Art. 140 TULPS
R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza
I contravventori alle disposizioni di questo titolo sono puniti con l'arresto fino a due anni e con l'ammenda da L. 2000 e 6000.
Autore
Andrea Marton
Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
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R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza
I contravventori alle disposizioni di questo titolo sono puniti con l'arresto fino a due anni e con l'ammenda da L. 2000 e 6000.
R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza
Il rilascio della licenza è subordinato al versamento nella Cassa depositi e prestiti di una cauzione nella misura da stabilirsi dal prefetto.
La cauzione sta a garanzia di tutte le obbligazioni inerenti all'esercizio dell'ufficio e dell'osservanza delle condizioni imposte dalla licenza.
Il prefetto, nel caso di inosservanza, dispone con decreto che la cauzione, in tutto o in parte, sia devoluta all'erario dello Stato.
Lo svincolo e la restituzione della cauzione non possono essere ordinati dal prefetto, se non quando, decorsi almeno tre mesi dalla cessazione dell'esercizio, il concessionario abbia provato di non avere obbligazioni da adempiere in conseguenza del servizio al quale l'ufficio era autorizzato.
R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza
I provvedimenti del prefetto nelle materie prevedute in questo titolo sono definitivi.
R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza
Gli enti pubblici, gli altri enti collettivi e i privati possono destinare guardie particolari alla vigilanza o custodia delle loro proprietà mobiliari od immobiliari.
Possono anche, con l'autorizzazione del prefetto, associarsi per La nomina di tali guardie da destinare alla vigilanza o custodia in comune delle proprietà stesse.
R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza
Le autorizzazioni di polizia prevedute in questo titolo, fatta eccezione per quelle indicate dagli articoli 113, 121, 123 e 124, non possono essere concedute a chi è incapace di obbligarsi.
R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza
L'autorità locale di pubblica sicurezza rilascia agli operai e ai domestici, a loro richiesta o a richiesta dei rispettivi direttori di stabilimenti, capi officina, impresari o padroni, un libretto nel quale costoro hanno l'obbligo di dichiarare, in occasione del licenziamento o alla fine dell'anno, il servizio prestato, la durata di esso e la condotta tenuta dagli operai e domestici.
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R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza
I fabbricanti, i commercianti, gli esercenti e le altre persone indicate negli articoli 126 e 127 non possono compiere operazioni su cose antiche o usate se non con le persone provviste della carta di identità o di altro documento munito di fotografia, proveniente dall'Amministrazione dello Stato.(30)
Essi devono tenere un registro delle operazioni di cui al primo comma che compiono giornalmente, in cui sono annotate le generalità di coloro con i quali le operazioni di cui al primo comma stesse sono compiute e le altre indicazioni prescritte dal regolamento.(30)
Tale registro deve essere esibito agli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza, ad ogni loro richiesta.(30)
Le persone, che compiono operazioni di cui al primo comma con gli esercenti sopraindicati, sono tenute a dimostrare la propria identità nei modi predetti.(30)
L'esercente, che ha comprato cose preziose, non può alterarle o alienarle se non dieci giorni dopo l'acquisto, tranne che si tratti di oggetti comprati presso i fondachieri o i fabbricanti ovvero all'asta pubblica.
Quando un’impresa paga direttamente un pasto di lavoro o una notte d’albergo, non può dedurre l’intera spesa. La regola di base, stabilita dall’articolo 109, comma 5 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), fissa il limite al 75%: un quarto della spesa resta indeducibile. Questa franchigia – cioè la quota che rimane a carico senza beneficio fiscale – esiste perché il legislatore presume che le spese di vitto e alloggio abbiano sempre una componente personale.
Esiste però un’eccezione importante che conviene conoscere bene: le spese di vitto e alloggio per le trasferte dei dipendenti e dei collaboratori che lavorano fuori dal territorio comunale sono deducibili al 100%, ma solo entro i limiti giornalieri fissati dalla legge. Questi limiti sono 180,76 euro al giorno per le trasferte in Italia e 258,23 euro al giorno per le trasferte all’estero. Tutto ciò che supera quei limiti non è deducibile.
C’è anche un terzo scenario da tenere presente: se la spesa di albergo o ristorante rientra nelle spese di rappresentanza – per esempio un pranzo offerto a clienti per motivi di immagine aziendale – allora si applica prima la riduzione al 75%, e il risultato va poi ulteriormente limitato dal plafond delle spese di rappresentanza previsto dall’articolo 108, comma 2 del TUIR. In pratica, si subisce un doppio taglio.
| Tipo di spesa | Deducibilità | Limite aggiuntivo |
|---|---|---|
| Spese generali di vitto e alloggio dell'impresa | 75% | Nessuno oltre il 75% |
| Trasferte dipendenti fuori comune – vitto e alloggio – in Italia | 100% | Entro 180,76 euro/giorno |
| Trasferte dipendenti fuori comune – vitto e alloggio – all'estero | 100% | Entro 258,23 euro/giorno |
| Eccedenza rispetto ai limiti giornalieri di trasferta | 0% – indeducibile | Variazione in aumento cod. 3 in RF |
| Spese vitto e alloggio di rappresentanza | 75% poi plafond art. 108 | Doppia limitazione |
Alfa SRL manda il proprio direttore commerciale in trasferta a Milano per 2 giorni. L’albergo costa 160 euro a notte (320 euro totali) e i pasti 90 euro al giorno (180 euro totali). La spesa giornaliera complessiva è 160 + 90 = 250 euro, sotto il limite di 180,76 euro? No: 250 euro supera 180,76 euro, quindi solo 180,76 euro/giorno sono deducibili al 100%. Per 2 giorni la deduzione è 180,76 × 2 = 361,52 euro; l’eccedenza di 500 – 361,52 = 138,48 euro finisce in variazione in aumento nel quadro RF. Se invece la stessa spesa fosse pagata per un pranzo di lavoro con un cliente (non trasferta dipendente), si applicherebbe solo il 75%: 500 × 75% = 375 euro deducibili.
Scenario. Gamma Srl invita un fornitore a pranzo per discutere un contratto. Il conto del ristorante è 200 euro e viene pagato con la carta aziendale. La fattura è intestata a Gamma Srl. L’amministratore vuole sapere quanto può dedurre.
Come si applica. Questo pasto non è una trasferta di dipendenti, ma una normale spesa di vitto dell’impresa (o potenzialmente di rappresentanza, se l’intento è di coltivare la relazione commerciale). In entrambi i casi si parte dalla regola del 75%: 200 × 75% = 150 euro deducibili. I restanti 50 euro (25%) sono variazione in aumento nel quadro RF. Se la spesa fosse classificata come rappresentanza, i 150 euro andrebbero poi verificati rispetto al plafond dell’art. 108 calcolato sui ricavi aziendali.
Scenario. Beta SNC invia Tizio a Torino per una settimana di installazione presso un cliente. Tizio soggiorna in albergo a 90 euro a notte e spende 45 euro al giorno per i pasti. La società rimborsa la spesa a piè di lista tramite nota spese. Il totale giornaliero è 135 euro.
Come si applica. La trasferta è fuori dal territorio comunale: si applicano i limiti giornalieri per le trasferte dei dipendenti. Il limite in Italia è 180,76 euro al giorno. Tizio spende 135 euro al giorno, che è sotto la soglia. Quindi la società può dedurre il 100% dei rimborsi erogati: per 5 giorni la spesa è 675 euro, interamente deducibile. Non si applica il taglio del 25%. Attenzione: se una singola giornata superasse 180,76 euro, solo quella giornata andrebbe verificata, e l’eccedenza diventerebbe indeducibile.
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
In via generale il 75% del costo. Se la spesa riguarda una trasferta di dipendenti fuori comune, si può arrivare al 100% entro i limiti giornalieri di legge (180,76 euro in Italia, 258,23 euro all’estero).
180,76 euro al giorno per le trasferte nel territorio nazionale. Per le trasferte all’estero il limite sale a 258,23 euro al giorno.
Prima si applica la riduzione al 75%, poi il risultato viene verificato rispetto al plafond delle spese di rappresentanza dell’art. 108, comma 2 TUIR. Si subisce un doppio taglio.
Sì. Se la fattura è intestata al dipendente e la società rimborsa la spesa, si seguono le regole delle note spese per le trasferte. In ogni caso la documentazione deve essere conservata e l’inerenza deve essere dimostrabile.
La quota indeducibile del 25% sulle spese generali va in variazione in aumento nel quadro RF. L’eccedenza rispetto ai limiti giornalieri delle trasferte dipendenti si indica con il codice 3 nel rigo RF31.
La deducibilità non decade automaticamente, ma in caso di controllo l’Agenzia delle Entrate può contestare l’inerenza della spesa. È buona pratica annotare il motivo del pasto e le persone presenti sull’originale della fattura.
D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità
1. Qualora i risultati della valutazione di cui all’articolo 11, comma 1, rivelino un rischio per la sicurezza e la salute delle lavoratrici, il datore di lavoro adotta le misure necessarie affinchè l’esposizione al rischio delle lavoratrici sia evitata, modificandone temporaneamente le condizioni o l’orario di lavoro.
2. Ove la modifica delle condizioni o dell’orario di lavoro non sia possibile per motivi organizzativi o produttivi, il datore di lavoro applica quanto stabilito dall’articolo 7, commi 3, 4 e 5, dandone contestuale informazione scritta al servizio ispettivo del Ministero del lavoro competente per territorio, che può disporre l’interdizione dal lavoro per tutto il periodo di cui all’articolo 6, comma 1, in attuazione di quanto previsto all’articolo 17.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 trovano applicazione al di fuori dei casi di divieto sanciti dall’articolo 7, commi 1 e 2.
4. L’inosservanza della disposizione di cui al comma 1 è punita con la sanzione di cui all’articolo 7, comma 7.
Testo vigente da Normattiva.
D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità
1. Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 7, commi 1 e 2, il datore di lavoro, nell’ambito ed agli effetti della valutazione di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, valuta i rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici, in particolare i rischi di esposizione ad agenti fisici, chimici o biologici, processi o condizioni di lavoro di cui all’allegato C, nel rispetto delle linee direttrici elaborate dalla Commissione dell’Unione europea, individuando le misure di prevenzione e protezione da adottare.
2. L’obbligo di informazione stabilito dall’articolo 21 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, comprende quello di informare le lavoratrici ed i loro rappresentati per la sicurezza sui risultati della valutazione e sulle conseguenti misure di protezione e di prevenzione adottate.
Testo vigente da Normattiva.
D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità
[Articolo soppresso dall’art. 2268, comma 1, n. 141 del D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66, a decorrere dal 9 ottobre 2010]
D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità
1. Fermo restando quanto previsto dal presente Capo, durante la gravidanza è vietato adibire al lavoro operativo le appartenenti alla Polizia di Stato.
2. Per le appartenenti alla Polizia di Stato, gli accertamenti tecnico-sanitari previsti dal presente testo unico sono devoluti al servizio sanitario dell’amministrazione della pubblica sicurezza, in conformità all’articolo 6, lettera z), della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e successive modificazioni.
3. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano al personale femminile del corpo di polizia penitenziaria e ai corpi di polizia municipale.
Testo vigente da Normattiva.