Testo dell'articoloVigente
In sintesi
- Tassazione diversa: la ditta individuale paga IRPEF progressiva (23-43%); la SRL paga IRES al 24% sul reddito societario.
- Doppia imposizione nella SRL: sugli utili distribuiti come dividendo il socio paga un’ulteriore imposta sostitutiva del 26%.
- Responsabilità: il titolare di ditta individuale risponde con il patrimonio personale; nella SRL la responsabilità è limitata alle quote versate.
- Costi e adempimenti: la SRL richiede sempre contabilità ordinaria, bilancio e notaio per l’atto costitutivo; la ditta può stare in contabilità semplificata.
- Compenso amministratore: prelevare denaro dalla SRL come compenso riduce l’IRES (è deducibile), ma l’importo è poi tassato a IRPEF sul percettore.
- Forfettario alternativo: con ricavi sotto 85.000 euro la ditta individuale può accedere al regime forfettario con imposta sostitutiva al 15%.
Le due strade per fare impresa: come funziona la tassazione
Quando si avvia un’attività economica, la prima decisione è la forma giuridica. La ditta individuale è la scelta più semplice: sei tu l’impresa, il reddito che generi viene sommato agli altri tuoi redditi e tassato con l’IRPEF progressiva. La SRL – società a responsabilità limitata – è invece una persona giuridica autonoma: paga le proprie imposte (l’IRES, cioè l’imposta sul reddito delle società) e, se vuoi incassare gli utili, devi ‘distribuirli’ sotto forma di dividendo o prelevare un compenso come amministratore.
La differenza fondamentale è che l’IRPEF è progressiva: più guadagni, più l’aliquota sale. L’IRES è invece proporzionale al 24%: la società paga sempre il 24% del suo reddito imponibile, indipendentemente dall’importo. Questo fa sì che, superata una certa soglia di reddito, la tassazione della SRL possa risultare più bassa di quella della ditta. Ma attenzione: quando gli utili della SRL vengono distribuiti al socio come dividendo, scatta un’altra imposta sostitutiva del 26%, generando quella che si chiama ‘doppia imposizione economica’.
Non esiste una risposta valida per tutti: la scelta dipende dal livello di reddito atteso, dalla necessità di proteggere il patrimonio personale, dalla volontà di reinvestire gli utili in azienda e dai costi di gestione che si è disposti a sostenere. Nei paragrafi che seguono trovi un confronto sistematico tra le due forme.
- Tutte le spese che riducono le imposte, con i tetti aggiornati
- Le 4 regole che fanno perdere le detrazioni (tracciabilit\xc3\xa0, tetto oltre 75.000 \xe2\x82\xac...)
- Documenti da preparare e date del 730/2026
| Aspetto | Ditta individuale | SRL |
|---|---|---|
| Tassazione del reddito | IRPEF progressiva: 23% fino a 28.000 €, 33% da 28.000 a 50.000 € (dal 2026), 43% oltre 50.000 € | IRES 24% sul reddito della società (proporzionale) |
| Distribuzione degli utili | N/A: il reddito è già del titolare (tassato per trasparenza) | Dividendo tassato al 26% come imposta sostitutiva in capo al socio persona fisica |
| Responsabilità patrimoniale | Illimitata: risponde con tutto il patrimonio personale | Limitata alle quote versate: il patrimonio personale è separato |
| Regime contabile | Semplificata possibile sotto le soglie di ricavi; forfettario se ricavi ≤ 85.000 € | Sempre contabilità ordinaria con bilancio annuale |
| Costi di avvio e gestione | Minimi: iscrizione CCIAA, nessun notaio, nessun capitale minimo | Notaio per atto costitutivo, iscrizione CCIAA, commercialista per bilancio |
| Quando conviene | Redditi bassi o medi, attività in avvio, regime forfettario, basso rischio di credito | Redditi elevati da reinvestire, rischio di credito alto, più soci, espansione futura |
Esempio pratico
-
Tizio ha un reddito d’impresa di 60.000 euro. Come ditta individuale paga: 23% su 28.000 € (6.440 €) + 33% su 22.000 € (7.260 €) + 43% su 10.000 € (4.300 €) = circa 18.000 € di IRPEF (più addizionali). Come SRL con lo stesso imponibile, la società paga 24% × 60.000 = 14.400 € di IRES. Se Tizio poi vuole incassare tutto come dividendo, paga altri 26% su (60.000 − 14.400) = 45.600 €, cioè circa 11.856 €: totale complessivo circa 26.256 €, più della ditta. Ma se reinveste l’utile in azienda e non lo distribuisce, il carico si ferma a 14.400 €, nettamente inferiore.
Documenti necessari
- Visura camerale aggiornata (se si trasforma una ditta in SRL)
- Atto costitutivo e statuto della SRL (rogito notarile)
- Bilancio d’esercizio approvato dall’assemblea (per la SRL)
- Libro giornale e libro degli inventari (contabilità ordinaria SRL)
- Modello REDDITI SC (dichiarazione IRES della SRL)
- Modello REDDITI PF o 730 (dichiarazione del titolare/socio)
Caso 1 – Tizio, artigiano con reddito medio
Scenario. Tizio è idraulico e fattura circa 40.000 euro l’anno con costi di 10.000 euro: reddito netto 30.000 euro. Lavora da solo e non ha dipendenti.
Come si applica. Con 30.000 euro di reddito, la ditta individuale è quasi certamente la scelta migliore. Tizio paga il 23% sui primi 28.000 € e il 33% sui restanti 2.000 €: IRPEF totale circa 7.100 €. Se stesse sotto gli 85.000 € di ricavi potrebbe anche valutare il regime forfettario, che applica un’imposta sostitutiva fissa del 15% sul reddito determinato con coefficiente ATECO, con zero IVA e zero IRAP. La SRL, con i suoi costi fissi di notaio, commercialista e bilancio, sarebbe uno spreco per il livello di attività di Tizio.
In pratica
- Con redditi netti sotto i 30-35.000 euro la ditta individuale (e ancor più il forfettario) batte quasi sempre la SRL sul piano fiscale e dei costi.
- La SRL diventa interessante quando si vuole proteggere il patrimonio personale da rischi di credito importanti, anche con redditi modesti.
Caso 2 – Caio, consulente con reddito elevato da reinvestire
Scenario. Caio gestisce uno studio di consulenza informatica che genera 150.000 euro di ricavi e 80.000 euro di reddito imponibile. Ha intenzione di reinvestire circa 50.000 euro in attrezzature e assumere un collaboratore.
Come si applica. Con 80.000 euro di reddito, la ditta individuale comporterebbe un’IRPEF pesante (aliquota marginale al 43%). La SRL paga l’IRES al 24% (19.200 €) e Caio può prelevare come compenso amministratore solo la parte necessaria alle sue spese personali, deducendola dalla base imponibile societaria: il compenso sarà tassato a IRPEF su di lui, ma la quota reinvestita in azienda sconta solo il 24%. Questo meccanismo riduce sensibilmente il carico fiscale complessivo rispetto alla ditta individuale con lo stesso reddito.
In pratica
- Quando si prevede di reinvestire una parte rilevante degli utili, la SRL può essere molto più efficiente della ditta individuale grazie all’aliquota IRES fissa al 24%.
- Il compenso amministratore, deducibile dalla SRL per cassa (art. 95 c.5 TUIR), abbatte l’IRES societaria; il socio lo tassa a IRPEF solo sulla parte che preleva.
Quando rivolgersi a un professionista
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Fonti e approfondimenti
Quanta IRPEF devi pagare?
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Domande frequenti
Qual è la differenza principale tra SRL e ditta individuale?
La ditta individuale è il titolare stesso: tutto il reddito è tassato con l’IRPEF progressiva (23-43%) direttamente in capo a lui. La SRL è una persona giuridica separata che paga l’IRES al 24%; solo quando gli utili escono come dividendo il socio paga un’ulteriore imposta sostitutiva del 26%.
Quando conviene passare dalla ditta individuale alla SRL?
In linea generale, quando il reddito netto supera stabilmente i 50.000-60.000 euro e si ha intenzione di reinvestire una parte degli utili in azienda. Con redditi più bassi i costi fissi della SRL (notaio, bilancio, commercialista) spesso non si ripagano.
Nella SRL pago sempre sia l'IRES che il 26% sul dividendo?
No. Il 26% si paga solo quando gli utili vengono effettivamente distribuiti come dividendo. Se li lasci in azienda o li reinvesti, paghi solo l’IRES del 24%. In alternativa, puoi prelevarli come compenso amministratore: è deducibile per la SRL ma tassato a IRPEF su di te.
La ditta individuale mi espone a rischi patrimoniali maggiori?
Sì. Il titolare di ditta individuale risponde delle obbligazioni dell’impresa con tutto il suo patrimonio personale (casa, conti, risparmi). Nella SRL invece la responsabilità del socio è limitata alle quote versate: il patrimonio personale è in linea di principio al riparo dai creditori sociali.
Posso usare il regime forfettario con una SRL?
No. Il regime forfettario è riservato alle persone fisiche (ditte individuali e professionisti) con ricavi/compensi non superiori a 85.000 euro annui. Le società, comprese le SRL, ne sono escluse per legge.
Quali sono i costi fissi di una SRL rispetto alla ditta individuale?
La SRL richiede l’atto costitutivo davanti a un notaio, l’iscrizione al Registro Imprese, la tenuta della contabilità ordinaria, la redazione del bilancio annuale e spesso un commercialista dedicato. La ditta individuale ha costi di avvio minimi (iscrizione CCIAA) e, se in regime forfettario, quasi nessun adempimento contabile.
Domande frequenti
Qual è la differenza principale tra SRL e ditta individuale?
La ditta individuale è il titolare stesso: tutto il reddito è tassato con l'IRPEF progressiva (23-43%) direttamente in capo a lui. La SRL è una persona giuridica separata che paga l'IRES al 24%; solo quando gli utili escono come dividendo il socio paga un'ulteriore imposta sostitutiva del 26%.
Quando conviene passare dalla ditta individuale alla SRL?
In linea generale, quando il reddito netto supera stabilmente i 50.000-60.000 euro e si ha intenzione di reinvestire una parte degli utili in azienda. Con redditi più bassi i costi fissi della SRL (notaio, bilancio, commercialista) spesso non si ripagano.
Nella SRL pago sempre sia l'IRES che il 26% sul dividendo?
No. Il 26% si paga solo quando gli utili vengono effettivamente distribuiti come dividendo. Se li lasci in azienda o li reinvesti, paghi solo l'IRES del 24%. In alternativa, puoi prelevarli come compenso amministratore: è deducibile per la SRL ma tassato a IRPEF su di te.
La ditta individuale mi espone a rischi patrimoniali maggiori?
Sì. Il titolare di ditta individuale risponde delle obbligazioni dell'impresa con tutto il suo patrimonio personale (casa, conti, risparmi). Nella SRL invece la responsabilità del socio è limitata alle quote versate: il patrimonio personale è in linea di principio al riparo dai creditori sociali.
Posso usare il regime forfettario con una SRL?
No. Il regime forfettario è riservato alle persone fisiche (ditte individuali e professionisti) con ricavi/compensi non superiori a 85.000 euro annui. Le società, comprese le SRL, ne sono escluse per legge.
Quali sono i costi fissi di una SRL rispetto alla ditta individuale?
La SRL richiede l'atto costitutivo davanti a un notaio, l'iscrizione al Registro Imprese, la tenuta della contabilità ordinaria, la redazione del bilancio annuale e spesso un commercialista dedicato. La ditta individuale ha costi di avvio minimi (iscrizione CCIAA) e, se in regime forfettario, quasi nessun adempimento contabile.