Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • I contenuti più tecnici sono sottoposti a revisione di professionisti abilitati.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • PIP e previdenza integrativa: deduzione fino a 5.164,57 euro nel 730

    In sintesi

    • Deduzione completa: i versamenti a un PIP (Piano Individuale Pensionistico) e ad altre forme pensionistiche individuali sono deducibili dal reddito complessivo fino a 5.164,57 euro l’anno.
    • Non solo fondi aziendali: la deduzione vale anche per le forme pensionistiche complementari istituite in altri Paesi UE o negli Stati aderenti allo Spazio Economico Europeo.
    • Sottoconti PEPP: anche i versamenti ai sottoconti italiani del Prodotto Pensionistico Individuale Paneuropeo (PEPP) rientrano nello stesso limite di deducibilità.
    • Lavoratori di prima occupazione post-2007: chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 2007 può beneficiare di un limite più alto dal sesto anno in poi, fino a un extra di 2.582,29 euro aggiuntivi.
    • Familiari fiscalmente a carico: puoi versare al PIP di un familiare a tuo carico e dedurre i contributi, per la parte che il familiare stesso non ha già dedotto.
    • Rigo da compilare nel 730: le somme vanno indicate nel rigo E27 del Quadro E (o E28 per i giovani lavoratori), colonna 2, per l’importo non ancora dedotto in busta paga.

    Cos'è un PIP e perché conviene indicarlo nel 730

    Un PIP (Piano Individuale Pensionistico) è una forma di previdenza complementare gestita da compagnie assicurative: tu versi premi periodici – o una tantum – e al momento del pensionamento ricevi una rendita o un capitale. La legge ti premia per questa scelta: i versamenti che fai ogni anno al tuo PIP riducono il tuo reddito imponibile IRPEF, abbassando le tasse che paghi oggi.

    Il limite massimo di questa riduzione è 5.164,57 euro all’anno. Dentro questo tetto rientrano tutti i tuoi versamenti a forme di previdenza complementare: non solo il PIP, ma anche i fondi pensione aperti, i fondi negoziali di categoria e i sottoconti PEPP, se ne hai più di uno. Il limite è unico per tutti.

    Nel 730/2026 (per i redditi 2025), devi indicare la parte dei versamenti che non è già stata dedotta dal tuo datore di lavoro. Se non hai un datore di lavoro – ad esempio sei un libero professionista o un autonomo – l’intero importo versato va indicato direttamente in dichiarazione. Chi presta l’assistenza fiscale (CAF o professionista) calcolerà la deduzione spettante.

    Limiti di deducibilità per PIP e previdenza individuale (redditi 2025)
    Tipo di contribuente Limite deducibile annuo
    Lavoratore ordinario, autonomo, pensionato 5.164,57 euro (tetto unico su tutte le forme complementari)
    Lavoratore di prima occupazione post-01/01/2007 – primi 5 anni 5.164,57 euro
    Stesso lavoratore – dal 6° al 25° anno (bonus recupero) 5.164,57 euro + differenza non sfruttata nei primi 5 anni, max 2.582,29 euro extra/anno
    Iscritto a fondo in squilibrio finanziario (piano approvato Ministero del Lavoro) Nessun limite: deducibile l'intero versamento

    Esempio pratico

    • Caio, libero professionista, versa 4.800 euro l’anno al suo PIP. Non ha un datore di lavoro, quindi nulla è già stato dedotto in busta. Nel 730/2026 indica 4.800 euro nel rigo E27, colonna 2. Supponendo un’aliquota marginale del 35%, il risparmio fiscale è di circa 1.680 euro. Se avesse versato 5.164,57 euro, il risparmio sarebbe stato di circa 1.808 euro – il massimo ottenibile con questo strumento.

    Documenti necessari

    • Attestazione o estratto conto annuale del PIP emessa dalla compagnia assicurativa
    • Ricevute o bonifici dei versamenti effettuati nel 2025
    • Certificazione Unica 2026 del datore di lavoro (punti 411-413) se i versamenti sono avvenuti tramite busta paga
    • Documentazione dei versamenti per familiari a carico, con indicazione della quota non dedotta dal familiare

    Caso 1: lavoratrice dipendente con PIP intestato a lei

    Scenario. Tizia è dipendente e ha sottoscritto in proprio un PIP versando 3.000 euro nel 2025. Il suo datore di lavoro non è coinvolto: Tizia paga direttamente alla compagnia assicurativa. In busta paga non è stata operata alcuna deduzione.

    Come si applica. Nel 730/2026, Tizia compila il rigo E27, colonna 1 (lasciata a zero, nessuna deduzione del datore) e colonna 2 con 3.000 euro. La somma è sotto il limite di 5.164,57 euro: viene dedotta per intero. Il suo reddito imponibile si abbassa di 3.000 euro e risparmia IRPEF in proporzione alla sua aliquota marginale.

    In pratica

    • Conserva il contratto del PIP e le ricevute di ogni versamento effettuato nel 2025.
    • Se hai anche un fondo pensione tramite il datore, ricorda che il limite di 5.164,57 euro è cumulativo: conta la somma di tutti i versamenti.

    Caso 2: genitore che versa al PIP del figlio a carico

    Scenario. Sempronio ha un figlio di 20 anni fiscalmente a carico (reddito del figlio inferiore a 4.000 euro). Sempronio versa 1.200 euro al PIP del figlio nel 2025. Il figlio non lavora e non può dedurre nulla autonomamente.

    Come si applica. Sempronio indica i 1.200 euro nel rigo E30 del 730 (contributi versati per familiari a carico), per la parte non dedotta dal familiare – in questo caso l’intero importo. Si tratta di un contributo aggiuntivo rispetto al proprio PIP: entrambi rientrano nel limite complessivo di 5.164,57 euro. Occorre che Sempronio non superi tale soglia sommando tutti i versamenti propri e per il figlio.

    In pratica

    • Verifica che il figlio non abbia dedotto nulla autonomamente: puoi dedurre solo la parte da lui non già fruita.
    • Il rigo E30 è dedicato ai versamenti per familiari a carico: non confonderlo con E27 che riguarda la tua posizione personale.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è il tetto massimo di deduzione per un PIP nel 730?

    Il limite è 5.164,57 euro all’anno. In questo tetto rientrano tutti i versamenti a qualsiasi forma di previdenza complementare: PIP, fondo aperto, fondo negoziale, sottoconti PEPP.

    Se ho sia un PIP sia un fondo pensione aziendale, come calcolo il limite?

    Il limite di 5.164,57 euro vale complessivamente. Devi sommare tutti i versamenti – tuoi e del datore di lavoro – e verificare che il totale non superi quella soglia.

    Cosa succede se verso più del limite deducibile?

    La parte eccedente non è deducibile quest’anno. Non è però perduta: al momento del riscatto o della pensione, quella quota sarà tassata in modo più favorevole perché hai già scontato le imposte ora.

    Posso dedurre il PIP anche se sono in pensione?

    Sì. Non esistono limitazioni legate allo status di pensionato: puoi continuare a versare e dedurre fino al limite annuo di 5.164,57 euro.

    Ho iniziato a lavorare nel 2010 e nei primi cinque anni ho versato poco: ho diritto al bonus recupero?

    Sì. Dal 2016 in poi (sesto anno) e per i venti anni successivi puoi dedurre il normale limite di 5.164,57 euro più la differenza tra 25.822,85 euro e quanto hai versato complessivamente nei primi cinque anni, con un incremento annuo non superiore a 2.582,29 euro.

    Dove trovo il dato da inserire in dichiarazione se verso tramite il datore di lavoro?

    Guarda la Certificazione Unica 2026: il punto 411 indica il tipo di fondo, il punto 412 quanto il datore ha già dedotto e il punto 413 la parte da dedurre in dichiarazione. Inserisci quest’ultima cifra in E27, colonna 2.

  • Articolo 14 TU Giustizia Tributaria: Incompatibilità

    Art. 14 D.Lgs. 175/2024 – Incompatibilità

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Ai magistrati tributari reclutati ai sensi dell'articolo 5 si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni contenute, nel titolo I, capo II, dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12.

    2. Non possono essere componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, finchè permangono in attività di servizio o nell'esercizio delle rispettive funzioni o attività professionali: a) i membri del Parlamento nazionale e del Parlamento europeo; b) i consiglieri regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali e gli amministratori di altri enti che applicano tributi o hanno partecipazione al gettito dei tributi indicati nell'articolo 46, nonché coloro che, come dipendenti di detti enti o come componenti di organi collegiali, concorrono all'accertamento dei tributi stessi; c) i dipendenti dell'Amministrazione finanziaria che prestano servizio presso gli uffici delle Agenzie delle entrate e dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300; d) gli appartenenti al Corpo della Guardia di finanza; e) i soci, gli amministratori e i dipendenti delle società concessionarie del servizio di riscossione delle imposte o preposte alla gestione dell'anagrafe tributaria e di ogni altro servizio tecnico del Ministero dell'economia e delle finanze; f) i prefetti; g) coloro che ricoprono incarichi direttivi o esecutivi nei partiti o movimenti politici; h) coloro che in qualsiasi forma, anche se in modo saltuario o accessorio ad altra prestazione, direttamente o attraverso forme associative, esercitano l'attività di consulenza tributaria, detengono le scritture contabili e redigono i bilanci, ovvero svolgono attività di consulenza, assistenza o di rappresentanza, a qualsiasi titolo e anche nelle controversie di carattere tributario, di contribuenti singoli o associazioni di contribuenti, di società di riscossione dei tributi o di altri enti impositori; i) gli appartenenti alle Forze armate ed i funzionari civili dei Corpi di polizia; l) coloro che sono iscritti in albi professionali, elenchi, ruoli e il personale dipendente individuati nell'articolo 57 ed esercitano, anche in forma non individuale, le attività individuate nella lettera h).

    3. Non possono essere componenti di corte di giustizia tributaria di primo grado i coniugi, i conviventi o i parenti fino al secondo grado o gli affini in primo grado di coloro che, iscritti in albi professionali, esercitano, anche in forma non individuale, le attività individuate nella lettera h) nella regione e nelle province confinanti con la predetta regione dove ha sede la corte di giustizia tributaria di primo grado. Non possono, altresì, essere componenti delle corti di giustizia tributaria di secondo grado i coniugi, i conviventi o i parenti fino al secondo grado o gli affini in primo grado di coloro che, iscritti in albi professionali, esercitano, anche in forma non individuale, le attività individuate nella lettera h) del comma 2 nella regione dove ha sede la corte di giustizia tributaria di secondo grado ovvero nelle regioni con essa confinanti. All'accertamento della sussistenza delle cause di incompatibilità previste nei periodi che precedono provvede il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria.

    4. Non possono essere componenti dello stesso collegio i coniugi, i conviventi, nonché i parenti ed affini entro il quarto grado.

    5. Nessuno può essere componente di più corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado.

    6. I componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, che vengano a trovarsi in una delle condizioni di cui al comma 2, lettere a) e b) o che siano nominati giudici costituzionali, sono sospesi dall'incarico fino alla data di cessazione dell'incompatibilità; successivamente alla suddetta data, essi riassumono le rispettive funzioni anche in soprannumero presso la corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado di appartenenza.

  • Art. 17 L. 633/1941 – Diritto esclusivo di distribuzione

    Testo della norma consultabile sul portale ufficiale Normattiva. Di seguito la lettura divulgativa a cura della redazione.

  • Contratto di convivenza: cos’è, come si fa e cosa regola

    Il contratto di convivenza è lo strumento con cui due conviventi di fatto possono dare una cornice giuridica certa al loro rapporto patrimoniale. Lo ha introdotto la legge 20 maggio 2016, n. 76 (la cosiddetta legge Cirinà), ai commi da 50 a 64, accanto alla disciplina delle convivenze di fatto. Non è un “matrimonio di serie B”: regola soprattutto i soldi e i beni, non i diritti personali o ereditari. Vediamo chi può stipularlo, che forma deve avere, cosa può (e non può) contenere e come si chiude.

    Chi può stipularlo

    Possono concludere un contratto di convivenza i conviventi di fatto ai sensi del comma 36 della legge: due persone maggiorenni, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate tra loro da matrimonio, unione civile o rapporti di parentela, affinità o adozione. Vale sia per coppie eterosessuali sia dello stesso sesso (per queste ultime, in alternativa all’unione civile). La convivenza si prova con la dichiarazione anagrafica resa al Comune (famiglia anagrafica), che diventa anche il presupposto per molti diritti riconosciuti dalla legge.

    La forma: notaio o avvocato

    Il contratto, le sue modifiche e la sua risoluzione devono essere redatti in forma scritta a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato, che ne attestano la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico. Entro i giorni successivi il professionista trasmette copia al Comune di residenza per l’iscrizione anagrafica: è questo passaggio che rende il contratto opponibile ai terzi (per esempio ai creditori). Non è dunque sufficiente un accordo “fatto in casa”.

    Cosa può contenere

    Il contratto può indicare:

    • la residenza comune dei conviventi;
    • le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo;
    • il regime patrimoniale della comunione dei beni (art. 177 e seguenti del codice civile), che può essere scelto e successivamente modificato nel corso della convivenza.

    È quindi uno strumento utile per chiarire chi paga cosa, come si dividono gli acquisti e cosa succede ai beni comprati insieme.

    Cosa NON può contenere

    La legge pone limiti precisi. Il contratto non può essere sottoposto a termine o condizione: se inseriti, si hanno per non apposti. Non può incidere sui diritti successori, che restano regolati dalle norme generali (e che, come vedremo, non favoriscono il convivente). Non può prevedere obblighi di mantenimento dopo la fine della convivenza diversi dagli alimenti di legge. È nullo, infine, il contratto stipulato in presenza di un vincolo matrimoniale o di unione civile, o in mancanza dei requisiti di convivenza.

    Come si scioglie

    Il contratto di convivenza si risolve per:

    • accordo delle parti;
    • recesso unilaterale;
    • matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra uno di essi e un’altra persona;
    • morte di uno dei contraenti.

    Anche la risoluzione richiede la forma autenticata. In caso di recesso unilaterale, se il convivente recedente ha la disponibilità della casa familiare, l’atto deve contenere un termine non inferiore a 90 giorni per consentire all’altro di trovare una nuova sistemazione. Se era stato scelto il regime di comunione, esso si scioglie.

    Un esempio concreto

    Tizio e Caia convivono da tre anni e comprano insieme l’arredamento e l’auto. Per evitare incertezze stipulano davanti al notaio un contratto di convivenza in cui stabiliscono che Tizio contribuisce per il 60% alle spese di casa e Caia per il 40%, e scelgono la comunione dei beni per gli acquisti futuri. Se in seguito si lasceranno, sapranno già come dividere ciò che hanno comprato; ma nessuno dei due erediterà automaticamente dall’altro, perché questo il contratto non può deciderlo.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Quanto costa il contratto di convivenza?

    Non c’è una tariffa fissa: il costo dipende dall’onorario del notaio o dell’avvocato che redige e autentica l’atto e dalla complessità delle clausole. Trattandosi di scrittura privata autenticata può essere più contenuto rispetto a un atto pubblico complesso. Conviene chiedere un preventivo, considerando anche l’iscrizione anagrafica.

    È obbligatorio per convivere?

    No. La convivenza di fatto produce comunque i suoi effetti di legge una volta registrata in anagrafe. Il contratto serve solo a regolare gli aspetti patrimoniali in modo chiaro e opponibile ai terzi; è facoltativo.

    Posso decidere chi erediterà i miei beni nel contratto?

    No. Il contratto di convivenza non può disporre della successione. Per lasciare beni al convivente occorre un testamento, nei limiti della quota disponibile se vi sono altri legittimari (figli, ascendenti, coniuge).

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • Art. 68 TUPI: Aspettativa per mandato parlamentare

    Art. 68 TUPI: Aspettativa per mandato parlamentare

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Aspettativa per mandato parlamentare ( Art.71, commi da 1 a 3 e 5 del d.lgs n.29 del 1993 ) 1.

    I dipendenti delle pubbliche amministrazioni eletti al Parlamento nazionale, al Parlamento europeo e nei Consigli regionali sono collocati in aspettativa senza assegni per la durata del mandato.

    Essi possono optare per la conservazione, in luogo dell'indennità parlamentare e dell'analoga indennità corrisposta ai consiglieri regionali, del trattamento economico in godimento presso l'amministrazione di appartenenza, che resta a carico della medesima.

    Il periodo di aspettativa è utile ai fini dell'anzianità di servizio e del trattamento di quiescenza e di previdenza.

    Il collocamento in aspettativa ha luogo all'atto della proclamazione degli eletti; di questa le Camere ed i Consigli regionali danno comunicazione alle amministrazioni di appartenenza degli eletti per i conseguenti provvedimenti.

    Le regioni adeguano i propri ordinamenti ai principi di cui ai commi 1, 2 e 3.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Articolo 117 TU Giustizia Tributaria – Provvedimenti sull’esecuzione provvisoria della sentenz

    Art. 117 D.Lgs. 175/2024 – Provvedimenti sull’esecuzione provvisoria della sentenza impugnata per cassazione

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. La parte che ha proposto ricorso per cassazione può chiedere alla corte di giustizia tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata di sospenderne in tutto o in parte l'esecutività allo scopo di evitare un danno grave e irreparabile.

    2. Il presidente fissa con decreto la trattazione della istanza di sospensione per la prima camera di consiglio utile, comunque non oltre il trentesimo giorno dalla presentazione della medesima istanza, disponendo che ne sia data comunicazione alle parti almeno dieci giorni liberi prima.

    3. In caso di eccezionale urgenza il presidente può disporre con decreto motivato la sospensione dell'esecutività della sentenza fino alla pronuncia del collegio.

    4. Il collegio, sentite le parti in camera di consiglio, provvede con ordinanza motivata non impugnabile.

    5. La sospensione può essere subordinata alla prestazione della garanzia di cui all'articolo 127 comma 2. Si applica la disposizione dell'articolo 96, comma 9.

    6. La corte di giustizia tributaria non può pronunciarsi sulle richieste di cui al comma 1 se la parte istante non dimostra di avere depositato il ricorso per cassazione contro la sentenza.

  • Fabbricati sfitti e a disposizione nel 730: IMU e IRPEF

    In sintesi

    • IMU al posto dell’IRPEF: in generale, sui fabbricati non locati l’IMU sostituisce l’IRPEF e le addizionali; il reddito va comunque dichiarato nel quadro B.
    • Eccezione: stesso comune dell’abitazione principale: se il fabbricato non locato e nello stesso Comune dove hai la tua abitazione principale, il reddito concorre all’IRPEF nella misura del 50 per cento (codice 3 nella colonna 12).
    • Esenzione IMU totale: se l’immobile e totalmente esente da IMU, il reddito e soggetto a IRPEF anche se non e locato (codice 1 nella colonna 12).
    • Obbligo di compilazione: anche se non si paga IRPEF perche l’IMU la sostituisce, il quadro B va sempre compilato con la rendita catastale e il codice di utilizzo.
    • Comodato gratuito: l’immobile dato gratuitamente a persone diverse dai propri familiari (codice 2) o a un familiare che vi dimora (codice 10) segue le stesse regole dei fabbricati a disposizione.

    Seconda casa vuota o a disposizione: cosa succede nella dichiarazione

    Avere una casa vuota o tenuta a disposizione non significa non dover fare nulla con il fisco. Anche se non incassi un solo euro di affitto, quell’immobile va indicato nel quadro B del modello 730. La rendita catastale, cioe il valore attribuito dal catasto, rappresenta comunque un reddito teorico che lo Stato considera ai fini fiscali.

    La buona notizia e che, in via generale, su questi immobili non paghi l’IRPEF: l’IMU che versi al Comune la sostituisce. Tuttavia ci sono due situazioni in cui l’IRPEF si aggiunge o sostituisce l’IMU, e conviene conoscerle bene.

    La prima eccezione riguarda gli immobili situati nello stesso Comune della tua abitazione principale: qui il reddito concorre alla base imponibile IRPEF nella misura del 50 per cento. La seconda riguarda gli immobili totalmente esenti da IMU (per esempio alcuni immobili in zone montane o di collina): in questo caso paghi l’IRPEF anche se l’immobile e vuoto.

    Fabbricati non locati: quando si paga cosa
    Situazione Colonna 12 quadro B Cosa si paga
    Immobile a disposizione, Comune diverso dall'abitazione principale Nessun codice speciale IMU sostituisce IRPEF; nessuna IRPEF aggiuntiva
    Immobile a disposizione, stesso Comune dell'abitazione principale Codice 3 IMU dovuta + IRPEF sul 50% della rendita rivalutata
    Immobile totalmente esente da IMU Codice 1 IRPEF sull'intera rendita rivalutata (nessuna IMU)
    Abitazione principale di lusso (cat. A/1, A/8, A/9) soggetta a IMU Codice 2 IMU sostituisce IRPEF; nessuna IRPEF ne deduzione

    Esempio pratico

    • Tizio abita a Milano (sua abitazione principale) e possiede anche un appartamento sempre a Milano che tiene vuoto. Nel quadro B inserisce la rendita catastale di questo secondo immobile, il codice ‘2’ nella colonna 2 (utilizzo: a disposizione) e il codice ‘3’ nella colonna 12 (casi particolari IMU). Risultato: Tizio paga l’IMU al Comune di Milano e in piu l’IRPEF calcolata sul 50% della rendita catastale rivalutata del 5%. Se invece quell’appartamento fosse in un Comune diverso da Milano, il codice 12 non si userebbe e l’IMU sostituirebbe del tutto l’IRPEF.

    Documenti necessari

    • Visura catastale aggiornata con rendita e categoria dell’immobile
    • Ricevuta di pagamento IMU (per verificare l’assoggettamento)
    • Contratto di comodato d’uso (se l’immobile e dato gratuitamente a terzi)
    • Documentazione di esenzione IMU (se applicabile, per es. zona montana)

    Seconda casa nello stesso Comune dell'abitazione principale

    Scenario. Caio abita a Roma come abitazione principale e possiede un secondo appartamento sempre a Roma che non affitta.

    Come si applica. Caio compila nel quadro B un rigo per l’abitazione principale (codice 1, colonna 2) e un rigo per il secondo appartamento (codice 2, colonna 2; codice 3, colonna 12). Sul secondo appartamento paga l’IMU al Comune di Roma e in piu l’IRPEF calcolata sul 50% della rendita catastale rivalutata del 5%.

    In pratica

    • Rendita catastale del secondo appartamento: 900 euro. Rivalutata del 5%: 945 euro.
    • Base imponibile IRPEF: 50% di 945 = 472,50 euro, che si somma agli altri redditi.
    • Pagare l’IMU non azzera l’IRPEF quando l’immobile e nello stesso Comune dell’abitazione principale.

    Immobile in zona montana esente da IMU

    Scenario. Sempronio possiede una casa in montagna classificata come esente da IMU. La tiene vuota tutto l’anno.

    Come si applica. Sempronio compila il quadro B con la rendita catastale dell’immobile, il codice ‘2’ (a disposizione) nella colonna 2 e il codice ‘1’ nella colonna 12 (fabbricato esente da IMU ma soggetto a imposte sui redditi). In questo caso, pur non pagando l’IMU, deve versare l’IRPEF sull’intera rendita catastale rivalutata del 5%.

    In pratica

    • L’esenzione IMU non significa esenzione IRPEF: le due imposte hanno regole proprie.
    • Il codice 1 in colonna 12 segnala al CAF che su quell’immobile si calcola l’IRPEF.
    • Verifica la condizione di esenzione IMU con il Comune o con le circolari del Ministero delle Finanze.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Se tengo la casa vuota devo comunque compilare il quadro B?

    Si, sempre. Anche se non percepisce alcun reddito, il fabbricato va dichiarato nel quadro B con la rendita catastale e il codice di utilizzo corretto. Chi presta l’assistenza fiscale calcolera poi se e dovuta IRPEF o se l’IMU la sostituisce.

    Cosa cambia se do casa in comodato gratuito a un figlio?

    Se il figlio vi dimora abitualmente e risulta iscritto anagrafe, usi il codice ’10’ nella colonna 2. Se invece la dai a persone diverse dai tuoi familiari, il codice e ‘2’. In entrambi i casi si applicano le stesse regole dei fabbricati non locati: IMU al posto di IRPEF, salvo le eccezioni gia descritte.

    Ho due case nello stesso Comune: quale e l'abitazione principale?

    Una sola puo essere l’abitazione principale: quella in cui il contribuente (o i suoi familiari) dimora abitualmente. Le istruzioni precisano che la deduzione per abitazione principale spetta per una sola unita immobiliare. La seconda, anche se nello stesso Comune, segue il regime dell’immobile a disposizione con concorso al 50% all’IRPEF.

    L'immobile distrutto o inagibile va dichiarato?

    Se e stato escluso da imposizione con certificazione del Comune a seguito di eventi sismici o calamitosi, si indica il codice ‘1’ nella colonna 7 (casi particolari) e il codice ‘9’ nella colonna 2. Se e inagibile per altre cause ed e stata chiesta la revisione della rendita, il codice in colonna 7 e ‘3’.

    Cosa succede se l'immobile e a disposizione per una parte dell'anno e poi lo affitto?

    Si compilano due righi nel quadro B, uno per il periodo a disposizione e uno per il periodo di locazione, barrando la casella ‘Continuazione’. I giorni indicati nelle due colonne 3 non possono superare 365 in totale.

  • Spese assistenza disabili: deduzione dal reddito nel 730 (L.104)

    In sintesi

    • Tipo di agevolazione: deduzione integrale dal reddito complessivo, senza massimale (si deduce tutto l’importo sostenuto).
    • Chi e disabile ai fini fiscali: chi ha un riconoscimento dalla commissione medica ai sensi dell’art. 4 della L. 104/1992 o da altre commissioni pubbliche (invalidita civile, di lavoro, di guerra).
    • Spese ammesse: assistenza infermieristica e riabilitativa, operatori assistenziali, educatori professionali, animatori terapeutici.
    • Familiari non a carico: la deduzione spetta anche se la persona con disabilita non e fiscalmente a carico (coniuge, figli, genitori, fratelli, nonni, suoceri, generi e nuore).
    • Dove indicarla: rigo E25 della Sezione II del Quadro E.

    Quali spese per la disabilita danno diritto alla deduzione

    Se tu o un tuo familiare avete una disabilita riconosciuta, alcune spese sostenute per l’assistenza possono essere dedotte integralmente dal reddito complessivo. Significa che riducono la base su cui si calcola l’IRPEF, senza alcun tetto massimo: tutto cio che hai effettivamente pagato si sottra dal reddito imponibile.

    Questa agevolazione va nel rigo E25 della Sezione II (oneri deducibili) del Quadro E. Non si confonde con le detrazioni del 19% sulle spese sanitarie generali (rigo E1): qui stiamo parlando di una categoria specifica, le spese di assistenza specifica, che hanno un trattamento fiscale piu favorevole.

    Per accedere alla deduzione, la persona assistita deve essere riconosciuta con disabilita dalla commissione medica istituita ai sensi dell’art. 4 della L. 104/1992 oppure da altre commissioni pubbliche (invalidita civile, di lavoro, di guerra). I grandi invalidi di guerra sono equiparati e non devono sottoporsi alla commissione L.104: basta la documentazione ministeriale che certifica i benefici pensionistici.

    La persona con disabilita puo anche autocertificare la propria condizione con una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, da accompagnare a una copia del documento di identita.

    Spese deducibili al rigo E25 e spese NON deducibili (ma detraibili altrove)
    Tipo di spesa Dove va nel 730
    Assistenza infermieristica e riabilitativa E25 – deducibile per intero
    Operatore tecnico assistenziale (addetto all'assistenza di base) E25 – deducibile per intero
    Personale di coordinamento attivita assistenziali di nucleo E25 – deducibile per intero
    Educatore professionale E25 – deducibile per intero
    Addetti ad animazione e terapia occupazionale qualificati E25 – deducibile per intero
    Farmaci (con scontrino parlante) E25 – deducibile per intero
    Spese chirurgiche e specialistiche per disabili E3 Sez. I – detrazione 19% sull'intero importo
    Protesi dentarie e sanitarie E3 Sez. I – detrazione 19%
    Mezzi per deambulazione, locomozione, sollevamento E3 Sez. I – detrazione 19%
    Sussidi tecnici e informatici per autonomia E3 Sez. I – detrazione 19%

    Esempio pratico

    • Tizio, riconosciuto disabile ai sensi della L.104, ha sostenuto nel 2025 spese per assistenza infermieristica domiciliare pari a 8.400 euro e acquisto di farmaci documentati da scontrino parlante per 620 euro. Indica al rigo E25 il totale di 9.020 euro. Il suo reddito complessivo si riduce di 9.020 euro. Se la sua aliquota marginale e del 35%, il risparmio IRPEF e di circa 3.157 euro. Non c’e alcun massimale da rispettare.

    Documenti necessari

    • Certificato o verbale della commissione medica L.104/1992 (o di altra commissione pubblica di invalidita) a comprova della condizione di disabilita
    • Fatture o ricevute intestate al disabile (o al familiare che ha pagato) con indicazione della figura professionale e della prestazione resa
    • Scontrini parlanti per farmaci (con codice fiscale destinatario, codice alfanumerico farmaco, natura e quantita)
    • Per ricoveri in strutture: documentazione che indichi separatamente la quota relativa alle spese mediche e paramediche di assistenza specifica (la retta intera non e deducibile)
    • Autocertificazione del disabile (se si usa questa forma), accompagnata da copia del documento di identita

    Caso 1: genitore anziano con disabilita non a carico

    Scenario. Caio paga 12.000 euro l’anno per tenere il padre in una struttura di assistenza. Il padre ha redditi propri e non e fiscalmente a carico di Caio. La struttura rilascia una fattura che distingue 7.000 euro di assistenza specifica (infermieristica, operatori) dalla retta generale.

    Come si applica. Caio puo dedurre i 7.000 euro di assistenza specifica al rigo E25, anche se il padre non e suo fiscalmente a carico. La normativa prevede espressamente questa possibilita per genitori, coniuge, figli, fratelli, suoceri, generi e nuore. La parte residua della retta (5.000 euro) non e deducibile al rigo E25.

    In pratica

    • Farsi rilasciare dalla struttura una fattura che separi la quota di assistenza specifica dalla retta alberghiera.
    • Conservare il verbale di disabilita del familiare anche se non e a carico fiscalmente.

    Caso 2: persona con disabilita che deduce in proprio

    Scenario. Sempronia, riconosciuta invalida civile al 100%, paga di tasca propria un operatore tecnico assistenziale per 4 ore al giorno. Nel 2025 ha speso 9.600 euro, documentati da fatture con indicazione della figura professionale e della prestazione.

    Come si applica. Sempronia deduce l’intero importo di 9.600 euro al rigo E25. Le istruzioni AdE precisano che le prestazioni rese da queste figure professionali sono deducibili anche senza una specifica prescrizione medica, a condizione che dalla fattura risultino la figura professionale e la prestazione resa.

    In pratica

    • Non e necessaria la ricetta medica per dedurre le spese di assistenza specifica, ma la fattura deve indicare la qualifica professionale e la prestazione.
    • Il riconoscimento di invalidita civile al 100% equivale al riconoscimento L.104 ai fini della deduzione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso dedurre la badante anche al rigo E25?

    Dipende dalla qualifica. Se la badante ha la qualifica di addetta all’assistenza di base o operatore tecnico assistenziale esclusivamente dedicato all’assistenza diretta, si. Se e una semplice colf senza qualifica specifica, no.

    Se il disabile vive con me ma ha un suo reddito, posso dedurre le spese?

    Si. Le spese al rigo E25 sono deducibili anche se il familiare disabile non e fiscalmente a carico di chi sostiene la spesa. Coniuge, figli, genitori, nonni, fratelli, suoceri, generi e nuore rientrano tutti.

    C'e un limite di importo deducibile?

    No. Le spese al rigo E25 si deducono per intero, senza massimali. E uno dei vantaggi piu rilevanti di questa agevolazione rispetto a molte altre.

    Le spese per una sedia a rotelle o un deambulatore vanno qui?

    No. I mezzi necessari per la locomozione, deambulazione e sollevamento vanno nel rigo E3 della Sezione I del Quadro E (detrazione del 19% sull’intero importo, senza franchigia).

    Come dimostro la disabilita in dichiarazione?

    Conserva il verbale della commissione medica (L.104, invalidita civile, ecc.). Non serve allegarlo al 730, ma deve essere disponibile in caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

    Vedi anche: Spese mediche e assistenza disabili, Contrassegno disabili (CUDE), Spese sanitarie e ausili per disabili, Detrazione veicoli e ausili per disabili, Congedo straordinario per assistere un familiare disabile (L. 104) e Bollo auto.

  • Spese agenzia immobiliare: quando sono detraibili nel 730

    In sintesi

    • Le spese di intermediazione immobiliare per l’affitto NON danno diritto ad alcuna detrazione nel 730 o nel Modello Redditi PF.
    • La detrazione per spese di mediazione spetta solo per l’acquisto dell’abitazione principale, non per la locazione.
    • Il quadro B del 730 riguarda i redditi dei fabbricati: non prevede detrazioni per provvigioni pagate all’agenzia dal conduttore.
    • Chi affitta casa tramite portali online (Airbnb, ecc.) deve sapere che la disciplina delle locazioni brevi non cambia questa regola: la provvigione resta indetraibile.
    • Le uniche agevolazioni per chi e inquilino riguardano le detrazioni per canoni di locazione (rigo E71), non le spese di agenzia.
    • Se sei il proprietario che affitta, la provvigione all’agenzia e un costo non deducibile dal reddito fondiario in regime ordinario.

    Agenzia immobiliare e affitto: un chiarimento necessario

    Quando si cerca casa in affitto e ci si affida a un’agenzia immobiliare, si paga una provvigione (o commissione di intermediazione). E comprensibile chiedersi se questa spesa possa essere detratta nel 730. La risposta e no: le spese di intermediazione per la locazione di un immobile non danno diritto ad alcuna detrazione fiscale.

    Le istruzioni AdE per il Modello 730/2026 e per il Modello Redditi PF 2026 non prevedono alcun rigo o codice in cui indicare provvigioni pagate a un’agenzia per la stipula di un contratto di affitto. Il quadro B riguarda la dichiarazione dei redditi dei fabbricati da parte del proprietario o usufruttuario, non le spese sostenute dall’inquilino per trovare l’immobile.

    C’e pero una distinzione importante da fare: le spese di intermediazione per l’acquisto dell’abitazione principale sono invece detraibili, ma questo e un istituto completamente diverso, legato all’acquisto e non alla locazione. Chi ha pagato un’agenzia per trovare casa in affitto non puo portare in detrazione la provvigione, indipendentemente dall’importo.

    Intermediazione immobiliare: detraibile o no?
    Tipo di operazione Spesa detraibile? Dove si indica
    Provvigione agenzia per affitto di casa (inquilino) No Non va indicata in dichiarazione
    Provvigione agenzia per acquisto abitazione principale Si (vedi condizioni) Rigo E8-E10 del 730, codice specifico
    Ritenuta 21% su locazione breve (tramite portale online) Non e una detrazione; e una ritenuta d'acconto del locatore Quadro F del 730 (rigo F cedolare secca)

    Esempio pratico

    • Tizio ha trovato il suo appartamento in affitto tramite un’agenzia e ha pagato una provvigione di 1.200 euro. Vorrebbe inserirla nel 730 come spesa detraibile, ma non puo: le istruzioni AdE non prevedono questa detrazione per i canoni di locazione. Nel 730 Tizio potra eventualmente indicare le detrazioni per inquilini (rigo E71) legate al canone che paga, ma non la provvigione versata all’agenzia.

    Documenti necessari

    • Contratto di locazione registrato (necessario per le detrazioni per inquilini al rigo E71, ma non per la provvigione)
    • Fattura o ricevuta della provvigione (da conservare, ma non da indicare in dichiarazione per gli affitti)
    • Certificazione Unica 2026 (se il conduttore ha ricevuto rimborsi dal datore di lavoro per l’alloggio)

    Inquilino che ha pagato la provvigione all'agenzia

    Scenario. Caio ha affittato un bilocale tramite agenzia e ha pagato 900 euro di provvigione. Ha anche stipulato un contratto di locazione a canone libero per l’abitazione principale. Vorrebbe sapere se puo portare la provvigione in detrazione.

    Come si applica. La provvigione per l’affitto non e detraibile: nessun rigo del 730/2026 lo consente. Caio puo pero beneficiare della detrazione per inquilini al rigo E71 (codice 1), calcolata in base al reddito complessivo e ai giorni di locazione dell’abitazione principale. Si tratta di due cose distinte: la detrazione spetta per il fatto di essere inquilino, non per il costo dell’agenzia.

    In pratica

    • La provvigione all’agenzia per l’affitto non va indicata in dichiarazione.
    • La detrazione per inquilini (rigo E71) esiste, ma riguarda il canone di locazione, non la provvigione.
    • Conserva la fattura dell’agenzia: potrebbe servire come prova della data di stipula del contratto.

    Proprietario che affitta tramite agenzia

    Scenario. Sempronio possiede un appartamento che ha dato in locazione tramite agenzia. Ha pagato una provvigione all’agente. Vuole sapere se puo dedurla dal reddito da locazione che dichiara nel quadro B.

    Come si applica. No. Il reddito fondiario si calcola sulla base della rendita catastale o del canone di locazione (al 95% o al 75% a Venezia centro), secondo le istruzioni del quadro B. Non e prevista la deduzione delle provvigioni pagate all’agenzia dal reddito fondiario in regime ordinario. Se Sempronio sceglie la cedolare secca, il canone e tassato direttamente con aliquota sostitutiva (21% o 10%) senza possibilita di dedurre costi.

    In pratica

    • La provvigione pagata dall’inquilino all’agenzia non e detraibile.
    • La provvigione pagata dal proprietario non e deducibile dal reddito fondiario.
    • Con cedolare secca non si deducono costi: si paga un’aliquota flat sul canone.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    La provvigione per l'affitto e detraibile nel 730?

    No. Le istruzioni AdE per il Modello 730/2026 non prevedono alcuna detrazione per le spese di intermediazione immobiliare sostenute per la stipula di un contratto di locazione, ne per l’inquilino ne per il proprietario.

    Quando e detraibile la provvigione all'agenzia immobiliare?

    Solo per l’acquisto dell’abitazione principale. In quel caso esiste una detrazione specifica (da indicare nei righi E8-E10 del 730 con il codice corrispondente), ma si tratta di una regola che riguarda l’acquisto, non la locazione.

    Cosa posso detrarre come inquilino?

    Le detrazioni per inquilini riguardano il canone di locazione pagato per l’abitazione principale (rigo E71): la misura varia in base al reddito e al tipo di contratto (canone libero, concordato, giovani under 31). Non includono le spese di agenzia.

    Ho pagato un portale online per trovare casa: posso detrarre la commissione?

    No. Le istruzioni AdE non prevedono la detraibilita delle commissioni pagate a portali di intermediazione immobiliare per la locazione. Queste spese restano a carico del contribuente senza agevolazione fiscale.

    Il proprietario puo dedurre la provvigione dal reddito da affitto?

    No. Il reddito fondiario si determina secondo le regole del quadro B (rendita catastale rivalutata o canone ridotto al 95%), senza possibilita di dedurre le provvigioni pagate all’agenzia immobiliare.

    Vedi anche: Risoluzione e proroga dell’affitto, Registrare un contratto di affitto, IVA sulle locazioni, Locazione immobili commerciali e strumentali, Detrazione affitto lavoratori trasferiti e Affitto studenti fuori sede.

  • CCNL Ferrovie / Attività Ferroviarie: welfare e sanità integrativa

    CCNL Ferrovie / Attività Ferroviarie

    Welfare e sanità integrativa: CCNL Ferrovie / Attività Ferroviarie

    Il sistema di welfare del settore ferroviario si articola su più livelli: il fondo pensione complementare Eurofer per la previdenza integrativa, la copertura sanitaria integrativa definita dalla contrattazione aziendale, il credito welfare per beni e servizi, e le tutele specifiche per la sicurezza sul lavoro (Stop Work Authority). Il rinnovo del 22 maggio 2025 ha potenziato tutti questi pilastri.

    In sintesi

    Il CCNL Ferrovie prevede il fondo pensione complementare Eurofer (COVIP n. 129). Il Contratto Aziendale FS 2025 ha portato il contributo datoriale al 3% (da gennaio 2026), il credito welfare a 300 euro annui e +100 euro alla sanità integrativa. I premi di risultato sono convertibili in welfare con top-up del 10%. La Stop Work Authority tutela il personale che ferma il servizio per ragioni di sicurezza.

    Dati contrattuali

    Parti datoriali
    Agens · Ancp · Confcooperative Lavoro e Servizi · Legacoop Produzione e Servizi
    Parti sindacali
    Filt-Cgil · Fit-Cisl · Uiltrasporti · Ugl-Ferrovieri · Fast-Confsal · Orsa Ferrovie
    Data rinnovo CCNL
    22 maggio 2025
    Vigenza
    1° gennaio 2024 – 31 dicembre 2026
    Fondo pensione
    Eurofer (COVIP n. 129) – fondoeurofer.it

    Tabella riepilogativa

    Strumenti di welfare — CCNL e Contratto Aziendale FS (2025)
    Strumento Riferimento Valore / Condizioni
    Fondo pensione Eurofer CCNL + C.A. FS Contributo datoriale 3% (C.A. FS, dal gen. 2026); volontario per il lavoratore; TFR maturando trasferibile
    Sanità integrativa C.A. FS 2025 +100 €/anno (tempor. in welfare); aderisce a fondo/assicurazione definito da C.A.
    Credito welfare annuo C.A. FS 2025 300 €/anno (era 100 €); non monetizzabile; spendibile su piattaforma aziendale
    Conversione premio di risultato C.A. FS 2025 Premio → welfare con top-up 10% azienda; tassazione agevolata
    Stop Work Authority CCNL + C.A. FS 2025 Diritto a fermare il servizio per sicurezza; nessuna sanzione; tutela della salute
    Buoni pasto (appalti) CCNL 2025 7 €/buono per lavoratori degli appalti ferroviari (dal 1° gen. 2026)
    RLS di sito CCNL 2025 Nuova figura di Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza negli impianti complessi

    Nota: le previsioni del Contratto Aziendale del Gruppo FS (C.A. FS) si applicano alle aziende del Gruppo (Trenitalia, RFI, FS Italiane e controllate). Le aziende che applicano solo il CCNL nazionale possono avere una dotazione di welfare diversa. Per conoscere i propri diritti verificare quale contratto (CCNL + eventuale accordo aziendale) è applicato dalla propria azienda.

    Eurofer: il fondo pensione complementare

    Eurofer (“Fondo pensione per i lavoratori della Mobilità/Attività Ferroviarie”) è il fondo pensione negoziale di settore, istituito da Agens e dalle organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL. È iscritto all’albo COVIP con il numero 129 (fondoeurofer.it) ed è attivo dal 2002.

    Il fondo è a contribuzione definita con capitalizzazione individuale: ogni lavoratore ha un proprio conto pensionistico, e la rendita futura dipende dalle somme accumulate e dai rendimenti ottenuti dalle gestioni finanziarie del fondo. Non si tratta di una prestazione garantita come la pensione pubblica, ma di un investimento previdenziale.

    Come funziona l’adesione

    • L’adesione è volontaria (il silenzio-assenso si applica solo per la destinazione del TFR alla previdenza complementare in genere, non specificamente a Eurofer);
    • Il lavoratore può destinare il TFR maturando a Eurofer anziché mantenerlo in azienda;
    • Può versare un contributo personale volontario in percentuale della retribuzione;
    • L’azienda versa il contributo datoriale previsto dal contratto (3% per il Gruppo FS dal 2026).

    Vantaggi fiscali

    • I contributi versati dal lavoratore sono deducibili dal reddito imponibile fino a 5.164,57 euro annui;
    • I rendimenti del fondo sono tassati al 20% (vs 26% per i rendimenti finanziari ordinari);
    • Le prestazioni finali (rendita o capitale) sono tassate con aliquota al 15% (scende al 9% dopo 35 anni di partecipazione);
    • Il TFR in azienda viene tassato con l’aliquota media IRPEF degli ultimi 5 anni: per redditi medio-alti il fondo pensione è generalmente più vantaggioso fiscalmente.

    Sanità integrativa

    La sanità integrativa nel settore ferroviario è definita principalmente dalla contrattazione aziendale. Il Contratto Aziendale del Gruppo FS del 22 maggio 2025 ha previsto un incremento di 100 euro annui alla sanità integrativa, temporaneamente destinati al welfare aziendale (con l’intenzione di consolidarli nella copertura sanitaria in occasione dei futuri rinnovi).

    La copertura sanitaria integrativa per il personale del Gruppo FS è gestita attraverso convenzioni specifiche che integrano le prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale per:

    • visite specialistiche ambulatoriali;
    • esami diagnostici e di laboratorio;
    • prestazioni odontoiatriche;
    • ricoveri e interventi chirurgici (in forma diretta o a rimborso).

    Per i lavoratori delle imprese che applicano solo il CCNL nazionale senza contratto aziendale integrativo, la copertura sanitaria dipende dalle scelte aziendali; è opportuno verificare l’esistenza di polizze o convenzioni sanitarie nell’azienda di appartenenza.

    Welfare aziendale e credito

    Il welfare aziendale è il pacchetto di benefit non monetari messi a disposizione del lavoratore. Per i dipendenti del Gruppo FS il Contratto Aziendale 2025 ha portato il credito annuo a 300 euro (erano 100 euro nel precedente contratto, elevati di 200 euro). Il credito viene erogato su piattaforme di welfare digitale e può essere speso per:

    • rimborsi medici e prestazioni sanitarie non coperte dal SSN;
    • istruzione e formazione dei figli;
    • mobilità (abbonamenti mezzi pubblici, car sharing, bici);
    • attività ricreative, culturali e sportive;
    • previdenza complementare (destinazione del credito a Eurofer).

    Il credito welfare non è monetizzabile: non può essere convertito in denaro in busta paga. È esente da imposte e contributi previdenziali, il che lo rende più conveniente della retribuzione in denaro a parità di costo aziendale.

    Stop Work Authority: il welfare per la sicurezza

    Il rinnovo del 22 maggio 2025 ha introdotto esplicitamente la Stop Work Authority nel testo contrattuale. Questo istituto, già diffuso nel settore oil&gas e nell’industria ad alto rischio, consente al lavoratore di:

    • interrompere il servizio in presenza di un rischio concreto e imminente per la propria incolumità o quella di terzi;
    • abbandonare la postazione di lavoro senza attendere l’autorizzazione di un superiore;
    • segnalare il pericolo ai responsabili della sicurezza senza timore di conseguenze disciplinari.

    Il CCNL garantisce esplicitamente che l’esercizio della Stop Work Authority non generi provvedimenti disciplinari, licenziamento o pregiudizi alla carriera. È anche prevista l’istituzione del RLS di sito (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza a livello di impianto complesso), che affianca le figure già previste dalla legge.

    Casi pratici

    Tizio — Adesione a Eurofer e scelta della gestione

    Tizio, macchinista da 5 anni al Gruppo FS, decide di aderire a Eurofer. Destina il TFR maturando al fondo e versa un contributo personale dell’1,5% della retribuzione mensile. L’azienda versa il 3% (dal 2026). Ogni mese confluiscono nel suo conto Eurofer circa 470-500 euro (TFR + contributi). Sceglie la linea bilanciata del fondo, con un mix di obbligazioni e azioni. Sul sito di Eurofer monitora trimestralmente il suo montante previdenziale.

    Caia — Credito welfare per rimborsi medici

    Caia, capotreno, riceve 300 euro di credito welfare sul portale aziendale all’inizio dell’anno. Utilizza 180 euro per rimborsare una visita specialistica oculistica non coperta dal SSN (il macchinista e il capotreno necessitano di controlli visivi regolari) e 120 euro per abbonare il figlio a un corso sportivo. Entrambe le spese sono esenti da IRPEF e contributi: 300 euro di welfare valgono più di 300 euro in busta paga lordi.

    Sempronio — Stop Work Authority in azione

    Sempronio, operatore di circolazione, rileva un’anomalia sui segnali luminosi dell’impianto che potrebbe causare un conflitto di percorso tra due treni. Applica la Stop Work Authority: ferma la circolazione nell’impianto e contatta il dirigente di movimento. L’anomalia viene accertata e corretta. L’azienda, nella sua comunicazione interna, riconosce l’azione di Sempronio come corretta e conforme alle procedure. Nessun procedimento disciplinare viene avviato.

    Domande frequenti

    Cos’è il fondo Eurofer e chi può aderire?
    Eurofer (COVIP n. 129, fondoeurofer.it) è il fondo pensione negoziale per i lavoratori del CCNL Mobilità/Attività Ferroviarie. L’adesione è volontaria. Il lavoratore può destinare il TFR e versare contributi personali; il datore versa la quota contrattualmente prevista (3% per il Gruppo FS dal 2026).
    Quanto contribuisce l’azienda a Eurofer?
    Per le aziende del Gruppo FS, il contributo datoriale è stato elevato al 3% dal 1° gennaio 2026 (era il 2%). Le imprese che applicano il solo CCNL nazionale possono avere percentuali diverse.
    Esiste un fondo sanitario integrativo per i ferrovieri?
    Sì. Il Contratto Aziendale FS 2025 ha aumentato di 100 euro annui il contributo alla sanità integrativa. La copertura sanitaria integrativa del Gruppo FS è definita dalla contrattazione aziendale per visite specialistiche, esami, odontoiatria e ricoveri.
    Il credito welfare può essere convertito in denaro?
    No, il credito welfare (300 euro annui per il Gruppo FS) non è monetizzabile. Può essere speso su piattaforme per beni e servizi (medici, istruzione, mobilità, sport, cultura) ed è esente da imposte e contributi.
    La Stop Work Authority tutela da sanzioni disciplinari?
    Sì. Il CCNL rinnovato nel 2025 garantisce che l’esercizio della Stop Work Authority non comporti provvedimenti disciplinari, licenziamento o pregiudizi alla carriera. Il lavoratore può fermare il servizio in presenza di un rischio concreto di sicurezza senza conseguenze negative.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi 2024-2026, preavviso, modulo telematico, giusta causa, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità, paternità e congedi e tredicesima, quattordicesima e premi.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Mobilità/Attività Ferroviarie del 22 maggio 2025 e al Contratto Aziendale del Gruppo FS dello stesso giorno. Le previsioni del Contratto Aziendale si applicano alle società del Gruppo FS; le imprese che applicano il solo CCNL nazionale possono avere dotazioni di welfare diverse. Per informazioni su Eurofer: fondoeurofer.it. Per situazioni specifiche consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl-Ferrovieri, Fast-Confsal, Orsa Ferrovie) o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Spese mediche oltre 15.493 euro: rateizzazione in 4 anni

    In sintesi

    • Quando le spese sanitarie nei righi E1, E2 ed E3 superano complessivamente 15.493,71 euro, puoi scegliere di rateizzare la detrazione.
    • La detrazione del 19% viene divisa in quattro quote annuali uguali anziché essere fruita tutta in un anno.
    • Per scegliere la rateizzazione basta barrare l’apposita casella nel 730: il calcolo viene fatto dal Caf o dal sostituto d’imposta.
    • Chi ha gia rateizzato in anni precedenti deve compilare il rigo E6 per ogni anno in cui ha scelto quella opzione.
    • La rateizzazione e vantaggiosa se la detrazione supera l’imposta dovuta in un anno: evita di perdere la parte eccedente.
    • La scelta tra detrazione intera o rateizzazione va fatta entro la presentazione del 730: non si puo cambiare in seguito.

    Cos'e la rateizzazione delle spese sanitarie e quando si usa

    Di solito le spese sanitarie si detraggono tutte nell’anno in cui sono state sostenute. Ma se hai affrontato spese mediche molto elevate, la legge ti offre una seconda strada: puoi spalmare la detrazione su quattro anni anziché recuperarla tutta in una volta. Questa possibilita si chiama rateizzazione.

    La rateizzazione scatta solo se le spese sanitarie indicate nei righi E1 (spese ordinarie), E2 (familiari non a carico con patologie esenti) ed E3 (persone con disabilita) superano complessivamente 15.493,71 euro. Al di sotto di questa soglia la scelta non e disponibile: si detrae tutto nell’anno corrente.

    Perche qualcuno dovrebbe preferire spalmare la detrazione in quattro anni invece di recuperarla subito? La risposta e nell’incapienza: se la detrazione calcolata e piu alta dell’imposta che devi pagare, la parte eccedente non ti viene rimborsata e va perduta. Scegliere la rateizzazione permette di usare la detrazione in piu anni, aumentando le probabilita di recuperare l’intero importo.

    Rateizzazione spese sanitarie: parametri chiave
    Elemento Valore
    Soglia minima per la rateizzazione 15.493,71 euro (somma E1+E2+E3)
    Numero di rate 4 quote annuali costanti e uguali
    Come si attiva Barrando la casella nel 730 (il calcolo lo fa il Caf/sostituto)
    Rigo per rate di anni precedenti E6
    Numero della prima rata 1 (da indicare nel rigo E6 degli anni successivi: 2, 3, 4)
    Spese coinvolte Righi E1, E2 ed E3

    Esempio pratico

    • Tizio ha subito nel 2025 un intervento chirurgico importante e ha sostenuto spese sanitarie per 20.000 euro, tutte documentate e nei righi E1-E3. La detrazione lorda e il 19% di (20.000 – 129,11) = 3.774,95 euro. Se Tizio sceglie la rateizzazione, ogni anno per quattro anni detrae 943,74 euro invece di tutto in una volta. Se la sua imposta annua e di circa 1.000 euro, recupera quasi tutta la detrazione in ogni annualita: scegliendo la detrazione intera, avrebbe rischiato di ‘perdere’ la parte eccedente l’imposta.

    Documenti necessari

    • Fatture e ricevute delle spese sanitarie (per il totale superiore a 15.493,71 euro)
    • Mod. 730-3 dell’anno precedente (rigo 136) per recuperare l’importo della prima rata gia indicata
    • Rigo E6 del 730 dell’anno precedente (se si e usato il 730 invece di REDDITI PF)
    • Prospetto di liquidazione 730-3/2025 (se stai usando la rata 2 di spese sostenute nel 2024)

    Anno di sostenimento: scelta della rateizzazione

    Scenario. Caio ha pagato nel 2025 cure oncologiche per 22.000 euro, tutte con pagamento tracciabile. La sua imposta lorda annua e di circa 2.000 euro. Vuole capire se gli conviene rateizzare.

    Come si applica. La detrazione lorda e il 19% di (22.000 – 129,11) = 4.145,48 euro. Se Caio la detraesse tutta nel 2025, recupererebbe solo 2.000 euro (il limite della sua imposta dovuta) e perderebbe i restanti 2.145 euro. Scegliendo la rateizzazione, la detrazione si divide in 4 rate da 1.036,37 euro ciascuna. Con un’imposta annua di circa 2.000 euro, Caio riesce a recuperare ogni rata per intero: alla fine dei quattro anni avra recuperato l’intera detrazione di 4.145 euro anziche solo 2.000.

    In pratica

    • Con imposta annua bassa rispetto alla detrazione calcolata, la rateizzazione evita di perdere la parte eccedente.
    • Per attivare la rateizzazione basta barrare la casella nel 730: nessun calcolo manuale.
    • Il Caf o il sostituto d’imposta calcolano automaticamente la quota annua.

    Anni successivi: compilazione del rigo E6

    Scenario. Sempronia aveva scelto nel 730/2025 (spese 2024) di rateizzare 18.000 euro di spese sanitarie. Ora presenta il 730/2026 (spese 2025) e deve indicare la seconda rata.

    Come si applica. Nel 730/2026 Sempronia compila il rigo E6. Nella colonna 1 indica il numero ‘2’ (e la seconda rata). Nella colonna 2 indica l’importo delle spese di cui ha chiesto la rateizzazione (18.000 euro, lo stesso importo della prima dichiarazione). L’importo della rata da detrarre sara calcolato automaticamente. Se avesse rateizzato spese di piu anni diversi, dovrebbe compilare piu righi E6 (uno per ogni annualita di rateizzazione), usando moduli aggiuntivi.

    In pratica

    • Rigo E6, colonna 1: numero della rata (da 2 a 4 negli anni successivi).
    • Rigo E6, colonna 2: stesso importo indicato nella prima dichiarazione.
    • Se hai rateizzato in piu anni diversi, compila un rigo E6 per ogni anno.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso scegliere la rateizzazione se le spese sono appena sopra 15.493,71 euro?

    Si. La soglia e il limite minimo per avere accesso alla scelta. Non c’e un importo massimo: puoi rateizzare qualsiasi spesa sanitaria superiore a quella soglia.

    Come si attiva la rateizzazione nel 730?

    Basta barrare l’apposita casella presente nel modulo, nella sezione relativa al rigo E1. Il Caf, il professionista o il sostituto d’imposta calcolano automaticamente la quota annua da detrarre.

    Posso cambiare idea dopo aver scelto la rateizzazione?

    No. Una volta presentato il 730 con la scelta della rateizzazione, non si puo tornare indietro per le stesse spese. Negli anni successivi compilerai il rigo E6 per le rate rimanenti.

    Cosa indico nel rigo E6?

    Nella colonna 1 il numero della rata (2, 3 o 4 negli anni successivi al primo), nella colonna 2 l’importo totale delle spese per cui hai chiesto la rateizzazione. L’importo in colonna 2 e sempre lo stesso delle spese originarie, non la quota annua: e il Caf a calcolare quest’ultima.

    La rateizzazione conviene sempre?

    Conviene se la tua imposta annua e inferiore all’intera detrazione: in quel caso spalmando la detrazione su quattro anni recuperi di piu. Se invece la tua imposta copre sempre l’intera detrazione, e indifferente e potresti preferire detrarre tutto subito.

    Le spese per patologie esenti (rigo E2) e per disabilita (rigo E3) contano per la soglia?

    Si. La soglia di 15.493,71 euro si calcola sommando le spese dei righi E1, E2 ed E3. Se il totale di quei tre righi supera quella cifra, hai diritto alla scelta della rateizzazione.

    Vedi anche: Detrazione spese mediche, Spese mediche all’estero, Spese mediche specialistiche, Franchigia spese sanitarie, Spese mediche per patologie esenti e Celiachia.

  • Interessi conto deposito e conto corrente: come sono tassati

    In sintesi

    • Imposta sostitutiva del 26%: gli interessi maturati sui conti deposito e sui conti correnti bancari sono tassati con un’imposta sostitutiva nella misura del 26 per cento.
    • Ritenuta alla fonte: nella quasi totalità dei casi la banca trattiene direttamente l’imposta sugli interessi che ti accredita, senza che tu debba fare nulla in dichiarazione.
    • Quando si dichiara: se gli interessi non sono stati assoggettati a ritenuta dalla banca (ad esempio per conti presso intermediari non residenti), devi dichiararli nel quadro M del modello 730 o nel quadro RM del modello Redditi PF.
    • Interessi presunti: se non hai concordato per iscritto la misura degli interessi, si presume che tu abbia percepito interessi calcolati al tasso legale.
    • Conti esteri: gli interessi su conti correnti all’estero seguono regole specifiche di monitoraggio fiscale (quadro W) e possono richiedere la dichiarazione nel quadro M del 730.

    Come funziona la tassazione degli interessi bancari

    Ogni anno la banca accredita gli interessi maturati sul tuo conto corrente o conto deposito. Prima di versarteli, però, applica una tassa. Questa tassa si chiama imposta sostitutiva e, secondo le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate per il modello 730/2026, ammonta al 26 per cento degli interessi lordi.

    Il meccanismo è pensato per semplificarti la vita: la banca fa tutto da sola. Trattiene il 26% sugli interessi che matura e versa quella somma direttamente al Fisco al posto tuo. Così, nella maggior parte dei casi, non devi indicare nulla in dichiarazione dei redditi.

    Ci sono però situazioni in cui gli interessi non vengono tassati dalla banca in automatico. Accade, per esempio, se detieni il conto presso una banca straniera che non ha applicato la ritenuta italiana, oppure in situazioni particolari di pignoramento. In questi casi le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate prevedono che tu debba dichiarare quegli interessi e versare tu stesso l’imposta sostitutiva.

    Tassazione interessi su conti bancari e depositi
    Tipo di conto Aliquota imposta sostitutiva Chi paga l'imposta
    Conto corrente bancario (banca italiana) 26% La banca trattiene alla fonte
    Conto deposito (banca italiana) 26% La banca trattiene alla fonte
    Conto corrente presso banca estera 26% Il contribuente dichiara nel quadro M / RM

    Esempio pratico

    • Tizio ha un conto deposito vincolato a un anno. A scadenza la banca gli accredita 400 euro di interessi lordi. L’imposta sostitutiva del 26% corrisponde a 104 euro (400 × 0,26). Tizio riceve quindi 296 euro netti. Non deve compilare alcun rigo della dichiarazione dei redditi perché la banca ha già versato l’imposta al Fisco.

    Documenti necessari

    • Estratto conto bancario o libretto di risparmio con evidenza degli interessi accreditati
    • Certificazione rilasciata dalla banca con l’ammontare degli interessi e della ritenuta applicata
    • Per conti esteri: documentazione dell’intermediario straniero attestante l’ammontare degli interessi percepiti

    Caso 1: interessi su conto deposito italiano

    Scenario. Caio apre un conto deposito vincolato presso una banca italiana e a fine anno incassa 600 euro di interessi lordi.

    Come si applica. La banca applica automaticamente l’imposta sostitutiva del 26% (156 euro) e accredita a Caio 444 euro netti. Caio non deve compilare nessun rigo del modello 730 relativo a questi interessi. La tassazione è definitiva e liberatoria.

    In pratica

    • Non compilare nessun rigo del 730 per questi interessi.
    • Conserva l’estratto conto o la certificazione della banca come prova dell’avvenuta ritenuta.
    • Gli interessi netti percepiti non entrano nel calcolo del reddito complessivo IRPEF.

    Caso 2: interessi su conto corrente all'estero

    Scenario. Sempronio ha un conto corrente in Germania che ha maturato 500 euro di interessi nel 2025. La banca tedesca non ha applicato alcuna ritenuta italiana.

    Come si applica. Sempronio deve dichiarare quei 500 euro nel quadro M del modello 730 (rigo M31), indicando il paese estero e l’aliquota applicabile. L’imposta sostitutiva del 26% viene calcolata e versata tramite la dichiarazione. Deve anche compilare il quadro W per il monitoraggio fiscale dei rapporti esteri.

    In pratica

    • Compila il quadro M (rigo M31) con l’ammontare degli interessi esteri.
    • Compila il quadro W per il monitoraggio fiscale del conto estero.
    • Chiedi alla banca estera una certificazione degli interessi percepiti nel 2025.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo dichiarare gli interessi del conto corrente nel 730?

    Di norma no. Se la tua banca è italiana, applica automaticamente la ritenuta a titolo di imposta del 26% sugli interessi. Non devi compilare nessun rigo aggiuntivo nella dichiarazione.

    Quanto si paga di tasse sugli interessi del conto deposito?

    L’imposta sostitutiva è del 26% sugli interessi lordi. La banca la trattiene prima di accreditarti gli interessi, quindi quello che ricevi è già al netto del fisco.

    Cosa succede se la banca non trattiene la ritenuta?

    Se gli interessi non sono stati assoggettati a ritenuta dalla banca (caso raro per gli istituti italiani), devi dichiararli nel quadro M del modello 730 o nel modello Redditi PF e versare tu l’imposta sostitutiva del 26%.

    Gli interessi del conto corrente si sommano al mio reddito IRPEF?

    No. L’imposta sostitutiva del 26% è definitiva: quegli interessi non entrano nel reddito complessivo e non aumentano l’IRPEF ordinaria.

    Ho un conto all'estero: devo dichiarare qualcosa?

    Sì, su due fronti. Devi compilare il quadro W per il monitoraggio fiscale (anche se il saldo non supera determinati limiti), e se la banca estera non ha applicato la ritenuta italiana, devi dichiarare gli interessi nel quadro M del 730.