Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
Art. 35 D.Lgs. 81/2015 – Tutela lavoratore e solidarietà nella somministrazione
D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)
1. Il somministratore informa i lavoratori sui rischi per la sicurezza e la salute connessi alle attività produttive in generale e li forma e addestra all’uso delle attrezzature di lavoro necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa per la quale vengono assunti.
2. Il somministratore informa altresì i lavoratori sui rischi specifici per la sicurezza e la salute connessi alle attività produttive in cui sono impiegati.
3. Il lavoratore somministrato può esercitare il diritto di sciopero senza che tale esercizio possa avere conseguenze sulla continuità del rapporto di lavoro con il somministratore.
4. Ai fini dell’esercizio del potere disciplinare, l’utilizzatore comunica al somministratore le circostanze di fatto che possono giustificare l’esercizio del potere disciplinare.
5. In caso di somministrazione irregolare, il lavoratore può chiedere la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze dell’utilizzatore, con effetto dall’inizio della somministrazione, oltre al pagamento di una indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra 2,5 e 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto percepita, avuto riguardo ai criteri indicati nell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604.
Riordino degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro (D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148)
1. Sono abrogate le seguenti disposizioni: a) il decreto legislativo luogotenenziale 9 novembre 1945, n. 788; b) il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 12 agosto 1947, n. 869, ad eccezione dell’articolo 3; c) la legge 3 febbraio 1963, n. 77; d) gli articoli da 2 a 5 della legge 5 novembre 1968, n. 1115; e) la legge 8 agosto 1972, n. 464; f) gli articoli da 1 a 7, da 9 a 11, 12, comma 1, numeri 1) e 2), e da 13 a 17 della legge 20 maggio 1975, n. 164; g) gli articoli 1, 2, e da 4 a 8 della legge 6 agosto 1975, n. 427; h) la legge 13 agosto 1980, n. 427; i) gli articoli 1 e 2 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito con modificazioni dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863; l) l’articolo 8, commi da 1 a 5, e 8 del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160; m) gli articoli 1, 2, e da 12 a 14 della legge 23 luglio 1991, n. 223; n) l’ articolo 5, commi da 1 a 4, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito con modificazioni dalla legge 19 luglio 1993, n. 236; o) il decreto del Presidente della Repubblica 10 giugno 2000, n. 218; p) l’ articolo 44, comma 6 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326; q) i commi 1, da 4 a 19-ter, da 22 a 45, dell’articolo 3 della legge 28 giugno 2012, n. 92.
2. A decorrere dal 1° gennaio 2016 sono abrogate le seguenti disposizioni: a) l’ articolo 8 della legge 20 maggio 1975, n. 164; b) l’ articolo 3 della legge 6 agosto 1975, n. 427; c) il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, 7 febbraio 2014, n. 79141; d) i commi 20, 20-bis, e 21 dell’ articolo 3 della legge 28 giugno 2012, n. 92.
3. A decorrere dal 1° luglio 2016 è abrogato l’ articolo 5 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236.
4. È abrogata ogni altra disposizione contraria o incompatibile con le disposizioni del presente decreto.
5. Laddove disposizioni di legge o regolamentari dispongano un rinvio all’articolo unico, secondo comma, della legge n. 427 del 1980, oppure all’ articolo 3, commi da 4 a 45, della legge n. 92 del 2012, ovvero ad altre disposizioni abrogate dal presente articolo, tali rinvii si intendono riferiti alle corrispondenti norme del presente decreto. articolo precedente articolo successivo
Art. 34 D.Lgs. 81/2015 – Disciplina dei rapporti di lavoro in somministrazione
D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)
1. Per tutta la durata della missione presso l’utilizzatore, i lavoratori del somministratore hanno diritto, a parità di mansioni svolte, a condizioni economiche e normative complessivamente non inferiori a quelle dei dipendenti di pari livello dell’utilizzatore.
2. L’utilizzatore è obbligato in solido con il somministratore a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e i contributi previdenziali.
3. L’utilizzatore adempie agli obblighi retributivi e contributivi attraverso il versamento al somministratore delle somme a tal fine determinate. Il contratto di somministrazione determina, a pena di nullità, i criteri per la determinazione e l’erogazione della retribuzione e dei contributi.
4. I lavoratori sono informati dall’utilizzatore dei posti vacanti presso di lui, affinché possano aspirare, al pari dei dipendenti in forza, a ricoprire posti di lavoro a tempo indeterminato. Tale informazione può essere fornita mediante un avviso generale affisso in un luogo adeguato nell’impresa o nello stabilimento.
Il Modello Redditi SP 2026 è la dichiarazione delle società di persone ed equiparate per il periodo d’imposta 2025.
Chi deve presentarlo: SNC (società in nome collettivo), SAS (società in accomandita semplice), società semplici e studi/associazioni professionali.
La dichiarazione si presenta in via telematica, direttamente o tramite un intermediario abilitato (commercialista, CAF imprese).
Il quadro RN raccoglie i redditi della società da imputare ai soci; il quadro RO riporta i dati nominativi di soci e amministratori con le relative quote.
La società deve rilasciare a ogni socio un prospetto con il reddito (o la perdita) imputato e tutti i dati necessari per la dichiarazione personale.
I soggetti con volume d’affari o ricavi non inferiore a 100 milioni di euro devono barrare la casella ‘Soggetti grandi contribuenti’ nel frontespizio.
Che cos'è il Modello Redditi SP e a chi serve
Il Modello Redditi SP 2026 è la dichiarazione dei redditi che le società di persone ed equiparate presentano ogni anno per il periodo d’imposta precedente. ‘SP’ sta per ‘Società di Persone’: è il modello dedicato a SNC, SAS, società semplici e studi associati (associazioni tra professionisti). Non va confuso con il Modello Redditi PF, che è invece quello dei privati, né con il Modello Redditi SC, riservato alle società di capitali.
Presentare il Redditi SP serve a ‘fotografare’ il reddito (o la perdita) prodotto dalla società nell’anno. La dichiarazione non porta con sé il pagamento di IRES o IRPEF da parte della società: la tassazione viene in capo ai soci, che ricevono dalla società un prospetto con la loro quota di reddito da riportare nella dichiarazione personale. La società è dunque un soggetto ‘passante’: dichiara il reddito, ma non lo tassa.
La trasmissione del modello avviene esclusivamente in via telematica, o direttamente dalla società stessa se abilitata ai servizi Entratel o Fisconline, o tramite un intermediario abilitato (commercialista, consulente del lavoro, CAF imprese). Il frontespizio del modello contiene informazioni sulla società dichiarante, sul suo rappresentante legale e sulle modalità di presentazione.
Soggetti obbligati al Modello Redditi SP 2026
Tipo di soggetto
Caratteristiche principali
Società in nome collettivo (SNC)
Tutti i soci rispondono illimitatamente e solidalmente dei debiti sociali; tipica forma per attività commerciali tra due o più persone
Società in accomandita semplice (SAS)
Due categorie di soci: accomandatari (responsabilità illimitata) e accomandanti (responsabilità limitata alla quota conferita)
Società semplice
Forma base per attività non commerciali (es. gestione di patrimoni, attività agricola); non può svolgere attività d'impresa commerciale
Studi associati e associazioni professionali
Raggruppamenti di professionisti (avvocati, architetti, commercialisti) che esercitano in forma associata arti o professioni
Grandi contribuenti
Soggetti con volume d'affari o ricavi non inferiore a 100 milioni di euro: devono barrare apposita casella nel frontespizio
Esempio pratico
Alfa SNC è formata da Tizio e Caio, che svolgono attività di commercio al dettaglio. A fine 2025 la SNC ha prodotto un reddito d’impresa. Entro la scadenza ordinaria, il legale rappresentante (Tizio, in qualità di socio amministratore) presenta il Modello Redditi SP 2026 in via telematica tramite il commercialista. Il modello include il quadro RF (reddito d’impresa in contabilità ordinaria), il quadro RN con il totale del reddito da imputare ai soci e il quadro RO con i dati di Tizio e Caio e le rispettive quote. Dopo la presentazione, la SNC consegna a Tizio e a Caio il prospetto previsto dalla sezione 18.10 delle istruzioni, con tutti i dati necessari per compilare il loro Modello Redditi PF.
Documenti necessari
Atto costitutivo e statuto della società con quote di partecipazione aggiornate
Libri contabili obbligatori (libro giornale, registri IVA) per determinare il reddito
Eventuale modello ISA se la società esercita attività soggette agli indici sintetici di affidabilità fiscale
Credenziali Entratel o Fisconline per la trasmissione telematica (o delega all’intermediario)
Dati anagrafici e codici fiscali di tutti i soci e degli amministratori in carica
SNC che presenta il modello tramite commercialista
Scenario. Gamma SNC (attività di ristorazione) ha un solo amministratore, Tizio, socio al 70%. Caio è socio al 30% e non ha cariche. La SNC affida la presentazione del Redditi SP 2026 al proprio commercialista.
Come si applica. Il commercialista, in qualità di intermediario abilitato, trasmette telematicamente il modello. Nel frontespizio indica il codice fiscale della SNC e i dati di Tizio come rappresentante firmatario. Nel quadro RO sezione I riporta Tizio come socio amministratore (codice ‘A’) e nella sezione II inserisce sia Tizio che Caio con le rispettive quote (70% e 30%). Dopo la presentazione, la SNC rilascia a entrambi il prospetto con i dati per la dichiarazione personale.
In pratica
Il commercialista barrà la casella ‘Soggetto che ha predisposto la dichiarazione’ con il codice ‘2’ (dichiarazione predisposta da chi effettua l’invio).
Tizio e Caio ricevono il prospetto e lo usano per compilare il proprio Modello Redditi PF: riportano la quota di reddito nel quadro RH.
Se la SNC ha aderito agli ISA (indici sintetici di affidabilità), occorre barrare la casella ‘ISA’ e allegare il relativo modello.
Studio associato di professionisti
Scenario. Delta Associati è uno studio composto da tre avvocati (Tizio, Caio, Sempronio) con quote uguali. Produce reddito di lavoro autonomo. Presenta il Modello Redditi SP.
Come si applica. Gli studi associati tra professionisti rientrano tra i soggetti che devono presentare il Redditi SP. Il reddito di lavoro autonomo prodotto dallo studio viene determinato nel quadro RE e poi imputato in parti uguali ai tre associati tramite il quadro RN e il quadro RO. Ciascuno dichiara la propria quota nel Modello Redditi PF.
In pratica
Il Redditi SP viene presentato in nome dello studio (con la sua partita IVA e codice fiscale).
Il quadro RO riporta i dati dei tre associati con quota del 33,33% ciascuno.
Lo studio rilascia a Tizio, Caio e Sempronio il prospetto con la rispettiva quota di reddito di lavoro autonomo da dichiarare nella loro dichiarazione personale.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Qual è la scadenza per presentare il Modello Redditi SP 2026?
Le istruzioni del Modello Redditi SP 2026 non indicano nel testo disponibile una data specifica: per le scadenze aggiornate è necessario consultare il sito dell’Agenzia delle Entrate o il calendario fiscale del proprio commercialista.
Una società semplice deve presentare il Redditi SP?
Sì. Le società semplici rientrano tra i soggetti obbligati alla presentazione del Modello Redditi SP, insieme a SNC, SAS e studi associati.
La società paga le imposte con il Redditi SP?
No. La società di persone non paga IRES né IRPEF: il Redditi SP serve a determinare e comunicare il reddito prodotto, che viene poi tassato in capo ai singoli soci nelle loro dichiarazioni personali.
Che cos'è il prospetto che la società deve rilasciare ai soci?
Le istruzioni SP 2026 (sezione 18.10) prevedono che la società consegni a ogni socio un documento con la ragione sociale, il codice fiscale, la quota percentuale di partecipazione e il reddito (o perdita) imputato, oltre a una serie di altri dati (crediti d’imposta, ritenute, spese deducibili o detraibili) necessari per la dichiarazione personale.
Chi deve barrare la casella 'Grandi contribuenti'?
Le società con volume d’affari o ricavi non inferiore a 100 milioni di euro, come previsto dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 6 aprile 2009.
Cosa succede se la SNC ha aderito al concordato preventivo biennale?
Nel frontespizio del Redditi SP 2026 è prevista una casella ‘Comunicazione CPB’ per gestire l’adesione o la revoca del concordato preventivo biennale. L’adesione per il biennio 2026-2027 può essere inviata contestualmente alla dichiarazione o in via autonoma.
Art. 33 D.Lgs. 81/2015 – Forma del contratto di somministrazione
D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)
1. Il contratto di somministrazione di lavoro è stipulato in forma scritta e contiene i seguenti elementi:
a) gli estremi dell’autorizzazione rilasciata al somministratore;
b) il numero dei lavoratori da somministrare;
c) i casi e le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo di cui all’articolo 31, commi 1 e 3;
d) l’indicazione della presenza di eventuali rischi per la salute e la sicurezza del lavoratore e le misure di prevenzione adottate;
e) la data di inizio e la durata prevista della somministrazione;
f) le mansioni alle quali saranno adibiti i lavoratori e l’inquadramento dei medesimi;
g) il luogo, l’orario di lavoro e il trattamento economico e normativo dei lavoratori.
2. Il contratto di somministrazione può contenere, in luogo degli elementi di cui al comma 1, lettera c), una clausola che preveda l’utilizzazione del lavoratore somministrato per l’esecuzione di qualsiasi tipo di mansione, sempre nei limiti di legge e di contratto collettivo.
3. Qualora il contratto di somministrazione sia stipulato a tempo determinato il somministratore e l’utilizzatore possono richiamare nel contratto di somministrazione il contratto collettivo applicabile, con indicazione delle clausole rilevanti.
4. L’omissione della forma scritta comporta la nullità del contratto di somministrazione: in tale caso i lavoratori sono considerati a tutti gli effetti alle dipendenze dell’utilizzatore.
Tre inquadramenti possibili: i rider possono essere lavoratori dipendenti, collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.) o lavoratori autonomi occasionali, a seconda del contratto.
Lavoro dipendente o co.co.co.: i compensi risultano nella Certificazione Unica 2026 e vanno nel quadro C del 730 (redditi assimilati al lavoro dipendente).
Lavoro autonomo non abituale: se il rider è inquadrato come autonomo occasionale, i compensi vanno nel rigo D5 codice 2 del 730.
Co.co.co. = redditi assimilati al dipendente: i redditi da collaborazione coordinata e continuativa si dichiarano nel quadro RC del modello Redditi PF (o quadro C del 730).
Detrazioni spettanti: per i redditi assimilati al lavoro dipendente (co.co.co.) spettano le detrazioni teoriche da lavoro, riconosciute in fase di calcolo.
Rider: dipendente, co.co.co. o autonomo? Capire prima come sei inquadrato
Se fai consegne per una piattaforma di food delivery come Just Eat, Deliveroo o Glovo, il modo in cui dichiari i tuoi compensi dipende da come sei stato inquadrato contrattualmente. Non esiste un unico regime per tutti i rider: alcune piattaforme assumono come lavoratori dipendenti, altre come co.co.co., altre ancora come lavoratori autonomi. Il primo passo è guardare il contratto e la Certificazione Unica che ti ha rilasciato la piattaforma.
Se sei dipendente, il datore di lavoro ha già trattenuto le imposte ogni mese (ritenute IRPEF) e ti ha rilasciato la Certificazione Unica con il totale dei redditi e delle ritenute operate. I dati del 730 vengono in gran parte precompilati dall’Agenzia delle Entrate e tu devi solo verificarli.
Se sei inquadrato come co.co.co. (collaborazione coordinata e continuativa), i compensi sono redditi assimilati al lavoro dipendente: anche in questo caso avrai una Certificazione Unica e i dati andranno nel quadro C del 730 (o quadro RC del Redditi PF). Se invece operi come autonomo occasionale, i compensi vanno nel quadro D del 730.
Rider: inquadramento e modalità di dichiarazione
Inquadramento
Tipo di reddito
Dove si dichiara nel 730
Certificazione ricevuta
Lavoratore dipendente
Reddito di lavoro dipendente
Quadro C (precompilato da CU)
Certificazione Unica – sezione lavoro dipendente
Co.co.co. (collaborazione coord. e cont.)
Reddito assimilato al lavoro dipendente
Quadro C del 730 / Quadro RC Redditi PF
Certificazione Unica – redditi assimilati
Autonomo non abituale
Reddito da lavoro autonomo non esercitato abitualmente
Rigo D5 codice 2 del 730 / RL15 Redditi PF
CU causale M o O, oppure nessuna ritenuta
Autonomo abituale con partita IVA
Reddito di lavoro autonomo / d'impresa
Modello Redditi PF (quadro RE o LM forfetario)
Fatture emesse
Esempio pratico
Tizio lavora come rider per una piattaforma che lo inquadra come collaboratore co.co.co. Nel 2025 ha percepito 11.400 euro lordi, con ritenute IRPEF già operate dalla piattaforma per 2.200 euro. La Certificazione Unica riporta questi dati. Tizio compila il 730: i redditi da co.co.co. vanno nel quadro C come redditi assimilati al lavoro dipendente. Le ritenute già subite vengono conteggiate a credito. Il calcolo finale potrebbe dargli un rimborso o un piccolo saldo a debito, a seconda della sua situazione complessiva.
Documenti necessari
Certificazione Unica 2026 rilasciata dalla piattaforma di food delivery
Contratto di collaborazione o lettera di assunzione
Buste paga (se lavoratore dipendente)
Estratto conto pagamenti della piattaforma (per verificare i totali percepiti)
F24 contributi INPS gestione separata (se non operata dalla piattaforma)
Caso 1: Caio è rider con contratto da dipendente
Scenario. Caio lavora per una piattaforma di food delivery con un contratto di lavoro dipendente part-time. Nel 2025 ha guadagnato 9.800 euro lordi; la piattaforma ha versato le ritenute IRPEF e i contributi INPS.
Come si applica. I compensi di Caio sono redditi di lavoro dipendente. La piattaforma ha rilasciato la Certificazione Unica con il totale dei redditi e delle ritenute operate. Nel 730 2026 il reddito compare nel quadro C. Il 730 precompilato dell’Agenzia delle Entrate dovrebbe già contenere questi dati: Caio deve verificare che siano corretti e aggiungere eventuali spese detraibili (sanitarie, mutuo, ecc.) per eventualmente recuperare qualcosa.
In pratica
Controllare il 730 precompilato e verificare che i dati della Certificazione Unica siano presenti.
Non serve fare altro: le ritenute sono già state versate dalla piattaforma.
Caso 2: Sempronia fa consegne come autonoma occasionale
Scenario. Sempronia ha fatto consegne per una piattaforma per soli 3 mesi nel 2025, inquadrata come lavoratrice autonoma occasionale. Ha incassato 2.400 euro; la piattaforma ha operato una ritenuta del 20% (480 euro) e le ha rilasciato una Certificazione Unica con causale M.
Come si applica. I 2.400 euro sono redditi da lavoro autonomo non esercitato abitualmente. Nel 730 vanno nel rigo D5 codice 2: si indica il reddito lordo (2.400 euro) e, nella colonna ritenute, i 480 euro trattenuti. Se Sempronia ha sostenuto spese strettamente inerenti (ad esempio la quota di manutenzione della bicicletta usata esclusivamente per il lavoro), le può indicare nella colonna spese e dedurle. Il reddito netto concorre alla formazione del reddito complessivo IRPEF.
In pratica
Compilare il rigo D5 del 730 (codice 2) con il compenso lordo ricevuto.
Riportare le ritenute già operate nella colonna ritenute: saranno portate a credito d’imposta.
Verificare se siano deducibili spese inerenti (es. carburante, manutenzione bici/moto usata per l’attivita’).
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Come faccio a sapere se sono un co.co.co. o un autonomo occasionale?
Devi guardare il tuo contratto e la Certificazione Unica. I redditi da co.co.co. hanno causale specifiche nella CU (redditi assimilati al lavoro dipendente) e vanno nel quadro C del 730. I compensi da autonomo occasionale hanno causale M o O e vanno nel rigo D5.
Il 730 precompilato include già i compensi da food delivery?
Se la piattaforma ha rilasciato la Certificazione Unica e ha operato le ritenute, i dati dovrebbero essere già presenti nel 730 precompilato dell’Agenzia delle Entrate. È fondamentale verificarli prima di confermare la dichiarazione.
I contributi INPS per i co.co.co. rider li paga la piattaforma o io?
Per i co.co.co., la parte dei contributi alla gestione separata INPS è suddivisa tra committente (piattaforma) e collaboratore. La quota a carico del collaboratore viene generalmente trattenuta sulla busta paga o sul compenso. È la piattaforma a versarli. Verifica il tuo contratto e la Certificazione Unica per i dettagli.
Posso dedurre le spese per l'attrezzatura (borsa termica, bici) dai compensi da rider autonomo?
Se sei inquadrato come autonomo occasionale (rigo D5 del 730), puoi dedurre le spese strettamente inerenti alla produzione del reddito. La deduzione è ammessa nella misura in cui le spese siano specificamente inerenti: una bici usata esclusivamente per il lavoro è deducibile in quota, quella usata anche privatamente no. Conserva le fatture.
Se ho lavorato come rider per più piattaforme, come li dichiaro?
Devi dichiarare tutti i redditi percepiti, da ciascuna piattaforma. Se hai ricevuto più Certificazioni Uniche, i dati vanno sommati nei rispettivi righi del 730. Se alcune piattaforme non hanno operato ritenute, i compensi vanno comunque dichiarati.
Devo pagare anche la gestione separata INPS se sono rider autonomo occasionale?
Dipende dai compensi complessivi. Per i lavoratori autonomi occasionali c’è l’obbligo di iscrizione alla gestione separata INPS oltre determinate soglie. La questione contributiva è separata da quella fiscale e conviene verificarla con un patronato o un professionista, perché dipende dalla tua situazione complessiva.
Art. 31 D.Lgs. 81/2015 – Somministrazione a tempo indeterminato e determinato
D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)
1. La somministrazione di lavoro a tempo indeterminato è ammessa, a pena di nullità, nelle sole ipotesi individuate dai contratti collettivi applicati dall’utilizzatore, che possono riguardare la generalità dei settori produttivi ovvero specifici segmenti professionali.
2. In mancanza di specifica previsione contrattuale collettiva è comunque ammessa la somministrazione a tempo indeterminato di soggetti disoccupati che godono da almeno sei mesi di trattamenti di disoccupazione non agricola o di ammortizzatori sociali e di lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati ai sensi dei numeri 4) e 99) dell’articolo 2 del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, come individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
3. La somministrazione a tempo determinato è ammessa, a pena di nullità, nelle stesse condizioni e per le stesse ipotesi previste per il contratto a tempo determinato, ma anche per esigenze di natura stagionale ovvero per quelle connesse con incrementi temporanei significativi e non programmabili dell’attività ordinaria.
4. Il numero dei lavoratori somministrati a tempo indeterminato non può eccedere il 20 per cento del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l’utilizzatore al 1° gennaio dell’anno di stipula del predetto contratto, con un arrotondamento del decimale all’unità superiore qualora esso sia eguale o superiore a 0,5. Nel caso di inizio dell’attività nel corso dell’anno, il limite percentuale si computa sul numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al momento della stipula del contratto di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato. Possono essere somministrati a tempo indeterminato anche qualora il loro numero sia inferiore a 5 unità. È in ogni caso esente dal predetto limite la somministrazione a tempo indeterminato effettuata con soggetti disoccupati che godono da almeno sei mesi di trattamenti di disoccupazione non agricola o di ammortizzatori sociali, ovvero con lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati ai sensi dei numeri 4) e 99) dell’articolo 2 del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014.
La regola dei cinque anni si applica dal donante: per capire se la vendita genera una plusvalenza tassabile, il periodo di cinque anni si conta dalla data in cui il donante ha acquistato o costruito l’immobile, non dalla data in cui tu lo hai ricevuto in dono.
Vendita entro cinque anni (contati dal donante): la plusvalenza e tassabile come reddito diverso e va dichiarata nel quadro D del 730 con il codice 2.
Vendita oltre cinque anni (contati dal donante): la plusvalenza non e tassabile e non va dichiarata nel 730.
Costo di acquisto = quello del donante: la plusvalenza si calcola come differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo che aveva pagato il donante (piu le spese inerenti), non il valore al momento della donazione.
Abitazione principale esclusa: se l’immobile e stato adibito ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari per la maggior parte del periodo tra acquisto (del donante) e vendita, la plusvalenza non e tassabile.
Imposta sostitutiva via notaio: il venditore puo chiedere al notaio di applicare e versare direttamente l’imposta sostitutiva: in quel caso non si dichiara nulla nel 730.
Quando si tassa la plusvalenza su un immobile ricevuto in donazione
Hai ricevuto un immobile in donazione e ora vuoi venderlo. Una delle prime domande e: devo pagare le tasse sulla differenza tra il prezzo di vendita e il valore dell’immobile? La risposta dipende da quanto tempo fa il donante aveva acquistato quell’immobile, non da quando tu lo hai ricevuto.
La legge italiana stabilisce che, nel caso di immobili ricevuti in donazione, per calcolare il periodo di cinque anni che determina se la plusvalenza e tassabile o meno, si deve guardare indietro fino alla data di acquisto o costruzione dell’immobile da parte del donante. Se sono passati meno di cinque anni da quella data, la plusvalenza potrebbe essere tassabile. Se ne sono passati piu di cinque, sei al sicuro.
Altrettanto importante e il calcolo del guadagno (la ‘plusvalenza’): non si misura rispetto al valore del regalo, ma rispetto a quanto aveva speso il donante per comprare o costruire l’immobile. Questo significa che potresti trovarti con una plusvalenza maggiore di quanto ti aspetti, oppure avere costi riconosciuti piu alti se il donante aveva acquistato a prezzi piu elevati.
Tassazione plusvalenza su immobile ricevuto in donazione
Situazione
Plusvalenza tassabile?
Come si dichiara
Vendita entro 5 anni dalla data di acquisto del donante
Vendita oltre 5 anni dalla data di acquisto del donante
NO
Non si dichiara nel 730
Immobile acquistato per successione (non donazione)
NO (escluso dalla norma)
Non si dichiara nel 730
Immobile usato come abitazione principale per la maggior parte del periodo
NO
Non si dichiara nel 730
Imposta sostitutiva applicata dal notaio all'atto della cessione
Gia pagata
Non si dichiara nel 730
Esempio pratico
Sempronia riceve in donazione nel 2022 un appartamento che il padre (il donante) aveva acquistato nel 2020 per 150.000 euro. Nel 2025 Sempronia vende l’appartamento a 200.000 euro. Il periodo da considerare e quello tra il 2020 (acquisto del donante) e il 2025 (vendita): sono 5 anni, il che significa che siamo ancora dentro la finestra tassabile. La plusvalenza e 200.000 – 150.000 = 50.000 euro (al netto di eventuali spese inerenti documentate). Sempronia indica nel 730 rigo D4 codice 2: colonna 4 il corrispettivo di 200.000 euro, colonna 5 i costi di 150.000 euro. In alternativa, puo chiedere al notaio di applicare l’imposta sostitutiva direttamente in atto, evitando la dichiarazione.
Documenti necessari
Atto di donazione (per conoscere la data e le condizioni del trasferimento)
Atto di acquisto originale del donante (per il prezzo di acquisto e la data)
Ricevute delle spese inerenti sostenute dal donante (notaio, imposte di registro, ecc.)
Atto di vendita dell’immobile (per il prezzo di cessione)
Eventuale perizia giurata di stima, se richiesta dall’ufficio
Prospetto di calcolo della plusvalenza da conservare ed eventualmente esibire all’Agenzia delle Entrate
Vendita tassabile: il donante aveva acquistato da meno di cinque anni
Scenario. Tizio riceve in donazione dal padre nel 2023 una casa vacanze. Il padre aveva comprato l’immobile nel 2021 per 120.000 euro piu 5.000 euro di spese notarili e imposte (totale 125.000 euro). Nel 2025 Tizio vende a 160.000 euro. Dal 2021 al 2025 sono passati quattro anni: siamo dentro il quinquennio.
Come si applica. La plusvalenza e calcolata come 160.000 – 125.000 = 35.000 euro. Tizio dichiara la plusvalenza nel rigo D4 codice 2 del quadro D: nella colonna 4 indica 160.000 euro (corrispettivo), nella colonna 5 indica 125.000 euro (costo del donante). Il reddito tassabile e la differenza: 35.000 euro. In alternativa, Tizio puo chiedere al notaio di applicare l’imposta sostitutiva in sede di rogito, evitando di dichiarare nel 730.
In pratica
Recupera l’atto di acquisto originale del donante: ti serve la data e il prezzo.
Somma al prezzo d’acquisto del donante tutte le spese documentate (notaio, registro, ipotecaria, catastale).
Dichiara nel rigo D4 codice 2: corrispettivo in colonna 4, costi in colonna 5.
Tieni il prospetto di calcolo: se richiesto, va esibito all’Agenzia delle Entrate.
Vendita non tassabile: il donante aveva acquistato da oltre cinque anni
Scenario. Caio eredita in donazione dalla nonna nel 2024 un appartamento che lei aveva comprato nel 2010. Nel 2025 Caio vende l’immobile a 300.000 euro.
Come si applica. Dal 2010 (acquisto della nonna) al 2025 (vendita) sono passati quindici anni: ben oltre il quinquennio. La plusvalenza non e tassabile. Caio non deve indicare nulla nel quadro D del 730. Non e necessario conservare particolari documenti aggiuntivi per questa vendita ai fini IRPEF, anche se e comunque utile conservare l’atto di acquisto della nonna per eventuali controlli.
In pratica
Nessuna dichiarazione nel 730: la plusvalenza e fuori dal regime tassabile.
Verifica la data di acquisto del donante sull’atto originale: deve essere precedente di oltre cinque anni rispetto alla data di vendita.
L’esenzione vale anche se il valore di mercato e molto aumentato rispetto al prezzo originale del donante.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Se vendo un immobile ricevuto in donazione, pago le tasse sulla plusvalenza?
Dipende dalla data di acquisto del donante, non dalla data in cui hai ricevuto il regalo. Se dalla data in cui il donante ha comprato o costruito l’immobile alla data in cui tu vendi sono passati meno di cinque anni, la plusvalenza e tassabile. Se sono passati piu di cinque anni, non e tassabile.
Come si calcola la plusvalenza su un immobile ricevuto in donazione?
La plusvalenza e la differenza tra il prezzo a cui vendi e il costo che aveva sostenuto il donante per acquistare o costruire l’immobile, aumentato di tutte le spese inerenti documentate. Non si usa il valore dell’immobile al momento della donazione.
Se l'immobile lo ho ricevuto per eredita (successione) anziche donazione, vale la stessa regola?
No. Gli immobili ricevuti per successione sono espressamente esclusi dalla tassazione delle plusvalenze, indipendentemente da quanto tempo fa il defunto li aveva acquistati.
Posso evitare di dichiarare la plusvalenza nel 730?
Si, se opti per l’imposta sostitutiva: puoi chiedere al notaio di applicarla e versarla direttamente all’atto della cessione. In quel caso la plusvalenza non va dichiarata nel 730.
L'immobile donato che ho usato come abitazione principale e tassabile alla vendita?
No. Se l’immobile e stato adibito ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari per la maggior parte del periodo compreso tra l’acquisto del donante e la vendita, la plusvalenza non e tassabile.
Quali documenti devo conservare per dimostrare il costo del donante?
Principalmente l’atto notarile di acquisto originale del donante, con il prezzo pagato. Poi tutte le ricevute di spese inerenti che il donante ha sostenuto (notarili, imposte di registro, ipotecaria, catastale). Se richiesto, dovrai anche conservare un prospetto di calcolo della plusvalenza.
Art. 30 D.Lgs. 81/2015 – Definizione somministrazione di lavoro
D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)
1. Il contratto di somministrazione di lavoro è il contratto, a tempo indeterminato o determinato, con il quale un’agenzia di somministrazione autorizzata, ai sensi del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, mette a disposizione di un utilizzatore uno o più lavoratori suoi dipendenti, i quali, per tutta la durata della missione, lavorano nell’interesse nonché sotto la direzione e il controllo dell’utilizzatore.
Regola generale: la vendita di un’auto acquistata per uso personale non produce reddito tassabile e non va dichiarata nel 730.
Redditi diversi: il quadro D del 730 prevede l’obbligo di dichiarare i corrispettivi da cessione di beni, ma solo quelli rientranti nelle casistiche tassative previste dalla norma.
Beni mobili non qualificati: le istruzioni AdE elencano come redditi diversi (rigo D4, codice 3) i proventi da affitto, locazione, noleggio o concessione in uso di veicoli, non la vendita dell’auto usata personale.
Quando dichiarare: se vendi un’auto acquistata specificamente per rivenderla con profitto (intento speculativo), il provento potrebbe rientrare tra i redditi da attività commerciale non abituale (rigo D5, codice 1).
Documenti da conservare: contratto di compravendita e fattura o ricevuta di acquisto, utili per documentare il costo originario in caso di contestazioni.
Nessuna soglia di franchigia: non esiste una franchigia specifica per la vendita occasionale di beni mobili personali come l’auto.
Perche vendere la tua auto di solito non genera tasse
Quando vendi la tua vecchia auto a un privato, la prima domanda che ti fai e: devo dichiararlo nel 730? Per la grande maggioranza dei casi la risposta e no, e capire il perche ti aiuta a dormire sonni tranquilli.
Le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate al modello 730/2026 elencano in modo preciso quali ‘redditi diversi’ vanno dichiarati nel quadro D. La vendita di un’auto acquistata e usata per scopi personali (andare al lavoro, fare la spesa, le vacanze) non compare in quell’elenco. Si parla di plusvalenze su immobili venduti entro cinque anni, di terreni edificabili, di cessione di partecipazioni societarie: non di auto di famiglia.
Il principio di fondo e che una persona fisica che vende un bene acquistato per uso personale non svolge un’attivita economica. Non c’e intento di guadagno sistematico, non c’e impresa. Il 730 non richiede nessuna dichiarazione per questa operazione.
Vendita auto: quando e tassabile e quando no
Situazione
Obbligo dichiarativo
Auto acquistata e usata per fini personali, venduta a privato
Nessuno – non va dichiarata
Noleggio o concessione in uso del proprio veicolo a terzi
Si – rigo D4, codice 3 del quadro D
Auto acquistata con intento rivendita (attivita commerciale occasionale)
Si – rigo D5, codice 1 del quadro D
Proventi da affitto o locazione di beni mobili in generale
Si – rigo D4, codice 3 del quadro D
Esempio pratico
Tizio ha comprato un’utilitaria nel 2019 a 12.000 euro e l’ha usata ogni giorno per andare in ufficio. Nel 2025 la rivende a Caio per 5.000 euro. La differenza e negativa (ha perso valore), ma anche se avesse spuntato un prezzo piu alto dell’acquisto, non ci sarebbe nessun obbligo di dichiarazione: l’auto era un bene personale, non acquistato per speculare. Tizio non compila nessun rigo del quadro D nel suo 730.
Documenti necessari
Contratto di compravendita tra privati (da conservare, non si allega al 730)
Documento originale di acquisto dell’auto (fattura o contratto precedente)
Libretto di circolazione con i passaggi di proprieta
Eventuale perizia di stima, solo in caso di contestazioni
Tizio vende la sua berlina dopo tre anni di utilizzo
Scenario. Tizio ha acquistato un’auto nel 2022 per uso personale a 18.000 euro. Nel 2025 decide di cambiarla e la vende a un privato per 11.000 euro.
Come si applica. L’auto era destinata all’uso personale e familiare di Tizio. La vendita non rientra in nessuna delle fattispecie di ‘redditi diversi’ elencate nelle istruzioni al quadro D del 730. Non c’e nessun importo da dichiarare.
In pratica
Non compilare nessun rigo del quadro D.
Conservare il contratto di vendita e il documento di acquisto per eventuali verifiche future.
La minusvalenza (ha venduto a meno di quanto ha pagato) non e deducibile ne rilevante fiscalmente.
Caio acquista e rivende tre auto nello stesso anno
Scenario. Caio nel corso del 2025 acquista tre auto usate a basso prezzo, le rimette a posto e le rivende tutte con un margine di guadagno complessivo di 4.200 euro. Non ha una partita IVA.
Come si applica. Qui l’intento speculativo e evidente: Caio ha svolto un’attivita commerciale, anche se non abituale. I proventi potrebbero rientrare tra i redditi da attivita commerciale non esercitata abitualmente (rigo D5, codice 1 del quadro D). E consigliabile confrontarsi con un CAF o un commercialista per valutare la corretta qualificazione.
In pratica
Attivita ripetuta e finalizzata al profitto richiede attenzione: la qualificazione fiscale cambia.
In caso di dubbio, rivolgersi a un professionista prima di presentare il 730.
Conservare tutta la documentazione di acquisto e vendita dei veicoli.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Devo dichiarare nel 730 la vendita della mia auto usata?
No, se l’auto era destinata al tuo uso personale. La vendita di beni mobili acquistati per uso personale non rientra tra i redditi diversi da dichiarare nel quadro D del 730.
Cosa succede se vendo l'auto a un prezzo piu alto di quello che ho pagato?
Anche in quel caso, se l’auto era a uso personale, non c’e nessun obbligo di dichiarazione. La plusvalenza su beni personali non e imponibile.
Il noleggio della mia auto a terzi va dichiarato?
Si. I proventi da affitto, locazione, noleggio o concessione in uso di veicoli rientrano nei redditi diversi (rigo D4, codice 3 del quadro D) e vanno dichiarati.
Se vendo piu auto in un anno devo preoccuparmi?
Dipende dall’intento. Se acquisti e rivendi veicoli con sistematicita e finalita di profitto, l’attivita potrebbe essere qualificata come commerciale occasionale. Meglio consultare un professionista.
Quali documenti devo conservare in caso di vendita?
Contratto di compravendita, fattura o ricevuta di acquisto originale, e il libretto di circolazione con i passaggi di proprieta registrati presso il PRA.
Art. 29 D.Lgs. 81/2015 – Esclusioni e discipline specifiche
D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)
1. Le disposizioni del presente capo non si applicano:
a) ai contratti di lavoro a tempo determinato stipulati tra un datore di lavoro privato e un lavoratore per lo svolgimento di attività stagionali di cui all’articolo 21, comma 2, fatto salvo quanto previsto dal secondo comma di tale articolo;
b) ai contratti a tempo determinato stipulati per la costituzione di rapporti di lavoro ai sensi degli articoli 8, comma 2, e 20 della legge 12 marzo 1999, n. 68;
c) ai contratti a tempo determinato con i dirigenti, che non possono avere una durata superiore a cinque anni, fermo il diritto del dirigente di recedere a norma dell’articolo 2118 del codice civile decorso un triennio, e salva la facoltà delle parti di stipulare contratti di durata inferiore;
d) ai contratti conclusi nel settore della ricerca scientifica, nei limiti e con le modalità previsti dalle disposizioni in vigore in tale settore;
e) ai contratti conclusi con i lavoratori in mobilità, ai sensi dell’articolo 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223.
2. Sono altresì escluse dal campo di applicazione del presente capo le attività delle pubbliche amministrazioni, alle quali si applicano le disposizioni vigenti in materia.
Cos’è la perdita sistematica: una società è in perdita sistematica quando risulta in perdita fiscale per troppi anni consecutivi, oppure in perdita per la maggioranza dei periodi e in utile sotto soglia per il resto.
Conseguenze pratiche: si applica lo stesso regime delle società di comodo – reddito minimo obbligatorio e maggiorazione IRES del 10,5% (art. 2, comma 36-quinquies, DL 138/2011).
Limiti al credito IVA: le società non operative (per test di operatività o perdita sistematica) non possono chiedere a rimborso né usare in compensazione il credito IVA oltre la soglia di legge.
Cause di esclusione: le stesse previste per il test di operatività (es. ISA con livello premiale, CPB, primo anno di vita, ecc.) valgono anche per la perdita sistematica.
Disapplicazione: è possibile presentare interpello probatorio per dimostrare che la perdita è giustificata da ragioni economiche oggettive, non da elusione.
Perdita sistematica: il secondo pilastro delle società non operative
La disciplina delle società di comodo ha due ‘gambe’. La prima è il test di operatività che confronta i ricavi reali con quelli presunti dagli asset. La seconda – meno nota – è la norma sulla perdita sistematica: se una società è strutturalmente in perdita, il legislatore presume che non stia svolgendo una vera attività d’impresa.
La logica è semplice: un’impresa sana produce reddito nel lungo periodo. Una società che accumula perdite anno dopo anno difficilmente svolge un’attività economica reale. La norma è contenuta nell’art. 30, comma 4, della Legge 724/1994 e, nella dichiarazione dei redditi SC 2026, viene gestita all’interno dello stesso prospetto del quadro RS riservato alle società non operative.
Le conseguenze per la società in perdita sistematica sono le stesse della società che non supera il test di operatività: obbligo di dichiarare un reddito minimo, impossibilità di usare le perdite per abbatterlo sotto quella soglia, maggiorazione IRES del 10,5% e limitazioni al credito IVA.
Perdita sistematica: periodo di osservazione e regola
Situazione
Periodo di osservazione
Conseguenza
Perdita fiscale in tutti i periodi
5 periodi d'imposta consecutivi (incluso il corrente)
Società considerata non operativa nel periodo successivo
Perdita fiscale in 4 periodi, reddito inferiore al minimo nel 5°
5 periodi d'imposta consecutivi
Società considerata non operativa nel periodo successivo
Le perdite riducono solo la parte eccedente il reddito minimo
Esempio pratico
Gamma SNC ha registrato perdite fiscali per 5 anni consecutivi (2020-2024). Nel Redditi SC 2025 (periodo d’imposta 2024) risulta in perdita sistematica. Per il 2025 deve dichiarare almeno il reddito minimo calcolato con le percentuali di cui all’art. 30, comma 3, L. 724/1994, sui beni posseduti nell’esercizio. Se il reddito minimo è, ad esempio, 40.000 euro, Gamma SNC paga IRES su 40.000 euro alla aliquota ordinaria del 24% più la maggiorazione del 10,5%, per un’aliquota complessiva effettiva del 34,5%.
Dichiarazioni dei 5 periodi precedenti per verificare il trend delle perdite
Bilanci degli ultimi 5 esercizi
Documentazione economica a supporto di un’eventuale istanza di interpello
Quadro RQ del Modello Redditi SC (calcolo maggiorazione IRES del 10,5%)
Caso 1 – Alfa SRL in perdita per cinque anni: reddito minimo obbligatorio
Scenario. Alfa SRL produce e vende componenti artigianali. Negli anni 2020-2024 ha sempre chiuso in perdita fiscale, principalmente a causa di costi fissi elevati e calo della domanda. Gli asset principali sono macchinari (valore 500.000 euro nell’esercizio 2024) e crediti commerciali esclusi dal test.
Come si applica. Avendo registrato perdite fiscali per 5 anni consecutivi, Alfa SRL è considerata in perdita sistematica per il 2025. Il reddito minimo è calcolato sui macchinari: 500.000 × 12% = 60.000 euro. Alfa SRL deve dichiarare almeno 60.000 euro, pagando IRES al 24% (14.400 euro) più maggiorazione del 10,5% (6.300 euro), per un totale di 20.700 euro di IRES. Non può usare le perdite per ridurre il reddito al di sotto di 60.000 euro.
In pratica
La perdita sistematica scatta indipendentemente dal test di operatività: anche una società con ricavi adeguati può essere colpita se chiude in perdita per troppi anni.
Le perdite pregresse non vengono cancellate, ma sono ‘congelate’ nella parte necessaria ad abbattere il reddito minimo: potranno essere usate negli esercizi successivi solo sulla parte eccedente.
Alfa SRL ha interesse a valutare un’istanza di interpello per dimostrare che le perdite dipendono da cause oggettive (crisi di settore, investimenti in corso, ecc.).
Caso 2 – Beta SRL: limitazione del credito IVA
Scenario. Beta SRL è qualificata come società non operativa per perdita sistematica. Ha accumulato un credito IVA annuo di 80.000 euro derivante da acquisti di beni strumentali. Vorrebbe usarlo in compensazione per pagare altri tributi.
Come si applica. Le società non operative non possono chiedere a rimborso il credito IVA né usarlo in compensazione orizzontale oltre il limite previsto dalla normativa sulle società di comodo (art. 30, comma 4, L. 724/1994). Beta SRL può quindi utilizzare il credito IVA solo in detrazione sulle liquidazioni periodiche IVA, non in compensazione con IRES, IRAP o altri tributi. Il credito eccedente il limite fruibile rimane ‘bloccato’ fino alla disapplicazione della disciplina.
In pratica
Il blocco del credito IVA è una delle conseguenze pratiche più gravose per le società non operative: il credito c’è, ma non si può spendere liberamente.
La limitazione vale sia per il rimborso che per la compensazione orizzontale tramite F24.
Per sbloccare il credito IVA occorre uscire dalla qualifica di società non operativa, o ottenere la disapplicazione della disciplina per quel periodo d’imposta.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Quanti anni di perdita bastano per essere 'in perdita sistematica'?
La disciplina riguarda i soggetti che, nel periodo d’imposta e nei quattro precedenti, risultano in perdita fiscale per tutti e cinque i periodi, oppure in perdita per almeno quattro e con reddito inferiore al minimo nell’anno restante (art. 30, comma 4, L. 724/1994).
La perdita sistematica vale anche per le SNC e le SAS?
Le società di persone (SNC, SAS) non sono soggette all’IRES e seguono regole diverse. La disciplina delle società di comodo si applica principalmente alle società di capitali (SRL, SPA). Tuttavia, il reddito minimo attribuito per trasparenza da una società di persone non operativa deve essere indicato nella dichiarazione del socio.
Si può usare la perdita fiscale per abbattere il reddito minimo?
No. Le perdite possono ridurre solo la parte di reddito che eccede il reddito minimo. Non è possibile scendere al di sotto di quel livello.
Come si calcola la maggiorazione IRES del 10,5%?
La maggiorazione del 10,5% si applica sull’imponibile della società non operativa, calcolato nel quadro RQ del Modello Redditi SC. Si somma all’aliquota IRES ordinaria del 24%, per una tassazione complessiva del 34,5% sul reddito minimo.
Il credito IVA accumulato va perso?
No, non va perso, ma rimane ‘congelato’. Non può essere chiesto a rimborso né usato in compensazione orizzontale finché la società mantiene la qualifica di non operativa. Una volta disapplicata la disciplina o usciti dalla qualifica, il credito torna disponibile.
Cosa succede se presento interpello e non ottengo risposta positiva?
La società può comunque ritenere autonomamente non applicabili le disposizioni sulle società non operative, a condizione di avere obiettive ragioni economiche. In questo caso, nella dichiarazione deve barrare la casella apposita del prospetto RS con il codice corrispondente alla propria situazione.
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.