Indice
  1. La guida
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

La guida

Chi assiste un familiare con disabilità grave può chiedere un congedo straordinario retribuito fino a due anni nell’arco della vita lavorativa. La fonte è l’art. 42, comma 5, del D.Lgs. 151/2001, ed è un istituto diverso dai permessi mensili della legge 104. Questa pagina commenta la norma: chi può chiederlo e in quale ordine, durata e frazionamento, indennità e tetto 2026, domanda, divieti durante il congedo e casi particolari. Per la guida pratica passo per passo vedi Congedo straordinario 104: due anni retribuiti.

Cos’è il congedo straordinario per assistere un disabile e quanto dura

Il congedo straordinario consente di astenersi dal lavoro per assistere una persona con disabilità in situazione di gravità (art. 3, comma 3, L. 104/1992) che non sia ricoverata a tempo pieno. La durata massima è di due anni nell’arco della vita lavorativa e per ciascuna persona assistita (art. 42, comma 5-bis). Secondo l’INPS il limite è complessivo fra tutti gli aventi diritto per ogni persona disabile e non esiste il «raddoppio»: chi assiste più familiari disabili non supera comunque i due anni (scheda INPS sul congedo straordinario).

Si può fruire in modo continuativo o frazionato, anche a giorni. Perché festivi, sabati e domeniche tra un periodo e l’altro non siano conteggiati serve l’effettiva ripresa del lavoro: non la configurano né la domanda dal lunedì al venerdì senza rientro il lunedì della settimana successiva, né le ferie. Se il congedo è frazionato in giorni, l’anno si considera di 365 giorni. La norma prevede che il congedo sia fruito entro trenta giorni dalla richiesta (art. 42, comma 5).

Cosa dice l’art. 42, comma 5, D.Lgs. 151/2001

Il comma 5 elenca i soggetti legittimati; il comma 5-bis fissa la durata, il divieto di ricovero a tempo pieno e il principio di un solo lavoratore per persona assistita; il 5-ter disciplina indennità e contribuzione figurativa; il 5-quater i permessi non retribuiti; il 5-quinquies gli effetti su ferie, tredicesima e TFR. Per quanto non previsto si applica l’art. 4, comma 2, della L. 53/2000 (art. 42 D.Lgs. 151/2001). Il testo è stato ampliato dalla Corte costituzionale:

Chi ha diritto al congedo straordinario e in che ordine

La legge fissa un ordine di priorità: si passa al gruppo successivo solo se mancano, sono deceduti o hanno patologie invalidanti tutti i componenti del gruppo precedente.

  1. il coniuge convivente, la parte dell’unione civile o il convivente di fatto (equiparati);
  2. il padre o la madre, anche adottivi;
  3. uno dei figli conviventi;
  4. uno dei fratelli o delle sorelle conviventi;
  5. il parente o l’affine entro il terzo grado convivente (ad esempio la nuora, affine di primo grado del genitore disabile).

La convivenza è il presupposto. Per la norma il diritto spetta anche se la convivenza è instaurata dopo la richiesta di congedo (art. 42, comma 5); per l’INPS deve essere instaurata entro l’inizio del periodo di congedo e mantenuta per tutta la sua durata. Il congedo non può essere riconosciuto a più di un lavoratore per la stessa persona: per il figlio con disabilità grave possono fruirne entrambi i genitori, ma alternativamente e non negli stessi giorni.

Secondo l’INPS non possono chiedere il congedo i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, i lavoratori a domicilio, i lavoratori agricoli giornalieri, i lavoratori autonomi e i parasubordinati. Non spetta durante il ricovero a tempo pieno della persona assistita, salvo tre eccezioni: l’uscita dalla struttura per visite e terapie certificate, lo stato vegetativo persistente o la prognosi infausta a breve termine, la presenza del familiare richiesta dai sanitari.

Quanto si prende: l’indennità e il tetto 2026

L’indennità corrisponde all’ultima retribuzione che precede il congedo, con riferimento alle voci fisse e continuative (compresi il rateo di tredicesima e delle altre mensilità aggiuntive, gratifiche, indennità e premi), esclusi gli emolumenti variabili (INPS, messaggio 30/2024). Indennità e contribuzione figurativa spettano fino a un importo complessivo massimo annuo, partito da 43.579,06 euro nel 2011 e rivalutato ogni anno con l’indice ISTAT (art. 42, comma 5-ter). Per il 2026 il tetto complessivo di retribuzione e contributi è di 57.837 euro (circolare INPS n. 6 del 30 gennaio 2026).

Tetto annuo del congedo straordinario (indennità più contributi)
Anno Importo complessivo annuo Fonte
2023 53.686,65 € Circolare INPS n. 11/2023 (indennità massima 40.366 €)
2024 56.585,73 € Circolare INPS n. 21/2024
2025 57.038,42 € Circolare INPS n. 26/2025
2026 57.836,96 € (57.837 € arrotondato) Circolare INPS n. 6/2026

Il periodo è coperto da contribuzione figurativa, valida per il diritto e per la misura della pensione e per l’anzianità assicurativa. L’indennità è anticipata dal datore con conguaglio sui contributi dovuti all’INPS; per gli operai agricoli e per i lavoratori dello spettacolo saltuari o a termine la paga direttamente l’INPS. Il beneficio non spetta per i periodi in cui non è prevista attività lavorativa, come i periodi non retribuiti di un part-time verticale.

Come si chiede il congedo straordinario

Per i lavoratori dipendenti privati la domanda si presenta online all’INPS; in alternativa tramite il contact center (803 164 da rete fissa, 06 164164 da mobile) o tramite patronato. Ha validità dalla data di presentazione. La disabilità grave deve essere stata riconosciuta dalla commissione medica integrata ASL/INPS: se il verbale non è rilasciato entro 45 giorni dalla domanda, si può presentare il certificato provvisorio del medico specialista della ASL. La scheda INPS riguarda i dipendenti privati; per i dipendenti pubblici l’indennità è a carico dell’amministrazione di appartenenza, a cui ci si rivolge secondo le regole dell’ente.

Cosa non si può fare durante il congedo

Durante il congedo il lavoratore conserva il posto, non percepisce la retribuzione ma l’indennità, e non può svolgere alcun tipo di attività lavorativa (art. 4, comma 2, L. 53/2000, richiamato dall’art. 42, comma 5-quinquies; art. 4 L. 53/2000). Se vengono meno i requisiti sanitari e amministrativi si perde il diritto all’indennità e l’INPS recupera il beneficio già fruito.

Differenza con i permessi legge 104

I permessi legge 104 (art. 33, comma 3) sono tre giorni al mese, anche frazionabili in ore; il congedo straordinario è invece un’astensione prolungata fino a due anni complessivi. Sono strumenti distinti: nello stesso giorno si è in congedo oppure si usa il permesso. Il divieto di trasferimento senza consenso è previsto dall’art. 33, comma 5, per chi fruisce dei permessi (art. 33 L. 104/1992).

Profilo Congedo straordinario Permessi L. 104
Tipo Astensione prolungata dal lavoro Tre giorni al mese, anche a ore
Durata Fino a 2 anni nella vita lavorativa Tre giorni ogni mese
Chi può chiederlo Coniuge, genitori, figli, fratelli, parenti e affini conviventi, in ordine di priorità Coniuge, parte dell’unione civile, convivente di fatto, parenti e affini entro il secondo grado (terzo grado in casi previsti)
Indennità Ultima retribuzione (voci fisse e continuative), entro il tetto Retribuzione della giornata
Contribuzione Figurativa Figurativa
Ferie, tredicesima, TFR Non maturano nel periodo di congedo La tredicesima è inclusa nell’indennità INPS

Tutele del posto e rientro

Durante il congedo il rapporto è sospeso ma il posto è conservato. Il periodo non rileva per la maturazione di ferie, tredicesima e TFR (art. 42, comma 5-quinquies), ma vale per l’anzianità assicurativa. Se il congedo è continuativo e non supera sei mesi, il lavoratore ha diritto a permessi non retribuiti pari ai giorni di ferie che avrebbe maturato nello stesso periodo, senza contribuzione figurativa (comma 5-quater).

Casi particolari

  • Convivente di fatto: è equiparato al coniuge convivente e sta nel primo gruppo dell’ordine di priorità;
  • figlio non convivente che instaura la convivenza: per la norma e per la Corte costituzionale (sentenza 232/2018) la convivenza può essere instaurata dopo la richiesta; per l’INPS deve esserci all’inizio del congedo;
  • più familiari disabili: si può chiedere il congedo per ciascuno, ma in totale non si superano due anni nella vita lavorativa;
  • part-time verticale: il congedo non spetta nei periodi non lavorati;
  • cassa integrazione a orario ridotto: l’indennità si calcola sull’ultima retribuzione percepita, al netto del trattamento integrativo;
  • ricovero a tempo pieno: esclude il diritto, salvo le tre eccezioni indicate sopra.

Spunti pratici

Cosa fare:

  • verifica il riconoscimento della disabilità grave (art. 3, comma 3) e la tua posizione nell’ordine di priorità;
  • presenta la domanda all’INPS e concorda con il datore l’inizio del congedo, che la norma vuole fruito entro trenta giorni dalla richiesta;
  • tieni il conto dei giorni già usati nei due anni, ricordando che festivi e sabati contano se non rientri al lavoro tra un periodo e l’altro;
  • controlla il tetto annuo dell’indennità, rivalutato ogni anno (57.837 euro nel 2026).

Errori da evitare:

  • confondere il congedo straordinario (fino a 2 anni) con i 3 giorni mensili di permesso;
  • presumere la maturazione di ferie, tredicesima e TFR durante il congedo;
  • richiederlo senza rispettare l’ordine di priorità tra i familiari;
  • svolgere un’attività lavorativa durante il congedo;
  • dimenticare il requisito della convivenza.

Checklist

  • c’è il verbale di disabilità grave (art. 3, c. 3)?
  • rientro nel gruppo giusto dell’ordine di priorità?
  • sussiste la convivenza e la persona non è ricoverata a tempo pieno?
  • quanti mesi ho già consumato nel tetto dei due anni?
  • conosco il tetto annuo dell’indennità di quest’anno?

Esempio pratico

Tizio assiste la madre, riconosciuta in situazione di disabilità grave (art. 3, comma 3, L. 104/1992) e non ricoverata a tempo pieno. Il padre è deceduto: come figlio convivente, Tizio rientra nel gruppo dei figli e può chiedere il congedo. Ne fruisce per un anno continuativo, con indennità pari all’ultima retribuzione entro il tetto annuo e contribuzione figurativa; al rientro ha conservato il posto. Dei due anni gli resta un anno, da usare anche a giorni. Caio, convivente di fatto del disabile, rientra nello stesso gruppo del coniuge e non deve attendere che manchino altri familiari.

Risorse correlate

Vedi anche: Spese mediche per familiare non a carico con patologia esente, Contrassegno disabili (CUDE), Spese mediche e assistenza disabili, Spese sanitarie per familiari a carico, Spese sanitarie e ausili per disabili e Detrazione veicoli e ausili per disabili.

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In sintesi

  • Il congedo straordinario (art. 42, comma 5, D.Lgs. 151/2001) consente di assistere una persona con disabilità grave (art. 3, comma 3, L. 104/1992) con un'indennità pari all'ultima retribuzione.
  • Dura al massimo due anni nell'arco della vita lavorativa e per ciascuna persona assistita; per l'INPS non esiste il raddoppio con più familiari disabili.
  • L'ordine di priorità è: coniuge, parte dell'unione civile o convivente di fatto; genitori; figli conviventi; fratelli e sorelle conviventi; parenti e affini entro il terzo grado conviventi.
  • Il tetto complessivo di indennità e contributi per il 2026 è di 57.837 euro (circolare INPS n. 6/2026); il periodo è coperto da contribuzione figurativa e non matura ferie, tredicesima e TFR.
  • Durante il congedo non si può svolgere alcuna attività lavorativa; il posto è conservato.
  • È distinto dai permessi mensili della legge 104: non si usano nello stesso giorno.
Indice dei contenuti

Il congedo straordinario per l'assistenza alla persona con disabilità grave è una delle misure più rilevanti di conciliazione tra vita e lavoro. È disciplinato dall'art. 42, comma 5, del D.Lgs. 151/2001 ed è stato ampliato più volte dalla Corte costituzionale. Conoscerne i confini serve a non confonderlo con i permessi mensili della L. 104 e a gestire correttamente domanda, indennità e rientro.

La natura del congedo e la sua funzione

È un'astensione prolungata dal lavoro, con un'indennità, finalizzata all'assistenza di un familiare con disabilità grave accertata ai sensi dell'art. 3, comma 3, della L. 104/1992. A differenza dei tre giorni mensili di permesso, il rapporto resta sospeso per periodi anche lunghi, fino a due anni nella vita lavorativa.

L'ordine di priorità tra i familiari

La norma gradua i legittimati: coniuge, parte dell'unione civile o convivente di fatto; genitori; figli conviventi; fratelli e sorelle conviventi; parenti e affini entro il terzo grado conviventi. Si passa al gruppo successivo solo se chi precede manca, è deceduto o ha patologie invalidanti. Verificare la propria posizione è il primo passo per evitare un diniego.

Convivenza e ricovero

La convivenza è il presupposto. Per la norma può essere instaurata anche dopo la richiesta; per l'INPS deve esistere all'inizio del congedo. Il ricovero a tempo pieno della persona assistita esclude il diritto, salvo le visite e terapie certificate, lo stato vegetativo persistente o la prognosi infausta a breve termine e la presenza richiesta dai sanitari.

Indennità, tetto e contribuzione figurativa

L'indennità è pari all'ultima retribuzione, con riferimento alle voci fisse e continuative, entro un tetto annuo rivalutato ogni anno: 57.837 euro per il 2026 (indennità e contributi). Il periodo è coperto da contribuzione figurativa e non matura ferie, tredicesima e TFR.

La procedura di domanda

I dipendenti privati presentano la domanda online all'INPS, direttamente o tramite patronato o contact center. La norma prevede che il congedo sia fruito entro trenta giorni dalla richiesta. L'indennità è anticipata dal datore e conguagliata con i contributi.

Tutela del posto e rapporto con gli altri istituti

Durante il congedo il posto è conservato, ma non si può svolgere alcuna attività lavorativa. Il congedo è distinto dall'aspettativa non retribuita e dai permessi della L. 104: non si usano nello stesso giorno.

Casi pratici

Caso 1: frazionamento del congedo

Tizio assiste la madre con disabilità grave e, dovendo conciliare il lavoro con periodi di terapia intensiva, fruisce il congedo a giorni alternati. Tra un periodo e l'altro riprende effettivamente il lavoro, condizione necessaria perché festivi e sabati non siano conteggiati nei due anni. Controlla ogni anno il tetto dell'indennità, rivalutato dall'INPS.

Caso 2: convivenza instaurata in seguito

Caia, figlia non convivente, decide di trasferirsi dal padre disabile per assisterlo a tempo pieno. Instaura una convivenza effettiva prima dell'inizio del congedo e presenta domanda all'INPS con il verbale di disabilità grave. La norma, e la Corte costituzionale con la sentenza 232/2018, ammettono la convivenza instaurata dopo la richiesta; l'INPS la vuole presente all'inizio del congedo.

Domande frequenti

Quanto dura il congedo straordinario per assistere un disabile?

Fino a due anni nell'arco della vita lavorativa e per ciascuna persona assistita, ma chi assiste più familiari disabili non supera comunque i due anni in totale. Si può fruire in modo continuativo o frazionato, anche a giorni.

Chi può chiedere il congedo straordinario e in che ordine?

In ordine di priorità: coniuge, parte dell'unione civile o convivente di fatto; padre o madre; figli conviventi; fratelli o sorelle conviventi; parenti o affini entro il terzo grado conviventi (art. 42, comma 5, D.Lgs. 151/2001). Si passa al gruppo successivo solo se il precedente manca, è deceduto o ha patologie invalidanti; per l'INPS la «mancanza» comprende anche divorzio, separazione legale o abbandono certificati dall'autorità (circolare n. 32/2012). Non possono chiederlo autonomi, parasubordinati, domestici, lavoratori a domicilio e agricoli giornalieri.

Il congedo straordinario è retribuito? Qual è il tetto 2026?

Sì: spetta un'indennità pari all'ultima retribuzione (voci fisse e continuative) con contribuzione figurativa, fino a un importo complessivo annuo che per il 2026 è di 57.837 euro (circolare INPS n. 6/2026). Il periodo non matura ferie, tredicesima e TFR.

Devo convivere con la persona assistita?

Sì, la convivenza è il presupposto. La norma riconosce il diritto anche se la convivenza è instaurata dopo la richiesta; per l'INPS deve esserci all'inizio del periodo di congedo e restare per tutta la durata.

Posso lavorare durante il congedo straordinario?

No: durante il congedo non si può svolgere alcun tipo di attività lavorativa (art. 4, comma 2, L. 53/2000). Se vengono meno i requisiti si perde il diritto all'indennità e l'INPS recupera quanto già fruito.

Come si conta il congedo frazionato a giorni?

Festivi, sabati e domeniche sono conteggiati, salvo che tra un periodo e l'altro ci sia l'effettiva ripresa del lavoro: non bastano la settimana corta senza rientro né le ferie. Se il congedo è frazionato in giorni, l'anno si considera di 365 giorni.

Il congedo straordinario è diverso dai permessi 104?

Sì. I permessi sono tre giorni al mese (art. 33, comma 3, L. 104/1992), il congedo è un'astensione prolungata fino a due anni. Non si usano nello stesso giorno.

Io e il familiare disabile abbiamo residenze diverse: posso avere il congedo straordinario?

La convivenza deve esserci dall'inizio del congedo e per tutta la sua durata. L'INPS la accerta d'ufficio dalla residenza anagrafica oppure dalla dimora temporanea, cioè l'iscrizione nello schedario della popolazione temporanea (art. 32 D.P.R. 223/1989), se diversa dalla residenza; in alternativa si può presentare una dichiarazione sostitutiva ai sensi del D.P.R. 445/2000 (circolare INPS n. 32/2012).

Il congedo straordinario si somma al congedo non retribuito per gravi motivi familiari?

No. L'art. 4, comma 2, L. 53/2000 consente per gravi e documentati motivi familiari un congedo non retribuito di massimo due anni, e per l'INPS il congedo straordinario rientra in questo stesso limite individuale (circolare n. 32/2012). Esempio dell'INPS: chi ha già usato un anno e quattro mesi di congedo per gravi motivi può avere al massimo otto mesi di congedo straordinario.

Ultimo aggiornamento redazionale: 20 giugno 2026
Informazione giuridica di carattere generale. Il testo della norma riproduce la fonte ufficiale vigente; il commento che segue è redazionale e ha finalità divulgativa. Questo contenuto non sostituisce in alcun modo il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato o a un consulente iscritto all'albo.