi PF.

    Qualificazione e dichiarazione dei compensi da affiliate marketing
    Tipo di attività Qualificazione Modello e rigo Ritenuta d'acconto
    Saltuaria, non organizzata Lavoro autonomo occasionale (o attività commerciale non abituale) 730 rigo D5 cod. 2 (o cod. 1) / Redditi PF RL15 o RL14 20% (causale M, M2 o O su CU)
    Continuativa, strutturata (es. sito web attivo) Lavoro autonomo professionale abituale – partita IVA Redditi PF quadro RE o regime forfetario LM 20% da committenti con sostituto
    Forfetario (professionisti attività prof./scient./tecn.) Ricavi <= 85.000 euro anno prec. Quadro LM – coeff. redditività 78% Imposta sostitutiva 15% o 5%

    Esempio pratico

    • Caio gestisce un blog di recensioni. Nel 2025 ha ricevuto commissioni da programmi di affiliazione per 9.000 euro totali. I compensi sono stati erogati senza ritenuta da piattaforme estere. Caio svolge questa attività in modo continuativo, aggiornando il blog ogni settimana: si tratta di attività abituale, quindi Caio avrebbe dovuto aprire partita IVA. Se invece Sempronia avesse promosso un paio di prodotti su un suo profilo social solo tre volte nell’anno intero, incassando 400 euro, quei compensi rientrerebbero nei redditi da lavoro autonomo non esercitato abitualmente: 400 euro vanno nel rigo D5 (codice 2) del 730, al netto delle spese strettamente inerenti.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dal committente italiano (causale M, M2 o O)
    • Estratti conto o riepilogo pagamenti delle piattaforme di affiliazione (Amazon Associates, Awin, Tradedoubler, ecc.)
    • Fatture emesse o note di addebito ai committenti (se si opera con partita IVA)
    • Documenti delle spese inerenti (fatture hosting, domini, strumenti di marketing)

    Caso 1: Tizio promuove prodotti saltuariamente senza struttura stabile

    Scenario. Tizio ha inserito un link di affiliazione Amazon in un articolo del suo blog personale nel 2025. Nel corso dell’anno ha incassato 320 euro di commissioni, senza che vi fosse un’organizzazione stabile o un aggiornamento continuativo del sito per scopi commerciali.

    Come si applica. I 320 euro sono redditi da lavoro autonomo non esercitato abitualmente. Sul rigo D5 del 730 (codice 2) Tizio indica i 320 euro al lordo; se ha sostenuto spese documentate strettamente inerenti (ad esempio la quota annuale del dominio del blog), le indica nella colonna spese del medesimo rigo. Il reddito netto concorre al suo reddito complessivo. Se Amazon ha operato una ritenuta del 20%, il relativo importo va indicato nella colonna ritenute.

    In pratica

    • Compilare il rigo D5 del 730 con codice 2, corrispettivo lordo e spese inerenti.
    • Se presenti il modello Redditi PF usare il rigo RL15.
    • Conservare il riepilogo pagamenti di Amazon Associates o della piattaforma usata.

    Caso 2: Sempronia gestisce un sito di comparazione prezzi attivo tutto l'anno

    Scenario. Sempronia aggiorna il suo sito di comparazione ogni settimana, collabora con 5 programmi di affiliazione diversi e ha incassato 28.000 euro di commissioni nel 2025. Ha aperto partita IVA nel 2024 scegliendo il regime forfetario.

    Come si applica. L’attivita’ è chiaramente abituale e strutturata. Sempronia è correttamente inquadrata con partita IVA. Nel regime forfetario, per le attività professionali, scientifiche e tecniche il coefficiente di redditività è del 78%. Il reddito imponibile è 28.000 x 78% = 21.840 euro. Da questo si deducono i contributi previdenziali versati (gestione separata INPS). Il modello da usare è il Redditi PF con il quadro LM, non il 730.

    In pratica

    • Partita IVA obbligatoria per attività abituale: usare il modello Redditi PF, non il 730.
    • Nel regime forfetario il coefficiente per le attività professionali/scientifiche/tecniche è il 78%.
    • I contributi alla gestione separata INPS versati nell’anno sono deducibili dal reddito forfetario.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Le commissioni da Amazon Associates vanno dichiarate nel 730?

    Dipende dall’entita’ e dalla continuità. Se si tratta di piccole somme derivanti da un’attivita’ saltuaria, rientrano tra i redditi da lavoro autonomo non esercitato abitualmente (rigo D5, codice 2). Se invece l’attivita’ è strutturata e continuativa, serve la partita IVA e il modello Redditi PF.

    Quale codice indicare nella Certificazione Unica per i compensi da affiliazione?

    I committenti italiani che versano compensi per attività di lavoro autonomo occasionale usano la causale M o O nella Certificazione Unica. Questi compensi vanno nel rigo D5 codice 2 del 730. Se il committente è estero o non ha operato ritenute, i compensi vanno dichiarati comunque.

    Le commissioni da piattaforme estere (che non fanno ritenuta) vanno comunque dichiarate?

    Sì. L’obbligo di dichiarazione non dipende dalla ritenuta ma dalla qualificazione del reddito. Se il compenso è imponibile in Italia, va dichiarato indipendentemente dal fatto che la piattaforma estera non abbia operato la ritenuta.

    Qual è il coefficiente di redditività per l'affiliate marketing nel regime forfetario?

    Se l’attivita’ è classificata tra le attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie o di istruzione (codici ATECO 64-66, 69-75, 85, 86-88), il coefficiente è il 78%. La classificazione esatta dipende dal codice ATECO scelto all’apertura della partita IVA.

    Posso detrarre le spese di hosting e dominio se dichiaro i compensi come reddito occasionale?

    Sì, le spese specificamente inerenti alla produzione dei redditi occasionali sono deducibili dal compenso lordo. Occorre conservare le fatture o ricevute e indicare le spese nell’apposita colonna del rigo D5 (730) o RL15 (Redditi PF).

  • Art. 138 TULPS – Requisiti delle guardie particolari giurate

    Art. 138 TULPS

    R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza

    Le guardie particolari devono possedere i requisiti seguenti :

    1° essere cittadino italiano o di uno Stato membro dell'Unione europea;

    2° avere raggiunto la maggiore età ed avere adempiuto agli obblighi di leva ;

    3° sapere leggere e scrivere ;

    4° non avere riportato condanna per delitto ;

    5° essere persona di ottima condotta politica e morale ;(62)

    6° essere munito della carta di identità;

    7° essere iscritto alla Cassa nazionale delle assicurazioni sociali e a quella degli infortuni sul lavoro.

    Il Ministro dell'interno con proprio decreto, da adottarsi con le modalità individuate nel regolamento per l'esecuzione del presente testo unico, sentite le regioni, provvede all'individuazione dei requisiti minimi professionali e di formazione delle guardie particolari giurate. Costituisce requisito minimo, di cui al primo periodo, l'avere prestato servizio per almeno un anno, senza demerito, quale volontario di truppa delle Forze armate.

    La nomina delle guardie particolari giurate deve essere approvata dal prefetto , previa verifica dell'esistenza di un rapporto di lavoro dipendente con un istituto di vigilanza autorizzato ai sensi dell'articolo 134 ovvero con uno dei soggetti che è legittimato a richiedere l'approvazione della nomina a guardia giurata ai sensi dell'articolo 133 . Con l'approvazione, che ha validità biennale, il prefetto rilascia altresì, se ne sussistono i presupposti, la licenza per il porto d'armi, a tassa ridotta, con validità di pari durata.

    Ai fini dell'approvazione della nomina a guardia particolare giurata di cittadini di altri Stati membri dell'Unione europea il prefetto tiene conto dei controlli e delle verifiche effettuati nello Stato membro d'origine per lo svolgimento della medesima attività.

    Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 134-bis, comma 3.

    Le guardie particolari giurate, cittadini di Stati membri dell'Unione europea, possono conseguire la licenza di porto d'armi secondo quanto stabilito dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527 , e dal relativo regolamento di esecuzione, di cui al decreto del Ministro dell'interno 30 ottobre 1996, n. 635 . Si osservano, altresì, le disposizioni degli articoli 71 e 256 del regolamento di esecuzione del presente testo unico.

    Salvo quanto diversamente previsto, le guardie particolari giurate nell'esercizio delle funzioni di custodia e vigilanza dei beni mobili ed immobili cui sono destinate rivestono la qualità di incaricati di un pubblico servizio.

  • Fotovoltaico domestico e 730: quando l’energia ceduta va dichiarata

    In sintesi

    • Uso familiare: l’energia prodotta e consumata direttamente dal privato non genera nessun reddito imponibile.
    • Scambio sul posto: il meccanismo dello scambio sul posto (Sspc) prevede un contributo in conto scambio erogato dal GSE; la tassazione dipende dalla potenza e dalla natura dell’impianto.
    • Ritiro dedicato: i corrispettivi pagati dal GSE per l’energia immessa in rete con il meccanismo del ritiro dedicato sono generalmente qualificabili come redditi diversi (rigo D4, codice 3) se non si svolge attivita di impresa.
    • Redditi diversi – codice 3: le istruzioni AdE al 730 includono tra i redditi diversi i proventi da ‘concessione in uso’ di beni mobili e attivita assimilabili alla cessione di energia come bene.
    • Impianti d’impresa: se l’impianto e connesso a un’attivita imprenditoriale o professionale, la qualificazione del reddito cambia e il 730 non e il modello corretto.
    • Documentazione GSE: conserva sempre le comunicazioni e i rendiconti del GSE come prova dei corrispettivi percepiti.

    Pannelli sul tetto: quando si crea un reddito da dichiarare

    I pannelli fotovoltaici domestici sono sempre piu diffusi. La domanda fiscale che molti si pongono e: se immettiamo energia in rete e riceviamo un corrispettivo, dobbiamo dichiararlo? La risposta dipende da come funziona il tuo contratto con il GSE (Gestore dei Servizi Energetici).

    Le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate al modello 730/2026 includono tra i redditi diversi (rigo D4) i proventi da ‘affitto, locazione, noleggio o concessione in uso di veicoli, macchine e altri beni mobili’. Alcuni orientamenti dell’AdE assimilano la cessione di energia elettrica prodotta in eccesso a questo tipo di provento quando il privato non e in regime d’impresa.

    In pratica: se consumi tutta l’energia che produci, non hai nulla da dichiarare. Se ricevi soldi dal GSE per l’energia immessa o venduta, quella somma potrebbe configurare un reddito da indicare nel quadro D del 730. Ecco come orientarsi.

    Fotovoltaico domestico: casistiche fiscali
    Situazione Rilievo fiscale Dove nel 730
    Energia prodotta e consumata interamente in casa Nessun reddito Non compilare
    Corrispettivo GSE da ritiro dedicato (privato non imprenditore) Reddito diverso potenziale Quadro D, rigo D4, codice 3
    Contributo in conto scambio (scambio sul posto, Sspc) Verificare con GSE e AdE prassi Quadro D, rigo D4, codice 3 se imponibile
    Impianto intestato a ditta individuale o professionista Reddito d'impresa o professionale Non modello 730 – Redditi PF

    Esempio pratico

    • Tizio ha un impianto fotovoltaico da 6 kW sulla villetta di residenza. Nel 2025 ha consumato in casa 4.500 kWh e ne ha immessi in rete 1.200 kWh, ricevendo dal GSE un corrispettivo di 350 euro tramite ritiro dedicato. Quei 350 euro sono un provento percepito per la cessione di un bene (energia) prodotto dal suo impianto: Tizio li dichiara nel rigo D4 del quadro D, indicando il codice 3 in colonna 3 e l’importo 350 in colonna 4. L’energia consumata in casa non genera nessuna voce da dichiarare.

    Documenti necessari

    • Rendiconto annuale GSE con i corrispettivi percepiti (ritiro dedicato o scambio sul posto)
    • Contratto con il GSE (convenzione di scambio sul posto o ritiro dedicato)
    • Bollette elettriche dell’anno 2025 per verifica dei consumi
    • Documentazione dell’impianto (potenza installata, data di entrata in esercizio)
    • Certificazione Unica (CU) se il GSE ha operato ritenute alla fonte

    Tizio ha lo scambio sul posto e riceve il contributo in conto scambio

    Scenario. Tizio ha un impianto da 3 kW con contratto di scambio sul posto. Nel 2025 riceve dal GSE un contributo in conto scambio di 180 euro come saldo del meccanismo.

    Come si applica. Il contributo in conto scambio ha una natura composita: in parte compensa l’energia immessa, in parte rappresenta un risparmio sulle bollette. Per la componente qualificabile come corrispettivo per energia ceduta, l’orientamento prevalente e quello di indicarla tra i redditi diversi (rigo D4, codice 3). Dati gli importi spesso contenuti, e comunque consigliabile verificare la prassi aggiornata dell’AdE o rivolgersi a un CAF.

    In pratica

    • Conservare il rendiconto annuale GSE con il dettaglio del contributo.
    • Indicare l’importo nel rigo D4, colonna 3 con codice 3 e colonna 4 con l’importo lordo.
    • In caso di importi irrisori e incertezza, confrontarsi con un CAF o consulente fiscale.

    Caio ha un impianto piu grande e il ritiro dedicato

    Scenario. Caio ha un impianto da 15 kW e ha stipulato con il GSE un contratto di ritiro dedicato. Nel 2025 ha incassato 1.850 euro di corrispettivi per l’energia immessa in rete.

    Come si applica. I corrispettivi da ritiro dedicato percepiti da un privato non imprenditore rientrano tra i redditi diversi per la parte da dichiarare nel rigo D4 (codice 3) del quadro D del 730. Caio indica 1.850 euro in colonna 4 del rigo D4. Se il GSE ha applicato una ritenuta d’acconto, l’importo risulta dalla documentazione GSE e va indicato nella colonna 6 dello stesso rigo.

    In pratica

    • Indicare il corrispettivo lordo percepito nel rigo D4, colonna 4, con codice 3 in colonna 3.
    • Riportare eventuali ritenute subite nella colonna 6 del rigo D4.
    • Conservare il rendiconto GSE come documento giustificativo.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Se consumo tutta l'energia prodotta dai miei pannelli devo dichiarare qualcosa?

    No. Se non ricevi nessun corrispettivo per l’energia (cioe la consumi interamente tu), non c’e nessun reddito da dichiarare nel 730.

    Il contributo in conto scambio del GSE e tassabile?

    Potenzialmente si, per la componente che remunera l’energia ceduta alla rete. Gli importi vanno indicati nel rigo D4 del quadro D. Per certezza, controlla il rendiconto GSE e rivolgiti a un CAF.

    I corrispettivi del ritiro dedicato vanno nel 730?

    Si, se sei un privato non imprenditore. Vanno indicati nel rigo D4, codice 3, come redditi da concessione in uso di beni mobili (o assimilati).

    Se ho un impianto fotovoltaico intestato alla mia ditta, cambia qualcosa?

    Si, cambia tutto. I proventi sarebbero redditi d’impresa e non andrebbero nel quadro D del 730, ma nel quadro dedicato ai redditi d’impresa del modello Redditi PF.

    Il GSE applica ritenute alla fonte sui pagamenti?

    Dipende dal contratto e dalla configurazione. Controlla il rendiconto e la documentazione GSE: se sono state applicate ritenute, le trovi indicate e le riporti nella colonna 6 del rigo D4.

  • Art. 4 D.Lgs. 151/2001 – Sostituzione di lavoratori in congedo

    Art. 4 D.Lgs. 151/2001 – Sostituzione di lavoratori in congedo

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. In sostituzione delle lavoratrici e dei lavoratori assenti dal lavoro, in virtù delle disposizioni del presente testo unico, il datore di lavoro può assumere personale con contratto a tempo determinato o utilizzare personale con contratto temporaneo, ai sensi, rispettivamente, dell’articolo 1, secondo comma, lettera b), della legge 18 aprile 1962, n. 230, e dell’articolo 1, comma 2, lettera c), della legge 24 giugno 1997, n. 196, e con l’osservanza delle disposizioni delle leggi medesime.

    2. L’assunzione di personale a tempo determinato e l’utilizzazione di personale temporaneo, in sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo ai sensi del presente testo unico può avvenire anche con anticipo fino ad un mese rispetto al periodo di inizio del congedo, salvo periodi superiori previsti dalla contrattazione collettiva.

    2-bis. Al fine di favorire la conciliazione tra vita privata e lavoro e garantire la parità di genere sul lavoro, in caso di assunzione ai sensi dei commi 1 o 2, il contratto di lavoro può essere prolungato per un ulteriore periodo di affiancamento della lavoratrice sostituita, di durata, comunque, non superiore al primo anno di età del bambino.

    3. Nelle aziende con meno di venti dipendenti, per i contributi a carico del datore di lavoro che assume personale con contratto a tempo determinato in sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo, è concesso uno sgravio contributivo del 50 per cento. Quando la sostituzione avviene con contratto di lavoro temporaneo, l’impresa utilizzatrice recupera dalla società di fornitura le somme corrispondenti allo sgravio da questa ottenuto.

    4. Le disposizioni del comma 3 trovano applicazione fino al compimento di un anno di età del figlio della lavoratrice o del lavoratore in congedo o per un anno dall’accoglienza del minore adottato o in affidamento.

    5. Nelle aziende in cui operano lavoratrici autonome di cui al Capo XI, è possibile procedere, in caso di maternità delle suddette lavoratrici, e comunque entro il primo anno di età del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento, all’assunzione di personale a tempo determinato e di personale temporaneo, per un periodo massimo di dodici mesi, con le medesime agevolazioni di cui al comma 3.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Interessi di mora: quando sono deducibili per l’impresa

    In sintesi

    • Principio di cassa obbligatorio: gli interessi di mora si deducono nell’anno in cui vengono pagati, non quando maturano.
    • Deroga alla competenza: l’art. 109, comma 7 TUIR prevede esplicitamente questa eccezione alla regola generale del reddito d’impresa.
    • Vale anche per gli interessi attivi: gli interessi di mora che l’impresa incassa da clienti morosi concorrono al reddito nell’anno dell’incasso.
    • Interessi non pagati: indeducibili: se a fine anno gli interessi di mora sono maturati ma non ancora corrisposti, vanno in variazione in aumento e non si deducono.
    • Dove si indica: gli interessi di mora passivi non corrisposti vanno al rigo RF15 del quadro RF come variazione in aumento.

    Come funziona la deducibilità degli interessi di mora

    Quando un’impresa paga in ritardo un fornitore, scattano spesso gli interessi di mora, cioè un importo extra che compensa il creditore per il ritardo. Questi interessi sono un costo per chi li paga, ma non si deducono subito: seguono il principio di cassa, come stabilisce esplicitamente l’art. 109, comma 7 del TUIR. Questo è una deroga importante rispetto alla regola generale delle imprese in contabilità ordinaria, che di solito imputano i costi per competenza.

    In concreto: se a fine anno l’impresa ha maturato interessi di mora verso un fornitore ma non li ha ancora pagati, quegli interessi non sono deducibili in quell’anno. Diventano deducibili solo quando vengono effettivamente corrisposti. Nel frattempo, l’importo contabilizzato va portato in variazione in aumento nel quadro RF.

    La regola vale anche al contrario: gli interessi di mora che l’impresa riceve da clienti morosi (interessi attivi) non concorrono al reddito nell’anno in cui maturano, ma in quello in cui vengono incassati. Questo principio di simmetria rende la gestione contabile e fiscale degli interessi di mora coerente per entrambe le parti.

    Interessi di mora: regime fiscale
    Situazione Regime fiscale Anno di rilevanza
    Interessi passivi maturati e pagati nello stesso anno Deducibili Anno del pagamento
    Interessi passivi maturati ma non ancora pagati Indeducibili – variazione in aumento RF15 Slittano all'anno del pagamento
    Interessi attivi maturati ma non ancora incassati Non tassati – variazione in diminuzione Tassati nell'anno dell'incasso
    Interessi passivi pagati in anni successivi alla maturazione Deducibili nell'anno del pagamento Anche se maturati in anni precedenti

    Esempio pratico

    • Alfa SRL ha acquistato macchinari a credito e ha pagato in ritardo. A dicembre 2025 maturano 3.500 euro di interessi di mora verso il fornitore, ma il pagamento viene effettuato a marzo 2026. In dichiarazione 2025 quei 3.500 euro contabilizzati vanno in variazione in aumento al rigo RF15 (interessi di mora indeducibili perché non ancora corrisposti). Nel 2026, quando Alfa SRL paga i 3.500 euro, li porta in variazione in diminuzione: diventano deducibili nel 2026. Un anno di scarto fiscale rispetto alla competenza contabile.

    Documenti necessari

    • Fattura o nota di addebito del fornitore con gli interessi di mora
    • Contratto o accordo che stabilisce il tasso di mora applicato
    • Estratto conto bancario o bonifico che attesta il pagamento
    • Libro giornale con la registrazione contabile degli interessi
    • Quadro RF del modello Redditi SC (rigo RF15 per la variazione in aumento)

    Caso 1 – Interessi di mora pagati nell'anno di maturazione

    Scenario. Beta SNC ha ritardato il pagamento di una fornitura. Il fornitore applica interessi di mora per 1.200 euro, che Beta SNC paga in un’unica soluzione a novembre 2025, nello stesso anno in cui sono maturati.

    Come si applica. In questo caso il pagamento avviene nello stesso anno di maturazione degli interessi. Non c’è alcun disallineamento tra competenza e cassa. Beta SNC può dedurre i 1.200 euro nella dichiarazione 2025 senza necessità di variazioni extra: il costo è stato contabilizzato e pagato nello stesso esercizio.

    In pratica

    • Se maturazione e pagamento cadono nello stesso anno, non servono variazioni fiscali.
    • Il costo è direttamente deducibile perché il principio di cassa è già soddisfatto.
    • Conservare la documentazione del pagamento in caso di verifica fiscale.

    Caso 2 – Interessi maturati nel 2025, pagati nel 2026

    Scenario. Tizio è amministratore di Alfa SRL. A fine 2025 la società ha maturato 4.800 euro di interessi di mora verso due fornitori, ma li paga entrambi a febbraio 2026 per motivi di liquidità.

    Come si applica. Gli interessi sono stati contabilizzati nel conto economico 2025, ma non sono stati pagati entro il 31 dicembre 2025. In base all’art. 109, comma 7 TUIR, non sono deducibili nel 2025. Alfa SRL porta 4.800 euro in variazione in aumento al rigo RF15 nella dichiarazione 2025. Quando li paga a febbraio 2026, li deduce nella dichiarazione 2026 come variazione in diminuzione. Tizio deve ricordarsi di monitorare questi importi per non perderli nell’anno successivo.

    In pratica

    • Tenere un registro degli interessi di mora maturati e non ancora pagati a fine anno.
    • Verificare nell’anno successivo che la deduzione venga inserita quando si effettua il pagamento.
    • Il rischio concreto è dimenticare la deduzione nell’anno del pagamento se la gestione non è ordinata.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Gli interessi di mora seguono le stesse regole degli interessi passivi bancari?

    No. Gli interessi passivi bancari seguono le regole dell’art. 96 TUIR (con il test ROL e i limiti percentuali). Gli interessi di mora, invece, seguono il principio di cassa dell’art. 109, comma 7, senza i limiti quantitativi dell’art. 96.

    Se non ho pagato gli interessi di mora, li perdo come deduzione?

    No, non li perdi: li rimandi. La deduzione spetta nell’anno in cui effettui il pagamento, anche se gli interessi si riferiscono ad anni precedenti.

    Come faccio a sapere quanto portare in variazione in aumento?

    Devi sommare tutti gli interessi di mora che hai contabilizzato nel conto economico dell’anno ma che non hai ancora pagato al 31 dicembre. Questo importo va al rigo RF15 del quadro RF.

    Gli interessi di mora che ricevo dai miei clienti quando li dichiaro?

    Li dichiari nell’anno in cui li incassi, non nell’anno in cui maturano. Se il cliente ti paga gli interessi nel 2026, li dichiari nella dichiarazione 2026, anche se si riferivano a ritardi del 2025.

    Cosa succede se gli interessi di mora si accumulano per anni senza pagamento?

    Continuano a essere indeducibili anno dopo anno, finché non vengono pagati. Nell’anno del pagamento diventano finalmente deducibili, tutti insieme.

    Devo documentare gli interessi di mora per la deducibilità?

    Sì. Servono la fattura o nota di addebito del fornitore, il contratto che prevede il tasso di mora, e la prova del pagamento (bonifico bancario). Senza documentazione, la deduzione può essere contestata.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.