Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)
1. Ai fini dell’applicazione di qualsiasi disciplina di fonte legale o contrattuale per la quale sia rilevante il computo dei dipendenti del datore di lavoro, il lavoratore intermittente è computato in proporzione all’orario di lavoro effettivamente svolto nell’arco di ciascun semestre.
Plusvalenza = corrispettivo ricevuto meno costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione.
Dal 2019 si applica un’imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza, senza distinzione tra quote qualificate e non qualificate.
L’atto di cessione sconta l’imposta di registro in misura fissa: 200 euro.
Se a cedere è una società soggetta a IRES, può applicarsi la PEX: esenzione del 95% della plusvalenza se ricorrono i requisiti dell’art. 87 TUIR.
Le minusvalenze sono compensabili con altri redditi diversi di natura finanziaria entro i 4 anni successivi.
Il reddito va dichiarato come reddito diverso nel Modello Redditi PF 2026 (periodo d’imposta 2025).
Come funziona la tassazione quando vendi le quote di una SRL
Vendere le proprie quote in una SRL è un’operazione che può generare un guadagno, tecnicamente chiamato plusvalenza. Capire come viene tassato questo guadagno è fondamentale per non trovarsi impreparati al momento della dichiarazione dei redditi.
La regola di base è semplice: la plusvalenza è pari alla differenza tra quanto hai incassato dalla vendita (il corrispettivo) e quanto ti è costata la partecipazione (il costo fiscalmente riconosciuto, cioè il prezzo che hai pagato quando hai acquistato o sottoscritto le quote). Se incassi più di quanto hai investito, la differenza è tassabile.
Dal 2019 la tassazione è unificata: si applica un’imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza, indipendentemente dalla percentuale di quote che possiedi. Questa aliquota vale per il socio persona fisica. Se invece a vendere è una società (ad esempio una holding), si applicano regole diverse, in particolare la cosiddetta PEX (Participation Exemption), che vedremo più avanti.
Oltre all’imposta sul reddito, l’atto notarile di trasferimento delle quote sconta l’imposta di registro in misura fissa, pari a 200 euro. È un importo invariabile, non proporzionale al valore della cessione.
Tassazione della cessione di quote SRL
Soggetto cedente
Regime fiscale
Aliquota / Meccanismo
Persona fisica
Imposta sostitutiva
26% sulla plusvalenza
Società soggetta a IRES (con requisiti PEX)
Participation Exemption art. 87 TUIR
Esenzione 95% della plusvalenza
Qualsiasi cedente – atto di cessione
Imposta di registro
Fissa 200 euro
Persona fisica – minusvalenza
Compensazione redditi diversi finanziari
Entro 4 anni successivi
Esempio pratico
Tizio ha acquistato nel 2021 il 30% delle quote di Alfa SRL pagando 50.000 euro. Nel 2025 vende quella partecipazione a un terzo per 90.000 euro. La plusvalenza è 90.000 – 50.000 = 40.000 euro. L’imposta sostitutiva dovuta è il 26% di 40.000 euro, cioè 10.400 euro. Sull’atto notarile di cessione, inoltre, si pagano 200 euro di imposta di registro. Tizio dichiara la plusvalenza nel Modello Redditi PF 2026 come reddito diverso.
Documenti necessari
Atto notarile di cessione delle quote (con data e corrispettivo)
Documentazione del costo di acquisto o sottoscrizione delle quote (contratto originario, atto notarile precedente)
Eventuali versamenti in conto capitale effettuati nel tempo (aumentano il costo fiscalmente riconosciuto)
Visura camerale della SRL per verificare la quota posseduta
Modello Redditi PF 2026 per la dichiarazione della plusvalenza come reddito diverso
Caso 1 – Tizio vende in guadagno: plusvalenza e imposta sostitutiva
Scenario. Tizio è socio di Alfa SRL con una quota del 40% acquistata anni fa per 80.000 euro. Nel corso del 2025 cede l’intera quota a un nuovo socio per 150.000 euro.
Come si applica. La plusvalenza è 150.000 – 80.000 = 70.000 euro. Su questa somma Tizio paga l’imposta sostitutiva del 26%, pari a 18.200 euro. L’imposta di registro sull’atto di cessione è fissa a 200 euro. Tizio non paga IRPEF ordinaria sulla plusvalenza: l’imposta sostitutiva la sostituisce integralmente. La somma va indicata nel quadro RL del Modello Redditi PF 2026.
In pratica
Calcola la plusvalenza: corrispettivo incassato meno costo di acquisto.
Applica il 26% sulla plusvalenza: quella è l’imposta sostitutiva da versare.
Sull’atto notarile paga 200 euro di imposta di registro.
Dichiara il tutto nel Modello Redditi PF 2026, quadro RL.
Caso 2 – Tizio vende in perdita: minusvalenza e compensazione
Scenario. Tizio aveva acquistato il 20% di Beta SRL per 60.000 euro. Nel 2025 vende la quota per soli 35.000 euro a causa delle difficoltà della società.
Come si applica. La differenza è negativa: 35.000 – 60.000 = -25.000 euro. Si tratta di una minusvalenza, non di una plusvalenza. Tizio non deve pagare alcuna imposta sostitutiva su questa cessione. La minusvalenza di 25.000 euro può essere portata in compensazione con eventuali plusvalenze o altri redditi diversi di natura finanziaria realizzati nell’anno 2025 o nei quattro anni successivi. È importante conservare la documentazione per poterla utilizzare negli anni successivi.
In pratica
Se vendi in perdita si genera una minusvalenza: nessuna imposta da pagare.
Conserva tutta la documentazione: la minusvalenza è compensabile nei 4 anni successivi.
La compensazione avviene con altri redditi diversi finanziari (es. plusvalenze su altri titoli o quote).
Anche in caso di minusvalenza, sull’atto di cessione si pagano 200 euro di registro.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Come si calcola la plusvalenza sulla cessione di quote SRL?
La plusvalenza è la differenza tra il corrispettivo ricevuto dalla vendita e il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione, cioè quanto hai pagato per acquistare o sottoscrivere le quote. Se hai effettuato versamenti in conto capitale nel tempo, questi aumentano il costo riconosciuto.
Qual è l'aliquota dell'imposta sostitutiva sulla cessione di quote?
Dal 2019 si applica un’imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza. Non c’è più distinzione tra partecipazioni qualificate e non qualificate: il 26% vale per tutte le cessioni da parte di persone fisiche.
Quanto si paga di imposta di registro sulla cessione di quote SRL?
L’imposta di registro è in misura fissa: 200 euro, indipendentemente dal valore della cessione. Viene pagata sull’atto notarile di trasferimento delle quote.
Cosa succede se vendo le quote in perdita?
Si realizza una minusvalenza. Non è dovuta alcuna imposta sostitutiva. La minusvalenza può essere compensata con altri redditi diversi di natura finanziaria realizzati nello stesso anno o nei quattro anni successivi.
Cos'è la PEX e quando si applica?
La PEX (Participation Exemption) si applica quando a cedere la partecipazione è una società soggetta a IRES, non una persona fisica. Se ricorrono i requisiti dell’art. 87 TUIR, il 95% della plusvalenza è esente da tassazione. Le persone fisiche non possono beneficiare della PEX.
Dove si dichiara la plusvalenza da cessione di quote nel Modello Redditi?
La plusvalenza va indicata come reddito diverso nel Modello Redditi PF 2026, specificamente nel quadro RL. Non si usa il Modello 730, che non prevede questo tipo di reddito.
Art. 17 D.Lgs. 81/2015 – Non discriminazione lavoratore intermittente
D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)
1. Ferma restando la specificità del contratto di lavoro intermittente, il lavoratore intermittente non deve ricevere, per i periodi lavorati, un trattamento economico e normativo complessivamente meno favorevole rispetto al lavoratore di pari livello, a parità di mansioni svolte.
2. Il trattamento economico, normativo e previdenziale del lavoratore intermittente è riproporzionato, in ragione della prestazione lavorativa effettivamente eseguita, in particolare per quanto riguarda l’importo della retribuzione globale e delle singole componenti di essa, le ferie, i congedi, i trattamenti per malattia, infortuni sul lavoro, malattie professionali e maternità.
Art. 15 D.Lgs. 81/2015 – Forma e comunicazioni lavoro intermittente
D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)
1. Il contratto di lavoro intermittente è stipulato in forma scritta e contiene i seguenti elementi:
a) durata e ipotesi, oggettive o soggettive, che consentono la stipulazione del contratto ai sensi dell’articolo 13;
b) luogo e modalità della disponibilità, eventualmente garantita dal lavoratore, e del relativo preavviso di chiamata del lavoratore, che non può essere inferiore ad un giorno lavorativo;
c) il trattamento economico e normativo spettante al lavoratore per la prestazione eseguita;
d) indicazione delle forme e modalità con cui il datore di lavoro è legittimato a richiedere l’esecuzione della prestazione di lavoro, nonché delle modalità di rilevazione della prestazione;
e) i tempi e le modalità di pagamento della retribuzione e dell’indennità di disponibilità;
f) le eventuali misure di sicurezza specifiche necessarie in relazione al tipo di attività dedotta in contratto.
2. Prima dell’inizio della prestazione lavorativa o di un ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a trenta giorni, il datore di lavoro è tenuto a comunicarne la durata con modalità semplificate alla Direzione territoriale del lavoro competente per territorio, mediante sms o posta elettronica. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali possono essere individuate modalità applicative, nonché ulteriori modalità di comunicazione in funzione dello sviluppo delle tecnologie.
Art. 14 D.Lgs. 81/2015 – Divieti lavoro intermittente
D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)
1. Il contratto di lavoro intermittente non può essere stipulato:
a) per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero;
b) presso unità produttive nelle quali si è proceduto, entro i sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi, a norma degli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, che hanno riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro intermittente ovvero presso unità produttive nelle quali è operante una sospensione dei rapporti o una riduzione dell’orario, con diritto al trattamento di integrazione salariale, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro intermittente;
c) da parte delle imprese che non hanno effettuato la valutazione dei rischi ai sensi della normativa di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
Art. 13 D.Lgs. 81/2015 – Definizione e casi lavoro intermittente
D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)
1. Il contratto di lavoro intermittente è il contratto, anche a tempo determinato, mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi, anche con riferimento alla possibilità di svolgere le prestazioni in periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno.
2. Il contratto di lavoro intermittente può in ogni caso essere concluso con soggetti con più di 55 anni di età e con soggetti con meno di 24 anni di età, fermo restando in tale caso che le prestazioni contrattuali devono essere svolte entro il venticinquesimo anno di età.
3. Per ciascun lavoratore con il medesimo datore di lavoro sono ammessi contratti di lavoro intermittente per un periodo complessivamente non superiore a quattrocento giornate di effettivo lavoro nell’arco di tre anni solari. In caso di superamento del predetto periodo il relativo rapporto si trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato.
Art. 12 D.Lgs. 81/2015 – Part-time nelle amministrazioni pubbliche
D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)
1. Le disposizioni del presente capo si applicano anche ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, con esclusione di quelle contenute nell’articolo 6, commi 4 e 5, e nell’articolo 10, salvo che la disciplina ivi prevista risulti già garantita dalla contrattazione collettiva del comparto di riferimento.
Detrazione = sconto sull’imposta: riduce direttamente l’Irpef dovuta (es. 19% per le spese sanitarie).
Deduzione = riduzione del reddito: abbassa la base imponibile su cui si calcola l’imposta (es. contributi previdenziali).
Incapienza: se la detrazione supera l’imposta dovuta, la parte eccedente va persa (salvo eccezioni per patologie esenti e canoni di locazione).
Pagamento tracciabile: dal 2020 la maggior parte delle detrazioni al 19% spetta solo se la spesa è pagata con strumenti tracciabili (bonifico, carta, ecc.).
Riordino delle detrazioni: dal 2025, chi ha un reddito superiore a 75.000 euro subisce un tetto complessivo alle detrazioni, calcolato in base al reddito e al numero di figli a carico.
Familiari a carico: alcune spese danno diritto alla detrazione anche se sostenute per un familiare fiscalmente a carico.
Cosa sono gli oneri e come funzionano nel 730
Quando compili il Modello 730, nel Quadro E (chiamato Quadro RP nel Modello Redditi PF) indichi tutte le spese sostenute nel 2025 che ti permettono di pagare meno tasse. Si tratta di due meccanismi distinti: le detrazioni e le deduzioni. Capire la differenza ti aiuta a non perdere agevolazioni e a compilare correttamente il modulo.
La detrazione riduce direttamente l’imposta che devi pagare. In pratica, se hai diritto a una detrazione del 19% su 1.000 euro di spese, l’imposta scende di 190 euro. Se l’imposta dovuta fosse inferiore a 190 euro (si dice che la detrazione ‘non trova capienza’), la parte in eccesso va persa: il fisco non ti rimborsa la differenza. Fa eccezione la detrazione per i canoni di locazione, che in alcuni casi viene rimborsata anche se supera l’imposta.
La deduzione invece abbassa il reddito su cui si calcola l’Irpef. Se deduci 1.000 euro di contributi previdenziali, il tuo reddito imponibile scende di 1.000 euro e l’imposta diminuisce in proporzione all’aliquota che si applica a quella fascia di reddito. Il vantaggio effettivo dipende quindi dall’aliquota marginale Irpef: per chi è in una fascia alta, la deduzione vale di più.
Dal 2025 entra in vigore una novità importante: il riordino delle detrazioni. Se il tuo reddito complessivo supera 75.000 euro, le detrazioni (escluse quelle sanitarie e quelle forfetarie) vengono sommate e confrontate con un massimale calcolato in base al reddito e al numero di figli a carico. Il massimale si ricava applicando un coefficiente a un ‘importo base’ che varia a seconda della fascia di reddito. Per i redditi tra 75.001 e 120.000 euro le detrazioni spettano per intero sull’ammontare ammesso; per i redditi tra 120.001 e 240.000 euro si applica una riduzione progressiva fino ad azzerarsi a 240.000 euro.
Principali voci del Quadro E: aliquote e limiti
Voce di spesa
Tipo agevolazione
Aliquota / Limite
Spese sanitarie generali
Detrazione
19% sulla parte che supera 129,11 euro
Spese sanitarie per persone con disabilità
Detrazione
19% sull'intero importo
Interessi mutuo ipotecario abitazione principale
Detrazione
19% su max 4.000,00 euro
Interessi prestiti/mutui agrari di conduzione
Detrazione
19% entro i redditi dei terreni dichiarati
Spese veterinarie
Detrazione
19% sulla parte che supera 129,11 euro, max 550 euro
Contributi previdenziali obbligatori e volontari
Deduzione
Intero importo versato
Contributi previdenza complementare
Deduzione
Fino a 5.164,57 euro
Contributi per addetti domestici (colf, badanti)
Deduzione
Fino a 1.549,37 euro
Assegno periodico all'ex coniuge
Deduzione
Importo stabilito dal giudice (escluso mantenimento figli)
Erogazioni a ONLUS/ETS
Deduzione o detrazione
Fino al 10% del reddito complessivo (deduzione) o 30% (detrazione)
Esempio pratico
Tizio ha un reddito da lavoro dipendente di 35.000 euro e ha sostenuto nel 2025: 800 euro di spese sanitarie, 1.200 euro di interessi sul mutuo della casa dove abita, 400 euro di contributi volontari alla propria cassa pensionistica. Le spese sanitarie danno una detrazione del 19% sulla parte che supera 129,11 euro: (800 – 129,11) x 19% = circa 127 euro di risparmio d’imposta. Gli interessi sul mutuo danno una detrazione del 19% su 1.200 euro: 228 euro di risparmio. I 400 euro di contributi volontari sono invece deducibili dal reddito: il reddito imponibile scende a 34.600 euro e l’Irpef si riduce in proporzione all’aliquota applicabile. Tutto viene calcolato automaticamente dal Caf o dal professionista tramite il modello 730-3.
Documenti necessari
Scontrini ‘parlanti’ o fatture per spese sanitarie (con codice fiscale e natura del prodotto)
Contratto di mutuo e dichiarazione della banca con gli interessi passivi pagati nel 2025
Certificazione Unica del datore di lavoro (punti da 341 a 352 per gli oneri detraibili)
Ricevute di versamento per contributi previdenziali volontari
Estratti conto o ricevute di bonifico per spese pagate con strumenti tracciabili
Attestati di versamento per contributi a forme pensionistiche complementari
Chi ha redditi bassi e molte spese sanitarie
Scenario. Caio, pensionato con un reddito di 14.000 euro, ha sostenuto 2.000 euro di spese sanitarie nel 2025, di cui 500 euro per farmaci acquistati in farmacia con scontrino parlante e il resto per visite specialistiche pagate con bonifico.
Come si applica. La detrazione del 19% si applica sulla parte delle spese sanitarie che supera 129,11 euro: (2.000 – 129,11) x 19% = circa 355 euro di risparmio d’imposta. Caio deve indicare l’importo nel rigo E1 del quadro E. Poiché le spese superano 129,11 euro, il calcolo viene fatto automaticamente dal Caf. I farmaci sono detraibili solo se lo scontrino riporta il codice fiscale di Caio e la natura del prodotto.
In pratica
Conserva tutti gli scontrini parlanti dei farmaci: devono riportare codice fiscale e natura del prodotto.
Le visite pagate con bonifico o carta sono documentate dall’estratto conto, che prova il pagamento tracciabile.
Se l’imposta dovuta fosse inferiore alla detrazione calcolata, la parte eccedente va persa (incapienza).
Chi ha reddito superiore a 75.000 euro e subisce il riordino delle detrazioni
Scenario. Sempronia è un dirigente con un reddito complessivo di 95.000 euro e nessun figlio a carico. Nel 2025 ha pagato spese di istruzione universitaria per 3.000 euro, contributi a una società sportiva dilettantistica per 1.500 euro e abbonamento al trasporto pubblico per 250 euro.
Come si applica. Sempronia rientra nel ‘riordino delle detrazioni’ previsto dalla legge di Bilancio 2025 (art. 16-ter TUIR). Le sue spese (escluse quelle sanitarie) vengono sommate e confrontate con un massimale che dipende dal reddito e dal numero di figli. Poiché non ha figli, il massimale è più basso. Il Caf calcola automaticamente quante detrazioni può effettivamente usare. Le spese sanitarie restano invece fuori dal riordino e seguono le regole ordinarie.
In pratica
Se il reddito supera 75.000 euro, non è detto che si possa detrarre tutto: il tetto varia con reddito e figli a carico.
Le spese sanitarie sono sempre escluse dal tetto e si detraggono con le regole normali.
Il Caf o il professionista applicano il riordino automaticamente sul modello 730-3.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
La detrazione riduce direttamente l’imposta da pagare (es. 19% sulle spese sanitarie). La deduzione riduce invece il reddito su cui si calcola l’imposta, come i contributi previdenziali. Il risparmio effettivo dipende dalla propria aliquota Irpef.
Cosa succede se la detrazione è maggiore dell'imposta dovuta?
La parte di detrazione che supera l’imposta va persa: il fisco non rimborsa la differenza. Fa eccezione la detrazione per canoni di locazione, che in alcuni casi viene rimborsata. Le spese per patologie esenti hanno una regola speciale di trasferimento al familiare che ha sostenuto la spesa.
Le spese vanno pagate in modo tracciabile per avere la detrazione?
Sì, dal 2020 la maggior parte delle detrazioni al 19% spetta solo se la spesa è stata pagata con bonifico, carta di debito o credito, assegno o altri sistemi tracciabili. Sono escluse dall’obbligo le spese per farmaci e dispositivi medici e quelle per prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche o accreditate al SSN.
Posso detrarre le spese sostenute per un familiare a carico?
Sì. Molte spese, come quelle sanitarie, le spese di istruzione, i premi assicurativi e i contributi previdenziali, danno diritto alla detrazione o deduzione anche se sostenute nell’interesse di un familiare fiscalmente a carico. Il documento di spesa deve essere intestato al contribuente o al familiare a carico.
Che cos'è il riordino delle detrazioni introdotto nel 2025?
È un tetto complessivo alle detrazioni per chi ha un reddito superiore a 75.000 euro. Esclude le spese sanitarie e quelle forfetarie. L’ammontare massimo detraibile dipende dal reddito e dal numero di figli fiscalmente a carico. Per redditi tra 120.001 e 240.000 euro si applica anche una riduzione progressiva delle detrazioni stesse.
Dove si indicano le spese nel modulo 730?
Nel Quadro E. La Sezione I (righi da E1 a E14) raccoglie le spese che danno detrazione (19%, 26%, 30%, 35%, 90%). La Sezione II (righi da E21 a E36) raccoglie gli oneri deducibili come contributi previdenziali, assegno al coniuge e contributi per colf e badanti. Le sezioni successive riguardano ristrutturazioni, risparmio energetico e canoni di locazione.
D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)
1. In materia previdenziale e assistenziale, il trattamento del lavoratore a tempo parziale è disciplinato dai principi di non discriminazione e di proporzionalità.
Art. 9 D.Lgs. 81/2015 – Criteri di computo part-time
D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)
1. I lavoratori a tempo parziale sono computati nel complesso del numero dei lavoratori dipendenti in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno; ai fini di cui sopra l’arrotondamento opera per eccedenza per la frazione di orario superiore alla metà di quello pieno.
Opere dell’ingegno: il diritto d’immagine, se tutelato come opera dell’ingegno, rientra nei compensi da utilizzazione economica previsti dalle istruzioni AdE al quadro D.
Autore o cessionario: il trattamento fiscale cambia a seconda che il compenso lo riceva l’autore (o il soggetto ritratto) oppure chi ha acquistato il diritto a titolo oneroso o lo ha ricevuto a titolo gratuito.
Rigo D3, codice 1: i proventi da utilizzazione economica di opere dell’ingegno percepiti dall’autore stesso sono dichiarati nel rigo D3 con codice 1; spetta una riduzione forfetaria del 25 per cento (40 per cento se eta inferiore a 35 anni).
Rigo D4, codice 6: se il diritto e stato acquistato a titolo oneroso da terzi, il compenso va nel rigo D4 con codice 6 e la riduzione forfetaria e del 25 per cento; chi lo ha ricevuto a titolo gratuito dichiara l’intero importo senza riduzioni.
Certificazione Unica: se il committente e un sostituto d’imposta, il compenso appare nella CU con causale ‘B’ (autore/inventore) o ‘L’/’L1’ (avente causa); il rigo di destinazione dipende dalla causale.
Attivita abituale: se lo sfruttamento del diritto d’immagine e la tua attivita principale o abituale, il 730 non e il modello corretto.
Diritto d'immagine: autore o cessionario? Conta per il fisco
Uno sportivo che autorizza l’uso della propria immagine su un prodotto, un influencer che cede i diritti su un suo contenuto, un fotografo che vende i diritti di sfruttamento delle proprie foto: tutti questi casi hanno in comune la cessione o lo sfruttamento di un diritto. Ma il regime fiscale dipende molto da chi riceve il compenso e a che titolo.
Le istruzioni ufficiali al modello 730/2026 distinguono chiaramente due percorsi. Se sei tu l’autore (o il soggetto cui appartiene il diritto) e il compenso deriva dalla utilizzazione economica della tua opera o immagine, dichiari nel rigo D3 del quadro D con codice 1 e benefici di una riduzione forfetaria. Se invece hai acquistato il diritto da qualcun altro (o lo hai ricevuto per successione/donazione), usi il rigo D4 con codice 6.
La distinzione autore/cessionario non e solo formale: cambia il rigo da compilare, l’aliquota di riduzione e in alcuni casi la misura dell’imponibile. Ecco come orientarsi.
Diritti d'immagine e opere ingegno: dove dichiarare
Chi percepisce il compenso
Rigo
Riduzione forfetaria
Autore / soggetto del diritto (causale CU: B)
D3, codice 1
25% (40% se eta < 35 anni)
Avente causa a titolo gratuito (erede/legatario) – causale CU: L
D4, codice 6
Nessuna – dichiara intero importo
Acquirente a titolo oneroso dei diritti – causale CU: L1
D4, codice 6
25% forfetario sull'importo percepito
Attivita abituale di sfruttamento dei diritti (artista/professionista)
Non modello 730 – Redditi PF
Regime professionale
Esempio pratico
Tizio, 28 anni, e un calciatore dilettante. Una societa sportiva gli corrisponde 3.000 euro per l’uso della sua immagine in materiale promozionale. La societa emette la CU con causale B. Tizio dichiara i 3.000 euro nel rigo D3, codice 1. Poiche ha meno di 35 anni, il soggetto che presta assistenza fiscale applica la riduzione del 40 per cento: l’imponibile effettivo e 1.800 euro (3.000 x 60%). Se Tizio avesse 40 anni, la riduzione sarebbe del 25 per cento e l’imponibile sarebbe 2.250 euro.
Documenti necessari
Certificazione Unica (CU) rilasciata dal committente (sostituto d’imposta) con indicazione della causale
Contratto di cessione o licenza del diritto d’immagine o dell’opera dell’ingegno
Ricevute o fatture dei compensi percepiti (se il committente non e sostituto d’imposta)
Documentazione del costo di acquisto del diritto (per chi ha acquistato a titolo oneroso)
Atto di successione o donazione (per chi ha ricevuto il diritto a titolo gratuito)
Tizio cede i diritti sulla sua immagine a un'azienda pubblicitaria
Scenario. Tizio, 42 anni, e un ex sportivo. Un’azienda gli corrisponde 5.000 euro per usare la sua immagine in uno spot. L’azienda opera come sostituto d’imposta e rilascia CU con causale B.
Come si applica. Tizio dichiara nel rigo D3, codice 1, l’importo di 5.000 euro (lordo, come indicato nella CU). La riduzione forfetaria del 25 per cento viene applicata automaticamente dal CAF o dal sostituto che presta assistenza: l’imponibile diventa 3.750 euro. Le ritenute indicate nella CU vanno nel rigo D3, colonna 3.
In pratica
Rigo D3, codice 1 in colonna 1, importo lordo 5.000 euro in colonna 2.
Colonna 3: ritenute indicate nella CU.
La riduzione del 25% e applicata automaticamente dal soggetto che presta assistenza fiscale.
Caio ha acquistato i diritti sull'immagine di un personaggio pubblico e li sfrutta
Scenario. Caio ha acquistato a titolo oneroso, anni fa, i diritti di sfruttamento dell’immagine di un personaggio dello spettacolo. Nel 2025 cede a una rivista il diritto di utilizzo per 2.000 euro.
Come si applica. Caio non e l’autore/soggetto del diritto, ma l’acquirente a titolo oneroso: deve usare il rigo D4, codice 6. Secondo le istruzioni AdE, chi ha acquistato a titolo oneroso deve dichiarare l’importo percepito ridotto forfetariamente del 25 per cento. Caio indica 2.000 euro in colonna 4 del rigo D4: il soggetto che presta assistenza applica la riduzione del 25% portando l’imponibile a 1.500 euro.
In pratica
Rigo D4, codice 6 in colonna 3, importo 2.000 euro in colonna 4.
La riduzione forfetaria del 25% e applicata automaticamente.
Conservare il contratto originale di acquisto del diritto come prova del titolo oneroso.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Dove dichiaro nel 730 i compensi per la cessione del mio diritto d'immagine?
Se sei tu il soggetto del diritto (l’autore o la persona ritratta), usi il rigo D3 con codice 1 del quadro D. Se hai acquistato il diritto da altri, usi il rigo D4 con codice 6.
Spetta una riduzione sull'importo da dichiarare?
Si. Per il rigo D3 codice 1, la riduzione forfetaria e del 25 per cento (40 per cento se hai meno di 35 anni). Per il rigo D4 codice 6, chi ha acquistato a titolo oneroso ha diritto alla riduzione del 25 per cento; chi ha ricevuto il diritto gratuitamente (erede, legatario) dichiara l’intero importo senza riduzioni.
Come trovo la causale giusta nella Certificazione Unica?
Guarda il punto 1 ‘Causale’ della CU rilasciata dal committente. Causale B indica i compensi da opere dell’ingegno percepiti dall’autore (rigo D3, codice 1). Causali L e L1 indicano i compensi percepiti da aventi causa (rigo D4, codice 6).
Se lo sfruttamento del diritto d'immagine e la mia attivita principale, posso usare il 730?
No. Se si tratta di attivita abituale e professionale, i redditi vanno dichiarati come redditi da lavoro autonomo nel modello Redditi PF, non nel 730.
Cosa succede se il committente non e un sostituto d'imposta e non emette CU?
Devi comunque dichiarare il compenso nel quadro D in base alla tua qualita (autore o cessionario). In assenza di ritenute, la colonna ritenute resta vuota. Conserva il contratto e la ricevuta del pagamento.
Art. 7 D.Lgs. 81/2015 – Trattamento del lavoratore a tempo parziale
D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)
1. Il lavoratore a tempo parziale beneficia dei medesimi diritti di un lavoratore a tempo pieno comparabile e il suo trattamento economico e normativo è riproporzionato in ragione della ridotta entità della prestazione lavorativa.
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.