Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Studio associato: come si dichiara il reddito degli associati 2026

    In sintesi

    • Associazione fra artisti e professionisti: avvocati, commercialisti, architetti e altri professionisti che si associano formano un soggetto trasparente ai fini fiscali, regolato dall’art. 5 del TUIR.
    • Trasparenza per cassa: il reddito dello studio associato si determina con il criterio di cassa (compensi incassati meno spese pagate) e viene imputato agli associati in base alla quota di partecipazione agli utili.
    • Quadro RH, codice 2: ogni associato persona fisica dichiara la propria quota nel quadro RH del Modello Redditi PF 2026, indicando il codice 2 nella colonna 2 (associazioni fra artisti e professionisti).
    • Perdite di lavoro autonomo: se lo studio chiude in perdita, la quota di perdita imputata all’associato si indica nel rigo RH15 e può essere usata per abbattere altri redditi di lavoro autonomo dello stesso anno.
    • Niente deduzione delle perdite precedenti: a differenza delle perdite d’impresa, le perdite di lavoro autonomo degli esercizi precedenti non compensate possono essere scomputate solo da futuri redditi di lavoro autonomo.

    Lo studio associato e la tassazione per trasparenza

    Se sei avvocato, medico, commercialista o qualsiasi altro professionista che esercita in forma associata, il tuo studio non paga imposte proprie: ogni associato dichiara e tassa la propria quota di reddito nel Modello Redditi PF 2026.

    Questo meccanismo si chiama trasparenza fiscale ed è identico, nelle grandi linee, a quello delle società di persone. La differenza è che lo studio associato produce reddito di lavoro autonomo, non reddito d’impresa. Il reddito si calcola con il criterio di cassa: rilevano i compensi effettivamente incassati e le spese effettivamente pagate nel 2025.

    Le istruzioni al quadro RH del Modello Redditi PF 2026 precisano che la quota di reddito (o perdita) derivante dalla partecipazione a un’associazione fra artisti e professionisti va indicata nel rigo RH15, distinguendo la sezione dedicata al lavoro autonomo da quella del reddito d’impresa.

    Lo studio associato deve presentare il proprio Modello Redditi SP e rilasciare a ciascun associato un prospetto con la quota di reddito imputata, le ritenute subite e gli altri dati necessari per la compilazione del quadro RH personale.

    Compilazione quadro RH per associato di studio professionale
    Rigo / Colonna Contenuto
    RH1-RH4, colonna 1 Codice fiscale dello studio associato
    RH1-RH4, colonna 2 Codice 2 (associazione fra artisti e professionisti)
    RH1-RH4, colonna 3 Percentuale di partecipazione agli utili
    RH1-RH4, colonna 4 Quota di reddito (o perdita con segno meno) imputata
    RH15 Totale reddito o perdita da associazioni professionali
    RH16 Eventuali perdite di lavoro autonomo anni precedenti da scomputare
    RH17 Reddito netto da riportare nel quadro RN

    Esempio pratico

    • Lo studio associato Rossi-Bianchi (due avvocati al 50% ciascuno) ha incassato nel 2025 compensi per 200.000 euro e ha sostenuto spese per 60.000 euro: reddito netto 140.000 euro. Tizio (50%) dichiara 70.000 euro nel rigo RH15 del proprio quadro RH. Compila il rigo RH1 con il codice fiscale dello studio, il codice 2 in colonna 2 e 50% in colonna 3. L’importo di RH17 (70.000 euro al netto di eventuali perdite pregresse di lavoro autonomo) confluisce nel rigo RN1 del quadro RN per la tassazione IRPEF ordinaria.

    Documenti necessari

    • Prospetto di ripartizione del reddito rilasciato dallo studio associato (Modello Redditi SP)
    • Certificazione delle ritenute d’acconto subite dallo studio e imputate all’associato
    • Atto costitutivo o regolamento dello studio che stabilisce le quote di partecipazione agli utili
    • Certificazione Unica 2026 eventualmente rilasciata ai collaboratori dello studio
    • Documentazione sulle spese deducibili sostenute dallo studio nel 2025

    Caso 1 – Associato che riceve una quota di reddito positiva

    Scenario. Tizio fa parte di uno studio di commercialisti in cui detiene una quota del 40%. Nel 2025 lo studio ha prodotto un reddito netto di 180.000 euro. Tizio non ha altri redditi di lavoro autonomo.

    Come si applica. La quota di Tizio è 72.000 euro (40% di 180.000). Lo indica nel rigo RH15 del quadro RH, compilando il rigo RH1 con codice fiscale dello studio, codice 2 in colonna 2 e 40% in colonna 3. Nel rigo RH16 indica zero (nessuna perdita di lavoro autonomo da anni precedenti). Il rigo RH17 è pari a 72.000 euro e va riportato nel rigo RN1 del quadro RN per la tassazione IRPEF ordinaria.

    In pratica

    • Usa il codice 2 nella colonna 2 dei righi da RH1 a RH4: identifica le associazioni professionali.
    • Il reddito da studio associato va nel rigo RH15, non nel rigo RH7 (che è per il reddito d’impresa).
    • Controlla che la quota indicata corrisponda esattamente a quella del prospetto rilasciato dallo studio.

    Caso 2 – Associato con perdita dallo studio

    Scenario. Caio partecipa al 30% a uno studio di architettura che nel 2025 ha chiuso con una perdita di lavoro autonomo di 30.000 euro. Caio ha però redditi da lavoro autonomo personali per 25.000 euro (quadro RE).

    Come si applica. La quota di perdita di Caio è 9.000 euro (30% di 30.000). Nel rigo RH15 indica -9.000. Se il risultato del rigo RH15 è negativo, la perdita di lavoro autonomo può essere utilizzata per abbattere il reddito complessivo fino a concorrenza del reddito minimo della società associata. In base alle istruzioni, tale perdita residua si può scomputare dal reddito netto di lavoro autonomo dello stesso anno indicato nel quadro RE.

    In pratica

    • La perdita di lavoro autonomo dello studio riduce il tuo reddito complessivo secondo le regole del rigo RH15-RH17.
    • La parte di perdita non compensata nell’anno non si riporta agli anni successivi come avviene per le perdite d’impresa.
    • Ricorda di raccordare il risultato del quadro RH con il quadro RE se hai anche redditi di lavoro autonomo personali.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come si determina il reddito dello studio associato?

    Lo studio associato calcola il proprio reddito di lavoro autonomo con il criterio di cassa: compensi incassati nel 2025 meno spese pagate nel 2025. Il risultato viene ripartito tra gli associati in base alle rispettive quote.

    Dove dichiaro la mia quota di reddito dello studio associato?

    Nel quadro RH del Modello Redditi PF 2026, specificatamente nei righi da RH1 a RH4 con codice 2 in colonna 2 (associazione fra artisti e professionisti), e poi nel rigo RH15 per il riepilogo.

    Lo studio associato deve presentare una propria dichiarazione?

    Sì. Lo studio presenta il Modello Redditi SP. Dopo aver determinato il reddito complessivo, rilascia a ciascun associato un prospetto con la quota imputata e le ritenute d’acconto subite.

    Le ritenute subite dai clienti che pagano lo studio mi vengono attribuite?

    Sì. Le ritenute d’acconto subite dallo studio vengono imputate a ciascun associato proporzionalmente alla quota di partecipazione. Le indichi nella colonna 9 del rigo RH1 e poi nel rigo RH19 per il totale.

    Posso essere sia associato dello studio sia avere clienti personali?

    Sì. In quel caso compilerai sia il quadro RE (per i tuoi compensi professionali personali) sia il quadro RH (per la quota di reddito dello studio). I due redditi si sommano nel quadro RN.

    Cosa succede se esco dallo studio durante l'anno?

    In caso di recesso o esclusione dall’associazione, se la somma ricevuta supera il prezzo pagato per la quota, la differenza può costituire un ulteriore reddito da indicare con codice 7 nella colonna 2 del quadro RH. Verifica il prospetto che ti rilascia lo studio.

  • Art. 28 D.Lgs. 81/2015 – Decadenza e tutele contratto a termine

    Art. 28 D.Lgs. 81/2015 – Decadenza e tutele contratto a termine

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. L’impugnazione del contratto a tempo determinato deve avvenire, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore, entro centottanta giorni dalla cessazione del singolo contratto.

    2. In caso di conversione del contratto a tempo determinato, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno stabilendo un’indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604.

  • Art. 27 D.Lgs. 81/2015 – Criteri di computo contratto determinato

    Art. 27 D.Lgs. 81/2015 – Criteri di computo contratto determinato

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. Salvo che la legge o il contratto collettivo disponga altrimenti, ai fini dell’applicazione di qualsiasi disciplina di fonte legale o contrattuale, i lavoratori a tempo determinato sono computati in proporzione all’orario lavorato nei semestri precedenti.

  • Art. 26 D.Lgs. 81/2015 – Formazione contratto a termine

    Art. 26 D.Lgs. 81/2015 – Formazione contratto a termine

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. Il lavoratore assunto con contratto a tempo determinato ha diritto di ricevere una formazione sufficiente ed adeguata alle caratteristiche delle mansioni oggetto del contratto, al fine di prevenire rischi specifici connessi all’esecuzione del lavoro.

  • Art. 24 D.Lgs. 81/2015 – Diritti di precedenza

    Art. 24 D.Lgs. 81/2015 – Diritti di precedenza

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. Il lavoratore che, nell’esecuzione di uno o più contratti a tempo determinato presso la stessa azienda, abbia prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi ha diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine.

    2. Il lavoratore assunto a tempo determinato per lo svolgimento di attività stagionali di cui all’articolo 21, comma 2, ha diritto di precedenza rispetto a nuove assunzioni a tempo determinato da parte dello stesso datore di lavoro per le medesime attività stagionali.

    3. Il diritto di precedenza di cui al comma 1 può essere esercitato a condizione che il lavoratore manifesti in tal senso la propria volontà al datore di lavoro entro sei mesi dalla data di cessazione del rapporto stesso; il diritto di precedenza di cui al comma 2 può essere esercitato a condizione che il lavoratore manifesti in tal senso la propria volontà al datore di lavoro entro tre mesi dalla data di cessazione del rapporto stesso.

    4. Il diritto di precedenza si estingue una volta trascorso il termine entro il quale va esercitato nonché in caso di mancata risposta all’offerta del datore di lavoro.

    5. Il lavoratore ha diritto di precedenza anche nelle assunzioni a tempo determinato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi, con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei precedenti rapporti a termine, a condizione che tale diritto sia espressamente previsto nel contratto a termine.

  • Art. 23 D.Lgs. 81/2015 – Numero complessivo contratti a termine

    Art. 23 D.Lgs. 81/2015 – Numero complessivo contratti a termine

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. Fatte salve le diverse disposizioni dei contratti collettivi applicati dall’utilizzatore, il numero dei lavoratori assunti con contratto a tempo determinato non può eccedere il 20 per cento del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione. Nel caso di inizio dell’attività nel corso dell’anno, il limite percentuale si computa sul numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al momento dell’assunzione.

    2. In ogni caso è esente dal limite di cui al comma 1 l’assunzione a tempo determinato di lavoratori:

    a) nella fase di avvio di nuove attività, per i primi 12 mesi;

    b) per ragioni di carattere sostitutivo o di stagionalità, ivi incluse le attività di cui all’articolo 21, comma 2;

    c) per specifici spettacoli ovvero specifici programmi radiofonici o televisivi;

    d) con lavoratori di età superiore a 50 anni.

    3. Il limite di cui al comma 1 non si applica alle imprese start-up innovative di cui all’articolo 25, comma 2, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, per il periodo di quattro anni dalla costituzione della società ovvero per il più limitato periodo previsto dal comma 3 del suddetto articolo 25 per le società già costituite.

    4. Per i contratti di lavoro a tempo determinato in corso al 21 marzo 2018, il datore di lavoro che supera il limite di cui al comma 1 è tenuto a versare al Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, un contributo addizionale pari all’1,4 per cento della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, per ciascun lavoratore assunto con contratto a tempo determinato.

    5. Qualora il numero di contratti a tempo determinato superi il numero di contratti a tempo indeterminato, fatta salva la diversa disposizione dei contratti collettivi, il datore di lavoro è tenuto a versare il contributo addizionale di cui al comma 4 per ogni unità eccedente.

    6. In caso di violazione del limite di cui al comma 1, restando esclusa la trasformazione dei contratti interessati in contratti a tempo indeterminato, il datore di lavoro è soggetto, per ciascun lavoratore, alla sanzione amministrativa:

    a) pari al 20 per cento della retribuzione, per ciascun mese o frazione di mese superiore a quindici giorni di durata del rapporto di lavoro, se il numero dei lavoratori assunti in violazione del limite percentuale non è superiore a uno;

    b) pari al 50 per cento della retribuzione, per ciascun mese o frazione di mese superiore a quindici giorni di durata del rapporto di lavoro, se il numero dei lavoratori assunti in violazione del limite percentuale è superiore a uno.

  • IMU sugli immobili strumentali: quanto è deducibile

    In sintesi

    • 100% deducibile dal 2022: l’IMU pagata sugli immobili strumentali è interamente deducibile dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo.
    • Principio di cassa: rileva l’IMU effettivamente versata nell’anno, non quella di competenza.
    • Immobili patrimoniali esclusi: l’IMU sugli immobili non strumentali resta indeducibile, senza eccezioni.
    • Dove si indica: l’IMU pagata sugli immobili strumentali è un costo deducibile e non richiede variazioni. Nel rigo RF16 del modello Redditi SC va in aumento solo l’IMU degli immobili non strumentali e quella degli strumentali non ancora pagata.
    • IRAP: l’IMU resta indeducibile ai fini IRAP, anche sugli immobili strumentali.
    • Vale anche per lavoro autonomo: la deduzione al 100% si applica anche ai professionisti per gli immobili usati nell’attività.

    IMU e reddito d'impresa: come funziona la deduzione

    L’IMU (Imposta Municipale Propria) è un costo fisso per le imprese che possiedono immobili. Per anni la sua deducibilità è stata parziale e soggetta a continui cambiamenti normativi. Dal periodo d’imposta 2022, però, la situazione si è semplificata: l’IMU sugli immobili strumentali è deducibile al 100%. Un vantaggio concreto per le imprese che utilizzano capannoni, uffici e laboratori di proprietà.

    La regola base è semplice: se l’immobile è strumentale all’attività – cioè viene usato direttamente nell’esercizio dell’impresa – l’IMU pagata su di esso si porta in deduzione integralmente. Se invece l’immobile è ‘patrimoniale’ (ad esempio un appartamento che l’impresa possiede ma non usa nell’attività), l’IMU è indeducibile, e non c’è niente da fare.

    La deduzione segue il principio di cassa: conta l’IMU versata nell’anno d’imposta, non quella di competenza. Quindi se la prima rata viene pagata a giugno e il saldo a dicembre, entrambi i versamenti concorrono alla deduzione dell’anno in cui sono stati effettuati.

    IMU: deducibilità in base al tipo di immobile
    Tipo di immobile Deducibilità IMU Decorrenza
    Strumentale per destinazione (usato nell'attività) 100% Dal periodo d'imposta 2022
    Strumentale per natura (categorie catastali A/10, B, C, D, E), anche se locato o non utilizzato 100% Dal periodo d'imposta 2022
    Fabbricati costruiti dall'impresa e destinati alla vendita (beni merce), non locati Nessuna IMU da dedurre: sono esenti Dal 1° gennaio 2022
    IMU ai fini IRAP 0% – indeducibile Regola invariata
    Patrimoniale (non strumentale) 0% – indeducibile Regola invariata
    Criterio temporale Per cassa (anno del versamento) Prima rata e saldo entrambi deducibili

    Quanto era deducibile l’IMU negli anni precedenti

    Deducibilità dell’IMU sugli immobili strumentali dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo
    Periodo d’imposta (esercizio solare) Quota deducibile Fonte
    2019 50% Art. 3 D.L. 34/2019, come modificato dalla L. 160/2019
    2020 e 2021 60% Art. 1, comma 773, L. 160/2019
    Dal 2022 (quindi anche 2025 e 2026) 100% Art. 1, commi 772 e 773, L. 160/2019
    IRAP, in ogni anno 0% Art. 1, comma 772, L. 160/2019

    Il testo vigente è nell’art. 1, commi 772 e 773, della legge 160/2019 (Normattiva, articolo 1, commi 701-800) e nell’art. 14, comma 1, del D.Lgs. 23/2011. Le imposte diverse da quelle sui redditi sono deducibili «nell’esercizio in cui avviene il pagamento» (art. 99 TUIR): per questo conta l’anno del versamento, anche per l’IMU pagata in ritardo con il ravvedimento.

    Immobile strumentale per natura o per destinazione: quando l’IMU è deducibile

    Per il TUIR (art. 43, comma 2) sono strumentali gli immobili usati esclusivamente per l’attività d’impresa o professionale del possessore (strumentali per destinazione) e, per le imprese, quelli che per le loro caratteristiche non si possono usare diversamente senza radicali trasformazioni (strumentali per natura), che restano strumentali anche se non utilizzati o dati in locazione o comodato. Per questo l’IMU di un capannone D/8 o di un negozio C/1 dato in affitto da una società resta deducibile, mentre quella di un appartamento A/2 affittato (immobile patrimonio) non lo è.

    Per il professionista conta solo la destinazione: lo studio di proprietà è strumentale se è usato esclusivamente per l’attività. Se l’immobile è usato anche come abitazione manca l’uso esclusivo che l’art. 43 richiede, e quindi non è strumentale ai fini di questa deduzione.

    I fabbricati costruiti e destinati alla vendita dall’impresa costruttrice, finché restano invenduti e non locati, dal 2022 sono esenti dall’IMU (art. 1, comma 751, L. 160/2019): non c’è imposta da dedurre. Vedi anche IMU sui beni merce delle imprese di costruzioni e, sulla deducibilità negli anni passati, Corte cost. n. 75/2025 sull’IMU del 2018.

    Esempio pratico

    • Alfa SRL possiede un capannone industriale (immobile strumentale) e un appartamento acquistato come investimento (immobile patrimoniale). Nel 2025 paga 9.000 euro di IMU sul capannone e 2.400 euro sull’appartamento. In dichiarazione potrà dedurre integralmente i 9.000 euro del capannone. I 2.400 euro dell’appartamento rimangono un costo indeducibile: andranno in variazione in aumento al rigo RF16 e non avranno una corrispondente variazione in diminuzione.

    Documenti necessari

    • Modello F24 con i versamenti IMU (prima rata e saldo)
    • Visura catastale degli immobili (per verificare la categoria catastale)
    • Documentazione che attesta l’uso strumentale dell’immobile (es. destinazione in bilancio)
    • Dichiarazione IMU presentata al Comune
    • Quadro RF del modello Redditi SC (rigo RF16 per l’IMU non deducibile o non pagata)

    Caso 1 – Capannone di proprietà usato per la produzione

    Scenario. Beta SNC produce infissi in un capannone di sua proprietà, iscritto in categoria catastale D/1 (opifici). Nel 2025 paga 12.000 euro di IMU al Comune. Il capannone viene usato esclusivamente per la produzione.

    Come si applica. Il capannone è un immobile strumentale per destinazione (usato direttamente nell’attività) e per natura (categoria D). Dal 2022 l’IMU è deducibile al 100%. I 12.000 euro pagati nel 2025 sono un costo deducibile per intero e nel quadro RF del modello Redditi SP non serve alcuna variazione. Il reddito della snc è imputato ai soci, che pagano l’IRPEF con la propria aliquota; ai fini IRAP, invece, i 12.000 euro sono indeducibili.

    In pratica

    • Categoria D (capannoni, alberghi, ecc.): strumentale per natura, IMU deducibile al 100%.
    • La deduzione vale per l’IMU versata nell’anno (prima rata giugno + saldo dicembre).
    • In aumento (RF16) va solo l’IMU non deducibile: quella degli immobili non strumentali e quella degli strumentali imputata a conto economico ma non pagata nell’esercizio, che si dedurrà nell’anno del pagamento.

    Caso 2 – Immobile misto: parte strumentale e parte patrimoniale

    Scenario. Tizio è titolare di una SRL che possiede un edificio. Al piano terra c’è il negozio dell’impresa (strumentale), ai piani superiori due appartamenti affittati a privati (patrimoniali). L’IMU totale del 2025 è 8.000 euro, di cui 5.500 euro imputabili al piano terra e 2.500 euro ai piani superiori.

    Come si applica. La deduzione spetta solo per la parte strumentale. I 5.500 euro di IMU relativi al negozio sono deducibili al 100%. I 2.500 euro relativi agli appartamenti (immobili patrimoniali) sono indeducibili. L’IMU si calcola su ogni unità immobiliare, con la sua rendita catastale: la divisione tra negozio e appartamenti risulta già dai conteggi per unità, che conviene conservare. I 2.500 euro vanno in aumento nel rigo RF16.

    In pratica

    • Edificio con più unità: si deduce l’IMU delle sole unità strumentali.
    • La parte patrimoniale è sempre indeducibile, anche se l’immobile è dello stesso edificio.
    • Conservare la documentazione del criterio di ripartizione in caso di controllo.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    L’IMU sugli immobili strumentali è deducibile al 100% nel 2025?

    Sì. Dal periodo d’imposta 2022 l’IMU sugli immobili strumentali è deducibile per intero dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo (art. 1, commi 772 e 773, L. 160/2019). Negli anni precedenti la quota era del 50% per il 2019 e del 60% per il 2020 e il 2021.

    L’IMU sugli immobili strumentali è deducibile ai fini IRAP?

    No. La stessa norma che la rende deducibile dalle imposte sui redditi la dichiara indeducibile ai fini dell’IRAP.

    Cos’è un immobile strumentale ai fini fiscali?

    Un immobile è strumentale quando viene utilizzato esclusivamente per l’impresa o la professione (strumentale per destinazione) oppure, per le imprese, quando per le sue caratteristiche non può essere usato diversamente senza radicali trasformazioni (strumentale per natura, nella prassi le categorie A/10, B, C, D ed E). Questi ultimi restano strumentali anche se locati.

    L’IMU va per cassa o per competenza?

    Per cassa: le imposte diverse da quelle sui redditi sono deducibili nell’esercizio in cui avviene il pagamento (art. 99 TUIR). L’IMU imputata a conto economico ma pagata l’anno dopo va in aumento nel rigo RF16 e si deduce nell’anno del versamento.

    Se pago l’IMU in ritardo con sanzioni, posso dedurre anche queste?

    Puoi dedurre l’IMU in sé; per quanto riguarda sanzioni e interessi di mora, la regola generale è che le sanzioni non sono deducibili, mentre gli interessi passivi seguono le regole ordinarie.

    L’IMU sugli immobili in leasing è deducibile?

    Per gli immobili in locazione finanziaria l’IMU è dovuta dal locatario dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto (art. 1, comma 743, L. 160/2019). Se l’immobile è strumentale, è deducibile al 100% con le stesse regole.

    Dove indico l’IMU nel modello Redditi SC?

    L’IMU pagata sugli immobili strumentali non richiede variazioni: è già un costo deducibile. Nel rigo RF16 va in aumento l’intera IMU degli immobili diversi da quelli strumentali risultante dal conto economico, e quella degli strumentali non pagata nell’esercizio.

    Vale anche per i professionisti con studio di proprietà?

    Sì. La deducibilità al 100% si applica anche al reddito di lavoro autonomo per gli immobili strumentali all’esercizio dell’attività professionale, cioè usati esclusivamente per l’attività.

    Vedi anche: IMU ridotta, IMU sui fabbricati rurali strumentali, IMU ed eredi, IMU sui beni merce delle imprese di costruzioni, TARI sulla seconda casa e sull’immobile non occupato e IMU sui terreni agricoli.

  • Art. 22 D.Lgs. 81/2015 – Continuazione del rapporto oltre la scadenza

    Art. 22 D.Lgs. 81/2015 – Continuazione del rapporto oltre la scadenza

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. Fermo quanto disposto dall’articolo 21, se il rapporto di lavoro continua dopo la scadenza del termine inizialmente fissato o successivamente prorogato, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al lavoratore una maggiorazione della retribuzione per ogni giorno di continuazione del rapporto, pari al venti per cento fino al decimo giorno successivo, e al quaranta per cento per ciascun giorno ulteriore.

    2. Se il rapporto di lavoro continua oltre il trentesimo giorno in caso di contratto di durata inferiore a sei mesi, ovvero oltre il cinquantesimo giorno negli altri casi, il contratto si considera a tempo indeterminato dalla scadenza dei predetti termini.

  • Hobby che genera guadagni: quando dichiararlo nel 730

    In sintesi

    • Attività commerciale occasionale: se vendi prodotti o servizi senza partita IVA e senza continuità, il reddito va nel rigo D5 codice 1 del 730.
    • Attività di lavoro autonomo occasionale: se presti un servizio intellettuale o tecnico una tantum, il reddito va nel rigo D5 codice 2.
    • La soglia critica: non esiste una franchigia di esenzione per i redditi occasionali; ogni euro guadagnato concorre al reddito complessivo.
    • Il confine con l’impresa: se l’attività diventa abituale e organizzata, si deve aprire la partita IVA; non dichiarare è evasione.
    • Spese deducibili: si possono dedurre solo le spese specificamente inerenti alla produzione del reddito, documentate in un prospetto analitico.
    • Ritenuta del committente: se chi ti paga è un sostituto d’imposta (azienda, professionista), applica una ritenuta d’acconto che trovi nella Certificazione Unica.

    Quando il tuo hobby smette di essere solo un passatempo

    Hai una passione per la ceramica, la fotografia, la falegnameria artigianale o le torte decorate e hai cominciato a vendere qualcosa online o tra amici. In molti casi ti chiedi: devo dichiarare questi guadagni? La risposta è quasi sempre sì, ma il modo in cui li dichiari dipende da quanto spesso e in modo organizzato li realizzi.

    La legge fiscale italiana distingue due situazioni: l’attività commerciale non esercitata abitualmente (vendita di beni o prodotti) e l’attività di lavoro autonomo non esercitata abitualmente (prestazione di servizi o competenze). In entrambi i casi, se l’attività rimane episodica e non organizzata, i guadagni rientrano tra i ‘redditi diversi’ e si dichiarano nel rigo D5 del Modello 730, oppure nel quadro RL del Modello Redditi PF.

    Il punto critico è capire quando un hobby diventa un’attività abituale. Non esiste una soglia di importo che lo determina automaticamente: contano la frequenza delle transazioni, l’organizzazione dei mezzi (hai un magazzino? un sito di e-commerce dedicato? personale?), la continuità nel tempo. Se l’Agenzia delle Entrate considera la tua attività come abituale, sei tenuto ad aprire la partita IVA indipendentemente dai guadagni realizzati.

    Redditi da hobby: dove dichiararli nel 730
    Tipo di attività Codice rigo D5 Descrizione
    Vendita di prodotti artigianali, oggetti, foto, ecc. Codice 1 (attività commerciale occasionale) Redditi da attività commerciali non esercitate abitualmente
    Prestazione di servizi creativi, consulenze occasionali Codice 2 (lavoro autonomo occasionale) Redditi da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente
    Assunzione di obblighi specifici (es. non divulgare un segreto) Codice 3 Obblighi di fare, non fare o permettere

    Esempio pratico

    • Caio dipinge quadri nel tempo libero e nel 2025 ne ha venduti 5 per un totale di 1.200 euro. Le spese di materiale (tele, colori) ammontano a 300 euro. Caio dichiara nel rigo D5, codice 1, il reddito lordo di 1.200 euro e nella colonna delle spese indica 300 euro. Il reddito netto di 900 euro concorre al suo reddito complessivo e viene tassato con le aliquote IRPEF progressive, a seconda della sua fascia di reddito totale. Se avesse guadagnato la stessa cifra offrendo corsi di pittura occasionali, avrebbe usato il codice 2.

    Documenti necessari

    • Ricevute o fatture delle vendite effettuate nel 2025
    • Scontrini e ricevute delle spese sostenute per produrre il reddito
    • Prospetto analitico con compensi lordi, spese per operazione e reddito netto (da conservare ed esibire su richiesta)
    • Certificazione Unica (se hai ricevuto pagamenti da un sostituto d’imposta)
    • Estratti conto o documentazione di pagamenti online (PayPal, bonifici, ecc.)

    Tizio: artigiano amatoriale che vende su un marketplace online

    Scenario. Tizio fa gioielli artigianali come hobby e nel 2025 ha venduto 15 pezzi su una piattaforma online, guadagnando complessivamente 800 euro. Ha sostenuto 200 euro di spese per materiali. Non ha partita IVA.

    Come si applica. L’attività è episodica e non organizzata in modo imprenditoriale: Tizio può dichiarare i 800 euro come reddito da attività commerciale non esercitata abitualmente, nel rigo D5 codice 1 del 730. Nella colonna delle spese inserisce 200 euro. Il reddito netto di 600 euro si aggiunge al suo reddito complessivo. Se le vendite aumentassero significativamente di numero e frequenza nei prossimi anni, Tizio dovrebbe valutare l’apertura della partita IVA.

    In pratica

    • Rigo D5, codice 1, del 730 per i redditi da vendita occasionale di prodotti.
    • Le spese documentate si deducono nella colonna apposita del rigo.
    • Conserva un prospetto con ogni singola vendita e le relative spese.

    Sempronia: fotografa amatoriale con qualche commissione

    Scenario. Sempronia è impiegata e fotografa per passione. Nel 2025 ha ricevuto due commissioni da privati per fotografare matrimoni, per un totale di 2.000 euro. Ha acquistato una lente da 400 euro per queste sessioni.

    Come si applica. Due commissioni isolate nell’anno configurano una prestazione di lavoro autonomo occasionale (servizio intellettuale-creativo). Sempronia usa il rigo D5, codice 2, del 730. Dichiara 2.000 euro di lordo e deduce 400 euro di spese specificamente inerenti. Il reddito netto di 1.600 euro concorre al reddito complessivo. Se nel 2026 le commissioni aumentassero molto e Sempronia iniziasse a promuoversi attivamente, dovrebbe aprire la partita IVA.

    In pratica

    • Rigo D5, codice 2, del 730 per le prestazioni occasionali di servizi o competenze.
    • Deduci solo le spese direttamente collegate alle singole prestazioni.
    • Il confine con l’abitualità dipende dalla frequenza e dall’organizzazione, non solo dall’importo.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    C'è una soglia minima di guadagno sotto la quale non devo dichiarare nulla?

    No, non esiste una franchigia di esenzione per i redditi occasionali. Ogni compenso percepito concorre al reddito complessivo. Esiste però una condizione generale di esonero dalla dichiarazione quando l’imposta totale dovuta non supera 10,33 euro, ma si tratta di un’ipotesi residuale per redditi molto bassi.

    Quante volte posso fare una cosa prima che diventi 'abituale' e richieda la partita IVA?

    La legge non fissa un numero preciso. La valutazione dell’abitualità dipende dalla frequenza, dall’organizzazione dei mezzi, dalla continuità nel tempo e dall’intento di fare profitto in modo sistematico. Non c’è una risposta universale: in caso di dubbio, consulta un professionista.

    Se chi mi paga non è un'azienda ma un privato, devo comunque dichiarare?

    Sì. L’obbligo di dichiarare non dipende da chi ti paga. Se un privato ti paga per un servizio o acquista un tuo prodotto, il reddito va dichiarato. La differenza rispetto a un pagamento da un’azienda è che l’azienda in genere applica una ritenuta d’acconto e ti rilascia la Certificazione Unica, mentre il privato non lo fa.

    Posso dedurre l'ammortamento di un attrezzo comprato per il mio hobby?

    Solo se l’attrezzo è specificamente usato per produrre il reddito occasionale. Le spese deducibili devono essere inerenti alla produzione di quel reddito. Se uno strumento viene usato principalmente per uso personale e solo in parte per la prestazione, la deducibilità è limitata alla parte inerente.

    Cosa succede se non dichiaro questi redditi?

    Si tratta di evasione fiscale, sanzionata dall’Agenzia delle Entrate. I controlli possono avvenire anche tramite la verifica dei movimenti sui conti correnti o delle transazioni su piattaforme di vendita online, che sono tenute a comunicare i dati all’Agenzia delle Entrate sopra certe soglie.

  • Art. 21 D.Lgs. 81/2015 – Proroghe e rinnovi

    Art. 21 D.Lgs. 81/2015 – Proroghe e rinnovi

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. Il contratto può essere prorogato liberamente nei primi dodici mesi e, successivamente, solo in presenza delle condizioni di cui all’articolo 19, comma 1. La proroga è libera anche qualora il contratto abbia durata iniziale inferiore a dodici mesi, purché la durata complessiva del contratto non superi i dodici mesi.

    2. I contratti per attività stagionali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 ottobre 1963, n. 1525, nonché quelli stipulati per ragioni sostitutive, possono essere rinnovati o prorogati anche in assenza delle condizioni di cui all’articolo 19, comma 1.

    3. In caso di rinnovo di un contratto di cui all’articolo 13, l’intervallo tra un contratto e l’altro deve essere di almeno dieci giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata fino a sei mesi ovvero di almeno venti giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata superiore a sei mesi. In difetto, il secondo contratto si considera a tempo indeterminato.

    4. Quando si tratta di due soli contratti, il secondo dei quali sia stipulato ai sensi dell’articolo 19, comma 3, non si applica l’intervallo di cui al comma 3 del presente articolo.

  • Art. 20 D.Lgs. 81/2015 – Divieti contratto a termine

    Art. 20 D.Lgs. 81/2015 – Divieti contratto a termine

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. L’apposizione di un termine alla durata di un contratto di lavoro subordinato non è ammessa:

    a) per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero;

    b) presso unità produttive nelle quali si è proceduto, entro i sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi, a norma degli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, che hanno riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro a tempo determinato, salvo che il contratto sia concluso per provvedere alla sostituzione di lavoratori assenti ovvero sia concluso ai sensi dell’articolo 23, ovvero abbia una durata iniziale non superiore a tre mesi;

    c) presso unità produttive nelle quali sono operanti una sospensione del lavoro o una riduzione dell’orario in regime di cassa integrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a tempo determinato;

    d) da parte di datori di lavoro che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi ai sensi della normativa di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

  • Art. 19 D.Lgs. 81/2015 – Apposizione del termine e durata massima

    Art. 19 D.Lgs. 81/2015 – Apposizione del termine e durata massima

    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 – Disciplina organica dei contratti di lavoro (Jobs Act)

    1. Al contratto di lavoro subordinato può essere apposto un termine di durata non superiore a dodici mesi. Il contratto può avere una durata superiore, ma comunque non eccedente ventiquattro mesi, solo in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:

    a) esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, ovvero esigenze di sostituzione di altri lavoratori;

    b) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

    2. Fatte salve le diverse disposizioni dei contratti collettivi, e con l’eccezione delle attività stagionali di cui all’articolo 21, comma 2, la durata dei rapporti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, per effetto di una successione di contratti, conclusi per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale e indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l’altro, non può superare i ventiquattro mesi.

    3. Un ulteriore contratto a tempo determinato tra gli stessi soggetti, della durata massima di dodici mesi, può essere stipulato presso l’ispettorato territoriale del lavoro competente per territorio.

    4. Con esclusione dei rapporti di lavoro di durata non superiore a dodici giorni, l’atto scritto deve contenere, in caso di rinnovo, la specificazione delle esigenze di cui al comma 1, lettere a) e b), in base alle quali è stipulato; in caso di proroga dello stesso contratto tali esigenze devono essere indicate solo quando il termine complessivo eccede i dodici mesi.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.