Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 70 L. 689/1981 – (Esecuzione di pene sostitutive concorrenti)

    Art. 70 L. 689/1981 – (Esecuzione di pene sostitutive concorrenti)

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Quando contro la stessa persona sono state pronunciate, per più reati, una o più sentenze o decreti penali di condanna a pena sostitutiva, si osservano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli da 71 a 80 del codice penale. Se più reati importano pene sostitutive, anche di specie diversa, e il cumulo delle pene detentive sostituite non eccede complessivamente la durata di quattro anni, si applicano le singole pene sostitutive distintamente, anche oltre i limiti di cui all'articolo 53 per la pena pecuniaria e per il lavoro di pubblica utilità. Se il cumulo delle pene detentive sostituite eccede complessivamente la durata di quattro anni, si applica per intero la pena sostituita, salvo che la pena residua da eseguire sia pari o inferiore ad anni quattro. Le pene sostitutive sono sempre eseguite dopo le pene detentive e, nell'ordine, si eseguono la semilibertà, la detenzione domiciliare ed il lavoro di pubblica utilità. Per l'esecuzione delle pene sostitutive concorrenti si applica, in quanto compatibile, l' articolo 663 del codice di procedura penale. È tuttavia fatta salva, limitatamente all'esecuzione del lavoro di pubblica utilità, anche concorrente con pene sostitutive di specie diversa, la competenza del giudice che ha applicato tale pena.

  • Art. 114 L. 633/1941

    Art. 114 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Contro il decreto di espropriazione, per ragioni di interesse dello Stato è ammesso ricorso in sede giurisdizionale al Consiglio di Stato, tranne per le controversie riguardanti l'ammontare delle indennità, le quali rimangono di competenza dell'autorità giudiziaria.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Accesso civico generalizzato (FOIA): fac-simile

    Modelli e fac-simile · PA e privacy

    In sintesi

    L’accesso civico generalizzato (FOIA, D.Lgs. 33/2013) consente a chiunque di chiedere dati e documenti detenuti dalla PA senza dover motivare la richiesta. La PA risponde entro 30 giorni, salvo limiti a tutela di interessi pubblici e privati.

    Scheda rapida

    Quando si usa
    Per dati e documenti pubblici, senza motivare
    Forma
    Scritta (istanza semplice)
    Invio consigliato
    PEC, email o protocollo all’ente
    Riferimenti
    Art. 5, c. 2, D.Lgs. 33/2013

    Cos’è e quando si usa

    Ispirato al modello anglosassone del Freedom of Information Act, l’accesso civico generalizzato (introdotto nel D.Lgs. 33/2013) consente a chiunque, senza dover dimostrare un interesse né motivare la richiesta, di accedere a dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli che la PA è obbligata a pubblicare.

    L’unico limite è dato dalle eccezioni previste dalla legge a tutela di interessi pubblici (sicurezza, relazioni internazionali, ecc.) e privati (protezione dei dati personali, segreti, interessi economici). La PA risponde di norma entro 30 giorni; in caso di diniego si può chiedere il riesame al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza o ricorrere al TAR.

    Cosa deve contenere

    • Dati del richiedente e recapiti
    • Ente e ufficio destinatario
    • Indicazione dei dati o documenti richiesti
    • Eventuale formato preferito per la consegna
    • Nessun obbligo di motivazione
    • Luogo, data e firma; copia del documento se richiesta

    Fac-simile: richiesta di accesso civico generalizzato

    Fac-simile da compilare
    [LUOGO], [DATA]
    
    PEC / Email / Protocollo
    
    Spett.le [NOME ENTE / AMMINISTRAZIONE]
    Ufficio Relazioni con il Pubblico / Responsabile della Trasparenza
    [INDIRIZZO / PEC]
    
    Oggetto: richiesta di accesso civico generalizzato ai sensi dell'art. 5, comma 2, D.Lgs. 33/2013
    
    Io sottoscritto/a [NOME E COGNOME], C.F. [CODICE FISCALE], ai sensi dell'art. 5, comma 2, del D.Lgs. n. 33/2013,
    
    CHIEDO
    
    di poter accedere ai seguenti dati/documenti detenuti da codesta amministrazione: [INDICARE CON PRECISIONE, es. l'elenco dei contributi erogati nel ___; i dati relativi a ___; il documento ___].
    
    Non sono tenuto a motivare la presente richiesta. Chiedo che i dati/documenti mi siano trasmessi [via PEC / email / in formato digitale aperto].
    
    Resto in attesa di riscontro nel termine di legge.
    
    Distinti saluti.
    
    [FIRMA] - [RECAPITI]

    I campi tra parentesi quadre [COSÌ] vanno sostituiti con i tuoi dati. Verifica sempre date, importi e riferimenti prima dell’invio.

    Come inviarlo e conservarlo

    Invia la richiesta all’ufficio competente o all’URP dell’ente, via PEC o email; non devi indicare alcuna motivazione. Identifica con chiarezza dati e documenti, per agevolare la ricerca ed evitare un rigetto per richiesta troppo vaga o “massiva”.

    La PA risponde entro 30 giorni. Se ci sono controinteressati (terzi i cui dati sono coinvolti), il termine può sospendersi per consentire le loro osservazioni. In caso di diniego puoi chiedere il riesame al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza o ricorrere al TAR.

    Errori da evitare

    • Formulare richieste vaghe o palesemente esplorative (‘tutti gli atti su…’)
    • Confonderlo con l’accesso documentale (qui non serve interesse né motivazione)
    • Non considerare i limiti a tutela di dati personali e interessi pubblici
    • Trascurare la via del riesame in caso di diniego

    Domande frequenti

    Devo spiegare perché voglio i documenti?
    No. L’accesso civico generalizzato (FOIA) non richiede di motivare la richiesta né di dimostrare un interesse: può esercitarlo chiunque.
    Ci sono limiti a quello che posso ottenere?
    Sì. La PA può negare o differire l’accesso per tutelare interessi pubblici (sicurezza, ordine pubblico, relazioni internazionali) e privati (protezione dei dati personali, segreti commerciali, ecc.).
    Cosa faccio se mi rifiutano l'accesso?
    Puoi chiedere il riesame al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’ente o presentare ricorso al TAR. In alcuni casi è possibile rivolgersi al difensore civico.

    Questo modello ha finalità divulgativa e va adattato alla tua situazione concreta. Non sostituisce la consulenza di un avvocato o di un professionista qualificato: per controversie di valore o in caso di dubbio, fatti assistere prima di inviare comunicazioni con effetti giuridici.

  • Art. 69 L. 689/1981 – (Licenze ai condannati alla semilibertà e alla detenzione domiciliare. Sospensione e rinvio delle pene sostitutive)

    Art. 69 L. 689/1981 – (Licenze ai condannati alla semilibertà e alla detenzione domiciliare. Sospensione e rinvio delle pene sostitutive)

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Per giustificati motivi, attinenti alla salute, al lavoro, allo studio, alla formazione, alla famiglia o alle relazioni affettive, al condannato alla pena sostitutiva della semilibertà o della detenzione domiciliare possono essere concesse licenze per la durata necessaria e comunque non superiore nel complesso a quarantacinque giorni all'anno. Si applica il terzo comma dell'articolo 52 della legge 26 luglio 1975, n. 354. Al condannato che, allo scadere della licenza o dopo la revoca di essa, non rientra in istituto o nel luogo indicato nell'articolo 56, primo comma, è applicabile l'articolo 66, primo comma. Per gli stessi giustificati motivi di cui al primo comma ovvero per cause riconducibili all'attività dei soggetti di cui all'articolo 56-bis, la pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità può essere sospesa per un periodo non superiore nel complesso a quarantacinque giorni all'anno. Al condannato che, allo scadere della sospensione, non si presenta al lavoro è applicabile l'articolo 66 secondo comma. Per il rinvio dell'esecuzione della pena sostitutiva della semilibertà o della detenzione domiciliare nei casi di cui agli articoli 146 e 147 del codice penale si applica l' articolo 684 del codice di procedura penale. Al condannato alla semilibertà può essere applicata la pena sostitutiva della detenzione domiciliare, ove compatibile. In tal caso, l'esecuzione della pena prosegue durante la detenzione domiciliare. Quando le condizioni di cui agli articoli 146 e 147 del codice penale non sono compatibili con la prosecuzione della prestazione lavorativa, il giudice che ha applicato il lavoro di pubblica utilità, nelle forme previste di cui all' articolo 666 del codice di procedura penale, dispone il rinvio dell'esecuzione della pena. Nelle medesime forme di cui al terzo e al quarto comma si provvede quando occorre disporre la proroga del termine del rinvio dell'esecuzione.

  • Art. 68 L. 689/1981 – (Sospensione dell’esecuzione delle pene sostitutive)

    Art. 68 L. 689/1981 – (Sospensione dell’esecuzione delle pene sostitutive)

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    L'esecuzione della semilibertà sostitutiva, della detenzione domiciliare sostitutiva o del lavoro di pubblica utilità sostitutivo è sospesa in caso di notifica di un ordine di carcerazione o di consegna; l'esecuzione è altresì sospesa in caso di arresto o di fermo del condannato o di applicazione, anche provvisoria, di una misura di sicurezza detentiva. L'ordine di esecuzione della semilibertà sostitutiva, della detenzione domiciliare sostitutiva o del lavoro di pubblica utilità sostitutivo emesso nei confronti dell'imputato detenuto o internato non sospende l'esecuzione di pene detentive o l'esecuzione, anche provvisoria, di misure di sicurezza detentive, né il corso della custodia cautelare. Nei casi previsti dal primo comma, il giudice ovvero il magistrato di sorveglianza determinano la durata residua della pena sostitutiva e trasmettono il provvedimento al direttore dell'istituto in cui si trova il condannato; questi informa anticipatamente l'organo di polizia della data in cui riprenderà l'esecuzione della pena sostitutiva. La pena sostitutiva riprende a decorrere dal giorno successivo a quello della cessazione della esecuzione della pena detentiva ovvero dal secondo giorno successivo, in relazione alle necessità di viaggio e alle condizioni dei trasporti.

  • Art. 50 TUPI: aspettative e permessi sindacali

    Art. 50 TUPI: aspettative e permessi sindacali

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Aspettative e permessi sindacali ( Art.54, commi da 1 a 3 e 5 del d.lgs n.29 del 1993 , come modificati prima dall' art.20 del d.lgs n.470 del 1993 poi dall' art.2 del decreto legge n.254 del 1996 , convertito con modificazioni dalla legge n.365 del 1996 , e, infine, dall' art.44, comma 5 del d.lgs n.80 del 1998 ) 1.

    Al fine del contenimento, della trasparenza e della razionalizzazione delle aspettative e dei permessi sindacali nel settore pubblico, la contrattazione collettiva ne determina i limiti massimi in un apposito accordo, tra l'ARAN e le confederazioni sindacali rappresentative ai sensi dell'articolo 43.

    La gestione dell'accordo di cui al comma 1, ivi comprese le modalità di utilizzo e distribuzione delle aspettative e dei permessi sindacali tra le confederazioni e le organizzazioni sindacali aventi titolo sulla base della loro rappresentatività e con riferimento a ciascun comparto e area separata di contrattazione, è demandata alla contrattazione collettiva, garantendo a decorrere dal 1 agosto 1996 in ogni caso l'applicazione della legge 20 maggio 1970, n.300 , e successive modificazioni ed integrazioni.

    Per la provincia autonoma di Bolzano si terrà conto di quanto previsto dall' articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 6 gennaio 1978, n.58 .

    Le amministrazioni pubbliche sono tenute a fornire alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica – il numero complessivo ed i nominativi dei beneficiari dei permessi sindacali.

    Oltre ai dati relativi ai permessi sindacali, le pubbliche amministrazioni sono tenute a fornire alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica gli elenchi nominativi, suddivisi per qualifica, del personale dipendente collocato in aspettativa, in quanto chiamato a ricoprire una funzione pubblica elettiva, ovvero per motivi sindacali.

    I dati riepilogativi dei predetti elenchi sono pubblicati in allegato alla relazione annuale da presentare al Parlamento ai sensi dell' articolo 16 della legge 29marzo 1983, n. 93 .

    Note all'art. 50: – La legge 20 maggio 1970, n. 300 , pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 131 del 27 maggio 1970 , reca "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento". – Per il testo dell' art. 9 del decreto del Presidente della Repubblica 6 gennaio 1978, n. 58 , vedi nelle note all'art.

    42. – Si trascrive il testo vigente dell' art. 16 della legge 29 marzo 1983, n. 93 (legge quadro sul pubblico impiego): "Art. 16 (Relazione al Parlamento). – Nella relazione al Parlamento di cui all' art. 30 della legge 28 ottobre 1970, n. 775 , si riferisce anche circa l'attuazione degli accordi, la produttività, le disfunzioni, i tempi e i costi dell'azione amministrativa, il confronto con i rapporti di lavoro nel settore privato, e si avanzano eventuali proposte.

    In ogni caso il Governo riferisce alle competenti commissioni permanenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica sui contenuti di ogni ipotesi di accordo sindacale entro trenta giorni dalla formulazione.

    La relazione è allegata alla relazione previsionale e programmatica di cui all' art. 15 della legge 5 agosto 1978, n. 468 .

    Nell'anno antecedente a quello di entrata in vigore della nuova normativa, la relazione previsionale e programmatica di cui al comma precedente è accompagnata da una apposita relazione programmatica di settore riguardante gli accordi in via di stipulazione".

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 67 L. 689/1981 – (Inapplicabilità delle misure alternative alla detenzione)

    Art. 67 L. 689/1981 – (Inapplicabilità delle misure alternative alla detenzione)

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Salvo quanto previsto dall' articolo 47, comma 3-ter, della legge 26 luglio 1975, n. 354, le misure alternative alla detenzione di cui al capo VI del titolo I della medesima legge n. 354 del 1975, non si applicano al condannato in espiazione di pena sostitutiva. Salvo che si tratti di minori di età al momento della condanna, le misure di cui al primo comma non si applicano altresì, prima dell'avvenuta espiazione di metà della pena residua, al condannato in espiazione di pena detentiva per conversione effettuata ai sensi dell'articolo 66 o del quarto comma dell'articolo 72.

  • Art. 66 L. 689/1981 – (Revoca per inosservanza delle prescrizioni)

    Art. 66 L. 689/1981 – (Revoca per inosservanza delle prescrizioni)

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Salvo quanto previsto dall'articolo 71 per la pena pecuniaria, la mancata esecuzione della pena sostitutiva, ovvero la violazione grave o reiterata degli obblighi e delle prescrizioni ad essa inerenti, ne determina la revoca e la parte residua si converte nella pena detentiva sostituita ovvero in altra pena sostitutiva più grave. Gli ufficiali e gli agenti della polizia giudiziaria, il direttore dell'istituto a cui il condannato è assegnato o il direttore dell'ufficio di esecuzione penale esterna informano, senza indugio, il giudice che ha applicato il lavoro di pubblica utilità, ovvero il magistrato di sorveglianza che ha emesso l'ordinanza prevista dall'articolo 62, di ogni violazione degli adempimenti sui quali gli organi medesimi esercitano i rispettivi controlli. Il magistrato di sorveglianza compie, ove occorra, sommari accertamenti e, qualora ritenga doversi disporre la revoca della semilibertà o della detenzione domiciliare e la conversione previste dal primo comma, procede a norma dell' articolo 666 del codice di procedura penale. Allo stesso modo procede il giudice che ha applicato il lavoro di pubblica utilità.

  • TFR in azienda o nel fondo pensione: cosa conviene

    Guida pratica · Lavoro · TFR, crisi e trasferimento d'azienda

    In sintesi

    Il lavoratore può scegliere se lasciare il TFR maturando in azienda (o al Fondo Tesoreria INPS per imprese ≥ 50 addetti) oppure destinarlo a un fondo pensione complementare. La scelta si fa una volta sola, entro 6 mesi dall’assunzione per chi è assunto fino al 30 giugno 2026 ed entro 60 giorni dalla prima assunzione (rinuncia all’adesione automatica) per le prime assunzioni nel settore privato dal 1° luglio 2026, ed è irreversibile quanto alla destinazione del TFR futuro.

    Tabella riepilogativa

    TFR in azienda vs fondo pensione complementare
    Aspetto TFR in azienda / INPS Fondo pensione complementare
    Rivalutazione 1,5% fisso + 75% ISTAT FOI annuo Rendimento del comparto scelto (variabile)
    Tassazione prestazione Tassazione separata (aliquota media 5 anni) Aliquota agevolata 15%, ridotta fino al 9% dopo 35 anni
    Anticipo 70% dopo 8 anni (causali: sanità, casa, congedi) Condizioni di anticipo previste da statuto fondo
    Rischio Garantito per legge (Fondo Garanzia INPS) Dipende dal comparto; prestazione non garantita salvo linea garantita
    Portabilità Segue il rapporto di lavoro Posizione individuale trasferibile ad altro fondo

    Come funziona la scelta e l’adesione automatica

    Per le prime assunzioni nel settore privato dal 1° luglio 2026 (esclusi i domestici) l’adesione alla previdenza complementare è automatica: il TFR maturando va al fondo previsto dagli accordi o dai contratti collettivi o, in assenza, al fondo residuale FONDINPS (D.M. 85/2020), e il lavoratore può rinunciare entro 60 giorni dalla prima assunzione, scegliendo un altro fondo o il TFR in azienda (art. 8, commi 7-7-quater, D.Lgs. 252/2005; L. 199/2025, art. 1, commi 202 e 205). Chi è stato assunto fino al 30 giugno 2026 ha invece 6 mesi dall’assunzione per comunicare dove destinare il TFR maturando: compilando l’apposito modulo TFR1 (mantenimento in azienda) o TFR2 (fondo pensione). Se non esprime alcuna scelta scatta il silenzio-assenso: il TFR confluisce automaticamente nel fondo pensione complementare previsto dal CCNL o, in assenza, nel fondo residuale FONDINPS. La scelta riguarda solo il TFR futuro; quello già maturato resta dove si trova.

    Rivalutazione garantita contro rendimento di mercato

    Il TFR lasciato in azienda cresce ogni anno con un coefficiente certo e predeterminato (1,5% + 75% inflazione ISTAT). Il fondo pensione può offrire rendimenti più alti nei comparti azionari o bilanciati, ma con variabilità. Nei periodi di inflazione elevata la rivalutazione di legge diventa vantaggiosa; nei periodi di mercati favorevoli il fondo può sovraperformare.

    La tassazione alla prestazione finale

    Il TFR liquidato direttamente è soggetto a tassazione separata con aliquota media degli ultimi cinque anni. Il capitale erogato dal fondo pensione è invece tassato a un’aliquota del 15%, ridotta dello 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9%. Per chi contribuisce a lungo il fondo pensione è spesso più conveniente sul piano fiscale.

    Casi pratici

    Tizio – neoassunto, lascia scadere i 6 mesi

    Tizio, assunto prima del 1° luglio 2026, non compila alcun modulo entro 6 mesi: scatta il silenzio-assenso e il TFR maturando confluisce nel fondo pensione contrattuale del suo CCNL. La scelta è vincolante per il futuro, ma il TFR già accantonato prima dell’assunzione (se proveniente da un rapporto precedente) resta separato.

    Caia – sceglie il fondo pensione per il beneficio fiscale

    Caia, 30 anni, prevede di lavorare a lungo e opta per il fondo pensione: dopo 35 anni di partecipazione la sua aliquota sulla prestazione finale sarà ridotta al 9%, significativamente inferiore alla tassazione separata che avrebbe applicato il datore.

    Sempronio – preferisce la certezza della rivalutazione legale

    Sempronio, 55 anni e prossimo alla pensione, opta per lasciare il TFR in azienda: con un orizzonte breve preferisce la rivalutazione garantita di legge al rischio di un comparto di mercato che potrebbe scendere proprio negli ultimi anni.

    Domande frequenti

    La scelta tra azienda e fondo pensione è definitiva?

    È definitiva per il TFR futuro: una volta destinato al fondo non si può trasferire di nuovo in azienda. Si può però trasferire la posizione da un fondo a un altro.

    Cosa succede se non scelgo entro 6 mesi?

    Per gli assunti fino al 30 giugno 2026 scatta il silenzio-assenso: il TFR maturando confluisce nel fondo pensione complementare indicato dal CCNL o, in assenza, in FONDINPS. Per le prime assunzioni dal 1° luglio 2026 l’adesione è automatica fin dall’inizio, con rinuncia possibile entro 60 giorni.

    Il TFR nel fondo pensione è al sicuro se l'azienda fallisce?

    Sì. Le quote versate al fondo pensione sono patrimonio separato dall’azienda e non rientrano nella procedura concorsuale; per il TFR lasciato in azienda interviene invece il Fondo di Garanzia INPS.

    Posso anticipare il TFR se l'ho destinato al fondo?

    Sì, ma le condizioni sono quelle dello statuto del fondo (in genere 8 anni di iscrizione, causali specifiche) e non necessariamente coincidono con le regole dell’art. 2120 c.c. per il TFR in azienda.

    Il datore contribuisce al fondo pensione oltre al TFR?

    Se il CCNL lo prevede, il datore versa anche un contributo aggiuntivo al fondo, di norma subordinato al versamento di una quota minima da parte del lavoratore.

    Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 65 L. 689/1981 – Controllo sull’adempimento delle prescrizioni

    Art. 65 L. 689/1981 – Controllo sull’adempimento delle prescrizioni

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    L'ufficio di pubblica sicurezza del luogo in cui il condannato sconta le pene sostitutive della semilibertà, della detenzione domiciliare o del lavoro di pubblica utilità ovvero, in mancanza di questo, il comando dell'Arma dei carabinieri territorialmente competente, e il nucleo di Polizia penitenziaria presso l'ufficio di esecuzione penale esterna verificano periodicamente che il condannato adempia alle prescrizioni impostegli e tengono un registro nominativo ed un fascicolo per ogni condannato sottoposto a controllo. Nel fascicolo individuale sono custodite la sentenza di condanna che applica il lavoro di pubblica utilità sostitutivo ovvero l'ordinanza del magistrato di sorveglianza con le eventuali successive modifiche delle modalità di esecuzione della semilibertà sostitutiva o della detenzione domiciliare sostitutiva, copia della corrispondenza con l'autorità giudiziaria e con le altre autorità, una cartella biografica in cui sono riassunte le condanne riportate e ogni altro documento relativo all'esecuzione della pena. Si applicano al condannato alla semilibertà le norme di cui all' articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230

  • Art. 64 L. 689/1981 – (Modifica delle modalità di esecuzione delle pene sostitutive)

    Art. 64 L. 689/1981 – (Modifica delle modalità di esecuzione delle pene sostitutive)

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Le prescrizioni imposte con l'ordinanza prevista dall'articolo 62, su istanza del condannato da inoltrare tramite l'ufficio di esecuzione penale esterna, possono essere modificate per comprovati motivi dal magistrato di sorveglianza, che procede nelle forme dell' articolo 678, comma 1-bis, del codice di procedura penale. Le prescrizioni imposte con la sentenza che applica il lavoro di pubblica utilità, su istanza del condannato da inoltrare tramite l'ufficio di esecuzione penale esterna, possono essere modificate per comprovati motivi dal giudice che ha applicato la pena sostitutiva, il quale provvede a norma dell' articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale. I provvedimenti di cui al primo e al secondo comma sono immediatamente trasmessi all'ufficio di esecuzione penale esterna, all'organo di polizia o al direttore dell'istituto competenti per il controllo sull'adempimento delle prescrizioni. Non possono essere modificate le prescrizioni di cui all'articolo 56-ter, primo comma, numeri 1, 2, 4 e 5.

  • Art. 63 L. 689/1981 – (Esecuzione del lavoro di pubblica utilità sostitutivo)

    Art. 63 L. 689/1981 – (Esecuzione del lavoro di pubblica utilità sostitutivo)

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    La sentenza penale irrevocabile o il decreto penale esecutivo che applicano il lavoro di pubblica utilità sono immediatamente trasmessi per estratto a cura della cancelleria all'ufficio di pubblica sicurezza o, in mancanza di questo, al comando dell'Arma dei carabinieri competenti in relazione al comune in cui il condannato risiede, nonché all'ufficio di esecuzione penale esterna che deve prendere in carico il condannato. La sentenza penale irrevocabile o il decreto penale esecutivo sono altresì trasmessi al pubblico ministero per gli adempimenti di cui all'articolo

    70. Appena ricevuto il provvedimento di cui al primo comma, l'organo di polizia ne consegna copia al condannato ingiungendogli di attenersi alle prescrizioni in esso contenute e di presentarsi immediatamente all'ufficio di esecuzione penale esterna. Qualora il condannato sia detenuto o internato, copia del provvedimento è comunicata altresì al direttore dell'istituto, il quale informa anticipatamente l'organo di polizia e l'ufficio di esecuzione penale esterna della dimissione del condannato. Immediatamente dopo la dimissione, il condannato si presenta all'ufficio di esecuzione penale esterna per l'esecuzione del lavoro di pubblica utilità. Con la sentenza o con il decreto penale, il giudice incarica l'ufficio di esecuzione penale esterna e gli organi di polizia indicati al primo comma di verificare l'effettivo svolgimento del lavoro di pubblica utilità. L'ufficio di esecuzione penale esterna riferisce periodicamente al giudice che ha applicato la pena sulla condotta del condannato e sul percorso di reinserimento sociale. Al termine del lavoro di pubblica utilità, l'ufficio di esecuzione penale esterna riferisce al giudice che, fuori dai casi previsti dall'articolo 66, dichiara eseguita la pena ed estinto ogni altro effetto penale, ad eccezione delle pene accessorie perpetue, e dispone la revoca della confisca nei casi di cui all'articolo 56-bis, quinto comma.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.