← Torna a Casi pratici applicati
Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

L’articolo 11 del TUIR (D.P.R. 917/1986) è la norma che dice al contribuente quanta IRPEF paga ogni anno: stabilisce le aliquote per scaglioni di reddito complessivo, fissa la soglia minima sotto la quale non si paga (la no tax area) e definisce come calcolare l’imposta lorda prima delle detrazioni. Dopo la riforma del 2024 (Legge 207/2024) e la legge di bilancio 2026 (Legge 199/2025) gli scaglioni sono tre: 23%, 35% e 43%. In questa guida vediamo come si applicano a un dipendente, un pensionato, un ex forfettario e un manager, leggendo il 730 o il Modello Redditi PF.

Prima degli esempi: il quadro normativo

L’art. 11 TUIR attua la tassazione progressiva dell’IRPEF, principio sancito dall’art. 53 Cost.: chi ha redditi più alti paga proporzionalmente di più. La norma divide il reddito complessivo in fasce e applica a ciascuna un’aliquota crescente.

Tre elementi vanno tenuti distinti, perché spesso confusi:

L’art. 11 fissa scaglioni e no tax area; le detrazioni vere e proprie sono nell’art. 13 TUIR e il bonus 100 euro nel D.L. 3/2020, confermato per il 2026.

Scaglioni e aliquote dopo la riforma 2024-2026

La riforma del 2024 ha ridotto da quattro a tre gli scaglioni IRPEF e la legge di bilancio 2026 li ha confermati a regime. Per i redditi 2026 (dichiarazione 2027):

Le aliquote sono marginali: chi guadagna 50.001 euro non paga il 43% su tutto, ma solo su quell’euro in più; sul resto continuano ad applicarsi il 23% e il 35%. È un equivoco che porta a temere aumenti di stipendio o sconfinamenti minimi.

L’imposta lorda massima per scaglione è 6.440 euro sui primi 28.000 (28.000 × 23%) e 7.700 euro sulla fascia 28.001-50.000 (22.000 × 35%). Un reddito di 50.000 euro produce 14.140 euro di IRPEF lorda.

Detrazioni minime e no tax area

L’art. 11 TUIR introduce il concetto di no tax area: una soglia di reddito sotto la quale non si paga IRPEF perché le detrazioni d’imposta dell’art. 13 azzerano l’imposta lorda. Per il 2026 le soglie operative sono:

Sopra queste soglie la detrazione dell’art. 13 decresce e si azzera: per i dipendenti intorno ai 50.000 euro; per pensionati e autonomi con parametri propri. Il calcolo esatto lo fa il software del CAF, del sostituto d’imposta o il 730 precompilato.

A questo si aggiunge il trattamento integrativo D.L. 3/2020 (ex bonus Renzi): 100 euro al mese per lavoratori dipendenti con capienza fiscale sufficiente, confermato fino al 2026.

Cinque scenari pratici

Scenario 1 — Dipendente con reddito 25.000 euro

Marco è impiegato amministrativo, ha un reddito complessivo di 25.000 euro nel 2026: tutto interamente da lavoro dipendente. Non ha familiari a carico e nessun’altra fonte di reddito.

Come si legge l’art. 11: il reddito rientra nel primo scaglione. L’imposta lorda è 25.000 × 23% = 5.750 euro. Da qui si sottraggono la detrazione lavoro dipendente dell’art. 13, eventuali detrazioni per spese sanitarie e il trattamento integrativo D.L. 3/2020. Marco resta tutto al 23%: aumenti fino a 28.000 euro non producono salti di scaglione.

Documenti/azioni: CU 2027 dal datore di lavoro, 730 precompilato dal 30 aprile 2027 su agenziaentrate.gov.it. Verifica del rigo imposta lorda nel quadro RN del 730.

Scenario 2 — Dipendente con reddito 40.000 euro

Sara è quadro intermedio in azienda, ha 40.000 euro di reddito complessivo: solo lavoro dipendente, ha versato 1.200 euro di previdenza complementare deducibili.

Come si legge l’art. 11: il reddito netto dei contributi previdenza complementare scende a 38.800 euro. L’imposta lorda: 28.000 × 23% = 6.440 + 10.800 × 35% = 3.780; totale 10.220 euro. Sara mostra la tassazione marginale: aumentare la previdenza complementare le fa risparmiare al 35%, non al 23%.

Documenti/azioni: CU 2027, ricevuta versamento previdenza complementare, 730 quadro E oneri deducibili (rigo E27). Confronto del netto in busta paga gennaio 2027 con il pre-modifica.

Scenario 3 — Ex forfettario che rientra nel regime ordinario (30.000 euro)

Luca è artigiano: nel 2025 era in regime forfettario, nel 2026 ha sforato la soglia di 85.000 euro per ricavi cumulati ed esce dal forfettario applicandosi l’IRPEF ordinaria su un reddito complessivo di 30.000 euro (al netto di contributi INPS deducibili).

Come si legge l’art. 11: Luca esce dall’imposta sostitutiva 15% e torna sotto l’art. 11. Sui 30.000 euro: 28.000 × 23% = 6.440 + 2.000 × 35% = 700; totale 7.140 euro. La no tax area autonomi è 5.500 euro: la detrazione art. 13 è molto inferiore rispetto a un dipendente con pari reddito.

Documenti/azioni: Modello Redditi PF (non 730), quadro RE per il reddito autonomo, quadro RR contributi INPS, quadro RN riepilogo IRPEF. Software di compilazione su agenziaentrate.gov.it. Utile chiedere al CAF o patronato una simulazione preventiva per evitare sorprese a saldo.

Scenario 4 — Pensionato con reddito 18.000 euro

Giuseppe è pensionato INPS, ha una pensione lorda annua di 18.000 euro e nessun altro reddito (la prima casa è esente IRPEF).

Come si legge l’art. 11: reddito tutto nel primo scaglione: 18.000 × 23% = 4.140 euro di imposta lorda. Da qui la detrazione pensionati art. 13 e le eventuali detrazioni per familiari a carico e spese sanitarie. No tax area pensionati 8.500 euro; la detrazione decresce ma resta rilevante fino a 25.000-28.000 euro.

Documenti/azioni: CU/ObisM dall’INPS a febbraio 2027, 730 precompilato da fine aprile, verifica della ritenuta sul cedolino. Pensionati con pensione unica spesso evitano la dichiarazione se l’INPS ha operato ritenute corrette, salvo altri redditi.

Scenario 5 — Manager con reddito 120.000 euro

Elena è dirigente, reddito complessivo 120.000 euro: lavoro dipendente. Ha 5.164,57 euro di contributi a fondo pensione (massimo deducibile) e 1.000 euro di spese sanitarie detraibili al 19%.

Come si legge l’art. 11: reddito netto deducibili 114.835 euro. Imposta lorda: 28.000 × 23% = 6.440 + 22.000 × 35% = 7.700 + 64.835 × 43% = 27.879; totale 42.019 euro. Detrazione lavoro azzerata (decade intorno ai 50.000) e detrazione 19% spese sanitarie oltre franchigia 129,11. Elena paga il 43% solo sopra 50.000 euro.

Documenti/azioni: CU 2027 con dettaglio ritenute, ricevute fondo pensione, scontrini parlanti spese sanitarie, 730 o Modello Redditi PF se altri redditi. L’ottimizzazione passa da previdenza complementare e oneri deducibili sopra i 50.000.

Quando verificare il calcolo

Momenti tipici in cui il contribuente deve guardare l’applicazione dell’art. 11 TUIR:

CAF, patronati e servizi di assistenza fiscale affiancano il contribuente; il riferimento informativo gratuito resta agenziaentrate.gov.it con i suoi software di compilazione.

Norme e fonti

Domande frequenti

Se prendo un aumento e supero i 28.000 euro pago il 35% su tutto?
No. Il 35% si applica solo alla parte eccedente 28.000 euro; sulla parte fino a 28.000 resta il 23%. È il principio dell’aliquota marginale: passare di scaglione non penalizza retroattivamente.

Cos’è il trattamento integrativo e a chi spetta?
Il bonus 100 euro mensili D.L. 3/2020, confermato a regime, spetta ai lavoratori dipendenti con redditi entro determinate soglie (di norma fino a circa 15.000 euro pieni, poi con criteri di incapienza fino a circa 28.000). Non spetta ad autonomi e pensionati. Viene erogato in busta paga e conguagliato in dichiarazione.

Sono forfettario, devo applicare gli scaglioni IRPEF dell’art. 11?
No. Il regime forfettario applica imposta sostitutiva 15% (5% startup nei primi cinque anni), che sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. Il reddito forfettario non entra nel reddito complessivo dell’art. 11. Si torna sotto l’art. 11 solo uscendo dal forfettario.

Le addizionali regionale e comunale seguono gli stessi scaglioni?
No. Sono imposte distinte dall’IRPEF erariale: ogni Regione e Comune fissano proprie aliquote, spesso con scaglioni autonomi. Si calcolano sullo stesso reddito imponibile ma con aliquote proprie e si pagano a saldo e acconto.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 31 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all'Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.