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In sintesi
- L’apertura della partita IVA è gratuita e si fa con il modello AA9/12 (imprese individuali e lavoratori autonomi) all’Agenzia delle Entrate, di persona, tramite intermediario o con la Comunicazione Unica per le imprese.
- Le tre scelte da fare prima di aprire: forma giuridica (ditta individuale o società), regime fiscale (forfettario o ordinario) e codice ATECO dell’attività.
- Nel forfettario si paga un’imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi cinque anni delle start-up) fino a 85.000 euro di ricavi; nel regime ordinario si applicano IRPEF a scaglioni, IVA e contabilità.
- Oltre al Fisco serve l’iscrizione previdenziale: Gestione Separata INPS per i professionisti senza cassa, oppure gestione artigiani/commercianti per chi esercita impresa.
Le tre scelte da fare prima di aprire la partita IVA
Aprire la partita IVA in sé è un adempimento semplice e gratuito. La parte che incide sui tuoi conti per gli anni successivi sono le tre decisioni che la precedono: quale veste giuridica dare all’attività, quale regime fiscale scegliere e quale codice ATECO attribuire all’attività.
La forma giuridica è il bivio tra ditta individuale (l’imprenditore risponde con tutto il patrimonio personale ma i costi sono minimi) e società (di persone o di capitali, con responsabilità e costi diversi). Se sei un singolo che inizia, nella stragrande maggioranza dei casi si parte da ditta individuale o lavoro autonomo.
Il regime fiscale determina quante imposte paghi e quanta contabilità devi tenere: il forfettario è semplice e leggero ma ha limiti e cause di esclusione; l’ordinario è più oneroso ma senza tetti e con la possibilità di dedurre i costi reali.
Il codice ATECO identifica l’attività e, nel forfettario, determina il coefficiente di redditività su cui si calcola il reddito tassabile.
Come si apre: modello AA9/12 e Comunicazione Unica
I lavoratori autonomi e le imprese individuali aprono la partita IVA con il modello AA9/12, presentato all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. Si può fare di persona, tramite un intermediario abilitato (commercialista) o telematicamente.
Chi avvia un’impresa (e quindi deve iscriversi al Registro delle Imprese e all’INPS artigiani/commercianti) usa la Comunicazione Unica (ComUnica): un unico invio telematico alla Camera di Commercio che assolve in un colpo solo l’apertura della partita IVA, l’iscrizione al Registro Imprese, all’INPS e all’INAIL.
L’apertura della partita IVA non costa nulla. I costi compaiono dopo, e dipendono dalla forma scelta: per la ditta individuale sono minimi, per le società si aggiungono notaio, diritti camerali e contabilità.
Documenti e dati necessari
- Documento d’identità e codice fiscale
- Codice ATECO dell’attività che si intende svolgere
- Regime fiscale prescelto (forfettario o ordinario)
- Indirizzo PEC (obbligatorio per le imprese)
- Per le imprese: iscrizione al Registro Imprese e alla gestione INPS competente tramite ComUnica
Forfettario o ordinario: come scegliere il regime
Il regime forfettario (L. 190/2014) è il regime naturale per le persone fisiche con ricavi o compensi fino a 85.000 euro nell’anno precedente. Il reddito si calcola in modo forfettario, applicando ai ricavi il coefficiente di redditività del proprio gruppo ATECO, e si paga un’imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi cinque anni delle nuove attività che ne rispettano i requisiti). Non si addebita l’IVA in fattura e la contabilità è semplificata.
Si decade dal forfettario se nel corso dell’anno si superano i 100.000 euro di incassi (con effetto immediato per l’intero anno) o se scatta una causa ostativa: ad esempio un reddito da lavoro dipendente superiore a 35.000 euro (soglia elevata per il 2025 e il 2026).
Il regime ordinario non ha tetti di ricavi: si applicano l’IRPEF a scaglioni, l’IVA in fattura e la deduzione analitica dei costi. Conviene quando i costi reali sono elevati (superiori a quanto il coefficiente forfettario presume) o quando si superano le soglie del forfettario.
| Aspetto | Forfettario | Ordinario (semplificato) |
|---|---|---|
| Tetto di ricavi | 85.000 € (decadenza oltre 100.000 €) | Nessun tetto |
| Imposta | Sostitutiva 15% (5% start-up) | IRPEF a scaglioni + addizionali |
| IVA | Non addebitata in fattura | Addebitata e versata |
| Costi | Forfettizzati nel coefficiente | Dedotti analiticamente |
| Contabilità | Semplificata, principio di cassa | Registri IVA e contabili |
L'iscrizione INPS: Gestione Separata o artigiani/commercianti
Aprire la partita IVA non basta: serve anche la copertura previdenziale. I professionisti senza una cassa di categoria si iscrivono alla Gestione Separata INPS, la cui aliquota per il 2026 è del 26,07% per i titolari di partita IVA (massimale di reddito 122.295 euro). I professionisti con cassa (avvocati, ingegneri, medici, ecc.) versano invece alla propria cassa.
Chi esercita un’attività d’impresa (artigiano o commerciante) si iscrive alle gestioni autonome INPS: per il 2026 l’aliquota è del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti, con contributi calcolati su un reddito minimale di 18.808 euro più una quota percentuale sull’eccedenza. Chi è nel forfettario può chiedere la riduzione del 35% dei contributi.
Questa differenza pesa nella scelta: il professionista in Gestione Separata paga i contributi solo sul reddito effettivo, mentre artigiani e commercianti pagano comunque i contributi fissi sul minimale anche se incassano poco.
Quando conviene farsi seguire da un professionista
Le scelte su forma giuridica, regime fiscale e adempimenti hanno effetti che durano anni. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un commercialista su Legge in Chiaro.
Fonti e approfondimenti
- Agenzia delle Entrate — Apertura partita IVA
- Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1 commi 54-89 (regime forfettario)
- INPS, circolare n. 8 del 3 febbraio 2026 (Gestione Separata)
- INPS, circolare n. 14 del 9 febbraio 2026 (artigiani e commercianti)
- Aprire la partita IVA forfettaria nel 2026: guida pratica
- Comparatore Forfettario, Ordinario e SRL
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Domande frequenti
Quanto costa aprire la partita IVA?
L’apertura della partita IVA come ditta individuale o lavoratore autonomo è gratuita: il modello AA9/12 non prevede diritti o bolli. I costi nascono dopo, con la contabilità e, per le imprese, l’iscrizione al Registro Imprese e il diritto annuale camerale. Per le società si aggiungono notaio e capitale.
Posso aprire la partita IVA in forfettario se ho un lavoro dipendente?
Sì, a condizione che il reddito da lavoro dipendente non superi 35.000 euro (soglia elevata per il 2025 e il 2026) e che non si lavori in prevalenza per il proprio datore di lavoro o ex datore degli ultimi due anni. Sopra 35.000 euro di reddito da dipendente scatta la causa ostativa e non si può accedere al forfettario.
Quanto tempo serve per aprire la partita IVA?
Per i lavoratori autonomi la partita IVA è attribuita in tempo reale al momento della presentazione del modello AA9/12. Per le imprese, con la Comunicazione Unica, l’attribuzione è contestuale all’invio telematico alla Camera di Commercio.
Devo iscrivermi all'INPS anche se sono in forfettario?
Sì. Il regime forfettario riguarda solo le imposte, non i contributi: i professionisti senza cassa si iscrivono alla Gestione Separata, gli imprenditori alla gestione artigiani o commercianti. I forfettari artigiani e commercianti possono chiedere la riduzione del 35% dei contributi.
Vedi anche: Lavoro autonomo e partita IVA, Redditi occasionali senza partita IVA, Aprire partita IVA forfettaria, Partita IVA che compra un bene strumentale, Ventilazione dei corrispettivi e Rimborso IVA trimestrale.
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