Autore: Andrea Marton

  • Tassazione separata nel 730: arretrati, indennità e Quadro M

    In sintesi

    • Tassazione separata: i redditi che si formano in più anni (arretrati, indennità) vengono tassati con un’aliquota media calcolata sui tuoi redditi degli anni precedenti, spesso inferiore a quella ordinaria.
    • Quadro M, Sezione I: qui si dichiarano arretrati di lavoro dipendente (rigo M6), indennità per fine rapporti di collaborazione (rigo M7), indennità di agenzia, notarili e sportive (rigo M1).
    • Opzione per la tassazione ordinaria: per molti redditi del Quadro M puoi scegliere di applicare le aliquote IRPEF normali se risulta più conveniente. Si barrra l’apposita casella.
    • Acconto del 20%: sui redditi a tassazione separata non soggetti a ritenuta alla fonte è dovuto un acconto pari al 20 per cento.
    • Redditi percepiti dagli eredi (rigo M5): i redditi incassati da chi eredita dopo la morte del titolare del diritto vanno indicati qui e sono assoggettati a tassazione separata.
    • Lezioni private (rigo M37): i docenti di ruolo che danno ripetizioni pagano un’imposta sostitutiva del 15 per cento sui compensi percepiti.

    Che cos'è la tassazione separata e perché esiste il Quadro M

    Quando incassi un reddito che si è ‘costruito’ nel corso di più anni – per esempio gli arretrati di stipendio che il datore di lavoro ti paga quest’anno ma che si riferivano agli anni scorsi – non sarebbe giusto sommarli tutti al reddito dell’anno corrente e tassarli alle aliquote più alte. La tassazione separata nasce proprio per questo: calcola un’imposta specifica su quei redditi, spesso più bassa rispetto a quella ordinaria.

    Il Quadro M del modello 730/2026 è il posto dove dichiari questi redditi particolari. Si divide in tre sezioni: la prima raccoglie i redditi a tassazione separata in senso stretto; la seconda raccoglie redditi soggetti a imposta sostitutiva (come i redditi di capitale di fonte estera e i compensi per lezioni private); la terza contiene dati specifici come la rivalutazione dei terreni.

    Non devi fare quasi nessun calcolo: chi ti presta l’assistenza fiscale (CAF, commercialista o il sostituto d’imposta) liquida l’imposta sulla base delle informazioni che inserisci. Il tuo compito è indicare l’importo corretto e, dove previsto, scegliere se preferire la tassazione ordinaria.

    Principali righi del Quadro M – Sezione I
    Rigo Tipo di reddito Note principali
    M1 Indennità di agenzia, notarili, sportive Opzione tassazione ordinaria disponibile
    M2 Indennità risarcitorie pluriennali, plusvalenze terreni edificabili, avviamento farmacie Opzione tassazione ordinaria disponibile
    M3 Rimborsi di oneri per cui si è già fruito della detrazione Codice 1 = rimborso di oneri detraibili; codice 2 = contributi su ristrutturazioni
    M5 Redditi percepiti da eredi/legatari Assoggettati a tassazione separata; opzione ordinaria per alcuni tipi
    M6 Arretrati di lavoro dipendente di anni precedenti Codice tributo F24: 4200; ordinaria applicata se più favorevole
    M7 Indennità fine rapporto di collaborazione coordinata Codice tributo F24: 4200

    Esempio pratico

    • Tizio lavora come agente di commercio e nel 2025 riceve 18.000 euro di indennità per la cessazione del rapporto di agenzia, riferita a un rapporto durato anni. Indica questa somma nel rigo M1 con il codice A. L’Agenzia delle Entrate calcolerà l’imposta applicando l’aliquota media IRPEF dei due anni precedenti al suo reddito complessivo. Se quell’aliquota risultasse superiore all’aliquota ordinaria applicabile a Tizio, potrebbe barrare la casella ‘Opzione tassazione ordinaria’ per pagare di meno.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dal datore di lavoro o dal committente
    • Documentazione dell’ente erogante l’indennità (lettera di cessazione del rapporto, accordo transattivo)
    • Contratto di agenzia o collaborazione con data certa anteriore all’inizio del rapporto (per rigo M7)
    • Copia delle dichiarazioni degli anni precedenti (per verificare l’aliquota media applicata)
    • Eventuale certificazione di ritenute subite negli anni precedenti sullo stesso rapporto

    Arretrati di stipendio: Caio insegnante

    Scenario. Caio è un insegnante di scuola media. Nel 2025 incassa 3.200 euro di arretrati contrattuali relativi agli anni 2022 e 2023, versati direttamente dal datore di lavoro che ha già operato le ritenute.

    Come si applica. Gli arretrati di lavoro dipendente vanno nel rigo M6. Poiché il datore di lavoro ha già trattenuto le ritenute alla fonte, l’acconto del 20 per cento non è dovuto. L’Agenzia delle Entrate confronterà la tassazione separata con quella ordinaria e applicherà la più favorevole a Caio, senza che lui debba fare nulla di speciale.

    In pratica

    • Inserisci nel rigo M6 l’importo degli arretrati lordi indicato nella Certificazione Unica.
    • Se il datore ha già operato le ritenute, non devi versare l’acconto del 20 per cento.
    • L’AdE applica automaticamente la tassazione più conveniente tra separata e ordinaria.

    Indennità di fine collaborazione: Sempronio libero professionista

    Scenario. Sempronio ha collaborato per anni con un’azienda con contratto di co.co.co. Nel 2025 il rapporto si chiude e riceve 9.500 euro di indennità di fine collaborazione, il cui diritto era stabilito da un atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto.

    Come si applica. L’indennità va nel rigo M7. Sempronio deve indicare l’anno in cui è sorto il diritto (quello in cui è stato firmato il contratto originario), l’importo percepito nel 2025 e il totale maturato. Su questa somma è dovuto l’acconto del 20 per cento – da versare con il modello F24 usando il codice tributo 4200 – a meno che non scelga la tassazione ordinaria.

    In pratica

    • Verifica che nel contratto ci sia una data certa anteriore all’inizio del rapporto: è il requisito per applicare la tassazione separata.
    • Metti nel rigo M7 colonna 1 l’anno in cui il diritto è sorto, non il 2025.
    • Ricorda l’acconto del 20 per cento se non è stata operata alcuna ritenuta.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo dichiarare il TFR nel Quadro M del 730?

    No. Il TFR (trattamento di fine rapporto) non va nel 730: viene tassato direttamente dal datore di lavoro o dall’INPS, e l’imposta è liquidata dall’Agenzia delle Entrate in sede di conguaglio. Nel 730 non c’è un rigo apposito per il TFR.

    Come faccio a scegliere tra tassazione separata e ordinaria?

    Per la maggior parte dei redditi del Quadro M puoi barrare la casella ‘Opzione tassazione ordinaria’. Ti conviene farlo se la tua aliquota media degli anni precedenti è più alta di quella marginale IRPEF che si applicherebbe ai tuoi redditi dell’anno corrente. Se hai dubbi, chiedi al CAF o al commercialista di fare il calcolo.

    Devo pagare un acconto sul Quadro M?

    Sì, per i redditi soggetti a tassazione separata non colpiti da ritenuta alla fonte è dovuto un acconto pari al 20 per cento. Questo acconto non è dovuto, ad esempio, sugli arretrati di lavoro dipendente per i quali il sostituto d’imposta ha già operato le ritenute.

    Gli arretrati sono sempre nel Quadro M?

    Sì, se si riferiscono ad anni precedenti e vengono corrisposti nel 2025. Se invece si tratta di conguagli dello stesso anno 2025 già gestiti dal sostituto d’imposta, li trovi già nella Certificazione Unica e vanno nel Quadro C come redditi ordinari.

    Un erede deve dichiarare i redditi del defunto?

    Sì. I redditi già maturati in capo al defunto e percepiti nel 2025 dagli eredi vanno indicati nel rigo M5. Sono assoggettati a tassazione separata. Per alcuni tipi (come le indennità di agenzia) l’erede può optare per la tassazione ordinaria.

    I compensi per lezioni private vanno nel Quadro M?

    Sì, ma solo se sei un docente titolare di cattedra nelle scuole di ogni ordine e grado. In quel caso, nel rigo M37 indichi il totale dei compensi e paghi un’imposta sostitutiva del 15 per cento. Se non hai una cattedra, i compensi per ripetizioni vanno altrove (redditi di lavoro autonomo occasionale).

  • Dichiarazione integrativa a favore: come recuperare crediti dal 730

    In sintesi

    • Quando si usa: quando ti accorgi di aver dimenticato oneri o spese che avrebbero ridotto l’imposta, generando un maggior credito o un minor debito rispetto al 730 originario.
    • 730 integrativo entro il 26 ottobre: puoi presentare un nuovo modello 730 completo con il codice ‘1’ nel frontespizio, obbligatoriamente a un CAF o a un professionista abilitato.
    • Modello Redditi PF in alternativa: se preferisci, puoi usare il modello Redditi PF entro il 2 novembre 2026 (correttiva nei termini), oppure entro la scadenza dell’anno successivo, oppure entro il 31 dicembre del quinto anno successivo.
    • Credito usabile in compensazione: nel caso di integrativa presentata entro il quinto anno, il credito può essere compensato con altri debiti fiscali tramite modello F24.
    • La procedura del 730 originario non si ferma: anche dopo aver presentato l’integrativa, il sostituto d’imposta continua a effettuare i rimborsi e le trattenute stabiliti dal 730 originario.

    Hai sbagliato o dimenticato qualcosa nel 730? Puoi correggerlo

    Capita di presentare il 730 e poi rendersi conto di aver dimenticato di indicare una spesa sanitaria, un interesse su un mutuo o un altro onere che avrebbe ridotto le imposte. In questi casi non è tutto perduto: la dichiarazione integrativa a favore ti permette di recuperare la differenza.

    Esistono due strade principali. La prima è presentare un 730 integrativo entro il 26 ottobre 2026, con codice ‘1’ nella casella apposita del frontespizio. Questa opzione richiede di rivolgersi a un CAF o a un professionista abilitato, anche se il 730 originario era stato presentato al datore di lavoro. La seconda strada è usare il modello Redditi PF, con scadenze più lunghe.

    Importante: presentare l’integrativa non blocca le operazioni avviate con il 730 originario. Il sostituto d’imposta eseguirà comunque i rimborsi o le trattenute già determinati. La correzione produrrà effetto separatamente.

    Scadenze per la dichiarazione integrativa a favore (730/2026)
    Strumento Termine Note
    730 integrativo (codice 1) 26 ottobre 2026 Solo a CAF o professionista abilitato
    Modello Redditi PF correttiva nei termini 2 novembre 2026 Sabato 31 ottobre prorogato al lunedi
    Modello Redditi PF integrativa anno successivo Entro il termine dell'anno successivo Credito a rimborso o compensazione
    Modello Redditi PF integrativa quinquennale 31 dicembre del 5° anno successivo Credito usabile in compensazione F24

    Esempio pratico

    • Tizio ha presentato il 730 a maggio senza indicare le spese sanitarie del figlio a carico per 800 euro (detrazione al 19%: 152 euro). Si accorge dell’errore a settembre. Presenta un 730 integrativo (codice 1) entro il 26 ottobre allo stesso CAF, esibendo le ricevute. Il CAF rielabora la dichiarazione: il credito risultante di 152 euro viene rimborsato dalla procedura integrativa, mentre le operazioni del 730 originario proseguono normalmente.

    Documenti necessari

    • Modello 730 originario già presentato (o ricevuta di trasmissione)
    • Documentazione delle spese o degli oneri non indicati (ricevute, fatture, quietanze)
    • Certificazione Unica 2026 del sostituto d’imposta
    • Eventuale modello F24 attestante acconti versati
    • Dichiarazione dei redditi dell’anno precedente (in caso di crediti riportabili)

    Caso 1: Spese dimenticate, si fa il 730 integrativo entro ottobre

    Scenario. Caio ha presentato il 730 a luglio tramite il CAF. Ad agosto si ricorda di non aver inserito i contributi versati per la badante della madre non autosufficiente. L’importo genera un maggior credito.

    Come si applica. Caio torna dal CAF entro il 26 ottobre con la documentazione dei contributi versati. Il CAF presenta un nuovo modello 730 completo con il codice ‘1’ nella casella ‘730 integrativo’. Il credito aggiuntivo verrà rimborsato separatamente dalle operazioni già avviate con il 730 originario.

    In pratica

    • Il 730 integrativo deve contenere tutte le informazioni della dichiarazione, non solo la parte corretta.
    • Se il 730 originario era stato presentato al datore di lavoro, il 730 integrativo va comunque portato a un CAF o a un professionista.
    • Esibisci tutta la documentazione originale al CAF, che verifica la conformità prima di trasmettere.

    Caso 2: Ci si accorge dell'errore dopo ottobre, si usa il modello Redditi PF

    Scenario. Sempronio, pensionato, presenta il 730 a giugno. A novembre scopre di non aver indicato le spese per interventi di ristrutturazione edilizia, che avrebbero dato diritto a una detrazione. L’importo genera un maggior credito.

    Come si applica. Non potendo più presentare il 730 integrativo (i termini sono scaduti), Sempronio usa il modello Redditi PF come dichiarazione integrativa. Ha tempo fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione del 730 originario. Il credito derivante potrà essere utilizzato in compensazione tramite F24 per debiti maturati a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui è presentata l’integrativa.

    In pratica

    • Il modello Redditi PF integrativa si presenta in via telematica all’Agenzia delle Entrate.
    • Il credito non viene rimborsato automaticamente in busta paga: va usato in compensazione con il modello F24.
    • Nella dichiarazione dell’anno in cui si presenta l’integrativa va indicato il credito derivante dalla minor imposta.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso presentare il 730 integrativo da solo, online?

    No. Il 730 integrativo con codice ‘1’ deve essere presentato obbligatoriamente a un CAF o a un professionista abilitato, anche se hai presentato il 730 originario direttamente online o tramite il datore di lavoro.

    Cosa succede se la correzione aumenta il debito invece di ridurlo?

    In quel caso non si parla di ‘dichiarazione integrativa a favore’: devi usare il modello Redditi PF e pagare l’imposta aggiuntiva con gli interessi e la sanzione in misura ridotta prevista dal ravvedimento operoso.

    Il rimborso del 730 integrativo arriva nella busta paga come il 730 ordinario?

    Dipende dalla strada scelta. Con il 730 integrativo entro il 26 ottobre il rimborso passa dal sostituto d’imposta o dall’Agenzia delle Entrate. Con il modello Redditi PF il credito si usa invece in compensazione tramite F24.

    Entro quale data devo presentare il 730 integrativo per il rimborso del 2025?

    Entro il 26 ottobre 2026 (il 25 ottobre cade di domenica, quindi la scadenza slitta al lunedi). Dopo tale data si deve usare il modello Redditi PF.

    Se presento l'integrativa, il datore di lavoro smette di rimborsarmi sulla base del 730 originario?

    No. La procedura avviata con il 730 originario non si sospende. Il datore di lavoro continua a operare secondo quanto indicato nel prospetto di liquidazione originario. L’integrativa produce effetti separatamente.

    Posso usare il credito dell'integrativa per pagare l'IMU?

    Se il credito risulta dalla dichiarazione integrativa quinquennale presentata con il modello Redditi PF, puoi usarlo in compensazione tramite F24 per vari debiti fiscali, inclusa l’IMU, nel rispetto delle norme sulla compensazione.

  • Franchigia spese sanitarie 730/2026: i 129,11 euro spiegati

    In sintesi

    • Franchigia di 129,11 euro: la quota di spese sanitarie che resta sempre a tuo carico, non detraibile
    • La detrazione del 19% si applica solo sulla parte che supera i 129,11 euro: sotto questa soglia non spetta nulla
    • Sommare le spese di tutti i familiari a carico conviene: si supera prima la soglia e si detrae di più
    • La franchigia vale per il rigo E1 e il rigo E2 insieme: le spese proprie e quelle del familiare non a carico con patologia esente si sommano
    • Se le spese totali superano 15.493,71 euro, puoi chiedere la rateizzazione in 4 anni

    Cos'è la franchigia e come cambia il risparmio

    Quando senti parlare di detrazione del 19% sulle spese mediche, potresti aspettarti di recuperare il 19% di tutto quello che hai speso dal medico. In realtà funziona in modo leggermente diverso, per via di una soglia chiamata franchigia. La franchigia è semplicemente la parte di spesa che resta sempre a tuo carico: i primi 129,11 euro di spese sanitarie non danno diritto ad alcuna detrazione.

    Concretamente: se nell’anno hai speso 500 euro dal medico, la detrazione si calcola su 500 – 129,11 = 370,89 euro. Il 19% di quella cifra è circa 70,47 euro. Se invece hai speso meno di 129,11 euro in totale, non ottieni nessun rimborso fiscale, indipendentemente da quante ricevute hai.

    La soglia dei 129,11 euro riguarda il totale delle spese sanitarie che inserisci nel rigo E1 e nel rigo E2 del quadro E. Questo significa che puoi sommare le tue spese e quelle di tutti i familiari fiscalmente a carico (figli, coniuge, genitori) in un unico importo: così superi più facilmente la soglia e la detrazione si calcola su una base più ampia.

    C’è una regola aggiuntiva per chi ha spese sanitarie molto alte: se le spese nei righi E1, E2 ed E3 superano complessivamente 15.493,71 euro, puoi scegliere di ripartire la detrazione in quattro quote annuali uguali invece di usarla tutta in un anno. È una scelta, non un obbligo: basta barrare l’apposita casella nel 730.

    Come funziona la franchigia in pratica
    Spese sanitarie totali Base su cui si calcola il 19% Detrazione ottenuta
    Fino a 129,11 euro 0 euro 0 euro
    200 euro 70,89 euro circa 13,47 euro
    500 euro 370,89 euro circa 70,47 euro
    1.000 euro 870,89 euro circa 165,47 euro
    Oltre 15.493,71 euro Importo – 129,11 euro 19%, eventuale rateizzazione in 4 anni

    Esempio pratico

    • Esempio: Tizio ha spese sanitarie proprie per 300 euro e quelle della moglie a carico per 250 euro. Totale rigo E1: 550 euro. La detrazione del 19% si calcola su 550 – 129,11 = 420,89 euro, cioè circa 79,97 euro di risparmio. Se Tizio avesse conteggiato solo le sue 300 euro, la detrazione sarebbe stata sul solo 170,89 euro, pari a circa 32,47 euro: ben 47,50 euro in meno. Sommare le spese dei familiari a carico conviene.

    Documenti necessari

    • Tutte le fatture e ricevute fiscali delle spese sanitarie sostenute nell’anno per sé e per i familiari a carico
    • Prove di pagamento tracciabile (estratto conto, ricevute bonifico, ricevute carta) per prestazioni private
    • Scontrini parlanti per i farmaci (con codice fiscale, codice alfanumerico del farmaco, natura e quantità)
    • Certificazione Unica del datore di lavoro se ha già considerato alcune spese nel calcolo delle ritenute (punti 341-352)

    Caio ha poche spese: la franchigia erode quasi tutto il beneficio

    Scenario. Caio nel 2025 ha avuto una sola visita specialistica da 120 euro e acquistato farmaci per 50 euro, pagati regolarmente con bancomat. Totale spese sanitarie: 170 euro.

    Come si applica. La detrazione del 19% si calcola su 170 – 129,11 = 40,89 euro. Il risparmio fiscale è il 19% di 40,89 euro, cioè circa 7,77 euro. La franchigia ha ridotto enormemente il beneficio. Se invece Caio avesse anche un figlio a carico con 100 euro di spese, il totale sarebbe 270 euro: la detrazione salirebbe a 19% × (270 – 129,11) = circa 26,77 euro.

    In pratica

    • Anche con spese basse vale la pena indicarle nel 730: ogni euro recuperato è un risparmio reale
    • Ricorda di aggiungere le spese dei familiari a carico: abbassano l’impatto proporzionale della franchigia
    • Non sommare le spese di familiari non a carico (salvo il caso speciale del rigo E2 per patologie esenti)

    Sempronio ha spese alte e valuta la rateizzazione

    Scenario. Sempronio nel 2025 ha sostenuto spese sanitarie molto elevate per un intervento chirurgico urgente: 18.000 euro in totale tra ospedali, anestesista e fisioterapia post-operatoria, tutte pagate con bonifico.

    Come si applica. Il totale supera la soglia di 15.493,71 euro, quindi Sempronio può scegliere di rateizzare la detrazione in quattro quote annuali. La detrazione totale lorda sarebbe il 19% di (18.000 – 129,11) = 17.870,89 euro, cioè circa 3.395,47 euro. Se rateizzata, ogni anno recupererebbe circa 848,87 euro. La scelta di rateizzare conviene se in un singolo anno la detrazione supererebbe l’imposta dovuta (capienza).

    In pratica

    • Barra la casella ‘rateizzazione’ nel rigo E1 solo se preferisci distribuire il beneficio su quattro anni
    • Se hai già scelto la rateizzazione negli anni precedenti, compila anche il rigo E6 per le rate in scadenza
    • Il CAF o il sostituto calcola automaticamente l’importo di ciascuna rata

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cos'è esattamente la franchigia di 129,11 euro?

    E’ la parte delle spese sanitarie che non dà mai diritto a detrazione. La detrazione del 19% si calcola solo sull’importo che supera questa soglia. Se spendi meno di 129,11 euro in totale nell’anno, non ottieni nessun rimborso fiscale.

    La franchigia di 129,11 euro vale per ogni singola spesa o per il totale annuo?

    Vale per il totale annuo di tutte le spese sanitarie indicate nei righi E1 ed E2. Non si applica spesa per spesa: si somma tutto e poi si sottrae la franchigia una sola volta.

    Conviene mettere nel 730 anche le spese molto basse?

    Sì, sempre. Anche una visita da 50 euro, sommata ad altre spese, contribuisce al totale e riduce l’impatto della franchigia. Non inserire le spese significa perdere una parte di detrazione.

    Posso sommare le mie spese e quelle di mia moglie a carico per superare i 129,11 euro?

    Sì. Le spese sanitarie proprie e quelle dei familiari fiscalmente a carico si sommano tutte nel rigo E1. La franchigia si applica una sola volta sul totale complessivo.

    Cosa succede se la detrazione supera l'imposta che devo pagare?

    Se la detrazione è superiore all’imposta dovuta (situazione chiamata ‘incapienza’), la parte eccedente non viene rimborsata, tranne in alcuni casi speciali come le spese per patologie esenti (rigo E2). Per questo chi ha imposta bassa trae meno vantaggio dalla detrazione.

    Quando conviene scegliere la rateizzazione in quattro anni?

    Quando le spese sanitarie totali nei righi E1, E2 ed E3 superano 15.493,71 euro e vuoi distribuire il beneficio fiscale su quattro anni, oppure se la detrazione in un anno supererebbe la tua imposta dovuta e rischi di perdere parte della detrazione per incapienza.

    Vedi anche: Detrazione spese mediche, Spese mediche all’estero, Spese mediche specialistiche, Spese mediche oltre 15.493 euro, Spese mediche per patologie esenti e Celiachia.

  • Articolo 102 TU Giustizia Tributaria: Definizione e pagamento delle somme dovute

    Art. 102 D.Lgs. 175/2024 – Definizione e pagamento delle somme dovute

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Le sanzioni amministrative si applicano nella misura del quaranta per cento del minimo previsto dalla legge, in caso di perfezionamento della conciliazione nel corso del primo grado di giudizio e nella misura del cinquanta per cento del minimo previsto dalla legge, in caso di perfezionamento nel corso del secondo grado di giudizio e nella misura del sessanta per cento del minimo previsto dalla legge in caso di perfezionamento della conciliazione nel corso del giudizio di Cassazione.

    2. Il versamento delle somme dovute ovvero, in caso di rateizzazione, della prima rata deve essere effettuato entro venti giorni dalla data di sottoscrizione dell'accordo conciliativo di cui all'articolo 99 o di redazione del processo verbale di cui agli articoli 100 e 101.

    3. In caso di mancato pagamento delle somme dovute o di una delle rate, compresa la prima, entro il termine di pagamento della rata successiva, il competente ufficio provvede all'iscrizione a ruolo o, nei casi di cui all'articolo 29 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, all'intimazione ad adempiere al pagamento delle residue somme dovute a titolo di imposta, interessi e sanzioni, nonché della sanzione di cui all'articolo 38 del testo unico delle sanzioni tributarie amministrative e penali, aumentata della metà e applicata sul residuo importo dovuto a titolo di imposta.

    4. Per il versamento rateale delle somme dovute si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste per l'accertamento con adesione dall'articolo 8 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218.

  • Visto di conformità sul 730: cos’è e chi ne risponde

    In sintesi

    • Cos’è: il visto di conformità è una certificazione che il CAF o il professionista appone sul 730 per attestare che i dati dichiarati corrispondono ai documenti esibiti.
    • Non è facoltativo per chi si rivolge a un CAF: i CAF e i professionisti abilitati hanno l’obbligo di verificare e rilasciare il visto nei casi previsti dalla legge.
    • Responsabilità del CAF: se il visto è infedele, il CAF o il professionista paga una sanzione pari al 30% della maggiore imposta accertata, salvo che l’errore sia stato causato dal contribuente.
    • Correzione possibile: se il visto infedele non è ancora stato contestato, il CAF può trasmettere una dichiarazione rettificativa o una comunicazione di rettifica, con sanzione ridotta.
    • Vantaggio per il contribuente: chi porta modifiche al 730 precompilato tramite CAF trasferisce al CAF stesso la responsabilità dei controlli documentali sugli oneri dichiarati.

    Il visto di conformità: una garanzia per il contribuente

    Quando porti il tuo 730 a un CAF (Centro di Assistenza Fiscale) o a un professionista abilitato come un commercialista, un consulente del lavoro o un ragioniere, non ti limiti ad affidargli la compilazione. Quella persona verifica che i dati che hai indicato corrispondano ai documenti che hai portato: ricevute, scontrini, contratti di mutuo, fatture. Al termine di questo controllo, appone il visto di conformità.

    In parole semplici, il visto è una firma che dice: ‘Ho visto i documenti, i dati dichiarati sono conformi’. Non è una semplice formalità: se il visto risulta infedele – cioè i dati dichiarati non corrispondono ai documenti – il CAF o il professionista ne risponde direttamente con il proprio patrimonio, pagando una sanzione pari al 30% della maggiore imposta accertata dall’Agenzia delle Entrate.

    Per il contribuente questo sistema è una forma di tutela: se hai consegnato tutti i documenti giusti e il CAF ha sbagliato, la responsabilità non è tua ma sua. Naturalmente, se hai nascosto documenti o fornito informazioni false, la responsabilità torna su di te.

    Chi rilascia il visto e cosa comporta
    Aspetto Dettaglio
    Chi può rilasciare il visto CAF-dipendenti, dottori commercialisti, esperti contabili, consulenti del lavoro, ragionieri e periti commerciali, associazioni professionali, società tra professionisti
    Quando è obbligatorio Ogni volta che il CAF o il professionista trasmette un 730 con modifiche che incidono su reddito o imposta
    Sanzione per visto infedele 30% della maggiore imposta riscontrata in sede di controllo formale (art. 36-ter DPR 600/1973)
    Riduzione della sanzione Possibile se il CAF trasmette dichiarazione rettificativa o comunicazione di rettifica prima che l'infedeltà sia contestata, ai sensi dell'art. 13 D.Lgs. 472/1997
    Esclusione della responsabilità del CAF Se il visto infedele è stato determinato da condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente

    Esempio pratico

    • Tizio porta al CAF la sua dichiarazione con 2.000 euro di spese mediche indicate nel rigo E1. Il CAF verifica le ricevute, appone il visto di conformità e trasmette il 730. Sei mesi dopo l’Agenzia delle Entrate effettua un controllo formale e constata che alcune ricevute non erano valide: la maggiore imposta risultante è 200 euro. La sanzione del 30% è 60 euro. Il CAF paga quei 60 euro, non Tizio – a meno che non sia stato Tizio a consegnare ricevute false o incomplete al CAF.

    Documenti necessari

    • Tutti i documenti che giustificano le spese indicate nel 730: fatture, ricevute, scontrini parlanti, contratti di mutuo, certificazioni bancarie
    • Certificazione Unica rilasciata dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico
    • Attestati di versamento con modello F24 (se pertinenti)
    • Delega per l’accesso al 730 precompilato (se si presenta il 730 precompilato tramite CAF o professionista)

    Caio presenta il 730 precompilato senza modifiche tramite CAF: c'è il visto?

    Scenario. Caio ha il 730 precompilato dall’Agenzia delle Entrate. Non ha nulla da modificare e lo porta al CAF solo per farlo trasmettere. Il CAF appone il visto di conformità?

    Come si applica. Se Caio presenta il 730 precompilato senza apportare modifiche, non si effettua il controllo formale sui dati relativi agli oneri indicati nella dichiarazione precompilata che provengono da soggetti terzi. In questa situazione il CAF non è chiamato a rilasciare il visto sugli oneri già presenti nel precompilato. Il visto diventa invece rilevante quando ci sono modifiche che incidono sul calcolo del reddito o dell’imposta.

    In pratica

    • Se non modifichi nulla del precompilato, il CAF trasmette la dichiarazione senza necessità di verificare tutta la documentazione degli oneri già presenti.
    • Se invece aggiungi spese o correggi dati, il CAF verifica i tuoi documenti e appone il visto sulle modifiche effettuate.
    • In ogni caso, conserva tutta la documentazione fino al 31 dicembre 2031.

    Sempronia scopre un errore nel suo 730 già inviato con visto: cosa succede?

    Scenario. Sempronia ha presentato il 730 tramite CAF. Dopo l’invio si accorge che il CAF ha indicato spese mediche più alte del dovuto. Teme di essere sanzionata.

    Come si applica. Se il visto è infedele per un errore del CAF, la sanzione del 30% della maggiore imposta spetta al CAF, non a Sempronia – a meno che sia stata lei stessa a fornire documenti sbagliati o incompleti. Il CAF può rimediare trasmettendo una dichiarazione rettificativa per conto di Sempronia oppure una comunicazione dei dati rettificati, e in quel caso la sanzione è ridotta. Sempronia deve comunicare l’errore al CAF il prima possibile.

    In pratica

    • Segnala subito l’errore al CAF: ha la possibilità di trasmettere una dichiarazione rettificativa con sanzione ridotta prima che l’Agenzia contesti l’irregolarità.
    • Raccogli la documentazione che dimostra qual era l’importo corretto delle spese.
    • Se non vuoi presentare una dichiarazione rettificativa, il CAF può trasmettere una comunicazione di rettifica dei dati.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Il visto di conformità mi tutela da eventuali controlli?

    Sì, in parte. Se hai presentato il 730 con modifiche tramite CAF o professionista, i controlli documentali sugli oneri dichiarati vengono effettuati nei confronti del CAF, non direttamente verso di te. Fa eccezione la documentazione delle spese sanitarie già presenti nel precompilato e non modificate.

    Cosa rischio se ho consegnato documenti sbagliati al CAF?

    Se il visto infedele è stato determinato da una tua condotta dolosa o gravemente colposa (per esempio hai consegnato ricevute false), la responsabilità non viene trasferita al CAF. Potresti essere sanzionato direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

    Il professionista può rifiutarsi di apporre il visto?

    Sì. Il CAF o il professionista appone il visto solo dopo aver verificato la conformità dei dati dichiarati con i documenti esibiti. Se la documentazione è incompleta o insufficiente, può rifiutarsi di rilasciare il visto.

    Quanto tempo devo conservare i documenti?

    I documenti relativi alla dichiarazione di quest’anno (periodo d’imposta 2025) vanno conservati fino al 31 dicembre 2031. Fa eccezione la documentazione delle spese sanitarie già presenti nel precompilato e non modificate, che non è necessario conservare.

    Il visto di conformità si applica anche al 730 ordinario (non precompilato)?

    Sì. L’obbligo di verifica e rilascio del visto vale sia per il 730 precompilato con modifiche sia per il 730 ordinario presentato tramite CAF o professionista abilitato.

    Chi sono i professionisti abilitati a rilasciare il visto?

    Dottori commercialisti, esperti contabili, consulenti del lavoro, ragionieri e periti commerciali, associazioni professionali e società tra professionisti. Sono gli stessi soggetti a cui puoi rivolgerti per presentare il 730.

  • Art. 130 L. 633/1941

    Art. 130 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Il compenso spettante all'autore è costituito da una partecipazione, calcolata, salvo patto in contrario, in base ad una percentuale sul prezzo di copertina degli esemplari venduti.

    Tuttavia il compenso può essere rappresentato da una somma a stralcio per le edizioni di: dizionari, enciclopedie, antologie, ed altre opere in collaborazione; traduzioni, articoli di giornali o di riviste; discorsi o conferenze; opere scientifiche; lavori di cartografia; opere musicali o drammatico-musicali; opere delle arti figurative.

    Nei contratti a partecipazione l'editore è obbligato a rendere conto annualmente delle copie vendute.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Genitori a carico nel 730/2026: requisiti e detrazione IRPEF

    In sintesi

    • Solo ascendenti conviventi: dal 2025 la detrazione per ‘altri familiari’ spetta esclusivamente per genitori e altri ascendenti che convivono fisicamente con il contribuente.
    • Limite di reddito: il genitore deve avere un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro nel 2025, al lordo degli oneri deducibili.
    • Novità 2025: non spetta più la detrazione per generi, nuore, suoceri, fratelli, sorelle e discendenti dei figli, anche se conviventi.
    • Ripartizione tra figli: se più figli contribuiscono al mantenimento, la detrazione si divide in parti uguali tra chi ne ha diritto.
    • Spese detraibili comunque: anche senza la detrazione per carichi di famiglia, puoi detrarre le spese sostenute nell’interesse del familiare.
    • Casella G nel 730: per indicare un ascendente a carico si barra la casella ‘G’ nel prospetto dei familiari a carico.

    Quando un genitore è fiscalmente a carico e cosa cambia dal 2025

    Molti contribuenti mantengono economicamente i propri genitori anziani o li ospitano in casa. Se il tuo genitore convive con te e ha un reddito basso, potresti avere diritto a una detrazione IRPEF. La regola di base è semplice: il genitore deve avere un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro nel 2025 e deve convivere con te.

    Dal 2025 la legge ha ristretto significativamente la cerchia dei ‘altri familiari a carico’. Prima era possibile indicare come a carico anche generi, nuore, suoceri, fratelli, sorelle e discendenti dei figli, purché conviventi o che percepissero assegni alimentari da provvedimento del giudice. Dal 2025 questa possibilità è limitata ai soli ascendenti conviventi: in pratica, genitori e nonni che abitano con te. Se il tuo genitore non vive con te, non puoi più indicarlo come familiare a carico.

    La condizione di convivenza va intesa in senso letterale: il genitore deve dimorare abitualmente nella tua abitazione. Non basta che trascorra lunghi periodi con te durante l’anno. Anche in questo caso, nel limite di 2.840,51 euro vanno conteggiate somme che non compaiono nel reddito complessivo IRPEF, come i redditi da cedolare secca o da regime forfetario.

    Anche se il tuo genitore non soddisfa le condizioni per essere fiscalmente a carico (per esempio perché non convive o supera il limite di reddito), hai comunque la possibilità di detrarre alcune spese sostenute nel suo interesse, come le spese sanitarie. Queste agevolazioni seguono regole separate rispetto alla detrazione per carichi di famiglia.

    Requisiti per la detrazione genitori a carico nel 730/2026
    Condizione Detrazione per ascendenti spettante
    Genitore convivente con reddito <= 2.840,51 euro
    Genitore non convivente (qualsiasi reddito) No (novità 2025)
    Genitore convivente con reddito > 2.840,51 euro No
    Suocero/a, genero, nuora, fratello, sorella conviventi No (novità 2025, prima sì)
    Nonno convivente con reddito <= 2.840,51 euro Sì (ascendente convivente)

    Esempio pratico

    • Tizio ospita in casa sua la madre vedova, che percepisce una pensione di 600 euro al mese (7.200 euro annui). Poiche il reddito della madre supera 2.840,51 euro, Tizio non puo indicarla come familiare a carico. Può però detrarre le spese sanitarie sostenute per la madre malata, secondo le regole ordinarie per spese dei familiari non a carico con patologie esenti. Se invece la madre percepisse solo 200 euro di pensione al mese (2.400 euro annui), sarebbe sotto la soglia e Tizio potrebbe indicarla a carico, dividendo la detrazione con la sorella se anche lei contribuisce al mantenimento.

    Documenti necessari

    • Documentazione della pensione o del reddito del genitore (cedolino pensione, CU pensionistica)
    • Stato di famiglia che attesti la convivenza (o autocertificazione)
    • Codice fiscale del genitore a carico
    • Eventuale accordo scritto con fratelli per la ripartizione della detrazione (se applicabile)

    Due figli che mantengono la madre anziana

    Scenario. Caio e sua sorella mantengono insieme la madre di 80 anni, convivente con Caio. La madre percepisce una pensione di 1.800 euro annui. Entrambi i figli contribuiscono al mantenimento.

    Come si applica. Il reddito della madre (1.800 euro) è sotto la soglia di 2.840,51 euro e la madre convive con Caio: le condizioni per la detrazione sono soddisfatte. Poiche pero anche la sorella contribuisce al mantenimento, la detrazione si divide in parti uguali: 50% a Caio e 50% alla sorella.

    In pratica

    • Caio indica la madre nel prospetto familiari a carico barrando la casella ‘G’ (ascendente).
    • Nella colonna ‘percentuale’ Caio scrive ’50’, la sorella fa lo stesso nel suo 730.
    • Se la sorella non ha imposta capiente, di comune accordo possono scegliere di attribuire il 100% a Caio.

    Genitore che non convive ma ha spese sanitarie elevate

    Scenario. Sempronio ha il padre di 75 anni che vive autonomamente in un’altra citta con una pensione di 1.200 euro. Sempronio paga le visite mediche specialistiche del padre.

    Come si applica. Il padre non convive con Sempronio, quindi dal 2025 non puo essere indicato come familiare a carico. Tuttavia, se il padre ha una patologia esente dalla spesa sanitaria pubblica, le spese sanitarie sostenute da Sempronio nell’interesse del padre possono dare diritto a detrazione, nei limiti previsti per i familiari non a carico con patologie esenti.

    In pratica

    • Non indicare il padre come familiare a carico (non convive): nessuna detrazione per carichi di famiglia.
    • Verificare se il padre ha una patologia esente: in tal caso le spese sanitarie sostenute per lui possono essere detratte nel rigo E2 del quadro E.
    • Conservare le fatture e le ricevute delle spese mediche intestate al padre o a Sempronio.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Un genitore con pensione di 700 euro al mese e a carico?

    Dipende dal totale annuo. 700 euro per 12 mesi fa 8.400 euro, ben sopra la soglia di 2.840,51 euro: il genitore non è fiscalmente a carico. Spesso le pensioni minime sono invece piu basse; verificare sempre il reddito complessivo annuo, non quello mensile.

    Il genitore che vive in casa di riposo e a carico?

    No. La condizione richiesta è la convivenza con il contribuente. Un genitore ospite di una struttura residenziale non convive con il figlio, quindi non soddisfa il requisito dal 2025.

    Posso indicare mia suocera a carico se vive con me?

    No, dal 2025. Le novita della legge di bilancio hanno limitato la detrazione ai soli ascendenti (genitori, nonni) conviventi. La suocera, pur essendo convivente, non rientra piu tra i familiari per i quali spetta la detrazione per carichi di famiglia.

    La detrazione si divide sempre al 50% tra fratelli?

    La detrazione deve essere ripartita in misura uguale tra tutti coloro che contribuiscono al mantenimento e ne hanno diritto. Se siete due figli, il 50% ciascuno; se siete tre, un terzo ciascuno. E possibile pero, di comune accordo, attribuire l’intera detrazione a chi ha il reddito piu elevato, se questo permette di non perdere parte dell’agevolazione.

    Posso detrarre le spese mediche del genitore anche se non e a carico?

    Sì, ma con regole piu stringenti. Se il genitore ha una patologia che da diritto all’esenzione dal ticket sanitario, puoi detrarre le spese che lui non riesce a detrarre per incapienza di imposta. L’importo massimo detraibile in questo caso e di 6.197,48 euro (rigo E2 del quadro E).

    Dal 2025 chi sono i familiari per cui spetta ancora la detrazione oltre al coniuge e ai figli?

    Solo gli ascendenti conviventi: genitori e nonni che abitano stabilmente con te. Sono stati esclusi dal 2025 generi, nuore, suoceri, fratelli, sorelle e discendenti dei figli.

    Vedi anche: Congedo parentale, Palestra e abbonamenti sportivi degli adulti, Coniuge a carico, Previdenza complementare per familiari a carico, Familiari a carico e Part-time prioritario per i genitori con tre figli.

  • Redditi occasionali senza partita IVA nel 730: quadro D e ritenuta

    In sintesi

    • Cos’è il lavoro autonomo occasionale: una prestazione intellettuale o manuale svolta senza continuità e senza partita IVA, come una consulenza saltuaria, una lezione privata o un incarico tecnico puntuale.
    • Dove si dichiara nel 730: nel rigo D5 del quadro D, indicando il codice ‘2’ nella colonna ‘tipo di reddito’.
    • Ritenuta d’acconto del 20%: chi ti paga (se è un soggetto che fa ritenute) applica una ritenuta del 20% sul compenso lordo; questa ritenuta va poi indicata in colonna 4 del rigo D5 e viene scomputata dall’imposta finale.
    • Esonero con soglia 5.500 euro: i redditi da attività di lavoro autonomo occasionale rientrano nei ‘casi di esonero con limite di reddito’: se il totale non supera 5.500 euro e non hai altri redditi rilevanti, potresti essere esonerato dalla dichiarazione, ma solo se la ritenuta copre l’imposta dovuta.
    • Spese deducibili: puoi dedurre le spese specificamente inerenti alla produzione di questi redditi, indicandole nella colonna 3 del rigo D5.

    Hai svolto una prestazione saltuaria? Ecco cosa fare in dichiarazione

    Hai dato ripetizioni, fatto una consulenza per un’azienda, tenuto un corso di formazione o svolto un’altra attività in modo sporadico, senza aprire la partita IVA? Questi compensi si chiamano redditi di lavoro autonomo non esercitato abitualmente e, anche se modesti, devono essere dichiarati. L’unica eccezione è l’esonero che scatta se il reddito complessivo resta sotto certi limiti.

    Nel modello 730 questi redditi si inseriscono nel quadro D, rigo D5. Si tratta di una sezione dedicata alle attività occasionali, sia di lavoro autonomo (come consulenze, prestazioni intellettuali, lezioni private) sia commerciali (come la vendita sporadica di beni). Il codice da usare nella colonna 1 è ‘2’ per il lavoro autonomo.

    Chi ti ha pagato – se è un’azienda, un ente o un professionista tenuto alle ritenute – ha probabilmente già applicato una ritenuta del 20% sul compenso. La ricevi indicata nella Certificazione Unica con causale ‘M’, ‘M2’ oppure ‘O’. Quella ritenuta non è un’imposta definitiva: nella dichiarazione viene portata in detrazione e, se superiore all’imposta dovuta, genera un rimborso.

    Redditi occasionali nel 730: rigo D5 e codici
    Tipo di reddito Codice colonna 1 Causale CU 2026
    Lavoro autonomo occasionale (consulenze, lezioni, prestazioni intellettuali) 2 M, M2, O
    Obblighi di fare, non fare o permettere 3 M1, O1
    Attivita' commerciale non esercitata abitualmente 1 V1

    Esempio pratico

    • Tizio, dipendente, ha svolto nel 2025 una consulenza tecnica per una societa’. Ha incassato 2.000 euro lordi; la societa’ ha applicato la ritenuta del 20% (400 euro) e gli ha rilasciato la Certificazione Unica. Nel rigo D5: colonna 1 = codice ‘2’, colonna 2 = 2.000 euro (reddito lordo), colonna 3 = eventuali spese di produzione (es. 100 euro per materiali usati), colonna 4 = 400 euro (ritenuta). Il CAF calcola l’imposta sulla parte imponibile e restituisce l’eventuale eccedenza di ritenuta.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dal committente (causale M, M2, M1, O o O1)
    • Ricevute o fatture dei compensi percepiti senza ritenuta (se il committente e’ privato o ente non obbligato)
    • Documentazione delle spese direttamente inerenti alla produzione del reddito (materiali, spostamenti, ecc.)
    • Prospetto riepilogativo delle singole prestazioni e dei relativi importi (obbligatorio se richiesto dall’Agenzia delle Entrate)

    Caso 1: La consulenza occasionale per un'azienda, con Certificazione Unica

    Scenario. Caio e’ un insegnante. Nel 2025 ha tenuto due corsi di formazione per un’azienda privata, percependo 3.500 euro lordi. L’azienda ha applicato la ritenuta del 20% (700 euro) e gli ha consegnato la Certificazione Unica con causale ‘M’.

    Come si applica. Caio compila il rigo D5 del quadro D: nella colonna 1 inserisce il codice ‘2’, nella colonna 2 indica 3.500 euro, nella colonna 4 indica 700 euro di ritenuta. Se ha sostenuto spese (es. materiali didattici per 150 euro), le indica nella colonna 3. Il CAF calcolerà l’imposta IRPEF sulla quota imponibile e confronterà il risultato con la ritenuta: l’eventuale eccedenza diventa rimborso. Caio ha diritto anche a detrazioni teoriche previste per questi redditi.

    In pratica

    • Il reddito lordo da inserire e’ sempre quello indicato nella Certificazione Unica, senza sottrarre la ritenuta.
    • Le spese deducibili devono essere direttamente inerenti: non si possono dedurre spese generali di vita.
    • Se hai piu’ Certificazioni Uniche con compensi occasionali, compila piu’ righi D5 o somma gli importi se il codice e’ lo stesso.

    Caso 2: Il compenso pagato da un privato, senza ritenuta

    Scenario. Sempronio ha svolto nel 2025 alcune prestazioni di giardinaggio occasionali per diversi privati cittadini, incassando complessivamente 1.800 euro in contanti o bonifico. Nessun privato ha applicato ritenute.

    Come si applica. Sempronio deve lo stesso dichiarare i 1.800 euro nel rigo D5 (codice ‘2’), nella colonna 2. Non ci sono ritenute da indicare in colonna 4. L’imposta verra’ calcolata interamente in sede di dichiarazione e, se dovuta, Sempronio la pagera’ o la veda trattenuta dal sostituto d’imposta. Non avendo la Certificazione Unica, e’ suo onere ricostruire i compensi percepiti e conservare eventuale documentazione.

    In pratica

    • Il privato cittadino non e’ obbligato ad applicare la ritenuta: ma il reddito va dichiarato lo stesso.
    • Anche senza Certificazione Unica, il compenso percepito e’ imponibile e va riportato nel quadro D.
    • Se il reddito complessivo da attivita’ occasionali e da altri redditi non supera 5.500 euro, verifica se ricadono le condizioni di esonero dalla dichiarazione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quanto posso guadagnare con lavoro occasionale senza fare il 730?

    Le istruzioni del 730/2026 prevedono un ‘caso di esonero con limite di reddito’ per i redditi assimilati a lavoro dipendente e per i redditi da attivita’ di lavoro autonomo occasionale se il reddito complessivo non supera 5.500 euro, a condizione che le detrazioni e le ritenute coprano l’imposta. Se superi questa soglia o hai altri redditi, la dichiarazione va presentata.

    Cosa indico nel 730 se non ho ricevuto la Certificazione Unica dal committente?

    Se il committente non ti ha rilasciato la Certificazione Unica (ad es. perche’ e’ un privato), devi comunque dichiarare il compenso nel rigo D5. Indicalo per l’importo lordo effettivamente percepito e lascia vuota la colonna delle ritenute.

    La ritenuta del 20% e' un'imposta definitiva?

    No. La ritenuta del 20% e’ applicata a titolo di acconto. In sede di dichiarazione viene confrontata con l’IRPEF effettivamente dovuta sul reddito: se e’ superiore, hai diritto al rimborso della differenza; se e’ inferiore, devi pagare la differenza.

    Posso dedurre le spese sostenute per produrre il reddito occasionale?

    Si’. Nella colonna 3 del rigo D5 puoi indicare le spese specificamente inerenti alla produzione di quel reddito (es. materiali, strumenti, spostamenti documentati). Le spese non possono superare i compensi percepiti.

    Ho svolto attivita' occasionale come obbligo di non fare: come lo dichiaro?

    I compensi percepiti per ‘obblighi di fare, non fare o permettere’ vanno nel rigo D5 con il codice ‘3’ nella colonna 1. Nella Certificazione Unica compaiono con causale ‘M1’ o ‘O1’.

    Se il mio lavoro occasionale diventa abituale, cambiano le regole?

    Si’. Se l’attivita’ e’ svolta con carattere di abitualita’, diventa lavoro autonomo vero e proprio che richiede la partita IVA. In quel caso non puoi usare il modello 730 per questi redditi: devi presentare il modello Redditi PF compilando il quadro RE.

    Vedi anche: Aprire la partita IVA, Lavoro autonomo e partita IVA, Aprire partita IVA forfettaria, Partita IVA che compra un bene strumentale, Ventilazione dei corrispettivi e Rimborso IVA trimestrale.

  • Conguaglio fiscale 2026 in busta paga: cosa controllare, esempio

    In sintesi

    • Il conguaglio fiscale di fine anno 2026 tiene conto del regime sostitutivo applicato sulla tredicesima dal sostituto d’imposta.
    • La verifica della soglia dei 40.000 euro di reddito 2025 e’ determinante per stabilire se il conguaglio avviene in regime sostitutivo o ordinario.
    • I lavoratori che hanno cambiato datore di lavoro devono aver fornito l’attestazione scritta del reddito 2025 per non incorrere in conguagli a debito.
    • Le voci escluse dall’imposta sostitutiva (maggiorazioni/indennita’ sostitutive della retribuzione ordinaria) vengono conguagliate con le regole IRPEF ordinarie.
    • I contributi previdenziali non sono interessati dall’imposta sostitutiva e seguono le regole ordinarie anche nel conguaglio.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 11 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) affida ai sostituti d’imposta del settore privato l’applicazione dell’imposta sostitutiva sulla tredicesima per i lavoratori con reddito 2025 non superiore a 40.000 euro. La norma prevede specifiche regole per i cambi di sostituto e chiarisce che i contributi previdenziali restano disciplinati dalle regole ordinarie, influenzando di conseguenza le operazioni di conguaglio di fine anno.

    Approfondimento normativo completo: Comma 11 LB 2026: ambito sostituti d&#8217;imposta tredicesime.

    Il conguaglio fiscale di fine anno 2026 e la nuova imposta sostitutiva sulla tredicesima

    Il conguaglio fiscale di dicembre e’ l’operazione con cui il sostituto d’imposta ricalcola il prelievo IRPEF sull’intero reddito percepito nell’anno e verifica se le ritenute applicate mensilmente corrispondono all’imposta effettivamente dovuta. Nel 2026 questa operazione e’ influenzata dal regime introdotto dal comma 11 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), che prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva sulla tredicesima per i lavoratori con reddito 2025 entro 40.000 euro.

    La principale novita’ rispetto agli anni precedenti riguarda il trattamento della gratifica natalizia: il sostituto d’imposta del settore privato applica l’imposta sostitutiva prevista dal comma 10 direttamente in busta paga, e tale importo non viene sommato al reddito ordinario nel calcolo del conguaglio IRPEF. E’ fondamentale che il lavoratore verifichi la corretta classificazione delle voci retributive: le indennita’ o maggiorazioni che sostituiscono la retribuzione ordinaria sono esplicitamente escluse dal regime sostitutivo e vengono conguagliate in via ordinaria.

    Un elemento critico nel conguaglio 2026 riguarda i lavoratori che hanno cambiato datore di lavoro: se l’attestazione scritta del reddito 2025 non e’ stata fornita tempestivamente al nuovo sostituto, questi potrebbe aver calcolato le ritenute mensili senza applicare il regime sostitutivo sulla tredicesima, generando una situazione da correggere in sede di conguaglio. In questi casi e’ opportuno verificare i cedolini dei mesi precedenti e, se necessario, rivolgersi al datore di lavoro o a un consulente.

    Cosa controllare nel cedolino di dicembre 2026

    • Individua la voce ‘tredicesima’ nel cedolino e verifica che sia indicato il regime di imposta applicato (sostitutiva o IRPEF ordinaria).
    • Controlla che il tuo reddito 2025 riportato dal sostituto corrisponda a quello della CU (o della tua attestazione scritta se hai cambiato azienda).
    • Verifica che eventuali indennita’ o maggiorazioni sostitutive della retribuzione ordinaria siano escluse dal regime sostitutivo e conguagliate separatamente.
    • Assicurati che le voci contributive (INPS) siano calcolate con le aliquote ordinarie, indipendentemente dal regime fiscale della tredicesima.
    • Se il conguaglio risulta a debito (IRPEF da versare), richiedi al datore di lavoro un prospetto dettagliato per verificare la corretta applicazione delle norme LB 2026.

    Caso 1: Tizio, reddito 2025 di 30.000 euro, stesso datore

    Scenario. Tizio e’ impiegato nello stesso ufficio dal 2022. Il datore di lavoro dispone della CU 2025 che certifica un reddito di lavoro dipendente di 30.000 euro. La retribuzione mensile lorda 2026 e’ di 2.500 euro. Il datore di lavoro applica la nuova imposta sostitutiva sulla tredicesima a dicembre 2026.

    Come si legge in pratica. Il sostituto d’imposta non deve compiere alcun passaggio aggiuntivo: la CU 2025 di Tizio e’ gia’ in archivio e certifica un reddito inferiore a 40.000 euro. Applicando il comma 11 della legge di bilancio 2026, il datore calcola l’imposta sostitutiva prevista dal comma 10 direttamente sulla voce tredicesima del cedolino. Nel conguaglio, la tredicesima non viene sommata al reddito ordinario IRPEF di Tizio ma assoggettata separatamente. Il conguaglio sulle retribuzioni mensili ordinarie (esclusa la tredicesima) avviene secondo le regole IRPEF ordinarie. Tizio non deve compiere alcun adempimento aggiuntivo: il sostituto gestisce tutto d’ufficio.

    Riepilogo Caso 1

    • Reddito 2025: 30.000 euro, sotto la soglia di 40.000 euro.
    • Stesso sostituto: CU 2025 disponibile, nessuna attestazione richiesta.
    • Tredicesima: assoggettata a imposta sostitutiva comma 10, separata dal conguaglio IRPEF.
    • Conguaglio ordinario: calcolato sul reddito mensile al netto della tredicesima.
    • Adempimento Tizio: nessuno specifico richiesto per il regime sostitutivo.

    Caso 2: Caia, reddito 2025 di 38.000 euro, cambiato datore a giugno 2026

    Scenario. Caia ha cambiato lavoro a giugno 2026. Il reddito 2025 e’ pari a 38.000 euro. A giugno ha fornito al nuovo datore l’attestazione scritta del reddito 2025 come richiesto dal comma 11 della legge di bilancio 2026. La retribuzione mensile lorda e’ di circa 3.166 euro.

    Come si legge in pratica. Grazie all’attestazione scritta fornita in tempo utile, il nuovo sostituto d’imposta di Caia ha potuto applicare correttamente il regime sostitutivo sulla tredicesima a dicembre 2026, pur non disponendo direttamente della CU 2025. Nel conguaglio, la tredicesima resta assoggettata all’imposta sostitutiva e non confluisce nel calcolo IRPEF ordinario. Caia deve verificare che nel cedolino di dicembre la tredicesima e il relativo prelievo sostitutivo siano riportati separatamente rispetto alle voci retributive ordinarie, e che i contributi INPS siano calcolati con le aliquote ordinarie su tutta la retribuzione inclusa la tredicesima.

    Riepilogo Caso 2

    • Reddito 2025: 38.000 euro, sotto la soglia di 40.000 euro.
    • Cambio datore: attestazione scritta reddito 2025 fornita a giugno 2026.
    • Tredicesima: soggetta a imposta sostitutiva comma 10 grazie all’attestazione.
    • Conguaglio IRPEF ordinario: calcolato solo sulle voci retributive escluse dalla sostitutiva.
    • Contributi INPS: regole ordinarie su tutta la retribuzione, tredicesima inclusa.

    Caso 3: Sempronio, indennita' di reperibilita' sostitutiva della retribuzione

    Scenario. Sempronio e’ un tecnico che percepisce, oltre alla retribuzione mensile, una voce denominata indennita’ di reperibilita’ che il suo CCNL qualifica come sostitutiva di una quota della retribuzione di base. La tredicesima di Sempronio include questa componente. Il reddito 2025 di Sempronio e’ di 27.000 euro.

    Come si legge in pratica. Il comma 11 della legge di bilancio 2026 esclude espressamente dall’ambito dell’imposta sostitutiva i compensi che, sebbene denominati maggiorazioni o indennita’, sostituiscono in tutto o in parte la retribuzione ordinaria. L’indennita’ di reperibilita’ di Sempronio, avendo carattere sostitutivo della retribuzione di base per contratto, non rientra nella base agevolata. Nel conguaglio di fine anno, la tredicesima di Sempronio e’ applicata al regime sostitutivo per la sola quota di retribuzione base (reddito 2025 sotto i 40.000 euro), mentre la componente dell’indennita’ e’ conguagliata con le regole IRPEF ordinarie. I contributi INPS si calcolano con le aliquote ordinarie sull’intera tredicesima.

    Riepilogo Caso 3

    • Reddito 2025: 27.000 euro complessivi, sotto la soglia di 40.000 euro.
    • Indennita’ di reperibilita’: esclusa dalla base dell’imposta sostitutiva perche’ sostitutiva della retribuzione ordinaria.
    • Tredicesima base: assoggettata a imposta sostitutiva comma 10.
    • Componente indennita’ in tredicesima: conguagliata con regole IRPEF ordinarie.
    • Contributi INPS: aliquote ordinarie sull’intera tredicesima.

    Quando conviene una verifica

    Se il cedolino di dicembre ti risulta poco chiaro o il conguaglio appare a debito, un consulente del lavoro puo’ verificare la correttezza del calcolo. Consulta un esperto per il conguaglio fiscale.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Come interagisce il regime sostitutivo sulla tredicesima con il conguaglio IRPEF di fine anno?

    La tredicesima assoggettata all’imposta sostitutiva ai sensi del comma 11 della legge di bilancio 2026 non confluisce nel reddito complessivo IRPEF ai fini del conguaglio ordinario. Il sostituto d’imposta calcola il conguaglio di fine anno sulle retribuzioni mensili ordinarie, escludendo la tredicesima gia’ tassata con il regime sostitutivo. Questo significa che la tredicesima non sposta il lavoratore in uno scaglione IRPEF superiore.

    Cosa succede se il sostituto applica il regime sostitutivo per errore a un lavoratore con reddito 2025 sopra 40.000 euro?

    Il comma 11 della legge di bilancio 2026 prevede che il regime sostitutivo si applichi solo ai lavoratori con reddito di lavoro dipendente 2025 non superiore a 40.000 euro. Se il sostituto lo applica per errore a un lavoratore fuori soglia, l’imposta sostitutiva risultera’ non dovuta e l’importo dovra’ essere recuperato in sede di conguaglio, con applicazione dell’IRPEF ordinaria sulla tredicesima. E’ opportuno segnalare immediatamente l’anomalia al datore.

    I premi di risultato incidono sulla soglia dei 40.000 euro per il conguaglio?

    No. Il comma 11 della legge di bilancio 2026 stabilisce che, ai fini del limite annuo previsto dal comma 10, non concorrono i premi di risultato e le somme erogate a titolo di partecipazione agli utili assoggettate al regime agevolato dell’art. 1, commi 182 e seguenti, L. 208/2015. Tali somme non vanno aggiunte al reddito 2025 per verificare il superamento della soglia di accesso al regime sostitutivo.

    Chi controlla la correttezza dell'applicazione del regime sostitutivo in busta paga?

    La responsabilita’ dell’applicazione corretta del regime sostitutivo spetta al sostituto d’imposta, ovvero al datore di lavoro (o all’ente che gestisce i cedolini). Il lavoratore ha tuttavia l’onere di verificare i propri dati, in particolare se ha cambiato datore nel 2025 o nel 2026, e di fornire l’attestazione scritta del reddito 2025 ove richiesta dal comma 11. In sede di dichiarazione dei redditi e’ possibile sanare eventuali errori di applicazione.

    Le regole contributive cambiano con il nuovo regime fiscale sulla tredicesima?

    No. Il comma 11 della legge di bilancio 2026 e’ esplicito sul punto: restano ferme le ordinarie regole contributive in materia previdenziale e assistenziale sulla tredicesima, salvo quanto diversamente previsto dai CCNL e dalla normativa vigente. L’imposta sostitutiva riguarda esclusivamente la componente fiscale (IRPEF) e non produce alcun effetto sul calcolo dei contributi INPS.

  • Figli a carico nel 730/2026: assegno unico e detrazioni IRPEF

    In sintesi

    • Assegno Unico Universale: dal 1° marzo 2022 ha sostituito la detrazione IRPEF per i figli di età inferiore a 21 anni.
    • Detrazione per figli over 21: spetta ancora per i figli dai 21 ai 29 anni (compresi) fiscalmente a carico.
    • Figli disabili over 21: la detrazione spetta senza limiti di età per i figli con disabilità ai sensi della legge 104/1992, ed è cumulabile con l’Assegno Unico.
    • Limite di reddito del figlio: per essere considerato a carico il figlio da 21 a 24 anni deve avere un reddito complessivo non superiore a 4.000 euro; da 25 anni in su, non superiore a 2.840,51 euro.
    • Abolizione over 30: dal 2025 non spetta più alcuna detrazione per i figli di 30 anni o più privi di disabilità.
    • Ripartizione tra genitori: la detrazione si divide in misura del 50% ciascuno, salvo accordo diverso per attribuirla al genitore con reddito più elevato.

    Cosa è cambiato con l'assegno unico e quando spetta ancora la detrazione

    Se hai figli, probabilmente ti sei accorto che qualcosa è cambiato nella tua dichiarazione degli ultimi anni. Dal 1° marzo 2022, per i figli con meno di 21 anni non esiste più la detrazione IRPEF nel modello 730: al suo posto c’è l’Assegno Unico Universale, che viene erogato direttamente dall’INPS su richiesta. Non devi fare nulla nel 730 per questo beneficio: riguarda già la tua busta paga o il tuo conto corrente.

    La detrazione IRPEF per figli a carico nel 730/2026 (anno d’imposta 2025) sopravvive però per una fascia specifica: i figli dai 21 anni compiuti fino ai 29 anni compresi, che non superano il limite di reddito per essere considerati a carico. Se il figlio compie 21 anni a giugno 2025, la detrazione spetta solo per i 7 mesi da giugno a dicembre. Dal 2025 la detrazione per figli di 30 anni o più è abolita, salvo che abbiano una disabilità riconosciuta ai sensi della legge 104/1992.

    Per i figli con disabilità over 21 le regole sono più favorevoli: la detrazione IRPEF non ha limiti di età e, novità importante, è cumulabile con l’Assegno Unico Universale eventualmente percepito. Questo significa che un genitore con un figlio disabile di 35 anni può ottenere sia la detrazione sia l’assegno, senza che uno escluda l’altro.

    Anche se il figlio non dà diritto alla detrazione (perché ha meno di 21 anni o più di 30 senza disabilità), i suoi dati vanno comunque indicati nel prospetto dei familiari a carico del modello 730: servono per riconoscere altre agevolazioni legate alla presenza di figli, come alcune deduzioni o detrazioni di spesa.

    Detrazione per figli a carico: chi ne ha diritto nel 730/2026
    Situazione del figlio Detrazione IRPEF spettante
    Figlio con meno di 21 anni No (sostituita da Assegno Unico INPS)
    Figlio da 21 a 29 anni, reddito <= 4.000 euro (se ha meno di 25 anni) o <= 2.840,51 euro Sì, proporzionale ai mesi
    Figlio di 30 anni o più, senza disabilità No (abolita dal 2025)
    Figlio con disabilità (L. 104/1992) di qualsiasi età over 21 Sì, cumulabile con Assegno Unico

    Esempio pratico

    • Tizio ha due figli: il primo nato a febbraio 2003 (22 anni per tutto il 2025, reddito zero), il secondo nato a marzo 2022 (3 anni). Per il figlio più grande Tizio può indicare la detrazione per figli a carico per tutti e 12 i mesi. Per il figlio piccolo, invece, non spetta alcuna detrazione nel 730 perché sotto i 21 anni: Tizio deve però avere già richiesto all’INPS l’Assegno Unico. Nonostante non ci sia detrazione, i dati del figlio piccolo vanno comunque inseriti nel prospetto dei familiari a carico.

    Documenti necessari

    • Codici fiscali di tutti i figli da indicare nel prospetto familiari a carico
    • Documentazione dell’INPS relativa all’Assegno Unico percepito (per verifica, non da allegare)
    • Certificazione di disabilità (L. 104/1992) per figli disabili over 21
    • Certificazione Unica del datore di lavoro (contiene i dati dei familiari a carico già comunicati)

    Figlia che compie 21 anni a metà anno

    Scenario. Caio ha una figlia nata ad agosto 2004. A agosto 2025 compie 21 anni. Per i mesi precedenti al compimento, per lei non spettava detrazione (Assegno Unico). Da agosto in poi, essendo over 21 e con reddito zero, entra nella fascia con detrazione.

    Come si applica. Nel prospetto familiari a carico, nella colonna relativa ai mesi in cui spetta la detrazione per figli over 21, Caio dovrà indicare ‘5’ (agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre). La detrazione viene calcolata proporzionalmente dal CAF o dal professionista.

    In pratica

    • Indicare i dati della figlia nel prospetto familiari a carico per tutti e 12 i mesi.
    • Nella colonna ‘mesi detrazione figlio eta 21-30’ scrivere ‘5’ (i mesi da agosto a dicembre).
    • Per i 7 mesi precedenti, l’Assegno Unico continua a essere erogato dall’INPS: non serve fare nulla nel 730.

    Figlio disabile di 35 anni

    Scenario. Sempronio ha un figlio di 35 anni con disabilità grave riconosciuta ai sensi della legge 104/1992 e con reddito complessivo di 1.800 euro. Sempronio percepisce anche l’Assegno Unico per questo figlio.

    Come si applica. Nonostante il figlio abbia più di 30 anni, la disabilità riconosciuta dalla L. 104/1992 fa sì che la detrazione IRPEF spetti comunque, senza limiti di età. La detrazione è cumulabile con l’Assegno Unico: Sempronio mantiene entrambi i benefici.

    In pratica

    • Barrare la casella ‘D’ (disabilità) nel prospetto familiari a carico per il figlio.
    • Indicare 12 mesi a carico e la percentuale di detrazione (100% o 50% se l’altro genitore è presente).
    • L’Assegno Unico non va dichiarato nel 730 e non riduce la detrazione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    I figli sotto i 21 anni vanno ancora scritti nel 730?

    Sì. Anche se non danno diritto alla detrazione IRPEF, i loro dati devono essere indicati nel prospetto dei familiari a carico perché servono per riconoscere altre agevolazioni (ad esempio alcune detrazioni per spese sostenute nell’interesse dei figli).

    Devo indicare l'Assegno Unico nel modello 730?

    No. L’Assegno Unico viene erogato direttamente dall’INPS e non compare nel 730. Non devi fare nulla nella dichiarazione dei redditi per riceverlo o mantenerlo.

    La detrazione per mio figlio di 28 anni spetta se lavora part-time?

    Dipende dal suo reddito complessivo. Se ha tra 21 e 24 anni il limite è 4.000 euro; da 25 anni in poi il limite scende a 2.840,51 euro. Se il reddito supera la soglia, non è fiscalmente a carico e non spetta la detrazione.

    Posso attribuire tutta la detrazione a me se mio marito ha un reddito basso?

    Sì. I genitori possono decidere di comune accordo di attribuire l’intera detrazione al genitore con reddito più elevato, per evitare che la parte che eccede l’imposta dell’altro genitore vada perduta.

    Un figlio con disabilità di 40 anni dà ancora diritto alla detrazione?

    Sì, senza limiti di età. Per i figli con disabilità riconosciuta ai sensi della legge 104/1992 la detrazione spetta indipendentemente dall’eta, ed è cumulabile con l’Assegno Unico Universale.

    Quanti mesi devo indicare per un figlio nato a settembre 2025?

    Per un figlio nato a settembre 2025, la detrazione (se over 21, quindi non è questo il caso) non spetterebbe per il 2025. In ogni caso, per un neonato sotto i 21 anni, non spetta la detrazione IRPEF ma l’Assegno Unico. I mesi del figlio nel prospetto familiari vanno contati da settembre: indicare ‘4’.

    Vedi anche: Bonus nido per il secondo figlio, Mantenimento dei figli, Spese istruzione scolastica figli, Figli maggiorenni studenti a carico, Mensa scolastica e spese scuola e Assegno all’ex coniuge deducibile.

  • Art. 181 D.Lgs. 42/2004 – Opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità da essa

    Art. 181 D.Lgs. 42/2004 – Opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità da essa

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Chiunque, senza la prescritta autorizzazione o in difformità di essa, esegue lavori di qualsiasi genere su beni paesaggistici è punito con le pene previste dall' articolo 44, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 .

    1-bis. 1-bis. La pena è della reclusione da uno a quattro anni qualora i lavori di cui al comma 1: a) ricadano su immobili od aree che, per le loro caratteristiche paesaggistiche siano stati dichiarati di notevole interesse pubblico con apposito provvedimento emanato in epoca antecedente alla realizzazione dei lavori; 28 b) ricadano su immobili od aree tutelati per legge ai sensi dell'articolo 142 ed abbiano comportato un aumento dei manufatti superiore al trenta per cento della volumetria della costruzione originaria o, in alternativa, un ampliamento della medesima superiore a settecentocinquanta metri cubi, ovvero ancora abbiano comportato una nuova costruzione con una volumetria superiore ai mille metri cubi. 28

    1-ter. 1-ter. Ferma restando l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all'articolo 167, qualora l'autorità amministrativa competente accerti la compatibilità paesaggistica secondo le procedure di cui al comma 1-quater, la disposizione di cui al comma 1 non si applica: a) per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall'autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati; b) per l'impiego di materiali in difformità dall'autorizzazione paesaggistica; c) per i lavori configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria ai sensi dell' articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 .

    1-quater. Il proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo dell'immobile o dell'area interessati dagli interventi di cui al comma 1-ter presenta apposita domanda all'autorità preposta alla gestione del vincolo ai fini dell'accertamento della compatibilità paesaggistica degli interventi medesimi. L'autorità competente si pronuncia sulla domanda entro il termine perentorio di centottanta giorni, previo parere vincolante della soprintendenza da rendersi entro il termine perentorio di novanta giorni.

    1-quinquies. La rimessione in pristino delle aree o degli immobili soggetti a vincoli paesaggisticì da parte del trasgressore, prima che venga disposta d'ufficio dall'autorità amministrativa, e comunque prima che intervenga la condanna, estingue il reato di cui al comma 1.

    2. Con la sentenza di condanna viene ordinata la rimessione in pristino dello stato dei luoghi a spese del condannato. Copia della sentenza è trasmessa alla regione ed al comune nel cui territorio è stata commessa la violazione.

  • Art. 764 Codice della Navigazione: Certificato di navigabilità

    Art. 764 Codice della Navigazione: Certificato di navigabilità

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    (Certificato di navigabilità).

    L'idoneità dell'aeromobile alla navigazione aerea è attestata dal certificato di navigabilità.

    Il certificato di navigabilità abilita l'aeromobile alla navigazione.

    Fonte: Normattiva.it.