Quando una multa non viene contestata immediatamente, la legge impone tempi precisi per la notifica. L’articolo 201 del Codice della Strada stabilisce che il verbale va notificato entro 90 giorni: oltre questo termine la sanzione perde efficacia.
Contestazione immediata e notifica differita
La violazione può essere contestata immediatamente (verbale consegnato sul posto) oppure, quando ciò non è possibile, notificata successivamente. È il caso tipico delle rilevazioni automatiche, come gli autovelox senza fermo del veicolo.
Per la notifica differita la legge fissa un limite temporale preciso a tutela del cittadino.
Il termine dei 90 giorni
Il verbale non contestato immediatamente deve essere notificato entro 90 giorni dall’accertamento per i residenti in Italia. È un termine pensato per evitare che il cittadino riceva contestazioni a grande distanza di tempo.
La data che conta è quella della notifica: occorre verificarla con attenzione sull’avviso o sulla busta.
Da quando decorrono i 90 giorni
Il termine decorre dall’accertamento della violazione, cioè dal momento in cui l’amministrazione dispone degli elementi per identificare il responsabile. Non sempre coincide con il giorno del fatto.
Per le rilevazioni automatiche, l’accertamento è collegato all’acquisizione dei dati necessari all’individuazione del trasgressore o del proprietario.
Cosa accade se si supera il termine
Se la notifica avviene oltre i 90 giorni, la multa è nulla. Il superamento del termine è quindi un vizio che può portare all’annullamento della sanzione in sede di ricorso.
È uno dei motivi più ricorrenti e più efficaci, perché riguarda un dato oggettivo: il confronto fra data dell’accertamento e data della notifica.
Come verificare la notifica
Per controllare la regolarità conviene individuare sul verbale la data dell’accertamento e confrontarla con la data di notifica riportata sull’avviso di ricevimento o sulla relata. Se l’intervallo supera i 90 giorni, c’è un possibile vizio.
Conservare la busta e l’avviso è importante, perché fanno fede della data effettiva di consegna.
Esempio concreto
Caia transita davanti a un autovelox il 10 marzo. L’amministrazione le notifica il verbale il 20 luglio, quando sono trascorsi più di 90 giorni dall’accertamento. Caia può proporre ricorso facendo valere la tardività della notifica, che rende la multa nulla, allegando la busta con la data di consegna.
Notifica e modalità di consegna
La notifica può avvenire a mezzo posta o con altre modalità previste dalla legge. Fa fede la data risultante dall’avviso di ricevimento o dalla relata di notifica, non quella in cui il destinatario apre materialmente la busta.
In caso di assenza, possono operare meccanismi di consegna e deposito che la legge disciplina espressamente. È quindi opportuno conservare ogni documento ricevuto, perché consente di ricostruire con esattezza la data che fa decorrere i termini per il ricorso e di verificare il rispetto del limite dei 90 giorni.
Dove far valere il vizio
La tardiva notifica si fa valere con ricorso al prefetto (entro 60 giorni dalla notifica) o al giudice di pace (entro 30 giorni). In entrambi i casi è fondamentale documentare le due date.
Trattandosi di un vizio oggettivo, è spesso uno dei motivi più solidi su cui fondare la contestazione.
Quando la violazione non è contestata immediatamente, il verbale deve essere notificato entro 90 giorni dall’accertamento per i residenti in Italia. Oltre il termine la multa è nulla.
Da quando si contano i 90 giorni?
Dall’accertamento della violazione, cioè da quando l’amministrazione dispone degli elementi per identificare il responsabile, non necessariamente dal giorno del fatto.
La notifica tardiva annulla la multa?
Sì, il superamento dei 90 giorni rende la multa nulla. È un vizio oggettivo che può essere fatto valere con ricorso al prefetto o al giudice di pace, documentando le date.
I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.
Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.
Il concessionario è obbligato: 1) a rappresentare l'opera senza apportarvi aggiunte, tagli o variazioni non consentite dall'autore, e previo annuncio al pubblico, nelle forme d'uso, del titolo dell'opera, del nome dell'autore e del nome dell'eventuale traduttore o riduttore; 2) a lasciare invigilare la rappresentazione dall'autore; 3) a non mutare, senza gravi motivi, i principali interpreti dell'opera e i direttori dell'orchestra e dei cori, se furono designati d'accordo con l'autore.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Pompe Funebri (Servizi Funebri). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Massimale di 6.197,48 euro: le spese sanitarie che puoi indicare nel rigo E2 per un familiare non fiscalmente a carico con patologia esente non possono superare questo importo.
Solo la quota non ‘capiente’ nell’imposta del familiare: puoi detrarre queste spese solo per la parte che non è già stata recuperata dal familiare nella propria dichiarazione, perché la sua imposta era insufficiente.
Il familiare deve avere una patologia che dà diritto all’esenzione dal ticket: si tratta di malattie e condizioni per le quali il SSN riconosce l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (ticket).
Detrazione del 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro, calcolata insieme alle spese sanitarie ordinarie del rigo E1.
Come conoscere la quota ‘capiente’: il dato si ricava dal prospetto di liquidazione 730-3 del familiare (o dal quadro RN del Modello Redditi Persone Fisiche).
Quando un familiare 'non a carico' può farti risparmiare IRPEF
Nella dichiarazione dei redditi esiste una regola di solidarietà familiare poco conosciuta: se hai pagato spese mediche per un parente che non è fiscalmente a carico tuo, e quel parente ha una malattia grave con esenzione dal ticket, puoi recuperare una parte di quell’esborso nella tua dichiarazione. Non si tratta della detrazione ordinaria per familiari a carico (che richiede che il familiare abbia un reddito bassissimo), ma di una norma specifica pensata per le patologie esenti.
La logica è questa: il familiare malato ha già cercato di detrarre quelle stesse spese nel suo 730. Ma se la sua imposta dovuta era bassa o nulla – magari è un pensionato con pochi redditi – non è riuscito a recuperare tutta la detrazione spettante perché l’imposta non bastava (si dice che la detrazione ‘non ha trovato capienza’). Quella quota di detrazione ‘persa’ può essere trasferita a te, che hai sostenuto la spesa.
L’importo che puoi indicare nel tuo rigo E2 è limitato a un massimale di 6.197,48 euro di spese mediche, e corrisponde alla parte che il familiare non ha potuto recuperare nel proprio 730. La detrazione spettante è il 19% sull’importo che, sommato alle tue spese sanitarie ordinarie in E1, supera la franchigia complessiva di 129,11 euro.
Riepilogo detrazione spese mediche familiari non a carico (rigo E2)
Voce
Dettaglio
Rigo del 730
E2
Massimale di spesa indicabile
6.197,48 euro
Aliquota di detrazione
19%
Franchigia (parte a carico)
129,11 euro (calcolata insieme alle spese E1)
Condizione del familiare
Patologia con esenzione dal ticket SSN
Come trovare la quota non capiente
Prospetto 730-3 del familiare o quadro RN del suo Mod. Redditi
Esempio pratico
Caio ha una madre anziana non fiscalmente a carico (ha una pensione di 14.000 euro). La madre ha un tumore che dà diritto all’esenzione dal ticket. Nel 2025 Caio ha pagato 5.000 euro di cure oncologiche per la madre. La madre ha indicato queste spese nel suo 730, ma la sua imposta era solo 800 euro e la detrazione spettante era 19% × (5.000 – 129,11) = 925,33 euro: ne ha recuperata 800 euro e l’eccedenza di 125,33 euro non ha trovato capienza. Il prospetto 730-3 della madre riporta la quota non capiente. Caio può indicare nel suo rigo E2 l’importo corrispondente (fino al massimale di 6.197,48 euro) e detrarvi il 19% nella propria dichiarazione.
Documenti necessari
Prospetto di liquidazione 730-3 del familiare, con indicazione della quota di detrazione non capiente (oppure quadro RN del Modello Redditi Persone Fisiche del familiare)
Fatture e ricevute delle spese mediche sostenute per il familiare
Documentazione medica che attesti la patologia esente (certificato di esenzione ticket, tessera di esenzione sanitaria)
Documentazione del rapporto di parentela (atto di nascita o stato di famiglia, se non risulta già)
Caso 1: genitore con patologia esente e pensione bassa
Scenario. Tizio ha un padre con insufficienza renale cronica, patologia che dà diritto all’esenzione ticket. Il padre ha una pensione di 10.000 euro e imposta dovuta di 600 euro. Nel 2025 Tizio ha pagato 4.000 euro di esami e cure per il padre.
Come si applica. Il padre indica le 4.000 euro di spese nel suo rigo E1 (colonna 1, patologie esenti). La detrazione spettante sarebbe 19% × (4.000 – 129,11) = 735,33 euro, ma l’imposta del padre è solo 600 euro: la quota non capiente è 735,33 – 600 = 135,33 euro. Questa informazione compare nel prospetto 730-3 del padre. Tizio può indicare nel suo rigo E2 le spese corrispondenti a quella quota non capiente e detrarne il 19% nella propria dichiarazione.
In pratica
Il padre deve prima presentare il suo 730 e indicare le spese in E1 colonna 1.
Solo dopo si può sapere quanta quota è risultata non capiente nel 730-3 del padre.
Tizio indicherà nel suo rigo E2 l’importo comunicato dal prospetto 730-3 del padre, nel limite di 6.197,48 euro.
Caso 2: spese per il coniuge non a carico con malattia cronica
Scenario. Sempronio e sua moglie non sono fiscalmente l’uno a carico dell’altra: hanno entrambi redditi propri. La moglie ha una malattia cronica esente (diabete mellito). Nel 2025 Sempronio ha pagato 3.500 euro di spese mediche per la moglie.
Come si applica. La moglie ha inserito le 3.500 euro di spese nel suo 730 (rigo E1, colonna 1), ma la sua imposta netta era solo 400 euro: la quota non capiente è emersa nel prospetto 730-3. Sempronio può indicare nel suo rigo E2 la quota non capiente (nel limite di 6.197,48 euro) e detrarne il 19%. La franchigia di 129,11 euro si calcola sul totale delle spese di Sempronio tra E1 ed E2.
In pratica
Il coniuge non fiscalmente a carico può comunque generare il diritto al rigo E2 se ha una patologia esente.
Verificare che la malattia rientri effettivamente nell’elenco delle patologie esenti del Ministero della Salute (banca dati su salute.gov.it).
La quota non capiente è un dato oggettivo: viene indicata dall’assistenza fiscale nel 730-3 della moglie.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Qual è il massimale di spese che posso indicare nel rigo E2?
Le spese sanitarie per familiari non a carico con patologie esenti che puoi indicare nel rigo E2 non possono superare 6.197,48 euro.
Come faccio a sapere quanta quota è 'non capiente' nel 730 del mio familiare?
Il dato si ricava dal prospetto di liquidazione 730-3 che il CAF o il sostituto d’imposta consegna al familiare dopo la liquidazione del suo 730. Se il familiare usa il Modello Redditi Persone Fisiche, il dato è nel quadro RN.
Cosa si intende per 'patologia esente'?
Si tratta di malattie e condizioni patologiche per le quali il Servizio Sanitario Nazionale riconosce l’esenzione dal pagamento del ticket sanitario. L’elenco completo è consultabile nella banca dati del Ministero della Salute sul sito salute.gov.it.
Il familiare deve essere un parente stretto?
Le istruzioni fanno riferimento ai ‘familiari’: per la detrazione ordinaria E1 si intendono i familiari fiscalmente a carico, ma per E2 la norma si applica ai familiari non a carico con patologie esenti. Rientrano coniuge, figli, genitori e altri soggetti indicati nelle istruzioni AdE.
Posso indicare in E2 anche spese sanitarie normali, non legate alla patologia esente?
No. Il rigo E2 è riservato alle spese sanitarie relative alla patologia che dà diritto all’esenzione ticket. Le altre spese mediche sostenute per un familiare non a carico non sono detraibili in questo rigo.
Come si calcola la franchigia di 129,11 euro?
La franchigia si applica al totale delle spese sanitarie indicate sia in E1 (spese proprie e dei familiari a carico) sia in E2. Il 19% si calcola solo sulla parte che supera complessivamente 129,11 euro.
Scuole non universitarie (codice 12): detrazione del 19% su spese di frequenza di scuole dell’infanzia, primo ciclo e secondaria di secondo grado, fino a 1.000 euro per alunno per anno.
Università (codice 13): detrazione del 19% su tasse e contributi per corsi universitari, di perfezionamento e specializzazione presso atenei pubblici o privati, italiani o stranieri.
Università non statali: le spese sono detraibili solo entro i limiti stabiliti annualmente per facoltà dal decreto del Ministero dell’Istruzione, tenendo conto delle tasse medie delle università statali.
Studenti fuori sede (codice 18): canoni di locazione per studenti universitari iscritti in un ateneo distante almeno 100 km e in una provincia diversa, fino a 2.633 euro.
Spese ammesse (codice 12): mensa scolastica, pre e post scuola, gite scolastiche, assicurazione, trasporto scolastico, corsi integrativi deliberati dagli organi d’istituto.
Pagamento tracciabile: obbligatorio per le detrazioni del 19%; conservare ricevuta bancomat, estratto conto o annotazione del fornitore sulla fattura.
Come funziona la detrazione del 19% sulle spese di istruzione
Nel quadro E del modello 730/2026 – sezione I, righi da E8 a E10 – si indicano le spese di istruzione che danno diritto a una detrazione del 19 per cento. Le spese rientrano in due categorie principali: quelle scolastiche non universitarie (codice 12) e quelle universitarie (codice 13). In entrambi i casi la detrazione si applica sull’importo effettivamente pagato, nel rispetto dei massimali previsti dalle istruzioni AdE, ed è calcolata automaticamente dal CAF, dal professionista o dal sostituto d’imposta.
Per le spese scolastiche non universitarie – frequenza di scuole dell’infanzia, del primo ciclo di istruzione (elementari e medie) e della scuola secondaria di secondo grado appartenenti al sistema nazionale di istruzione (legge 62/2000) – il massimale è di 1.000 euro per alunno per anno. Se la spesa riguarda più di un figlio o studente, va compilato un rigo separato per ciascuno. Tra le spese ammesse rientrano, oltre alle rette di iscrizione, anche la mensa scolastica, il servizio di pre e post scuola, le gite, l’assicurazione della scuola, il trasporto scolastico e i contributi per corsi integrativi deliberati dagli organi d’istituto, come i corsi di lingua e di teatro. Questa detrazione non è cumulabile con quella per erogazioni liberali agli istituti scolastici (codice 31).
Per le spese universitarie (codice 13) non è previsto un tetto fisso per le università statali italiane: la detrazione spetta sull’intero importo delle tasse e dei contributi versati. Per le università non statali italiane e per quelle straniere, invece, le spese sono detraibili solo entro i limiti stabiliti annualmente con decreto del Ministero dell’Istruzione per ciascuna facoltà, calcolati in base agli importi medi delle tasse dovute agli atenei statali. Il codice 13 si applica anche ai corsi di perfezionamento e di specializzazione universitaria, compresa l’iscrizione fuori corso, ed è esteso ai corsi tenuti da istituti privati italiani o stranieri. Gli studenti universitari iscritti a un ateneo distante almeno 100 km dal comune di residenza – e in ogni caso in una provincia diversa oppure in un Paese UE o SEE – possono detrarre anche i canoni di locazione (codice 18) fino a 2.633 euro per anno.
Massimali e regole per la detrazione spese istruzione (730/2026)
Tipologia di spesa
Codice
Massimale detraibile
Scuole infanzia, primarie, medie e superiori (sistema nazionale)
12
1.000 euro per alunno/anno
Università statali italiane
13
Intero importo delle tasse versate
Università non statali e straniere
13
Limite per facoltà fissato annualmente dal decreto MIUR
Canone di locazione studenti fuori sede (almeno 100 km + altra provincia)
18
2.633 euro per anno
Aliquota di detrazione su tutte le tipologie
–
19%
Esempio pratico
Caio ha un figlio alle scuole medie e una figlia iscritta all’università statale. Per il figlio ha pagato nel 2025: retta 400 euro, mensa 350 euro, gita 80 euro, corso di teatro 200 euro, totale 1.030 euro. Il massimale è 1.000 euro, quindi in dichiarazione indica 1.000 euro e ottiene una detrazione di 190 euro (19% di 1.000). Per la figlia universitaria ha versato 1.200 euro di tasse all’ateneo statale: non c’è massimale, la detrazione è 228 euro (19% di 1.200). Per ciascuno va compilato un rigo separato da E8 a E10.
Documenti necessari
Ricevute di pagamento delle rette scolastiche e universitarie (fatture, bollettini, ricevute del gestore)
Estratto conto bancario o ricevuta del mezzo di pagamento tracciabile
Contratto di locazione e quietanze per studenti fuori sede (codice 18)
Certificazione Unica del datore di lavoro (punti da 341 a 352, codici onere 12, 13 o 18, se il datore ha considerato la spesa nelle ritenute)
Caso 1 – Figlio iscritto a università non statale
Scenario. Tizio ha un figlio iscritto al secondo anno di Giurisprudenza in un ateneo privato. Ha pagato 3.800 euro di tasse nell’anno 2025. L’ateneo statale dello stesso comune applica tasse medie per la stessa facoltà pari a 2.500 euro, secondo il decreto ministeriale vigente.
Come si applica. Le spese per università non statali sono detraibili solo entro il limite stabilito dal decreto del Ministero dell’Istruzione per la facoltà di riferimento. In questo caso il limite è 2.500 euro: Tizio indica nel rigo da E8 a E10 (codice 13) l’importo di 2.500 euro, non i 3.800 euro effettivamente pagati. La detrazione spettante è il 19% di 2.500 euro, pari a 475 euro.
In pratica
Verificare il limite previsto per la facoltà del figlio nel decreto ministeriale annuale prima di inserire la spesa nel 730.
Indicare nel rigo da E8 a E10 il minore tra la spesa effettivamente sostenuta e il limite ministeriale per quella facoltà.
Caso 2 – Studente universitario fuori sede con contratto di locazione
Scenario. Sempronio è iscritto al terzo anno di Ingegneria in un ateneo che si trova a 150 km dal comune di residenza dei suoi genitori e in una provincia diversa. Nel 2025 ha pagato un canone mensile di 350 euro (4.200 euro annui) per un appartamento in affitto vicino all’università.
Come si applica. Sempronio ha diritto alla detrazione del 19% sui canoni di locazione (codice 18), ma solo entro il massimale di 2.633 euro. Indica nel rigo da E8 a E10 l’importo di 2.633 euro (e non i 4.200 effettivamente pagati). La detrazione spettante è il 19% di 2.633 euro, pari a circa 500 euro. Il contratto può essere stipulato con enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari legalmente riconosciuti, enti senza fini di lucro e cooperative.
In pratica
La detrazione per il canone fuori sede (codice 18) si cumula con quella per le tasse universitarie (codice 13): vanno compilati due righi separati.
La detrazione spetta anche se le spese sono sostenute dai genitori per un figlio fiscalmente a carico.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Quali scuole danno diritto alla detrazione del 19% nel 730/2026?
Le spese di frequenza di scuole dell’infanzia, elementari, medie e superiori che appartengono al sistema nazionale di istruzione (legge 62/2000). Il massimale è 1.000 euro per alunno per anno.
Fino a che importo si detrae per le spese universitarie?
Per le università statali italiane non c’è un tetto: si detrae il 19% sull’intero importo delle tasse versate. Per le università non statali italiane e straniere il limite è stabilito annualmente per facoltà dal decreto del Ministero dell’Istruzione, in base alle tasse medie degli atenei statali.
Si può detrarre la mensa scolastica?
Sì. Le istruzioni AdE includono espressamente tra le spese ammesse la mensa scolastica, il servizio di pre e post scuola, i corsi integrativi deliberati dagli organi d’istituto, le gite, l’assicurazione della scuola e il trasporto scolastico.
Lo studente fuori sede può detrarre l'affitto?
Sì, con il codice 18, se l’università è in un comune distante almeno 100 km dal comune di residenza dello studente e in una provincia diversa (oppure in un Paese UE/SEE). Il massimale è 2.633 euro. La detrazione spetta anche ai genitori per il figlio fiscalmente a carico.
Le spese di istruzione devono essere pagate con bonifico o bancomat?
Sì. Dal 2020 la detrazione del 19% è condizionata all’utilizzo di un mezzo di pagamento tracciabile (bancomat, carta di credito, bonifico, PagoPA). La prova si conserva tramite ricevuta o estratto conto, oppure con l’annotazione del fornitore sulla fattura.
Si possono detrarre le spese di istruzione per un figlio non fiscalmente a carico?
No. Per le spese di istruzione non universitaria e universitaria la detrazione spetta solo se le spese sono sostenute nell’interesse del contribuente stesso o di familiari fiscalmente a carico.
Art. 344-quater D.Lgs. 209/2005 – (Misure transitorie inerenti l’informativa e il processo di controllo prudenziale)
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
((
1. Fino al 31 dicembre 2019, il termine per la presentazione da parte dell'impresa dell'informativa annuale all'IVASS ai fini della verifica delle condizioni di esercizio di cui all'articolo 47-quater, diminuisce di due settimane per ogni esercizio finanziario, a cominciare da 20 settimane dopo la chiusura di esercizio dell'impresa in relazione all'esercizio avente fine il 31 dicembre 2016 fino al più tardi a 14 settimane dopo la chiusura di esercizio dell'impresa in relazione all'esercizio finanziario avente fine il 31 dicembre 2019.
2. Fino al 31 dicembre 2019, il termine per la presentazione da parte dell'impresa della relazione sulla solvibilità e sulla condizione finanziaria: di cui all'articolo 47-septies diminuisce di due settimane per ogni esercizio finanziario, a cominciare al più tardi da 20 settimane dopo la chiusura di esercizio dell'impresa in relazione all'esercizio avente fine il 31 dicembre 2016, fino al più tardi a 14 settimane dopo la chiusura dell'esercizio avente fine il 31 dicembre 2019.
3. Fino al 31 dicembre 2019, il termine per la presentazione da parte dell'impresa dell'informativa trimestrale all'IVASS ai fini della verifica delle condizioni di esercizio di cui all'articolo 47-quater, su base trimestrale, diminuisce di una settimana per ogni esercizio finanziario, a cominciare al più tardi da otto settimane per ogni trimestre a partire dalla chiusura del primo trimestre 2016 fino al più tardi a cinque settimane dopo la chiusura del primo trimestre 2019.
4. I termini previsti dai commi 1 e 3, aumentati di ulteriori sei settimane, si applicano all'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, con riferimento agli obblighi di informativa all'IVASS ai fini della verifica degli adempimenti sulla vigilanza sul gruppo di cui all'articolo 216-octies.
5. I termini previsti dal comma 2, aumentati di ulteriori sei settimane, si applicano all'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, con riferimento alla relazione relativa alla solvibilità di gruppo e alla condizione finanziaria di cui all'articolo 216-novies.
Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.
Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell'articolo seguente.
Dopo la morte della persona ritrattata si applicano le disposizioni del 2°, 3° e 4° comma dell'art.
Art. 311-quater D.Lgs. 209/2005 – (Accertamento unitario per violazioni della stessa indole)
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
((
1. Per l'inosservanza degli articoli 125, comma 5-bis, 127, comma 3, limitatamente al certificato di assicurazione, 134, ad eccezione del comma 2, 146, 148, 149, 150, 152, comma 5, e 183, o delle relative norme di attuazione, ÌIVASS provvede all'accertamento unitario delle violazioni della stessa indole, come definite all' articolo 8-bis, della legge n. 689 del 1981 , effettuato con riferimento ad un determinato arco temporale, e alla contestazione degli addebiti con un unico atto da notificare entro il termine di cui all'articolo 311-septies. Nel caso di verifiche a distanza l'arco temporale di riferimento e il termine entro il quale si considera concluso l'accertamento delle violazioni rilevate non possono eccedere i dodici mesi. Con regolamento dell'IVASS è stabilito il termine entro il quale si considera concluso l'accertamento delle violazioni rilevate in sede di verifiche ispettive.
2. L'IVASS, qualora l'impresa in sede difensiva fornisca adeguata dimostrazione del fatto che le violazioni contestate ai sensi del comma 1 sono dipese dalla medesima disfunzione della propria organizzazione, comunica alla stessa il termine perentorio, non superiore a centottanta giorni, entro il quale effettuare gli interventi necessari per eliminare la disfunzione. L'IVASS, ricevuta la comunicazione relativa all'adozione delle misure correttive, verifica che siano state adottate le misure stesse e ne comunica gli esiti all'impresa.
3. Nel caso in cui le misure correttive adottate ai sensi del comma 2 siano risultate idonee ad eliminare la disfunzione, la misura della sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall'articolo 310, comma 1, determinata secondo i criteri di cui all'articolo 311-quinquies, è ridotta da un terzo a due terzi, fatto salvo il minimo edittale. Eventuali rilievi formulati dall'IVASS sulle misure correttive adottate non precludono l'applicazione della riduzione, ma sono valutati in sede di determinazione della sanzione.
4. L'impresa può presentare osservazioni in ordine agli eventuali rilievi dell'IVASS sulle misure correttive adottate nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della relativa comunicazione.
5. La riduzione di cui al comma 3 non è applicata:
a) nel caso in cui l'impresa non abbia adottato gli interventi correttivi;
b) nel caso in cui gli interventi adottati siano risultati inidonei ad eliminare la disfunzione;
c) nel caso in cui l'impresa ne abbia già usufruito per violazioni della stessa indole sulla base di provvedimento esecutivo emesso nei tre anni precedenti.))
Detrazione del 19% sulle spese funebri sostenute nel 2025.
Il massimale è di 1.550 euro per ogni decesso, non per contribuente.
Non è richiesto un legame di parentela: chiunque abbia sostenuto la spesa può detrarre.
Se la spesa è divisa tra più persone, il limite di 1.550 euro vale comunque per l’intero importo riferito a quel decesso.
Il pagamento deve essere tracciabile (bonifico, carta, bancomat): contanti esclusi.
In caso di più decessi nello stesso anno, si compila un rigo separato per ciascuno.
Come funziona la detrazione per le spese funebri
Quando si affronta la perdita di una persona cara, tra i pensieri meno immediati c’è la dichiarazione dei redditi. Eppure le spese funebri danno diritto a una detrazione d’imposta del 19%, cioè riducono le tasse che paghi. Vale la pena conoscerla.
La regola di base è semplice: se nel 2025 hai pagato spese funebri, puoi portare in detrazione il 19% dell’importo sostenuto, fino a un massimo di 1.550 euro per ogni persona deceduta. La detrazione si applica sull’importo effettivamente pagato e rimasto a tuo carico.
Una particolarità importante: non serve essere parenti del defunto. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate dicono chiaramente che la detrazione spetta per la morte di qualsiasi persona, indipendentemente dall’esistenza di un vincolo di parentela. Puoi quindi detrarre anche le spese funebri di un amico, di un vicino o di chiunque altro, purché tu abbia effettivamente sostenuto la spesa.
Attenzione al limite: i 1.550 euro sono riferiti al singolo decesso, non al singolo contribuente. Se sei in due a pagare le spese funebri di una stessa persona, potete detrarre complessivamente al massimo 1.550 euro, da dividere tra voi in proporzione a quanto ciascuno ha versato.
Riepilogo detrazione spese funebri
Voce
Regola
Aliquota di detrazione
19%
Massimale per decesso
1.550,00 euro
Limite per contribuente
Nessuno specifico (vale il limite per decesso)
Vincolo di parentela richiesto
No: spetta per qualsiasi persona deceduta
Modalità di pagamento ammesse
Solo tracciabili (bonifico, carta, bancomat, ecc.)
Rigo nel 730
Da E8 a E10, codice 14
Esempio pratico
Tizio ha pagato nel 2025 le spese funebri di un amico: fatture e ricevute per un totale di 2.100 euro. Il massimale detraibile è 1.550 euro, quindi indica nel 730 la cifra di 1.550 euro. La detrazione del 19% su 1.550 euro vale 294,50 euro di risparmio fiscale. Se Tizio avesse speso solo 900 euro, avrebbe indicato 900 euro e la detrazione sarebbe stata di 171 euro (19% di 900).
Documenti necessari
Fattura o ricevuta della pompa funebre intestata a chi ha sostenuto la spesa
Estratto conto bancario, ricevuta bancomat o bonifico che prova il pagamento tracciabile
Se la spesa è divisa tra più persone, annotazione sulla fattura della quota sostenuta da ciascuno
Certificato di decesso (da conservare, non da allegare al 730)
Tizio paga da solo le spese funebri della madre
Scenario. Tizio è l’unico figlio e si occupa di tutto. Le spese funebri ammontano a 1.800 euro, pagate con bonifico bancario.
Come si applica. Tizio può detrarre al massimo 1.550 euro (il limite per decesso). Indica 1.550 euro nel rigo E8/E9/E10 con il codice 14. La detrazione del 19% vale 294,50 euro che vengono sottratti dall’imposta dovuta nel 730.
In pratica
Importo da indicare nel 730: 1.550 euro (non 1.800, che è la spesa reale)
Risparmio fiscale: 294,50 euro (19% di 1.550)
Documento indispensabile: fattura della pompa funebre + prova del bonifico
Caio e il fratello dividono le spese funebri del padre
Scenario. Caio e suo fratello pagano insieme le spese funebri del padre: 1.400 euro totali, 700 euro a testa, entrambi con carta di credito.
Come si applica. Il totale è 1.400 euro, sotto il limite di 1.550 euro per decesso. Caio indica nel suo 730 i 700 euro che ha pagato lui; il fratello fa lo stesso nel proprio 730. Ciascuno detrae il 19% della propria quota, cioè 133 euro di risparmio a testa. Sul documento di spesa deve risultare la ripartizione delle quote.
In pratica
Il limite di 1.550 euro vale per il decesso, non per ogni figlio
Caio e il fratello detraggono 700 euro ciascuno (la propria quota)
Annotare la quota di ciascuno sulla fattura o in un documento separato
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Il risparmio è il 19% dell’importo che porti in detrazione. Il massimo detraibile è 1.550 euro per decesso, quindi il risparmio massimo è 294,50 euro per ogni persona deceduta.
Posso detrarre le spese funebri di una persona con cui non sono imparentato?
Sì. La legge non richiede nessun legame di parentela. Puoi detrarre le spese funebri di chiunque, a condizione di aver effettivamente pagato e di avere i documenti che lo provano.
Se la spesa supera 1.550 euro, posso detrarre il resto l'anno prossimo?
No. La parte di spesa che eccede 1.550 euro non è detraibile e non si può riportare agli anni successivi.
Posso pagare le spese funebri in contanti e poi detrarre?
No. Dal 2020 tutte le detrazioni del 19% richiedono un pagamento tracciabile (bonifico, carta, bancomat, ecc.). Il contante non dà diritto alla detrazione.
Se siamo in più a pagare le spese funebri, come funziona il limite di 1.550 euro?
Il limite di 1.550 euro riguarda l’intero importo riferito a quel decesso. Se siete in due a pagare, la somma delle vostre detrazioni non può superare 1.550 euro complessivamente.
Dove indico le spese funebri nel modello 730?
Nei righi da E8 a E10, con il codice 14. Se ci sono stati più decessi nello stesso anno, si compila un rigo separato per ognuno.
Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)
1. Il procedimento disciplinare è promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri o dal presidente della corte di giustizia tributaria di secondo grado nella cui circoscrizione presta servizio l'incolpato.
2. Il Consiglio di presidenza, nel termine di dieci giorni dalla richiesta di apertura del procedimento disciplinare, affida ad un suo componente l'incarico di procedere agli accertamenti preliminari da svolgersi entro trenta giorni.
3. Il Consiglio di presidenza, sulla base delle risultanze emerse provvede a contestare i fatti all'incolpato con invito a presentare entro trenta giorni le sue giustificazioni, a seguito delle quali, se non ritiene di archiviare gli atti, incarica un proprio componente di procedere alla istruttoria, che deve essere conclusa entro novanta giorni col deposito degli atti relativi presso la segreteria. Di tali deliberazioni deve essere data immediata comunicazione all'incolpato.
4. Il presidente del Consiglio di presidenza, trascorso comunque il termine di cui al comma 3, fissa la data della discussione davanti allo stesso con decreto da notificare almeno quaranta giorni prima all'incolpato, il quale può prendere visione ed estrarre copia degli atti e depositare le sue difese non oltre dieci giorni prima della discussione.
5. Nella seduta fissata per la discussione, il componente del Consiglio di presidenza di cui al comma 3 svolge la relazione. L'incolpato ha per ultimo la parola e può farsi assistere da altro componente di corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado.
6. La sanzione disciplinare deliberata dal Consiglio di presidenza è applicata con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze.
7. Per quanto non contemplato dal presente testo unico si applicano le disposizioni sul procedimento disciplinare vigenti per i magistrati ordinari in quanto compatibili.
Detrazione del 19% per le erogazioni liberali a favore di istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritari senza scopo di lucro (codice 31).
Rientrano anche le donazioni a ITS Academy, istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) e università.
Pagamento tracciabile obbligatorio: bonifico, carta di debito o credito, assegno bancario o circolare. Il contante non è ammesso.
Attenzione alla non cumulabilità: la detrazione per le scuole (codice 31) non è cumulabile con la detrazione per l’ampliamento dell’offerta formativa prevista con il codice che riguarda le istituzioni scolastiche.
La detrazione si riduce per redditi sopra 120.000 euro e si azzera a 240.000 euro.
Cosa si può detrarre con le donazioni alle scuole
Se nel 2025 hai donato denaro a una scuola – pubblica o paritaria senza scopo di lucro – puoi detrarre il 19% di quella somma dall’imposta dovuta nel 730/2026. L’agevolazione vale anche per le donazioni a università, istituzioni AFAM (conservatori, accademie di belle arti) e ITS Academy, purché le risorse siano destinate a scopi precisi.
Le finalità ammesse sono tre: innovazione tecnologica, edilizia scolastica e universitaria, ampliamento dell’offerta formativa. Non basta quindi donare genericamente: il versamento deve essere destinato – anche solo in via dichiarativa – a uno di questi obiettivi. In pratica, di solito basta che l’ente beneficiario rilasci un’attestazione con la causale corretta.
Il codice da indicare nel 730/2026 è il 31, nei righi da E8 a E10. L’importo non ha un massimale fisso in euro, ma la detrazione del 19% è calcolata sull’intera somma versata. Come per quasi tutte le detrazioni del 19%, anche questa rientra nel meccanismo del ‘riordino delle detrazioni’ per chi ha un reddito superiore a 75.000 euro, e diminuisce per redditi sopra 120.000 euro.
Riepilogo detrazione per donazioni agli istituti scolastici
Voce
Dettaglio
Aliquota di detrazione
19%
Massimale di spesa
Non previsto (detrazione sul totale versato)
Codice da indicare nel 730
31 (righi da E8 a E10)
Enti beneficiari ammessi
Scuole statali e paritarie, università, AFAM, ITS Academy
Caio ha versato 1.000 euro tramite bonifico all’istituto tecnico superiore della sua città, con causale ‘donazione per innovazione tecnologica’. Nel 730/2026 indica 1.000 euro con il codice 31 nei righi da E8 a E10. La detrazione spettante è il 19% di 1.000 euro, cioè 190 euro sottratti direttamente dall’imposta dovuta. Se Caio avesse un reddito superiore a 120.000 euro, la detrazione sarebbe ridotta proporzionalmente.
Documenti necessari
Ricevuta del bonifico bancario con causale riferita all’erogazione liberale e alla finalità (es. ‘innovazione tecnologica’)
Attestazione rilasciata dalla scuola o dall’università con importo, data e finalità della donazione
Estratto conto della carta di debito o credito (se il pagamento è avvenuto con carta)
Certificazione Unica del datore di lavoro (codice onere 31, se già indicato)
Donazione a un liceo statale per l'acquisto di tablet
Scenario. Tizio, genitore di uno studente, ha versato 200 euro al liceo statale frequentato dal figlio per finanziare l’acquisto di dispositivi digitali per la didattica.
Come si applica. La finalità rientra nell’innovazione tecnologica, che è una delle tre ammesse dalla norma. Tizio indica 200 euro con il codice 31 nei righi da E8 a E10. La detrazione del 19% porta a un risparmio d’imposta di 38 euro. È sufficiente conservare la ricevuta del bonifico e, idealmente, l’attestazione della scuola.
In pratica
Codice 31 nei righi da E8 a E10.
Detrazione: 19% di 200 euro = 38 euro di imposta in meno.
Causale del bonifico chiara: ‘erogazione liberale per innovazione tecnologica’.
Donazione a un'università per l'ampliamento dell'offerta formativa
Scenario. Sempronio ha donato 5.000 euro alla propria università di laurea per finanziare nuovi laboratori didattici, tramite pagamento con carta di credito.
Come si applica. Le università rientrano tra i soggetti beneficiari ammessi. L’importo di 5.000 euro viene indicato con il codice 31. La detrazione del 19% equivale a 950 euro. L’estratto conto della carta è prova sufficiente del pagamento tracciabile. Sempronio conserva anche la ricevuta rilasciata dall’ateneo.
In pratica
Detrazione: 19% di 5.000 euro = 950 euro.
L’estratto conto della carta di credito è documentazione sufficiente.
Chiedere all’università un’attestazione con la causale ‘ampliamento offerta formativa’.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Si detrae il 19% dell’importo donato. Non c’è un massimale fisso in euro, quindi la detrazione si applica sull’intera somma versata, purché a un ente ammesso e per le finalità previste.
Quali scuole danno diritto alla detrazione?
Le scuole statali e le scuole paritarie senza scopo di lucro che fanno parte del sistema nazionale di istruzione (legge 62/2000), oltre a università, istituzioni AFAM e ITS Academy.
Posso detrarre una donazione generica alla scuola, senza finalità specifica?
In teoria no: la norma richiede che la donazione sia finalizzata all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica o all’ampliamento dell’offerta formativa. In pratica, è consigliabile indicare la causale nel bonifico e chiedere un’attestazione alla scuola.
Posso pagare in contanti?
No. Il pagamento deve essere tracciabile: bonifico, carta di debito o credito, assegno. Il contante non dà diritto alla detrazione.
La detrazione si riduce se il mio reddito è alto?
Sì. Per redditi complessivi superiori a 120.000 euro la detrazione del 19% decresce progressivamente e si azzera a 240.000 euro. Inoltre, per chi supera 75.000 euro, la donazione rientra nel ‘riordino delle detrazioni’ che fissa un tetto complessivo alle spese detraibili.
Questa detrazione è cumulabile con altre per le scuole?
No. Le istruzioni precisano che la detrazione con il codice 31 non è cumulabile con quella prevista per l’ampliamento dell’offerta formativa indicata con un codice diverso. Non si deve indicare la stessa spesa in due righi.
Detrazione del 19% sulle spese per abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale.
Massimale di spesa: 250 euro complessivi per contribuente e familiari a carico (non per singola persona).
Spetta anche se paghi l’abbonamento per un figlio o un altro familiare fiscalmente a carico.
Il pagamento deve essere tracciabile: bancomat, carta di credito, bonifico o altro mezzo non in contanti.
La detrazione massima concreta è 47,50 euro (19% di 250 euro).
Non si può detrarre la spesa se rimborsata dal datore di lavoro in sostituzione di retribuzioni premiali.
Come funziona la detrazione per gli abbonamenti ai mezzi pubblici
Se nel 2025 hai comprato un abbonamento all’autobus, alla metro, al treno regionale o a qualsiasi altro mezzo di trasporto pubblico, puoi recuperare parte della spesa nella dichiarazione dei redditi 2026. La regola è semplice: il Fisco ti restituisce il 19% di quanto hai speso, fino a un tetto massimo di 250 euro di spesa.
Questo tetto di 250 euro è complessivo: riguarda insieme te e tutti i familiari a tuo carico (figli, coniuge, ecc.). Non vale per ciascuno di loro separatamente. In pratica, anche se hai tre figli con abbonamento, la spesa detraibile non può superare 250 euro in totale.
La detrazione copre gli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale (autobus urbani, metro), regionale (treni regionali) e interregionale. Non riguarda i biglietti singoli, solo gli abbonamenti. Il pagamento deve essere fatto con strumenti tracciabili – carta, bancomat, bonifico – perché i contanti non danno diritto alla detrazione.
In concreto, il massimo risparmio fiscale che puoi ottenere è 47,50 euro (il 19% di 250 euro). Non è molto, ma è un rimborso automatico se tieni il documento di spesa.
Riepilogo detrazione abbonamenti trasporto pubblico
Voce
Importo / regola
Aliquota di detrazione
19%
Massimale di spesa detraibile
250 euro (contribuente + familiari a carico)
Detrazione massima ottenibile
47,50 euro
Abbonamenti coperti
Trasporto pubblico locale, regionale, interregionale
Pagamento ammesso
Solo strumenti tracciabili (no contanti)
Rigo nel 730
Da E8 a E10, codice onere 40
Esempio pratico
Caio ha un abbonamento annuale alla metro che costa 320 euro. Sua figlia (fiscalmente a carico) ha un abbonamento al bus scolastico da 80 euro. La spesa totale è 400 euro, ma il massimale è 250 euro. Caio inserisce nel 730 la spesa di 250 euro: la detrazione spettante è il 19% di 250 euro = 47,50 euro di imposta in meno.
Documenti necessari
Abbonamento o ricevuta di pagamento dell’abbonamento (intestato al contribuente o al familiare a carico)
Estratto conto bancario o ricevuta bancomat che provi il pagamento tracciabile
Certificazione Unica (se il datore di lavoro ha gestito la spesa con codice onere 40)
Documento che attesti il rapporto di familiarità e la condizione di fiscalmente a carico (per spese sostenute per familiari)
Abbonamento solo per se stessi
Scenario. Tizio lavora in città e nel 2025 ha comprato un abbonamento annuale alla metropolitana per 180 euro, pagato con bancomat.
Come si applica. La spesa è sotto il massimale di 250 euro. Tizio inserisce 180 euro nel rigo E8/E9/E10 con codice 40. La detrazione è il 19% di 180 euro = 34,20 euro che riducono l’imposta da pagare.
In pratica
Spesa detraibile: 180 euro (sotto il tetto di 250 euro)
Detrazione ottenuta: 19% × 180 = 34,20 euro
Abbonamento per sé e per un figlio a carico
Scenario. Sempronia ha un abbonamento al treno regionale da 200 euro e suo figlio (a carico) ha un abbonamento al bus da 120 euro. Totale speso: 320 euro.
Come si applica. Il tetto massimo è 250 euro per l’insieme del contribuente e dei familiari a carico. Sempronia può indicare al massimo 250 euro. La detrazione è il 19% di 250 euro = 47,50 euro. I 70 euro eccedenti il massimale non vengono presi in considerazione.
In pratica
Spesa totale sostenuta: 320 euro
Spesa ammessa in detrazione: 250 euro (massimale)
Detrazione: 19% × 250 = 47,50 euro
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Sì. La detrazione riguarda gli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. Il treno regionale rientra tra questi.
Il massimale di 250 euro vale per ogni familiare o è unico?
È un massimale complessivo: riguarda insieme il contribuente e tutti i familiari fiscalmente a carico. Non si moltiplica per il numero di persone.
Posso detrarre un abbonamento pagato in contanti?
No. Dal 2020 la detrazione del 19% su questa spesa spetta solo se il pagamento è avvenuto con strumenti tracciabili (bancomat, carta, bonifico, ecc.).
Devo conservare qualche documento?
Sì. Devi conservare il contratto di abbonamento o la ricevuta di pagamento e la prova del pagamento tracciabile (estratto conto, ricevuta bancomat). Non si invia nulla, ma devi esibirli in caso di controllo.
I biglietti singoli danno diritto alla detrazione?
No. La detrazione spetta solo per gli abbonamenti, non per i biglietti singoli o le ricariche occasionali.
Se il datore di lavoro mi rimborsa l'abbonamento, posso ugualmente detrarlo?
No. Le spese rimborsate dal datore di lavoro in sostituzione di retribuzioni premiali non possono essere detratte. In quel caso la spesa non è rimasta a tuo carico.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.