Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Quando i redditi dei fabbricati non si tassano nel 730/2026

    In sintesi

    • Abitazione principale (categoria non di lusso): il reddito concorre al reddito complessivo ma è azzerato dalla deduzione pari alla rendita catastale della casa e delle pertinenze. L’effetto pratico è un’IRPEF pari a zero su quell’immobile.
    • Abitazione principale di lusso (A/1, A/8, A/9): è dovuta l’IMU; per questi immobili IRPEF e addizionali non sono dovute e il reddito non concorre al reddito complessivo (codice 2 in colonna 12).
    • Immobili non locati soggetti a IMU: l’IMU sostituisce IRPEF e addizionali per le seconde case, gli immobili a disposizione e quelli in comodato non a familiari stretti. Vanno dichiarati nel quadro B ma non producono IRPEF.
    • Immobili distrutti o inagibili per calamità: con certificazione comunale, il reddito viene escluso dall’imposizione per il periodo di inagibilità (codice 1 in colonna 7).
    • Fabbricati rurali a uso agricolo: non vanno dichiarati nel quadro B perché il loro reddito è già compreso in quello catastale del terreno.
    • Cedolare secca: i canoni tassati con questo regime sostitutivo sono esclusi dal reddito complessivo IRPEF, anche se contribuiscono alla determinazione di agevolazioni collegate al reddito (ISEE, detrazioni familiari).

    I tuoi immobili producono sempre IRPEF? Non necessariamente

    Possedere un immobile non significa automaticamente pagare l’IRPEF su di esso. Le istruzioni ufficiali del 730/2026 elencano numerosi casi in cui il reddito dei fabbricati è escluso dalla tassazione o è neutralizzato da deduzioni apposite. Conoscere queste regole ti aiuta a compilare correttamente il quadro B e a non pagare più del dovuto.

    Il caso più diffuso è quello dell’abitazione principale: la casa in cui tu (o i tuoi familiari) dimorate abitualmente. Per le abitazioni principali non di lusso, il reddito catastale entra nel reddito complessivo, ma viene immediatamente dedotto per un importo pari alla rendita catastale stessa (più quella delle pertinenze, come box o cantina). Il risultato pratico è che non paghi IRPEF su quella casa. Se invece la tua abitazione principale rientra nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9 – le cosiddette ‘abitazioni di lusso’ – allora è l’IMU a fare da imposta sostitutiva e il reddito non concorre nemmeno al reddito complessivo.

    Per tutte le altre abitazioni che non affitti – seconde case, case a disposizione, immobili in comodato a persone diverse dai tuoi familiari stretti – vale la regola generale: l’IMU sostituisce l’IRPEF. Questo significa che se hai pagato l’IMU, non devi pagare anche l’IRPEF su quei fabbricati. Ma attenzione: gli immobili vanno comunque dichiarati nel quadro B.

    Ci sono poi categorie di fabbricati che non producono reddito di fabbricati e non vanno proprio dichiarati: le costruzioni rurali usate per l’agricoltura, i fabbricati rurali per l’agriturismo, gli immobili con licenza di restauro (per il periodo di validità del provvedimento), i musei e biblioteche aperti al pubblico senza ricavo, i luoghi di culto e i monasteri di clausura non locati.

    Immobili e IRPEF: le principali situazioni di non imponibilità
    Tipo di immobile IRPEF dovuta? Note
    Abitazione principale non di lusso (cod. utilizzo 1) No (deduzione = rendita) Il reddito entra nel complessivo ma viene dedotto integralmente
    Abitazione principale di lusso A/1, A/8, A/9 (cod. 12 col. 2) No (IMU sostitutiva) Il reddito non concorre nemmeno al reddito complessivo
    Seconda casa sfitta, IMU pagata (cod. utilizzo 2) No (IMU sostitutiva) Va dichiarata nel quadro B; il reddito non entra nell'IRPEF
    Immobile distrutto/inagibile da calamità, con certificazione (cod. 7 = 1) No Escluso da imposizione per il periodo certificato
    Fabbricato rurale a uso agricolo No Non va dichiarato nel quadro B
    Immobile con licenza di restauro, non utilizzato No Non va dichiarato per il periodo del provvedimento
    Canoni tassati con cedolare secca No (imposta sostitutiva) Esclusi da IRPEF ma rilevanti per ISEE e detrazioni

    Esempio pratico

    • Tizio possiede tre immobili: (A) la sua abitazione principale a Firenze, rendita catastale 900 euro; (B) un appartamento a Pisa sfitto, rendita 600 euro, IMU pagata; (C) un bilocale a Roma affittato a canone libero, canone annuo 12.000 euro. Nel 730/2026: per (A) il reddito catastale entra nel reddito complessivo ma è dedotto per 900 euro – IRPEF zero su quell’immobile. Per (B) l’IMU sostituisce l’IRPEF – va dichiarato ma non produce imposta sui redditi. Per (C) il canone di locazione (al 95%, cioè 11.400 euro) concorre all’IRPEF ordinaria, oppure Tizio sceglie la cedolare secca al 21% come imposta sostitutiva.

    Documenti necessari

    • Visura catastale degli immobili posseduti (rendita e categoria catastale)
    • Ricevute IMU versata per il 2025 (per immobili non locati assoggettati a IMU)
    • Contratti di locazione (per immobili affittati)
    • Certificazione Unica 2026 (se ci sono ritenute su locazioni brevi)
    • Certificazione comunale di inagibilità (se applicabile)
    • Eventuale atto di destinazione dell’immobile a museo, biblioteca, luogo di culto (se si richiede l’esenzione)

    Abitazione principale: deduzione che azzera l'IRPEF

    Scenario. Caio abita nella sua casa di proprietà a Bologna. La rendita catastale dell’abitazione è 750 euro, quella del box pertinenziale (categoria C/6, rendita separata) è 80 euro. Caio non paga l’IMU sulla sua abitazione principale (non è di lusso).

    Come si applica. Caio compila il quadro B con codice 1 in colonna 2 per l’abitazione e codice 5 per il box pertinenziale. La rendita catastale entra nel reddito complessivo (750 + 80 = 830 euro), ma il CAF applica una deduzione pari a 830 euro. L’effetto netto sull’IRPEF è zero. Caio non paga IMU sulla casa principale (solo alcune categorie di lusso la pagano) e non paga IRPEF grazie alla deduzione.

    In pratica

    • La deduzione per abitazione principale spetta per una sola unità immobiliare. Se possiedi due case e solo una la usi come abitazione principale, la deduzione spetta solo su quella.
    • La deduzione si applica anche se ad abitare nella casa sono i tuoi familiari (coniuge, parenti entro il terzo grado, affini entro il secondo grado), non necessariamente tu.

    Immobile non locato con esenzione IMU totale: IRPEF dovuta

    Scenario. Sempronio possiede un fabbricato rurale (non abitazione principale) che, per ragioni specifiche legate alla sua destinazione, è totalmente esente da IMU per il 2025. L’immobile non è locato.

    Come si applica. Quando un immobile non locato è totalmente esente da IMU, la regola ‘IMU sostituisce IRPEF’ non si applica: l’IRPEF è dovuta. Sempronio deve indicare nel quadro B il codice 1 in colonna 12 (‘Casi particolari IMU’), segnalando che si tratta di un fabbricato esente da IMU ma assoggettato alle imposte sui redditi. Il reddito catastale (rivalutato del 5%) concorrerà all’IRPEF anche se l’immobile è sfitto.

    In pratica

    • Non confondere ‘esenzione IMU’ con ‘IMU pagata e poi sostituisce IRPEF’: sono situazioni opposte. Se non paghi IMU perché sei esente, paghi IRPEF.
    • Il codice 1 in colonna 12 segnala questa situazione al CAF: senza quel codice, il software non calcolerebbe l’IRPEF sull’immobile sfitto.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    L'abitazione principale è sempre esente da IRPEF?

    Non esattamente. Per le abitazioni principali non di lusso, il reddito catastale entra nel reddito complessivo ma viene subito dedotto per lo stesso importo: il risultato pratico è zero IRPEF. Per le abitazioni di lusso (categorie A/1, A/8, A/9) invece è l’IMU a sostituire l’IRPEF e il reddito non concorre nemmeno al reddito complessivo.

    Se non ho pagato l'IMU sulla seconda casa, devo pagare l'IRPEF?

    Sì. La regola ‘IMU sostituisce IRPEF’ vale solo se l’IMU è effettivamente dovuta e pagata. Se non hai versato l’IMU (salvo che tu sia esente), rischi di dover pagare sia l’IMU arretrata che l’IRPEF sull’immobile sfitto.

    I canoni della cedolare secca entrano nel reddito complessivo?

    No ai fini IRPEF: sono esclusi dal reddito complessivo e tassati con aliquota sostitutiva (21% o 10% per canone concordato). Tuttavia, vengono aggiunti al reddito complessivo per calcolare detrazioni per carichi di famiglia, detrazioni per redditi di lavoro, canoni di locazione e agevolazioni come l’ISEE.

    Un immobile in comodato gratuito a un figlio produce IRPEF?

    No, se il figlio vi dimora abitualmente e risulta dall’iscrizione anagrafica (codice 10 in colonna 2). L’IMU è ridotta al 50% e sostituisce l’IRPEF. Se invece il figlio non vi dimora abitualmente, si usa il codice 2 e vale la regola ordinaria (IMU sostituisce IRPEF per gli immobili non locati).

    Quali fabbricati non vanno dichiarati nel quadro B?

    Non vanno dichiarati: costruzioni rurali a uso agricolo, fabbricati rurali per l’agriturismo, immobili con licenza di restauro (per il periodo del provvedimento e solo se non utilizzati), musei e biblioteche aperti al pubblico senza ricavo, luoghi di culto e monasteri di clausura non locati.

    Se il reddito fondiario è zero, devo comunque compilare il quadro B?

    Sì, nella maggior parte dei casi. Gli immobili vanno dichiarati anche quando producono IRPEF zero – ad esempio la casa principale o la seconda casa sfitta soggetta a IMU. Fanno eccezione solo i fabbricati che le istruzioni escludono espressamente dalla dichiarazione (quelli rurali, luoghi di culto, ecc.).

  • Sport bonus e impianti sportivi pubblici: credito d’imposta nel 730

    In sintesi

    • Lo sport bonus e un credito d’imposta del 65% sulle erogazioni liberali per interventi su impianti sportivi pubblici e nuove strutture sportive pubbliche.
    • Il credito e riconosciuto nel limite del 20% del reddito imponibile ed e ripartito in 3 quote annuali di pari importo.
    • Lo sport bonus riguarda le erogazioni effettuate fino all’anno 2020: nel 730/2026 si indica il residuo non ancora utilizzato (codice 3 nel rigo G15).
    • Non e cumulabile con altre agevolazioni fiscali sulla stessa donazione.
    • Attenzione alla confusione: la detrazione per l’iscrizione dei figli ad attivita sportive dilettantistiche e una cosa completamente diversa, e non e prevista nel 730/2026.
    • Il pagamento deve avvenire tramite bonifico bancario, bollettino postale, carte di pagamento o assegni.

    Cos'e lo sport bonus e come funziona nel 730

    Lo sport bonus e un’agevolazione pensata per chi ha effettuato donazioni in denaro a sostegno di interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici, oppure per la realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche. In cambio, lo Stato riconosce un credito d’imposta (non una detrazione, ma una riduzione diretta dell’imposta dovuta) pari al 65% della donazione effettuata.

    E importante capire subito di cosa si tratta: non e una detrazione per le spese di palestra o di iscrizione dei propri figli a una squadra sportiva. Quella e una cosa diversa e, come vedremo, non e prevista nel 730/2026 come agevolazione specifica. Lo sport bonus riguarda invece le liberalita (donazioni) fatte a favore di enti sportivi o concessionari di impianti pubblici.

    Le istruzioni AdE 2026 chiariscono che il credito sport bonus riguarda le erogazioni effettuate fino all’anno 2020. Nel 730/2026 si puo quindi indicare solo la quota annuale residua non ancora utilizzata nelle dichiarazioni precedenti, indicando nella colonna 3 del rigo G15 l’importo del residuo riportato dalla dichiarazione 2025.

    Sport bonus: caratteristiche principali
    Voce Dettaglio
    Tipo di agevolazione Credito d'imposta (riduce direttamente l'IRPEF dovuta)
    Percentuale 65% delle erogazioni liberali
    Limite 20% del reddito imponibile
    Ripartizione 3 quote annuali di pari importo
    Erogazioni ammesse Fino all'anno 2020 (nel 2026 si dichiara il residuo)
    Dove si indica nel 730/2026 Rigo G15, colonna 1: codice '3'

    Esempio pratico

    • Tizio nel 2019 ha donato 3.000 euro a un comune per il restauro del campo sportivo pubblico locale. Il credito d’imposta e del 65% su 3.000 euro = 1.950 euro, da ripartire in 3 quote annuali da 650 euro. Tizio ha gia usato la prima e la seconda quota nel 730/2024 e nel 730/2025. Nel 730/2026 indica nella colonna 3 del rigo G15 il residuo (650 euro) che porta a nuovo dalla dichiarazione precedente.

    Documenti necessari

    • Documentazione dell’erogazione liberale effettuata (bonifico bancario, bollettino postale, estratto conto con carta)
    • Attestazione rilasciata dall’ente beneficiario (comune, ente sportivo pubblico, soggetto concessionario/affidatario dell’impianto)
    • Prospetto di liquidazione del Modello 730-3/2025 (rigo 157, colonne 1 o 2) oppure rigo RN47, colonna 39 del Modello Redditi PF 2025, per riportare il residuo dalla dichiarazione precedente

    Contribuente con sport bonus residuo da anni precedenti

    Scenario. Caio nel 2020 ha donato 6.000 euro a un’associazione concessionaria di un impianto sportivo pubblico per lavori di manutenzione. Ha gia usato le prime due quote nei 730/2024 e 730/2025. Ora compila il 730/2026.

    Come si applica. Il credito totale era del 65% su 6.000 euro = 3.900 euro, ripartiti in 3 rate da 1.300 euro. Nel 730/2026 Caio indica nella colonna 3 del rigo G15 il residuo pari a 1.300 euro (terza e ultima quota), recuperando questo importo in detrazione dall’IRPEF del 2025. Il codice da indicare nella colonna 1 del rigo G15 e ‘3’.

    In pratica

    • Rigo G15, colonna 1: inserire il codice ‘3’ (sport bonus).
    • Colonna 3 (Residuo 2024): importo del rigo 157, colonna 1 del Mod. 730-3/2025.
    • Il credito riduce direttamente l’IRPEF: se non trova capienza, la quota non utilizzata e riportata all’anno successivo.

    Genitore che vuole detrarre la palestra del figlio

    Scenario. Sempronio ha iscritto suo figlio di 12 anni a un corso di nuoto in una piscina privata e ha pagato 800 euro di quota associativa. Ha sentito parlare di ‘sport bonus’ e crede di poterlo usare.

    Come si applica. Sempronio non puo usare lo sport bonus per questa spesa. Lo sport bonus riguarda le donazioni per impianti sportivi pubblici, non le rette di palestre o piscine private. La detrazione per le spese sportive dei figli minori (che esisteva in passato) non e prevista nel 730/2026 come agevolazione specifica nelle istruzioni AdE. Sempronio non ha diritto ad alcuna agevolazione per queste spese nel 730/2026.

    In pratica

    • Lo sport bonus NON e la detrazione per le palestre o le attivita sportive dei figli.
    • La retta della piscina privata non rientra tra le spese detraibili nel 730/2026.
    • Lo sport bonus e riservato a chi ha fatto donazioni a impianti sportivi pubblici entro il 2020.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cos'e lo sport bonus e chi puo usarlo?

    Lo sport bonus e un credito d’imposta del 65% sulle erogazioni liberali in denaro fatte per interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici o per nuove strutture sportive pubbliche. Possono usarlo i contribuenti indicati nella tabella A allegata ai decreti del 12 agosto 2020 e del 15 dicembre 2020 che hanno effettuato queste donazioni entro il 2020.

    Quanto vale il credito sport bonus?

    Il credito e pari al 65% delle erogazioni effettuate, nel limite del 20% del reddito imponibile. E ripartito in 3 quote annuali di pari importo.

    Posso usare lo sport bonus per l'iscrizione alla palestra?

    No. Lo sport bonus riguarda le donazioni per impianti sportivi pubblici, non le spese per abbonamenti o iscrizioni a palestre, piscine o societa sportive private.

    Posso detrarre le spese sportive dei miei figli nel 730/2026?

    Le istruzioni AdE per il 730/2026 non prevedono una detrazione specifica per le spese di attivita sportiva dei figli minorenni. Se hai dubbi su eventuali agevolazioni locali o fondi separati, verifica con il tuo CAF o intermediario abilitato.

    Dove si indica lo sport bonus nel 730?

    Nel rigo G15 del quadro G, colonna 1 con codice ‘3’. Nella colonna 3 va indicato il residuo dalla dichiarazione precedente (importo del rigo 157, colonne 1 o 2 del Mod. 730-3/2025, oppure rigo RN47, colonna 39 del Mod. Redditi PF 2025).

    Lo sport bonus e cumulabile con la detrazione per le stesse donazioni?

    No. Le istruzioni AdE precisano che i soggetti che effettuano le erogazioni liberali non possono cumulare il credito d’imposta sport bonus con altra agevolazione fiscale prevista da altre disposizioni di legge a fronte delle medesime erogazioni.

    Vedi anche: Palestra e abbonamenti sportivi degli adulti e Detrazione attività sportiva ragazzi.

  • Art. 174 D.Lgs. 209/2005 – Diritti dell’assicurato nell’assicurazione di tutela legale

    Art. 174 D.Lgs. 209/2005 – Diritti dell’assicurato nell’assicurazione di tutela legale

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Il contratto di assicurazione di tutela legale deve espressamente prevedere in funzione di tutela dell'assicurato che il medesimo, qualora necessiti dell'assistenza di un professionista per la difesa o la rappresentanza dei propri interessi in un procedimento giudiziario o amministrativo oppure nel caso di conflitto di interessi con l'impresa stessa, abbia la facoltà di scelta del professionista, purché quest'ultimo sia abilitato secondo la normativa applicabile.

    2. In caso di disaccordo tra l'assicurato e l'impresa sulla gestione del sinistro, le parti possono adire l'autorità giudiziaria o demandare la decisione sul comportamento da tenere ad un arbitro che provvede secondo equità. Tale seconda facoltà deve essere esplicitamente prevista nel contratto.

    3. 3. Fermo restando il diritto dell'assicurato di avvalersi della facoltà di cui al comma 1, non è necessario che le condizioni di contratto prevedano espressamente la medesima facoltà quando sono cumulativamente soddisfatte le seguenti condizioni: a) l'assicurazione di tutela legale è limitata a controversie derivanti dall'utilizzazione di veicoli stradali nel territorio della Repubblica; b) la medesima è collegata ad un contratto di assicurazione di assistenza da prestare in caso di incidente o guasto relativamente allo stesso veicolo; c) né l'impresa di assicurazione della tutela legale né l'impresa di assicurazione dell'assistenza esercitano il ramo della responsabilità civile.

    4. Nell'ipotesi di cui al comma 3, qualora l'impresa assicuri per la tutela legale entrambe le parti della controversia, queste devono essere assistite e rappresentate da avvocati, o altri soggetti abilitati dalla legislazione vigente, indipendenti dall'impresa di assicurazione.

    5. Ogni qualvolta sorga un conflitto di interessi tra l'assicurato e l'impresa di assicurazione o esista disaccordo in merito alla gestione dei sinistri, l'impresa richiama per iscritto l'attenzione dell'assicurato sulla possibilità di avvalersi dei diritti di cui al presente articolo ovvero sulla possibilità di avvalersi dell'arbitrato di cui al comma 2.

  • Art. 351 D.Lgs. 209/2005 – Modifiche ad altre norme in materia assicurativa

    Art. 351 D.Lgs. 209/2005 – Modifiche ad altre norme in materia assicurativa

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. L' articolo 4 della legge 12 agosto 1982, n. 576 , è sostituito dal seguente: "Art. 4 (Funzioni dell' IVASS ). – 1. L' IVASS , in conformità alla normativa dell'Unione europea in materia assicurativa e nell'ambito delle linee di politica assicurativa determinate dal Governo, svolge le funzioni di vigilanza previste nel codice delle assicurazioni private . 2. L' IVASS svolge attività consultiva e di segnalazione nei confronti del Parlamento e del Governo, nell'ambito delle competenze per la regolazione e la vigilanza sul settore assicurativo. 3. L' IVASS , entro il 31 maggio di ogni anno, presenta al Presidente del Consiglio dei Ministri, per la trasmissione al Parlamento, una relazione sull'attività svolta. 4. Il bilancio preventivo e il rendiconto finanziario dell' IVASS è soggetto al controllo della Corte dei conti.".

    2. Nell' articolo 14, primo comma, lettera d), della legge 12 agosto 1982, n. 576 , le parole: "del contributo determinato ai sensi dell'articolo 25" sono sostituite dalle seguenti: "del gettito complessivo derivante dai contributi di vigilanza".

    3. Nell'articolo 23, primo comma, primo capoverso, della legge 12 agosto 1982, n. 576 , le parole; "all'articolo 67, primo comma, del testo unico delle leggi sull'esercizio delle assicurazioni private, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1959, n. 449 , e successive modificazioni" sono sostituite dalle seguenti: "agli articoli 335 , 336 e 337 del codice delle assicurazioni private ".

    4. Nell' articolo 29, primo comma, della legge 12 agosto 1982, n. 576 , le parole: "del contributo di vigilanza versato annualmente, dagli enti e dalle imprese di cui all'articolo 4, primo comma, della presente legge, ai sensi dell'articolo 67, primo comma, del testo unico delle leggi sull'esercizio delle assicurazioni private, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1959, n. 449 , e successive modificazioni" sono sostituite dalle seguenti: "complessivamente derivanti dai contributi di vigilanza di cui agli articoli 335 , 336 e 337 del codice delle assicurazioni private ". Nel secondo comma le parole: "del tesoro" sono sostituite dalle seguenti: "dell'economia e delle finanze".

    5. Dopo l' articolo 1 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , è inserito il seguente: "Art. 1-bis (Raccordo con il codice delle assicurazioni private ). – 1. Le indicazioni formali relative alle voci, alle lettere, ai numeri romani ed arabi contenute nelle disposizioni di cui agli articoli 15, 16, 17, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 26, 27, 28, 29, 30, 38, 41, 55 e 56 si intendono riferite alle corrispondenti classificazioni utilizzate nello schema del bilancio di esercizio adottato con il regolamento di cui all' articolo 90, comma 1, del codice delle assicurazioni private .".

    6. Nel decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , le parole: "titoli quotati in borsa" sono sostituite dalle seguenti: "titoli quotati in mercati regolamentati" ovunque ricorrano.

    7. Nel comma 5 dell'articolo 16 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , le parole: "negli articoli 7 e 8 del presente decreto" sono sostituite dalle seguenti: "nell' articolo 89, comma 1, del codice delle assicurazioni private ".

    8. Nel comma 1 dell'articolo 24 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , le parole: "all' articolo 30, commi 1 e 2, del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 174 " sono sostituite dalle seguenti: "all' articolo 41, commi 1 e 2, del codice delle assicurazioni private ".

    9. Il comma 5 dell'articolo 20 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , è sostituito dal seguente: "5. È eccezionalmente consentito il trasferimento di investimenti dalla classe D alla classe C dell'attivo, sulla base del valore corrente rilevato nel momento del trasferimento, qualora si determini un valore di attività superiore alle corrispondenti riserve tecniche, per effetto della liberazione dal vincolo di copertura degli impegni tecnici di quote di attività, nei casi previsti dall' IVASS con regolamento. La nota integrativa deve indicare le motivazioni del trasferimento operato, nonché specificare l'importo e la tipologia dell'investimento.".

    10. Nel comma 2 dell'articolo 31 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , le parole: "agli articoli 32, 33, 35, 36 e 37, commi 1 e 2, del presente decreto, nonché quelle previste agli articoli 23, comma 2 , 24 , 25 , 26 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 175 , come modificati dall'articolo 80 del presente decreto" sono sostituite dalle seguenti: "all' articolo 36 del codice delle assicurazioni private ".

    11. Nel comma 3 dell'articolo 31 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , le parole: "agli articoli 24 e 25 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 174 , come modificati dall'articolo 79 del presente decreto, nonché quella prevista all'articolo 34 del presente decreto" sono sostituite dalle seguenti: "all' articolo 37 del codice delle assicurazioni private ".

    12. Nel comma 1 dell'articolo 44 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , le parole: "che rientrano nel campo di applicazione del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 175 " sono sostituite dalle seguenti: "di cui all' articolo 2, comma 3, del codice delle assicurazioni private " e le parole: "che rientrano nel campo di applicazione del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 174 ," sono sostituite dalle seguenti: "di cui all' articolo 2, comma 1, del codice delle assicurazioni private ".

    13. Nel comma 4 dell'articolo 45 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , le parole: "all'articolo 6, comma 1, lettera c), del presente decreto" sono sostituite dalle seguenti: "di cui all' articolo 90, comma 1, del codice delle assicurazioni private ".

    14. Nel comma 2 dell'articolo 46 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , le parole: "all'articolo 6, comma 1, lettera c), del presente decreto" sono sostituite dalle seguenti: "di cui all' articolo 90, comma 1, del codice delle assicurazioni private ".

  • Art. 298 D.P.R. 115/2002 – Norme che restano abrogate

    Art. 298 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Alla data di entrata in vigore del presente testo unico restano comunque abrogate le seguenti disposizioni: – del regio decreto 23 dicembre 1865, n. 2700: gli articoli da 10 a 244 , già espressamente, dalla legge 29 giugno 1882, n. 835 ; l'articolo 245, già espressamente, dall'allegato B, della legge 19 marzo 1911, n. 201; gli articoli 275 e 276 , da 286 a 289, già espressamente, dalla legge 19 marzo 1911, n. 201; gli articoli da 378 a 383 e da 389 a 396 , già espressamente, dall' articolo 31, del regio decreto 3 maggio 1923, n. 1043 ; – del regio decreto 23 dicembre 1865, n. 2701: gli articoli 7, comma primo ; 8; 9; 13, comma primo; 14; 15; 16, commi primo, secondo, terzo, quarto e quinto; 18; da 20 a 23; da 25 a 31; 32, comma primo; da 33 a 38; 48; 115, n. 2; 116; 120; 121; 137 e 149, già espressamente, dall' articolo 31, del regio decreto 3 maggio 1923, n. 1043 ; gli articoli 84; 176 e 178, già espressamente, dalla legge 19 marzo 1911, n. 201; gli articoli da 50 a 76 , già espressamente, dalla legge 29 giugno 1882, n. 835 ; – la legge 20 luglio 1922, n. 995 , già espressamente, dall' articolo 31, del regio decreto 3 maggio 1923, n. 1043 ; – il regio decreto 15 settembre 1922, n. 1294 , già espressamente, dall' articolo 31, del regio decreto 3 maggio 1923, n. 1043 ; – del regio decreto 3 maggio 1923, n. 1043: gli articoli da 7 a 18 , già espressamente, dalla legge 1 dicembre 1956, n. 1426 e dalla legge 15 aprile 1961, n. 291 ; – il regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3282 , già espressamente, dall' articolo 23, della legge 29 marzo 2001, n. 134 , con decorrenza dal 1 luglio 2002; – l' articolo 23, del regio decreto 28 maggio 1931, n. 602 , già espressamente, dall' articolo 13, della legge 8 luglio 1980, n. 319 ; – l' articolo 24 del regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368 , già espressamente, dall' articolo 13, della legge 8 luglio 1980, n. 319 ; – il decreto legislativo luogotenenziale 2 agosto 1945, n. 596 , già espressamente, dall' articolo 10, della legge 21 febbraio 1989, n. 99 ; – del decreto legislativo 9 aprile 1948, n. 486: gli articoli da 8 a 16 , già espressamente, dall' articolo 39, della legge 15 novembre 1973, n. 734 ; – l' articolo 7, della legge 21 dicembre 1950, n. 1018 , già espressamente, dall' articolo 57, della legge 21 novembre 2000, n. 342 ; – l' articolo 36, comma 6, della legge 10 aprile 1951, n. 287 , già espressamente, dall' articolo 52, comma 44, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 ; – l' articolo 4, della legge 9 aprile 1953, n. 226 , già espressamente, dall' articolo 39, della legge 15 novembre 1973, n. 734 ; – la legge 1 dicembre 1956, n. 1426 , già espressamente, dall' articolo 13, della legge 8 luglio 1980, n. 319 ; – l' articolo 4, della legge 25 aprile 1957, n. 283 , già espressamente, dall' articolo 57, della legge 21 novembre 2000, n. 342 ; – gli articoli da 11 a 16, della legge 11 agosto 1973, n. 533 , già espressamente, dall' articolo 23, della legge 29 marzo 2001, n. 134 , con decorrenza dal 1 luglio 2002; – l' articolo 9, comma 10, della legge 23 dicembre 1999 n. 488 , già espressamente, dall' art. 33, comma 8, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 ; – l' articolo 152, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 , già espressamente, dall' articolo 23, della legge 29 marzo 2001, n.134 .

  • Art. 173 D.Lgs. 209/2005 – Assicurazione di tutela legale

    Art. 173 D.Lgs. 209/2005 – Assicurazione di tutela legale

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. L'assicurazione di tutela legale è il contratto con il quale l'impresa di assicurazione, verso pagamento di un premio, si obbliga a prendere a carico le spese legali peritali o a fornire prestazioni di altra natura, occorrenti all'assicurato per la difesa dei suoi interessi in sede giudiziale, in ogni tipo di procedimento, o in sede extragiudiziale, soprattutto allo scopo di conseguire il risarcimento di danni subiti o per difendersi contro una domanda di risarcimento avanzata nei suoi confronti, purché non proposta dall'impresa che presta la copertura assicurativa di tutela legale.

    2. Qualora l'assicurazione di tutela legale sia prestata cumulativamente con altre assicurazioni, con un unico contratto, il suo contenuto, le condizioni contrattuali ad essa applicabili ed il relativo premio debbono essere indicati in un'apposita distinta sezione del contratto.

  • Consenso – Glossario giuridico

    Consenso (al trattamento dei dati personali): manifestazione di volonta libera, specifica, informata e inequivocabile dell’interessato con la quale, mediante dichiarazione o azione positiva inequivocabile, esprime l’assenso al trattamento dei propri dati personali.

    Significato giuridico

    Il consenso e una delle basi giuridiche del trattamento previste dall’art. 6 GDPR, definito in dettaglio dall’art. 4 n. 11 e dall’art. 7. Requisiti di validita: libero (non condizionato, non legato all’esecuzione di un contratto se non necessario); specifico (per finalita determinate; se piu finalita, consenso distinto per ciascuna); informato (l’interessato deve sapere chi e il titolare, quali finalita, quali destinatari, durata, diritti); inequivocabile (no consenso tacito, no caselle pre-spuntate; richiesta azione positiva: click, firma, dichiarazione orale registrata). Consenso esplicito (art. 9 GDPR): richiesto per il trattamento di categorie particolari di dati (salute, opinioni politiche, ecc.), deve essere ulteriormente formalizzato e documentato. Onere della prova del consenso e del titolare (art. 7 co. 1 GDPR). Revoca: l’interessato puo revocare il consenso in qualsiasi momento con stessa facilita con cui l’ha prestato, senza pregiudicare la liceita del trattamento basato sul consenso prima della revoca (art. 7 co. 3 GDPR). Consenso del minore: per servizi della societa dell’informazione, valido dai 14 anni in Italia (art. 2-quinquies Codice Privacy modificato dal d.lgs. 101/2018), sotto i 14 anni serve consenso del titolare della responsabilita genitoriale.

    Esempio pratico

    Tizio, titolare di sito e-commerce, vuole inviare newsletter marketing ai clienti. Deve raccogliere consenso specifico per finalita di marketing (separato da quello per esecuzione del contratto): casella non pre-spuntata, dicitura chiara “Acconsento all’invio di comunicazioni promozionali via email”. L’utente deve compiere azione positiva (spuntare la casella). Tizio conserva la prova della raccolta (data, log, IP). Quando l’utente vuole revocare il consenso, deve poterlo fare con un semplice click (link “disiscriviti” in fondo a ogni email).

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dalle altre basi giuridiche del trattamento (art. 6 GDPR): contratto, obbligo legale, interesse vitale, interesse pubblico, legittimo interesse. Per molte attivita non serve consenso (es. ricezione di una fattura per esecuzione contratto). Diverge dal consenso al trattamento medico (l. 219/2017), istituto distinto della bioetica, che riguarda atti sanitari. Il consenso informato in ambito civile (es. compravendita) e concetto diverso.

    Riferimenti normativi

    • art. 4 n. 11 Reg. UE 2016/679 – definizione di consenso
    • art. 6 GDPR – basi giuridiche del trattamento
    • art. 7 GDPR – condizioni per il consenso
    • art. 9 GDPR – consenso esplicito per dati particolari
    • art. 2-quinquies d.lgs. 196/2003 – consenso minori (14 anni)
  • Azienda – Glossario giuridico

    Azienda: complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa, comprensivo di beni materiali, immateriali, rapporti contrattuali e elementi di organizzazione.

    Significato giuridico

    L’azienda e disciplinata dagli artt. 2555 ss. del codice civile. Definizione (art. 2555 c.c.): complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa. Elementi tipici: beni materiali (immobili, macchinari, attrezzature, scorte); beni immateriali (marchi, brevetti, know-how, software, licenze); rapporti contrattuali (locazioni, forniture, lavoro); avviamento (capacita di produrre profitti, valore organizzativo). L’azienda e diversa dall’impresa (attivita economica organizzata, art. 2082 c.c.): l’azienda e il bene strumentale, l’impresa e l’attivita. Trasferimento: cessione, affitto, conferimento in societa, successione mortis causa, fusione/scissione. Forma: atto pubblico o scrittura privata autenticata, iscritto al Registro delle imprese (art. 2556 c.c.). Effetti: subentro dei contratti non personali (art. 2558 c.c.), responsabilita dei debiti risultanti dai libri contabili (art. 2560 c.c., cessionario in solido con cedente per 2 anni), divieto di concorrenza del cedente per 5 anni (art. 2557 c.c.).

    Esempio pratico

    Tizio vende a Caio la sua azienda commerciale (negozio di abbigliamento): cessione del compendio aziendale per 200.000 euro. Compresi: arredi, scorte, marchio, contratto di locazione del negozio, contratti con i dipendenti, avviamento commerciale. Caio subentra automaticamente nei contratti (salvo recesso entro 3 mesi, art. 2558 c.c.) e risponde dei debiti risultanti dai libri contabili per 2 anni in solido con Tizio. Tizio non puo aprire negozio di abbigliamento concorrente nello stesso comune per 5 anni (art. 2557 c.c.).

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dall’impresa (art. 2082 c.c.), che e attivita economica organizzata professionalmente. Diverge dalla ditta (art. 2563 c.c.), che e il nome con cui l’imprenditore esercita l’impresa. Si distingue dal marchio (artt. 2569 ss. c.c.), che e un segno distintivo dei prodotti/servizi. Il ramo d’azienda e una porzione funzionalmente autonoma dell’azienda, trasferibile autonomamente.

    Riferimenti normativi

    • art. 2555 c.c. – nozione di azienda
    • art. 2556 c.c. – trasferimento d’azienda
    • art. 2557 c.c. – divieto di concorrenza
    • art. 2558 c.c. – subentro dei contratti
    • art. 2560 c.c. – debiti relativi all’azienda ceduta
  • Marchio – Glossario giuridico

    Marchio: segno distintivo di prodotti o servizi di un’impresa, suscettibile di rappresentazione grafica e idoneo a distinguere i prodotti/servizi di un soggetto da quelli di altri.

    Significato giuridico

    Il marchio e disciplinato dagli artt. 2569 ss. c.c. e principalmente dal d.lgs. 30/2005 (Codice della proprieta industriale, CPI). Tipologie di segni registrabili: parole (denominazioni), figure (loghi), combinazioni di parole e immagini, colori, suoni, forme dei prodotti, imballaggi. Requisiti di validita: novita (non identico o confondibile a marchi anteriori), capacita distintiva (non descrittivo dei prodotti/servizi), liceita (non contrario a ordine pubblico o buon costume). Registrazione: presso UIBM (Ufficio Italiano Brevetti e Marchi) per marchio nazionale; EUIPO (Ufficio UE) per marchio europeo; OMPI per marchio internazionale. Durata: 10 anni dalla registrazione, rinnovabili indefinitamente. Tutela: diritto esclusivo di uso e di disposizione; azione contro la contraffazione (artt. 124 ss. CPI: inibitoria, risarcimento, distruzione). Marchio di fatto: anche il marchio non registrato gode di una tutela limitata dall’uso di fatto (art. 12 CPI). Il marchio puo essere ceduto o concesso in licenza.

    Esempio pratico

    Tizio apre una caffetteria. Vuole proteggere il nome distintivo “Caffe del Sole” e il logo (un sole stilizzato). Deposita domanda di registrazione presso UIBM per la classe 43 (servizi di ristorazione). Dopo verifiche e pubblicazione, riceve il certificato. Per 10 anni ha diritto esclusivo all’uso del marchio: puo agire contro chiunque usi marchi confondibili nello stesso settore (es. “Caffe Solare” nello stesso comune). Puo concedere licenza ad altri esercizi in franchising.

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dal brevetto (artt. 2584 c.c., 45 CPI), che tutela invenzioni tecniche. Diverge dal diritto d’autore (l. 633/1941), che tutela opere dell’ingegno (libri, musica, software). Si distingue dal nome commerciale (art. 2563 c.c. ditta), che identifica l’imprenditore. Il design (art. 31 CPI) tutela disegni e modelli ornamentali. La denominazione di origine (DOP, IGP) tutela prodotti agroalimentari legati a un territorio.

    Riferimenti normativi

    • artt. 2569-2574 c.c. – marchio
    • d.lgs. 10 febbraio 2005 n. 30 – Codice della proprieta industriale
    • art. 12 CPI – requisiti di validita
    • Reg. UE 2017/1001 – marchio dell’Unione europea
  • Concorrenza sleale – Glossario giuridico

    Concorrenza sleale: insieme di atti, contrari alla correttezza professionale, posti in essere da un imprenditore contro un concorrente e idonei a danneggiarne l’azienda.

    Significato giuridico

    La concorrenza sleale e disciplinata dall’art. 2598 c.c. Compie atti di concorrenza sleale chi: 1) usa nomi o segni distintivi confondibili con quelli usati legittimamente da altri o imita servilmente i prodotti di un concorrente (atti confusori); 2) diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti o sull’attivita di un concorrente, idonei a determinarne il discredito, o si appropria di pregi dei prodotti o dell’impresa di un concorrente (atti denigratori e di appropriazione); 3) si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda (clausola generale, comprende: sviamento di clientela, storno di dipendenti, boicottaggio, pubblicita ingannevole). Tutela (art. 2599 c.c.): inibitoria, distruzione degli oggetti dell’atto sleale, pubblicazione della sentenza. Risarcimento del danno (art. 2600 c.c.) se l’atto e doloso o colposo. La concorrenza sleale presuppone rapporto di concorrenza tra le imprese: stessa attivita economica, identico mercato di sbocco. Sanzioni anche per concorrenza scorretta presso AGCM (l. 287/1990 antitrust per pratiche piu gravi).

    Esempio pratico

    Tizio gestisce un ristorante di successo. Caio apre vicino un ristorante con nome simile, identico stile di insegna, riproduce gli stessi piatti distintivi e diffonde voci negative sul ristorante di Tizio (es. presunte irregolarita igieniche inventate). Tizio puo agire in giudizio contro Caio per concorrenza sleale: atti confusori (insegna, piatti) + denigratori (voci false). Chiede inibitoria (Caio deve cambiare insegna, smettere di diffondere voci), risarcimento dei danni, pubblicazione della sentenza.

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dalle pratiche commerciali scorrette (d.lgs. 206/2005 Codice del Consumo), specifiche per relazioni B2C. Diverge dalla contraffazione di marchi/brevetti (d.lgs. 30/2005 CPI), tutela autonoma di diritti di proprieta industriale. Si distingue dall’abuso di posizione dominante (art. 102 TFUE, art. 3 l. 287/1990), violazione antitrust. La diffamazione (art. 595 c.p.) tutela penalmente la reputazione, anche dell’imprenditore, ma con presupposti diversi.

    Riferimenti normativi

    • art. 2598 c.c. – atti di concorrenza sleale
    • art. 2599 c.c. – sanzioni inibitorie
    • art. 2600 c.c. – risarcimento dei danni
    • d.lgs. 30/2005 (CPI) – contraffazione di marchi
    • l. 10 ottobre 1990 n. 287 – antitrust
  • Antitrust – Glossario giuridico

    Antitrust: disciplina giuridica che tutela la concorrenza nei mercati attraverso il divieto di intese restrittive, di abusi di posizione dominante e il controllo delle concentrazioni tra imprese.

    Significato giuridico

    La disciplina antitrust e contenuta nella l. 287/1990 (Norme per la tutela della concorrenza e del mercato) e negli artt. 101 e 102 TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea). Tre pilastri: 1) Divieto di intese restrittive (art. 2 l. 287/1990, art. 101 TFUE): accordi tra imprese, decisioni di associazioni di imprese, pratiche concordate che hanno per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare la concorrenza (es. cartelli sui prezzi, ripartizione di mercati, limitazione produzione); 2) Divieto di abuso di posizione dominante (art. 3 l. 287/1990, art. 102 TFUE): impresa dominante che sfrutta abusivamente la propria posizione (prezzi predatori, rifiuto di fornitura, vendite legate); 3) Controllo delle concentrazioni (artt. 5-7 l. 287/1990, Reg. UE 139/2004): fusioni, acquisizioni di controllo, joint venture che superino determinate soglie devono essere notificate preventivamente all’AGCM (o Commissione UE) per autorizzazione. Autorita di vigilanza: AGCM (Autorita Garante della Concorrenza e del Mercato) in Italia, Commissione UE-DG COMP per dimensione UE. Sanzioni amministrative: fino al 10% del fatturato globale. Programma di clemenza: esenzione o riduzione della sanzione per chi denuncia per primo intese cartellistiche.

    Esempio pratico

    Tre aziende di trasporto su gomma si accordano per fissare insieme i prezzi minimi del trasporto merci e ripartirsi le rotte. L’AGCM, ricevuta segnalazione, apre istruttoria: rinviene comunicazioni, riunioni segrete, prezzi simultaneamente aumentati. Conclude: intesa anticoncorrenziale (cartello). Sanzione pecuniaria di 50 milioni di euro complessivi alle tre aziende. Una di esse aveva chiesto programma di clemenza confessando: ha sanzione ridotta o annullata. I clienti danneggiati possono agire civilmente per risarcimento (private enforcement).

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dalla concorrenza sleale (art. 2598 c.c.), che opera tra imprese specifiche con scopo confusorio o denigratorio. Diverge dalla tutela del consumatore (Codice del Consumo, d.lgs. 206/2005), che opera in relazioni B2C. Si distingue dalla disciplina degli aiuti di Stato (artt. 107-109 TFUE), che vieta agli Stati membri di erogare sovvenzioni distorsive della concorrenza. Le autorita regolatorie di settore (ARERA, AGCOM, ANAC) hanno competenze specifiche per i rispettivi mercati.

    Riferimenti normativi

    • l. 10 ottobre 1990 n. 287 – Norme tutela concorrenza e mercato
    • artt. 101 e 102 TFUE – divieti antitrust UE
    • Reg. UE 139/2004 – controllo concentrazioni
    • d.lgs. 19 gennaio 2017 n. 3 – private enforcement (risarcimento danni antitrust)
  • GDPR – Glossario giuridico

    GDPR (General Data Protection Regulation, Regolamento UE 2016/679): normativa europea che disciplina la protezione dei dati personali delle persone fisiche, in vigore dal 25 maggio 2018 in tutti gli Stati membri dell’Unione europea.

    Significato giuridico

    Il GDPR e contenuto nel Regolamento UE 2016/679, recepito in Italia dal d.lgs. 101/2018 che ha adeguato il previgente Codice Privacy (d.lgs. 196/2003). Principi fondamentali (art. 5 GDPR): liceita, correttezza, trasparenza; limitazione delle finalita; minimizzazione dei dati; esattezza; limitazione della conservazione; integrita e riservatezza; accountability (responsabilizzazione del titolare). Soggetti: interessato (persona fisica cui si riferiscono i dati); titolare del trattamento (decide finalita e mezzi); responsabile del trattamento (tratta dati per conto del titolare); DPO (Data Protection Officer, obbligatorio per PA e per trattamenti su larga scala). Diritti dell’interessato (artt. 15-22): accesso, rettifica, cancellazione (diritto all’oblio), limitazione del trattamento, portabilita dei dati, opposizione, non essere sottoposto a decisioni automatizzate. Base giuridica del trattamento (art. 6): consenso, contratto, obbligo legale, interesse vitale, interesse pubblico, legittimo interesse. Sanzioni: fino a 20 milioni di euro o 4% del fatturato annuo mondiale, a seconda dell’importo maggiore. Adempimenti: registro dei trattamenti (art. 30), DPIA (valutazione d’impatto, art. 35), notifica di data breach entro 72 ore al Garante (art. 33).

    Esempio pratico

    Tizio, titolare di e-commerce, raccoglie dati personali dei clienti (nome, indirizzo, email, dati di pagamento). Deve: avere base giuridica per il trattamento (esecuzione contratto, consenso per newsletter), informare gli utenti con informativa chiara e completa, garantire i diritti (accesso, cancellazione), implementare misure di sicurezza (cifratura, accessi limitati), tenere registro dei trattamenti. Se subisce data breach (es. attacco hacker con sottrazione dati), deve notificare al Garante entro 72 ore e, se rischio elevato, comunicare agli interessati.

    Differenze con istituti simili

    Si distingue dalla Direttiva ePrivacy (2002/58/CE), che disciplina aspetti specifici di comunicazioni elettroniche (cookie, marketing). Diverge dalla Direttiva NIS 2 (UE 2022/2555), specifica per sicurezza informatica di settori critici. Si distingue dal diritto all’immagine (art. 10 c.c.), che opera in ambito civilistico tradizionale. L’AI Act (Reg. UE 2024/1689) e la nuova normativa europea su intelligenza artificiale, complementare al GDPR.

    Riferimenti normativi

    • Reg. UE 2016/679 (GDPR) – protezione dati personali
    • d.lgs. 30 giugno 2003 n. 196 – Codice Privacy (come modificato dal d.lgs. 101/2018)
    • d.lgs. 10 agosto 2018 n. 101 – adeguamento al GDPR
    • Linee guida EDPB – interpretazione operativa
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