Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Assegno all’ex coniuge deducibile nel 730/2026: come funziona

    In sintesi

    • Deducibile dal reddito: l’assegno periodico pagato all’ex coniuge per sentenza o provvedimento del giudice riduce il reddito su cui si calcola l’IRPEF.
    • Solo la quota per il coniuge: la parte destinata al mantenimento dei figli non è deducibile e non va indicata.
    • Serve un provvedimento giudiziario: la deduzione spetta solo se l’assegno è fissato dal giudice (sentenza di separazione, divorzio, annullamento).
    • No somme in un’unica soluzione: solo gli assegni periodici (mensili, annuali) sono deducibili. L’assegno versato tutto in una volta non lo è.
    • Rigo E22: qui si indica il codice fiscale dell’ex coniuge e l’importo versato nell’anno.
    • Vale anche se l’ex coniuge vive all’estero: la deduzione spetta indipendentemente dalla residenza dell’ex coniuge beneficiario.

    Come funziona la deduzione dell'assegno all'ex coniuge

    Quando una coppia si separa o divorzia, il giudice stabilisce spesso che uno dei due debba corrispondere all’altro un assegno periodico. Chi paga questo assegno può dedurlo dal proprio reddito complessivo: in concreto, l’importo versato viene sottratto dal reddito prima di calcolare l’IRPEF, riducendo così le imposte da pagare.

    La regola fondamentale riguarda la quota destinata ai figli: quella parte non è mai deducibile. Puoi dedurre solo la quota che il provvedimento del giudice attribuisce direttamente all’ex coniuge. Se la sentenza non distingue le due quote, le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate prevedono che si consideri destinata al coniuge la metà dell’assegno complessivo.

    Un altro limite importante: solo gli assegni periodici danno diritto alla deduzione. Se hai concordato con l’ex coniuge – o il giudice ha disposto – il pagamento di una somma unica in saldo definitivo, quell’importo non è deducibile.

    Nel modello 730, questi importi vanno indicati nel rigo E22 della Sezione II del Quadro E. Dovrai inserire il codice fiscale dell’ex coniuge (colonna 1) e l’importo degli assegni effettivamente versati nel 2025 (colonna 2).

    Cosa è deducibile e cosa no nel rigo E22
    Situazione Deducibile?
    Assegno periodico al coniuge separato, disposto dal giudice Sì, per intero (quota coniuge)
    Assegno periodico al coniuge divorziato, disposto dal giudice Sì, per intero (quota coniuge)
    Quota dell'assegno destinata al mantenimento dei figli No
    Assegno versato in un'unica soluzione (saldo definitivo) No
    Rimborso spese canone di locazione/condominiali stabilito dal giudice ('contributo casa') Sì, incluso nell'importo del rigo E22
    Assegno concordato tra le parti senza provvedimento giudiziario No

    Esempio pratico

    • Tizio è stato separato legalmente nel 2023. La sentenza dispone che versi 700 euro al mese all’ex coniuge (quota interamente destinata a lei, i figli vivono con lui). Nel 2025 ha versato in totale 8.400 euro. Nel 730/2026 indica nel rigo E22 il codice fiscale dell’ex moglie e l’importo 8.400 euro. Questa cifra riduce il suo reddito complessivo prima del calcolo dell’IRPEF.

    Documenti necessari

    • Sentenza di separazione legale o di divorzio (o decreto del giudice che dispone l’assegno)
    • Ricevute di bonifico o estratto conto bancario che provi i versamenti effettuati nel 2025
    • Codice fiscale dell’ex coniuge beneficiario
    • Eventuale accordo omologato che specifichi la quota destinata al coniuge e quella ai figli

    Sentenza che non distingue la quota figli dalla quota coniuge

    Scenario. Caio è divorziato. Il decreto del tribunale stabilisce un assegno complessivo di 1.000 euro al mese senza specificare quanta parte sia per i figli e quanta per l’ex moglie.

    Come si applica. In questo caso le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate prevedono che si consideri destinata all’ex coniuge la metà dell’assegno. Caio può quindi dedurre 500 euro al mese, ovvero 6.000 euro annui, indicandoli nel rigo E22. L’altra metà (6.000 euro) non è deducibile perché si presume destinata ai figli.

    In pratica

    • Se la sentenza non separa le due quote, si considera che metà dell’assegno vada al coniuge e metà ai figli.
    • Dedurre solo la metà come quota coniuge nel rigo E22.
    • Conservare la sentenza per eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.

    Ex coniuge residente all'estero

    Scenario. Sempronio è separato dall’ex moglie che nel 2023 si è trasferita in Germania. In base alla sentenza del tribunale italiano, versa 600 euro al mese alla ex coniuge (quota integralmente a lei destinata, i figli sono maggiorenni e autonomi).

    Come si applica. La residenza all’estero dell’ex coniuge non cambia le regole. Sempronio può dedurre i 7.200 euro versati nel 2025 (600 × 12) indicandoli nel rigo E22 con il codice fiscale italiano dell’ex moglie. Se l’ex moglie non ha un codice fiscale italiano, occorrerà verificare con il CAF la corretta procedura.

    In pratica

    • La deduzione spetta anche se il beneficiario risiede all’estero.
    • È necessario disporre del codice fiscale dell’ex coniuge da inserire nella colonna 1 del rigo E22.
    • Conservare i bonifici internazionali come prova dei versamenti.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso dedurre anche il 'contributo casa' (rimborso affitto) stabilito dal giudice?

    Sì. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate prevedono espressamente che nel rigo E22 vadano inclusi anche gli importi stabiliti dal giudice a titolo di rimborso del canone di locazione e delle spese condominiali, purché disposti con provvedimento giudiziario.

    Se ho versato l'assegno solo per alcuni mesi del 2025, posso dedurre solo quella parte?

    Sì. Si deduce l’importo effettivamente versato nell’anno 2025, non quello teorico previsto dalla sentenza. Se hai pagato 5 mensilità su 12, indichi solo quelle 5 nel rigo E22.

    L'ex coniuge deve dichiarare l'assegno che riceve?

    Sì. L’assegno periodico che il coniuge riceve per effetto di separazione o divorzio è imponibile per chi lo percepisce (deve dichiararlo come reddito). Per chi lo paga è deducibile. È una logica simmetrica.

    Ho concordato un assegno con il mio ex coniuge senza andare dal giudice: è deducibile?

    No. La deduzione richiede che l’assegno sia disposto dall’autorità giudiziaria (sentenza, decreto, accordo omologato dal tribunale). Un accordo privato tra le parti non è sufficiente.

    La quota dei figli è mai deducibile?

    No. Le somme versate per il mantenimento dei figli non sono mai deducibili, indipendentemente dall’età dei figli o dalla loro situazione economica.

    Cosa succede se pago in ritardo le mensilità: deduco quando le verso o quando erano dovute?

    Si deduce nell’anno in cui l’assegno è stato effettivamente versato, indipendentemente dalla competenza. Se nel 2025 hai pagato mensilità arretrate del 2024, quelle concorrono alla deduzione del 2025.

    Vedi anche: Mantenimento del coniuge nella separazione, Quota del TFR all’ex coniuge dopo il divorzio, Mantenimento dei figli, Coniuge a carico, Figli a carico e Previdenza complementare per familiari a carico.

  • Art. 28 L. 689/1981 – Prescrizione

    Art. 28 L. 689/1981 – Prescrizione

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni indicate dalla presente legge si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione. L'interruzione della prescrizione è regolata dalle norme del codice civile .

  • Art. 1 L. 24/2017 – Sicurezza delle cure in sanità

    Art. 1 L. 24/2017 – Sicurezza delle cure in sanità

    L. 8 marzo 2017, n. 24 – Sicurezza cure e resp. sanitaria

    1. La sicurezza delle cure è parte costitutiva del diritto alla salute ed è perseguita nell'interesse dell'individuo e della collettività.

    2. La sicurezza delle cure si realizza anche mediante l'insieme di tutte le attività finalizzate alla prevenzione e alla gestione del rischio connesso all'erogazione di prestazioni sanitarie e l'utilizzo appropriato delle risorse strutturali, tecnologiche e organizzative.

    3. Alle attività di prevenzione del rischio messe in atto dalle strutture sanitarie e sociosanitarie, pubbliche e private, è tenuto a concorrere tutto il personale, compresi i liberi professionisti che vi operano in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale.

  • Riforma fiscale 2024 – D.Lgs. 209/2023: Pillar Two e imposta minima domestica

    Riforma fiscale 2024 – D.Lgs. 209/2023: Pillar Two e imposta minima domestica

    D.Lgs. 209/2023 – Riforma fiscale 2024 (L. delega 111/2023)

    Pillar Two. Il commento approfondisce contenuto, ambito di applicazione, novità rispetto alla previgente disciplina e impatto pratico per contribuenti e operatori.

  • Riforma fiscale 2024 – D.Lgs. 209/2023: rules internazionali e Global Minimum Tax (GloBE)

    Riforma fiscale 2024 – D.Lgs. 209/2023: rules internazionali e Global Minimum Tax (GloBE)

    D.Lgs. 209/2023 – Riforma fiscale 2024 (L. delega 111/2023)

    Global Minimum Tax. Il commento approfondisce contenuto, ambito di applicazione, novità rispetto alla previgente disciplina e impatto pratico per contribuenti e operatori.

  • Art. 14 L. 633/1941 – Diritto esclusivo di trascrizione

    Testo della norma consultabile sul portale ufficiale Normattiva. Di seguito la lettura divulgativa a cura della redazione.

  • Contributi colf e badanti deducibili nel 730/2026: il limite di 1.549,37 euro

    In sintesi

    • Massimale 1.549,37 euro: è il limite annuo di contributi deducibili per gli addetti ai servizi domestici e familiari.
    • Rigo E23 del Quadro E: qui si indica l’importo dei contributi INPS versati come datore di lavoro domestico.
    • Solo la quota a carico del datore di lavoro: si deducono i contributi che hai pagato tu come datore, non quelli trattenuti dalla retribuzione del lavoratore.
    • Colf, badanti, baby-sitter e assistenti anziani: tutte queste figure rientrano nella categoria degli addetti ai servizi domestici e familiari.
    • Non serve nessun limite di reddito: la deduzione non è soggetta a soglie di reddito del contribuente.
    • Deduzione, non detrazione: riduce il reddito imponibile (base di calcolo dell’IRPEF), non direttamente l’imposta.
    • Quanto si paga all’INPS: nel 2025 da 1,22 a 2,30 euro per ogni ora retribuita; circa un quarto è la quota del lavoratore, che non si deduce.
    • Scadenze trimestrali: contributi da pagare con avviso pagoPA dal 1° al 10 aprile, luglio, ottobre e gennaio.

    Chi può dedurre i contributi INPS per il personale domestico

    Se hai assunto una colf, una badante, una baby-sitter o un’assistente per un anziano, sei un datore di lavoro domestico e devi versare all’INPS i contributi previdenziali per il tuo dipendente. Questi contributi, per la parte che rimane a tuo carico come datore di lavoro, sono deducibili dal tuo reddito complessivo.

    La deduzione significa che quell’importo si sottrae dal tuo reddito prima che venga calcolata l’IRPEF. Il risparmio fiscale reale dipende dalla tua aliquota marginale: nel 730/2026 (redditi 2025) l’aliquota del 35% è quella del secondo scaglione, per i redditi da 28.000 a 50.000 euro: chi è in quello scaglione risparmia 35 euro di imposta ogni 100 euro di contributi dedotti.

    C’è però un massimale: puoi dedurre al massimo 1.549,37 euro all’anno. Se hai versato più di questa cifra (per esempio perché hai una badante a tempo pieno), la parte eccedente non è deducibile.

    L’importo va indicato nel rigo E23 della Sezione II del Quadro E. Non devi allegare nulla alla dichiarazione, ma devi conservare le ricevute di versamento INPS per eventuali controlli.

    Conta l’anno in cui paghi: nel 730/2026 vanno i contributi versati nel 2025, compresi quelli del quarto trimestre 2024 pagati a gennaio 2025, mentre quelli del quarto trimestre 2025 pagati a gennaio 2026 andranno nel 730/2027. Il massimale di 1.549,37 euro è la conversione delle 3.000.000 di lire previste dall’art. 10, comma 2, del TUIR.

    Contributi colf/badanti: cosa conta ai fini della deduzione
    Voce Dettaglio
    Massimale deducibile annuo 1.549,37 euro
    Quota deducibile Solo la parte a carico del datore di lavoro (non quella trattenuta al lavoratore)
    Figura rigo nel 730 E23, Sezione II del Quadro E
    Lavoratori che rientrano Colf, badanti, baby-sitter, assistenti di anziani e disabili
    Limite di reddito del dichiarante Nessuno
    Tipo di agevolazione Deduzione dal reddito complessivo

    Contributi INPS colf e badanti: quanto si paga all’ora

    Il contributo INPS si paga per ogni ora retribuita e dipende dalla retribuzione oraria effettiva (paga concordata più la quota oraria di vitto, alloggio e tredicesima). Sopra le 24 ore settimanali il contributo è fisso. Gli importi validi per il 2025, cioè quelli che servono per il 730/2026, sono questi (rapporti a tempo indeterminato, con quota CUAF):

    Contributi orari lavoro domestico 2025 (fonte INPS)
    Retribuzione oraria effettiva Contributo orario totale di cui a carico del lavoratore Quota del datore (deducibile)
    Fino a 9,48 euro 1,68 euro 0,42 euro 1,26 euro
    Oltre 9,48 e fino a 11,54 euro 1,89 euro 0,48 euro 1,41 euro
    Oltre 11,54 euro 2,30 euro 0,58 euro 1,72 euro
    Orario superiore a 24 ore settimanali 1,22 euro 0,31 euro 0,91 euro

    Per i contratti a tempo determinato il contributo orario è più alto (per esempio 1,79 euro invece di 1,68 nella prima fascia) per effetto del contributo addizionale, ma la quota del lavoratore resta la stessa. Per il 2026 l’INPS ha aggiornato le fasce (circolare n. 9 del 3 febbraio 2026): fino a 9,61 euro l’ora il contributo è di 1,70 euro, oltre 11,70 euro è di 2,34 euro. Fonti: INPS, contributi e agevolazioni fiscali per chi assume un lavoratore domestico e lavoratori domestici: i contributi dovuti per il 2026.

    La quota del lavoratore il datore la trattiene dalla retribuzione. Se decide di non trattenerla e la paga lui, resta comunque la quota del lavoratore: il rigo E23 riguarda solo la parte a carico del datore di lavoro.

    Quando si pagano i contributi della colf: scadenze 2026

    I contributi si pagano ogni trimestre con l’avviso pagoPA che l’INPS invia al datore di lavoro o che si genera dal Portale dei pagamenti, con il codice fiscale del datore e il codice del rapporto di lavoro. Si può pagare online, con l’app IO, con l’app INPS Mobile, tramite CBILL (codice interbancario AAQV6) o presso banche, uffici postali e altri prestatori aderenti a pagoPA.

    Scadenze dei contributi per il lavoro domestico
    Trimestre Periodo di pagamento Calendario 2026
    Primo (gennaio-marzo 2026) dal 1° al 10 aprile 10 aprile 2026, venerdì
    Secondo (aprile-giugno 2026) dal 1° al 10 luglio 10 luglio 2026, venerdì
    Terzo (luglio-settembre 2026) dal 1° al 10 ottobre 10 ottobre 2026, sabato: la regola INPS sposta solo domenica e festivi
    Quarto (ottobre-dicembre 2026) dal 1° al 10 gennaio 10 gennaio 2027 è domenica: si paga entro lunedì 11 gennaio 2027

    Se l’ultimo giorno utile coincide con la domenica o con una festività, il versamento slitta al giorno successivo non festivo; in caso di ritardo l’INPS applica sanzioni. Fonte: INPS, pagamento dei contributi al lavoratore domestico.

    Chi deduce i contributi se paga il figlio ma il datore è il genitore

    Il rigo E23 riguarda i contributi versati per la parte a carico del datore di lavoro. A differenza del rigo E21 (contributi previdenziali propri), le istruzioni del rigo E23 non dicono che la deduzione spetta anche per i contributi versati nell’interesse dei familiari: per questo la deduzione va collegata al datore di lavoro del rapporto, cioè a chi risulta intestatario all’INPS. Se il contratto è intestato alla madre assistita, i contributi li deduce lei, se ha un reddito su cui farlo.

    Diverso è il caso della retribuzione della badante di una persona non autosufficiente: quella detrazione del 19% (rigo E8-E10, codice 15) spetta a chi ha sostenuto la spesa anche se non è titolare del contratto. Vedi detrazione delle spese per la badante e, per le regole generali sul datore di lavoro domestico, contributi colf e badanti: la deduzione per il datore di lavoro.

    Esempio pratico

    • Caio ha una badante assunta regolarmente per assistere sua madre anziana. La badante lavora 30 ore a settimana, quindi si applica il contributo fisso di 1,22 euro l’ora (0,31 a carico della lavoratrice). Per semplicità contiamo 52 settimane, cioè 1.560 ore: nel 2025 Caio ha versato 1.903,20 euro, di cui 483,60 trattenuti alla badante e 1.419,60 a suo carico. Nel rigo E23 indica 1.419,60 euro, sotto il massimale di 1.549,37: li deduce per intero.

    Documenti necessari

    • Ricevute dei pagamenti pagoPA trimestrali (si scaricano dal Portale dei pagamenti INPS)
    • Avvisi di pagamento con il dettaglio di ore, retribuzione oraria e contributi
    • Contratto di lavoro domestico regolarmente registrato
    • Libro paga o cedolini che evidenzino la quota contributiva a carico del datore di lavoro

    Colf a orario ridotto, contributi sotto il massimale

    Scenario. Tizio ha una colf che lavora 10 ore la settimana con una retribuzione oraria effettiva fino a 9,48 euro: contributo di 1,68 euro l’ora, di cui 0,42 a carico della colf. Su 52 settimane (520 ore) nel 2025 ha versato all’INPS 873,60 euro, di cui 218,40 trattenuti alla colf e 655,20 a suo carico.

    Come si applica. L’importo da indicare nel rigo E23 è 655,20 euro (la sola quota a carico di Tizio come datore). È ampiamente sotto il massimale di 1.549,37 euro, quindi la deduzione è integrale. L’IRPEF di Tizio si calcolerà su un reddito inferiore di 655,20 euro.

    In pratica

    • Indicare solo la quota a carico del datore di lavoro, non il totale dei contributi versati.
    • Conservare le ricevute INPS trimestrali come documentazione.
    • Nessun documento da allegare al 730, ma tenerli disponibili per eventuale controllo.

    Badante a tempo pieno: contributi che superano il massimale

    Scenario. Sempronio assiste sua madre con una badante convivente a tempo pieno. La badante lavora 50 ore a settimana: contributo fisso di 1,22 euro l’ora, di cui 0,31 a carico della lavoratrice. Su 52 settimane (2.600 ore) nel 2025 Sempronio ha versato 3.172 euro, di cui 806 trattenuti alla badante e 2.366 a suo carico.

    Come si applica. I 2.366 euro superano il massimale di 1.549,37 euro. Sempronio può dedurre solo 1.549,37 euro, indicando questo importo nel rigo E23. La parte eccedente (816,63 euro) non è recuperabile in dichiarazione. Il CAF calcolerà la deduzione sull’importo indicato, non su quello realmente versato in eccedenza.

    In pratica

    • Indicare nel rigo E23 al massimo 1.549,37 euro, anche se la quota a carico del datore è superiore.
    • La parte eccedente il massimale non dà diritto ad alcuna agevolazione fiscale.
    • Se hai più collaboratori domestici, il massimale di 1.549,37 euro vale complessivamente per tutti.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quanto posso dedurre al massimo per i contributi della colf?

    Il massimale annuo è di 1.549,37 euro. Puoi dedurre solo la parte dei contributi INPS che rimane a tuo carico come datore di lavoro, entro questo limite.

    Quanto costano i contributi INPS di una colf all’ora?

    Nel 2025 da 1,68 a 2,30 euro per ogni ora retribuita, secondo la fascia di retribuzione oraria, e 1,22 euro se l’orario supera le 24 ore settimanali. Di questi, da 0,31 a 0,58 euro sono a carico del lavoratore. Per il 2026 si va da 1,70 euro (fino a 9,61 euro l’ora) a 2,34 euro (oltre 11,70 euro).

    I contributi a carico della colf sono deducibili dal datore?

    No. Nel rigo E23 va solo la parte a carico del datore di lavoro. La quota del lavoratore resta tale anche se il datore decide di pagarla lui senza trattenerla dalla retribuzione.

    Quando si pagano i contributi della colf nel 2026?

    Dal 1° al 10 aprile, luglio, ottobre e gennaio, con l’avviso pagoPA. Il 10 ottobre 2026 cade di sabato e la regola INPS sposta solo domeniche e festivi; il 10 gennaio 2027 è domenica, quindi il quarto trimestre si paga entro l’11 gennaio 2027.

    Pago i contributi della badante di mia madre, ma il contratto è intestato a lei: chi li deduce?

    La deduzione del rigo E23 è collegata al datore di lavoro del rapporto e le istruzioni non la estendono ai contributi pagati per i familiari: li deduce la madre, se ha reddito. Per la retribuzione della badante di una persona non autosufficiente, invece, la detrazione del 19% (codice 15) spetta a chi ha pagato anche se non è titolare del contratto.

    Ho due collaboratori domestici: il massimale si raddoppia?

    No. Il limite di 1.549,37 euro è complessivo per tutti i collaboratori domestici che hai assunto, non per singolo lavoratore.

    Quali contributi vanno nel 730/2026?

    Quelli versati nel 2025, compreso il quarto trimestre 2024 pagato a gennaio 2025. I contributi del quarto trimestre 2025, pagati a gennaio 2026, si deducono nel 730/2027.

    Devo allegare qualcosa al 730 per questa deduzione?

    No, non si allega nulla. Devi però conservare le ricevute dei pagamenti pagoPA, in caso di richiesta di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

    Vedi anche: Contributi colf e badanti, Contributi volontari e riscatto laurea, Pensione di vecchiaia, Artigiano e anche dipendente, Detrazione spese badante e Deduzione previdenza complementare.

  • IVIE: l’imposta sugli immobili posseduti all’estero nel 730

    In sintesi

    • L’IVIE si calcola nel quadro W: l’Imposta sul Valore degli Immobili all’Estero si dichiara e si liquida compilando il quadro W (sezione I) del modello 730/2026.
    • Conta il numero di mesi di possesso: l’imposta si calcola in proporzione ai mesi di possesso; si contano i mesi in cui si è stati proprietari per almeno 15 giorni.
    • Detrazione da 200 euro per l’abitazione principale: se l’immobile estero è la tua abitazione principale, puoi detrarre 200 euro dall’IVIE dovuta, in proporzione al periodo dell’anno in cui hai usato l’immobile come abitazione principale.
    • Credito per le imposte estere: se hai già pagato un’imposta patrimoniale all’estero sullo stesso immobile, puoi scomputarla dall’IVIE italiana – ma solo fino a concorrenza dell’imposta dovuta in Italia.
    • Codici tributo per i versamenti in acconto: gli acconti IVIE si versano con F24 usando i codici tributo 4044 (primo acconto) e 4045 (secondo acconto), con riferimento all’anno d’imposta 2025.
    • Va dichiarato anche senza redditi: l’immobile estero va sempre indicato nel quadro W, indipendentemente dal fatto che nel 2025 abbia prodotto redditi imponibili.

    Che cos'è l'IVIE e quando si paga

    L’IVIE – Imposta sul Valore degli Immobili situati all’Estero – è un tributo che colpisce le persone fisiche residenti in Italia che posseggono immobili fuori dal territorio italiano: case, appartamenti, terreni, pertinenze. Non è un’imposta sui redditi prodotti dall’immobile, ma sul valore del bene stesso, un po’ come l’IMU applicata agli immobili in Italia.

    L’IVIE si liquida compilando il quadro W del modello 730/2026 (corrispondente al quadro RW del Modello Redditi PF). Nella colonna 11 si indica il numero di mesi di possesso nel 2025, contando solo i mesi durante i quali si è stati proprietari per almeno 15 giorni. Se si possiede l’immobile per quota, l’imposta si calcola proporzionalmente alla quota di possesso.

    Per determinare la base imponibile – cioè il valore su cui si applica l’imposta – si usano criteri diversi a seconda dello Stato in cui si trova l’immobile. Il criterio del valore catastale (codice 5) si usa, ad esempio, per gli immobili in Paesi che hanno sistemi simili a quello italiano. In alternativa si usano il valore di mercato, il costo d’acquisto o il valore dichiarato nella successione. Il criterio applicabile va indicato nella colonna 6 del quadro W.

    Quadro W – Colonne chiave per l'IVIE
    Colonna Cosa indicare
    Colonna 6 – Criterio di determinazione del valore Codice 1 valore di mercato, 2 valore nominale, 3 valore di rimborso, 4 costo d'acquisto, 5 valore catastale, 6 valore da dichiarazione di successione
    Colonna 7 – Valore iniziale Valore dell'immobile al 1° gennaio 2025 o al primo giorno di detenzione
    Colonna 8 – Valore finale Valore al 31 dicembre 2025 o al termine del possesso
    Colonna 11 – Mesi IVIE Numero di mesi di possesso nel 2025 (conta solo i mesi con almeno 15 giorni)
    Colonna 12 – Credito d'imposta Imposta patrimoniale già versata all'estero (non superiore all'IVIE dovuta)
    Colonna 13 – Detrazioni IVIE 200 euro rapportati al periodo di utilizzo come abitazione principale

    Esempio pratico

    • Tizio possiede in Francia, da solo, un appartamento che usa come seconda casa. Il valore dell’immobile al 1° gennaio 2025 era 120.000 euro. Ha posseduto l’appartamento per tutto il 2025 (12 mesi interi). Non ha pagato alcuna imposta patrimoniale in Francia su quell’immobile e non lo ha usato come abitazione principale. Nel quadro W indicherà: colonna 7 = 120.000, colonna 8 = 120.000, colonna 11 = 12, colonna 12 = 0, colonna 13 = vuoto. L’IVIE si calcola applicando l’aliquota stabilita dalla legge sul valore dell’immobile, in proporzione alla quota di possesso (100%) e ai mesi (12/12).

    Documenti necessari

    • Atto di acquisto o rogito notarile dell’immobile estero (per ricavare il costo d’acquisto come base imponibile alternativa)
    • Estratto del registro immobiliare estero o documento catastale estero (per il valore catastale, se disponibile)
    • Dichiarazione di successione estera (se l’immobile è stato ereditato)
    • Ricevute delle imposte patrimoniali eventualmente pagate all’estero nel 2025 (per il credito d’imposta)
    • Certificazione attestante il periodo di utilizzo come abitazione principale (per la detrazione di 200 euro)

    Caso 1 – Immobile estero adibito ad abitazione principale per metà anno

    Scenario. Caio ha un appartamento a Barcellona che ha utilizzato come abitazione principale da gennaio a giugno 2025 (6 mesi), poi l’ha affittato. L’IVIE è dovuta su tutto l’anno, ma ha diritto alla detrazione.

    Come si applica. Le istruzioni del 730/2026 prevedono che la detrazione di 200 euro spetti in proporzione al periodo dell’anno durante il quale l’immobile è stato adibito ad abitazione principale. Caio ha usato l’appartamento come abitazione principale per 6 mesi su 12, quindi la detrazione spettante è 200 euro × (6/12) = 100 euro. Questa detrazione va indicata nella colonna 13 del quadro W. Se l’immobile fosse cointestato con un’altra persona, la detrazione spetterebbe a ciascun proprietario in proporzione alla propria quota.

    In pratica

    • La detrazione da 200 euro si calcola in proporzione ai mesi (o giorni) di utilizzo come abitazione principale.
    • Indicare il risultato proporzionale nella colonna 13 del quadro W.
    • Nel quadro D, rigo D4 con codice 8, il reddito dell’immobile non locato per il quale è dovuta l’IVIE non è assoggettato a IRPEF.

    Caso 2 – Immobile ereditato all'estero con imposta già pagata nello Stato estero

    Scenario. Sempronio ha ereditato nel 2023 un appartamento in Germania. Nel 2025 ha pagato in Germania un’imposta patrimoniale sull’immobile pari a 800 euro. Deve pagare anche l’IVIE in Italia?

    Come si applica. Sì: l’IVIE è dovuta anche quando si è già pagata un’imposta patrimoniale all’estero, ma in questo caso si ha diritto a un credito d’imposta. Il credito è pari all’imposta patrimoniale versata in Germania, ma non può superare l’ammontare dell’IVIE dovuta in Italia. Se ad esempio l’IVIE calcolata fosse 600 euro, Sempronio potrebbe scomputare al massimo 600 euro (non tutti gli 800 pagati in Germania). Il credito va indicato nella colonna 12 del quadro W.

    In pratica

    • Il credito d’imposta per imposte patrimoniali estere si inserisce nella colonna 12 del quadro W.
    • L’importo detraibile non può superare l’IVIE effettivamente dovuta in Italia.
    • Conservare le ricevute di pagamento delle imposte estere come documentazione di supporto.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo pagare l'IVIE se l'immobile all'estero è già tassato nel Paese in cui si trova?

    Sì, l’IVIE è comunque dovuta, ma puoi sottrarre dall’imposta italiana le imposte patrimoniali già pagate all’estero. Il credito d’imposta non può però essere superiore all’IVIE dovuta in Italia.

    Come si determina il valore dell'immobile per calcolare l'IVIE?

    Il criterio dipende dal Paese. Si possono usare: il valore catastale (dove esiste un sistema simile all’italiano), il valore di mercato, il costo d’acquisto o il valore dichiarato in atti ufficiali come la successione. Il codice del criterio usato va indicato nella colonna 6 del quadro W.

    Devo compilare il quadro W anche se l'immobile estero non ha prodotto redditi nel 2025?

    Sì. Le istruzioni chiariscono che gli investimenti vanno indicati ‘indipendentemente dalla effettiva produzione di redditi imponibili nel periodo d’imposta’. L’obbligo di monitoraggio è autonomo rispetto alla produzione di reddito.

    L'IVIE si paga anche se l'immobile estero è la mia unica casa?

    Sì, l’IVIE è dovuta anche sull’abitazione principale all’estero, ma in questo caso hai diritto a detrarre 200 euro (in proporzione ai mesi di utilizzo). Inoltre, nel quadro D il reddito dell’immobile non è assoggettato a IRPEF (rigo D4 codice 8).

    Gli acconti IVIE versati nel 2025 dove vanno indicati?

    Nel rigo W7, colonna 4 (Acconti versati), indicando gli importi versati con F24 usando i codici tributo 4044 (primo acconto) e 4045 (secondo acconto) con anno di riferimento 2025.

    L'IVIE si deve dichiarare se ho venduto l'immobile estero nel corso del 2025?

    Sì. L’obbligo di compilare il quadro W sussiste anche per gli immobili che non si possiedono più al 31 dicembre, se li si è detenuti per qualsiasi periodo durante il 2025. Il numero di mesi da indicare nella colonna 11 sarà pari ai mesi effettivi di possesso.

  • Art. 26 L. 81/2017 – Entrata in vigore

    Art. 26 L. 81/2017 – Entrata in vigore

    L. 22 maggio 2017, n. 81 – Statuto del lavoro autonomo

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

  • Art. 27 L. 689/1981 – Esecuzione forzata

    Art. 27 L. 689/1981 – Esecuzione forzata

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Salvo quanto disposto nell'ultimo comma dell'articolo 22, decorso inutilmente il termine fissato per il pagamento, l'autorità che ha emesso l'ordinanza-ingiunzione procede alla riscossione delle somme dovute in base alle norme previste per la esazione delle imposte dirette, trasmettendo il ruolo all'intendenza di finanza che lo dà in carico all'esattore per la riscossione in unica soluzione, senza l'obbligo del non riscosso come riscosso. È competente l'intendenza di finanza del luogo ove ha sede l'autorità che ha emesso l'ordinanza-ingiunzione. Gli esattori, dopo aver trattenuto l'aggio nella misura ridotta del 50 per cento rispetto a quella ordinaria e comunque non superiore al 2 per cento delle somme riscosse, effettuano il versamento delle somme medesime ai destinatari dei proventi. Le regioni possono avvalersi anche delle procedure previste per la riscossione delle proprie entrate. Se la somma è dovuta in virtù di una sentenza o di un decreto penale di condanna ai sensi dell'articolo 24, si procede alla riscossione con l'osservanza delle norme sul recupero delle spese processuali. Salvo quanto previsto nell'articolo 26, in caso di ritardo nel pagamento la somma dovuta è maggiorata di un decimo per ogni semestre a decorrere da quello in cui la sanzione è divenuta esigibile e fino a quello in cui il ruolo è trasmesso all'esattore. La maggiorazione assorbe gli interessi eventualmente previsti dalle disposizioni vigenti. Per le sanzioni amministrative per violazione delle disposizioni del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, la maggiorazione non può comunque essere superiore ai tre quinti dell'importo della sanzione. Le disposizioni relative alla competenza dell'esattore si applicano fino alla riforma del sistema di riscossione delle imposte dirette.

  • Riforma fiscale 2024 – D.Lgs. 87/2024: rapporti tra reati tributari e sanzioni amministrative

    Riforma fiscale 2024 – D.Lgs. 87/2024: rapporti tra reati tributari e sanzioni amministrative

    D.Lgs. 87/2024 – Riforma fiscale 2024 (L. delega 111/2023)

    Reati tributari e sanzioni. Il commento approfondisce contenuto, ambito di applicazione, novità rispetto alla previgente disciplina e impatto pratico per contribuenti e operatori.

  • Art. 26 L. 689/1981 – Pagamento rateale della sanzione pecuniaria

    Art. 26 L. 689/1981 – Pagamento rateale della sanzione pecuniaria

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    L'autorità giudiziaria o amministrativa che ha applicato la sanzione pecuniaria può disporre, su richiesta dell'interessato che si trovi in condizioni economiche disagiate, che la sanzione medesima venga pagata in rate mensili da tre a trenta; ciascuna rata non può essere inferiore a lire trentamila. In ogni momento il debito può essere estinto mediante un unico pagamento. Decorso inutilmente, anche per una sola rata, il termine fissato dall'autorità giudiziaria o amministrativa, l'obbligato è tenuto al pagamento del residuo ammontare della sanzione in un'unica soluzione.

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