Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • CCNL Marittimi e Lavoro Portuale: welfare e sanità integrativa

    CCNL Marittimi e Lavoro Portuale

    CCNL Marittimi e Lavoro Portuale: welfare e sanità integrativa

    Il welfare contrattuale è una delle frontiere più attive della contrattazione collettiva nel settore marittimo-portuale. I rinnovi del 2024 hanno segnato un progresso significativo: assistenza sanitaria globale per i marittimi e welfare flessibile ampliato per i portuali.

    In sintesi

    Il CCNL Armatoriale 2024 istituisce l’assistenza sanitaria integrativa globale (16,50 €/mese aziendale) e aumenta dell’1% il contributo alla previdenza complementare. Il CCNL Porti destina 120 € annui tra fondo sanitario e EBN, più 250 € di flexible benefit. L’EBN gestisce prestazioni di solidarietà e formazione per i lavoratori portuali.

    Dati contrattuali

    CCNL Armatoriale
    Vigente 1° lug. 2024 – 31 dic. 2026 · Confitarma, Assarmatori / Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti
    CCNL Porti
    Vigente 1° gen. 2024 – 31 dic. 2026 · Assoporti, Assiterminal, Assologistica / Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti
    EBN Porti
    Ente Bilaterale Nazionale Porti · www.ebnp.it

    La sanità integrativa nel CCNL Armatoriale 2024: una novità globale

    Una delle novità più rilevanti del rinnovo dell’11 luglio 2024 è l’istituzione di un sistema di assistenza sanitaria integrativa per tutti i marittimi. La specificità del lavoro a bordo — la lontananza da casa, i porti in paesi esteri, l’impossibilità di accedere al SSN italiano durante la navigazione — rendeva indispensabile una copertura sanitaria che seguisse il marittimo ovunque nel mondo.

    Le caratteristiche principali del sistema introdotto:

    • Contributo aziendale: 16,50 euro mensili per lavoratore (198 euro annui), a carico dell’armatore.
    • Fruibilità: il piano sanitario è accessibile in qualsiasi parte del mondo, indipendentemente dalla nazionalità del porto di scalo.
    • Copertura: i dettagli delle prestazioni coperte (visite specialistiche, ricoveri, interventi chirurgici, cure odontoiatriche, ecc.) erano in fase di definizione attraverso un tavolo tecnico da avviare entro gennaio 2025.

    Questa previsione si affianca agli obblighi già esistenti in capo all’armatore (spese di cura ex art. 355 Cod. Navig.) e alle garanzie della MLC 2006 (Standard A4.1).

    La previdenza complementare nel CCNL Armatoriale

    Il rinnovo 2024 ha aumentato del 1% il contributo datoriale alla previdenza complementare per il personale navigante. Si tratta di un incremento significativo che incentiva l’adesione al fondo pensione complementare del settore. Il contributo è in aggiunta alla quota del lavoratore e si cumula con la possibilità di conferire il TFR al fondo.

    L’aumento del contributo datoriale rientra in una politica più ampia di miglioramento della previdenza complementare del settore marittimo, che storicamente aveva livelli contributivi inferiori ad altri settori industriali.

    Il welfare nel CCNL Porti 2024

    Il rinnovo del CCNL Porti 2024 ha introdotto un pacchetto welfare strutturato in più componenti:

    • 120 euro annui da destinare congiuntamente a sanità integrativa e contributo all’EBN, con ripartizione da concordare tra le parti entro gennaio 2025.
    • 250 euro di welfare aziendale flessibile (flexible benefit), da spendere su piattaforme welfare per beni e servizi esenti da contribuzione previdenziale entro determinati limiti.
    • Una tantum in forma di welfare: 250 dei 600 euro di vacanza contrattuale sono stati erogati come prestazioni welfare anziché in denaro.

    L’Ente Bilaterale Nazionale Porti (EBN)

    L’EBN è l’organismo paritetico del settore portuale, costituito dalle associazioni datoriali (Assoporti, Assiterminal, Assologistica, Fise-Uniport) e dai sindacati (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti). L’EBN gestisce:

    • Prestazioni di solidarietà: contributi economici alle famiglie di lavoratori portuali deceduti per infortuni sul lavoro.
    • Formazione: contributi a programmi di aggiornamento professionale e sicurezza.
    • Welfare contrattuale: prestazioni di supporto ai lavoratori nelle fasi critiche del rapporto (es. crisi aziendale, mobilità).

    La contribuzione all’EBN è obbligatoria per tutte le imprese che applicano il CCNL Porti.

    Tabella riepilogativa

    Welfare e sanità integrativa nei due CCNL — rinnovi 2024
    Istituto CCNL Armatoriale CCNL Porti
    Sanità integrativa 16,50 €/mese aziendale (198 €/anno) — copertura globale Quota parte dei 120 €/anno (con EBN)
    Previdenza complementare Contributo datoriale aumentato +1% (2024) Accordi aziendali + EBN
    Welfare flessibile Non previsto specificamente dal CCNL 2024 250 €/anno (flexible benefit)
    Ente bilaterale Organismi paritetici settore armatoriale EBN (Ente Bilaterale Nazionale Porti)
    Parità di genere Protocollo diversità e inclusione (rinnovo 2024) Misure anti-violenza (rinnovo 2024)

    Il protocollo sulla diversità e inclusione nel CCNL Armatoriale

    Il rinnovo 2024 ha introdotto un protocollo sulla diversità e inclusione che rappresenta una novità assoluta nel settore marittimo. Il protocollo impegna le aziende armatoriali a:

    • Promuovere le pari opportunità nell’accesso alle posizioni di comando.
    • Prevenire le molestie e le discriminazioni a bordo.
    • Favorire la conciliazione vita-lavoro per il personale navigante.

    Il settore marittimo è tradizionalmente a forte predominanza maschile; il protocollo riconosce la necessità di un cambiamento culturale che accompagni l’ingresso crescente di donne nella carriera ufficiale.

    Casi pratici

    Tizio — Comandante che si ammala a Singapore

    Tizio è comandante di una portacontainer attraccata a Singapore. Si ammala di appendicite acuta. Prima del rinnovo 2024, le spese erano coperte dall’armatore (obbligo art. 355 Cod. Navig.) senza un fondo strutturato. Con il nuovo piano sanitario integrativo (contributo 16,50 €/mese aziendale), Tizio ha accesso a una rete sanitaria internazionale convenzionata che gestisce l’intervento, il ricovero e il rimpatrio in modo più efficiente rispetto alla sola garanzia legale.

    Caio — Operaio portuale che usa il flexible benefit

    Caio riceve 250 euro di flexible benefit annui dalla sua impresa terminalistca in attuazione del CCNL Porti 2024. Sceglie di usarli per rimborsare le spese scolastiche del figlio, prestazione che è esente da tassazione IRPEF (entro i limiti di legge) e da contribuzione previdenziale. L’effettivo risparmio fiscale rende il benefit più vantaggioso rispetto alla stessa somma in busta paga.

    Sempronia — Ufficiale di macchina e adesione al fondo previdenziale

    Sempronia è stata assunta da neolaureata all’accademia navale. Al momento dell’assunzione sceglie di destinare il TFR al fondo di previdenza complementare del settore. L’armatore verserà sia la quota TFR sia il contributo datoriale aumentato dell’1% (rinnovo 2024). Sempronia potrà dedurre i contributi versati dall’imponibile IRPEF entro 5.164,57 euro/anno, riducendo significativamente la sua imposta sul reddito.

    Domande frequenti

    Qual è la novità sulla sanità integrativa nel CCNL Armatoriale 2024?
    Il rinnovo 2024 ha istituito un sistema di assistenza sanitaria integrativa globale, con contributo aziendale di 16,50 euro mensili. I dettagli delle prestazioni coperte erano in fase di definizione attraverso un tavolo tecnico da avviare entro gennaio 2025.
    Cos’è l’EBN e quale ruolo svolge nel CCNL Porti?
    L’Ente Bilaterale Nazionale Porti (EBN, www.ebnp.it) è l’organismo paritetico costituito dalle parti firmatarie del CCNL Porti. Gestisce prestazioni di solidarietà per le famiglie dei lavoratori vittime di infortuni, formazione e welfare contrattuale.
    A quanto ammonta il welfare nel CCNL Porti 2024?
    120 euro annui per sanità integrativa e EBN, più 250 euro di flexible benefit. In aggiunta, 250 dei 600 euro di vacanza contrattuale sono stati erogati come welfare.
    Il lavoratore marittimo ha una copertura sanitaria anche all’estero?
    Sì. La MLC 2006 impone agli armatori copertura sanitaria globale. Il CCNL Armatoriale 2024 ha potenziato questo obbligo con il nuovo piano di assistenza integrativa internazionale (16,50 €/mese aziendale).
    Ci sono fondi di previdenza complementare specifici per il settore marittimo?
    Il CCNL Armatoriale 2024 ha aumentato del 1% il contributo datoriale al fondo complementare. Per il nome specifico del fondo, verificare sul sito di Confitarma o delle organizzazioni sindacali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi 2024, preavviso, modulo telematico, giusta causa, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità e congedi e tredicesima, quattordicesima e premi.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate ai rinnovi del CCNL Unico dell’Industria Armatoriale dell’11 luglio 2024 e del CCNL dei Lavoratori dei Porti del 18 novembre 2024. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti), l’EBN Porti o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 56-bis L. 689/1981 – (Lavoro di pubblica utilità sostitutivo)

    Art. 56-bis L. 689/1981 – (Lavoro di pubblica utilità sostitutivo)

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Il lavoro di pubblica utilità consiste nella prestazione di attività non retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le Regioni, le Province, le Città metropolitane, i Comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato. L'attività viene svolta di regola nell'ambito della regione in cui risiede il condannato e comporta la prestazione di non meno di sei ore e non più di quindici ore di lavoro settimanale da svolgere con modalità e tempi che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato. Tuttavia, se il condannato lo richiede, il giudice può ammetterlo a svolgere il lavoro di pubblica utilità per un tempo superiore. La durata giornaliera della prestazione non può comunque oltrepassare le otto ore. Ai fini del computo della pena, un giorno di lavoro di pubblica utilità consiste nella prestazione di due ore di lavoro. Fermo quanto previsto dal presente articolo, le modalità di svolgimento del lavoro di pubblica utilità sono determinate con decreto del Ministro della giustizia, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all' articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. In caso di decreto penale di condanna o di sentenza di applicazione della pena ai sensi dell' articolo 444 del codice di procedura penale, il positivo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, se accompagnato dal risarcimento del danno o dalla eliminazione delle conseguenze dannose del reato, ove possibili, comporta la revoca della confisca eventualmente disposta, salvi i casi di confisca obbligatoria, anche per equivalente, del prezzo, del profitto o del prodotto del reato ovvero delle cose la cui fabbricazione, uso e porto, detenzione o alienazione costituiscano reato. Al condannato alla pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità non si applica l' articolo 120 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.

  • Art. 56 L. 689/1981 – (Detenzione domiciliare sostitutiva)

    Art. 56 L. 689/1981 – (Detenzione domiciliare sostitutiva)

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    La detenzione domiciliare sostitutiva comporta l'obbligo di rimanere nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora ovvero in luogo pubblico o privato di cura, assistenza o accoglienza ovvero in comunità o in case famiglia protette, per non meno di dodici ore al giorno, avuto riguardo a comprovate esigenze familiari, di studio, di formazione professionale, di lavoro o di salute del condannato. In ogni caso, il condannato può lasciare il domicilio per almeno quattro ore al giorno, anche non continuative, per provvedere alle sue indispensabili esigenze di vita e di salute, secondo quanto stabilito dal giudice. Il giudice dispone la detenzione domiciliare sostitutiva tenendo conto anche del programma di trattamento elaborato dall'ufficio di esecuzione penale esterna, che prende in carico il condannato e che riferisce periodicamente sulla sua condotta e sul percorso di reinserimento sociale. Il luogo di esecuzione della pena deve assicurare le esigenze di tutela della persona offesa dal reato e non può essere un immobile occupato abusivamente. Se il condannato non ha la disponibilità di un domicilio idoneo, l'ufficio di esecuzione penale esterna predispone il programma di trattamento, individuando soluzioni abitative anche comunitarie adeguate alla detenzione domiciliare. Il giudice, se lo ritiene necessario per prevenire il pericolo di commissione di altri reati o per tutelare la persona offesa, può prescrivere procedure di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici, conformi alle caratteristiche funzionali e operative degli apparati di cui le Forze di polizia abbiano l'effettiva disponibilità. La temporanea indisponibilità di tali mezzi non può ritardare l'inizio della esecuzione della detenzione domiciliare. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui all' articolo 275-bis, commi 2 e 3, del codice di procedura penale. Si applica, in quanto compatibile, l' articolo 100 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230. Al condannato alla pena sostitutiva della detenzione domiciliare non si applica l' articolo 120 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.

  • Codice tributo acconti IRPEF: 4033, 4034 e il 730

    Questa guida è per chi presenta il 730: lavoratori dipendenti e pensionati, con o senza sostituto d’imposta. Se hai partita IVA e versi gli acconti da solo con il modello Redditi, la guida giusta è acconti IRPEF e IRES 2026: storico o previsionale, soglie e rate.

    Codici tributo per gli acconti IRPEF

    Nel modello F24, sezione «Erario», gli acconti IRPEF hanno due codici: 4033 per la prima rata e 4034 per la seconda rata o l’acconto in unica soluzione. Il saldo si paga con il 4001. Come anno di riferimento si scrive l’anno d’imposta per cui si versa: 2026 per gli acconti pagati nel 2026, 2025 per il saldo pagato nel 2026.

    Codici tributo degli acconti IRPEF e delle addizionali
    Codice tributo Cosa paga Sezione F24 Anno da indicare Dove finisce nel 730
    4033 IRPEF acconto prima rata Erario Anno dell’acconto Rigo F1, colonna 1
    4034 IRPEF acconto seconda rata o in unica soluzione Erario Anno dell’acconto Rigo F1, colonna 2
    4001 IRPEF saldo Erario Anno dei redditi –
    3843 Addizionale comunale all’IRPEF, autotassazione, acconto IMU e altri tributi locali Anno dell’acconto Rigo F1, colonna 3
    3844 Addizionale comunale all’IRPEF, autotassazione, saldo IMU e altri tributi locali Anno dei redditi –
    3801 Addizionale regionale all’IRPEF (nessun acconto) Regioni Anno dei redditi –
    1840 / 1841 Cedolare secca: acconto prima rata / seconda o unica Erario Anno dell’acconto Rigo F1, colonne 5 e 6

    Questi codici li usa solo chi paga da sé con l’F24: chi ha presentato il modello Redditi PF o il 730 senza sostituto. Se il 730 è presentato con il datore di lavoro o l’ente pensionistico, acconti e saldi li trattiene il sostituto in busta paga o sulla pensione. L’elenco completo è in codici tributo F24: i più usati, spiegati.

    In sintesi

    • Gli acconti IRPEF si versano in anticipo: sono somme pagate durante l’anno per coprire l’imposta dello stesso anno, che si conguaglia con la dichiarazione successiva.
    • Due rate distinte: nel 730/2026 la prima rata di acconto IRPEF 2025 va nel rigo F1 colonna 1, la seconda (o unica) nella colonna 2.
    • I dati arrivano dalla Certificazione Unica: se hai presentato il 730/2025 con sostituto, trovi gli importi ai punti 121 e 122 della CU 2026.
    • Chi ha versato con F24 riporta il codice tributo: 4033 per la prima rata IRPEF, 4034 per la seconda o unica rata, con l’anno 2025.
    • Puoi chiedere di versare meno acconto per il 2026: con il rigo F6, oppure per la seconda rata scrivendo al sostituto entro il 10 ottobre.
    • Rateizzazione: da 2 a 6 rate (massimo 5 per i pensionati; da 2 a 7 nel 730 senza sostituto), con interesse dello 0,33% mensile e chiusura entro il 16 dicembre.

    Che cosa sono gli acconti IRPEF e perché vanno nel 730

    Ogni anno chi ha redditi su cui si calcola l’IRPEF versa in anticipo una parte dell’imposta dell’anno in corso. Questi versamenti si chiamano acconti IRPEF. Non sono una tassa separata: sono un anticipo sulla stessa imposta. Quando presenti il 730 dell’anno dopo, l’acconto già pagato viene scalato da quanto risulta dovuto.

    Nel modello 730/2026 il quadro F, sezione I, raccoglie gli acconti versati nel 2025. Nel 730/2026 dichiari i redditi del 2025 e devi comunicare quanto hai già anticipato, così chi presta l’assistenza fiscale (il datore di lavoro, il CAF o il professionista) calcola se hai un credito da rimborsare o un debito da pagare. Le istruzioni chiedono di indicare gli acconti «senza considerare le maggiorazioni dovute per la rateazione o il ritardato pagamento».

    Acconti 2025: dove indicarli nel rigo F1 del 730/2026
    Tipo di acconto Rigo F1 Se nel 2025 hai presentato il 730 con sostituto Se hai versato da solo con F24
    Prima rata IRPEF 2025 Colonna 1 Punto 121 CU 2026 Codice tributo 4033, anno 2025
    Seconda o unica rata IRPEF 2025 Colonna 2 Punto 122 CU 2026 Codice tributo 4034, anno 2025
    Acconto addizionale comunale 2025 Colonna 3 Punto 124 CU 2026 Codice tributo 3843, anno 2025
    Prima rata acconto cedolare secca 2025 Colonna 5 Punto 126 CU 2026 Codice tributo 1840, anno 2025
    Seconda o unica rata cedolare secca 2025 Colonna 6 Punto 127 CU 2026 Codice tributo 1841, anno 2025

    Come funzionano gli acconti IRPEF: quanto si paga e in quante rate

    L’acconto IRPEF per il 2026 si calcola sull’imposta del 2025, cioè sul rigo «differenza» della dichiarazione presentata nel 2026. Le istruzioni di Redditi PF 2026 (rigo RN62) fissano queste regole, che valgono anche per il 730:

    Acconto IRPEF 2026: soglie e rate
    Imposta «differenza» del 2025 Acconto 2026 Come si paga
    Meno di 52 euro Non dovuto –
    Da 52 a meno di 257,52 euro 100% della differenza Unica rata entro il 30 novembre 2026
    257,52 euro o più 100% della differenza Prima rata del 40% entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con lo 0,40% in più), seconda del 60% entro il 30 novembre 2026

    La soglia di 257,52 euro deriva dalla regola per cui la prima rata si paga solo se supera 103 euro, che è il 40% di 257,52. Per i soggetti ISA la divisione è 50 e 50, ma non riguarda chi presenta il 730. Chi prevede un’imposta 2026 più bassa può versare un acconto minore (metodo previsionale), assumendosi il rischio di sanzioni se sbaglia.

    Quando il datore di lavoro trattiene il primo e il secondo acconto

    Con il 730 presentato tramite sostituto non paghi nulla con l’F24. Il datore di lavoro trattiene il saldo 2025 e il primo acconto 2026 dalla prima retribuzione utile dopo aver ricevuto il prospetto di liquidazione, in genere a luglio; l’ente pensionistico dal secondo mese successivo, in genere ad agosto o settembre. Il secondo o unico acconto viene trattenuto con la retribuzione di novembre. Se la retribuzione non basta, la parte residua si trattiene nei mesi successivi con gli interessi (istruzioni 730/2026, paragrafo 8).

    Esempio pratico

    • Tizio nel 2025 ha presentato il 730/2025 tramite il suo datore di lavoro. La CU 2026 riporta al punto 121 un acconto IRPEF prima rata di 800 euro e al punto 122 un acconto seconda rata di 1.400 euro. Nel 730/2026 Tizio scrive 800 nel rigo F1 colonna 1 e 1.400 nella colonna 2. Chi presta l’assistenza fiscale scala questi 2.200 euro dall’IRPEF 2025: se l’imposta calcolata è 2.500 euro, il saldo a debito è 300 euro.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 del datore di lavoro o dell’ente pensionistico (punti 121, 122, 124, 126, 127)
    • Ricevute F24 con i codici tributo 4033 e 4034 (anno 2025), se hai versato da solo
    • Prospetto di liquidazione 730-3/2025 (righi 141, 142, 143) se nel 2025 hai presentato il 730 senza sostituto

    Tizio: lavoratore dipendente con 730 e sostituto

    Scenario. Tizio è un lavoratore dipendente che ogni anno presenta il 730 tramite il datore di lavoro (sostituto d’imposta). Nel 2025 il datore ha trattenuto gli acconti IRPEF dallo stipendio: la prima rata con le trattenute del 730 e la seconda a novembre.

    Come si applica. Le istruzioni del 730/2026 indicano di riportare nel rigo F1 colonna 1 l’importo del punto 121 della CU 2026 e nella colonna 2 quello del punto 122. Tizio non compila nessun F24: il datore ha già trattenuto tutto. Se il rimborso del 730/2025 gli era stato pagato dall’Agenzia delle Entrate anziché dal datore, la seconda rata va presa dal modello F24 con il codice 4034 e l’anno 2025.

    In pratica

    • Cerca i punti 121 e 122 nella CU 2026: sono gli acconti IRPEF trattenuti dal datore.
    • Riportali nelle colonne 1 e 2 del rigo F1.
    • Per il 2026 il datore tratterrà la seconda rata a novembre; se pensi di dover meno, devi comunicarglielo per iscritto entro il 10 ottobre.

    Caio: l’anno scorso ha presentato il modello Redditi

    Scenario. Caio nel 2025 ha presentato il modello Redditi PF e ha versato gli acconti da solo con l’F24: la prima rata a giugno 2025 e la seconda entro lunedì 1° dicembre 2025. Nel 2026 passa al 730.

    Come si applica. Nel rigo F1 colonna 1 riporta quanto pagato con il codice tributo 4033 e l’anno 2025, nella colonna 2 quanto pagato con il 4034 e l’anno 2025. Se invece nel 2025 avesse presentato un 730 senza sostituto, per la colonna 1 dovrebbe partire dal rigo 141 del prospetto 730-3/2025 e aggiungere eventuali versamenti F24 con il 4033. Nel caso di dichiarazione congiunta (rigo 114 del 730-3/2025 compilato), il versamento F24 va diviso tra i coniugi in proporzione ai righi 94 e 114.

    In pratica

    • Conserva le ricevute F24 del 2025: servono per il rigo F1.
    • Controlla il codice: 4033 = prima rata, 4034 = seconda o unica rata. Le schede 4033 e 4034 spiegano come si compilano.
    • Non includere maggiorazioni e interessi: va indicato solo l’acconto.

    Ridurre l’acconto 2026 o rateizzare

    Il rigo F6 serve se ritieni di non dover versare acconti per il 2026, o di doverne versare meno (colonne 1 e 2 per l’IRPEF), e per chiedere la rateizzazione di saldo e primo acconto (colonna 7: da 2 a 6 rate, massimo 5 per i pensionati, chiusura entro il 16 dicembre e interessi dello 0,33% mensile). Quando conviene ridurre l’acconto e quali rischi comporta è spiegato in acconto IRPEF 2026: metodo storico o previsionale; il costo di un acconto troppo basso in acconto IRPEF dimenticato o insufficiente. Per una stima dell’importo puoi usare il calcolatore acconto e saldo IRPEF.

    Quando rivolgersi a un professionista

    Se il versamento riguarda più anni, crediti da compensare o un ravvedimento, i conti si complicano. Per una verifica sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Da leggere insieme

    Fonti e approfondimenti

  • Art. 55 L. 689/1981 – (Semilibertà sostitutiva)

    Art. 55 L. 689/1981 – (Semilibertà sostitutiva)

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    La semilibertà sostitutiva comporta l'obbligo di trascorrere almeno otto ore al giorno in un istituto di pena e di svolgere, per la restante parte del giorno, attività di lavoro, di studio, di formazione professionale o comunque utili alla rieducazione ed al reinserimento sociale, secondo il programma di trattamento predisposto e approvato ai sensi dei commi seguenti. I condannati alla semilibertà sostitutiva sono assegnati in appositi istituti o nelle apposite sezioni autonome di istituti ordinari, di cui al secondo comma dell'articolo 48 della legge 26 luglio 1975, n. 354, situati nel comune di residenza, di domicilio, di lavoro o di studio del condannato o in un comune vicino. Durante il periodo di permanenza negli istituti o nelle sezioni indicate nel primo periodo, il condannato è sottoposto alle norme della legge 26 luglio 1975, n. 354, e del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, in quanto compatibili. Nei casi di cui all'articolo 66, il direttore riferisce al magistrato di sorveglianza e all'ufficio di esecuzione penale esterna. Il semilibero è sottoposto a un programma di trattamento predisposto dall'ufficio di esecuzione penale esterna ed approvato dal giudice, nel quale sono indicate le ore da trascorrere in istituto e le attività da svolgere all'esterno. L'ufficio di esecuzione penale esterna è incaricato della vigilanza e dell'assistenza del condannato in libertà, secondo le modalità previste dall' articolo 118 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste dall' articolo 101, commi 1, 2 e da 5 a 9, del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230. Al condannato alla pena sostitutiva della semilibertà non si applica l' articolo 120 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.

  • Art. 53 L. 689/1981 – (Sostituzione delle pene detentive brevi)

    Art. 53 L. 689/1981 – (Sostituzione delle pene detentive brevi)

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Il giudice, nel pronunciare sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti ai sensi dell' articolo 444 del codice di procedura penale, quando ritiene di dover determinare la durata della pena detentiva entro il limite di quattro anni, può sostituire tale pena con quella della semilibertà o della detenzione domiciliare; quando ritiene di doverla determinare entro il limite di tre anni, può sostituirla anche con il lavoro di pubblica utilità; quando ritiene di doverla determinare entro il limite di un anno, può sostituirla altresì con la pena pecuniaria della specie corrispondente, determinata ai sensi dell'articolo

    56-quater. Con il decreto penale di condanna, il giudice, su richiesta dell'indagato o del condannato, può sostituire la pena detentiva determinata entro il limite di un anno, oltre che con la pena pecuniaria, con il lavoro di pubblica utilità. Si applicano le disposizioni dei commi 1-bis e 1- ter dell'articolo 459 del codice di procedura penale. Ai fini della determinazione dei limiti di pena detentiva entro i quali possono essere applicate pene sostitutive, si tiene conto della pena aumentata ai sensi dell' articolo 81 del codice penale.

  • Redditi esteri e doppia imposizione: il credito nel 730/2026

    In sintesi

    • Cos’è: un credito che ti permette di non pagare due volte le tasse sullo stesso reddito – una volta all’estero e una volta in Italia.
    • Chi può usarlo: chi ha percepito redditi in un Paese estero, li ha dichiarati in Italia e ha già pagato le imposte all’estero in via definitiva.
    • Cosa vuol dire ‘definitivo’: l’imposta estera è definitiva quando non può più essere rimborsata dal Paese estero. Imposte in acconto o provvisorie non contano.
    • Più Paesi o più anni: se hai prodotto redditi in Paesi diversi o in anni diversi, compili un rigo G4 per ciascun caso (moduli aggiuntivi).
    • Rigo da compilare: G4 del Quadro G nel modello 730/2026.
    • Documenti chiave: la Certificazione Unica 2026 (punti 377-380) se il datore è italiano, oppure la documentazione estera che prova il pagamento definitivo dell’imposta.

    Perché esiste il credito per i redditi esteri

    Se lavori o hai investimenti all’estero, il tuo reddito è spesso tassato sia nel Paese in cui lo hai prodotto sia in Italia, dove sei residente fiscale. Pagare le tasse due volte sullo stesso reddito sarebbe ingiusto. Per questo esiste il credito d’imposta per redditi prodotti all’estero, che ti permette di sottrarre dall’IRPEF italiana le imposte che hai già versato all’estero.

    Il credito si indica nel rigo G4 del Quadro G. La sezione III del Quadro G è riservata proprio a questo. Possono utilizzarla i contribuenti che hanno percepito redditi in un Paese estero nel quale sono state pagate imposte a titolo definitivo – cioè imposte che non possono più essere rimborsate dal Paese estero.

    Non vanno indicate le imposte pagate in acconto o in via provvisoria, né quelle per le quali è prevista la possibilità di rimborso totale o parziale da parte del Paese estero. Solo ciò che è diventato definitivo conta ai fini del credito.

    Le imposte da indicare sono quelle divenute definitive a partire dal 2025 (se non sono già state indicate in una dichiarazione precedente) e fino alla data di presentazione del 730/2026, anche se si riferiscono a redditi prodotti in anni passati. Per approfondimenti si può consultare la circolare n. 9/E del 5 marzo 2015 dell’Agenzia delle Entrate.

    Cosa inserire nel rigo G4
    Colonna Cosa indicare
    Col. 1 – Codice Stato estero Il codice del Paese (dalla tabella n. 10 in Appendice alle istruzioni, o dal punto 377 della CU)
    Col. 2 – Anno L'anno d'imposta in cui è stato prodotto il reddito estero (es. '2025')
    Col. 3 – Reddito estero Il reddito estero che ha già concorso a formare il reddito complessivo in Italia
    Col. 4 – Imposta estera Le imposte pagate all'estero divenute definitive dal 2025 alla presentazione del 730
    Col. 5-9 Da compilare solo se il reddito è stato prodotto in anni precedenti al 2025 (reddito complessivo, imposta lorda/netta italiana, crediti già usati)

    Esempio pratico

    • Tizio, residente in Italia, ha lavorato in Germania nel 2025 e ha percepito un reddito di 12.000 euro su cui ha pagato 2.500 euro di imposta tedesca, divenuta definitiva nel 2025. Quel reddito è stato dichiarato anche in Italia nel quadro C del 730/2026. Tizio compila il rigo G4: colonna 1 il codice della Germania, colonna 2 ‘2025’, colonna 3 12.000 euro, colonna 4 2.500 euro. Il credito riconosciuto ridurrà l’IRPEF italiana calcolata su quel reddito. Esempio ulteriore dalla fonte: se per redditi prodotti nel 2023 in uno Stato estero l’imposta complessiva è di 300 euro, di cui 200 già diventati definitivi entro il 2024 (già indicati nel 730/2025) e 100 diventati definitivi nel 2025, nella colonna 4 si indica solo 100 euro.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 (punti 377, 378, 379, 380 se il datore è italiano)
    • Documentazione rilasciata dall’autorità fiscale estera che attesta il pagamento definitivo dell’imposta
    • Documentazione idonea a dimostrare l’avvenuto pagamento (ricevute, quietanze, certificati fiscali esteri)
    • Mod. 730-3/2025 o Mod. REDDITI PF 2025 (per verificare crediti già utilizzati in anni precedenti)
    • Eventuale convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e il Paese estero di riferimento

    Caso 1 – Lavoratore con reddito estero nel 2025

    Scenario. Caio, residente in Italia, ha lavorato per tre mesi nel 2025 in Francia per un datore di lavoro francese. Ha percepito 8.000 euro su cui ha pagato 1.200 euro di imposta francese, che è divenuta definitiva entro il 2025. Quel reddito è stato indicato nel quadro C del 730/2026.

    Come si applica. Caio compila il rigo G4 del Quadro G: colonna 1 il codice della Francia, colonna 2 ‘2025’, colonna 3 8.000 euro, colonna 4 1.200 euro. Le colonne 5-9 non vanno compilate perché il reddito è del 2025. Il CAF o il sostituto calcola il credito spettante e lo detrae dall’IRPEF italiana. Se il credito supera l’IRPEF dovuta, la parte eccedente non viene rimborsata ma si può riportare all’anno successivo.

    In pratica

    • Il reddito estero va prima dichiarato nei quadri C o D del 730, poi il credito si indica nel Quadro G.
    • Il credito non può mai superare la quota di IRPEF italiana riferibile a quel reddito estero.

    Caso 2 – Imposta estera diventata definitiva in anni diversi

    Scenario. Sempronio ha prodotto redditi nel 2023 in Spagna. L’imposta spagnola totale era di 350 euro: 200 erano diventati definitivi entro il 2024 (già indicati nel G4 del 730/2025) e altri 150 sono diventati definitivi nel 2025.

    Come si applica. Nel 730/2026, Sempronio indica nel rigo G4 solo i 150 euro diventati definitivi nel 2025 (colonna 4). Nella colonna 8 riporta il credito già utilizzato nelle dichiarazioni precedenti (i 200 euro del 730/2025), e nella colonna 9 indica il credito già usato per lo stesso anno di produzione e stesso Stato estero. Questo meccanismo evita di conteggiare due volte la stessa imposta.

    In pratica

    • Se l’imposta estera diventa definitiva in più anni, compili un rigo G4 ogni anno per la quota di quell’anno.
    • Le colonne 8 e 9 servono a dichiarare quanto hai già usato nelle dichiarazioni precedenti per lo stesso reddito.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cosa significa che l'imposta estera è 'definitiva'?

    Vuol dire che non può più essere rimborsata dal Paese estero. Le imposte pagate in acconto, in via provvisoria o per le quali esiste ancora la possibilità di rimborso non contano.

    Se ho redditi in tre Paesi diversi, compilo tre righi G4?

    Sì. Per ogni Paese estero e per ogni anno di produzione diverso occorre compilare un rigo G4 separato, usando moduli aggiuntivi se necessario.

    Il credito può dar luogo a rimborso in denaro?

    No. Il credito riduce l’IRPEF dovuta. Se la supera, la parte eccedente non viene rimborsata ma si riporta all’anno successivo.

    Ho un datore di lavoro italiano che mi ha mandato in distacco all'estero: dove trovo i dati?

    Se il reddito è indicato nella Certificazione Unica 2026, i dati si trovano ai punti 377 (codice Stato estero), 378 (anno), 379 (reddito estero) e 380 (imposta estera).

    Posso usare il credito anche per imposte pagate su redditi di anni precedenti al 2025?

    Sì, purché le imposte siano divenute definitive a partire dal 2025 e non siano già state indicate in una dichiarazione precedente. In quel caso compili anche le colonne 5-9 del rigo G4.

    Dove trovo il codice del Paese estero da inserire in colonna 1?

    Nella tabella n. 10 allegata alle istruzioni del 730/2026, disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Se hai la Certificazione Unica, il codice è al punto 377.

  • Art. 52 L. 689/1981 – Modifica dell’articolo 18 delle disposizioni relative al mercato mobiliare ed al trattamento fiscale dei titoli azionari

    Art. 52 L. 689/1981 – Modifica dell’articolo 18 delle disposizioni relative al mercato mobiliare ed al trattamento fiscale dei titoli azionari

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Nota: il testo riporta la novella del 1981 con gli importi originari in lire. La disciplina sanzionatoria del mercato mobiliare del D.L. 95/1974 è stata superata dal TUF (D.Lgs. 58/1998): questi importi hanno valore solo storico.

    L'ultimo comma dell' articolo 18 del decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95 , convertito con modificazioni nella legge 7 giugno 1974, n. 216 , modificato per effetto della legge 24 dicembre 1975, n. 706 , è sostituito dal seguente: "L'omissione della comunicazione alla Commissione o la inosservanza delle prescrizioni da essa stabilite sono punite con l'ammenda da lire 4 milioni a lire 40 milioni".

  • Art. 51 L. 689/1981 – Modifica dell’articolo 17 delle disposizioni relative al mercato mobiliare ed al trattamento fiscale dei titoli azionari

    Art. 51 L. 689/1981 – Modifica dell’articolo 17 delle disposizioni relative al mercato mobiliare ed al trattamento fiscale dei titoli azionari

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    L'ultimo comma dell' articolo 17 del decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95 , convertito con modificazioni nella legge 7 giugno 1974 n. 216 , modificato per effetto della legge 24 dicembre 1975, n. 706 , è sostituito dal seguente: "I soggetti indicati nel primo comma che non eseguano le dichiarazioni e comunicazioni prescritte dal presente articolo nei termini ivi stabiliti sono puniti con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda da lire 2 milioni a lire 40 milioni; ove le eseguano con un ritardo non superiore a trenta giorni sono puniti con l'ammenda da lire 1 milione a lire 20 milioni; ove eseguano dichiarazioni e comunicazioni false sono puniti con l'arresto fino a tre anni".

  • Art. 50 L. 689/1981 – Modifica dell’articolo 5 delle disposizioni relative al mercato mobiliare ed al trattamento fiscale dei titoli azionari

    Art. 50 L. 689/1981 – Modifica dell’articolo 5 delle disposizioni relative al mercato mobiliare ed al trattamento fiscale dei titoli azionari

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Il sesto comma dell'articolo 5 del decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95 , convertito con modificazioni nella legge 7 giugno 1974, n. 216 , modificato per effetto della legge 24 dicembre 1975, n. 706 , è sostituito dal seguente: "Gli amministratori delle società sono puniti con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda da lire 2 milioni a lire 20 milioni ove omettano le comunicazioni previste dal presente articolo; ove le eseguano con un ritardo non superiore a trenta giorni sono puniti con l'ammenda da lire 1 milione a lire 20 milioni; ove eseguano comunicazioni false sono puniti con l'arresto fino a tre anni, salvo che il fatto non costituisca reato più grave. Per la violazione dell'obbligo di alienazione delle azioni o quote eccedenti si applicano le pene stabilite nel secondo comma dell'articolo 2630 del codice civile ".

  • Art. 49 L. 689/1981 – Modifica dell’articolo 3 delle disposizioni relative al mercato mobiliare ed al trattamento fiscale dei titoli azionari

    Art. 49 L. 689/1981 – Modifica dell’articolo 3 delle disposizioni relative al mercato mobiliare ed al trattamento fiscale dei titoli azionari

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Nota: il testo riporta la novella del 1981 con gli importi originari in lire. La disciplina sanzionatoria del mercato mobiliare del D.L. 95/1974 è stata superata dal TUF (D.Lgs. 58/1998): questi importi hanno valore solo storico.

    L'ultimo comma dell' articolo 3 del decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95 , convertito con modificazioni nella legge 7 giugno 1974, n. 216 , modificato per effetto della legge 24 dicembre 1975, n. 706 , è sostituito dal seguente: "Gli amministratori, i sindaci o revisori e i direttori generali di società o enti che non ottemperano alle richieste, non si uniformano alle prescrizioni della Commissione o comunque ostacolano l'esercizio delle sue funzioni sono puniti con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda da lire 2 milioni a lire 40 milioni".

  • Art. 48 L. 689/1981 – Omessa trasmissione dell’elenco dei protesti cambiari

    Art. 48 L. 689/1981 – Omessa trasmissione dell’elenco dei protesti cambiari

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    L' articolo 235 del regio-decreto 16 marzo 1942, n. 267 , modificato per effetto della legge 24 dicembre 1975, n. 706 , è sostituito dal seguente: "Art.

    235. – (Omessa trasmissione dell'elenco dei protesti cambiari). – Il pubblico ufficiale abilitato a levare protesti cambiari che, senza giustificato motivo, omette di inviare nel termine prescritto al presidente del tribunale gli elenchi dei protesti cambiari per mancato pagamento, o invia elenchi incompleti, è punito con l'ammenda fino a lire cinquecentomila. La stessa pena si applica al procuratore del registro che nel termine prescritto non trasmette l'elenco delle dichiarazioni di rifiuto di pagamento a norma dell'articolo 13, secondo comma, o trasmette un elenco incompleto".

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.