Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

Profilo LinkedIn ›

I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 273 SIC – Misure igieniche

    Art. 273 SIC – Misure igieniche

    Art. 273 D.Lgs. 81/2008 (SIC) – Misure igieniche

    In vigore dal 15/05/2008

    1. In tutte le attività nelle quali la valutazione di cui all’articolo 271 evidenzia rischi per la salute dei lavoratori, il datore di lavoro assicura che: a) i lavoratori dispongano dei servizi sanitari adeguati provvisti di docce con acqua calda e fredda, nonché, se del caso, di lavaggi oculari e antisettici per la pelle; b) i lavoratori abbiano in dotazione indumenti protettivi od altri indumenti idonei, da riporre in posti separati dagli abiti civili; c) i dispositivi di protezione individuale ove non siano mono uso, siano controllati, disinfettati e puliti dopo ogni utilizzazione, provvedendo altresì a far riparare o sostituire quelli difettosi prima dell’utilizzazione successiva; d) gli indumenti di lavoro e protettivi che possono essere contaminati da agenti biologici vengano tolti quando il lavoratore lascia la zona di lavoro, conservati separatamente dagli altri indumenti, disinfettati, puliti e, se necessario, distrutti.

    2. Nelle aree di lavoro in cui c’è rischio di esposizione è vietato assumere cibi e bevande, fumare, conservare cibi destinati al consumo umano, usare pipette a bocca e applicare cosmetici.

  • Art. 272 SIC – Misure tecniche, organizzative, procedurali

    Art. 272 SIC – Misure tecniche, organizzative, procedurali

    Art. 272 D.Lgs. 81/2008 (SIC) – Misure tecniche, organizzative, procedurali

    In vigore dal 15/05/2008

    1. In tutte le attività per le quali la valutazione di cui all’articolo 271 evidenzia rischi per la salute dei lavoratori il datore di lavoro attua misure tecniche, organizzative e procedurali, per evitare ogni esposizione degli stessi ad agenti biologici.

    2. In particolare, il datore di lavoro: a) evita l’utilizzazione di agenti biologici nocivi, se il tipo di attività lavorativa lo consente; b) limita al minimo i lavoratori esposti, o potenzialmente esposti, al rischio di agenti biologici; c) progetta adeguatamente i processi lavorativi, anche attraverso l’uso di dispositivi di sicurezza atti a proteggere dall’esposizione accidentale ad agenti biologici; d) adotta misure collettive di protezione ovvero misure di protezione individuali qualora non sia possibile evitare altrimenti l’esposizione; e) adotta misure igieniche per prevenire e ridurre al minimo la propagazione accidentale di un agente biologico fuori dal luogo di lavoro; f) usa il segnale di rischio biologico, rappresentato nell’allegato XLV, e altri segnali di avvertimento appropriati; g) elabora idonee procedure per prelevare, manipolare e trattare campioni di origine umana ed animale; h) definisce procedure di emergenza per affrontare incidenti; i) verifica la presenza di agenti biologici sul luogo di lavoro al di fuori del contenimento fisico primario, se necessario o tecnicamente realizzabile; l) predispone i mezzi necessari per la raccolta, l’immagazzinamento e lo smaltimento dei rifiuti in condizioni di sicurezza, mediante l’impiego di contenitori adeguati ed identificabili eventualmente dopo idoneo trattamento dei rifiuti stessi; m) concorda procedure per la manipolazione ed il trasporto in condizioni di sicurezza di agenti biologici all’interno e all’esterno del luogo di lavoro.

  • Art. 271 SIC – Valutazione del rischio

    Art. 271 SIC – Valutazione del rischio

    Art. 271 D.Lgs. 81/2008 (SIC) – Valutazione del rischio

    In vigore dal 15/05/2008

    1. Il datore di lavoro, nella valutazione del rischio di cui all’articolo 17, comma 1, tiene conto di tutte le informazioni disponibili relative alle caratteristiche dell’agente biologico e delle modalità lavorative, ed in particolare: a) della classificazione degli agenti biologici che presentano o possono presentare un pericolo per la salute umana quale risultante dall’allegato XLVI o, in assenza, di quella effettuata dal datore di lavoro stesso sulla base delle conoscenze disponibili e seguendo i criteri di cui all’articolo 268, commi 1 e 2; b) dell’informazione sulle malattie che possono essere contratte; c) dei potenziali effetti allergici e tossici; d) della conoscenza di una patologia della quale è affetto un lavoratore, che è da porre in correlazione diretta all’attività lavorativa svolta; e) delle eventuali ulteriori situazioni rese note dall’autorità sanitaria competente che possono influire sul rischio; f) del sinergismo dei diversi gruppi di agenti biologici utilizzati.

    2. Il datore di lavoro applica i principi di buona prassi microbiologica, ed adotta, in relazione ai rischi accertati, le misure protettive e preventive di cui al presente titolo, adattandole alle particolarità delle situazioni lavorative.

    3. Il datore di lavoro effettua nuovamente la valutazione di cui al comma 1 in occasione di modifiche dell’attività lavorativa significative ai fini della sicurezza e della salute sul lavoro e, in ogni caso, trascorsi tre anni dall’ultima valutazione effettuata.

    4. Nelle attività, quali quelle riportate a titolo esemplificativo nell’allegato XLIV, che, pur non comportando la deliberata intenzione di operare con agenti biologici, possono implicare il rischio di esposizioni dei lavoratori agli stessi, il datore di lavoro può prescindere dall’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 273, 274, commi 1 e 2, 275, comma 3, e 279, qualora i risultati della valutazione dimostrano che l’attuazione di tali misure non è necessaria.

    5. Il documento di cui all’articolo 17 è integrato dai seguenti dati: a) le fasi del procedimento lavorativo che comportano il rischio di esposizione ad agenti biologici; b) il numero dei lavoratori addetti alle fasi di cui alla lettera a); c) le generalità del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi; d) i metodi e le procedure lavorative adottate, nonché le misure preventive e protettive applicate; e) il programma di emergenza per la protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione ad un agente biologico del gruppo 3 o del gruppo 4, nel caso di un difetto nel contenimento fisico.

    6. Il rappresentante per la sicurezza è consultato prima dell’effettuazione della valutazione di cui al comma 1 ed ha accesso anche ai dati di cui al comma 5.

  • Art. 270 SIC – Autorizzazione

    Art. 270 SIC – Autorizzazione

    Art. 270 D.Lgs. 81/2008 (SIC) – Autorizzazione

    In vigore dal 15/05/2008

    1. Il datore di lavoro che intende utilizzare, nell’esercizio della propria attività, un agente biologico del gruppo 4 deve munirsi di autorizzazione del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.

    2. La richiesta di autorizzazione è corredata da: a) le informazioni di cui all’articolo 269, comma 1; b) l’elenco degli agenti che si intende utilizzare.

    3. L’autorizzazione è rilasciata dai competenti uffici del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali sentito il parere dell’Istituto superiore di sanità. Essa ha la durata di 5 anni ed è rinnovabile. L’accertamento del venir meno di una delle condizioni previste per l’autorizzazione ne comporta la revoca.

    4. Il datore di lavoro in possesso dell’autorizzazione di cui al comma 1 informa il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali di ogni nuovo agente biologico del gruppo 4 utilizzato, nonché di ogni avvenuta cessazione di impiego di un agente biologico del gruppo

    4. 5. I laboratori che forniscono un servizio diagnostico sono esentati dagli adempimenti di cui al comma

    4. 6. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali comunica all’organo di vigilanza competente per territorio le autorizzazioni concesse e le variazioni sopravvenute nell’utilizzazione di agenti biologici del gruppo

    4. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali istituisce ed aggiorna un elenco di tutti gli agenti biologici del gruppo 4 dei quali è stata comunicata l’utilizzazione sulla base delle previsioni di cui ai commi 1 e 4.

  • Trasferta, trasfertismo e indennità nel CCNL Legno e Arredamento (Artigianato)

    CCNL Legno e Arredamento (Artigianato)

    Trasferta, trasfertismo e indennità nel CCNL Legno e Arredamento (Artigianato)

    In un settore dove la prestazione si svolge in larga parte fuori dalla sede — cantieri, montaggi, manutenzioni e lavorazioni in esterno — la linea di confine tra trasferta occasionale e trasfertismo abituale pesa direttamente in busta paga, perché cambia il trattamento fiscale delle somme. Capire la differenza evita sia errori del datore sia rivendicazioni tardive.

    In sintesi

    Nei settori a forte mobilità la distinzione tra trasferta occasionale e trasfertismo è decisiva: la prima gode dell’esenzione piena entro le soglie dell’art. 51 TUIR, il trasfertismo — indennità fissa e continuativa per chi lavora abitualmente fuori sede — concorre al reddito al 50%. Trasferta, rimborsi e reperibilità completano il quadro.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confartigianato Legno e Arredo · Confartigianato Marmisti · CNA Produzione · CNA Costruzioni · Casartigiani · CLAAI · Feneal-UIL · Filca-CISL · Fillea-CGIL
    Istituti trattati
    Trasferta e trasfertismo · Rimborsi spese · Indennità di reperibilità
    Riferimenti
    Art. 51, commi 5 e 6, TUIR (regime fiscale) · D.Lgs. 66/2003 (riposi) · CCNL per importi e maggiorazioni
    Fonte
    testo CCNL 25 marzo 2014, aggiornato dagli accordi del 13 marzo 2018 e del 5 marzo 2024 (pubblicati da Confartigianato Vicenza)

    Le voci in sintesi

    Le indennità legate alla mobilità e alla disponibilità hanno natura e trattamento fiscale diversi. La tabella riepiloga le principali, distinguendo la voce dal suo regime contributivo e fiscale.

    Indennità legate a trasferta e disponibilità — quadro generale
    Voce Quando spetta Regime fiscale (regola di legge)
    Indennità di trasferta (fuori Comune) Prestazione temporanea fuori dal territorio comunale della sede Esente fino a 46,48 €/giorno in Italia e 77,47 €/giorno all’estero (art. 51 c. 5 TUIR)
    Rimborso analitico (a piè di lista) Spese di vitto, alloggio e viaggio documentate Non imponibile se documentato e, per vitto, alloggio, taxi e NCC in Italia, pagato con mezzi tracciabili; le soglie forfettarie si riducono se cumulato
    Indennità per trasferta nel Comune Spostamenti entro il territorio comunale della sede Imponibile per intero, salvo rimborsi di trasporto documentati
    Indennità di reperibilità Obbligo di restare disponibile a intervenire fuori orario Imponibile (retribuzione a tutti gli effetti)
    Indennità di turno Articolazione del lavoro su turni avvicendati Imponibile; misura fissata dal CCNL
    Indennità di trasfertismo Lavoratori abitualmente in trasferta (importo fisso e continuativo) Imponibile al 50% (art. 51 c. 6 TUIR)
    Gli importi delle indennità (reperibilità, turno, trasferta forfettaria interna) sono fissati dal CCNL e dagli accordi aziendali: per le cifre esatte si rinvia al testo contrattuale vigente. Le soglie di esenzione fiscale, invece, sono fissate dalla legge e valgono per tutti i settori.

    Trasferta occasionale o trasfertismo: la distinzione che pesa

    Nei settori a forte mobilità la domanda decisiva è una sola: il lavoratore è in trasferta occasionale o è un trasfertista? La risposta cambia la tassazione delle somme.

    La trasferta occasionale

    Ricorre quando l’invio fuori sede è temporaneo e non sistematico: una commessa, un cantiere a termine, un montaggio. In questo caso l’indennità gode dell’esenzione piena entro le soglie di legge (46,48 €/giorno in Italia) e i rimborsi documentati non sono imponibili.

    Il trasfertismo

    Ricorre quando, per la natura stessa della mansione, il lavoratore opera abitualmente fuori dalla sede e percepisce somme fisse e continuative non legate alla singola missione. È la condizione tipica di chi gira da un cantiere all’altro o lavora stabilmente in esterno. Qui non vale l’esenzione piena: le indennità e le maggiorazioni di trasfertismo concorrono al reddito imponibile nella misura del 50% (art. 51, comma 6, TUIR).

    La qualificazione non dipende dal nome dato in busta paga ma dalle concrete modalità del rapporto, ed è tra le fonti più frequenti di contenzioso e di accertamento contributivo. In presenza dei tre indici tipici del trasfertismo (mancata indicazione della sede di lavoro nel contratto, svolgimento continuativo dell’attività in luoghi sempre variabili, corresponsione di un’indennità fissa) si applica il regime ridotto.

    I tre sistemi di rimborso: forfettario, analitico, misto

    La normativa fiscale (art. 51, comma 5, TUIR) prevede tre modalità di trattamento della trasferta fuori dal Comune, che il CCNL e la prassi aziendale possono combinare.

    1. Rimborso forfettario

    Al lavoratore è riconosciuta un’indennità giornaliera fissa. È esente da imposte e contributi fino a 46,48 € al giorno per le trasferte in Italia e 77,47 € al giorno per quelle all’estero; la parte eccedente concorre al reddito.

    2. Rimborso analitico (a piè di lista)

    Vengono rimborsate le spese effettivamente sostenute e documentate (vitto, alloggio, viaggio). Tali rimborsi, se documentati e, per vitto e alloggio in Italia e per viaggio e trasporto in Italia con taxi o NCC, pagati con strumenti tracciabili (art. 51, comma 5, TUIR), non sono imponibili. È possibile riconoscere in piè una piccola indennità non documentata, esente entro un limite ridotto.

    3. Rimborso misto

    Si combinano indennità forfettaria e rimborso analitico. In questo caso le soglie di esenzione forfettaria si riducono: di un terzo se è rimborsato analiticamente il vitto oppure l’alloggio, di due terzi se sono rimborsati entrambi.

    Trasfertisti: il regime dell’art. 51, comma 6 TUIR

    È trasfertista chi, per la natura della mansione, lavora abitualmente fuori dalla sede e percepisce un’indennità fissa e continuativa, non legata alla singola missione. Per questi lavoratori non vale la soglia piena di esenzione della trasferta occasionale: le indennità e maggiorazioni concorrono al reddito imponibile nella misura del 50%. La distinzione tra trasferta occasionale e trasfertismo va valutata sulla base delle concrete modalità di svolgimento del rapporto ed è fonte frequente di contenzioso.

    Casi pratici

    Tizio — dal cantiere A al cantiere B per tutto l’anno
    Tizio lavora stabilmente in cantieri sempre diversi e percepisce un’indennità fissa mensile, uguale ogni mese a prescindere dalle missioni. Il suo contratto non indica una sede fissa. Ricorrono gli indici del trasfertismo: quell’indennità non gode dell’esenzione piena ma concorre al reddito al 50% (art. 51 c. 6 TUIR). Riqualificarla come trasferta occasionale esporrebbe l’azienda a recupero contributivo.
    Caia — missione di una settimana fuori Comune
    Caia, normalmente in sede, è inviata per una settimana in un cantiere a 150 km. È una trasferta occasionale: l’azienda rimborsa albergo e pasti a piè di lista (non imponibili) e riconosce una piccola indennità. Poiché vitto e alloggio sono rimborsati analiticamente, la quota forfettaria esente si riduce di due terzi.

    Domande frequenti

    L’indennità di trasferta è sempre esente da tasse?
    No. È esente solo entro le soglie di legge (46,48 €/giorno in Italia, 77,47 €/giorno all’estero) e solo per le trasferte fuori dal Comune della sede. La parte eccedente, e l’indennità per spostamenti dentro il Comune, sono imponibili.
    Le voci di trasferta e reperibilità entrano nel calcolo del TFR?
    Le voci a carattere retributivo e continuativo rientrano nella base di calcolo del TFR e delle mensilità aggiuntive nei limiti previsti dal CCNL. Per le voci occasionali occorre verificare la clausola contrattuale specifica.
    Dove trovo gli importi esatti previsti dal mio contratto?
    Gli importi di indennità di reperibilità, turno e trasferta forfettaria sono fissati dal CCNL e dagli accordi aziendali. Le soglie di esenzione fiscale qui citate sono invece di legge e valgono per tutti i settori.
    Come si distingue il trasfertista dal lavoratore in trasferta occasionale?
    Il trasfertista lavora abitualmente fuori sede con un’indennità fissa e continuativa, spesso senza sede indicata in contratto: le sue somme sono imponibili al 50% (art. 51 c. 6 TUIR). La trasferta occasionale è temporanea e gode dell’esenzione piena entro le soglie.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi 2024-2026, preavviso, modulo telematico, giusta causa, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità, paternità e congedi e tredicesima, quattordicesima e premi.

    Contenuto divulgativo aggiornato alle regole generali di legge. Per importi, percentuali e clausole specifiche si rinvia sempre al testo del CCNL vigente e agli accordi aziendali applicabili.

  • Art. 269 SIC – Comunicazione

    Art. 269 SIC – Comunicazione

    Art. 269 D.Lgs. 81/2008 (SIC) – Comunicazione

    In vigore dal 15/05/2008

    1. Il datore di lavoro che intende esercitare attività che comportano uso di agenti biologici dei gruppi 2 o 3, comunica all’organo di vigilanza territorialmente competente le seguenti informazioni, almeno trenta giorni prima dell’inizio dei lavori: a) il nome e l’indirizzo dell’azienda e il suo titolare; b) il documento di cui all’articolo 271, comma

    5. 2. Il datore di lavoro che è stato autorizzato all’esercizio di attività che comporta l’utilizzazione di un agente biologico del gruppo 4 è tenuto alla comunicazione di cui al comma

    1. 3. Il datore di lavoro invia una nuova comunicazione ogni qualvolta si verificano nelle lavorazioni mutamenti che comportano una variazione significativa del rischio per la salute sul posto di lavoro, o, comunque, ogni qualvolta si intende utilizzare un nuovo agente classificato dal datore di lavoro in via provvisoria.

    4. Il rappresentante per la sicurezza ha accesso alle informazioni di cui al comma

    1. 5. Ove le attività di cui al comma 1 comportano la presenza di microrganismi geneticamente modificati, ai quali si applicano i livelli di contenimento 2, 3 e 4 individuati all’allegato IV del decreto legislativo 12 aprile 2001, n. 206 , il documento di cui al comma 1, lettera b), è sostituito da copia della documentazione prevista per i singoli casi di specie dal predetto decreto.

    6. I laboratori che forniscono un servizio diagnostico sono tenuti alla comunicazione di cui al comma 1 anche per quanto riguarda gli agenti biologici del gruppo

    4. Nota all’art. 269: – Il testo dell’allegato IV del decreto legislativo 12 aprile 2001, n. 206 (Attuazione della direttiva 98/81/CE che modifica la direttiva 90/219/CE , concernente l’impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati), è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 1° giugno 2001, n. 126, supplemento ordinario.

  • Art. 268 SIC – Classificazione degli agenti biologici

    Art. 268 SIC – Classificazione degli agenti biologici

    Art. 268 D.Lgs. 81/2008 (SIC) – Classificazione degli agenti biologici

    In vigore dal 15/05/2008

    1. Gli agenti biologici sono ripartiti nei seguenti quattro gruppi a seconda del rischio di infezione: a) agente biologico del gruppo 1: un agente che presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani; b) agente biologico del gruppo 2: un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaga nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche; c) agente biologico del gruppo 3: un agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori; l’agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche; d) agente biologico del gruppo 4: un agente biologico che può provocare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità; non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche o terapeutiche.

    2. Nel caso in cui l’agente biologico oggetto di classificazione non può essere attribuito in modo inequivocabile ad uno fra i due gruppi sopraindicati, esso va classificato nel gruppo di rischio più elevato tra le due possibilità.

    3. L’allegato XLVI riporta l’elenco degli agenti biologici classificati nei gruppi 2, 3 e 4.

  • CCNL Cooperative Agricole: TFR e fine rapporto

    CCNL Cooperative Agricole

    TFR e liquidazione di fine rapporto nel CCNL Cooperative Agricole

    Il Trattamento di Fine Rapporto è la principale voce della liquidazione che il lavoratore riceve alla cessazione del rapporto. Per gli operai e gli impiegati delle cooperative agricole le regole di calcolo, rivalutazione e destinazione seguono la disciplina dell'art. 2120 c.c., con possibili integrazioni contrattuali: capire come funziona permette di pianificare meglio il proprio futuro previdenziale.

    In sintesi

    Il TFR matura ogni anno in ragione di una quota della retribuzione annua lorda (art. 2120 c.c.) e viene rivalutato con un coefficiente fisso più la variazione ISTAT. Il lavoratore può destinarlo a un fondo pensione complementare o tenerlo in azienda (cooperative fino a 49 addetti) o conferirlo al Fondo Tesoreria INPS (cooperative con 50 o più addetti). È liquidato integralmente alla cessazione del rapporto.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie (lavoratori)
    FLAI-CGIL · FAI-CISL · UILA-UIL
    Parti firmatarie (datori)
    Alleanza delle Cooperative Italiane (Legacoop Agroalimentare · Confcooperative FedAgriPesca · AGCI Agrital)
    Categorie
    Operai e impiegati delle cooperative e consorzi agricoli
    Ambito
    Cooperative e consorzi agricoli, di trasformazione, allevamento e servizi
    Vigenza
    1° gennaio 2024 – 31 dicembre 2027 (rinnovo del 19 luglio 2024)
    Fonte
    testo del CCNL cooperative e consorzi agricoli (stesura 2022, Uila) e accordo di rinnovo del 19 luglio 2024 (vigenza 2024-2027)

    La disciplina legale del TFR: art. 2120 c.c.

    Il Trattamento di Fine Rapporto è disciplinato dall'art. 2120 del codice civile, norma di ordine pubblico che si applica a tutti i lavoratori subordinati, indipendentemente dal CCNL applicato. Il TFR è una parte della retribuzione che il datore accantons annualmente per conto del lavoratore: non si tratta di un regalo, ma di retribuzione differita.

    La quota di TFR che matura ogni anno è calcolata secondo la formula prevista dall'art. 2120 c.c.: la retribuzione annua lorda (comprensiva di tutti gli elementi fissi e continuativi, incluse tredicesima e quattordicesima) viene divisa per un coefficiente fisso stabilito dalla legge. Il risultato è la quota annua accantonata. La norma definisce in modo puntuale quali voci retributive concorrono alla base di calcolo e quali ne sono escluse.

    La rivalutazione annuale

    Il TFR accantonato non rimane statico: viene rivalutato ogni anno (al 31 dicembre di ogni anno solare) con un tasso che si compone di una quota fissa più una quota variabile legata all'inflazione ISTAT. Questo meccanismo garantisce che il potere d'acquisto del TFR non si eroda nel corso degli anni di servizio. La rivalutazione è tassata con un'imposta sostitutiva annuale: la cooperativa versa la quota di imposta sostitutiva in acconto e saldo secondo le scadenze previste dalla normativa fiscale.

    La rivalutazione è calcolata sulla quota di TFR accantonata al 31 dicembre dell'anno precedente (il cosiddetto «fondo TFR»). La quota dell'anno in corso non è ancora rivalutata.

    Dove «va» il TFR: azienda, Fondo Tesoreria INPS o fondo pensione

    Dal 2007 (d.lgs. 252/2005 e decreto attuativo) ogni lavoratore assunto può scegliere dove destinare il TFR che matura successivamente all'assunzione. Le opzioni sono tre:

    • Fondo pensione complementare: il TFR viene versato a un fondo pensione negoziale (quello del settore, eventualmente indicato nel CCNL), a un fondo pensione aperto o a un piano individuale pensionistico (PIP). In questo caso il TFR «esce» dall'azienda e contribuisce alla costruzione di una pensione integrativa.
    • In azienda (cooperative con meno di 50 addetti) se il lavoratore sceglie di mantenere il TFR secondo l'art. 2120 c.c.;
    • Fondo di Tesoreria INPS (cooperative con 50 o più addetti): il TFR non destinato a un fondo pensione è versato all'INPS, che lo rivaluta con gli stessi criteri dell'art. 2120 c.c.

    Dal 1° luglio 2026 i lavoratori del settore privato alla prima assunzione aderiscono automaticamente alla forma pensionistica prevista dal contratto collettivo (per questo CCNL Previdenza Cooperativa), con l'intero TFR e i contributi; entro 60 giorni possono rinunciare e scegliere un'altra forma oppure tenere il TFR secondo l'art. 2120 c.c. (art. 8, commi 7-7-quater, D.Lgs. 252/2005, come modificato dalla L. 199/2025).

    La scelta del fondo pensione è irreversibile per le quote future: una volta operata, il lavoratore non può tornare alla destinazione aziendale o INPS. La scelta deve essere comunicata alla cooperativa entro il termine di sei mesi dall'assunzione (o dalla data di prima applicazione della disciplina della previdenza complementare).

    Il TFR agricolo: specificità del settore

    Il settore agricolo presenta tradizionalmente alcune particolarità nella gestione del TFR rispetto agli altri comparti. Gli operai agricoli a tempo determinato (OTD), che rappresentano una quota significativa della forza lavoro nelle cooperative, maturano TFR in proporzione alle giornate effettivamente lavorate nel corso dell'anno.

    Il CCNL Cooperative Agricole distingue tre situazioni (artt. 53 e 66 del testo del CCNL cooperative e consorzi agricoli (stesura 2022, Uila)): per gli operai a tempo indeterminato vale il calcolo dell'art. 2120 c.c. (retribuzione dell'anno divisa per 13,5); per gli operai a tempo determinato il TFR è pari all'8,63% del minimo contrattuale conglobato e del salario integrativo, corrisposto per il periodo lavorato; per gli impiegati il TFR è quello di legge, ma lo accantona e lo paga l'ENPAIA secondo il regolamento del suo Fondo TFR.

    Il fondo pensione negoziale del CCNL è Previdenza Cooperativa (art. 12). Per chi aderisce il datore versa l'1,5% della retribuzione utile per il TFR e il lavoratore l'1%, oltre alla quota di TFR: il 2% della retribuzione utile per chi era già occupato al 28 aprile 1993, il 100% del TFR per chi è entrato nel lavoro dopo. Per gli impiegati il versamento del TFR si considera assolto con il versamento all'ENPAIA.

    L'anticipo del TFR

    L'art. 2120 c.c. consente al lavoratore di richiedere un anticipo del TFR maturato in servizio, a condizione che ricorrano i seguenti requisiti cumulativi:

    • almeno otto anni di servizio continuativo presso la stessa cooperativa;
    • l'anticipo non può superare il 70% del TFR maturato alla data della richiesta;
    • le causali ammesse dalla legge: spese sanitarie per cure o interventi straordinari urgenti (documentate), acquisto o ristrutturazione della prima casa di abitazione (propria o dei figli), fruizione dei congedi parentali (l. 53/2000) o dei congedi per formazione.

    L'anticipo può essere concesso una sola volta nel corso del rapporto di lavoro. Riduce definitivamente la somma di TFR che sarà liquidata alla fine del rapporto. Il CCNL o accordi aziendali possono prevedere condizioni di miglior favore (ad esempio, riduzione del requisito di anzianità da otto a un numero inferiore di anni).

    La liquidazione alla cessazione del rapporto

    Alla cessazione del rapporto, per qualsiasi causa (dimissioni, licenziamento, scadenza del termine, pensionamento, decesso), la cooperativa è tenuta a liquidare l'intero TFR maturato al lavoratore (o, in caso di decesso, agli eredi). Il pagamento deve avvenire entro i termini previsti dal CCNL o, in mancanza, con ragionevole tempestività.

    La liquidazione finale comprende:

    • le quote di TFR maturate anno per anno;
    • la rivalutazione applicata fino alla data di cessazione;
    • dedotta l'imposta sostitutiva sulla rivalutazione già versata dalla cooperativa;
    • al netto dell'anticipo già erogato durante il rapporto (se richiesto).

    La tassazione del TFR alla liquidazione avviene in regime di tassazione separata (artt. 17 e 19 TUIR): l'aliquota applicata è quella media dell'imposta IRPEF degli ultimi cinque anni di reddito imponibile del lavoratore, calcolata dall'Agenzia delle Entrate in sede di liquidazione definitiva.

    Casi pratici

    Tizio — Operaio a tempo indeterminato, scelta silente del TFR
    Tizio è assunto per la prima volta, a settembre 2026, come operaio a tempo indeterminato da una cooperativa di allevamento con 30 dipendenti. Al momento dell'assunzione la cooperativa deve informarlo sul fondo di destinazione: se nei 60 giorni successivi non rinuncia, aderisce automaticamente a Previdenza Cooperativa con l'intero TFR, e i versamenti partono dal mese successivo alla scadenza dei 60 giorni. Aderendo riceve anche il contributo dell'1,5% a carico della cooperativa, a fronte dell'1% a suo carico. Se invece rinuncia entro i 60 giorni, il TFR resta in cooperativa secondo l'art. 2120 c.c., e potrà comunque destinarlo a un fondo pensione in seguito.
    Caia — Impiegata, anticipo del TFR per acquisto prima casa
    Caia lavora come impiegata amministrativa da nove anni presso una cooperativa di trasformazione. Sta acquistando la prima casa di abitazione e intende richiedere l'anticipo del TFR. Verifica di avere maturato più di otto anni di servizio continuativo e presenta alla cooperativa richiesta scritta con allegato il compromesso di acquisto e la documentazione che attesta trattarsi di prima casa. Il CCNL (art. 36) accoglie ogni anno le richieste entro il 10% degli aventi diritto e comunque il 4% dei dipendenti; per la prima casa l'anticipo è pagato alla presentazione del rogito, da stipulare entro sei mesi dall'accettazione della domanda. Per gli impiegati il TFR è gestito dall'ENPAIA. L'importo massimo erogabile è il 70% del TFR maturato alla data della richiesta. Una volta ricevuto l'anticipo, Caia non potrà richiederne un altro nel corso del rapporto con la stessa cooperativa.

    Domande frequenti

    Il TFR matura anche durante il periodo di prova?
    Sì. Il TFR matura dall'inizio del rapporto di lavoro, compreso il periodo di prova. Se il rapporto cessa durante la prova (per recesso di una delle parti), il TFR maturato viene liquidato all'atto della cessazione.
    Cosa succede al TFR se la cooperativa fallisce?
    In caso di insolvenza del datore di lavoro, il TFR non pagato è garantito dal Fondo di Garanzia INPS (art. 2 l. 297/1982). Il lavoratore può presentare domanda all'INPS per ottenere il pagamento delle quote di TFR rimaste insolute, nei limiti stabiliti dalla legge.
    Posso chiedere un anticipo del TFR durante il rapporto di lavoro?
    Sì, ma in presenza di condizioni specifiche. L'art. 2120 c.c. consente l'anticipo dopo almeno otto anni di servizio continuativo, in misura non superiore al 70% del TFR maturato e per cause tassative: spese sanitarie, acquisto della prima casa, congedi parentali o formativi. L'anticipo è concedibile una sola volta.
    Se scelgo di destinare il TFR a un fondo pensione, posso tornare indietro?
    No. La scelta di destinare il TFR a un fondo pensione complementare è irreversibile per le quote maturate successivamente alla scelta. Le quote già accumulate in azienda o al Fondo Tesoreria INPS rimangono in quella sede.
    Il TFR viene tassato come reddito ordinario?
    No. Il TFR è soggetto a tassazione separata con aliquota media degli ultimi cinque anni di reddito imponibile IRPEF (artt. 17 e 19 TUIR), con un meccanismo che di norma è più favorevole rispetto alla tassazione ordinaria. L'Agenzia delle Entrate liquida l'imposta definitiva dopo alcuni anni dalla cessazione del rapporto.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi salariali, come darle, preavviso e telematiche, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità e congedi e tredicesima, quattordicesima e premi.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e si fondano sull'art. 2120 c.c., sul d.lgs. 252/2005 e sul CCNL Cooperative Agricole nella versione depositata presso il CNEL. Per calcoli specifici e scelte previdenziali è consigliabile rivolgersi a FLAI-CGIL, FAI-CISL, UILA-UIL, a un patronato o a un consulente del lavoro.

  • Art. 1191 Codice della Navigazione – Abusiva realizzazione o ampliamento di aeroporti

    Art. 1191 Codice della Navigazione – Abusiva realizzazione o ampliamento di aeroporti

    R.D. 30 marzo 1942, n. 327 – Codice della navigazione

    Chiunque realizza o amplia aeroporti o altri impianti aeronautici senza l'autorizzazione prescritta nell'articolo 694 ovvero non sottopone i progetti di cui all'articolo 702 alla prevista approvazione, è punito con la sanzione amministrativa da cinquecentosedici euro a duemilasessantacinque euro.

  • Art. 266 SIC – Campo di applicazione

    Art. 266 SIC – Campo di applicazione

    Art. 266 D.Lgs. 81/2008 (SIC) – Campo di applicazione

    In vigore dal 15/05/2008

    1. Le norme del presente titolo si applicano a tutte le attività lavorative nelle quali vi è rischio di esposizione ad agenti biologici.

    2. Restano ferme le disposizioni particolari di recepimento delle norme comunitarie sull’impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati e sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati.

  • Art. 264 SIC – Sanzioni per il medico competente

    Art. 264 SIC – Sanzioni per il medico competente

    Art. 264 D.Lgs. 81/2008 (SIC) – Sanzioni per il medico competente

    In vigore dal 15/05/2008

    1. Il medico competente è punito: a) con l’arresto fino a due mesi o con l’ammenda da 300 a 1.200 euro per la violazione degli articoli 229, commi 3, primo periodo, e 6, 230, e 242, comma 4; b) con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 800 euro per la violazione dell’articolo 243, comma

    2.

  • Art. 262 SIC – Sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente

    Art. 262 SIC – Sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente

    Art. 262 D.Lgs. 81/2008 (SIC) – Sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente

    In vigore dal 15/05/2008

    1. Il datore di lavoro è punito: a) con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro per la violazione degli articoli 223, commi 1, 2 e 3, 236, commi 1, 2, 3, 4 e 5, e 249, commi 1, 1-bis e 3; b) con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da 2.000 a 4.000 euro per la violazione dell’articolo 223, comma

    6. 2. Il datore di lavoro e il dirigente sono puniti: a) con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro per la violazione degli articoli 225, 226, 228, commi 1, 3, 4 e 5, 229, comma 7, 235, 237, 238, comma 1, 240, commi 1 e 2, 241, 242, commi 1, 2 e 5, lettera b), 248, comma 1, 250, commi 1 e 4, 251, 252, 253, comma 1, 254, 255, 256, commi 1, 2, 3 e 4, 257, 258, 259, commi 1, 2 e 3, e 260, comma 1; b) con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da 2.000 a 4.000 euro per la violazione degli articoli 227, commi 1, 2 e 3, 229, commi 1, 2, 3 e 5, 239, commi 1, 2 e 4, e 240, comma 3; c) con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda da 800 a 2.000 euro per la violazione degli articoli 250, commi 2, 2-bis e 3, e 256, commi 5 e 7; d) con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 1.800 euro per la violazione degli articoli 243, commi 3, 4, 5, 6 e 8, 253, comma 3, e 260, commi 2 e 3.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.